OGM: dalla Germania NO al mais transgenico Mon810
No alla coltivazione
del mais
geneticamente
modificato Monsanto
“Mon810″:
il divieto arriva
dal ministro dell’
Agricoltura
tedesco Ilse Aigner
(Csu) , secondo
quanto riferisce la
agenzia di stampa
Dpa.
Euromais, sei Stati
membri dell’UE
respingono il mais
OGM Monsanto..
Francia, Austria,
Ungheria, Germania,
Grecia e Lussemburgo
hanno respinto la
relazione della
Commissione europea
per la sicurezza
alimentare, che
aveva dichiarato che
il controverso mais
geneticamente
modificato MON810
della Monsanto è
sicuro.....
Commento
NdR: ed ecco il
risultato di serie
ricerche che hanno
portato ad uno
studio francese
che
afferma e dimostra
che il
mais transegnico
e'
MOLTO pericoloso
per la
Salute umana
ed
animale;
questo in TOTALE
contrasto con le
"verifiche e
controllo fasulli
degli
enti preposti alla
"salvaguardia"
della
Salute
dei cittadini -
questi
enti
sono solo
al
servizio
delle
multinazionali....agroalimentari
e
farmacologiche...
TRADUZIONE
delle parti
conclusive,
dall'inglese in
italiano, dello
studio Francese
:
4. Discussione
Laddove un “segno di
tossicità” può solo
potenzialmente
causare una
reazione, una
patologia o un
avvelenamento, un
cosiddetto “effetto
tossico” è senza
dubbio deleterio sul
breve o lungo
termine. Ovviamente
gli effetti
significativi dal
punto di vista
statistico osservati
in tutte e tre le
varietà di mais OGM
analizzate sono
segni di tossicità
piuttosto che prove
di tossicità.
E questo
essenzialmente per
tre ragioni. In
primo luogo i trial
alimentari sono
stati condotti solo
una volta per ogni
caso, e solo su una
specie mammifera.
Occorre senza dubbio
ripetere gli
esperimenti,
preferibilmente con
più di una specie
animale. In secondo
luogo, il periodo di
alimentazione è
durato al massimo
tre mesi,
permettendo così
l’osservazione
soltanto di
eventuali effetti
relativamente gravi
e a medio termine,
simili a quelli che
possono insorgere in
un processo come la
carcinogenesi [19,
20] o in seguito a
una disfunzione
endocrina negli
adulti [21]. La
prova di tossicità è
difficile da
stabilire sulla base
di queste
condizioni.
Esperimenti
alimentari a più
lungo termine (fino
a 2 anni) sono
chiaramente
giustificabili e
quindi necessari.
Questa necessità è
resa ancora più
fondata dal fatto
che il cancro, le
malattie del sistema
nervoso e del
sistema immunitario
e perfino i
disordini
riproduttivi possono
per esempio
manifestarsi solo
dopo uno o due anni
dall’inizio di un
determinato
trattamento
analizzato, e in
ogni caso non
andranno a
manifestarsi dopo
tre mesi di
somministrazione,
allorché è possibile
osservare i primi
segni di tossicità
[22, 23]. Inoltre,
effetti importanti
(per es. l’aumento
del 40% dei
trigliceridi) con
ogni probabilità non
potranno essere
considerati usando
il protocollo degli
studi attuali,
essendo limitati dal
numero degli animali
usati in ogni gruppo
sottoposto al trial
alimentare e dalla
natura dei parametri
studiati. In terzo
luogo, il potere
statistico dei test
svolti è esiguo
(30%) a causa del
modello sperimentale
di Monsanto (vd.
Materiali e metodi).
Tuttavia, è
importante notare
che questi trial
alimentari per ratti
a breve termine (3
mesi) sono gli unici
test svolti in
materia, sulla base
dei quali i
legislatori
determinano se
queste varietà di
colture/cibo OGM
sono sicure come
quelle
convenzionali.
Dato che queste
colture OGM
potenzialmente
possono essere
mangiate da miliardi
di persone e animali
in tutto il mondo, è
importante discutere
se il modello
sperimentale, le
analisi statistiche
e le interpretazioni
adottati
originariamente
siano adeguati e
sufficienti.
