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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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DENTI TOSSICI e MATERIALI DENTARI
(Amalgama = otturazione dentale color argento)
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ossier Amalgami
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 e Studi sui Danni delle Amalgami  + 
Eliminazione dell'amalgama  +  Sensibilita' chimica multipla

Ricordiamo anche che ogni protesi introdotta in bocca che contenga leghe metalliche basate su legami ossigeno, sono pericolose in quanto l'ossigeno (potente ossidante) permette ai metalli della lega il rilascio di ioni che sicuramente interferiscono con le reazioni biochimiche dell'organismo !
 

In Medicina Naturale esiste un semplice Protocollo che il dentista ed il paziente  DEVONO utilizzare per la rimozione dell'amalgama. Farsi seguire da personale qualificato, autorizzato e convinto alla rimozione delle amalgami !
Rifiutare di andare da dentisti che sono contrari alla loro rimozione e/o che  mettono in dubbio il concetto della tossicita' delle amalgami, sono dentisti poco seri !
Tratto da: da Denti Tossici 2 – By Lorenzo Acerra - CAPITOLO 4:  nonsoloamalgama

Materiali
Abbiamo detto i difetti dell’amalgama: la sua tossicità verso l’ambiente, la sua elevata conduttività elettrica, l’elettrodeposizione dei metalli alla radice del dente (che pone le basi per la degenerazione dell’osso), la sua reattività a fonti di calore nella bocca, l’estetica, la corrosione (che origina esposizioni dell’organismo alle basse dosi di mercurio ingerite con la saliva) e l’evaporazione di mercurio inorganico (che viene assorbito attraverso  le vie aeree).

Ora chi sono questi dentisti che sono pronti a essere etichettati come antiquati perché usano ancora le otturazioni grigie mentre la gente vuole quelle estetiche (le otturazioni bianche)?

Un dentista giovane che usa solo il composito per otturazioni mi ha fatto rendere conto che l’abitudine è molto importante. Mi dice che se un paziente venisse nello studio e gli dicesse di fare l’amalgama lui andrebbe un po’ in panico perché non è abituato mentalmente agli step preparatori per mettere l’amalgama; dovrebbe visualizzarli mentalmente sul manuale e ripassarli e realizzarli con molta lentezza perché ormai non è proprio abituato.

Sulle adeguate procedure da seguire per l’installazione e di compositi:
1. il composito viene attratto dalla luce; quindi bisogna polimerizzarlo facendo schizzare la luce della lampada verso le pareti di adesione. Ci sono varie tecniche per i “punti di contatto”, determinanti per la stabilità nel tempo dei compositi dentali.

2. bisogna prevenire l’umidità applicando la diga di gomma. Se sono presenti quantità di acqua infiltratesi a causa dell’assenza di diga di gomma, la polimerizzazione darà luogo ad un composito la cui durata nel tempo è segnata.

Per quanto straordinario possa sembrare, i dati sui volumi di vendite commerciali mostrano che il 94% dei dentisti quasi sempre non usa la diga. “La diga ti sembra una scocciatura da stare lì a mettere, ma se uno si abitua è semplice, ci vuole un attimo”, mi dice un dentista.

3. le lampade di vecchia generazione servono a poco con i compositi; hanno ragione i dentisti che dicono che il composito fatto con una lampada di vecchia generazione durerà in media solo tre anni. C’è stata l’era in cui è uscita la lampada al plasma, alcuni ora usano il laser per far indurire i compositi, ma la soluzione che io propongo sono le lampade Modulate, cioè lampade controllate da un software, a seconda di quello che devi fare ci sono dei programmi diversi. Questa nuova generazione di lampade fa davvero la differenza. Ovviamente vale sempre il consiglio di controllare periodicamente la lampada, ci sono dei sensori specifici per calibrare e tenere sempre calibrata la potenza di riferimento della lampada.

4. ci sono delle situazioni in cui più comunemente si possono lasciare dei punti d’ombra (non raggiunti dalla lampada e non polimerizzabili); il dentista accorto imparerà ad evitare di creare lui stesso manovre che producono punti d’ombra e imparerà a riconoscere le situazioni inevitabili in cui l’insidia dei punti d’ombra deve essere affrontata. In questi casi il dentista accorto rallenterà e farà piccole stratificazioni (per evitare una polimerizzazione solo parziale in corrispondenza dei punti di ombra). A dire il vero le stratificazioni piccole vale sempre la pena di farle.

