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4. Monografie -
vedi:
Materiali Dentari e denti tossici
AMALGAMA E DISTURBI
CARDIOVASCOLARI
I
problemi cardiaci sono uno dei sintomi nei casi di intossicazioni acute o
croniche a vapori di mercurio: infatti il mercurio si accumula nel cuore ed ha
una specifica azione tossica che causa ipertensione, anomalie
dell'elettrocardiogramma, difetti cardiaci, etc.
Che "il cuore sia un sito
preferenziale di accumulo del mercurio e quindi di azione tossica di tale
metallo pesante (secondo solo ai reni)"
è stato dimostrato istologicamente, con tecnica autometallografica, con
autopsie sia su animali che umani (Cutright 1973, Shiraki 1977, Placidi
1983, Khayat 1984, Yoshida 1986, Fredin 1987, Carmignani 1989, Hahn 1989,
Danscher 1990, Matsuo 1999).
Secondo una recente pubblicazione scientifica (Journal of American
College of Cardiology V33,#6, pp1578-1583, 1999)
i tessuti del cuore di pazienti morti di Cardiomiopatia Idiopatica Dilatativa
(la cui causa è sconosciuta) contenevano 22.000 volte la quantità di mercurio
(178,400 ng/g Hg) presente negli individui del gruppo di controllo (8ng/g).
La panoramica che segue sulla letteratura medica dimostra che:
(a) il rilascio di mercurio dall'amalgama causa accumulo di mercurio nel cuore;
(b) il mercurio provoca danni cardiovascolari.
Secondo la American Heart Association, 67 milioni di statunitensi soffrono di
una qualche forma di patologia cardiovascolare e 1.000.000 di decessi all'anno
negli USA sono causati da patologie cardiovascolari (cioè uno ogni due
decessi). Ogni anno 100 tonnellate di mercurio vengono impiantate nelle bocche
dei statunitensi.
Potrebbe esserci un nesso tra le due cose? Una relazione causa-effetto o
comunque un'influenza parziale?
Una rassegna dei casi clinici con sintomi cardiovascolari trattati con rimozione
terapeutica di otturazioni dentali di amalgama (Hansson 1991, Larose
1990, Lichtenberg 1993, Zamm 1990, Siblerud 1990)
è stata pubblicata sulla rivista Heavy Metal Bulletin, marzo 1993, vol.9, n.2,
p7-8.
Dei 159 pazienti con battito cardiaco irregolare, 139 (l'87%) riportarono di
essere guariti o migliorati a seguito della rimozione delle otturazioni di
mercurio. Gli altri sintomi monitorati furono problemi di pressione sanguigna,
dolori al petto e tachicardia. La percentuale di guarigione o miglioramento
relativamente a questi tre sintomi fu rispettivamente del 54%, 87% e 70%.
Altri tre gruppi di ricerca avevano precedentemente incluso sintomi cardiaci
nella lista delle conseguenze patogene dell'amalgama dentale (Schwarzkopf
1963 & 1965, Rost 1976, Huggins 1982).
I sintomi cardiaci, secondo i loro rapporti, svanivano a seguito della rimozione
di amalgama dentale. Schwarzkopf descrive due casi guariti, uno di dolore
cardiaco e l'altro di battito cardiaco mancante ogni 5 o 6 colpi; Rost descrive
un caso di battito cardiaco costantemente superiore ai 100 colpi al minuto per 2
anni, che ritornò a 65 dopo la rimozione di amalgama; Huggins descrive una
donna con lunghissimi attacchi di dolore al petto, con una ampiezza dell'onda P
di 1.5 mm prima la rimozione dell'amalgama, 1.0 mm una settimana dopo la
rimozione e 0.5 mm 19 giorni dopo la rimozione.
Secondo Siblerud (1990) portatori di otturazioni di amalgama avevano pressione
sanguigna decisamente più elevata, più basso battito cardiaco, minore livelli
di emoglobina e minori percentuali di globuli rossi del sangue rispetto ad
individui senza otturazioni di mercurio. I portatori, inoltre, avevano una
maggiore incidenza di dolori al petto, rapido battito cardiaco (tachicardia),
anemia, affaticamento. L'autore conclude augurandosi che i risultati del suo
studio stimolino altri ricercatori a produrre una documentazione più vasta in
merito, poiché c'è un limitato numero di pubblicazioni che hanno investigato e
documentato l'effetto negativo delle amalgami sul sistema cardiovascolare.
