Appare
quindi inderogabile, una presa di posizione di assoluto rifiuto nei
confronti dell’attuale ideologia oncologica, che dopo 50 anni di
fallimenti andrebbe accantonata per sempre.
E’ noto a tutti, difatti, come
la causalità genetica nel cancro, matrice ideologica che la sostiene, sia
da considerare ormai solo come un oggetto fumoso e
macchinoso, lontano anni luce dalla realtà dei malati neoplastici.
In tutti i sacri testi, ad esempio, è
possibile rilevare solo contraddizioni e attestati di impotenza.
Il trattato “Medicina Oncologica”,
Bonadonna G. Robustelli G. Milano 1999, riporta quanto segue:
Pagina
5
La
causa principale del tumore consiste in alterazioni del genoma a livello
dell’espressione o funzione dei geni deputati al controllo della crescita
e della differenziazione cellulare.
Pagina
5 riga 17
**I
meccanismi biochimici degli oncogeni per trasformare le cellule sono ancora poco
noti.
Pagina
5 fine
**Ci
si augura che il profilo genetico, nel prossimo futuro, sarà più
completo.
Pagina
7, 2° capoverso
A
partire dai primi anni 80 è stato dimostrato che specifici e ricorrenti
riarrangiamenti cromosomici, comprese traslocazioni e delezioni,
costituivano punti critici nel complesso evento della trasformazione
maligna.
Pagina
7 inizio
Come
aveva previsto Boveri all’inizio del secolo, un quadro cromosomico abnorme
è intimamente associato al fenotipo maligno della cellula neoplastica.
Pagina
7, 3°capoverso
**Il
meccanismo attraverso il quale avvengono alterazioni cromosomiche è tuttora
sconosciuto.
Pagina
74 fine
**I
fattori di crescita sono un non meglio definito gruppo di polipeptidi
in grado di modulare la funzione cellulare e di esercitare un’azione
regolatrice, specifica e potente, nella crescita delle cellule bersaglio.
Pagina
77, 1°capoverso
**I
risultati delle più recenti ricerche indicano chiaramente che ulteriori
progressi in futuro avverranno attraverso la delucidazione dei vari
meccanismi mediante i quali i fattori di crescita controllano
l’espressione degli oncogeni e questi, a loro volta, controllano
l’espressione dei fattori di crescita.
Pagina
77
**In
futuro verranno identificate dozzine di geni (nella cellula aploide il
DNA comprende 50-100000 geni), oggi ignoti che serviranno a perfezionare le
nostre conoscenze nell’intricato processo di regolazione e
differenziazione cellulare.
Pagina
137 ultimo capoverso
**Benché
varie osservazioni sperimentali abbiano dimostrato come le manipolazioni dei
geni coinvolti nelle lesioni molecolari dei tumori umani sia in grado di
modificare il comportamento biologico del tumore in vitro, l’applicazione
di questi risultati alla pratica clinica pone molte problematiche e
richiederà delicati sforzi di ricerca.
Un
uso più diretto delle lesioni molecolari, in senso terapeutico, appare oggi
ancora incerto.
Pagina
176 fine
**…anche
se i dati riportati per alcuni fattori quali c-erb e p53 (antioncogeni) sono
suggestivi per una possibile “individualizzazione” del tipo di agenti
neoplastici da somministrare per ottenere migliori probabilità di risposta,
è oggi prematuro ogni loro uso quali fattori predittivi di risposta
nella pratica clinica quotidiana.
**Con
la preparazione e la disponibilità degli anticorpi monoclonali (AM), i
tentativi di sieroterapia dei tumori si sono intensificati finora con limitato
successo.
Pagina
669
Immunoterapia
attiva (vaccinazione) e terapia genica
Vettori
retrovirali trasferiscono in cellule normali o neoplastiche geni, come
quelli delle citochine o di enzimi batterici capaci di metabolizzare un
profarmaco.
Nell’immunoterapia
attiva il trasferimento di geni aumenta la capacità della cellula ricevente
di stimolare il sistema immunitario, mentre nella terapia genica i geni
trasferiti, metabolizzando il profarmaco in farmaco citotossico (gene
suicida), espone le cellule alla distruzione del farmaco stesso.
**(Questa)…è
un’area di lavoro scientifico che potrebbe dare nel futuro nuove
armi all’oncologo medico.
Dal
trattato “Medicina Interna” Stein
J. H. Milano 1995
Pagina
1186, 2° paragrafo
Anche
se abbiamo solo informazioni frammentarie relative alla funzione dei
proto-oncogeni, nelle cellule normali i dati a nostra disposizione
suggeriscono che questi geni svolgono un ruolo nella regolazione della
proliferazione cellulare, fungendo da elementi di un apparato
multicomponente di trasduzione del segnale.
Pagina
1187 fine
**Benché
l’identificazione e l’ordinamento di ciascuno stato della trasmissione
del segnale non siano ancora stati dati, si possono ora descrivere
significativi componenti.
Pagina
1188 ultimo capoverso
Il
controllo della crescita coinvolge altri 2 processi regolatori in relazione
alla trasduzione del segnale, che non sono ancora pienamente conosciuti.
Pagina
1188 1° paragrafo fine
**Benché
i ruoli precisi di proto-oncogeni multifunzionali non sono stati ancora
chiariti, sembra possibile che essi funzionino da ponti tra diversi
componenti dell’apparato regolatore mitogenico.
Conclusione:
Il tutto è molto oscuro, ovvero mille se
non hanno mai fatto un si.
Dei
ragionamenti fatti su possibili possibilità future,
non hanno nulla di
concreto.
L’imperativo
categorico allora è quello di voltare pagina una volta per tutte.
Avendo
da par mio capito già molti anni fa la fallacia dell’anomalia
riproduttiva cellulare su base genetica
ed essendomi quindi indirizzato verso altre ipotesi eziologiche, ho trovato
nella micologia le risposte che andavo cercando, arrivando alla conclusione
che l’unica, la vera causa del cancro è un fungo, la candida con tutte le
sue varianti.
Risulta
difatti che essa:
E’
sempre presente nei malati di cancro
Può
produrre colonie, cioè metastasi
Ha
un patrimonio genetico sovrapponibile a quello dei tumori, tanto che in
certi casi i suoi capsidi vengono utilizzati
a scopo diagnostico per svelare precocemente il cancro
Può
invadere ogni tipo di tessuto o organo
Possiede
un’aggressività e un’adattabilità illimitate
E’
stata dimostrata la sua capacità di promuovere la degenerazione neoplastica
C’è
da aggiungere inoltre che nel mondo biologico vegetale tutti i tumori sono
causati da funghi, e che il carattere infettivo del cancro è già stato più
volte dimostrato in base alla sua trasmissibilità.
