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Medicina Alternativa"  
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Alternative Medicine"
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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TROPPI PESTICIDI in FRUTTA e VERDURA
Le API boicottano i campi coltivati con OGM e MUOIONO con i pesticidi
API, Cellulari ed ELETTROSMOG   +  Alimenti Contaminati +  Acidosi=riordino del pH
OGM  =  Organismi Geneticamente Mutati 
+  Multinazionali
Mutazioni genetiche del Grano duro
(OGM)   +  Disastri della Monsanto  +  OGM Bocciati (studio)
Aziende SI o NO 
+  Legge per Vendita OGM  +  Danni OGM (studio)  +  Raggiro del Biotech
Contaminazioni OGM  +  Pro e contro gli OGM  +  DIGESTIONE  +  Mangiare crudo = Crudismo
10 Comandamenti del Pasto    Consigli alimentari  +  OGM nei PESCI
BUONE REGOLE per una SANA ALIMENTAZIONE  +  Dieta del Gruppo Sanguigno
La CINA diventera' il piu' importante produttore al mondo di RISO OGM
Importante Ruolo delle Vitamine anche nel Cancro  +
 Malassorbimento
Semi Antichi salvezza della salubrita' dei cibi vegetali  +  Riso
Alimentazione Bimbi  +  OGM nel latte in polvere  +  Latte artificiale
Questa potrebbe essere l'Azienda che vi controllera' nel molto prossimo futuro
Fitoterapici nel rapporto fra Alimentazione e Patologie delle vie respiratorie superiori
 
FRUTTA e VERDURA

Per noi e' ormai il tempo di reclamare al nostra salute ed una alimentazione salubre non industrializzata !
Se vogliamo avere sempre una buona salute e vivere bene fino alla tarda eta', dobbiamo alimentarci come si deve, con cibi biodinamici e NON toccati dall'industria alimentare !

Documenti provanti l'indispensabilita' delle Vitamine della Frutta e verdura, oltre ai sali minerali:
 Doc.1 
+  Doc.2  Doc.3  +  Doc.4  +  Doc.5  +  Doc.6  +  Doc.7  +  Doc.8  +  Doc.9  +  Doc.10  +  Doc.11  +  Doc.12  +  Doc.13  +  Doc.14  +  Doc.15  +  Doc.16  +  Doc.17  +  Doc.18  +  Doc.19  +  Doc.20  +  Doc.21  +  Doc.22 +  Doc.23  +  Doc.24  +  Doc.61
 

Troppi fitofarmaci nel piatto degli italiani:
I prodotti fitofarmaci sono tutti quei prodotti, di sintesi o naturali, che vengono utilizzati per tentare di combattere le principali avversità delle piante (malattie infettive, fisiopatie, parassiti e fitofagi animali, piante infestanti), quelli di sintesi chimica sono pericolosi per la salute animale ed umana, oltre che a creare un danno all'ambiente, essi posson provocare nell'uomo tossicità acuta o tossicità cronica.
Le mele e l'uva sono le regine dei frutti più contaminati. C'è una maggiore attenzione nei controlli (13% in più rispetto al 2005) e sui principi attivi ricercati, ma c'è chi, come il Molise, conquista la maglia nera registrando una assenza totale di analisi nella Regione. E se l'84% delle verdure analizzate risulta regolare e privo di residui chimici, desta forti preoccupazioni il fenomeno della moria delle api a causa della diffusione in agricoltura di alcuni fitofarmaci sistemici. Sono questi, in sintesi, i numeri e le storie contenuti nel dossier «Pesticidi nel piatto 2007», l'annuale rapporto di Legambiente, presentato a Roma, sulla presenza di residui chimici sull'ortofrutta, realizzato sulla base dei dati forniti dai laboratori pubblici provinciali e regionali relativi alle analisi condotte nel corso del 2006.

Su 253 campioni di uva analizzati, infatti, ben 117 (pari al 46,2%) risultano contaminati da più di un residuo chimico, 53 rilevano la presenza di un solo residuo (21%) e 3 (1,2) risultano pienamente irregolari, cioè fuori legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi non autorizzati. Solo il 31, 6% sono campioni di uva regolari, senza cioè la presenza di alcun fitofarmaco. Eclatante è poi il caso delle mele, frutto tradizionalmente associato alla salute della persona, di cui solo il 39% risulta essere esente da pesticidi: il 30% dei campioni analizzati presenta più di un principio attivo e addirittura il 3,6% risulta irregolare. Anche il 20% dei prodotti derivati risulta contaminato da uno o più principi attivi: dato significativo se si considera come tra questi compaiano l'olio e il vino, prodotti tipici del made in Italy.

