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Sulla
Chemioterapia si sa già tutto: Essa
ha un'azione deleteria e devastante sull'intero organismo. La
chemioterapia si regge su un assioma, anzi su un paradosso:
"Ciò che fa venire il cancro, lo guarisce", guardate a
che assurdità si è arrivati.
Nella chemioterapia,
la
ciclofosfamide non è altro che un
iprite chelata che viene
introdotta nell'organismo, causa sui tessuti delle reazioni di
Feulgen liberando quattro molecole di acido cloridrico.
Quindi come si può pensare di curare il cancro con l'acido
cloridrico ?
Non solo, ecco confermato quello che diciamo da decenni:
La
chemioterapia può anche avere effetto inverso a
quello desiderato, cioé aumentare i rischi di una "ricrescita
veloce" della neoplasia. L'allarme arriva dai ricercatori del
Fred
Hutchinson Cancer Center di Seattle.
Se è vero che la
chemioterapia è un
trattamento mirato a distruggere cellule cancerose nei pazienti
colpiti da tumore, tuttavia esiste il rischio che essa faccia
ricrescere più velocemente la neoplasia con cellule che a quel
punto non rispondono più ai trattamenti. L'effetto dannoso della
chemio sulle cellule sane induce la secrezione della proteina
WNT16B
che aiuta la crescita delle cellule
tumorali.
vedi:
Confronto fra Chemio terapia ed Ascorbato di Potassio
Questi alcuni danni della
Chemio:
Perdita di memoria, scarsa concentrazione, mal di testa,
instabilita' nel camminare, alterazione dei sensi, fatica, ed in
alcuni casi gravi, si rischia persino la demenza.
Ecco gli effetti della
Chemio terapia sull'organismo umano:
http://www.healthline.com/health/cancer/effects-on-body
Danni della
Chemioterapia
Danni Chemio 1
+ Danni Chemio 3
+ Danni
Chemio 4 + Danni
Chemio 5 +
Danni Chemio
6 + Cancro
terreno
Anche se gli effetti neurologici della chemioterapia sono ben
noti agli oncologi, finora non sono state molto chiare le
basi fisiologiche del fenomeno che non e' stato ancora studiato
in maniera approfondita in laboratorio. Adesso, invece, uno
studio pubblicato sulla rivista "Journal of Biology" ha
permesso di capire come una delle chemioterapie piu' utilizzate
oggi, '5-fluorouracile' (5-Fu), abbia effetti su alcune cellule
cerebrali.
Un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Rochester (Usa) ha
infatti scoperto che 5-Fu attacca direttamente gli
oligodendrociti (*), responsabili della produzione di
mielina nel sistema nervoso centrale.
Questa sostanza ricopre le fibre nervose del corpo, per
custodirle e facilitare la comunicazione dal cervello al resto
del corpo.
Quando infatti la mielina non
e' rinnovata continuamente, la comunicazione tra le cellule
nervose avviene con difficolta'.
Dopo aver effettuato una serie di esperimenti sui topi,
sottoposti per sei mesi a chemioterapia, i ricercatori hanno
osservato che la mielina era quasi scomparsa e questo ha portato
una serie di problemi e danni al sistema nervoso centrale degli
animali. Secondo gli esperti, gli effetti neurologici possono
verificarsi anche anni dopo il completamento del trattamento, e
possono variare a seconda del tipo di cancro, la durata del
trattamento e la combinazione di farmaci utilizzati nella
chemioterapia.
I ricercatori hanno sottolineato che i risultati del loro studio
rappresentano un notevole vantaggio per i pazienti affetti da
tumori al colon-retto, al seno, allo stomaco, al pancreas, alle
ovaie e all'intestino. Questo perche' questi pazienti sono in
genere sottoposti al trattamento '5-Flu' che rimarra' la terapia
standard nei confronti di molti tipi di cancro. Quindi per i
ricercatori ''e' importante sapere come si producono i danni
cerebrali''.
AGI Salute - 24/04/2008 - Washington - USA
(*) NdR: Tradizionalmente vi sono due classi di
oligodendrociti.
La prima classe è evidenziabile
nella sostanza grigia del
sistema nervoso centrale, addossata ai pirenofori (oligodendrociti satelliti perineuronali), con
funzioni coadiuvanti metaboliche. La seconda classe si trova
nella sostanza bianca del sistema nervoso centrale
(oligodendrociti interfascicolari), intercalata tra gli assoni.
Gli
oligodendrociti interfascicolari hanno il compito di
rivestire gli assoni del
sistema nervoso centrale con una sostanza lipidica chiamata
mielina producendo la cosiddetta
guaina mielinica. La guaina isola l'assone permettendo
quindi una migliore propagazione dei segnali elettrici
(conduzione saltatoria). Al contrario delle cellule di Schwann,
gli oligodendrociti possono rivestire più di un assone perché
forniti di numerosi prolungamenti. Tratto da wikipedia.it
Lo stesso problema =
demielinizzazione (incapacita' alla produzione di mielina),
si presenta con i l'utilizzo dei
Vaccini !!
Un turista di 62 anni stava cercando
di entrare negli Usa quando è stato fermato alla frontiera per
essere sottoposto alla scansione delle impronte digitali.Ed è a
quel punto che è sorto il problema, sia per lui che per gli
agenti: l’uomo non aveva impronte digitali.
Il turista, che la stampa locale ha chiamato Mr. S, è stato
trattenuto per ore mentre gli agenti verificavano se si trattava
o meno di un criminale incallito o di un terrorista. Ma si è
scoperto che le sue impronte digitali erano sparite senza che
lui se ne rendesse conto.
Mr. S stava assumendo
capecitabina, una medicina che si assume come terapia contro
il cancro. Uno degli effetti collaterali è l’infiammazione di
mani e piedi che può portare alla desquamazione e alla
cancellazione delle impronte digitali.
L’uomo stava assumendo capecitabina da tre anni quando ha deciso
di fare un viaggio per andare a trovare i parenti negli States e
le sue impronte digitali erano già state distrutte dalla
medicina. Fortunatamente, una volta che gli agenti hanno
determinato che non si trattava di un soggetto pericoloso che
aveva volontariamente rimosso le impronte digitali per sfuggire
ai controlli, gli è stato consentito di entrare nel Paese e
raggiungere i familiari.
Fonte: Gizmodo USA
La Chemio - 06 agosto 2012
La chemioterapia usata da decenni per combattere il cancro in
realtà può stimolare, nelle cellule sane circostanti, la
secrezione di una proteina che sostiene la crescita e rende
“immune” il tumore a ulteriori trattamenti.
La scoperta, "del tutto inattesa", è stata pubblicata sulla
rivista Nature ed è frutto di uno studio statunitense sulle
cellule del cancro alla prostata tesa ad accertare come mai
queste ultime siano così difficili da eliminare nel corpo umano
mentre sono estremamente facili da uccidere in laboratorio. Sono
stati analizzati gli effetti di un tipo di chemioterapia su
tessuti raccolti da pazienti affetti da tumore alla prostata.
Sono stati scoperti "evidenti danni nel Dna" nelle cellule sane
intorno all'area colpita dal cancro.
Queste ultime producevano quantità maggiori della proteina
WNT16B che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali.
La scoperta shock
La scoperta che "l'aumento della WNT16B interagisce con le
vicine cellule tumorali facendole crescere, propagare e, più
importante di tutto, resistere ai successivi trattamenti
anti-tumorali, era del tutto inattesa", ha spiegato il co-autore
della ricerca Peter Nelson del Fred Hutchinson Cancer Research
Center di Seattle nello stato di Washington.
La novità conferma tra l'altro un elemento noto da tempo tra gli
oncologi: i tumori rispondono bene alle prime chemio salvo poi
ricrescere rapidamente e sviluppando una resistenza maggiore ad
ulteriori trattamenti chemioterapoci.
Un dato dimostrato dalla percentuale di riproduzione delle
cellule tumorali tra i vari trattamenti - "I nostri risultati
indicano che il danno nelle cellule benigne può direttamente
contribuire a rafforzare la crescita 'cinetica' del cancro", si
legge nello studio che, hanno spiegato i ricercatori, ha trovato
conferma anche nei tumori al seno e alle ovaie.
Ma la scoperta potrebbe aprire la strada allo sviluppo di un
trattamento che non produca questo dannoso effetto collaterale
della chemioterapia: "Per esempio un anticorpo alla WNT16B,
assunto durante alla chemio, potrebbe migliorane la risposa
uccidendo più cellule tumorali. In alternativa si potrebbero
ridurre le dosi della chemio".
Il
Cancro nasce in sintesi e secondo la
Medicina naturale
(che non
e' non legata alle
multinazionali dei
farmaci e
Vaccini).
perche' l’organismo del canceroso
e'
intossicato, e la
microcircolazione,
nei
tessuti intossicati, viene ad essere alterata, producendo, a valle di
essa, nelle
cellule
dei tessuti investiti da quel processo: malfunzione
cellulare,
(nutrimento ed eliminazione =
respirazione cellulare alterata =
metabolismo
alterato = malnutrizione cellulare e tissutale assicurata),
producendo successivamente
infiammazione nei tessuti
e
stress ossidativo
cellulare e
per caduta
immunodepressione,
e parallelamente alterazione anche del sistema
enzimatico per la precedente alterazione della
flora batterica,
pH digestivo non regolare (e quindi
l'organismo e' mancante di
minerali e
vitamine ed in stato di
acidosi), in quelle condizioni esso e' molto facilmente parassitato da
certi,
parassiti,
batteri e
funghi (candida) i quali producono anche tossine ed ulteriori
infiammazioni:
Ma tutto cio' e' "gestito" come Causa primordiale dai
Conflitti Spirituali (consci ed
inconsci) e dall'intenso
stress del vissuto.
Il Cancro quindi e' una malattia MULTIFATTORIALE.
Quindi il medico, il terapeuta od il soggetto stesso DEVONO
operare seguendo la stessa strada percorsa per l'ammalamento.
Cioe' devono lavorare per
disintossicare il malato +
disinfiammare
l'organismo ed i tessuti interessati, ripristinare il pH
digestivo,
e normalizzare le
digestioni
+ il
malassorbimento sempre presente
nel malato ed
eliminare
quei parassiti, batteri e funghi, che hanno
proliferato in modo abnorme, per mancanza dei loro antagonisti +
rinforzare il
sistema immunitario
SEMPRE compromesso
in TUTTI i malati, cancerosi compresi ed eliminare
i
Conflitti Spirituali (quali Vere
Cause) e lo
stress esistenti, oltre a lavorare sul
metabolismo
alterato per ridurre ed eliminare lo
stress ossidativo
cellulare
e quindi quello
tissutale,
sempre presenti in qualsiasi malattia e specie nel cancro, per i
danni alla
microcircolazione
indotti dalle
intossicazioni
piu’ o meno intense.
E
tuttavia, laddove ci sia anche una piccola
volontà e speranza di vivere, un’adeguata
terapia fito-nutrizionale (NdR: anche via
endovena con soluzioni
mineral -
vitaminiche - vedi
QUI il
medico che utilizza con successo questo sistema
- l'ideale e utilizzare quelli non di sintesi chimica, ma di
estrazione naturale - assieme all'assunzione via
orale di
fermenti lattici appropriati a seconda del
paziente ed
enzimi) può rendere normale il
guarire naturalmente dal tumore, cosa che oggi
vogliono farci ritenere impossibile o puramente
miracoloso (vedi quei
medici che
alle volte preferiscono
spedire il malato a Lourdes piuttosto che
permettergli di curarsi naturalmente).
