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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 

 

4.        Monografie  vedi: Materiali Dentari e denti tossici

Monografia A          INTOSSICAZIONI DA AMALGAMA: VERSO LA DIAGNOSI

Distribuzione nell’organismo
Quali analisi?
Siti di accumulo
Effetti tossici
Diagnosi
allegato 1: Smescolamento del mercurio dall’amalgama dentale

Secondo l’OMS (1991), l'amalgama dentale è la maggior fonte di esposizione al mercurio per l'essere umano. Tutte le altre fonti di esposizione al mercurio (mercurio nell'aria, nell'acqua nel pesce che mangiamo o altro), messe insieme non superano il 20% dell'entità dell'esposizione causata dalle otturazioni di amalgama.
La Fig.1  ci mostra come mercurio marcato radioattivamente rilasciato da otturazioni dentali inserite in pecore si sia distribuito nei tessuti corporei dopo 28 giorni.

FIGURA 1
Distribuzione nell'organismo

1.         vapori di mercurio attraverso i polmoni
La principale via di esposizione al mercurio liberato dalle otturazioni in amalgama è rappresentata dalla inalazione dei vapori, i quali sono in grado di diffondere a livello del tetto alveolare e sono complessivamente assorbiti nella misura dell'80%. Tale mercurio elementare rimane in circolo nel sangue per circa 5 minuti (al massimo può rimanere fino a 15 minuti); ha comunque il tempo di fare più di un giro completo dell’intero organismo.
La breve emivita nel sangue del mercurio nel sangue non è spiegata dalla sua eliminazione dal corpo, ma dal passaggio velocissimo del mercurio elementare dal sangue ai tessuti. Questo è confermato da studi con inserimento di amalgama in topi, maialini, criceti, pecore e scimmie: si è potuto rilevare che i livelli di mercurio nel sangue rimangono bassi e allo stesso tempo i livelli di Hg dei tessuti aumentavano rapidamente. Ciò suggerisce che Hg nel sangue è un indice diagnostico inadeguato per l'esposizione cronica a basse dosi di vapori di mercurio da amalgami dentali (Lorscheider, 1991).
Ciò è confermato da numerosi ricercatori (Khayat, 1984): il mercurio elementare, più di ogni altro elemento chimico, hanno una modalità di distribuzione con una diffusione rapida, dai capillari sanguigni ai tessuti, in particolare supera anche la barriera emato–encefalica e placentare. Hg0 proveniente dal sangue viene ionizzato nei tessuti ad Hg2+ (dal sistema catalasi) e il mercurio in forma ionica non è più in grado, come avveniva invece per il mercurio elementare Hg0, di attraversare la membrana, cioè rimane intrappolato e per questo i suoi livelli di accumulo crescono nel tempo.
Dopo l’ossidazione alla forma ionica, gli ioni di mercurio reagiscono con facilità e prontezza estrema, legandosi alle proteine e altre molecole, in particolare il mercurio ha affinità per i tessuti contenenti zolfo.
Cutright (1973), esponendo ratti alla polvere prodotta dalla lucidatura di amalgama ad alta velocità evidenziò i seguenti fatti: la polvere è quasi immediatamente assorbita nel flusso sanguigno; cuore, fegato, cervello, polmoni e reni concentrano mercurio proveniente dal sangue; il cuore riceve livelli estremamente alti di mercurio nel giro di pochi minuti dopo l’esposizione, 81 volte più alto del livello di controllo, il cervello ed il fegato raggiungono picchi 7 volte più elevati dei nomali livelli di gruppi di controllo; dopo aver raggiunto i valori di picco, i livelli di mercurio decrescono lentamente nel tempo, ma non ritornano ai livelli pre-esposizione. Il livello di mercurio nei reni cresce lentamente per tutta la durata dell’esperimento (22.9 microgrammi a 72 ore).
“Gli autori allo stato attuale non possono stabilire quanto è assorbito da un paziente al variare delle condizioni o asserire positivamente che questo studio sui ratti comparabile agli umani. Tuttavia, gli autori vogliono porre in rilievo i possibili pericoli dell’esposizione al mercurio, anche in minuscole quantità, che potrebbe capitare nella pratica dentale” (Cutright, 1973).
Questa stessa cinetica fu confermata da Fredin (1987) che effettuò uno studio in cui impiantava, su sei maialini di Guinea, otturazioni dentali di amalgama. Il cuore assorbiva più mercurio, più velocemente del tessuto del cervello. Al giorno 1, i livelli di mercurio nel cuore erano in media 10 volte maggiori di quelli nel cervello; al giorno 3, i livelli di mercurio erano da 3.5 a 10 volte maggiori dei livelli nel cervello; al giorno 5, il livello di mercurio nel cuore era quasi il doppio di quello nel cervello; e al giorno 10, la quantità di mercurio nel cuore era in media quasi il 50% in più di quello nel cervello.

