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Sulla Chemioterapia si sa già tutto: Essa ha
un'azione deleteria e devastante sull'intero organismo.
La chemioterapia si regge su un assioma, anzi su un
paradosso: "Ciò che fa venire il cancro, lo
guarisce", guardate a che assurdità si è arrivati.
Nella chemioterapia, la
ciclofosfamide non è altro che un
iprite chelata che
viene introdotta nell'organismo, causa sui tessuti delle
reazioni di Feulgen liberando quattro molecole di acido
cloridrico. Quindi come si può pensare di curare
il cancro con l'acido
cloridrico ?
La chemioterapia distrugge la memoria
e il cervello - Eppure in
Italia la si continua a praticare: Perché ?
Studio medico USA, conferma: La Chemio distrugge il
cervello
LOS ANGELES: Non ci stupisce quella che
ci arriva da uno studio dell’Università della California
a Los Angeles e pubblicati sull’ultimo numero della
rivista "Breast Cancer Research and Treatment"
che mostra qualcosa che già sapevamo e cioè che la
chemioterapia è dannosa e che esistono tecniche non
dannose come la Ipertermia per le parti Molli, (fegato,
pancreas, intestino, seno, con nessun effetto
collaterali negativo come cadute di capelli e
dimagrimenti, e niente bisturi, ne avvelenamenti da
farmaci) e la Radioterapia Stereotassica per le partì
dure (cervello, polmone altre parti ) inventata nei
Laboratori del "Dipartimento di Fisica Nucleare" di
Stoccolma diretto dal dott. Lax in Svezia…
Ma si sa le alcune industrie
farmaceutiche, di fronte ai
soldi e anche taluni, non tutti, medici,
di fronte al dio denaro,
non guardano ai progressi della scienza ma storicamente,
restano ancorati ai farmaci di trenta anni fa.
La chemioterapia, afferma questo Studio, ma non
ci stupisce, induce modificazioni nel metabolismo
cerebrale e nel flusso ematico, e questi effetti il
paziente può risentirli anche a dieci anni di
distanza. Questi risultati aiutano a spiegare i
disturbi lamentati dai pazienti sottoposti a
chemioterapia.
Le persone faticano a mettere a fuoco e a ricordare le
cose in un modo che non gli accadeva prima della
chemioterapia; lo spiega il Dott. Silverman, direttore
dello studio benemerito effettuato da Lui.
Silverman e colleghi hanno usato la PET per scandire il
cervello di pazienti che erano state sottoposte a
intervento chirurgico per la rimozione di un cancro al
seno da cinque a dieci anni prima. Una parte di esse era
stata sottoposta a chemioterapia per ridurre il rischio
di recidive.
Confrontando le immagini PET ottenute da questo gruppo,
da un gruppo di pazienti non sottoposte a chemioterapia
e da un ulteriore gruppo di controllo di soggetti sani,
si è riscontrato come nelle pazienti trattate si potesse
riscontrare una forte diminuzione del metabolismo
cerebrale …
A questa riduzione del metabolismo corrispondeva un
peggioramento nei test sulle capacità mnemoniche.
Insomma la scoperta della acqua calda, che in Svezia era
già stata appurata dal " Karolinska Hospital Center " e
in USA da diversi Ospedali Americani e Canadesi, come la
"New York University of State Island".
La cosa migliore da fare e
togliere di mezzo ufficialmente la superata e medioevale
chemioterapia, in favore della moderna
"Ipertermia" e aggiornare la “radioterapia standard",
molto imprecisa, (COLPISCE sia le CELLULE SANE che
quelle CANCEROGENE UCCIDENDO anche quelle SANE…) con
quella Stereotassica, ultra precisa, grazie all’uso di
Computer e di un "Acceleratore Lineare 3D".
Provare a chiedere cosa ne pensa l'O.M.S.
(organizzazione Mondiale della Sanità) fermiamo la
chemio e i "Chemioterapisti ad oltranza" che pesano al
guadagno e non tengono conto dei progressi della
scienza.
By Duilio Pacifico - pubblicato su: "LADYSILVIA"
del 5 Gennaio 2007
Tratto da:
www.medicina.it
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Tumore maligno secondario:
Vediamo cosa lo provoca
(a cura della Dott.ssa Cinzia Cupani, Dipartimento
Sperimentale e Clinico di Medicina e Farmacologia,
Università degli Studi di Messina)
* Busulfan (Myleran)
* Carboplatino (Carboplatino, CarboplatinoDBL,
Carboplatino Teva, Paraplatin)
* Ciclofosfamide (Endoxan Asta)
* Ciclosporina (Sandimmun)
* Cisplatino (Cisplatino, Cisplatino Teva,
Citoplatino, Platamine, Platinex)
* Clomifene (Clomid, Prolifen, Serofene)
* Clorambucil (Leukeran, Linfolysin)
* Doxorubicina (Adriblastina, Caelyx)
* Epirubicina (Farmorubicina)
* Estrogeni Coniugati (Emopremarin, Premarin)
* Estrogeni Coniugati + Medrossiprogesterone (Premelle)
* Etinilestradiolo (Etinilestrdiolo Amsa)
* Etinilestradiolo + Desogestrel (Dueva, Gracial,
Mercilon, Planum, Practil 21, Securgin)
* Etinilestradiolo + Levonorgestrel (Egogyn 30,
Evanor D, Microgynon, Novogyn 21, Ovranet, Trigynon,
Trinordiol)
* Etinilestradiolo + Norgestrel (Eugynon)
* Finasteride (Finastid,Proscar, Prostide)
* Flutamide (Drogenil, Eulexin)
* Follitropina (Gonal F, Puregon)
* Infliximab (Remicade)
* Metotrexato (Brimexate, Methotrexate, Metotressato
Teva)
* Metiltestosterone (Testovis)
* Mitoxantrone (Novantrone)
* Micofenolato (Cellcept)
* Nandrolone Decanoato (Decadurabolin)
* Somatropina (Genotropin, Humatrope, Norditropin,
Saizen, Zomacton)
* Spironolattone (Aldactone, Spiroderm, Spirolang,
Uractone)
* Tamoxifene (Kessar, Ledrtam, Nolvadex)
* Testosterone (Testo Enant, Testovis, Andriol)
* Ticlopidina (Anagregal, Antigreg, Aplaket, Clox,
Fluifast, Klodin, Opteron, Parsilid, Ticlodone,
Ticlopidina Dorom, Ticloproge, Tiklid)
Fonte :
www.farmacovigilanza.org/
Sorpresa ! Lo
provoca la maggioranza dei chemioterapici !