Già
nel 1911 Rous P. aveva ottenuto lo sviluppo di tumori maligni mediante
trasmissione con filtrati cellulari delle masse neoplastiche (JAMA
1983 Sep 16;250(11):1445-9).
Nel
1939 Reich W. aveva dimostrato che il cancro è trasmissibile e quindi
d’origine infettiva (“La biopatia del cancro“ Varese 1994).
Ginsburg
I. (Science 1987 Dec
11;238(4833):1573-5 dimostra come cellule tumorali di topo infettate da
candida albicans e iniettate in ceppi singenici, esibiscano un’aggressività
e una capacità di crescita notevolmente aumentate rispetto a cellule
tumorali non infettate.
Perri
G.C (Toxicol Eur Res 1981
Nov;3(6):305-10) riporta l’alta incidenza di neoplasie in topi alimentati
con quote aggiuntive di proteine ricavate dalla candida.
La
costante presenza poi della candida nei tessuti dei malati di cancro è cosa
nota a tutti da tempo, tanto che nonostante le difficoltà di isolamento,
viene rinvenuta da vari autori in percentuali quasi dell’ordine del 100%:
Kiehn
TE, Edwards FF, Armstrong D “The prevalence of yeasts in clinical
specimens from cancer patients.” Am
J Clin Pathol
1980 Apr;73(4):518-21, ad esempio in un gruppo di pazienti studiato per 15
mesi, rinviene la presenza di candida (5 tipi diversi) nel 97% dei casi.
Hopfer
RL, Orengo A, Chesnut S, Wenglar M “
Radiometric
detection of yeasts in blood cultures of cancer patients.” J
Clin Microbiol
1980 Sep;12(3):329-31 nel 79%.
Hughes
WT
“Systemic candidiasis: a study of 109 fatal cases.”
Pediatr Infect Dis 1982 Jan-Feb;1(1):11-8, trova all’esame
autoptico di 109 casi studiati, la presenza
della candida in quasi tutti i tessuti nel 90% dei casi, laddove
peraltro analisi effettuate ante-mortem non ne avevano evidenziato la
presenza, cosa che conferma quanto sia difficile individuarla nei tessuti
neoplastici, e che viene riportata anche da altri autori : Escuro
R.S ( Am J Med 1989 Dec;87(6):621-7), Karaev Z.O (Zh Mikrobiol
Epidemiol Immunobiol 1992;(5-6):41-3) e Walsh T.J. (N Engl J Med
1991 Apr 11;324(15):1026-31).
Il problema che si pone allora è il grado di parassitismo della candida, e
se effettivamente possa esserne accettata la dimensione patogena attualmente
indicata dai ricercatori, anche in considerazione del fatto che i funghi, un
mondo estremamente vasto e variegato, è in massima parte ancora oggi un
mistero.
La
definizione classica allora, “La candida è un saprofita opportunista
occasionale” non spiega niente, anzi rischia di impedire la comprensione
della sua reale potenza patogena. Basti pensare che le colonie di candida
sono così aggressive, da attaccare e colonizzare perfino i materiali
sintetici utilizzati nelle protesi sostitutive di organi interni, come viene
riferito da Ell S.R. (J Laryngol Otol
1996 Mar;110(3):240-2).
La
sua capacità di sviluppo quindi, non può essere confinata solo ai tessuti
di rivestimento, ma va individuata anche e specialmente negli organi interni
laddove, per l’abbondanza nutritiva apportata dal tessuto connettivo,
riesce a sviluppare quelle masse così grandi le quali, interagendo con il
sistema immunitario dell’ospite, diventano poi tumori.
Molti
studi peraltro, hanno dimostrato che non è un semplice opportunista che
aggredisce i tessuti dopo una malattia neoplastica, ma che è in grado di
causare lei stessa lo sviluppo di un tumore.
In
sintesi la candida non è un post hoc ma un propter hoc, come viene
riportato peraltro da molti lavori:
Field
E.A. (J Med Vet Mycol 1989;27(5):277-94) ad esempio riferisce come
ci sia attualmente un grosso e controverso dibattito sul ruolo della candida
nello sviluppo delle neoplasie epiteliali. In particolare essendo stato
dimostrato abbondantemente lo stretto nesso causale tra infezioni croniche
di candidosi orale e sviluppo di neoplasia, lo studio tende a supportare
l’associazione tra candida e cancro orale.
Hicks
J.N (Laryngoscope 1982 Jun;92(6 Pt 1):644-7) riporta il caso di una
paziente con disturbi alla gola che in seguito ad esame bioptico ripetuto,
evidenzia un’infezione da candida che ha le caratteristiche di un
carcinoma a cellule squamose.
Liu
S.F. (Chung Hua Liu Tsa Chith 1986 Jan;8(1):42-4) seleziona random
1762 casi da 17000 affetti da neoplasie esofagee, trovando una associazione
costante tra la quantità di funghi e la displasia e il carcinoma
dell’esofago, cosa che a suo avviso meriterebbe studi ben più
approfonditi.
Krogh
P.(Carcinogenesis 1987 Oct;8(10):1543-8) in uno studio di 12 casi
rileva il ruolo eziologico della candida nel cancro orale, interpretando però
la cosa con la capacità del fungo di produrre nitrosamine carcinogenetiche.
O’Grady
J.F. (Carcinogenesis
1992 May;13(5):783-6) dimostra la capacità della candida di causare
trasformazioni epiteliali in senso neoplastico come promotore, dopo
l’applicazione di un iniziatore, il 4NQO sulla mucosa orale.
Zhang
K.V (Chung
Hua Kou Chiang Hsueh Tsa Chih
1994 Nov;29(6):339-41, 384) dimostra la stessa cosa per le neoplasie del
cavo orale, utilizzando una differente sostanza, il DMBA.
Miller-Hjelle
M.A. Emerg Infect Dis 1997 Apr-Jun; 3(2): 113-27 esamina il tessuto e il
liquido delle cisti fluide di 3 pazienti affetti da rene policistico,
rinvenendovi sempre endotossine e componenti fungine. Questa malattia, a suo
avviso, potrebbe essere di natura fungina, un fatto sconosciuto emergente
che andrebbe investigato più approfonditamente.
Madura-Gabryel
H. in un suo studio su 25 pazienti con diagnosi di carcinoma del polmone
istologicamente accertato, in 1/3 dei casi evidenzia la coesistenza, sempre
al momento della diagnosi, di un’infezione fungina la cui gravità è in
relazione con la gravità della neoplasia.
Rumi
A. (Chir Ital 1986 Jun;38(3):299-304) riporta il caso di
un’infezione dell’esofago da candida che si sviluppa con i caratteri di
una neoplasia maligna.
Ilgren
E.B., J. Neurosurg. 1984
Feb;60(2): 428-30 riporta un caso di massa cerebellare psudotumorale,
causata dalla candida, in assenza di altre localizzazioni extra craniche.