    2.            vapori di mercurio direttamente nel cervello
Una parte dei vapori di mercurio provenienti dalle otturazioni nei denti vanno anche ad accumularsi direttamente nel cervello, passando attraverso il nervo olfattivo. Khayat (1984) dimostrò che vapori di mercurio marcato radioattivamente si accumulavano nello strato ricettore della retina di topi e scimmie.
Eggleston (1987) ha confermato, mediante studi di autopsie umane, una positiva correlazione tra il numero di superfici occluse da amalgama dentale e livelli di mercurio nel cervello

3.             mercurio alla radice del dente nella mandibola
Horsted-bindslev (1997) inserì otturazioni dentali di amalgama in maialini ed eseguì studi di autopsie dopo un periodo di 17-28 mesi: il mercurio poteva essere evidenziato in tutti i denti con amalgama, mentre denti otturati con compositi non ne avevano. Il mercurio potette essere rilevato negli odontoblasti e persino nei tessuti nervosi della polpa dentale
Nello studio su pecore di Vimy (1990), Hg si concentrava principalmente nell’osso alveolare del dente (7756 ng/g), nelle gengive adiacenti alle otturazioni di amalgama (4190 ng/g) e nella regione della lingua di fronte al dente otturato (253 ng/g). Questo risultato è consistente con precedenti rapporti scientifici sull’uomo con vari metodi che hanno dimostrato che ioni di Hg migrano dall’amalgama alla gengiva (Freden 1974), alla dentina (Soremark 1962 & 1968), alla polpa dentale (Moller 1978), alla radice dei denti e ai circostanti osso alveolare (14). Johansson (1996) riscontrò concentrazioni di Hg fino a 41.5 mcg /g negli apici delle radici di denti otturati con amalgama. Willershausen-Zonnchen (1992) ha trovato concentrazioni di mercurio di 2302 ng/ g di tessuto nella gengiva adiacente a denti otturati con amalgama. Nonostante tali notevoli accumuli di mercurio nei tessuti orali, non c'era nessuna manifestazione clinica che facesse risalire a tale problema. Il mercurio rilasciato è anche continuamente assorbito attraverso la mucosa orale (Hanson & Pleva 1991) e la polpa dentale (Moller 1978).
 

4.             corrosione e deglutizione attraverso la saliva
Engin-Deniz B (1992) esaminò la saliva di 32 bambini con amalgami dentali e di bambini senza. I valori pre.masticazione dei portatrori di amlgam erano di 6 mcg/l contro gli 0.08 mcg/l di non portatori. Dopo una fase di masticazione di 10 minuti si registrava nella saliva un aumento dell'aggravio da Hg che superava più di 250 volte il valore di partenza. Nei bambini senza amalgama, tutti i valori di mercurio, anche dopo la masticazione di gomma, rimanevano al di sotto dello 0.1 mcg/l.
Kindl (1992) evidenziò livelli di mercurio nella saliva di portatori di amalgama tra i 52 - 138 mcg/l. Dopo la masticazione, la concentrazione di mercurio nella saliva aumenta in media a 240 mcg/l".
L’università di Tubingen (Kraub, 1996) condusse uno studio epidemiologico nel quale furono misurate le concentrazioni di Hg nella saliva di 17.500 portatori di amalgama. Una relazione statistica fu trovata tra la concentrazione di mercurio nella saliva pre-masticazione, tra la saliva dopo la masticazione ed il numero di otturazioni di amalgama.
Il numero medio di otturazioni di amalgama era 9 e la concentrazione media di mercurio 11.6 mcg/l nella saliva pre-masticazione e 29.3 mcg/l nella saliva dopo la masticazione, che è considerevolmente maggiore di quella riportata nelle precedenti pubblicazioni. I risultati di questo studio furono che il valore settimanalmente tollerabile suggerito dall'OMS è superato in almeno il 30% degli individui.

Quali analisi ?

