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Quanto contano i profitti
per l'industria farmaceutica statunitense USA
?
Molto, forse più della salute dei cittadini. Questa
volta a dirlo non è
Michael Moore, ma lo studio più accurato disponibile
sull'argomento, appena pubblicato dalla rivista PLoS
Medicine e realizzato da due studiosi canadesi, il
sociologo dell'Università del Québec Marc-André Gagnon
e il medico della York University Joel Lexchin.
I due hanno analizzato sistematicamente i dati relativi
al 2004 provenienti tanto dalle aziende del
settore quanto dai medici, e forniti rispettivamente
dalla
IMS Health e dalla
CAM
Group, due società internazionali di ricerche di
mercato in ambito sanitario. L'anno scelto è stato preso
in considerazione in quanto è il più recente di cui sia
disponibile una fotografia completa di tutte le
iniziative promozionali messe in atto dai
colossi
farmaceutici, compresi convegni
sponsorizzati e pubblicità via internet.
I due ricercatori hanno calcolato che negli Stati Uniti,
che rappresentano il 43 per cento del mercato
farmaceutico mondiale, nell'anno in questione
l'investimento pubblicitario ha raggiunto i 57,5
miliardi di dollari (l'equivalente di circa 61mila
dollari per ogni medico da convincere a prescrivere un
determinato medicinale), cioè quasi il doppio della
cifra destinata alla ricerca scientifica indispensabile
per rendere un farmaco realmente efficace. E tra il 1998
e il 2004, il numero dei convegni promozionali è più che
triplicato, passando da 120mila a 371mila.
La salute dei fatturati prima di tutto, direbbe
Moore. In realtà il caso degli Stati Uniti è stato
esaminato dai due studiosi in quanto è l'unico Paese di
cui siano disponibili i dati riguardanti tutte le
principali attività promozionali in campo farmaceutico.
Ma è ancora da dimostrare che la minore trasparenza
degli altri celi maggiori virtù.
Torino 2008, Italy - La notizia della bufera giudiziaria
abbattutasi sull'AIFA non ci lascia certo ammutoliti
dallo stupore.
Denaro, solo denaro. Non c'è (e nessuno meglio di noi
può saperlo) altro interesse, non esiste altro
bersaglio.
Avide spugne avvolte in un camice bianco decidono se sia
più conveniente dal punto di vista economico questo o
quel medicinale; se si guadagni di più a salvare, a
tenere a malapena in vita, o addirittura a non curare
assolutamente i cittadini.
E' il mercato del farmaco, signori. Una storia che in
vari stati del mondo fra i quali anche l’Italia, si
ripete periodicamente.
Ogni tanto si scopre che qualcuno ha pagato perchè non
si sapesse che questo o quel farmaco non aiuta, non
serve, non è il migliore, anzi fa male. Ogni tanto si
scopre che qualcuno calpesta il nostro diritto alla
salute, quello dei nostri figli, anche quando sono solo
bambini.
Le
multinazionali esercitino forti pressioni sui Governi
nel mondo, vedi:
http://society.guardian.co.uk/health/story/0,,2042916,00.html
e più in generale la lobby sui politici da parte delle
case farmaceutiche, è ben documentata quanto meno negli
USA:
http://projects.publicintegrity.org/rx/report.aspx?aid=985
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II profitti delle industrie
farmaceutiche sono da capogiro, esempio:
la Gsk (Glaxo Smith Kline) ha
chiuso il 2000 con 11.400 miliardi di utili.
Le spese per la ricerca scientifica, in media non superano il 20% dei
bilanci aziendali.
Ma in compenso ben oltre il 30% del bilancio
delle
aziende farmaceutiche è utilizzato per “promuovere” i farmaci, presso i medici, laboratori......., ecc.
Un
rapporto della Federal Trade Commission (FTC)
statunitense denuncia che negli ultimi due anni è
ripresa la pratica, da parte delle case farmaceutiche
produttrici di medicine coperte da brevetti in scadenza,
di stringere accordi con i produttori di farmaci
generici, al fine di ritardare la messa sul mercato,
in cambio di pagamenti per milioni di dollari,
della versione generica dei farmaci originali,
contenenti lo stesso principio attivo.
Fonte:
http://www.rsinews.it
La notizia proviene dal
secondo congresso mondiale su “Vaccini e anticorpi
prodotti in pianta”, che ha visto riuniti nei giorni
scorsi a Verona 150 studiosi provenienti tutto il mondo
per fare il punto sulle nuove prospettive di terapie
offerte dalle recenti scoperte del cosiddetto Molecolar
Farming, il metodo di ricerca biotecnologica che
utilizza sistemi vegetali per la produzione di molecole
farmaceutiche.