Hanci
M. Zentralbl Neurochir 1998;59(2): 129-31 riferisce lo stesso fenomeno per
una massa cerebrale.
Piazzi
M. (Minerva Stomatol 1991 Oct;40(10):675-9) attesta la pregressa
infezione e la coesistenza di candidosi orale in 4 casi di M. di Kaposi.
E
inoltre:
Pedersen
A. (Tandlaegebladet 1989 Sep;93(13):509-13), Trotoux
J. (Ann Otolaryngol Chir Cervicofac 1982;99(12):553-6) attestano
il nesso causale tra la candida e la formazione del carcinoma epidermoidale
della lingua.
Wang
F.R. (Chung-hua Ping Li Hsueh Tsa Chih 1988Sep;17(3):170-2) e (Chung
Hua Chung Liu Tsa Chih 1981 May;3(2) per il cancro del polmone.
Joseph
P. (Chest 1980 Aug;78(2):340-3) per il mixoma atriale.
Fobbe F. (ROFO Fortschr Geb
Rontgenstr, Nuklearmed 1986 Jan;144(1):106-7) Bathia V. (Indian J
Gastroenterol 1989 Jul;8(3):171-2)
Marnejon T. (Am J Gastroenterol 1997 Feb;92(2):354-6)
per il cancro dell’esofago.
Taguchi
T. (J Pediatr Gastroenterol Nutr 1991 Apr;12(3):394-9) per il
carcinoma dell’intestino
Raina
V. (Postgrad
Med J
1989 Feb;65(760):83-5) per il morbo di Hodgkin
Mannell
A. (S
Afr J Surg
1990 Mar;28(1):26-7) per il tumore del pancreas
Le
considerazioni e i lavori presentati attestano quindi che la candida
possiede una grande capacità carcinogenetica e come oggi non sia più
proponibile un suo ruolo patogeno semplicemente consequenziale ad uno stato
di defedamento post tumorale.
Molti
autori tra quelli descritti e anche altri come ad esempio Yemma J.J (Cytobios
1994;77(310):147-58), ammettono oggi esplicitamente, quindi, un ruolo
eziologico diretto del micete nella genesi del cancro; l’errore che viene
fatto però è quello di ritenerlo responsabile della produzione di sostanze
che alterano la funzionalità nucleare, di inquadrarlo cioè in un ulteriore
passo di degenerazione genica, la qual cosa alla fine impedisce di
attribuire loro la matrice infettiva tout court, che aprirebbe finalmente la
via alla definitiva scoperta del cancro.
Non
è affatto logico dunque, in base alle risultanze oggi esistenti, continuare
a voler vedere la candida come un microrganismo ai limiti tra la patogenicità
e l’innocuità, ma come l’unico, terribile generatore causale delle
neoplasie.
In
quest’ottica allora il tumore è da considerare concettualmente uno; ne
esistono però tanti tipi, perché?
Secondo
le posizioni ufficiali, essendo l’alterazione genetica alla base dello
sviluppo neoplastico, è possibile che essa possa manifestarsi in qualsiasi
territorio, con tutte le differenziazioni tipologiche possibili.
Secondo
il mio punto di vista invece, è sempre la candida ad invadere i vari
comparti anatomici, evocando reazioni differenti in funzione degli organi
parassitati, che dipendono dalla quantità e qualità dei tessuti
interessati.
Facciamo
un esempio: se si prende una spina inerte, ad esempio quella di un riccio di
mare, e la si inocula ora nella pelle, ora nei bronchi, nell’osso, nel
cervello ecc., si evoca una reazione immunitaria di tipo cellulare che tende
ad incistarla, a formare come un bozzolo entro cui rinchiuderla.
Allo
stesso modo, il sistema immunitario visualizza le colonie fungine, dopo una
certa dimensione millimetrica, come corpi estranei che stimolano una
reazione di incistamento, prodotta con il tipo di cellule del tessuto
invaso.
La
spina o il fungo possono causare quindi, di volta in volta, un epitelioma,
un adenocarcinoma, un osteosarcoma, un glioblastoma e così via.
Nei
primi momenti di invasione poi, l’organismo è in grado di inviare cellule
mature per arginare i funghi in proliferazione – è il fenomeno del tumore
differenziato -; man mano che le colonie diventano più potenti e i tessuti
si esauriscono, le cellule diventano via via più immature fino all’anaplasia.
Un
organo così, il cui connettivo profondo sia stato invaso, si difende
tramite iperproduzioni cellulari che tentano di incistare le colonie fungine
tendenti alla completa colonizzazione dell’organismo.
Il
rapporto esistente in un organo tra tessuti differenziati e il connettivo
determina la capacità di reazione, e quindi il grado di malignità di una
neoplasia.
Meno
cellule nobili ci sono, più maligno e invasivo è il tumore.
Ad
un estremo così ci sono i tessuti nobili inattaccabili, all’altro il
semplice connettivo; il tessuto ghiandolare, che rappresenta la media via
tra questi due elementi proprio perché dotato di strutturazione complessa,
possedendo una certa capacità di incistamento nei confronti dei funghi, può
opporsi alla loro invasione producendo il fenomeno del tumore benigno.
In
pratica, dunque, è sempre la stessa candida che attacca i diversi tessuti,
adattandosi di volta in volta al tipo di ambiente che trova.
Le
specificazioni allora che vengono usualmente date riguardo alle varie
candide (candida albicans, krusei, glabrata, tropicalis ecc.), sottovalutano
il fatto che derivano tutte da un unico capostipite il quale, quando muta
geneticamente per attaccare l’ospite, diventa ora questo ora quel ceppo.
Hopfer
R.L. (J Clin Microbiol 1980 sep;12(3):329-31) ad esempio ha trovato in
colture post-mortem di un malato leucemico, ben 4 specie diverse di candida.
Aksoycan
N. inoltre (Mikrobiyol Bul 1976 Oct;10(4):519-21) ha dimostrato che
7 diversi ceppi di candida in realtà hanno la stessa struttura antigenica.
Odds
F.C. (Zentralbl
Bakteriol Mikrobiol Hyg [A] 1984 Jul;257(2):207-12) riferisce come lo
stesso ceppo di Candida può colonizzare differenti comparti anatomici in
tempi diversi.
Hellstein
J. (J
Clin Microbiol
1993 Dec;31(12):3190-9) individua la comune origine clonale sia dei ceppi
commensali che di quelli patogeni della candida albicans.
Ma
c’è di più, la candida presenta la stessa struttura genetica del cancro.
Paradossalmente
questo fatto così importante, che dimostra che la candida è il cancro, non
viene nemmeno preso in considerazione dalla medicina
ufficiale.
Vari
autori difatti, pur attestandone l’identità genetica, rimangono tuttavia
solo su un piano sterilmente descrittivo.
