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Medicina Alternativa"  
per il CORPO  e per lo  SPIRITO
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Alternative Medicine"
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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La CHEMIO TERAPIA è  al CAPOLINEA
(Tratto dal libro dossier di V. Brancatisano)  
Azienda agricola GHIGNONE (Aloe Arborescens ed Aloe Vera)

CANCRO e MEDICINA NATURALE
(Principi, Cause, con-Cause, Diagnosi, Terapia)
http://www.nexusmagazine.com/articles/CancerIsAFungus.html

La Chemio terapia accorcia la vita
Uno dei tanti libri che analizzano l'inutilita' e la pericolosita' della chemioterapia, e' quello del dr.
Hardin Jones,
professor of medical physics and physiology at the University of California, Berkeley :
http://www.shirleys-wellness-cafe.com/cancer.htm#chemo
 
http://www.garynull.com/LibraryTopicArticles.aspx?TopicID=41&Topic=Medical+Risks

Inutilita' della Chemio per sopravvivenza canceroso:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=15630849&itool=pubmed_Abstract
Lo I.S.S. (Ist. Sup. Sanita') afferma in questo articolo che la "ciclofosfamide" (pag. 6,10,20,22,23,30)
e' una sostanza CANCEROGENA eppure viene utilizzata per la Chemio terapia...

anche qui lo si conferma: http://www.cdc.gov/niosh/ipcsnitl/nitl0689.html
SMASCHERATA in TV la CHEMIO. negli USA
 

Sulla Chemioterapia si sa già tutto: Essa ha un'azione deleteria e devastante sull'intero organismo. La chemioterapia si regge su un assioma, anzi su un paradosso: "Ciò che fa venire il cancro, lo guarisce", guardate a che assurdità si è arrivati.
Nella chemioterapia, la ciclofosfamide non è altro che un iprite chelata che viene introdotta nell'organismo, causa sui tessuti delle reazioni di Feulgen liberando quattro molecole di acido cloridrico. Quindi come si può pensare di curare il cancro con l'acido cloridrico ?
vedi: Vita Rubata  +  Condiloma eliminato con acqua basica al Bicarbonato di Sodio

Considerazioni della Medicina Naturale per il Cancro, ma puo' esserlo anche per tutte gli altri sintomi, le cosiddette falsamente malattie:
Fino alla mia tesi “Cancro e Medicina naturale”, che data dagli anni 70', nessuno aveva formulato questa teoria della multifattorialita' del Cancro = Psiche > alterazione del Terreno per l'intossicazione > immissione e/o produzione di parassiti > infiammazione > alterazione e mutazione del sistema enzimatico, della flora batterica e fungina
autoctona, pH digestivo non regolare (e quindi l'organismo e' mancante di minerali e vitamine), e quindi molto facilmente parassitato da parassiti batteri eterologhi o mutati da flora endogena e proliferazione anomala di funghi (candida) i quali producono anche tossine ed ulteriori infiammazioni > liquidi e tessuti in acidosi > malnutrizione cellulare > malnutrizione e malassorbimento > stress ossidativo > immunodepressione > tentativo, da parte della flora autoctona, di riparazione dei tessuti senza risultato >  cristallizzazione del terreno oncologico > produzione della massa o del buco del cancro sull'organo bersaglio del conflitto spirituale irrisolto essendo "gestito", come Causa primordiale dai Conflitti Spirituali (consci ed inconsci) e dall'intenso e cronico stress derivante. ....ecco in sintesi la descrizione, a grandi linee, della formazione del cancro.

Per cui la terapia (Diagnosi precoce + Determinazione del Terreno Oncologico) deve seguire l’inversione di questa "strada", per far si che il cancro scompaia od almeno si riduca e si blocchi la sua nefasta azione.
By dr. GPaolo Vanoli


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MEDICO (GranBretagna - UK) destituisce la Chemio in quanto inutile...
Il New England Journal of Medicine (12 Dic. 2002) ha "plaudito" una terapia alternativa per il cancro e ha "destituito" la chemio in quanto inutile !
In una analisi del dr. James Spencer Malpas in forza al St. Bartholomew's Hospital di Londra ciò e' stato, dichiarato, confermato e pubblicato sulla prestigiosa rivista.
Visionare il testo integrale su: http://content.NEJM.org/cgi/content/full/347/24/19/86
Ecco i passaggi importanti:
"Egli ha scoperto le prove a sostegno della scarsa credibilità della cura convenzionale ed ha optato a favore di terapie alternative quali la terapia Gerson, con il suo rigido regime alimentare, vitamine ed enteroclismi"; a tale regime sono state introdotte forti dosi di vitamina C, D entrambe controindicate nella cura ufficiale del mieloma multiplo. Risulta evidente che per lui questa era la terapia appropriata".
"L'ironia di tutta questa situazione è che un recente esperimento randomizzato di cura per il mielosa multipli di fase-1 condotto da Riccardi e colleghi (British Journal of Cancer 2000;82:1254-60) NON ha evidenziato alcun beneficio della chemio terapia convenzionale rispetto all'assenza di cure".
Fonte Consumer Advocate Tim Bolen, 26/12/2002
http://www.wellnesstoday.com/doctors_question_chemo.htm

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La chemioterapia distrugge la memoria e il cervello
-  Eppure in Italia la si continua a praticare: Perché ?
Studio medico USA, conferma: La Chemio distrugge il cervello

LOS ANGELES: Non ci stupisce quella che ci arriva da uno studio dell’Università della California a Los Angeles e pubblicati sull’ultimo numero della rivista "Breast Cancer Research and Treatment" che mostra qualcosa che già sapevamo e cioè che la chemioterapia è dannosa e che esistono tecniche non dannose come la Ipertermia per le parti Molli, (fegato, pancreas, intestino, seno, con nessun effetto collaterali negativo come cadute di capelli e dimagrimenti, e niente bisturi, ne avvelenamenti da farmaci) e la Radioterapia Stereotassica per le partì dure (cervello, polmone altre parti ) inventata nei Laboratori del "Dipartimento di Fisica Nucleare" di Stoccolma diretto dal dott. Lax in Svezia…

Ma si sa le alcune industrie farmaceutiche, di fronte ai soldi e anche taluni medici, non tutti, di fronte al dio denaro, non guardano ai progressi della scienza ma storicamente, restano ancorati ai farmaci di trenta anni fa.
La chemioterapia, afferma questo Studio, ma non ci stupisce, induce modificazioni nel metabolismo cerebrale e nel flusso ematico, e questi effetti il paziente può risentirli anche a dieci anni di distanza. Questi risultati aiutano a spiegare i disturbi lamentati dai pazienti sottoposti a chemioterapia.

Le persone faticano a mettere a fuoco e a ricordare le cose in un modo che non gli accadeva prima della chemioterapia; lo spiega il Dott. Silverman, direttore dello studio benemerito effettuato da Lui.

Silverman e colleghi hanno usato la PET per scandire il cervello di pazienti che erano state sottoposte a intervento chirurgico per la rimozione di un cancro al seno da cinque a dieci anni prima. Una parte di esse era stata sottoposta a chemioterapia per ridurre il rischio di recidive.
Confrontando le immagini PET ottenute da questo gruppo, da un gruppo di pazienti non sottoposte a chemioterapia e da un ulteriore gruppo di controllo di soggetti sani, si è riscontrato come nelle pazienti trattate si potesse riscontrare una forte diminuzione del metabolismo cerebrale …
A questa riduzione del metabolismo corrispondeva un peggioramento nei test sulle capacità mnemoniche.

Insomma la scoperta della acqua calda, che in Svezia era già stata appurata dal " Karolinska Hospital Center " e in USA da diversi Ospedali Americani e Canadesi, come la "New York University of State Island".

La cosa migliore da fare e togliere di mezzo ufficialmente la superata e medioevale chemioterapia, in favore della moderna "Ipertermia" e aggiornare la “radioterapia standard", molto imprecisa, (COLPISCE sia le CELLULE SANE che quelle CANCEROGENE UCCIDENDO anche quelle SANE…) con quella Stereotassica, ultra precisa, grazie all’uso di Computer e di un "Acceleratore Lineare 3D".

Provare a chiedere cosa ne pensa l'O.M.S. (organizzazione Mondiale della Sanità) fermiamo la chemio e i "Chemioterapisti ad oltranza" che pesano al guadagno e non tengono conto dei progressi della scienza.
By Duilio Pacifico -  pubblicato su: "LADYSILVIA" del 5 Gennaio 2007
Tratto da:
www.medicina.it

vedi: Vita Rubata

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Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell'utilità delle diagnosi e delle terapie
anti-tumorali
, si sentì rispondere: «Sì, anch'io ho molti dubbi.

"Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall'organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1].
"Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni - si chiese Luigi De Marchi - in tutto l'Occidente avanzato fosse solo un'illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci
di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente ? E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell'angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale.
Insomma, se fosse il risultato del blocco che l'angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori ?".[2]

Con quanto detto da Luigi De Marchi - confermato anche da autopsie eseguite in Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia - si arriva alla sconvolgente conclusione che moltissime persone hanno (o avevano) uno o più tumori, ma non sanno (o sapevano) di averli.

In questa specifica indagine autoptica (autopsie) fatta in Svizzera, ed eseguita su migliaia di persone morte in incidenti stradali (quindi non per malattia), è risultato qualcosa di sconvolgente:

- Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ) al seno;
- Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata;
- Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide.[3]

Con tumore in situ s'intende un tumore chiuso, chiuso nella sua capsula, non invasivo che può rimanere in questo stadio per molto tempo e anche regredire.
Nel corso della vita è infatti "normale" sviluppare tumori, e non a caso la stessa Medicina sa bene che sono migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno dall'organismo.

Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal Sistema Immunitario, se l'organismo funziona correttamente.
Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera di agire.

Secondo la Medicina Omeopatica , la "Legge di Guarigione descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni organismo reagisce alla malattia e ripristina la salute".[4]

Cosa succede alla Legge di Guarigione, al meccanismo vitale di autoguarigione, se dopo una diagnosi di cancro la vita viene letteralmente sconvolta dalla notizia del male ? E cosa succede all'organismo (ed al Sistema Immunitario) quando viene fortemente debilitato dai farmaci ?

Ulteriori dati poco conosciuti
Poco nota al grande pubblico è la vasta ricerca condotta per 23 anni dal prof. Hardin B. Jones, fisiologo dell'Università della California, e presentata nel 1975 al Congresso di cancerologia presso l'Università di Berkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsate, egli prova che i malati di tumore che NON si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia) sopravvivono più a lungo o almeno quanto coloro che ricevono queste terapie. [5]

Il prof. Jones dimostra che le donne malate di cancro alla mammella che hanno rifiutato le terapie convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.[6]

Un'altra ricerca pubblicata su The Lancet del 13/12/1975 (che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi), dimostra che la vita media di quelli trattati con chemioterapia è stata di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 120 giorni.[7]

Se queste ricerche sono veritiere, una persona malata di tumore ha statisticamente una percentuale maggiore di sopravvivenza se non segue i protocolli terapeutici ufficiali.
Con questo non si vuole assolutamente spingere le persone a non farsi gli esami, gli screening e i trattamenti oncologici ufficiali, ma si vogliono fornire semplicemente, delle informazioni che normalmente vengono oscurate, censurate e che possono, proprio per questo, aiutare la scelta terapeutica di una persona.

Ma ricordo che la scelta è sempre e solo individuale: ogni persona sana o malata che sia, deve assumersi la propria responsabilità, deve prendere in mano la propria vita. Dobbiamo smetterla di delegare il medico, lo specialista, il mago, il santone che sia, per questo o quel problema.
Dobbiamo essere gli unici artefici della nostra salute e nessun altro deve poter decidere al posto nostro.
Possiamo accettare dei consigli, quelli sì, ma niente più.

I pericoli della chemioterapia
Il principio terapeutico della chemioterapia è semplice: si usano sostanze chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule cancerose.
Il concetto che sta alla base di questo ragionamento limitato e assolutamente materialista è che alcune cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente creando delle masse (neoplasie).

La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule). Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in grado di distinguere le cellule sane da quelle
neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da quelli sani, colpisce e distrugge l'intero organismo vivente.

Ci hanno sempre insegnato che l'unica cura efficace per i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.
"Il fluido altamente tossico veniva iniettato nelle mie vene.
L'infermiera che svolgeva tale mansione indossava guanti protettivi perché se soltanto una gocciolina del liquido fosse venuta a contatto con la sua pelle l'avrebbe bruciata. Non potei fare a meno di chiedermi: Se precauzioni di questo genere sono richieste all'esterno, che diamine sta avvenendo nel mio organismo ?".
Dalle 19 di quella sera vomitai alla grande per due giorni e mezzo. Durante la cura persi manciate di capelli, l'appetito, la colorazione della pelle, il gusto per la vita. Ero una morta che camminava».
(Testimonianza di una malata di cancro al seno)

Un malato di tumore viene certamente avvertito che la chemio gli provocherà (forse) nausea, (forse) vomito, che cadranno i capelli, ecc.
Ma siccome è l'unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l'Azienda Ospedaliera o la Clinica Privata da qualsiasi problema e responsabilità.

Le precauzioni del personale infermieristico che manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette nella testimonianza, non sono una invenzione.
L'Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo "Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici" per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati.

Alla voce Antraciclinici (uno dei chemioterapici usati) c'è scritto che dopo la sua assunzione può causare: "Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità del 50% dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni".[8]

Alla voce Procarbazina (un altro dei chemioterapici usati) c'è scritto che dopo la sua assunzione può causare: "E' cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante".

In un altro documento, sempre del Ministero della Sanità (Dipartimento della Prevenzione - Commissione Oncologica Nazionale) dal titolo "Linee-guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario" (documento pubblicato dalle Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) c'è scritto: "Uno dei rischi rilevati nel settore sanitario è quello derivante dall'esposizione ai chemioterapici antiblastici.
Tale rischio è riferibile sia agli operatori sanitari, che ai pazienti".
Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e pazienti.

Il documento continua dicendo: "Nonostante numerosi chemioterapici antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) e da altre autorevoli Agenzie internazionali come sostanze sicuramente cancerogene o probabilmente cancerogene per l'uomo, a queste sostanze non si applicano le norme del Titolo VII del D.lgs n. 626/94 'Protezione da agenti cancerogeni'.
 Infatti, trattandosi di farmaci, non sono sottoposti alle disposizioni previste dalla Direttiva 67/548/CEE e quindi non è loro attribuibile la menzione di R45 'Può provocare il cancro' o la menzione R49 'Può provocare il cancro per inalazione'".

Quindi queste sostanze, nonostante provochino il cancro, non possono essere etichettate come cancerogene (R45 e R49) semplicemente perché sono considerate "farmaci".
Questa informazione è molto interessante.

Andiamo avanti: "Nella tabella 1 [vedi sotto, ndA] è riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel gruppo 'cancerogeni certi per l'uomo' e nel gruppo 'cancerogeni probabili per l'uomo'.

L'Agenzia è arrivata a queste definizioni prevalentemente attraverso la valutazione del rischio 'secondo tumore' che nei pazienti trattati con chemioterapici antiblastici può aumentare con l'aumento della sopravvivenza. Infatti, nei pazienti trattati per neoplasia è stato documentato lo sviluppo di tumori secondari non correlati con la patologia primitiva".

Tabella 1
Cancerogeni per l'uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil -
1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)

Probabilmente cancerogeni per l'uomo: Adriamicina - Aracitidina - 1(2-Cloroetil)-3-cicloesil-1nitrosurea (CCNU) - Mostarde azotate - Procarbarzina

Certamente si tratta di un elenco incompleto perché, sfogliando una trentina di bugiardini di chemioterapici, mancano diverse molecole cancerogene per ammissione stessa dei produttori.

In conclusione, il documento sulle "linee guida" riporta alla voce "Smaltimento": "Tutti i materiali residui dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti, bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe, deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti speciali ospedalieri.

Quasi tutti i chemioterapici antiblastici sono sensibili al processo di termossidazione (incenerimento), per temperature intorno ai 1000-c La termossidazione, pur distruggendo la molecola principale della sostanza, può comunque dare origine a derivati di combustione che conservano attività mutagena.

È pertanto preferibile effettuare un trattamento di inattivazione chimica (ipoclorito di sodio) prima di inviare il prodotto ad incenerimento.
Le urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello smaltimento, in quanto contengono elevate concentrazioni di principio attivo".

Queste sostanze, che vengono sistematicamente iniettate nei malati, anche se incenerite a 1000°C "conservano attività mutagena".
Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste ? La spiegazione tra poche righe.

L'amara conclusione, che si evince dall'Istituto Superiore di Sanità, è che l'oncologia moderna per curare il cancro utilizza delle sostanze chimiche che sono cancerogene (provocano il cancro), mutagene (provocano
mutazioni genetiche) e teratogene (provocano malformazioni nei discendenti).

C'è qualcosa che non torna: perché ad una persona sofferente dal punto di vista fisico, psichico e morale, debilitata e sconvolta dalla malattia, vengono iniettate sostanze così tossiche ?
Questo apparente controsenso - se non si abbraccia l'idea che qualcuno ci sta coscientemente avvelenando - si spiega nella visione riduzionista e totalmente materialista che ha la Medicina , ma questo è un argomento che affronteremo più avanti.

In Appendice sono stati pubblicati alcuni degli effetti collaterali (scritti nei bugiardini dalle lobby chimico-farmaceutiche che li producono) di circa trenta farmaci chemioterapici.
Uno per tutti: l'antineoplastico denominato Alkeran® (50 mg/10 ml: polvere e solvente per soluzione iniettabile che contiene come eccipiente: "acido cloridrico") della GlaxoSmithKline. "Un alchilante analogo alla mostarda azotata".
Alchilante è un farmaco capace di combinarsi con gli elementi costitutivi della cellula provocandone la sua alterazione.[9]

Dal bugiardino si evince che questa sostanza chimica (usata nei malati tumorali), oltre a provocare la leucemia acuta ("è leucemogeno nell'uomo"), causa difetti congeniti nella prole dei pazienti trattati.
Alla voce "Eliminazione", viene confermato quanto riportato sopra: "L'eliminazione di oggetti taglienti, quali aghi, siringhe, set di somministrazione e flaconi deve avvenire in contenitori rigidi etichettati con sigilli appropriati per il rischio.

Il personale coinvolto nell'eliminazione (dell'Alkeran) deve adottare le precauzioni necessarie ed il materiale deve essere distrutto, se necessario, mediante incenerimento".
Incenerimento, come abbiamo letto prima, alla temperatura di 1000-1200 gradi !

La spiegazione è che queste sostanze sono analoghe alle "mostarde azotate".
Il sito del Ministero della Salute italiano, alla voce "Emergenze Sanitarie", si esprime così: "Le mostarde azotate furono prodotte per la prima volta negli anni '20 e '30 come potenziali armi chimiche.