Qualsiasi differenza osservata rispetto alla varietà isogenica deve essere considerata come una potenziale disfunzione fisiologica. Ciò è particolarmente vero in quanto un’eventuale differenza statistica osservata ha pochissime probabilità di derivare dalla variazione di una popolazione come quella umana, a causa dell’omogeneità genetica del ceppo di ratto usato in questi studi.
Inoltre, le condizioni standardizzate impiegate per il mantenimento dei ratti, dichiarate essere in conformità con gli standard OCSE [24, 25], considerano la dieta l’unico fattore di variazione del protocollo. In questo modo il componente mais OGM del regime alimentare del test viene a essere il principale fattore di differenza qualora si effettui un confronto diretto tra ratti trattati e controlli. Ciò viene indicato dalle stelline nelle Tabelle che mostrano le caratteristiche totali dei profili fisio-patologici relativi agli OGM. Gli altri risultati incorniciati da riquadri nelle Tabelle evidenziano che gli effetti derivanti dal mais OGM non comprendono quelli osservati per nessuna delle sei diverse diete. Non comprendono, per esempio, un effetto osservato con una dieta più ricca di sale o zucchero durante il periodo di alimentazione di 3 mesi. Si sarebbero potute evitare queste ulteriori diete di“controllo” seguendo un modello sperimentale che davvero si concentrasse sulla questione generale della tossicità degli OGM.
La nostra prima
osservazione è stata
che esiste una buona
coincidenza generale
tra i nostri dati e
i risultati della
Monsanto presentati
nei suoi primi
report riservati, in
particolare riguardo
alla quantità di
osservazioni
significative dal
punto di vista
statistico.
Tuttavia, la
metodologia che
abbiamo impiegato ha
rivelato effetti
diversi, che hanno
cambiato
completamente
l’interpretazione
dei risultati
sperimentali.
Per esempio, il
nostro studio,
diversamente dai
primi commenti
pubblicati relativi
a questi dati [18,
26, 27], considera
attentamente le
differenze
sesso-specifiche.
Abbiamo valutato e
registrato le
differenze nella
reazione dei ratti
maschi e femmine ai
test alimentari sul
mais OGM, che si
basano su conoscenze
accettate e oggi
classiche
dell’endocrinologia
[28],
dell’embriologia
[29, 30], della
fisiologia [31, 32],
dell’enzimologia o
dell’epatologia
[33], e che hanno
dimostrato effetti
fisio-patologici
sesso-specifici.
Inoltre, i nostri
attuali risultati
hanno pienamente
confermato la
distribuzione
sesso-specifica
degli effetti sui
parametri renali ed
epatici per tutti i
ratti in tutti e tre
gli studi analizzati
in questa sede. Un
effetto identico in
entrambi i sessi
sarebbe stato
insolito, come nei
casi di forte o
grave tossicità.
Ovviamente non è
questo il caso.
Inoltre, abbiamo ritenuto di pari importanza gli effetti che non erano
ascrivibili né al
tempo né alla dose,
pur elencandoli
dettagliatamente se
osservati nei
risultati. La prova
di dipendenza
lineare da dose,
come richiesto da
Doull e colleghi [4]
per determinare
l’importanza degli
effetti, risulta
impossibile da
ottenere con solo
due punti di
alimentazione e
senza una
standardizzazione
precedente. Inoltre,
una reazione
metabolica di tipo
fisiologico o
patologico non è
necessariamente
lineare nella sua
risposta [34, 35].
Si ribadisce che ciò
non invalida una
descrizione degli
effetti che si
manifestano con dosi
alimentari OGM più
alte.
Anche se le
differenze
significative si
aggirano intono al
5% di tutti i
confronti per
ciascuna coltura
OGM, crediamo che
esse possano molto
probabilmente
rappresentare segni
di tossicità, o che
per lo meno
dovrebbero essere
considerate come
prove abbastanza
forti da
giustificare una
ripetizione degli
esperimenti,
includendo tempi di
alimentazione più
lunghi.
Tutto ciò per
molteplici ragioni.