Vediamo
i lavori:
Werner
G.A.( Eur Arch Otorhinolaryngol 1995;252(7):417-21) riferisce di
aver trovato le stesse sequenze omologhe in campioni di DNA estratti dalla
Candida glabrata, dalla Candida
parapsilopsis e da cellule provenienti da materiale bioptico prelevato dal
carcinoma squamo-cellulare delle vie aeree superiori.
Schneider
J. Br. Journal
Cancer 1998 Mar;77(6): 1015-20 evidenzia come I determinanti antigenici
della candida albicans sono dotati di cross-reattività con cellule tumorali
umane dell’ovaio.
Yasumoto
K. (Hum Antibodies Hybridomas 1993 Oct;4(4):186-9) e Kawamoto S. (In
Vitro Cell Dev Biol Anim 1995 Oct;31(9):724-9) dimostrano come lo
specifico anticorpo monoclonale diretto verso il citocromo C della candida
krusei reagisce anche nei confronti di una frazione citoplasmatica di
cellule del tumore del polmone.
Hashizume
S.
(Hum Antibodies
Hybridomas
1991 Jul;2(3):142-7) e Hirose H. (Hum Antibodies Hybridomas 1991
Oct;2(4):200-6) utilizzano il citocromo C di varie candide per la diagnosi
di cancro del polmone.
Schwartze
G. (Arch
Geschwulstforsch
1980;50(5):463-7) suggerisce di utilizzare anticorpi specifici contro la
candida nella diagnosi di
melanoma maligno.
Vecchiarelli
D. ( Am Rev Respir Dis 1993 Feb;147(2):414-9) evidenzia come
colture supernatanti di macrofagi alveolari provenienti da pazienti con
tumore del polmone, siano in grado di inibire l’attività fungicida delle
cellule polimorfonucleate.
Zanetta
J.P. (Glycobiology
1998 Mar;8(3):221-5) individua lo stesso comportamento, cioè una accentuata
capacità di legame nei confronti dell’IL-2, sia nella candida albicans
che nei tumori.
Ausiello
C. (Ann
Ist Super Sanita
1987;23(4):835-40), Giovannetti A. (Acta Haematol 1997;98(2):65-71)
e Marconi P. (Int J Cancer 1982 Apr 15;29(4):483-8) riportano come
un antigene (un mannoside) proveniente dalla parete della candida albicans,
induca una citotossicità antitumorale nei linfociti del sangue periferico.
Robinette
E.H. Jr. (J
Natl Cancer Inst
1975 Sep;55(3):731-3) descrive una notevole resistenza all’inoculazione di
dosi letali di candida, in topi a cui sia stato preliminarmente impiantato
un carcinoma polmonare di Lewis o di altri comparti anatomici.
Cassone
A. (Microbiologica 1983 Jul;6(3):207-20) e Weinberg J.B. (J
Natl Cancer Inst 1979 Nov;63(5):1273-8) evidenziano una risposta
antitumorale significativa in topi cui fosse stato inoculato materiale della
parete cellulare di candida albicans.
Favalli
C. (Boll Soc Ital Biol Sper 1981 Sep 30;57(18):1911-5), Kumano N. (Tohoku
J Exp Med 1981 Aug;134(4):401-9) e Cassone A. (Sabouraudia
1982 Jun;20(2):115-25) segnalano il potere immunoadiuvante antitumorale
della parete cellulare della candida albicans.
Ubukata
T. (Yakugaku
Zasshi
1998 Dec;118(12):616-20) riporta l’alto potere inibitorio sulla crescita
della candida, da parte del siero e del liquido ascitico di un topo
portatore di neoplasia.
Esiste
dunque, al di là di interpretazioni più o meno riduttive, un alto grado di
parentela tra la candida e i tessuti tumorali.
Considerando
poi la infinita variabilità fenotipica del micete, unitamente alla estrema
difficoltà di rinvenimento e di tipizzazione dei vari ceppi esistenti,
appare legittimo inferire l’identità genetica tra la candida nelle sue
varie differenziazioni e il cancro, la cui
massa neoplastica è il
risultato del processo di espansione del fungo e della reazione dei tessuti
che cercano di arginarlo.
Per
far regredire una neoplasia quindi, teoricamente basterebbe somministrare un
antifungino in grado di uccidere le colonie, cui seguirebbe il
riassorbimento del tessuto reattivo, come analogamente accade per un ascesso
quando si somministra un antibiotico.
I
fungicidi oggi esistenti però non hanno ancora quella efficacia che si
richiede contro microrganismi così potenti e così complessi, vuoi perché
troppo tossici, vuoi perché concepiti per un’azione quasi esclusivamente
superficiale.
Una
terapia antifungina-antitumorale specifica invece, dovrebbe tenere conto
dell’importanza del tessuto connettivo unitamente alla complessità
riproduttiva dei funghi; solo attaccandoli in tutte le bande d’esistenza
nella sede nutritizia a loro più confacente, è possibile sperare di
eradicarli dall’organismo umano.
Il
primo passo da compiere perciò è quello di rafforzare il malato di cancro
con misure ricostituenti generiche (alimentazione, integratori, regolazione
dei ritmi e delle funzioni vitali), in grado di potenziare già da sole
aspecificamente le difese dell’organismo.
Riguardo
poi alla possibilità di disporre di quei farmaci risolutori che purtroppo
oggi non esistono, appare utile, nel tentativo di trovare una sostanza
antifungina molto diffusibile e quindi efficace, di considerare l’estrema
sensibilità dei funghi alle soluzioni saline ed elettrolitiche capaci, con il loro carattere di estrema diffusibilità, di raggiungere
tutte le espressioni biologiche miceliali, comprese quelle più
infinitesime.
L’estrema
efficacia dei sali contro i funghi, difatti, è ben visibile specialmente
laddove ve ne sono in abbondanza e in grande concentrazione, come ad esempio
nelle sacche termali, dove è impossibile rinvenire una qualsiasi
riproduzione fungina.
Questo
perché la grande quantità di sali, rendendo completamente inorganico il
terreno, elimina le benché minime fonti organiche di cui potrebbero
nutrirsi i funghi.
In
quest'ottica il bicarbonato di sodio, utilizzato specialmente nelle
candidosi orali del bambino, si presenta come un'arma semplice e maneggevole
in grado di eradicare, di inibire o di attenuare, laddove possa essere
applicato agevolmente, qualsiasi formazione neoplastica.
Teoricamente
perciò, escogitando dei trattamenti in cui si riesca a mettere il fungo a
contatto con alte concentrazioni di bicarbonato, si dovrebbe assistere alla
regressione delle masse tumorali interessate.
E
questo è quanto avviene in molti tipi di tumore; è questo che viene
descritto anche negli antichi testi indiani Veda; è questo che io ho
ottenuto in molti pazienti, per i quali è stato possibile raggiungere una
completa remissione della sintomatologia e una normalizzazione dei dati
strumentali.
