Jacques
Benveniste (1935-2004: chi è costui? Nato a Parigi nel
1935, studia medicina e nel ’67 diviene
direttore clinico alla Facoltà di Medicina
di Parigi; sempre alla fine degli anni ’60 è
ricercatore all’Istituto sulla Ricerca sul
Cancro del CNRS e poi si occupa di patologia
sperimentale in California. Nel 1970 scopre
il "Platelet-Activating Factor".
Nel 1978 diviene Direttore di Ricerca
INSERM
(Istitut National de la Santé Et de la
Recherche Médicale) e nel 1980 viene posto a
capo dell’unità di Ricerca 200 dell’INSERM:
Immunologia delle allergie e delle
infiammazioni.
E’ autore di circa 300
pubblicazioni su riviste internazionali, di
cui 26 sul
Journal of Immunology.
Il fenomeno
esiste…
Dopo tutto il polverone che si era sollevato
e l’enorme discredito che era stato gettato
sulla “memoria dell’acqua”, il direttore
dell’INSERM, Philippe Lazare, licenziò la
Davenas; e stava quasi per fare altrettanto
con Benveniste; ma, invece, preferì
saggiamente attendere i risultati di
ulteriori esperimenti ripetuti il cui
controllo aveva egli stesso affidato
all’esperto statistico, prof. Alfred Spira,
direttore dell’unità 292 dell’INSERM.
Nel Gennaio
1990, al termine degli esperimenti da lui
supervisionati, il prof. Spira si è così
espresso:
"Il fenomeno esiste, gli esperimenti hanno
dato risultati positivi e tuttavia, benché
sia stata seguita una metodologia corretta,
i risultati appaiono strani dal punto di
vista statistico. E’ un fatto che non riesco
a capire né a spiegarmi".
Ben 9 anni dopo,
uno studio effettuato in parallelo in 4
laboratori indipendenti sparsi per l’Europa
(Gran Bretagna, Italia, Francia e Olanda) -
mentre il coordinamento la codificazione, la
randomizzazione e l’elaborazione statistica
è stata effettuata da un gruppo di ricerca
in Belgio - sembra l’inizio della “riscossa”
di Jacques Benveniste:
P.Belon, J.Cumps, P.F.Mannaioni, J.Ste-Laudy,
M.Roberfroid, F.A.C.Wiegant
"Inhibition of human basophil degranulation
by successive histamine dilutions: results
of a European multi-centre trial"
Inflammation Research, 48, supplement 1:
S17-18 (1999)
I dati validi da
analizzare ammontano a 772; la
degranulazione media del controllo è del
48.8%, mentre nel caso delle diluizioni
elevate è del 41.8%, con la probabilità che
ciò accada per puro caso che è minore di 1
su diecimila !
Eppur
degranula
! Bisogna ripetere col prof. Spira che il
fenomeno, dunque, esiste.
L’Affaire
Benveniste sembra così cominciare a giungere
ad un lieto fine per Benveniste e per la
scienza. Peccato che nel frattempo
Benveniste sia morto. Bisogna, però,
sicuramente dare onore al merito a chi, non
facendosi ingannare dalle apparenze, ha
proseguito a sperimentare seriamente.
La bio-chiave e
la bio-toppa
Ma cosa ha fatto Benveniste nel corso degli
anni ‘90? Non ha continuato a sperimentare?
Come abbiamo già accennato, dopo un paio
d’anni, è poi andato oltre, tanto da
attirare nuovamente la cortese attenzione di
alcuni colleghi che sono stati pronti ad
assegnargli addirittura un altro Premio
IgNobel !
Per poter
accennare a queste sue ricerche ancor più
incomprensibili per il paradigma scientifico
di quegli anni (nonché per molti seri
accademici di questi anni) di quanto già non
fosse la “memoria dell’acqua”, è necessaria
una breve digressione sul modo in cui le
molecole “comunicano” fra loro…
I biologi
utilizzano correntemente il termine “segnale
molecolare” senza una precisa definizione
fisica dello stesso. Esiste però
un’immaginifica schematizzazione del modo di
“comunicare” o “interagire” delle molecole
in campo biologico, che è a tutt’oggi
considerata la “spiegazione” istituzionale,
che viene chiamata: Relazione Quantitativa
Attività-Struttura, meglio conosciuta come
Modello di Interazione Chiave/Toppa. Di che
si tratta? Le molecole vagano in maniera
casuale nei liquidi biologici e si urtano
casualmente. La forza di interazione è
quella a corto raggio di tipo
elettrostatico, che agisce sensibilmente
fino a circa due, tre volte il diametro
della molecola.