Risulterà evidente leggendo questa relazione che i meccanismi di tossicità
cardiovascolare del mercurio sono molteplici e che, inoltre, la comparsa di una
patologia è sempre dovuto al raggiungimento nel tempo di un "valore
soglia" di accumulo in un determinato organismo. Questi aspetti del
problema ci aiuteranno allora ad inquadrare la situazione di intossicazione
cronica a basse dosi di mercurio, quali quelle provenienti dalle otturazioni di
amalgama.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha anche affermato (OMS, 1991) che i
soli vapori di mercurio rilasciati durante la permanenza delle amalgami in bocca
sono la maggiore fonte di mercurio per l'essere umano.
La metà del mercurio dell'amalgama non è più presente nell'otturazione dopo
10 anni dalla sua installazione. Il rilascio di mercurio delle amalgami avviene
in tre modi: sotto forma di vapori a temperatura ambiente, sotto forma di
minuscole particelle deglutite con la saliva ed infine come ioni metallici che
attraverso i denti arrivano fino all'osso mandibolare. Studi scientifici hanno
dimostrato che l'80% dei vapori di mercurio prodotti dalle otturazioni dentali
di amalgama sono assorbiti, cioè l'80% del mercurio passa attraverso i polmoni
nel flusso sanguigno. Il mercurio che entra nel sangue viene ossidato dopo soli
4–5 minuti. Ci vuole un minuto perché il sangue faccia il giro completo del
corpo. Quindi, ogni dose di vapore di mercurio elementare che entra nel sangue
esiste nella sua forma non-ionica abbastanza a lungo per raggiungere tutti i
tessuti ed organi. Il sangue che circola in tutto il corpo fornisce ai vapori di
mercurio provenienti dall'amalgama dentale un efficiente sistema di trasporto,
capace di scambiare rapidamente sostanze chimiche con i vari tessuti ed organi.
a.
Mercurio rilasciato dall'amalgama e accumulo del mercurio nel cuore
Decenni di ricerche epidemiologiche degli scienziati sovietici furono pubblicate
nel 1974 negli USA: "Effetti cronici del mercurio
sull'organismo". Si trattava di
una relazione di 333 pagine che documentava ricerche condotte nella ex-Unione
Sovietica sugli effetti della esposizione cronica al mercurio ed i suoi
composti, sia sugli animali che sull'uomo. Un intero capitolo era dedicato agli
effetti del mercurio sul sistema cardiovascolare. Fu dimostrato che il mercurio
si lega prontamente ai siti tiolici (cioè zolfo legato ad atomi di idrogeno)
dei tessuti e la presenza di accumuli di mercurio nel cuore fu evidenziata con
studi epidemiologici su umani, studi istologici, autopsie su animali da
laboratorio.
Nel 1987, il dottor Bengt Fredin condusse un lavoro di ricerca nel quale
impiantava otturazioni di amalgama nei denti di maialini della Guinea. Egli
misurò le quantità di mercurio nel cervello, cuore, fegato, reni, sangue e
urine e le confrontò con i valori di animali di controllo non esposti ad
otturazioni di mercurio. Il giorno 1, i livelli di mercurio nel cuore erano in
media 10 volte superiori a quelli trovati nei tessuti del cervello; il giorno 3,
i livelli di mercurio nel cuore erano da 3.5 a 10 volte quelli nel cervello; il
giorno 5, i livelli di mercurio nel cuore erano il doppio di quelli nel
cervello; il giorno 10, la quantità di mercurio nel cuore era ancora 1.5 volte
superiore rispetto a quella nel cervello.
Questo studio su animali confermò che i vapori di mercurio inalati da amalgama
dentale si accumulano molto rapidamente nei tessuti del cuore, ancora più
rapidamente che nei tessuti del cervello. La fonte di mercurio in questo caso
erano otturazioni di mercurio e la loro presenza in bocca portava ad un accumulo
di mercurio nel cuore.
I dottori Murray Vimy e Fritz Lorscheider (Università di Calgary, 1989)
utilizzarono le pecore come modello sperimentale. Essi incorporarono nelle
otturazioni di amalgama una frazione di mercurio marcato radioattivamente, così
che sarebbe stato possibile fare una mappa del mercurio in tutto il corpo
(poiché in natura non esiste mercurio radioattivo, questo era specificatamente
quello proveniente dalle otturazioni di amalgama). Entro due giorni
dall'inserzione di otturazioni di amalgama nelle madri, il mercurio rilasciato
dalle amalgami fu trovato nei tessuti del cuore sia delle madri che dei feti. I
livelli di mercurio trovati nei tessuti del cuore erano comparabili ai livelli
trovati nel cervello.