E’
chiaro allora, che quando si cerca di distruggere un tumore utilizzando
soluzioni di bicarbonato di sodio, il problema è quello di portare una
concentrazione di sali sufficientemente alta a contatto con la massa
neoplastica, la qual cosa il più delle volte è possibile ottenere,
mediante il posizionamento di
idonei cateterini, endocavitari per il peritoneo e per la pleura, oppure
endoarteriosi per raggiungere gli altri organi.
L’arteriografia
selettiva
Il concetto base che
sostiene il mio sistema di cura quindi, è che
occorre somministrare soluzioni con un alto
contenuto di bicarbonato di sodio direttamente sulle
masse neoplastiche, suscettibili di regressione solo
distruggendo le colonie fungine.
E’ per questo che la
continua ricerca di tecniche efficaci che mi
permettessero di arrivare il più possibile
nell’intimità dei tessuti, mi ha portato
all’arteriografia selettiva e al posizionamento di
port a cath arteriosi, metodologie che mi consentono
di posizionare un cateterino direttamente
nell’arteria che nutre la massa neoplastica, e che
quindi mi permettono di somministrare alte dosi di
bicarbonato di sodio nei recessi più profondi
dell’organismo.
Una volta ad esempio, quando mi capitava di curare
un tumore del cervello, pur migliorando le
condizioni di un paziente, non potevo incidere
profondamente sulle masse: quante volte ho
supplicato invano neurologi e neurochirurghi di
effettuare un’operazione, lasciando un catetere da
farmi utilizzare per ulteriori trattamenti
locoregionali !
Oggi, con l’arteriografia selettiva delle carotidi
posso raggiungere qualsiasi massa cerebrale, senza
far operare nessuno e in maniera completamente
indolore.
Analogamente, quasi tutti gli organi possono essere
trattati e possono beneficiare di una cura con i
sali di bicarbonato, innocua, rapida ed efficace.
Fuori del suo raggio d’azione stanno solo pochi
comparti anatomici, come la pleura, il peritoneo, il
lume intestinale, il canale midollare, le vertebre e
le costole; questi però li posso raggiungere lo
stesso con altri sistemi e con la stessa efficacia,
anzi talvolta anche superiore.
L’arteriografia selettiva quindi rappresenta un’arma
estremamente potente contro i funghi, che può essere
usata sempre e comunque nelle neoplasie, primo
perché è indolore e non lascia postumi, secondo
perché prevede rischi d’esecuzione molto bassi.
Tecnicamente viene effettuata nel modo seguente:
dopo aver disposto il campo sterile ed aver
anestetizzato i piani superficiali dell’inguine, si
introduce un ago e un introduttore nell’arteria
femorale e poi, attraverso questo, una guida
metallica visualizzabile dall’angioscopio ed
utilizzabile per individuare l’arteria prescelta.
L’ultimo passaggio consiste nel far arrivare il
cateterino per la somministrazione delle soluzioni
laddove la guida lo indica, cui seguono il fissaggio
con un punto cutaneo, garze, cerotti e rubinetto
per il catetere, che completano il lavoro.
Considerazioni generali
nella terapia con bicarbonato di sodio
La ragione di
fondo e i motivi che suggeriscono una terapia con
bicarbonato di sodio nei tumori, è l’idea di
un’eziologia esclusivamente fungina nel loro
sviluppo e nella loro proliferazione locale e a
distanza, pur con il concorso di una miriade di
fattori concausali variabili.
Concettualmente quindi, qualsiasi neoplasia può
regredire sempre con il mio sistema di cura, anche
se per ogni caso possono sussistere delle condizioni
che limitino l’utilizzo delle soluzioni di
bicarbonato di sodio a dosi piene e in maniera
ottimale.
Particolare cautela in questo senso, deve essere
osservata nei pazienti cardiopatici, in quanto lo
spostamento degli elettroliti del sistema di
conduzione neuro-cardiaco, può determinare talvolta
importanti, anche se fugaci, quadri di insufficienza
cardio-circolatoria.
Una condizione di insufficienza renale altresì, o di
monorene, producendo una minore escrezione degli
elettroliti infusi, limita notevolmente la quantità
di bicarbonato che si può utilizzare, con
conseguenze negative sul risultato definitivo.
Una somministrazione limitata difatti, sia in senso
assoluto che in senso relativo, pregiudica
inevitabilmente la sua efficacia, rendendo nel tempo
impossibile una completa eradicazione delle masse
neoplastiche.
Tutto si complica, ad
esempio, quando un paziente è terminale, quando cioè
non si alimenta, non si alza dal letto, non evacua
regolarmente ecc; da una parte difatti le dosi di
bicarbonato, non potendo essere smaltite
velocemente, devono essere necessariamente basse e
quindi poco efficaci; dall’altra poi, pur riuscendo
anche ad incidere sulle masse fungine, ma non
riuscendo il sistema immunitario già esaurito a
fagocitare e a drenare i comparti anatomici
trattati, si rende quasi sempre impossibile una
distruzione sufficiente delle colonie presenti.
Un altro elemento poi che impedisce la corretta
perfusione dei tessuti sede di una neoplasia, è
rappresentato dagli esiti di interventi chirurgici o
radioterapici, da quelle lacinie cicatriziali cioè,
dove possono annidarsi indisturbate, eventuali spore
sfuggite alla terapia effettuata, e dove è
estremamente difficile arrivare dall’esterno.
La somministrazione inoltre di terapie
farmacologiche convenzionali, sia quelle specifiche
antineoplastiche che quelle generiche
sintomatologiche, sovraccaricando e intossicando i
vari emuntori, attenua di molto l’azione del
bicarbonato, che è tanto più potente quanto più
dinamico e reattivo è il metabolismo.
I margini di azione quindi e il buon risultato di
una terapia antineoplastica a base di bicarbonato,
dipendono principalmente da due fattori: dalla
perfusione delle masse e dalla capacità
dell’organismo di smaltirne le scorie; in questo
appunto rientrano le condizioni cliniche descritte
come elementi negativi.
E’ chiaro però che in tutto questo la cosa più
importante sono le dimensioni e la localizzazione
più o meno diffusa delle neoplasie presenti
all’inizio della terapia, in quanto sono questi
parametri che determinano la velocità di distruzione
delle neoplasie e quindi la possibilità di un loro
completo riassorbimento, che può avvenire
principalmente solo per l’azione dell’immunità
umorale.
Per capire meglio il
processo che si innesca con l’azione del bicarbonato
di sodio, si pensi a una cipolla fatta di molti
strati concentrici: questa richiama la struttura di
una neoplasia che è riuscita ad assumere quella
forma perché ha eluso l’azione litica dei fattori
immunitari umorali (anticorpi, complemento,
immunochine ecc.), cioè è stata capace di
raggiungere una conformazione attaccabile solo al
livello superficiale dell’ultimo strato, mantenendo
inalterate le potenzialità riproduttive all’interno,
laddove il sistema immunitario non riesce più ad
arrivare.
