I bugiardini sono i foglietti
illustrativi che "dovrebbero" essere consegnati
ai
genitori ogni volta che si presentano all'appuntamento
per le vaccinazioni. Purtroppo, molto spesso, questo non
accade, nonostante questi
foglietti contengano informazioni importantissime per
quanto riguarda i
contenuti, le indicazioni e soprattutto le
controindicazioni del farmaco.
La situazione in Italia e nel mondo.
Nei paesi "sviluppati" esistono, relativamente alla
pratica vaccinale,
obblighi assoluti solo in Italia e Francia, molto
elasticamente in Grecia
ed in tre dei cinquanta stati degli USA. In Belgio vi è
quello per la polio, ma non essendovi una vera e propria
legge è facilmente
"aggirabile". Solo nei paesi di ex area sovietica
tuttora esistono obblighi
assoluti. In Italia vi sono quattro vaccinazioni
obbligatorie (polio,
tetano, difterite, epatite B), sei consigliate ed altre
cinque verranno
proposte nei prossimi tre anni.
Ogni regione ha però
caratteristiche
particolari, per esempio in Piemonte Toscana e Veneto i
vaccini non saranno
più obbligatori (ma consigliati) a partire dal 2008,
mentre in altre
regioni sono state abrogate le multe per mancata
vaccinazione.
La sicurezza dei vaccini e la loro composizione.
Il problema dell'obiezione consapevole nasce dalla
constatazione che oggi i
bambini manifestano una elevatissima presenza di
malattie "moderne": uno su
10 è asmatico; complessivamente uno su tre è allergico;
ogni anno
1.000 - 1.500 neonati muoiono
nel sonno per lo più tra i
due e sei mesi,
proprio quando subiscono le prime due dosi vaccinali.
Tali nuove malattie,
compreso il cancro in età precoce, sono apparse a
partire dalla generazione
nata attorno al '60, che corrisponde alla data di inizio
delle vaccinazioni
attuate in modo massiccio.
Per saperne di più !
Leggere attentamente per scegliere consapevolmente;
Credo sia necessario analizzare in modo specifico quali
sono i principi
attivi dei vaccini obbligatori e quali
indicazioni/controindicazioni sono
riportate nel bugiardino
approvato dal Ministero della
Sanità che andrebbe SEMPRE
consegnato ai genitori (NdR cosa che NON avviene
MAI
!....chissa' perche'...?)
La vaccinazione deve essere rimandata se il bambino ha
un'infezione con
temperatura più alta di 38°.
Avvertire il medico:
- se il bambino ha manifestato problemi di
salute dopo la
precedente somministrazione del vaccino contro
difterite, tetano, pertosse,
quali ad esempio: temperatura superiore a 40°C entro 48
ore dalla vaccinazione; pianto persistente per più di 3 ore entro
48 ore dal vaccino;
convulsioni verificatesi entro 3 giorni dalla
vaccinazione; collasso o uno
stato di choc entro 48 ore dalla vaccinazione;
- se il bambino ha in precedenza manifestato
disturbi del sistema
nervoso entro 7 giorni dalla somministrazione di un
vaccino per la pertosse;
- se il bambino ha alterazioni della
coagulazione;
- se il bambino assume altri farmaci o ha
ricevuto recentemente un
altro vaccino.
La vaccinazione deve essere preceduta dalla valutazione
della storia
clinica del soggetto
(con particolare riguardo alle
precedenti vaccinazioni
ed eventuale insorgenza di effetti indesiderati) e da
una visita medica.
La
vaccinazione è controindicata in caso di encefalopatia
di eziologia
sconosciuta verificatasi entro 7 giorni da una
precedente vaccinazione con
un vaccino per la pertosse.
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Un
rapporto della Federal Trade Commission (FTC)
statunitense denuncia che negli ultimi due anni è
ripresa la pratica, da parte delle case farmaceutiche
produttrici di medicine coperte da brevetti in scadenza,
di stringere accordi con i produttori di farmaci
generici, al fine di ritardare la messa sul mercato,
in cambio di pagamenti per milioni di dollari,
della versione generica dei farmaci originali,
contenenti lo stesso principio attivo.
Fonte:
http://www.rsinews.it
ll CDC di Atlanta
(USA) è finanziato dalle ditte che fanno i
vaccini !!!
Bugiardini,
fatti per non
farsi capire
Indagine
negli Usa sulla comprensibilità delle avvertenze dei
medicinali
La rivista Annals of Internal
Medicine ha pubblicato uno studio condotto da
ricercatori del Louisiana State University Health
Science Center, che hanno indagato su quanto i pazienti
siano in grado di comprendere le avvertenze contenute
nei foglietti illustrativi dei medicinali, che la
comunità medica italiana, nei decenni scorsi, aveva
soprannominato “bugiardini”.