Nel
1973, un gruppo di ricerca dell'Istituto di Dental Reasearch dell'esercito
americano pubblicò uno studio su animali sul Journal of Oral Medicine. 48
animali furono suddivisi in 8 gruppi da 6, anestetizzati e sistemati in cerchio
intorno ad un blocco di amalgama. L'otturazione di amalgama fu quindi sottoposta
a polverizzazione per 10 minuti. Il gruppo 1 di sei animali non fu esposto alla
polveriscolo di amalgama. Gli altri gruppi furono sacrificati ad intervalli di
tempo dopo la cessazione della polverizzazione, il gruppo 2 immediatamente dopo
la cessazione (0 ore), i successivi ad intervalli di 8, 16, 24, 32, 48 e 72 ore
dopo che era terminata la polverizzazione delle amalgami.
I livelli di mercurio furono misurati nel cervello, nei reni, cuore,
polmoni, fegato e sangue.
Fu
evidenziato dalle analisi che c'è una rapido assorbimento di mercurio
attraverso i polmoni nel sangue e un assorbimento drammaticamente rapido di
mercurio del sangue nel cuore. La concentrazione di mercurio nei tessuti del
cuore dei primi animali sacrificati era 81 volte superiore a quello trovato
negli animali di controllo, che non avevano ricevuto alcuna esposizione. Alla
fine dell'esperimento, a 72 ore dalla cessazione della polverizzazione, i
livelli di mercurio nel cuore erano ancora 6 volte superiori rispetto al gruppo
di controllo.
I livelli di mercurio nel cervello furono trovati essere più di 4
volte superiori al termine della polverizzazione (0 ore) rispetto al gruppo di
controllo, e 2 volte e mezzo dopo 72 ore dal termine della polverizzazione.
Appena finita la polverizzazione (0 ore) i livelli di mercurio nel cuore erano
10 volte superiori a quelli nel cervello degli animali esposti.
Tre
studi di autopsie su umani
(Lutz 1996, Drasch 1994, Nylander 1990)
hanno provato in studi di autopsie su neonati morti che il mercurio delle
otturazioni di amalgama materne è assorbito nel cervello, cuore e reni.
b. Danni cardiovascolari
provocati dal mercurio
In 1.000 bambini accidentalmente esposti durante la gestazione al mercurio sono
state misurate, all'età di 7 anni, la pressione sanguigna e il battito cardiaco
(Sorensen & Grandjean 1999).
I valori di pressione sanguigna diastolica e sistolica aumentavano di 13.9 mmHg
e 14.6 mmHg in corrispondenza di aumento dei valori di esposizione fetale
(misurati sette anni prima) di 1 e 10 mcg/l nel sangue del cordone ombelicale.
Secondo gli autori di tale studio, "questi
risultati suggeriscono che l'esposizione prenatale al metilmercurio può
danneggiare lo sviluppo dell'omeostasi cardiovasculare. La pressione sanguigna
nell'infanzia è un importante strumento diagnostico del rischio di ipertensione
in seguito nella vita, e l'esposizione al mercurio è un importante potenziale
fattori di rischio".
Già nel 1861 Kussmaul, che aveva
studiato da anni gli effetti di esposizione al mercurio (nei lavoratori esposti
e nei pazienti che venivano trattati con mercurio), affermò: "Oltre ad un indebolimento dei muscoli volontari verranno in
generale causate disfunzioni cardiache. Forti tachicardie non sono infrequenti
fra le vittime di avvelenamento da mercurio".
Secondo Rieselman (1930), "una
delle più temute consequenze dell'avvelenamento acuto da mercurio è, come ben
noto a tutti, un effetto paralizzante sul cuore e sulla circolazione, seguito da
ridotta pressione sanguigna e morte". Rieselman
esaminò lavoratori esposti al mercurio e trovò
danni al muscolo del cuore e alterazioni della regolazione nervosa del
sangue. Nel 1938, anche Fellinger e Schweitzer riscontrarono che seri danni
vascolari derivavano da esposizioni al mercurio.
