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1.
H. Tristram Engelhardt Jr., una delle figure di spicco
della
Bioetica, già alcuni anni or sono scriveva nel
suo Manuale
(v. bibl.) che la parola Bioetica è divenuta «familiare
perché i problemi morali sollevati dall'assistenza
sanitaria riguardano tutti.
Le questioni relative alla
contraccezione, all'aborto, al consenso e
all'allocazione dei fondi per l'assistenza sanitaria
interessano pressoché ogni individuo, in qualche
periodo della sua vita» (p. 3). Se le riflessioni
morali sulla nascita, la morte e la cura come forme di
responsabilità morale nei confronti del mondo vivente
possiamo dire che siano sempre esistite, quello che oggi
si presenta come nuovo è dovuto alle diverse condizioni
in cui tali questioni si presentano: da un lato, per la
loro ampiezza e rilevanza sociale; dall'altro, per
l'incidenza sempre più rilevante dei progressi
medico-scientifici sulla vita umana.
Intendendo
per etica l'orientamento globale della condotta in vista
di una vita migliore (distinta pertanto dalla morale
prescrittiva e particolaristica), possiamo definire la
bioetica come quella branca dell'etica che si riferisce
alle scelte relative agli interventi sulla vita e, in
particolare - poiché tali interventi avvengono sempre
più attraverso la mediazione tecnologica - a quegli
interventi connessi con la pratica e lo sviluppo delle
attuali tecnologie biomediche.
L'etica
medica rientra certamente in questo ambito e ha lontane
radici; tuttavia, dal giuramento di Ippocrate alle norme
deontologiche formulate dagli Ordini dei medici, essa
riguarda e regola i doveri dei singoli medici o di loro
gruppi nei confronti dei pazienti, ma non può in alcun
modo, come vedremo, risultare sufficiente di fronte ai
grandi mutamenti in corso.
Storicamente, il termine "bioetica" è un
neologismo proposto da un biochimico oncologo americano,
Van Rensselaer Potter, autore di un libro pubblicato nel
1971 col titolo Bioethics: Bridge to the Future.
Il
neologismo ha rapidamente guadagnato un largo consenso e
possiamo dire che è ormai universalmente accettato,
come testimoniato sia dalle numerose pubblicazioni che
riportano questo termine nel titolo (a cominciare dalla
Encyclopedia of Bioethics , 1978) sia dalle
denominazioni di cattedre universitarie che dei vari
comitati nazionali e internazionali istituiti per
occuparsi dei problemi etici connessi alla vita e alla
salute.
2. Conseguenza dell'introduzione delle nuove tecnologie
nei vari campi della nostra condotta individuale e
collettiva è stato l'enorme ampliamento di spazi di
libertà, con la conseguenza che molto di ciò che in
precedenza era considerato "naturale" (sia nel
senso di "fatale", e a cui ci si riteneva
quindi ineluttabilmente condannati, sia nel senso di
"casuale", o non-dominabile, come per molte
malattie) oggi, nelle mutate condizioni di vita, è
entrato nel campo di nuove e più ampie possibilità di
scelta e di responsabilità.
Le tecnologie attualmente in più vistosa espansione
sono quelle della comunicazione e quelle della vita , ed
è proprio in questi ambiti che si manifesta l'esigenza
di riconoscimento e di protezione di nuovi diritti.
Una
forte domanda di libertà tende a investire, infatti,
ogni dimensione dell'esistenza
e a divenire criterio di misura della stessa qualità
dello sviluppo e della vita dei cittadini.
La possibilità di scegliere in ogni momento della
propria esistenza per poter realizzare liberamente i
propri piani di vita è sentita come valore prioritario
e si esprime nella richiesta di libertà nel percorso
formativo, nel tipo e nel tempo di lavoro, di scelta
dell'ambiente in cui vivere, di come strutturare i
propri legami sesso affettivi, di decidere se e quando
avere un figlio, del momento di andare in pensione, dei
modi di curarsi o non curarsi, di morire in
autonomia e dignità e via enumerando.
La possibilità fa sorgere la domanda di accesso e
questa si esprime come esigenza di vedere riconosciuto
il diritto (fondato sulla fiducia della capacità
dell'uomo) di cercare autonomamente e responsabilmente
la propria felicità, contro i poteri che pretendono di
indicare quali siano i bisogni e come debbano essere
soddisfatti.