  Sui manuali di tossicologia si legge (ed è anche l’opinione dei più eminenti tossicologi) che la diagnosi di intossicazione cronica da mercurio è fatta principalmente sulla base dell’anamnesi (che includa esposizione a fonti di vapori di mercurio) e della presentazione clinica del paziente, mentre i livelli di mercurio nel sangue e nelle urine non sono considerati essere indicatori accurati degli effetti tossici negli organi target. Infatti in occasione del disastro di Minamata, si verificarono casi di intossicazione cronica da mercurio nei quali i livelli urinari di mercurio erano spesso trovati essere “normali” e ciò è riportato anche da molti ricercatori che hanno registrato casi di intossicazione di amalgama. Nonostante questo le autorità sanitarie neozelandesi richiedono una concentrazione di mercurio nelle urine maggiore di 20 mcg/l perché possa essere considerata una intossicazione da mercurio.L’escrezione urinaria, oltre che dall’esposizione e dall’emivita nel sangue dipende dalla funzionalità dei reni. Il mercurio è notoriamente una sostanza nefrotossica, quindi l'intossicazione a basse dosi, alterando la funzionalità renale, impedisce la sua escrezione nelle urine, e bassi valori urinari di mercurio nonostante esposizione ai vapori sono indice proprio di tossicità del mercurio.
L’analisi del capello (mineralogramma) è ora sempre più accettato come utile indicatore di esposizione al ungo termine ai metalli tossici e inoltre riflette eventuali carenze di minerali essenziali. Bassi livelli di minerali essenziali quali il selenio, zinco, magnesio (coinvolti nella difesa dall’opera putrefattiva dei radicali liberi) possono essere un’indicazione di esposizione cronica a basse dosi dei vapori di mercurio dell’amalgama. Il range di mercurio nei capelli di individui esposti al mercurio varia di solito tra 0.1 ppm e 0.4 ppm. Il valore di 0.4 ppm non viene generalmente superato, anche quando il paziente è esposto ad una fonte notevole di esposizione cronica (Zamm, 1991). Inoltre, il mercurio nei capelli può essere considerato indicativo solo dell’esposizione negli ultimi 30 giorni. Anche qui alcuni autori hanno ipotizzato che davanti a casi di elevata esposizione e assenza di mercurio nei capelli si debba sospettare di intossicazione.

Siti di accumulo

Quando otturazioni di amalgama, contenenti 203Hg marcato radioattivamente, venivano inserite nei denti di scimmie e pecore, l'isotopo artificiale del mercurio rilasciato dalle otturazioni dentali raggiungeva elevate concentrazioni nei diversi organi e tessuti già entro 4 settimane. L'autometallografia dell'intero organismo della scimmia ha rivelato che i livelli più elevati di Hg erano localizzati nei reni, tratto gastrointestinale e mandibola. Altri organi target del mercurio sono i polmoni, il cuore e il cervello. “L'attuale convincimento di parte della professione odontoiatria che gli amalgami d'argento siano un materiale per otturazioni dentali stabile non è supportata da questi riscontri” (Vimy, 1990)..
Vediamo dalle tabelle i vari siti di accumulo di mercurio dentale:

 a. Rilascio di Hg da amalgama dentale in pecore:

tessuto

ng Hg/ g

Muscolo gluteale

10.1

Grasso del mesenterio

0.1

Osso dell'alveolo dentale    (c)

318.2

Mucosa gengivale                (c)

323.7

Papilla orale

19.7

Lingua

13.0

Ghiandola parotidea

7.8

Osso nasale

10.7

Stomaco                               (a)

919.0

Piccolo intestino

28.0

Grande intestino

63.1

Colon                                   (a)

43.1

Bile

19.3

Muscolo ventricolare

13.1

Polmoni

30.8

Rivestimento tracheale

121.8

Reni                                     (b)

7438.0

Fegato                                  (d)

772.1

Milza

48.3

Corteccia frontale

18.9

Corteccia occipitale

3.5

Talamo

14.9

Fluido cerebrospinale

2.3

Ghiandola pituitaria

44.4

Tiroide

44.2

Adrenali

37.8

Pancreas

45.7

Ovaie

26.7

(Concentrazioni di mercurio da amalgama -Hg203- in tessuti di pecora 28 giorni dopo l'inserimento di otturazioni dentali di amalgama con mercurio marcato, Hg203)

b. Rilascio di Hg da amalgama dentale in scimmie:

tessuto

ng Hg/ g

Membrana sinoviale (legamento del ginocchio)

31.6

Mucosa orale

86.6

Osso dell'alveolo dentale   

7756.1

Mucosa gengivale               

4190.4

Lingua

253.3

Ghiandola parotidea

1.6

Stomaco     

18.4

Piccolo intestino

68.9

Grande intestino

6983.1

Colon 

482.7

Bile

243.1

Muscolo ventricolare

6.6

Polmoni

15.0

Trachea

12.6

Reni 

3053.5

Fegato

133.1

Milza

15.6

Corteccia frontale

7.2

Corteccia occipitale

12.6

Talamo

9.9

Fluido cerebrospinale

1.9

Ghiandola pituitaria

83.6

Tiroide

4.1

Adrenali

31.3

Pancreas

15.6

Testicoli

12.7

(Concentrazioni di mercurio da amalgama -Hg203- in tessuti di scimmia 28 giorni dopo l'inserimento di otturazioni dentali di amalgama con mercurio marcato, Hg203)

