Volt
(V)
: Unità di misura della Tensione esistente tra due punti in un
campo elettrico.
Ampere
(A) : Unità di misura
dell'Intensità
(I) della corrente elettrica; equivale a un flusso di carica in un
conduttore pari ad un Coulomb per secondo. La corrente è lo scorrere, il fluire, ordinato di elettroni.
Ohm
(R) :
La
Resistenza
(R)
è la FORZA DI NATURA FISICA presente, ove più, ove meno, in tutti
i materiali e che si oppone allo scorrimento della corrente.
Se
questa opposizione aumenta
(cioè se aumenta la resistenza), diminuisce
la
quantità di corrente che può circolare nel circuito; se questa opposizione
diminuisce
(cioè se diminuisce la resistenza), aumenta la corrente.
La
Corrente
(I), la tensione (V) e la resistenza (R) sono direttamente legate tra loro
dalla formula della legge di Ohm secondo la quale I = V/R
La
Tensione
(V) è la FORZA DI NATURA ELETTRICA che è in grado di determinare lo
scorrimento della corrente.
Se
la forza aumenta, aumenta anche la corrente, se la forza diminuisce,
diminuisce anche la corrente.
Vedi:
http://www.geocities.com/ResearchTriangle/Lab/8897/impedenza.htm
Anche:
http://www.qsl.net/aricr/radiotec/ohm/ohm.htm
Fisica
(Dal greco physiké, "studio metodico della natura"),
scienza che indaga i molteplici fenomeni che si manifestano in natura (in
greco phýsis), con lo scopo di darne una spiegazione razionale. La
fisica studia i costituenti fondamentali dell'universo, le forze che essi
esercitano l'uno sull'altro e gli effetti prodotti dall'azione di queste
forze.
Elettricità:
Ramo della Fisica che studia i fenomeni che si manifestano in presenza di
cariche elettriche. Una carica ferma in una determinata posizione
esercita su una seconda carica posta nelle vicinanze una forza
elettrostatica (o genera un campo elettrico), mentre una particella carica
in moto accelerato produce anche effetti magnetici, cioè genera un campo
magnetico. Come conseguenza di ciò i fenomeni elettrici e magnetici sono
correlati e sono entrambi determinati dalla posizione e dal moto relativo
di cariche elettriche.
Le
particelle di materia possono essere neutre, oppure possono trasportare
cariche elettriche positive o negative; le particelle con carica di segno
uguale si respingono mentre quelle con carica opposta si attraggono. Così
due protoni, o due elettroni, si respingono reciprocamente,
mentre un protone e un elettrone interagiscono per mezzo di forze
attrattive.
Elettrostatica:
L'elettrostatica è lo studio delle interazioni tra cariche ferme, in
una determinata posizione dello spazio. L'intensità della forza
esercitata tra due cariche puntiformi q1e
q2
è direttamente proporzionale al prodotto delle cariche e inversamente
proporzionale al quadrato della loro distanza; questo risultato è
espresso dalla legge di Coulomb, dove
e dipende dalle proprietà dello spazio in cui sono poste le cariche e
prende il nome di costante dielettrica assoluta. Questa legge, che
è alla base di tutta l'elettrostatica, venne formulata per via
sperimentale dal fisico francese Charles Augustin de Coulomb, in
onore del quale l'unità di misura della carica elettrica si chiama
coulomb (C).
vedi anche Unità di misura elettriche.
Ogni
corpo dotato di carica elettrica genera nello spazio circostante un
campo
elettrico. In altre parole determina un'alterazione dello spazio che
diviene evidente quando si pone all'interno di esso una seconda carica
elettrica, usualmente detta carica di prova, o carica spia; per effetto
del campo, infatti, la carica di prova risente di una forza attrattiva o
repulsiva. In altre parole, il concetto di campo può essere utilizzato
per fornire una descrizione, forse più complessa ma in molti casi più
conveniente, dell'interazione fra cariche elettriche: anziché affermare
che una carica elettrica esercita su una seconda carica posta a una
determinata distanza una forza elettrostatica, diciamo che una carica
ferma genera un campo elettrico e che per effetto del campo una seconda
carica risente di una forza. Il campo elettrico può essere rappresentato
graficamente mediante opportune linee, dette linee di forza o di campo,
che indicano la direzione delle forze elettriche che agirebbero su
un'immaginaria carica di prova positiva posta all'interno di esso.
Per
spostare una particella carica da un punto a un altro del campo occorre
compiere del lavoro,
cioè trasferire energia alla particella stessa. La quantità di energia
necessaria nel caso di una particella recante carica unitaria è uguale
per definizione alla differenza di potenziale tra i due punti considerati.
Proprietà
elettriche dei solidi
Le
proprietà elettriche di alcuni materiali vennero osservate già
nell'antichità. L'ambra, se viene strofinata con un panno di lana, si
carica negativamente (si elettrizza) e attira piccoli oggetti;
analogamente una bacchetta di vetro strofinata con un panno di seta
acquista una carica positiva. Questo comportamento può essere spiegato
sulla base del moto delle cariche all'interno dei diversi materiali.
Nei
solidi le cariche positive sono costituite dai protoni che sono confinati
in posizioni fisse e il trasporto di cariche elettriche è dovuto al moto
delle particelle negative, gli elettroni.
In
base alla mobilità delle cariche negative i materiali vengono
classificati in conduttori, isolanti e semiconduttori (vedi Conduttore
elettrico). Nel primo caso gli elettroni sono liberi di muoversi
all'interno di tutto il volume del corpo, permettendo quindi il passaggio
di cariche elettriche. In generale i metalli e le leghe sono buoni
conduttori di corrente. Nei materiali isolanti o dielettrici, quali
il vetro, la gomma e il legno asciutto, gli elettroni sono invece
strettamente vincolati agli atomi; come conseguenza di ciò una sostanza
isolante non può essere attraversata da un flusso di cariche, ovvero da
una corrente elettrica.