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FALLIMENTO della CHEMIO
Secondo l'oncologo
Umberto Tirelli, intervenuto in un convegno, "i
giornali e i programmi televisivi danno notevole
risalto agli aspetti
negativi dei trattamenti terapeutici e ne
ingigantiscono gli effetti collaterali". Ma i
risultati della nostra inchiesta dimostrano, semmai,
una disattenzione dei media in materia. D'altra
parte, è difficile ottenere dall'oncologia
informazioni univoche circa l'effettiva utilità
della chemio nella cura del cancro.
Le statistiche sanitarie, poi, non sono sempre
trasparenti anche perché spesso i dati della
chirurgia vengono mischiati con quelli della
medicina.
Ma se per capire di più utilizzassimo le
dichiarazioni ufficiali, il quadro non sarebbe molto
positivo. Circa l'efficacia delle terapie
convenzionali in un diffuso tipo di cancro, ecco
cosa si legge negli atti ministeriali della
sperimentazione Di Bella, al Protocollo n. 3,
diretto da Pier Franco Conte, direttore del
Dipartimento di Oncologia e Ematologia
dell'Università di Modena: "La sopravvivenza mediana
attesa dalle pazienti con carcinoma mammario
metastatico trattate con una prima linea
chemioterapia e/ormonoterapica è superiore ai 24
mesi e circa il 15-20 per cento delle pazienti è
viva a 5 anni dalla diagnosi di metastasi.
La sopravvivenza mediana delle pazienti trattate con
chemioterapia di seconda linea per la malattia
metastatica varia nei vari studi clinici dai 6 agli
11 mesi". Il farmacologo Silvio Garattini ha
ammesso, sulla rivista Le Scienze: "Nonostante la
mole di ricerche e i conseguenti impegni economici,
si deve riconoscere che i risultati nel trattamento
del cancro sono ancora relativamente modesti. Il
miglior trattamento, quando sia possibile, rimane
ancora la chirurgia, mentre tutto l'insieme dei
trattamenti antitumorali (chemioterapia,
immunologici e radianti) arriva a malapena a
determinare una guarigione (più di cinque anni di
sopravvivenza) in circa il 10 per cento dei pazienti
trattati".
Paul Goss, direttore del Breast Cancer Prevention
and Research di Toronto, a giugno 2004 presso lo IEO
di Umberto Veronesi, ha ammesso una verità
sconsolante. E cioè che la comunità scientifica ha
sottostimato il rischio di ricaduta cui sono
sottoposte le donne considerate "guarite" dalla
scienza medica. In un'intervista a Daniela Minerva
sull'Espresso del 26 giugno 2004, Gross ha spiegato
che "sia le donne che i clinici non sembrano volerci
fare attenzione. Quindi noi viviamo nel mito che
dopo un certo periodo di follow up, la paziente sia
salva. Ma non è così". In genere i pazienti vengono
considerati guariti dopo cinque anni liberi da
malattia.
Continua Goss: "Il nostro studio ha seguito le donne
oltre i cinque anni canonici e dimostrato questa
terrribile realtà". Il professor Vittorio Staudacher,
membro del Comitato Etico dell'Istituto Nazionale
dei Tumori, già chirurgo e clinico all'Università di
Milano e membro del Consiglio direttivo della Scuola
Europea di Oncologia, ha affermato sul Corriere
della sera: "La chemioterapia, con l'eccezione delle
leucemie e dei linfomi, è incapace di guarire i
tumori. E mette l'inferno in corpo ai malati". Poi
si è chiesto: "La chemioterapia ha mai guarito
qualcuno da un tumore come quello all'esofago,
dell'intestino, del colon, del cervello? La
chemioterapia, che ha dimostrato di poter colpire il
bersaglio nei tumori di origine ematica (leucemie e
linfomi), negli altri tumori controlla la
proliferazione per un po' in misura maggiore o
minore, ma non guarisce". Ma i pazienti conoscono la
vera portata degli effetti collaterali cui vanno
incontro? "Il consenso informato dovrebbe essere una
prassi consolidata", assicura il dottor Davide
Ferrari.
Fonte:
http://www.vincenzobrancatisano.it/articoli/chemio.htm
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FALLIMENTO della CHEMIO TERAPIA
Il
Professor V. Staudacher, membro del Comitato Etico dell'Istituto
Nazionale dei Tumori, già chirurgo e clinico all'Università di Milano
e membro del Consiglio d'amministrazione dell’Istituto Mario Negri e
del Consiglio direttivo della Scuola Europea di Oncologia, con un
intervento tanto lucido quanto equidistante ha affermato:
"La
chemioterapia, con l'eccezione delle leucemie e dei linfomi, è incapace
di guarire i tumori. E mette l'inferno in corpo ai malati. La cura Di
Bella è probabilmente incapace di guarire sempre, ma fa star meglio i
malati.
La
risposta galenica del Professor Di Bella con il suo inserto
chemioterapico, va vista a mio parere come un tentativo di interpretare
la talora evidente traumatica risposta a una scuotente terapia clinica,
allo stato attuale poco rispettosa della biologia dell'organismo colpito
da accrescimento neoplastico..." ed
ancora "La chemioterapia ha
mai guarito qualcuno da un tumore come quello dell'esofago,
dell'intestino, del colon, del cervello ?
La
chemioterapia, che ha dimostrato di poter colpire il bersaglio nei
tumori di origine ematica, negli altri tumori controlla la
proliferazione per un pò in misura maggiore o minore, ma non guarisce".
Lo
scienziato K.B.Mullis, Nobel per la chimica nel '93 per aver scoperto la
Polimerase Chain Reaction, metodo per amplificare il DNA applicato pure
nello studio dell'HIV, in un'intervista a Celia Faber tuonò:
"... i farmaci che usiamo -tutti questi
maledetti- non sono meno tossici dell'AZT. E li diamo a tutti. Ognuno di
noi ha una zia che è stata irradiata o che ha fatto la chemioterapia
che la sta uccidendo...Sono semplicemente un gruppo di persone che sono
diventate socialmente importanti e molto ricche pensando che essi
potrebbero essere in grado di curare le malattie che ci affliggono.