Farmaci: 'Bugiardini' difficili e poco
chiari
Corriere della Sera, 18/01/07, p. 29
Le indicazioni contenute nei
foglietti illustrativi dei farmaci senza ricetta
sono poco chiare e, in alcuni casi, addirittura
incomprensibili. Lo sostiene un gruppo di
ricercatori dell'Università di Pisa, che ha
calcolato, utilizzando un apposito software, il
grado di leggibilità di un campione di bugiardini:
i testi analizzati
risultano 'difficili' o 'molto difficili'.
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Perché il foglietto illustrativo dei
farmaci viene
chiamato “Bugiardino” ?
Stimolati dalla richiesta pervenutaci da Nicola Borzomi,
riproponiamo qui una risposta scritta da Raffaella Setti
e comparsa su La
Crusca per Voi (n°
27, pp. 10-11).
«Il termine
bugiardino, utilizzato per indicare il
foglietto illustrativo che accompagna i farmaci, è una
formazione semanticamente e morfologicamente
trasparente, sulla base dell’aggettivo
bugiardo con
il suffisso del diminutivo –ino,
adatto sia in riferimento alle dimensioni dell’oggetto
sia per attenuare con una vena di ironia l’appellativo
di bugiardo.
In questo processo si assiste al passaggio
dall’aggettivo
bugiardo, riferibile soltanto all’uomo come
entità in grado di concepire e di dire
bugie, a un
sostantivo che invece indica un oggetto inanimato
contenente un testo, per la precisione un testo
informativo. Qualche indizio potrebbe farci ipotizzare
che il nome sia nato da un uso nominale dell’aggettivo
bugiardo:
in Toscana, per la precisione in area senese, gli
anziani ricordano che il
bugiardo era
la locandina dei quotidiani esposta fuori dalle edicole
e da qui, riducendo le dimensioni del foglio, si è forse
potuti arrivare a denominare
bugiardino
il foglietto dei medicinali.
C’è un altro aggancio, questa volta documentato,
all’ambito giornalistico: nel libro di G. Gelati,
Parlare livornese (Ugo Bastogi Editore, 1992) si trova la
voce bugiardello
così definita: “durante il fascismo era così chiamato
dagli antifascisti il giornale «Il Telegrafo» che si
diceva essere proprietà della famiglia Ciano”. Non
abbiamo però nessun dato che possa confermare il legame
tra queste formazioni che, sulla stessa base di
bugiardo,
possono aver avuto percorsi distinti.
Se queste restano soltanto ipotesi, non c’è dubbio
invece che questo nome voglia puntare l’attenzione sulle
prerogative di queste particolari “istruzioni per l’uso”
che, soprattutto negli anni di boom della farmacologia,
tendevano a sorvolare su difetti ed effetti indesiderati
del farmaco per esaltarne i pregi e l’efficacia. Non
erano quindi vere e proprie “bugie” quelle che vi si
potevano leggere, ma nell’insieme il foglietto risultava
un “bugiardino” che diceva piccole bugie o, meglio,
ometteva informazioni importanti ma che potevano essere
compromettenti per il prodotto. Negli ultimi anni,
grazie a restrizioni legislative che hanno imposto
regole più rigide per la compilazione dei foglietti
illustrativi e anche grazie ad una maggiore attenzione
dei consumatori nell’assumere farmaci, siamo forse
arrivati ad ottenere che siano riportate sul
bugiardino
tutte le notizie importanti riguardo al farmaco.
Attualmente la critica più diffusa è che questi
strumenti, rivolti ai consumatori quindi a non
specialisti, restino comunque incomprensibili anche a
una lettura attenta e scrupolosa, sia per la tecnicità
delle informazioni che offrono, sia per l’accumulo di
notizie in così poco spazio.
La mancata trasmissione di informazioni dovuta e alla
qualità e alla quantità delle indicazioni (non far
capire è quasi come non dire), continua a giustificare
l’appellativo di
bugiardino.
Riguardo all’ambito in cui può essere nato il termine,
abbiamo qualche indizio grazie ad una ricerca del MIUR
mirata ad indagare “La lingua delle città” (è in corso
di stampa il contributo di Teresa Poggi Salani e
Annalisa Nesi “Prime considerazioni sugli esiti della
ricerca MIUR «La lingua delle città»" all’interno degli
Atti del Convegno “L’Italiano Parlato”, tenutosi a
Napoli, 13-14 febbraio 2003): dalle inchieste svolte in
9 città su dodici informatori per ogni città risulta che
il termine non è così conosciuto e diffuso come si
potrebbe pensare e che il settore di coniazione
sembrerebbe essere quello medico-ospedaliero, quindi una
voce paragergale scherzosa, accolta favorevolmente dal
cittadino comune che, spalleggiato dall’autorevolezza
del medico, non ha difficoltà a riutilizzarla e
diffonderla.
