|
In
fisica,
un fotone è un
quanto
del campo elettromagnetico. È considerato una
delle particelle elementari del modello standard.
Normalmente
è associato al simbolo γ (gamma)
anche se nella fisica delle alte energie viene
usato solo per i fotoni ad alta energia (i fotoni
con livello di energia immediatamente inferiore ad
esempio vengono indicati con X e chiamati
raggi
X).
I
fotoni vengono spesso liberamente associati con la
luce,
alla quale sono correlati solo per uno stretto
spettro di frequenze. Ma anche qui, la luce si
incontra comunemente allo stato quantico, che non
corrisponde a fotoni puri, ma a superposizioni di
differenti fotoni, ivi comprese le superposizioni
coerenti (dette anche
stati
coerenti) che descrivono la luce
coerente, come quella emessa da un laser
ideale, o le superposizioni caotiche (dette anche
stati termici) che descrivono la luce in
equilibrio termico (radiazione
del corpo nero). Apparecchiature
speciali come i
micromaser
possono creare una luce composta da fotoni puri.
Lo stato quantico associato è lo
stato
di Fock indicato con |n>, che
significa n fotoni nel campo
elettromagnetico modale. Se il campo è multimodo,
il suo stato quantico è un prodotto tensoriale
degli stati fotonici, ad esempio,
con
ki il possibile momento dei modi
e nki il numero di fotoni in un
dato modo.
I
fotoni possono essere prodotti in molti modi,
inclusa l'emissione da elettroni che cambiano di
stato o di orbitale. Possono essere anche creati
per transizione nucleare, annichilazione
particella-antiparticella o qualsiasi fluttuazione
del campo elettromagnetico.
Nel
vuoto,
i fotoni si muovono alla
velocità
della luce c, definita pari a
299.792.458 m/s (questa è una definizione e
quindi non soffre dell'incertezza sperimentale), o
circa 3x108 m/s. La relazione di
dispersione è lineare e la costante di
poporzionalità è la
costante
di Planck h, e portano alle utili
relazioni, E = h ν (con E
l'energia del fotone e ν la frequenza del
fotone) e p = h ν / c (p
è il momento). I fotoni sono ritenuti particelle
fondamentali. La loro vita è infinita, il loro spin
è 1 e sono quindi bosoni.
Comunque, poiché viaggiano alla velocità della
luce, hanno solo due proiezioni di spin, in quanto
la proiezione zero richiede che il fotone sia
fermo, e questa situazione non esiste, in accordo
con la teorie della relatività. Hanno
massa
invariante pari a zero ma una quantita
di energia definita (e finita) alla velocità
della luce. Anche così, la teoria della
relatività
generale dice che sono influenzati dalla
gravità,
e questo è confermato dalle osservazioni.
Nella
materia, si accoppiano alle eccitazioni del mezzo
e si comportano differentemente. Ad esempio quando
si accoppiano ai
fononi
o agli
eccitoni
producono i
polaritoni.
La loro dispersione gli permette di acquisire una
massa effettiva, e quindi la loro velocità scende
sotto quella della luce.
Tratto da:
http://it.wikipedia.org
Secondo
gli studi effettuati da professor Mitsuo
Hiramatsu, scienziato del Central Research
Laboratory della Hamamatsu Photonics non sono
solo le mani dell'uomo che possono emettere
bioluminescenza, ma anche la fronte e le piante
dei piedi.
http://cristiancontini.blogspot.com/2006/09/gli-umani-emettono-luce.html
http://www.zscenteral.com/vegeta_ssj4.png
LUCE e MELANINA
(sostanza mai studiata seriamente dalla chimica
e quasi sconosciuta dalla
medicina ufficiale) mediatore e unico motore
agente, sulla e della scissione delle molecole
dell'acqua in gas ed energia elettronica.
Qui trovate le importanti scoperte di un
ricercatore messicano il dott. Arturo Solis
Herrera (medico)
In sintesi ecco la descrizione del meccanismo
bio-elettro-chimico della Fotosintesi della
Melanina (fotosintesi Melaniniana)
I
biofotoni o quanti di Luce = portatori di
InFormAzione, cioe'
Luce, debbono essere captati dalla
Melanina presente in tutti i liquidi od
acque del corpo, iniziando dai liquidi
presenti nei vari livelli dei tessuti della
pelle ed in tutti gli altri livelli dei tessuti
(qualsiasi) presenti nei corpi viventi
(vegetali, animali, umani) e fin ed in specie
nei liquidi extracellulari ed intracellulari,
che con la melanina presente in essi, la luce
(fotoni=quanti di luce) viene
"convertita", trasformata, per mezzo del
processo chiamato
Fotosintesi, parola che proviene dal
greco φώτο- [foto-], "luce", e
σύνθεσις [synthesis], "costruzione,
assemblaggio", ed è un processo
elettro-chimico,
che non e' quello
attuata dalla clorofilla, ma e' molto piu'
primordiale, cioe' causale, perche' la melanina
svolge lo stesso processo di trasformazione
della Luce, pero' in:
Idrogeno (Gas, di base e prima sostanza nel
e dell'UniVerso)
ed
Ossigeno (che e' un gas
Ossidante, cioe' agente chimico che tende a
sottrarre
elettroni dalle altre sostanze) che
sono i mattoni della Vita i quali attivati dalla
Luce, in questo processo di Fotosintesi,
innescato dalla melanina che scinde le molecole
di acqua ove e' presente, "creando", e si
"manifestando" SEMPRE
elettroni (portatori di luce = gli
Elohim della genesi della Bibbia), che
servono per fornire energia alle successive
reazioni chimiche innescate e scatenate dalla
melanina, sostanza che, essendo molto stabile,
regola indirettamente quantitativamente e
qualitativamente nei viventi ad ogni livello, le
necessarie quantita' delle sostanze vitali (e di
energia che devono esserci in ogni "luogo" del
corpo, fin tanto che l'organismo ne produce a
sufficienza), producendo e facendo produrre
contemporaneamente e successivamente
prodotti/sostanze vitali e complesse, basi della
vita in tutto l'UniVerso
e quindi anche negli esseri viventi: vegetali,
animali, umani.
