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4. Monografie
vedi:
Materiali Dentari e denti tossici
Monografia
A INTOSSICAZIONI DA AMALGAMA:
VERSO LA DIAGNOSI
Distribuzione
nell’organismo
Quali
analisi?
Siti
di accumulo
Effetti
tossici
Diagnosi
allegato
1: Smescolamento del mercurio dall’amalgama dentale
Secondo
l’OMS (1991), l'amalgama dentale è
la maggior fonte di esposizione al
mercurio per l'essere umano. Tutte le altre fonti di esposizione al mercurio
(mercurio nell'aria, nell'acqua nel pesce che mangiamo o altro), messe insieme
non superano il 20% dell'entità dell'esposizione causata dalle otturazioni di
amalgama.
La Fig.1 ci mostra come mercurio
marcato radioattivamente rilasciato da otturazioni dentali inserite in pecore si
sia distribuito nei tessuti corporei dopo 28 giorni.
FIGURA
1
Distribuzione nell'organismo
1. vapori di mercurio
attraverso i polmoni
La principale via di esposizione al mercurio liberato dalle otturazioni in
amalgama è rappresentata dalla inalazione dei vapori, i quali sono in grado di
diffondere a livello del tetto alveolare e sono complessivamente assorbiti nella
misura dell'80%. Tale mercurio elementare rimane in circolo nel sangue per circa
5 minuti (al massimo può rimanere fino a 15 minuti); ha comunque il tempo di
fare più di un giro completo dell’intero organismo.
La breve emivita nel sangue del mercurio nel sangue non è spiegata dalla sua
eliminazione dal corpo, ma dal passaggio velocissimo del mercurio elementare dal
sangue ai tessuti. Questo è confermato da studi con inserimento di amalgama in
topi, maialini, criceti, pecore e scimmie: si è potuto rilevare che i livelli
di mercurio nel sangue rimangono bassi e allo stesso tempo i livelli di Hg dei
tessuti aumentavano rapidamente. Ciò suggerisce che Hg nel sangue è un indice
diagnostico inadeguato per l'esposizione cronica a basse dosi di vapori di
mercurio da amalgami dentali (Lorscheider, 1991).
Ciò è confermato da numerosi ricercatori (Khayat, 1984): il mercurio
elementare, più di ogni altro elemento chimico, hanno una modalità di
distribuzione con una diffusione rapida, dai capillari sanguigni ai tessuti, in
particolare supera anche la barriera emato–encefalica e placentare. Hg0
proveniente dal sangue viene ionizzato nei tessuti ad Hg2+ (dal
sistema catalasi) e il mercurio in forma ionica non è più in grado, come
avveniva invece per il mercurio elementare Hg0, di attraversare la
membrana, cioè rimane intrappolato e per questo i suoi livelli di accumulo
crescono nel tempo.
Dopo l’ossidazione alla forma ionica, gli ioni di mercurio reagiscono con
facilità e prontezza estrema, legandosi alle proteine e altre molecole, in
particolare il mercurio ha affinità per i tessuti contenenti zolfo.
Cutright (1973), esponendo ratti alla polvere prodotta dalla lucidatura di
amalgama ad alta velocità evidenziò i seguenti fatti: la polvere è quasi
immediatamente assorbita nel flusso sanguigno; cuore, fegato, cervello, polmoni
e reni concentrano mercurio proveniente dal sangue; il cuore riceve livelli
estremamente alti di mercurio nel giro di pochi minuti dopo l’esposizione, 81
volte più alto del livello di controllo, il cervello ed il fegato raggiungono
picchi 7 volte più elevati dei nomali livelli di gruppi di controllo; dopo aver
raggiunto i valori di picco, i livelli di mercurio decrescono lentamente nel
tempo, ma non ritornano ai livelli pre-esposizione. Il livello di mercurio nei
reni cresce lentamente per tutta la durata dell’esperimento (22.9 microgrammi
a 72 ore).
“Gli autori allo stato attuale non possono stabilire quanto è assorbito da un
paziente al variare delle condizioni o asserire positivamente che questo studio
sui ratti comparabile agli umani. Tuttavia, gli autori vogliono porre in rilievo
i possibili pericoli dell’esposizione al mercurio, anche in minuscole quantità,
che potrebbe capitare nella pratica dentale” (Cutright, 1973).
Questa stessa cinetica fu confermata da Fredin (1987) che effettuò uno studio
in cui impiantava, su sei maialini di Guinea, otturazioni dentali di amalgama.
Il cuore assorbiva più mercurio, più velocemente del tessuto del cervello. Al
giorno 1, i livelli di mercurio nel cuore erano in media 10 volte maggiori di
quelli nel cervello; al giorno 3, i livelli di mercurio erano da 3.5 a 10 volte
maggiori dei livelli nel cervello; al giorno 5, il livello di mercurio nel cuore
era quasi il doppio di quello nel cervello; e al giorno 10, la quantità di
mercurio nel cuore era in media quasi il 50% in più di quello nel cervello.