Il
terzo tipo di materiale comprende le sostanze solide nelle quali solo
relativamente pochi elettroni possono liberarsi dagli atomi, lasciando una
"buca" nella posizione in cui si trovavano. La buca, che è
un'assenza di un elettrone negativo, si comporta come una carica positiva.
La presenza di un campo elettrico determina nel materiale un flusso di
elettroni (negativi) in un verso e di buche (positive) nel verso opposto,
dando luogo a una corrente elettrica.
Un
semiconduttore generalmente offre al passaggio di corrente una resistenza
intermedia tra quella che caratterizza un buon conduttore, come il rame, e
quella di un isolante come il vetro. Se la maggior parte della corrente è
trasportata dagli elettroni liberi, il semiconduttore viene detto di tipo n;
se invece è dovuta principalmente al moto dalle buche, esso è di tipo p.
La
proprietà di un corpo di ostacolare il passaggio di cariche elettriche
viene misurata per mezzo di una grandezza detta resistenza elettrica e
misurata in Ohm.
Da
quanto detto si comprende come un materiale conduttore abbia resistenza
relativamente bassa mentre un isolante sia caratterizzato da valori alti
di questo parametro.
In
natura non esistono né isolanti né conduttori perfetti; i migliori
conduttori a temperatura ambiente offrono una resistenza piccola, ma non
nulla, al passaggio di corrente; i migliori isolanti offrono una
resistenza grandissima, ma non infinita. Alcuni metalli, tuttavia,
mostrano un comportamento particolare e perdono la loro resistenza a
temperature prossime allo zero assoluto; questo fenomeno prende il nome di
superconduttività e il suo studio è uno dei principali settori di
ricerca della fisica moderna.
Cariche
elettriche
Lo
strumento utilizzato per misurare lo stato di elettrizzazione di un corpo
è l'elettroscopio. Nella sua forma più semplice è costituito da
due sottilissime foglie d'oro (a,a) sospese a un supporto metallico
(b) posto all'interno di un recipiente di vetro o di altro
materiale non conduttore (c) e da un pomello metallico (d),
collegato al supporto, che raccoglie le cariche elettriche. Avvicinando un
corpo elettrizzato al pomello si induce una distribuzione di cariche: il
pomello metallico acquista una carica opposta a quella del corpo mentre le
cariche dello stesso segno di quest'ultimo raggiungono, attraverso il
supporto, entrambe le foglie; per effetto delle forze elettrostatiche esse
si respingono e dalla loro divergenza angolare è possibile risalire alla
carica elettrica depositata sul corpo elettrizzato.
Per
elettrizzare un corpo si possono usare tre metodi principali: 1) lo
sfregamento con un altro oggetto di materiale diverso (ad esempio ambra e
panno di lana); 2) il contatto con un altro corpo elettrizzato; 3)
l'induzione elettrostatica.
L'induzione
elettrostatica è mostrata in figura 2. Un corpo con carica negativa,
A, è posto tra un conduttore neutro, B, e un corpo neutro
di materiale isolante, C. Nel conduttore gli elettroni liberi sono
respinti verso la regione più lontana da A, mentre le cariche
positive sono attratte verso l'estremità vicina. L'intero corpo B
è attirato verso A, perché l'attrazione delle cariche opposte
prevale rispetto alla repulsione delle cariche di segno uguale, che sono
più lontane.
Ciò
è facilmente comprensibile se si tiene conto che le forze che si
manifestano tra cariche elettriche sono inversamente proporzionali al
quadrato della loro distanza. Nel corpo isolante (C) gli elettroni
non sono liberi di muoversi, ma gli atomi o le molecole del materiale
risentono di una forza che li orienta in modo che i loro elettroni vengano
a trovarsi il più possibile lontano da A; pertanto anche C
è attirato da A, ma in misura minore del conduttore.
Elettricità
in movimento
Se
colleghiamo due conduttori con carica uguale e opposta per mezzo di un
filo metallico, le cariche si annullano reciprocamente e dopo un
intervallo di tempo relativamente breve i due corpi risultano neutri.
La
neutralizzazione avviene a seguito di un flusso di elettroni attraverso il
filo, dal corpo carico negativamente all'altro.
In
generale, in un qualunque sistema continuo di conduttori, gli elettroni
fluiscono dal punto a potenziale minore a quello a potenziale più alto.
Un flusso di cariche elettriche costituisce una corrente elettrica.
Convenzionalmente, benché siano gli elettroni a muoversi all'interno di
un conduttore, si assume come segno dell'intensità di corrente quello che
avrebbero le cariche positive, cioè quello opposto al moto effettivo
degli elettroni. Collegando un filo metallico ai morsetti di un generatore
di tensione, ad esempio una pila, si ottiene un semplice esempio di circuito
elettrico.
Un
tale circuito è caratterizzato da tre grandezze fondamentali: la
differenza di potenziale applicata, che viene talvolta chiamata forza
elettromotrice (fem) o tensione; l'intensità di corrente, misurata in
ampere (1 ampere corrisponde al flusso di circa 6.240.000.000.000.000.000
elettroni al secondo attraverso una qualunque sezione del circuito); la
resistenza. Come abbiamo già osservato, in condizioni ordinarie tutte le
sostanze, conduttrici o non, si oppongono in una determinata misura al
moto delle cariche e questo limita necessariamente l'intensità della
corrente.
Vedi
anche Legge di Ohm.
Quando
in un filo conduttore scorre una corrente elettrica si possono osservare
due effetti importanti: cresce la temperatura del filo; un ago magnetico
posto nelle vicinanze si orienta, disponendosi perpendicolarmente al filo
stesso.
Il
primo fenomeno è dovuto al fatto che gli elettroni, entrando in
collisione con gli atomi del conduttore, cedono a questi una parte della
loro energia, che viene in seguito dissipata sotto forma di calore. La
potenza (energia nell'unità di tempo) dissipata in un secondo tra due
punti di un circuito è data dalla formula P = V × I
o P = I2
× R, dove V rappresenta la differenza di tensione tra i due
punti considerati, R è la resistenza del ramo di circuito e I
è l'intensità della corrente che lo attraversa.