  In biopsie delle cortecce renali di donatori svedesi, individui con amalgami dentali avevano un valore di Hg nei reni più alto rispetto a quelli senza amalgami (più del 300% di aumento) (Barregard, 1999). Nylander (1986 e 1987) evidenziò in studi umani di autopsia una correlazione statisticamente significativa tra il numero di amalgami dentali e la concentrazione di mercurio nella corteccia del lobo occipitale.
Autopsie su ratti (Khayat, 1984) e maialini (Horsted-bindslev, 1997) avevano anch’esse evidenziato elevati accumuli di mercurio nei polmoni, cuore e cervello. Altri siti di notevole accumulo sono stati riscontrati nelle ghiandole endocrine quali la corteccia adrenale, la tiroide, la retina, corpora lutea delle ovaie e specifiche aree del fegato. 

Effetti tossici

  Ora che è stato stabilito che vapori di mercurio sono continuamente rilasciati dalle otturazioni di amalgama (considerate dall’OMS la maggiore fonte di esposizione umana al mercurio), e ora che sono stati stabiliti gli organi target del mercurio rilasciato dall’amalgama, sia da studi su scimmie, pecore, topi, criceti e maialini, sia da autopsie umane, dobbiamo andare a valutare se e quali sono le possibili conseguenze fisiologiche e patologiche di tale esposizione al mercurio.
Nessuno affermerebbe che i soli individui colpiti da arsenico sono coloro nei quali può essere dimostrato che vi sia allergia. Eppure i sostenitori dell’amalgama sostengono che l’unica controindicazione dell’uso umano di amalgami dentali siano casi accertati di allergie, ignorando così che la dose tollerabile di mercurio è persino inferiore a quella dell’arsenico, cioè il mercurio è più tossico dell’arsenico e di qualsiasi altro elemento chimico non radioattivo.
Scarsa considerazione da parte della professione odontoiatrica e vaghe conoscenze del “mercurialismo” da parte della professione medica, insieme con l’assunzione per così lungo tempo in auge secondo cui l’amalgama è inerte, ha precluso la possibilità di diagnosticare questi casi e di riconoscere il problema.
Ora però abbiamo tutti gli elementi per riconoscere l’amalgama per quello che è, cioè un impianto che “perde” mercurio, che ad un certo punto può causare effetti tossici in una certa parte della popolazione.
Gli effetti tossici dell'esposizione prolungata a basse dosi di mercurio iniziano a produrre sintomi quando si raggiunge un livello critico di accumulo, o meglio quando l'attacco cronico del mercurio è durato per un periodo sufficiente a produrre insufficienze nelle capacità di disintossicazione dell'organismo. All'inizio, quando tutto funziona bene, il mercurio esce principalmente attraverso tre canali di espulsione: i reni, il fegato e la pelle. All'inizio ci sono degli enzimi e metabolismi cellulari addetti allo smaltimento del mercurio. All'inizio il cibo fornisce tutti i micro–elementi essenziali perché tutto questo lavoro vada avanti.
Il mercurio inizia a danneggiare l'organismo perché ha una notevole capacità di produrre radicali liberi.
Il mercurio inizia a danneggiare l'organismo perché interferisce con enzimi ed ormoni, bloccando importanti siti contenenti zolfo, che sono fondamentali per svolgere una serie di cruciali funzioni.
Il mercurio va a rimpiazzare minerali con simili proprietà di cationi, quali zinco, selenio e magnesio, lasciando un composto quasi correttamente formato, ma dalla funzione compromessa.
Il mercurio va a provocare alterazioni della flora batterica intestinale favorendo organismi patogeni opportunisti quali fermenti, batteri e virus.
Le alterazioni degli enzimi, della flora e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell'organismo.
A livello della cellula nervosa, il danno immediato del mercurio è da imputare alla sua azione perturbante, la funzione elettrica (i sintomi possono includere tachicardia, problemi neurologici, di memoria, di comportamento, di sonno).
Il mercurio tende ad accumularsi in notevole quantità nei reni; il fatto che il mercurio, anche quello da amalgama dentale, sia in grado di interferire con la funzione renale è un dato acquisito.