Scorrendo le pagine del rapporto, emerge che la percentuale dei campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli rimane pressoché invariata rispetto allo scorso anno (1,3%), mentre i campioni con più di un residuo diminuiscono leggermente, con un calo stimato dell'1,7 per cento. Salta agli occhi il dato sulle analisi della provincia di Bolzano, località a tradizionale vocazione produttiva di mele, che evidenziano 5 mele di provenienza locale con 5 residui. Anche il Dipartimento provinciale di Roma ha rilevato 5 residui in un campione di mele proveniente da Napoli, mentre l'uva è il genere alimentare che più preoccupa, secondo le analisi condotte in Puglia, con 5 e 6 residui chimici rilevati contemporaneamente. Stesso trend per le analisi condotte in Lombardia.

Il rapporto registra comunque un lento, ma graduale miglioramento, a testimonianza, sottolineano da Legambiente, della maggior attenzione da parte degli operatori agricoli alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più orientati, nelle scelte, ai prodotti provenienti da un'agricoltura di qualità. «Il costante anche se lento miglioramento dei dati - evidenzia Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente - conferma la validità delle nostre battaglie a favore di un'agricoltura di qualità, il più possibile sana, stagionale e legata al territorio».

Sul versante dei controlli (10.493 in tutto), inoltre, il rapporto rileva come a fronte di un aumento del 13% delle analisi sui campioni di prodotti ortofrutticoli e derivati, siano ancora molto esigue le analisi condotte sui prodotti derivati da agricoltura biologica. Nel Belpaese, infatti, si rilevano solo 394 campioni bio analizzati, un dato poco significativo se paragonato agli oltre 10.500 campioni di agricoltura tradizionale.
Il captano è il principio attivo più spesso riscontrato nelle analisi. Seguono, il carbofuran, il chlorpirifos e il cyprodinil. Nella frutta presenti anche il procimidone e la propargite.

I pesticidi sono killer per l'organismo umano: alcuni principi attivi, infatti, presenti nei pesticidi, sono fra le possibili cause dell'endometriosi e dell'infertilità. Non solo. Il rapporto di Legambiente ricorda che la diffusione di alcuni fitofarmaci sistemici in agricoltura sta determinando una significativa moria delle api. Legambiente e l'Unione nazionale associazioni apicoltori italiani hanno scritto ai ministri della Salute Livia Turco e delle Politiche agricole Paolo De Castro perché si attivino per contrastare efficacemente il preoccupante fenomeno. Ricordando che secondo Albert Einstein, «se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita».
Tratto da: Legambiente.it

Commento NdR: utilizzare solo prodotti di origine controllata e biodinamici !

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Così Pesticidi e inquinanti restano nell'Organismo !

RISULTATI DI UN'INDAGINE - Lo studio su un campione di italiani rivela che DDT e Policlorobifenili sono presenti nel sangue anche a distanza di anni.

Possono rimanere nell'organismo per alcuni decenni, anche se a dosi molto basse, e colpire il sistema riproduttivo e la tiroide, il sistema nervoso e immunitario gli inquinanti ambientali: per esempio i pesticidi e i policlorobifenili (Pcb).
Ma qual è la soglia di concentrazione oltre la quale si possono manifestare effetti sulla salute ?
È un argomento su cui si sa ancora poco. Qualche risultato in più viene ora da uno studio italiano, che ha voluto verificare se questi microinquinanti siano presenti, e in quali quantità, nel sangue di una parte della popolazione. Soprattutto, la ricerca è la prima estesa ad un numero così ampio di sostanze: 31 quelle esaminate.

A svolgerla è stato un gruppo di ricercatori coordinati da Claudio Minoia, presidente della Società italiana di tossicologia della riproduzione e direttore del laboratorio di misure ambientali e tossicologiche della Fondazione Maugeri di Pavia.
Lo studio si è concentrato sulla categoria dei Pops, ossia i microinquinanti organici persistenti, come i pesticidi antiparassitari organo-clorurati tra cui il Ddt, e i Pcb.
Sono chiamati persistenti perché, essendo lipo-solubili, si accumulano nei tessuto grasso e permangono a lungo nell'organismo. Anche quando, come nel caso dei Ddt, non sono più utilizzati da anni.
I ricercatori hanno esaminato un campione della popolazione un centinaio di persone divise in due gruppi: il primo residente in provincia di Pavia, l'altro a Novafeltria, in provincia di Pesaro. Vale a dire una zona più industriale e una più rurale.

Alcuni risultati non sono tranquillizzanti.
Primo: dei 31 principi ricercati, 19, quasi due terzi, sono risultati presenti, alcuni come l'esaclorobenzene nel totale dei campioni analizzati. Idem per alcuni Pcb, tra cui il 153 e il 180; assente invece il 126, considerato il composto più tossico, paragonabile alla diossina.
Secondo: si è visto che il paraprimo Dde, principale metabolita del Ddt, si trova in concentrazioni superiori nel sangue di chi abita a Novafeltria piuttosto che in provincia di Pavia, dunque più nell'area rurale che industriale. «Probabilmente a Novafeltria, in passato, se ne faceva un uso maggiore, con evidenti riflessi sull'alimentazione» afferma Minoia. «Nel complesso non vogliamo dare un segnale dì allarme. Diciamo piuttosto che questo studio rappresenta un punto di partenza».