Elettromagnetism
Il
movimento di un ago magnetico posto in prossimità di un conduttore
percorso da corrente indica la presenza di un campo magnetico (vedi
Magnetismo);
ciò significa che una carica elettrica in moto genera un campo magnetico
nello spazio circostante.
Le
linee di forza del campo magnetico generato da un filo conduttore
rettilineo e di lunghezza indefinita sono circonferenze concentriche,
situate nel piano perpendicolare al filo e aventi centro sul filo stesso.
Sono molto fitte in prossimità del conduttore e si diradano
allontanandosi da questo; inoltre hanno verso antiorario se osservate
nella direzione della corrente.
Si
verifica anche il fenomeno inverso: una carica elettrica in moto in una
regione dello spazio in cui si manifesta un campo magnetico risente di una
forza perpendicolare al piano individuato dal campo e dalla velocità
della carica stessa. Poiché una corrente elettrica è costituita da un
flusso di cariche elettriche, un filo conduttore percorso da corrente e
immerso in un campo magnetico è anch'esso sottoposto a una forza.
Due
fili conduttori paralleli posti a una determinata distanza si attraggono
se sono percorsi da corrente nella stessa direzione e si respingono se le
correnti hanno versi opposti.
Ciò
può essere spiegato tenendo conto che ciascuno dei due fili è sottoposto
a una forza per effetto del campo magnetico generato dall'altro filo.
Più
complesso è il fenomeno dell'induzione elettromagnetica che
si verifica ogni volta che una corrente elettrica "taglia" le
linee di forza di un campo magnetico o più precisamente ogni volta che
varia il flusso del campo magnetico concatenato con un circuito.
Muovendo
una spira conduttrice all'interno di un campo magnetico si
"induce" in essa una corrente elettrica il cui verso è tale da
contrastare la variazione di flusso che l'ha prodotta. Ad esempio, se una
spira viene estratta dalla regione compresa tra le espansioni polari di un
magnete, diminuisce il flusso del campo concatenato e la corrente indotta
è tale da generare un campo magnetico che ha la stessa direzione e lo
stesso verso di quello prodotto dal magnete.
Conduzione
elettrica nei liquidi e nei gas
Quando
una corrente elettrica scorre in un filo metallico, il flusso delle
cariche avviene in una sola direzione, poiché a muoversi sono i soli
elettroni. Nei liquidi e nei gas, invece, il moto di cariche elettriche può
avvenire in entrambi i versi poiché se le condizioni sono opportune le
molecole di un fluido possono dissociarsi in coppie di ioni (ionizzazione:
atomi polarizzati) positivi e negativi, liberi di muoversi. Immergendo
due elettrodi in una soluzione liquida, gli ioni positivi (anioni) si
muovono verso l'anodo e quelli negativi (cationi) migrano verso il catodo.
Analogamente,
nei gas ionizzati si stabilisce una corrente elettrica determinata da un
flusso di ioni in entrambi i sensi.
Sorgenti
di forza elettromotrice
Per
produrre una corrente in un circuito elettrico è necessaria una sorgente
di forza elettromotrice o di differenza di potenziale. I principali tipi
di sorgenti sono:
1)
macchine elettrostatiche come il generatore di Van de Graaff, che
funziona per induzione di cariche elettriche con mezzi meccanici;
2)
macchine elettromagnetiche, che generano corrente muovendo meccanicamente
dei conduttori all'interno di campi magnetici (vedi Motori e generatori
elettrici);
3)
pile, che generano forza elettromotrice attraverso un processo
elettrochimico.
4)
dispositivi che producono forza elettromotrice per azione del calore (vedi
Cristallo;
Termoelettricità).
5)
dispositivi che generano forza elettromotrice mediante effetto
fotoelettrico.
6)
dispositivi che producono forza elettromotrice per effetto
piezoelettrico.
Correnti
alternate
Quando
un conduttore si muove in modo alterno all'interno di un campo magnetico
si genera una corrente oscillante detta corrente alternata. Essa presenta
diversi vantaggi rispetto alla corrente continua ed è universalmente
impiegata per usi domestici e industriali. Per mezzo di un trasformatore,
una corrente alternata può essere utilizzata per generare una tensione di
qualunque valore: quando essa attraversa una bobina, infatti, si genera un
campo elettrico variabile che induce in una seconda bobina una corrente
alternata. Regolando opportunamente il numero di spire dei circuiti, è
possibile prelevare ai capi del secondario una tensione maggiore di quella
fornita al primario.
In
Europa, per le applicazioni domestiche e industriali, viene utilizzata una
corrente alternata sinusoidale con frequenza di 50 Hz. Ciò permette di
ridurre al minimo le perdite di potenza durante la distribuzione di
energia elettrica.
Cenni
storici
La
proprietà dell'ambra strofinata di attirare oggetti leggeri era
probabilmente già nota al filosofo greco Talete di Mileto, intorno
al 600 a.C. Negli scritti di Teofrasto, che risalgono a tre
secoli dopo, vengono citati altri materiali che godono della stessa
proprietà.
Il
primo studio scientifico dei fenomeni elettrici e magnetici, tuttavia,
apparve solo nel 1600 d.C., quando furono pubblicate le ricerche del
fisico britannico William Gilbert. Fissata la distinzione
elettricità e magnetismo, questi chiamò elettrica (dal greco, elektron,
"ambra") la forza che si esercita tra cariche.
La
prima macchina per produrre cariche elettriche fu descritta nel 1672 dal
fisico tedesco Otto von Guericke.
Si
trattava di una sfera di zolfo, messa in rotazione per mezzo di una
manovella, che si elettrizzava quando si appoggiava una mano su di essa.