Diagnosi

I primi effetti dell'esposizione a lungo termine a vapori di mercurio sono non specifici. Inoltre i primi sintomi possono iniziare pochi giorni dopo l’esposizione (nel caso di un bambino di 3 anni per es.) o possono passare molti anni dall’esposizione iniziale perché gli effetti tossici si manifestino (Zamm, 1991).
Le otturazioni di amalgama sono una fonte di esposizione cronica a bassissime dosi di mercurio, ma c’è una serie di eventi che possono costituire una sequenza di ripetute esposizioni acute che vanno ad esaltare gli effetti locali.
Il paziente intossicato subclinicamente esibisce manifestazioni cliniche evidenti (mal di testa, vertigini, palpitazioni, tremori) spesso solo dopo una lucidatura, o una rimozione d’amalgama, o subito dopo l’inserimento di una nuova amalgama.
Il terapeuta sarà attento a raccogliere questi indizi nella storia dentale del paziente e a trarne le conclusioni. Inoltre il contatto con oro può causare una situazione che va ad esasperare sia il rilascio di mercurio che le manifestazioni cliniche. Sintomi multipli, non specifici, con minimi segnali obiettivi possono causare grande difficoltà in questo tipo di diagnosi e perciò una verifica obiettiva di esposizioni potenzialmente pericolose è un importante criterio. Il terapeuta guarderà con particolare attenzione quei casi con elevato numero di otturazioni di amalgama. Riconoscere i casi in cui c’è un’intossicazione cronica da mercurio richiede un notevole acume clinico del terapeuta.

I sintomi di avvelenamento per inalazione cronica di vapori di mercurio si sviluppano gradualmente e perciò possono essere difficili da notare. Con l'eccezione del tremore, i sintomi sono spesso ignorati dalla vittima o sono attribuiti ad altre cause. McNerney, 1979

  È impossibile distinguere l'eretismo nelle fasi iniziali da timidezza o ansia neurotica. Buckell, 1946

  Gli effetti del mercurio inorganico sul sistema nervoso sono non-specifici, cioè essi possono essere indotti da un gran numero di meccanismi.  NIH, Technology Assessment Conference, 1992, "Effetti secondari dei materiali restorativi dentali", Adv Dent Res 6:139-144

Molti diversi tipi di problemi di salute sono correlati con l’intossicazione da mercurio. Il mercurio ha una forte affinità per i gruppi sulfidrili incidendo così sull’attività biologica di molte proteine e enzimi. Molti aspetti della fisiologia e della salute possono essere affetti dal mercurio, tra cui il sistema immunitario, cardiovascolare, gastrointestinale i cromosomi, ormoni e sistema nervoso (con sintomi sensoriali, motori o emozionali). Il terapeuta dovrà tenere bene in mente il quadro clinico del mercurialismo, descritto sui manuali di tossicologia:
“Danni del sistema nervoso, infiammazioni nel cavo orale, eventuali fenomeni renali (danni glomerulari) nel senso di accresciuta espulsione di albumina multimolecolare, mal di testa, vertigini, nervosismo, ridotta capacità di memoria, leggero tremolio delle mani, in seguito anche delle palpebre e della lingua, quadro distorto della scrittura, forte flusso della saliva, sapore metallico, formazioni ulcerose sulle gengive, arrossamento alla base della faringe, irritabilità, intolleranza alla critica, comportamento irascibile, insonnia, depressioni, iperattività della tiroide, paralisi bulbare, encefalopatia, debolezza dell’udito, perdita di autocontrollo, inappetenza, veloci diminuzioni di peso, diffidenza, timidezza, alopecia”.

Lavoratori esposti al mercurio possono essere presi da veri e propri attacchi di collera, insicurezza e sfrenata agitazione a seguito di banali rimproveri. Menomazione della capacità all'attenzione, vuoti di memoria, una sensazione di insufficienza intellettuale con asocievolezza completano il quadro. Quindi, dinanzi ad un atteggiamento psichico immotivato degli operai, il medico fa sempre bene a sospettare una affezione cronica dovuta al mercurio. Gli inesperti, spesso, non capiscono la ragione di questi cambiamenti caratteriali. I malati sono ritenuti nevrastenici, isterici, schizofrenici, etc. Baader EW, Manuale di medicina del lavoro, vol.2, pp158–176, 1961

  La caratteristica sinistra del mercurio è che si tratta di un veleno molto lento, che le vittime si sentono solo un po’ giù di corda, che hanno sintomi che sembrano essere leggeri, facenti parte della condizione umana.