Mentre in realtà essi non possono farci niente.
E'
spaventoso ma è proprio così"…….. se lo dice un premio Nobel….!
Il
Professor Angelo Brigandi specialista in Oncologfia Medica ed in
fibroscopia bronchiale con anni di esperienza in prestigiosi ospedali
oncologici parigini, a proposito della chemioterapia afferma:
"Purtroppo
i chemioterapici non sono altro che dei veleni che uccidono le cellule
neoplastiche, ma nello stesso tempo provocano gravi danni al nostro
organismo. Il compito del medico specialista è di utilizzarli in
maniera attenta e oculata in modo da provocare il minimo dei problemi
con rigorosi e continui controlli. Non è un impegno facile. Ecco perché
sono in molti ad auspicare soluzioni più maneggevoli ed
efficaci"...ed ancora: "Credo
che il suo futuro sia assai incerto dal momento che si delineano nuove
opzioni terapeutiche che porteranno forse a ridurre radicalmente il
ruolo di questa cura".
L'esperto
allude alle "sostanze capaci
di potenziare il nostro meccanismo di difesa immunitaria".
...lo
stesso dice A. Scanni Primario del Fatebenefratelli di Milano "...anche
i nuovi farmaci chemioterapici non porteranno certamente alla sconfitta
del meccanismo intrinseco della malattia tumorale"
....nel
febbraio dello scorso anno il Professor Iacobelli rilascerà questa
scioccante intervista "Lo ammetto:
la Cura Di Bella non
è un bluff
!"...in questa intervista l'oncologo-ricercatore confermerà la
situazione di stallo in cui versa la ricerca contro il cancro e fornirà
elementi a favore dell'efficacia terapeutica del MDB !!
Le conseguenze del trattamento antitumorale mediante chemioterapia e
radiazioni nei sopravvissuti alla leucemia mieloide acuta contratta
nell'età pediatrica -
Giovedì
26 Ottobre 2000
Le
conseguenze del trattamento chemioterapico in bambini affetti da
leucemia mieloide acuta, che sono sopravvissuti più di 10 anni, è
stato studiato.
Dei
77 sopravvissuti, 44 erano stati trattati con chemioterapia, 18 con
chemioterapia ed irradiazione della testa, e 15 con chemioterapia,
irradiazione di tutto il corpo e trapianto di midollo osseo allogenico.
Nel
51% dei bambini sono state trovate anomalie della crescita, nel 30%
anomalie neurocognitive, nel 28% epatite dovuta a trasfusione di sangue,
nel 16% anomalie endocrine, nel 12% cataratta, e nell'8% danni cardiaci.
Il rischio cumulativo stimato di una seconda malignità è risultato del
1.8%.
(Leung
W et al, J Clin Oncol 2000; 18 : 3273-3279)
- Consultare:
www.ematologia.it
http://www.e-oncologia.it
(Xagena 2000)
Commento
NdR: I vaccini producono
proprio anche questa malattia !
A
questo punto ci sorge spontanea una riflessione: Non è che per caso….
i farmaci ed i
vaccini
indebolendo anche il Sistema Immunitario servano
per creare il mercato dei malati da sfruttare economicamente o meglio
ancora per sostituire il Sistema
Immunitario con il Sistema ……..Monetario in
$
?
vedi:
Bibliografia
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Le
Verita' nascoste sulla CHEMIO -
Inchiesta - Di Vincenzo Brancatisano
La chemio è
tossica, fa cadere i capelli, fa
venire la nausea. Ma sappiamo davvero tutto sulla
tossicità dei farmaci chemioterapici antiblastici (CA),
quelli cioè che vengono usati per curare il cancro? Per
approfondire il problema della pericolosità di questi
farmaci per la salute del personale sanitario addetto
alla loro manipolazione, abbiamo condotto un’inchiesta
grazie alla quale viene fuori, forse per la prima volta,
un quadro impressionante circa il grado di tossicità dei
più diffusi farmaci antiblastici, che documenti
ufficiali prodotti dalle più prestigiose agenzie
scientifiche, definiscono addirittura "cancerogeni per
l’uomo".
Che si possa curare il cancro con farmaci che
rischiano addirittura di causarlo può sembrare
paradossale ai profani, e non spetta a noi mettere in
dubbio l’utilità terapeutica della chemioterapia, cui
molti pazienti sanno di dovere la vita. Il problema è
recente. Fino al 1980 non esistevano informazioni sul
grado di rischio corso da medici, infermieri, ausiliari
dei reparti oncologici.
Ma scandagliando le 104 pagine
del Rapporto Istisan n. 02/16 dell’Istituto Superiore di
Sanità, intitolato "Esposizione professionale a
chemioterapici antiblastici: rischi per la riproduzione
e strategie per la prevenzione", si scopre che ancora
oggi gli "incidenti che si rilevano tra gli operatori
sanitari contribuiscono ad aumentare il livello di
attenzione della comunità scientifica, delle istituzioni
e dei lavoratori stessi". Solo nel 1993 si scopriva che
l’Italia e altri paesi della Cee erano sprovvisti di
indicazioni per il personale sanitario, ad eccezione del
Portogallo che raccomandava di incenerire i farmaci
antiblastici a 1000 gradi.
Oggi, in Australia, Danimarca
e Irlanda è vietato alla lavoratrice incinta di
manipolare questi farmaci. In Danimarca le donne gravide
non possono neppure occuparsi di pazienti che li
assumono. Altri organismi raccomandano di evitare la
manipolazione di antiblastici alle gravide, alle donne
che allattano e addirittura al personale maschile e
femminile che sta tentando di concepire. Per avere
un’idea della pericolosità dei CA basta pensare che,
riferendosi allo smaltimento delle urine dei pazienti
trattati, uno studio presentato a Modena, recita che
"queste ultime possono anche essere causa di
inquinamento ambientale par contaminazione del sistema
fognario".mL’impiego dei chemioterapici, sui quali per
decenni s’è arenata la ricerca contro il cancro, risale
agli anni ‘40 quando venne utilizzata per la prima volta
la mostarda azotata per curare la leucemia.
Sono
farmaci
caratterizzati da una tossicità molto elevata ma non
selettiva e dunque agiscono pure sui tessuti sani e
vitali quali, tra gli altri, il midollo osseo, le mucose
e l’apparato riproduttivo. Non solo: "Proprio a causa
delle loro proprietà citotossiche e immunosoppressive –
si legge nel Rapporto – gli antiblastici possono
paradossalmente causare tumori secondari.