Lo
scienziato francese Charles François de Cisternay du Fay fu il primo a
riconoscere l'esistenza di due tipi di cariche elettriche. Nel 1745 fu
introdotto il primo condensatore, la bottiglia di Leida, che
consisteva in un recipiente di vetro ricoperto all'interno e all'esterno
con due fogli di carta stagnola; dopo aver caricato le due armature con
una macchina elettrostatica, si produceva una violenta scossa toccandole
contemporaneamente.
Nel
corso del suo famoso esperimento con l'aquilone, Benjamin Franklin
provò che l'elettricità atmosferica, responsabile della formazione dei
tuoni e dei fulmini, è identica alla carica elettrostatica di una
bottiglia di Leida. Franklin elaborò una teoria secondo cui l'elettricità
sarebbe un "fluido" presente in tutta la materia; in questa
ipotesi, i due stati di elettrizzazione di un corpo sarebbero dovuti
all'eccesso o alla carenza di tale fluido.
La
legge secondo cui la forza esercitata tra cariche elettriche è
proporzionale all'inverso del quadrato della loro distanza fu provata
sperimentalmente intorno al 1766 dal chimico britannico Joseph
Priestley. Questi dimostrò inoltre che una carica elettrica si
distribuisce uniformemente sulla superficie di una sfera metallica cava e
che, in condizioni di equilibrio, il campo elettrico all'interno di un
conduttore è sempre nullo. Mediante la sua bilancia di torsione,
Coulomb determinò accuratamente la forza che si esercita tra cariche
elettriche, confermando le osservazioni di Priestley e mostrando che la
forza tra due cariche è proporzionale al loro prodotto. Importanti
contributi allo studio dell'elettricità furono dati da Faraday, autore
della teoria delle linee di forza.
I
primi esperimenti sul comportamento della corrente elettrica vennero
eseguiti dagli scienziati italiani Luigi Galvani e Alessandro
Volta. Galvani ottenne la contrazione dei muscoli nelle zampe di rana
applicando a esse una corrente elettrica e Volta, nel 1800, annunciò
l'invenzione della prima pila elettrica. Il fatto che esistesse un campo
magnetico attorno a un filo percorso da corrente elettrica venne
dimostrato nel 1819 dallo scienziato danese Hans Christian Oersted,
e nel 1831 Faraday provò che una corrente che scorre in una bobina può
indurre una corrente in una seconda bobina posta in prossimità della
prima. Intorno al 1840 James Prescott Joule e Hermann von
Helmholtz dimostrarono che i fenomeni elettrici obbediscono alla legge
di conservazione dell'energia.
Un
importante contributo allo studio dell'elettricità fu l'opera del
fisico-matematico britannico James Clerk Maxwell, il quale sviluppò
la teoria della luce come radiazione elettromagnetica e formulò le
leggi fondamentali dell'elettromagnetismo, oggi note come equazioni di
Maxwell. La conferma della validità della sua teoria si ebbe con le
ricerche del fisico tedesco Heinrich Hertz, che nel 1886 riuscì a
produrre e a rivelare le onde elettromagnetiche nell'atmosfera, e
dell'ingegnere italiano Guglielmo Marconi, il quale nel 1896 sfruttò
queste onde realizzando il primo sistema pratico di comunicazione radio.
La
teoria elettronica, che è la base della moderna teoria dell'elettricità,
fu enunciata nel 1892 dal fisico danese Hendrik Antoon Lorentz. La
prima misura accurata della carica dell'elettrone fu ottenuta nel 1909 dal
fisico statunitense Robert Andrews Millikan.
L'uso
generalizzato dell'elettricità come sorgente di energia è dovuto in gran
parte al lavoro pionieristico di inventori e tecnologi come Thomas Alva
Edison, Nikola Tesla e Charles Proteus Steinmetz.
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MAGNETISMO
- Ramo della
fisica
che studia le interazioni magnetiche tra corpi e le proprietà della
materia
connesse a tali fenomeni. Forze di carattere magnetico si manifestano tra
cariche elettriche in movimento, quindi esiste una stretta relazione tra
elettricità
e magnetismo. L'apparato concettuale comune a questi due tipi di forze
si chiama teoria elettromagnetica.
Storia
degli studi sul magnetismo
Le
proprietà magnetiche di alcuni materiali erano già note agli antichi
greci, ai romani e ai cinesi: presso questi popoli infatti era conosciuta
la capacità dell'ossido di ferro chiamato magnetite di attrarre
limatura di ferro.
Essi
inoltre osservarono che una sbarretta di ferro a contatto con frammenti di
magnetite si magnetizza, cioè diventa un magnete naturale: alle estremità
si producono un polo nord e un polo sud magnetici. Poli simili si
respingono, mentre poli diversi si attraggono.
L'uso
della bussola per la navigazione in Occidente e le prime ricerche
sul comportamento dell'ago magnetico risalgono pressoché al 1200, ma il
primo studio organico dei fenomeni magnetici si trova nell'opera De
magnete pubblicata nel 1600 dal fisico William Gilbert.
Lo
scienziato, utilizzando un ago magnetico e una calamita di forma sferica,
osservò che la Terra stessa si comporta come un'enorme calamita e,
attraverso una serie di esperimenti condotti con metodo scientifico, riuscì
a sconfessare le nozioni scorrette sul magnetismo fino ad allora ritenute
valide.
Nel
1750, il geologo John Michell inventò una bilancia con la quale
mostrò che l'intensità della forza attrattiva o repulsiva tra due poli
magnetici è inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.
Successivamente
Charles-Augustin de Coulomb, a cui si deve la descrizione completa
della forza tra cariche elettriche, verificò e sviluppò le osservazioni
di Michell con grande precisione.