Si tratta di agenti vescicatori simili alle mostarde solforate che si presentano in diverse forme e possono emanare un odore di pesce, sapone o frutta. Sono note anche con la rispettiva designazione militare HN-1, HN-2 e HN-3.
Le mostarde azotate sono fortemente irritanti per pelle, occhi e apparato respiratorio.

Sono in grado di penetrare nelle cellule in modo molto rapido e di causare danni al sistema immunitario e al midollo osseo (.) che si manifestano già dopo 3-5 giorni dall'esposizione, che causano anche anemia, emorragie e un maggiore rischio di infezioni. Quando questi effetti si presentano in forma grave, possono condurre alla morte".[10]

Per "curare" il tumore oggi vengono utilizzati degli 'agenti vescicanti': prodotti militari usati nelle guerre chimiche.
Anche se la "guerra al cancro" viene portata avanti con ogni mezzo dall'establishment, ritengo che ci sia un limite a tutto.


[1] Medicina kaput col mito del placebo?, Luigi De Marchi
www.luigidemarchi.it/innovazioni/educazione/articoli/01_medicinakaput.html
[2] Idem
[3] Conferenza "Medicalizzazione della vita e comunicazione sanitaria" del Dottor Gianfranco Domenighetti - già Direttore sanitario del Canton Ticino -tenuta il 22 novembre 2008 al VIII° Congresso nazionale di medicina omeopatica di Verona.
[4] "Approccio metodologico all'omeopatia", Dottor Roberto Gava, farmacologo e tossicologo, ed. Salus Infirmorum, Padova
[5] "Il tradimento della medicina", Alberto Mondini
[6] Idem
[7] Idem
[8] Per mutageno si intende ogni agente chimico o fisico che agisce sui cromosomi alterandone l'informazione genetica. Per cancerogeno si intende ogni sostanza capace di produrre il cancro.
[9] Gli alchilanti agiscono direttamente sul DNA di qualsiasi tipo di cellula senza specificità. Possono intervenire sulle basi del DNA oppure rompendo l'intera molecola di DNA o ancora bloccando la trascrizione o la duplicazione. L'azione principale di un alchilante consiste però nel formare un legame trasversale tra due eliche complementari di DNA che porta alla rottura della catena polinucleotidica. Quindi, il DNA viene danneggiato e non è più in grado di duplicarsi e completare la sintesi proteica.
[10] "Mostarde azotate", "Emergenze", tratto dal sito del Ministero della Salute .
Tratto da: disinformazione.it

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Tumore maligno secondario: Vediamo cosa lo provoca
(a cura della Dott.ssa Cinzia Cupani, Dipartimento Sperimentale e Clinico di Medicina e Farmacologia, Università degli Studi di Messina)

    * Busulfan (Myleran)
    * Carboplatino (Carboplatino, CarboplatinoDBL, Carboplatino Teva, Paraplatin)
    * Ciclofosfamide (Endoxan Asta)
    * Ciclosporina (Sandimmun)
    * Cisplatino (Cisplatino, Cisplatino Teva, Citoplatino, Platamine, Platinex)
    * Clomifene (Clomid, Prolifen, Serofene)
    * Clorambucil (Leukeran, Linfolysin)
    * Doxorubicina (Adriblastina, Caelyx)
    * Epirubicina (Farmorubicina)
    * Estrogeni Coniugati (Emopremarin, Premarin)
    * Estrogeni Coniugati + Medrossiprogesterone (Premelle)
    * Etinilestradiolo (Etinilestrdiolo Amsa)
    * Etinilestradiolo + Desogestrel (Dueva, Gracial, Mercilon, Planum, Practil 21, Securgin)
    * Etinilestradiolo + Levonorgestrel (Egogyn 30, Evanor D, Microgynon, Novogyn 21, Ovranet, Trigynon, Trinordiol)
    * Etinilestradiolo + Norgestrel (Eugynon)
    * Finasteride (Finastid,Proscar, Prostide)
    * Flutamide (Drogenil, Eulexin)
    * Follitropina (Gonal F, Puregon)
    * Infliximab (Remicade)
    * Metotrexato (Brimexate, Methotrexate, Metotressato Teva)
    * Metiltestosterone (Testovis)
    * Mitoxantrone (Novantrone)
    * Micofenolato (Cellcept)
    * Nandrolone Decanoato (Decadurabolin)
    * Somatropina (Genotropin, Humatrope, Norditropin, Saizen, Zomacton)
    * Spironolattone (Aldactone, Spiroderm, Spirolang, Uractone)
    * Tamoxifene (Kessar, Ledrtam, Nolvadex)
    * Testosterone (Testo Enant, Testovis, Andriol)
    * Ticlopidina (Anagregal, Antigreg, Aplaket, Clox, Fluifast, Klodin, Opteron, Parsilid, Ticlodone, Ticlopidina Dorom, Ticloproge, Tiklid)
Fonte : www.farmacovigilanza.org/
Sorpresa ! Lo provoca la maggioranza dei chemioterapici !

vedi: Vita Rubata

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FALLIMENTO  della CHEMIO
Secondo l'oncologo Umberto Tirelli, intervenuto in un convegno, "i giornali e i programmi televisivi danno notevole risalto agli aspetti
negativi dei trattamenti terapeutici e ne ingigantiscono gli effetti collaterali". Ma i risultati della nostra inchiesta dimostrano, semmai, una disattenzione dei media in materia. D'altra parte, è difficile ottenere dall'oncologia informazioni univoche circa l'effettiva utilità della chemio nella cura del cancro.

Le statistiche sanitarie, poi, non sono sempre trasparenti anche perché spesso i dati della chirurgia vengono mischiati con quelli della medicina.
Ma se per capire di più utilizzassimo le dichiarazioni ufficiali, il quadro non sarebbe molto positivo. Circa l'efficacia delle terapie convenzionali in un diffuso tipo di cancro, ecco cosa si legge negli atti ministeriali della sperimentazione Di Bella, al Protocollo n. 3, diretto da Pier Franco Conte, direttore del Dipartimento di Oncologia e Ematologia dell'Università di Modena: "La sopravvivenza mediana attesa dalle pazienti con carcinoma mammario metastatico trattate con una prima linea chemioterapia e/ormonoterapica è superiore ai 24 mesi e circa il 15-20 per cento delle pazienti è viva a 5 anni dalla diagnosi di metastasi.

La sopravvivenza mediana delle pazienti trattate con chemioterapia di seconda linea per la malattia metastatica varia nei vari studi clinici dai 6 agli 11 mesi". Il farmacologo Silvio Garattini ha ammesso, sulla rivista Le Scienze: "Nonostante la mole di ricerche e i conseguenti impegni economici, si deve riconoscere che i risultati nel trattamento del cancro sono ancora relativamente modesti. Il miglior trattamento, quando sia possibile, rimane ancora la chirurgia, mentre tutto l'insieme dei trattamenti antitumorali (chemioterapia, immunologici e radianti) arriva a malapena a determinare una guarigione (più di cinque anni di sopravvivenza) in circa il 10 per cento dei pazienti trattati".

Paul Goss, direttore del Breast Cancer Prevention and Research di Toronto, a giugno 2004 presso lo IEO di Umberto Veronesi, ha ammesso una verità sconsolante. E cioè che la comunità scientifica ha sottostimato il rischio di ricaduta cui sono sottoposte le donne considerate "guarite" dalla scienza medica. In un'intervista a Daniela Minerva sull'Espresso del 26 giugno 2004, Gross ha spiegato che "sia le donne che i clinici non sembrano volerci fare attenzione. Quindi noi viviamo nel mito che dopo un certo periodo di follow up, la paziente sia salva. Ma non è così". In genere i pazienti vengono considerati guariti dopo cinque anni liberi da malattia.

Continua Goss: "Il nostro studio ha seguito le donne oltre i cinque anni canonici e dimostrato questa terrribile realtà". Il professor Vittorio Staudacher, membro del Comitato Etico dell'Istituto Nazionale dei Tumori, già chirurgo e clinico all'Università di Milano e membro del Consiglio direttivo della Scuola Europea di Oncologia, ha affermato sul Corriere della sera: "La chemioterapia, con l'eccezione delle leucemie e dei linfomi, è incapace di guarire i tumori. E mette l'inferno in corpo ai malati".
Poi si è chiesto: "La chemioterapia ha mai guarito qualcuno da un tumore come quello all'esofago, dell'intestino, del colon, del cervello? La chemioterapia, che ha dimostrato di poter colpire il bersaglio nei tumori di origine ematica (leucemie e linfomi), negli altri tumori controlla la proliferazione per un po' in misura maggiore o minore, ma non guarisce". Ma i pazienti conoscono la vera portata degli effetti collaterali cui vanno incontro? "Il consenso informato dovrebbe essere una prassi consolidata", assicura il dottor Davide Ferrari.
Fonte: http://www.vincenzobrancatisano.it/articoli/chemio.htm

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FALLIMENTO della CHEMIO TERAPIA
Il Professor V. Staudacher, membro del Comitato Etico dell'Istituto Nazionale dei Tumori, già chirurgo e clinico all'Università di Milano e membro del Consiglio d'amministrazione dell’Istituto Mario Negri e del Consiglio direttivo della Scuola Europea di Oncologia, con un intervento tanto lucido quanto equidistante ha affermato:

"
La chemioterapia, con l'eccezione delle leucemie e dei linfomi, è incapace di guarire i tumori. E mette l'inferno in corpo ai malati. La cura Di Bella è probabilmente incapace di guarire sempre, ma fa star meglio i malati.
La risposta galenica del Professor Di Bella con il suo inserto chemioterapico, va vista a mio parere come un tentativo di interpretare la talora evidente traumatica risposta a una scuotente terapia clinica, allo stato attuale poco rispettosa della biologia dell'organismo colpito da accrescimento neoplastico..."
ed ancora "La chemioterapia ha mai guarito qualcuno da un tumore come quello dell'esofago, dell'intestino, del colon, del cervello ?
La chemioterapia, che ha dimostrato di poter colpire il bersaglio nei tumori di origine ematica, negli altri tumori controlla la proliferazione per un pò in misura maggiore o minore, ma non guarisce".