Infatti, non
solo sono in grado di innescare la trasformazione di
cellule normali in maligne , ma tendono a ridurre le
difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie". Ma
veniamo a un punto cruciale. Nel documento si legge che
"mentre per i pazienti tali effetti tossici sono
considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili
benefici terapeutici, essi non dovrebbero mai colpire i
medici, i farmacisti, gli infermieri e gli altri
operatori. Invece, a partire dalla fine degli ’70
numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità dei CA
per gli operatori sanitari". Mielodepressione, nausea,
vomito, mucositi, disturbi gastrointestinali, alopecia,
amenorrea, azoospermia, sterilità, neurotossicità,
epatotossicità e nefrotossocità, sono i principali
effetti tossici che colpiscono i pazienti.
Ma "alcuni di
essi – si legge nel documento dell’Iss – sono stati
osservati anche in operatori sanitari e in particolare
in infermieri dei reparti oncologici" prima che
venissero introdotte le linee guida per la manipolazione
degli antiblastici.
Nonostante tutto, anche di recente
sono stati rilevati, vi si legge, disturbi a livello
oculare, cutaneo, respiratorio causati dai CA
vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino
e da altri CA; possibili tumori causati dai CA
cancerogeni; effetti sull’apparato riproduttivo maschile
e femminile con riduzione della fertilità, aumento del
numero degli aborti spontanei e delle malformazioni
congenite.
Ma non basta: "Ulteriori studi sperimentali –
è la conclusione dello studio – sarebbero auspicabili
per valutare gli effetti acuti e cronici di miscele
complesse di CA a basse dosi", cui gli operatori sono
maggiormente esposti.
Aberrazioni
Cromosomiche
"Alcuni chemioterapici, a fronte di rilevanti benefici
terapeutici, costituiscono un importante fattore di
rischio per effetti collaterali, non solo immediati, ma
anche a lungo termine, aumentando il rischio per tumori
e per danni all’apparato riproduttivo", osserva la
biologa Irene Figà-Talamanca, in uno dei documenti che
compongono il Rapporto dell’Iss.
Solo vent’anni fa, dopo
alcuni incidenti sul lavoro, "ci si è chiesto se
esisteva un rischio a lungo termine per la salute degli
operatori addetti alla preparazione e somministrazione
dei chemioterapici". E dunque? "La preoccupazione era
ben fondata, dato che gli studi successivi hanno
confermato effetti mutageni (ad esempio aberrazioni
cromosomiche, ndr.) e cancerogeni, oltre a danni alla
salute riproduttiva del personale femminile". Anche se
in questi ultimi anni si è fatto tanto, il problema,
insiste Figà-Talamanca, "non può essere considerato
superato" sia perché si è visto che dove le esposizioni
sono tuttora presenti, "il rischio di patologia
riproduttiva è rilevante, non solo per esposizioni
femminili, ma anche maschili", sia per la scarsa
efficacia degli studi fin qui condotti.
Come se non
bastasse, i danni possono essere addirittura trasmessi
all’apparato riproduttivo dei figli degli operatori
sanitari.
Da un’indagine epidemiologica emerge poi che
questi lavoratori, essendo esposti a un rischio poco
conosciuto e i cui effetti sulla salute sono
difficilmente evidenziabili, "tendono a disinteressarsi
della specifica problematica sanitaria".
Eppure,
"ripetute esposizioni accidentali possono causare
accumulo e indurre, nel lungo periodo, un effetto
cronico nel lavoratore". Il tutto deve fare riflettere,
spiega il Rapporto, "considerando che i nuovi farmaci di
cui ancora non è ben nota la tossicità vengono
continuamente introdotti nei protocolli terapeutici",
specie se si considera che i chemioterapici sono usati
per malattie anche non tumorali e "che l’esposizione
lavorativa coinvolge un rilevante numero di infermieri".
Ma i problemi non mancano, visto che "il recente uso dei
farmaci antiblastici non ha consentito, a tutt’oggi, di
avere a disposizione sufficienti dati epidemiologici che
consentano di poter definire con certezza gli eventuali
effetti sulla salute".
L’ing. Giancarlo Salsi,
responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione del
Policlinico di Modena è convinto dell’esigenza di
realizzare un monitoraggio dei rischi. Dice: "Siamo
estremamente convinti di essere all’interno delle
previsioni normative, che da noi vengono controllate in
maniera spasmodica dalla farmacista Benedetta Petocchi,
farmacista del Centro oncologico modenese, dove opera
l’unità centralizzata per la preparazione degli
antiblastici.
Ma varrebbe sempre la pena avere dei dati
oggettivi sull’esposizione dei lavoratori". Dati che per
ora non ci sono.
Il prof. Fabriziomaria Gobba,
ricercatore in Medicina del Lavoro presso l’Università
di Modena e Reggio, è autore di "Rischi professionali in
ambito ospedaliero", un autorevole manuale in materia,
edito da Mc Graw-Hill.
Spiega: "E’ stato ampiamente
dimostrato che solo attraverso una conoscenza dei rischi
è possibile offrire una prevenzione efficace e che la
prevenzione parte in primo luogo dai comportamenti
individuali dei soggetti esposti". Le operazioni,
assicura Salsi, vengono svolte da personale dedicato,
debitamente formato, equipaggiato e, tra l’altro, dentro
le cappe protettive previste dalla legge.
Fonte:
http://www.vincenzobrancatisano.it/articoli/chemio.htm
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Chemio: quello che in genere non viene detto mai.
Troppo spesso vengono taciuti i
limiti e le conseguenze della chemioterapia di cui si
sopravvaluta l’efficacia.
Sono passati oltre 30 anni da quando l’allora presidente
degli Stati Uniti Richard Nixon dichiarò ufficialmente
"guerra al cancro", malattia che stava diventando
un’emergenza sociale, annunciando che avrebbe dirottato
sulla ricerca fondi ingentissimi...
