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AELOHIM =
e' la parola antica fenicio-aramaica-samaritana-ebraico
antico
che definiva sia gli ELETTRONI
(parti-celle subatomiche di carica negativa),
sia gli Esseri luminosi, gli "dei" discesi dal
cielo, che hanno aiutato gli
Umani nella loro evoluzione, descritti negli
antichi testi, Bibbia compresa.
Delle tre parti-celle
che costituiscono gli
atomi, l'elettrone
è di gran lunga il più leggero ed il più
piccolo. Per avere un idea del suo peso dobbiamo
pensare che ci vorrebbero dieci miliardi di
miliardi di miliardi di elettroni per fare un
solo grammo di materia !
Il film del
movimento di un elettrone:
Guarda
il video
Ottenuto da
ricercatori svedesi dell’Università di Lund.
Permetterà nuove applicazioni dell’elettronica.
"Per la prima volta
lo abbiamo ripreso mentre si svincola dal nucleo
attorno a cui gira vorticosamente e fugge via a
cavallo di un raggio di luce". Con questa
suggestiva immagine un gruppo di fisici svedesi
dell’Università di Lund, ha annunciato una nuova
conquista della fisica atomica:
il primo film di un elettrone in movimento.
Un successo da Oscar della scienza. Finora erano
state prese immagini istantanee dell’elettrone,
ora si passa a sequenza animate che permettono
di studiare più a fondo il comportamento di
queste particelle, alla base, oltre che della
materia di tutto l’Universo,
anche di tutta l’elettronica, dai computer ai
telefonini.
L’elettrone è uno degli ingredienti fondamentali
dell’atomo. Al centro dell’atomo c’è un nucleo
contenente cariche elettriche positive, i
protoni; attorno al nucleo ruotano uno o più
elettroni, ciascuno con una carica negativa.
Con paragone forse troppo semplice, ma
comprensibile ai più, l’elettrone è stato
paragonato a un pianeta che gira attorno al
Sole, ma in scala infinitesimale e con
un’importante caratteristica: la sua velocità
media di rotazione attorno al nucleo è di circa
3 mila km al secondo, cioè l’uno per cento
rispetto a quella della luce. Troppo veloce
perché il suo movimento potesse essere ripreso
con una telecamera.
Il "TRUCCO" -
Ma gli scienziati svedesi sono riusciti a
estendere al mondo dell’estremamente piccolo
quell’artificio che nelle discoteche si chiama "luce
stroboscopica": una sequenza di impulsi
luminosi rapidissimi sotto l’effetto dei quali
il movimento dei ragazzi che ballano sembra
scomporsi in una successione di istantanee.
Lo "stroboscopio"
inventato dai ricercatori della Lund è da
primato: è capace di lanciare un impulso di luce
laser ogni "attosecondo", termine con cui i
fisici indicano un miliardesimo di miliardesimo
di secondo. "Per fare capire quando dura un
attosecondo, possiamo dire che esso è tanto
breve quando un secondo lo è rispetto all’età
dell’Universo", ha spiegato il professor
Johan Mauritsson, portavoce del gruppo di
ricerca, il quale ha poi mostrato in anteprima
alla stampa lo spettacolare film dell’elettrone
che oscilla "cavalcando un raggio di luce".
Grazie a questo metodo di ripresa le interazioni
fra
particelle e
radiazioni saranno sempre più evidenti e di
ciò si gioveranno sia i fisici teorici per
spiegare i principi di comportamento della
materia elementare, sia gli applicativi per
inventare nuovi dispositivi in grado di
governare l’utilissimo elettrone.
By Franco Foresta Martin - 26 febbraio 2008
- Tratto da: corriere.it
Commento NdR: in realta' questi
ricercatori NON hanno visto l'Elettrone, ma la
sua "impronta" che Egli determina nel nostro
spazio-tempo nel suo agire....
vedi anche:
Charon
+
le prime 7 parole della
Genesi
+
Ufo nella Bibbia
+
Ufo Astronauti +
Ummiti +
Ufo Astronauti +
Chi
e', cosa e' dio ? +
Chi
e' cosa e' il diavolo ? +
Chi
e' cosa e' il cristo ? +
Chi
siamo noi ? +
Morte
cosa sei ?
Lettere, numeri, ed info sull'Ebraico
antico, pre-sinaitico:
http://paperzz.com/doc/354741/hebrew-letters-numbers---bet-hashem-midrash
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Dell'Elettrone e degli
esseri composti da
elettroni, si parlava gia' nella
Bibbia:
Definizione della parola: AELOHIM
(parola mal tradotta, nelle Bibbie attualmente in
uso, in “Dio”, è scritta nel testo
ebraico
antico originale al plurale,
cioè
significa quindi
Dei,
essendo
Ael
od
Aeloha
la stessa parola espressa al
singolare),
significa anche le innumerevoli Forme di Lui-gli-Dei o se preferite, il Principio,
l’Idea, si Moltiplica in tanti “Dei”,
Aelohim, cioè in tante forme Psico-Materiali,
Energetiche Pensanti, ovvero in
Campi (CEI),
dei corpi
viventi, luminosi (angelici=Extraterrestri) sia corpi umani e/o simil umani
con caratteristiche fisiche particolari.
Precisazione: Il suffisso ...ebraico "im"
indica i plurali per i SOGGETTI e/o le
estensione di spazio solo per gli oggetti.....
Quando si parla di oggetti, significa una
"estensione di spazio"; quando si parla di SOGGETTI
significa una "pluralita' di soggetti" !
Il
termine Aelohim o “Elohìm” (è un termine plurale
maschile, espresso al singolare si scrive e
dice: “el”; al femminile “Eloha”) Esso è un
termine molto dibattuto circa il suo
significato.
Per alcuni, Eloha (singolare femminile) si legge
Alah ovvero Allah (dio dei musulmani).
Generalmente significa “signori” o “guardiani”
ma anche “splendenti”, "portatori di luce".
Questo termine era utilizzato per indicare
potenti personaggi sovrumani "provenienti dal
cielo" e quindi “divinità” e, in alcuni casi
come “angeli” e anche come figli di dio o dei -
vedi gli Annunaki, (NdR: della
Genesi) "coloro che discesero dal cielo".
Oggi sarebbero definiti dal genere umano, come
“alieni” e furono adorati-venerati, come “dei”.
Quella che forniamo qui sotto e’ solo una delle
possibili definizioni della parola AElohim.
"AE", sta
per l'articolo "IL" lettera "HET" consonante e
non vocale e si scrive attaccata alla parola.
Un
inciso: La parola “El” (dio al
singolare) significa: l’elevato, colui che si
innalza nel cielo, colui che conosce, il
"forte" il "potente" e questa
definizione si trova in gran parte delle civiltà
mediorientali e indoeuropee, radice dalla quale
e’ nata, in caldeo, ebraico, arabo, siriano,
etiopico, la
parola dio….espressa al singolare !
Elo + him significa proprio: la moltiplicazione
della parola El, quindi il plurale della parola
singolare El.
La
parola “Dio” (parola espressa al singolare) in
Ebraico si traduce come EL ELYON
(parola espressa al singolare maschile)
.
Nell’antico testamento questa parola NON esiste
ne’ e’ menzionata; ma al contrario e’
menzionata e citata la parola Aelohim e/o
YHWH (YAOUE’);
cio’ significa che la Genesi e’ stata
probabilmente scritta da diversi autori e/o
potrebbe darsi che YHWH sia solo il
capo/re/signore, degli Aelohim, razza di esseri
provenienti da lontano….., probabilmente dal
cielo….astronomico, quindi potrebbero essere
extraterrestri: Isaia – Cap. 13: verso 5, …
"Vengono (gli Elohim) da un paese lontano,
dall'estremo orizzonte, il Signore Yahwhe e gli
strumenti della sua collera, per devastare tutto
il Paese": "BHAIM HEM MEHEREZ MERCHAK,
MIKZE HASHAMYIM YAHWHE UKLEY ZAHAMO LECHABEL
BAHAREZ".