2.
vapori di mercurio direttamente nel cervello
Una parte dei vapori di mercurio provenienti dalle otturazioni nei denti vanno
anche ad accumularsi direttamente nel cervello, passando attraverso il nervo
olfattivo. Khayat (1984) dimostrò che vapori di mercurio marcato
radioattivamente si accumulavano nello strato ricettore della retina di topi e
scimmie.
Eggleston (1987) ha confermato, mediante studi di autopsie umane, una positiva
correlazione tra il numero di superfici occluse da amalgama dentale e livelli di
mercurio nel cervello
3.
mercurio alla radice del dente nella mandibola
Horsted-bindslev (1997) inserì otturazioni dentali di amalgama in maialini ed
eseguì studi di autopsie dopo un periodo di 17-28 mesi: il mercurio poteva
essere evidenziato in tutti i denti con amalgama, mentre denti otturati con
compositi non ne avevano. Il mercurio potette essere rilevato negli odontoblasti
e persino nei tessuti nervosi della polpa dentale
Nello studio su pecore di Vimy (1990), Hg si concentrava principalmente
nell’osso alveolare del dente (7756 ng/g), nelle gengive adiacenti alle
otturazioni di amalgama (4190 ng/g) e nella regione della lingua di fronte al
dente otturato (253 ng/g). Questo risultato è consistente con precedenti
rapporti scientifici sull’uomo con vari metodi che hanno dimostrato che ioni
di Hg migrano dall’amalgama alla gengiva (Freden 1974), alla dentina (Soremark
1962 & 1968), alla polpa dentale (Moller 1978), alla radice dei denti e ai
circostanti osso alveolare (14). Johansson (1996) riscontrò concentrazioni di
Hg fino a 41.5 mcg /g negli apici delle radici di denti otturati con amalgama.
Willershausen-Zonnchen (1992) ha trovato concentrazioni di mercurio di 2302 ng/
g di tessuto nella gengiva adiacente a denti otturati con amalgama. Nonostante
tali notevoli accumuli di mercurio nei tessuti orali, non c'era nessuna
manifestazione clinica che facesse risalire a tale problema. Il mercurio
rilasciato è anche continuamente assorbito attraverso la mucosa orale (Hanson
& Pleva 1991) e la polpa dentale (Moller 1978).
4. corrosione
e deglutizione attraverso la saliva
Engin-Deniz B (1992) esaminò la saliva di 32 bambini con amalgami dentali e di
bambini senza. I valori pre.masticazione dei portatrori di amlgam erano di 6 mcg/l contro gli 0.08
mcg/l di non portatori. Dopo una fase di masticazione di
10 minuti si registrava nella saliva un aumento dell'aggravio da Hg che superava
più di 250 volte il valore di partenza. Nei bambini senza amalgama, tutti i
valori di mercurio, anche dopo la masticazione di gomma, rimanevano al di sotto
dello 0.1 mcg/l.
Kindl (1992) evidenziò livelli di mercurio nella saliva di portatori di
amalgama tra i 52 - 138 mcg/l. Dopo la masticazione, la concentrazione di
mercurio nella saliva aumenta in media a 240 mcg/l".
L’università di Tubingen (Kraub, 1996) condusse uno studio epidemiologico nel
quale furono misurate le concentrazioni di Hg nella saliva di 17.500 portatori
di amalgama. Una relazione statistica fu trovata tra la concentrazione di
mercurio nella saliva pre-masticazione, tra la saliva dopo la masticazione ed il
numero di otturazioni di amalgama.
Il numero medio di otturazioni di amalgama era 9 e la concentrazione media di
mercurio 11.6 mcg/l nella saliva pre-masticazione e 29.3 mcg/l nella saliva dopo
la masticazione, che è considerevolmente maggiore di quella riportata nelle
precedenti pubblicazioni. I risultati di questo studio furono che il valore
settimanalmente tollerabile suggerito dall'OMS è superato in almeno il 30%
degli individui.
Quali analisi ?
Sui manuali di tossicologia si legge (ed è anche l’opinione dei più
eminenti tossicologi) che la diagnosi di intossicazione cronica
da mercurio è fatta principalmente sulla base dell’anamnesi (che includa
esposizione a fonti di vapori di mercurio) e della presentazione clinica del
paziente, mentre i livelli di mercurio nel sangue e nelle urine non sono
considerati essere indicatori accurati degli effetti tossici negli organi
target. Infatti in occasione del disastro di Minamata, si verificarono casi
di intossicazione cronica da mercurio nei quali i livelli urinari di
mercurio erano spesso trovati essere “normali” e ciò è riportato anche
da molti ricercatori che hanno registrato casi di intossicazione di
amalgama. Nonostante questo le autorità sanitarie neozelandesi richiedono
una concentrazione di mercurio nelle urine maggiore di 20 mcg/l perché
possa essere considerata una intossicazione da mercurio.L’escrezione
urinaria, oltre che dall’esposizione e dall’emivita nel sangue dipende
dalla funzionalità dei reni. Il mercurio è notoriamente una sostanza
nefrotossica, quindi l'intossicazione a basse dosi, alterando la funzionalità
renale, impedisce la sua escrezione nelle urine, e bassi valori urinari di
mercurio nonostante esposizione ai vapori sono indice proprio di tossicità
del mercurio.