In
breve, possiamo infatti dire che se il Settecento ha
visto l'affermarsi dei diritti civili (certezza del
diritto, diritto alla vita, libertà religiosa,
sicurezza), l'Ottocento dei diritti politici
(partecipazione alla direzione degli affari pubblici del
proprio Paese) il Novecento dei diritti sociali (i
"diritti dei poveri": diritto al lavoro e alle
garanzie offerte dallo Stato sociale contro
disoccupazione, invalidità e vecchiaia, diritto
all'istruzione, diritto a vivere in un ambiente non
inquinato, diritto alla salute) il XXI secolo sembra
caratterizzarsi come il tempo dei nuovi diritti (i
"diritti della persona", diritti di autonomia
individuale anche in senso anti-istituzionale, per
ottenere più benefici e impedire il maggior numero di
malefici; esigenza di rimuovere intralci burocratici,
garantire i consumatori, limitare la politica dello
Stato in ordine ai problemi sessuali, la questione
femminile, la riproduzione, i diritti degli omosessuali,
le nuove forme di convivenza, il diritto di morire
quando e come si disponga, etc.).
Per quanto sia difficile stabilire un confine tra la
protezione dei "vecchi" diritti e quella dei
cosiddetti "nuovi" diritti, sembra potersi
affermare che se i vecchi erano caratterizzati da
richieste positive e affermative, i nuovi sembrano
esprimere l'esigenza di limitare-le ed essere
protetti-dalle ingerenze che lo Stato, le comunità, i
costumi e le tradizioni pongono alla fruizione degli
spazi di libertà individuale.
In
realtà, aspetti positivi e negativi convivono e
possiamo osservarli sia nella sfera della comunicazione
(in cui il diritto di accesso e di libera fruizione
delle informazioni - aspetto "positivo" -
viene rivendicato come parte del diritto all'istruzione
e alla espressione, unitamente alla esigenza - aspetto
"negativo" - di protezione della privacy ) che
in quello della vita e della salute (in cui il diritto a
essere curati con equità, dignità, efficacia è
presente unitamente alla rivendicazione della libertà
di cura e della libertà di non essere curati, al
diritto di disporre del corpo, di vedere tutelate
l'identità e le differenze, di non essere discriminati
in base a malattie o altre caratteristiche corporee o
comportamentali).
In questo contesto, appare evidente l'insufficienza dei
codici deontologici degli operatori della salute di
fronte alla natura e alla dimensione dei problemi:
primo, perché le scelte non sono più lasciate
all'iniziativa e alle competenze degli operatori della
salute ma coinvolgono le responsabilità dei soggetti
dei quali si chiede un consenso sempre più consapevole
(il cosiddetto "consenso informato") ed, a un
tempo, quelle delle comunità e degli Stati in decisioni
che riguardano le priorità della ricerca, l'impiego
delle risorse, i criteri da rispettare nella
sperimentazione e nella cura (si pensi al problema dei
trapianti d'organo o a quello della sperimentazione dei
farmaci su soggetti umani); secondo , perché i problemi
e gli interventi non si riferiscono più ai soli
problemi di salute e di cura di un singolo individuo (o
di un singolo organo), ma riguardano decisioni su scelte
esistenziali (si pensi ai problemi dell'inizio o della
fine della vita, alla libertà di cura, alle
questioni relative alla natura dell'embrione e alla sua
possibile manipolazione); terzo, perché gli interventi
in questione hanno o possono avere conseguenze a livello
dell'intera specie umana o addirittura della vita
planetaria nel suo complesso (si pensi alla
contraccezione o meglio alle politiche della
riproduzione, che possono condizionare la presenza e
l'evoluzione della specie umana, sempre più sottratte
alla casualità "naturale"; alla clonazione;
ai problemi connessi alla conoscenza e alle possibili
modificazioni del genoma).
3. Nell'ambito della bioetica, possiamo individuare vari
campi, in relazione ai soggetti interessati, alla novità
o all'urgenza dei problemi, agli argomenti trattati.
Potremo
così distinguere: una macrobioetica (relativa a ciò
che riguarda popolazioni, ambiente, relazioni fra la
specie umana e gli altri viventi) e una microbioetica
(ciò che riguarda il destino degli individui); una
bioetica di "frontiera " (che riguarda gli
sviluppi più avanzati della biomedicina) e una bioetica
"au quotidien", cioè di tutti i giorni
(relativa alle scelte che si compiono nella vita
ordinaria, quando le questioni di frontiera si
"normalizzano" e divengono questioni di vita
quotidiana, come è ad es. accaduto con la pillola
contracettiva che, dopo le incredibili difficoltà per
la sua "legalizzazione", oggi vede il suo
impiego come scelta personale e privata).