I vantaggi dei compositi sono: (1) assenza di fenomeni elettrici; (2) estetica; (3) bassa conduttività termica, (4) la possibilità che danno di essere usati come cementi per attaccare materiali di ogni tipo alla cavità dentale; (5) rispetto a materiali ritentivi come l’amalgama, con i compositi si riduce tantissimo la necessità di sacrificare sostanza dentale per otturare il dente.

Questi vantaggi vanno pesati contro gli svantaggi.
Il livello maggiore di svantaggi viene raggiunto dalle resine vetro-ionomeriche quando usate come otturazioni: tendono a screpolarsi e ad opacizzarsi con il passare del tempo e la loro resistenza all’abrasione è molto bassa. Anche dal punto di vista tossicologico il livello maggiore di svantaggi viene raggiunto dalle otturazioni vetroionomeriche: possono rilasciare fluoro, bario, alluminio (e persino arsenico troviamo nei vetroionomeri) al di sopra delle concentrazioni di citotossicità. Escluse le otturazioni vetro-ionomeriche, non ci restano che i compositi.

STORIA dei COMPOSITI
Se si aggiunge quarzo (SiO2) e altri riempitivi vetro-ceramici ad una matrice organica di resina di monomero metacrilato otteniamo le prime resine di uso dentale degli anni 60.

Se consideriamo lo sviluppo di nuovi monomeri metacrilati (Bis-GMA, uretano dimetacrilato, polietilenglicole metacrilato, HEMA, e monomeri con altri gruppi funzionali attaccati al dimetacrilato), se consideriamo combinazioni di monomeri metacrilati per minimizzare le retrazioni, se mettiamo in conto la silanizzazione del riempitivo (per un legame migliore con la matrice), abbiamo i moderni compositi, prodotti che garantiscono prestazioni come otturazioni dentali molto soddisfacenti. Addirittura possiamo dare al riempitivo un range di dimensioni delle particelle pensato per la stabilità del prodotto finale.

Nonostante il rilascio delle componenti dai compositi sia di molto minore di quello da amalgama, sia meno insidioso (non evapora nel cervello, non immobilizza la cellula), sia meno tossico (i valori soglia di tossicità per il mercurio sono 1000 volte inferiori a quelli del piombo, quindi il massimo possibile dopo il plutonio su questo pianeta), i dentisti ogni tanto vorrebbero poter essere liberi di fare un’odontoiatria alternativa senza metacrilati (per es. se hanno qualche paziente sensibile ai metacrilati).

Oggi ciò è possibile perché esiste una esclusiva matrice semicristallina bimodale (tecnologia Pex), che viene utilizzata per impianti biomedicali, e che ha fatto la sua comparsa come materiale dentale. I prodotti si chiamano Diamond Crown e Diamond Lite, sono senza metalli, senza fluoro e.. senza metacrilati.

Le ceramiche dentali e l’oro sono alternative “senza metacrilati” per le otturazioni.
Per esempio al dottor Hal Huggins va molto a genio l’oro (molto puro e senza palladio).
Oppure il dottor Bernard Montain snobba la maggior parte dei compositi e preferisce le ceramiche.
L’oro va bene, specifica Huggins, se è stato testato e se in bocca non è presente qualche altra forma di metalli (in quel caso diverrebbe quasi inevitabile un accoppiamento tra i due metalli con potenziali diversi, una micropila).

I dentisti olistici che conosco si appoggiano a tre o quattro marche di composito, che poi cercano di testare con EAV o Vega test su ogni paziente per dare ad ognuno quello cui è più tollerante. I risultati di tollerabilità delle varie marche di compositi in effetti sono diversi (i produttori fanno scelte diverse in quanto a solventi, composizione, monomeri di base, attivanti, etc.).

Attenzione ai correttori di tonalità che il paziente o il dentista scelgono per ottenere un’otturazione simile al colore del dente. Il dentista senz’altro preferisce la tonalità più vicina al colore del dente, io invece ho scelto la tonalità più trasparente che c’è, per cercare di evitare le aggiunte di pigmenti metallici (spesso cadmio).