L'acidosi
e' la base fisiologica del Cancro - Il
Conflitto Spirituale Irrisolto, ne e' la Causa
primaria
Cancro = Combattere l'acidita'
per sconfiggerlo - Le ultime ricerche
Nutriterapia Biologica Metabolica x il Cancro e
non solo
+
Terapia Biologica Metabolica CRAP
+
Cura metabolica per il Cancro + Stress Ossidativo +
PREVENZIONE,
TERAPIA per il Cancro, perche' NON si vuole applicare ? + Terreno Oncologico +
Bioelettronica +
Semeiotica e Biofisica
Documenti provanti l'indispensabilita'
delle Vitamine della
Frutta e
verdura, oltre ai
sali minerali:
Doc.1
+
Doc.2
+
Doc.3
+ Doc.4
+
Doc.5
+
Doc.6
+
Doc.7
+
Doc.8
+
Doc.9
+
Doc.10 +
Doc.11 +
Doc.12 +
Doc.13 +
Doc.14 +
Doc.15 +
Doc.16 +
Doc.17 +
Doc.18 +
Doc.19 +
Doc.20 +
Doc.21 +
Doc.22 +
Doc.23 +
Doc.24 +
Doc.61
vedi anche :
CURE
Naturali
del
Cancro
+
Documentazione
+
Protocollo G. Puccio
+
Diritti negati
+ Ricercatore
ostacolato dalla Oncologia Ufficiale + Giornale di Sicilia +
Come fare i clisteri di acqua basica +
Cancro e Medicina Naturale
+
1.000 Piante per il Cancro
+
Libro del dott. Nacci
(Italiano) + Libro
del dott. Nacci in Inglese + Condiloma eliminato con acqua
basica al Bicarbonato di Sodio +
Protocollo della Salute + Cancro +
Diagnosi precoce
Seria RICERCA sul CANCRO
(ostacolata dall'Oncologia ufficiale)
- vedi:
Cancro e Medicina Naturale
La guerra contro il Cancro
e' stata definitivamente vinta
cinquant’anni fa,
ma nessun medico oncologo-ospedaliero ve lo confessera'
mai.
vedi:
1.000 Piante per il Cancro
+
Libro del dott. Nacci
(Italiano) + Libro
del dott. Nacci in Inglese +
Condiloma eliminato
con acqua basica al Bicarbonato di Sodio
Visionare
questa intervista:
http://www.curenaturalicancro.org/base_schermo_grande_testimonianza_dottore.htm
vedi anche:
Bibliografia
+ Chemio al capolinea
+ Chemio non risolve
+ Chemio, prodotti e
costi + Chemio
uccide
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Percentuali di sopravvivenza di
pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia - TESI
- cap. 4.14 Allegato 2
Relazione del dr. Giuseppe Nacci
presentata al terzo congresso mondiale di medicina integrata di
Roccamotrice-settembre 2006.
Vedi anche : http://fiocco59.altervista.org/27novembre.htm
La Chemio-Terapia è comunque un
fallimento, come ben dimostrato in molti lavori, fra cui quello
recente di Morgan (Morgan G.: The contribution of cytotoxic
chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical
Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560 ) (La relazione completa è
disponibile, in lingua inglese, al seguente link:
http://fiocco59.altervista.org/ALLEGATI/MORGAN.PDF )
“In questo lavoro scientifico
australiano, pubblicato nel 2004, furono presi in esame dieci
anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio
1994-gennaio 2004) sui risultati della CHEMIO nella cura del
cancro.
The Contribution of Cytotoxic Chemotherapy to 5-year Survival in
Adult Malignancies
I risultati sono catastrofici: la media dei pazienti sottoposti
alla chemio, che risultano essere ancora vivi dopo 5 anni
dall’inizio del trattamento “terapeutico”, è del solo 2%.
L’articolo è molto semplice come impostazione e, sia in
tabella 1 (pag. 551) che in tabella 2 (pag. 552), sono
riportate, in ultima colonna, le percentuali di sopravvissuti
alla CHEMIO dopo 5 anni dall’inizio del trattamento per ogni
singolo tipo di tumore dei 22 considerati, percentuali che qui
si riassumono lievemente arrotondate e per gruppi dei tipi più
comuni di cancro.
Tipo di
tumore Percentuale
di sopravissuti
- cancro del pancreas, cancro dell’ utero,
cancro della
prostata, cancro della vescica,
cancro del rene, Melanoma,
Sarcoma e Mieloma Multiplo: 0% (zero per cento)
- cancro dello stomaco e del colon: 1% (uno per cento)
- cancro della mammella e del polmone: 2% (due per cento)
- cancro del colon
retto: 3 – 5%
(tre – cinque per cento)
- tumori al cervello:
4 – 5% (quattro – cinque per
cento)
- cancro
dell’esofago: 5% (cinque per cento)
- cancro dell’ovaio: 9% (nove
per cento)
- linfoma NON Hodgkin: 10% (dieci per cento)
- cancro della cervice
uterina: 12%
(dodici per cento)
- Seminoma del testicolo e Linfoma di Hodgkin: 40%
(quaranta per cento)
In Australia:
su 72.903 casi di cancro considerati, trattati con
chemioterapia, sono sopravissuti a 5 anni solo 1.690 pazienti,
pari ad una percentuale del 2,3%
In America:
su 154.971 casi di cancro considerati, trattati con
chemioterapia, sono sopravissuti a 5 anni solo 3.306 pazienti,
pari ad una percentuale del 2,1%
Ad aggravare ulteriormente la situazione (come se ce ne fosse
ancora bisogno….) interviene anche il grave fatto che un’alta
percentuale dei pazienti chemio trattati, fra i pochissimi che
sopravvivono più di 5 anni e che la statistica considera
“guariti”, muoiono comunque entro 10 anni a causa dei danni
direttamente causati dalle cure subite.
(“Si può guarire dal
tumore, ma non dalla chemioterapia” dott.
Giuseppe Nacci).
Per esempio è noto ed ufficialmente ammesso dalla medicina
ufficiale che fra i pazienti trattati con ciclofosfamide (uno
degli agenti chemioterapici più usati) uno su sette svilupperà
entro i successivi 10 anni la leucemia (leucemia mieloblastica
acuta, che di solito ha un decorso mortale) come conseguenza
diretta dell’effetto della "cura" sul
sistema immunitario…
I Vari farmaci chemioterapici potrebbero avere un
insospettato effetto collaterale (2014):
da un lato contrastano la crescita del cancro, dall'altro
iperattivano le staminali che abitano nell'organo bersaglio, con
il rischio di scatenare ricadute. A gettare un'ombra su farmaci
autorizzati dall'americana
Fda e' uno studio Usa pubblicato su 'Pnas',
finanziato dai National Institutes of Health, coordinato da
Michele Markstein dell'University
of Massachusetts Amherst e Norbert Perrimon della
Harvard Medical School.
Utilizzando un inedito modello sperimentale, l'intestino del
moscerino della frutta, gli scienziati hanno scoperto che
"diversi agenti chemioterapici in grado di stoppare tumori a
crescita rapida hanno un effetto opposto sulle cellule staminali
dello stesso animale, portandole a dividersi troppo velocemente"
con il pericolo di una nuova neoplasia.
"Abbiamo scelto il moscerino della frutta - spiega Markstein -
perche' le staminali intestinali della Drosophila sono molto
simili alle staminali dell'intestino umano. Inoltre, e' molto
piu' semplice condurre esperimenti nei moscerini che negli
uomini o nei topi.
Quando si parla di staminali - precisa la scienziata - e'
importante condurre esperimenti sugli animali perche' le
staminali vivono 'in simbiosi' con le altre cellule del
microambiente circostante. E infatti l'effetto collaterale che
abbiamo osservato e' causato proprio da un danno dei farmaci
chemioterapici alle cellule del microambiente, danno al quale le
staminali reagiscono iperproliferando".
I moscerini, in particolare, forniscono di questo microambiente
un modello "difficile o impossibile" da riprodurre 'in
provetta'. Markstein e colleghi hanno quindi inserito nel Dna
dell'insetto un gene che causa il cancro negli uomini, e lo
hanno 'acceso' nelle staminali intestinali in modo da ottenere
modelli di tumore a rapida crescita. Per valutare piu'
comodamente la dimensione della neoplasia, hanno utilizzato una
nuova tecnica che sfrutta la fosforescenza della luciferasi,
l'enzima della lucciola.
I ricercatori hanno poi chiesto al
National Cancer Institute campioni di farmaci chemioterapici,
ricevendone 88 utilizzati in clinica.
"Abbiamo nutrito sistematicamente i moscerini con farmaci
approvati dalla Fda - riporta Markstein - e abbiamo visto che
inibivano la crescita del tumore nell'intestino". Ma "abbiamo
anche osservato che meta' di questi prodotti avevano un effetto
opposto sulle cellule staminali non tumorali, causandone la
iperproliferazione. Cio' si traduceva nella crescita di
piccoli 'tumori' che, in presenza di un determinato background
genetico, potrebbero potenzialmente diventare cancerose".
Il risultato puo' sorprendere ma un lavoro recente, sottolinea
la scienziata, ha evidenziato un effetto simile per il
chemioterapico doxorubicina nei topi. Nei moscerini, invece, l'iperproliferazione
delle staminali veniva innescata da diversi farmaci compresa la
doxorubicina, attraverso vie metaboliche ben conservate nella
scala evolutiva fino all'uomo, che scatenano una risposta
infiammatoria generalmente associata al cancro.
Il team Usa ha anche testato oltre 6 mila piccole molecole della
library dell'Harvard Institute of Chemistry and Cellular Biology,
per cercare di selezionare nuovi principi attivi candidati.
Hanno cosi' identificato vari composti, 3 dei quali estratti
della medicina cinese, che nei moscerini della frutta bloccano
la crescita del tumore senza iperattivare le staminali.
Tratto da aduc.it
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RADIOTERAPIA
Le
radiazioni ionizzanti utilizzate in radioterapia
sono in grado di danneggiare il
DNA del tessuto bersaglio.
Le cellule tumorali sono, in genere, scarsamente
capaci di riparare i propri danni e quindi vanno in
contro a
morte cellulare.
Per risparmiare tessuti sani,
ad esempio pelle o organi che la radiazione deve
superare per arrivare al tumore, i fasci delle
radiazioni vengono sagomati e rivolti da diverse
angolazioni, intersecandosi nel centro della zona da
trattare, dove perciò vi sarà un quantitativo di
dose assorbita totale superiore che nelle parti
adiacenti.
Quindi l’esposizione a
irradiazioni ionizzanti come i raggi X e similari utilizzati
anche nella Radioterapia, anche se a basso livello di
intensita', può indurre "stress" cronico
ossidativo e
nitrosativo e quindi danneggiare i
mitocondri cellulari (mitocondriopatia).
Questo "stress" può causare danni irreversibili al
DNA mitocondriale (esso è dieci volte più sensibile allo
stress ossidativo e nitrosativo del
DNA nel nucleo della
cellula).
Il DNA mitocondriale non è riparabile a causa del suo
basso contenuto di
proteine istoniche, pertanto eventuali danni (genetici o
altro) si possono trasmettere a tutte le generazioni successive
attraverso la linea materna.
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Radioterapia aumenta mortalità
per interventi cardiochirurgici – 16/04/2013
Pazienti sopravvissuti a tumore che sono stati sottoposti a
radioterapia hanno un aumentato rischio
di morte in seguito a interventi di cardiochirurgia.
In particolare il rischio di morire negli anni successivi
all’intervento cardiochirurgico è all’incirca doppio rispetto
ai soggetti che non hanno mai subito terapia radiante. È
questa la conclusione di uno studio svolto da un gruppo dell’Heart
and vascular institute della Cleveland clinic, in Ohio, e
pubblicato su Circulation.
Se da una parte la terapia radiante toracica è efficace nel
ridurre tumori al seno, linfomi di Hodgkin e altri tipi di
cancro, dall’altra i pazienti radiotrattati vanno incontro a
un aumentato rischio di malattie cardiovascolari che possono
insorgere anche decine di anni dopo la radioterapia.
Il rischio aumenta per malattia coronarica progressiva, malattia
valvolare e patologie pericardiche che colpiscono le strutture
intorno al cuore. Tutte queste condizioni richiedono spesso un
importante intervento cardiochirurgico.
Nello studio, il primo nel suo genere, i ricercatori, guidati da
Milind Desai, hanno valutato 173 pazienti che erano stati
sottoposti a radioterapia in media 18 anni prima rispetto
all’intervento cardiochirurgico, e li hanno seguiti per più di 7
anni dopo l’operazione.
Li hanno poi confrontati con 305 pazienti sottoposti a simili
interventi che però non avevano mai subito terapia radiante. «La
maggior parte delle operazioni includeva procedure di bypass o
sostituzioni valvolari, e molti individui hanno subito due
procedure contemporaneamente» spiega Desai, che aggiunge: «Circa
un quarto dei pazienti è stato sottoposto a un secondo
intervento, cosa che ha aumentato ancor di più il rischio di
morte».
