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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


La FONTAINE  nuovo GURU degli ANTIGLOBAL
Universo Intelligente + Universo Elettrico + SOVRANITA' INDIVIDUALE (Dichiarazione)
 

La SUA È una delle PIÙ BRILLANTI carriere politiche in Germania:
- nel ‘76, ad appena 33 anni, Oskar Lafontaine è già sindaco della natia Saarbrucken (D). 

A 42 è il premier, o meglio “il principe della Saarland”. Alle elezioni nazionali del ‘90, è lui a fronteggiare Helmut Kohl, conquistando, nel ‘95, la presidenza della Spd. Infine il 27 ottobre del ‘98, diventa il potente ministro delle Finanze del governo-Schròder. 
Tutti incarichi e onori gettati alle ortiche cinque mesi dopo: “Per profonda incompatibilità con Il programma economico del governo-Schròder", ci dice  nel suo villino sulle colline di Saarbrùcken, meta di grande interesse mediatico. 
A 58 anni, Oskar Lafontaine è sceso nuovamente nell’arena politica: non per la Spd, ma per la nuova organizzazione antiglobale di Attac. E in questa intervista esclusiva all'Espresso”, spiega le ragioni del suo ritorno in campo:

Perché ha aderito all’organizzazione Attac ?
«È un movimento che lotta per gli stessi ideali che sostengo da anni: l’introduzione della cosiddetta tassa-Tobin, l’abrogazione dei paradisi fiscali e dei debiti dei paesi del Terzo mondo.
Tutti i rnoderni obiettivi per una mag­giore giustizia sociale, economica e finanziaria nel mondo».
Fin qui le idee. Nella pratica però Attac si distingue ben poco dalla voglia di spettacolarità tipica di Greenpeace. Non le pare ?
«Ciò non toglie che molte delle azioni di Greenpeace per il loro gusto della provocazione simbolica,  abbiano riscosso un enorme successo). 
Un ritomo al ‘68 ? La politica divisa In due: quella noiosa dei parlamenti e quella simbolica del movimento No Global per le strade....
«Se ciò accade è perché la gente ha la netta impressione che la politica ufficiale se n’è finora fregata del grande tema del capitale globale. Certo, ai vertici politici si ricordano di citare il fenomeno: ma la gente non è stupida. Ha capito che a suon di dichiarazioni non si combattono le degenerazioni dei mercati finanziari».
Il fondatore di Attac, Il francese Bernard Cassen, sogna una totale deglobalizzazione anche lei ?
«Sì, perché la globalizzazione non promuove né investimenti né commercio, ma è al 90 per cento finalizzata alla mera speculazione finanziaria. Urgono regole e istanze soprannazionali per governare il fenomeno degli speculatori. Un esempio ?
By Stefano Vastano - da Saarbrucken - 128 • L’ESPRESSO 6 ~ 2001


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Evoca mitiche prese della Bastiglia, assalti al Forte o furiose sommosse di popolo. Sarà per il suo azzeccatissimo nome  che proprio questa associazione contro la globalizzazione riscuote oggi un successo mondiale. Fondata in Francia nel giugno del 1998, ha già ora più militanti dell’invecchiata Greenpeace.
In Francia, dove le sedi di Attac sono in 250 città e quella centrale di Parigi è un ufficio a due piani accanto alla Biblioteca Nazionale, sono oltre 31 mila gli iscritti (più dei locali Verdi). In tutto il mondo ben 55 mila persone scandiscono, sulle piazze e via computer, l’urlo di battaglia del gruppo: «Disarma i mercati ! ».
Il segreto di tanto successo ? Sta veramente scritto nel nome, sigla di una precisa proposta politica.
Attac è infatti l’abbreviazione di “Action pour une Taxe Tobin d’aide aux citoyens” (Azione per una Tassa Tobin a favore dei cittadini). E fu proprio un americano, l’economista e premio Nobel James Tobin, a lanciare già nel lontano 1972 l’idea di imporre una tassa a livello mondiale sulle speculazioni finanziarie. Idea ripresa durante la grave crisi economica
In Asia deI ‘97 dal giornalista francese Bernard Cassen, il 64 enne direttore de “Le Monde diplomatique”. 
Fu dunque nei locali del mensile di sinistra che nacque l’idea «di rimettere ordine nella giungla dei mercati finanziari», come dice Cassen, con la Tassa Tobin. Il resto (le barche a vela di Attac approdate lo scorso giugno nell’oasi fiscale di Jersey; i palloncini rossi a Genova) è storia.
Con un futuro denso di appuntamenti per gli attivisti di Attac: che a settembre saranno a Lùttich (Belgio) per il vertice dei ministri della finanza europei. E ad ottobre a Berlino per il primo loro grande congresso europeo.

By Stefano Vastano - da Saarbrucken - L’ESPRESSO 6 settembre 2001

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Come in Thailandia intere economie nazionali possono crollare per le transazioni di qualche squalo dell’alta finanza». 