Io escluderei di prendere in considerazione per la mia bocca i compomeri, cioè i materiali in cui un composito è mischiato con vetroionomero o riempitivo vetroso che rilascia fluoro.

Da non confondere i compomeri con gli “ormocer”, es. il Definite e l’Admira, in cui alla solita matrice organica resinosa (metacrilati) è stata aggiunta in sua sostituzione una cospicua quantità di materiale ceramico inorganico già polimerizzato.

Le resine policarbossilate (da qualcuno usate anche come otturazioni dentali) hanno acquistato un valore come cementi, visto che il gruppo carbossilato di questi copolimeri dell’acido polimaleico, poliitaconico pare sia particolarmente delicato verso la dentina.

Il “policarbonato” degli intarsi è un materiale composito in cui il BisGMA è sostituito conPolyCarbonateDiMethacrylate, con il risultato di un materiale parzialmente cristallino e molto biocompatibile. Molti altri materiali compositi possono essere usati per questa tecnica “indiretta” di produzione del restauro dentale, ma ci vuole la volontà, anzi il portafogli del paziente, visto che se poniamo 1 il costo quando l’otturazione veniva fatta in modo diretto, ora il costo diventa 4.

Ceramiche per uso odontoiatrico, ottenute da feldspato (K2O(Na2O)-Al2O3-6SiO2), quarzo (SiO2) e caolino (Al2O3-2SiO2-2H2O), le dividiamo in due gruppi:
1) quelle più silicee, che devono essere prodotte ad alte temperature (e vanno bene per i denti anteriori),
2) quelle più alluminose, ottenute a temperature più basse, e si usano sui denti posteriori (resistono meglio al carico).

Ceramiche ottenute da ZrO2 si chiamano “zirconia”: sono un po’ più costose delle ceramiche silico-alluminose, ma permettono di fare ponti davvero lunghi e impianti senza metalli (in alternativa al titanio). «Soprattutto quando, sottoposto alla tecnica del Dott. Vols (www.z-systems.de), cioè in un primo momento frantumato per essere in un secondo momento ricomposto sotto altissima pressione (= Hipp) diventa quasi irrompibile anche sotto influsso di grosse forze» [Herms 2006].

Ovviamente bisogna che il produttore controlli la provenienza della zirconia e bisogna che, usando contatori Geiger, qualcuno controlli che la radioattivita’ delle polveri sia trascurabile, come è risultato da studi sulla zirconia della: z-systems.de

Sul BioCompatibility Report
Chi toglie l’amalgama in America sotto la supervisione dei dentisti di Huggins si basa sul test di BioCompatibilità della Peak Energy Inc. per scegliere i materiali da mettere in sostituzione: al microscopio ottico viene valutata la reattività della goccia di sangue verso un centinaio di materiali dentali. Insomma è simile a citotest che si fa con gli alimenti. Si può richiedere anche dall’Italia. Per informazioni l’email è: peakenergymail @ yahoo. com

I costi, se uno vuole inviare il proprio campione di sangue dall'Italia sono:
* 200 Euro per il test (vanno pagati alla Scientific Health Solutions Inc., Colorado Springs, fax:  719 572 8081)
* 130 Euro per la spedizione in ghiaccio secco (converrebbe spedire 2-3 o 4 campioni insieme). Corriere per la spedizione “24 ore”: FEDEX tel. 800123800    
* 21 Euro per il ghiaccio secco (DRYCE ITALIA, scatola tipo CB16 + 5kg di Ghiaccio secco)

Sulle dentiere
La parte plastica delle dentiere e dei byte, la cosiddetta “acetalica”, è ottenuta mediante stampaggio per iniezione di polimeri di monomero acetalico, di monomero metacrilato o monomero vinilico. La parte rosa delle dentiere deve il suo colore a molecole organiche (polimeri) chiamati “lacolines”, per dare il colore della gengiva.