Lo scienziato K.B.Mullis, Nobel per la chimica nel '93 per aver scoperto la Polimerase Chain Reaction, metodo per amplificare il DNA applicato pure nello studio dell'HIV, in un'intervista a Celia Faber tuonò: "... i farmaci che usiamo -tutti questi maledetti- non sono meno tossici dell'AZT. E li diamo a tutti. Ognuno di noi ha una zia che è stata irradiata o che ha fatto la chemioterapia che la sta uccidendo...Sono semplicemente un gruppo di persone che sono diventate socialmente importanti e molto ricche pensando che essi potrebbero essere in grado di curare le malattie che ci affliggono. Mentre in realtà essi non possono farci niente.
E' spaventoso ma è proprio così"…….. se lo dice un premio Nobel….!

Il Professor Angelo Brigandi specialista in Oncologfia Medica ed in fibroscopia bronchiale con anni di esperienza in prestigiosi ospedali oncologici parigini, a proposito della chemioterapia afferma: "Purtroppo i chemioterapici non sono altro che dei veleni che uccidono le cellule neoplastiche, ma nello stesso tempo provocano gravi danni al nostro organismo. Il compito del medico specialista è di utilizzarli in maniera attenta e oculata in modo da provocare il minimo dei problemi con rigorosi e continui controlli. Non è un impegno facile. Ecco perché sono in molti ad auspicare soluzioni più maneggevoli ed efficaci"...ed ancora: "Credo che il suo futuro sia assai incerto dal momento che si delineano nuove opzioni terapeutiche che porteranno forse a ridurre radicalmente il ruolo di questa cura".
L'esperto allude alle "sostanze capaci di potenziare il nostro meccanismo di difesa immunitaria".

...lo stesso dice A. Scanni Primario del Fatebenefratelli di Milano "...anche i nuovi farmaci chemioterapici non porteranno certamente alla sconfitta del meccanismo intrinseco della malattia tumorale"

....nel febbraio dello scorso anno il Professor Iacobelli rilascerà questa scioccante intervista "Lo ammetto: la Cura Di Bella non è un bluff !"...in questa intervista l'oncologo-ricercatore confermerà la situazione di stallo in cui versa la ricerca contro il cancro e fornirà elementi a favore dell'efficacia terapeutica del MDB !!
Le conseguenze del trattamento antitumorale mediante chemioterapia e radiazioni nei sopravvissuti alla leucemia mieloide acuta contratta nell'età pediatrica - Giovedì 26 Ottobre 2000

Le conseguenze del trattamento chemioterapico in bambini affetti da leucemia mieloide acuta, che sono sopravvissuti più di 10 anni, è stato studiato.
Dei 77 sopravvissuti, 44 erano stati trattati con chemioterapia, 18 con chemioterapia ed irradiazione della testa, e 15 con chemioterapia, irradiazione di tutto il corpo e trapianto di midollo osseo allogenico.
Nel 51% dei bambini sono state trovate anomalie della crescita, nel 30% anomalie neurocognitive, nel 28% epatite dovuta a trasfusione di sangue, nel 16% anomalie endocrine, nel 12% cataratta, e nell'8% danni cardiaci.
Il rischio cumulativo stimato di una seconda malignità è risultato del 1.8%.

(Leung W et al, J Clin Oncol 2000; 18 : 3273-3279) - Consultare: www.ematologia.it
http://www.e-oncologia.it  (Xagena 2000)

Commento NdR: I vaccini producono proprio anche questa malattia !
A questo punto ci sorge spontanea una riflessione: Non è che per caso…. i farmaci ed i vaccini indebolendo anche il Sistema Immunitario servano per creare il mercato dei malati da sfruttare economicamente o meglio ancora per sostituire il Sistema Immunitario con il Sistema ……..Monetario in $ ?
vedi: Bibliografia 
+   Vita Rubata


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Le Verita' nascoste sulla CHEMIO - Inchiesta - Di Vincenzo Brancatisano
La chemio è
tossica, fa cadere i capelli, fa venire la nausea. Ma sappiamo davvero tutto sulla tossicità dei farmaci chemioterapici antiblastici (CA), quelli cioè che vengono usati per curare il cancro? Per approfondire il problema della pericolosità di questi farmaci per la salute del personale sanitario addetto alla loro manipolazione, abbiamo condotto un’inchiesta grazie alla quale viene fuori, forse per la prima volta, un quadro impressionante circa il grado di tossicità dei più diffusi farmaci antiblastici, che documenti ufficiali prodotti dalle più prestigiose agenzie scientifiche, definiscono addirittura "cancerogeni per l’uomo".
Che si possa curare il cancro con farmaci che rischiano addirittura di causarlo può sembrare paradossale ai profani, e non spetta a noi mettere in dubbio l’utilità terapeutica della chemioterapia, cui molti pazienti sanno di dovere la vita. Il problema è recente. Fino al 1980 non esistevano informazioni sul grado di rischio corso da medici, infermieri, ausiliari dei reparti oncologici.
Ma scandagliando le 104 pagine del Rapporto Istisan n. 02/16 dell’Istituto Superiore di Sanità, intitolato "Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici: rischi per la riproduzione e strategie per la prevenzione", si scopre che ancora oggi gli "incidenti che si rilevano tra gli operatori sanitari contribuiscono ad aumentare il livello di attenzione della comunità scientifica, delle istituzioni e dei lavoratori stessi". Solo nel 1993 si scopriva che l’Italia e altri paesi della Cee erano sprovvisti di indicazioni per il personale sanitario, ad eccezione del Portogallo che raccomandava di incenerire i farmaci antiblastici a 1000 gradi.
Oggi, in Australia, Danimarca e Irlanda è vietato alla lavoratrice incinta di manipolare questi farmaci.
In Danimarca le donne gravide non possono neppure occuparsi di pazienti che li assumono. Altri organismi raccomandano di evitare la manipolazione di antiblastici alle gravide, alle donne che allattano e addirittura al personale maschile e femminile che sta tentando di concepire. Per avere un’idea della pericolosità dei CA basta pensare che, riferendosi allo smaltimento delle urine dei pazienti trattati, uno studio presentato a Modena, recita che "queste ultime possono anche essere causa di inquinamento ambientale par contaminazione del sistema fognario".mL’impiego dei chemioterapici, sui quali per decenni s’è arenata la ricerca contro il cancro, risale agli anni ‘40 quando venne utilizzata per la prima volta la mostarda azotata per curare la leucemia.
Sono farmaci caratterizzati da una tossicità molto elevata ma non selettiva e dunque agiscono pure sui tessuti sani e vitali quali, tra gli altri, il midollo osseo, le mucose e l’apparato riproduttivo. Non solo: "Proprio a causa delle loro proprietà citotossiche e immunosoppressive – si legge nel Rapporto – gli antiblastici possono paradossalmente causare tumori secondari.
Infatti, non solo sono in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne , ma tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie". Ma veniamo a un punto cruciale. Nel documento si legge che "mentre per i pazienti tali effetti tossici sono considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili benefici terapeutici, essi non dovrebbero mai colpire i medici, i farmacisti, gli infermieri e gli altri operatori. Invece, a partire dalla fine degli ’70 numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità dei CA per gli operatori sanitari". Mielodepressione, nausea, vomito, mucositi, disturbi gastrointestinali, alopecia, amenorrea, azoospermia, sterilità, neurotossicità, epatotossicità e nefrotossocità, sono i principali effetti tossici che colpiscono i pazienti.
Ma "alcuni di essi – si legge nel documento dell’Iss – sono stati osservati anche in operatori sanitari e in particolare in infermieri dei reparti oncologici" prima che venissero introdotte le linee guida per la manipolazione degli antiblastici.
Nonostante tutto, anche di recente sono stati rilevati, vi si legge, disturbi a livello oculare, cutaneo, respiratorio causati dai CA vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino e da altri CA; possibili tumori causati dai CA cancerogeni; effetti sull’apparato riproduttivo maschile e femminile con riduzione della fertilità, aumento del numero degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite.
Ma non basta: "Ulteriori studi sperimentali – è la conclusione dello studio – sarebbero auspicabili per valutare gli effetti acuti e cronici di miscele complesse di CA a basse dosi", cui gli operatori sono maggiormente esposti.