Quando accade che una molecola Chiave urta
proprio la sua molecola Toppa (per esempio,
una molecola “antigene” urta una molecola
“recettore”), che sarebbe caratterizzata dal
fatto di esserle geometricamente
complementare, le due molecole rimarrebbero
incastrate, e formerebbero un tutt’uno fino
a che il destino non le separerà di nuovo,
inducendo nella cellula con quella “Toppa”
quella funzionalità che senza quella
molecola “Chiave” non sarebbe mai stata
attivata.
Il grande
paradosso di questa “spiegazione” (che è
quella a tutt’oggi correntemente accettata)
è che anche l’evento biologico più banale -
come ad esempio pensare di voler pigiare un
tasto del computer e poi realmente
schiacciarlo - richiederebbe un tempo
lunghissimo per potersi svolgere, cosa che
non è.
L’insufficienza
di questo modello è ancor più evidente nel
fallimento dei programmi di progettazione di
nuovi farmaci, che pur utilizzando
estesamente super-calcolatori, non ha dato
affatto vita al gran numero di nuove
sostanza attive che ci si aspettava da tale
interpretazione del “segnale molecolare”,
termine comunque ampiamente ancora
utilizzato ad indicare il fantasioso Lego
casuale delle molecole appena descritto.
Segnali
molecolari e biologia digitale
Benveniste ha sperimentato e proposto un
nuovo modello interpretativo, di tipo
elettromagnetico, per rendere conto dei
“segnali molecolari”, secondo il quale una
molecola antigene (ad es.) emette un segnale
elettromagnetico che risuona con il segnale
emesso dal recettore, così attivandolo e
inducendo la funzione cellulare
corrispondente.
Prima di
focalizzare meglio l’attenzione sulla
teoria, però, è il caso di esplicitare ciò
che di eccezionale (tanto da risultare
“incredibile” ai più) Benveniste ed i suoi
collaboratori hanno sperimentalmente
verificato:
- utilizzando onde elettromagnetiche a bassa
frequenza (<20 kHz) risultano attivate
specifiche funzionalità cellulari, in
funzione di una corrispondente ben precisa
frequenza.
In particolare, dopo i famosi esperimenti
che diedero luogo all’articolo scandaloso
apparso su Nature, Benveniste continuò la
sua ricerca. In esperienze a doppio cieco,
con la presenza di ricercatori esterni, si
notò che la presenza di molecole agoniste
altamente diluite veniva annullata da un
debole campo magnetico oscillante che non
aveva invece affatto un tale effetto sulle
molecole vere e proprie in diluizioni
standard. Seguirono, dunque diverse centinai
di esperimenti che confermarono la
possibilità di trasferire all’acqua, tramite
un amplificatore, la specifica attività
molecolare di più di 30 sostanze !!
Si tratta di sostanze quali: agonisti
farmacologici e fisiologici, anticorpi
(purificati o con tutto il siero), antigeni
e perfino il segnale specifico di alcuni
batteri.
Poi pensarono di
invertire il procedimento, di registrare (in
digitale, campionando a 44 kHz), cioè,
alcune specifiche attività biologiche e poi
memorizzarle su un hard disk di un PC.
Quando tali registrazioni venivano
riprodotte nei pressi di acqua, plasma,
organi, cellule, o di reazioni
antigene-anticorpo, il segnale registrato
induceva l’effetto caratteristico della
sostanza originaria !!!
E’ chiaro come questo potrebbe condurre alla
possibilità di rilevare o trasmettere a
distanza qualsivoglia attività molecolare,
normale o patologica che sia, e in ogni caso
conduce ad una totalmente nuova visione
della biologia e della medicina.