Lo stampaggio e la polimerizzazione completa assicurano un rilascio pressoché nullo di monomero. Tanto è vero che una persona tra le più allergiche ai metacrilati che ho conosciuto (reagiva ai compositi in modo netto, evidente) sembrava non reagire al byte in metacrilato. Ad un certo punto gli viene in mente di farsi testare il byte all’EAV e risultò che gli dava fastidio, e infatti scoprì che stava meglio quando non lo metteva la notte. Ma avendo bruxismo durante il sonno aveva bisogno di mettere su il byte di notte. Girammo vari dentisti che proponevano opzioni anallergiche, ma alla fine scoprimmo che tutti i byte sono fatti di metacrilato e chi è allergico che fa ?
Abbiamo trovato un’azienda che fa byte in poliuretano termoplastico, Durasoft.

La dentiera completamente in acetalica esiste (anche con ganci in acetalica invece che in metallo), è quella che usano le vittime di amalgama. Però il dentista generalmente propone una dentiera con una base metallica (per dare una consistenza più sottile e più affidabile al manufatto): palladio, cadmio, cromo-cobalto, nichel, berillio. Chiedete sempre la composizione. Un giorno potreste risultare sensibilizzati al nichel o altri metalli, bisogna sapere la composizione.

I metalli, delle protesi introdotte nel corpo, sono tossici quando trasmigrano per dissoluzione ionica verso il nostro sistema fisiologico, ma proprio tutti indistintamente; nelle leghe il problema della tossicità è dovuta alla combinazione, alla presenza atomica dell'ossigeno che ne scaturisce la reazione di ossidazione e quindi la dissoluzione, infatti l'ossigeno come gli altri due elementi: carbonio e idrogeno, sono i tre elementi altamente instabili, anche se sono alla base di tutto il creato, sono loro la causa e la concausa di tutte le combinazioni e di tutti gli effetti indesiderati.

Spesso il materiale “pubblicizzato” come anallergico non è quello che non contiene nichel, ma che ne contiene non più del 30% (in alternativa a protesi mobili in cui la percentuale di nichel arriva fino all’60%, per cui i fastidi diventano quasi subito evidenti). Infine qualche dentista che conosco si vanta (perché nota una grossa compatibilità) di usare solo l’oro puro come supporto per la parte plastica della dentiera.

L’unica cosa su cui vorrei insistere è la chiarezza e il dare sempre la composizione esatta dei metalli in una protesi (nonostante le difficoltà da superare quando uno, per avere informazioni dettagliate, mette sotto torchio ben bene i fornitori, io le ho sperimentate). Faccio un esempio (però nel campo delle protesi fisse): se un dentista nel consenso informato scrive “protesi in oro-ceramica” e non vi consegna il bugiardino è quasi sicuro che il nostro è solo oro al 25-40%, mescolato ad altri metalli. Per dirlo basta sapere quali sono i materiali odontoiatrici sul mercato; inoltre se il dentista stesse usando l’oro puro, cioè “oro galvanico”, questa scritta apparirebbe in bella evidenza perché quelli che lo usano lo fanno con vanto.

Sugli apparecchi ortodontici fissi
Numerosi autori hanno riportato attività galvaniche innescate dalla presenza di apparecchi ortodontici in bocca. I ferri ortodontici hanno più o meno questa composizione: cromo fino al 32%, nichel fino al 36%, manganese fino al 10%, molibdeno fino al 10%, ferro il resto. Una parte metallica è sempre presente, anche quando alcune componenti dell’apparecchio ortodontico sono in ceramica o in fibra.

Sui bugiardini
I bugiardini sono i foglietti di accompagnamento nelle confezioni di dispositivi medici. Riuscirà il paziente ad avere la fotocopia dei bugiardini prima che il lavoro inizi e non dopo, quando l’omeopata gli dice che quel materiale è problematico ?