L’analisi del capello (mineralogramma) è ora sempre più accettato come utile indicatore di
esposizione al ungo termine ai metalli tossici e inoltre riflette eventuali
carenze di minerali essenziali. Bassi livelli di minerali essenziali quali
il selenio, zinco, magnesio (coinvolti nella difesa dall’opera
putrefattiva dei radicali liberi) possono essere un’indicazione di
esposizione cronica a basse dosi dei vapori di mercurio dell’amalgama. Il
range di mercurio nei capelli di individui esposti al mercurio varia di
solito tra 0.1 ppm e 0.4 ppm. Il valore di 0.4 ppm non viene generalmente
superato, anche quando il paziente è esposto ad una fonte notevole di
esposizione cronica (Zamm, 1991). Inoltre, il mercurio nei capelli può
essere considerato indicativo solo dell’esposizione negli ultimi 30
giorni. Anche qui alcuni autori hanno ipotizzato che davanti a casi di
elevata esposizione e assenza di mercurio nei capelli si debba sospettare di
intossicazione.
Siti di accumulo
Quando
otturazioni di amalgama, contenenti 203Hg marcato radioattivamente, venivano
inserite nei denti di scimmie e pecore, l'isotopo artificiale del mercurio
rilasciato dalle otturazioni dentali raggiungeva elevate concentrazioni nei
diversi organi e tessuti già entro 4 settimane. L'autometallografia
dell'intero organismo della scimmia ha rivelato
che i livelli più elevati di Hg erano
localizzati nei reni, tratto gastrointestinale e
mandibola. Altri organi target del mercurio sono
i polmoni, il cuore e il cervello. “L'attuale
convincimento di parte della professione
odontoiatria che gli amalgami
d'argento siano un materiale per otturazioni dentali stabile non è
supportata da questi riscontri” (Vimy, 1990)..
Vediamo
dalle tabelle i vari siti di accumulo di mercurio dentale:
a.
Rilascio
di Hg da amalgama dentale in pecore:
|
tessuto
|
ng
Hg/ g
|
|
Muscolo
gluteale
|
10.1
|
|
Grasso
del mesenterio
|
0.1
|
|
Osso
dell'alveolo dentale (c)
|
318.2
|
|
Mucosa
gengivale
(c)
|
323.7
|
|
Papilla
orale
|
19.7
|
|
Lingua
|
13.0
|
|
Ghiandola
parotidea
|
7.8
|
|
Osso
nasale
|
10.7
|
|
Stomaco
(a)
|
919.0
|
|
Piccolo
intestino
|
28.0
|
|
Grande
intestino
|
63.1
|
|
Colon
(a)
|
43.1
|
|
Bile
|
19.3
|
|
Muscolo
ventricolare
|
13.1
|
|
Polmoni
|
30.8
|
|
Rivestimento
tracheale
|
121.8
|
|
Reni
(b)
|
7438.0
|
|
Fegato
(d)
|
772.1
|
|
Milza
|
48.3
|
|
Corteccia
frontale
|
18.9
|
|
Corteccia
occipitale
|
3.5
|
|
Talamo
|
14.9
|
|
Fluido
cerebrospinale
|
2.3
|
|
Ghiandola
pituitaria
|
44.4
|
|
Tiroide
|
44.2
|
|
Adrenali
|
37.8
|
|
Pancreas
|
45.7
|
|
Ovaie
|
26.7
|
(Concentrazioni
di mercurio da amalgama -Hg203- in tessuti di pecora 28 giorni dopo
l'inserimento di otturazioni dentali di amalgama con mercurio marcato,
Hg203)
b.
