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Il ruolo delle
imprese agroalimentari nell'agricoltura
Multinazionali
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vedi anche:
Finanza
+
Multinazionali dei
Farmaci e Vaccini +
Tracciabilita' dei Cibi
http://www.sapereeundovere.it/pericoli-ogm-rivelati-da-un-ex-scienziato-del-governo-degli-stati-uniti/
Per vivere occorre mangiare. Si tratta di una
affermazione che può apparire banale, tanto è
ovvia. Ma è un punto di partenza fondamentale
per ogni discorso sull'agricoltura.
Se ogni essere umano ha il diritto di vivere,
dobbiamo difendere il diritto al cibo e per
farlo dobbiamo dire che non è possibile
implementare il libero mercato in agricoltura
perché devono poter mangiare anche coloro che
non avendo denaro, sono fuori dal mercato.
Inoltre la produzione agricola non è così
prevedibile come quella dei prodotti
industriali.
La situazione metereologica, le malattie che
colpiscono le coltivazioni e gli allevamenti
influiscono in maniera imprevedibile sulla
produzione; non si può produrre all' ordine, o
come si dice "just in time".
I prezzi cambiano velocemente sul mercato, ma
non si possono cambiare patate in pomodori ed il
numero dei raccolti annuali non è modificabile a
seconda della richiesta, anche se è il sogno di
molti. Tutto questo chiarisce che la "mano
invisibile" appare visibilmente
inefficace per instaurare "un sistema di scambi
agricoli equo", tanto per citare uno degli
obiettivi dell' Accordo sull' agricoltura WTO.
Nell'analisi di questo accordo si parla sempre
di mercati e di agricoltori. In questa breve
analisi, svolta in occasione del Vertice FAO del
giugno 2002, ci soffermiamo su un terzo
protagonista, quasi sempre trascurato: le
imprese agroalimentari
Il commercio dei prodotti agricoli
Il legame fra commercio e sicurezza alimentare è
complesso. Banalmente il commercio dovrebbe
servire ai paesi ad importare il cibo di cui non
dispongono. Ma assume rilevanza perché il prezzo
dei prodotti agricoli determinato dal mercato è
quello che i coltivatori "subiscono" anche se
non corrisponde ai loro costi produttivi e
perché mentre i paesi del Nord sono paesi
esportatori, quelli del Sud, sono i maggiori
importatori, in particolare i Paesi meno
sviluppati importano quasi il 30% del cibo che
consumano. Inoltre l' accordo agricolo (in sede
WTO) mira a garantire un maggiore accesso al
mercato, stabilendo una percentuale minima di
import per ogni prodotto agricolo, e ad agire
sulle politiche nazionali di sostegno. Occorre
considerare che da questo accordo ci si
attendeva un aumento dei prezzi dei prodotti
agricoli di base, le cosiddette commodities, ed
un riequilibrio del mercato.
Ma ciò non è accaduto, i rapporti di forza sono
rimasti inalterati ed i Paesi in via di sviluppo
(PVS) non hanno visto aumentare la loro quota di
esportazioni.
Leggendo l' AoA si è sempre soliti parlare di
esportazioni americane e di vendite sottocosto
Europee. Ma gli Stati sono direttamente
coinvolti sul fronte del commercio solo se
possiedono società che hanno il monopolio del
commercio di determinate derrate, le cosiddette
state-trading enterprises. Sfugge al dibattito
che a comprare dagli agricoltori e commerciare
sono società come Nestlé, Cargill e Carrefour.
Gli Stati non competono fra loro, al massimo
competono per ricevere gli investimenti di
queste società.
I protagonisti del mercato
I problemi di reddito degli agricoltori sono
sempre stati visti come una conseguenza del
cronico sbilanciamento fra domanda ed offerta,
come se il nocciolo del problema fosse
costituito dalle ridotte dimensioni della torta
da spartire fra gli agricoltori.
