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Depressione o gas
nello stomaco ? "Colpa" dello
Zucchero +
Stevia "zucchero" non nocivo
Quanti dei consumatori di zucchero bianco sono a
conoscenza che stanno mangiando una miscela contenente
calce, resine, ammoniaca, acidi vari e "tracce" di
barbabietola da zucchero ?
Così prodotto, lo zucchero industriale è un prodotto
"morto", nocivo al nostro organismo. Questo è dovuto
alla sua laboriosa lavorazione, in gran parte voluta per
renderlo presentabile agli occhi del consumatore
"raffinato".
Il prodotto di partenza triturando (la
barbabietola
o la
canna da zucchero), la sostanza risultante viene poi trattata con calce
viva, cioe' viene cotto con latte di
calce, nella quale i
componenti nobili del vegetale (albumine e minerali)
precipitano, distrutti dalla reazione alcalina e dal
calore.
Le
principali sostanze chimiche utilizzate nella produzione
di saccarosio (zucchero) sono la calce viva come
depurante e i solfiti come sbiancanti.
L'ultimo processo, la raffinazione, avviene utilizzando
acido carbonico,
acido solforico ed altre sostanze
(carbonato
di calcio) non
meno dannose, se rimangono anche in parte nello zucchero.
L'utilizzo del blu
indantrene o meglio E130 è stato vietato nel 1977, se
qualcuno pensa che venga ancora utilizzato, basterà una
semplice e poco costosa analisi di laboratorio seguita
da una bella denuncia per frode alimentare.
CMQ meglio evitare di utilizzarlo per altri motivi, per
i denti e le fermentazioni che produce nell'intestino.
La Stevia e' consigliata al posto dello zucchero.
Che cosa potrebbe ulteriormente
convincerci a togliere lo zucchero raffinato (zucchero bianco) dalla
nostra dieta ?
Forse sapere che non apporta alcuna vitamina o oligoelemento...?
Al contrario, per permetterne il suo assorbimento,
l'organismo deve investire buona parte delle sue risorse
di vitamina del gruppo B (da ricordare che il crescente
aumento delle depressioni e di esaurimenti nervosi è
dovuto in gran parte alla carenza di vitamina B1 e B5).
Oppure conoscere che lo zucchero raffinato compie
un'azione demineralizzante e decalcificante, e che
favorisce i processi fermentativi con conseguente
aumento di flora batterica tossica per l'intestino.
Oppure che è la vera causa dell'incremento dei diabetici
nei paesi industrializzati.
Anche il nostro sistema endocrino si sbilancia per
l'introduzione di quest'elemento, che non esiste in
natura, e di conseguenza ne risente il nostro umore.
Qualche anno fa un giudice inglese condannò un bambino,
che aveva messo a soqquadro una scuola, a sei mesi
d'astinenza da dolci. Dopo un mese l'umore della piccola
peste era ritornato normale !
Strano oggetto
lo zucchero: ci dicono che faccia bene al cervello, non
e' vero (*) ! e NON
fa bene anche alla linea (e neanche alla salute) e ora,
a sorpresa, sarebbe anche la causa principale delle
odiate rughe, sono i vari effetti della "glicazione"
– questo è il nome scientifico del fenomeno.
Sembra infatti che si depositi nelle proteine della
pelle diminuendone l’elasticità (attacca le fibre di
collagene e l’elastina, irrigidendole) e aumentando la
formazione di rughe, il rilassamento cutaneo ed i danni
da photoaging e questi sono i principali e primi malanni
fino ad ora riconosciuti dalla medicina ufficiale dei
danni dello zucchero raffinato.
Con questo non significa che dobbiamo rinunciare del
tutto ai piaceri della gola: possiamo sostituire i dolci
industriali con prodotti artigianali preparati con
Stevia,
malto, succo d'agave o d'acacia o miele.....ma cio' da fastidio
alle aziende che producono lo zucchero bianco....le
quali hanno fatto di tutto e di piu'...per impedire
l'utilizzo della Stevia....
(NdR: recenti ricerche hanno dimostrato che il
fruttosio, altera centinaia di geni cerebrali)
(*) -
Se è vero che il cervello si nutre di
zucchero, non per questo dobbiamo introdurlo
nell'alimentazione. Il nostro corpo non è fatto per i
cibi raffinati perchè....
Una glicemia anche solo moderatamente sopra la norma può
provocare problemi di memoria e restringere l'ippocampo,
la parte del cervello fondamentale per
l'immagazzinamento di nuove informazioni.
L'aumento dei livelli di zucchero nel sangue è stato
studiato dal dr. Antonio Convit, psichiatra della New
York University.
Egli ha esaminato 30 soggetti sani fra i 53 e gli 86
anni di età. Gli esami riguardavano una risonanza
magnetica del cervello dei soggetti, una serie di test
cognitivi e un esame per verificare la loro capacità di
rimuovere il glucosio dal sangue.
I soggetti con livelli di zucchero particolarmente
elevati erano quelli con le peggiori prestazioni nel
test di memoria, e il loro ippocampo era più piccolo. Lo
studio è stato pubblicato sulla rivista "Proceedings
of the National Academy of Sciences" (PNAS) e
riportato da LeScienze.it.
Il problema della minor tolleranza allo zucchero negli
anziani è molto serio. E' proprio con l'aumento dell'età
che aumentano le persone affette da diabete senile. Il
fatto è che si tende a dare colpa del problema all'età,
mentre l'ippocampo secondo noi si atrofizza perche' la
presenza di zuccheri raffinati nell'alimentazione e'
tossica. E' proprio una dieta errata, perche' troppo
ricca di cereali, a causare molti danni al cervello, e
non solo.
La ricerca sfata
completamente la credenza che "lo zucchero fa
bene al cervello", evidenziata da molte pubblicita'
legate ai produttori dello zucchero raffinato.
vedi:
Tracciabilita' dei Cibi
Un killer di nome
zucchero - 06/03/2013
Nuove ricerche rilanciano un allarme dimenticato: “È più
pericoloso dei grassi”
Il consumo eccessivo di zucchero nella sue svariate
forme - saccarosio, fruttosio, glucosio – è associato
all’obesità e quindi allo sviluppo di malattie
cardiovascolari, ipertensione, diabete e anche di certi
tipi di cancro. Che sia così è provato ormai da numerosi
studi. Tuttavia, nonostante le evidenze scientifiche su
questo «silenzioso killer» non si contino, tra i dati
relativi ai danni degli zuccheri contenuti in cibi e
bevande e le indicazioni sanitarie per ridurne il
consumo nella dieta quotidiana esiste un divario che si
potrebbe definire doloso.
(NdR: recenti ricerche hanno dimostrato che il
fruttosio altera centinaia di geni cerebrali)
E non è un caso che un editoriale sul «British Medical
Journal» rivisiti - attraverso la recensione del saggio
di John Judkin «Pure, White and Deadly», ovvero puro,
bianco e mortale, ora ripubblicato dopo 40 anni dalla
Penguin - la clamorosa ipotesi del fisiologo britannico,
da sempre osteggiata dall’industria dello zucchero: non
sarebbero tanto i grassi i maggiori responsabili delle
patologie cardiache quanto gli zuccheri. Zuccheri che
secondo Robert Lustig - uno dei massimi esperti di
obesità infantile e autore della prefazione del volume
riedito di Judkin - dovrebbero essere considerati
«tossici» al pari di sigarette e alcol.
Quando uscì nel 1972, il libro venne liquidato da molti
detrattori, tra cui il biologo americano Ancel Keys,
sostenitore dell’ipotesi che i grassi siano i veri
nemici del cuore, come un’opera di «fiction», priva di
basi scientifiche. E Judkin fu messo in disparte, se non
ridicolizzato. «Per lui - scrive ora Geoff Watts sul
“British Medical Journal” - non ci furono posizioni di
prestigio né finanziamenti per la sua ricerca. E furono
cancellati molti suoi interventi alle conferenze, non
appena si sospettava che potesse presentare dati contro
lo zucchero».
L’interesse per l’ipotesi
zucchero-malattie di cuore, così, man mano sbiadì, il
libro non venne più ristampato e il frastuono sulla
dieta con pochi grassi prese il sopravvento. Se molti
clinici in Europa continuavano a sostenere Judkin, gli
americani erano invece dalla parte di Keys, che non
perdeva occasione di definire «deboli» le prove del
collega inglese contro lo zucchero.
Negli ultimi anni, tuttavia, il fenomeno in crescita
dell’obesità ha fatto riemergere l’ipotesi di Judkin,
mai veramente affossata, come avrebbero invece voluto i
big dell’industria dello zucchero. Secondo le ultime
stime, circa due miliardi di adulti sono sovrappeso.
Di questi, 200 milioni di uomini e 300 milioni di donne
sono obesi. Un problema sanitario definito «esplosivo»
nei Paesi occidentali, ma che ora ha varcato tutti i
confini. Un’inchiesta di Gary Taubes, giornalista, e
Cristin Kearns Couzens, dentista, condotta sul
bimestrale di giornalismo investigativo americano «Mother
Jones», ha svelato le tattiche usate dai produttori di
zucchero - non molto diverse da quelle dell’industria
del tabacco - per assicurarsi che le agenzie governative
non diffondessero informazioni che andassero contro i
loro interessi.
È significativo che negli Anni 70 venga costituito negli
Usa un ente scientifico, il Food&Nutrition Advisory
Council, formato da medici e dentisti in palese
conflitto di interessi (le loro ricerche erano
finanziate dalla Sugar Association), con il mandato di
«difendere l’importanza dello zucchero in una dieta
sana». Negli anni, però, non si è mai stabilita quale
sia la dose non dannosa di zucchero da consumare
giornalmente. Scrive Taubes sul «New York Times»:
«L’ultima volta che un’agenzia federale governativa
guardò alla questione zucchero fu nel 2005 in un
rapporto dell’Institute of Medicine. Gli autori ammisero
che un certo numero di evidenze suggeriva che lo
zucchero favorisse il rischio di malattie di cuore e
diabete - perfino influendo sull’aumento del colesterolo
“cattivo” o a bassa densità, l’Ldl - ma non ritennero la
ricerca conclusiva. Tanto da non essere in grado di
stabilirne un limite massimo per una dieta sana». A non
dissimili conclusioni giunse la Food&Drug Administration,
quando affrontò nel lontano 1986 la questione-zucchero.
Il rapporto fu interpretato come un’assoluzione e la
percezione influì sulle strategie successive. E infatti
le cifre fornite dal dipartimento dell’Agricoltura
americano rivelano che nel 2000 il consumo pro capite di
zuccheri è raddoppiato rispetto agli Anni 80: da 25-30
kg a oltre 45 kg a persona.
Intanto le ricerche sugli
zuccheri hanno fatto molti passi avanti, mettendo in
evidenza, per esempio, come siano diversi i modi con cui
sono metabolizzati: mentre il fruttosio è «processato»
dal fegato, il glucosio lo è da ogni cellula del corpo.
Fruttosio e glucosio in forma liquida, poi, fanno
lavorare più rapidamente il fegato e questa velocità
influisce sulla loro conversione in grassi, i
trigliceridi.
E il discorso si allarga ulteriormente non appena di
studia il rapporto zuccheri-cibi.
«Carni rosse, chips e bevande zuccherate sono più
facilmente associate a un aumento di peso, maggiore
rispetto a chi consuma grandi quantità di verdure,
frutta e cereali integrali, come ha evidenziato uno
studio di Darius Mozaffarian sul “New England Journal of
Medicine” - sottolinea Roberto Marchioli, epidemiologo
al Mario Negri Sud di Chieti -. E non tutti gli alimenti
inducono un alto indice glicemico, ossia il rapido
assorbimento degli zuccheri che fa salire la glicemia
(la quantità di zucchero nel sangue) e che nel tempo
favorisce il diabete».