Esempio:
nelle
cellule, le reazioni luminose prodotte ed
innescate dalla fotosintesi melaniniana (dalla
melanina immersa nei liquidi), sono processi che
assorbono energia solare e qualsiasi tipo di
luce e la trasformano in energia elettro-chimica
immagazzinata in molecole di ATP ( ATP -
Adenosina trifosfato, la molecola chiave nel
metabolismo energetico della
cellula) e
NADPH.
L'energia luminosa è quindi usata, sia per
formare ATP a partire da
ADP e fosfato, sia per consentire il
trasferimento di elettroni dall'acqua al
NADP+.
Gli enzimi poi riducono il NADP+ in
NADPH (coenzima
ossidoriduttivo agiscono, regolando od
aumentando o inibendo i valori di
ossidoriduzione -
REDOX), mediante I'aggiunta di un'altra
coppia di elettroni eccitati dalla luce e
trasformati dalla melanina, e di uno ione H+.
Questa reazione immagazzina temporaneamente
elettroni carichi di energia: a mano a mano che
il NADP+ si riduce a NADPH, l'acqua si scinde
per mezzo della melanina presente (si ossida)
eliminando O2.
Tutto cio' significa che la melanina fornisce
anche l'energia elettrica e magnetica alle
cellule, mediante l'emissione nella
fotosintesi che essa produce, gli elettroni
necessari al buon funzionamento della cellula
stessa.
Conclusione:
Tutte le "malattie"
(in realta' SOLO ed unicamente sintomi
dell'ammalamento) sono un'abbassamento piu' o
meno intenso dei livelli di melanina
nell'organismo e non importa di quale sia il
loro "nome"....ripristinando con i precursori
della melanina, i giusti valori di essa negli
organismi viventi, il rallentamento dei processi
degenerativi avviene e la salute viene
recuperata molto piu' facilmente, perche' essa
RIORDINA, con la scissione delle molecole
dell'acqua in: Idrogeno, ossigeno + elettroni,
i meccanismi base di tutte le reazioni chimiche
e di tutto cio' che sta a valle a queste
reazioni bioelettro-chimiche !
Continua QUI:
Bioelettronica +
Cellule
vedi:
Proprieta' dell'acqua
+
INFORMAZIONE, CAMPO UNIVERSALE e SOSTANZA -
Campi MORFOGENETICI
+
BioFotoni e Bioterapia
+
Il corpo umano emette LUCE
+
Campo
Psico Energetico - effetto Kirlian +
Biofisica +
Atomo
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
I biofotoni,
portatori d'informazioni
Tutti gli organismi viventi irradiano un debole
ma permanente flusso di luce, la cui intensità
spazia dalla luce visibile all'ultravioletto.
L'emissione di questi biofotoni è correlata a
tutte le funzioni fisiologiche.
I biofotoni sono delle particelle di luce,
portatrici d'informazioni, con le stesse
caratteristiche di quelle della luce laser.
Secondo il maggior esperto mondiale il biofisico
Prof.Fritz Albert Popp, regolano la crescita e
la rigenerazione delle cellule e controllano
tutti i processi biochimici.
I biofotoni, sono ancora oggi, però, un grande
mistero per la scienza, infatti, vengono
interpretati da due teorie piuttosto diverse e
complementari: la teoria ondulatoria (con le
leggi delle onde) e la teoria corpuscolare (in
base alle leggi della fisica delle particelle).
Il primo a teorizzare la presenza di fotoni che
venivano prodotti da organismi viventi (biofotoni)
fu, nel 1922, il biologo russo Gurwitsch, che
concluse che dovevano appartenere alla banda di
lunghezza d'onda dei raggi ultravioletti.
In Italia il biologo Protti fece studi
importanti e originali soprattutto sul sangue e
sui tessuti cancerosi, riscontrando che
l'emissione di biofotoni era direttamente
proporzionale alla vitalità del soggetto, che in
presenza di leucemie il sangue aveva emissioni
bassissime di biofotoni e che il potere
oncolitico (cioè di combattere le cellule
cancerose) del sangue era proporzionale al
numero di fotoni emessi.
L'introduzione nella fisica nucleare di un nuovo
rivelatore molto sensibile di luce, il
tubofotomoltiplicatore, permise la prima
conferma rigorosa e sperimentale da parte di un
fisico: il professor Facchini dell'Università di
Milano. In questa direzione si inserisce la
ricerca originale di tesi di Morpurgo dove,
grazie al luminometro, costruito dal dr.
Motolese, si dimostrava che anche gli organismi
più semplici esistenti, i batteri, emettono
biofotoni, e che vi era una stretta relazione
fra duplicazione cellulare ed emissione di
biofotoni, confermando un ruolo chiave del DNA
in questo fenomeno emissivo.
Oggi i biofotoni sono oggetto di diverse
ricerche in tutto il mondo. Negli Stati Uniti è
stato dimostrato che i punti cutanei
corrispondenti ai punti di agopuntura emettono
più biofotoni del resto della cute.