Commento NdR:
questa puo’ essere una strada da percorrere, in quanto
porterebbe alla produzione di farmaci non di sintesi. Ma
quello che questi
medici e ricercatori allopati
non sanno o non vogliono capire
e’ che TUTTE le malattie partono e nascono dagli ERRATI
stili di Vita e non nascono per la mancanza o
l’eccedenza di una sostanza…!
Cosa non
si fa per vendere……
Testimonianza di persone che lavorano all’interno di
aziende biomedicali:
Nella gestione degli stocks di magazzino
c'è una voce che riguarda i "regali" regolarmente
codificati e gestiti.
Non solo, i Commerciali ossia quei dipendenti che hanno
il compito in azienda di portare a casa gli ordini ed
entrano a contatto con Primari di case di cura pubbliche
e private, hanno a disposizioni ingenti fondi…….
Da un certo punto di vista possono essere
considerati per corruzione, da un altro punto di vista
come stimolo all'acquisto da parte del potenziale
cliente.
Queste regalie extra bilancio servono a soddisfare
fondamentalmente le esigenze di:
- primari ospedalieri - mogli di primari - figli di
primari - amici di primari; “mani pulite” vive e vegeta
e soprattutto vegeterà in quanto è diventata sfumata la
differenza tra corrompere e ricevere un regalo.
Se
questo accade per vendere una macchina per emodialisi
figuriamoci che razza di business ci può essere dietro
la chemio o la radioterapia.
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Le multinazionali
farmaceutiche dominano il business più redditizio al
mondo: quello della malattia. Grazie a un'ondata di
fusioni senza precedenti, dieci gruppi farmaceutici si
dividono oggi il 50% del mercato mondiale dei medicinali
(a maggior beneficio dei loro azionisti).
Ogni volta che prendete una
medicina chiedetevi se fa più bene a voi o a loro
?.
Mentre negli Stati Uniti è annunciata l'uscita di "Sicko",
il nuovo film-documentario di Michael Moore contro
l'industria farmaceutica americana, "Big Pharma" (Come
l'industria farmaceutica controlla la nostra salute,
Einaudi, 2006) di Jacky Law spiega in che modo l'insieme
delle multinazionali farmaceutiche più che preoccuparsi
della salute e del benessere delle persone pensa a fare
soldi a palate.
Farmaci di marca e farmaci generici. Farmaci che costano
una fortuna.
Farmaci che cambiano nome e curano patologie diverse, ma
sono esattamente gli stessi. Il Prozac, per esempio, che
- colorato di rosso e lavanda – è diventato Sarafem, un
rimedio contro la sindrome premestruale a un prezzo tre
volte superiore. Ricerche e sperimentazioni truccate,
sindromi inventate a tavolino come il "disordine d'ansia
sociale", lo scandalo dei farmaci anti-AIDS negati ai
Paesi del sud per non perderne il monopolio, medici
comprati con sovvenzioni da favola, modifiche
"cosmetiche" a farmaci già esistenti, i cui effetti
diventano dubbi, se non addirittura pericolosi.
Quando Glaxo SmithKline (GSK) è stata sottoposta, in
Italia, a una gigantesca inchiesta di polizia che ha
coinvolto ben 2.900 medici, a eccezione del British
Medical Journal (BMJ) e del Guardian di Londra (13
febbraio 2003), su questo grande scandalo si è scritto
poco o niente.
Eppure, ben 37 impiegati di GSK Italia e 35 medici sono
stati accusati di corruzione; 80 informatori scientifici
denunciati per versamenti illegali a favore di medici
disposti a prescrivere prodotti della casa piuttosto che
gli equivalenti generici. Nel corso dell'inchiesta, la
polizia ha scoperto un complesso sistema informatico,
denominato Giove (Jupiter), che permetteva ai
rappresentanti commerciali della ditta di controllare,
attraverso le ricette presentate in farmacia, le
prescrizioni dei medici che erano stati pagati. Inoltre,
secondo BMJ, 13.000 ore di registrazioni telefoniche
dimostrerebbero molto chiaramente quanto stretta fosse
la relazione tra il numero delle prescrizioni e la
consistenza dei regali ottenuti dai medici: visite
«mediche» al Gran premio di Montecarlo o ai Caraibi,
versamenti in contanti fino a 1.500 euro, ecc.