Che gli Aelohim avessero
sembianze umane e’ certo, perche’ e’ scritto
nella Torah’:
ELOHA YAHEWE: Esodo Cap. 33: verso
11:….."Cosi il
Signore Yaweh' parlava a
Mose' faccia a faccia, come un uomo parla con
altro" …."VADIBER YAHWHE EL MOSHE PANIM EL PANIN
KAHASHER YEDABER HISH EL REHEHU"
ELOHIM:
Samuele 1 Cap. 4:8 "Guai a noi, chi
ci libererà dalle mani di queste divinità Elohim
cosi potenti ? Queste divinità hanno colpito con
ogni piaga l´Egitto nel deserto": HOY LANU
MI YAZILENU MIYAD AHELOHIM HAHADIRIM AELLE: ELLE
HEM AELOHIM HAMAKIM ET AMIZRIM BECHOL MAKA
BAMIDBAR".
Anche
la parola, successivamente introdotta nel testo
della Torah’: Adonai, (parola espressa al
plurale), significa Signori (parola espressa
anch’essa al plurale); la parola ADONAY e’ quindi una
parola plurale della quale il singolare è ADON
che significa Signore.
Quindi la parola Adonai e' in
realta' un pronome al plurale, significa Dei,
non Dio (singolare), come la parola Aelohim
(Dei); il singolare di Adonai e' Adon, dalla quale deriva
la parola "Don" =
signore anche in italiano.
Nelle varie edizioni
delle Bibbie, la parola Adonai (plurale) viene
tradotto impropriamente con "Signore" e,
nell'astronomia, rappresenta il Sole;
Quindi
anche la parola della Genesi “Aelohim” è stata
tradotta impropriamente nelle Bibbie di oggi, con
il termine “dio” (singolare); questa errata traduzione non
rende il significato profondo di quel Nome, anche
perché essa è una parola del testo originale, lo
ricordiamo ancora una volta, espressa al plurale e non al
singolare; i traduttori avrebbero dovuto scrivere
la parola “Dei”, ma siccome questi religiosi
erano “monoteisti” la cosa a loro suonava male
e quindi hanno falsificato il testo per far
quadrare le cose.
La
Parola Aelohim, ben ritradotta, significa anche: LUI-Essi-che Sono
(Lui, in tutti - Tutto ciò che È e che dice di Sé,
IO Sono, contiene LUI, il Principio, come idea,
non come inizio temporale, l’Assioma, la
Coscienza): Lui-gli-Dei, l’ImManifesto in Tutti,
come iDea principiale e matriciale; come forma
Fisica esteriore significa, oltre ad esseri
luminosi e/o provenienti dal cielo astronomico,
Angeli, Extraterrestri,
simili
agli umani, ma anche: ELETTRONI (Particella
sub atomica).
Questa parola
è l’antico nome in Ebraico, Fenicio, degli
Elettroni/Positroni
(+ e -), prima Forma
Energetica Complessa assunta dall’InFormAzione
Quantico-Tachionica, nel Fotone e quindi
nell’Elettrone (insieme fotonico) e contenente
la Coscienza, il Principio, lo
Spirito elaborato,
reso sempre più complesso, personalizzato e
quindi memorizzato negli atomi che compongono il
vivente (e quindi anche nel
VuotoQuantoMeccanico), che attiva e tende ad ampliare
sempre il proprio
Campo Psico Energetico Informato
(CEI), all’interno del quale il corpo fisico si
manifesta.
vedi:
http://web.tiscali.it/angolodidario/unmondodiscritture/Ebraico.html
Questa
parola (Fenicia
ed Ebraica) “Aelohim”, intesa come elettroni,
si contrasse al tempo dei Greci in “AEONI” (Eoni,
Ioni = vedi dizionario: “Esseri Eterni intermediari tra Dio, lo Spirito, il Pensiero e la
Mater-ia”); dal tempo di
Gesù il Nazareno
fino al secolo scorso, fu utilizzata dalle
correnti esoteriche, poi se ne modificò
leggermente il suono in Elettroni (positroni cioè
elettroni con carica positiva), però rimase il
suo significato: Aelohim - Elettroni: “Portatori
di Luce, di Informazione”, portatori di
energia; oggi li definiamo impropriamente così:
“particelle con carica Elettromagnetica con
caratteristiche anche ondulatorie”; in realtà
esse hanno la proprietà di assumere possibilità
e forme ondulatorie o di trasmutarsi in forze
“cariche” elettromagnetiche a seconda del caso
e delle necessità.
Il
fisico del Plasma dr.
Winston Bostick ha
affrontato esattamente questo problema studiando
la fisica delle particelle “sub atomiche” e di
conseguenza anche quelle
dell’Elettrone/Positrone, scoprendo che essi non
corrispondono a nessuna concezione tipo: “punto
materiale carico elettricamente”,
definizione che si trova in molti libri di fisica;
ma “essi” devono essere compresi come un
processo idrodinamico che può avere molte forme,
trasmutandosi a seconda delle necessità, in
carica “forza” elettromagnetica od in
“corpuscoli” con massa e che queste possibilità
trasformiste dipendono dal modello del processo più
ampio al quale partecipano ed in certi casi la
geometria del processo richiede l’azione di un
gigantesco numero di Elettroni che forma un
sistema Coerente che può divenire un Campo (CEI)
ed essi di conseguenza si comportano “come se
fossero un solo Elettrone”, come avviene per
esempio nelle onde di corrente nei super
conduttori oppure negli esseri Viventi; infatti
gli Elettroni creano l’UniVerso e lo mantengono
in Vita, assieme alle Creature più complesse, per
portare avanti nella manifestazione il
Progetto Vita.
Il
prof. Moon (USA)
ha considerato anche i nuclei
degli Atomi allo stesso modo, cercando e riTrovando che le possibilità delle loro
configurazioni geometriche (trasformismo,
trasmutazioni, polarizzazione) arrivano a formare
tutti i solidi possibili (perturbazioni
geometrico/spaziali);
queste “scoperte” richiamano immediatamente agli
antichi studiosi che già affermavano tali teorie,
confermate oggi anche dalle scienze più avanzate,
(vedi Nuova
Scienza );
queste “dimensioni geometriche”
divengono poi con le strutture sempre più
complesse, le dimensioni “spazio/temporali”
dei vari Campi ElettroMagnetici Informati
(CEI) alle quali
essi partecipano assieme agli altri esseri più
complessi, ma che hanno minori gradi di libertà.
Il
testo biblico della Genesi che stiamo esaminando
però aggiunge, oltre ai significati già
espressi, che gli Elettroni/Positroni,
sono anche Esseri Intelligenti = Extraterrestri
od Extradimensionali. come anche oggi
afferma una parte dei fisici
e degli scienziati.
Ma sono o possono anche altri esseri extraterrestri:
Angeli-2
+
ANGELI,
DEMONI,
EXTRATERRESTRI
+
Angeli-1 ed Extraterrestri
+
Angeli-3 ed Extraterrestri
E’ stato dimostrato
che il sangue è l’organo con minori probabilità
di mutazione. Se si esclude quella di cui stiamo
dibattendo, la scienza non ha mai registrato
altre mutazioni genetiche nel sangue. Elemento
che supporta la tesi secondo cui il fattore
RH- sia stato introdotto da una fonte esterna,
ad esempio esseri simili agli umani, ma non
terrestri.
E’ possibile che
una specie aliena abbia manipolato la vita
preesistente sul pianeta per creare l’uomo
moderno ?
La Stirpe Giunta dal
Cielo.
Molti testi antichi, compresa la Bibbia,
sembrano supportare questa teoria. Molte storie
nei testi antichi, in particolare quelle
contenute nei testi pre-cristiani, narrano di
una stirpe giunta dal cielo che avrebbe creato
l’uomo a propria immagine.
L’uomo primitivo (NdR:
naturalis) li
identificò come divinità dalla straordinaria
longevità, e capaci di compiere prodigi, ad
esempio volare su strani veicoli e provocare
assordanti boati e/o sparando fuoco da tali mezzi.