Le politiche hanno ipotizzato varie soluzioni
per aumentare il loro reddito: hanno tentato di
ingrandire la torta attraverso i sussidi, di
ridurre i contadini seduti al tavolo o di far si
che i contadini potessero mangiare sulle tavole
di altri Paesi (sussidi all' esportazione).
Ma la situazione reale è che al tavolo non
siedono solo i contadini, ci sono almeno tre
sedie, una per loro, una per chi fornisce loro
fertilizzanti, sementi, antiparassitari,
eccetera e una per chi compra i loro prodotti,
li elabora e li fa arrivare sui banchi di
vendita al dettaglio. Il problema è che le tre
forchette per mangiare la torta non sono della
stessa dimensione. Proviamo ad analizzare meglio
questa affermazione.
L' agricoltura non è solo campagne e fattorie
dove gli agricoltori lavorano con i loro
trattori. Essi comprano le sementi che piantano,
talvolta lavorano terre in affitto, acquistano
tutti i prodotti chimici necessari e tutte le
apparecchiature per coltivare ed allevare
bestiame. Vendono poi i loro raccolti e gli
animali allevati a chi li commercia e li
trasforma in cibo preconfezionato che noi
consumatori acquistiamo nei negozi e nei
supermercati. Come si vede, gli agricoltori sono
un anello della catena, un anello debole,
stretto fra chi fornisce loro mezzi e materiali
per lavorare e chi acquista il frutto del loro
lavoro.
In queste condizioni, come possono aumentare il
loro reddito ?
1) aumentando la resa delle coltivazioni
2) aumentando l'estensione delle coltivazioni
3) riducendo i costi
4) ottenendo sussidi dallo Stato (la via più
praticata).
Ma queste soluzioni sono parziali, poiché non
considerano globalmente il settore
agroalimentare che vede l' industria di
trasformazione e gli agricoltori accomunati
dalla stessa ricerca di profitti, ma divisi
nell' attuazione pratica di questo obiettivo.
Agricoltori e società commerciali sono ad
esempio sul fronte opposto relativamente a
prodotti di base come il grano, il frumento e il
cotone, prodotti per i quali non c' è una
domanda al dettaglio essendo materia prima per
l' industria di trasformazione. Sono loro a fare
la domanda di mercato, i protagonisti che
"stabiliscono" i prezzi; a loro va la fetta più
grossa del prezzo finale di un prodotto
alimentare.
Nel 1995 l'USDA (il Dipartimento Americano dell'
agricoltura), valutava che prendendo un cesto di
prodotti agricoli, il 25% del prezzo è per i
coltivatori, il resto è agribusiness. Per i
prodotti da forno, questa percentuale è
ridottissima, pari all' 8%.
In un anno di raccolti eccezionali, sicuramente
l' industria di trasformazione ottiene dei
benefici perché l' offerta di materia prima è
superiore alla richiesta, perciò maggiori
profitti. Per l' agricoltore invece è un
problema perché l' abbassamento dei prezzi
riduce le entrate. Che fare? Di solito lo stato
si muove per integrare il reddito dell'
agricoltore cosicché possa pagare il suo "conto"
ai suoi fornitori di sementi, fertilizzanti,
diserbanti eccetera. I cittadini hanno così la
sensazione di aver aiutato i poveri contadini,
in realtà i contributi statali hanno sostenuto i
loro fornitori e i maggiori guadagni dell'
industria di trasformazione. Per questo il
problema del reddito agricolo può essere meglio
descritto come un problema di distribuzione del
profitto all' interno del sistema.
La globalizzazione in agricoltura: integrazione
orizzontale e verticale delle multinazionale
agroalimentari.
Così come in altri comparti, nel corso degli
ultimi anni c' è stata una sequenza di
acquisizioni che ha ridotto il numero delle
compagnie sul mercato.
Queste sono le maggiori compagnie che
commerciavano cereali negli anni ' 80 e la
concentrazione di mercato.