Storia vera: E.S. va dal dentista e spiega che lei è una paziente con particolari necessità, è allergica ai metalli, l’oro giallo a volte può usarlo a volte no, il nichel e altra ferraglia sono assolutamente da escludere. Spiega che ha avuto continui problemi di salute in corrispondenza di precedenti trattamenti odontoiatrici e che non sta molto bene al momento. Il dentista la rassicura dicendo che non c’è nessun problema in quanto userà materiali che non danno alcun tipo di problemi. Fiduciosa perché il dentista ha capito la sua situazione la donna decide di iniziare i  lavori con lui. Il dentista le ha messo tutta una serie di manufatti e ponti che, a suo dire, oltre alla ceramica contenevano solo oro e nessun altro metallo. Sono passati cinque anni, un omeopata fa notare alla paziente che i numerosi metalli delle protesi fisse le causano attività galvanica e fa notare l’intolleranza verso questi materiali. La donna parla al dentista della visita dall’omeopata e dopo notevoli insistenze riesce ad avere le fotocopie dei materiali usati da questo dentista; con sorpresa apprende che c’era di tutto.
C’erano basi metalliche per ponti di tre tipi diversi:
 - alluminio (15%), stagno (12%), cromo (1%), nichel (1%), vanadio, manganese, zinco
- oro (39%), palladio (35%), argento (19.5%), stagno (5%), platino (1%), iridio (1%), rutenio (1%), indio (0.5%)
- palladio (25%), argento (70%), rame (1%), stagno (1%), iridio (1%), indio (2.8%), zinco (1.4%)
C’era un apparecchio mobile del tipo con: palladio (63.5%), cromo (28%), molibdeno (6.5%), manganese (0.6%).

L’esperienza mi fa dire che quando il dentista afferma che il suo materiale è “quello buono”, cioè “anallergico”, il più delle volte intende che ha evitato leghe molto contaminate con metalli come rame e nichel, ma ciò non significa che questi siano assenti del tutto.

Nel foglietto del consenso informato destinato al paziente c’è il termine “manufatto in oro-ceramica”, ma viene usato per qualsiasi cosa, è molto probabile che il lavoro contenga rame, cadmio, palladio, cromo, etc. etc. , come infatti questi metalli altamente allergizzanti sono praticamente sempre contenuti nelle basi per ponti dentali e nei perni cosiddetti aurei.

Scelte e paroline
Spero di portare fuori dall’ombra un aspetto della vita lavorativa del dentista: “Più preciso e conservativo e biologico vuoi essere e più diventa difficile!». Per questo ho sempre nutrito ammirazione per i dentisti che lavorano bene. Il pubblico (escludendo a questo punto i lettori di questo libro) non ha la possibilità e la forma mentis per capire le scelte e le sottigliezze, per cui il dentista fa le sue scelte nel silenzio più assoluto. Lavorare bene e nel silenzio è più eroico che lavorare bene. Quando poi questi riesce a rimanere sul mercato e la gente ha capito tutte le sue attenzioni e peripezie, allora è un momento di estasi.

Il primo argomento sono le “monconizzazioni” facili. Dovendo coprire un dente, il dentista sceglie l’opzione dell’incapsulamento e che fa? Si fa mandare dal laboratorio uno di questi cappucci (capsule) e lo infila sul dente che precedentemente è stato preparato (monconizzato). La “preparazione” del dente per l’incapsulamento è qualcosa di shockante: al dente viene letteralmente tagliata la testa fino a giù nella gengiva, si parla di abbassamento del dente. I denti monconi sono uno spartiacqua tra il dente otturato ma vivo e il dente devitalizzato. La distruzione della corona di dente sanissima è necessaria allo scopo di avere una struttura portante per la capsula, bisogna limare il dente fino a giù e fino a renderne la superficie molto sottile.

Molti sfortunati portatori di denti monconi sanno benissino perché questi possono produrre tutta una serie di visite dal dentista: quando i bordi della corona sono posizionati sotto gengiva, questa può gonfiarsi o ritrarsi; così aumenta la possibilità di infiltrazione del cibo, il consolidamento della placca, con maggior pericolo di carie e malattie gengivali.

L’alternativa alla monconizzazione è la ricostruzione. Il brutto è che la proposta di monconizzare viene fatta anche in casi in cui è assolutamente fuori luogo (su incisivi, canini,..), fa notare un dentista per niente alternativo del San Raffaele su Starbene: “Troppe volte denti recuperabili con eleganti ed efficaci restauri in composito, notevolmente più economici e che non richiedono devitalizzazione, vengono invece incapsulati” scrive Aiello [2001].

La pratica comune per i denti appena monconizzati è la devitalizzazione preventiva (come la guerra preventiva della guerra in Iraq). Riprendiamo l’intervista ad Aiello: “Devitalizzare sempre e comunque (un dente moncone) era la prassi di un tempo, oggi si è scoperto che una volta devitalizzato il dente si sgretola molto rapidamente rispetto ad un dente sano, per cui la vitalità del dente è vista come un patrimonio da salvaguardare”.