In primis, le
argomentazioni di
Hammond e colleghi
[18, 26, 27] di
Monsanto e di Doull
e coll. [4] non
possono dimostrare
che le differenze
ascrivibili
all’alimentazione
OGM importanti dal
punto di vista
statistico non sono
rilevanti a livello
fisiologico [2]. In
secondo luogo,
pochissimi effetti
ascrivibili
all’alimentazione
OGM appaiono a dosi
basse o dopo il
periodo di
alimentazione più
breve (5 settimane):
8,6% per NK 603,
6,6% per MON 810,
14,7% per MON 863
(Tabelle 1, 2 e
bibl. [5]). In terzo
luogo, i vistosi
effetti
sesso-specifici
osservati nei gruppi
alimentati con mais
OGM in molti casi
sono stati
riscontrati nei
marker fisiologici
di tutti i ratti. È
poco probabile,
quindi, che questi
effetti siano stati
casuali e
accidentali.
Inoltre i nostri
rigorosi strumenti
statistici hanno
permesso di
differenziare le
reazioni ascrivibili
all’alimentazione
OGM dalle differenze
derivanti dalla
variazione della
composizione di
un’altra dieta di
riferimento.
Un’analisi del
genere non era mai
stata svolta prima.
Vi è inoltre una
mancanza di dati
relativi a marker
funzionali
cancerogeni,
ormonali o epatici
(per esempio,
espressione
oncogene, livelli di
ormone steroideo
sessuale, livelli di
citocromo P450), che
avrebbero potuto
spiegare i
risultati.
La mancata
disponibilità di
questo tipo di dati
può essere utile a
coloro che dubitano
che le attuali
osservazioni
forniscano la prova
di potenziali segni
di tossicità. Oltre
al fatto che i
parametri
fisiologici e
biochimici risultati
non nella norma in
questi studi
alimentari
forniscono
frequentemente un
quadro degli eventi
coerente e
OGM-specifico, che
corrisponde e
supporta il
presupposto
generalmente
accettato e
sostenuto
dall’industria e dai
legislatori secondo
il quale le colture
e il cibo OGM
dovrebbero essere
considerati caso per
caso. Oltre a ciò,
numerosi risultati
evidenziati con un
doppio riquadro
includono tutti gli
effetti relativi
alla dieta dopo solo
3 mesi di periodo di
alimentazione.
Infine, gli effetti
più forti e numerosi
interessano organi
coinvolti nella
detossicazione, come
i reni e il fegato,
generalmente colpiti
in seguito a eventi
di tossicità
alimentare.
Per esempio, nello studio sulla varietà NK 603, forti e statisticamente rilevanti scompensi ionici delle urine e i marcatori renali implicano un perdita renale. Ciò include la creatinina (aumento della clearance urinaria), in concomitanza con la sua diminuzione nel sangue, e la diminuzione dell’azoto ureico. La riduzione di creatinina nel sangue in alcuni casi è risultata essere associata a problemi muscolari. È quindi forse degno di nota il fatto che nei gruppi nutriti con OGM a essere colpito è stato il cuore, un ottimo esempio di organo muscolare. La possibilità di porosità renale, come dimostrato da questi dati, può essere causata dalla presenza di residui dell’erbicida Roundup, presenti nelle varietà di colture OGM come il mais NK 603 analizzato.
Abbiamo dimostrato in precedenza che gli erbicidi a base di glifosate, come il Roundup, anche in concentrazioni molto basse sono altamente tossici per le cellule renali embrionali dell’uomo [36], e inducono una diminuzione della vitalità, soprattutto tramite l’inibizione della deidrogenasi succinica mitocondriale.
La deficienza
funzionale renale
che osserviamo nei
ratti maschi è
diversa tra gli
animali nutriti con
NK 603 e quelli
nutriti con MON 863.
Quest’ultimo è
caratterizzato da un
aumento dei livelli
di creatinina nel
plasma e della
ritenzione degli
ioni, che erano
associati a una
nefropatia
interstiziale
cronica, come
ammesso
originariamente nel
report di Monsanto
MON 863 e da Hammond
e colleghi. [18].
Tuttavia, questo
disturbo funzionale
dei reni è stato
accantonato nelle
loro conclusioni in
quanto il ceppo di
ratto usato negli
studi alimentari è
apparentemente
sensibile a questo
tipo di patologia,
specialmente durante
l’invecchiamento,
cosa che non
caratterizzava il
caso preso in
analisi. Tuttavia,
questo ragionamento
è stato sostenuto da
varie autorità
regolatrici (EFSA,
CGB in Francia).