Importante è quindi fare le giuste scelte a tavola:
tutta la verdura (tranne le patate), quasi tutta la
frutta, alcuni cereali (come orzo e avena) sono a basso
indice glicemico, mentre sono da limitare tutti i
carboidrati raffinati ad alta densità e quindi è
necessario fare attenzione al consumo di pane, pasta,
riso e, naturalmente, di tutti i tipi di dolci.
By Gianna Milano - Tratto da: lastampa.it
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Le multinazionali
americane hanno pagato gli scienziati per sostenere che
lo zucchero fa bene e hanno avuto il predominio
sulle informazioni nutrizionali in circolazione negli
Usa e non solo negli ultimi 60 anni.
Un nuovo studio lo conferma.
Vi avevamo già parlato in passato delle
bugie delle multinazionali sullo zucchero, ma
ora ecco una nuova ricerca appena pubblicata sulla
rivista scientifica
Jama International Medicine che riaccende i
riflettori sull’argomento.
Uno studio riportato da parte della rivista scientifica
"Nature" nel febbraio 2012 porta un titolo eloquente:
"Public health: The toxic truth about sugar".
Il documento integrale non è però disponibile
pubblicamente alla lettura, ma pare che esso nasconda
dei dati riguardanti la
dipendenza che lo zucchero sarebbe in grado di
creare in chi lo assuma.
Su
Nature è stato pubblicato un articolo che
evidenzia in maniera sufficientemente precisa come lo
zucchero, il cui consumo è considerato una
delle maggiori cause dell’obesità crescente (al pari dei
dolcificanti), crei dipendenza in chi lo assuma. Tale
meccanismo era stato finora dimostrato solo sui topi. La
ricerca è capeggiata da
Lusting RH, tra le cui pubblicazioni
precedenti troviamo interessanti considerazioni sulla
correlazione tra
cibo spazzatura e dipendenza, oltre che tra
zucchero, dolcificanti e dipendenza.
L’industria dello zucchero negli Usa ha lavorato fianco
a fianco con gli scienziati tra gli anni Cinquanta e
Sessanta per sminuire il ruolo del saccarosio - cioè del
comune zucchero bianco - come causa di problemi cardiaci
e coronarici e di altre malattie. Lo sostengono i
ricercatori della California University San Francisco
che si sono occupati del nuovo studio.
La
Sugar Research Foundation avrebbe contribuito a
indirizzare l’attenzione dei cittadini Usa verso i
grassi e il colesterolo come maggiori problemi per la
dieta e la salute, distogliendoli dalle conseguenze
negative dello zucchero, con il preciso intento di
incrementare il consumo di saccarosio.
La Sugar Research Foundation secondo i ricercatori
californiani pagò l’equivalente degli attuali 50 mila
dollari affinché il mondo scientifico promuovesse
una dieta ‘light’ e ‘low fat’ mettendo in guardia dai
grassi e dal colesterolo ma senza fare riferimento allo
zucchero come possibile causa di problemi per la salute.
Quando le relative ricerche scientifiche furono
pubblicate nel 1967 questo cospicuo finanziamento da
parte della Sugar Research Foundation non venne reso
noto e il pubblico ne rimase all’oscuro.
Secondo Cristian Kearns, autore del nuovo studio, quella
pubblicazione degli anni Sessanta contribuì ad
influenzare sia l’opinione pubblica che la comunità
scientifica facendo capire che le cause delle malattie
cardiache fossero da ricercare solo nei grassi e nel
colesterolo, non nello zucchero e nei dolci.
I ricercatori hanno analizzato oltre 340 documenti sul
rapporto tra il mondo scientifico e l’industria dello
zucchero e sono giunti proprio a questa conclusione. La
Sugar Research Foundation
avrebbe inoltre sminuito il ruolo dello
zucchero per quanto riguarda i rischi per i denti, a
partire dalla carie.
Negli Usa si è presto diffusa la tendenza a consigliare
una dieta low-fat, a basso contenuto di grassi, in cui
però il consumo di zucchero era permesso senza problemi.
Non possiamo stupirci del fatto che diabete e obesità
negli Stati Uniti e non solo stiano diventando una vera
e propria epidemia.
Secondo l’Obesity
Society i cittadini Usa oggi consumano il 30% di
zucchero in più al giorno rispetto a trent’anni fa. I
bambini in particolare ora consumano il triplo dello
zucchero consentito.
Ora
Health Food America si chiede quante vite
avrebbero potuto essere salvate e quanto denaro sarebbe
stato risparmiato nell’ambito della sanità se il mondo
scientifico avesse pensato alla salute dei cittadini e
non ad appoggiare l’industria dello zucchero.
Se possibile, dunque, meglio iniziare a
ridurre il consumo di zucchero raffinato e di cibi
confezionati con zuccheri aggiunti,
passo dopo passo.
By Marta Albè - Tratto da: greenme.it
L'industria dello zucchero e i maggiori produttori di
bibite si trovano in una situazione simile a quella di
alcuni fa delle industrie del tabacco.
Il mondo sta soffrendo un'epidemia di obesita' e il
consumo di bibite zuccherate e' uno dei principali
responsabili. Ogni lattina standard contiene 40 grammi
di zucchero, molto piu' dei 25 giornalieri consigliati
dall'Organizzazione Mondiale della Sanita'.
Prima del crescente consumo di queste bibite, che porta
anche alla dipendenza come avviene in Messico, alcuni
Paesi hanno creato imposte contro queste bibite e altri
sistemi di scoraggiamento, inclusi messaggi di allerta
come quelli che troviamo sui pacchetti di sigarette.
L'industria ha risposto con un investimento milionario
per pulire la propria immagine, e si tratta di un ambito
su cui si sono fatte molte meno ricerche che non per il
caso del tabacco.
Un nuovo studio pubblicato oggi fa sapere che i due
principali fabbricanti di bibite zuccherate a livello
mondiale, Coca-Cola e PepsiCo, hanno finanziato in Usa
96 organizzazioni che hanno un'immagine importante nella
promozione delle abitudini salubri e la lotta contro l'obesita'
o il diabete, tutte malattie che diventano pericolose
grazie all'alto consumo di zuccheri. L'obiettivo era
quello di limitare le critiche scientifiche alle bibite
e dare appoggio alle leggi che limitano il consumo.
Tra i principali finanziati sotto la forma di
“sponsorizzazione” ci sono l'Associazione dei diabetici
Usa e la Fondazione di Indagine sul Diabete Giovanile,
coesi' come la Societa' Americana per la lotta al
Cancro. Inoltre si trova anche la piu'' importante
associazione medica del Paese, la AMA, la Croce Rossa, e
il Centro di Controllo delle Malattie, la principale
agenzia governativa incaricata della protezione della
salute e la promozione di abitudini salubri. Tra i
beneficiari c'e' anche la prestigiosa Universita' di
Harvard, quella di Washington e quella della Georgia.
“Ci siamo concentrati solo su organizzazioni che operano
in Usa a livello federale, per cui il numero di coloro
che ricevono fondi da queste due aziende in tutto il
mondo dovrebbe essere molto piu' alto, di centinaia o
migliaia”, spiega a Materia Daniel Aron, ricercatore
della Facolta' di Salute Pubblica dell'Universita' di
Boston e co-autore dello studio. Il lavoro e' stato
pubblicato dall'America Journal of Preventive Medicine,
la rivista scientifica dell'Associazione di Medicina
Preventiva degli Usa.
L'indagine mette in evidenza il caso della ONG Save the
Children, che appoggiava l'imposizione di imposte sulle
bibite, che pero' smise di farlo quando nel 2010
ricevette piu' di cinque milioni di dollari dalla
Coca-Cola e dalla PepsiCo nel 2009. Save the Children
smentisce di aver smesso da fare pressioni per la
creazione di imposte grazie a queste donazioni.
L'organizzazione sostiene che “faceva parte di una
coalizione che lavorava per perorare l'applicazione di
questa imposta e la abbandono' quando la priorita' della
loro organizzazione in Usa si sposto' sull'educazione
infantile”.
Tra il 2011 e il 2014, Coca-Cola ha investito una media
di sei milioni di dollari all'anno in questo tipo di
azioni. PepsiCo ha investito tre milioni e
l'Associazione delle Bevande in Usa ha -secondo lo
studio- investito un milione.
Gli autori del lavoro considerano che altre
organizzazioni che erano impegnate sulla salute, abbiano
fatto altrettanto.
La maggior parte delle organizzazioni citate dallo
studio hanno ricevuto i finanziamenti dalla Coca-Cola
(83 su 96). Secondo gli autori dello studio questo si
deve al fatto che mentre Coca-Cola ha pubblicato la
lista dei beneficiari, PepsiCo non ha fatto
altrettanto.
By ADUC.it
Video sui danni dello
Zucchero:
Il fruttosio è pericoloso ? - 12 Dic. 2010
In tema di alimentazione il fruttosio potrebbe essere
pericoloso. A far riflettere sulla questione sono state
alcune informazioni che sono state pubblicate sul
Journal of the American Society of Nephrology e che
mettono in evidenza come i rischi sono legati
soprattutto all’aumento della pressione del sangue e
all’insorgere della sindrome metabolica.
Una recente ricerca ha sottolineato che il mal di pancia
nei bambini (NdR: specie quelli
vaccinati che hanno
facili e/o croniche
disbiosi) può
essere causato dal fruttosio. I pericoli in questo senso
comunque potrebbero essere tanti, anche per quanto
riguarda l’incorrere in patologie a carico dei reni. I
pericoli derivanti dall’assunzione del fruttosio
diventano più ingenti in quanto molto spesso lo si
assume anche senza saperlo, mangiando tutti quei
prodotti alimentari industriali che ne contengono in
grandi quantità.
Si tratta nello specifico di bibite, caramelle, dolci,
biscotti e succhi di frutta che da questo punto di vista
costituiscono un pericolo da tenere in considerazione.
Le ultime stime tra l’altro hanno permesso di verificare
che l’uso del fruttosio negli alimenti frutto di
produzione industriale è aumentato considerevolmente. In
sostanza viene da chiedersi se il fruttosio è così
innocuo.
La questione rimane aperta, anche perché, specialmente
negli ultimi tempi, sono stati diversi gli studi che
hanno messo in luce i pericoli del fruttosio per la
nostra salute.
I ricercatori dell’University
of Colorado, che si sono occupati dell’argomento,
esaminando un’ampia serie di studi clinici, hanno
dichiarato che sarebbe opportuno ricorrere a leggi
apposite per limitare di molto
l’uso del fruttosio negli alimenti.
By Gianluca Rini – Tratto da: tanta salute.it
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Ago 2009, USA - Ricercatori dello Huntsman Cancer
Institute, dell'Università dello Utah, sono arrivati a
nuove prove sulla nozione che lo zucchero “nutre” i
tumori.
Prove che possono avere anche implicazioni per altre
malattie come il
diabete.
La ricerca è pubblicata nel giornale “Proceedings
of the National Academy of Sciences”.