I possibili impieghi delle misure di biofotoni
sono molti, dalla verifica della qualità dei
generi alimentari al controllo del potere
germinativo di semi, ad analisi farmacologiche e
tossicologiche, alla diagnosi precoce di stati
patologici.
Tra gli argomenti indagati, di particolare
interesse la proprietà dei tumori (in quanto
sede di una aumentata riproduzione cellulare) di
emettere un gran numero di biofotoni e quindi la
possibilità di diagnosticare un tumore con
grande anticipo rispetto ai sistemi
tradizionali, con un sistema che è, oltretutto,
assolutamente non invasivo.
Tratto da:
lifegate.it
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
BIOFOTONI
(Teoria di F. A Popp)
Il
termine "biofotoni" indica l'emissione
di energia da parte dei tessuti viventi: ogni
cellula emette segnali specifici, caratteristici
di quella individuale e del tessuto di cui fa
parte, proprio come un uomo possiede una voce
particolare, con un accento e una lingua
particolare. Le cellule comunicano
fra di loro al pari degli esseri umani; il nostro
corpo é costituito da miliardi di esseri viventi
cellulari che comunicano fra di loro, per
organizzare la casa comune dell'organismo umano;
questi microscopici esseri viventi possiedono un
linguaggio che consente loro di organizzarsi e di
costituire gli organi e gli apparati, che rendono
possibile la vita fisica e mentale.
La
malattia appare sempre di più come
un’interruzione (operata da batteri, virus,
funghi, parassiti, sostanze inquinanti o tossiche,
che nel loro complesso vengono chiamate
"tossine") delle linee di comunicazione
biofotoniche all'interno dell'organismo: bisogna
notare che tali comunicazioni possiedono la
velocità della luce, consentendo un coordinamento
praticamente istantaneo fra le varie parti
dell'organismo. Le tossine, interrompendo le linee
di comunicazione, impediscono lo scambio di
informazioni del tutto o in parte; ciò conduce
dapprima ad un'alterazione elettrica della cellula
(ogni cellula del corpo possiede un potenziale di
membrana attorno ai 90 mV) che si può rilevare
con i metodi bioelettronici; successivamente si
produce un'alterazione chimica, che si può
rivelare con l'esame del sangue e delle urine e
infine compaiono i sintomi della malattia. La
medicina naturale ha come primo obiettivo
l'eliminazione delle tossine, il ripristino delle
corrette linee di comunicazione, dunque della
salute: agisce perciò sulla causa delle malattie.
La teoria
dei BIOFOTONI, insegnata dal fisico Popp, sulle
tracce di un intuizione ardita del russo Gurwitsch
circa 70 anni fa, offre la credibile
interpretazione, suffragata oramai da molteplici
esperimenti, del fatto che l’evento biologico
primario alla base della vita e anche delle
alterazioni che portano alla malattia, è un
evento fisico di natura informazionale e quindi
elettromagnetica (frequenze modulate).
La teoria di Popp apre la strada alla soluzione di
tanti quesiti, ai quali fino ad ora la Biochimica
medica non ha saputo dare risposta, ed alla
prospettiva di un nuovo modo di utilizzare terapie
diverse da quelle di curare solo i sintomi della
malattia come attualmente si pratica nella
medicina ufficiale detta allopatica.
Secondo Popp, l’energia elettromagnetica gioca
un ruolo fondamentale nella sfera biologica dei
Viventi.
Anche Heinsenberg, (Premio Nobel per la Fisica),
afferma che l’energia elettromagnetica, è
l’energia elementare dalla quale dipende tutta
la vita dell’organismo vivente poiché capace di
modificare l’energia cinetica a livello atomico
e molecolare.
Tutti i sistemi viventi, presentano una emissione
di “Quanti Energetici” detti
“Biofotoni”che si propagano con la velocità
della luce.
La loro esistenza (emissione) ormai comprovata e
dimostrata (specie dalle unghie delle mani e dei
piedi) ci consente di comprendere l’elevato
passaggio d’informazioni dentro la cellula e tra
cellule e cellule, infromazioni indispensabili per
avviare i processi del metabolismo, quelli della
crescita e della differenziazione cellulare.
I biofotoni così rappresentano, nell’ambito
della cellula e dei rapporti intracellulari, un
vero e proprio linguaggio per la trasmissione in
codice.
Anche i processi enzimatici, essenziali per la
dinamica del buon funzionamento della cellula, sono
guidati dai segnali elettromagnetici.
Non ultima, anche l’informazione genetica, che
regola informazioni di cellule specializzate a
svolgere determinate funzioni, e' fra l’altro
determinata da questi fattori.
Secondo Popp, i biofotoni, nascono dal Nucleo
Cellulare che, con l’emissione d’un campo
elettromagnetico, funzionando da stazione
ricetrasmittente, guidano ogni processo cellulare
sia che giunga dall’interno e sia che giunga
dall’esterno.
Diventa così importante inviare alle cellule
”messaggi di salute”, far ricordare loro il
linguaggio, per potere riattivare il metabolismo e
le emissioni vibratorie e di luce che esse sono
capaci di produrre in uno stato di salute e
d’equilibrio.
Bibliografia:
1) F.A.Popp,
Neue Horizonte in der Medizin, Haug,
Heidelberg 1983; F.A.Popp, "Coherent photon
storage in biological systems", Electromagnetic
Bioinformation, Ed. by F.A.Popp, München-Wien-Baltimore
1989 (pp.144-167);
2)
C. Bortolato, "Cure naturali con il
computer", supplemento Salute, La
Repubblica 18 marzo 1999;
3)
L.Rosa, E.Rosa, L.Sarner and S.Barrett, "A
Close Look at Therapeutic Touch", Journal
of the American Medical Association 279, 1998
(pp.1005-1010).