Queste
argomentazioni
appaiono nuovamente
invalidate in quanto
i ratti erano ancora
relativamente
giovani, sarebbero
stati di 5 mesi
entro la fine
dell’esperimento, e
quindi al di sotto
dell’età a cui
potrebbero
sviluppare
spontaneamente
patologie renali.
Ancora più
importante è il
fatto che questi
effetti sui reni
dipendono
chiaramente da MON
863 in quanto non
vengono osservati
con le altre tre
varietà di mais OGM
e i gruppi di
controllo, e di
conseguenza non
sarebbero potuti
derivare da una
predisposizione
genetica del ceppo
di ratto usato, che
inoltre era lo
stesso in tutti i
casi.
In generale, negli
animali maschi i
parametri relativi
ai reni non
risultano fuori
dalla norma nel
gruppo nutrito con
MON 810, anche se la
sensibilità alle
sostanze tossiche
sembra generalmente
più alta in questo
sesso
[37, 38]. Un
ulteriore fattore
che contribuisce a
compromettere le
funzionalità renali
potrebbe derivare
sia da un nuovo,
imprevedibile
effetto tossico
causato a sua volta
dall’intrinseco
effetto mutageno
della tecnologia
OGM, o forse dalle
nuove forme mutanti
della tossina Bt
prodotta da MON 863,
la quale è
completamente
diversa da quella
inserita in MON 810.
In ogni caso, le
femmine nutrite con
MON 810 mostrano un
leggero aumento di
peso dei reni, che
può corrispondere a
una leggera
iperplasia
solitamente
associata a processi
infiammatori
immunitari.
Una rivalutazione
dei vetrini
istologici di questi
animali sarebbe
interessante al fine
di verificare questa
ipotesi. Inoltre, in
questi studi manca
l’analisi di alcuni
marker pertinenti
alle funzionalità
renali, come per
esempio la tensione
arteriale o i
livelli di
angiotensina.
Questo tipo di
indagine, integrato
con controlli in cui
gli animali sono
nutriti con una
dieta normale a cui
si aggiunge la
corrispondente
tossina Bt
purificata,
permetterebbe
un’interpretazione
più razionale e
precisa dei
risultati.
Nel caso dei trial
alimentari con MON
863, trattati in uno
studio precedente
[5] e al centro del
dibattito [2, 4],
sono stati ottenuti
nuovi risultati
dalla rivalutazione
dei dati tramite più
potenti metodi
statistici. Questi
risultati sono
illustrati qui di
seguito.
Nei ratti femmine
c’è il rischio di
venire occupati
dalle reazioni già
ascritte al gruppo
nutrito con OGM,
dato che diversi
parametri indicano
degli aumenti del
glucosio in
circolazione e dei
livelli di
trigliceridi, con
parametri di
funzionalità
epatiche compromessi
in concomitanza con
un lieve aumento del
peso corporeo totale
[5]. Questa
condizione
fisiologica è
indicativa di un
profilo
pre-diabetico. In
questa sede
dimostriamo che
negli animali
femmine il profilo
dei trigliceridi, la
creatinina o
l’escrezione di
cloruro nell’urina
sono alterate
differentemente e
specificatamente con
il passare del tempo
rispetto ai gruppi
di controllo, a
seconda della dose
di OGM. Tutti questi
scompensi e
differenze
considerati nel loro
complesso potrebbero
essere interpretati
come chiari segni di
tossicità.
Gli effetti
riscontrati
dopo solo 5
settimane di
alimentazione
o con dose di
alimentazione
inferiore all’11%
non possono essere
trascurati
semplicemente perché
sono osservati meno
frequentemente.
Potrebbero
verificarsi processi
di compensazione o
ristabilimento in
seguito alla lesione
dei tessuti, come
forse osservabile
nel caso di topi
alimentati con una
dieta contente la
soia OGM Roundup
Ready [39]. Processi
infiammatori acuti
possono verificarsi
in tessuti
danneggiati, seguiti
da una fase di
rigenerazione, come
osservato in seguito
a un’infezione
batterica/virale o a
un insulto tossico
di natura chimica
[40, 41]. Per
esempio, nel gruppo
nutrito con il mais
OGM MON 863 con una
dose dell’11%, con
il passare del tempo
il potassio urinario
diminuisce nei ratti
maschi, fenomeno non
riscontrato in un
solo controllo.