"E' noto fin dal 1923 che le cellule tumorali usano
molto più glucosio che le cellule normali. La nostra
ricerca aiuta a capire come questo processo ha luogo, e
come può essere fermato per controllare lo sviluppo del
tumore", dice Don Ayer, ricercatore al dipartimento di
scienze oncologiche all'Università dello Utah. Durante
la crescita delle cellule, sia quelle normali che quelle
cancerose, ha luogo un processo che coinvolge sia il
glucosio (zucchero) che il glutammina (un
amminoacido).Glucosio e glutammina sono entrambi
essenziali per la crescita cellulare ed è stato
lungamente ritenuto che operassero indipendentemente, ma
la ricerca di Ayer mostra che queste due componenti sono
interdipendenti: ha scoperto che limitando la
disponibilità di glutammina si ferma anche l'utilizzo
del glucosio. "Essenzialmente, se tu non hai glutammina,
la cellula va in corto circuito per mancanza di
glucosio, il che ferma lo sviluppo delle cellule
tumorali", spiega Ayer.
Tabella indicante le
differenze fra: Zucchero bianco raffinato e
quello di canna da Zucchero NON raffinato.
Troppo zucchero raffinato altera enzimi e
flora intestinale, che si specializza troppo a
discapito di altre specializzazioni molto importanti ed
utili...!
Ai tumori piace lo zucchero – 03/02/2012
Le cellule malate ne sono golosissime e ne hanno
bisogno per moltiplicarsi. Lo sostiene uno studio
approfondito di 'Science'. Che apre nuove prospettive
sul rapporto tra cancro e alimentazione
E se a causare il cancro fosse, tra l'altro, la cattiva
alimentazione? Mediata da complessi meccanismi
biologici, è vero, ma pur sempre alimentazione? Che ci
fosse una corrispondenza tra obesità e sovrappeso e
certi tumori, gli epidemiologi lo avevano già notato. Ma
fino a oggi si trattava di una "coincidenza", di una di
quelle correlazioni stabilite osservando gruppi di
persone che già basta a lanciare l'allarme, ma non è la
pistola fumante.
Oggi, invece, il quadro sembra comporsi. E le prove
biologiche sono tali che la bibbia della scienza
americana, "Science", le ha consacrate in un articolo di
rassegna del primo numero del nuovo anno. La faccenda
non è semplice ma, vista la posta in gioco, vale la pena
di seguirla passo passo.
All'origine di molti tumori, dunque, potrebbero esserci
delle alterazioni metaboliche, cioè trasformazioni
locali che rendono i tessuti un terreno fertile per la
crescita incondizionata delle cellule malate. Mutamenti
causati in primo luogo da una scorretta alimentazione.
Ciò che mangiamo avrebbe dunque un'importanza ancora più
cruciale del previsto e un ruolo che si esplicherebbe in
maniera diversa, più complessa, rispetto a quanto
supposto fino a poco tempo fa. Al centro c'è un ormone
non certo nuovo, ma oggi guardato con occhi diversi:
l'insulina, finora considerata solo per ciò che accade
quando scarseggia, come nel diabete, o per la sua
funzione di regolatrice degli zuccheri nel sangue. Al
contrario, nuovi dati, anche molto diversi tra loro,
assegnano ormai a questa sostanza funzioni alquanto più
articolate, in molti casi favorevoli allo sviluppo dei
tumori.
La prima constatazione che ha portato a concentrare
l'attenzione sull'insulina è stata, come si diceva, di
tipo epidemiologico: le persone obese (che spesso hanno
elevati livelli di insulina), così come quelle che
soffrono di diabete, hanno un rischio considerevolmente
superiore alla media di sviluppare un cancro e di
morirne rispetto a quanto si verifica nei malati
normopeso.
La seconda osservazione è stata sperimentale: le
cellule tumorali, per crescere in provetta, hanno
bisogno di molto zucchero, di molta insulina e di ormoni
simili a essa (come l'insulin-like growth factor 1 o
Igf1) ed esprimono sulla loro superficie molte proteine
fatte apposta per captare insulina e Igf1, di norma
quasi assenti. Da decenni questi due indizi agitavano i
sonni di molti ricercatori, che non riuscivano ad
attribuire loro una spiegazione razionale, ma negli anni
successivi altri tasselli sono andati nella stessa
direzione fino a comporre, almeno nelle sue linee
essenziali, un quadro che ha una sua logica e che aiuta
a spiegare anche altri effetti finora oscuri, come il
fatto che chi si sottopone a severe restrizioni
caloriche (che causano un crollo dell'insulina) ha un
rischio inferiore di avere un cancro.
In sintesi, le cellule per diventare tumorali farebbero
ricorso a circuiti metabolici specifici e diversi da
quelli usati dalle cellule sane per incamerare molto
zucchero e, grazie all'insulina e all'Igf1, per
utilizzarli non solo come fonte di energia, ma anche
come materiale per produrre tumori. Se questa è la
situazione, è del tutto evidente che ciò che mangiamo è
davvero fondamentale, nello sviluppo e nella crescita di
molti tumori.
Come spiega Cristiano Simone, ricercatore
dell'Università di Bari e dell'Istituto Mario Negri di
Santa Maria Imbaro, autore di studi molto importanti in
materia finanziati anche dall'Airc (Associazione
italiana ricerca sul cancro) con gli introiti delle
Giornate delle Arance (vedi scheda qui sopra): "Oggi
abbiamo un'idea molto più articolata dell'influenza
dell'alimentazione sul rischio-cancro, e sappiamo
appunto che l'insulina è cruciale. Studiandone le
funzioni, abbiamo scoperto che al centro di molte
reazioni che legano l'insulina all'innesco della
proliferazione neoplastica c'è una proteina chiamata P38
alfa, e che è possibile intervenire su di essa ottenendo
effetti a volte molto significativi".
In provetta e nei modelli animali, se si blocca questa
proteina, sottolinea Simone, si arresta la crescita
delle cellule malate e anzi, se ne induce la morte.
Inoltre, esperimenti su animali hanno già mostrato che
farmaci specifici potenziano l'effetto tanto della
chemioterapia quanto dei farmaci biologici. Non solo,
aggiunge Simone: "Con questi farmaci sono in corso
sperimentazioni cliniche su persone colpite da mieloma e
da alcune malattie infiammatorie croniche, e i primi
risultati sono incoraggianti, anche perché hanno
mostrato che non sono tossici. Sarà quindi molto
interessante vedere che cosa succede nei pazienti, alla
fine di questi studi".
In attesa che sul mercato si affacci dunque una nuova
classe di antitumorali che prendono di mira l'insulina e
i suoi complicati circuiti, un dato è comunque certo,
dal momento che l'ormone è regolato direttamente da ciò
che mangiamo: l'azione dei nutrienti non si limita a
danneggiare alcuni pezzi di Dna o a proteggerne altri,
ma si esplica in modo assai più complicato e indiretto.
"Per questo", commenta ancora Simone:
"È così importante che l'organismo sia mantenuto in una
condizione stabile nella quale l'insulina svolge le sue
funzioni ma non è in eccesso e non scatena quindi gli
eventi che possono portare al cancro".
In altre parole, per avere un effetto protettivo è
indispensabile abituarsi fino da piccoli a mangiare
molte fibre (verdura e frutta), poca carne, pochi
grassi, pochi zuccheri, molti alimenti integrali e oli
ricchi di grassi insaturi, perché tutto ciò che noi
mangiamo influenza lo stato generale di salute
dell'organismo e i comportamenti delle singole cellule:
se queste trovano un terreno fertile per la crescita,
ricco di insulina e con proteine come la P38 alfa in
piena attività, lo fanno, mentre se l'ambiente è in
qualche modo ostile diventa molto più complicato dare il
via alla cancerogenesi e, soprattutto, portarla avanti.
By Agnese Codignola - Tratto da: espresso.repubblica.it
ALLARME per lo ZUCCHERO, come CAUSA di MALATTIE -
02/01/2015
Un’équipe di scienziati
dell’Università della California, San Francisco (UCSF)
ha lanciato un’iniziativa per divulgare le informazioni
su cibi, bevande e zuccheri aggiunti ottenute dalla
revisione di oltre 800 studi scientifici in cui si
dimostra una forte correlazione fra consumo di zuccheri
aggiunti e malattie croniche. Finora si è comunemente
ritenuto che lo zucchero facesse tutt’al più ingrassare,
ma dalle ricerche emerge sempre più chiaramente che è
anche causa di malattie.
Per esempio, sono emersi un incremento della steatosi
epatica, un’epidemia di diabete di tipo 2 fra bambini e
un drastico aumento dei disturbi metabolici.
La Dott.ssa Laura Schmidt, docente di medicina all’UCSF
e ricercatrice per il progetto SugarScience.org, spiega
che l’intento è rendere questi dati comprensibili e
chiari per tutti. Gli zuccheri aggiunti, dice Schmidt,
sono zuccheri che non costituiscono un componente
naturale degli alimenti. Si trovano nel 74% dei cibi
confezionati, hanno 61 nomi diversi e sono spesso
difficili da riconoscere nelle etichette. Nonostante la
FDA degli Stati Uniti imponga ai produttori alimentari
di elencare gli ingredienti sulla confezione, non si
trovano i valori giornalieri di riferimento per i
zuccheri naturali e aggiunti.
Robert Lustig, medico e membro della squadra di
SugarScience, afferma che più della metà della
popolazioni statunitense soffre di sindrome metabolica:
un gruppo di fattori di rischio per le malattie croniche
come cardiopatie, diabete ed epatiti che se direttamente
correlate al consumo eccessivo di zuccheri aggiunti
nella dieta occidentale.
Fonte: MedicaIXpress.com
Commento NdR: ma questo e’ cio’ che da sempre
insegna la
Medicina Naturale !
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Il
dolcificante ha un effetto negativo sui livelli di
grasso nel sangue. E' questo
il risultato di uno studio Usa sul consumo di
dolcificanti industriali, che mette in guardia sui danni
causati al cuore.
I ricercatori della
Emory University di Atlanta, che hanno analizzato
oltre 6mila adulti, hanno rilevato che i dolcificanti
causano una diminuzione del cosiddetto
colesterolo 'buono'
ed una forte impennata dei trigliceridi. Per questo,
sostengono, è necessario rivedere le linee guida
sull'alimentazione, consigliando una dose minore di
edulcoranti.
Negli ultimi decenni, il consumo di dolcificanti è
aumentato notevolmente,e le conseguenze su una sempre
più ampia parte della popolazione sono ancora in larga
parte da scoprire.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica
Journal of the American Medical Association.
Tratto da: Aduc salute - 26/04/2010
Schema della trasformazione del saccarosio in
Zucchero, con i vari passaggi nei prodotti chimici....
Una ricerca dimostra che
assumere il dolcificante in dosi massicce provoca
dipendenza
L'esperimento è stato condotto su cavie ma, secondo gli
esperti, il meccanismo è identico sull'uomo
"Lo zucchero come una droga" - Crisi d'astinenza per i
casi gravi
Altro che semplici golosi:
uno studio dell'Università
di Princeton, nel New Jersey, dimostra che molti
"golosi" sono in realtà tossici perché lo zucchero - a
quanto pare - provoca dipendenza. Sembra una curiosità
ma questa dei ricercatori di Princeton è una scoperta,
importante per il mondo scientifico perché conferma ciò
che molte persone a dieta sospettavano da tempo: lo
zucchero è una specie di droga.
Secondo il neuroscienziato Bart Hoebel, abbuffarsi di
Zucchero
può infatti avere effetti sul
cervello molto
simili a quelli provocati da un abuso di sostanze
stupefacenti. Il ricercatore ha presentato i risultati
della sua analisi al meeting del
College americano di Neuropsicofarmacologia a
Scottsdale, in Arizona: lo studio è stato svolto
utilizzando delle cavie e somministrando loro dosi
elevate di acqua zuccherata ogni giorno, dopo che
avevano passato la notte a digiuno. Nel giro di tre
settimane, gli animali hanno cominciato a dare segni di
impazienza e frenesia, mostrando insomma un
comportamento simile a quello dei tossicodipendenti in
crisi di astinenza. "Rimanevano a lungo desiderosi di
ricevere una nuova "dose", erano incontrollabili", ha
spiegato Hoebel.
