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Le autopsie rivelano che
i tumori regrediscono spontaneamente… - 17 giugno
2010
Luigi De Marchi, psicologo
clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a
livello internazionale, parlando con un amico
anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle
diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì
rispondere: «Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante
volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini
delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori
regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo:
era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore
ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti
dalla patologia tumorale»[1].
«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie
cancerose negli ultimi decenni – si chiese Luigi De
Marchi – in tutto l’Occidente avanzato fosse solo
un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle
diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano
inosservati e regredivano naturalmente? E se il tanto
conclamato incremento della mortalità da cancro fosse
solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta
dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli
ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del
paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti
e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse
il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e
i danni delle terapie impongono ai processi naturali di
regressione e guarigione dei tumori?”.[2]
Con quanto detto da Luigi De
Marchi – confermato anche da autopsie eseguite in
Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia –
si arriva alla sconvolgente conclusione che moltissime
persone hanno (o avevano) uno o più tumori, ma non sanno
(o sapevano) di averli.
In questa specifica indagine autoptica (autopsie) fatta
in Svizzera, ed eseguita su migliaia di persone morte in
incidenti stradali (quindi non per malattia), è
risultato qualcosa di sconvolgente:
- Il 38% delle donne (tra i
40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ) al seno;
- Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un
tumore (in situ) alla prostata;
- Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni
presentavano un tumore (in situ) alla tiroide.[3]
Con tumore in situ s’intende
un tumore chiuso, chiuso nella sua capsula, non invasivo
che può rimanere in questo stadio per molto tempo e
anche regredire.
Nel corso della vita è infatti “normale“ sviluppare
tumori, e non a caso la stessa Medicina sa bene che sono
migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno
dall’organismo.
Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal
Sistema Immunitario, se l’organismo funziona
correttamente.
Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per
lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza
risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera
di agire.
Secondo la Medicina Omeopatica , la “Legge di Guarigione
descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni
organismo reagisce alla malattia e ripristina la
salute”.[4]
Cosa succede alla Legge di Guarigione, al meccanismo
vitale di autoguarigione, se dopo una diagnosi di cancro
la vita viene letteralmente sconvolta dalla notizia del
male?
E cosa succede all’organismo (e al Sistema Immunitario)
quando viene fortemente debilitato dai farmaci ?
Ulteriori dati poco
conosciuti
Poco nota al grande pubblico
è la vasta ricerca condotta per 23 anni dal prof. Hardin
B. Jones, fisiologo dell’Università della California, e
presentata nel 1975 al Congresso di cancerologia presso
l’Università di Berkeley. Oltre a denunciare l’uso di
statistiche falsate, egli prova che i malati di tumore
che NON si sottopongono alle tre terapie canoniche
(chemio, radio e chirurgia) sopravvivono più a lungo o
almeno quanto coloro che ricevono queste terapie.
[5]
Il prof. Jones dimostra che le donne malate di cancro
alla mammella che hanno rifiutato le terapie
convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12
anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni
raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle
cure complete.[6]
Un’altra ricerca pubblicata
su The Lancet del 13/12/1975 (che riguarda 188 pazienti
affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi), dimostra
che la vita media di quelli trattati con chemioterapia è
stata di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero
alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 120
giorni.[7]
Se queste ricerche sono veritiere, una persona
malata di tumore ha statisticamente una percentuale
maggiore di sopravvivenza se non segue i protocolli
terapeutici ufficiali.
Con questo non si vuole assolutamente spingere le
persone a non farsi gli esami, gli screening e i
trattamenti oncologici ufficiali, ma si vogliono fornire
semplicemente, delle informazioni che normalmente
vengono oscurate, censurate e che possono, proprio per
questo, aiutare la scelta terapeutica di una persona.
Ma ricordo che la scelta è sempre e solo individuale:
ogni persona sana o malata che sia, deve assumersi la
propria responsabilità, deve prendere in mano la propria
vita. Dobbiamo smetterla di delegare il medico, lo
specialista, il mago, il santone che sia, per questo o
quel problema.
Dobbiamo essere gli unici artefici della nostra salute e
nessun altro deve poter decidere al posto nostro.
Possiamo accettare dei consigli, quelli sì, ma niente
più.
I pericoli della
chemioterapia
Il principio terapeutico
della chemioterapia è semplice: si usano sostanze
chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule
cancerose.
Il concetto che sta alla base di questo ragionamento
limitato e assolutamente materialista è che alcune
cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o
virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente
creando delle masse (neoplasie).
La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule
con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule).
Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in
grado di distinguere le cellule sane da quelle
neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da
quelli sani, colpisce e distrugge l’intero organismo
vivente.
Ci hanno sempre insegnato che l’unica cura efficace per
i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono
dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono
dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla
propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.
«Il fluido altamente tossico
veniva iniettato nelle mie vene. L’infermiera che
svolgeva tale mansione indossava guanti protettivi
perché se soltanto una gocciolina del liquido fosse
venuta a contatto con la sua pelle l’avrebbe bruciata.
Non potei fare a meno di chiedermi: ‘Se precauzioni di
questo genere sono richieste all’esterno, che diamine
sta avvenendo nel mio organismo?’. Dalle 19 di quella
sera vomitai alla grande per due giorni e mezzo. Durante
la cura persi manciate di capelli, l’appetito, la
colorazione della pelle, il gusto per la vita. Ero una
morta che camminava».
[ Testimonianza di una malata di cancro al seno ]
Un malato di tumore viene
certamente avvertito che la chemio gli provocherà
(forse) nausea, (forse) vomito, che cadranno i capelli,
ecc.
Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si
devono stringere i denti e firmare il consenso
informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera o la
Clinica Privata da qualsiasi problema e responsabilità.
Le precauzioni del personale infermieristico che
manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette
nella testimonianza, non sono una invenzione. L’Istituto
Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un
fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a
chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai
lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le
fiale per la chemio (di solito infermieri professionali
e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati.
Alla voce Antraciclinici
(uno dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la
sua assunzione può causare: “Stomatite, alopecia e
disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili.
La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico
di questa classe di chemioterapici, può essere acuta
(raramente grave) o cronica (mortalità del 50% dei
casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente
mutageni e cancerogeni”.[8]
Alla voce Procarbazina (un
altro dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la
sua assunzione può causare: “E’ cancerogena, mutagena e
teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è
associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che
aumenta per i soggetti trattati anche con terapia
radiante”.