In genere i pazienti radiotrattati hanno un rischio
perioperatorio e postoperatorio simile a quello degli altri
pazienti. Ma nel follow up di 7,6 anni è deceduto il 55% dei
soggetti radiotrattati contro il 28% dei soggetti che non
avevano mai ricevuto terapia radiante. «Questi risultati
suggeriscono che per i pazienti sottoposti a radioterapia
toracica è necessario sviluppare nuove strategie, alternative
alla chirurgia a cuore aperto. Potremmo per esempio identificare
coloro che potrebbero beneficiare della chirurgia cardiaca e
coloro per cui sarebbe invece meglio valutare le procedure
percutanee» conclude Desai.
Fonte:
Circulation. 2013 Apr 9;127(14):1476-84
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DANNI anche agli inservienti che manipolano quelle tossine
(Chemio)
Manipolazione FCA, come
prevenire il rischio chimico - Trieste, 07/03/2012 (informazione.it
- comunicati stampa)
Numerosi studi clinici hanno dimostrato l’alta incidenza di
effetti collaterali anche gravissimi sul personale addetto alla
manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici. Tale
attività deve pertanto avvenire in completo accordo con una
normativa specifica, che del resto stabilisce come obiettivo
fondamentale la
prevenzione del rischio chimico legato alla contaminazione
da CA.
Diversi chemioterapici antiblastici, in particolare gli
alchilanti, sono infatti altamente pericolosi anche in piccole
quantità: hanno azione irritante, vescicante o allergizzante e
danno spesso origine ad arrossamenti cutanei, edema delle
mucose, insorgenza di ulcere, nonché ad eruzioni orticarioidi.
Studi recenti hanno inoltre accertato un aumento del rischio di
insorgenza di tumori del sistema emopoietico in generale, e di
leucemie in particolare, negli opertori sanitari interessati
nonché, per le donne, un’associazione causale fra manipolazione
di chemioterapici antiblastici e abortività e/o infertilità.
La prevenzione del rischio chimico legato alla contaminazione da
CA rimane pertanto l’unica arma disponibile per difendersi da
tali pericolosissimi effetti. I dispositivi utilizzati per la
preparazione e la somministrazione dei farmaci chemioterapici
antiblastici devono garantire la massima sicurezza a tutto il
personale sanitario così come al paziente. Alcune aziende
consapevoli della necessità di aumentare la sicurezza del
personale sanitario, hanno progettato nuovi sistemi di sicurezza
a circuito chiuso.
I dispositivi a circuito chiuso consentono di trasferire volumi
diversificati di liquido, da una soluzione al farmaco
liofilizzato e viceversa, senza dover staccare la siringa
utilizzata nei trasferimenti, evitando così la formazione di
aerosol ed il contatto con i farmaci.
Questi sistemi permettono sia di ricostituire i farmaci in
polvere, sia il prelievo dalle soluzioni già pronte, sia il
trasferimento del farmaco in sacca per la somministrazione
successiva al paziente.
Il gruppo Eurospital S.p.A. forte di una esperienza nel campo
della
prevenzione del rischio chimico e infettivo in ambito
ospedaliero ha sviluppato e introdotto in questo settore il
Dispositivo Medico Securmix, un sistema pensato appositamente
per le operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici
antiblastici al fine di renderle semplici e sicure.
Tratto da: informazione.it
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Scoperti i
danni
neurologici della chemioterapia
Washington - Perdita di memoria, scarsa concentrazione, mal di
testa, instabilita' nel camminare, alterazione dei sensi, fatica
ed in alcuni casi gravi, si rischia persino la demenza.
Anche se gli effetti neurologici della chemioterapia sono ben
noti agli oncologi, finora non sono state molto chiare le basi
fisiologiche del fenomeno che non e' stato ancora studiato in
maniera approfondita in laboratorio. Adesso, invece, uno studio
pubblicato sulla rivista "Journal
of Biology" ha permesso di capire come una delle
chemioterapie piu' utilizzate oggi, '5-fluorouracile' (5-Fu),
abbia effetti su alcune cellule cerebrali.
Un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Rochester (Usa) ha
infatti scoperto che 5-Fu attacca direttamente gli
oligodendrociti, responsabili della produzione di
mielina nel sistema nervoso centrale.
Questa sostanza ricopre le fibre nervose del corpo, per
custodirle e facilitare la comunicazione dal cervello al resto
del corpo.
Quando infatti la mielina non e' rinnovata continuamente, la
comunicazione tra le cellule nervose avviene con difficolta'.
Dopo aver effettuato una serie di esperimenti sui topi,
sottoposti per sei mesi a chemioterapia, i ricercatori hanno
osservato che la mielina era quasi scomparsa e questo ha portato
una serie di problemi e danni al sistema nervoso centrale degli
animali.
Secondo gli esperti, gli effetti neurologici possono
verificarsi anche anni dopo il completamento del
trattamento, e possono variare a seconda del tipo di cancro, la
durata del trattamento e la combinazione di
farmaci utilizzati
nella chemioterapia. I
ricercatori hanno sottolineato che i risultati del loro studio
rappresentano un notevole vantaggio per i pazienti affetti da
tumori al colon-retto, al seno, allo stomaco, al pancreas, alle
ovaie e all'intestino. Questo perche' questi pazienti sono in
genere sottoposti al trattamento '5-Flu' che rimarra' la terapia
standard nei confronti di molti tipi di cancro. Quindi per i
ricercatori ''e' importante sapere come si producono i danni
cerebrali''.
vedi:
Vita Rubata
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La chemioterapia
indebolisce la memoria - Gli effetti
possono perdurare anche per dieci anni
Uno studio condotto presso l’Università
della California a Los Angeles (UCLA) e pubblicati
sull’ultimo numero della rivista “Breast Cancer Research and
Treatment” mostra che la
chemioterapia può indurre modificazioni nel metabolismo
cerebrale e nel flusso ematico, e che di questi effetti il
paziente può risentire anche a dieci anni di distanza.
Questi risultati possono aiutare a spiegare i disturbi lamentati
da molti pazienti sottoposti a chemioterapia.
“Queste persone spesso faticano a mettere a fuoco o ricordare
cose o compiti complessi in un modo che non gli accadeva prima
della chemioterapia” spiega Daniel Silverman, che ha diretto
la ricerca.Silverman e colleghi hanno usato la tomografia a
emissione di positroni (PET) per scandire il cervello di
pazienti che erano state sottoposte a intervento chirurgico per
la rimozione di un cancro al seno da cinque a dieci anni prima.
Una parte di esse era stata successivamente sottoposta a
chemioterapia per ridurre il rischio di recidive.
Confrontando le immagini PET ottenute da questo gruppo, da un
gruppo di pazienti non sottoposte a chemioterapia e da un
ulteriore gruppo di controllo di soggetti sani, si è riscontrato
come nelle pazienti trattate si potesse riscontrare una
diminuzione del metabolismo cerebrale a livello della corteccia
frontale.
A questa riduzione del metabolismo corrispondeva un
peggioramento nei test sulle capacità mnemoniche.
"Quanto più a lungo i pazienti riescono a sopravvivere, tanto
più i medici sono in grado di rilevare gli effetti collaterali a
lunga scadenza della chemioterapia. La nostra scoperta – ha
aggiunto Silverman – suggerisce che sarebbe opportuno
monitorare gli effetti della chemioterapia sul metabolismo
cerebrale dei pazienti, affiancandola alle tomografie total body
già contemplate nei protocolli per valutare la risposta dei
pazienti alla terapia”.
Tale procedura sarebbe utile, conclude Silverman anche per
cercare di comprendere i meccanismi, tuttora ignoti, che sono
alla base di questo fenomeno.
Tratto da: 2006 Le Scienze S.p.A.
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Chemioterapia: danno irreparabile e un
atto criminale
contro l’Umanità !!
vedi documento: Controindicazioni
dei farmaci utilizzati in Chemioterapia in Italia
Fonte I.S.S. (Istituto Superiore Sanita')
I cicli di chemio e di radio
terapia oltre ad intossicare gravemente, distruggere le cellule
nervose del
cervello di sopra (nel cranio) e di
quello di sotto
(nell’intestino),
causano anche lesioni alla pelle.
Nei pazienti
con tumore trattati con ripetuti cicli (minimo 2) si provocano
lesioni alla cute piu’ o meno intense a seconda del paziente e
dell’intenstita’ del trattamento con le irradiazioni ed i
farmaci tossici tipici della chemio, che possono incidere in
modo pesante sulla qualita’ della vita del malato.
Qualsiasi
forma di
Chemio-Terapia causa un
danno
irreparabile alle
condizioni
fisiche di
coloro che
si espongono
all’azione di
questi veleni,
chiamati ”farmaci
cito-tossici”.
Lo
stesso Giuramento
d’Ippocrate fa
espressamente
divieto
di somministrare “veleno” al
paziente, anche
se richiesto
dall’ammalato stesso
- vedi
Giuramento
d’Ippocrate.
Questi
veleni
(”Farmaci cito-tossici”), entrano nel
circolo sanguigno
tramite iniezione
e/o fleboclisi
endovenosa, oppure
per assorbimento indiretto dallo
stomaco o
dalla mucosa
intestinale. Questo tipo di
trattamento è
diverso dalla Chirurgia
o dalla
Radio-Terapia, che concentrano
i loro
effetti su
punti o
aree specifici
del corpo
umano (terapie “mirate”).
Negli
ospedali si
fa ricorso
alla Chemio-Terapia
quando c’è
la possibilità
che le
cellule tumorali
possano essere
presenti in
altre zone
dell’organismo oltre alla
sede del
tumore primario.
Ma
raramente la
Chemio-Terapia garantisce un
periodo di
sopravvivenza di almeno
5 anni,
indicato
impropriamente
come ”periodo
di cura”.
La Chemio-Terapia arresta
temporaneamente l’anomala crescita
cellulare, oppure
può alleviare
il dolore
per qualche
tempo, o
allungare di
poco il
tempo di
sopravvivenza.
Raramente si può
parlare di”
remissione”: dati bibliografici riferiscono percentuali di
riuscita in meno dell1%
in caso
di cancro
del pancreas,
del 3% in
caso di
cancro al
fegato, del 7%
in caso
di cancro
dell’intestino … Esistono
circa 60-70
farmaci citotossici
in commercio
in tutto
il mondo.
Per l’Italia i nomi commerciali
sono riportati in tabella 2a
(elenco parziale):
Alcuni di questi
veleni causano
meno problemi
di altri
come: insonnia,
spossatezza, diarrea,
alopecia,
stomatite,
leucopenia, piastrinopenia,
anemia,
nausea,
vomito…
Questi
sono gli effetti collaterali immediati e conosciuti perchè
visibilmente riscontrabili. Ciò
di
cui raramente
si parla
sono gli
effetti più
gravi e
più duraturi,
le cui
conseguenze
deteriorano
profondamente la
vita del paziente e
il decorso
stesso della
sua malattia,
rendendo
inutili persino
le terapie
basate sull’immuno-stimolazione
dei linfociti Natural Killer, sull’attività
apoptotica e
detossificante di estratti
di piante
mediche. Questi danni profondi
e irreversibili,
di cui
raramente si
discute, sono
i seguenti:
1) grave riduzione, stabile
e duratura,
del numero
di particolari
tipi e sottotipi di globuli
bianchi,
indispensabili
alla risposta
immunitaria
specifica
contro il
tumore.
2)
mutazioni
cellulari di
tipo somatico,
con comparsa
di altri
tumori secondari
e/o metastasi
3)
mutazioni
cellulari di
tipo germinale
(testicoli oppure
ovaie), con
comparsa di
sterilità, aborti o di bimbi
malformati in
quei casi di genitore sopravvissuto alla Chemio-Terapia e al
Cancro.
4) accelerazione
della crescita
del tumore,
anziché una
sua riduzione,
con comparsa
di resistenza
crociata del
tumore ad
altri veleni
(pompa glicoproteica
di membrana).
La
Cemio-Terapia è quindi controindicata in maniera assoluta in
qualsiasi forma di associazione alla Immuno-Terapia. La
Chemio-Terapia è infatti gravemente depletoria soprattutto nei
confronti dei linfociti, di cui è stata riconosciuta la buona
capacità di identificazione e di distruzione di masse tumorali
mediante Immuno-Terapia specifica anti-neoplastica (vedi
capitolo 4).
Si può
infatti affermare, secondo l'autore del presente lavoro, che
saranno solo e soltanto le difese immunitarie del paziente
stesso a risolvere la patologia neoplastica, portandolo così ad
una completa guarigione dal Cancro.