La prima grande e decisiva differenza tra “capsula su moncone” e “ricostruzione del dente” è quella relativa alla realizzazione. E’ richiesta attenzione, pazienza, e soprattutto è richiesta una marea di tempo per fare una ricostruzione.
Visto che il dentista facendo la monconizzazione per la capsula spende 10 volte meno tempo che non ricostruendolo da come sta, si capisce perché la riduzione a moncone diventa una tappa della vita di un dente.

L’altro discorso è che la ricostruzione per farla bene devi proprio saperla fare; ci sono tante ricostruzioni in giro che sono inaccettabili, vedi punti di contatto anteriori, posteriori, durata, occlusione, etc. Sono pochi i Michelangelo dell’odontoiatria. Una ricostruzione ha molto più senso quando sei uno di quelli bravi, che fanno lavori di precisione frutto di grande maestrìa (precisione ed esperienza) e soprattutto frutto di grande attenzione e pazienza;

Per cui nella testa del dentista la spiegazione è anche questa: visto che il lavoro che farei di ricostruzione sarebbe insoddisfacente, mentre quando faccio il moncone viene soddisfacente, la scelta più ragionevole è il moncone. L’incapsulamento con monconizzazione è fatta otto milioni di volte in un anno (dati dichiarati) sull’insieme delle persone che si recano negli studi odontoiatrici italiani.

Un caso di monconizzazione post-apparecchio
Donna 30enne, mi racconta la sua disavventura: “Durante una visita di controllo annuale dal dentista mi viene aperta una questione apparentemente innocua: il 4° inferiore destro.. è leggermente tirato indietro, che ne penso di farmi aiutare dall’ortodonzista, fare spazio, tirarlo fuori e riallinearlo ? Io accetto.
Dopo due anni di apparecchio ortodontico, quello fisso con le molle per ciascun dente, le quali vengono tirate dall’ortodonzista alle visite periodiche, il risultato è che l’arcata superiore tirata era andata verso destra, i due denti centrali non erano più centrali. Citata in tribunale, il verdetto era che l’ortodonzista aveva sbagliato ma non doveva risarcire il danno.

Ma aggiungiamoci ora la parte che riguarda il dentista: quando mi è stato tolto definitivamente l’apparecchio ho appena fatto in tempo a chiedere all’ortodonzista “non era meglio il mio dente rientrato un po’, invece di denti centrali che centrali non lo sono più ?”, ma vengo mandata al piano inferiore dal dentista suo collega. I dentisti super-temibili li riconoscete molto facilmente: è il dentista che corre sempre da un paziente ad un altro, entra e esce dalle varie sale, mantiene continuamente tutti questi pazienti in attesa mentre fa un pezzettino di lavoro ad uno, poi ad un altro ed un altro, prima di tornare da quello precedente a fare un altro pezzettino di lavoro? Il dentista in questione era di questo tipo. “Che casino” pensa tra sé e se, resosi conto del lavoro schifoso che è venuto e senza dire niente (“ora si metta comoda”) inizia a lavoricchiare con indifferenza, fatta l’anestesia, gli chiedo: “ma che state facendo”, e lui : “giù, non ti muovere proprio ora..” ed è così che i miei denti usciti storti vengono ridotti a moncone!! “.

Qui si chiude la testimonianza della donna; ora voglio citare una conversazione con un amico dentista: «Gli americani appena vedono un dente un po’ storto lo limano e lo incapsulano.
Nessuno può chiamarlo “errore”, è un “approccio professionale”». «Una tecnica invasiva ?», dico io. «Si, ma da annoverare fra le tecniche gettonate, non tanto in Italia per fortuna, ma è una “scuola di pensiero”».

Una parolina sull’ortodonzia
Anche chi non sarà d’accordo con le righe che seguono contro l’ortodonzia fissa deve capire che sono state dette da pazienti con esperienze super-sfortunate nel tentativo di evitare simili vicissitudini ad altri. Accogliere i rimbrotti di chi è amareggiato è la vocazione di questo manuale. “Ci vuole coraggio nella vita. Il mio, quello che sento di dover avere ora, è il coraggio di ripartire da un danno grosso che se non sarà accettato diventerebbe enorme”, mi ha scritto una volta una vittima della rimozione non protetta di amalgama. Credo che poter divulgare a scopo preventivo le disavventure ne rende l’accettazione più ragionevole.