In un altro documento,
sempre del Ministero della Sanità (Dipartimento della
Prevenzione – Commissione Oncologica Nazionale) dal
titolo “Linee-guida per la sicurezza e la salute dei
lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in
ambiente sanitario” (documento pubblicato dalle Regioni
e Province Autonome di Trento e Bolzano) c’è scritto:
“Uno dei rischi rilevati nel settore sanitario è quello
derivante dall’esposizione ai chemioterapici
antiblastici. Tale rischio è riferibile sia agli
operatori sanitari, che ai pazienti”.
Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e
pazienti.
Il documento continua
dicendo: “Nonostante numerosi chemioterapici
antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC
(International Agency for Research on Cancer) e da altre
autorevoli Agenzie internazionali come sostanze
sicuramente cancerogene o probabilmente cancerogene per
l’uomo, a queste sostanze non si applicano le norme del
Titolo VII del D.lgs n. 626/94 ‘Protezione da agenti
cancerogeni’. Infatti, trattandosi di farmaci, non sono
sottoposti alle disposizioni previste dalla Direttiva
67/548/CEE e quindi non è loro attribuibile la menzione
di R45 ‘Può provocare il cancro’ o la menzione R49 ‘Può
provocare il cancro per inalazione’”.
Quindi queste sostanze,
nonostante provochino il cancro, non possono essere
etichettate come cancerogene (R45 e R49) semplicemente
perché sono considerate “farmaci”.
Questa informazione è molto interessante.
Andiamo avanti: “Nella tabella 1 [vedi sotto, ndA] è
riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici
antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel
gruppo ‘cancerogeni certi per l’uomo’ e nel gruppo
‘cancerogeni probabili per l’uomo’. L’Agenzia è arrivata
a queste definizioni prevalentemente attraverso la
valutazione del rischio ‘secondo tumore’ che nei
pazienti trattati con chemioterapici antiblastici può
aumentare con l’aumento della sopravvivenza. Infatti,
nei pazienti trattati per neoplasia è stato documentato
lo sviluppo di tumori secondari non correlati con la
patologia primitiva”.
Tabella 1
Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato
(Myleran) – Ciclofosfamide – Clorambucil –
1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea
(Metil-CCNU) – Melphalan – MOPP (ed altre miscele
contenenti alchilanti) –
N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) –
Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)
Probabilmente cancerogeni
per l’uomo: Adriamicina – Aracitidina –
1(2-Cloroetil)-3-cicloesil-1nitrosurea (CCNU) – Mostarde
azotate – Procarbarzina
Certamente si tratta di un
elenco incompleto perché, sfogliando una trentina di
bugiardini di chemioterapici, mancano diverse molecole
cancerogene per ammissione stessa dei produttori.
In conclusione, il documento sulle “linee guida” riporta
alla voce “Smaltimento”: “Tutti i materiali residui
dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici
antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti,
bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe,
deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti
speciali ospedalieri. Quasi tutti i chemioterapici
antiblastici sono sensibili al processo di
termossidazione (incenerimento), per temperature intorno
ai 1000-c La termossidazione, pur distruggendo la
molecola principale della sostanza, può comunque dare
origine a derivati di combustione che conservano
attività mutagena. È pertanto preferibile effettuare un
trattamento di inattivazione chimica (ipoclorito di
sodio) prima di inviare il prodotto ad incenerimento. Le
urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni
endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello
smaltimento, in quanto contengono elevate concentrazioni
di principio attivo”.
Queste sostanze, che vengono
sistematicamente iniettate nei malati, anche se
incenerite a 1000°C “conservano attività mutagena”.
Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste?
La spiegazione tra poche righe.
L’amara conclusione, che si
evince dall’Istituto Superiore di Sanità, è che
l’oncologia moderna per curare il cancro utilizza delle
sostanze chimiche che sono cancerogene (provocano il
cancro), mutagene (provocano mutazioni genetiche) e
teratogene (provocano malformazioni nei discendenti).
C’è qualcosa che non torna: perché ad una persona
sofferente dal punto di vista fisico, psichico e morale,
debilitata e sconvolta dalla malattia, vengono iniettate
sostanze così tossiche?
Questo apparente controsenso – se non si abbraccia
l’idea che qualcuno ci sta coscientemente avvelenando –
si spiega nella visione riduzionista e totalmente
materialista che ha la Medicina , ma questo è un
argomento che affronteremo più avanti.
In Appendice sono stati
pubblicati alcuni degli effetti collaterali (scritti nei
bugiardini dalle lobby chimico-farmaceutiche che li
producono) di circa trenta farmaci chemioterapici.
Uno per tutti: l’antineoplastico denominato Alkeran® (50
mg/10 ml: polvere e solvente per soluzione iniettabile
che contiene come eccipiente: “acido cloridrico”) della
GlaxoSmithKline. “Un alchilante analogo alla mostarda
azotata”. Alchilante è un farmaco capace di combinarsi
con gli elementi costitutivi della cellula provocandone
la sua alterazione.[9]
Dal bugiardino si evince che questa sostanza chimica
(usata nei malati tumorali), oltre a provocare la
leucemia acuta (“è leucemogeno nell’uomo”), causa
difetti congeniti nella prole dei pazienti trattati.
Alla voce “Eliminazione”, viene confermato quanto
riportato sopra: “L’eliminazione di oggetti taglienti,
quali aghi, siringhe, set di somministrazione e flaconi
deve avvenire in contenitori rigidi etichettati con
sigilli appropriati per il rischio.
Il personale coinvolto nell’eliminazione (dell’Alkeran)
deve adottare le precauzioni necessarie ed il materiale
deve essere distrutto, se necessario, mediante
incenerimento”.
Incenerimento, come abbiamo letto prima, alla
temperatura di 1000-1200 gradi!
La spiegazione è che queste
sostanze sono analoghe alle “mostarde azotate”.
Il sito del Ministero della Salute italiano, alla voce
“Emergenze Sanitarie”, si esprime così: “Le mostarde
azotate furono prodotte per la prima volta negli anni
’20 e ’30 come potenziali armi chimiche. Si tratta di
agenti vescicatori simili alle mostarde solforate che si
presentano in diverse forme e possono emanare un odore
di pesce, sapone o frutta. Sono note anche con la
rispettiva designazione militare HN-1, HN-2 e HN-3. Le
mostarde azotate sono fortemente irritanti per pelle,
occhi e apparato respiratorio. Sono in grado di
penetrare nelle cellule in modo molto rapido e di
causare danni al sistema immunitario e al midollo osseo
(…) che si manifestano già dopo 3-5 giorni
dall’esposizione, che causano anche anemia, emorragie e
un maggiore rischio di infezioni. Quando questi effetti
si presentano in forma grave, possono condurre alla
morte”.[10]
Per “curare” il tumore oggi
vengono utilizzati degli ‘agenti vescicanti’: prodotti
militari usati nelle guerre chimiche.
