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4. Monografie
- vedi:
Materiali Dentari e denti tossici ESPOSIZIONE DEL FETO AL MERCURIO DENTALE MATERNO
Gennaio
1999: a seguito del documento "Amalgami per uso dentistico"
redatto dalla Regione Lombardia tutti gli ospedali e studi dentistici della
regione vengono informati che:
"Si ritiene in via
precauzionale di suggerire ai medici dentisti di accertare all'atto dell'uso
l'assenza di allergia a carico del paziente.
In aggiunta a ciò gli amalgami non
dovrebbero essere usate nel caso di donne gravide, per bambini di età inferiore
ai 6 anni, per soggetti con problemi renali. Si suggerisce inoltre di informare
i pazienti con la procedura del consenso informato".
In un documento del Dipartimento per la Salute della Gran Bretagna (1998) sono
state date disposizioni a tutti i dentisti e medici generici britannici perché
non fossero fatti lavori relativi ad amalgami nuove o vecchie su donne incinte.
Un simile allarme era già stato lanciato da altri governi nazionali, quello
tedesco, canadese, svedese, francese, austriaco, danese, australiano, finlandese
e norvegese.
Il ricercatore universitario Drasch
così si esprimeva nel 1994: "Le
future discussioni sui pro e contro delle amalgami dentali non dovrebbero essere
limitate agli effetti delle amalgami su coloro che le portano, adulti o bambini,
ma anche considerare l'esposizione fetale al mercurio dentale materno.
L'applicazione illimitata di otturazioni di amalgama in donne prima e durante
l'età fertile dovrebbe essere riconsiderata".
Gli
studi scientifici riportati di seguito dimostrano che:
a) La presenza di otturazioni dentali di amalgama in donne incinte provoca il
trasferimento di mercurio dalle otturazioni nei tessuti dei feti.
b) Esposizione prenatale persino a bassi livelli di mercurio causa danni ai
feti.
TRASFERIMENTO
DI MERCURIO DALLE OTTURAZIONI DENTALI MATERNE AL FETO
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 1980)
ha raccomandato che per donne in età fertile l'esposizione ai vapori di
mercurio debba essere la più bassa possibile perché il mercurio attraversa
facilmente la placenta.
"Il metilmercurio è 1000 volte più tossico geneticamente della
colchicina, lo standard per il confronto con sostanze che producono difetti alla
nascita e danno ai cromosomi." Dr Blesius, Southwest Diagnostic Institute, El Paso, Texas, 1995
L'Organizzazione Mondiale della
Sanità ha anche affermato (OMS, 1991)
che i soli vapori di mercurio rilasciati durante la permanenza delle amalgamo in
bocca sono la maggiore fonte di mercurio per l'essere umano.
La metà del mercurio dell'amalgama non è più presente nell'otturazione dopo
10 anni dall'installazione. Il rilascio di mercurio delle amalgami avviene in
tre modi: sotto forma di vapori a temperatura ambiente, sotto forma di minuscole
particelle deglutite con la saliva ed infine come ioni metallici che attraverso
i denti arrivano fino all'osso mandibolare. Studi scientifici hanno dimostrato
che l'80% dei vapori di mercurio prodotti dalle otturazioni dentali di amalgama
sono assorbiti, cioè l'80% del mercurio passa attraverso i polmoni nel flusso
sanguigno.
Ricordiamo che stiamo parlando di mercurio elementare che ha uno
stato elettrico neutrale, cosa che gli permette facilmente di penetrare le
cellule e le membrane degli organi, almeno fino a quando non viene ossidato e
quindi convertito nella forma ionica. Una volta che è ionizzato, il metallo ha
una carica elettrica e quindi ha molta più difficoltà a entrare o uscire dalle
cellule (Gerstner, 1977).
Il mercurio che entra nel sangue viene ossidato solo dopo 4–5 minuti. Ci vuole
un minuto perché il sangue faccia il giro completo del corpo. Quindi, ogni dose
di vapore di mercurio elementare che entra nel sangue esiste nella sua forma
non-ionica abbastanza a lungo per raggiungere tutti i tessuti ed organi. Il
sangue che circola in tutto il corpo fornisce al mercurio un efficiente sistema
di trasporto, capace di scambiare rapidamente sostanze chimiche con i vari
tessuti ed organi.