Rilascio di Hg da amalgama dentale in scimmie:
|
tessuto
|
ng
Hg/ g
|
|
Membrana
sinoviale (legamento del ginocchio)
|
31.6
|
|
Mucosa orale
|
86.6
|
|
Osso
dell'alveolo dentale
|
7756.1
|
|
Mucosa
gengivale
|
4190.4
|
|
Lingua
|
253.3
|
|
Ghiandola
parotidea
|
1.6
|
|
Stomaco
|
18.4
|
|
Piccolo
intestino
|
68.9
|
|
Grande
intestino
|
6983.1
|
|
Colon
|
482.7
|
|
Bile
|
243.1
|
|
Muscolo
ventricolare
|
6.6
|
|
Polmoni
|
15.0
|
|
Trachea
|
12.6
|
|
Reni
|
3053.5
|
|
Fegato
|
133.1
|
|
Milza
|
15.6
|
|
Corteccia
frontale
|
7.2
|
|
Corteccia
occipitale
|
12.6
|
|
Talamo
|
9.9
|
|
Fluido
cerebrospinale
|
1.9
|
|
Ghiandola
pituitaria
|
83.6
|
|
Tiroide
|
4.1
|
|
Adrenali
|
31.3
|
|
Pancreas
|
15.6
|
|
Testicoli
|
12.7
|
(Concentrazioni
di mercurio da amalgama -Hg203- in tessuti di scimmia 28 giorni dopo
l'inserimento di otturazioni dentali di amalgama con mercurio marcato,
Hg203)
In biopsie delle cortecce renali di donatori svedesi, individui con
amalgami dentali avevano un valore di Hg nei reni più alto rispetto a
quelli senza amalgami (più del 300% di aumento) (Barregard, 1999). Nylander
(1986 e 1987) evidenziò in studi umani di autopsia una correlazione
statisticamente significativa tra il numero di amalgami dentali e la
concentrazione di mercurio nella corteccia del lobo occipitale.
Autopsie su ratti (Khayat, 1984) e maialini (Horsted-bindslev, 1997) avevano
anch’esse evidenziato elevati accumuli di mercurio nei polmoni, cuore e
cervello. Altri siti di notevole accumulo sono stati riscontrati nelle
ghiandole endocrine quali la corteccia adrenale, la tiroide, la retina,
corpora lutea delle ovaie e specifiche aree del fegato.
Effetti tossici
Ora che è stato stabilito che vapori di mercurio sono continuamente
rilasciati dalle otturazioni di amalgama (considerate dall’OMS la maggiore
fonte di esposizione umana al mercurio), e ora che sono stati stabiliti gli
organi target del mercurio rilasciato dall’amalgama, sia da studi su
scimmie, pecore, topi, criceti e maialini, sia da autopsie umane, dobbiamo
andare a valutare se e quali sono le possibili conseguenze fisiologiche e
patologiche di tale esposizione al mercurio.
Nessuno affermerebbe che i soli individui colpiti da arsenico sono coloro
nei quali può essere dimostrato che vi sia allergia. Eppure i sostenitori
dell’amalgama sostengono che l’unica controindicazione dell’uso umano
di amalgami dentali siano casi accertati di allergie, ignorando così che la
dose tollerabile di mercurio è persino inferiore a quella dell’arsenico,
cioè il mercurio è più tossico dell’arsenico e di qualsiasi altro
elemento chimico non radioattivo.
Scarsa considerazione da parte della professione odontoiatrica e vaghe
conoscenze del “mercurialismo” da parte della professione medica,
insieme con l’assunzione per così lungo tempo in auge secondo cui
l’amalgama è inerte, ha precluso la possibilità di diagnosticare questi
casi e di riconoscere il problema.
Ora però abbiamo tutti gli elementi per riconoscere l’amalgama per quello
che è, cioè un impianto che “perde” mercurio, che ad un certo punto
può causare effetti tossici in una certa parte della popolazione.
Gli effetti tossici dell'esposizione prolungata a basse dosi di mercurio
iniziano a produrre sintomi quando si raggiunge un livello critico di
accumulo, o meglio quando l'attacco cronico del mercurio è durato per un
periodo sufficiente a produrre insufficienze nelle capacità di
disintossicazione dell'organismo. All'inizio, quando tutto funziona bene, il
mercurio esce principalmente attraverso tre canali di espulsione: i reni, il
fegato e la pelle. All'inizio ci sono degli enzimi e metabolismi cellulari
addetti allo smaltimento del mercurio. All'inizio il cibo fornisce tutti i
micro–elementi essenziali perché tutto questo lavoro vada avanti.
Il mercurio inizia a danneggiare l'organismo perché ha una notevole
capacità di produrre radicali liberi.
Il mercurio inizia a danneggiare l'organismo perché interferisce con enzimi
ed ormoni, bloccando importanti siti contenenti zolfo, che sono fondamentali
per svolgere una serie di cruciali funzioni.
Il mercurio va a rimpiazzare minerali con simili proprietà di cationi,
quali zinco, selenio e magnesio, lasciando un composto quasi correttamente
formato, ma dalla funzione compromessa.
Il mercurio va a provocare alterazioni della
flora batterica intestinale
favorendo organismi patogeni opportunisti quali fermenti, batteri e virus.
Le alterazioni degli
enzimi, della
flora e della mucosa intestinale
influenzano la salute, non soltanto
a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi
parte dell'organismo.
A livello della cellula nervosa, il danno immediato del mercurio è da
imputare alla sua azione perturbante, la funzione elettrica (i sintomi
possono includere tachicardia, problemi neurologici, di memoria, di
comportamento, di sonno).