L'intervento chirurgico e la Radio-Terapia devono essere
considerate soltanto come tecniche o metodiche d'appoggio capaci
di eliminare una certa quota della massa tumorale primitiva e
delle sue metastasi, fermo restando che
nessuna di queste due componenti deve essere considerata causa
di guarigione finale del paziente dal tumore: l'eventuale ed
effettiva guarigione del paziente dal proprio tumore dipenderà
solo e soltanto dalla capacità delle difese immunitarie di
riconoscere e distruggere in maniera selettiva e radicale il
tumore stesso
L’Immuno-Terapia nega pertanto alla CH.T. qualsiasi valenza
curativa e di guarigione
nei confronti del tumore. Si può pertanto
affermare che è stato già dimostrato in letteratura medica il
fallimento sostanziale della Chemio-Terapia per quasi tutte le
forme tumorali (vedi Tabella 2b):
la Chemio-Terapia riduce la massa
tumorale, sia pure al gravissimo prezzo di arrecare danni estesi
a tutti gli organi e ai tessuti del paziente, determinando:
insufficienza midollare (con la conseguenza di infezioni e di
caduta di difesa immunitaria contro il tumore stesso),
insufficienza epatica e renale, possibile evoluzione in fibrosi polmonare con insufficienza respiratoria, danni cardiaci
e ai vasi ematici, leucemie e cancri secondari in percentuale
variabile.
In ogni caso, la ripresa neoplastica avviene quasi sempre, spesso
caratterizzata da resistenza crociata delle cellule tumorali ad
altri farmaci chemio-terapici, in cicli di Chemio-Terapia
successiva di seconda o terza linea, fino ad essere definita
alla fine, in termini del tutto inappropriati, "Chemio-Terapia
di salvataggio": in
realtà una Chemio-Terapia finale e distruttiva, eseguita con
farmaci chemioterapici di vario tipo, che non riescono mai a salvare il paziente, né tanto meno a condurlo a guarigione
effettiva….”
La CHEMIO stessa
PROVOCA il CANCRO !!!
"Le cose si complicano qualora si considera che alcuni
considerano tumori secondari quelli che insorgono come
conseguenza della terapia di un tumore precedente. Per
esempio, nel caso del signore con quattro tumori descritto in un
precedente messaggio, la leucemia è probabilmente causata dalla
chemio/radioterapia per uno dei tre tumori precedenti."
Dr. Cordiano (medico)
RADIOTERAPIA: e' gravemente
nociva !
In una ricerca rivoluzionaria appena pubblicata su Stem Cells,
una rivista del settore riservata agli specialisti, i
ricercatori del Jonsson Comprehensive Cancer Center Department
of Oncology della UCLA, hanno scoperto che, benchè uccidano
mediamente una metà delle cellule tumorali ad ogni trattamento,
le cure con le radiazioni per il tumore al seno trasformano le
cellule tumorali superstiti in cellule tumorali staminali che
sono molto più resistenti al trattamento delle normali cellule
tumorali.
Questa nuova ricerca assesta un altro colpo al fallimentare
protocollo di cura
ufficiale appoggiato dai media e
medici
ufficiali allineati;
protocollo che cerca di tagliar via, avvelenare o bruciare i
tumori, cioè i sintomi del cancro, invece di curare le cause dei
tumori, cioè il cancro. - vedi:
Acidosi +
Candida.
Ecco il link al documento completo :
http://www.laleva.org/it/Nuovo%20studio%281%29.pdf
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Tabella 2a: Farmaci
cito-tossici in vendita in Italia per Chemio-Terapia
I nomi commerciali sono in corsivo. I costi, in Lire, sono riferiti
all'anno 1998
AZIENDE FARMACEUTICHE:
Astra Zeneca S.p.A.
Aventis Pharma S.p..A.
Bristol-Myers Squibb S.p.A
Chiron Italia S.r.l.
Dompè Biotec S.p.A.
Eli Lilly S.p.A.
Glaxo Wellcome S.p.A.
Ipsen S.p.A.
Italfarmaco S.p.A.
Janssen-Cilag S.p.A.
Novartis Farma S.p.A.
Roche S.p.A.
Schering Plough S.p.A.
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Agenti alchilanti
Ciclofosfamide:
ENDOXAN ASTA® di Asta Medica: 50
confetti da 50 mg l'uno, fascia A
ENDOXAN ASTA®
di Asta Medica: fiale da 0,5 grammi; Fascia A
ENDOXAN ASTA®
di Asta Medica: fiale da 1 grammo; Fascia A
cicIofosfamide
Mostarda azotata
Chim. e Farm. Mostarda azotata:
denominazione generica di
alcune sostanze vescicanti di formula analoga
all'iprite (detto gas mostarda, per il suo odore simile
alla senape)
Aggressivo chimico usato durante la prima guerra mondiale dai
Tedeschi, in bombardamenti d'artiglieria, sul fronte tenuto
dalle truppe alleate a Ypres, nelle Fiandre, il 20 luglio 1917.
Clorambucil:
LEUKERAN®
della Glaxo: 25 compresse da 5 mg l'una; fascia A
LINFOLYSIN®
del Nuovo Ist. Sier. Milan.: 50 confetti da 2 mg l'uno; fascia A
Busulfan:
MYLERAN®
della Glaxo: 100 compresse da 2 mg; fascia A
Melfalan :
ALKERAN®
della Glaxo: 25 compresse da 5 mg l'una; Fascia A
Nitrosuree:
A)
Carmustina (BCNU)
B)
Iomustina (CCNU)
Cis-diclorodiammina platino:
CIS-PLATINO TEVA®
della Teva: fiale da 20 ml da 10 mg per endovena; fascia A
CIS-PLATINO TEVA®
della Teva: fiale da 100 ml da 50 mg per endovena; fascia A
CITOPLATINO®
della Rhone Poulenc: fiale da 10 mg per endovena; fascia A
CITOPLATINO®
della Rhone Poulenc: fiale da 25 mg per endovena; fascia A
CITOPLATINO®
della Rhone Poulenc: fiale da 50 mg per endovena; fascia A
PLATAMINE®
della Pharmacia; fiale da 10 mg; Fascia A
PLATAMINEâ®
della Pharmacia; fiale da 25 mg; Fascia A
PLATAMINE®
della Pharmacia fiale da 50 mg ; Fascia C
PLATINEX®
della BMS fiale per endovena da 10
mg; Fascia C
PLATINEX®
della BMS fiale per endovena da 10
mg in 20 ml, sol. Pronta; Fascia A
PLATINEX®
della BMS: fiale per endovena da 25 mg in 50 ml; fascia A
PLATINEX®
della BMS: fiale per endovena da 50 mg in 100 ml; fascia C
Carboplatino:
PARAPLATIN®
della BMS: fiale da 150 mg per endovena; Fascia A
PARAPLATIN®
della BMS: fiale da 50 mg per endovena; Fascia A
Antibiotici anti-tumorali
(ricavati dallo Streptomyces):
Doxorubicina (Adriamicina):
ADRIBLASTINA SOL. PRON.® della Pharmacia : fiale da 10 mg in 5 ml; Fascia C
Daunorubicina (Daunomucina):
DAUNOBLASTINA®
della Pharmacia : fiale da 20 mg; fascia A
Bleomicina:
BLEOMICINA®
della Rhone Poulenc: fiale liofilizz. da 15 mg per endovena;
fascia A
Dactinomicina (Actinomicina D):
Mitomicina C:
MITOMYCIN C®
della Kyowa; fiale da 2 mg; Fascia A
Alcaloidi di origine vegetale
Alcaloidi della Vinca :
Vincristina:
VINCRISTINA PHARMACIA® della Pharmacia: fiale da 1 mg; fascia C
VINCRISTINA PHARMACIA® della Pharmacia: fiale 2 mg; fascia C
VINCRISTINA TEVA®
della Teva: fiale da 1 mg; fascia C
VINCRISTINA®
della Eli Lilly: fiale da 1 mg, fascia A
Vinblastina:
VELBE®
della Eli Lilly; fiala da 10 mg; fascia A
Derivati dalla Mandragora:
VP-16
(Mandragora, Podofillotossina)
Anti-Metaboliti (antagonisti delle purine)
Tioguanina (6 Thioguanina, 6 TG)
THIOGUANINE®
della Glaxo, 25 compresse da 40 mg, fascia A
Mercaptopurina (6- Mercaptopurina, 6 MP)
PURINETHOL®
della Glaxo, 25 compresse da 50 mg, fascia A
Antagonisti delle pirimidine
Citarabina (Citosina arabinoside, ARA-C)
ARACYTIN®
della Pharmacia: fiale da 100 mg in 10 ml, fascia A
ARACYTIN®
della Pharmacia: fiale da 500 mg in 5 ml, fascia A
ERPALFA®
della Intes: collirio da 0,5 % in 5 ml, impiegata nelle cheratiti
virali; fascia C
Flurouracile (5-Fluorouracile, 5-FU)
FLUOROURACILE TEVA® della Teva, fiale da 250 mg; fascia A
FLUOROURACILE®
della Roche, fiale da 250 mg in 45 ml; fascia C
EFUDIX®
della Roche, unguento da 20 grammi al 5%; fascia A; impiegato per
applicazioni d'unguento sulla pelle per cheratosi solare,
cheratosi senile, malattia di Bowen, epiteliomi basocellulari
Metotrexato (MTX)
BRIMEXATE®
della BMS; fiale da 20 mg;
fascia C
METHOTREXATE 500®
della Wyeth; fiale da 500 mg; fascia A
METHOTREXATE®
della Wyeth; 100 compresse da 2,5 mg; fascia C
METHOTREXATE®
della Wyeth; 25 compresse da 2,5 mg; fascia A
METHOTREXATE®
della Wyeth; fiale da 50 mg; fascia A
METHOTREXATE®
della Wyeth; fiale da 5 mg; fascia A
METHOTRESSATO TEVA® della Teva ; fiale da 500 mg; fascia A
METHOTRESSATO TEVA® della Teva ; fiale da 50 mg; fascia A
Nota: impiegato anche nell'artrite
reumatoide dell'adulto
Dacarbazina
DETICENE®
della Rhone Poulenc: fiale da 100 mg in 10 ml; fascia A
DTIC
(Imidazol-4-carboxamide-dimetiltriazeno)
ALTRI
CHEMIOTERAPICI:
Vindesina
Solfato
ELDISINE®
della Eli Lilly, fiale da 5 mg fascia A
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Tabella 2b : Il fallimento della Chemio-Terapia
(dati di bibliografia)
Abstract No. 146, in: Proc. Amer. Soc. Clin.
Oncol., Vol. 11, p 80, 1992.
Abstract No. 163, in: Proc. Amer. Soc. Clin.
Oncol. 9, p.43, 1990.
Abstract No. 614, in: Proc. Amer. Soc. Clin.
Oncol., Vol. 12, pp 255, 1993.
Abstract No. 706, in: Proc. Amer. Soc. Clin.
Oncol., Vol.11, pp.223, 1992.
Abstract No. 880, in: Proc. Amer. Soc. Clin.
Oncol. Vol. 12, pp 273, 1993.
Atemw.-Lungenkrhk., vol. 12, pp. 544-549, 1986
Biomed and Pharmacother, vol. 46, 1992,
aggiorn. 1995, pp. 439-452
Brit. J. Cancer, vol. 61, pp. 779-787, 1990
Brit. Med. J., Vol. 28, pp. 213-221, 1962
Brit. Med. J., vol 293, pp. 871-876, 1986
Cancer, vol. 36, pp. 675-682, 1975
Cancer , vol. 38 pp. 13-20, 1976
Cancer, vol. 47, pp. 27-31, 1981
Cancer, vol. 56, pp. 1193-1198, 1986
Cancer, vol. 57, pp. :567-570, 1986
Cancer, Vol. 60, pp. 2104-2116, 1987
Cancer, Vol. 69, pp. 476-481, 1991
Cancer and Metastatic Review, vol. 6, pp. 503-520, 1987
Cancer
Statist. In Med., vol. 8, pp. 405-413, 1989
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"Meglio un topo tra due gatti che un
malato tra due medici" - By Padre Pio da
Pietralcina
Alcuni primari in Italia (di cui non posso citare i nomi per
evitare querele) curano con la chemioterapia i pazienti, ma
curano se stessi o i familiari con l'aloe
! Praticamente abbiamo visto che quando la malattia colpisce
loro, sono i primi a NON credere alle cure che propinano.
vedi le affermazioni di
Oncologi
A un certo punto si scopre che sono consapevoli
dell'inutilità e della dannosità dei prodotti delle
case farmaceutiche e si
affidano alle cure alternative.