  Inalazioni croniche di vapori di mercurio prolungate nel tempo possono causare mercurialismo che è caratterizzato da leggeri tremori ed eretismo. I tremori possono coinvolgere le mani prima, ma possono anche arrivare ad interessare la faccia, le braccia e le gambe. L'eretismo si manifesta con arrossamenti, timidezza, depressione o sconforto, contrarietà alle critiche, irritabilità o eccitabilità, mal di testa, ed in gravi casi possono verificarsi allucinazioni, perdita di memoria, e deterioramento mentale. Concentrazioni di 0.03 mg/m3 hanno portato a disturbi psichiatrici. Danni renali possono essere indicati da proteinuria, albuminuria, enzimuria e anuria. Altri sintomi possono includere salivazione, gengivite, stomatite, allentamento del dente, linee blu delle gengive, diarrea, polmonite cronica e leggera anemia.
DENTSPLY, Scheda di sicurezza dell'amalgama, 19 gennaio 1988

Sintomi relativi alla bocca o alla mandibola – Gengive sanguinanti, perdita di denti, fiato pesante, sensazioni  di bruciore, salivazione eccessiva, ulcere, blocco mandibolare, restrizioni alla bocca, gusto metallico, mal di denti, sapore amaro, bocca secca, denti affilati, vesciche, formicolìo delle labbra e del viso, pigmentazione dei tessuti (tatuaggio da amalgama delle gengive), leucoplachia, stomatite, ulcerazione della gengiva, del palato, lingua.
Gasser nel 1958 affermava che "dai quadri clinici che possono essere in relazione con il mercurio delle amalgami si citano le patologie del paradonto, come ad esempio le forme differenti di gengivite, inoltre la leucoplachia e condizioni simili al lichen planus, sulla lingua le forme diverse di glossite e glossodinia, nella sfera facciale-mascellare le condizioni di neuralgia più o meno ostinate cui hanno già accennato Rheinwald, Thielemann, Schmitt, Schrieber, Diamond, Spreng".
Relativi al cervello – Problemi di memoria (soprattutto quella a breve termine), difficoltà a concentrarsi, intontimento, Alzheimer.
Il mercurio ha un'affinità per il cervello. I cervelli delle vittime dell'avvelenamento del metilmercurio di Minimata contenevano un accumulo di mercurio ancora dopo 15–20 anni dall'esposizione.
Neurologici e neuro-muscolari – Intontimento, sensibilità a campi elettromagnetici, formicolii, mal di testa, confusione e vertigine, affaticamento cronico, tremori, problemi a parlare, sensibilità al freddo, crampi, rigidità, sensazione di pressione nel corpo, svenimenti.
Psicologici – Ansia, nervosismo, irrequietezza, improvvisa rabbia, esagerata risposta agli stimoli, paure, instabilità emozionale, difficoltà a controllarsi, attacchi di rabbia con comportamento violento, irrazionale, insicurezza, indecisione, essere facilmente imbarazzato, letargia, sonnolenza, insonnia, depressione mentale, sconforto, tendenza a volersi isolare, allucinazioni, tendenze suicide.
Disturbi psicologici sono descritti nei casi accidentali di avvelenamento da mercurio (610). In gravi casi, allucinazioni, tendenze suicide psicosi maniaco-depressive. Nel secolo scorso i cappellai erano esposti professionalmente al nitrato di mercurio. Essi divennero noti come "i cappellai matti" a causa dei problemi emotivi che sviluppavano.
Esposizioni croniche a basse dosi di mercurio causano problemi neurologici, di memoria, di comportamento, di sonno e di malumore  secondo molte pubblicazioni scientifiche
.
Audio visuali Visione sfocata, visione doppia, visione "a tunnel", vertigine, difficoltà di coordinazione degli occhi e dei muscoli, secchezza e prurito agli occhi, problemi all'udito, dolore all'orecchio, sensibilità alla luce e ai rumori.
Il vapore di mercurio ha affinità per la retina ed il lobo occipitale. Khayat e Denclar dimostrarono che vapori di mercurio marcato radioattivamente si accumulava nello strato ricettore della retina di topi e scimmie.
Cardiovascolari – Soffio al cuore, aumento o diminuzione (o sovente fluttuazione) della pressione sanguigna, angina, tachicardia, palpitazioni, colesterolo inspiegabilmente elevato.
La tachicardia è un comune sintomo dell'avvelenamento da mercurio, come evidenziato dalle vittime avvelenate dal fungicida al mercurio in Iraq. Portatori di amalgami hanno una maggiore incidenza di tachicardia di un gruppo di controllo di non portatori.
Endocrini – Edemi, perdita o aumento di peso, eccessiva sudorazione, tendenza a svenire, disturbi alla tiroide, sensazione di bruciore, scariche di brividi, mani e piedi freddi.
Immunologici – Ghiandole linfatiche molli e gonfie, infezioni ricorrenti, candidosi, raffreddori frequenti, allergie, febbre cronica,  cancro, patologie autoimmunitarie, artrite, lupus, leucemia, ipotiroidismo.
Allergie primaverili hanno una incidenza più elevata (79%) nei portatori di amalgama rispetto a quelli non portatori. Lo stesso avviene per i casi di artriti reumatoidi e patologie autoimmunitarie. È noto che il mercurio causa legamenti doloranti. I linfociti T sono vitali nell'immunità contro i virus. Eggleston dimostrò che quando venivano messe amalgami in bocca, il numero di linfociti diminuiva. Appena gli amalgami venivano rimosse il numero di linfociti aumentava.
Persone con amalgami hanno una più alta incidenza di malattie autoimmunitarie, quali lupus, malattia di Chrons, lichenosi, endometriosi, perdite di capelli 2-3 volte più frequenti della norma, disturbi immunitari e ricorrenti infezioni micotiche ed altri disturbi relativi all'interferenza che il mercurio provoca sulla produzione di citochine, microrganismi intestinali resistenti al mercurio ed ai normali antibiotici.
Muscolari e relativi all'ossatura
– Mal di schiena, problemi ai piedi, debolezza muscolare, atrofia muscolare, crampi, spasmi dolore ai legamenti, scoliosi
Nei primi anni '50 le famiglie di pescatori del golfo di Minamata, in Giappone, vennero colpite da una malattia sconosciuta che danneggiava il sistema nervoso. Il Morbo di Minamata, così venne chiamato, provocava un progressivo indebolimento muscolare, una menomazione della vista e di altre funzioni cerebrali fino alla paralisi. Le vittime mostravano lesioni strutturali al cervello.
Leonard Goldwater, Inquinamento da mercurio, Le Scienze, febbraio 1988, n.40  
Respiratori – Asma, sinusite, sensazione di soffocamento, tosse persistente, respiro corto, frequenti raffreddori, dolori al petto, fame d'aria, bronchite.
L'inalazione di vapori mercurio può essere pericolosa. Nei casi gravi essa provoca l'irritazione e la distruzione dei tessuti polmonari, con sintomi quali brividi, febbre, tosse, e una sensazione di oppressione al petto. 
Effetti sistemici Emicranie croniche, gravi dermatiti, anormale temperatura corporea, inspiegabili perdite di capacità sensoriali (gusto, olfatto), inspiegabili sensazioni di bruciore, inspiegabile anemia, affaticamento, ipoglicemia.
Effetti sul sistema nervoso centrale Formicolio alle mani, ai piedi, alle dita, o alle labbra, debolezza muscolare che progredisce fino a paralisi, atassia, tremori delle mani, piedi labbra, palpebre o lingua, mancanza di coordinazione, difficoltà di trasmissione mioneurale somigliante a miastenia grave, disturbi motori neuronali, sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla.
Il mercurio attraversa la barriera sanguigna del cervello e va ad accumularsi nel midollo osseo.
Ormonali – Problemi alla prostata, problemi riproduttivi, disturbi mestruali, problemi sessuali, problemi pituari.
L'ente USA per la salute ambientale (EPA) affermò nel Mercury Study Report al Congresso (dicembre 1997) che la salute riproduttiva della fauna è una preoccupazione primaria quando si fa una stima dell'impatto ambientale del mercurio.
Urologici – Problemi ai reni, urinazione frequente, prostatite, infezioni urinarie.  