Il mercurio tende ad accumularsi in notevole quantità nei reni; il fatto
che il mercurio, anche quello da amalgama dentale, sia in grado di
interferire con la funzione renale è un dato acquisito.
Diagnosi
I
primi effetti dell'esposizione a lungo termine a vapori di mercurio sono non
specifici. Inoltre i primi sintomi possono iniziare pochi giorni dopo
l’esposizione (nel caso di un bambino di 3 anni per es.) o possono passare
molti anni dall’esposizione iniziale perché gli effetti tossici si
manifestino (Zamm, 1991).
Le otturazioni di amalgama sono una fonte di esposizione cronica a
bassissime dosi di mercurio, ma c’è una serie di eventi che possono
costituire una sequenza di ripetute esposizioni acute che vanno ad esaltare
gli effetti locali.
Il paziente intossicato subclinicamente esibisce manifestazioni cliniche
evidenti (mal di testa, vertigini, palpitazioni, tremori) spesso solo dopo
una lucidatura, o una rimozione d’amalgama, o subito dopo l’inserimento
di una nuova amalgama.
Il terapeuta sarà attento a raccogliere questi indizi nella storia dentale
del paziente e a trarne le conclusioni. Inoltre il contatto con oro può
causare una situazione che va ad esasperare sia il rilascio di mercurio che
le manifestazioni cliniche. Sintomi multipli, non specifici, con minimi
segnali obiettivi possono causare grande difficoltà in questo tipo di
diagnosi e perciò una verifica obiettiva di esposizioni potenzialmente
pericolose è un importante criterio. Il terapeuta guarderà con particolare
attenzione quei casi con elevato numero di otturazioni di amalgama.
Riconoscere i casi in cui c’è un’intossicazione cronica da mercurio
richiede un notevole acume clinico del terapeuta.
I sintomi di avvelenamento per inalazione cronica di vapori di mercurio
si sviluppano gradualmente e perciò possono essere difficili da notare. Con
l'eccezione del tremore, i sintomi sono spesso ignorati dalla vittima o sono
attribuiti ad altre cause. McNerney,
1979
È impossibile distinguere l'eretismo nelle fasi iniziali da timidezza o
ansia neurotica. Buckell, 1946
Gli effetti del mercurio inorganico sul sistema nervoso sono
non-specifici, cioè essi possono essere indotti da un gran numero di
meccanismi. NIH, Technology Assessment Conference, 1992, "Effetti secondari dei
materiali restorativi dentali", Adv Dent Res 6:139-144
Molti
diversi tipi di problemi di salute sono correlati con l’intossicazione da
mercurio. Il mercurio ha una forte affinità per i gruppi sulfidrili
incidendo così sull’attività biologica di molte proteine e enzimi. Molti
aspetti della fisiologia e della salute possono essere affetti dal mercurio,
tra cui il sistema immunitario, cardiovascolare, gastrointestinale i
cromosomi, ormoni e sistema nervoso (con sintomi sensoriali, motori o
emozionali). Il terapeuta dovrà tenere bene in mente il quadro clinico del
mercurialismo, descritto sui manuali di tossicologia:
“Danni del sistema nervoso, infiammazioni nel cavo orale, eventuali
fenomeni renali (danni glomerulari) nel senso di accresciuta espulsione di
albumina multimolecolare, mal di testa, vertigini, nervosismo, ridotta
capacità di memoria, leggero tremolio delle mani, in seguito anche delle
palpebre e della lingua, quadro distorto della scrittura, forte flusso della
saliva, sapore metallico, formazioni ulcerose sulle gengive, arrossamento
alla base della faringe, irritabilità, intolleranza alla critica,
comportamento irascibile, insonnia, depressioni, iperattività della
tiroide, paralisi bulbare, encefalopatia, debolezza dell’udito, perdita di
autocontrollo, inappetenza, veloci diminuzioni di peso, diffidenza,
timidezza, alopecia”.
Lavoratori esposti al mercurio possono essere presi da veri e propri
attacchi di collera, insicurezza e sfrenata agitazione a seguito di banali
rimproveri. Menomazione della capacità all'attenzione, vuoti di memoria,
una sensazione di insufficienza intellettuale con asocievolezza completano
il quadro. Quindi, dinanzi ad un atteggiamento psichico immotivato degli
operai, il medico fa sempre bene a sospettare una affezione cronica dovuta
al mercurio. Gli inesperti, spesso, non capiscono la ragione di questi
cambiamenti caratteriali. I malati sono ritenuti nevrastenici, isterici,
schizofrenici, etc.
Baader EW, Manuale di
medicina del lavoro, vol.2, pp158–176, 1961
La
caratteristica sinistra del mercurio è che si tratta di un veleno molto
lento, che le vittime si sentono solo un po’ giù di corda, che hanno
sintomi che sembrano essere leggeri, facenti parte della condizione umana.