Il rapporto tra superficie e volume della massa
allora, è inversamente proporzionale all’invasività
del tumore, in quanto più la massa è grande e più la
tangibilità delle cellule fungine da parte del
sistema immunitario umorale diminuisce, con la
conseguenza di poter crescere indisturbata.
Nell’impossibilità, così, di sciogliere le colonie
in progressione, l’organismo attiva maggiormente
quelle difese in grado di contrastarle materialmente
con effetto massa, cioè preminentemente quelle
dell’immunità cellulare, in cui poi rientrano tutte
quelle proteine di fase acuta, fibrinogeno ecc., in
grado di tentare di formare un qualche vallo di
difesa contro le falangi fungine.
In una riproduzione micotica tendenzialmente
illimitata allora, contrastata dai fattori
dell’immunità cellulare che cerca di circoscriverla,
la forma e la formazione di una massa che cresce
costantemente è il risultato dell’impotenza
dell’organismo a difendersi.
Pian piano che il processo va avanti, il sangue si
impoverisce sempre di più, fino a che, completamente
esaurito, si spande nei tessuti e nelle cavità
portando ad un’anemizzazione sempre più accentuata
fino all’irreversibilità.
In questo processo patogenetico, il bicarbonato di
sodio può agire ad ogni livello, invertendo il
rapporto di forza tra sistema immunitario e funghi,
con la sua opera distruttrice sulle colonie
superficiali le quali, disgregandosi per strati –
proprio come le sfoglie di una cipolla – vengono
riassorbite in poco tempo nel torrente ematico.
La regressione di una massa fungina quindi, può
avvenire solo per gradi in una sinergia
consequenziale tra bicarbonato e fagociti, che può
risultare ottimale entro una certa quantità totale
di masse fungine presenti nell’organismo.
Quando invece esiste una disseminazione imponente in
uno o più organi, pur rimanendo inalterate le
proprietà fungicide del bicarbonato, il sistema
immunitario non riesce ad agire celermente sulle
cellule fungine perché queste, disseminate in un
troppo vasto raggio d’azione, risultano
materialmente eccedenti le possibilità rigenerative
dell’apparato difensivo del corpo umano.
La difficoltà di una
perfusione sufficiente così, unitamente
all’insufficienza relativa del sistema immunitario,
determinano quella stasi che consente la
sopravvivenza e la ripresa della generazione
fungina.
Teoricamente si potrebbero ottenere ancora buoni
risultati se si aumentassero le dosi di bicarbonato
in circolo; oltre certi limiti però, normalmente
oltre i 600-650 cc al giorno, sorgono effetti
collaterali tali da impedire questo tipo di
somministrazioni.
In un progetto di fantamedicina del domani, una
soluzione possibile potrebbe consistere nel
posizionamento di un microcatetere nell’arteriola
afferente ciascuna massa, attraverso la quale
somministrare una dose altissima di bicarbonato,
recuperata e drenata poi dalla venula efferente,
evitando così di farla entrare in circolo.
Per il momento però bisogna accontentarsi dei mezzi
che si hanno a disposizione – il bicarbonato ed il
sistema immunitario -, cercando di sfruttarli al
massimo delle loro potenzialità, da una parte
utilizzando la massima concentrazione di sali
possibile per ciascun malato, dall’altra attuando
quegli accorgimenti in grado di ottimizzare la
funzionalità dei sistemi di difesa dell’organismo.
La terapia con
bicarbonato di sodio
In base alle
considerazioni svolte finora, una soluzione logica
al problema cancro sembra scaturire proprio dal
mondo dei funghi, contro i quali al momento non è
dato opporre nessun rimedio utile se non il
bicarbonato di sodio.
Gli antifungini attualmente in commercio difatti,
non rispondono alla necessità di penetrare dentro le
masse, in quanto sono concepiti per un’azione solo
su un piano stratificato di tipo epiteliale, e
quindi incapaci di incidere in aggregati miceliali
disposti in senso volumetrico, per di più mascherati
dalla reazione connettivale che tenta di
circoscriverli.
I funghi poi, capaci di mutare velocemente la
propria struttura genetica, dopo una prima fase di
sensibilità nei confronti dei fungicidi, riescono in
breve tempo a codificarli e a metabolizzarli senza
riceverne ulteriore nocumento, anzi paradossalmente
anche beneficiando del loro alto potere tossico nei
confronti dell’organismo.
E’ ciò che avviene per esempio nel carcinoma
invasivo della prostata con pelvi congelata, dove è
prevista una terapia con antifungini che
specialmente nelle prime fasi di somministrazione,
risulta molto efficace sul piano sintomatologico, ma
che nel tempo perde sempre di più la sua efficacia.
Il bicarbonato di sodio
invece, dotato di un’altissima diffusibilità e privo
di quella complessità strutturale facilmente
codificabile dai funghi, mantiene a lungo le proprie
capacità di penetrazione dentro le masse, anche e
soprattutto per la velocità con cui le disgrega,
cosa che rende loro impossibile un minimo
adattamento sufficiente a difendersi.
Una terapia con bicarbonato quindi dovrebbe essere
impostata subito a grosse dosi, in maniera continua
e senza pause, in un’opera di distruzione che
dovrebbe procedere dall’inizio alla fine senza
interruzioni almeno per 8-10 giorni, tenendo
presente che una massa di 2-3 centimetri comincia a
regredire consistentemente dal 3° al 4° giorno, e
crolla dal 4° al 5°.
In genere il limite massimo che può essere raggiunto
in una seduta, si aggira intorno ai 500 cc di
bicarbonato di sodio al 5%, con la possibilità di
aumentare o diminuire la dose del 20% in funzione
della corposità dell’individuo da trattare e in
presenza di localizzazioni plurime su cui
suddividere una maggiore quantità di sali.
Per i pazienti con disturbi cardiaci, renali ed
epatici gravi, difficilmente si possono
somministrare dosi piene; in ogni caso conviene
raggiungere la quantità massima tollerabile, in
quanto dosi basse o frazionate nel tempo non
riescono ad incidere in profondità.
In alcuni pazienti poi, pur non sussistendo altre
condizioni patologiche oltre al tumore, se le masse
sono tante o di grandi dimensioni, nei primi giorni
di terapia con bicarbonato si può avere un
incremento termico anche notevole, fino a 39 gradi
centigradi, che è l’effetto della lisi brutale delle
colonie, responsabile anche in certi casi, per
l’alto contenuto amiloideo, di un’insufficienza
renale transitoria, associata talvolta anche a un
blocco urinario vescicale, risolvibile mediante
cateterizzazione.