"Disturbi cardiaci e vascolari sono causati da intossicazioni da
mercurio": ciò veniva
affermato già nel 1958 da manuali quali il von Oettingen, Intossicazione:
una guida alla diagnosi e trattamento clinico.
Una importante testimonianza è quella di Kahler (1960), relativamente all'uso
del mercurio come diuretico. Sottolineando che gli effetti cardio-tossici dei
diuretici di mercurio erano ben noti, Kahler discusse i tentativi di trovare un
composto di mercurio che avesse effetti diuretici senza uccidere il paziente
come conseguenza dei danni al cuore. Kahler notò che, oltre ai suoi numerosi
altri effetti sul corpo, il mercurio causava arresto cardiaco (attacco di
cuore), preceduto da anomalie riscontrabili attraverso elettrocardiogramma.
Anomalie cardiache e aritmie furono evidenziate in lavoratori dell'industria dei
cappelli esposti al mercurio (Granati A, Scavo D,
"Reperti elettrocardiografici in operai con intossicazione cronica
da mercurio", Folia Medica, luglio 1961; 44: 529-45).
Ipertensione
e mercurio
Vulliamy (1952) studiò 11 vittime di "acrodinia" (l'acrodinia era
diagnosticata principalmente su bambini che erano esposti a vari composti di
mercurio, per lo più al calomelano, mercurio cloruroso). Dieci delle 11 vittime
avevano elevata pressione sanguigna causata da eccessivo restringimento delle
arterie.
Warkany e Hubard (1953) notarono che il mercurio sotto forma di calomelano (che
allora era usato come applicazione cutanea) causava ipertensione e tachicardia
nei bambini.
Cheek (1959) dimostrò in esperimenti animali che il mercurio cloruro, insieme
con l'adrenalina, fa contrarre le arterie e causava elevata pressione sanguigna.
Il gruppo di ricerca del Prof Perry (Università di Washintgon, 1960)
iniziò ad investigare il meccanismo col quale il mercurio causa ipertensione
(elevata pressione sanguigna). In una serie di articoli scientifici, Perry
dimostrò che il mercurio provocava la contrazione dei muscoli lisci nelle
pareti delle arterie, causando così ipertensione. Si provò ad osservare gli
effetti di varie forme di mercurio e diversi metalli tossici. Il mercurio
causava la contrazione dei vasi sanguigni e la susseguente ipertensione entro
pochi minuti dall'esposizione. Il mercurio organico (metilmercurio, etilmercurio)
invece non causava ciò! E neanche
il piombo, neanche in grosse quantità. Nessun altro metallo (argento, rame,
bario o vanadio) aveva lo stesso effetto del mercurio inorganico nel causare
ipertensione. Fu notato inoltre che il grado di vasocostrizione causato dal
mercurio inorganico non era proporzionale alla quantità di mercurio nel sangue
(cioè alla dose di mercurio cui il soggetto era esposto) e che il grado di
ipertensione era maggiore quando il mercurio era introdotto nelle arterie o
nelle vene piuttosto che non attraverso l'apparato digestivo.
I risultati delle ricerche del gruppo dell'Università di Washington fu
confermata da altri ricercatori: Tomera e Harakal dell'Università di Temple,
Solomon e Hollenberg della Scuola Medica di Harvard.
Altra evidenza degli effetti del mercurio inorganico sul cuore e sul sistema
cardiovascolare fu prodotta dall'Università Roberts in Oklahoma e
all'Università della Californa (Rhee e Choi). Questi ricercatori trovarono che
dosi acute di mercurio inorganico erano così tossiche per il muscolo del cuore
da causare grave ipotensione sistemica. Essi dimostrarono anche che il mercurio
inorganico provocava un danno patologico nei tessuti muscolari del cuore, cosa
che a sua volta causava una grave diminuzione della funzione del cuore, fino al
punto da comportare una drammatica caduta di pressione sanguigna.
Già Trakhtenberg nella ex- Unione sovietica aveva dimostrato che basse dosi di
mercurio inorganico causavano elevata pressione sanguigna, mentre col
prolungarsi dell'esposizione il mercurio causava danno cardiaco ai tessuti con
bassa pressione sanguigna.