Da
allora, solo negli Stati Uniti, sono stati spesi
qualcosa come duemila miliardi di dollari in un filone
di ricerca che ha scelto di finanziare e sostenere
terapie oncologiche convenzionali, tra cui soprattutto
chemioterapia, radioterapia e ormonoterapia, oltre
naturalmente all’intervento chirurgico, primo approccio,
solitamente, alla malattia tumorale. Ma di cancro si
continua a morire comunque e la mortalità, a 5 anni
dalla diagnosi, negli Stati Uniti è addirittura
aumentata1.
Sono molte le voci che negli anni hanno sollevato
perplessità sull’utilizzo di terapie farmacologiche che
faticano a rendere il cancro una malattia meno mortale e
che arrancano nella cura. Uno studio pubblicato nel 1975
sulla rivista medica Lancet destò scalpore. Quattro
ricercatori inglesi effettuarono uno studio prospettico
randomizzato su 188 pazienti con cancro inoperabile ai
bronchi e scoprirono che la vita media di quelli
trattati con chemioterapia completa fu di tre volte più
breve rispetto a quelli che non ricevettero alcun
trattamento. Ma per lo più queste voci sono rimaste
inascoltate e la tendenza è a procedere nel solco sinora
segnato, anche se negli ultimi anni la ricerca pare
essersi aperta alla sperimentazione di farmaci
cosiddetti biologici, ricavati cioè da risorse e
sostanze che il corpo stesso produce.
Per avere un quadro attuale delle percentuali di
sopravvivenza con le terapie convenzionali, nulla è
meglio della consultazione dei dati del National Cancer
Institute (NCI) americano, uno dei più prestigiosi
centri di studio e ricerca sul cancro a livello
internazionale, che fornisce informazioni sull’efficacia
delle attuali metodiche e sulla sopravvivenza dei malati
di cancro. Da queste informazioni non si trae certo un
quadro confortante.
Innanzi
tutto occorre specificare che il NCI, come del resto
l’oncologia convenzionale, utilizza la riduzione della
massa tumorale e la sopravvivenza media a 5 anni dalla
diagnosi come indici di efficacia delle terapie
effettuate; ma in alcuni casi la riduzione della massa
tumorale non appare essere decisiva per la sopravvivenza
del paziente. Inoltre, per ottenere una visione
realistica
e compiuta dell’efficacia delle terapie oncologiche
convenzionali, occorrerebbe poter conoscere le
percentuali di sopravvivenza anche ben oltre i 5 anni
dalla diagnosi. Ma vediamo qualche esempio sintetico,
sulla base delle informazioni tratte dalle schede
tecniche fornite dal sito del NCI e redatte per gli
operatori sanitari.
Cancro renale.
Solo il 40% dei pazienti con cancro renale trattato con
terapie convenzionali è ancora vivo a 5 anni dalla
diagnosi, sempre che il cancro venga diagnosticato in
fase precoce e non si presenti invasivo. Il cancro
renale è uno dei tumori per i quali sono ben documentati
casi di regressione spontanea in assenza di terapia. La
resezione chirurgica è il trattamento d’elezione; le
terapie sistemiche hanno mostrato solo effetti limitati.
Nel cancro al primo stadio la resezione può essere
parziale o totale con l’asportazione del rene, di
ghiandole, del grasso pararenale e del tessuto intorno;
negli stadi successivi è quasi sempre totale. Per coloro
che non sono in grado di subire l’intervento, la terapia
radiante ha solo un effetto che viene definito ‘palliativo’.
Nel
cancro al secondo stadio si esegue quasi sempre la
linfoadenectomia, anche se la sua efficacia non è stata
provata definitivamente. La terapia radiante viene
somministrata prima e dopo l’asportazione del rene, ma
non vi sono prove conclusive sull’aumento della
sopravvivenza rispetto al solo utilizzo della chirurgia.
Per questo tipo di cancro al quarto stadio non ci sono
cure; sia la radioterapia che la chirurgia sono
palliativi. Anche qui sono documentati casi di
regressione spontanea: in uno studio prospettico su 73
pazienti con cancro renale avanzato, il 7% ha avuto
regressione senza né intervento né terapia.
Linfoma Non Hodgkin.
Il NCI afferma che con i moderni trattamenti la
sopravvivenza a 5 anni può arrivare al 50% dei pazienti;
se la forma tumorale è però aggressiva solo il 30-60%
dei malati può essere trattato. La stragrande
maggioranza delle recidive si ha nei primi 2 anni dopo
la terapia. Il NCI raccomanda di valutare attentamente
la tossicità del trattamento. Sono in corso numerosi
studi clinici per trovare trattamenti più efficaci e i
pazienti, se possibile, dovrebbero esservi inclusi.
Effetti tardivi dei trattamenti possono essere sterilità
permanente, rischio di un secondo cancro, disfunzioni
cardiache e leucemia mielogena.
Leucemia linfoblastica.
Il 60-80% degli adulti con questa leucemia può
attendersi una remissione (cioè ritorno a valori normali
del sangue) completa dopo terapia, secondo le
informazioni del NCI; ma solo il 35-40% di questi
pazienti con remissione può vivere fino a 2 anni dopo la
diagnosi con un’aggressiva combinazione di
chemioterapici. Con trattamenti precoci a base di una
combinazione di chemioterapici ci possono essere
remissioni nell’80% dei casi ma che durano solo 15 mesi,
poi la leucemia ricompare. Questa malattia viene
definita spesso fatale e i pazienti che presentano una
recidiva dopo la remissione muoiono solitamente nel giro
di 1 anno, anche se si riesce ad ottenere una seconda
completa remissione.
Leucemia mieloide acuta.
Dalle informazioni del NCI risulta chiaro, anche in
questo caso, che remissione (cioè riduzione della massa
tumorale o, nel caso delle leucemie, ritorno alla
normalità dei valori ematologici in seguito a terapia
convenzionale) non significa sempre sopravvivere al
cancro. Infatti i dati del NCI dicono che con terapie
convenzionali si ottiene remissione nel 60-70% dei
pazienti, ma poi solo il 25% di questi può vivere in
media fino a 3 anni dopo la diagnosi. Tra i bambini, il
95% può ottenere remissione, il 75% di questi è ancora
vivo a 5 anni dalla diagnosi.
Melanoma.
Spessissimo in pazienti con questo cancro viene
somministrato interferone. Il NCI afferma che la
chemioterapia non aumenta la sopravvivenza. È
documentata la regressione spontanea, cioè senza
trattamenti, del melanoma maligno in casi pari a poco
meno dell’1%.
Carcinoma del pancreas.