Mercurio dentale materno
nei feti animali – Alcuni
ricercatori dell'Università di Calgary impiantarono otturazioni dentali con
mercurio marcato radioattivamente in pecore gravide (Vimy, 1990).
Il mercurio radioattivo non è presente in natura, quindi tutto quello misurato
nei tessuti non poteva che provenire dalle amalgami dentali.
Due giorni dopo
aver inserito otturazioni di amalgama, il mercurio già era presente nel sangue
materno e fetale, nonchè nel fluido amniotico. Nel feto la più alta
concentrazione si verificò nel fegato e nella ghiandola pituitaria.
Lo studio
rivelò anche che durante l'allattamento il livello di mercurio nel latte
materno era sei volte maggiore del livello di mercurio nel sangue.
Questi risultati furono confermati dagli studi su topi effettuati da un altro
gruppo di ricerca (Takahashi, 1992).
Nel 1994 uno studio su scimmie non solo confermava i risultati degli studi
precedenti, ma chiariva il modo in cui il mercurio si distribuisce nei tessuti
del cervello del feto (Warfinge, 1994).
In alcune zone del cervello fetale il contenuto di mercurio supera i livelli
ritrovati nel cervello della madre.
Uno studio successivo (Vimy, 1997) portò
ulteriori conferme: "I
risultati degli studi animali mostrano che durante la gravidanza un primario
sito fetale di accumulo del mercurio è il fegato, mentre dopo il parto i reni
del neonato ricevono ulteriore mercurio dal latte materno".
Il mercurio ha la capacità
di attraversare la placenta
– Schumann (1990), Yoshida (1994) e Oskarsson (1995) hanno dimostrato che
qualsiasi forma di mercurio può passare dalla madre al feto, ma anche che le
forme lipidi-solubili del mercurio (cioè il metilmercurio ed i vapori di
mercurio) si andranno ad accumulare nel cervello del feto.
Già Greenwood nel 1972 descriveva sulla rivista scientifica Experentia il
"Trasferimento
di mercurio metallico nel feto",
mentre Clarkson pubblicava "Trasporto del mercurio elementare nei
tessuti fetali" (1972).
"Effetto concentratore": la madre smaltisce
il mercurio, il feto no !
– Creason (1976) studiò i livelli di 16 elementi nel sangue materno,
nel cordone ombelicale e nella placenta. Egli trovò che la concentrazione di
mercurio nel cordone ombelicale era più alta di quella nel sangue materno, e
persino maggiore era quella nella placenta.
Fujita e Takabatake (1977)
esaminarono sangue e capelli di madri e neonati: i campioni dei neonati avevano
sempre concentrazioni di mercurio superiori a quelle delle madri. Ong (1993) e
Yang (1997) confermarono con i loro esami che i livelli di mercurio nei feti
sono più elevati di quelli nel sangue materno
(Ong 1993, Yang 1997).
Mercurio dentale materno nei feti umani – Nel 1996 fu
pubblicato dal Prof. Lutz uno studio (basato su 154 autopsie umane) che
dimostrava una forte correlazione tra il contenuto di alcuni tessuti di feti o
neonati morti prematuramente e la quantità di otturazioni dentali di amalgama
nella bocca delle madri.
Queste scoperte confermavano i risultati di un
precedente studio simile: Magnus Nylander dell'Istituto Karolinska di Stoccolma
nel 1990 aveva dimostrato che 30 neonati deceduti per Sindrome da Mortalità
Infantile Improvvisa (SIDS) avevano alti livelli di mercurio nei loro cervelli.
Neonati (nell'età da 11–50 settimane) di madri con più di 10 otturazioni
d'amalgama mostravano inoltre valori fino a 2544 mcg di mercurio / kg di tessuto
di rene.
Tali studi su umani confermarono l'informazione precedentemente scoperta negli
studi animali, cioè che il mercurio effettivamente passa dalle otturazioni
dentali di donne incinte nei tessuti dei feti.
Mercurio dentale materno nel
latte umano – Amin-Zaki
(1981) e Granjean (1994) sono entrambi autori di rapporti che dimostrano che il
metilmercurio ha l'abilità di passare nel latte materno e di causare danni
neurologici al neonato.
Oskarsson e colleghi (1996) identificarono nelle amalgami dentali la
principale fonte di mercurio nel latte materno e quindi chiesero provvedimenti
che limitassero l'uso di otturazioni di amalgama in donne in età fertile.