Allora ecco la filippica di una paziente: “L’apparecchio dell’ortodonzia fissa, quello con le molle per raddrizzare i denti, ragazzi, non ha proprio senso. I denti storti sono un effetto dei rapporti muscolari, del loro funzionamento e del loro mancato rilassamento. La vera scienza olistica studia questo e i rapporti con le asimmetrie craniche. Il paziente olistico avrà un atteggiamento da “molto scettico” fino a “del tutto restìo” rispetto al tirare i denti di qua o di là con molle.

Mentre il dentista applica l’ortodonzia fissa succedono le seguenti cose: la vera questione non viene tirata a galla; il paziente soffre disagi immensi, masticatori, alle gengive, emotivi, etc.; l’ortodonzista ha un reddito periodico (ai controlli); si creano e favoriscono ulteriori scompensi cranio-sacrali; se tutto va male non avete garanzie contro l’errore e il risultato finale. Vedete voi se ha senso!”.

Una parolina sul palladio
L’unica cosa che si può dire rapidamente sul palladio è che io non ne sono un sostenitore e che è tanto diffuso che alla fine lo usano anche la maggior parte dei dentisti olistici. Ma non dovrebbero !
L’opzione più olistica sarebbe stata secondo me di usare solo oro platinato (senza palladio). Infatti il palladio (ho appena finito di leggere un documento dell’OMS sul palladio) è cento volte più preoccupante per tendenza a sensibilizzare l’organismo e cento volte più temibile per gli effetti della sensibilizzazione rispetto al platino.
E’ evidente che, se malauguratamente un’omeopata in città si mette a testare i metalli di uso odontoiatrico, il palladio comparirà, seppure a qualche spanna da nichel e amalgama di mercurio. Dal punto di vista allergologico chi ha la diagnosi di allergia al nichel deve essere ritenuto anche allergico al palladio, per l’alta percentuale di sensibilizzazione crociata tra i due [EHC 226 dell’OMS 2002]. Dal punto di vista dei sovraccarichi dei sistemi di difesa, Daunderer dice che “i pazienti intossicati da amalgama non possono tollerare la minima traccia di palladio”. Per un approfondimento dei casi clinici rimando oltre che agli scritti di Daunderer - http://www.merkabaweb.net/daunderer.doc - anche a J. Thomsen (“Osservazioni sulla biocompatibilità”, EAV, Nov. 2001, n.9 p.14-18) e W. Müller ("Effetti a distanza delle protesi dentarie contenenti palladio", Regulationsmedizin 4/1996).

RICORDIAMO che: I metalli, delle protesi introdotte nel corpo, sono tossici quando trasmigrano per dissoluzione ionica verso il nostro sistema fisiologico, ma proprio tutti indistintamente; nelle leghe il problema della tossicità è dovuta alla combinazione, alla presenza atomica dell'ossigeno che ne scaturisce la reazione di ossidazione e quindi la dissoluzione, infatti l'ossigeno come gli altri due elementi: carbonio e idrogeno, sono i tre elementi altamente instabili, anche se sono alla base di tutto il creato, sono loro la causa e la concausa di tutte le combinazioni e di tutti gli effetti indesiderati.

Ma come fare e cosa dire a uno di questi pazienti che ha palladio in bocca ? Sono in gioco lavori milionari.
Gli omeopati allora propongono una cura omeopatica per desensibilizzare (nosode palladio). Solo se non funziona, e stiamo parlando dei pazienti con sovraccarichi dei sistemi difensivi e delle persone sensibilizzate, possono arrivare a proporre l’allontanamento del manufatto in palladio. A questo proposito l’individuo indebolito dovrà evitare anche l’implantologia (soprattutto metallica), che è un campo di disturbo sempre, che solo i sani si possono permettere.

Dente infetto e implantologia post-estrattiva: TESCHIO NERO, altro che amalgama.
Mi scrive una paziente che si era raccomandata con il dentista perché già era messa male: “Alla prima seduta mi ha tolto due denti che facevano pus e senza curare nulla mi ha immediatamente inserito due viti”. Tra le cose che vi possono fare invecchiare speditamente, questa merita una menzione in prima fila.