In studi su animali si è visto che la funzione di filtro dei reni si riduceva del 50% dopo appena due mesi dall'innesto di amalgami dentali.

Il prof. Patrick Stortebecker, della Stortebecker Foundation, nel suo libro "Tossicità del mercurio da amalgama dentale, un pericolo per il cervello umano" (1985), ci dà una panoramica descrizione di questi casi:
"Il sintomo preminente di intossicazione cronica a basse dosi di vapori di mercurio è una totale mancanza di ogni iniziativa a livello mentale (cui segue una stanchezza fisica). Mentalmente il paziente è incapace di iniziare qualsiasi tipo di nuovo evento, insieme con la sua incapacità a finire i precedenti progetti. Inoltre c'è una ingiustificata mancanza di sicurezza in sé stessi, manifestata nel comportamento come irrazionale timidezza, ansia, oltre ad una patologica tendenza all'auto-distruzione, che può portare a grave depressione. C'è una notevole perdita di memoria, specialmente a brevissimo termine. Un altro sintomo è la psicoastenia, con una incapacità nel risolvere dubbi o incertezze o incapacità di resistere a ossessioni, idee fisse, o fobie, anche quando uno sa che sono irrazionali. Molto caratteristico l'instabilità dell'umore, la lunaticità, con collera, che può essere rivelata da improvvisi scoppi di rabbia".