Inalazioni croniche di vapori di mercurio prolungate nel tempo possono
causare mercurialismo che è caratterizzato da leggeri tremori ed eretismo.
I tremori possono coinvolgere le mani prima, ma possono anche arrivare ad
interessare la faccia, le braccia e le gambe. L'eretismo si manifesta con
arrossamenti, timidezza, depressione o sconforto, contrarietà alle
critiche, irritabilità o eccitabilità, mal di testa, ed in gravi casi
possono verificarsi allucinazioni, perdita di memoria, e deterioramento
mentale. Concentrazioni di 0.03 mg/m3
hanno portato a disturbi psichiatrici. Danni renali possono essere indicati
da proteinuria, albuminuria, enzimuria e anuria. Altri sintomi possono
includere salivazione, gengivite, stomatite, allentamento del dente, linee
blu delle gengive, diarrea, polmonite cronica e leggera anemia.
DENTSPLY, Scheda di
sicurezza dell'amalgama, 19 gennaio 1988
Sintomi relativi alla bocca o alla mandibola – Gengive
sanguinanti, perdita di denti, fiato pesante, sensazioni
di bruciore, salivazione eccessiva, ulcere, blocco mandibolare,
restrizioni alla bocca, gusto metallico, mal di denti, sapore amaro, bocca
secca, denti affilati, vesciche, formicolìo delle labbra e del viso,
pigmentazione dei tessuti (tatuaggio da amalgama delle gengive),
leucoplachia, stomatite, ulcerazione della gengiva, del palato, lingua.
Gasser nel 1958 affermava che "dai
quadri clinici che possono essere in relazione con il mercurio delle amalgami si citano le patologie del paradonto, come ad esempio le forme
differenti di gengivite, inoltre la leucoplachia e condizioni simili al
lichen planus, sulla lingua le forme diverse di glossite e glossodinia,
nella sfera facciale-mascellare le condizioni di neuralgia più o meno
ostinate cui hanno già accennato Rheinwald, Thielemann, Schmitt, Schrieber,
Diamond, Spreng".
Relativi al cervello – Problemi di memoria (soprattutto quella a
breve termine), difficoltà a concentrarsi, intontimento, Alzheimer.
Il mercurio ha un'affinità per il
cervello. I cervelli delle vittime dell'avvelenamento del metilmercurio di
Minimata contenevano un accumulo di mercurio ancora dopo 15–20 anni
dall'esposizione.
Neurologici e neuro-muscolari – Intontimento, sensibilità a campi
elettromagnetici, formicolii, mal di testa, confusione e vertigine,
affaticamento cronico, tremori, problemi a parlare, sensibilità al freddo,
crampi, rigidità, sensazione di pressione nel corpo, svenimenti.
Psicologici – Ansia, nervosismo, irrequietezza, improvvisa rabbia,
esagerata risposta agli stimoli, paure, instabilità emozionale, difficoltà
a controllarsi, attacchi di rabbia con comportamento violento, irrazionale,
insicurezza, indecisione, essere facilmente imbarazzato, letargia,
sonnolenza, insonnia, depressione mentale, sconforto, tendenza a volersi
isolare, allucinazioni, tendenze suicide.
Disturbi psicologici sono descritti
nei casi accidentali di avvelenamento da mercurio (610).
In gravi casi, allucinazioni, tendenze suicide psicosi maniaco-depressive.
Nel secolo scorso i cappellai erano esposti professionalmente al nitrato di
mercurio. Essi divennero noti come "i cappellai matti" a causa dei
problemi emotivi che sviluppavano.
Esposizioni croniche a basse dosi di mercurio causano problemi neurologici,
di memoria, di comportamento, di sonno e di malumore secondo molte pubblicazioni scientifiche .
Audio visuali – Visione
sfocata, visione doppia, visione "a tunnel", vertigine,
difficoltà di coordinazione degli occhi e dei muscoli, secchezza e prurito
agli occhi, problemi all'udito, dolore all'orecchio, sensibilità alla luce
e ai rumori.
Il vapore di mercurio ha affinità
per la retina ed il lobo occipitale. Khayat e Denclar dimostrarono che
vapori di mercurio marcato radioattivamente si accumulava nello strato
ricettore della retina di topi e scimmie.
Cardiovascolari
– Soffio al cuore, aumento o diminuzione (o sovente fluttuazione) della
pressione sanguigna, angina, tachicardia, palpitazioni, colesterolo
inspiegabilmente elevato.
La tachicardia è un comune sintomo
dell'avvelenamento da mercurio, come evidenziato dalle vittime avvelenate
dal fungicida al mercurio in Iraq. Portatori di amalgami hanno una maggiore
incidenza di tachicardia di un gruppo di controllo di non portatori.
Endocrini
– Edemi, perdita o aumento di peso, eccessiva sudorazione, tendenza a
svenire, disturbi alla tiroide, sensazione di bruciore, scariche di brividi,
mani e piedi freddi.