Il mettere perni su siti in cui è stato appena estratto un dente infetto è una cosa infernale, ma così tanto che se esiste l’inferno questa è la procedura numero uno che sicuramente adottano anche là.

Trafori in denti sani come appoggio per ponti ?
Facciamo l’esempio che vi manchi un molare, ad es. il 6° inferiore. Se uno decide che vuole fare un ponte in ceramica integrale (con o senza base metallica), “la tecnica” implica una consistente riduzione con la fresa dei due denti adiacenti. Questo è un problema se i denti affianco sono sani.. Preparazione adeguata (sigh..) significa limare molto il dente.
A ragione il dentista vi dirà: “Allora ! Cosa vuoi fare, l’implantologia o vuoi smantellare i due denti affianco ?”.
Mi rendo conto che se uno vuole aggiungere all’odontoiatria curativa di prima (estrazioni di radici morte sospette, niente metalli, niente implantologia, etc..) anche la priorità di non sacrificare materiale dentale sano, si merita di essere mandato a quel paese dal dentista perché tutte le richieste precedenti che avete fatto sono incompatibili con questa.

Volendo fare un ponte e mantenendo come priorità quella di non distruggere gravemente i denti affianco sani, le opzioni sono i ponti “california” o “maryland” metallici che richiedono pochissima abrasione del dente affianco (in particolare i microintarsi vengono appoggiati nei solchi e nello spessore dello smalto).
Quali sono i metalli possibili ? Il nichel-cromo, che ovviamente sarà il primo da escludere per le elevate potenzialità di sensibilizzazione. Poi c’è il cromo-cobalto e, volendo usare un’attenzione in più, si può usare l’oro galvanico.

A ragione il dentista vi dirà: “Allora !, vuoi evitare i metalli o vuoi preservare materiale dentale sano ?”.
A dire il vero se avete vari elementi mancanti potreste pensare pure ad una bella dentiera senza metalli ovviamente, ma quanti pazienti sono disposti a portare una protesi mobile invece che un lavoro definitivo ?

Un’altra opzione sono ponti costruiti con manufatti in fibra ricoperti di resina o di ceramica. Hanno il vantaggio di non richiedere una grossa devastazione dei denti sani di appoggio e il vantaggio che non contengono metalli.

Gli svantaggi: dando però meno garanzie di resistenza nel tempo, gli Euro che il paziente paga per questi manufatti vengono ammortizzati su un periodo decisamente più corto; alla luce di possibili fratture e rifacimenti ex-novo questi ponti senza metalli potrebbero diventare un investimento (in biocompatibilità massima) costosissimo.

Vediamo meglio di che si tratta. Il manufatto ha un’armatura in fibra di vetro che viene rifinita esteticamente con rivestimento in resina o ceramica. La fibra proviene dalla ricerca spaziale ed aeronautica, e visto il colore accettabile della fibra di vetro (traslucente) l’industria odontoiatrica se ne è appropriata. Contrariamente ad un manufatto in metallo-ceramica, la fibra non è rigida, ma tende ad assorbire e distribuire il carico masticatorio lungo la sua struttura, con caratteristiche gnatologiche assimilabili al dente naturale. (BellGlass, ArtGlass, Targis, Vectris, Gradia, etc..).

Una parolina su carie piccole e scavi inutili
Compare una piccola carie dentale. Se per abitudine sua il dentista mette otturazioni che richiedono una ritenzione meccanica, un puntino nero di carie si trasforma in un traforo megagalattico nel dente. Questo vale solo per le carie piccole quando viene messa amalgama o ceramica (che necessitano ritenzione meccanica): “preparandole” all’otturazione, il dentista crea uno spartiacque nella vita del dente “dentista-indotto”.
La carie è piccola, per non sacrificare inutilmente dente sarebbe stato opportuno usare i compositi.
Questo fenomeno è tutt’ora in corso, me ne sono capitati due casi nell’ultimo mese. Mi telefona una madre, mi dice che al figlio di 13 anni per una piccola cariettina gli è stata messa un’amalgama (con relativa fossa di ritenzione).
 

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