Fonte e resto dell'articolo :
http://www.informatori.it/informatori/bigph.htm
In seguito sono stati tutti
assolti…….ecco dimostrata ancora una volta la forza
delle multinazionali….
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Shocking Facts About the
Pharmaceutical Industry –
BIG PHARMA
Big drug companies have been accused of putting profits
above patients, spinning false PR campaigns and more.
Here are some of the most shocking facts about the
pharmaceutical industry.
The price of drugs is
increasing faster than anything else a patient pays for:
The prices of the most heavily prescribed drugs are
routinely jacked up, sometimes several times a year.
Some medications have a mark-up of 1,000 percent over
the cost of their ingredients.
Your doctor may have an
ulterior motive behind your prescription: Drug reps
often give gifts to convince doctors to prescribe the
medications that they represent. These drug reps usually
have no medical or science education.
Pharmaceutical companies
spend more on marketing than research: Almost twice as
much!
Guilty of Medicare fraud:
Pharmaceutical companies are being tried in federal
courts as a result of their exploitation of Medicare.
AstraZeneca had to pay more than $340 million in
penalties for coaching doctors to cheat Medicare.
The combined wealth of the
top 5 pharmaceutical companies outweigh GNP of
sub-Saharan Africa: In fact, the combined worth of the
world’s top five drug companies is twice the combined
GNP of that entire region.
Americans pay more for
prescription meds than anyone else in the world: $200
billion in 2002 alone.
"New" Drugs aren't really
new: Two-thirds of “new” prescription drugs are
identical to existing drugs or modified versions of them.
Drug companies are taking
advantage of underdeveloped countries to perform
clinical trials: In developing countries, government
oversight is more lax.
For more shocking facts,
click the link below.
Sources:
Nursing Online Education Database March 27, 2008
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Il
BUSINESS dei FARMACI
Tutte le case
farmaceutiche sono diventate dei colossi economici mondiali, che fanno
affari nei settori più diversi, dalla chimica alla nutrizione, dai
prodotti di bellezza ai prodotti per l'agricoltura e dettano legge ai
governi nazionali…..inquinando il Pianeta !
Le
industrie farmaceutiche si combattono in tribunale su brevetti, licenze,
fette di mercato, e sembrano avere un solo obbiettivo: realizzare profitti
finanziari astronomici.
Non a caso, un
quotidiano svizzero titola, a proposito del “mercato” della sclerosi a
placche, “che vale da 1 a 4 miliardi di dollari (1)”.
(Per ogni malattia
esistente si è formulata una statistica sul reddito finanziario annuale
che esso può produrre. Queste statistiche sono in mano alle imprese
multinazionali dei farmaci e vaccini - NdR)
Per
mantenersi sul mercato mondiale, i laboratori DEVONO ogni anno lanciare
simultaneamente negli Stati uniti, in Europa e in Giappone due o tre
molecole in grado di incassare dalle vendite oltre un miliardo di dollari
(2).
La
ricerca del profitto e della competitività necessari per offrire agli
azionisti tassi di rendimento del 20-30%, se non addirittura del 40%
favorisce pratiche non proprio legali: intesa sui prezzi, formazione di
cartelli e sperimentazioni rischiose nel terzo mondo o su popolazioni
emarginate e precarie - tossicomani, rifugiati etc. (3).
Alla
fine di ottobre del 1999, il presidente Clinton in persona ha accusato
i gruppi farmaceutici di gonfiare artificialmente, negli Stati uniti, i
prezzi dei farmaci, doppi rispetto a quelli praticati nel vicino Canada.
Questi
gruppi si oppongono del resto alla riforma dell'assistenza medica agli
anziani (Medicare) per non dover dare conto dei loro prezzi. Un esempio
valga per tutti: la società americana Schering-Plough nel 1999 ha
realizzato profitti per 2,1 miliardi di dollari.
Fondi
pubblici per profitti privati Nel 1995, il Massachusetts Institute of
Technology (Mit), di Boston, ha scoperto che dei 14 medicinali dell'ultimo
quarto di secolo particolarmente interessanti per gli industriali, ben 11
provenivano da ricerche finanziate dallo stato. Lo Xalatan, per esempio,
un collirio per trattare il glaucoma, con un giro di affari pari a 507
milioni di dollari nel 1999, è stato scoperto dalla Columbia University
grazie ad un contributo pubblico di quattro milioni di dollari.