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
I
BIOFOTONI
Risalgono
all’inizio del secolo le prime ricerche
sull’emissione di fotoni, detti “biofotoni”,
da parte di organismi viventi.
Fu
infatti A. G. Gurwitsch, ricercatore moscovita, il
primo a teorizzare e dimostrare uno scambio di
radiazioni fra due sistemi viventi che avevano la
proprietà di facilitare la moltiplicazione
cellulare per mitosi su dei bulbi vegetali. Da qui
il nome di “radiazione mitogenetica”, e
i suoi possibili impieghi a carattere terapeutico.
Vi furono all’epoca molte polemiche, e i
numerosi esperimenti fatti in quegli anni diedero
risultati contraddittori, dovuti soprattutto alla
scarsità di mezzi per investigare su radiazioni
di cosi bassa intensità ed energia.
All’inizio
degli anni ‘50 fu introdotto nella ricerca
fisica un nuovo strumento capace di misurare
deboli intensità luminose: il fotomoltiplicatore.
Fu
il professor Facchini che per primo utilizzò
questo nuovo strumento per indagare sul fenomeno
dei biofotoni, ottenendo chiari e significativi
risultati che diedero inizio alla moderna ricerca
sulla bioluminescenza.
Negli
mi ‘80 ripresero con vigore le ricerche in
questo campo sia m Unione Sovietica, che in
Germania (importanti sono i lavori del gruppo del
prof. F. A. Popp) e in Giappone, e più
recentemente anche in Italia in diverse Università
e centri di ricerca. I risultati più
recenti mostrano che l’emissione di biofotoni, o
emissione fotonica ultradebole:
Non
ha niente in comune con la bioluminescenza (si
pensi alle lucciole o a particolari pesci
che sono bioluminescenti, trattandosi infatti di
chemioluminescenza)
·
Riguarda tutti gli organismi viventi
·
Aumenta con l’avanzare dell’età biologica,
mentre al contrario il sangue di una persona sana
e giovane emette più biofotoni
del sangue di ma persona anziana o con
scarsa vitalità
·
Lo spettro, diverso per le varie specie viventi,
va dall’infrarosso all’ultravioletto
·
Si ha la massima emissione di fotoni al momento
della morte dell’organismo vivente,
INDIPENDENTEMENTE dalla causa della morte
·
I tessuti cancerosi hanno un’elevata emissione,
particolarmente sui loro bordi
·
Vi e una correlazione fra il potere germinativo
dei semi (il quoziente fra il numero di semi
germogliati rispetto al numero totale di semi
piantati) e la loro emissione fotonica: per semi
che emettono molti biofotoni si ha un grande
potere germinativo.
Fra
le molteplici possibilità di utilizzo di queste
conoscenze: c’è sicuramente l’uso per
scopi diagnostici, per il controllo della qualità
e contenuto energetico dei generi alimentari, per
le analisi farmacologiche e per la ricerca
biologica di base.
Sulle
cause dell’emissione dei biofotoni vi sono varie
teorie: c’è chi ritiene che questo fenomeno sia
dovuto a semplici decadimenti di livelli
elettronici eccitati quindi senza alcuna relazione
con gli aspetti funzionali dell’organismo
biologico. Infatti se un atomo viene eccitato in
seguito ad un apporto di energia (per esempio un
urto), un elettrone di un certo livello energetico
acquista questa energia e si porta ad un livello
energetico più alto. In seguito ritornano nel
loro livello più basso (di minor energia, e
quindi più stabile) emettendo contemporaneamente
anche un fotone di energia corrispondente a quel
salto energetico di livello.
Viceversa
la stragrande maggioranza di scienziati che si
occupano di biofotoni sono certi di un forte
legame fra l’emissione fotonica e la vitalitià
dell’organismo biologico emettitore.
Vari studi, fra cui il lavoro sperimentale di
Rattemeyer (gruppo del prof. F. Popp) sulla
molecola di DNA e il lavoro legato alla tesi
sperimentale di Bruno Morpurgo (con i prof. Danilo
Codazza e Ugo Facchini Universita’ di Milano,
facolta’ di Veterinaria) sull’emissione di
biofotoni da parte di vari tipi di batteri legano
l’emissione di biofotoni alla presenza e
duplicazione del DNA, dove l’energia sarebbe in
qualche modo immagazzinata e liberata al momento
opportuno.
Grazie
ai biofotoni si sono potute verificare antiche
tecniche di guarigione, e altre si potranno
verificare, come l’agopuntura. Infatti si e
visto che i punti cutanei corrispondenti ai punti
di agopuntura hanno una resistività elettrica
inferiore rispetto alle altre porzioni della
pelle, cioè ostacolano meno il passaggio di
correnti elettriche. Gli stessi punti sono
stati studiati contando i biofotoni, e si e
constatato che l’emissione di biofotoni e
maggiore proprio in corrispondenza dei punti di
agopuntura.
Tuttora
sono in corso esperimenti in Italia e in vari
Paesi e, a mio modesto parere, questo e un ambito
scientifico che può rivelare sorprendenti e utili
risultati, sempre che riesca ad ottenere
quell’attenzione e quei finanziamenti che sta
dimostrando di meritare.
C’e
da aggiungere che ancora adesso in ambito
scientifico questo argomento ha scarsa risonanza,
ancor meno ovviamente e conosciuto dal grande
pubblico.