Gli esseri umani assistettero alla edificazione
di mastodontici monumenti anche con pietre
pesanti in certi casi anche oltre le 1.000 tons, e splendide città da
parte di queste creature apparentemente "divine",
in realta' chiate cosi perche' andavano e
venivano dal cielo con le loro macchine volanti
chiamate ad esempio in India negli Ayurveda;
"Vimana").
Perché dal punto di vista di un umanoide
primitivo essi non potevano che apparire come
"divinità".
Ma in realtà chi
erano, tali divinità ? Le storie antiche ci
dicono molto su di esse. Mediante ciò che si
suppone fosse tecnologia avanzata potevano
volare in cielo e nello spazio. Erano maestri di
aviazione, di metallurgia, di astronomia,
medicina e – ovviamente – di genetica.
Conoscevano la energia atomica ed utilizzarono
il suo potere distruttivo, a giudicare dalle
prove prodotte da studi di paleo-geologia (v.
correlati). Conoscevano le tecniche della
agricoltura e sapevano come creare cereali più
nutrienti ed altri derivati alimentari. Tutte le
granaglie con cui gli esseri umani si alimentano
da molto tempo, sono apparse contemporaneamente
sul pianeta nel corso di un periodo non più
lungo di 10.000 anni. Tempo molto breve,
biologicamente parlando, oltre il quale non fu
più sviluppata alcuna nuova forma di grano.
I nostri testi antichi narrano che un giorno
queste creature iniziarono ad accoppiarsi con
gli esseri umani. La Bibbia dice che gli dei
guardarono le donne e le trovarono piacevoli per
gli occhi e quindi le presero in mogli e
concepirono figli, molti figli.
Nella prima parte di
questo articolo ho descritto cosa accade quando
due specie geneticamente simili ma non uguali,
vengano incrociate. Esse producono ibridi, ad
esempio i muli risultanti dalla ibridazione di
cavalli ed asini. Tuttavia la non perfetta
compatibilità genica fa si che i muli nascano
sterili. Di conseguenza quando sarebbero stati
creati gli esseri umani, essi potrebbero essere
stati il frutto di una ibridazione ottenuta in
un laboratorio e ottimizzata mediante tecnologia
avanzata, dal punto di vista delle facoltà
riproduttive.
Potrebbero essere stati creati tre prototipi,
ognuno più avanzato del precedente. I primi due
avrebbero funto solo da iter sperimentale per
giungere all’ultimo e definitivo tipo (v.
correlati). Si sospetta che l’uomo di
Neanderthal sia stato uno dei primi risultati di
questi esperimenti, mentre sarebbe molto più
elevata la possibilità che il Cro-Magnon sia
stato prodotto da tali sperimentazioni. L’ultimo
tipo sarebbe corrisposto a ciò che oggi
definiamo proto-umanità, e da esso sarebbe
disceso l’uomo moderno, cioè il risultato finale
degli incroci tra gli ‘dei’ e la proto-umanità.
Questo incrocio in larga parte non avrebbe
prodotto inconvenienti dal punto di vista della
riproduzione, ad eccezione di una linea di
sangue che sviluppò il fattore RH-negativo, che
cioè non ereditò la proteina ematica connessa
agli antenati scimmieschi.
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La "NASCITA" di
“Yaweh” (Jahwe)
Che Genesi e gran parte del materiale contenuto
nella Bibbia siano echi di eventi immortalati su
pietra precedentemente dai Sumeri è ormai cosa
nota.
La religione ebraica, nata dal culto del dio
En.Lil (“divinita” Sumera) e della sua stirpe, è
giunta a noi come religione monoteista e ha
spianato la strada per il cristianesimo e
l'islamismo. Ma nella sua fase iniziale
l'ebraismo non conosceva una singola divinità.
Quando leggiamo nella Bibbia il plurale Elohim
non dobbiamo lasciarci ingannare dalle
spiegazioni che ora ci vengono date dagli
interpreti e apologeti di una religione
monoteista. Loro dicono infatti che Elohim è un
"plurale majestatis" però non sanno o non
vogliono spiegare, perché in alcuni casi
verrebbe usato questo "plurale majestatis" e
altre volte invece la versione singolare.
La realtà è che il termine Elohim, plurale di
Eloah (provenienti entrambi dalla radice El =
Signore/Dio), indica una “collettività” di dei (NdR:
pluralita’).
Ciò è eco delle innumerevoli iscrizioni sumere
in cui si parla di “consiglio degli dei”, dei
“sette che decretano i fati” ecc.
Abbiamo già affrontato in un precedente articolo
(vedi: La nascita di Satana) il tema
fondamentale dell'enoteismo ebraico e di come
venne creata la figura di Satana riferita alla
stirpe enkita (En.Ki, fratellastro di En.Lil, e
tutta la sua progenie, erano rappresentati dal
Serpente, nella cultura Sumerica).
Qui andremo invece ad analizzare in profondità
la nascita e l' evoluzione della figura di El
fino ad identificare Yaweh.
1) Da En.Lil a El
En.Lil, figlio di Anu, fratellastro di En.Ki,
era considerato in Mesopotamia la maggiore
divinità. Anche se a capo del pantheon sumero
stava Anu, la sua figura era più quella di un
“patrono” che quella di un Dio-guida. Era una
“carica onoraria”, onorifica, in quanto padre
delle due divinità principali, appunto En.Lil ed
En.Ki le quali, assieme ai loro discendenti,
fecero nascere ed evolvere la civiltà a Sumer.
Il nome En.Lil significa letteralmente “Signore
del Vento/Aria” (NdR: “colui che domina l’aria”,
per cui poteva volare nel cielo, di moto proprio
oppure con “macchine volanti”) ma il termine Lil
ha anche il significato di “potere, comando”. Da
qui la traduzione di “Signore del Comando” che
viene fatta in molte tavolette sumere dedicate
all' esaltazione della figura di questa
divinità.
En.Lil veniva chiamato anche Ellil, nome da cui
è nata poi la radice accadica Ilu per descrivere
“gli dei”, e dalla quale a sua volta nacquero il
termine ebraico El e quello arabo Allah.
El, dunque, non era un nome proprio di una
divinità ma un termine descrittivo (NdR:
generico di una stirpe).
Uno degli appellativi accadici di En.Lil era
Ilu.Kur.Gal, 'Signore della Grande Montagna',
che è esattamente lo stesso epiteto che
l'ebraismo usa per la sua divinità con il nome
El Shaddai.
A questo punto è bene tenere presente una cosa:
essendo l' ebraismo nato dalla devozione a
En.Lil, è a lui che vengono attribuiti tutti gli
eventi e le azioni principali e “positivi” per
la civiltà ebraica. A lui e alla sua progenie.
Analizziamo quindi alcuni episodi raccontatici
dalla Bibbia che trovano riscontro in testi
sumeri e che riguardano En.Lil, permettendoci di
effettuare questa identificazione tra le due
divinità.
1.1) La Creazione
Nel racconto della creazione dell' uomo, il
testo biblico ci racconta che 'Gli Elohim
(quindi un numero minimo di 2 divinità) crearono
Adamo dalla terra, [...] maschio e femmina li
crearono[...]'.
Successivamente si
dice che 'Allora Il Signore Dio (singolare)
piantò un giardino nell'Eden a Oriente, e vi
pose Adamo, perché lo coltivasse [...]'.
Nelle bibbie moderne
il tutto viene ridotto al singolare, ma è
rimasta la differenza di denominazione tra i due
passaggi.
Nel primo si parla di “Dio” che rivolgendosi a
qualcuno dice (NdR: al plurale) “Creiamo l' uomo
a nostra immagine”, nel secondo si parla del
“Signore Dio” e i verbi sono al singolare.
Da una analisi attenta si comprende come un
gruppo di dei nel primo passaggio crei l' uomo,
e come poi un singolo dio, nel secondo
passaggio, lo ponga nel giardino dell' Eden.