"La
nostra conclusione è che bisogna impegnarsi per limitare il carico di mercurio
per donne in età fertile" (Arch.
Environ. Health, 51(3):234–241, 1996).
Nelle donne che avevano amalgami dentali, durante l'allattamento la quantità di
mercurio nel latte materno e nelle urine era proporzionale al numero di
otturazioni o ai livelli dei vapori di mercurio nella cavità orale (Vimy,
1997).
ESISTE UNA DOSE ACCETTABILE DI ESPOSIZIONE AL MERCURIO PER IL FETO ?
...NO !
Un organismo sottoposto ad un carico di mercurio o di altri metalli pesanti
tossici li espelle per quanto gli è possibile. Ed in effetti, nei casi di
intossicazione da mercurio, il metallo si ritrova nelle urine, nelle feci, nelle
unghie, nei capelli, nella saliva. Coloro che hanno un ridotto metabolismo, gli anziani per
esempio, sono più vulnerabili di altre persone all'intossicazione da metalli
pesanti. Un caso a parte costituisce il bambino nel grembo materno, che non ha
alcuna possibilità di espulsione di ciò che penetra la barriera placentare.
Accumula giorno dopo giorno per nove mesi ciò che è in circolo nel sangue
della madre. Egli usa ogni molecola come un mattone per crescere da pochi grammi
a qualche chilo.
"Il mercurio ha un effetto sul sistema nervoso centrale del feto
persino in dosi molto inferiori a quelle considerate tossiche negli adulti. I
livelli di mercurio nelle madri si correlano bene con l'aumento di difetti del
feto alla nascita e persino ai casi di aborti." Kuntz,
Pitkin, Bostrum and Hughes, The American Journal of Obstetrics and Gynecology
Vol.143 no 4, pag 440-443, 1982
"I limiti di sicurezza sul mercurio sono troppo alti per prevenire
danni prenatali. Uno studio nelle isole Faeroe ha trovato che anche quando le
donne incinte avevano livelli di mercurio nel sangue ben al di sotto dei valori
soglia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, i loro bambini mostravano
alcune deficienze, tra cui ridotte capacità di apprensione, di concentrazione,
di memoria." New Scientist, 22 novembre 1997
Donne esposte a tossicità da mercurio
hanno una maggiore incidenza di: 1. Aborti, 2. Difetti di nascita, 3. Sintomi
neurologici e comportamentali.
Mercurio e aborti spontanei
– Un secolo fa alcuni dottori usavano
il mercurio per indurre aborto spontaneo in gravidanze indesiderate (Gibb
GD, "Somministrazione di
mercurio per produrre aborto, seguita da tremori mercuriali", Lancet Lond
1873, 339).
L'agenzia di protezione ambientale degli USA (EPA) afferma che "donne
esposte cronicamente a vapori di mercurio sono soggette ad una maggiore
incidenza di disturbi mestruali e aborti spontanei; inoltre, una elevata
percentuale di mortalità è stata osservata tra i neonati partoriti da donne
che avevano sintomi di intossicazione da mercurio".
Nel 1950 Derobert e Tara riportarono il caso di una donna cronicamente
intossicata da vapori di mercurio che ebbe due gravidanza che si conclusero
negativamente. La donna diede la luce ad un bambino sano solo dopo aver
recuperato da un palese intossicazione da mercurio.
Nel 1967, una rassegna epidemiologica fu condotta in Lituania su donne che
lavoravano in studi odontoiatrici nei quali furono registrati vapori di mercurio
inferiori a 0.08 milligrammi per metro cubo. Queste donne fecero registrare
un'elevata incidenza di aborti spontanei; fu dimostrata una forte correlazione
tra questa incidenza e l'entità dell'esposizione (Wiksztrajtis, 1967).
Baraqnski e Szymczyk (1973) esposero topi femmine a basse dosi di vapori di
mercurio: i risultati erano che la loro prole moriva entro sei giorni dal parto.
L'incidenza di aborti spontanei fu studiata in quattro gruppi di lavoratrici in
Danimarca nel 1984 (Heidam, 1984).
Le assistenti odontoiatriche risultarono avere la percentuale più alta di
aborti spontanei, con l'11.2%.
Anche Gordon affrontò il tema "Gravidanze in dentisti donne:
pericolo mercurio?". L'incidenza
di aborti spontanei in dentisti donna risultò essere più elevata di quella
della popolazione di Aberdeen e di New York.