Anche se la ”guerra al cancro” viene portata avanti con
ogni mezzo dall’establishment, ritengo che ci sia un
limite a tutto.
Mi asterrò dal recar danno e
offesa.
Non somministrerò ad alcuno,
neppure se richiesto, un farmaco mortale.
[ Giuramento di Ippocrate ]
Marcello Pamio – tratto da
“Cancro Spa: leggere attentamente le avvertenze”
[1] Medicina kaput col mito del placebo?, Luigi De
Marchi
www.luigidemarchi.it/innovazioni/educazione/articoli/01_medicinakaput.html
[2] Idem
[3] Conferenza “Medicalizzazione della vita e
comunicazione sanitaria” del Dottor Gianfranco
Domenighetti – già Direttore sanitario del Canton Ticino
– tenuta il 22 novembre 2008 al VIII° Congresso
nazionale di medicina omeopatica di Verona.
[4] “Approccio metodologico all’omeopatia”, Dottor
Roberto Gava, farmacologo e tossicologo, ed. Salus
Infirmorum, Padova
[5] “Il tradimento della medicina”, Alberto Mondini
[6] Idem
[7] Idem
[8] Per mutageno si intende ogni agente chimico o
fisico che agisce sui cromosomi alterandone
l’informazione genetica. Per cancerogeno si intende ogni
sostanza capace di produrre il cancro.
[9] Gli alchilanti agiscono direttamente sul DNA di
qualsiasi tipo di cellula senza specificità. Possono
intervenire sulle basi del DNA oppure rompendo l’intera
molecola di DNA o ancora bloccando la trascrizione o la
duplicazione. L’azione principale di un alchilante
consiste però nel formare un legame trasversale tra due
eliche complementari di DNA che porta alla rottura della
catena polinucleotidica. Quindi, il DNA viene
danneggiato e non è più in grado di duplicarsi e
completare la sintesi proteica.
[10] “Mostarde azotate”, “Emergenze”, tratto dal
sito del Ministero della Salute
http://uc6.asimantova.it/index.php?option=com_content&task=view&id=312&Itemid=54
By Marcello Pamio – tratto da “Cancro Spa” – Tratto da:
stampa libera.it
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Lo
ZENZERO e' un
toccasana specie per il cancro alla
Prostata
(vedi qui tutti particolari
dello studio)
Trovata in Canada un'altra cura alternativa alla
chemio e radio terapia, per il cancro, ma le
Big
Pharma fanno finta di niente - 21
maggio 2011
I ricercatori dell'Università di Alberta, a Edmonton, in
Canada hanno trovato una nuova cura per il cancro, la
settimana scorsa, ma se ne parla pochissimo nei
notiziari e alla TV. È una tecnica semplice, si utilizza
un farmaco molto semplice.
Il metodo impiega
dicloroacetato, che è attualmente usato per
trattare i disordini metabolici. Quindi, non vi è alcuna
preoccupazione per gli effetti collaterali o gli effetti
a lungo termine.
Questo farmaco non richiede un brevetto, per cui
chiunque lo può utilizzare ampiamente ed è economico
rispetto ai costosi farmaci antitumorali prodotti da
grandi aziende farmaceutiche.
Gli scienziati canadesi hanno testato questo
dicloroacetato (DCA) sulle
cellule
dell'uomo, ed ha ucciso le cellule del cancro dal
polmone, mammella e cervello ed ha lasciato intatte
quelle sane. È stato testato su topi con tumori gravi
che si sono ridotti quando sono stati alimentati con
acqua integrata con DCA. Il farmaco è ampiamente
disponibile e la tecnica è facile da usare.
Perché le
case farmaceutiche
più importanti non
sono coinvolte ? O i media non ne sono
interessati ?
Nel corpo umano c'è un elemento naturale che lotta
contro il cancro: i mitocondri, ma hanno bisogno di
essere “spinti” per essere abbastanza efficaci (NdR:
i mitocondri
sono organi contenuti in ogni
cellula
umana, con una struttura simile a quella dei batteri, e
con un proprio DNA
mitocondriale; ( la funzione principale del
mitocondrio è quella di produrre energia ed elettroni
negativi).
Gli scienziati hanno sempre pensato che i mitocondri
venissero danneggiati dal cancro e quindi hanno pensato
di concentrarsi sulla glicolisi che è meno efficace e
più dispensiosa. I produttori di farmaci si sono
concentrati solo su questo metodo della glicolisi per
combattere il cancro. Questo DCA invece non si basa
sulla glicolisi ma sui mitocondri, “innesca” i
mitocondri che combattono le cellule tumorali.
L'effetto collaterale di questo è che viene anche
riattivato un processo chiamato apoptosi. Vedete, i
mitocondri contengono un fin troppo importante “pulsante
di autodistruzione” che viene a mancare nelle cellule
tumorali. Senza di esso, i tumori diventano più grandi e
le cellule rifiutano di estinguersi.
I mitocondri pienamente funzionanti, grazie al DCA
invece possono finalmente morire. Le aziende
farmaceutiche non investono in questa ricerca perché il
metodo DCA non può essere brevettato, senza un brevetto
non possono fare soldi, come stanno facendo ora con le
cure contro l'AIDS.
Dal momento che le
case farmaceutiche
non se ne interesseranno, altri laboratori indipendenti
dovrebbero iniziare a produrre questo farmaco e fare
ulteriori ricerche per confermare le conclusioni di cui
sopra e produrre i farmaci.
La
ricerca originale è disponibile sul dello stato
dell'Universita' di Alberta (Canada).
Traduzione dell'immagine: Le
cellule normali (blu) nel bel mezzo della crescita
benigna sono affamate di ossigeno, ma possono
sopravvivere con la glicolisi, un modo diverso di fare
energia. Nel processo i mitocondri, che contengono il
meccanismo di autodistruzione cellulare, si spengono.
Questo rende le cellule “immortali” e cancerogene
(rosso), così esse continuano a replicarsi e il tumore
cresce.
La Glicolisi genera anche l'acido lattico che permette
al cancro di mangiare cellule attraverso il tessuto, e
formare tumori secondari in altre parti del corpo. Un
farmaco chiamato dicloroacetato rimette in funzione i
mitocondri nelle cellule tumorali (blu) in modo che esse
fermino la glicolisi e inizino a produrre energia di
nuovo dai mitocondri. Il meccanismo di autodistruzione è
quindi attivato, e le cellule avvizziscono e muoiono
(marrone).