Da questi risultati sperimentali viene
naturale formulare l’ipotesi che i segnali
molecolari coincidano proprio con queste
onde a bassa frequenza e che il recettore
risuona con esse, un po’ come il sistema di
sintonia di una radio.
Che i medici
tibetani con le loro apparentemente
“magiche” tazze metalliche (contenenti
acqua) che risuonano quando un cilindro di
legno viene strofinato sul bordo (le
cosiddette tazze tibetane) - proprio come
accade strofinando il dito inumidito sul
bordo di un bicchiere di cristallo) - non
siano proprio del tutto fuori strada?
La verità è che i dati sperimentali e la
conseguente ipotesi di Benveniste che i
segnali molecolari siano di natura
elettromagnetica non cozza contro alcun
principio di biologia o di fisica
attualmente ben assestato, infatti si sa
benissimo che le molecole emettono alte
frequenze specifiche, ma d’altronde un
insieme complesso di alte frequenze può
produrre basse frequenze (fenomeno dei
battimenti).
Inoltre, e qui
viene il bello, bisogna considerare il fatto
banale che tutte le interazioni biologiche
avvengono in acqua e, mediamente, ogni
molecola di proteina è circondata da
migliaia di molecole d’acqua. E con questo ?
Proprio qui sta il punto. Abbiamo qui spazio
per dire soltanto, che dall’elettrodinamica
quantistica si calcola e sperimentalmente si
verifica, che l’acqua ha una struttura
bifasica, costituita da una sorta di matrice
simile a vapor d’acqua molto denso,
all’interno della quale si distinguono come
dei nuclei, un po’ come i domini
ferromagnetici del ferro. Tali nuclei
vengono denominati “domini di coerenza”, ed
a temperatura ambiente hanno un diametro di
cinquecento Ångstrom (1 Ångstrom =10-10m =
1Å : si utilizza perché si tratta
dell’ordine di grandezza della “dimensione”
atomica), mentre i centri distano fra di
essi di 750 Å.
 |
Struttura
dell'acqua così come scaturisce dai calcoli
ab initio di Elettrodinamica Quantistica
Coerente.
A temperatura ambiente: D=750 Angstrom
r= 250 Angstrom
Qui ci
basti cogliere il fatto che attraverso
questi estesi domini di coerenza è possibile
trasmettere in acqua segnali
elettromagnetici a distanza generando
un’attrazione specifica a lungo raggio sulle
molecole risonanti. La frequenza
caratteristica dell’insieme delle due
molecole sarà tale che risuona con un’altra
molecola o gruppo di molecole specifico che
corrisponde al passo successivo della
reazione biochimica, e così via.
Questa
visione elettromagnetica spiega anche come
sia possibile che infimi mutamenti nella
struttura di una molecola che corrispondono
a piccole variazioni della frequenza
caratteristica, possano dare luogo a così
grandi modifiche funzionali: ciò accade ad
esempio nella fosforilazione, nel caso della
sostituzione di uno ione con uno molto
simile, come pure nel caso dello scambio di
due peptidi. La spiegazione risiede nel
fatto che i fenomeni risonanti sono
estremamente sensibili alle piccole
variazioni intorno al picco di frequenza,
vale a dire che la curva dei valori
dell’ampiezza in funzione della frequenza è
molto piccata (alta e stretta) intorno al
valore della frequenza di risonanza stessa.
Un piccolo
elenco di esperimenti
Ciò che sembra spessissimo scaturire dalla
critiche a Benveniste, specie per ciò che
riguarda questi più recenti aspetti della
sua ricerca, è che sembra si stia parlando
di sue idee balzane con nessuna base
sperimentale.
Diamo invece
un’occhiata agli svariati sistemi
sperimentali su cui Benveniste ha messo alla
prova le sue idee.
Dal 1984 al 1990:
- Degranulazione dei Basofili tramite alte
diluizioni di anticorpi anti-IgE.
- Inibizione della degranulazione dei
basofili attraverso alte diluizioni di
Istamina.
Dal 1990 al 1998
- Cuore di porcellino di Guinea: testate più
di 30 sostanze, prima in alta diluizione,
poi attraverso la trasmissione diretta
utilizzando un amplificatore, e infine
registrando e riproducendo il segnale
molecolare grazie ad un computer.