Immunologici – Ghiandole linfatiche molli e gonfie, infezioni
ricorrenti, candidosi, raffreddori frequenti, allergie, febbre cronica,
cancro, patologie autoimmunitarie, artrite, lupus, leucemia,
ipotiroidismo.
Allergie primaverili hanno una
incidenza più elevata (79%) nei portatori di amalgama rispetto a quelli non
portatori. Lo stesso avviene per i casi di artriti reumatoidi e patologie
autoimmunitarie. È noto che il mercurio causa legamenti doloranti. I
linfociti T sono vitali nell'immunità contro i virus. Eggleston dimostrò che
quando venivano messe amalgami in bocca, il numero di
linfociti diminuiva. Appena gli amalgami venivano rimosse il numero di linfociti
aumentava.
Persone con amalgami hanno una
più alta incidenza di malattie autoimmunitarie, quali lupus, malattia di
Chrons, lichenosi, endometriosi, perdite di capelli 2-3 volte più frequenti
della norma, disturbi immunitari e ricorrenti infezioni micotiche ed altri
disturbi relativi all'interferenza che il mercurio provoca sulla produzione
di citochine, microrganismi intestinali resistenti al mercurio ed ai normali
antibiotici.
Muscolari e relativi
all'ossatura
– Mal
di schiena, problemi ai piedi, debolezza muscolare, atrofia muscolare,
crampi, spasmi dolore ai legamenti, scoliosi
Nei primi anni '50 le
famiglie di pescatori del golfo di Minamata, in Giappone, vennero colpite da
una malattia sconosciuta che danneggiava il sistema nervoso. Il Morbo di
Minamata, così venne chiamato, provocava un progressivo indebolimento
muscolare, una menomazione della vista e di altre funzioni cerebrali fino
alla paralisi. Le vittime mostravano lesioni strutturali al cervello.
Leonard
Goldwater, Inquinamento da mercurio, Le Scienze, febbraio 1988, n.40
Respiratori
– Asma, sinusite, sensazione di soffocamento, tosse persistente, respiro
corto, frequenti raffreddori, dolori al petto, fame d'aria, bronchite.
L'inalazione di vapori mercurio
può essere pericolosa. Nei casi gravi essa provoca l'irritazione e la
distruzione dei tessuti polmonari, con sintomi quali brividi, febbre, tosse,
e una sensazione di oppressione al petto.
Effetti sistemici –
Emicranie croniche, gravi dermatiti, anormale temperatura corporea,
inspiegabili perdite di capacità sensoriali (gusto, olfatto), inspiegabili
sensazioni di bruciore, inspiegabile anemia, affaticamento, ipoglicemia.
Effetti sul sistema nervoso centrale – Formicolio alle mani, ai piedi, alle dita, o alle labbra, debolezza
muscolare che progredisce fino a paralisi, atassia, tremori delle mani,
piedi labbra, palpebre o lingua, mancanza di coordinazione, difficoltà di
trasmissione mioneurale somigliante a miastenia grave, disturbi motori
neuronali, sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla.
Il mercurio attraversa la barriera sanguigna del cervello e va ad
accumularsi nel midollo osseo.
Ormonali
– Problemi alla prostata, problemi riproduttivi, disturbi mestruali,
problemi sessuali, problemi pituari.
L'ente USA per la salute
ambientale (EPA) affermò nel Mercury Study Report al Congresso (dicembre
1997) che la salute riproduttiva della fauna è una preoccupazione primaria
quando si fa una stima dell'impatto ambientale del mercurio.
Urologici
– Problemi ai reni, urinazione frequente, prostatite, infezioni urinarie.
In
studi su animali si è visto che la funzione di filtro dei reni si
riduceva del 50% dopo appena due mesi dall'innesto di amalgami dentali.
Il
prof. Patrick Stortebecker, della Stortebecker Foundation, nel suo libro
"Tossicità del mercurio da amalgama dentale, un pericolo per il
cervello umano" (1985), ci
dà una panoramica descrizione di questi casi:
"Il
sintomo preminente di intossicazione cronica a basse dosi di vapori di
mercurio è una totale mancanza di ogni iniziativa a livello mentale (cui
segue una stanchezza fisica). Mentalmente il paziente è incapace di
iniziare qualsiasi tipo di nuovo evento, insieme con la sua incapacità a
finire i precedenti progetti. Inoltre c'è una ingiustificata mancanza di
sicurezza in sé stessi, manifestata nel comportamento come irrazionale
timidezza, ansia, oltre ad una patologica tendenza all'auto-distruzione, che
può portare a grave depressione. C'è una notevole perdita di memoria,
specialmente a brevissimo termine. Un altro sintomo è la psicoastenia, con
una incapacità nel risolvere dubbi o incertezze o incapacità di resistere
a ossessioni, idee fisse, o fobie, anche quando uno sa che sono irrazionali.