Questa forma di cancro, dice il NCI, ha un’altissima
mortalità; il cancro del pancreas esocrino ha una
percentuale di sopravvivenza a 5 anni inferiore al 4%. I
pazienti che hanno un cancro al pancreas ad una fase
precocissima senza alcuna estensione all’esterno
dell’organo possono sopravvivere fino a 5 anni dopo la
diagnosi in una percentuale che va dal 18 al 24%. I
pazienti con questo tipo di cancro, a qualunque stadio
esso sia, possono essere considerati candidati per studi
su nuovi trattamenti poiché chemioterapia, radioterapia
e chirurgia hanno dimostrato scarsa efficacia, seppure
vengano convenzionalmente usati.
Cancro del polmone a cellule non-piccole.
Dice il NCI: poiché i trattamenti oggi a disposizione
non sono considerati soddisfacenti, i pazienti che hanno
i requisiti possono essere considerati candidati per
studi sperimentali su nuove forme di trattamento. Spesso
se questo cancro è in uno stadio precoce si attua
un’asportazione chirurgica; la mortalità postoperatoria
immediata va dal 3 al 5% e la metà di quelli che
sopravvivono presentano una recidiva anche dopo la
completa resezione. I pazienti inoperabili trattati con
radioterapia hanno una sopravvivenza a 5 anni in una
percentuale che va dal 10 al 27%. Uno studio clinico su
1209 pazienti operati per asportare il tumore non ha
mostrato alcuna differenza nella sopravvivenza tra
malati successivamente trattati con chemioterapici e non
trattati.
Cancro alla vescica.
Ogni volta che è possibile, dice il NCI, i pazienti
dovrebbero essere inclusi in studi clinici per
migliorare le terapie standard. Fino al 95% dei pazienti
con un cancro già piuttosto esteso sono a rischio di
progressione della malattia nei 5 anni successivi alla
diagnosi. Quando il cancro è molto superficiale ad uno
stadio precoce, trattamenti come chirurgia,
chemioterapici, radioterapia possono portare ad una
sopravvivenza a 5 anni che va dal 55 all’80%. Se il
tumore è profondo ed invasivo la sopravvivenza a 5 anni
va dal 20 al 40% dei pazienti trattati.
Se il tumore invade le visceri pelviche o i linfonodi,
casi di sopravvivenza sono rari. L’utilizzo di
radioterapia preoperatoria non ha mostrato vantaggi in
termini di sopravvivenza. Uno studio randomizzato ha
mostrato che, dopo resezione chirurgica, solo il 57% dei
membri di un gruppo che aveva ricevuto chemioterapici
era vivo dopo 5 anni. Ai pazienti che non possono essere
sottoposti a cistectomia radicale, con cancro al terzo
stadio, viene somministrata radioterapia con una
sopravvivenza a 5 anni del 30%.
Non è stato riscontrato miglioramento della
sopravvivenza media associando chemioterapia sistemica.
Nel cancro al quarto stadio c’è ben poco da fare.
Cancro dell’endometrio.
Dopo isterectomia, non è provato il miglioramento della
sopravvivenza con terapia radiante e gli effetti tossici
possono essere notevoli. Con cancro al quarto stadio il
trattamento ormonale produce risposta nel 15-30% dei
pazienti, ma il NCI non fornisce dati sulla
sopravvivenza.
Cancro al cervello.
Il NCI fornisce schede tecniche per ogni tipo di tumore
cerebrale. Si considerano qui, come esempio, l’astrocitoma
anaplastico, l’astrocitoma diffuso e il glioblastoma. Il
NCI per il primo e il terzo tipo afferma che hanno una
bassa percentuale di cura con i trattamenti locali
standard e che i malati sono candidati appropriati per
studi clinici che provino nuove forme di trattamento.
Per il secondo tipo afferma che è più curabile rispetto
ad altri tipi, ma che esistono alcune controversie sul
trattamento standard composto dalla chirurgia più
radioterapia e che alcuni medici preferiscono evitare la
radioterapia soprattutto in pazienti con meno di 35
anni.
Ricercare nuove strade
Stando ai dati forniti dal National Cancer Institute
americano, risulta auspicabile, ed è stato detto anche
da numerosi oncologi, trovare strade diverse che possano
garantire percentuali maggiori di sopravvivenza senza
gli effetti avversi tossici che le terapie convenzionali
hanno e che influiscono non poco sulla qualità della
vita. Per avere un’idea di tali effetti tossici, si
prendano ad esempio i dati forniti dal dottor Vincenzo
Cordiano, stimato ematologo all’ospedale di Valdagno
(Vi) e co-autore del libro «La medicina di laboratorio
nella pratica medica»4.
Cordiano, parlando dei trattamenti utilizzati nel
Linfoma di Hodgkin afferma che «il tipo di chemioterapia
è importante poiché il rischio di leucemia si aggira sul
3% a 10 anni nei soggetti trattati con MOPP o protocolli
simili contenenti mecloretamina». «Sono segnalati
secondo tumori solidi della mammella, del polmone, della
tiroide, delle ossa e del colon soprattutto in soggetti
che hanno ricevuto radioterapia. Circa l’80% di questi
tumori compare in zone precedentemente irradiate».
Cita anche uno studio del NCI, secondo cui «i
sopravvissuti avevano il doppio di probabilità di
sviluppare un secondo tumore rispetto alla popolazione
generale e il rischio rimaneva significativamente
elevato per oltre 25 anni», «Tossicità cardiaca –
continua Cordiano – può manifestarsi con aterosclerosi
coronarica precoce compreso l’infarto, miocardite e
pericardite.
In pazienti trattati per Linfoma di Hodgkin possono
comparire linfomi Non Hodgkin che secondo alcuni studi
sarebbero provocati dalla terapia, anche se non è stato
sicuramente dimostrato».
Da
considerare sono anche le affermazioni che si trovano
nel materiale del corso di oncologia medica
dell’Università di Firenze, coordinato dal professor
Roberto Mazzanti. Gli scritti, «Principi di
chemioterapia», sono documenti destinati agli studenti
della facoltà di medicina, quindi formano i futuri
medici. Si legge: «Un agente antitumorale raramente
potrà, da solo, eliminare tutte le cellule cancerose
senza dare effetti tossici intollerabili per il
paziente.
La chemioterapia antitumorale è infatti fortemente
limitata dalla sua tossicità».