Sottolineando che per il suo produttore, Pharmacia Corporation, questo
medicinale, che ha solo quattro anni di vita, è “oro liquido”, il New
York Times commenta: “I contribuenti non hanno ricevuto alcun beneficio
finanziario dal loro investimento (4)”.
L'attuale frenesia di
megafusioni affonda le sue radici nei profitti finanziari previsti e
nell'imminente passaggio al settore pubblico di brevetti molto redditizi
(5). Ne è una dimostrazione la fusione, annunciata il 17 gennaio 2000, di
Glaxo Wellcome con SmithKline Beecham, numero uno sul mercato mondiale dei
farmaci e dei vaccini, di cui questo gigante detiene il 7,3 %, pari a 25
miliardi di dollari di vendite annue.
Ristrutturazioni e licenziamenti (nel 1995, al momento della fusione con
Glaxo, Wellcome ha licenziato quasi tutti i suoi 1.600 dipendenti) e
offerte pubbliche di acquisto spesso ostili si moltiplicano in un settore
ipnotizzato da prospettive di guadagni strabilianti, legati sia alle
scoperte nel campo del genoma che alla globalizzazione del commercio.
Le
attività finanziarie delle industrie farmaceutiche sono state peraltro
oggetto di un rapporto al Congresso americano, poiché i loro profitti, in
costante aumento, vengono tassati meno di quelli delle altre grandi
industrie.
Bisogna
considerarlo un male necessario, destinato a finanziare l'innovazione ?
In
Francia lo stato ha proceduto nel 1999 alla valutazione di circa 2.663
medicinali sulla base del “servizio sanitario reso”, con lo scopo di
ridurre il tasso di rimborso di un centinaio di preparati.
Prescrire, una delle poche riviste mediche francesi, indipendente dai
laboratori, dopo aver studiato 223 nuovi medicinali immessi sul mercato,
concludeva che solo.…….9 costituivano una vera novità (6).
Allo
stesso tempo, Aventis (nato dalla fusione di Rhône-Poulenc e Hoechst) i
cui profitti (7% nel 1999) restano assai lontani dal 20% di Merk, Pfizer e
Warner-Lambert, tentava di separarsi dal suo centro di ricerca di
Romainville, nella regione parigina, e di costruire un'alleanza europea
con DuPont.
La
mobilitazione dei dipendenti ha bloccato il progetto. Il brevetto sul
Losec, il farmaco contro l'ulcera più venduto nel mondo (4,8 miliardi di
dollari l'anno) e che costituisce da solo il 40% del giro di affari di
AstraZeneca, scade nel corso del 2001.
Da
due anni il gruppo anglo-svedese tenta di impedire la commercializzazione
delle copie prodotte dal suo concorrente Azupharma - filiale del gruppo
svizzero Novartis. Di tribunale in tribunale, dalla Germania
all'Australia, le due società hanno intrapreso una battaglia giudiziaria
mondiale. Il fatto è che, di regola, quando un generico arriva sul
mercato, il medicinale coperto da brevetto subisce un calo delle vendite
del 75% in 24 mesi.
Esiste
tuttavia il modo di aggirare le difficoltà: innanzi tutto, un produttore
può mettere in circolazione il proprio generico esattamente quando scade
il suo brevetto, realizzando così profitti sia sul medicinale originale
che sulla sua copia. Inoltre i produttori praticano un'azione di lobby
intensiva per prolungare la durata legale dello sfruttamento del loro
brevetto. È il caso, ad esempio, di Schering-Plough, che reclama una
proroga di tre anni per lo sfruttamento esclusivo del suo anti allergico
Claritin - 2 miliardi di dollari di profitti l'anno - i cui diritti
scadono nel 2002. La pillola generica costerebbe circa mezzo dollaro,
mentre attualmente il prodotto è venduto a 2,5 dollari.
Per averla
vinta, il gigante americano contribuisce generosamente alle campagne
elettorali e ha aumentato il suo budget di lobbying da 1,9 milioni di
dollari nel 1996 a 4,3 milioni nel 2000 (7).
Anche i giganti Warner
Lambert e Pfizer si scontrano davanti ai tribunali dello stato del
Delaware (Stati uniti) per la loro fusione con American Home Products e lo
sfruttamento del brevetto del Lipitor, un ipocolesterolemico che, nel
1999, ha fatto incassare a Pfizer 3,6 miliardi di dollari.
Il
Viagra, altra produzione di Pfizer, potrebbe presto trovarsi ad affrontare
la concorrenza dei generici: nel novembre del 2000, su richiesta di Eli
Lilly, rivale di Pfizer, la giustizia britannica ha decretato la non
brevettabilità delle vie biologiche all'erezione.