Mercurio e difetti alla
nascita – Un gruppo di
ricerca ha esaminato la relazione tra casi di ritardati mentali ed occupazione
lavorativa dei genitori (Roeleveld, 1993).
Le percentuali più alte di incidenza di tali patologie corrispondevano a madri
incinte esposte (accidentalmente o professionalmente) a radiazioni (9.3%) o
mercurio (8.7%).
Un aspetto della faccenda è la complessità relativa
alla impercettibilità di alcuni difetti alla nascita.
Relativamente a questa tesi citiamo uno studio del 1986 di Howard e
Mottet (225). A femmine di topi incinte fu data da bere acqua con 12.5 ppm di
metilmercurio. Non ci fu evidenza di tossicità materna né ci furono evidenti
malformazioni osservate nella prole, sebbene il peso dei topolini era del 18.6%
minore di quello dei topolini di controllo. Comunque, il 32.8 % della prole
morì entro 48 ore dal parto, senza che la causa specifica della morte fosse
evidente. Forse il dettaglio più
significativo che i ricercatori riuscirono a mettere in luce fu quello relativo
al cervello, in particolare al cerebellum. Essi trovarono una riduzione del 23.6
% nel peso cerebellare che fu considerato statisticamente significativo.
Anche Chen studiò l'effetto di bassissime dosi croniche di mercurio durante la
gravidanza su topi. I risultati dello studio confermarono che reni e fegato
della prole esposta pesavano meno dei gruppi di controllo, avendo tali organi un
minor numero di cellule.
Studi di autopsie su umani possono essere effettuati solo in rari casi. Comunque
i dati che abbiamo dalle autopsie umane fatte su vittime del mercurio di
Minamata descrivono neonati con svuotamento delle cellule granulari cerebellari
e danni alla corteccia cerebrale di natura non specifica, simili alle lesioni
osservate anche in vittime adulte dello stesso disastro.
Urbach e collaboratori dimostrarono nel 1992 che l'esposizione prenatale al
mercurio inorganico causava interferenze nelle funzioni placentari umane, con
conseguente possibilità di disfunzioni per lo sviluppo degli organi (Urbach,
1992).
Mishonova nel 1980 esaminò gravidanza
e parto in 349 donne esposte a vapori di mercurio nell'ambiente di lavoro,
confrontando i risultati con un gruppo di controllo di 215 donne non esposte.
Dallo studio risultò che nelle donne esposte al mercurio c'era una maggiore
percentuale di complicazioni della gravidanza, e c'era una forte relazione tra
queste complicazioni e la durata e concentrazione dell'esposizione al mercurio.
La placenta delle donne esposte mostrava segni di insufficienze funzionali e
strutturali. Inoltre furono rilevati a livello cellulare disturbi immunitari nel
sistema madre-feto.
Mercurio e sintomi
neurologici e comportamentali
– Un gruppo di scienziati del dipartimento di Tossicologia, il dipartimento di
Bioscienze Farmaceutiche ed il dipartimento di Neuroscienze dello Sviluppo
dell'Università di Uppsala confrontarono gli effetti su topi dell'esposizione
prenatale al vapore di mercurio con quelli dell'esposizione a metilmercurio, ed
una combinazione dei due, il tutto confrontando i risultati con gruppi di
controllo.
Nel loro primo studio, essi scoprirono effetti comportamentali avversi a livelli
di esposizione comparabili ai valori limite accettabili in Svezia (TLV) per
vapori di mercurio
(Fredriksson, 1992).
Questi risultati furono confermati da un ulteriore studio (Danielsson,
1993). Gli effetti avversi riscontrati
in questo studio erano relativi all'attività motoria spontanea ed una ridotta
abilità di adattamento.
Nel 1996, infine, lo stesso gruppo di ricerca riscontrò alterazioni in
comportamenti sia spontanei che acquisiti a seguito dell'esposizione a vapori di
mercurio, che insorgevano solo a dosi maggiori di esposizione a metilmercurio.
(Quando l'esposizione era contemporaneamente dovuta ad entrambe le forme di
mercurio gli effetti erano peggiori).
Persino una limitata esposizione prenatale al vapore di mercurio causa
un'alterazione del fattore di crescita nervoso e dei suoi ricettori nel cervello
fetale in topi, portando danno neuronale e disturbo al normale sviluppo
cellulare (Sodestrom, 1995).