Quanto ai temi di cui si occupa la bioetica, come
risulta anche da quanto è stato sopra detto, possiamo
ricordare i problemi:
dell'inizio (contraccezione, procreazione
assistita, clonazione, interventi sull'embrione.) e
della fine della vita (eutanasia, rianimazione,
accanimento terapeutico, disposizioni in previsione di
incapacità o testamento biologico e direttive
anticipate.);
della salute e della malattia, e del rapporto tra
beneficialità e autonomia;
dell'uso del corpo (donazione e trapianto di
organi, interruzione della gravidanza, chirurgia
plastica ed estetica, ingegneria genetica e applicazioni
della genetica, mutilazioni e sterilizzazioni.);
del rapporto con la natura vivente e le altre
specie, relativamente alla sovrappopolazione e
all'equilibrio tra le specie viventi, nonché
dell'etica ambientale, per il rapporto con la natura
non-vivente;
di ambiti particolari (ad es., psichiatria e
salute mentale); della libertà della ricerca
scientifica (modalità e soggetti della sperimentazione,
destinazione delle risorse.)
4. Parlando di etica, dobbiamo osservare che
nelle culture complesse, come quella in cui viviamo, non
è più possibile adoperare il termine al singolare
perché ci troviamo di fronte a una pluralità di
orientamenti di cui dobbiamo essere consapevoli e che ci
pongono ulteriori problemi.
È
ben noto come la storia della cultura abbia visto
tradizionalmente contrapposte le etiche religiose e
l'etica o, meglio, le etiche laiche; le prime,
limitate dalla loro eteronomia, essendo fondate su una
rivelazione e sostenute da una qualche autorità; le
seconde, caratterizzate da una forte esigenza di
autonomia, ma incapaci di raggiungere una fondazione che
vada al di là del relativismo di un puro "gusto
del bene" o di uno scientismo di tipo
positivistico-evoluzionistico ormai impresentabile.
Oggi siamo poi di fronte al fatto nuovo rappresentato
dal contributo che le scienze umane (dalla psicologia al
diritto, all'antropologia culturale, etc.), non
potendosi non interessare anche ai principi e ai valori
a cui la condotta si ispira, sembrano in grado di
offrire una possibilità di superamento della
contrapposizione tra etica laica ed etica religiosa,
proponendo quella che è stata chiamata etica
umanistica.
Hanno
contribuito alla sua espressione la cosiddetta sinistra
freudiana, la Scuola di Francoforte, Fromm, Jung, gli
studi di psicologia dello sviluppo morale di Kohlberg e
altri, la psicologia umanistica, i fondatori della
psicologia transpersonale, ecc.
Le più recenti analisi dei bisogni, operate dalla
psicologia umanistica e transpersonale, hanno portato al
pieno riconoscimento dell'autenticità dei bisogni,
detti da Fromm "specificamente umani", di
senso, orientamento, dedizione, comunicazione, amore,
che in precedenza soltanto le religioni mostravano di
considerare. In questa nuova prospettiva, per etica
universale s'intende un'etica che, fondandosi
sull'analisi della condizione umana, indica a tutti gli
uomini le norme di condotta necessarie per la crescita e
il dispiegamento delle potenzialità, ossia il
raggiungimento del ben-essere o felicità.
Tali etiche, nelle loro espressioni più mature, sono
universali anche dal punto di vista della destinazione
dell'azione, essendo essa rappresentata non solo
dall'uomo, ma da tutti gli esseri senzienti se non dalla
totalità della natura. Non può non rilevarsi come
questa etica umanistica si ponga in grande consonanza
con l'etica buddhista che, pur essendo un'etica
religiosa, ha sempre sottolineato gli aspetti di
universalità, solidarietà auto realizzativa,
autonomia.
La
promozione dell'auto sviluppo, l'affermazione
dell'interdipendenza, la sostituzione di un
atteggiamento ego-centrico con uno eco-centrico al fine
di realizzare una sempre più larga unità con la Vita,
pensando e agendo in modo uni-verso , potrebbero
essere condizioni e via per realizzare un'etica della
tolleranza, alla costruzione della quale il buddhismo
sembra essere particolarmente predisposto.