Questa
decisione, affermando che le funzioni biologiche rientrano nell'ambito
pubblico, potrebbe avere un grosso peso nel momento in cui l'industria si
impegnerà nello sfruttamento delle banche del Dna.
A questo quadro vanno aggiunte le conseguenze più nefaste della
globalizzazione.
La
Cina, ad esempio, corre il rischio di subire rappresaglie commerciali per
violazione delle norme del commercio internazionale, perché prevede di
abbassare per legge i prezzi. Questi rappresentano, infatti, il 60 % del
totale della sua spesa sanitaria, contro il 10-15 % della maggior parte
dei paesi sviluppati (8).
“Tra
compagnie farmaceutiche, gestori di ospedali e medici, si è formata una
potente associazione, spiega Qiu Renzong, professore di bioetica
all'Accademia cinese delle scienze sociali. Noi produciamo medicinali
altrettanto efficaci di quelli provenienti dall'estero, ma i medici non li
prescrivono più”.
Il
New York Times, da parte sua, completa il quadro facendo notare che
“gruppi farmaceutici stranieri e fabbricanti di attrezzature mediche
pagano gli studi all'estero dei medici cinesi... e procurano loro
biglietti aerei e alberghi per assistere a conferenze (9)”.
A
fine maggio, a Bruxelles, il Guardian Weekly, dando conto delle attività
del Transatlantic Business Dialogue (Tabd) - gruppo di pressione di cui
sono membri i 100 maggiori industriali occidentali -, descrive l'impatto
di quello che definisce “l missile Cruise della globalizzazione”,
protetto da questo gruppo e fondato sul principio “approvato una
volta, accettato ovunque”. Il settimanale londinese cita questo
esempio: “Qualche anno fa, Pfizer ha fabbricato valvole cardiache
difettose che hanno ucciso 165 pazienti.
L'Europa è naturalmente
preoccupata all'idea di dover accettare questa valvola semplicemente perché
ha ottenuto la benedizione dell'Agenzia americana per gli alimenti e i
medicinali (10)”.
Allo
stesso tempo, American Home Products sborserà quattro miliardi di
dollari per risarcire quattromila consumatori che le hanno fatto causa
in seguito all'uso di pillole dimagranti che provocano problemi cardiaci.
Gli ambienti affaristici non si interessano alle disposizioni particolari
dei singoli Stati su salute o norme di sicurezza, incluse le legislazioni
nazionali sugli stabilimenti di produzione di materiale medico - quando
non si tratta di vaccini (11).
Quanto
al diritto di concorrenza, è ugualmente bistrattato, come dimostra il
caso del mercato delle vitamine, esploso nel 1999 e sfociato in una
moltitudine di processi - negli Stati uniti ma anche in Australia e in
Canada - alcuni dei quali tuttora in corso. Le multe sono colossali:
Pfizer ha accettato di pagare 20 milioni di dollari per violazione della
legge anti trust, tra il 1989 e il 1994.
Tre
compagnie farmaceutiche giapponesi (Takeda Chemical, Eisai Co e Daiichi
Pharmaceuticals) hanno accettato di dichiararsi colpevoli e di pagare
137 milioni di dollari per accordi sui prezzi e spartizione del mercato
mondiale delle vitamine utilizzate sia in campo farmaceutico sia
nell'industria alimentare. (12).
Hoffmann-LaRoche,
filiale della holding svizzera Roche, ha da parte sua accettato di
pagare 500 milioni di dollari di multa e la tedesca Basf 222 milioni di dollari, in previsione di un compromesso
con la giustizia americana. Secondo gli inquirenti, gli europei hanno
cominciato a cospirare all'inizio del 1991 con i giapponesi.
Gli
uni e gli altri si incontravano regolarmente sotto falso nome, “Vitamins
Inc”, per spartirsi le zone geografiche e fissare i prezzi e il volume
della produzione (13). Le compagnie danneggiate da queste pratiche - come
la tedesca Bayer o l'americana Quaker Oats - dovrebbero ricevere extra
giudizialmente 1,2 miliardi di dollari di risarcimento per il danno
commerciale subito.
Nel
momento in cui la genomica apre orizzonti inattesi alla cura della
malattie, diventa urgente guidare l'industria farmaceutica verso una
maggiore trasparenza e un'etica più rigorosa e fare in modo che la
ricerca punti alla salute e al benessere di tutti, e non solo
all'andamento delle azioni.