Il
mercurio e disturbi alla funzione elettrica (EKG)
Analisi con elettrocardiogramma (ECG) furono eseguite su 42 persone vittime di
avvelenamento da mercurio inorganico (Iraq,
1960). Questo studio, condotto da Dahhan e Orfaly, fu pubblicato sull'American
Journal of Cardiology nel 1964. In tutte le 42 vittime furono rilevate
alterazioni dei valori ECG, indicazione questa di danno al cuore. Le anomalie
erano molto gravi in 6 casi, gravi in 21, moderate in 10 e leggere in 5. Furono
anche riscontrate aritmie cardiache, anormale battito dei ventricoli e
tachicardia ventricolare.
Queste alterazioni furono attribuite al danno arrecato dal mercurio sul
pacemaker del cuore (lo stimolatore cardiaco), sul nodo sinoauricolare, sul
sistema di conduzione elettrica del cuore (ischemia miocardiale). Anche il
mercurio organico, sebbene non causi problemi di ipertensione, porta a disturbi
elettrici nel normale funzionamento del cuore.
Il
mercurio causa danni al miocardio
Nel 1968 Kleinfeld e Stein (Centro Medico Maimonides e Università di Stato di
New York) studiarono gli effetti del mercurio inorganico su tessuti cardiaci di
animali, in particolare l'atrio. Essi esposero il tessuto cardiaco a varie
concentrazioni di mercurio, nonché ad altri metalli; i risultati furono che il
mercurio a basse concentrazioni aumentava la contrazione muscolare del cuore
rimpiazzando ioni calcio dai loro normali siti nei tessuti. L'impoverimento di
calcio causava l'aumento di contrazione muscolare del cuore. A più elevate
concentrazioni, il mercurio inibiva il meccanismo di contrazione, riducendo
quindi la funzione muscolare del cuore. Col passare del tempo, i tessuti esposti
al mercurio recuperavano solo parzialmente da queste disfunzioni.
Nel 1977, John Brake all'Università di Stato della North Carolina espose
giovani polli a varie dosi di mercurio inorganico nell'acqua che bevevano.
Analisi con elettrocardiogramma (ECG) rivelarono notevoli alterazioni nelle
modalità di conduzione del cuore. Furono trovate inoltre alterazioni
patologiche nei tessuti del cuore, incluse infiammazione e degenerazione di
lipidi. Gli autori conclusero che bassi dosi di mercurio inorganico, se
somministrate anche per un breve periodo di tempo, possono causare alterazioni
patologiche del sistema cardiovascolare.
Sempre nel 1977, due ricercatori giapponesi, Shiraki e Nagashima
dell'Università di Tokio, studiarono la patologia trovata nelle vittime umane
del morbo di Minamata (che fu causato da prolungata esposizione a elevati
livelli di metilmercurio) ed inoltre condussero alcuni esperimenti su animali
usando composti di mercurio marcati radioattivamente. Gli autori scoprirono che
la patologia che si riscontra nell'intossicazione da metilmercurio era il
risultato di danni ai vasi sanguigni e susseguente rifornimento di sangue. Il
danno ai tessuti nervosi era la conseguenza di un ridotto flusso sanguigno. Essi
riscontrarono nelle vittime un ispessimento delle arterie e un indurimento dei
vasi sanguigni nel cervello ed altre arterie nel corpo, nonché formazione di
grumi nei casi sanguigni. Le vittime inoltre avevano elevata pressione
sanguigna, danni muscolari al cuore e attacchi di cuore.
Zhao e Lu (1990) investigarono gli effetti di mercurio inorganico sui muscoli
delle pareti dell'aorta, la principale arteria che esce dal cuore. Essi
dimostrarono che il mercurio ha un effetto dannoso che poteva essere relazionato
al suo effetto di indurimento di arterie e di aumento della pressione sanguigna.
Abbiamo già visto che il documento del russo Trakhtenberg "Effetti
cronici del mercurio sull'organismo",
pubblicato negli USA nel 1974, evidenzia l'accumulo selettivo del mercurio nei
tessuti del cuore. Partendo dalla
conoscenza che il mercurio si lega prontamente ai siti tiolici (cioè zolfo
legato ad atomi di idrogeno) dei tessuti, i ricercatori sovietici investigarono
l'azione tossica del mercurio su un'ampia gamma di tessuti, inclusi quelli del
sistema cardiovascolare. Essi
trovarono che il mercurio causava alterazioni di alcune funzioni cardiache,
inclusa l'abilità muscolare della contrazione del cuore e la funzione di
regolazione dell'attività cardiaca.