L'esperimento ha mostrato negli animali un aumento nel
cervello della dopamina. "E' una sostanza che si trova
nel nucleus accumbens, la parte adibita alla motivazione
e al meccanismo della ricompensa - ha detto Hoebel - e
si sa da tempo che l'abuso di droghe fa aumentare il
rilascio di dopamina in questa parte del cervello: in
questo caso abbiamo scoperto che lo zucchero agisce allo
stesso modo".
In un altro esperimento le cavie, dopo essere
state nutrite per un periodo a base di zucchero, sono
state costrette a passare alcune settimane senza più
riceverne. Quando la sostanza veniva reinserita
nell'alimentazione, ne consumavano molta più di prima. A
un certo punto gli scienziati hanno deciso di variare
sostituendo l'acqua zuccherata con dell'alcol e hanno
notato che quelle nutrite con lo zucchero ne bevevano
più di quanto avrebbe fatto un topo normale. "Ancora non
sappiamo come reagiscono gli esseri umani - ha concluso
l'autore dello studio - Ma quel che è certo è che esiste
un nesso tra la dipendenza da sostanze stupefacenti e lo
sviluppo di un desiderio morboso di dolcificante".
Secondo il professor Pierfranco Spano, docente di
farmacologia e tossicologia presso l'Università degli
Studi di Brescia, è comunque plausibile che lo zucchero
provochi dipendenza anche su di noi. "I cosiddetti
sistemi di ricompensa che abbiamo nel cervello, dalla
medicina anglosassone definiti "rewarding system",
mediano gli effetti di tutte le sostanze da abuso.
Esiste cioè una partecipazione di sistemi cerebrali in
cui la master key è la dopamina. Si tratta in genere di
comportamenti appetitivi che partono dal masencefalo e
arrivano nel nucleus accumbens, una parte del cervello a
sua volta suddivisa in due zone, la cosiddetta "shell".
Questa "conchiglia" si accende in caso di desiderio o di
previsione di ricompensa".
Il professore precisa anche
che in campo scientifico esistono i cosiddetti "gradini
di rigore dimostrativo": a volte cioè vengono fatte
delle scoperte fondamentali e in un secondo momento
vengono costruite le teorie, in modo tale che, come
diceva Popper, la prova non possa essere confutata. A
questa scoperta, insomma, manca una teoria di supporto,
ma il primo passo è stato fatto e si tratta di un
gradino importante. "I geni e lo sviluppo postnatale -
conclude Spano - indirizzano a lungo andare le persone
verso alcol, zucchero o cocaina. La "scelta"
dell'oggetto della dipendenza viene fatta in base
all'esperienza e alla predisposizione personale: ed è su
questo fronte che la scienza sta maggiormente
indagando".
Sembra comunque che affinché il meccanismo di dipendenza
si attivi sia necessario assumere dosi massicce di
zuccheri. Dunque non preoccupatevi se amate il dessert
di fine pasto, non andrete in crisi d'astinenza. Anzi,
gli esperti consigliano di non rinunciare affatto ad
alcuni prodotti dolciari, che oltre che dare energia
fanno bene alla salute. Secondo una ricerca dei
laboratori di ricerca dell'Università
Cattolica di Campobasso in collaborazione con
l'Istituto dei Tumori di Milano, 6,7 grammi di
cioccolato al giorno rappresentano infatti la quantità
ideale per proteggerci da infiammazioni e malattie
cardiovascolari. E sempre un'altra ricerca nostrana,
condotta quest'anno dall'Istituto
di Neuroscienze del CNR di Cagliari, si è
concentrata su "cioccolismo" (dall'inglese chocoholism),
ovvero la dipendenza da
cioccolato. "Anche se poco conosciuto - ha spiegato
Giancarlo Colombo, ricercatore In-Cnr - si tratta di un
fenomeno di dimensioni sorprendentemente ampie nei paesi
occidentali.
Fonti americane indicano che ad essere colpite
maggiormente sono le donne, nella misura del 40%, mentre
la popolazione maschile è coinvolta per il 15%".
La scoperta di Hoebel rappresenta dunque la quadratura
del cerchio di tutta una serie di studi e potrebbe avere
risvolti importanti per le persone che soffrono di
disturbi del comportamento alimentare, come binge
eating (crisi da alimentazione incontrollata) o
bulimia.
By Sara Ficocelli - Tratto da repubblica.it – 11 Dic.
2008
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Uno studio della
Princeton University ipotizza, la possibilità che il
consumo di zucchero possa portare a una dipendenza
fisica, con modifiche cerebrali di lungo termine...
Lo studio è stato fatto sui topi, quindi vale per i
topi. Però i ricercatori, nel comunicato della
Princeton, prendono in considerazione anche la
possibilità di meccanismi analoghi negli uomini, o per
meglio dire in "some individuals with binge-eating
disorder and bulimia": cioè, se ben traduco, alcuni
individui con disturbi di alimentazione compulsiva e
bulimia.
"It seems possible that the brain adaptations and
behavioral signs seen in rats may occur in some
individuals with binge-eating disorder or bulimia,"
Hoebel said. "Our work provides links between the
traditionally defined substance-use disorders, such as
drug addiction, and the development of abnormal desires
for natural substances. This knowledge might help us to
devise new ways of diagnosing and treating addictions in
people."
Ovviamente la "pista" dell'abbuffata come "droga" è solo
un'ipotesi da verificare e che, comunque, -bene ripetere
a scanso di equivoci-, riguarderebbe al limite chi è
soggetto a "disordini dell'alimentazione", non chiunque
metta due cucchiaini di zucchero nel caffè o mangi una
fetta di panettone !
Par di capire che i ricercatori pensino a meccanismi di
dipendenza da cibo in generale, non necessariamente
ristretti allo zucchero...
Ad ogni modo, vediamo cosa è stato osservato nei topi.
Alcuni topolini sono stati abituati a consumare zucchero
in quantità, e su questi topi sono stati osservati
sintomi di lungo termine di quella che secondo i
ricercatori sarebbe una vera e propria "addiction":
dipendenza, tendenza ad aumentare le dosi, alterazioni
del comportament, e persino sintomi da astinenza quando
vengono privati delle loro dosi di zucchero.
I termini usati nell'originale sono "Craving and relapse"
e "withdrawal", come elementi che caratterizzano l'"addiction".
La teoria circa il meccanismo alla base è che lo
zucchero, aumentando i livelli di dopamina, provochi
un'adattamento di lungo termine in alcuni recettori
cerebrali.
Dal comunicato della Princeton University:
[...] Hoebel and his team also have found that a
chemical known as dopamine is released in a region of
the brain known as the nucleus accumbens when hungry
rats drink a sugar solution. This chemical signal is
thought to trigger motivation and, eventually with
repetition, addiction.
[...] After a month, the structure of the brains of
these rats adapts to increased dopamine levels, showing
fewer of a certain type of dopamine receptor than they
used to have and more opioid receptors. These dopamine
and opioid systems are involved in motivation and reward,
systems that control wanting and liking something.
Similar changes also are seen in the brains of rats on
cocaine and heroin.
Siccome in questo campo è facile fraintendere le parole,
abbiamo cercato "addiction" sul Drug Medical Dictionary:
Definition of Addiction
Addiction: A chronic relapsing condition characterized
by compulsive drug-seeking and abuse and by long-lasting
chemical changes in the brain. Addiction is the same
irrespective of whether the drug is alcohol,
amphetamines, cocaine, heroin, marijuana, or nicotine.
Every addictive substance induces pleasant states or
relieves distress.
Continued use of the addictive substance induces
adaptive changes in the brain that lead to tolerance,
physical dependence, uncontrollable craving and, all too
often, relapse. Dependence is at such a point that
stopping is very difficult and causes severe physical
and mental reactions from withdrawal. The risk of
addiction is in part inherited.
Genetic factors, for example, account for about 40% of
the risk of alcoholism. The genetic factors predisposing
to addiction are not yet fully understood.
Source: MedTerms™ Medical Dictionary
http://www.medterms.com/script/main/art.asp?articlekey=10177
Ecco il testo del
comunicato della Princeton:
Sugar can be addictive, Princeton scientist says Animal
studies show sugar dependence
A Princeton University scientist will present new
evidence today demonstrating that sugar can be an
addictive substance, wielding its power over the brains
of lab animals in a manner similar to many drugs of
abuse.
Professor Bart Hoebel and his team in the Department of
Psychology and the Princeton Neuroscience Institute have
been studying signs of sugar addiction in rats for years.
Until now, the rats under study have met two of the
three elements of addiction. They have demonstrated a
behavioral pattern of increased intake and then showed
signs of withdrawal. His current experiments captured
craving and relapse to complete the picture.
"If bingeing on sugar is really a form of addiction,
there should be long-lasting effects in the brains of
sugar addicts," Hoebel said. "Craving and relapse are
critical components of addiction, and we have been able
to demonstrate these behaviors in sugar-bingeing rats in
a number of ways."
At the annual meeting of the American College of
Neuropsychopharmacology in Scottsdale, Ariz., Hoebel
will report on profound behavioral changes in rats that,
through experimental conditions, have been trained to
become dependent on high doses of sugar.
"We have the first set of comprehensive studies showing
the strong suggestion of sugar addiction in rats and a
mechanism that might underlie it," Hoebel said. The
findings eventually could have implications for the
treatment of humans with eating disorders, he said.
Lab animals, in Hoebel's experiments, that were denied
sugar for a prolonged period after learning to binge
worked harder to get it when it was reintroduced to them.
They consumed more sugar than they ever had before,
suggesting craving and relapse behavior. Their
motivation for sugar had grown. "In this case,
abstinence makes the heart grow fonder," Hoebel said.
The rats drank more alcohol than normal after their
sugar supply was cut off, showing that the bingeing
behavior had forged changes in brain function. These
functions served as "gateways" to other paths of
destructive behavior, such as increased alcohol intake.
And, after receiving a dose of amphetamine normally so
minimal it has no effect, they became significantly
hyperactive. The increased sensitivity to the
psychostimulant is a long-lasting brain effect that can
be a component of addiction, Hoebel said.
The data to be presented by Hoebel is contained in a
research paper that has been submitted to The Journal of
Nutrition. Visiting researchers Nicole Avena, who earned
her Ph.D. from Princeton in 2006,
and Pedro Rada from the University of Los Andes in
Venezuela wrote the paper with Hoebel.
Hoebel has been interested in the brain mechanisms that
control appetite and body weight since he was an
undergraduate at Harvard University studying with the
renowned behaviorist B.F. Skinner. On the Princeton
faculty since 1963, he has pioneered studies into the
mental rewards of eating. Over the past decade, Hoebel
has led work that has now completed an animal model of
sugar addiction.
Hoebel has shown that rats eating large amounts of sugar
when hungry, a phenomenon he describes as sugar-bingeing,
undergo neurochemical changes in the brain that appear
to mimic those produced by substances of abuse,
including cocaine, morphine and nicotine. Sugar induces
behavioral changes, too. "In certain models,
sugar-bingeing causes long-lasting effects in the brain
and increases the inclination to take other drugs of
abuse, such as alcohol," Hoebel said.