By Corrado Penna - Fonte originale:
hubpages.com / Traduzione a cura di: Marica Esposito
– Tratto da ecplanet.com
vedi anche:
Cura metabolica (importante) +
Cura del ricercatore G. Puccio
+
Ascorbato di Potassio e
Ribosio per il Cancro
+
Cura del Limone e dell'Uva +
Aloe Vera +
Altre cure +
Nutriterapia Biologica Metabolica
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La terapia ortomolecolare
integrata del dottor Nieper per la cura dei tumori:
intervista al dottor Massimo Bonucci.
Il dottor Hans A. Nieper, medico oncologo tedesco
prematuramente scomparso nel 1998, è stato presidente
della Società tedesca di oncologia medica e primario di
medicina interna alla Paracelsus Klinik di Hannover in
Germania. Nel corso della sua lunga pratica medica, ha
messo a punto un protocollo terapeutico contro il cancro
basato sull'utilizzo di vitamine e minerali con il quale
ha ottenuto
risultati interessanti.
Abbiamo intervistato quello che è stato un suo
collaboratore italiano per un quindicennio, il dottor
Massimo Bonucci, che tuttora porta avanti la ricerca del
dottor Nieper, che ha ampliato e integrato con nuove
scoperte.
Il dottor Nieper ha condotto una vita all'insegna della
ricerca medica in oncologia e ha messo a punto un metodo
di terapia ortomolecolare che si è rivelato nelle sue
applicazioni di particolare interesse ed efficacia. Lei
che è stato un suo stretto collaboratore e
quotidianamente nel suo lavoro di oncologo porta avanti
questo metodo.
Vi ringrazio molto dell'opportunità che mi è concessa di
parlare di una delle persone a cui devo la mia
conoscenza dell'oncologia integrata.
Una delle peculiarità della figura del dottor Nieper è
stata la voglia di aiutare le persone ammalate, che lo
ha portato a valutare la natura come un mezzo importante
nella battaglia contro la neoplasia.
Qual è la teoria alla base dello sviluppo del cancro
secondo il dottor Nieper ?
La neoplasia è una malattia multifattoriale, il nostro
corpo combatte con cellule alterate. Un buon sistema
immunitario può distruggerle prima che queste si
moltiplichino. Purtroppo non sempre il nostro sistema
immunitario riesce a distruggere tutte le anormalità del
nostro corpo.
Ci sono molti fattori che influenzano il sistema
immunitario: fattori ambientali, dieta, ereditarietà,
stress: tutti questi fattori influenzano negativamente
il sistema immunitario, tutte le barriere protettive del
nostro corpo. Ecco che la neoplasia non deve essere
considerata come alterazione di una cellula, ma di tutto
l'organismo.
Secondo lei, quali sono le sostanze che caratterizzano
maggiormente la terapia in questione? Quale efficacia
reale esse hanno e per quali tipi di cancro ? Ci sono
dati in merito ?
Esistono molte sostanze che ci aiutano nella lotta: tra
le più importanti ci sono quelle che modulano i messaggi
genetici (chiamate da Nieper, sostanze
gene-riparatrici), sono estratti di piante carnivore,
come la
Dionea, piante donatrici di aldeidi (sostanze
liposolubili), come le mandorle, la
valeriana imalayana
o estratti da formiche, le iridodiadi, o come estratti
dallo squalene, che si trova anche nell'olio di oliva, o
come le
oncostatine (sostanze
enzimatiche
che ripristinano l'azione dei geni alterati).
Tutte queste sostanze sono state utilizzate per decenni,
dal dottor Nieper e da molti altri colleghi, fra cui io,
con risultati veramente soddisfacenti. Sono state
utilizzate per tutti i tipi di tumore, anche se alcune
sostanze sono specifiche per certi tipi di tumore (si
prenda l'esempio delle oncostatine che vengono
utilizzate principalmente per malattie
linfoproliferative ed ematologiche).
Esistono numerose pubblicazioni di risultati (fatti dal
dottor Nieper in lingua inglese e tedesca), tutte
rintracciabili su PUBMED.
Oggi il trattamento del dottr Nieper è sempre il
medesimo o è stato perfezionato ? Quali sono le nuove
sostanze naturali che lei utilizza e come è arrivato a
scoprirne i benefici ?
Oggi il trattamento antitumorale si è arricchito di
nuove sostanze:
lactoferrina,
resveratrolo,
curcuma,
inositolo,
EGCG,
sulforafano,
vischio, per citarne solo alcuni.
Le nuove sostanze hanno anche valenza scientifica,
sappiano perfettamente la loro azione, le loro vie di
metabolizzazione, quali benefici possano dare. Il loro
uso quotidiano in combinazione con le terapie standard è
la conferma della loro efficacia, non considerando il
beneficio ed il benessere dei pazienti.
Ci sono strutture sanitarie e ospedaliere in Italia dove
è possibile seguire questo tipo di approccio curativo ?
Purtroppo in Italia la medicina integrata non riscuote
molto successo, non certo nei pazienti, quanto nella
classe medica, soprattutto per uno scetticismo di base
legato alla cultura dell'evidenza clinica pubblicata. In
questo caso però, mi permetto di dirlo, non è colpa
nostra, se la stessa non legge riviste scientifiche
adeguate dove sono riportati i molteplici studi
scientifici osservazionali, di fase 1 e 2 (ovvero trials
clinici), dove sono ampiamente evidenziati i risultati
positivi.
Lei organizza da qualche anno dei convegni
sull'oncologia integrata in sedi istituzionali, anche di
elevata importanza, come la Camera dei deputati. Ci
potrebbe spiegare l'intento di questo impegno ? Io
organizzo già da due anni congressi internazionali dove
vengono riportati studi di ricerca, trattamento e casi
clinici trattati con la terapia integrata. È nata
un'associazione che promuove detti incontri: la
A.R.T.O.I.
L'intento dell'associazione è quello di educare i medici
a conoscere l'integrazione, e i pazienti a comprendere i
benefici, ma anche i limiti, delle sostanze naturali.
Il nostro obiettivo ed impegno è quello di aiutare il
paziente a stare meglio e combattere con maggior vigore,
nella consapevolezza della propria malattia.
Secondo lei, come mai, nonostante i risultati che la
medicina ortomolecolare può in un certo senso garantire
ai pazienti malati di cancro, stenta a decollare in
ambito medico questa consapevolezza? Lei
cosa auspicherebbe ?