Dopo aver avuto la conferma di uno dei più grandi esperti
mondiali sul cancro sul fatto che la chemioterapia NON
funziona, credete ancora ai ricercatori pagati dalle
case
farmaceutiche, il cui interesse è quello di vendere i loro
farmaci che costano centinaia di milioni ?
Perchè la chemioterapia non risolve il problema
perche'
distrugge completamente
il sistema immunitario
Secondo la stragrande maggioranza delle teorie
mediche, ci si ammala di cancro per un'insufficienza
del sistema immunitario.
La chemioterapia riduce le masse tumorali di dimensione, ma al
prezzo di distruggere completamente il
midollo e le difese immunitarie dell'organismo, col risultato
che quest'ultimo rimarrà debilitato ed esposto ad ammalarsi di
nuovo per anni o anche per il resto della vita.
LA CHEMIOTERAPIA DISTRUGGE TUTTE LE
DIFESE IMMUNITARIE, IN MOLTI CASI IL TUMORE RITORNA
PIU' VIOLENTO DI PRIMA !!!
Per dare un'idea di quanto siano tossici questi veleni posso
prendere spunto dalla stessa documentazione farmaceutica
allegata a questi "farmaci": pensate che basterebbe solo
triplicare le dosi di una sola "seduta" di chemioterapia per
uccidere un cane, nel 100% dei casi, per avvelenamento nel giro
di pochi giorni (potete controllare voi stessi dato che la
tossicologia è pubblica). Inoltre per smaltire questi farmaci
occorre molto tempo (mesi e mesi), molto di più della durata di
ogni ciclo, per cui quando si torna ad es. dopo un mese a fare
un altro ciclo si ha un accumulo continuo di
veleni nell'organismo !
E' vero che le cellule tumorali sono molto più sensibili a
questi farmaci rispetto alle cellule sane, ma è anche vero che
la chemioterapia
azzera completamente il
sistema immunitario,
lasciando l'organismo senza nessuna difesa (insufficienza
midollare, renale, epatica, cardiaca, respiratoria, fibrosi
polmonari, polmoniti interstiziali ecc.). Inoltre provoca
lesioni estese a tutti gli organi e tessuti e conseguente
necrosi irreversibile
di alcuni di essi. Non c'è da stupirsi che
tutti
questi farmaci siano estremamente cancerogeni, ossia
potenzialmente in grado di sviluppare tumori anche in una
persona sana!
Il fatto che molto spesso il cancro ritorna negli anni
successivi, dopo una cura chemioterapica, non è dovuto a una
certa "predisposizione" della persona, ma al fatto che le difese
immunitarie sono ormai distrutte e quindi l'organismo è
completamente indifeso ed è logico che venga aggredito
nuovamente.
La chemioterapia non è quindi la soluzione definitiva del
problema, poiché questo si ripresenta molto spesso anni dopo con
maggiore violenza.
E' QUASI SEMPRE LA CHEMIOTERAPIA LA RESPONSABILE DEL RITORNO DEL
CANCRO,
ROVINANDO IL SISTEMA IMMUNITARIO PER ANNI E ANNI !
Il cancro deve essere
vinto invece potenziando il sistema immunitario. Per molti tipi
di tumore, il sistema immunitario ha una "memoria", esattamente
come per le malattie esantematiche (morbillo, varicella,
rosolia, ecc.); se il tumore viene vinto dall'organismo stesso,
piuttosto che represso dai farmaci, è molto più difficile che si
ripresenti in seguito. L'aloe ha un centinaio di principi attivi
che potenziano il sistema immunitario in modo ineguagliabile
rispetto a qualsiasi altro farmaco, inoltre questi hanno un
ruolo attivo e selettivo nell'aggredire le cellule malate,
inducendo l'apoptosi.
Tutto questo è stato
dimostrato scientificamente
in molte università del mondo, comprese alcune italiane.
Inoltre è possibile
scaricare qui nel ns sito, un estratto
del libro "La terapia dei tumori con Gadolinio 159 in Risonanza
Magnetica Nucleare", dott.
Giuseppe Nacci,
seconda edizione, maggio 2002, dove si parla appunto del
fallimento della chemioterapia e dei gravi
danni che comporta.
Perchè non fidarsi ciecamente dei
medici
Cosa ci guadagnano ?
La maggior parte delle persone si fida ciecamente dei
medici, poiché sono professionisti: chi meglio di loro potrà
dirmi cosa è meglio per me? Qualunque farmaco loro consiglino,
anche se con manifesti e accertati effetti collaterali e
controindicazioni si assume senza battere ciglio, poiché il
medico ci consiglia di prenderlo.
Dobbiamo metterci in testa che i medici quando ci spingono a
consumare un farmaco ci guadagnano, al pari dei farmacisti,
poiché
le case farmaceutiche li "premiano"
proprio per diffondere i farmaci
(se hai un certo numero di pazienti che consuma questo farmaco ti
regalo un viaggio, un computer, ecc.). Il medico riceve
puntualmente dei promotori commerciali che gli danno queste
informazioni: "abbiamo fatto delle ricerche su questo farmaco,
si è dimostrato (chissà come ?) che questo farmaco da noi
prodotto e brevettato "aiuta a ridurre i sintomi" di questa
malattia (notate: non "guarisce", ma "aiuta a ridurre i
sintomi"), ha questi effetti collaterali, ma è approvato dal
Ministero della Sanità. Il medico, quando si presenta un
paziente con quei sintomi, avverte il paziente degli effetti
collaterali (non sempre tra l'altro) e consiglia il farmaco. Dal
suo punto di vista morale è a posto (il farmaco è approvato e
legale), dal punto di vista economico ci guadagna parecchio, per
cui perchè dovrebbe consigliarvi invece qualcos'altro dove non
c'è guadagno e non è sperimentato dalle case farmaceutiche che
lo sponsorizzano ? Anzi, così facendo ne ricaverebbe un danno,
poiché le case farmaceutiche lo guarderebbero con un cattivo
occhio, un medico fuori dal coro, da evitare, da isolare dalla
comunità medica.
Quello che sto dicendo è verissimo ed è
stato denunciato pubblicamente sui media proprio da medici che,
disgustati da questo sistema "commerciale", si sono ribellati
alle case farmaceutiche.
Le
sostanze naturali,
invece, sono malviste dalle case farmaceutiche, poichè non sono
brevettabili e offrono un guadagno infinitesimale rispetto ai
farmaci.
Di conseguenza le case farmaceutiche evitano di fare
ricerche su di essi e anzi tentano di screditarle per mezzo dei
medici. Gli unici a fare ricerche sulle sostanze naturali sono
le
università
o più raramente le aziende produttrici di integratori, ma i
risultati di queste ricerche non sono certo pubblicizzati come
quelli dei farmaci.
Il risultato (assurdo e ridicolo) è che la gente diffida dei
prodotti naturali, anche se sono approvati dal
Ministero della Sanità e totalmente innocui, come se fossero
pericolosi e dannosi.
E' assolutamente sconvolgente che molte persone,
andate dal medico per risolvere problemi semplici, come
l'insonnia, l'allergia, il mal di schiena o il mal di testa si
ritrovano letteralmente
"schiave" dei farmaci e dopo poco tempo hanno problemi molto più
gravi di quelli che erano andati a risolvere.
Così, se si ha l'insonnia il medico prescrive i sonniferi, che
causano inevitabilmente depressione e che devono quindi essere
curati con gli antidepressivi; se si ha l'allergia vengono
prescritti gli antiallergici (o antistaminici) che causano
anch'essi depressione, col risultato di diventare schiavi degli
antidepressivi; se si hanno dolori vengono prescritti gli
antidolorifici, che causano problemi allo stomaco e
all'intestino e che ogni anno uccidono migliaia di persone.
E'
ovvio che dopo essere stati scombussolati dai farmaci per lungo
tempo è molto difficile riuscire a liberarsi dalla dipendenza.
Se ad es. si sono presi sonniferi per settimane, non appena si
smette di prenderli non si riesce a dormire più.
TUTTI i FARMACI INTOSSICANO ENORMEMENTE l'ORGANISMO,
INDEBOLISCONO il SISTEMA IMMUNITARIO, AUMENTANDO il RISCHIO di
CANCRO
Non c'è che dire, i ricercatori farmaceutici
hanno congegnato proprio bene il meccanismo: sopprimono il
sintomo, ma solo finché prendi il farmaco, praticamente quindi
si è costretti ad assumerlo per tutta la vita, si diventa quindi
schiavi dei farmaci, finché non insorgono altre malattie e a
quel punto si è costretti ad assumere altri farmaci, sempre
concepiti come il primo, ossia che subdolamente nel lungo
periodo causano altri malesseri.
La cosa ancora più impressionante è che questi
problemi possono essere risolti con rimedi
naturalissimi
e innocui, ma che i medici incredibilmente non conoscono per
ignoranza o fanno finta di non conoscere, perchè non
sponsorizzati dalle case farmaceutiche.
Così, se un paziente va dal medico dicendo: "posso prendere la
glucosamina per rigenerarmi le cartilagini e farmi passare
l'artrite ?". Il medico risponde: "la glucosamina ? e che cos'è
? non l'ho mai sentita (che equivale a dire non c'è nessuna
azienda farmaceutica che mi regala qualcosa se te la prescrivo),
prenditi gli antidolorifici". Se invece gli si dice: "posso
prendere la melatonina al posto dei sonniferi ?", il medico
risponde: "la melatonina ? e che cos'è ? non l'ho mai sentita
(che equivale a dire non c'è nessuna azienda farmaceutica che mi
regala qualcosa se te la prescrivo), prenditi i sonniferi e gli
antidepressivi".
Queste cose incredibili succedono ogni giorno e io le ho viste con
i miei occhi e ogni volta mi fanno venire il voltastomaco. La
mentalità della gente è stata talmente plasmata a ragionare in
questo modo che la gente ha totale fiducia in gente ipocrita
"qualificata", ma che dà consigli solo in base a puri interessi
economici e non ha invece fiducia nelle cose naturali. Ho letto
recentemente che alcuni medici sono giunti ad affermare
addirittura che l'aloe sia tossica e per giunta cancerogena.
Questa è la cosa più falsa e
immorale
che si possa dire sull'argomento e viene detto unicamente a scopo
disinformativo, per evitare che la gente possa provarla e
scoprirne gli effetti benefici.
L'ALOE
NON HA la
MINIMA
TOSSICITA'
e MEN
che MAI E' CANCEROGENA,
LO SONO INVECE CHEMIOTERAPIA E
RADIOTERAPIA, CAPACI di far
AMMALARE di CANCRO anche UNA PERSONA SANA !
Nonostante qualcuno, evidentemente ipocrita, tenti di
diffondere questa enorme falsità (i prodotti a base di aloe
venduti in farmacia sono approvati
dal Ministero della Sanità)
non c'è mai stato un solo caso di intossicazione da aloe,
inoltre migliaia di persone la prendono da anni e nessuno ha
avuto nulla; infine aggiungo che il Ministero della Sanità non
avrebbe mai approvato dei prodotti tossici o cancerogeni, che
invece possono essere acquistati liberamente senza prescrizioni
in farmacia (anche se io consiglio di
coltivare la pianta in casa e di non comprare nulla di
commerciale) per cui la falsità di questi medici che
parlano di tossicità dell'aloe è totale.
Quindi io vi dico, informatevi, informatevi e
informatevi. Non credete ciecamente ai medici che vi consigliano
solo farmaci e diffidano a priori delle sostanze naturali, che
per giunta non conoscono affatto.
Perchè i farmaci fanno solo male
E' risaputo che il cancro è notevolmente
più diffuso nei paesi più ricchi e molto meno in quelli più
poveri. Oltre che per l'inquinamento, la causa principale,
unitamente
all'infelicità e allo stress, è da ricercare
nel notevolissimo uso di farmaci di uso comune nei paesi ricchi
(l'uso nei paesi poveri è minimo).
Se ci
riflettiamo bene notiamo che le case farmaceutiche ci spingono a
usare continuamente farmaci (apparentemente innocui) per i
motivi più banali (mal di testa, mal di pancia, mal di ossa,
ecc.). Vorrebbero praticamente trasformare la nostra casa in una
farmacia.