Gli studi animali dei ricercatori di Uppsala sono stati replicati in un'altra
specie di scimmie, i primati.
Questo gruppo di ricerca dimostrò anche che l'esposizione prenatale a vapori di
mercurio causava cambiamenti comportamentali a lungo termine negli animali (Newland,
1996).
È stato dimostrato che una singola esposizione prenatale a metilmercurio causa
non solo effetti dannosi sulle abilità di apprendimento, ma un aumento della
suscettibilità alla dipendenza da sostanze psicoattive (anfetamine e droghe)
negli animali (Eccles & Annau, 1982, Zanoli, 1997).
Aschner (1997) dimostrò che l'esposizione prenatale al vapore di mercurio, a
livelli che sono paragonabili alle basse dosi derivanti da amalgami dentali,
induceva nei cervelli dei topi una reazione delle cellule astrocitarie,
indicazione questa di tossicità.
Inouye già nel 1985 aveva cercato di descrivere gli "Effetti
comportamentali e neuropatologici dell'esposizione a metilmercurio prenatale in
topi". Andando ancora più a
ritroso nel tempo troviamo altre pubblicazioni sull'effetto deleterio del
mercurio che raggiunge i feti a seguito di esposizioni materne (Koos
1976, Karp 1977, Choi 1978).
STUDI UMANI SU VITTIME ACCIDENTALI DI MERCURIO
Gli effetti del metilmercurio sono stati documentati al di fuori dei laboratori
o istituti specializzati nei casi in cui incidenti ecologici hanno investito la
popolazione (Giappone, Iran).
All'inizio degli anni '50 una certa quantità di mercurio fu scaricato da
un'industria giapponese in mare (Baia di Minamata, Giappone) dove fu convertito
in metilmercurio dall'azione di batteri che vivevano essenzialmente in
condizioni anaerobiche nella melma del fondo. Questi batteri erano prede del
plancton che era poi mangiato da pesci. Tra le famiglie che dipendevano dal mare
per l'approviggionamento di cibo, ci furono 121 casi di intossicazione con 46
morti e 25 neonati deformati e ritardati tra gli anni 1955 e 1959 (su un totale
di 400 nascite) (C. Environmental Health, dic. 1969, 19, 891:905).
I neonati di Minamata svilupparono paralisi cerebrale e altri sintomi
neurologici quali la corea (continui, rapidi ed involontari movimenti a scatti),
attacchi, tremori e ritardi mentali (194,195).
Nel 1971–1972, semi di granturco trattati con fungicidi al metilmercurio,
invece di essere piantati, furono usati come cibo per la popolazione. 6530
persone furono ricoverate in ospedale. 31 di queste vittime erano donne incinte.
La catastrofe diede così agli scienziati una rara occasione per seguire gli
effetti di esposizione prenatale al mercurio in umani. I 32 neonati risultanti e
le loro madri furono studiati per un periodo di 5 anni.
Lo studio scientifico suddivise tali neonati in due gruppi: 14 che subito
mostrarono segni di anormalità e 18 che non mostravano manifestazioni cliniche
di anormalità. Nel primo gruppo, 10 neonati avevano sintomi simili alla
paralisi cerebrale, erano nervosi e mostravano una reazione esagerata a rumori
improvvisi; 6 di questi dieci erano ciechi, due vedevano poco e 2 non avevano
problemi di vista; 5 dei 14 avevano circonferenza della testa inconsuetamente
piccola; questi 14 neonati del primo gruppo erano tutti ritardati mentalmente e
lo sviluppo del loro linguaggio fu povero o non esistente.
Dei 18 neonati del secondo gruppo, la metà manifestò tra i 2 e i 5 anni di
età sintomi neurologici e ritardo nello sviluppo psicomotorio. Questi problemi
di sviluppo non erano gravi abbastanza da determinare disabilità fisica o
mentale.
9 dei 32 neonati dello studio morirono entro tre anni (2 morirono entro un mese
dalla nascita e gli altri 7 morirono a casa tra i 2 – 2 1/2 anni di età).
Questa percentuale di mortalità del 28% fu confrontata con la percentuale di
mortalità del gruppo di controllo che fu del 6% (Amin-Zaki, 1979).
In tale circostanza fu confermato che il mercurio passa nel latte materno,
costituendo una ulteriore consistente fonte di esposizione per i neonati.