Il problema è culturale in primis, ovvero non conoscendo
le proprietà di molte sostanze naturali si ritiene una
perdita di tempo l'utilizzo delle stesse. Ma è anche un
problema economico, perché molte sostanze
naturali non sono brevettabili, e quindi non ci sono
risvolti economici, e pertanto interesse, a sviluppare
studi su farmaci che non possono essere "patentati" ed
esclusivi di una casa farmaceutica. Io spero vivamente
che si riesca a comprendere che la malattia è un
problema della comunità e la sua risoluzione rappresenta
un minor costo per tutti noi.
Associazione A.R.T.O.I. (Associazione Ricerca Terapie
Oncologiche Integrate) A.R.T.O.I. è una Associazione
senza fini di lucro, Organizzazione professionale
multidisciplinare, dedicata allo studio, ricerca ed
applicazione di trattamenti oncologici attraverso l'uso
integrato di più opzioni terapeutiche.
Ciascuna opzione richiede prodotti naturali e botanici,
nutrizione, agopuntura, terapia mente-corpo ed altre
modalità complementari.
ARTOI ha come primo obbiettivo la cura del paziente con
una patologia, non la patologia.
ARTOI ha la missione di educare professionisti oncologi,
medici, personale sanitario all'uso della terapia
integrata e la sua validità scientifica.
Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate -
Presidente: Dottor Massimo Bonucci - Spec. Anatomia
Patologica, Spec. Oncologia Medica
info@artoi.it
By dott. Massimo Bonucci, è nato a Viterbo e si è
laureato in Medicina all'Università di Pisa nel 1986.
Direttore Patologia Clinica ed Anatomia Patologica Casa
di Cura San Feliciano.
Specialista in Anatomia Patologica e in Oncologia
Medica, è docente in Corsi e Master Universitari
all'Università di Milano e all'Università di Chieti.
È Board and Advisor della "Foundation for Collaborative
Medicine and Research" Connecticut (USA).
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
ALOE:
Padre Romano Zago:
http://aloearborescens.tripod.com/studi.htm
http://aloearborescens.tripod.com/biblio.htm
CARCTOL:
Rosy
Daniel
http://salute.tio.ch/common_includes/pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=181749
ricerca con parole 'carctol':
http://www.dogpile.com/info.dogpl.toolbar/search/web/Rosy%2BDaniel%2Bcarctol%2Btumori
http://www.dogpile.com/info.dogpl.toolbar/search/web/Rosy%2BDaniel%2Bcarctol
+
http://www.tio.ch
CELLADAM
CLARK:
www.drclark.ch
CRUDISMO: W.Lsckner:
http://members.yline.com/~naturpur
http://members.yline.com/~naturpur/textverzeichnis.html
http://members.yline.com/~naturpur/drgerson.html
http://members.yline.com/~naturpur/gersontexte.html
Guy-Claude Burger:
http://www.aerrepici.org/Istintoterapia.htm
http://www.dogpile.com/info.dogpl.toolbar/search/web/raw%2Bfood%2Bhealth
http://wholehealth.homestead.com/raw.html
http://www.panix.com/~paleodiet
GERSON:
http://www.gerson.org/med_professionals/htblicensed.asp
-
http://www.gerson.org/g_therapy/default.asp
HAMER:
www.nuovamedicina.com
- e-
www.pilhar.com
HASSING e KREMER:
http://perso.wanadoo.fr/sidasante/critique/kremer.htm
KOUSMINE: http://www.kousmine.com/les2.htm
+
http://www.metodokousmine.it
ISSELS:
http://www.issels.com/centers.asp
NACCI:
http://www.lecurenaturali.com
(sito chiuso) -
1000
piante_cancro.pdf
PANTELLINI:http://www.mednat.org/cure_natur/ascorb_potassio.htm
PUCCIO:
http://www.mednat.org/cancro/puccio.htm
RAPHAEL
Fondazione:
http://www.dogpile.com/info.dogpl.toolbar/search/web/fondazione%2Braphael
http://users.ticino.com/med/
RATH:
http://www4.dr-rath-foundation.org/THE_FOUNDATION/About_Dr_Matthias_Rath/scientific_publications.htm
Sangre de Grado
(Peru):
http://www.biopark.org/peru/sangredegrado.html
SIMONCINI:http://www.curenaturalicancro.org
+
http://www.mednat.org/cancro/basica.htm
+
http://www.mednat.org/cure_natur/bicarbonato_sodio.htm
SIMONTON:
www.simonton.ch
PAULING Cameron Hoffer:
http://www.islandnet.com/~hoffer/
http://members.aol.com/pbchowka/hoffer.html
UKRIN
www.ukrin.com
Commento NdR: anche se rispettiamo ed indichiamo
alcune delle possibili terapie naturali per ogni "malattia",
anche perche' le reazioni ad ogni tipo di terapia sono
diverse da soggetto a soggetto, vogliamo ricordare che
anche il cancro come qualsiasi altra malattia nasce in "luoghi"
ben precisi e quindi ogni sintomo-malattia ha le sue Cause, con
Cause secondarie e terziarie.
Leggere la tesi su
Cancro e Medicina Naturale
vedi
anche e sopra tutto per il Cancro:
Protocollo
della Salute 3
+
Cancro
vedi: Parte del libro di
Bonifacio - 40 casi di guarigione +
Come fare i
clisteri di acqua basica
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ESEMPIO di CURA ALTERNATIVA per un CANCRO della PELLE
Un'esperienza personale del dr. Mario Rizzi
(non medico).
Qualche mese fa ho deciso di eliminare un piccolo, ma brutto tumore della pelle,
di circa 8 mm di diametro, situato a circa 4 cm destra del mio ombelico.
In base agli studi fatti, con special riguardo a quanto espresso dai dottori
Simoncini e Kremer, ho fatto una verifica radiestesica sul piccolo tumore della
pelle, scoprendo in tal modo che il pH del citoplasma delle cellule era OK,
mentre quello del nucleo notevolmente più acido del normale. Ho seguito la
procedura che segue, ottenendo, nel giro di tre settimane, l'eliminazione
completa del tumore.
Procedura diagnostico/terapeutica
- 1. Ho caricato il pendolo radiestesico con le radiazione emesse dal tumore
che, in questo caso, fungeva da testimone.
- 2. Ho verificato il pH cellulare del tumore: citoplasma normale, nucleo molto
acido.
- 3. Ho cercato, mediante la Radiestesia Medica, qualcosa che rimettesse a posta
il pH del nucleo, ho trovato lo zenzero,
- 4. Ho fatto una pomata in parti uguali di crema Nivea e zenzero.