Andando a leggere le traduzioni di alcuni miti
sumeri, troviamo una esatta corrispondenza.
Il primo passaggio della Genesi corrisponde a un
testo che in forma contratta è stato incluso
nell'Enuma Elish e che racconta di una riunione
di divinità (vengono menzionati Anu, En.Lil ,
En.Ki e poi Nin.Hur.Sag che viene convocata)
durante la quale En.Ki propone di creare un
essere che porti il fardello del lavoro che
spettava agli dei. Le parole usate da En.Ki e
tramandate nel mito sono:
“L' essere di cui parlo esiste già, dobbiamo
solo imprimergli il nostro marchio”.
Anche qui, come nel primo passaggio della
Genesi, abbiamo un discorso tra varie divinità,
l'uso del plurale, e l' intenzione di creare un
essere umano ad opera di più divinità.
Il testo sumero continua con “Guardate, abbiamo
qui Mami (uno degli epiteti di Nin.Hur.Sag), che
sia lei a dare vita al nuovo essere” e con la
risposta di Nin.Hur.Sag: “Da sola non posso
farlo, abbiamo qui En.Ki dio di grande sapienza,
che sia lui ad aiutarmi in questa impresa”.
Anche in questo passaggio quindi si fa
riferimento al fatto che la creazione avviene ad
opera di almeno due diverse divinità.
Il secondo passaggio della genesi corrisponde al
testo sumero in cui l'Adapa, l'essere appena
creato, viveva nell'Ab.Zu, sotto il dominio di
En.Ki, il suo creatore.
In questo testo si racconta di come gli altri
dei che vivevano e lavoravano nell'E.Din
(Mesopotamia) si ribellarono ad En.Lil (sotto il
cui dominio stava la zona) chiedendo che “Anche
a noi sia portato il Lu.Lu e che sopporti lui le
nostre fatiche”. Fu allora che En.Lil con un
'raid' nell'Ab.Zu rubò l'Adapa e lo portò nell'E.Din,
nella zona a est dell' Eufrate (l'Eden a
Oriente).
Anche in questo caso, come nel corrispondente
racconto biblico, il protagonista è UN dio e non
un gruppo.
1.2) Il Diluvio
Nel racconto biblico del Diluvio Universale, Dio
decide di sterminare gli uomini a causa della
loro “corruzione morale”.
Questo Dio decide di mandare un diluvio che
avrebbe distrutto ogni forma di vita e
simbolicamente lavato il peccato dal mondo.
Improvvisamente però leggiamo che “Noè trovò
grazia nel cuore di Dio perché era un uomo
giusto”. Quindi Dio cambia idea e decide di
salvare non solo Noè, ma anche sua moglie, i
suoi 3 figli, e le 3 nuore.
Dio va da Noè e gli dà istruzioni per costruire
una barca nella quale dovrà salire con la
famiglia prima del diluvio, e stipare provviste
animali e vegetali per poter far ripartire la
vita dopo la catastrofe.
Il racconto sumero è
molto più dettagliato.
E' sempre En.Lil che decide di distruggere i
discendenti di Adapa a causa del loro
proliferare: “Le loro voci mi arrecano fastidio,
il loro accoppiarsi mi toglie il sonno, [...] ma
non posso fare niente contro loro per causa di
mio fratello, Egli li protegge”.
Successivamente En.Lil convoca En.Ki e gli
intima di usare il suo potere per “correggere i
danni che la tua creazione ha portato”... crea
quindi un diluvio che spazzi via l'uomo dalla
terra”, ma En.Ki risponde che “questo non è mio
potere, non è una azione per me... è una azione
per te, En.Lil, e tuo figlio Nin.Ur.Ta. Se vuoi
un diluvio dì a Nin.Ur.Ta di aprire le porte del
cielo”.
La frase conclusiva
del passaggio, pronunciata da En.Lil, è una
trasposizione della frase del racconto biblico:
“Ecco io allora lo farò da me... manderò il
diluvio per spazzare l' uomo dalla terra”.
Nel racconto sumero
però troviamo una differenza significativa.
Mentre nella Genesi è Dio a cambiare idea all'
ultimo momento e decidere di salvare Noè e la
famiglia, nel corrispondente passaggio sumero è
En.Ki a voler salvare Utnapistim, suo sacerdote,
dirigendosi fuori dalla sua casa e facendo finta
di parlare a un paravento di canne (in modo che
comunque Utnapistim potesse sentirlo), perché
En.Lil aveva fatto giurare agli altri dei di non
rivelare la sua intenzione.
Le parole del testo sumero iniziano con “O
capanna di canne ascoltami ! O Muro ascoltami !
Abbatti questa casa, lascia qui ogni tuo bene
terreno e costruisci una nave, riempila di tutto
ciò che è vivo [...]”.
Questa divisione dei
ruoli di distruttore e di salvatore nel testo
sumero, nel momento in cui si sono attribuite a
En.Lil tutte le azioni 'positive' compiute da
altri dei, è stata tradotta nell'improvviso
quanto sospetto”'cambiamento di idea” che
compare nella Genesi.
1.3) La Torre di
Babele
Anche il racconto del Genesi, della Torre di
babele, seppur di poche righe, contiene una
traccia utile a identificare En.Lil con Dio.
Mentre il popolo che si è stanziato nella “Valle
di Shinar” costruisce la città con la torre, “Il
Signore venne giù a vedere la città e la torre
che i figli degli uomini avevano costruito”. A
questo punto Dio, rendendosi conto che l’ uomo
era talmente civilizzato da pensare come un
“popolo” e non come gruppi di singoli o tribù,
vede in questo un pericolo. Questa
preoccupazione traspare dalle parole:
“Guardate ! Ora la gente è unita, con una sola
lingua, ed ecco ciò che cominciano a fare.
Compiendo questo niente sarà più loro
impossibile di ciò che immagineranno”.
Il Signore prende quindi una decisione ed esorta
altri non precisati dei a seguirlo: ‘Venite,
scendiamo e confondiamo le loro lingue, così che
non possano più comprendersi’. La strategia di
Dio è semplice ed efficace. Se gli uomini fino
ad allora parlando una lingua comune erano
riusciti ad organizzarsi, ora con lingue diverse
non ci sarebbero più riusciti.
La Genesi è un
ultracondensato di racconti, e ciò fa sì che le
varie parti del racconto della Torre di Babele
siano riportate di seguito anche se descrivono
momenti diversi distanti parecchio nel tempo.
Difatti nella Bibbia subito dopo questa
esortazione da parte del Signore, ci viene
raccontato di come “Allora il Signore confuse le
loro lingue, e scacciò gli uomini in varie zone
della terra”. Ovviamente il “confondere” le loro
lingue non può essere un gesto immediato. Anche
la dispersione degli uomini dalla valle di
Shinar in altre terre non è una azione
immediata. Per entrambe queste opere è richiesto
un certo lasso di tempo che però viene eliminato
nel racconto che è appunto un sunto.
E’ bene notare come anche in questo racconto c’
è un personaggio al singolare che parla a un
gruppo di altri personaggi, ma agisce da solo.
La distinzione singolare/plurale anche in questo
passaggio è chiara.
Abbiamo un corrispondente racconto sumero che
possa aiutarci con questo brano ?
Esiste un racconto che contiene poche linee che
descrivono un fatto molto simile a quello
raccontato dalla Genesi.
Si tratta di un racconto (catalogato K.3657
tradotto da G. Smith e da W. Boscawen) della
‘biografia’ di Marduk, divinità enkita che agli
occhi di En.Lil (in modo particolare) fu sempre
sgradito per la sua pretesa regale. Infatti
bisogna ricordare che, quando furono divisi i
regni sulla terra tra gli dei, il ruolo più
importante fu dato a En.Lil, e nella “seconda
generazione”, cioè quella dei figli di questi
dei, il prescelto per il comando non fu Marduk
come invece sarebbe dovuto essere, ma Nin.Ur.Ta,
figlio di En.Lil.