La denominazione tecnica di
foglietto illustrativo
oltre che essere più lunga e difficile, manca della
coloritura ironica che rende immediatamente
comprensibili e facilmente diffondibili termini come
bugiardino;
altri esempi di procedimenti simili possiamo trovarli
proprio in ambito medico dove spesso al nome di malattie
insolite, sconosciuto e di difficile accessibilità, si
preferisce un appellativo “familiare” che diventa poi il
modo comune e diffuso per indicarle (grazie anche
all’abuso che ne viene fatto dai mezzi di
comunicazione): un esempio per tutti la famigerata
mucca pazza
per indicare l’encefalopatia
spongiforme bovina.
Dall’indagine sopra citata la parola non risulta troppo
comune nella lingua parlata, ma basterà fare una veloce
ricerca in rete per trovarne moltissime attestazioni
scritte anche in siti ufficiali delle ASL regionali:
questa ampia circolazione nei mezzi di comunicazione di
massa ha forse sancito il riconoscimento della parola
bugiardino
che è stata registrata prima come neologismo negli
Annali del Lessico
Contemporaneo Italiano.
Neologismi 1993-94 (a cura di Michele A. Cortelazzo, Padova,
Esedra, 1995) e poi nei più recenti Vocabolari dell’uso,
il DISC (Dizionario
Italiano Sabatini-Coletti, Firenze, Giunti,
1997) e il GRADIT (Grande
Dizionario dell’Italiano dell’Uso di Tullio
De Mauro, Torino, UTET, 1999-2000).
Altro segnale della buona riuscita e della totale
mancanza di tecnicità di questo appellativo è la sua
estensione in altri ambiti per indicare oggetti diversi:
si tratta di usi attestati nella stampa o in Internet,
di diffusione più o meno recente, ma che certamente non
hanno attecchito come invece è accaduto per l’accezione
primaria.
Nel sito di una rivista italiana di fantascienza -
www.delos.fantascienza.com - ho trovato
denominato
bugiardino il testo contenuto nella quarta
di copertina di un libro: dal contesto - che riporto -
“chi ha scritto il bugiardino in quarta di copertina
aveva probabilmente letto solo le prime pagine del
libro” si deduce che chi ha scelto di usare questo
termine voleva mettere in luce la scarsa veridicità
della descrizione fornita ai lettori.
Edoardo Raspelli nelle pagine dell’inserto «Tuttolibri»
del quotidiano «La Stampa» chiama
bugiardino
il dépliant degli alberghi, anche in questo caso non
senza una piccola vena polemica.
Gli ambiti di utilizzo di
bugiardino
sono quindi vari e diversi, ma la costante che sembra
caratterizzare la scelta di questo appellativo è quella
di venire attribuito a testi illustrativi (foglietti dei
medicinali, quarte di copertina e dépliant) che si
ritiene nascondano, più o meno velatamente, qualche
inganno.»
Tratto da:
http://www.accademiadellacrusca.it
Commento NdR: cio' che questo
scritto non dice e' che non e' solo dovuto alla
NON chiarezza espositiva, ma anche e sopra tutto che
NON
vi sono riportate TUTTE le vere controindicazioni
dei farmaci e/o dei Vaccini; la prova e' che nei bugiardini USA le
controindicazioni sono maggiori che in quelli delle
altre nazioni.....specie in quelli dei vaccini....controllate per favore !
Per Legge TUTTI i
farmaci e quindi anche i Vaccini, essere
accompagnati dai cosiddetti "bugiardini", per i vaccini
cio` non avviene, e come sia difficile reperire anche
fuori dal circuito delle farmacie...
In esito a ricerche
non agevoli condotte, si e' peraltro venuti in possesso
dei "bugiardini" di numerosi vaccini, ed si e' potuto
constatare come in essi talune componenti considerate
pericolose per la salute siano presenti in via pressoché
generale.
In primo luogo, i vaccini, in particolare quello contro
l’epatite B, contengano idrossido di alluminio,
«un metallo invasivo» che puo` causare cancro al sistema
endocrino.
I vaccini, contengono anche mercurio, anche se, a
partire del 2008, tale sostanza verra` bandita anche in
Italia, come previsto da un recente decreto del
Ministero della salute, che "permettera` comunque alle
case produttrici di terminare le scorte esistenti di
vaccino al mercurio".
Si richiama l’attenzione sui potenziali effetti dannosi
associabili alla presenza nei vaccini di antibiotici,
virus e batteri e agenti contaminanti tipo
SV40.
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