- Attivazione dei neutrofili tramite del
Forbolo-Miristato-Acetato trasmesso da un
amplificatore in tempo reale.
Dal 1997 al 1998:
- Precipitazione di Ag/Ab. Rilevazione del
“segnale” registrato di batteri (e, per
estensione, di antigeni o anticorpi)
riproducendolo ad una reazione immunitaria
specifica per quel segnale.
1998:
- Test dermatologici. Iniezioni
intradermiche su porcellini di Guinea o
conigli di acqua “informata” con il segnale
di vasodilatatori come istamina, serotonina,
acetilcolina, bradichina, che inducono una
locale vasodilatazione sulla pelle che viene
inibita dallo specifico inibitore della
molecola originale.
Dal 1999 al 2001:
- Coagulazione del sangue. Acqua “informata”
col segnale registrato di eparina va a
ritardare o ad inibire la coagulazione del
sangue. Il sistema è stato totalmente
automatizzato realizzando un bioanalizzatore
che realizza tutti i test senza intervento
umano.
Un piccolo
elenco di applicazioni
E’ ovvio che da questi risultati
sperimentali eclatanti ci si può aspettare
tutto un fiorire di possibili applicazioni,
sia per ciò che concerne la possibilità di
rilevazione di caratteristiche biologiche
sia per ciò che riguarda la capacità di
agire su sistemi biologici.
Prendiamo da
Benveniste un’utile schematizzazione:
|
|
Diagnostica - Rilevazione * |
Applicazione dei segnali |
|
Agricoltura |
Rilevazione di microorganismi
contaminanti (batteri, virus,
muffe, O157H7, salmonella, ...).
Rilevazione di prodotti
transgenici |
Additivi alimentari: bevande,
stimolanti (caffeina, nicotina,
...).
Idroponica, fertilizzanti
digitali e stimolatori della
crescita. |
|
Industria Farmaceutica
|
Farmacologia digitale
sperimentale |
Farmaci digitali:
anticoagulanti, beta-bloccanti,
cerotti di nicotina, ...
|
|
Industria Omeopatica
|
Controllo di qualità dei
processi di fabbricazione.
|
Prodotti omeopatici digitali.
|
|
Trattamenti Diagnostici |
Test
clinici di laboratorio:
antigeni, anticorpi (inclusi i
batteri,
i virus, i prions,
...).
Mappatura elettromagnetica a
bassa frequenza del corpo umano.
|
Trattamenti elettromagnetici
locali.
Prodotti locali per la
cura della pelle
(arnica, anti radicali
liberi,...). |
|
Ambiente |
Analisi delle acque. |
Pesticidi elettromagnetici. |
*Vantaggi della rilevazione:
-
Rilevazione di concentrazioni molto basse
(10-14 M)
-
Il campione può essere registrato da remoto
-
Monitoraggio in tempo reale di miscele
complesse
-
Archiviazione permanente dei
campioni registrati
Una
commemorazione sui generis
Jacques Benveniste ci ha purtroppo lasciato,
durante un intervento chirurgico al cuore,
nei primi giorni dell’Ottobre 2004.
Pochi giorni dopo, ricevo una telefonata da
Emilio Del Giudice che è a dir poco
scandalizzato dal tono aggressivo e dal
contenuto fuorviante di una sorta di
articolo di commemorazione apparso su
Nature.
Così, stimolati da Emilio, Martin
Fleischmann ed io, decidemmo di scrivere una
lettera aperta (considerammo inutile provare
a farla pubblicare sulla stessa Nature), che
ora si può leggere su svariati siti web ed è
stata pubblicata sul numero IV del 2004 di
Anthropos & Iatria (pagg. 86-87).