In questo racconto
si parla di Marduk e del suo esilio e di come
grazie a suo figlio Nabu tornò nelle sue terre a
Canaan per raggruppare i suoi seguaci
dirigendosi in Mesopotamia dove fondare una
nuova città, Babilonia.
Il progetto di Marduk prevedeva una città con
una grande “torre a gradini” (uno Ziggurat)
chiamata E.Sag.Ila (Casa del grande dio).
Fu allora che En.Lil, considerandolo un affronto
al suo ruolo, decise di intervenire per
scacciare Marduk. Convocato suo figlio Nin.Ur.Ta,
En.Lil dispose che “Non più egli dovrà offendere
il nostro potere, se ora il suo popolo lo
eleggerà sovrano niente più potrà essergli
impedito”. En.Lil lancia dunque un appello a suo
padre Anu, e non ottenendo il favore, si rivolge
misteriosamente a Dam.Ki.Na madre di Marduk la
quale però collerica risponde che “Il suo numero
[…] il suo nome io sceglierò, al suo fianco
starò”.
L’ enigmatica frase
“Il suo numero” è un riferimento al fatto che
gli dei Anunnaki, come ci dicono i sumeri,
avevano un grado di importanza definito da un
numero.
Anu che era il capo aveva rango 60, En.Lil 50 e
Marduk solo 10. A Nin.Ur.Ta era stato dato lo
stesso rango di En.Lil.
Ciò fa capire che l’astio di Marduk era appunto
dovuto, come abbiamo scritto poc’anzi, al fatto
che come precedentemente a suo padre En.Ki,
anche a lui fu negato il comando.
Il testo racconta che “grande astio provava lui
per il Padre dei Cieli”. L’epiteto Padre dei
Cieli identifica chiaramente En.Lil, Signore del
Vento/Aria (NdR: colui che volava).
Poche righe più avanti nel testo si legge quindi
che “Durante la notte il Signore del Cielo scese
sulla terra ma gli uomini contro lui si
scagliarono […] Egli rase allora al suolo la
città, e il suo comando fu che fossero dispersi
e le loro menti confuse”.
Al di la quindi
degli epiteti e dei nomi, abbiamo gli stessi
elementi. La costruzione di una città con la
torre, l’appello di un (singolare) dio, ad
altri, quindi pluralita’ di dei (Nin.Ur.Ta, Anu,
Dam.Ki.Na), distruzione della torre, la
dispersione del popolo in varie terre, e la
confusione (qui delle menti, nella bibbia delle
lingue).
Nel racconto della
Genesi si dice che “allora questo posto fu
chiamato Babele, perché qui il Signore Dio
confuse le lingue dell’ uomo”. Il termine Babele
prese da qui un significato di “bolgia,
confusione”, che è arrivato fino a noi. Ma
questo termine non significa “confusione” ma
“Porta del Dio/degli dei” (Bab-ilu, da cui
Babilonia). La frase enigmatica quindi è una
pantomima che vuole tramandare il nome della
città assegnandogli un significato che non ha.
Il nome della città presumibilmente fu assegnato
da Marduk, per la quale appunto quella città era
simbolicamente una porta di accesso al potere.
In che maniera ? Nonostante E.Ri.Du, la prima
città mesopotamica, fosse la residenza onoraria
di En.Ki, in tutto il territorio mesopotamico
era la fazione enlilita ad avere il comando.
Tutti i templi di queste città mesopotamiche
erano dedicati a En.Lil e la sua stirpe. Ve ne
erano per Utu, per Ish.Kur, per In.An.Na, per
Nin.Ur.Ta, ma nessuno per i figli di En.Ki; se
dunque Marduk avesse stabilito un centro di
culto e una città per se stesso in Mesopotamia,
sarebbe stato un affronto nei confronti di
En.Lil perché se ne sarebbe dovuto riconoscere
il potere anche in quelle terre.
2) Gli altri El
Finora abbiamo stabilito che, quando nella
Bibbia, o meglio nel vecchio testamento, si fa
riferimento al “Signore” ci si riferisce a
En.Lil. Il nome generalmente usato in molti di
questi racconti è El. Viene utilizzato sia come
nome proprio sia come parte di un epiteto, come
per esempio il già visto El Shaddai, o anche El
Elyon.
Abbiamo visto 3
esempi in cui i resoconti biblici sono
corrispondenti ad altrettanti racconti sumeri
con protagonista proprio En.Lil. Dobbiamo quindi
concludere che El è SEMPRE il dio sumero En.Lil
? No.
Ci sono tantissimi altri episodi che, se presi
singolarmente, identificano El e Yaweh con altre
divinità, a volte discendenti di En.Lil, ma
altre volte discendenti di En.Ki.
Analizziamone alcuni:
2.1) El come En.Ki
Abbiamo già visto che l’atto della Creazione di
Adamo avvenne ad opera di En.Ki, e questo è il
primo degli episodi che collega questa divinità
al Dio ebraico. Oltre a questo episodio abbiamo
visto anche il suo intervento nel salvare la
vita a Utnapistim/Noè.
Ci son però anche altri riferimenti che sembrano
identificare En.Ki come probabile candidato a
vestire i panni di Yaweh/El. Innanzitutto En.Ki
era il più saggio degli Anunnaki, era colui che
deteneva tutti i segreti della scienza, della
medicina, dell’estrazione mineraria etc.
Nonostante tutti gli dei avessero conoscenze in
questi ambiti ed alcuni addirittura eccellessero
in determinati campi per cui venivano adorati,
era En.Ki il più grande depositario di
conoscenze. Egli incarna pienamente gli epiteti
che nel Vecchio testamento vengono dati a Dio.
Uno dei nomi con cui En.Ki veniva adorato era
Bu.Zur, che può essere tradotto sia come “Lui
che conosce i segreti” ma anche come “Lui che
abita le miniere” riferito al fatto che fu nelle
miniere dell’Ab.Zu che gli Anunnaki (NdR: coloro
che discesero dal cielo) prima, e l’uomo poi,
estraevano i minerali preziosi. Questo epiteto
rimanda alla frase che Yaweh rivolse a Ciro: “L’
argento e l’oro sono miei, […] io ti donerò
tesori nascosti e ricchezze celate” (Isaia
45:3).
Il simbolo di En.Ki era il serpente, e val la
pena ricordare che Yaweh trasformò per prodigio
il bastone di Mosè proprio in un serpente.
Il dominio di En.Ki era l’ Ab.Zu, con questo
termine era chiamato un regno che “si estendeva
ai confini della terra” (secondo i testi
sumeri). Questa definizione riporta alla mente
una serie di domande retoriche contenute nel
Libro dei proverbi:
Chi è salito al cielo e ne è sceso?
[…] Chi ha fissato tutti i confini della terra?
Come si chiama? Quale è il nome di suo figlio?
Ci viene detto
quindi che Dio aveva un figlio. Trattandosi di
una narrazione di secoli precedenti la venuta di
Gesù
Cristo (NdR: il messia dei cristiani),
questo passaggio è alquanto enigmatico. Lo si
può comprendere solo ricordando che En.Ki lasciò
il suo dominio dell’Ab.Zu a Ner.Gal, suo figlio,
e alla moglie di lui Eresh.Ki.Gal.
Questa relazione identificherebbe dunque En.Ki
in Dio, e Ner.Gal nel suo fantomatico figlio.
2.2) El/Yaweh come
Ish.Kur
Come abbiamo visto, uno dei nomi che veniva dato
a En.Lil era Ilu.Kur.Gal che trova il suo
corrispondente nell’ebraico El Shaddai, “Signore
delle Montagne”.
Ma esisteva anche un altro “Signore delle
Montagne” nel territorio mesopotamico,
precisamente nella parte più a est. Era il
figlio minore di En.Lil conosciuto dai sumeri
come Ish.Kur e dagli accadi come Adad.