Sommando
i costi amministrativi, gli investimenti in marketing e vendita, si ha un
ammontare pari in media al 35% del fatturato dei laboratori, cioè il
doppio dei budget medi di ricerca e sviluppo !
Note:
*
Professore universitario, autore di "La pollution invisible" e di "La recherche contre le Tiers Monde" (Presses universitaires de France, Parigi,
1997 e 1993).
(1) Le Temps, Ginevra, 2 marzo 2000
(2)
Le Monde, 10 ottobre 2000.
(3)
Le Matin, Ginevra, 27 maggio 2000. Leggere anche la notevole inchiesta in
sei puntate del Washington Post, («The Body Hunters», dicembre 2000)
sulle sperimentazioni condotte da Pfizer nel 1996 in Nigeria e in altri
paesi del terzo mondo.
http://washingtonpost.com/wp-dyn/world/issues/bodyhunters/.
(4)
The New York Times on the Web, 23 aprile 2000.
(5)
Nel 1999, sono scaduti i brevetti di 36 medicinali, le cui vendite annuali
raggiungono 1,9 miliardi di dollari.
(6)
Prescrire, Parigi, 18 gennaio 2001.
(7)
«Profit at any cost» Down to Earth (Delhi), volume 8, n.16, 15 gennaio
2000.
(8)
Financial Times, Londra, 1° giugno 2000.
(9)
The New York Times on the Web, 19 novembre 1999.
(10)
The Guardian Weekly, Londra, 26 maggio 2000.
(11)
Si legga «US Request on Vaccines Ignored by Drug Firms», International
Herald Tribune, 9 febbraio 2001.
(12)
Chemical and Engineering News, 20 settembre 1999.-
(13)
The New York Times on the Web, 10 settembre 1999. (Traduzione
di G.P.)
Tratto
da
http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Marzo-2001/0103lm18.02.html
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La
MAFIA della SANITA':
OMS,
in NORVEGIA RIUNIONE tenuta a PORTE CHIUSE
(segreta perche' ?)
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AZIENDE FARMACEUTICHE e
FARMA-TRUFFE
(ANSA) BARI - 28 GEN.
Una richiesta di
interdizione dall'attività o, in subordine alla
chiusura, la nomina di un commissario giudiziale per
salvaguardare i livelli occupazionali é stata chiesta
dalla Procura di Bari per otto società farmaceutiche,
tra cui alcune multinazionali:
Glaxo, Biofutura, Bracco, Novartis, AstraZeneca,
Lusofarmaco, Recordati e Bristol.
La richiesta è
stata avanzata in base alla legge 231 del 2001 sulla
responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.
Spetterà ora al gip del Tribunale di Bari Chiara
Civitano decidere se accogliere la richiesta di misura
cautelare all'esito degli interrogatori dei responsabili
legali delle otto società.
Ai responsabili legali delle stesse società e, inoltre a
quello della Pfizer, è stata notificata anche
un'informazione di garanzia. Nell'atto il pm inquirente,
Ciro Angelillis, contesta alle nove società per azioni,
in alcuni casi di aver omesso il controllo sull'attività
dei propri dirigenti e dei loro subordinati a cui sono
attribuiti diversi reati in un altro procedimento
collegato, riguardante una gigantesca farma-truffa al
Servizio sanitario nazionale; in altri casi una
fattispecie dolosa di concorso nel reato attribuito a
dirigenti, capi area e informatori scientifici di case
farmaceutiche accusati (in concorso con farmacisti e
medici di famiglia compiacenti) di aver truffato per
diverse decine di milioni di euro il Servizio sanitario
nazionale.
A quanto si è saputo, per la Pfizer il magistrato non ha
chiesto la misura cautelare perché la multinazionale ha
prodotto documenti attraverso i quali sostiene di aver
modificato, rispetto all'epoca della farma-truffa, i
propri moduli organizzativi e di aver allontanato le
persone coinvolte.
Per decidere sulla richiesta di interdizione, il giudice
ha già fissato le udienze per gli interrogatori che
cominceranno a metà febbraio e si concluderanno a metà
marzo. Nella sua richiesta il pm non indica il periodo
per il quale chiede l'interdizione dall'attività che, in
base all'articolo 13 della legge 231/2001, non può
essere inferiore a tre mesi e superiore ai due anni.
Per i fatti che riguardano le responsabilità personali
degli imputati il pm Angelillis ha fatto notificare una
richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 125
persone (molte delle quali arrestate negli anni scorsi)
accusate, a vario titolo, di aver preso parte ad
un'associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata al Servizio sanitario nazionale e al falso.