Bibliografia
P.Greco "La ragione disciolta in un
bicchiere d'acqua fresca" Tempo Medico, 553
(19 marzo 1997)
Anonimo "When to believe the unbelievable"
Nature, 333, 787 (1988)
E.Davenas, F.Beauvais, J.Amara, M.Oberbaum,
B.Robinzon, A.Miadonna, A.Tedeschi,
B.Pomeranz, P.Fortner, P.Belon,
J.Sainte-Laudy, P.Poitevin and J.Benveniste
"Human basophil degranulation triggered by
very dilute antiserum against IgE" Nature,
333, 816-818 (1988)
J. Maddox, J. Randi and W. W. Stewart "'High
dilution' experiments a delusion" Nature,
334, 287-290 (1988)
J. Benveniste "Reply" Nature, 334, 291
(1988)
Sito web della DIGIBIO, società fondata da
J. Benveniste:
www.digibio.com
F. Di Trocchio “Le bugie della scienza”
Mondadori (1993)
S. J. Hirst, M. A. Hayes, J. Burridge, F. L.
Pearce, J. C. Foreman
"Human basophil degranulation is not
triggered by very dilute antiserum against
IgE" Nature, 366, 525-527 (1993)
P. Belon, J. Cumps, P. F. Mannaioni, J.
Ste-Laudy, M. Roberfroid, F. A. C. Wiegant
"Inhibition of human basophil degranulation
by successive histamine dilutions: results
of a European multi-centre trial"
Inflammation Research, 48, supplement 1:
S17-18 (1999)
P.Fisher "The End of the Benveniste Affair?"
The British Homeopathic Journal, 88, 4
(1999)
Bibliografia
selezionata
ulteriore di Jacques Benveniste
(estratta da circa 300 pubblicazioni su
riviste internazionali, di cui 26 sul
Journal of Immunology)
J. Benveniste,
P. M. Henson, C. G. Cochrane "Leukocyte-dependent
histamine release from rabbit platelets: the
role of IgE, basophils and a
platelet-activating factor" J.Exp.Med., 13,
1356-1377 (1972)
J. Benveniste "Platelet-activating
factor, a new mediator of anaphylaxis and
immune complex deposition from rabbit and
human basophils" Nature, 249, 581-582 (1974)
J. Benveniste,
J. P. Le Couedic, J. Polonsky, M. Tence "Structural
analysis of purified platelet-activating
factor by lipases" Nature, 269, 170-171
(1977)
M. Chignard, J.
P. Le Couedic, M. Tence, B. B. Vargaftig, J.
Benveniste "The role of platelet-activating
factor in platelet aggregation" Nature, 279,
799-800 (1979)
H. Chap, G.
Mauco, M. F. Simon, J. Benveniste, L.
Douste-Blazy "Biosynthetic labelling of
platelet-activating factor (paf-acether)
from radioactive acetate by stimulated
platelets" Nature, 289, 312-314 (1981)
F. Beauvais, T.
Shimahara, I. Inoue, J. Benveniste "Anti-IgE
induces the opening of non selective cation
channels on human basophils"
Fundam.Clin.Pharmacol., 8, 246-250 (1994)
C. M. Nguer, O.
Pellegrini, P. Galanaud, J. Benveniste, Y.
Thomas, Y. Richard "Regulation of
paf-acether receptor expression in human B
cells" J.Immunol., 149, 2742-2748 (1992)
C. Calabresse,
C. M. Nguer, O. Pellegrini, J. Benveniste,
Y. Richard, Y. Thomas "Induction of
high-affinity paf-acether receptor
expression during T cell activation"
Eur.J.Immunol., 22, 1349-1355 (1992)
F. Beauvais, C. Hieblot, C. Burtin, J.
Benveniste "Regulation of human basophil
activation. III. Impairment of the
inhibitory effect of Na+ on IgE-mediated
histamine release in patients with allergic
rhinitis" J.Allergy Clin.Immunol., 90, 52-58
(1992)
F. Beauvais, C.
Hieblot, C. Burtin, J. Benveniste "Regulation
of human basophil activation. IV.