Questi farmaci sono assolutamente dannosi
per la salute e provocano più male di quanto possiamo sospettare.
MIGLIAIA di PERSONE OGNI ANNO MUOIONO a CAUSA
degli "INNOCUI" COMUNISSIMI
ANTINFIAMMATORI
(Aulin, Mesulid, Medinait, Cortisone,
Aspirina, Voltaren, ecc.) che causano danni gravi al fegato,
allo stomaco, all'intestino, ecc.
Pensate che l'Aspirina è stata scoperta da un secolo ormai e
ancora oggi vengono scoperti continuamente effetti collaterali !
Pensate al paracetamolo, sostanza contenuta in tantissimi
farmaci per la febbre (come la Tachipirina, ecc.), per
l'influenza (Medinait, Nesidina, ecc.) o per il mal di testa,
che se presa in eccesso
PROVOCA LA NECROSI IRREVERSIBILE DEL FEGATO.
Pensate che dopo appena 10 anni le case farmaceutiche siano
assolutamente sicure di quali danni provoca un farmaco ?
L'Organizzazione Mondiale
della Sanità (O.M.S.)
ha dichiarato che solo lo 0,01% dei farmaci attualmente venduti
è realmente efficace. Il 99,99% dei farmaci venduti in farmacia
è completamente inutile o nocivo!
Il motivo per cui le case farmaceutiche cercano di convincerci
che i farmaci appena usciti sono migliori rispetto a quelli più
vecchi e collaudati non è affatto quello che si crede
comunemente, ossia che i nuovi farmaci, frutto della ricerca,
sono migliori rispetto a quelli precedenti. Molto spesso anzi i
farmaci nuovi vengono tolti dal mercato proprio per il numero di
vittime che fanno.
Le
case farmaceutiche sono
obbligate per legge a cedere i diritti del brevetto dopo 20 anni
dalla scoperta.
A loro basta modificare leggermente un principio attivo, in modo
da poter fare un nuovo brevetto per altri 20 anni.
E' chiaro che il nuovo farmaco offre molte meno garanzie di
quello precedente perchè è stato collaudato per un tempo molto
minore, ma loro hanno interesse a spingere il mercato sulla
nuova sostanza. Se non ci fosse questa legge le case
farmaceutiche si comporterebbero come la Coca-Cola, che non
cambia la ricetta da oltre un secolo, e cercherebbero anzi di
convincere tutti che la loro sostanza è la migliore, proprio
perchè collaudata da decenni! Il comportamento delle case
farmaceutiche è dettato esclusivamente da interessi commerciali,
a loro non interessa minimamente la salute
dei malati.
Inoltre loro fanno leva sui medici per diffondere i loro
prodotti: "Se prescrivi il nostro farmaco, ti regaliamo un
Personal Computer, un viaggio, ecc.". E voi pensate che gente
che ragiona in questo modo abbia a cuore la vostra salute e vi
dia i migliori consigli per guarire ?
Se una loro ricerca interna stabilisse che
l'aloe o una qualsiasi sostanza naturale non brevettabile e
accessibile a costi nulli funziona meglio dei chemioterapici,
che costano milioni, pensate che renderebbero pubblica quella
ricerca ?
Pensate alle ricerche condotte in segreto per anni da tutte le
aziende che producono le sigarette, che poi sono state costrette
in USA a risarcimenti ultramiliardari, una volta che quelle
ricerche furono scoperte.
Infine, vi sono
centinaia di ricerche scientifiche condotte sull'aloe da
università in tutto il mondo, compresa l'Italia, che dimostrano
concordemente l'infinità di effetti benefici contro pressocchè
tutte le forme di cancro e anche contro parecchie altre malattie
"incurabili",
ma la cosa sconvolgente è che questi studi non vengono raccolti
in un unico corpus, ma sono incredibilmente isolate.
Così, in Italia si sa che l'aloe ha effetto sui tumori
neuroectodermici, in Cina sanno che funziona sui carcinomi,
negli Stati Uniti sulla leucemia, ecc. ma nessuno pensa a
riunire tutte queste ricerche in modo da dimostrare che l'aloe
funziona per tutte le forme di tumore. E i poveri malati devono
andarsele a cercare da soli su Internet, mentre i medici, che
dell'aloe non hanno neppure sentito parlare, consigliano loro di
massacrarsi con le chemioterapie e radioterapie cancerogene !
Inconcepibile e disgustoso.
Molti mi
chiedono: "ma se l'aloe funziona così bene, come mai i malati
non vengono curati con l'aloe ?" Questa domanda è di una
ingenuità sconcertante. Chi fa questa domanda pensa che le case
farmaceutiche siano delle benefattrici dell'umanità a cui non
interessa minimamente l'immenso giro di miliardi che c'è dietro
(80.000 miliardi all'anno, solo in Italia !), ma hanno a cuore
esclusivamente la nostra salute e che se l'aloe funzionasse
davvero, le aziende, i medici e i ricercatori rinuncerebbero
tranquillamente a tutto, molte case farmaceutiche addirittura
chiuderebbero i battenti e direbbero "abbiamo trovato la
soluzione finale sul cancro", prendetevi l'aloe, che non costa
nulla e guarirete in men che non si dica. Tanto vale chiedermi
se credo a Babbo Natale...
L'assurdo è che si
spendono miliardi per la ricerca sul cancro e non pensano a
studiare l'aloe che ha già guarito più persone e casi incurabili
di quanto abbiano fatto loro con le loro terapie assassine,
vendute tra l'altro a prezzi da estorsione (legale).
E poi mi chiedono se voglio
contribuire a finanziare la "ricerca" per il cancro,
quando so per certo che il 90% dei fondi raccolti non
vanno a finire per niente nella "ricerca", ma vanno
nelle tasche di gente senza scrupoli che fa finta di
guardare nel microscopio e intanto si compra la villa al
mare !
ASSURDO su CHEMIOTERAPIA !
L'evento. Ricorre quest'anno il sessantesimo
anniversario del primo trial su una chemioterapia
antineoplastica, un evento strettamente correlato allo
sviluppo delle armi chimiche durante I e II Guerra
Mondiale.
60 anni fa. Nel settembre del 1946, un gruppo di
ricercatori coordinati da L. S. Goodman pubblicavano uno
studio di importanza epocale sull'effetto del gas letale
iprite sui linfomi. L'iprite, nota anche come gas
mostarda, è un solfuro di dicloro-etile, un liquido di
color bruno-giallognolo, dal caratteristico odore di
aglio o senape. Si tratta di un vescicante d'estrema
potenza: è liposolubile e penetra in profondità nello
spessore della cute.
L'iprite agisce anche attraverso gli abiti, il cuoio e
la gomma. Concentrazioni di 0,15 mg d'iprite per litro
d'aria risultano letali in circa dieci minuti;
concentrazioni minori producono gravi lesioni, dolorose
e di difficile guarigione, danni gravissimi all'apparato
respiratorio ed all'apparato ematopoietico.
Sono descritte anche forme di cecità da cheratite. La
morte può sopraggiungere in tal caso in una settimana
circa, a causa di un'immunodepressione acquisita per
leucopenia, e secondariamente per le lesioni cutanee,
che aprono la porta ad infezioni diffuse.
Avendo osservato l'insorgere della leucopenia nei membri
dell'equipaggio di una nave da guerra statunitense
esposta all'iprite nel golfo di Bari nel 1943, Goodman e
i suoi collaboratori somministrarono un derivato
dell'iprite (UN'ARMA CHIMICA), la mostarda azotata, in
sei pazienti affetti da linfoma maligno.
Gli effetti non furono entusiasmanti (ci furono diversi
decessi), ma da li parti' la ricerca della Chemio
terapia.
Furono condotti esperimenti sui topi, e fu registrato un
regresso nelle masse tumorali trattate con derivati
dell'iprite, ma l'ipotesi sperimentale languì fino al
1942, quando l'Office of Scientific Research and
Development statunitense commissionò a diverse
istituzioni scientifiche Usa lo studio di armi chimiche.
Ma la strada era aperta.
Lo studio rimase comunque coperto da segreto militare
fino al dopoguerra e al trial del 1946.
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Spero che dopo aver letto tutto questo riflettiate su
quello che sono i crimini delle chemioterapia, e
della medicina.
Quelli che qualcuno chiama “farmaci” cioè la chemio
terapia…non sono altro che aggressivi chimici da guerra,
queste sostanze che oggi la medicina li usa per “curare”
i tumori in passato sono stati usati come sostanze
belliche per la distruzione di massa.
Secondo Voi che leggete si
possono curare le malattie con sostanze del genere
???
IL CASO:
www.vitarubata.com
-
Questo e uno dei tanti atti criminali come viene raccontato su
questo sito web, (il caso di Adriana uccisa con un aggressivo
chimico da guerra la ciclofosfamide che come principio attivo
contiene l’iprite, cosi dette mostarde
azotate) commesso “da mafiosi in camice bianco” che
invece di tutelare la vita (il bene più grande) si arrogano il
diritto di sopprimerla solo per scopi di ricerca scientifica!!
Questa storia sembra incredibile… ma purtroppo e vera!!
esisterà la “giustizia”? Non esiste il delitto perfetto;
ma esiste una giustizia imperfetta.
Naturalmente di quello
che io ho scritto qui mi assumo ogni responsabilità e (sfido
chiunque a provarmi il contrario) se qualcuno si
sentisse leso di queste affermazioni si rivolga pure dove
ritiene più opportuno, cosi in quella sede aggiungerò il resto
di quanto qui non detto.
By
Giuseppe Ricciardo
-
Per info
vitarubata@vitarubata.com
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E' QUASI SEMPRE LA CHEMIOTERAPIA LA
RESPONSABILE DEL RITORNO DEL CANCRO,
ROVINANDO IL SISTEMA IMMUNITARIO PER ANNI E ANNI !
+
le operazioni chirurgiche per asportare i tumori.
Il cancro deve essere vinto invece potenziando il sistema
immunitario. Per molti tipi di tumore, il sistema immunitario ha
una "memoria", esattamente come per le malattie esantematiche
(morbillo, varicella, rosolia, ecc.); se il tumore viene vinto
dall'organismo stesso, piuttosto che represso dai farmaci, è
molto più difficile che si ripresenti in seguito.
L'aloe ha un centinaio di principi attivi che potenziano il
sistema immunitario in modo ineguagliabile rispetto a qualsiasi
altro farmaco, inoltre questi hanno un ruolo attivo e selettivo
nell'aggredire le cellule malate, inducendo l'apoptosi.
Tutto questo è stato dimostrato scientificamente in molte
università del mondo, comprese alcune italiane.
Vedi anche
"La terapia dei tumori con Gadolinio 159 in Risonanza
Magnetica Nucleare",
dott. Giuseppe Nacci, seconda edizione, maggio 2002
vedi anche
Cancro e Medicina Naturale +
Vitamina B17
Commento NdR: ....e
con queste sostanze la
medicina ufficiale
"cura" i malati di cancro !!
Leggete questo documento che è ormai "sparito"
dal sito dell'Istituto
Superiore di Sanita in internet:
ISS - Chemio terapia
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CHEMIO:
Ciclofosfamide incrementa rischio di neoplasie
ematologiche
In un' ampia coorte di pazienti con artrite reumatoide, il
rischio relativo di neoplasie maligne ematologiche era superiore
dopo trattamento con ciclofosfamide.
L'artrite reumatoide (AR) è una poliartrite infiammatoria,
cronica e spesso invalidante, la cui eziologia non è ben
stabilita. Il danno e l'infiammazione a livello delle
articolazioni possono essere alleviati grazie all'impiego di
DMARD (farmaci antireumatici che modificano l'evoluzione della
malattia) il cui bersaglio è il sistema immunitario.
Negli ultimi 30 anni, i dati disponibili hanno evidenziato un
aumento del rischio di neoplasie maligne ematologiche
(soprattutto linfomi) nei pazienti affetti da AR. È difficile
tuttavia valutare il ruolo dei
DMARD tradizionali e dei nuovi farmaci che spesso sono
utilizzati in combinazione.
Dal 1 gennaio 1980 al 31 dicembre 2003, in Canada (Quebec) è
stato effettuato uno studio di coorte in pazienti con AR.
L'inserimento dei pazienti nella coorte dipendeva dalla prima
prescrizione di DMARD (metotrexato, idrossiclorochina,
clorochina, sulfasalazina, azatioprina, leflunomide,
ciclofosfamide, ciclosporina, sali di oro, minociclina,
penicillamina e anti-TNF-alfa) e dall'assenza di diagnosi di
neoplasie maligne ematologiche.