Teoria
elettromagnetica
A
partire dalla fine del XVIII secolo le teorie dell'elettricità e del
magnetismo furono portate avanti di pari passo. Nel 1819 Hans Christian
Oersted osservò che un filo conduttore percorso da corrente elettrica
esercita una forza su un ago magnetico posto nelle vicinanze. Questa
scoperta, che portò un'ulteriore prova della relazione tra elettricità e
magnetismo, fu seguita dagli studi di André-Marie Ampère sulle
forze agenti tra fili percorsi da corrente, e di Dominique-François-Jean
Arago, che magnetizzò un pezzo di ferro semplicemente muovendolo in
direzione di una corrente elettrica. Nel 1831 Michael Faraday scoprì
che una variazione del campo magnetico che investe un conduttore può
indurre in esso una corrente elettrica (vedi Induzione elettromagnetica)
l'effetto contrario fu poi osservato da Oersted, il quale, sulla base dei
suoi precedenti esperimenti, concluse che una corrente elettrica che
circola in un filo conduttore genera a sua volta un campo magnetico.
A
James Clerk Maxwell si deve la formulazione organica
dell'elettromagnetismo sintetizzata nelle famose quattro equazioni che
descrivono in modo correlato fenomeni elettrici e magnetici. Egli predisse
inoltre l'esistenza delle onde elettromagnetiche e riconobbe la
natura elettromagnetica della luce.
Gli
studi successivi furono volti a individuare le origini atomiche e
molecolari delle proprietà magnetiche della materia. Nel 1905 Paul
Langevin diffuse una teoria che giustificava la dipendenza delle
proprietà magnetiche di alcune sostanze dalla
temperatura.
Questa teoria fu uno dei primi esempi di descrizione di fenomeni
macroscopici in termini di proprietà atomiche, e quindi microscopiche. In
seguito la teoria di Langevin fu ampliata dal fisico francese Pierre-Ernst
Weiss, che postulò l'esistenza di una sorta di campo magnetico "molecolare"
per spiegare l'origine delle proprietà dei materiali dal comportamento
simile a quello del ferro.
Dopo
la pubblicazione della teoria di Weiss iniziarono numerosi e dettagliati
studi sulle proprietà magnetiche della materia. Con il modello atomico di
Niels Bohr si comprese l'origine delle spiccate proprietà
magnetiche degli elementi di transizione, come il ferro e gli elementi
delle terre rare. I fisici Samuel Abraham Goudsmit e George Eugene
Uhlenbeck dimostrarono nel 1925 che l'elettrone è dotato di spin
e che il suo comportamento è riconducibile a quello di una barretta
magnetica con momento magnetico definito. Va tenuto presente che il
momento magnetico di un oggetto è una grandezza vettoriale che fornisce
l'intensità e la direzione del suo campo magnetico e descrive il
comportamento in un campo magnetico esterno. Il fisico tedesco Werner
Heisenberg fornì poi una dettagliata spiegazione della teoria sul
campo molecolare di Weiss sulla base dei principi della meccanica
quantistica appena sviluppata.
Il
campo magnetico
Oggetti
magnetizzati o fili percorsi da correnti elettriche interagiscono con
forze di natura magnetica.
Queste
forze possono essere descritte mediante il concetto di campo magnetico e
rappresentate graficamente con un insieme di linee di forza o di campo
(vedi Campo
di forze). L'andamento delle linee di forza di un campo magnetico
dipende dalla forma geometrica e dalle caratteristiche del magnete o del
sistema di fili conduttori percorsi da corrente che lo generano; nel caso
di un magnete a sbarra, ad esempio, esse emergono da una delle estremità,
e poi si incurvano nello spazio circostante fino a raggiungere l'altra
estremità e chiudersi all'interno della barra, dove sono vicine
parallele.
Alle
estremità del magnete le linee di forza sono più fitte, il che
corrisponde a una maggiore intensità del campo; sui lati invece il campo
è più debole e quindi le linee sono più distanziate.
È
possibile evidenziare la direzione e il verso delle linee di forza di
qualunque campo magnetico per mezzo di un aghetto magnetico o di un po' di
limatura di ferro. Infatti una bussola, che non è altro che un piccolo
magnete libero di ruotare, posta in un campo magnetico tende ad allinearsi
con le linee di forza del campo. Sparpagliando invece della limatura di
ferro su un foglio di carta tenuto sopra un oggetto magnetizzato, questa
tende a distribuirsi sul foglio in corrispondenza delle linee di forza del
campo.
Oltre
che su materiali magnetici, il campo magnetico agisce su particelle
cariche in moto.
Quando
una particella si muove attraverso un campo magnetico, è soggetta a una
forza, detta forza di Lorentz, diretta perpendicolarmente sia alla
direzione del campo, che alla
velocità
della particella. Per l'azione della forza di Lorentz, la traiettoria di
una particella carica all'interno di un campo magnetico viene incurvata e,
in assenza di altre forze, risulta circolare. Questa proprietà viene
sfruttata negli acceleratori di particelle e negli spettrometri
di massa per controllare la traiettoria delle particelle cariche.
Tratto
da
http://www.geocities.com
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Il
magnetismo è quindi una proprietà di natura atomica, data dal fatto che
gli atomi
di molte sostanze possono subire un particolare orientamento sotto
l'azione di campi
magnetici esterni, o possono già essere orientati in una stessa
direzione anche in assenza di campo magnetico esterno, come nel caso delle
sostanze
ferromagnetiche.
Quindi
un magnete è paragonabile ad un insieme di atomi orientati, ossia di
"momenti magnetici elementari" che assumono una
particolare orientazione.
Tratto
da:
http://www2.enel.it/home/enelandia/storia_nj/menu.htm
L'induzione
elettromagnetica
Per
far sì che in un conduttore si generi una
forza
elettromotrice indotta, secondo il fenomeno dell'induzione
elettromagnetica, occorre che esso sia immerso in un
campo
magnetico variabile.
La
variazione del campo magnetico può essere ottenuta facendo muovere il
conduttore entro il campo magnetico stesso, in modo da tagliarne le linee
di flusso, o lasciare il conduttore fermo e far variare il campo
magnetico.
A
sua volta il campo magnetico può essere variato facendolo muovere attorno
al conduttore, se è generato da un
magnete
permanente o variando la
corrente
se è generato da un
elettromagnete.