Ma non siete un movimento un po’ troppo eterogeneo: sindacalisti, ecologisti e pacifisti, femministe e cattolici...
«Sta proprio qui la forza di Attac. Non si tratta di un partito con un rigido programma, né di una struttura sindacale, ma di un tetto per tutti coloro che vogliano fare qualcosa contro la globalizzazione. Sensibilizzare l’opinione pubblica e far passare quelle riforme che frenano l’autodistruzione del capitale. Perché essere scettici nei confronti del neonato movimento antiglobale ?»
Perché in America c’è un presidente che si chiama Bush.... «Non siamo certo così ingenui da credere di poter frenare le speculazioni finanziarie senza che gli Usa adottino le stesse riforme da noi auspicate.
Non è proprio un segreto che Wall Street finanzia le campagne elettorali per imporre i propri interessi al presidente di turno).
L’esacerbato antiamericanismo che ritorna ?
«L’America è l’unica superpotenza rimasta e da sempre esercita la funzione di vera potenza economica del pianeta. Impossibile realizzare le nostre riforme senza coinvolgere un gigante del genere». 
In Europa, però, le cose sembrano cambiare ? Chirac, ad esempio, trova simpatica l’idea Tobin. 
«Rilevanti non sono le simpatie di uno Chirac, ma solo se la politica ufficiale abbia davvero la forza d’imporre freni ai big dell’economia globale. Il mio sospetto è che i nostri politici non abbiano la statura né la stoffa per una tale operazione. 
Lei rinfaccia codardia ai politici. Per una vita però ha fatto lo stesso mestiere...
 
«Come sindaco di Saarbrucken ho sempre sostenuto il movimento pacifista ed ecologista. Se il politico non rappresenta più gli interessi della gente ha sbagliato mestiere" Le sue idee economiche non sono state stroncate solo In Germania.
«L’uomo più pericoloso d’Europa”, cosi l’ha definita In prima pagina un giornale inglese... 
«Sa benissimo a chi appartiene quella testata: allo zar dei media Rupert Murdoch. Sarebbe davvero anomalo se un imprenditore globale come Murdoch non avesse ferocemente attaccato le mie idee sul dumping fiscale e sul regolamento internazionale della speculazione finanziaria.  Scoprendo così uno dei tratti più preoccupanti della globalizzazione». 
Quale ? 
«La tendenza degli imprenditori a occupare direttamente l’arena politica. Influenzando massicciamente, come fa Murdoch in Inghilterra o Kirch in Germania, l’opinione pubblica.  Oppure, ed è il caso del premier Berlusconi in Italia, promulgando leggi a suo esclusivo vantaggio».
Per restare nell’italia del Cavaliere, come ha reagito ai drammatici eventi di  Genova ?
"Mi ha scioccato la morte del giovane Giuliani. E il modo brutale in cui la polizia italiana ha trattato non solo i più violenti dimostranti. È ora che i politici cerchino il dialogo col movimento». 
Ma cosa spinge, da Seattle a Genova, tanti giovani alla contestazione ?
«Protestano per una maggiore giustizia sociale, distribuzione della ricchezza e salvaguardia ecologica: più che tanti artifici teorici del ‘68, sono queste le spinte emotive del movimento».

Meno Marx, dunque, e più Robin
Hood ? «Alla molla dell’utopia in politica non si può rinunciare del tutto: solo che l’aspirazione a una migliore giustizia sociale ed economica si articola oggi in una serie di progetti precisi e pienamente realizzabili. Vogliamo una tassa­Tobin, un’equa politica salariale, non vogliamo oasi fiscali o i debiti nel Terzo mondo: ecco i temi della protesta». 
Non sarà il vecchio John Maynard Keynes il padre del movimento ?  «Keynes ha fortemente ispirato le mie proposte economiche. In Europa, però, è stato frainteso: ancora oggi passa come il fautore delle sovvenzioni statali. Il fulcro del suo pensiero è invece la politica monetaria come incentivo alla crescita e all’occupazione. Non a caso molti parlano del movimento Oskar Lafontaine antiglobale come esigenza di un nuovo Bretton Woods, la risposta che fu di Keynes alla prima crisi mondiale».
Non mi pare che il cancelliere Schroder voglia un nuovo Bretton Woods. 
«Non mi chieda a cosa aspiri Schroder con la sua formuletta del “nuovo centro”. Persino in Inghilterra la gente s’è stufata di sentire da Blair la parolina “New” davanti a “Labour” »

Perchè i Verdi
  dell’ex sessantottino Joschka Flscher non si sono accodati alla protesta
«Perché da quando sono al governo hanno perso di vista i loro obiettivi di partenza e perseguono una politica economica di stampo neoliberale». 
Ha ragione l’altro ex sessantottino Daniel Cohn Benedit a dare del “rincretinito” al suo vecchio amico Fischer ? «Diceva Marx che “l’essere determina la coscienza”. 
Ebbene, nella rivoluzione di Joschka è evidente che il doppio-petto gli ha dato alla testa. Talmente da fargli dire le stesse "frasette" dei politici che contestava un tempo».
By Stefano Vastano - da Saarbrucken - • L’ESPRESSO 6 settembre 2001