Hoebel and his team also have found that a chemical
known as dopamine is released in a region of the brain
known as the nucleus accumbens when hungry rats drink a
sugar solution. This chemical signal is
thought to trigger motivation and, eventually with
repetition, addiction.
The researchers conducted the studies by restricting
rats of their food while the rats slept and for four
hours after waking. "It's a little bit like missing
breakfast," Hoebel said. "As a result, they quickly eat
some chow and drink a lot of sugar water." And, he added,
"That's what is called binge eating -- when you eat a
lot all at once -- in this case they are bingeing on a
10 percent sucrose solution, which is like a soft
drink."
Hungry rats that binge on sugar provoke a surge of
dopamine in their brains. After a month, the structure
of the brains of these rats adapts to increased dopamine
levels, showing fewer of a certain type of dopamine
receptor than they used to have and more opioid
receptors.
These dopamine and opioid systems are involved in
motivation and reward, systems that control wanting and
liking something. Similar changes also are seen in the
brains of rats on cocaine and heroin.
In experiments, the researchers have been able to induce
signs of withdrawal in the lab animals by taking away
their sugar supply. The rats' brain levels of dopamine
dropped and, as a result, they exhibited
anxiety as a sign of withdrawal. The rats' teeth
chattered, and the creatures were unwilling to venture
forth into the open arm of their maze, preferring to
stay in a tunnel area. Normally rats like to explore
their environment, but the rats in sugar withdrawal were
too anxious to explore.
The findings are exciting, Hoebel said, but more
research is needed to understand the implications for
people. The most obvious application for humans would be
in the field of eating disorders.
"It seems possible that the brain adaptations and
behavioral signs seen in rats may occur in some
individuals with binge-eating disorder or bulimia,"
Hoebel said. "Our work provides links between the
traditionally defined substance-use disorders, such as
drug addiction, and the development of abnormal desires
for natural substances. This knowledge might help us to
devise new ways of diagnosing and treating addictions in
people."
News from PRINCETON UNIVERSITY
Office of Communications
http://www.princeton.edu/main/news/archive/S22/88/56G31/index.xml?section=newsreleases
Tratto da un POST su:
it.salute.alimentazione
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ZUCCHERO-SACCAROSIO, DOLCE DROGA ASSASSINA
Il falso-zucchero-droga che i cani non sniffano
Lo zucchero bianco o saccarosio, o falso-zucchero, è un
vero e proprio veleno che crea dipendenza, né più né
meno delle varie altre droghe a cui la polizia di tutto
il mondo, e le leggi di ogni paese, danno giustamente la
caccia.
Solo che, alle frontiere e negli aeroporti, i cani
antidroga sono stati istruiti ad annusare hashish e
cocaina, ecstasis ed eroina, ma non lo zucchero, e non
le migliaia di prodotti che lo contengono in disinvolta,
pacifica ed irresponsabile abbondanza.
Vediamo di non esagerare, uno si mangia un dolce o fa
sciogliere una bustina in un bicchier d’acqua, e mica dà
in escandescenze, mica diventa pericoloso.
Andiamoci piano.
Nemmeno con le altre droghe, se prese a dosi ragionevoli,
si hanno effetti eclatanti e disturbanti.
Le merendine e le bevandine che madri ignoranti e
snaturate offronto spesso ai loro bambini
Vediamo di comprenderci meglio.
Non stiamo qui cercando di sottovalutare la dannosità
degli stupefacenti in genere.
Combattere l’uso e lo spaccio di tutte le droghe è
giustissimo.
Se in molti paesi (vedi Singapore, Malaysia, Indonesia,
Hongkong, Cina), bastano alcuni grammi in tasca per
essere condannati alla pena capitale, ci saranno dei
motivi di carattere anche sociale che giustificano tale
severità.
Stiamo solo dicendo però che lo zucchero, per molti
aspetti, non è meno pericoloso delle altre droghe.
Il fatto che sia socialmente approvato, e che madri
ignoranti o snaturate lo diano ai propri bambini tramite
dolcetti, merendine, bevande gassate, comodi barattolini
di cola, non significa affatto che i suoi danni siano
per questo meno drammatici, e che la sua dipendenza sia
meno grave e meno carica di conseguenze sballanti e
negative per la salute dell’individuo e per la società.
La giusta definizione di cibo innocente che nutre e di
sostanza che droga e dopa
Si dovrebbe a questo punto fare un discorso generale
sulle cosiddette droghe sociali, legali, approvate,
nemmeno classificate come droghe anche se lo sono a
tutti gli effetti.
Il modo corretto di affrontare il problema è quello di
dare una definizione al termine droga.
Una sostanza solida o liquida o gassosa, ingerita od
inalata dall’uomo è cibo quando lo nutre senza provocare
effetti collaterali che non siano quelli di apportargli
calorie e micronutrienti utili.
Drogarsi
senza nemmeno saperlo. Viviamo nella civiltà dello
zucchero falso.
E’ invece droga quando gli apporta sì delle calorie, ma
provoca pure gravi carenze e gravi malattie, stimoli
irregolari e patologici del sistema immunitario e
cardiaco, avvelenamento biochimico, dipendenza.
Questo si chiama ragionare e usare il binomio
intelligenza-coscienza.
Ma le industrie produttrici di sostanze assassine, il
culto del danaro, l’abitudine della popolazione a
drogarsi spesso senza nemmeno saperlo, porta ad
etichettare certe droghe come droghe, e certe altre
droghe come cibi.
Demonizzare lo zucchero-saccarosio ? Per carità. Non
parliamone nemmeno. Demonizziamo in caso la frutta, su
cui non si guadagna un accidente. Non scherzeremo mica?
Il mondo attuale ha le sue fondamenta sullo zucchero
bianco e cristallino.
Viviamo
nella civiltà dello zucchero !
Elenco completo delle sostanze droganti e dopanti
Chiaro che nella nostra ottica, logica e scientifica,
l’elenco delle droghe si allunga, e va ad includere:
- Tutte le carni e tutto il pesce, ed in pratica tutte
le proteine cosiddette nobili, di origine animale.
- Tutti i prodotti caseari (latte,
latticini, yogurt, gelati)
- Tutte le bevande alcoliche.
- Tutte le bevande nervine (the, caffè, camomilla).
- Tutte le bevande gassate e zuccherate, ed in
particolare quelle a base di cola.
- Tutti i dolcificanti industriali (incluso lo
zucchero-saccarosio, la saccarina, l’aspartame, il
ciclamato).
- Tutti i prodotti carichi di saccarosio o di
altri dolcificanti (merendine, barrette, biscotti,
caramelle, confetti, gomme da masticare, prodotti - di
pasticceria)
- Tutte le sigarette e i prodotti contenenti tabacco.
- Tutti gli integratori vitaminici, minerali, ormonali,
enzimatici.
- Tutti i farmaci,
dalla comune aspirina ai
micidiali vaccini
Le giuste
intuizioni del medico francese Paul Carton
Non a caso, il grande medico francese Paul Carton
(1875-1947) definì lo zucchero alimento assassino,
assieme alla carne ed all’alcol.
Ai suoi tempi evidentemente la gente era più seria e
rispettosa della propria integrità psico-fisica, e non esagerava
ancora con la Coca-Cola ed il caffè, per cui Carton non
incluse questi veleni nella sua lista dei prodotti
micidiali.
Non citò il latte bovino, in quanto le ricerche
scientifiche di quel tempo non avevano ancora
evidenziato sufficientemente la sua estrema dannosità.
Le sigarette e tutte le altre sostanze stupefacenti non
le citava nemmeno, perché non si trattava di cibo, ma di
droga autentica.
Egli aveva intuito prima degli altri che il mondo si
stava avviando in una strada sbagliata, che stava
diventando un mondo basato sulla carne e sull’alcol,
sullo zucchero e sulla droga.
Come si
arriva al bianco prodotto cristallino, simbolo di
dolcezza, purezza ed innocenza
Tornando allo zucchero-saccarosio in particolare, già il
processo produttivo chiarisce molto la natura di questa
sostanza che, da prodotto sano e naturale in partenza (canna
da zucchero, o barbabietola da zucchero) viene
sottoposta ad una incredibile serie di trasformazioni
industriali tipo:
-
Riscaldamento a temperature
altissime.
-
Depurazione col corrosivo latte di calce (per togliere
l’acidità).
-
Depurazione con la velenosa anidride carbonica (per
eliminare i residui di calce).
-
Depurazione col velenoso acido solforico (per eliminare
il colore scuro e poco attraente del prodotto)
-
Filtraggio con carbone di ossa animale (per dare
ulteriore decolorazione al prodotto)
- Trattamento con blu idantrene, derivato dal
cancerogeno catrame (per eliminare gli ultimi
antiestetici riflessi giallognoli, visto che l’uomo ha
una irresistibile attrazione per il bianco perfetto,
simbolo di purezza ed innocenza).
Un veleno
che deruba e devasta l’organismo
Alla fine ci ritroviamo con una bella sostanza bianca e
cristallina, senza vita, senza vitamina, senza minerale,
senza enzimi, senza oligoelementi.
Una delle sostanze più innaturali, droganti e dopanti
esistente sulla faccia del pianeta.
Niente e nulla che ricordi il prodotto di partenza.
Un vero e proprio veleno che, introdotto nel corpo umano
demineralizza ed altera gli equilibri dell’organismo, e
crea guasti e conseguenze a ripetizione.
Entra nel corpo in modo trionfale e felice, ma poi, come
un vero e proprio Cavallo di Troia, ti devasta
dall’interno, rubandoti le vitamine del gruppo B che
sono preziosissime per il sistema nervoso.
Negli Stati Uniti nessuno è stato ancora capace di
smontare o di confutare le prove del dr Sandlers
(vedi mia tesina Il caso Sandlers e i conigli polio-resistenti).
Gli
importantissimi esperimenti del dr Benjamin Sandlers, su
ipoglicemia e poliomielite
Benjamin P. Sandlers, dell’Otean Veteran Hospital di
Asheville, North Carolina, era un ricercatore nato.
Oltre che fare il medico, dedicava ogni ora del tempo
libero allo studio del coniglio, ossia dell’animale
vegano e crudista più simpatico e sano tra quelli che
l’uomo riesce ad allevare in cattività.
Lo incuriosiva la sua salute, ed in particolare la sua
vena erotica eccezionale, superiore persino a quella del
gallo e a quella del maiale. Ma anche la sua
straordinaria resistenza ai virus.
Aveva più volte iniettato ai suoi conigli abbondanti
dosi di polio-virus, gli agenti virali associati alla
terribile paralisi infantile, e mai nessun animale si
era ammalato.
Senonché, non appena provocava ai conigli uno stato di
ipoglicemia indotta, mediante iniezioni di insulina,
essi perdevano la loro proverbiale resistenza alla polio
e diventavano pure essi paralitici.
Poliomielite malattia tossica e non microbico-virale,
come del resto tutte le malattie
Sandlers non era medico igienista e contestatore.
Apparteneva all’Ordine ed era dunque stimato da tutta la
burocrazia medica.
I suoi studi erano già stati segnalati ed elogiati nel
1941 dall’ American Journal of Pathology e da altre
riviste nazionali.
L’arrivo
dell’epidemia di polio del 1938-1950 (NdR: durante la
guerra alcuni organismi si impoverirono di Fosforo e
Magnesio e quindi si ammarono
di polio - vedi
Cloruro di
magnesio)
Anni dopo, e siamo nel 1948, arriva anche in North
Carolina l’epidemia americana di polio.
Tutti si ricordano di lui e vengono a chiedergli lumi
sul da farsi.