Concentrazione di mercato:
Frumento, mais e soia 6 società hanno l'85-90%
Cargill, Continental, Louis Dreyfus, Bunge &
Born, André, Toepfer
Caffè 6 società hanno l'85-90% Rothfos, ACLI
(dall'83 acuisita da Cargill), J.Aron, Volkart,
Socomex, ED&F Man
Zucchero 4 società hanno l'60-65% Sucden, Phibro,
Tate & Lyle, ED&F Man
Banane 3 società hanno l'80% United Brands,
Castle&Cook, Del Monte
Cacao 3 società hanno l'80% Gill&Duffus,
Berisford, Sucden
Tè 3 società hanno l'85% Unilever, Associated
British Foods, Lyons-Tetley
Cotone 8 società hanno l'80% Cargill, Volkart,
Mcfadden/Valmac, Dunavant, Tokyo Menka Kaisha,
Sumitomo, Bunge & Born, Allenberg Da allora la
situazione è variata in direzione di una
ulteriore concentrazione.
Il 60% dei terminal per il trasporto di
granaglie è di proprietà di quattro società:
Cargill, Cenex Harvest satets, ADM e General
Mills.
L' 82% dei cereali esportati è diviso fra
Cargill, ADM e Zen Noh.
Anche il settore agrochimico presenta un' alta
percentuale di concentrazione. Le prime due
compagnie (Syngenta e Pharmacia), controllano il
34% del mercato; le prime quattro ben il 56%. Il
settore "Food & beverage", dal giugno 200 al
giugno 2001, ha visto acquisizioni ed
accorpamenti per un valore di 69,2 miliardi di
dollari, superiore al valore totale delle
"unioni" dei cinque anni precedenti.
Le prime cinque società del settore sono: Nestlé
(Svizzera), Philip Morris (USA), ConAgra Inc.
(USA), Unilever (Olanda/UK), Coca-Cola (USA).
Sempre più spinta è la concentrazione anche nel
settore delle vendite. Negli Stati Uniti il 52%
delle vendite al dettaglio di prodotti
alimentari è nelle mani di cinque catene:
Wal-Mart, Kroger, Albertson' s, Safeway e Ahold
USA, quando solo nel'97 la percentuale era del
24%. Anche in Europa sta accadendo tutto questo.
La società più attiva è certamente la Carrefour,
secondo venditore al dettaglio del mondo.
A livello mondiale, gli analisti, prevedono 5/6
global competitors: Wal-Mart (USA), Tesco (UK),
Ahold (Olanda), Carrefour (Francia) e Metro AG
(Germania). Oltre alla cosiddetta concentrazione
orizzontale, negli anni recenti si è avviata una
integrazione verticale tendente a costruire
compagnie in grado di presenziare le diverse
fasi di un processo di produzione di un prodotto
alimentare.
Le compagnie che dominano il commercio dei
cereali sono parte di conglomerati i cui
interessi finanziari sono ampi e per essi il
prezzo dei cereali è un costo di produzione per
allevamenti di bestiame e cibi preconfezionati,
i cui margini di profitto sono molto superiori a
quelli limitati alla vendita esterna di cereali.
La Cargill, per esempio, è anche una delle
maggiori società (la settima) del settore food
and beverage. Tramite la Excel, una delle sue
compagnie, è fra i maggiori produttori di carne
preconfezionata.
L'abbassamento dei prezzi dei cereali degli
ultimi anni è stato un beneficio per le
industrie zootecniche, mentre i consumatori
hanno continuato a pagare lo stesso prezzo.
Quando i prezzi dei cerali scendono, non
scendono quelli della carne di pollo: alla fine
tale profitto va sempre alla Cargill.