Accessi ipertensivi o ipotensivi, come pure episodi
di cefalea recidivante, completano il quadro degli
effetti collaterali, che è bene sottolineare sono
rari e fugaci.
In tutte le evenienze
descritte, la terapia più indicata per contrastarle,
consiste nell’infusione veloce endovenosa (circa 1
ora) di flebo glucosate al 5% o 10% e di soluzioni
fisiologiche con aggiunta di cloruro di potassio le
quali, aiutando gli emuntori a riportare nella norma
i cataboliti circolanti, sono in grado di risolverle
completamente, senza utilizzare alcun farmaco
sintomatico.
Eccetto che in casi particolari, l’uso di
antibiotici, antipiretici, diuretici, sedativi,
cortisonici ed altri farmaci andrebbe evitato o
limitato al massimo, in quanto ogni elemento tossico
aggiuntivo in circolo, affievolisce l’effetto
antifungino del bicarbonato.
E’ anche da questo punto di vista che le medicine
naturali esibiscono una indiscussa superiorità su
quella ufficiale, proprio perché almeno preservano
gli organi in una condizione sufficientemente
eutrofica e reattiva.
Le terapie vegetali,
aproteiche, col digiuno o altro, variamente adottate
da questo o quel sistema di cura e spesso
sottovalutate, fondamentalmente si basano su questo
principio, cioè che un organismo pulito ha una
circolazione più dinamica e può contare su un
sistema immunitario più attivo, insomma si difende
meglio.
L’impostazione allopatica quindi, non è indicata nel
trattamento dei tumori, perché i funghi sono capaci
di sfruttare qualsiasi elemento che indebolisca la
tonicità dell’organismo e che sovraccarica il
metabolismo; quello che occorre non è ritardare o
attenuare le reazioni di difesa, ma al contrario
potenziarle evitando qualsiasi medicina o alimento
“pesante”.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Quello che il bicarbonato
(acqua basica al 5% di
Bicarbonato) è capace di fare, insomma, è di rendere efficace
l'immunità umorale, che disgregando le colonie favorisce la cicatrizzazione
dei tessuti, impotente di fronte a colonie già così grandi da non poter
essere penetrate intimamente e quindi non disgregabili.
Tutto
il mistero del radicamento dei funghi e del cancro sta proprio qui, nella
diminuzione dell'efficacia, fino all'estinzione, delle capacità difensive
umorali, quando le colonie riescono a prendere terreno e a diventare
sufficientemente grandi; capacità che vengono completamente riattivate dal
bicarbonato di sodio.
Questo
spiega i casi di reversibilità e di guarigione dei tumori, che avvengono
(per i più svariati motivi, terapeutici, alimentari, ambientali) quando le
cellule fungine stando in una dimensione di colonia non sufficientemente
grande e consolidata, possono subire variazioni che le rendano aggredibili
singolarmente.
Questa
è la chiave interpretativa della formazione del cancro, che può
svilupparsi solo se riesce a passare le difese dell'immunità umorale.
La qual cosa è possibile solo con il concorso di tutte le
concause usualmente invocate -
Conflitti
Spirituali, stress, tossicosi endogene ed esogene,
errata alimentazione, malnutrizione, ecc), agenti per un certo periodo di tempo
su un determinato tessuto od organo bersaglio.
Conclusione:
L’oncologia
attuale è incapace di dare delle risposte e le necessarie certezze a chi è
malato di cancro.
E’
allora un obbligo morale ed etico cercare di trovare la giusta soluzione
alla malattia più grave e penosa dei nostri tempi, rifiutando per sempre la
“cenerentola” della causalità genetica del cancro.
La
teoria e i casi presentati rappresentano un nuovo modo di concepire la
malattia tumorale, anzi al momento l’unica opzione logica alternativa.
C’è
bisogno però di aiuto da parte di tutti quegli operatori sanitari che
riescono a vedere al di là del semplice e bieco convenzionalismo, in uno
sforzo di associazione, cooperazione e complicità spirituale, l’unica in
grado di smantellare i castelli fondati e costruiti sugli errori e sulle
menzogne.
vedi:
Falsita' della medicina ufficiale
+
Condiloma eliminato con acqua basica al Bicarbonato di Sodio
Commento NdR:
In uno dei vari scambi di opinione che ho
avuto con il dott.
Tullio
Simoncini ho fatto presente che:
La
Candida Albicans e' un fungo
saprofita, cioe' essa produce sostanze utili e si nutre di parti
morti od ammalate dei tessuti, di fatto essa e' uno degli spazzini
dell'organismo; essa fino a quando, per la presenza di microbi
antagonisti che la controllano, rimane nei valori quantitativi
necessari vitali, essa e' utile all'organismo, ma quando per la mancanza
di antagonisti per l'alterazione della flora autoctona residente,
prolifera a dismisura, essa diviene patogena, cioe' produce anche
sostanze tossiche ed inizia a veicolarsi in certe parti del corpo ove
essa si puo' recare attirata dal terreno-tessuto-cellule intossicato ed
in acidosi, in loco tende a proliferare a dismisura (sempre la mancanza
degli antagosnisti accorpando i tessuti e quindi formando la massa
tumorale che tenta alle volte anche di fagocitare.
Il bicarbonato agisce si sulla
proliferazione della candida, basicizzando la zona ove essa prolifera.
Il rendere basici i tessuti od i liquidi
serve a normalizzare il pH
in loco ed a far rientrare l'abnorme proliferazione della candida in
modo che essa riprenda le sue normali funzioni di aiuto all'organismo.
In questo modo anche le cellule si rimettono a funzionare bene
immediatamente ove la normalizzazione del pH e' avvenuta.
Per cui in certe ricerche effettuate e' possibile, come in questo nel
modello animale
indicato qui, che
la parte studiata-analizzata ove e' presente la Candida, non abbia tutte
le condizioni reali che si presentano nei vari tipi di tessuto UMANO
canceroso (intossicazione
+ acidosi +
infiammazione +
alterazione di
flora autoctona +
Conflitto spirituale irrisolto) ed ecco che essa svolge il
suo normale lavoro di aiuto e non quello contro la vita dell'ospitante.
Ecco perche' NON condivido tutto cio' che afferma il dott. Tullio
Simoncini sulla
Candida, essa NON e' l'unica Causa fisiologica, ma una
con-causa efficace della formazione del
tumore (freddo o caldo), cosi come descritto nella mia tesina:
CANCRO e MEDICINA NATURALE
(Principi, Cause, con-Cause, Diagnosi, Terapia); il cancro come tutte le
malattie, e' quindi una malattia Multifattoriale.