Sandlers parla alla radio e avverte genitori e bambini
che le diffuse condizioni di ipo-glicemia, derivanti da
diete sbagliate e devitaminizzanti e dal ricorso
all’insulina, sono la causa reale del male.
Malattia dunque di carattere tossico e non microbico,
come del resto tutte le malattie, dichiara a voce e per
iscritto, contro i tentativi fallimentari dei
vaccinatori Salk e Sabin, appoggiati a ritmo incalzante
dalle industrie alimentari e farmaceutiche.
Eliminate
carni, dolciumi e Coca-Cola, e poi staremo a vedere
Niente vaccini e niente farmaci, grida e ripete
polemicamente dai microfoni delle radio locali.
Alimentarsi di carni, di proteine animali, di cibi cotti,
e compensare poi le conseguenti carenze di acqua
biologica e di succo zuccherino naturale crudo, tramite
il sovra consumo di bevande gassate, di Coca-Cola e
Pepsi-Cola, di Seven-Up e di merendine, di alcol e the-caffè
(pure zuccherati), di latte e gelati, di paste e pizze,
di carboidrati cotti, di mentine e liquirizie, di
chewing-gum e caramelle, porta a crisi diabetiche e a
cure insuliniche, e quindi anche a sbalzi ipo-glicemici
(causatori di polio).
Cestinate dunque farmaci e vaccini, eliminate dalla
dieta i dolciumi, le carni, i latticini, i cibi junk, e
poi staremo a vedere, era il suo messaggio forte e
coraggioso.
E la gente obbediva.
Abbattimento casi polio del 1000%. E’ stato solo un caso
fortunato, bofonchiano alla Coca-Cola.
I drammatici 2498 casi di polio del 1948, passano
magicamente grazie al sistema Sandlers a 229 nel 1949,
un abbattimento non del 10 o del 20 o del 100%, ma del
1000%, ovvero 10 volte in meno casi di polio.
E’ un caso. E’ stato solo fortunato ! Dichiarano i
dirigenti della Coca-Cola e quelli delle industrie del
farmaco e del vaccino, che vedono franare la domanda dei
loro prodotti.
Sotto la spinta enorme della pubblicità, la gente
riprende le antiche abitudini.
E nel 1950 la polio si riporta a oltre 2500 casi, a
controprova che Sandlers è nel giusto.
Nessuno è in grado di contraddire o confutare Sandlers,
ma il suo caso viene insabbiato
Le grosse industrie si sono intanto coalizzate e
riescono a far fuori professionalmente Sandlers, senza
avere mai smontato o confutato scientificamente le sue
teorie.
E’ trascorso mezzo secolo.
La Coca-Cola e la Pfizer imperano nel mondo intero, e
nessuno si ricorda chi sia il dr Benjamin Sandlers.
Ma le sue testimonianze rimangono intatte a disposizione
della scienza e della popolazione mondiale.
Hanno insabbiato e secretato i suoi esperimenti, per
interessi puramente venali, ma non li hanno mai potuti
contestare con argomenti o controprove.
Fatto sta che oggi conosciamo meglio le conseguenze
micidiali che la dieta può avere nei riguardi di tutte
le malattie, e non solo della paralisi infantile.
I danni provocati dallo zucchero-saccarosio (bianco o
scuro, di barbabietola o di canna)
Nel caso specifico dello zucchero-saccarosio, esso
provoca quanto segue:
- Stress pancreatico.
- Demineralizzazione ossea ed osteoporosi.
- Fermentazioni intestinali e gas.
- Alterazione flora batterica.
- Alti e bassi glicemici, con picchi e ricadute, con
vere e proprie forme di dipendenza e doping.
- Acidificazione del sangue.
- Assorbimento e rapina interna a mano-bassa di enzimi,
vitamine, minerali e tutto quello che lo
zucchero-saccarosio non ha (e deve necessariamente
assorbire dal corpo per poter essere metabolizzato e per
potersi tradurre in calorie utili al corpo umano).
Inconvenienti dello zucchero-saccarosio e il salto dalla
padella nella brace dell’aspartame
Il tutto si traduce in una serie di inconvenienti
concreti e tastabili che vanno dall’accumulo di adipe
alla caduta dei capelli, dalla ritenzione idrica (come
succede pure col sale da cucina) alle varie forme di
candidosi e di infezioni ginecologiche.
Molte malattie della civiltà moderna sono dovute a
eccesso di zucchero-saccarosio nell’alimentazione.
Da quando poi la gente ha cominciato ad accorgersi del
problema, essa ha fatto il classico salto dalla padella
nella brace, ricorrendo a dolcificanti più concentrati e
pericolosi dello stesso zucchero-saccarosio, tipo la
saccarina, il diffusissimo aspartame che causa
regolarmente cancro negli animali da laboratorio (altre
prove insabbiate, per far piacere alle solite industrie),
tipo diversi alimenti e bevande dietetiche (come ad
esempio la Diet-Coke), tutti basati sulle stesse
porcherie chimiche derivate dal petrolio
dell’onnipotente Mr Rockefeller.
Le crisi
di astinenza e i tuffi notturni sulla Nutella
Essendo il saccarosio, e le preparazioni alimentari che
lo contengono, droga autentica (leggere in proposito
l’articolo Zucchero come droga, sul blog Pensiero
Laterale dell’ottimo ricercatore salutista, nonché
regista ed architetto, Gian Paolo Vallati), quando uno
cerca di staccarsene, gli vengono violente crisi di
astinenza, che portano ai classici tuffi notturni nella
Nutella, o al ricorso frenetico ai quadrelli di
cioccolata che tutti tengono in borsa, dimenticando che
molto meglio sarebbe un pacchetto di uva sultanina priva
di conservanti.
Perché
mai si consuma tanto zucchero falso, ovvero tanto
zucchero-saccarosio ?
Manca la famosa acqua biologica.
La
risposta è semplicissima.
Lo zucchero-saccarosio si comporta da integratore, da
sostanza-surrogato e da cibo vicariante.
Nella dieta della gente, intasata da schifezze del mondo
animale, manca maledettamente acqua biologica (non dura,
non carica di minerali inorganici non assimilabili), e
manca maledettamente lo zucchero giusto che è base
dell’alimentazione umana.
Manca il succo zuccherino, rimpiazzato da chili e chili
di inguardabili cadaveri da macelleria.
Una bancarotta nutrizionale-sociale in piena regola.
Manca quel succo zuccherino che è la fotocopia esatta
del latte materno umano (dolce, trasparente, basso-proteico)
che il Creatore, chiunque esso sia, ha destinato al
genere umano come alimento principe, come alimento per
svezzare in modo salubre i lattanti umani e per sfamare
in modo altrettanto salubre gli adulti della specie homo
sapiens.
Mancano nella specie umana tutte quelle quantità di
frutta profumata-colorita-succosa che sono state
rimpiazzate da chili e chili di inguardabili cadaveri
sanguinanti e puzzolenti da macelleria.
Una
bancarotta nutrizionale-sociale in piena regola.
Mangiare frutta liberamente senza tener conto di
parametri assurdi ed inaffidabili come l’IG
La vera alternativa alle crisi improvvise di astinenza
sarebbero le banane mature, la frutta dolce seccata al
sole (purché non trattata con l’anidride solforosa che
annulla i benefici dell’alimento).
Ottima alternativa pure i centrifugati di frutta.
Ricchi di sali minerali, vitamine e zucchero vero,
possono essere integrati con aggiunta di succo di carote
e sedano (verdure alcalinizzanti che si sposano bene con
la frutta).
Si può e si deve mangiare frutta ogni volta che si sente
il bisogno di dolce, senza tener conto di punti e
calorie e di altri parametri assurdi ed inaffidabili,
tipo l’indice glicemico.
Non esistono controindicazioni alla frutta
Sarebbe come dire che esistono controindicazioni alla
benzina in un motore a scoppio, o al gasolio in un
motore Diesel, o al latte bovino in un vitellino neonato.
Il corpo, quando è in buona salute perché ben alimentato,
sa come eliminare quello che è superfluo, e il senso di
fame diminuisce gradualmente, senza crisi improvvise,
quando si passa ad una alimentazione sana e benefica.
In 50
anni, da 10 milioni a 140 milioni di tonnellate, una
spaventosa escalation
Due
parole sull’aspetto commerciale ed industriale devono
essere dette.
Mentre la produzione nel dopoguerra si aggirava intorno
ai 10-20 M di tonnellate, in una escalation rapida e
continua si era già arrivati a 70 milioni nel 1978, in
non troppo strana concomitanza con l’andamento crescente
del consumo di carne e di latticini.
Già in quegli anni suonavano molti campanelli d’allarme.
Ma evidentemente, la voglia vampiristica di sangue da un
lato, e la necessità compensativa di dolce dall’altro,
era superiore ad ogni ragionamento.
Nel 1995 la quota annua era carambolata spaventosamente
a oltre 120 M di tonnellate.
E nel 2007 si è superata la soglia dei 140 milioni di
tonnellate.
C’è gente che consuma annualmente 100 kg di
zucchero-saccarosio
In pratica, consumiamo 21 kg a testa al mondo, mentre in
Europa si toccano picchi di 45 kg a cranio.
Se poi consideriamo che c’è pure gente che punta tutto
sulla frutta, come lo scrivente, e che dunque non
consuma un singolo granello di zucchero falso, significa
che qualcuno consuma non più 45 ma forse 70 e 80 kg
all’anno.
Se poi si tiene presente che intere popolazioni sono
tagliate fuori per un motivo o l’altro da questa
melliflua ubriacatura mondiale, per qualcuno si va
sicuramente oltre i 100 kg/anno.
Micidiale
veleno che nessun batterio è in grado di attaccare
Che lo zucchero sia potente veleno e autentica droga lo
sappiamo in tanti, ma non la popolazione dei consumatori,
tenuta sistematicamente all’oscuro delle cose più
importanti.
Il bisogno di dolce nell’antichità era soddisfatto dalla
frutta ed eventualmente dal miele.
Lo zucchero-saccarosio è uno dei rarissimi alimenti
senza data di scadenza.
E’ tanto velenoso che nemmeno il tempo lo può scalfire.
Nessun batterio lo può riciclare. Ne sarebbe fulminato.
Tutt’al più lo zucchero-saccarosio può impregnarsi di
umidità.
E’ talmente potente e micidiale che può essere usato
come distruttore di germi sulle ferite, ovvero come
sostanza cicatrizzante al pari dell’alcol.
I contenitori Zucchero e Sale in ogni dispensa, senza il
segno del teschio
Aggiunto alle marmellate diventa ottimo conservante.
Versato a secco su una pianta la fa irrimediabilmente
morire, esattamente come succede col sale da cucina.
Ciononostante, in ogni famiglia del mondo, si tengono
nella dispensa due contenitori con l’etichetta Sale e
con l’etichetta Zucchero, nonostante la presenza di
bambini e ragazzi ignari in cucina, senza nemmeno
disegnarci sopra il classico teschio, tipo Chi tocca
muore !
D’altra parte come si farebbe senza sale ? Non si
riuscirebbe nemmeno a nascondere il sapore cimiteriale
delle carni, e non si potrebbe nemmeno gustare il sapore
della pasta e dei minestroni cotti.
Come si farebbe poi senza zucchero, nelle torte e nelle
confetture, e nelle crostate ?
Senza zucchero e sale la vita diverrebbe una sorta di
Tragedia dell’Insipido.
Perché evitare lo zucchero-saccarosio
Dal testo Quit for good! (Evitali per il tuo bene!), del
medico-nutrizionista italo-americano Ralph Cinque, uno
dei pochi allievi diretti del grande Shelton, ricaviamo
le seguenti motivazioni anti-zucchero-saccarosio:
Lo
zucchero-saccarosio non è che calorie vuote e morte. Non
nutre e ruba preziosi minerali e preziose vitamine di
cui il corpo ha costante bisogno.
