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Se
leggiamo la Genesi prestando particolare attenzione ai termini ebraici
usati dallo scrittore (o dagli scrittori – NdR) possiamo trarre
insegnamenti molto più significativi di quanto si possa fare leggendo
solo la versione in lingua italiana.
La lingua ebraica usava lettere
dell'alfabeto che avevano ciascuna un proprio significato culturale e
mistico, per cui la somma di varie lettere per formare una parola
corrispondeva in italiano alla formazione di una frase, fatta di parole,
ciascuna delle quali possiede un senso proprio. (NdR....che erano la sommatoria
dei significati delle singole lettere che componevano la parola stessa).
Se si trascura il senso proprio delle lettere si perde il senso più
profondo del racconto della Genesi.
Continua QUI,
analisi delle:
Le
scritture degli I-Dei +
Prime parole della Genesi
1 +
Prime parole della
Genesi 2 +
Falsificazione
della Bibbia
Lettere, numeri, ed info sull'Ebraico antico,
pre-sinaitico:
http://paperzz.com/doc/354741/hebrew-letters-numbers---bet-hashem-midrash
http://www.revelation2seven.org/WebPages/SideLinks/PhonicianToEnglish.htm
Ecco alcuni esempi:
Barah
(Creare).
Questo termine ebraico indica letteralmente "Trarre
qualcosa di concreto da una idea astratta" o anche "rendere
visibile qualcosa partendo da elementi invisibili".
L'idea di creare dal nulla venne fatta derivare dal primo significato, ma
in realtà l'atto del creare di "Dio" è più simile a quello di un muratore
che costruisce una casa in base ad una sua idea astratta, usando elementi
basilari di molto inferiori alla casa, come i mattoni.
Nel Libro di Abramo la creazione viene descritta in due fasi: una
creazione spirituale, una sorta di formazione di uno stampo, un modello
fatto di materia spirituale, più sottile ed invisibile.
Ed una successiva creazione fisica, materiale, per dare concretezza fisica
alle creazioni spirituali.
Il termine Barah in effetti descrive entrambe
queste azioni: fabbricare qualcosa che prende la forma di una precedente
cosa spirituale, organizzando elementi di base disorganizzati.
La stessa cosa che avviene ogni volta che nasce un fiore.
Elohim
(Dio).
Splendido termine che racchiude significati molto più ricchi di
quelli insiti nella traduzione italiana "Dio" che deriva dal
sanscrito DIV ed indica Luce. Si tratta della forma plurale del termine
Elohà che a sua volta è composto dall'unione di due radici antiche.
El e Hoa. Hoa è l'antica radice che indicava l'Essere Supremo, Colui che
esiste di per sé, che non è generato ma ha vita in se stesso. Il
prefisso El corrisponde al nostro Colui, indicando la persona in senso
astratto. "Colui che ha vita in sé" è quindi il significato
del termine Eloha. Messo nella forma plurale, il termine Elohim assume il
senso di "Coloro che hanno vita in se stessi" cioè che sono la
Fonte della Vita.
E tuttavia il verbo abbinato al soggetto è al
singolare, come sarebbe in italiano se dicessimo "Coloro che hanno
vita in sé creò i cieli e la terra". Scartando l'idea che si tratti
di un errore di grammatica da parte dello scrittore (insostenibile data
l'importanza del testo) non resta che attribuire a questa discrepanza un
senso voluto. Nella lingua italiana usiamo il verbo al singolare con un
soggetto plurale in casi particolari:
"La mandria si spostò lentamente". La mandria è un termine
che indica una pluralità di soggetti, ma che possono essere descritti
come una unità. Il verbo al singolare costringe a ritenere Elohim un nome
collettivo, una pluralità che è anche una unità (un insieme di
individui con un unico fine NdR). Coloro che hanno vita in sé sono quindi
(minimo, NdR) una Coppia, una unità formata da (minimo NdR) due singoli,
come suggerisce la creazione di Adamo ed Eva.