Gli effetti cardiovascolari della esposizione cronica a basse dosi di vapori di
mercurio furono esaminati in uno studio clinico-statistico di 656 pazienti. Tale
esposizione al mercurio causava aumento dell'incidenza di battito cardiaco
veloce, polso irregolare, dolori al petto, palpitazioni cardiache ed elevata
pressione sanguigna. La maggior parte dei pazienti con problemi cardiovascolari
avevano più di 40 anni, ma una buona percentuale di essi appartenevano al
gruppo di età 20–29 anni.
Altri 4 studi russi avevano esaminato lavoratori esposti professionalmente a
basse dosi di vapori di mercurio: le percentuali di quelli che avevano problemi
di pressione elevata o bassa erano 42%, 60%, 44.4% 50% (uomini) e 68% (donne).
Trakhtenberg monitorò la risposta cardiaca di conigli esposti a basse dosi di
vapori di mercurio e di conigli di controllo con elettrocardiogramma (ECG).
Nelle prime 3–4 settimane di esposizione non ci furono alterazioni. Poi si
verificò rapido battito cardiaco, e successivamente diminuzione di battito
cardiaco. Al terzo mese di esposizione tutti i conigli esposti avevano un
battito cardiaco lento e valori anormali di ECG, soprattutto una diminuzione
della forza di contrazione.
Ulteriori esperimenti di Trakhtenberg dimostrarono che il mercurio bloccava la
capacità del cuore di rispondere alla stimolazione del nervo vago (un nervo del
cervello che sovrintende al battito del cuore). Fu dimostrato che il mercurio
blocca l'azione dell'acetilcolina, il neurotrasmettitore che passa l'impulso
nervoso dal nervo vago al cuore. Sia l'acetilcolina che il nervo vago contengono
proteine con tioli (zolfo). Quando il mercurio si attacca ai siti tiolici delle
proteine dei recettori muscolari del cuore e dell'acetilcolina, il cuore non
può ricevere l'impulso elettrico del nervo vago richiesto per la contrazione.
Cioè il mercurio blocca i neurotrasmettitori.
Uno studio di Jha e Bhatia (Università Jawaharal Nehru in Nuova Delhi,
1980) dimostrò che il mercurio
cloruro porta a una riduzione nel flusso sanguigno al cuore, a causa
di una contrazione del tessuto muscolare nelle pareti delle arterie
coronarie che riforniscono il sangue (vasocostrizione). Come affermato
precedentemente, la ricerca scientifica aveva già dimostrato che è il mercurio
a causare questa costrizione delle arterie poiché contrae i tessuti muscolari
nelle pareti arteriali. La riduzione o il blocco di rifornimento di sangue al
cuore è ciò che causa attacchi di angina e di cuore (infarti del miocardio).
La contrazione del tessuto muscolare arteriale fu causata dall'interferenza del
mercurio con la richiesta attività del sodio e del potassio.
Nel 1983 e 1984 Carmignani, dell'Università Cattolica di Roma, e il centro
medico dell'Università di Cincinnati, pubblicarono i risultati dei loro studi
su animali. Essi monitorarono la pressione sanguigna aortica, il battito
cardiaco, l'elettrocardiogramma e il battito nel ventricolo destro del cuore in
animali di controllo e in animali esposti a croniche basse dosi di mercurio
inorganico. La conclusione presentata in tale studio fu che l'esposizione
cronica al mercurio danneggia la funzione cardiovascolare interferendo sia con i
meccanismi del corpo che regolano pressione sanguigna che con gli ormoni che
regolano l'attività cardiovascolare (dopamina, adrenalina e nonadrenalina). Fu
dimostrato che l'esposizione al mercurio aumenta la forza della contrazione
muscolare del cuore, causando elevata pressione sanguigna. Queste azioni del
mercurio furono spiegate dalla sua capacità di bloccare il passaggio degli ioni
calcio nelle cellule muscolari del cuore.
Un'ulteriore dimostrazione degli effetti dannosi del mercurio sul sistema
cardiovascolare viene dagli esperimenti di laboratorio di Wierzbicki della
Scuola Medica di Lodz in Polonia, nel 1983. Fu dimostrato che basse
concentrazioni di diversi composti di mercurio acceleravano il processo di
coagulazione del sangue. Questo
effetto del mercurio sulla formazione di grumi fu poi confermato da uno studio
condotto da Kostka (1989).