Dato
che in ogni conduttore metallico si trovano degli
elettroni
liberi, staccati dal loro atomo, se questo conduttore si muove in un campo
magnetico, gli elettroni risentono di una
forza
causata dal loro stesso movimento nel campo magnetico.
Le
onde elettriche sono in grado di attivare funzioni o programmi biologici
già presenti in ognuno di noi. In caso di blocco dei ritmi fisiologici si
andrà incontro ad una crisi del sistema con il coivolgimento
dell’insieme del sistema psico-neuro-endocrino-immunologico ed una
estrinsecazione clinica del problema.
Il
fenomeno dell'induzione
elettromagnetica si ha
quando un circuito, percorso da corrente, genera una
tensione
su un circuito vicino
senza una connessione fisica, ma solo per via magnetica. Perchè ciò
accada dobbiamo trovarci in presenza di due condizioni:
-
la corrente è variabile e, di conseguenza, è variabile il campo
magnetico generato dal primo circuito;
- il flusso magnetico variabile generato dal primo circuito si concatena,
almeno in parte, col secondo.
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RISONANZA
– BIORISONANZA
vedi
anche:
http://www.galileimirandola.it/lezioni/elettro/TERZA/RETIEL/RETIEL31.HTM
Il
mondo della medicina è basato sulla biochimica, cioè sulle attività
vitali di sostanze formate da molecole.
Il
nostro corpo necessita di vitamine, sali, proteine, zuccheri, grassi e
acqua per funzionare. L’attività
cellulare è favorita da molecole tipiche , gli enzimi, che aiutano le
varie reazioni, tutta l’attività infine genera nuove sostanze che
devono esser eliminate.
Ma
in questa frenetica metropoli industriale esiste un’altra parte molto
importante, che troppo spesso viene dimenticata o trascurata: l’energia.
Fino ad oggi era difficile studiare le variazioni energetiche tipiche dei
sistemi e delle cellule, oggi sappiamo che costituiscono la parte più
importante, ma di difficile individuazione.
Invece
tutto è energia. Immaginiamo di dovere andare a studiare le correnti
marine, è difficile vederle, ma ci sono, eccome. Così nell’organismo,
esistono delle correnti energetiche che scorrono nei nostri fluidi e
creano l’attività cellulare.
Quando i nostri tessuti si alterano le correnti energetiche trovano
difficoltà a scorrere.
La
moderna fisica e la cibernetica stanno indagando queste correnti con la
biorisonanza, la loro scoperta ha permesso di facilitare molte diagnosi di
malattie degenerative iniziali, come l’invecchiamento. ( By Pier
Antonio Bacci)
La parola
"risonanza" viene dall’acustica: se una corda, o qualunque
altra sorgente sonora caratterizzata da una certa frequenza, è investita
da un’onda di frequenza nettamente diversa, si comporta come un sistema
rigido, o quasi; ma se le due frequenze, quella propria e quella esterna,
differiscono poco l’una dall’altra, la sorgente entra in oscillazione
raggiungendo in breve tempo notevole ampiezza, e rinforzando quindi il
suono. Si dice allora che essa entra in "risonanza".
Lo
stesso termine si usa per la circostanza analoga che si verifica negli
altri casi di oscillazioni meccaniche, e si estende poi a quella di molti
altri fenomeni periodici.
Nella
sue caratteristiche essenziali, infatti, la risonanza è un fatto
estremamente generale che si manifesta, in diverse forme, ogni volta che
un sistema fisico, di qualunque natura sia, è caratterizzato da una
grandezza capace di oscillare liberamente con una frequenza propria e
viene sottoposto dall’esterno a una causa che tende a far variare quella
grandezza con la stessa frequenza.
Possiamo
avere una risonanza meccanica, elettrica, ottica, magnetica, nucleare,
delle varie particelle, etc.
Indagando
mediante il fenomeno della risonanza gli esseri viventi entriamo nel campo
della "biorisonanza".
Si
sa che: nell’atomo gli elettroni occupano nicchie energetiche o zone
dello spazio chiamate orbite.
Ogni
orbita possiede certe frequenze e caratteristiche energetiche dipendenti
dal tipo e dal peso molecolare dell’atomo. Per eccitare e spostare un
elettrone nell’orbita superiore è necessario dargli energia di una
specifica frequenza; solo un quantum dell’esatto bisogno energetico farà
saltare l’elettrone sull’orbita superiore. Questo è conosciuto anche
come il principio di risonanza, secondo il quale gli oscillatori accettano
soltanto energia di una certa banda di frequenza. Attraverso il processo
di risonanza, l’energia della giusta frequenza ecciterà l’elettrone a
spostarsi ad un livello o stato energetico superiore nella sua orbita
intorno al nucleo.
L’essere
umano può essere paragonato agli elettroni, poiché le sue energie si
collocano su diversi livelli energetici che possiamo chiamare orbite di
salute ed orbite di malattia.
Per
l’individuo i cui sistemi energetici sono su un’orbita di malattia,
per ritornare ad un’orbita di salute saranno utili solo energie sottili
della frequenza adatta.
E’
interessante tener presente la risonanza che si manifesta anche nelle
armoniche, analogamente a quanto avviene col pianoforte; quando si
percuote un tasto, la corda metallica vibra con una particolare frequenza
(su una singola ottava di note). Nello stesso momento in cui la corda
vibra, l’energia sonora fa sì che si attivino le vibrazioni
corrispondenti della stessa nota, ma su un’altra ottava. In altre
parole, percuotendo la nota DO bassa su un piano ne seguirà una
vibrazione di risonanza anche delle note DO più alte.
La
risonanza biologica è un fenomeno che avviene ovunque in natura: a
livello atomico sappiamo che gli elettroni girano intorno al nucleo su
orbite energeticamente definite; perché un elettrone passi da un’orbita
inferiore ad una superiore deve ricevere energia con caratteristiche
frequenziali molto precise. Passando da una superiore ad una inferiore
emetterà energia di quella stessa frequenza: tale frequenza è la
"frequenza di risonanza".