Adamo
a immagine di "Dio"
Quando Elohim decide di creare l'uomo (il verbo usato
nella Genesi per la creazione dell'uomo è lo stesso usato per descrivere
la creazione dei cieli e della terra) dice: "Facciamo Adam a nostra
immagine e conforme alla nostra somiglianza". Il verbo qui è al
plurale: dato che in ebraico il plurale maiestatico non esiste, non
possiamo pensare che Elohim sia una persona che parla a se stessa. Si
tratta di un componente della coppia che parla all' altro componente, e
dice: "Facciamo Adam come siamo fatti noi".
Il nome Adam è un
termine collettivo che indica gli Umani. Il termine tradotto con Immagine
è Zèlem ed ha un significato plastico; una statua ha la stessa immagine
della persona che rappresenta; lo specchio riflette le stessa immagine di
chi si guarda. Una parola moderna potrebbe essere Forma.
Il termine tradotto con Somiglianza è Demut ed ha un significato
astratto; un pettine di legno ha la stessa sostanza di un bastone di
legno, anche se ha forma diversa. Un termine moderno potrebbe essere
Sostanza. "Dio" disse: " Facciamo gli Umani con la nostra forma e con
la nostra sostanza". E "Dio" fece gli Umani maschio e femmina, capaci
di pensare e di scegliere liberamente.
Adamo
ed Eva
La prima descrizione di queste due parti dell'Adam originale è
tradotta con " maschio e femmina" ma i termini ebraici dicono
molto di più di quanto questi termini dicano in italiano. Zachar
(maschio) deriva da una radice antica che indica ciò che è evidente,
esteriore, attivo. Nekebah (femmina) deriva da una radice che indica ciò
che è nascosto, interiore, passivo. Altri due nomi vengono usati per
descrivere Adamo ed Eva: Ish ed Ishà.
La radice Ish significa "iniziare, dare forma, seminare" ed
aggiungendo la desinenza Ah si ottiene "ciò che procede da Ish"
cioè "cioè che porta a compimento quanto seminato".
Anche in questa collaborazione, prima viene il progetto e poi viene la sua
attuazione pratica, fino a formare figli che riempiano la Terra. Parlando
di nomi propri la Genesi chiama Adam l'uomo e Hewa la donna. Adam è lo
stesso termine usato prima come collettivo, e deriva da una radice che
indica ciò che è omogeneo, un insieme di molte parti che si assimilano
fra loro.
Anche l'Adam "persona" è un collettivo, qualcosa composto da
varie componenti.
Hewa è il nome dato alla donna e deriva dalla radice del verbo Essere,
proprio come il nome di "Dio" Yawhè.
Significa letteralmente Base della
Vita, come è specificato dalla spiegazione "perché è la madre di
ogni vivente".
Il
Settimo Giorno (Shabbat = Sabato)
Dopo sei giorni di creazione Dio si riposa nel settimo
giorno. Il termine usato nella Genesi per indicare il lavoro da cui "Dio" si
astiene nel settimo giorno è Melakà che ha sempre un significato di
lavoro comandato, eseguito su ordini altrui. L'istituzione del Giorno di
Riposo è fissata attribuendo al "Dio" Creatore un lavoro comandato,
eseguito per adempiere ad un incarico ricevuto.
Nel giorno di riposo anche "Dio" si astenne dal lavorare, e l'uomo è quindi invitato a riposare. Il
racconto della creazione non è un atto singolo ed arbitrario fatto da un
Dio unico abitante dell'universo; è piuttosto un compito complesso
progettato, eseguito e portato a compimento da una pluralità di soggetti,
tutti accomunati nel termine Elohim
(dei al plurale), fra i quali esistevano relazioni
gerarchiche.
Nel vangelo di Giovanni viene spiegato che "Nel
principio (NdR: non temporale, ma dell'idea) era il Logos (la Parola concreta) ed il Logos era presso Dio, ed
il Logos era "Dio".