L'indagine verrà presentata al convegno «Prevenzione, alimentazione, nutrizione. La salute vien mangiando... dalla nascita», organizzato il 9 novembre dall'Associazione nazionale Giuseppe Dossetti. «Il nostro prossimo passo sarà comparare i risultati con quelli di popolazioni che hanno subito maggiori esposizioni, per poi confrontarli con dati clinici, per esempio quelli sulla funzionalità tiroidea; e capire se c'è un legame con le differenti esposizioni» conclude Minoia. «Tutti indicatori utili per arrivare, con il tempo, a stabilire la soglia di sorveglianza».
Grazie a un lavoro parallelo condotto in collaborazione con l'Istituto di medicina del lavoro dell'Università dì Milano, il primo paragone sarà con l'India, nazione dove i Ddt sono ancora permessi.
By Donatella Marino – Tratto da Panorama n° 43, 25/10/2007

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Allarme frutta e verdura al veleno

Dal primo settembre 2008, i limiti legali massimi ammessi per i pesticidi nei cibi europei stanno subendo una sostanziosa impennata. Il cambiamento c'è stato in ragione dell'entrata in vigore della nuova legislazione comunitaria in materia (regolamento 149/2008) realizzata con l'intento di armonizzare i limiti di tolleranza a livello europeo.

Legambiente in “Pesticidi nel Piatto 2008” (scaricabile dal sito www.legambiente.eu) nella primavera scorsa aveva già lanciato l’allarme per la presenza di multiresidui chimici sull’ortofrutta e un'analisi di Greenpeace e della ONG austriaca Global 2000 evidenzia come i limiti per i residui dei pesticidi siano troppo elevati per garantire la sicurezza alimentare.

Secondo questo studio pubblicato a fine agosto circa 700 dei limiti massimi di residui di pesticidi legalmente ammessi su frutta e verdura in Europa sono troppo alti. La contaminazione permessa su mele, pere, uva, pomodori e peperoni in particolare è spesso così elevata da poter recare danni acuti e cronici alla salute, particolarmente nei bambini. In 570 casi presi in esame tali limiti stabiliti per frutta e verdura oltrepassano, infatti, la dose acuta di riferimento ammessa dalla stessa EFSA (l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Tra i rischi possibili anche quello per la salute a lungo termine, dal momento che 94 dei nuovi limiti ammessi dall'UE superano la dose giornaliera ammissibile e quindi aumenta la possibilità di subire danni cronici come il cancro o disturbi all'apparato riproduttore ed endocrino.

Il criterio seguito dalla Commissione europea è pericolosissimo: si è individuato il paese europeo che aveva il limite più permissivo per ogni pesticida e si è esteso questo alto livello a tutti i paesi membri – ha spiegato Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente -.
I consumatori europei adesso avranno una ben minore protezione rispetto alla loro quotidiana esposizione alimentare alle migliaia di pesticidi presenti sul mercato. E' una logica inaccettabile: almeno i bambini dovrebbero essere sicuri quando mangiano frutta e verdura e dovrebbero poterne mangiare quanta ne vogliono. L'UE deve rivedere questi limiti immediatamente”.

Per questa ragione PAN Europe,  Pesticide Action Network Europe, l'organizzazione che raggruppa le associazioni europee a difesa della salute e dell'ambiente contro i pesticidi di cui Legambiente fa parte e la ONG olandese Natuur en Mileiu hanno presentato insieme un ricorso alla Corte di Giustizia Europea.

L'Ue con questa legislazione ha tradito l'impegno di portare i limiti al minimo livello tecnicamente raggiungibile, previsto nel regolamento 369 sui pesticidi del 2005, ed a tutti gli effetti vincolante” – ha  commentato Elliott Cannell coordinatore del PAN Europe. “In Italia – ha dichiarato Rina Guadagnini biologa di Legambiente - rimane ancora alta, al 47,4% la percentuale di campioni di frutta contaminati da uno o più residui chimici e molto significativi sono anche i numeri relativi alla presenza di pesticidi nei prodotti elaborati come vino e olio, con una percentuale di 18,3% dei campioni contaminati da uno o più principi attivi. Una normativa efficace e moderna dovrebbe invece considerare la questione del multiresiduo, cioè la presenza contemporanea, anche entro i limiti di legge, di più principi attivi su uno stesso prodotto. Fenomeno non abbastanza studiato e del quale non conosciamo ancora i potenziali effetti sull’organismo umano. E per questo la decisione della UE di aumentare i limiti è francamente allarmante”.
Tratto da: Lega Ambiente - 05.09.2008  - E' evidente che la UE e' purtroppo "serva" delle multinazionali della chimica !

 

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