È stato effettuato anche un aggiustamento per fattori correlati
alla severità dell'AR, compresi l'uso di glucocorticoidi, il
numero di visite mediche e le caratteristiche extra-articolari
della patologia.
I pazienti sono stati osservati dal loro inserimento nella
coorte fino alla prima comparsa dell'evento oggetto di studio
(una neoplasia maligna ematologica di nuova insorgenza), al
decesso e alla conclusione dello studio (31 dicembre 2003).
Per lo studio caso-controllo nested nell'ambito della coorte,
sono stati selezionati i nuovi casi di neoplasia maligna
ematologica in pazienti con AR; ad ogni caso corrispondevano 10
controlli, confrontabili per età, sesso, mese e anno di
inserimento nella coorte, ovviamente senza neoplasia maligna
ematologica.
È stata identificata una coorte di 23.733 pazienti con AR
esposti a DMARD e senza storia di cancro. Al momento
dell'inserimento nella coorte, l'età media era 61,7 anni. Nel
70,1% dei casi si trattava di donne. I farmaci a cui era esposta
la maggior parte dei pazienti erano metotrexato, antimalarici e
sulfasalazina.
I pazienti sono stati seguiti per 6,7 anni in media, per un
totale di 158.067 anni-persona.
Durante il periodo di osservazione, le neoplasie maligne
ematologiche si sono sviluppate in 619 pazienti (346 casi di
linfoma, 178 di leucemia e 95 di mieloma multiplo), con
un'incidenza di 391,6 casi/100.000 anni-persona.
All'analisi univariata del rischio di neoplasie maligne
ematologiche, è stata osservata un'associazione statisticamente
significativa con azatioprina (RR 1,44; CI 95% 1,01-2,03) e
ciclofosfamide (RR 2,21; 1,52-3,20).
La stima aggiustata suggeriva che il rischio di neoplasie
ematologiche era più elevato dopo esposizione a ciclofosfamide (RR
1,84; 1,24-2,73).
Valutando soltanto i linfomi, l'RR aggiustato era 1,23
(0,97-1,57) per il metotrexato, 1,09 (0,67-1,77) per l'azatioprina,
2,12 (1,33-3,54) per la ciclofosfamide e 3,14 (0,58-17,1) per
gli anti-TNF-alfa.
Rispetto ai pazienti non esposti, gli anti-TNF-alfa mostravano
un aumento di 5 volte del rischio di linfoma, tenendo conto, tra
l'altro, che tali farmaci sono stati inseriti nel prontuario
provinciale del Quebec soltanto nel 2002.
Riferimento bibliografico :
Bernatsky S et al. Hematologic malignant neoplasms after drug
exposure in rheumatoid arthritis. Arch Intern Med 2008; 168:
378-81.
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Tossicità da
chemioterapia:
a cura del dott. Giampaolo Talamo - 29 gennaio 2002 - Roma
INTRODUZIONE
Alcuni pazienti e molte persone normali ritengono che la
chemioterapia costituisca un “veleno”.
In alcuni casi
questa convinzione e' fomentata da finti guaritori che
pubblicizzano i loro prodotti alternativi,
ma bisogna ammettere che i farmaci chemioterapici sono tra le
medicine più tossiche e potenzialmente letali di cui si disponga
in terapia.
Il
problema risiede nel fatto che, in generale, i farmaci
chemioterapici non riescono a distinguere le cellule maligne da
quelle normali, per cui i loro effetti terapeutici spesso non
possono essere disgiunti da quelli tossici.
Gli oncologi cercano di minimizzare i problemi sfruttando le
differenze cinetiche di crescita tra i tessuti normali e quelli
neoplastici (per esempio somministrando alcuni tipi di
chemioterapia una volta al mese, al fine di permettere la
rigenerazione dei tessuti normali), ma e' innegabile che i
farmaci antitumorali siano potenzialmente assai pericolosi: per
fare un esempio, una persona che riceve 1000 mg di metotrexato
per via endovenosa e' sicuramente destinata alla morte a causa
degli effetti tossici, ma con adeguati accorgimenti uno
specialista oncologo può somministrarne oltre 15 grammi senza
che si verifichino seri problemi.
Ecco perché la somministrazione della chemioterapia deve essere
sempre diretta e supervisionata da medici specializzati in
questo settore.
I farmaci chemioterapici possono produrre degli effetti tossici
diversi anche se appartengono ad una stessa classe terapeutica,
a causa di differenze di distribuzione e metabolismo. Prendiamo
ad esempio due alcaloidi della vinca: la vincristina e'
altamente tossica per il sistema nervoso e minimamente tossica
per il midollo osseo, mentre la vinorelbina ha effetti
collaterali esattamente opposti.
Anche il profilo di tossicità di uno stesso farmaco può variare
a seconda della modalità di somministrazione: per esempio, la
tossicita' principale della doxorubicina in bolo e' la
mielosoppressione, mentre quella della doxorubicina
somministrata in infusione continua per 96 ore e' la mucosite.
Le condizioni metaboliche del paziente sono assai importanti,
perché possono influire notevolmente sulla tossicità della
chemioterapia: per fare un esempio, nei pazienti con
insufficienza epatica la tossicità degli alcaloidi della vinca
e' aumentata, perché questi farmaci sono escreti dal sistema
epatobiliare, mentre la tossicità della ciclofosfamide e'
diminuita, poiché questo farmaco viene convertito nei suoi
metaboliti attivi nel fegato.
Infine bisogna notare che assai spesso i farmaci chemioterapici
vengono somministrati in combinazioni multiple (polichemioterapia),
per cui la tossicità osservata sarà il risultato di un effetto
additivo o sinergistico dei singoli farmaci.
In un altro articolo (''I farmaci chemioterapici'') ho elencato
i principali effetti tossici per ogni singolo farmaco
antineoplastico. In questo articolo invece esporrò gli effetti
tossici della chemioterapia suddividendoli in base all'organo o
all'apparato interessato. Mi soffermerò maggiormente sugli
effetti tossici più frequenti ed importanti.
SISTEMA EMATOLOGICO
La maggior parte dei farmaci chemioterapici induce
mielosoppressione, cioè la distruzione delle cellule staminali e
progenitrici contenute nel midollo osseo. In maniera più o meno
selettiva, tutte e tre le linee ematopoietiche sono compromesse:
globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Tuttavia, dato che
l’emivita dei neutrofili e' di 6-8 ore, quella delle piastrine
e' di 5-7 giorni, e quella dei globuli rossi e' di 50-65 giorni,
e' intuitivo che la prima manifestazione della chemioterapia e'
la neutropenia, mentre l’anemia e' l’ultima a comparire.
Il periodo di tempo necessario per raggiungere il nadir (cioe'
il punto piu' basso dei valori nel tempo) delle cellule ematiche
dopo la somministrazione della chemioterapia dipende dagli
agenti specifici:
-Per la maggior parte dei farmaci antineoplastici, il nadir si
verifica dopo 10 giorni, e il recupero avviene in 3-4 settimane.
-Per melfalan, dacarbazina, procarbazina e busulfano il nadir si
verifica dopo 2-4 settimane, e il recupero avviene in 6
settimane.
-Per le nitrosouree il nadir si verifica in 4-5 settimane, e il
recupero avviene in 6-8 settimane.
Come regola generale, una chemioterapia mielosoppressiva non
deve essere somministrata se il numero dei neutrofili e' <
1.000/mmc oppure le piastrine sono <100.000/mmc.
ANEMIA
La trasfusione di sangue si rende necessaria quando l’emoglobina
scende al di sotto di 8 g/dL.
Al fine di evitare o minimizzare il grado di anemia dopo la
chemioterapia, i pazienti oncologici possono ricevere
l’eritropoietina.
Non sempre il meccanismo dell'anemia secondaria alla
chemioterapia consiste nella distruzione dei precursori
eritrocitari nel midollo osseo: per esempio, e' stato dimostrato
che la causa principale dell'anemia dovuta al cisplatino e' la
riduzione della produzione di eritropoietina, che risulta dal
danno tubulare renale indotto dal cisplatino.
NEUTROPENIA e FEBBRE NEUTROPENICA
La neutropenia si associa ad un aumentato rischio di infezioni
quando il numero dei granulociti neutrofili (attenzione: non il
numero dei granulociti totali) e' <1.000/mmc.
Gli agenti infettivi responsabili delle febbri neutropeniche
possono essere batteri gram-positivi (stafilococcus aureus,
stafilococcus epidermidis, streptococcus viridans), batteri
gram-negativi (pseudomonas aeruginosa, escherichia coli,
enterococci), batteri anaerobi (1% dei casi) e funghi (candida).
Non sempre le misure preventive e di isolamento (copricapo,
guanti, maschere, ecc.) sono efficaci: nell’80% dei casi, le
infezioni dei pazienti neutropenici insorgono dalla flora
endogena del paziente stesso, in particolare dal tratto
gastrointestinale.
La profilassi si avvale dei chinolonici per via orale (ciprofloxacina
500 mg x 2/die).
La terapia può essere iniziata empiricamente con tre antibiotici
(penicillina antipseudomonica + aminoglicoside + vancomicina)
oppure con una cefalosporina di quarta generazione (cefepime).
La durata della neutropenia viene ridotta dalla somministrazione
di G-CSF (granulocyte colony-stimulating factor).
IMMUNOSOPPRESSIONE
I pazienti sottoposti a chemioterapia possono diventare
immunodepressi non solo a causa della neutropenia, ma anche per
la distruzione dei linfociti: alcuni farmaci come gli analoghi
sintetici dell'adenosina (pentostatina, fludarabina e cladribina)
hanno un potente effetto linfotossico, e possono indurre uno
stato di immunodepressione cosi’severo che e' sovrapponibile a
quello dell'AIDS in fase terminale.
I pazienti immunodepressi diventano suscettibili allo sviluppo
di un grande varieta' di infezioni.
PIASTRINOPENIA
Il rischio di emorragie interne od esterne e' trascurabile se il
numero delle piastrine e' > 50.000/mmc. Le trasfusioni
piastriniche sono indicate quando la conta piastrinica e' <
15,000. La piastrinopenia da chemioterapia può essere trattata
con interleukina-11.
MICROANGIOPATIA TROMBOTICA Farmaco maggiormente responsabile:
mitomicina C. La microangiopatia trombotica si manifesta in
circa il 10% dei pazienti trattati con mitomicina C, e la
maggior parte dei casi si verifica quando la dose totale supera
i 60 mg.
La microangiopatia trombotica include diverse entità cliniche:
l’anemia emolitica microangiopatica, la porpora trombotica
trombocitopenica, e la sindrome uremico-emolitica (= anemia
emolitica microangiopatica + trombocitopenia + insufficienza
renale).
COAGULOPATIA
Farmaco maggiormente responsabile: asparaginasi.
L’asparaginasi fa ridurre la produzione epatica di diverse
proteine coinvolte nella coagulazione, sia fattori procoagulanti
(tra cui la protrombina, i fattori XI, X, IX, VIII, VII, V, e il
fibrinogeno) che anticoagulanti (antitrombina III, proteina C,
proteina S). Di conseguenza, alcuni pazienti (1%) sviluppano una
coagulopatia, o sotto forma di eventi trombotici (trombosi
venosa profonda, embolia polmonare), oppure sotto forma di
emorragie (per esempio, ictus emorragici).
LEUCEMIE SECONDARIE
Farmaci maggiormente responsabili: agenti alchilanti.
Oltre alla mielodisplasia, i farmaci chemioterapici possono
causare lo sviluppo di una vera e propria leucemia. Si tratta in
genere di una leucemia mieloblastica acuta, che insorge dopo 3-5
anni dall’inizio della chemioterapia (ma si può sviluppare anche
dopo 10 anni), e di solito ha un decorso aggressivo e letale.
POLMONI
POLMONITE INTERSTIZIALE / FIBROSI POLMONARE CRONICA
Farmaci maggiormente responsabili:
bleomicina, busulfano, ciclofosfamide, clorambucile, melfalan,
metotrexato, mitomicina C, nitrosouree.
Il 10% dei pazienti che ricevono una dose cumulativa totale di
bleomicina > 200 u/m2 sviluppa polmonite interstiziale, che con
il tempo progredisce in fibrosi polmonare. Le manifestazioni
cliniche sono tosse secca, dispnea, febbre e rantoli alle basi.