Aberrazioni Cromosomiche
"Alcuni chemioterapici, a fronte di rilevanti benefici terapeutici, costituiscono un importante fattore di rischio per effetti collaterali, non solo immediati, ma anche a lungo termine, aumentando il rischio per tumori e per danni all’apparato riproduttivo", osserva la biologa Irene Figà-Talamanca, in uno dei documenti che compongono il Rapporto dell’Iss.
Solo vent’anni fa, dopo alcuni incidenti sul lavoro, "ci si è chiesto se esisteva un rischio a lungo termine per la salute degli operatori addetti alla preparazione e somministrazione dei chemioterapici". E dunque? "La preoccupazione era ben fondata, dato che gli studi successivi hanno confermato effetti mutageni (ad esempio aberrazioni cromosomiche, ndr.) e cancerogeni, oltre a danni alla salute riproduttiva del personale femminile". Anche se in questi ultimi anni si è fatto tanto, il problema, insiste Figà-Talamanca, "non può essere considerato superato" sia perché si è visto che dove le esposizioni sono tuttora presenti, "il rischio di patologia riproduttiva è rilevante, non solo per esposizioni femminili, ma anche maschili", sia per la scarsa efficacia degli studi fin qui condotti.
Come se non bastasse, i danni possono essere addirittura trasmessi all’apparato riproduttivo dei figli degli operatori sanitari.
Da un’indagine epidemiologica emerge poi che questi lavoratori, essendo esposti a un rischio poco conosciuto e i cui effetti sulla salute sono difficilmente evidenziabili, "tendono a disinteressarsi della specifica problematica sanitaria".
Eppure, "ripetute esposizioni accidentali possono causare accumulo e indurre, nel lungo periodo, un effetto cronico nel lavoratore". Il tutto deve fare riflettere, spiega il Rapporto, "considerando che i nuovi farmaci di cui ancora non è ben nota la tossicità vengono continuamente introdotti nei protocolli terapeutici", specie se si considera che i chemioterapici sono usati per malattie anche non tumorali e "che l’esposizione lavorativa coinvolge un rilevante numero di infermieri".
Ma i problemi non mancano, visto che "il recente uso dei farmaci antiblastici non ha consentito, a tutt’oggi, di avere a disposizione sufficienti dati epidemiologici che consentano di poter definire con certezza gli eventuali effetti sulla salute".
L’ing. Giancarlo Salsi, responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione del Policlinico di Modena è convinto dell’esigenza di realizzare un monitoraggio dei rischi. Dice: "Siamo estremamente convinti di essere all’interno delle previsioni normative, che da noi vengono controllate in maniera spasmodica dalla farmacista Benedetta Petocchi, farmacista del Centro oncologico modenese, dove opera l’unità centralizzata per la preparazione degli antiblastici.
Ma varrebbe sempre la pena avere dei dati oggettivi sull’esposizione dei lavoratori". Dati che per ora non ci sono.
Il prof. Fabriziomaria Gobba, ricercatore in Medicina del Lavoro presso l’Università di Modena e Reggio, è autore di "Rischi professionali in ambito ospedaliero", un autorevole manuale in materia, edito da Mc Graw-Hill.
Spiega: "E’ stato ampiamente dimostrato che solo attraverso una conoscenza dei rischi è possibile offrire una prevenzione efficace e che la prevenzione parte in primo luogo dai comportamenti individuali dei soggetti esposti". Le operazioni, assicura Salsi, vengono svolte da personale dedicato, debitamente formato, equipaggiato e, tra l’altro, dentro le cappe protettive previste dalla legge.
Fonte: http://www.vincenzobrancatisano.it/articoli/chemio.htm

vedi: Vita Rubata

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Chemio: quello che in genere non viene detto mai !

Troppo spesso vengono taciuti i limiti e le conseguenze della chemioterapia di cui si sopravvaluta l’efficacia.
Sono passati oltre 30 anni da quando l’allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon dichiarò ufficialmente "guerra al cancro", malattia che stava diventando un’emergenza sociale, annunciando che avrebbe dirottato sulla ricerca fondi ingentissimi...

Da allora, solo negli Stati Uniti, sono stati spesi qualcosa come duemila miliardi di dollari in un filone di ricerca che ha scelto di finanziare e sostenere terapie oncologiche convenzionali, tra cui soprattutto chemioterapia, radioterapia e ormonoterapia, oltre naturalmente all’intervento chirurgico, primo approccio, solitamente, alla malattia tumorale. Ma di cancro si continua a morire comunque e la mortalità, a 5 anni dalla diagnosi, negli Stati Uniti è addirittura aumentata1.
Sono molte le voci che negli anni hanno sollevato perplessità sull’utilizzo di terapie farmacologiche che faticano a rendere il cancro una malattia meno mortale e che arrancano nella cura. Uno studio pubblicato nel 1975 sulla rivista medica Lancet destò scalpore. Quattro ricercatori inglesi effettuarono uno studio prospettico randomizzato su 188 pazienti con cancro inoperabile ai bronchi e scoprirono che la vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di tre volte più breve rispetto a quelli che non ricevettero alcun trattamento. Ma per lo più queste voci sono rimaste inascoltate e la tendenza è a procedere nel solco sinora segnato, anche se negli ultimi anni la ricerca pare essersi aperta alla sperimentazione di farmaci cosiddetti biologici, ricavati cioè da risorse e sostanze che il corpo stesso produce.
Per avere un quadro attuale delle percentuali di sopravvivenza con le terapie convenzionali, nulla è meglio della consultazione dei dati del National Cancer Institute (NCI) americano, uno dei più prestigiosi centri di studio e ricerca sul cancro a livello internazionale, che fornisce informazioni sull’efficacia delle attuali metodiche e sulla sopravvivenza dei malati di cancro. Da queste informazioni non si trae certo un quadro confortante.

Innanzi tutto occorre specificare che il NCI, come del resto l’oncologia convenzionale, utilizza la riduzione della massa tumorale e la sopravvivenza media a 5 anni dalla diagnosi come indici di efficacia delle terapie effettuate; ma in alcuni casi la riduzione della massa tumorale non appare essere decisiva per la sopravvivenza del paziente. Inoltre, per ottenere una visione realistica
e compiuta dell’efficacia delle terapie oncologiche convenzionali, occorrerebbe poter conoscere le percentuali di sopravvivenza anche ben oltre i 5 anni dalla diagnosi. Ma vediamo qualche esempio sintetico, sulla base delle informazioni tratte dalle schede tecniche fornite dal sito del NCI e redatte per gli operatori sanitari.

Cancro renale. Solo il 40% dei pazienti con cancro renale trattato con terapie convenzionali è ancora vivo a 5 anni dalla diagnosi, sempre che il cancro venga diagnosticato in fase precoce e non si presenti invasivo. Il cancro renale è uno dei tumori per i quali sono ben documentati casi di regressione spontanea in assenza di terapia. La resezione chirurgica è il trattamento d’elezione; le terapie sistemiche hanno mostrato solo effetti limitati. Nel cancro al primo stadio la resezione può essere parziale o totale con l’asportazione del rene, di ghiandole, del grasso pararenale e del tessuto intorno; negli stadi successivi è quasi sempre totale. Per coloro che non sono in grado di subire l’intervento, la terapia radiante ha solo un effetto che viene definito ‘palliativo’.

Nel cancro al secondo stadio si esegue quasi sempre la linfoadenectomia, anche se la sua efficacia non è stata provata definitivamente. La terapia radiante viene somministrata prima e dopo l’asportazione del rene, ma non vi sono prove conclusive sull’aumento della sopravvivenza rispetto al solo utilizzo della chirurgia. Per questo tipo di cancro al quarto stadio non ci sono cure; sia la radioterapia che la chirurgia sono palliativi. Anche qui sono documentati casi di regressione spontanea: in uno studio prospettico su 73 pazienti con cancro renale avanzato, il 7% ha avuto regressione senza né intervento né terapia.

Linfoma Non Hodgkin. Il NCI afferma che con i moderni trattamenti la sopravvivenza a 3,5 anni può arrivare al 50% dei pazienti; se la forma tumorale è però aggressiva solo il 30-60% dei malati può essere trattato.
“È noto infatti, da ricerche che sono durate anni all'istituto di ricerca oncologica in Germania, che i malati di tumori che vengono sottoposti ai normali cicli convenzionali terapeutici hanno un'aspettativa di vita media di soli 3,5 anni; i pazienti, invece, sempre affetti da cancro, ma che non vengono sottoposti né a chemioterapia né a radioterapia (ma comunque a nessun tipo di terapia convenzionale e non) hanno una sopravvivenza media di 12 anni.”

La stragrande maggioranza delle recidive si ha nei primi 2-3 anni dopo la terapia. Il NCI raccomanda di valutare attentamente la tossicità del trattamento. Sono in corso numerosi studi clinici per trovare trattamenti più efficaci e i pazienti, se possibile, dovrebbero esservi inclusi. Effetti tardivi dei trattamenti possono essere sterilità permanente, rischio di un secondo cancro, disfunzioni cardiache e leucemia mielogena.

Leucemia linfoblastica. Il 60-80% degli adulti con questa leucemia può attendersi una remissione (cioè ritorno a valori normali del sangue) completa dopo terapia, secondo le informazioni del NCI; ma solo il 35-40% di questi pazienti con remissione può vivere fino a 2 anni dopo la diagnosi con un’aggressiva combinazione di chemioterapici. Con trattamenti precoci a base di una combinazione di chemioterapici ci possono essere remissioni nell’80% dei casi ma che durano solo 15 mesi, poi la leucemia ricompare. Questa malattia viene definita spesso fatale e i pazienti che presentano una recidiva dopo la remissione muoiono solitamente nel giro di 1 anno, anche se si riesce ad ottenere una seconda completa remissione.

Leucemia mieloide acuta. Dalle informazioni del NCI risulta chiaro, anche in questo caso, che remissione (cioè riduzione della massa tumorale o, nel caso delle leucemie, ritorno alla normalità dei valori ematologici in seguito a terapia convenzionale) non significa sempre sopravvivere al cancro. Infatti i dati del NCI dicono che con terapie convenzionali si ottiene remissione nel 60-70% dei pazienti, ma poi solo il 25% di questi può vivere in media fino a 3 anni dopo la diagnosi.
Tra i bambini, il 95% può ottenere remissione, il 75% di questi è ancora vivo a 5 anni dalla diagnosi.