Quest’effetto
dipende
specificatamente dal
tempo e non risulta
quindi artefatto.
Questo tipo di
puntuale
rigenerazione può
essere parte di un
processo
cancerogeno, e
ovviamente, anche
laddove si
verificasse una
guarigione totale,
questo non dovrebbe
essere considerato
come segno di non
pericolosità degli
alimenti OGM.
5. Conclusioni
I profili
pato-fisiologici
sono unici per ogni
coltura/alimento
OGM, il che
sottolinea la
necessità di una
valutazione della
loro non
pericolosità caso
per caso, come è
largamente ammesso e
sostenuto dai
legislatori. Non è
possibile formulare
dei commenti
riguardo a eventuali
simili effetti
tossici generali a
livello subcronico
per tutti gli
alimenti OGM.
Tuttavia, per le tre
varietà di mais OGM
che hanno costituito
la base di questa
indagine, sono stati
riscontrati nuovi
effetti collaterali
collegati al consumo
di questi cereali,
che sono risultati
sesso-specifici e
spesso
dose-specifici.
Gli effetti hanno
coinvolto
principalmente la
funzionalità renale
ed epatica, colpendo
i due maggiori
organi coinvolti
nella detossicazione
alimentare, seppur
manifestando delle
differenze tra i
vari tipi di OGM.
Inoltre, sono stati
frequentemente
osservati alcuni
effetti sulle
cellule cardiache,
surrenali, spleniche
ed ematiche. Dato
che esistono normali
differenze di sesso
nel metabolismo del
fegato e dei reni, i
disturbi assai
significativi dal
punto di vista
statistico della
funzionalità di
questi organi,
osservati nei ratti
maschi e femmine,
non possono essere
ritenuti
insignificanti dal
punto di vista
biologico, come è
stato invece
proposto da altri
[4]. Concludiamo
pertanto asserendo
che i nostri dati
suggeriscono
fortemente che
queste varietà di
mais OGM inducono
uno stato di
tossicità
epatorenale.
Ciò può essere
dovuto ai nuovi
pesticidi (erbicidi
o insetticidi)
presenti
specificamente in
ogni tipo di mais
OGM, sebbene non sia
possibile escludere
effetti metabolici
non previsti dovuti
alle proprietà
mutagene del
processo di
trasformazione OGM
[42].
Tutte e tre le
varietà di mais OGM
contengono un
residuo di pesticida
distintamente
differente,
associato al loro
particolare evento
OGM (glifosate e
AMPA in NK 603,
Cry1Ab modificato in
MON 810, Cry3Bb1
modificato in MON
863). Queste
sostanze non sono
mai state parte
integrante della
dieta animale o
umana e quindi non
se ne conoscono, al
momento, le
conseguenze sulla
salute di coloro che
le consumano,
specialmente per
lunghi periodi.
Inoltre, qualsiasi
effetto collaterale
legato all’evento
OGM sarà in ogni
caso unico, dato che
il sito di
inserimento
transgenico e la
gamma di mutazioni a
livello genomico
differiranno tra i
tre tipi di mais
modificato. In
conclusione, i dati
che abbiamo
presentato
raccomandano
fortemente la
necessità di
effettuare ulteriori
studi alimentari su
animali a lungo
termine (fino a 2
anni) in almeno tre
specie,
preferibilmente
anche
multi-generazionali,
con il fine di
fornire dati
scientificamente
validi e veritieri
relativamente agli
effetti tossici
acuti e cronici
delle colture, degli
alimenti e dei
prodotti OGM.
La nostra analisi
sottolinea che nel
corso di una ricerca
investigativa
occorre concentrarsi
particolarmente su
reni e fegato, dato
che si è osservato
un impatto
nettamente negativo
sulle funzionalità
di questi organi nei
ratti alimentati con
le varietà di mais
OGM per soli 90
giorni.