Bruno
Morpurgo
-
Dottore
in fisica
Tratto
da
http://www.aifep.it/Documenti/News/Ricerca/Ricerca.htm
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
COME
COMUNICANO LE CELLULE
L'ipotesi
dei "biofotoni" ora diventa realtà
grazie alla Biorisonanza Magnetica Cellulare
By
Luciana Monti
I
recenti progressi nel campo della Biofisica hanno
consentito di giungere a nuove scoperte. In
particolare, grazie a sofisticate apparecchiature
di laboratorio, lo studio delle emissioni luminose
di debole intensità delle cellule degli organismi
viventi, ha aperto le porte ad una nuova
interpretazione delle relazioni e
dell’interdipendenza d’azione tra le varie
cellule.
La
teoria dei biofotoni, propugnata dal fisico
Popp, sulle tracce di un’intuizione ardita già
esplicitata dal russo Gurwitsch circa sessanta
anni fa, offre la credibile interpretazione,
suffragata ormai da molteplici esperimenti, del
fatto che l’evento biologico primario alla base
della vita, e anche delle alterazioni che portano
alla malattia, è un evento fisico di natura
elettromagnetica
Tutto
ciò apre la strada alla soluzione di tanti
quesiti, ai quali la biochimica finora non ha
saputo dare risposta, ed alla prospettiva di un
nuovo modo di fare terapia differente da quello di
curare solo i sintomi delle malattie.
Secondo
il fisico Popp, l’energia elettromagnetica gioca
un ruolo fondamentale nella sfera biologica.
Anche Heisenberg, premio Nobel per la Fisica,
afferma che “l’energia magnetica è
l’energia elementare da cui dipende tutta la
vita dell’organismo”, in quanto capace di
modificare l’energia cinetica sia a livello
atomico che molecolare.
Il
corpo umano cerca di vivere sempre in costante
condizione di equilibrio, e questo equilibrio è
mantenuto soprattutto dall’energia
elettromagnetica prodotta dalle cellule del nostro
organismo. Essa è necessaria per far funzionare
bene le varie parti della cellula, le cellule di
uno stesso organo e quindi i vari organi di uno
stesso sistema vivente. Le cellule di uno stesso
organo, per il fatto stesso che hanno identica
composizione molecolare, comunicano ed
interagiscono utilizzando tutte uno stesso segnale
elettromagnetico che si propaga facendole
“vibrare” con lo stesso tipo di frequenza, che
le fa entrare in risonanza tra loro.
Tutti
i sistemi viventi presenterebbero una debolissima
emissione di “quanti energetici” che
interessano i loro fenomeni vitali, e perciò
detti “biofotoni”, che si propagano con la
velocità della luce.
La loro esistenza ci consente di comprendere
l’elevato passaggio di informazioni dentro la
cellula stessa e tra cellula e cellula,
indispensabili per avviare il metabolismo, la
crescita e la differenziazione cellulare.
I
biofotoni rappresentano così,
nell’ambito della cellula e dei rapporti
intercellulari, un vero e proprio linguaggio per
la trasmissione di informazioni in codice. Anche i
processi enzimatici, essenziali per la dinamica
del buon funzionamento della cellula, sarebbero
guidati da segnali elettromagnetici.
Non l’ultima anche l’informazione genetica,
che regola la formazione di cellule specializzate
a svolgere determinate funzioni, sarebbe
determinata, fra l’altro, da fattori
elettromagnetici.
Secondo
Popp, i biofotoni nascono nel nucleo cellulare,
che funzionerebbe come una stazione radio che
guida i processi cellulari attraverso
l’emissione di un campo elettromagnetico. Questa
“stazione radio” sarebbe anche in grado di
ricevere ed elaborare i vari segnali
elettromagnetici che giungono dall’esterno.
Diventa così importante inviare alle cellule
“messaggi di salute”, “ricordare” alle
cellule il loro linguaggio, per poter riattivare
il loro metabolismo e le emissioni che esse sono
capaci di produrre in uno stato di salute e di
equilibrio. Si possono perciò inviare
all’organismo queste “informazioni guida”,
sottoforma di quanti.
Nel
caso di un organismo sano, posto che esso esista
se teniamo conto di tutto l’inquinamento cui
siamo esposti, l’intervento di un “emittente
di messaggi di salute” ha l’unica funzione di
ottimizzare al massimo la sua resa, consentendo
una qualità di vita ancora migliore
Nel
caso di un organismo ammalato, l’invio di
segnali frequenziali idonei, cioè di frequenze
tipiche delle cellule sane, fa sì che essi
diventino “suggerimenti” o “messaggi
correttivi” indicanti la via da seguire per
riorganizzare secondo schemi di normalità
l’attività cellulare alterata.
Allargando
il discorso verso i settori della Medicina che si
definisce “olistica”, scopriamo come il
discorso quantistico non riguarda solo la
produzione di campi magnetici terapeutici in senso
tradizionale e fisico. Infatti le teorie più
recenti individuano nell’elettromagnetismo il
meccanismo d’azione tipico dei rimedi
omeopatici. Anche nel campo dell’agopuntura
l’energia che scorre attraverso i meridiani può
sicuramente essere riconosciuta come energia
elettromagnetica
Addirittura
per la farmacologia della medicina convenzionale
viene riconosciuto, oltre al meccanismo chimico,un
ulteriore meccanismo d’azione di tipo
“informativo-vibrazionale” dipendente da
radiazioni elettromagnetiche
Queste
nuove concezioni, applicate alla fisiologia ed
alla clinica medica, cercano di trovare nella
fisica, e più precisamente nella biofisica, la
spiegazione di quei meccanismi che presiedono ai
fenomeni vitali e che causano le malattie e per i
quali la biochimica, a tuttora, non è riuscita a
dare risposta.