Il suo regno era la parte nord dell’Asia Minore,
dove svetta la catena del Tauro. Il nome Ish.Kur
è legato alle montagne dalla radice Kur, ma il
sillabico Ish è sempre stato controverso. Ish
può essere fatto derivare da Isha (Signore) che
dunque comporrebbe con Kur proprio quel titolo
di “signore della montagna” di cui stiamo
trattando; ma la parola Ish veniva tradotta in
accadico con Shaddu, ed è da questo termine che
deriva l’ebraico Shaddai. Inoltre alcuni passi
dei salmi (135:7) e del libro di Giobbe parlano
di Dio come di colui che chiama la pioggia e le
nubi durante l’ Esodo. In altri punti della
Bibbia si parla di Dio dicendo “Al suono della
sua voce rombano le acque, […] egli produce i
fulmini e le nubi […] e libera i venti dalle
loro riserve”. Dio era quindi legato alle
tempeste, e Ish.Kur era appunto il “dio delle
tempeste”. In tal veste era adorato (NdR: nel
senso di riconosciuto) come Adad dagli accadi e
come Teshub dagli ittiti e hurriti.
2.3) El/Yaweh come
Nin.Gish.Zid.Da
La conoscenza medica e scientifica di En.Ki vene
trasmessa ai suoi due figli prediletti: Marduk e
Nin.Gish.Zid.Da i quali erano venerati in Egitto
con i nomi di Ra e Thot.
Uno dei lati più controversi che la Bibbia
assegna a Dio era la sua capacità di guarire. Ci
sono nella Bibbia innumerevoli riferimenti a
questo “dio guaritore”. Nel libro di Geremia si
legge “Guariscimi o Signore ed io sarò guarito
[…]”, mentre in Salmi 103:1-3 si legge “Anima
mia benedici il Signore, […] egli guarisce tutte
le mie malattie”. Yaweh inoltre guarisce Ezechia
salvandolo da morte certa e gli dona oltre 10
anni di vita in più. Yaweh riportava in vita i
morti, come in una visione di Ezechiele. Yaweh
inoltre era un architetto eccezionale, dato che
diede istruzioni dettagliate per la costruzione
del Tempio di Gerusalemme perfino sugli
orientamenti, sugli arredamenti, sui materiali
da usare. La divinità sumera che più corrisponde
a tutti questi tratti è Nin.Gish.Zid.Da, infatti
fu lui che in qualità di Thot accorse in aiuto
di Iside quando Horus fu morsicato da uno
scorpione velenoso, fu lui il rinomato
architetto che progettò il tempio di Nin.Ur.Ta a
Nippur, fu lui che secondo gli egizi progettò le
piramidi, e che secondo i sumeri aiutò suo padre
En.Ki a rendere i primi Lu.Lu creati capaci di
procreare.
2.4) El/Yaweh come
Ner.Gal e Nin.Ur.Ta
C’ è un episodio della Bibbia, quello della
distruzione di Sodoma e Gomorra, che analizzato
in alcuni dettagli (più che nella storia
completa) ci rimanda a un lungo testo sumero
chiamato Epica di Erra. Entrambi i racconti
contengono elementi che hanno quasi del
fantascientifico: piogge di fuoco e zolfo, un
vento maligno che semina morte, divinità
iraconde, la distruzione di una zona geografica
ben identificabile.
Nel racconto della Bibbia la distruzione arriva
su Sodoma e Gomorra, due città “corrotte allo
sguardo di Dio”, mentre nell’Epica di Erra ad
essere distrutte sono Sumer e la zona del Mar
Morto.
Nel racconto biblico
è Dio che distrugge queste città dopo averne
constatato la corruzione, mentre nel testo
sumero a condurre l’attacco sono si due divinità
distinte, ma delle quali una in particolare si
accanisce in maniera spietata. E’ appunto il dio
Erra.
Questo nome è uno degli epiteti di Ner.Gal,
figlio di En.Ki e fratello di Marduk, marito di
Eresh.Ki.Gal e quindi re dell’ Ab.Zu.
La distruzione avviene a causa del tentativo di
Marduk (ancora una volta) e di suo figlio Nabu
di prendere il controllo della zona di Babilonia
e di Nippur.
E’ per questo che Nin.Ur.Ta e Ner.Gal, chiamati
rispettivamente nell’ epica Ishum (colui che
brucia) ed Erra (colui che annienta), vengono
autorizzati a usare le “sette armi del terrore”
contro le città conquistate da Nabu. Nel
racconto biblico è famoso il passaggio in cui si
descrive la morte della moglie di Lot che,
fermatasi ad assistere alla distruzione delle
città, venne tramutata in una “colonna di sale”.
Il termine esatto che viene utilizzato nello
scritto ebraico è “Netsiv Melah”. Ma se come è
probabile questo racconto è un eco della Epica
di Erra, scritto in sumero, si deve chiarire che
il termine Melah deriva dal sumero Ni.Mur che
significava sia “sale” che “vapore”.
Nell’ epica di Erra, il dio Ner.Gal conducendo
l’attacco dichiara che “Le genti io farò
scomparire […] le loro anime tramuterò in
vapore” e il termine utilizzato è proprio
Ni.Mur.
3) Da El a Yaweh
Questa molteplice possibilità di identificare El
con varie divinità, si spiega con il fatto che
tra l’epoca sumero-accadica e l’avvento del
monoteismo ebraico, ci sono comunque oltre 1000
anni di storia, e tra la civiltà sumera e la
stesura della Bibbia ci son oltre 2000 anni.
Durante questo arco di tempo la Mesopotamia fu
frazionata in tanti regni, si succedettero tante
dinastie di re, tanti popoli, ognuno dei quali
venerava un particolare dio derivato dal
pantheon sumero. Questa venerazione avveniva
sistematicamente riconoscendo anche gli altri
dei, ma eleggendone uno a “divinità principale o
nazionale”.
E’ questa la chiave che ci porta a comprendere
la “nascita di Yaweh”.
Due popoli, con le rispettive religioni, sono
essenziali in questo cammino. Gli Ittiti e gli
Assiri.
Gli Ittiti erano un popolo proveniente dai
balcani e stabilitosi nell’Anatolia del sud nel
II millennio a.C., una epoca successiva
all’espandersi della civiltà sumera e alla
nascita del primo regno di Babilonia.
La prima vera fase in cui gli Ittiti si
diffusero coincide con la adozione della città
di Hattusa come loro capitale. Venendo in
contatto con le popolazioni circostanti, gli
Ittiti adottarono un pantheon misto che si
rifaceva in gran parte alle divinità dei sumeri.
Nei loro scritti sono menzionati Utu e Teshub
assieme ad altre divinità di più difficile
identificazione. Ma Utu è ben identificabile
nell’omonimo dio del sole sumero, e Teshub è
altrettanto identificabile nella versione
hurrita di Ish.Kur/Adad.
Fu con gli Ittiti che molti degli dei “giovani”
sumeri trovarono un nuovo nome e un loro culto.
E’ interessante notare che di volta in volta
questi “dei nazionali” venivano venerati
attribuendogli opere di altri dei. In parallelo
a questa azione però gli Ittiti furono i primi a
distaccarsi dalle tradizioni mesopotamiche e
creare una nuova religiosità basata sul culto
dei morti e su un nuovo concetti di aldilà.
Fu con loro che gli dei, da esseri in carne ed
ossa che vivevano con il popolo, diventano delle
entità da venerare come “rappresentazioni” o
“incarnazioni” di concetti astratti, come per
esempio Illuyanka come incarnazione delle forze
del caos e Teshub, dio della tempesta, come
“portatore di ordine”.
Gli Assiri invece
erano un popolo che abitava la zona a nord-est
della Mesopotamia, ai piedi dei monti Zagros, ed
erano fortemente imparentati con i babilonesi.
Erano un popolo molto combattivo le cui tracce
ci arrivano già a cavallo del 1900 a.C. con l’
inizio del loro primo regno.