Ogni cosa fu creata per mezzo di Lei". Nella Divinità c'erano il
Logos e Colui che lo incaricò di creare ogni cosa.
La Genesi usa due
termini per chiamare le due Persone della Divinità: Elohim e
Yawhè.
Agirono insieme nella creazione, uno
Progettista e Mandante, l'altro
Esecutore e Mandatario.
Il
Giardino di Eden
La traduzione chiama Giardino il termine
Gan e lascia non
tradotto il nome Eden, come se si trattasse del nome di un luogo, come a
dire Piazza Garibaldi.
Ma in ebraico questi due termini Gan Eden hanno significati molto
interessanti ed illuminanti.
Gan è invero un recinto, uno spazio separato
dal resto, come avviene per un giardino che è circoscritto da un recinto.
Il termine Giardino va quindi bene se lo si intende come "spazio
separato dal resto e da esso diverso".
Il termine Eden deriva da una
radice che indica ciò che ha dei limiti, dei confini fissati che non
possono essere oltrepassati.
Il Giardino di Eden è quindi un luogo specifico, circoscritto, nel quale
ci sono limiti e confini che fuori dal recinto non esistono. È una sorta
di nicchia nell'universo dove esistono limiti precisi di spazio e di
tempo. "Dio" pone gli Umani all' interno di questa nicchia (NdR: il corpo
Psico-Fisico degli esseri Viventi).
L'albero
della conoscenza
Il termine Hetz tradotto con Albero non indica solo un
albero, ma tutto ciò che produce frutti elaborando in sé nutrimenti ed
energie tratti dall' esterno, come fa l'albero che trae elementi dalla
terra tramite le radici, ed energia dal sole mediante le foglie, e le usa
per produrre fiori e frutti. Abbinato al termine Ha-dahat (conoscenza)
questo albero non può essere una normale pianta;
Dahat deriva da due
radici che indicano Mano e Pelle e può essere tradotto letteralmente con
"la mano sulla pelle". Conoscere non è una attività del
pensiero, nella Genesi, ma una esperienza congiunta fra i sensi fisici e
la mente astratta.
Per conoscere qualcosa la si deve toccare con il corpo e con la mente.
L'albero della conoscenza è quindi un tipo di vita
vissuta che usa l'esperienza
fisica come strumento per accrescere la scienza intellettuale dell'uomo e
per produrre frutti mediante una interna elaborazione.
Non è solo "coltivare il suolo" ma scoprirne le leggi mediante
l'esperienza e creare frutti nuovi.
Il
frutto proibito.
Sebbene la tradizione cristiana abbia individuato in
questo simbolo l'atto sessuale, che "Dio" avrebbe proibito e che Eva avrebbe
deciso di assaggiare, seducendo Adamo, il testo della Genesi letto in
ebraico insegna concetti assai diversi.
Nel proibire il frutto
"Dio" spiega
ad Adamo che "nel giorno in cui ne mangerai una parte come cibo,
morirai la morte".
E dopo la disobbedienza Dio spiega al trasgressore che "il suolo sarà
maledetto per quanto ti riguarda; con penosa fatica ti ciberai da esso per
tutti i giorni della tua vita, finché tornerai nel suolo".
Il prezzo
per vivere il tipo di vita basato sull'esperienza diretta liberamente
scelta sono la morte e il dolore.
Adamo viene escluso dall'Albero di Vita
e deve passare attraverso l'esperienza della morte.
D'altra parte "Dio"
ammette che "adesso Adam è diventato come uno di noi, conoscitore
del bene e del male" mostrando che quella era la strada giusta da
scegliere se Adam voleva progredire da suo stato di
"manutentore" per avvicinarsi a quello di "creatore".
Tratto
da:
http://www.mormoni.com/langit/Dottrina/capire_la_genesi.htm
Commento NdR: questo articolo e' quasi in perfetta sintonia che i ns.
studi, per questo e' stato pubblicato, anche sul nostro portale.
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