Melanoma. Spessissimo in pazienti con questo cancro viene somministrato interferone. Il NCI afferma che la chemioterapia non aumenta la sopravvivenza. È documentata la regressione spontanea, cioè senza trattamenti, del melanoma maligno in casi pari a poco meno dell’1%.

Carcinoma del pancreas. Questa forma di cancro, dice il NCI, ha un’altissima mortalità; il cancro del pancreas esocrino ha una percentuale di sopravvivenza a 5 anni inferiore al 4%. I pazienti che hanno un cancro al pancreas ad una fase precocissima senza alcuna estensione all’esterno dell’organo possono sopravvivere fino a 5 anni dopo la diagnosi in una percentuale che va dal 18 al 24%. I pazienti con questo tipo di cancro, a qualunque stadio esso sia, possono essere considerati candidati per studi su nuovi trattamenti poiché chemioterapia, radioterapia e chirurgia hanno dimostrato scarsa efficacia, seppure vengano convenzionalmente usati.

Cancro del polmone a cellule non-piccole. Dice il NCI: poiché i trattamenti oggi a disposizione non sono considerati soddisfacenti, i pazienti che hanno i requisiti possono essere considerati candidati per studi sperimentali su nuove forme di trattamento. Spesso se questo cancro è in uno stadio precoce si attua un’asportazione chirurgica; la mortalità postoperatoria immediata va dal 3 al 5% e la metà di quelli che sopravvivono presentano una recidiva anche dopo la completa resezione. I pazienti inoperabili trattati con radioterapia hanno una sopravvivenza a 5 anni in una percentuale che va dal 10 al 27%. Uno studio clinico su 1209 pazienti operati per asportare il tumore non ha mostrato alcuna differenza nella sopravvivenza tra malati successivamente trattati con chemioterapici e non trattati.

Cancro alla vescica. Ogni volta che è possibile, dice il NCI, i pazienti dovrebbero essere inclusi in studi clinici per migliorare le terapie standard. Fino al 95% dei pazienti con un cancro già piuttosto esteso sono a rischio di progressione della malattia nei 5 anni successivi alla diagnosi. Quando il cancro è molto superficiale ad uno stadio precoce, trattamenti come chirurgia, chemioterapici, radioterapia possono portare ad una sopravvivenza a 5 anni che va dal 55 all’80%. Se il tumore è profondo ed invasivo la sopravvivenza a 5 anni va dal 20 al 40% dei pazienti trattati.
Se il tumore invade le visceri pelviche o i linfonodi, casi di sopravvivenza sono rari. L’utilizzo di radioterapia preoperatoria non ha mostrato vantaggi in termini di sopravvivenza. Uno studio randomizzato ha mostrato che, dopo resezione chirurgica, solo il 57% dei membri di un gruppo che aveva ricevuto chemioterapici era vivo dopo 5 anni. Ai pazienti che non possono essere sottoposti a cistectomia radicale, con cancro al terzo stadio, viene somministrata radioterapia con una sopravvivenza a 5 anni del 30%.
Non è stato riscontrato miglioramento della sopravvivenza media associando chemioterapia sistemica. Nel cancro al quarto stadio c’è ben poco da fare.

Cancro dell’endometrio. Dopo isterectomia, non è provato il miglioramento della sopravvivenza con terapia radiante e gli effetti tossici possono essere notevoli. Con cancro al quarto stadio il trattamento ormonale produce risposta nel 15-30% dei pazienti, ma il NCI non fornisce dati sulla sopravvivenza.

Cancro al cervello. Il NCI fornisce schede tecniche per ogni tipo di tumore cerebrale. Si considerano qui, come esempio, l’astrocitoma anaplastico, l’astrocitoma diffuso e il glioblastoma. Il NCI per il primo e il terzo tipo afferma che hanno una bassa percentuale di cura con i trattamenti locali standard e che i malati sono candidati appropriati per studi clinici che provino nuove forme di trattamento. Per il secondo tipo afferma che è più curabile rispetto ad altri tipi, ma che esistono alcune controversie sul trattamento standard composto dalla chirurgia più radioterapia e che alcuni medici preferiscono evitare la radioterapia soprattutto in pazienti con meno di 35 anni.

Ricercare nuove strade Stando ai dati forniti dal National Cancer Institute americano, risulta auspicabile, ed è stato detto anche da numerosi oncologi, trovare strade diverse che possano garantire percentuali maggiori di sopravvivenza senza gli effetti avversi tossici che le terapie convenzionali hanno e che influiscono non poco sulla qualità della vita. Per avere un’idea di tali effetti tossici, si prendano ad esempio i dati forniti dal dottor Vincenzo Cordiano, stimato ematologo all’ospedale di Valdagno (Vi) e co-autore del libro «La medicina di laboratorio nella pratica medica»4.
Cordiano, parlando dei trattamenti utilizzati nel Linfoma di Hodgkin afferma che «il tipo di chemioterapia è importante poiché il rischio di leucemia si aggira sul 3% a 10 anni nei soggetti trattati con MOPP o protocolli simili contenenti mecloretamina». «Sono segnalati secondo tumori solidi della mammella, del polmone, della tiroide, delle ossa e del colon soprattutto in soggetti che hanno ricevuto radioterapia. Circa l’80% di questi tumori compare in zone precedentemente irradiate».
Cita anche uno studio del NCI, secondo cui «i sopravvissuti avevano il doppio di probabilità di sviluppare un secondo tumore rispetto alla popolazione generale e il rischio rimaneva significativamente elevato per oltre 25 anni», «Tossicità cardiaca – continua Cordiano – può manifestarsi con aterosclerosi coronarica precoce compreso l’infarto, miocardite e pericardite.
In pazienti trattati per Linfoma di Hodgkin possono comparire linfomi Non Hodgkin che secondo alcuni studi sarebbero provocati dalla terapia, anche se non è stato sicuramente dimostrato».

Da considerare sono anche le affermazioni che si trovano nel materiale del corso di oncologia medica dell’Università di Firenze, coordinato dal professor Roberto Mazzanti. Gli scritti, «Principi di chemioterapia», sono documenti destinati agli studenti della facoltà di medicina, quindi formano i futuri medici. Si legge: «Un agente antitumorale raramente potrà, da solo, eliminare tutte le cellule cancerose senza dare effetti tossici intollerabili per il paziente.
La chemioterapia antitumorale è infatti fortemente limitata dalla sua tossicità».
Nella relazione del corso coordinato dal prof. Mazzanti sono elencati gli effetti tossici dei diversi chemioterapici.
Vediamone alcuni:
Agenti alchilanti. «Interagiscono direttamente con il Dna, possono provocare dei legami a ponte (cross-link) tra due filamenti del Dna o anche all’interno dello stesso filamento provocando la rottura completa della molecola di Dna oppure un blocco della trascrizione e della duplicazione. Appartengono al gruppo dei farmaci ciclo aspecifici, cioè danneggiano ogni cellula in qualsiasi fase essa si trovi».
Mostarde azotate. «La mecloretamina è un derivato di un gas vescicante usato a scopi bellici, il gas iprite. È mielotossica (neutropenia e trombocitopenia)».
La ciclofosfamide può provocare cistite emorragica. «Molto importante è anche la cardiotossicità che consiste in un infarto miocardico massivo con emorragia interstiziale, edema, versamento pericardico ad insorgenza acuta e decorso sfavorevole», ciclofosfamide causa fibrosi polmonare, e malattie interstiziali del polmone, (tratto: le basi farmacologiche della terapia Goodman & Gilman decima edizione)

Per ifosfamide: neurotossicità e danno renale.
Nitrosuree. «La tossicità dose-limitante è quella del midollo: è tardiva (dopo 4-6 settimane di terapia) e cumulativa. Molto importante anche la tossicità polmonare, renale ed epatica».
Procarbazina. «Il principale impiego è la terapia MOPP del linfoma di Hodgkin. Numerosi effetti tossici: neurologici, ematologici, gastroenterologici, alopecia, azospermia. È un potente cancerogeno (induce leucemie acute a breve e a lungo termine)».
Antimetaboliti. Tra questi farmaci, il methotrexate, tra le altre cose, «è mielotossico e provoca gravi danni a livello gastroenterico tanto che talvolta è necessario sospendere la terapia: frequenti la mucosite, diarrea, sanguinamento e addirittura la perforazione. È tossico per fegato e reni».

Ma i chemioterapici non risultano soltanto tossici per chi li assume (per i malati di cancro questi effetti sono considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili effetti terapeutici), ma anche per chi li somministra o sta a contatto con i pazienti che li assumono. A tale proposito risulta interessante la lettura del Rapporto n. 02/16 dell’Istituto Superiore di Sanità che ha preso in considerazione l’esposizione professionale ai chemioterapici antiblastici (CA)6. «Proprio a causa delle loro proprietà citotossiche e immunosoppressive – si legge nel Rapporto – gli antiblastici possono paradossalmente causare tumori secondari. Infatti, non sono solo in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie». E ancora: «Mentre per i pazienti tali effetti tossici sono considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili benefici terapeutici, essi non dovrebbero mai colpire i medici, i farmacisti, gli infermieri e gli altri possibili operatori.
Invece, a partire dagli anni ‘70, numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità dei CA per gli operatori sanitari». «Alcuni degli effetti tossici che colpiscono i pazienti sono stati osservati anche in operatori sanitari e in particolare in infermieri dei reparti oncologici», prima che venissero introdotte le linee guida per la manipolazione dei CA. Ma anche successivamente sono stati rilevati disturbi a livello oculare, cutaneo e respiratorio causati da CA vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino e altri CA; possibili tumori causati da CA cancerogeni; effetti sull’apparato riproduttivo, aumento degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite. I danni risultano anche trasmissibili all’apparato riproduttivo dei figli degli operatori sanitari.
C’è da chiedersi se queste informazioni vengano fornite dai medici ai malati di cancro quando questi devono prendere una decisione sulla strada da intraprendere. La pratica del cosiddetto consenso informato informa veramente la persona tanto da renderla capace di fare una scelta? Come si vede, la situazione è assai delicata e non può essere affrontata con leggerezza, ma è indubitabile che altre strade dovrebbero essere esplorate e percorse per cercare approcci terapeutici maggiormente efficaci e sicuri. Il National Institute of Health americano, una delle maggiori autorità in campo sanitario a livello mondiale, offre una possibilità di riflessione ulteriore, in quanto ha istituito il National Center for Complementary and Alternative Medicine, cioè il Centro Nazionale per le medicine complementari e alternative, che fornisce un’ampia sezione di informazioni dedicate anche all’approccio con il cancro, sottolineando l’esigenza di non ignorare queste diverse strade e di incoraggiare studi clinici in proposito.