- 5. Con detta pomata ho iniziato a trattare la superficie del tumore più volte
al giorno. Un controllo fatto dopo 3 giorni mi ha confermato che la pomata aveva
ripristinato il pH del nucleo delle cellule per uno strato di circa 1 mm
partendo dalla superficie.
- 6. Dopo circa 20 giorni il pH del nucleo di tutte le cellule del tumore era Ok,
il tumore si era staccato tutto intorno, era gonfio e cominciava ad emettere una
minima quantità di siero e sangue.
- 7. Ho smesso di applicare la pomata e sotto consiglio di mia moglie (di cui ho
verificata la validità radiestesicamente) ho iniziato a ungerlo con olio di
ricino.
- 8. Nei giorni seguenti il peduncolo centrale, con cui il tumore era attaccato
al corpo, si è fatto sempre più piccolo fintanto che, dopo alcuni giorni, si è
staccato.
- 9. Dopo tre settimane del tumore non era rimasta traccia alcuna.
Qui sotto si può seguire il resoconto fotografico della procedura descritta:
http://tinypic.com/view.php?pic=63iizpi
-
http://tinypic.com/view.php?pic=4yj6ck2
http://tinypic.com/view.php?pic=62emgsi
-
http://tinypic.com/view.php?pic=6gttwcy
http://tinypic.com/view.php?pic=6cza6qc
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Artemisia (Assenzio)
Un'antica ricetta del popolo
cinese potrebbe essere la chiave per un trattamento
anti-cancro non tossico
Due biochimici
dell’Università di Washington hanno scoperto nella
medicina popolare cinese un rimedio potenzialmente molto
promettente nel trattamento del cancro. Il Prof. Henry
Lai e il suo assistente Prof. Narendra Singh hanno
esaminato la straordinaria efficacia delle proprietà
chimiche di un derivato dell’assenzio sulle cellule
tumorali del seno. Uno studio menzionato nella nuova
edizione del Life Sciences descrive come questa sostanza
praticamente uccide entro 16 ore tutte le cellule
tumorali del seno umano.
Il Prof. Lai dice: “si direbbe che non solo funzioni ma
lo fa selettivamente”. E aggiunge: “E’ altamente tossico
per le cellule tumorali del seno, ma a quelle normali ha
solo un effetto negligente.”
La combinazione Artemisinin,
non è niente di nuovo, a quanto pare veniva usata già
migliaia d’anni fa, estraendola dalla pianta Artemisia
annua L., comunemente conosciuto come Assenzio, in modo
da combattere la malaria. Con il tempo questo
trattamento è andato nel dimenticatoio.
Venne riportato alla luce negli anni settanta,
ricercando antiche ricette contro la malaria, e
attualmente il suo uso è diffuso in Asia e in Africa per
combattere le malattie trasmesse dalle zanzare.
La combinazione aiuta a
tenere sotto controllo la malaria, dato che reagisce con
l’alto contenuto di ferro nei parassiti della malaria.
Quando l’Artemisinin è a contatto con il ferro, avviene
una reazione chimica, la quale libera delle particelle
cariche, denominate “radicali liberi”.
Questi attaccano la membrana delle cellule,
distruggendola in modo che i singoli parassiti muoiono.
E’ da circa sette anni che il Prof. Lai sostiene che
questo procedimento dovrebbe funzionare anche con le
cellule tumorali.
Il prof. Lai spiega: “le
cellule cancerogene necessitano di tanto ferro per la
riproduzione del DNA nella divisione cellulare”.
Aggiunge: “ Per questo motivo, la concentrazione di
ferro è più elevata nelle cellule tumorali che in
quelle normali. Quando abbiamo iniziato a capire il
funzionamento del Artemisinin, mi sono chiesto, se
potevamo usare questa conoscenza per sconfiggere le
cellule tumorali.” Lai ha sviluppato un metodo possibile
e ha cercato degli sponsor.
Alla fine è riuscito ad ottenere un sostegno finanziario
dall’Associazione Cancro al Seno di San Francisco.
Intanto, l’Università di Washington ha brevettato le sue
idee.
Le idee secondo Lai e Singh consistono nel
sovraccaricare le cellule tumorali con del ferro, in
modo da poterle poi uccidere selettivamente con l’Artemisinin.
Onde poter accumulare più ferro possibile, era
necessario avere un gran numero di recettori di
transferrina, i quali facilitano l’entrata di ferro
nelle cellule. Le cellule tumorali del seno non fanno
eccezione. Hanno 15 volte più recettori di transferrina
che le cellule normali.
Nello studio preliminare, i
ricercatori esponevano sia le colture delle cellule
tumorali del seno che quelle normali, all’olotransferrina
( lega con i recettori di transferrina in modo da
trasportare il ferro alle cellule), al diidroartemisinin
(una variante dell’artemisinin idrosolubile), ed a una
combinazione delle due.
Esposte a una sola sostanza, l’effetto era nullo,
esposte a due sostanze l’effetto era leggero.
A quelle esposte prima all’olotransferrina e poi al
diidroartemisinin, l’effetto era invece notevole. Solo
il 25% delle cellule cancerogene erano rimaste dopo 8
ore.
Invece, dopo 16 ore dall’esposizione, la maggioranza
delle cellule cancerogene erano state eliminate.
Uno studio precedente
inerente le cellule della leucemia ha ottenuto dei
risultati ancora più sorprendenti. Entro 8 ore, la
maggioranza delle cellule cancerogene erano state
eliminate.
Una possibile spiegazione potrebbe essere l’alta
concentrazione di ferro nelle cellule della leucemia.
“Hanno la più alta concentrazione di tutte le cellule
cancerogene”, spiega Lai. “ Le cellule della leucemia
possono contenere 1000 volte più ferro delle cellule
normali.
Il prossimo passo sarà
l’esperimento sugli animali. In misure minime, questi
esami sono già stati eseguiti. In uno studio precedente,
un cane con un cancro alle ossa, in una misura tale che
impediva al cane di camminare, ha avuto una guarigione
completa entro cinque giorni. Comunque, degli studi più
profondi andrebbero eseguiti.
Se questo procedimento
adempirà le aspettative, rivoluzionerà il trattamento di
alcuni tipi di cancro, dice Lai. La meta sarebbe di
arrivare ad un trattamento che si possa fare a casa e
per via orale.
Lai dice: “Sarebbe molto facile e le nostre ricerche
potrebbero consentirlo” .