Per
esempio il cantante che è in grado di frantumare un bicchiere emettendo
una sola nota molto alta, lo fa cantando alla esatta frequenza di
risonanza del vetro.
Un’altra
definizione di risonanza ha a che fare con il fenomeno della comunicazione
energetica tra oscillatori accordati: prendiamo come esempio due violini
perfettamente accordati messi agli angoli opposti di una piccola stanza;
se pizzichiamo la corda MI di un violino, l’osservatore attento noterà
che anche la corda MI dell’altro comincerà a vibrare in armonia. La
ragione di questo comportamento risiede nel fatto che le corde dei violini
sono accuratamente accordate e sono quindi sensibili ad una frequenza
particolare; le corde MI possono accettare energie e frequenze MI poiché
questa è la loro frequenza di risonanza; sono come gli elettroni
dell’atomo: possono vibrare ad un nuovo livello di energia solo se
esposti ad energie della loro frequenza di risonanza.
Sebbene
il livello energetico dell’uomo vari da momento a momento e da un giorno
all’altro, il corpo tende a vibrare sempre ad una particolare frequenza.
Anzi per essere più precisi, come afferma il GRIECO, delle cui
osservazioni parleremo in seguito, su particolari, determinate e
specifiche frequenze.
Lo
stato di malattia sarebbe uno squilibrio energetico con presenza di
frequenze anomale da rapportare alle influenze delle noxe e fattori vari
che hanno determinato la rottura dell’equilibrio armonico frequenziale
dello stato di salute.
La
capacità personale di difesa ha il suo ruolo importante nell’insorgere
di malattie; un fattore chiave che condiziona la capacità
dell’individuo di difendersi dagli attacchi degli agenti patogeni è il
livello generale di energia e di vitalità.
Una
persona che, per qualsiasi ragione, si trova in uno stato di debolezza o
di debilitazione si ammalerà più facilmente se esposta agli assalti di
fattori esterni negativi.
La
vitalità generale di un individuo è conseguenza (in diretta) del livello
di funzionamento del sistema immunitario, uno dei più importanti fattori
di difesa dell’uomo dalle malattie. Esso è in grado di riconoscere le
sue molecole, e distinguere quindi le proteine estranee da quelle
provenienti dai suoi tessuti; attraverso il riconoscimento e
l’eliminazione delle sostanze non sue, il sistema immunitario esamina ed
elimina virus, batteri, funghi e perfino cellule cancerose. Se invece
questi è indebolito, il corpo come unità è più vulnerabile
all’esposizione a stimoli nocivi; così se il corpo è indebolito da
stress, depressione, inedia e malattie croniche, anche il sistema
immunitario è impossibilitato a funzionare adeguatamente.
Quando
il corpo è in uno stato frequenziale equilibrato, può facilmente
espellere una piccola immissione di virus, che invece può provocare una
seria patologia virale in un individuo che sia energeticamente sbilanciato
e quindi immunologicamente indebolito.
E’
risaputo che depressione, stress, intossicazioni chimiche e deficienze
nutritive possono influenzare negativamente le autodifese
dell’organismo.
Da
un punto di vista energetico il corpo umano, se indebolito o sbilanciato,
vibra a frequenza diversa e meno armoniosa di quando è in salute, come
riflesso di uno stato di squilibrio energetico generale dell’organismo.
Come
un pipistrello si orienta nel suo volo notturno utilizzando gli
ultrasuoni, come un radar ci mostra nel buio il campo di osservazione, o
il radiotelescopio ci fa evidenziare particolari situazioni stellari, così
il GRIECO utilizzando specifici segnali (di natura elettromagnetica,
sonora, etc.) con adatte e particolari frequenze mediante il fenomeno
della biorisonanza ha potuto riscontrare dopo anni di indagine delle
risposte ed osservazioni meritevoli di attenzione.
In
un suo articolo del ’95 "Dal peperoncino alla sapienza"
leggiamo: "Al sentire mi viene la pelle d’oca". "Solo a
pensarci mi viene il batticuore". Frasi comuni che ripetiamo forse
dall’inizio dei tempi e sulle quali è opportuni meditare bene e cercare
di trarne alcune considerazioni.
Alle
persone sensibilizzate basta il contatto solo del peperoncino, ad esempio,
in bocca che immediatamente si scatena una risposta a livello del plesso
emorroidario.
Lo
stimolo, in questo caso, non può aver fatto in tempo a viaggiare per via
nervosa, data la lentezza del tempo di conduzione, e tanto meno per via
ematica, ancora più lenta.
Bisogna
pensare a un’altra via di conduzione: le onde specifiche della sostanza
sono andate per via elettromagnetica a stimolare il tessuto sensibile che
andando in "biorisonanza" ci avverte col bruciore o prurito,
ecc. della sua reazione.
Non
fenomeni "suggestivi" come sovente si afferma, utilizzando il
cestino dei rifiuti della suggestione per quanto non ancora spiegato, a
proposito di tali reazioni a determinati alimenti, ma oggettivi di un
rapporto causa-effetto dall’IDEA o tutto ciò che risveglia
l’"idea" del soggetto in causa (vista, tatto, scrittura,
parola) e reazione della periferia sensibilizzata e quindi relativa al
messaggio pervenutole.
Il
cosiddetto "TEST MENTALE o VERBALE (meglio ancora) riportato a
fenomeni di suggestione di chi solo al pensare o sentire una cosa provoca
risposta dell’organismo con crisi allergica o dolore o altro è da
interpretare come un fenomeno di "biorisonanza".
Il
corpo fisico (cellule, organi, sistema immunitario, ecc.) viene raggiunto
dall’onda pensiero, immagine elettromagnetica emessa dal cervello che va
ad informare tutto l’organismo e dove trova il bersaglio che va in
risonanza si manifesta la risposta.
Alla
stessa maniera di un circuito oscillante radio. O ancora più
comprensibile la lastra di vetro che vibra ad una determinata nota
musicale e la bottiglia o bicchiere che per risonanza, forza fisica, si
rompe a distanza mediante l’urto coerente delle onde sonore.