Lo zucchero-saccarosio è causa di placche dentarie che
portano a decadenza dei denti e delle gengive.
Lo zucchero-saccarosio ingrassa non solo perché è alto
in calorie, ma anche perché induce il suo consumatore a
mangiare di più. Quando uno comincia ad ingozzarsi di
dolcetti e cose zuccherate, non ce n’è mai abbastanza.
Diventa un pozzo senza fondo.
Lo zucchero-saccarosio corrompe il senso del palato,
impedisce di assaporare e distinguere i sapori delicati
dei cibi naturali.
Lo zucchero-saccarosio interferisce col glucosio del
sangue. Viene assorbito come fosse una improvvisa
iniezione che mette in stato d’allarme l’intero sistema
ghiandolare. Pancreas, fegato, tiroide, pituitaria, timo
e adrenali subiscono uno stress contemporaneo
ogniqualvolta si ingeriscono cibi e bevande dolcificate
artificialmente (non quando si mangia frutta, visto che
essa è dotata di acqua biologica, vitamine e minerali e
micronutrienti al naturale).
Lo zucchero-saccarosio è autentica droga che crea
dipendenza.
Lo zucchero-saccarosio disturba l’equilibrio biologico
del corpo, indebolisce il sistema immunitario e promuove
la crescita di lieviti patologici nell’organismo.
Lo zucchero-saccarosio è un pessimo sostituto del cibo
dolce e vero di cui ha assoluto bisogno il corpo, e che
è la frutta fresca e quella essicata al sole.
Consigli
pratici per una confettura meno velenosa delle altre
C’è chiaramente da aggiungere che nulla abbiamo contro
la canna e la bietola.
In tutte le città asiatiche si vende nelle strade più
trafficate l’ottimo succo di canna cruda, spremuta sotto
i tuoi occhi. Una sorgente incomparabile di bontà e di
energia.
La stessa cosa si può fare centrifugando la bietola o la
stessa canna.
Alle donne di casa che vogliono crearsi dei vasetti di
confettura di ciliegie, mirtilli, more, fichi, e meno
dannosi e micidiali di quelli in commercio, consigliamo
zero zucchero, ma libero ricorso a succo d’uva o di mela
o di ananas da aggiungere alla cottura (lieve e non
prolungata), e ricorso al sistema cosiddetto Bagno
Maria, basato sulla sterilizzazione e sul vuoto d’aria.
Meglio
sempre la frutta fresca o la frutta seccata al sole
Ricordarsi però che anche la frutta, sottoposta a
cottura, diventa un alimento scadente ed avvelenante in
grosse quantità.
L’ottima confettura senza zucchero e senza conservanti
sarà pertanto un veleno meno dannoso delle confetture
micidiali a 40 o 60% di zucchero-saccarosio, ma sempre
veleno, avendo distrutto ogni enzima, ogni vitamina ed
ogni minerale assimilabile.
In pratica si tratterrà di un dolcificante naturale,
gentile e saporito, che offrirà calorie senza causare
enormi problemi, vista la sua non intensa carica
zuccherina.
Molto meglio la frutta fresca, oppure la frutta seccata
al sole.
Il dr
David Jenkins e il nuovo parametro IG, indice glicemico
A questo punto, il discorso non è completo se non
diciamo due cose sul famoso IG o indice glicemico.
Nel 1980, un gruppo di studio congiunto delle Università
di Toronto e di Oxford, coordinato dal fisiologo
britannico David Jenkins, arriva alla conclusione che ad
ogni tipo di cibo è possibile associare un parametro
chiamato indice glicemico (IG).
Questo IG descrive molto meglio dei precedenti usuali
parametri (calorie, carboidrati, grassi) gli effetti del
cibo sulla glicemia, e i rischi relativi ai soggetti
diabetici, primi destinatari di quella ricerca.
L’indice IG misura infatti il picco, lo sbalzo
zuccherino, raggiunto dal livello totale di glicemia del
sangue pochi minuti dopo l’assunzione del cibo stesso (misurazione
che si fa prendendo come base di riferimento il livello
100, che è il picco causato dal glucosio).
L’importanza di una dieta a basso indice glicemico
Ad esempio, una mela ed una patata contengono la stessa
esatta quantità di carboidrati, cioè 15 grammi, ma la
mela ha un indice basso (50) mentre la patata cel’ha già
più alto (80), ed aumenta ancora se viene cotta.
In un convegno internazionale di nutrizione scientifica
tenutosi a Roma nel 2007, Jenkins ha ribadito che una
dieta a basso carico glicemico è importante nella
prevenzione nella cura di patologie tipo il diabete tipo
II.
Ricordiamo che l’IG è la velocità con cui aumenta la
glicemia, mentre il carico glicemico è la concentrazione
totale di glucosio nel sangue in un dato momento.
L’indice glicemico, ovvero la nuova frontiera che
mobilita industrie, medici e dietologi
Chiaro che queste ricerche hanno mobilitato i due
marpioni del settore, ovvero le industrie alimentari e
quelle farmaceutiche, scatenando una corsa a dichiarare
i propri prodotti a basso indice di glicemia, senza
preoccuparsi di chi mai al mondo possa garantire se
quanto un’industria afferma è vero o falso.
I consorzi di identificazione, i medici e i dietologi,
hanno pure fiutato il grosso affare.
Altre conferenze si sono fatte nel mondo, come quella di
Anversa, e si stanno preannunciando libri ed articoli,
tutti sull’argomento del giorno, sulla sigla IG che
sembrerebbe risolvere tutto.
Sulla
nuova frontiera dell’alimentazione, che alla fine si
rivela essere un autentico bluff.
La lungimirante ed ambiziosa uscita di un nuovo
best-seller del dr Michele Allegri
Il dr Michele Allegri, ha già annunciato l’uscita di un
suo testo sull’argomento, dichiarandolo, non senza un
dovuto minimo di prudenza, umiltà e rispetto, ovvero
ancor prima della pubblicazione e del responso del
pubblico, un best-seller.
Glielo auguriamo, se saprà dire davvero qualcosa di
nuovo e interessante, come ha già saputo fare con la sua
precedente opera Dossier: I Nuovi Templari, scritto in
associazione con Irene Sarpato.
Stiamo
attenti a non finire come il vari dietetici, che
prodigano varie diete miracolose.....
Gli ricordiamo però che un conto è fare un viaggio
affascinante nell’epopea dei cavalieri della fede e
dell’eresia, e un altro conto è diventare nutrizionisti
responsabili e utili alla causa della salute.
Viaggiare molto e farsi inserire argutamente nelle varie
conferenze che si organizzano in ogni dove, può essere
produttivo e utile per affermarsi a livello mediatico.
Ma, alla fine, quello che conta davvero sono le
affermazioni che si fanno.
Quanto vere e logiche esse sono, non quanto appariscenti
e rivoluzionarie appaiono.
Dietologi di grido. Esponenti delle diete miracolose che
trasformano in poche settimane le grassone in ballerine
della Scala.
La presa
per il culo di altri dietologi...
Il successo che stanno avendo i prodotti Migros,
lanciati come Piaceri della tavola senza rinunce, o
come prodotti-base di una dieta innovativa e non
restrittiva, non significa affatto essere vicini alla
verità ed alla salute.
Basso valore IG, ma bassissimo indice
enzimatico-vitaminico-minerale
Trattasi sicuramenti di buoni sapori tradizionali,
prescelti con intelligenza ed arguzia, e caratterizzati
da indice glicemico basso o molto basso, ma anche a
bassissimo indice enzimatico-vitaminico-minerale.
Un
imbroglio di alto livello a prezzi da alimenti-boutique.
Prodotti cotti e devitalizzati di valore zero, che
durano anche 48 mesi, e che la gente priva di
comprendonio è disposta a pagare il triplo ed il
quadruplo di quanto costano i pessimi cibi in scatola
del normale supermercato. Il tutto in nome dell’IG 20 o
30 che appare sul vasetto.
Una presa
per il culo in piena regola.
Da uno che predica salutismo ci si aspetta almeno
salute, se non proprio etica, ma nel suo caso non c’è
nessuna delle due cose.
Hai capito dove sta tutto il marcio della faccenda ?
I prodotti sono pure generalmente appartenenti alle cose
tradizionali che piacciono, tipo lenticchie, fagioli,
marmellate senza zucchero, biscotti ai semi di lino, e
vanno pure alle zuppe di pesce, così non mancano gli
Omega-3 ?
Forse cercando meglio sull’armamentario che ha inventato,
troveremo anche il prosciutto e la B12.
Mi meraviglierei se non fosse così.
Con una dieta in piena regola glicemica, ma ugualmente
balorda, servono le stampelle chimiche
Mi meraviglierei pure se, nella sua dieta non trovassero
spazio le vitamine sintetiche e gli integratori minerali,
ovvero le solite stampelle che servono a correggere
tutti i cibi più furfanti e ladri del mondo, tutte le
diete più malandrine e beffarde del pianeta.
Non pretendiamo che tutti siano salutisti e vegani.
Ma da uno che predica diete salubri ci si aspetta almeno
salute, se non etica.
E, nel caso suo, non c’è assolutamente nessuna delle due
cose.
In una società distorta, sovrappeso ed obesa, non era
difficile far diventare l’IG uno specchietto per
allodole ingrossate, appesantite ed obese
Viviamo in una società dove il sovrappeso e l’obesità,
il consumo di prodotti raffinati, cotti e devitalizzati,
e pertanto assai poco sani, sono ormai abitudine.
L’esigenza è di non masticare (mentre il cibo giusto
deve essere masticato), di mangiare veloce (mentre il
modo giusto è di farlo con calma e misura), e di
digerire in fretta mediante bevande apparentemente
coadiuvanti tipo digestivi, cole, caffè ed alcolici. Ma
il corpo non si lascia mai imbrogliare.
E’ giustissimo che la digestione sia veloce, a patto di
farlo in modo naturale, scegliendo i cibi giusti.
Quel sistema barbaro invece, non fa altro che diventare
concausa grave del rapido innalzamento dei valori
glicemici.
Non era difficile in questa situazione far diventare
l’IG uno specchietto planetario per allodole ingrossate,
appesantite ed obese.
Le
industrie non soffrono di distrazioni e di amnesie, ma
solo di perfidia
Il lavoro di David Jenkins non è stato tutta aria fritta,
ma il fatto che sia stato ripescato in fretta e furia
dopo quasi 30 anni, fa capire quanto farabutte ed
imbroglione siano le industrie.
Se qualcuno pensava ancora che soffrissero di
distrazioni o di amnesie, al punto di ignorare ricerche
ben più solide ed importanti, quali quelle di
Cambridge2000, ora è totalmente servito.
Vengono dimenticate e nascoste le cose importanti, e si
vanno a ripescare ed a magnificare per contro quelle
mediocri.
Viviamo
nel mondo paradisiaco delle droghe sociali, dell’amaro
sangue e del dolce saccarosio.
Viviamo nella confusione e nella disinformazione che
coinvolge tutti i poteri.
Già, meglio non scordarci che viviamo nel mondo delle
droghe sociali, nel mondo dell’amaro sangue e del dolce
zucchero-saccarosio, e sarebbe assurdo che in un posto
del genere dominasse la logica e la chiarezza.
Ecco perché la nostra è pure l’epoca della confusione e
della disinformazione, universitaria, governativa,
ministeriale, e globale.