Nella relazione del corso coordinato dal prof. Mazzanti
sono elencati gli effetti tossici dei diversi
chemioterapici.
Vediamone alcuni:
Agenti alchilanti. «Interagiscono direttamente con il
Dna, possono provocare dei legami a ponte (cross-link)
tra due filamenti del Dna o anche all’interno dello
stesso filamento provocando la rottura completa della
molecola di Dna oppure un blocco della trascrizione e
della duplicazione. Appartengono al gruppo dei farmaci
ciclo aspecifici, cioè danneggiano ogni cellula in
qualsiasi fase essa si trovi».
Mostarde
azotate.
«La mecloretamina è un derivato di un gas vescicante
usato a scopi bellici, il gas iprite. È mielotossica (neutropenia
e trombocitopenia)».
La
ciclofosfamide
può provocare cistite emorragica. «Molto importante è
anche la cardiotossicità che consiste in un infarto
miocardico massivo con emorragia interstiziale, edema,
versamento pericardico ad insorgenza acuta e decorso
sfavorevole», ciclofosfamide causa fibrosi polmonare, e
malattie interstiziali del polmone, (tratto: le basi
farmacologiche della terapia Goodman & Gilman decima
edizione)
Per
ifosfamide:
neurotossicità e danno renale.
Nitrosuree.
«La tossicità dose-limitante è quella del midollo: è
tardiva (dopo 4-6 settimane di terapia) e cumulativa.
Molto importante anche la tossicità polmonare, renale ed
epatica».
Procarbazina.
«Il principale impiego è la terapia MOPP del linfoma di
Hodgkin. Numerosi effetti tossici: neurologici,
ematologici, gastroenterologici, alopecia, azospermia. È
un potente cancerogeno (induce leucemie acute a breve e
a lungo termine)».
Antimetaboliti.
Tra questi farmaci, il methotrexate, tra le altre cose,
«è mielotossico e provoca gravi danni a livello
gastroenterico tanto che talvolta è necessario
sospendere la terapia: frequenti la mucosite, diarrea,
sanguinamento e addirittura la perforazione. È tossico
per fegato e reni».
Ma i
chemioterapici non risultano soltanto tossici per chi li
assume (per i malati di cancro questi effetti sono
considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili effetti
terapeutici), ma anche per chi li somministra o sta a
contatto con i pazienti che li assumono.
A tale proposito risulta
interessante la lettura del Rapporto n. 02/16
dell’Istituto Superiore di Sanità che ha preso in
considerazione l’esposizione professionale ai
chemioterapici antiblastici (CA)6. «Proprio a
causa delle loro proprietà citotossiche e
immunosoppressive – si legge nel Rapporto – gli
antiblastici possono paradossalmente causare tumori
secondari. Infatti, non sono solo in grado di innescare
la trasformazione di cellule normali in maligne, ma
tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza
di neoplasie». E ancora: «Mentre per i pazienti tali
effetti tossici sono considerati ‘accettabili’ in vista
dei possibili benefici terapeutici, essi non dovrebbero
mai colpire i medici, i farmacisti, gli infermieri e gli
altri possibili operatori.
Invece, a partire dagli anni ‘70, numerosi studi hanno
dimostrato la pericolosità dei CA per gli operatori
sanitari». «Alcuni degli effetti tossici che colpiscono
i pazienti sono stati osservati anche in operatori
sanitari e in particolare in infermieri dei reparti
oncologici», prima che venissero introdotte le linee
guida per la manipolazione dei CA. Ma anche
successivamente sono stati rilevati disturbi a livello
oculare, cutaneo e respiratorio causati da CA
vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino
e altri CA; possibili tumori causati da CA cancerogeni;
effetti sull’apparato riproduttivo, aumento degli aborti
spontanei e delle malformazioni congenite. I danni
risultano anche trasmissibili all’apparato riproduttivo
dei figli degli operatori sanitari.
C’è da chiedersi se queste informazioni vengano fornite
dai medici ai malati di cancro quando questi devono
prendere una decisione sulla strada da intraprendere.
La pratica del cosiddetto
consenso informato informa veramente la persona tanto da
renderla capace di fare una scelta? Come si vede,
la situazione è assai delicata e non può essere
affrontata con leggerezza, ma è indubitabile che altre
strade dovrebbero essere esplorate e percorse per
cercare approcci terapeutici maggiormente efficaci e
sicuri. Il National Institute of Health americano, una
delle maggiori autorità in campo sanitario a livello
mondiale, offre una possibilità di riflessione
ulteriore, in quanto ha istituito il National Center for
Complementary and Alternative Medicine, cioè il Centro
Nazionale per le medicine complementari e alternative,
che fornisce un’ampia sezione di informazioni dedicate
anche all’approccio con il cancro, sottolineando
l’esigenza di non ignorare queste diverse strade e di
incoraggiare studi clinici in proposito.
Di un
simile ente istituzionale, in Italia, non esiste né è
mai esistito nemmeno un analogo e qui si fatica non poco
a reperire materiale scientifico e rigoroso in merito ad
approcci terapeutici anticancro differenti dai
protocolli convenzionali.
Un altro
filone imboccato di recente dalla ricerca è quello dei
cosiddetti rimedi-farmaci biologici. Si tratta per
esempio del neurormone
somatostatina (che blocca l’angiogenesi
tumorale, cioè la proliferazione dei vasi sanguigni che
alimentano il tumore), della
melatonina, dei
retinoidi, la cui azione antitumorale è stata
dimostrata da migliaia di studi scientifici disponibili
sulle banche dati mediche, con possibili effetti avversi
estremamente meno tossici di chemioterapici e
radioterapia.
Tali farmaci, che molti conoscono per essere stati
associati alla Terapia
Di Bella e quindi sminuiti, stanno suscitando invece
gli entusiasmi di quegli oncologi di fama internazionale
che sono stati proprio i maggiori detrattori di
Di Bella stesso.
Nel 2002 Umberto Veronesi
ha ricevuto persino un premio per
l’uso della somatostatina
nella lotta ai tumori e ha attestato sulle
riviste mediche l’efficacia dei retinoidi nella cura del
cancro;
Il professor Lissoni dell’ospedale San Gerardo di
Monza ha pubblicato numerosi studi scientifici
sull’azione antitumorale della
melatonina;
Franco Mandelli, ematologo alla Sapienza di Roma,
ha affermato che l’acido retinoico favorisce la
cura delle leucemie promielocitiche. E in tanti si
augurano che, lasciati da parte pregiudizi, interessi e
potere, si possa veramente imboccare la strada di una
prioritaria tutela della vita umana.