Un altro vantaggio sarebbero i costi – un prezzo molto a
buon mercato di $ 2 per dosaggio. E grazie alle migliaia
di persone che hanno già provato l’Artemisinin per il
trattamento contro la malaria, possiamo dire che abbiamo
abbastanza prove per dimostrare che l’Artemisinin è
senza effetti collaterali.” Qualunque cosa succeda, una
parte della lode va ai naturopati sconosciuti di altri
tempi . “ La cosa più straordinaria, è che i cinesi
l’avevano adoperato già dai tempi remoti”, dice Lai. “
Noi gli abbiamo solo dato una nuova applicazione".
Tratto da:
http://www.drclarkinfocenter.com/ita/products_devices/vitamins/wormwood.php
Parte del libro di
Bonifacio - 40 casi di guarigione
Visionate il libro di
Giorgio Bogoni: "La verita' che il tuo oncologo
non puo' dirti"
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Onde di tutti i tipi per bruciare i tumori senza usare
il bisturi - 6 giugno 2013
Operare un tumore «cuocendolo» con il calore delle onde
elettromagnetiche. Senza cicatrici, con costi e ricoveri
molto ridotti.
È possibile grazie all’oncologia interventistica, un
settore giovanissimo della medicina (gli albori della
disciplina risalgono ad appena una trentina d'anni fa,
nella pratica clinica è arrivata di fatto da poco più di
dieci anni) su cui l'Italia ha scommesso fin
dall'inizio, quando nel resto del mondo pochi ci
credevano. Non a caso, proprio nel nostro Paese, a
Cernobbio, si è appena concluso il più importante evento
mondiale sul tema, l'Interventional Oncology Sans
Frontiéres Congress: obiettivo, fare il punto sulle
tecniche in uso e i risultati ottenuti a oggi, ma anche
stilare linee guida condivise e capire quali saranno le
prospettive del prossimo futuro, visto che, stando agli
esperti, si tratta di un’area della medicina con
notevoli potenzialità, oltre che di un settore in cui
negli ultimi anni si è investito molto.
Tutto è iniziato quando, negli anni '80, i medici
pensarono di provare a eliminare il cancro portando un
«killer» fin dentro il tumore, senza toccare i tessuti
sani intorno. Per i primi tentativi fu scelto l'alcool
assoluto, che uccide i tessuti distruggendo l’endotelio
che riveste i vasi sanguigni e provocando trombosi dei
piccoli vasi: veniva iniettato nelle masse tumorali con
semplici aghi, ma non era sempre un valido «sicario»,
come racconta Luigi Solbiati, organizzatore del
congresso di Cernobbio e Direttore della Radiologia
Interventistica Oncologica dell’Azienda Ospedaliera di
Busto Arsizio: «Sui piccoli epatocarcinomi (tumori nel
fegato, ndr) funziona perché il tumore ha una capsula
che trattiene l'alcool al suo interno ed è anche ricco
di vasi sanguigni; però su tutti gli altri tumori, che
non hanno queste caratteristiche, l'alcoolizzazione non
è efficace. Così, negli anni '90 si pensò di provare con
il calore della radiofrequenza, già usato per eliminare
cellule cardiache da cui originano alcune aritmie o per
trattare piccoli focolai di epilessia nel cervello».
Il concetto è semplice: una sonda-elettrodo si inserisce
nel tumore ed emette una radiofrequenza che, a contatto
con il tessuto tumorale, produce un calore molto
elevato, fino a cuocere, letteralmente, le cellule
circostanti, uccidendole. Poco più lontano l'effetto è
pari a zero, per cui i tessuti sani vengono risparmiati.
«All'inizio riuscivamo a trattare lesioni minime, ma in
pochi anni siamo passati dall’eliminare noduli del
diametro di un centimetro a trattare lesioni di 4-5
centimetri — racconta Solbiati —. Negli ultimi 10 anni
l'esperienza è aumentata tantissimo in tutto il mondo.
Nel caso dell'epatocarcinoma i pazienti trattati sono
già decine di migliaia e la termoablazione con
radiofrequenza è ufficialmente inserita fra le terapie
da praticare nelle linee guida di molte società
scientifiche».
L'oncologia interventistica, grazie anche a metodi più
potenti della radiofrequenza, come le microonde e la
crioablazione, viene ormai ampiamente utilizzata per il
trattamento mini-invasivo di metastasi epatiche (se sono
localizzate solo al fegato, in numero limitato, di
diametro non superiore a 3-4 cm e in caso di scarsa o
assente risposta alla chemioterapia), per tumori del
rene entro i tre centimetri e, nel polmone, per tumori
primitivi e metastasi di piccole dimensioni. Esistono
poi numerosi campi in cui l'impiego è promettente e
sempre più frequente. «Per decidere se l'oncologia
interventistica può essere utile nel singolo caso
bisogna considerare però diversi parametri, partendo da
caratteristiche e dimensioni del tumore — spiega
Solbiati —. Se, infatti, la lesione è inferiore ai due
centimetri, la probabilità di successo (ovvero di
un'eliminazione completa, definita come la
non-ricrescita ad un anno di distanza dal trattamento) è
attorno al 95%; la percentuale scende gradualmente
all’aumentare della dimensione, e al di sopra dei cinque
centimetri i risultati sono scarsi. Anche il numero di
noduli da eliminare conta: se nello stesso organo ce ne
sono 4-5 piccoli il trattamento può essere eseguito, ma
la terapia è sconsigliabile se i bersagli sono più
grandi e numerosi.
Da considerare c’è inoltre il rapporto della neoplasia
con i tessuti circostanti: se il tumore sporge verso
zone che potrebbero essere danneggiate dal calore è
preferibile evitare l'ablazione. Meglio ricorrere a un
altro metodo anche se il paziente ha caratteristiche che
lo mettono a rischio, come una cirrosi avanzata che
potrebbe peggiorare con il trattamento, o disturbi della
coagulazione, perché in caso di emorragia interna
potrebbe essere difficile eseguire un intervento
riparativo.
L'oncologia interventistica può sembrare semplice, ma va
usata secondo indicazioni precise: non può essere
utilizzata sempre, altrimenti si rischia di non ottenere
risultati validi ed esporre il paziente a gravi rischi».
Fondamentale è anche l'esperienza di chi interviene, per
ridurre il pericolo di danneggiare tessuti e organi
vicini: in Italia i Centri dove viene praticata
l'oncologia interventistica sono ormai moltissimi, ma è
essenziale rivolgersi a strutture che abbiano una
casistica numerosa e in cui siano disponibili tutte le
metodiche, per poter scegliere l'opzione terapeutica più
adatta a ciascuno.