Per la diagnosi si può rendere necessaria la biopsia polmonare.
Per quanto riguarda il busulfano, la fibrosi polmonare si
verifica nel 4% dei pazienti, ma all'esame autoptico le lesioni
polmonari sono rilevabili nel 46% dei casi. L'intervallo tra il
trattamento e l'inizio dei sintomi e' generalmente più lungo
rispetto a quello degli altri farmaci antineoplastici, perché
può essere anche di 10 anni. Il rischio di tossicità polmonare
da busulfano aumenta quando la dose cumulativa del farmaco e'
>500 mg.
POLMONITE ACUTA DA IPERSENSIBILITA'
Farmaci maggiormente responsabili: bleomicina, metotrexato,
procarbazina.
EDEMA POLMONARE ACUTO
Farmaci maggiormente responsabili:
Ara-C, ciclofosfamide, metotrexato, mitomicina C, teniposide.
VERSAMENTI PLEURICI
Farmaci maggiormente responsabili: bleomicina, busulfano,
ciclofosfamide, docetaxel, metotrexato, mitomicina C,
procarbazina.
La comparsa di un versamento pleurico avviene nel 12% dei
pazienti trattati con docetaxel, ed e' dovuto alla ritenzione
idrica associata alla somministrazione di questo farmaco (cosi'
come gli edemi periferici e l'aumento di peso).
CUORE -
ARITMIE
Farmaci maggiormente responsabili: antracicline, ciclofosfamide,
paclitaxel.
Le aritmie più frequenti in corso di terapia con antracicline
sono la tachicardia sinusale, le tachicardie sopraventricolari e
battiti prematuri atriali o ventricolari; queste aritmie sono
generalmente asintomatiche e transitorie, perché di solito si
risolvono nel giro di una settimana. Sebbene le aritmie si
verifichino nel 30-40% dei pazienti trattati con doxorubicina,
quelle pericolose, come la tachicardia ventricolare, sono assai
rare. Le aritmie indotte dal paclitaxel sono la bradicardia
sinusale, battiti prematuri ventricolari, la tachicardia
ventricolare e vari gradi di blocchi atrioventricolari.
L'effetto più frequente e' una bradicardia asintomatica e
transitoria, che si verifica nel 25-30% dei pazienti trattati.
SCOMPENSO CARDIACO
Farmaci maggiormente responsabili: antracicline, ciclofosfamide,
ifosfamide, mitomicina C, mitoxantrone.
Con la ciclofosfamide, la cardiotossicita' si verifica solo con
alte dosi (>150 mg/Kg), come quelle usate in corso di trapianto
di midollo; il decorso e' fulminante, con scompenso cardiaco e
pericardite che si sviluppano in 10-14 giorni.
Con la mitomicina C, lo scompenso cardiaco avviene in circa il
5% dei pazienti trattati, e la sua incidenza aumenta quando la
dose cumulativa e' >300 mg/m2.
Il farmaco antineoplastico più comunemente associato allo
sviluppo di scompenso cardiaco e' la doxorubicina. L'effetto e'
dose-dipendente: l'insufficienza cardiaca si sviluppa nell'1%
dei pazienti trattati con una dose cumulativa di 450 mg/m2, nel
7% con 550 mg/m2, e nel 30% dei casi se la dose cumulativa e'
>550 mg/m2.
La
doxorubicina deve essere sospesa se:
-La dose cumulativa e' >550 mg/m2;
-Compare scompenso cardiaco; -Compaiono alterazioni dell'ECG:
tachicardia sinusale, aritmie, depressione del tratto ST,
appiattimento delle onde T, riduzione dei voltaggi; -La frazione
di eiezione e' <45% oppure si riduce di oltre il 10% nel corso
della chemioterapia.
La cardiotossicita' da antracicline puo’essere prevenuta dalla
somministrazione di dexrazoxano, che deve essere iniziata quando
la dose cumulativa di doxorubicina e' >300 mg/m2.
ISCHEMIA MIOCARDICA
Farmaci maggiormente responsabili: antracicline, cisplatino,
etoposide, 5-fluorouracile, alcaloidi della vinca.
Gli episodi di angina e infarto miocardico determinati dal
cisplatino sono verosimilmente causati da vasospasmo delle
arterie coronarie, poiche' gli studi angiografici nei pazienti
affetti hanno mostrato delle arterie coronarie pervie e un
vasospasmo significativo dopo iniezione di ergonovina.
PERICARDITE-MIOCARDITE ACUTA
Farmaci maggiormente responsabili: antracicline, ciclofosfamide
(vedi sopra).
APPARATO GASTROINTESTINALE -
NAUSEA / VOMITO
Farmaci maggiormente responsabili: antracicline, ciclofosfamide
ad alte dosi, cisplatino, dacarbazina, mecloretamina,
nitrosouree.
Il vomito da chemioterapia e' distinto in: a) acuto, che insorge
1-2 ore dopo la chemioterapia e di solito scompare entro 24 ore;
b) subacuto, che insorge 9-18 ore dopo l'inizio della
chemioterapia; c) ritardato, che insorge 48-72 ore dopo l'inizio
della chemioterapia e scompare dopo 1-3 giorni.
Il vomito da chemioterapia e' dovuto alla stimolazione diretta o
indiretta di un centro cerebrale chiamato in inglese
chemoreceptor trigger zone (CTZ), localizzato nell'area
postrema, cioè in corrispondenza del margine caudale del quarto
ventricolo. Il neurotrasmettitore piu' importante
nell'attivazione del CTZ e' la serotonina (chiamata anche 5-HT,
da 5-Hydroxy-Tryptamine), ma vi prendono parte anche la
dopamina, l'istamina, l'acetilcolina, l'apomorfina e altri
ancora.
Alcuni farmaci chemioterapici inducono vomito non solo
stimolando direttamente il CTZ, ma anche stimolando i nervi
afferenti del tratto gastrointestinale: la distruzione delle
cellule enterocromaffini da parte della chemioterapia fa
rilasciare alte quantità di serotonina nella mucosa intestinale,
e questa serotonina va ad attivare i recettori 5-HT3 dei neuroni
locali -afferenti vagali-, che a loro volta stimolano il CTZ.
I
farmaci antiemetici utilizzati nei pazienti sottoposti a
chemioterapia appartengono a 5 classi:
1) Antagonisti della serotonina: dolasetron, granisetron,
ondansetron, tropiseton. I loro effetti collaterali più
frequenti sono la costipazione e cefalea lieve.
2) Fenotiazine: clorpromazina, proclorperazina. Esse agiscono
come antagonisti della dopamina, e inibiscono il centro del
vomito. I loro effetti collaterali più importanti sono sedazione,
ortostatismo, effetti anticolinergici e reazioni extrapiramidali
(torcicollo, crisi oculogire, disartria, acatisia, ecc).
3) Metoclopramide. Agisce come antagonista della dopamina. I
suoi effetti collaterali piu' importanti sono sedazione, diarrea
e reazioni extrapiramidali.
4)Corticosteroidi:desametasone, metilprednisolone.
5) Benzodiazepine:lorazepam. Gli effetti collaterali più
importanti sono sedazione e amnesia.
MUCOSITE
La mucosite si sviluppa 2-10 giorni dopo la chemioterapia, e può
essere indotta da moltissimi farmaci antineoplastici. I farmaci
maggiormente responsabili sono: antracicline, Ara-C, cisplatino,
etoposide, 5 fluorouracile,
metotrexato.
La mucosite consiste in infiammazione della lingua (glossite),
della bocca (stomatite), faringite, esofagite ed enterite (da
qui la diarrea da chemioterapia).
La severità della stomatite, della faringite e dell'esofagite e'
variabile: si va da casi lievi, in cui il paziente ha un lieve
eritema e avverte solo un leggero fastidio quando ingerisce
liquidi acidi (come il succo d'arancia), a casi severi, dove ci
sono ulcerazioni estese e il dolore e' così intenso che il
paziente non riesce a mangiare e si rende necessaria
l'alimentazione parenterale.
A parte il dolore locale, che provoca odinofagia e disfagia, la
mucosite e' importante perché la sua presenza favorisce lo
sviluppo di infezioni: infatti la normale barriera protettiva
dell'epitelio orale viene distrutta, e le ulcerazioni che
frequentemente accompagnano la mucosite costituiscono una porta
d'ingresso per i microrganismi endogeni. Le infezioni e sepsi
più frequentemente osservate sono quelle da candida, herpes
simplex tipo 1, e vari batteri.
La mucosite da 5-fluorouracile si verifica soprattutto dopo
un'infusione continua per 5 giorni; essa inizia 3-8 giorni dopo
la somministrazione del 5-fluorouracile e dura generalmente 7-12
giorni.
Nel caso del 5-fluorouracile e del metotrexato, la stomatite può
essere prevenuta raccomandando al paziente di succhiare del
ghiaccio durante l'infusione del farmaco. Sono utili anche
lavaggi con soda e clorexidina. I pazienti che ricevono
metotrexato a dosi alte devono ricevere anche la leucovorina.
Il trattamento della mucosite orale consiste in idratazione
adeguata, lavaggi con soda e clorexidina, analgesici locali (per
esempio lidocaina al 2% 10 mL, da sputare dopo 30 secondi), e
analgesici per via sistemica (anche gli oppioidi).
DIARREA
Farmaci maggiormente responsabili: Ara-C, 5-fluorouracile,
irinotecan, metotrexato.
La diarrea e' una manifestazione di mucosite (vedi sopra), ed e'
la conseguenza della distruzione delle cellule epiteliali
intestinali da parte dei farmaci antineoplastici.
La diarrea si verifica in circa l'80% dei pazienti trattati con
irinotecan; se insorge nelle prime 24 ore, bisogna somministrare
atropina 0.5 mg EV, se invece insorge tardivamente, cioè oltre
24 ore dopo la somministrazione di irinotecan, bisogna
somministrare loperamide 4 mg per os, seguiti da 2 mg ogni 2 ore
fino a quando la diarrea si risolve.
I farmaci impiegati nel trattamento della diarrea da
chemioterapia sono la loperamide, il difenossilato, gli oppioidi
e la somatostatina (100-150 mcg SC x 3/die).
ILEO PARALITICO
Farmaci maggiormente responsabili: alcaloidi della vinca.
I pazienti trattati con vincristina dovrebbero sempre ricevere
dei lassativi.
TIFLITE
La tiflite e' un'enterocolite necrotizzante che si verifica nei
pazienti severamente neutropenici. In assenza dei neutrofili i
batteri della normale flora intestinale riescono ad invadere la
mucosa e a distruggere le pareti intestinali. L'intestino, di
solito a livello del cieco e dell'ileo terminale, e' edematoso e
contiene aree di ulcerazione.
Le manifestazioni cliniche della tiflite da neutropenia sono:
febbre, dolore addominale e positività del segno di Blumberg. Il
quadro clinico assomiglia a quello di un'appendicite acuta.
DANNO EPATOCELLULARE
Moltissimi agenti chemioterapici sono in grado di produrre un
danno epatocellulare.
L'epatotossicita' da dacarbazina ha delle caratteristiche
peculiari, perché si tratta di una reazione da ipersensibilita';
l'istologia mostra un infiltrato di eosinofili nei vasi epatici.
Il quadro clinico include ittero, ascite, dolore addominale alto
ed elevazione delle transaminasi.
COLESTASI
Farmaci maggiormente responsabili: busulfano, floxuridina per
via endoarteriosa, 6-mercaptopurina.
COLANGITE SCLEROSANTE
Farmaco maggiormente responsabile: floxuridina per via
endoarteriosa.
SINDROME VENO-OCCLUSIVA
Molti agenti chemioterapici possono indurre la comparsa di una
sindrome veno-occlusiva. Questa si verifica soprattutto nei
regimi di condizionamento per il trapianto di midollo.
PANCREATITE
Farmaco maggiormente responsabile: asparaginasi. Un processo
pancreatitico e' documentabile nel 15% dei pazienti trattati con
asparaginasi.
REFERENCE
G. Talamo. Pathophysiology of emergency illness due to treatment
of cancer. In: Oncologic Emergencies, edited by Brian Decker
Publishing (Cancer Medicine Series), 2002 (in press).
IMPORTANTE:
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contrasti con le autorita' mediche, e per
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la
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(cancro
compreso) e'
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NESSUN prodotto puo', da
solo, guarire dalla
malattia della quale si e' malati !
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