Infatti alcuni bambini nati prima della tragedia furono esposti al
mercurio solo attraverso il latte materno. Nessuno di questi bambini esposti
solamente al mercurio nel periodo di allattamento manifestò segni visibili di
intossicazione. Questi bambini raggiunsero livelli di mercurio nel sangue
superiori al limite ammissibile nel sangue per gli adulti.
In Iraq ci fu un altro avvelenamento accidentale da mercurio che fu causato da
ingestione di carne di maiale che era stato cresciuto con mangime contaminato da
fungicida al mercurio. Una donna 40enne mangiò questo animale contaminato per
tre mesi a partire dal suo terzo mese di gravidanza. La donna mostrò minimi
segni di intossicazione da mercurio. Diede poi alla luce un bambino
apparentemente normale. Comunque, a tre mesi di età, l'encefalogramma del
bambino risultò anormale. All'età di sei mesi l'encefalogramma peggiorò
ulteriormente e il bambino sviluppò scatti miotonici (aumento di irritabilità
muscolare e spasmi muscolari) (Pierce, 1972).
Questo studio dimostrò che gli effetti dell'esposizione prenatale al mercurio
possono non essere evidenti fino a molto tempo dopo la nascita.
MERCURIO DENTALE MATERNO E ABORTI SPONTANEI
di
Mary Davis
estratto
da Defense Against Mercury Syndromes, Ed.
DAMS,
1993
Mi fu diagnosticata sclerosi multipla (SM) all'età di 28 anni, ma i miei
problemi erano iniziati molto tempo prima. All'età di 26 anni avevo avuto i
miei primi sintomi di SM: gambe doloranti, indicibile stanchezza e mancanza di
energia. Allo stesso tempo ci fu un peggioramento della mia insonnia, ma
minimizzai pensando che tutti hanno problemi di sonno. La diagnosi di SM arrivò
sette mesi dopo aver partorito mia figlia. Molte cose divennero chiare alla luce
di questa diagnosi: essa forniva la risposta a molti aspetti del mio precedente
cattivo stato di salute.
Ma ancora non spiegava altri miei problemi, quali la
depressione e i problemi di sonno.
Rimossi le mie otturazioni dentali di amalgama circa un anno dopo che questa
diagnosi mi era stata fatta.
Ero scettica, ma per fortuna il mio dentista
conosceva bene la problematica ed insistette che prendessi vitamine prima e
durante le sessioni di rimozione.
La notte dopo la prima sessione di rimozione riuscii a dormire meglio. Tra una
sessione e l'altra si sono verificati strani fenomeni nel mio corpo (formicolii,
stordimento, vertigini e gusto metallico).
Circa un mese dopo il completamento della
rimozione di tutte gli amalgami dalla bocca, ebbi uno squilibrio ormonale,
varie infezioni ed i problemi allo stomaco si acuirono. Comparvero nuove
allergie che però durarono poco tempo.
Fu pressapoco allora che iniziai a
notare che non ero più così stanca come ero abituata ad essere.
Riuscivo a
fare molte più cose di quelle che facevo poco tempo prima, e le mie gambe non
erano più doloranti. Inoltre non avevo più problemi a dormire. Sapevo che la
svolta era stata portata dalla rimozione delle amalgami, ma non avevo ancora
colto l'importanza della terapia a base di vitamine e della disintossicazione.
Mi sentivo così bene che mio marito ed io decidemmo di avere un bambino. Non ci
furono problemi nel concepimento, ma sfortunatamente, quando il feto aveva 11
settimane, ho avuto un aborto spontaneo. Poiché ero così convinta degli
effetti del mercurio sull'organismo, feci controllare i livelli di mercurio nel
feto. Questi erano 4 volte superiori ai valori accettabili. Presi così piena
coscienza della pericolosità del mercurio e degli altri metalli tossici.
Decisi quindi di prendere la faccenda del mercurio sul serio. Iniziai a prendere
vitamine ogni giorno e immediatamente iniziò il prurito. Era un chiaro segnale
per me che il mercurio stava cercando di uscire dal corpo attraverso la pelle!
Continuando a prendere vitamina C notai dei miglioramenti.
Oggi non ho quasi più sintomi di SM. La mia colite intestinale è migliorata
drasticamente, così come lo squilibrio ormonale. Gambe doloranti e mancanza di
energia sono solo ricordi.
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