«Questa branca della medicina, essendo ad altissima
componente tecnologica, richiede investimenti
consistenti per aggiornare gli strumenti: ha senso
perciò concentrare gli sforzi solo su alcuni centri di
riferimento — interviene Franco Orsi, direttore
dell'Unità di Radiologia Interventistica dell'Istituto
Europeo di Oncologia di Milano —. Altrettanto
importante, far sì che il radiologo interventista non
sia un mero esecutore che interviene sul paziente senza
averlo visto prima e senza seguirlo dopo: per avere i
migliori risultati tutte le fasi della terapia vanno
valutate assieme al chirurgo e all'oncologo. Purtroppo
spesso arrivano da noi pazienti che non hanno più nè
aspettative di cura né altre opzioni di trattamento
possibili, a cui serve solo la palliazione del dolore in
una fase avanzata di malattia: in realtà, con gli
strumenti diagnostici attuali è e sarà sempre più
semplice individuare i tumori piccoli, a uno stadio
iniziale, in cui potrebbe essere vantaggioso questo
approccio».
Tutto ciò sarebbe utile anche in termini di costi, visto
che per un'ablazione con radiofrequenza occorrono
1000-1200 euro di materiali e in genere basta un
ricovero di una notte. Il bisturi, tuttavia,
sottolineano gli esperti, continuerà a essere
indispensabile per tanti malati; l'importante è che
cominci a diffondersi la consapevolezza che, a volte, si
può intervenire anche in questo modo con efficacia. «In
molti casi — osserva Orsi — dovremmo poter tentare prima
la strada del l'oncologia interventistica, e solo quando
questa non dovesse bastare, passare alla chirurgia,
invece dell’inverso».
By Elena Meli - Tratto da: corriere.it
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Diagnosi precoce di tutte le
malattie importanti, specie quelle degenerative, tipo il
Cancro
Per difendere la tua
vita e quella dei tuoi cari, basta poco.
E ' confermato che il test dell'acido
tiodiglicolico nelle urine si può eseguire
dal giorno 15 settembre a Palermo presso il
Policlinico di Palermo dell’Università degli
Studi: 091.6553167 al costo di € 40
(L'acido tiodiglicolico è un prodotto
fisiologico del metabolismo umano. Un
innalzamento dei livelli urinari di tale
metabolita sono un indice dello squilibrio
dell'attività
ossido-riduduttiva della
cellula (stress
ossidativo).
L'acido tiodiglicolico si forma da diversi
pathway metabolici: ad esempio è coinvolto
nel pathway ossidativo della creatina che
coinvolge le vitamine B2, B6, il tetraidrofolato,
il glutatione e l'urea).
Non è un test di condanna a morte, ma un test
preventivo, una prevenzione per monitorare tutto
il sistema antiossidante.
Questo permetterà di evitare che l'organismo
possa andare in
stress ossidativo e quindi in patologia
degenerativa.
E' consigliato principalmente a tutte le persone
anziane, e prima di fare qualsiasi vaccino;
A tutte le persone che hanno problemi cardiaci e
problemi all'apparato
digerente. Tutte le persone che hanno
vissuto e vivono in ambienti inquinati.
Se l'esame risulta positivo (presenza della
molecola) il dato va trasmesso per ora alla
Associazione per la ricerca scientifica
"emmanuele": e- mail
emmanuele.ars@hotmail.it che gratuitamente
ti indicherà una terapia integrante per
eliminare la causa.
In tutti i casi riusciamo sempre a tirare fuori
la gente da questa situazione.
Perchè Palermo e Bergamo soltanto ? perche' vi
sono resistenze da parte degli enti ufficiali,
affinche' non si cambino gli attuali protocolli
del
Ministero della "sanita' ", che e' legato a
filo doppio con
Big Pharma...
Questa mia scoperta e del 1998 (relazione
scientifica firmata da tanti scienziati e da
direttori di compartimento dell'Università di
Palermo) osteggiata da tutti per i motivi che
potete immaginare. Ci vorrà molto tempo per
divulgarla e farla applicare ovunque.
La Seria RICERCA sul
CANCRO
(ostacolata
dall'Oncologia ufficiale)
-
vedi anche:
Ascorbato di Potassio
Commento NdR:
anche se rispettiamo ed indichiamo in questo
portale, tutte le
possibili terapie naturali per ogni
malattia,
anche perche' le reazioni ad ogni tipo di
terapia sono diverse da soggetto a soggetto,
vogliamo ricordare che anche il cancro come
qualsiasi altra
malattia
nasce in "luoghi"
ben precisi e quindi ogni
malattia ha le sue
Cause, con Cause secondarie e terziarie.
IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto
contrasti con le autorita' mediche, e per
essere precisi, affermiamo che
NON condividiamo in toto
le loro terapie (quelle monoterapeutiche), in
quanto per noi, seguaci della
Medicina Naturale
la
malattia
(cancro compreso) e'
MULTIFATTORIALE, quindi
NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla
malattia della quale si e' malati !
L'acidosi
e' la base fisiologica del Cancro - Il
Conflitto Spirituale Irrisolto, ne e' la Causa
primaria
Cancro = Combattere l'acidita'
per sconfiggerlo - Le ultime ricerche
Nutriterapia Biologica Metabolica x il Cancro e
non solo
+
Terapia Biologica Metabolica CRAP
+
Cura metabolica per il Cancro + Stress Ossidativo +
PREVENZIONE,
TERAPIA per il Cancro, perche' NON si vuole applicare ? + Terreno Oncologico +
Bioelettronica +
Semeiotica e Biofisica
Documenti provanti l'indispensabilita'
delle Vitamine della
Frutta e
verdura, oltre ai
sali minerali:
Doc.1
+
Doc.2
+
Doc.3
+ Doc.4
+
Doc.5
+
Doc.6
+
Doc.7
+
Doc.8
+
Doc.9
+
Doc.10 +
Doc.11 +
Doc.12 +
Doc.13 +
Doc.14 +
Doc.15 +
Doc.16 +
Doc.17 +
Doc.18 +
Doc.19 +
Doc.20 +
Doc.21 +
Doc.22 +
Doc.23 +
Doc.24 +
Doc.61
vedi anche:
CURE
Naturali
del
Cancro
+
Documentazione
+
Protocollo G. Puccio
+
Diritti negati
+ Ricercatore
ostacolato dalla Oncologia Ufficiale + Giornale di Sicilia +
Come fare i clisteri di acqua basica +
Cancro e Medicina Naturale
+
1.000 Piante per il Cancro
+
Libro del dott. Nacci
(Italiano) + Libro
del dott. Nacci in Inglese + Condiloma eliminato con acqua
basica al Bicarbonato di Sodio +
Protocollo della Salute + Cancro +
Diagnosi precoce
|