L'udienza preliminare si terrà nel maggio prossimo.
http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200601281728229129/200601281728229129.html
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Conflitto
di interessi
Le
riviste scientifiche sono strumenti di marketing utilizzati dalle
industrie farmaceutiche,
ed i medici i loro agenti ? 04-12-2003
- Fonte:
www.galileonet.it
"Forse
le riviste scientifiche non sono nient'altro che strumenti di marketing
utilizzati dalle industrie farmaceutiche per i propri interessi, e i
medici e i ricercatori sono i loro agenti".
Così
scriveva Richard Smith, direttore del prestigioso "British Medical
Journal", in un articolo apparso lo scorso 25 ottobre sul quotidiano
londinese "The Times".
La conclusione un po' pessimista è il
frutto di una ricerca sui conflitti di interesse esistenti tra aziende
farmaceutiche, medici e giornalisti scientifici, durata quasi 20 anni.
La
stessa che Smith ha presentato lo scorso 3 novembre all'Istituto Superiore
di Sanità (ISS) durante il seminario sul tema "La necessità di una
ricerca biomedica indipendente". "Charles Nemeroff, della Emory
University School of Medicine di Atlanta", ha ricordato Smith,
"pubblicò la recensione di uno studio sui disturbi dell'umore
apparso lo scorso febbraio sulla rivista 'Nature Neuroscience',
dichiarando di non aver alcun conflitto d'interesse".
Tuttavia, va
avanti il giornalista anglosassone, "egli era detentore del brevetto
di un cerotto al litio che l'articolo menzionava favorevolmente. Era,
inoltre, azionista della Corcept Therapeutics, l'azienda che aveva
condotto trial con il mefipristone; direttore e presidente, inoltre, dell'advisory
board della Cypress Bioscence, produttrice del milnacipran: entrambi i
farmaci venivano citati benevolmente nella recensione".
In
Italia le cose non vanno certo meglio. Se nella letteratura scientifica
non abbiamo traccia di un caso eclatante quanto quello americano è solo
perché "nel
nostro paese c'è molta omertà e qualora le società scientifiche
'combinino qualche pasticcio' si preferisce non dare rilievo
all'evento", afferma
Alessandro Liberati, dell'Università di Modena e Reggio Emilia.
Proprio
allo scopo di testare quanto venga sacrificata l'indipendenza della
ricerca nel nostro paese, il Coordinamento per la Integrità della Ricerca
Biomedica (Cirb) ha inviato a 99 società medico-scientifiche un
questionario per conoscere l'esistenza o meno di regole auto-imposte
concernenti l'obbligo di dichiarare, in caso di partecipazione a progetti
di ricerca, i possibili conflitti di interessi.
Delle 42 società che
hanno compilato il questionario, solo otto hanno ammesso di aver obbligato
i propri relatori a dichiarare l'esistenza di un conflitto di interesse
all'atto di partecipare a un congresso.
"Le industrie farmaceutiche",
dichiara Marco Bobbio, dell'Azienda ospedaliera San Giovanni Battista di
Torino, "finanziano
più dei 2/3 di tutti i progetti di ricerca realizzati in Italia e
alimentano con le loro donazioni il 50 per cento del budget complessivo
delle società scientifiche.
Quest'ultime,
pur di avere i finanziamenti, sono disposte ad accettare le condizioni, i
protocolli, i contratti forniti dalle industrie. Con questo sistema le
società perdono terreno sul fronte di una ricerca indipendente e libera
da condizionamenti: "molto
spesso, prima di pubblicare uno studio,
sono obbligate per contratto a
presentare preventivamente i risultati allo sponsor,
che in alcuni casi ha
perfino il potere di bloccare la pubblicazione".
Dal problema del
business conflict non sono immuni altre categorie. Soprattutto chi ha il compito di
comunicare e divulgare la ricerca. Dei 121 giornalisti scientifici
contattati dal Cirb, solo 39 (il 32 per cento del campione totale) ha
aderito all'iniziativa, nonostante i ripetuti solleciti.
Il 95 per cento di chi ha risposto è convinto che il
problema investa la divulgazione scientifica in generale ma non il proprio
operato. Tuttavia, il
38 per cento di chi ha partecipato negli ultimi cinque anni a un congresso
organizzato a totale carico di un'azienda farmaceutica
ha riconosciuto di
essersi sentito condizionato nella redazione dell'articolo di ritorno a
casa.