Dissociation between cationic dye binding
and histamine release: role of Ca2+ ions"
Fundam.Clin.Pharmacol., 6, 153-158 (1992)
O. Pellegrini,
E. Davenas, L. Morin, J. Benveniste, Y.
Manuel, Y .Thomas “Stress proteins in
human lymphocytes. II. Modulation of stress
proteins in a human T cell line”
Eur.J.Pharmac., 270, 221-228 (1994)
B. El Azzouzi,
G. Tsangaris, O. Pellegrini, J. Benveniste,
Y. Manuel, Y. Thomas
“Cadmium induces apoptosis in a human T cell
line” Toxicology, 88, 127-139 (1994)
P. Hilliquin, J.
Natour, J. Aissa, P. Guinot, S. Laoussadi,
J. Benveniste, C. J. Menkes, B. Arnoux
“Treatment of carrageenan-induced arthritis
by platelet-activating factor (paf)
antagonist BN 50730” Ann.Rheum.Dis., 54,
140-143 (1995)
P. Hilliquin, H.
Harran, J. Aissa, J. Benveniste, C. J.
Menkes “Correlations between
paf-acether and tumor necrosis factor in
rheumatoid arthritis” Scand.J.Rheum., 24,
169-173 (1995)
R. Guimbaud, A.
Izzo, J. P. Martinolle, N. Vidon, D.
Couturier, J. Benveniste, S. Chaussade
“Intraluminal
excretion of paf, lysopaf, and
acetylhydrolase in patients with ulcerative
colitis” Digest Dis.Sci., 40, 2635-2640
(1995)
R. M. Korth, M.
Hirafuji, J. Benveniste, F. Russo-Marie
“Human umbilical vein endothelial cells:
specific binding of platelet-activating
factor and cytosolic calcium flux”
Biochem.Pharmac., 49, 1793-1799 (1995)
J. Aïssa, H.
Harran, M. Rabeau, S. Boucherie, H.
Brouilhet, J. Benveniste “Tissue
levels of histamine, paf-acether and
lysopaf-acether in carrageenan-induced
granuloma in rats” Int.Arch.Allergy
Immunol., 110, 182-186 (1996)
V. Elia, E.
Napoli and R.Germano
“The ‘Memory of water’: an almost deciphered
enigma. Dissipative structures in the
extremely diluted aqueous solutions”
Homeopathy, 96, 3, 163-169 (2007)
R. Germano
“AQUA. L’acqua elettromagnetica e le sue
mirabolanti avventure” Bibliopolis (2007)
R. Germano
“Acqua fresca e Omeopatia, ovvero un
Comitato per il Controllo delle Affermazioni
Normali ?” in “Scienze, Poteri e
Democrazia”, Editori Riuniti (2006), 375-416
NOTE
Jacques Benveniste ci ha
lasciato, durante un intervento chirurgico
al cuore, nei primi giorni dell’Ottobre
2004.
Bisogna però dire che, qualche annetto più
tardi, un lavoro del genere venne
effettuato,
ulteriori studi, tesero a sconfessarlo, ma
altri studi confermarono le tesi di
Benveniste: S.J.Hirst,
M.A.Hayes, J.Burridge, F.L.Pearce,
J.C.Foreman "Human basophil degranulation is
not triggered by very dilute antiserum
against IgE" Nature, 366, 525-527 (1993).
vedi:
Memoria dell'acqua e del sangue
L'acqua “Risuona”
significa che puo' anche oscillare alla sua
frequenza di risonanza.
La
risonanza acustica è la condizione in
cui un sistema vibrante, come una corda, o
un bicchiere di cristallo, o altro, risponde
con le oscillazioni massime ad una forza
oscillante esterna, cosa che accade quando
la frequenza di tale sollecitazione coincide
con la frequenza naturale di oscillazione
del corpo, che dipende dalle caratteristiche
meccaniche e geometriche dello stesso. Cioè,
pizzico una corda di chitarra e mi emette un
bel DO, oppure un bel FA, è perché ha una
certa lunghezza, un certo diametro ed è
costituita di un certo materiale. Se
starnutisco forte vicino ad una chitarra
sollecito ad oscillare in risonanza quasi
tutte le corde: provare per credere.
Analogamente si
parla di risonanza per sistemi oscillanti
elettromagnetici invece che meccanici, come
nel caso dei circuiti elettrici di sintonia
di una radio.
(NdR) E’ di recente
pubblicazione il volume dell’autore: “AQUA.
Le mirabolanti avventure dell’acqua
elettromagnetica”, ed. Bibliopolis (Napoli,
2007).
Tratto da: airesis.net