La religione Assira era una versione quasi
speculare di quella babilonese del periodo in
cui Marduk era dio nazionale di Babilonia. Il
suo corrispondente era Ashur, un dio molto
violento, che veniva rappresentato con gli
attributi di precedenti divinità
sumero-accadiche. Alcune rappresentazioni lo
ritraggono all’interno del disco solare,
solitamente associato alle divinità sumere e in
particolare a Utu, altre volte ha in mano il
tridente, tipico di Ish.Kur, altre volte in mano
porta una sorta di cesta che vediamo in molte
rappresentazioni di Marduk.
La figura di Ashur successivamente si evolvette
nel Aleyan-Baal, arrivato a noi tramite i
fenici, ma adorato precedentemente da tutti i
popoli canaanei. Questo Baal é il punto focale
della trasformazione degli dei mesopotamici
nella figura che poi nell’ ebraismo fu adorata
come El/Yaweh.
Il Baal della
mitologia canaanita è la prima figura che prende
su di se gli attributi di tutte le principali
divinità precedenti. Nel pantheon canaaneo Baal
era figlio di El, e veniva chiamato Baal’Hadad,
un riferimento a quell’Adad accadico
incarnazione del sumero Ish.Kur di cui abbiamo
già parlato. Ciò identifica quindi anche El con
En.Lil come già detto.
Se tutte queste divinità erano ricondotte al
nome El, che potremmo pensare come un “nome
collettivo”, serviva una figura che potesse
permettere il “grande passo” nell’azione di
creazione di una unica figura che rispondesse a
tutte le caratteristiche degli dei precedenti,
ma che allo stesso tempo non fosse
identificabile come una ben precisa divinità tra
tutte queste.
L’unico candidato
possibile, a nostro avviso, era il figlio di
Baal e di sua sorellastra Asherah (in alcune
versioni del mito é lo stesso El a generare un
figlio con Asherah e dunque questo é fratello di
Baal).
Si chiamava, stranamente, Jaw (Jah). Questo nome
era una radice che iniziò ad apparire in molti
epiteti divini; cronologicamente parlando non si
hanno testimonianze di questa radice prima del
1400 a.C., ed è bene evidenziare che è questo,
il XV secolo a.C., il lasso di tempo in cui si
svolge l’ esodo e Yaweh o Jahweh, fa la sua
prima comparsa.
Nel suo apparire a
Mosè, quando egli gli chiede quale nome dovesse
dare agli Israeliti, con le famose parole “Il
dio dei vostri padri mi ha mandato[…] ma essi mi
diranno: Chi è questo Dio? Come si chiama? – Io
cosa risponderò loro?”, Yaweh gli risponde con
l’enigmatica frase: Io sono colui che sono ! […]
dirai al tuo popolo: - Ehyeh mi ha mandato da
voi – Questo è il mio nome a Olam, con questo
titolo sarò ricordato di generazione in
generazione.
Ci sono ben due cose da notare in questo
passaggio: il Dio dice a Mosè che sarà ricordato
con un titolo, facendo intendere che si tratti
di un “epiteto” (caratteristica) e non di un
nome proprio.
Inoltre la prima frase “Io sono colui che sono”
nell’originale ebraico è Ehyeh asher Ehyeh, che
grammaticalmente non è un presente, ma un
futuro, e il significato letterale è “Io
sono chiunque sarò”.
A nostro avviso una frase simile è la chiave che
“taglia” con tutte le passate personificazioni
delle varie divinità in El, e crea la figura di
Yaweh come unico Dio che funge da summa di tutte
le precedenti.
Questa rottura è ben
resa anche dal passaggio in cui Yaweh dice a
Mosè: “Ad Abramo e Isacco mi presentai come El
Shaddai […] ma il mio nome Yaweh loro non
conobbero”. Chiaro segno di un momento,
l’incontro con Mosè, in cui questo Dio cambia
identità da El a Yaweh.
La frase “Io sono chiunque sarò” suona come una
imposizione che vieta una ben precisa
identificazione. Pone un muro che taglia con le
figure passate, rafforzato da quel passaggio da
El Shaddai (e quindi El) a Yaweh.
Con questa serie di frasi si apre quindi una
nuova era religiosa, in cui una nuova divinità
viene creata raggruppando tutte le possibili
divinità sotto il nome di El e cambiandogli nome
in Yaweh eliminando, con la stessa definizione
del nome, ogni riferimento al passato.
SU Yaweh PRE ESODO
Quando si parla della figura di Yaweh ogni
risorsa comunemente disponibile è strettamente
legata alla tradizione biblica o, nei rari casi
più antichi, alle manifestazioni del culto
yahwista di poco precedente l’epoca comunemente
accettata per l’origine dei libri biblici.
Pur se i racconti della bibbia, in particolar
modo l’Esodo, si riferiscono a tempi di molto
precedenti la redazione dei libri, e quindi si
colloca il personaggio Yaweh in quei tempi, per
trovare traccia scritta del nome di Yaweh in una
lingua standardizzata bisognerà aspettare il VII
secolo a.C. e stranamente il nome è scritto non
in elamita o aramaico ma in assiro.
Per intenderci, l’Esodo che è stato collocato
dai vari autori tra il XV e il XIII secolo a.C.,
ci presenta l’esordio del nome di Yaweh, ma il
libro che tratta di quest’esodo é stato scritto
circa 7 secoli dopo, dunque la testimonianza
scritta del nome e della figura di Yaweh è
relativamente recente rispetto a tutto l’arco
storico biblico. Ciò rende difficile inquadrare
la figura di Yaweh nel contesto della fase
iniziale della storia del popolo di Israele,
poiché nei secoli in cui si sarebbe verificato
l’esodo non ci sono testimonianze scritte
riguardanti Yaweh stesso. Se il personaggio
Yaweh viene messo in relazione alle divinità
semitiche dell’ovest i cui nomi compaiono spesso
nelle iscrizioni canaanite, aramee, babilonesi
ed ebree (per esempio Ya, Yami, Yauwilum, Yaw) é
possibile che si tratti di una delle divinità
canaanite minori presenti in tavole cuneiformi
ritrovate a Taanach e risalenti sicuramente a
prima del XX secolo a.C.; eppure non esistono
prove conclusive e definitive di testimonianze
di scrittura cuneiforme del nome Yaweh prima
dell’VIII secolo a.C.
Tuttavia sembra che
Yaweh sia stato una delle divinità del deserto
adorate dai Keniti prima di essere incontrato da
Mosè nel periodo dell’ Esodo. Ciò ci giunge da
un documento nel “regno del nord” nel libro
dell’Esodo, e dalle tradizioni sacerdotali
successive.
D’altra parte nella narrativa giudaica si
afferma che il personaggio Yaweh fosse
conosciuto agli antenati di Israele sin dai
tempi di Enoch. Si noti comunque che si tratta,
come già detto, di una letteratura “postuma”. Le
narrative di questo genere non spiegano come mai
i regni del nord, non immersi nel Yahwismo fino
al periodo dell’Esodo, dovessero far risalire
l’origine del culto Sinaitico proprio a Yaweh.
Se in fin dei conti, nel periodo risalente a
circa il II millennio, i regni del nord di
Israele non avevano un culto di Yaweh
paragonabile a quello che aveva Mosè nel XV
secolo, perché questi stessi popoli fanno
risalire a Yaweh il culto del Sinai ?
Una analisi di questa problematica viene
affrontata dal professor H. Rowley il quale
afferma che furono solo le tribù che condivisero
l’esodo con Mosè ad affermare e condividere il
culto yahwista, ma nemmeno lui stabilisce un
perché. Ad ogni modo le narrative canaanite e
giudaiche ci presentano la figura adorata nel
culto yahwista come una figura profondamente
diversa, per esempio, da quella di Osiride in
Egitto o Tammuz e Marduk a Babilonia, o ancora
Aleyan-Baal a Canaan.