"Il problema",
afferma Liberati, "è che il giornalista fa danni materiali non perché
metta in tasca chissà quali cifre ma perché viene usato dalle industrie
per diffondere certe informazioni.
A differenza della società
scientifica, che nei rapporti con lo sponsor probabilmente guadagna
migliaia di euro".
Come risolvere il problema ?
"La nuova direttiva
europea, in vigore in Italia dal gennaio 2004", risponde Liberati,
"dovrebbe garantire una maggiore incisività dei comitati etici, gli
organismi che per legge hanno il compito di verificare con spirito critico
i progetti di ricerca in corso presso aziende e unità ospedaliere".
Per il resto il problema è etico:
"possono essere stabilite regole o leggi",
conclude Bobbio, "ma, fino a quando non ci sarà una disapprovazione
sociale da parte della comunità scientifiche e non, il problema non potrà
trovare soluzione. Potranno essere stabilite regole e approvate leggi per
evitare i conflitti d'interesse. Ma solo quando i soggetti coinvolti, più
che dichiarare l'esistenza di un conflitto, si porranno totalmente fuori
dal vorticoso circolo del business conflict, questo sarà finalmente
spezzato".
By Raffaella Marino
Questo
articolo è stato pubblicato il 21 novembre 2003 all’interno del
Magazine di
Galileo,
giornale di scienza e problemi globali, fondato a Roma nel gennaio 1996 da
un gruppo di scienziati e giornalisti scientifici.
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Le
Associazioni internazionali Medicines in Europe
Forum (MiEF), Health Action International Europe
(HAI), e International Society of Drug Bulletins
(ISDB), scrivono una lettera al Presidente
Barroso, per reiterare la loro preoccupazione
per la proposta di permetere alle industria del
farmaco di informare direttamente i cittadini.
In Italia nessuno ne parla.
A che punto sarà l'iter della legge ? Chi deve
decidere rifletterà sugli esiti catastrofici di
una simile scelta per tutti i cittadini europei ?
La lettera a Barroso:
http://tinyurl.com/2f6b3k
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Farmaci, arresti per i falsi test
«Pillole pericolose in vendita»
Torino L'accusa: mazzette per le autorizzazioni.
Guariniello: rete vasta e grave :
http://tinyurl.com/4poznq
Otto arresti per medicine-truffa, bufera sull'Aifa
TORINO - L'origine ha una data precisa: 3 agosto
2005. Quel giorno un rapporto dei Nas di Torino
lancia pesanti ombre su come l'Aifa, l'Agenzia
italiana per il farmaco, classifica e cataloga i
medicinali da immettere
sul mercato :
http://tinyurl.com/5cfjw5
"Non cambiare quell'etichetta farò finta di non
accorgermene"
Il documento Nell'ordinanza i dialoghi fra i
manager delle case farmaceutiche e i
"controllori". Chiesti in tutto una trentina di
fermi :
http://tinyurl.com/5su4h4
Scandalo farmaci, una talpa in Procura
UNA donna. Probabilmente un pubblico ufficiale
in servizio alla procura, a Torino. Una signora
che «chiede "qualcosa" e in cambio fornisce
informazioni un po' alla volta» :
http://tinyurl.com/5jtt6x
"Analisi prive di significato" L'inchiesta parte
dall'ateneo
Il retroscena I test di un laboratorio aprono la
pista seguita da Guariniello :
http://tinyurl.com/6oca9r
Frode sui farmaci, otto arresti
Sanità e scandali. Inchiesta della Procura di
Torino: sul mercato senza controlli prodotti a
rischio :
http://tinyurl.com/5c3otf
Medicine, tangenti per evitare i controlli
Due anni di indagini, intercettazioni
telefoniche e filmati hanno portato ieri in
carcere o agli arresti domiciliari sette fra
dirigenti dell'Agenzia Italiana per il Farmaco (Aifa)
e rappresentanti o procuratori di aziende
farmaceutiche :
http://tinyurl.com/6o5umy
Farmaci e mazzette: arrestati due funzionari
dell'Aifa e sei rappresentanti di aziende :
http://tinyurl.com/54rv7e
Viaggi premio e mazzette: così le case
farmaceutiche "velocizzavano"le medicine
Come ai tempi di Duilio Poggiolini, il potente
direttore generale del ministero della Sanità
che, per più di un decennio, si faceva pagare
salatamente dalle case farmaceutiche che
chiedevano l'autorizzazione per mettere sul
mercato nuove medicine :
http://tinyurl.com/6ekehh
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