Si apre così la strada per una nuova ricerca che
sia in funzione di un nuovo modo di concepire la
terapia.
Tratto
da
http://www.naturalismedicina.it/articolo.asp?i=154
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Biofotoni
e terapia con softlaser
- La scoperta dei
biofotoni
Nel
1922 il biologo Alexander Gurwitsch fece una
scoperta pionieristica mettendo due giovani radici
di cipolle una vicino all’altra. Le cellule di
una cipolla si divisero in modo particolarmente
intenso proprio nel punto verso il quale era
orientata la punta della seconda radice.
Il
fenomeno non si manifestava quando i due bulbi
erano separati da una lastra di vetro da finestre
che assorbe i raggi ultravioletti. Un vetro di
quarzo, essendo neutro, non sortiva invece alcun
effetto. Gurwitsch suppose che le cipolle
emanassero una radiazione fino ad allora
sconosciuta.
Solo
50 anni dopo il biofisico Popp e il suo gruppo di
ricercatori furono in grado di confermare con i
loro esperimenti questa supposizione. Le cellule
di esseri umani, di animali e di piante emanano
veramente luce, i cosiddetti biofotoni, cosa che
le mette in grado di scambiare informazioni anche
a lunga distanza. Questo scambio d’informazioni
viene documentato da un ulteriore e sbalorditivo
esperimento effettuato in tempi recenti, molto
simile a quello di Gurwitsch:
Due
bicchieri di sangue fresco di maiale vengono messi
uno accanto all’altro. In un bicchiere viene
instillato un agente patogeno e il sangue reagisce
producendo anticorpi. Niente di straordinario!
Tuttavia più tardi si può osservare in
laboratorio che anche il sangue nel secondo
bicchiere produce anticorpi, benché non vi sia
stato aggiunto alcun agente patogeno.
Eccezione:
se una parete che non lascia passare la luce viene
messa tra i due bicchieri, allora non si riscontra
alcuna produzione di anticorpi nel secondo
bicchiere.
Che
la luce sia veramente la base della trasmissione
di segnali, è stato confermato senza alcun dubbio
nel 1976 tramite fotorivelatori (detektor)
sensibili, i cosiddetti fotomoltiplicatori.
L’intensità
di questa luce è certo estremamente minima,
paragonabile a quella di una candela posta a 10
chilometri di distanza, in compenso però essa
possiede una qualità che la predispone ad essere
trasmettitrice di informazioni. La sua
irradiazione non è infatti caotica, bensì
costituita da vibrazioni stabili come la luce del
laser.
Il
termine specifico della fisica per l’alto grado
di ordine di questa onda di luce è
"coerenza". Solo grazie a questa
coerenza si possono memorizzare, per esempio,
informazioni spaziali di un oggetto tramite un
ologramma, per poi renderle di nuovo visibili.
Nel
frattempo, molteplici esperimenti effettuati in
Germania, Polonia, Giappone e Cina consolidano la
teoria dello scambio di informazioni trasmesse
dalla luce, aprendo così un nuovo capitolo per
arrivare ad una maggior comprensione dei processi
biologici.
Il
significato dei campi di biofotoni
Le
conoscenze del codice genetico e della scienza
chimica classica non sono sufficienti per rendere
chiara la complessità dei processi metabolici.
Infatti il nostro organismo è in grado di
equilibrare con stupefacente precisione la varietà
dell’offerta di nutrimento messagli a
disposizione e scegliere o trasformare proprio
quelle sostanze di cui ha bisogno per rimpiazzare
le cellule morte. Se, ad esempio, secondo il
fisico Popp, il tasso di crescita delle cellule
intestinali aumentasse anche solo di poche unità
percentuali, la persona morirebbe nel giro di
pochi giorni di ostruzione intestinale. Come
coordinano le cellule la loro attività allo scopo
di mantenere l’intero organismo, considerando il
variare degli influssi esterni ? Come può
accadere che in ogni cellula abbiano luogo ogni
secondo centomila processi chimici, esattamente
coordinati tra loro e attraverso i quali, tra
l’altro, vengono create nel nostro corpo
giornalmente 600 miliardi di nuove cellule ? Anche
se siamo ancora molto lontani dal capire
quest’enorme miracolo, possiamo accettare per
scontato che affinché esso avvenga, sia
necessaria una rete di informazioni che funzioni
con assoluta precisione.
La cosiddetta decodificazione del genoma umano,
celebrata in tutto il mondo come tappa
fondamentale nell’ambito dell’attività di
ricerca umana, non è in grado di risolvere gli
enigmi fondamentali.
Se
si sa che un determinato gene codifica un certo
enzima, con questo non si sa tuttavia nulla su
come la cellula riesca a produrre questo enzima
proprio nel momento giusto e a collocarlo al posto
giusto.
Se
sappiamo quale gene codifica una specifica
proteina, con questo non siamo comunque ancora in
grado di comprendere come faccia il corpo a
produrre diverse proteine nel momento giusto e
nella quantità giusta, per creare, ad esempio un
organo così complesso come l’occhio. Tutto ciò
è ancora più misterioso se si considera che in
ogni cellula è contenuto l’intero piano
strutturale del corpo.
"I
geni, secondo la concezione odierna della scienza,
definiscono solo la composizione dei potenziali
elementi costruttivi molecolari dell’organismo e
delle proteine. Con questo, sulla forma e sui
principi di organizzazione non si è detto ancora
niente." (M. Bischof, La luce nelle nostre
cellule, Pag. 253).