Si ha pochissima documentazione scientifica che possa dare informazioni sui
danni arrecati al sistema cardiovascolare dall'esposizione
prenatale al mercurio. Uno studio interessante fu condotto da Gale nel 1980.
Egli dimostrò che l'esposizione al mercurio elementare di criceti incinte
produceva notevole tossicità sui neonati, inclusa un'alta incidenza di anomalie
cardiache caratterizzate da dilatazione del cuore, ispessimento e indebolimento
delle pareti del cuore. Inoltre il dottor Vimy, dell'Università di Calgary,
dimostrò che i feti sono notevolmente esposti al mercurio delle otturazioni
dentali delle loro madri.
Nel 1980 Orlowski e Mercer pubblicarono i risultati delle loro ricerche su sei
vittime del Morbo di Kawasaki (MK), o sindrome del linfonodo mucocutaneo. Essi
confrontarono i livelli di mercurio nelle urine dei sei pazienti confrontato con
un gruppo di controllo e trovarono che i livelli erano insolitamente elevati
nelle sei vittime da MK. Essi notarono anche che le vittime di MK avevano
un'alta incidenza di aneurismi delle arterie coronarie del cuore, alterazioni
dell'elettrocardiogramma e persino infarti miocardici dovuti al blocco delle
arterie coronarie.
PER
ME LA TOSSICITA' DA MERCURIO SI MANIFESTO' CON PROBLEMI CARDIACI
di Barbara Cassidy
International DAMS Newsletter, primavera 1997
Nell'ottobre del 1995, un giorno che ero uscita prima dal lavoro e stavo
tornando a casa con la macchina, iniziai a sentirmi estremamente stordita, quasi
svenivo. L'area intorno al cuore iniziò a farmi male e il cuore iniziò a
battere rapidamente. In qualche modo riuscii a raggiungere casa mia
Mio marito, che è un infermiere, mi misurò il battito cardiaco che era a 140
(contro i normali 80-90). Non ero in grado di parlare e mi potevo muovere con
molta fatica. Mi accompagnò all'ospedale. All'ospedale il mio battito cardiaco
arrivò addirittura a 170; poiché tutte le altre analisi non mostravano
anomalie mi diedero un tranquillante e mi rimandarono a casa, assicurandomi che
ciò era dovuto allo stress, non certamente ad un attacco di cuore.
Essendo una donna di 40 anni non ero il tipico candidato per un attacco di cuore
e così anche il cardiologo dal quale mi recai disse che tutte le analisi erano
normali e che si trattava solo di stress. In seguito fui visitata da un
endocrinologo, un neurologo, uno specialista di aritmie, un enterologo. Tutti i
risultati erano nella norma. Mi sentivo troppo male per
lavorare, non potevo guidare per le vertigini, ma tutti i
test erano normali.
Un articolo di odontoiatria biologica descriveva i sintomi di intossicazione
cronica a basse dosi di mercurio quali quelle provenienti dalle otturazioni di
amalgama: rimasi colpita non solo perché la lista comprendeva attacchi di
vertigini e palpitazioni del cuore, ma anche mani fredde e viscide, prurito
cutaneo, etc. Test allergologici indicarono la mia sensibilità ai metalli
(piombo, argento e mercurio). Finalmente avevo trovato "qualcosa".
Feci rimuovere le 7 otturazioni di mercurio in un mese e mezzo, e iniziai un
programma di disintossicazione con vitamine e minerali come indicato da "Disintossicazione
da mercurio dentale" di Michael e
Sam Ziff e di Mats Hansson.
Dopo la mia seconda sessione di rimozione iniziai a sentirmi notevolmente meglio
e dopo che la rimozione delle amalgami fu completata smisi di avere attacchi di
vertigini, sudorazione notturna e palpitazioni del cuore.
Ora che sono guarita metto a disposizione la mia storia per i medici e le
persone che conosco, così che non capiti loro ciò che è capitato a me a causa
della mancanza di informazioni sulla tossicità dell'amalgama.
BIBLIOGRAFIA
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di esposizione di topi maschi a mercurio inorganico", Toxicol Appl
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(4) Cheek DB, Wu F, "Effetto di calomelano sull'adrenalina nel sangue nei
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"Gefasserkrankungen nach Quecksilbervergiftungen", Arch Gewerbepath
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(8) Fredin B,
"Distribuzione di mercurio in vari organi di maialini di guinea dopo
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