Fu solo quando la Palestina divenne
ufficialmente la “terra di Yaweh” che le
tradizioni ebree e canaanite vengono assimilate
come a formare il risultato di un miscelamento
di tradizioni paragonabile a quello che si ha
tra invasori e indigeni. Nell’invasione ebraica
nelle terre canaanite, gli ebrei impararono da
loro le tradizioni agro-culturali e
“tecnologiche” integrando la tradizione
canaanita con la propria dottrina religiosa
spirituale. Questo interscambio di culture e
tradizioni produce l’ avvento di un culto
sinaitico marcatamente rivolto a tradizioni di
fertilità, creando una sorta di parallelo con le
altre figure divine presenti in Mesopotamia.
Ma quanto possiamo
fidarci delle testimonianze del I millennio a.C.
che descrivono il culto di Yaweh già in periodi
risalenti al II millennio o ancora precedenti ?
Una traccia dell’ origine di Yaweh a mio avviso
è rimasta in alcune frasi riportate nell’Esodo.
La frase che Yaweh pronuncia a Mosè: “Ad Abramo
e Isacco mi presentai come El Shaddai […] ma il
mio nome Jahwe loro non conobbero”, ci riporta
alla mente che la figura di El Shaddai era un
“dio delle Montagne” e del deserto,
coerentemente con quanto tramandato dai regni
del nord di Israele che lo propongono come
divinità presso i Keniti. Questa tribù era
proveniente dall’asia minore e viene descritta
come “gente abile nella lavorazione dei
metalli”.
Se si ritiene veritiera questa identificazione
dei Keniti, la presenza di Yaweh (sotto altro
nome) nella loro tradizione precedente l’epoca
di Jethro e Abramo può permetterci di ipotizzare
che il culto di questo “proto-Yaweh” venisse
dalle regioni mediorientali più a est, quasi ai
limiti dell’Anatolia.
Questa serie di considerazioni e testimonianze
provenienti dalla tradizione si ricollegano ai
concetti espressi nell’articolo riguardante la
“Nascita di Jahweh”, in particolar modo
rafforzando quanto in quell’articolo detto sulle
figure di Ish.Kur ed Enlil.
By Alessandro Demontis
Tratto da:
http://altragenesi.blogspot.it/2015/05/la-nascita-di-Yaweh.html?m=1&fb_ref=Default&fb_source=message
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Elohim:
Per giustificare la pluralità del termine i
teologi monoteisti introducono altri elementi e
sostengono che, là dove il suo essere “plurale”
non è negabile, Elohim non significa “dio” ma si
riferisce a “legislatori/giudici/ministri”.
Questa affermazione contiene, a mio avviso, una
palese ovvietà e rappresenta una ulteriore forte
conferma alla pluralità di quegli individui.
Nella nostra cultura le funzioni legislative,
giudiziarie ed esecutive sono notoriamente
separate e la cosiddetta “separazione dei
poteri” rappresenta una delle garanzie
irrinunciabili degli ordinamenti democratici.
Nel passato invece le tre funzioni erano
racchiuse nella unica figura del “governante”
(re, imperatore, o comunque lo si volesse
definire) che le esercitava sia direttamente che
tramite i funzionari da lui scelti e nominati.
Gli Elohim, colonizzatori potenti e
plenipotenziari, rappresentano un modello tipico
di questa concentrazione e fusione dei poteri.
Il loro modo di governare dispotico – Yaweh ne
è uno degli esempi più palesi – racchiudeva in
sé le funzioni suddette.
Era quindi evidente che gli Elohim fossero in
origine al contempo:
- Legislatori (dettavano regole e norme in piena
autonomia decisionale)
- Governanti, Ministri che curavano i molteplici
aspetti del potere (facevano applicare le leggi
direttamente o attraverso loro delegati, come
Ietro, Mosè, ecc ecc…)
- Giudici (verificavano il rispetto delle leggi,
comminavano ed eseguivano – o facevano eseguire
– pene e punizioni)
E’ ovvio quindi che quel termine possa
richiamare in un qualche modo quelle funzioni.
Questo non implica il fatto che fossero ADAM –
come necessariamente cercano di sostenere i
teologi/ideologi monoteisti – anzi, al
contrario, la Bibbia tradizionale, senza alcuna
necessità di traduzioni particolari, fornisce
chiaramente elementi precisi.
Nel testo ebraico e nelle normali traduzioni che
tutti abbiamo in casa leggiamo:
1) Gli Elohim “fecero” gli ADAM (Genesi 1)
Ci chiediamo: se gli Elohim fossero stati
“normali uomini” sarebbe stato necessario
precisare questa ovvia banalità ?
Non sarebbe stato ridicolo fare una affermazione
simile, attribuendole una importanza
fondamentale e basilare nella storia ?
E’ quindi evidente che – in quanto “uomini” – la
Bibbia NON ci vuole dire che siamo stati fatti
da “legislatori/giudici/ministri” (che a loro
volta sarebbero stati necessariamente dei
normali uomini) ma da “altri”.
2) Gli Elohim “si unirono” con le femmine ADAM
(Genesi 6)
Se fossero stati normalissimi uomini con
funzioni di “legislatori/giudici/ministri”,
sarebbe stato necessario precisare nuovamente
una simile ovvia banalità ?
Dei “normali uomini” con chi si sarebbero dovuti
unire ?
E poi perché hanno dato origine ad un gruppo
particolare, quello dei “ghibborim” ?
3) Gli Elohim muoiono come tutti gli ADAM (Salmo
82)
Anche qui ci domandiamo: se fossero stati
normali uomini con funzioni di
“legislatori/giudici/ministri”, sarebbe stato
necessario ricordare una simile ovvietà?
Come avrebbe potuto essere altrimenti ?
Come dovevano morire se non come “normali
uomini” ?
4) Yaweh aveva costantemente timore che il suo
popolo si rivolgesse ad altri Elohim (si vedano
gli innumerevoli passi presenti in ogni parte
della Bibbia) Ci chiediamo: il presunto “vero
dio” aveva così tanto timore di normalissimi
“legislatori/giudici/ministri”, infinitamente
meno potenti di lui ?
La paura lo accecava al punto da uccidere
spietatamente chi lo abbandonava per mettersi al
servizio di uomini qualsiasi ?
Gli ebrei che avevano avuto RAPPORTO COSTANTE,
QUOTIDIANO, DIRETTO e PERSONALE con Yaweh,
erano così stolti da abbandonare il “vero
potentissimo dio” per dei normali
“legislatori/giudici/ministri”?
Non riesco proprio a pensarlo.
5) La Bibbia dice chiaramente che il popolo
poteva scegliere tra Yaweh e altri Elohim
(Giosuè 24 e molti altri passi…)
La domanda è nuovamente ovvia: come può anche
solo essere pensata una scelta tanto ridicola
tra il presunto “vero dio” e dei normalissimi
uomini dotati quindi di poteri limitati ?
Gli ebrei del tempo, dopo avere avuto (da Abramo
in poi) RAPPORTO COSTANTE, QUOTIDIANO, DIRETTO E
PERSONALE CON YAWEH – colui che viene
presentato come il “dio vivo e operativo nella
storia” – erano sprovveduti al punto da
preferirgli normali
“legislatori/giudici/ministri”?
Non riesco proprio a pensarlo: sarebbe stato un
comportamento assolutamente incomprensibile,
tipico di individui senza un minino di capacità
di discernimento.
Sono portato invece a pensare che gli ebrei
delle origini – liberi dai dogmi teologici che
invece condizionano molte menti attuali –
fossero consapevoli della situazione che stavano
vivendo, e il loro comportamento costante nella
storia biblica documenta come loro sapessero
bene che:
1) gli Elohim non erano normali “uomini” che
ricoprivano incarichi di
“legislatori/giudici/ministri”;
2) gli Elohim, nelle funzioni e nei poteri
esercitati, avevano le stesse prerogative e
caratteristiche di Yaweh, perché appartenevano
al suo stesso “gruppo”;
3) Yaweh era uno di loro e quindi costituiva
solo una delle possibili opzioni di scelta;
4) gli altri Elohim erano per “lui” concreti,
temibili e pericolosissimi rivali.
By Danilo Parisi -
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