Molto caratteristico l'instabilità dell'umore, la lunaticità, con collera,
che può essere rivelata da improvvisi scoppi di rabbia".
Allegato 1
Smescolamento del mercurio dall'amalgama dentale
Bassissime
dosi di mercurio sono continuamente rilasciate dalle otturazioni di
amalgama. Andando a misurare la quantità di mercurio rimasta in amalgama
vecchia un noto numero di anni, i ricercatori sono stati in grado di
affermare che il 50% del mercurio non
era più presente nelle otturazioni vecchie 10 anni e
che l'80% del mercurio era stato rilasciato dopo 20 anni.
Già nel 1863 White fu
in grado di misurare il contenuto di mercurio nell'amalgama, e dimostrò che
mentre l'amalgama appena fatta aveva il 55.4% di mercurio, negli anni tale
percentuale scendeva fino al 37.5%. Talbot (1882) dimostrò l'evaporazione
di mercurio sia da amalgama appena preparata che da otturazioni di amalgama
rimaste nei denti per 2-16 anni. Esse causavano l'annerimento di carta
bianca impregnata di ammonio-nitrato di argento, quando questa veniva usata
per coprire barattoli di vetro contenenti amalgama. Anche Stock nel 1926
effettuò esperimenti in vitro per misurare il rilascio di mercurio
dall'amalgama. Egli dimostrò che pezzi di amalgama dentale del peso di un
grammo sigillati in un contenitore di vetro, rilasciavano vapori di mercurio
da 8 a 30 milligrammi in un periodo di 9–23 giorni (T=30°C). Phillips e
Swartz (1949) analizzarono il contenuto di mercurio in cento otturazioni di
amalgama. Essi dimostrarono che quelle vecchie avevano perso in media il 57%
del mercurio iniziale. Radics effettuò nel 1970 delle misure del mercurio
residuo in amalgami di denti estratti.
Egli calcolò che i pazienti con
numerose otturazioni di amalgama fossero stati esposti, durante un periodo
di 10 anni, ad un rilascio di mercurio da tali otturazioni fino a 150
microgrammi al giorno (1050 microgrammi a settimana). Anche Stofen (1974) e
Till (1978) misurarono perdite di mercurio da amalgama della stessa entità.
Pleva usò per la prima volta la tecnica di microscopia elettronica e la
tecnica computerizzata EDAX (Energy Dispersive Analysis with X-ray) per
determinare il contenuto di mercurio nelle vecchie amalgami.
Nell'amalgama
di 5 anni il mercurio era presente sulla superficie di masticazione ancora
al 27%, mentre nell'amalgama di 20 anni non c'era più traccia di mercurio.
Huggins trovò che otturazioni di amalgama vecchie 7–11 anni avevano un
contenuto medio di mercurio residuo del 36%; risultati simili erano stati
ottenuti anche da Strassburg
e Ozkan (1965), Schwickerath
(1977) e Geurten (1984).
Fonti
bibliografiche
1. Borinski P,
"L'uso di mercurio in odontoiatria", Zahnarztl Rundschau 1931, 40:
429
2. Huggins HA, "Mercury: a factor in mental disease?", Journal of
Orthomolecular Psychiatry 1982; 11: 3-16
3. Philipps RW, Swartz ML, "Analisi del mercurio di cento otturazioni
di amalgama", J. Dent Res. 28: 569-572, 1949
4. Pleva J, "Intossicazione da mercurio dall'amalgama dentale", J
Orthomolecular Psychiatry 1983, 12: 184-193
5. Radics J, Schwander H, Gasser F, "I componenti cristallini
dell'amalgama d'argento: analisi con microsonda elettronica di
Roentgen", Zahnarztl Welt 1970, 79: 1031-1036
6. Stock A, "Die gefahrlichkeit des quecksilberdampfes", Z Angew
Chemie 1926, 39: 461-488
7. Talbot MS, "La chimica e l'azione fisiologica del mercurio usato
nelle otturazioni di amalgama", Ohio State Journal of Dental Science
1882; 2: 1-12
8. Talbot MS, "Gli effetti velenosi delle otturazioni di
amalgama", Ohio State Journal of Dental Science 1885; 5: 123-9
9. Till T, Maly K, "Il rilascio di mercurio amalgama d'argento di
otturazioni dentali", Der Praktische Arztt 1978, 32: 1042-1056
10. White
JD, "Amalgam", Dental Cosmos 1863; 4: 312-3
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Dossier 1
IMPORTANTE:
DENTI DEVITALIZZATI e CANCRO
Collegamento scioccante: il 97%
di tutti i
pazienti oncologici
terminali, aveva fatto
in precedenza una procedura
dentale (denti devitalizzati)
vedere su:
http://humansarefree.com/2014/02/shocking-connection-97-of-all-terminal.html?m=0#sthash.YzBWXGrm.dpuf
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