Attraverso
la biorisonanza (scrive sempre il Grieco) possiamo solo iniziare a
ipotizzare e intuire le probabilità e possibilità creatrici delle
energie ai diversi livelli (teoria cosmogenetica dei vari mondi) con
nascita dello spazio-tempo attraverso l’OM.
Un
insostituibile aiuto gli dà la "biorisonanza" in quella CLINICA
ONTOLOGICA che lui pratica da anni .
Convergono
nella sua casistica svariati tipi di patologie evoluti favorevolmente con
l’aiuto delle tecniche di "biorisonanza" sia per la
diagnostica che per la eventuale terapia.
Nell’illustrarcele
con parole semplici ci spiega che occorre osservare l’organismo come
un’orchestra e l’attività dell’operatore in biorisonanza come
l’opera globale del maestro concertatore ,l’accordatore e di quanti
lavorano alla messa a punto di tutto il complesso orchestrale.
Il
modello UOMO insomma come ha un suo standard morfologico così ad ogni
struttura è associata una frequenza ed un timbro specifico: una propria
identità vibrazionale. Come una alterazione morfologica di una cellula,
un organo, o una struttura ci può evidenziare una patologia, così
dall’analisi di un suono si può riconoscere il tipo di strumento e
identificare le varie note, egualmente dall’esame, mediante la
biorisonanza, della situazione frequenziale possiamo appurare il suo stato
di essere se patologico o di salute. E mediante le stesse tecniche
appurare anche se la terapia eventuale è la migliore ed opportuna per
perseguire la guarigione, tenendo debitamente conto che siamo agli inizi
ma la strada intrapresa da Grieco oltre che affascinante merita la nostra
attenzione.
Vari
sono i suoi articoli ove ci parla della biorisonanza e delle possibilità
di comunicazione mediante onde, della nostra antenna parabolica cranica e
dell’epifisi quale sensore ,etc.
Citiamo:
Salute e malattia. Esistere o non esistere. Psicobioarmonia al riscontro
elettronico. Medicina tutto da rifare. Vivere non sopravvivere. Come
scoprire le pecche degli avi. La Rebibbia dell’Universo.
Una
sua scoperta nel campo delle interazioni elettromagnetiche (campi
elettromagnetici ad alta e bassa frequenza) è oggetto di interesse da
parte delle autorità scientifiche ed in corso di brevetto.
Oltre
varie conferenze ed attività televisiva lo scorso anno è stato invitato
a partecipare al I° Congresso sui Campi elettromagnetici tenutosi presso
il CNR di Roma e nel dicembre scorso presso
la
Facoltà di Farmacologia dell’Università la Sapienza di Roma al
Seminario sulla QED (Elettrodinamica quantistica) coerente in Medicina ha
tenuto la sua relazione su "QED e pratica medica" in corso di
pubblicazione su "LA RIVISTA DI BIOLOGIA".
Per
informazioni: Dr. Umberto Grieco - E-mail:
ugrieco@tiscali.it
Bibliografia:
Galileo
- Enc. Scienze e tecniche - Sadea Ed. Firenze.
Gerber-
Medicina Vibrazionale - Ed.Lampis Zogno (BG).
Bellavite
- Biodinamica - Ed. Tecniche Nuove (MI).
Heine
- Manuale di Med.Biologica - GUNA Editore (MI).
F.A.Popp
- Nuovi orizzonti in medicina - IPSA Ed. (PA).
Ludwig
- Medicina vibrazionale - Verlag GMBH
T.Regge
- Infinito -A.Mondadori Ed. (MI).
Dopo la determinazione
delle frequenze naturali di oscillazione di un sistema fisico (anche
diverso dalla corda o dal tubo già studiati in esperimenti precedenti),
si tratta di esaminare il comportamento dello stesso sistema sollecitato
mediante oscillazioni forzate ad una delle frequenze proprie.
Si possono utilizzare due diapason uguali, oppure un diapason ed una corda
(per esempio di chitarra). In questo contesto si può cercare di rompere
un bicchiere con il suono opportuno (sarà davvero possibile?) ed
esaminare il caso del ponte di Tacoma Narrows.
Vedi
anche:
http://hyperphysics.phy-astr.gsu.edu/hbase/sound/rescon.html#c1
Resonance Concepts
http://hyperphysics.phy-astr.gsu.edu/hbase/sound/beat.html#c1
Beat
Frequencies
http://www.physicsclassroom.com/Class/sound/U11L4b.html
Resonance
and Standing Waves: some classroom demonstrations. (The Physics Classroom)
http://www.physicsclassroom.com/Class/sound/u11l5a.html
Resonance
was modeled in class by the demonstration with the famous "singing
rod." (The Physics Classroom)
http://www.physicsclassroom.com/Class/sound/u11l4a.html
Natural
Frequency: there were a variety of classroom demonstrations (some of which
were phun and some of which were corny) which illustrated the idea of
natural frequencies and their modification. (The Physics Classroom)
http://sprott.physics.wisc.edu/demobook/chapter3.htm
Breaking
a Beaker with Sound: a glass beaker exposed to a sufficiently intense
sound wave at its natural resonant frequency is made to shatter.
http://www.erichusby.com/6Demos.htm
Demo:
Breaking a Beaker with Sound
http://physlink.com/Education/AskExperts/ae232.cfm
Can
sounds actually break glass ?
http://www.enm.bris.ac.uk/research/nonlinear/tacoma/tacoma.html
Tacoma
Narrows Bridge Disaster
On
November 7, 1940, at approximately 11:00 AM, the first Tacoma Narrows
suspension bridge collapsed due to wind-induced vibrations. Situated on
the Tacoma Narrows in Puget Sound, near the city of Tacoma, Washington,
the bridge had only been open for traffic a few months.
http://home.fnal.gov/~dorigo/RISONANZ.html
Continua QUI:
Biofotoni
+
Bioelettronica +
Cellule