Di un simile ente istituzionale, in Italia, non esiste né è mai esistito nemmeno un analogo e qui si fatica non poco a reperire materiale scientifico e rigoroso in merito ad approcci terapeutici anticancro differenti dai protocolli convenzionali.

Un altro filone imboccato di recente dalla ricerca è quello dei cosiddetti rimedi-farmaci biologici. Si tratta per esempio del neurormone somatostatina (che blocca l’angiogenesi tumorale, cioè la proliferazione dei vasi sanguigni che alimentano il tumore), della melatonina, dei retinoidi, la cui azione antitumorale è stata dimostrata da migliaia di studi scientifici disponibili sulle banche dati mediche, con possibili effetti avversi estremamente meno tossici di chemioterapici e radioterapia.
Tali farmaci, che molti conoscono per essere stati associati alla Terapia Di Bella e quindi sminuiti, stanno suscitando invece gli entusiasmi di quegli oncologi di fama internazionale che sono stati proprio i maggiori detrattori di Di Bella stesso.

Nel 2002 Umberto Veronesi ha ricevuto persino un premio per l’uso della somatostatina nella lotta ai tumori e ha attestato sulle riviste mediche l’efficacia dei retinoidi nella cura del cancro;
Il professor Lissoni dell’ospedale San Gerardo di Monza ha pubblicato numerosi studi scientifici sull’azione antitumorale della melatonina; Franco Mandelli, ematologo alla Sapienza di Roma, ha affermato che l’acido retinoico favorisce la cura delle leucemie promielocitiche. E in tanti si augurano che, lasciati da parte pregiudizi, interessi e potere, si possa veramente imboccare la strada di una prioritaria tutela della vita umana.

STATISTICHE NON ATTENDIBILI: È consigliabile sull’argomento la lettura di una lettera aperta che il dottor Giuseppe Parisi, presidente di una delle maggiori associazioni italiane a difesa dei consumatori, l’Aduc, ha pubblicato sul sito della stessa associazione. Eccone qualche stralcio in merito alle cure contro il cancro: «Ecco che chi ricerca controcorrente, chi mette in discussione le parole d’ordine delle autorità viene punito severamente. È toccata a tanti. Ne cito due, soltanto perché i più eclatanti. Il professor Luigi Di Bella finito nell’oblio e il dottor Tullio Simoncini, medico oncologo, perseguitato e sospeso dal suo ordine professionale, deriso, mortificato. Per nostra fortuna non si è lasciato intimidire.

Intanto restiamo fermi alle maratone Telethon. E ancora le grandi serate tv, con ospiti che raccontano di guarigioni dai tumori ormai all’87%. Sono barzellette che non racconterebbe nessun comico; loro lo fanno. Usano semplici trucchi, ne cito qualcuno. Se viene ospedalizzato un paziente, ad esempio, con un tumore al seno e, fatta la terapia, viene poi dimesso, non la chiamano dimissione, ma guarigione. Se dopo tre mesi ritorna con un tumore al fegato, non verrà ricollegato alla sua situazione precedente. Ma c’è di più: se viene dimesso e poi ritorna per controlli e viene di nuovo dimesso, ad ogni passaggio è un dato positivo.
Se si viene dimessi 9 volte e si muore una volta sola, alla fine il risultato sarà del 90% di guarigioni e del 10% di mortalità.
C’è ancora di più. Per esempio il tumore al testicolo e il tumore al polmone. Del primo si salvano più del 90%, del secondo si arriva a fatica al 10%. Una media stimata sarebbe del 50%, ma non si dice che quelli del testicolo sono solo 2.000, mentre quelli colpiti dal tumore al polmone sono 40.000. Alcuni anni fa fu fatta una grande scoperta, il nuovo farmaco Tamoxifen che sembrava capace di bloccare l’insorgenza di tumore al seno. Ma gli scienziati ammisero che aveva un effetto collaterale: provocava tumore all’utero. Inoltre non si conosce se lo stesso paziente potrebbe vivere di più se si escludesse qualsiasi intervento terapeutico.
Di contro ci sono le statistiche che parlano chiaro: l’aggressività di un tumore recidivante diventa esponenziale dopo la chemioterapia».

La VIA NATURALE:
«Le tecniche chirurgiche in oncologica si sono affinate molto in questi ultimi anni, molto più di quanto non sia avvenuto per le terapie farmacologiche convenzionali. Per questo sarebbe utile pensare a protocolli terapeutici anticancro che vedano i farmaci sintetici abbinati a rimedi e approcci, provenienti dalle medicine non convenzionali, che consentano di rendere le cure più efficaci, selettive e meno tossiche». È questo il parere del dottor Paolo Roberti, responsabile del Comitato Permanente di e Coordinamento per le Medicine non Convenzionali in Italia1.
Ci sono tante realtà che hanno acquisito solide basi e che stanno studiando il problema. «Nel novembre 2005, per esempio – spiega Roberti – si è tenuto a Ischia, organizzato da una sezione della Fiamo (Federazione Italiana delle Associazioni di Medicina Omeopatica, nda), un seminario internazionale di oncologia omeopatica che ha raccolto i maggiori esperti dell’argomento.

«Nel novembre 2005, per esempio – spiega Roberti – si è tenuto a Ischia, organizzato da una sezione della Fiamo (Federazione Italiana delle Associazioni di Medicina Omeopatica, nda), un seminario internazionale di oncologia omeopatica che ha raccolto i maggiori esperti dell’argomento.

A metà marzo 2006 si tiene a Roma un seminario di omeopatia globale al quale prenderanno parte anche i grandi maestri della scuola messicana, tra le più importanti ed antiche. Per non parlare poi dei successi ottenuti dalla Medicina Antroposofica nella cura dei tumori solidi utilizzando il vischio in una formulazione farmaceutica somministrabile2. Insomma, la realtà avanza e l’oncologia convenzionale potrebbe trarre grandi vantaggi volgendo l’attenzione a queste esperienze».

Da oltre un anno viene inoltre pubblicata ad Oxford una rivista medica (indicizzata nelle maggiori banche dati specializzate) che fornisce un aggiornamento su tutti gli avanzamenti e le evidenze scientifiche relative alle terapie complementari e non convenzionali. «Sempre più nel trattamento dei pazienti, oltre a scienza e coscienza, occorre che il medico adoperi e dimostri competenza e perizia» continua Roberti. «Cominciano ad esserci moltissime evidenze scientifiche che vanno al di là dei farmaci convenzionali, ci sono ricerche notevoli anche nel campo della medicina vibrazionale e quantistica, per non parlare degli effetti estremamente positivi mostrati dall’agopuntura nel
diminuire gli effetti collaterali di chemioterapia e radioterapia e dell’uso dei chinoni in omotossicologia; non si può più fingere che tutto questo non esista. Occorre che si abbracci appieno il concetto di una medicina centrata sulla persona, in tutti i suoi aspetti, ecologici, biologici e psicologici e questo è possibile aprendosi ad un ricchissimo patrimonio che ancora viene definito medicina con convenzionale».
By Claudia Benatti - Tratto da: ariannaeditrice.it - 03/04/2008

IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto contrasti con le autorita' mediche, e per essere precisi,  affermiamo che NON condividiamo in toto le loro terapie (quelle monoterapeutiche), in quanto per noi, seguaci della Medicina Naturale  la malattia (cancro compreso) e' MULTIFATTORIALE, quindi NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla malattia della quale si e' malati !  -  vedi: Vita Rubata