In
altri termini: un progetto edilizio, da solo, non
costruisce edifici. E’ necessaria un’istanza
che lo interpreti e converta le sue istruzioni per
dirigere i muratori nel momento giusto con il
materiale giusto al posto giusto. Questa istanza
deve essere in grado di riconoscere quali e dove
sono nell’edificio le zone che necessitano una
ristrutturazione e adottare le relative misure di
restauro. Secondo il parere degli studiosi di
biofotoni, la luce coerente ha funzione di ponte
ideale tra il progetto edilizio (pensato) e la
struttura materiale visibile di un organismo.
Luce
laser – Una luce con particolari qualità
Sotto
la denominazione "laser" la maggior
parte delle persone immagina una specie di intenso
fascio di luce che è in grado di tagliare a pezzi
sia oggetti materiali, sia tessuti del corpo
fisico, come anche un pezzo di metallo. Un tale
cosiddetto laser incandescente lavora con energie
altamente focalizzate e trova svariati utilizzi
nel campo della medicina e della tecnica. Il laser
a freddo, al contrario, lavora solo con una
frazione di quest’intensità (tremila volte
minore di una lampadina) e non sviluppa alcun
calore. Ciò che è tipico del laser non è quindi
affatto la sua capacità di sviluppare calore o di
tagliare a pezzi oggetti, ovvero di evaporarli. Il
laser viene ad esempio impiegato anche per la
trasmissione di informazioni, caso in cui vengono
parimenti utilizzate le speciali proprietà di
questa luce. Di quali proprietà si tratta? Se la
corrente elettrica viene fatta passare attraverso
il filamento incandescente di una lampadina, viene
prodotta luce, cioè onde di luce, ossia
particelle di luce (fotoni). Queste onde di luce
hanno tuttavia varie lunghezze e si formano in
tempi anch’essi molto diversi. Ciò significa
che le singole onde (fotoni) non manifestano
contemporaneamente onde curvate verso l’alto o
verso il basso.
Attraverso
la tecnica laser (il laser esiste dal 1960) viene
evitata una tale irradiazione disordinata di luce
e si riesce a fare in modo che i fotoni irradino
nello stesso momento, per cui essi possiedono la
stessa modulazione di fase.
In
questa emissione stimolata - laser è
un'abbreviazione di: Light Amplification by
Stimulated Emission of Radiation (Amplificazione
di Luce attraverso Emissione Stimolata di
Irradiazione) – viene a prodursi quindi luce
coerente con fasi stabili, al contrario della luce
termica di una lampadina. Ora, questa
caratteristica di coerenza fu riscontrata dagli
studiosi di biofotoni anche nella luce che emanano
le cellule, per cui la supposizione di alcuni
biochimici che questa luce sia unicamente un
prodotto secondario di processi metabolici, non è
più sostenibile.
Questa
supposizione veniva inoltre a perdere consistenza
anche per il fatto che il DNA, trasportatore delle
informazioni ereditarie, irradia il 90% della
luce, pur non partecipando affatto direttamente al
metabolismo.
A
questo punto si notò un interessante parallelismo
con il laser tecnico: solo determinati materiali
sono in grado di immagazzinare energia fotonica
per poi restituirla di nuovo a valanga.
Nella
tecnica Laser/Maser vengono ad esempio utilizzati
cristalli di rubini, gas come elio o neon oppure
cavità per immagazzinare luce. Anche il DNA
possiede eccellenti proprietà di immagazzinamento
di luce e cioè da una parte, tramite le sue
coppie di basi, la scala di corda della doppia
elica del DNA, e dall’altra, tramite la sua
struttura cava a spirale.
Con
tutto ciò comunque, il parallelismo termina qui.
Infatti, la capacità di immagazzinamento del DNA
supera di molto quella del laser tecnico e con
questo anche la sua capacità di immagazzinare
informazioni e trasmetterle a grandi distanze.
Alcuni
ricercatori hanno constatato che il DNA ha una
grandissima capacità di
immagazzinamento
dell’ordine di grandezza di 10²° bits. Questa
enorme quantità di informazioni rende possibile
al DNA di armonizzare tra loro i complessi
processi del metabolismo, in maniera che specifici
segnali di luce vengano captati da altre sostanze
biologiche e da altri organi.
"
Così, la luce di colore verde corrisponde
all’incirca all’estensione delle organelle
delle cellule e può per questo influire su di
esse; la luce azzurra ha la lunghezza d’onda
delle biomolecole e quella ultravioletta, con la
sua lunghezza d’onda ancora più breve, è
appropriata per esercitare un notevole influsso
sul DNA e, ad esempio, per magnetizzare le coppie
delle basi. Un’onda infrarossa dello spessore di
un capello invece si adatta bene allo spazio della
cellula, però può anche distruggere i ponti di
ossigeno presenti tra le coppie delle basi del
DNA."
(Bischof, pag. 262).
In
questo contesto Bischof richiama l’attenzione
sul fatto che non è sicuramente un caso che molte
biomolecole mostrano una geometria di antenne a
forma di spirale come il DNA.
Esempi
a riprova di quest’affermazione sono gli acidi
lattici destrorsi, gli amminoacidi sinistrorsi,
gli zuccheri sia destrorsi che sinistrorsi,
l’emoglobina, la melanina, l’ATP; a livello di
cellule, i microtubuli e lo RNS (acido
ribonucleico); a livello dei tessuti, il collageno
del tessuto connettivo, le ossa e la cartilagine;
la cheratina nella pelle, nei capelli e nelle
unghie. Anche se con tutto ciò i singoli processi
non sono di gran lunga chiariti, la ricerca
scientifica sui biofotoni dimostra certamente
l’eminente significato della luce per la vita
biologica.