Allegato 1
Smescolamento del mercurio dall'amalgama dentale

Bassissime dosi di mercurio sono continuamente rilasciate dalle otturazioni di amalgama. Andando a misurare la quantità di mercurio rimasta in amalgama vecchia un noto numero di anni, i ricercatori sono stati in grado di affermare che il 50% del mercurio non era più presente nelle otturazioni vecchie 10 anni e che l'80% del mercurio era stato rilasciato dopo 20 anni.
Già nel 1863 White fu in grado di misurare il contenuto di mercurio nell'amalgama, e dimostrò che mentre l'amalgama appena fatta aveva il 55.4% di mercurio, negli anni tale percentuale scendeva fino al 37.5%. Talbot (1882) dimostrò l'evaporazione di mercurio sia da amalgama appena preparata che da otturazioni di amalgama rimaste nei denti per 2-16 anni. Esse causavano l'annerimento di carta bianca impregnata di ammonio-nitrato di argento, quando questa veniva usata per coprire barattoli di vetro contenenti amalgama. Anche Stock nel 1926 effettuò esperimenti in vitro per misurare il rilascio di mercurio dall'amalgama. Egli dimostrò che pezzi di amalgama dentale del peso di un grammo sigillati in un contenitore di vetro, rilasciavano vapori di mercurio da 8 a 30 milligrammi in un periodo di 9–23 giorni (T=30°C). Phillips e Swartz (1949) analizzarono il contenuto di mercurio in cento otturazioni di amalgama. Essi dimostrarono che quelle vecchie avevano perso in media il 57% del mercurio iniziale. Radics effettuò nel 1970 delle misure del mercurio residuo in amalgami di denti estratti. 
Egli calcolò che i pazienti con numerose otturazioni di amalgama fossero stati esposti, durante un periodo di 10 anni, ad un rilascio di mercurio da tali otturazioni fino a 150 microgrammi al giorno (1050 microgrammi a settimana). Anche Stofen (1974) e Till (1978) misurarono perdite di mercurio da amalgama della stessa entità. Pleva usò per la prima volta la tecnica di microscopia elettronica e la tecnica computerizzata EDAX (Energy Dispersive Analysis with X-ray) per determinare il contenuto di mercurio nelle vecchie amalgami. 
Nell'amalgama di 5 anni il mercurio era presente sulla superficie di masticazione ancora al 27%, mentre nell'amalgama di 20 anni non c'era più traccia di mercurio. Huggins trovò che otturazioni di amalgama vecchie 7–11 anni avevano un contenuto medio di mercurio residuo del 36%; risultati simili erano stati ottenuti anche da
Strassburg e Ozkan  (1965), Schwickerath (1977) e Geurten (1984).

Fonti bibliografiche
1. Borinski P, "L'uso di mercurio in odontoiatria", Zahnarztl Rundschau 1931, 40: 429
2. Huggins HA, "Mercury: a factor in mental disease?", Journal of Orthomolecular Psychiatry 1982; 11: 3-16
3. Philipps RW, Swartz ML, "Analisi del mercurio di cento otturazioni di amalgama", J. Dent Res. 28: 569-572, 1949
4. Pleva J, "Intossicazione da mercurio dall'amalgama dentale", J Orthomolecular Psychiatry 1983, 12: 184-193
5. Radics J, Schwander H, Gasser F, "I componenti cristallini dell'amalgama d'argento: analisi con microsonda elettronica di Roentgen", Zahnarztl Welt 1970, 79: 1031-1036
6. Stock A, "Die gefahrlichkeit des quecksilberdampfes", Z Angew Chemie 1926, 39: 461-488
7. Talbot MS, "La chimica e l'azione fisiologica del mercurio usato nelle otturazioni di amalgama", Ohio State Journal of Dental Science 1882; 2: 1-12
8. Talbot MS, "Gli effetti velenosi delle otturazioni di amalgama", Ohio State Journal of Dental Science 1885; 5: 123-9
9. Till T, Maly K, "Il rilascio di mercurio amalgama d'argento di otturazioni dentali", Der Praktische Arztt 1978, 32: 1042-1056
10.  White JD, "Amalgam", Dental Cosmos 1863; 4: 312-3

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IMPORTANTE: DENTI DEVITALIZZATI e CANCRO
Collegamento scioccante: il 97% di tutti i pazienti oncologici terminali, aveva fatto in precedenza una procedura dentale (denti devitalizzati)
vedere su:
http://humansarefree.com/2014/02/shocking-connection-97-of-all-terminal.html?m=0#sthash.YzBWXGrm.dpuf