Il passaggio dal piano del confronto sui principî a
quello delle applicazioni, evidenzia molto spesso, nel
campo della bioetica, un livello di conflittualità che
richiede qualche ulteriore riflessione. Come osserva
Engelhardt, «la nostra è una cultura della
controversia e della disputa» e «abbiamo divergenze
troppo profonde sulle modalità della nascita e della
morte, su come curarsi o sulla genetica, e non potremo
mai liberarci da queste dispute perché dovremmo partire
da premesse comuni che non esistono. Non sto con questo
affermando un relativismo etico, piuttosto uno
scetticismo di fondo che mi porta ad accettare il fatto
che saremo sempre in disaccordo sui grandi temi come
l'aborto, la procreazione assistita, la clonazione,
l'eutanasia».
In
che modo potrebbe allora configurarsi una bioetica
adeguata a una società che si riconosca pluralista,
multi etnica e multiculturale ?
Una bioetica "liberale" o tollerante,
che non pretenda cioè di imporre una determinata
visione a chi non la condivida, dovrebbe articolarsi
nella definizione di due ordini di "regole",
che potremmo chiamare regole di confine e regole di
convivenza o di compartecipazione . Attraverso le regole
di confine dovrebbe venire sancita la libertà di
esprimere condotte coerenti con una determinata visione
del mondo, riconoscendo a ciascun gruppo culturale o
religioso il diritto di osservare principî che si sa
non condivisi da altri, i quali saranno invece
altrettanto garantiti nel seguire i criteri da loro
scelti. L'esigenza del secondo gruppo di regole, proprio
perché partiamo dal presupposto di un'articolazione
pluralista della società, nasce invece dal fatto che può
far parte della propria etica il sentirsi chiamati in
causa quando ci si venga a trovare di fronte a forme di
violenza o di costrizione esercitate su chi è in
condizione di minor potere nel gruppo a cui appartiene e
di cui è pur stata sancita, con le regole di confine,
la libertà di azione. In tal caso, sembra auspicabile
l'individuazione di possibili principî, anche minimi,
sui quali raggiungere un livello unanime di condivisione
da parte dei componenti l'insieme sociale plurale.
Il
principio della manifestazione del libero consenso e
quello della delimitazione del potere dei
"tutori" potrebbero essere esempi di tali
principî di tolleranza condivisa .
5. Come ha detto Giovanni Paolo II, «mai come
oggi, soprattutto sul piano della bioetica, [.] l'umanità
è interpellata da problemi formidabili, che mettono in
questione il suo stesso destino» (Concistoro maggio
2001). Dunque, antichi insegnamenti che vengono da
culture che mai avrebbero potuto immaginare gli attuali
scenari vengono confrontati con nuove incommensurabili
sfide.
Il
buddhsimo ha mostrato, nel corso dei secoli, una
eccezionale capacità di assimilazione e inculturazione,
per cui non dovrebbe avere difficoltà a rispondere a
interrogativi, resi più concreti ed urgenti proprio ora
che sono state avanzate (in Italia con l'intesa in corso
di definizione con lo Stato) quelle richieste di
riconoscimento che potranno portarlo a una presenza
sempre più visibile e operante nella nostra società
(dai comitati di bioetica all'assistenza religiosa agli
ammalati, all'educazione religiosa nelle scuole.).
La
Via di mezzo (non come punto di mezzo, ma come
superamento della medietà o mediocrità ordinarie), la
consapevolezza e il discernimento ci saranno di guida,
mentre le sollecitazioni del tempo saranno un utile
stimolo ad approfondire e incorporare la rivelazione di
Buddha Shakyamuni, consentendo così a Maitreya, il
Buddha del tempo futuro, di dimorare ancora per un pezzo
nel cielo Tushita dei "tranquillamente
contenti" prima di scendere sulla Terra e portare
agli uomini la sua nuova versione del Dharma eterno.
Dalla
vasta letteratura sulla bioetica citiamo qui soltanto
alcuni volumi di carattere generale, utili per un primo
approfondimento e perché dotati di ulteriori
indicazioni bibliografiche:
Sandro Spinsanti, Etica bio-medica , Cinisello Balsamo,
Edizioni Paoline, 1987
Hugo Tristram Hengelhardt Jr., Manuale di bioetica , tr.
it., Milano, Il Saggiatore, 1991
Elio Sgreccia, Manuale di bioetica , Milano, Vita e
pensiero, 1991
Damien
Keown, Buddhism and Bioethics , New York, St. Martin's
Press, Inc., 1995
AA.