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Guerra al cancro: fallimento totale
? - 27 Gennaio 2009 - By Dr. Tancredi Ascani
"In questo articolo non ci si vuole sostituire al parere del medico o consigliare una strada terapeutica piuttosto che un'altra.
Il nostro scopo è puramente divulgativo ma in particolare desideriamo fornire delle  informazioni, che spesso non trovano facile accesso nei media, affinché chiunque possa avere una maggiore conoscenza (e coscienza) su un problema di così grande importanza.
Nonostante si senta un gran parlare, da parte dei media o da personalità anche molto note del mondo scientifico, di grandi passi in avanti compiuti dalla medicina nella cura del cancro, un'analisi approfondita della letteratura scientifica sullo stato effettivo dell'efficacia delle moderne terapie sembra mostrare una realtà completamente diversa. Qui di seguito riportiamo le dichiarazioni e alcuni studi provenienti da fonti di
riconosciuta autorevolezza in materia.
Una grande ricerca scientifica inserita nel più grande database medico ufficiale del mondo "www.pubmed.gov", è quella a firma di Graeme Morgan  (professore associato e radiologo al Royal North Shore Hospital di Sidney),  Robyn Ward (professore, oncologo alla University of New South Wales) e  Michael Barton (radiologo e membro del Collaboration for Cancer Outcome Research and Evaluation, Liverpool Health Service di Sidney).
Tale ricerca ("Il contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a 5 anni dei tumori in adulti")(1) è stata pubblicata, nel Dicembre 2004, in una delle più prestigiose riviste di oncologia al mondo: Clinical Oncology.
Il loro meticoloso studio si è basato sulle analisi di tutti gli studi clinici randomizzati (RTC) condotti in Australia e negli Stati Uniti, nel periodo da Gennaio 1990 a gennaio 2004. Analisi che ha interessato 225.000 persone malate nei 22 tipi di tumori più diffusi e "curate" solo con la chemioterapia. Quando i dati erano incerti, gli autori hanno deliberatamente stimato in eccesso i benefici della chemioterapia.
Nonostante questo, lo studio ha concluso che la chemioterapia non contribuisce più del 2% alla sopravvivenza. "Molti medici continuano a pensare ottimisticamente che la chemioterapia citotossica possa aumentare significativamente la sopravvivenza dal cancro", scrivono nell'introduzione gli autori. "In realtà - continua il professor Graeme Morgan - malgrado l'uso di nuove e costosissime combinazioni di cocktails chimici. non c'è stato alcun beneficio nell'uso di nuovi protocolli".
Gli autori hanno messo in evidenza che, per ragioni spiegate nello studio, i risultati raggiunti (circa il 2%) dovrebbero essere visti come il limite massimo di efficacia.
Un'altra importante ricerca è quella del professor Ulrich Abel, un epidemiologo tedesco della Heidelberg/Mannheim Tumor Clinic. Questo ricercatore chiese a circa 350 centri medici sparsi nel mondo, l'invio di tutti gli studi ed esperimenti clinici sulla chemioterapia. L'analisi durò parecchi anni ma alla fine quello che risultò fu la non disponibilità di riscontri scientifici in grado di dimostrare che la pratica della  chemioterapia prolunghi la vita in modo apprezzabile. Abel sottolinea che di rado la chemioterapia riesce a migliorare la qualità della vita, la descrive come uno "squallore scientifico" e sostiene che almeno l'80% della chemioterapia somministrata nel mondo è priva di qualsiasi valore e anche se non esiste alcuna prova scientifica che la chemioterapia funzioni, né i medici né i pazienti sono disposti a rinunciarvi (Lancet, 10 agosto 1991).
Nessuno, fra i principali media, ha mai nemmeno citato questo esaustivo studio che sembra sia stato completamente insabbiato.(2) Già nel 1990 il prof. Abel affermava: ".sebbene i farmaci chemioterapici portino ad una risposta, cioè ad una diminuzione di massa del tumore, questa riduzione non produce un prolungamento della sopravvivenza del paziente; anzi, il cancro ritorna più aggressivo di prima, poiché la chemioterapia favorisce la crescita di ceppi tumorali resistenti. Inoltre la chemioterapia danneggia gravemente le difese dell'organismo, tra cui il sistema immunitario, spesso i reni e il fegato.".
Anche gli studi effettuati dall'ECRI (Emergency Care Research Institute) concordano affermando che ".la riduzione di massa tumorale a seguito della chemioterapia, non si correla affatto con il prolungamento della
sopravvivenza della vita del paziente. Remissione non significa affatto sopravvivere più a lungo". Abel conclude affermando: ".Un'analisi bilanciata e imparziale della letteratura medica mostra un indice di successi terapeutici quasi nullo nei trattamenti impiegati convenzionalmente per la cura delle forme avanzate dei tumori solidi".(3)
Conclusioni ancora peggiori erano state raggiunte già nel 1975 dal professor Hardin Jones, docente presso l'Università della California, il quale dimostrò per la prima volta, in uno studio su ampia scala durato 23 anni, che per gli ammalati di cancro che si sono rifiutati di sottoporsi a chirurgia, radioterapia, e chemioterapia, (comunque con alimentazione libera, senza diete particolari), la sopravvivenza media è di 3-4 volte più alta, rispetto a quelli che si sono sottoposti a trattamenti medici standard (chirurgia, radioterapia e chemioterapia). Il Dr. Jones quindi, dopo aver analizzato per molti decenni le statistiche relative alla sopravvivenza al cancro, ha concluso che ."quando non vengono curati, i malati non peggiorano, o addirittura migliorano".
Le inquietanti conclusioni del Dr. Jones non sono mai state confutate. (4)
Tale constatazione è stata confermata, da allora, più volte nella letteratura medica, ad esempio per il cancro al seno dove in assenza di terapie mediche ufficiali la sopravvivenza media di donne affette da tumore  al seno è di 12 anni e mezzo, mentre quelle che si sono sottoposte a trattamenti medici standard (chirurgia, radioterapia e chemioterapia), sono morte in media entro 3 anni.(5) Secondo i dati presenti in letteratura  possiamo quindi ritenere, senza timore di sbagliare che, ad esclusione di pochi tumori che presentano scarsa malignità come i tumori del sistema linfatico, il morbo di Hodgkin, le leucemie, i sarcomi e il cancro ai testicoli, sembra che le terapie tradizionali non abbiano contribuito praticamente in nulla nella cura dei cosiddetti tumori solidi in stadio avanzato. E' quanto mostrano anche le stime del National Cancer Institute degli Stati Uniti. "Il tasso di sopravvivenza dei soggetti affetti da forme tumorali ormai metastatizzate è rimasto pressoché invariato negli ultimi 20 anni" conferma Ruth Etzioni del Fred Hutchinson Cancer Reserach Center di Seattle. (6)
Nel 1991, l'oncologo Albert Braverman scriveva: ".nessun tipo di tumore solido che era considerato incurabile nel 1975 è curabile oggi. Molti oncologi raccomandano la chemioterapia per praticamente qualsiasi forma di tumore, con aspettative che il sistematico fallimento non scoraggia."(7)
Ma non è finita qui. Alcuni scienziati di stanza presso il McGill Cancer Center inviarono a 118 medici, esperti di cancro ai polmoni, un questionario per determinare quale grado di fiducia essi nutrissero nelle terapie che applicavano; fu loro chiesto di immaginare di aver contratto essi stessi la malattia e quale delle sei attuali terapie sperimentali avrebbero scelto.
Risposero 79 medici, 64 dei quali non avrebbero acconsentito a sottoporsi ad alcun trattamento che contenesse Cisplatino (un chemioterapico molto utilizzato a base di platino) mentre 58 dei 79 reputavano che tutte le terapie sperimentali in questione fossero inaccettabili, a causa dell'inefficacia e dell'elevato grado di tossicità. Questo significa che l'81% degli oncologi intervistati, in caso di tumore, non si farebbero somministrare un chemioterapico, mentre il 73% di loro reputano addirittura le "terapie sperimentali inaccettabili per l'elevato grado di tossicità" ! (8)
Riportiamo qui di seguito i tassi di sopravvivenza di alcune importanti neoplasie sottolineando che, interessa poco se si riescono ad estirpare delle neoformazioni subcentimetriche, che non danno quasi mai nessun problema (e che vengono invece sempre conteggiate per dimostrare l'efficacia delle terapie oncologiche).
E' invece nelle neoplasie avanzate che le terapie ufficiali dovrebbero far regredire e guarire per dimostrare la loro efficacia. E qui, i dati estratti dal libro di oncologia (Bonadonna) della facoltà di medicina, parlano da soli:
Tumore - Sopravvivenza a 5 anni
Glomi maligni (cervello) <10%
Distretto cervico facciale <5%
Melanomi maligni <20%
Neoplasie maligne dell'orecchio e della mastoide <25%
Polmone 7,5%
Mesotelioma della pleura 0%
Carcinoma dell'esofago <10%
Carcinoma dello stomaco <13%
Neoplasie del piccolo intestino <25%
Carcinoma del fegato 0-2%
Carcinoma della colicisti <3%
Carcinoma del pancreas 2%
Carcinoma mammario localmente avanzato <5%
Nota (Bonadonna 1, p.779, 2 p. 804, 3 p.847, 4 p.850, 5 p.857, 6 p.898, 7
p.913, 8 p.925, 9 p.949, 10 p.937, 11 p.939, 12 p.948, 13 p.752)
I trattamenti oncologici, considerando soltanto la chemioterapia e la radioterapia, costano allo stato italiano centinaia di miliardi di euro l'anno.(9)

Riferimenti bibliografici
1. Morgan G, Ward R, Barton M. The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies. Clin Oncol (R Coll Radiol) 2004;16: 549-60
2. Chemotherapy - an unproven procedure, presso http://www.thedoctorwithin.com/index20.html   
3. Chemothrapy of advanced epithelial cancer: a critical survey.
HippokratesVerlag, Stuttgart, 1990; Healing Journal, No.1-2, Vol.7, 1990
4. Last, Walter, The Ecologist, vol.28, no.2, marzo-aprile 1998
5. The natural history of breast carcinoma in the elderly: implications for screening and treatment, Cancer 2004; 100(9), pp. 1807-1813
6. R. Etzioni et al., The Case of Early Detection, Nature Reviews/Cancer, n.3, 2003, pp. 1-10
7. A. Braverman, MD, "Medical Oncology in the 90s", Lancet 1991, vol 337, p. 901
8. M. Pamio, "Cancro SPA", Il Nuovo Mondo edizioni, 2008, p. 40
9. M. Pamio, "Cancro SPA", Il Nuovo Mondo edizioni, 2008, pp. 53-55 "
Dott. Tancredi Ascani

 

   

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