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ABRAMO e MOSE' FORSE NON SONO ESISTITI 
 

I rabbini riscrivono la Bibbia - "Abramo e Mosè forse non esistono" - Arriva un'edizione straordinaria della Torah
Il libro testimonia lo sforzo di introdurre il concetto del testo biblico come prodotto dell'uomo e non come documento divino.
By Michael Massing

Abramo, il patriarca ebreo, probabilmente non è mai esistito. E neppure Mosè.
L'intera storia dell'Esodo, come viene raccontata nella Bibbia, quasi sicuramente non avvenne. La stessa cosa vale per il crollo delle mura di Gerico. 
Anche Davide, invece di essere l'impavido re che trasformò Gerusalemme in una potente capitale, è molto più probabile che fosse un capo di provincia, la cui fama fu esagerata molti anni dopo per dare un nucleo di convergenza a una nazione agli albori della sua storia. 
Queste sbalorditive affermazioni, risultato di scoperte effettuate dagli archeologi che hanno scavato in Israele e dintorni negli ultimi 25 anni, sono condivise anche dai rabbini non ortodossi. Ma finora non c'è era stato nessun tentativo di diffondere queste idee o di discuterne con i laici. Ora invece la "United Synagogue of Conservative Judaism", che rappresenta un milione e mezzo di ebrei tradizionalisti degli Stati Uniti ha appena pubblicato una nuova Torah commentata, la prima per i tradizionalisti in oltre 60 anni. Intitolata "Etz Hayìm" ("L'albero della Vita" in ebraico); il libro offre un'interpretazione dei testi sacri che tiene conto delle più recenti scoperte archeologiche, filologiche, e antropologiche, e degli studi sulle culture antiche. 
Nelle intenzioni degli autori che hanno lavorato alla sua compilazione, il libro rappresenta uno dei più considerevoli sforzi mai effettuati per introdurre in ambito religioso il concetto di Bibbia prodotta dell'uomo invece che documento divino.
Accanto al normale testo in ebraico, c'è in parallelo la traduzione in inglese (a cura dello scrittore Chaim Potok). 
Inoltre ci sono un'esegesi pagina per pagina, note esplicative sulle usanze ebraiche e, alla fine, 41 saggi di eminenti rabbini e studiosi su argomenti vari, che vanno dai manoscritti della Torah alle prescrizioni alimentari, dall'ecologia all'escatologia.
Questi saggi, letti durante le prediche nelle funzioni del Sabbath, senza alcun dubbio coglieranno di sorpresa molti fedeli. 
Per esempio, il saggio sulla "Mitologia nell'antico Medio Oriente" di Roben Wexler, rettore dell'University of Judaism di Los Angeles, riporta che sulla base dei moderni studi, sembra improbabile che la storia della Genesi si svolse realmente in Palestina. Più probabilmente, continua Wexler, ebbe luogo in Mesopotamia, l'influenza della quale è molto evidente nel racconto del Diluvio Universale. 
Quest'ultimo probabilmente non fu altro se non un'eccezionale piena dei periodici allagamenti creati dal Tigri e dall'Eufrate. E per quanto riguarda Noé, il racconto dovette ispirarsi all'epica di Gilgamesh in Mesopotamia. 
Altrettanto stupefacente sarà per molti leggere il saggio "Archeologia Biblica", del professor Lee Levine presso la Hebrew University di Gerusalemme. «Nella storia egiziana non esiste riferimento alcuno a un soggiorno del popolo di Israele nel loro paese. Le scarne testimonianze sono del tutto trascurabili e indirette». 
Queste ultime, come per esempio la diffusione di nomi ebraici, «sono lungi dal rappresentare un'adeguata conferma del racconto biblico».
Altrettanto ambigua, scrive Levine, è la testimonianza della conquista e dell'insediamento di Canan, l'antico nome con il quale si designava l'area comprendente Israele. Gli scavi archeologici, che hanno provato senza ombra di dubbio che la città di Gerico non era circondata di mura ed era disabitata, «chiaramente sembrano contraddire la violenta e totale conquista raccontata nel Libro di Giosué. Ma quello che piu' conta è che siamo in assenza di prove archeologiche» che confermino le grandiose descrizioni bibliche della citta' di Davide e di Salomone.
Il concetto che il contenuto della Bibbia non sia vero e non vada preso in senso letterale «è più o meno chiaro e condiviso dalla maggior parte dei rabbini tradizionalisti», ha osservato David Wolpe, un rabbino del "Sinai Temple" di Los Angeles e uno dei collaboratori di "Etz Hayim". «Ma alcuni fedeli potrebbero non voler conoscere la realtà cruda e nuda che ne deriva», ha proseguito. La scorsa Pasqua ebraica, durante una predica agli oltre duemila fedeli riuniti nella sua sinagoga, Wolpe disse molto esplicitamente che quasi tutti gli archeologi moderni concordano sul fatto che il modo in cui la Bibbia descrive l'Esodo non è il modo in cui si verificò. Se davvero si verificò». 
Il rabbino forni quella che egli definisce «la litania delle disillusioni» sulle discrepanze narrative e cronologiche, le contraddizioni, le improbabilltà, e infine sull'assenza di testimonianze certe. Inoltre, aggiunse che «scavando nella penisola del Sinai gli archeologi non avevano alcuna traccia delle tribù di Israele, nemmeno un coccio di vasellame». 
Tra i fedeli la reazione al suo sermone andò dall'ammirazione per il suo coraggio, allo sgomento, alla vera e propria rabbia per la sua spudoratezza.
Pubblicato su una rivista ebraica diffusa in tutto il mondo, il suo lungo discorso gli attirò una valanga di lettere che lo accusavano di minare i più fondamentali precetti dell'ebraismo. Ma ricevette anche molti messaggi a favore. 
«Un'infinità di rabbini mi ha telefonato, mandato e.mail e mi ha scritto dicendomi: "Dio ti benedica per aver detto quello che tutti noi crediamo"», ha detto Wolpe. Che attribuisce l"'esplosione" provocata dal suo sermone alla riluttanza dei rabbini a dire ciò che realmente pensano. 
Tratto da: La Repubblica  domenica 10 marzo 2002
Copyright New York Times - la Repubblica.- Traduzione di Anna Rissanti

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