Inoltre occorre dire che ogni malato che segue le terapie della
Medicina Naturale, subisce a sua insaputa o meno la "crisi
di eliminazione", cioe' il corpo tende ad
eliminare le sostanze
tossiche depositate nei tessuti; in quel "frangente" se
l'organismo non e' piu' che supportato dalle adatte terapie naturali,
per poter sopportare quella crisi di eliminazione, egli puo'
soccombere e morire.
Altra considerazione, occorre tenere presente che
NON tutti coloro che seguono le terapie
naturali e che sono malati di cancro, guariscono.
Alcuni bloccano solo l'avanzata del tumore o del cancro, altri
guariscono totalmente, ma sono pochi, altri infine muoiono, in quanto
non riescono a superare la "crisi di eliminazione" e/o sono arrivati
tardi ad applicarle, quando le loro riserve vitali erano ormai state
esaurite da
Chemio,
Radio terapia, od altro, per cui non ce la fanno, come non ce la fanno
le centinaia di migliaia di cancerosi che affidandosi
esclusivamente alla
Chemio
ed alla Radioterapia, muoiono (salvo quelli che si operano
chirurgicamente i quali hanno maggiori possibilita' di sopravvivenza.
Le statistiche a livello mondiale parlano del 2-5 % di possibilita' di
sopravvivenza nel primi 10 anni, dalla diagnosi di cancro, dei malati
curati con la Chemio-Radio terapia... e' veramente
deprimente come questa
medicina ufficiale sia totalmente
impotente davanti al male del secolo.
Il Cancro nasce in sintesi
e secondo la
Medicina naturale,
perche' l'organismo del canceroso e'
intossicato,
e la
microcircolazione, nei
tessuti intossicati, viene ad essere alterata, producendo, a
valle di essa, nelle
cellule dei
tessuti investiti da quel processo: malfunzione
cellulare, (nutrimento ed eliminazione =
respirazione cellulare alterata =
metabolismo alterato = malnutrizione cellulare e tissutale
assicurata), producendo successivamente
infiammazione nei tessuti,
stress ossidativo
cellulare e per
caduta
immunodepressione, e parallelamente, alterazione anche del
sistema
enzimatico
per la precedente alterazione della
flora batterica -
vedi:
Disbiosi
microbica cronica è associata con il cancro al seno umano
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3885448/
-,
pH digestivo
non regolare (e quindi l'organismo e' mancante di
minerali
e
vitamine
ed in stato di
acidosi),
in quelle condizioni esso e' molto facilmente parassitato da certi,
parassiti,
batteri
e
funghi
(candida)
i quali producono anche tossine ed ulteriori
infiammazioni:
Ma tutto cio' e' "gestito" come Causa primordiale dai
Conflitti Spirituali
(consci ed inconsci) e dall'intenso
stress
del vissuto
Il Cancro quindi e' una
malattia MULTIFATTORIALE.
Quindi il medico, il terapeuta od il soggetto stesso, DEVONO operare
seguendo la stessa strada percorsa per l'ammalamento.
Cioe' devono lavorare per
disintossicare
il malato +
disinfiammare
l'organismo ed i
tessuti
interessati, ripristinare il pH
digestivo, e normalizzare le
digestioni
+ il
malassorbimento
sempre presente
nel malato ed
eliminare quei parassiti,
batteri e funghi, che hanno proliferato in modo abnorme,
per mancanza dei loro antagonisti +
rinforzare il
sistema immunitario
SEMPRE compromesso in TUTTI
i malati, cancerosi compresi ed eliminare i
Conflitti Spirituali
(quali Vere Cause) e lo
stress
esistenti, oltre a lavorare sul
metabolismo
alterato per ridurre ed eliminare lo
stress ossidativo
cellulare
e quindi quello
tissutale, sempre presenti in qualsiasi
malattia
e specie
nel cancro, per i danni alla
microcircolazione
indotti dalle
intossicazioni ed
infiammazioni piu’ o meno intense.
E
tuttavia, laddove ci sia anche una piccola
volontà e speranza di vivere, un’adeguata
terapia fito-nutrizionale (NdR: anche via
endovena con soluzioni
mineral -
vitaminiche - vedi
QUI il
medico che utilizza con successo questo sistema
- l'ideale e utilizzare quelli non di sintesi chimica, ma di
estrazione naturale - assieme all'assunzione via
orale di
fermenti lattici appropriati a seconda del
paziente ed
enzimi) può rendere normale il
guarire naturalmente dal tumore, cosa che oggi
vogliono farci ritenere impossibile o puramente
miracoloso (vedi quei
medici che
alle volte preferiscono
spedire il malato a Lourdes piuttosto che
permettergli di curarsi naturalmente).
L'acidosi
e' la base fisiologica del Cancro - Il
Conflitto Spirituale Irrisolto, ne e' la Causa
primaria
Cancro = Combattere l'acidita'
per sconfiggerlo - Le ultime ricerche
Nutriterapia Biologica Metabolica x il Cancro e
non solo
+
Terapia Biologica Metabolica CRAP
+
Cura metabolica per il Cancro + Stress Ossidativo +
PREVENZIONE,
TERAPIA per il Cancro, perche' NON si vuole applicare ? + Terreno Oncologico +
Bioelettronica +
Semeiotica e Biofisica
La Seria RICERCA sul CANCRO
(ostacolata dall'Oncologia ufficiale)
-
vedi anche:
Ascorbato di Potassio
IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto
contrasti con le autorita' mediche, e per
essere precisi, affermiamo che
NON condividiamo in toto
le loro terapie
(quelle monoterapeutiche), in
quanto per noi, seguaci della
Medicina Naturale
la
malattia
(cancro compreso) e'
MULTIFATTORIALE, quindi
NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla
malattia della quale si e' malati !
Documenti provanti l'indispensabilita'
delle Vitamine della
Frutta e
verdura, oltre ai
sali minerali:
Doc.1
+
Doc.2
+
Doc.3
+ Doc.4
+
Doc.5
+
Doc.6
+
Doc.7
+
Doc.8
+
Doc.9
+
Doc.10 +
Doc.11 +
Doc.12 +
Doc.13 +
Doc.14 +
Doc.15 +
Doc.16 +
Doc.17 +
Doc.18 +
Doc.19 +
Doc.20 +
Doc.21 +
Doc.22 +
Doc.23 +
Doc.24 +
Doc.61
vedi anche :
CURE
Naturali
del
Cancro
+
Documentazione
+
Protocollo G. Puccio
+
Diritti negati
+ Ricercatore
ostacolato dalla Oncologia Ufficiale + Giornale di Sicilia +
Come fare i clisteri di acqua basica +
Cancro e Medicina Naturale
+
1.000 Piante per il Cancro
+
Libro del dott. Nacci
(Italiano) + Libro
del dott. Nacci in Inglese + Condiloma eliminato con acqua
basica al Bicarbonato di Sodio +
Protocollo della Salute + Cancro +
Diagnosi precoce