STATISTICHE NON ATTENDIBILI:
È consigliabile sull’argomento la lettura
di una lettera aperta che il dottor
Giuseppe Parisi,
presidente di una delle maggiori associazioni italiane a
difesa dei consumatori, l’Aduc, ha pubblicato sul sito
della stessa associazione. Eccone qualche stralcio in
merito alle cure contro il cancro: «Ecco che chi ricerca
controcorrente, chi
mette in
discussione le parole d’ordine delle autorità viene
punito severamente. È toccata a tanti. Ne cito
due, soltanto perché i più eclatanti. Il professor
Luigi Di Bella finito nell’oblio e il dottor
Tullio Simoncini,
medico oncologo, perseguitato e sospeso dal suo ordine
professionale, deriso, mortificato. Per nostra fortuna
non si è lasciato intimidire.
Intanto
restiamo fermi alle maratone
Telethon. E ancora le grandi serate tv, con ospiti
che raccontano di guarigioni dai tumori ormai all’87%.
Sono barzellette che non racconterebbe nessun comico;
loro lo fanno. Usano semplici trucchi, ne cito qualcuno.
Se viene ospedalizzato un paziente, ad esempio, con un
tumore al seno e, fatta la terapia, viene poi dimesso,
non la chiamano dimissione, ma guarigione. Se dopo tre
mesi ritorna con un tumore al fegato, non verrà
ricollegato alla sua situazione precedente. Ma c’è di
più: se viene dimesso e poi ritorna per controlli e
viene di nuovo dimesso, ad ogni passaggio è un dato
positivo.
Se si viene dimessi 9 volte e si muore una volta sola,
alla fine il risultato sarà del 90% di guarigioni e del
10% di mortalità.
C’è ancora di più. Per esempio il tumore al testicolo e
il tumore al polmone. Del primo si salvano più del 90%,
del secondo si arriva a fatica al 10%. Una media stimata
sarebbe del 50%, ma non si dice che quelli del testicolo
sono solo 2.000, mentre quelli colpiti dal tumore al
polmone sono 40.000. Alcuni anni fa fu fatta una grande
scoperta, il nuovo farmaco Tamoxifen che sembrava capace
di bloccare l’insorgenza di tumore al seno. Ma gli
scienziati ammisero che aveva un effetto collaterale:
provocava tumore all’utero. Inoltre non si conosce se lo
stesso paziente potrebbe vivere di più se si escludesse
qualsiasi intervento terapeutico.
Di contro ci sono le statistiche che parlano chiaro:
l’aggressività di un tumore recidivante diventa
esponenziale dopo la chemioterapia».
La VIA NATURALE: «Le tecniche chirurgiche in
oncologica si sono affinate molto in questi ultimi anni,
molto più di quanto non sia avvenuto per le terapie
farmacologiche convenzionali. Per questo sarebbe utile
pensare a protocolli terapeutici anticancro che vedano i
farmaci sintetici abbinati a rimedi e approcci,
provenienti dalle medicine non convenzionali, che
consentano di rendere le cure più efficaci, selettive e
meno tossiche». È questo il parere del dottor Paolo
Roberti, responsabile del Comitato Permanente di e
Coordinamento per le Medicine non Convenzionali in
Italia1.
Ci sono tante realtà che hanno acquisito solide basi e
che stanno studiando il problema. «Nel novembre 2005,
per esempio – spiega Roberti – si è tenuto a Ischia,
organizzato da una sezione della Fiamo (Federazione
Italiana delle Associazioni di Medicina Omeopatica, nda),
un seminario internazionale di oncologia omeopatica che
ha raccolto i maggiori esperti dell’argomento.
«Nel
novembre 2005, per esempio – spiega Roberti – si è
tenuto a Ischia, organizzato da una sezione della Fiamo
(Federazione Italiana delle Associazioni di Medicina
Omeopatica, nda), un seminario internazionale di
oncologia omeopatica che ha raccolto i maggiori esperti
dell’argomento.
A metà
marzo 2006 si tiene a Roma un seminario di omeopatia
globale al quale prenderanno parte anche i grandi
maestri della scuola messicana, tra le più importanti ed
antiche. Per non parlare poi dei successi ottenuti dalla
Medicina Antroposofica nella cura dei tumori solidi
utilizzando il vischio in una formulazione farmaceutica
somministrabile2. Insomma, la realtà avanza e
l’oncologia convenzionale potrebbe trarre grandi
vantaggi volgendo l’attenzione a queste esperienze».
Da oltre
un anno viene inoltre pubblicata ad Oxford una rivista
medica (indicizzata nelle maggiori banche dati
specializzate) che fornisce un aggiornamento su tutti
gli avanzamenti e le evidenze scientifiche relative alle
terapie complementari e non convenzionali. «Sempre più
nel trattamento dei pazienti, oltre a scienza e
coscienza, occorre che il medico adoperi e dimostri
competenza e perizia» continua Roberti. «Cominciano ad
esserci moltissime evidenze scientifiche che vanno al di
là dei farmaci convenzionali, ci sono ricerche notevoli
anche nel campo della medicina vibrazionale e
quantistica, per non parlare degli effetti estremamente
positivi mostrati dall’agopuntura nel
diminuire gli effetti collaterali di chemioterapia e
radioterapia e dell’uso dei chinoni in
omotossicologia; non si può più fingere che tutto
questo non esista. Occorre che si abbracci appieno il
concetto di una medicina centrata sulla persona, in
tutti i suoi aspetti, ecologici, biologici e psicologici
e questo è possibile aprendosi ad un ricchissimo
patrimonio che ancora viene definito medicina con
convenzionale».
By Claudia Benatti -
Tratto da: ariannaeditrice.it -
03/04/2008
IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto
contrasti con le autorita' mediche, e per
essere precisi, affermiamo che
NON condividiamo in toto
le loro terapie (quelle monoterapeutiche), in
quanto per noi, seguaci della
Medicina Naturale
la
malattia
(cancro compreso) e'
MULTIFATTORIALE, quindi
NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla
malattia della quale si e' malati !
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