VV., La santé face aux droits de l'homme, à l'éthique
et aux morales, Éditions du Conseil d'Europe, 1996
Max
Charlesworth, L'etica della vita , tr. it., Roma,
Donzelli, 1996
AA. VV., Lezioni di bioetica , Roma, Ediesse, 1997
Adriano Ossicini e Elena Mancini, La bioetica , Roma,
Editori Riuniti, 1999
(pubbl. in Dharma, 2001)
Informazioni
e pareri espressi dal Comitato nazionale di bioetica
sono reperibili nel sito Internet:
http://www.palazzochigi.it/bioetica/index.html
BIBLIOGRAFIA
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problemi etico-giuridici delle bioetica italiana
attuale CFR Bompiani A., Bioetica in Italia,
lineamenti e tendenze, EDB Bologna, 1992
- Comitato Nazionale per
la bioetica: Informazione e consenso all'atto
medico, 20 giugno 1992
- Per paternalismo si
intende il rifiuto di accettare o di acconsentire a
desideri, scelte e atti di un paziente per il bene
dello stesso soggetto. CFR
- Childress J.F., Who
should decide) Paternalism in Health Care New
York-Oxford, 1982 13
- Per una panoramica
sull'insegnamento medico di Ippocrate CFR Jouanna
J:,
- La nascita dell'arte medica occidentale in Grmek
M., Storia del pensiero medico occidentale, 1.
Antichità e Medioevo, Laterza, Bari 1993, 3-66
Gracia D.,
- Fondamenti di bioetica,
sviluppo storico e metodo, Edizioni SanPaolo,
Milano, 1993, 64
- CFR Ippocrate, Scritti
Scelti, Orsa Maggiore, Torrania, (Fo), 1990 87-90.
- Spinsanti S., L'ethos
ippocratico, in Medicina e Morale, 2, 1982, 144-159.
- Se non de jure, de facto
il medico ha sempre goduto di impunità giuridica; è
interessante sottolineare come sin dai tempi
ippocratici, i chirurghi Gracia D., op. cit. 91.
- CFR Marinelli M., Il
medico cattolico e il paziente nella società
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- Agrimi J., Crisciani C.,
Carità e assistenza nella civiltà cristiana
medievale in Grmek M., Storia del pensiero medico
occidentale,
- 1. Antichità e Medioevo,
Laterza, Bari 1993, 231
- S. Antonio da Firenze
cit, in Gracia D., op. cit. 107 Cattorini P., I
principi dell'etica medica, in Bellino F. ( a cura
di) Trattato di bioetica, Levante editori, Bari,
1992 323-25.
- Spinsanti S., Bioetica
in Sanità, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1993,
52-6 Gracia D., op. cit. 163
- Per una panoramica dei
rapporti tra il medico il paziente e la morte dal
medioevo al XX secolo CFR Aries P., Storia della
morte in Occidente, dal medioevo ai giorni nostri,
BUR, Milano, 1978, 226-232.
- Tolstoi L., La morte di
Ivan Ilic, in I Racconti, Milano, Vol II 633-92
Gracia D., op. cit. 116
- Marinelli M., Tecnologia
in Medicina tra rischi e speranze, Anime e Corpi,
161, 1992, 257-271.
- Pellegrino E.D.,
Thomasma D.C., Per il bene del paziente, tradizione
e innovazione nell'etica medica, Edizioni Paoline,
Milano 1992
- Marinelli M., Il medico
cattolico e il paziente nella società complessa,
Anime e Corpi 168, 1993 450-455
Comitato Nazionale per la bioetica: Informazione e
consenso all'atto medico, 20 giugno 1992, 18
- La
pratica del consenso libero e informato rispetta la
libertà dell'individuo, riconosce che le persone
sono i migliori giudici dei loro migliori interessi
e che anche se non sono i migliori giudici,
preferiscono spesso la soddisfazione di scegliere
liberamente all'imposizione di una scelta corretta
da parte di altri. Engelhardt H.T Jr, Manuale di
bioetica, Il Saggiatore, Milano, 1991
vedi: Etica e salute
:+
Definizione della parola malattia
+
Autoguarigione
+
Leggi della Natura
(Cosmiche)
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