Nei
successivi modelli di Popp e di altri ricercatori,
la luce biologica funge da ponte tra il livello
immateriale dell’informazione e la densa materia
del corpo, tenendo presente che per questa
riflessione non è rilevante che questa
informazione sia nascosta nel vuoto o venga
supportata da un campo morfogenetico a parte
(cfr. Sheldrake).
Le
scoperte di Popp cambiano anche il nostro punto di
vista attuale riguardo ai generi alimentari, dato
che alla fin fine, noi esseri umani non saremmo né
vegetariani, né carnivori e né magiatutto, bensí
esseri che assorbono luce. Secondo Popp,
l’energia che noi otteniamo dall’alimentazione
è proprio l’energia della luce del sole,
immagazzinata dalle piante.
Con
questo, le relazioni di quei ricercatori che
affermano di aver incontrato nell’Himalaia
persone che mangiano appena e che godono di ottima
salute e vitalità, si presentano in tutt'altra
luce.
Si
nutrono queste persone direttamente di luce ?
Terapia
con softlaser
Mentre
la fototerapia è presumibilmente una delle più
antiche terapie del mondo, la fototerapia laser
risale a tempi molto recenti. Si è potuta
tuttavia riallacciare a scoperte di scienziati
all’inizio del diciannovesimo secolo, i quali
descrissero l’effetto di determinati colori su
organismi biologici, impiegandoli nelle terapie.
Il
medico indo-americano Ghadiali (1873-1966)
raccolse le sue osservazioni pluriennali in un
manuale di fototerapia a colori, il quale ancora
oggi fornisce a molti terapeuti che usano questa
tecnica importanti impulsi.
Ecco
un breve estratto dalla sua lista delle
indicazioni dei colori:
Rosso:
effetto stimolante in generale, rigenera il
sangue, stimola il
fegato.
Arancione:
stimola la tiroide, antispastico, purifica il
sangue, sostiene la
funzione dei polmoni
Violetto:
rafforza la milza, produce leucociti
Verde:
stabilizza le emozioni, stimola l’ipofisi,
sviluppa muscoli e tessuti,
disinfetta.
Secondo
Ghadiali, le vibrazioni dei colori possono entrare
in risonanza con elementi chimici o molecole.
Più
o meno nello stesso periodo, il medico americano
Spitler analizzò l’effetto della luce di
diversi colori sul sistema neurovegetativo e su
quello ormonale, applicando la luce sopra gli
occhi, e constatando che evidentemente esisteva un
collegamento diretto tra gli occhi e le parti del
cervello che regolano questi sistemi.
Spitler
denominò il suo metodo per equilibrare il sistema
nervoso tramite colori "syntonics".
Solo
negli anni settanta, dopo un periodo di
predominanza della chimica e della farmacologia,
ricercatori come Liberman, Frenkel e Parry si
riallacciarono a queste scoperte utilizzando la
luce per la guarigione di depressioni invernali (SAD),
disturbi del ritmo biologico, come anche stress e
difficoltà di apprendimento.
La
storia della medicina laser moderna ebbe inizio
negli anni sessanta del ventesimo secolo,
nell’Unione Sovietica. Studiosi russi di
softlaser - tra i quali soprattutto Injuschin -
confermarono le scoperte di Ghadiali: gli effetti
della luce laser dipendevano dalla lunghezza di
onda impiegata e non avevano niente a che vedere
con l’intensità del laser.
Proprio
come già Ghadiali presumeva, in casi di frequenze
esattamente definite si riscontrarono chiaramente
risonanze con determinate biomolecole e con
strutture di organi, rafforzate tramite la
proprietà di coerenza della luce laser.
Particolarmente
efficace per la guarigione si rivelò la luce
laser rossa, cosa che spiega la grande diffusione
del laser-elio-neon nella terapia laser.
Il
suo ampio spettro di impieghi include:
-
aiuto nella rimarginazione di ferite.
-
stimolazione del sistema immunitario proprio del
corpo.
-
cura di ulcere, asma, pressione del sangue alta,
malattie intestinali
infettive
e ulcere dello stomaco, malattie delle
articolazioni e metaboliche.
-
utile nella terapia contro i dolori.
Nella
tradizione di queste esperienze viene collocato
anche il medico americano Dr. Todd Ovokaitys con
la nuova tecnologia laser da lui sviluppata. Come
Injuschin, anche il Dr. Todd lavora con
luce
polarizzata, circolare o ellittica, però utilizza
due laser con onde di luce orientate in direzione
opposta l’una all’altra e che si
sovrappongono. vedi anche:
Chiralita'
La "luce invisible" che così ne risulta
(tramite l’eliminazione dell'interferenza)
conserva e trasporta anche alte frequenze di
vibrazioni, trasmettitrici di informazioni, del
campo vuoto (vedi sopra). In questo modo le
informazioni destinate al sistema immunitario e a
quello metabolico, possono essere di nuovo messe a
disposizione allo scopo di ripristinare la
struttura delle cellule, anche al di là del
processo di invecchiamento...
Indicazioni
bibliografiche sul tema
Bischof,
M., Das Licht in unseren Zellen (La luce nelle
nostre cellule), Ed. Zweitausendeins, Francoforte
sul Meno, 1995
Dürr,
H. P., F. - A. Popp e W. Schommers, Elemente des
Lebens (Elementi della vita), Ed. Graue
Edition, Zug (Svizzera), 2000
Popp,
F. - A., Die Botschaft der Nahrung. Wir
ernähren uns mit Licht (Il messaggio
dell’alimentazione. Ci nutriamo di luce).
Ed. Zweitausendeins, Francoforte sul Meno, 2000
Tratto da:
gematria.de
|