Ne sono coinvolti
Nazioni Unite,
Europa,
OMS,
Medici senza Frontiere,
Unicef,
stampa e televisione, partiti e
sindacati, destre e sinistre.
Un carosello continuo tra l’imbroglio cercato e voluto,
e l’ignoranza endemica di singoli e di organizzazioni.
E’ sempre il corpo a giocare la partita
Non è il farmaco e il
vaccino, non è il
virus e il
batterio, ma
è il corpo a giocare la partita.
Il terreno è tutto, il microbo è niente, dicono i medici
ed i biologi onesti e trasparenti.
Nei cibi vale la stessa cosa. E’ il corpo che fa la
differenza.
Chiaramente è gravissimo dargli cose sbagliate.
Le variazioni tra un individuo e l’altro sono
drammatiche
Nel caso dei cibi, sappiamo benissimo quanto dannosi
siano i non-cibi carno-lattei, i cibi non della specie,
i cibi cotti e devitalizzati.
Il
fattore più importante non è mai il cibo in sé, ma il
corpo che consuma quel cibo.
Non solo per il carico glicemico del sangue del soggetto,
che è diverso da individuo a individuo, e persino in una
certa ora del giorno rispetto a un’altra.
Ma soprattutto per l’indice di colesterolemia e per
l’indice di densità e di scorrevolezza del sangue stesso,
che variano in modo drammatico da una persona a un’altra.
Basta
portare l’esempio della vitamina B12 nel sangue
Non a caso, tanto per fare un esempio, i livelli di
vitamina B12 nel sangue variano dagli 80-100 pg/ml dei
vegani-crudisti ai 157 minimi della FDA, ai 300-1059
entro i quali oscillano i mangiatori intensivi di carne
e di proteine animali, che si sentono tranquilli ed
approvati dalla carnofila FDA, non sapendo che la B12
alta significa sangue che si rapprende e si cicatrizza
rapidamente, ma che trasmette e trasporta nutrienti,
sporcizie da eliminare, ed anche enzimi ed ormoni
correttivi con troppa lentezza.
Un mondo
di falsi diabetici ma di veri intasati ed addensati
Non per niente la medicina ufficiale, dopo aver intasato
il sangue della gente con le sue raccomandazioni sulle
proteine nobili, ricorre pure agli ormoni nobili dei
maiali (derivati da succhi di budella pressate di maiali
essicate) prescrivendoli in continuazione a destra e a
manca sottoforma di eparina.
Pochi sanno al mondo che molta gente dichiarata
diabetica o pancreas-difettiva o insulino-deficiente, in
realtà ha un pancreas normale che fa il suo dovere e
produce normalmente insulina, salvo che non sia già
stato abituato a non funzionare più per disuso, ovvero
per colpa del ricorso all’insulina farmacologica.
Il problema, in molti casi, sta tutto nel sangue denso e
poco scorrevole della gente obesa.
Con un sangue del genere, l’insulina, pur esistendo ed
essendo regolarmente erogata dalle isole di Langerhans,
non fa in tempo a raggiungere i punti critici di picco
glicemico.
Totale
ignoranza dei contenuti di insulina ed inulina nei
vegetali crudi
C’è poi da aggiungere che parlare di indice glicemico
senza fare le indispensabili differenziazioni tra cibo
crudo e cibo cotto porta sempre sulla strada sbagliata,
conduce sempre a risultati aberranti.
Sappiamo benissimo infatti che molti vegetali (come ad
esempio il topinambur) contengono ottima insulina
vegetale e molta inulina vegetale, le quali diventano
rispettivamente sorella e cugina dell’insulina del
pancreas, collaborando con essa, a patto però che le
verdure non vengano cotte ed inscatolate.
Chiaro che gli indici glicemici usati dalle industrie
non tengono affatto conto di questi valori basilari, per
cui tutto il discorso sugli indici glicemici IG, e tutte
le lunghe liste pubblicate du Internet, sono fatica
sprecata.
La
determinazione necessariamente sperimentale ed in sito
dell’indice glicemico
La determinazione dell’IG può essere certificata
soltanto in modo sperimentale di volta in volta,
alimento per alimento, dipendendo essa da una decina di
fattori variabili, come contenuto in amido dell’alimento,
viscosità delle fibre dell’alimento, lavorazione del
prodotto, caratteristiche organolettiche del prodotto.
A questa variabilità oggettiva dell’indice glicemico,
occorre aggiungere poi il fattore soggettivo e variabile
dell’individuo che assumerà il cibo stesso, per cui
anche la certificazione più precisa dell’IG deve essere
considerato valore virtuale e teorico.
Sotto
accusa l’Università di Sydney che ha invaso il mondo di
dati inutili ed inaffidabili
Sotto accusa sono infatti le banche dati, come quella
dell’Università di Sydney, che fa da riferimento
mondiale del settore.
Se si inserisce ad esempio la voce riso, dall’archivio
fuoriescono 170 tipi diversi di riso, con variazioni che
toccano il 50%, senza contare la successiva variabile
dei metodi infiniti di cottura.
Ad esempio, un prodotto come la pasta di semola, che ha
un IG basso se cotto al dente, sale del 40% nell’indice
glicemico se viene stracotto.
Gli alimenti a elevato contenuto di amido, come le
patate, hanno indici glicemici alti, che aumentano
quanto più li lavoriamo.
Se
l’indice glicemico è alto ce ne accorgiamo facilmente
Cuocere e lavorare le patate significa infatti
predigerirle e facilitare il loro transito nello stomaco.
I cibi più a rischio sono dunque quelli di preparazione
industriale, molto lavorati e sofisticati.
Fette biscottate, grissini e marmellate normali
provocano picchi glicemici altissimi, ma ce ne
accorgiamo pure.
Chi mai riesce a mandare giù più di un paio di
cucchiaini delle marmellate stile Luisa Biondi che offre
di regola il mercato ?
Se invece si produce in proprio una marmellata senza
zucchero, si riesce a consumare, volendo, l’intero
vasetto (anche se è sbagliato farlo).
Una
etichetta come ammonimento potrebbe risultare utile
Sarebbe giusto pretendere sugli alimenti un bollo legale
tipo Prodotto ad alto indice glicemico, sugli alimenti
sballati come le merendine e le bevande pericolose come
le cole e le altre bevande gassate e dolcificate.
Questo spingerebbe parecchi ragazzi a cercare cibi più
sani e più naturali per colazione e merenda, ha
dichiarato Bruno Berra, ordinario di biochimica
all’Università di Milano (Occhio al fattore IG, di Marco
Bonarrigo, Panorama 17/4/2008).
L’unica etichetta valida è quella di provenienza dal
buon albero e dalla buona terra
Ha perfettamente ragione, ma per coloro i quali nemmeno
il teschio sulle sigarette serve come dissuasione dal
fumo, tanto sono irresponsabili ed autolesionisti,
l’ammonimento IG alto sull’etichetta servirà a ben poco.
La coalizione delle industrie viziose e dissolute, tipo
Coca-Cola, Eridania, Alemagna, Motta, Algida, Kraft,
Bayer, Monsanto, Pfizer, Philip Morris e simili, tutte
ben difese dal Codex Alimentarius, non è d’accordo
nemmeno sull’apposizione obbligatoria della dicitura
cibo contenente OGM, figurarsi se accetteranno di porre
l’etichetta di cibo glicemicamente pericoloso.
La vera etichetta, caro dr Berra, dobbiamo stamparcela
tutti nella mente, e dev’essere quella dell’albero e
della terra.
Proviene dal buon albero e dalla buona terra ? E allora
va sempre bene.
Proviene dalla fabbrica ? E allora siamo sempre in
zona pericolo.
Proviene dal caseificio o dal macello ? E allora siamo
sempre in zona disgraziata.
By Valdo Vaccaro - Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione
Vegetariana Animalista) - Direzione Tecnica ABIN-Bergamo
(Associazione Bergamasca Igiene Naturale)
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Danni dello zucchero
e gli interessi delle multinazionali
- 25 Set. 2011
Da anni si legge
in molti libri di
medicina naturale che lo zucchero è come una
droga dolce ma pericolosa per l’organismo.
Spesso si crede che per lo zucchero di canna tale
verità non sia valida, ma il cosiddetto zucchero di
canna molto spesso è lo stesso zucchero bianco
colorato con melassa (si salva forse il mascobado,
zucchero integrale di canna e
qualche altro zucchero del commercio equo e
solidale).
In questo articolo ci stiamo ovviamente riferendo
allo zucchero raffinato artificialmente dalla canna
o dalla barbabietola, e non agli zuccheri presenti
all’interno di altri alimenti completi come
il fruttosio della frutta o il lattosio del
latte)
È difficile credere che lo zucchero possa essere
dannoso perché
tale sostanza è entrata nella nostra dieta in
modo tanto profondo che una buona metà dei cibi
confezionati che si trovano in commercio nè risulta
“contaminato”.
L’assunzione di
zucchero raffinato sottrae
vitamina C
all’organismo, come fanno le sigarette, uccide
alcuni batteri simbionti che nel nostro organismo
producono vitamine del complesso B e altera il ciclo
di regolazione glicemica. Il pancreas reagisce allo
zucchero puro con una ipersecrezione di insulina,
cui segue da una parte una ipoglicemia, dall’altra a
lungo andare il surplus di lavoro del pancreas puo’
portare al diabete. L’assunzione di zucchero inoltre
causa sonnolenza post pranzo, altera il metabolismo
e influisce sugli ormoni,decalcifica le ossa e può
portare alle carie dentarie.
Anche l’aumento dei casi di cancro è correlato
all’assunzione sempre più elevata di zucchero nella
società dei consumi, dove anche
nell’alimentazione l’apparire (il gusto
artificialmente dolce) è molto più importante
dell’essere (la valenza nutritiva e la purezza del
cibo).
I popoli che non
conoscono ancora lo zucchero non conoscono nemmeno
il cancro. Il più basso livello di casi di cancro si
è registrato in Olanda due anni dopo l’occupazione
nazista, quando zucchero e caffè erano quasi
scomparsi dalla tavola: tutti gli studi sulla
prevenzione e la cura naturale del cancro
(regolazione alimentare e metabolica) confermano che
più si mangia zucchero e più si rischia di
sviluppare il tumore. Ci sono inoltre studi che
dimostrano il legame fra zucchero e
ulcera, fra zucchero e malesseri
psicologici, fra zucchero ed allergie…la situazione
è grave: sia per gli effetti che per l’assordante
silenzio di chi dovrebbe tutelare la salute dei
cittadini.
Si sa, la salute
non genera business, la prevenzione primaria non
genera mercato, la malattia dà da mangiare a tutto
il sistema sanitario, come diceva un medico egizio
3.500 anni fa (riferendosi ovviamente alla classe
benestante che lui curava) “un quarto di ciò che
mangiamo serve per nutrire il corpo, il restante per
nutrire
i
medici”.
È per
questo che nelle università di medicina di tutto il
mondo non si studia quasi per niente l’influenza
dell’alimentazione sul benessere dell’individuo e il
modo di mantenere la salute con la prevenzione
primaria (corretto stile di vita) mentre si punta
sulla ben più costosa (e redditizia) prevenzione
secondaria (test di laboratorio poco affidabili e a
volte pericolosi, radiografie cancerogene ecc.). Quei
medici (come Mendelson e Kousmine) che denunciano
questa squallida realtà sono ovviamente una stretta
minoranza; per questo di tutto ciò che è descritto
in queste righe difficilmente si trova traccia
nei consueti manuali universitari.
Fonte:stragulp.com/articoli
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