Il numero ridotto di
grandi compagnie
in grado di dominare
ogni anello della catena di produzione
agroalimentare significa che queste società
possono esercitare una grossa pressione
per sostenere i loro prezzi di vendita e di
esercitare analoghe pressioni, ma in senso
opposto, per mantenere bassi i prezzi dei
prodotti agricoli che acquistano.
La concentrazione del mercato, lo rende più
simile a un regime di monopolio che a un mercato
libero e competitivo. Permette alle società
dominanti di mantenere profitti elevati.
Gli agricoltori guardano con preoccupazione a
questa situazione, soprattutto vedendo che
mentre l' agricoltura è perennemente in
condizioni difficili e le piccole aziende
chiudono, le multinazionali continuano a
crescere e ad aumentare i loro profitti.
Oltretutto al potere economico corrisponde
potere politico, cioè capacità nell' influenzare
le politiche dei governi.
L' ex vicepresidente della Cargill, Dam Amstutz,
partecipò alla scrittura dell' AoA quando
lavorava nel Trade Rapresentative Off e USA;
spesso hanno più potere politico dei
rappresentanti delle categorie agricole e per la
loro natura globale applicano il loro potere nei
paesi in cui operano simultaneamente.
Quando si parla di problemi agricoli, invece si
punta sempre l' indice verso i contributi
governativi, in particolare verso quelli
europei. Come scrivono gli agricoltori canadesi
della National Farmers Union, la spiegazione
consueta ai loro problemi è che la crisi è
causata innanzitutto dai sussidi dell' Unione
Europea che aumentano la produzione, creano
eccedenze e dall' abbassamento dei prezzi deriva
la loro crisi.
Schematicamente: Sussidi UE >> Aumento
produzione UE >> eccedenze >> Abbassamento
prezzi di mercato >> Crisi economica degli
agricoltori.
Ma l' analisi di quanto accaduto negli ultimi
anni, mostra che è ingannevole pensare che
questa equazione rappresenti la realtà del
problema, analizzando la produzione agricola, ad
esempio, si scopre che l' aumento di produzione
è avvenuto indistintamente fra paesi con un
altro livello di sussidi e paesi che non ne
usano (l' Australia ha registrato un aumento
percentualmente superiore ai Paesi UE nella
produzione di frumento). E' dagli anni ' 70 che
il mercato non riesce a fornire un ritorno
adeguato agli agricoltori nonostante l' intero
sistema agroalimentare sia fonte di profitti.
Questo fallimento di mercato è il risultato
dello squilibrio fra le multinazionali del
settore e gli agricoltori che devono commerciare
con esse. "Mentre la retorica parla di sostegno
alle famiglie di agricoltori in difficoltà, la
realtà è molto diversa. Il 10% degli agricoltori
americani riceve due terzi dei contributi; l' 1%
riceve mediamente più di 110.000 dollari all'
anno. In Europa il 30% degli agricoltori riceve
il 70% dei fondi, fra di essi il Principe Carlo
d'Inghilterra." Michael W.G.Garrett Executive
Vice president Nestlé.
Il tema dei sussidi agricoli è stato ampiamente
dibattuto negli ultimi anni. L' AoA ha
certamente fallito nel tentativo di ridurli
poiché i paesi che ne facevano ampio uso
continuano a farlo (principalmente UE, USA e
Giappone), semplicemente hanno modificato le
modalità di erogazione. Meno chiaro, almeno per
la gente comune, è che il sistema di erogazione
di questi contributi è poco equo e che non
finisce nelle tasche di chi ne avrebbe maggior
necessità.
Come faceva notare, il vice presidente esecutivo
della Nestlé nella frase riportata sopra, la
fetta più grossa dei sussidi finisce in poche
mani e questo accade sia in Europa che negli
USA. Gli Stati Uniti, in sede WTO, hanno sempre
sostenuto una posizione liberista anche in
agricoltura; nella pratica, però, la posizione
statunitense è molto meno netta, anzi, i
sostegni americani non sono da meno, si
differenziano solo nella modalità con cui
vengono elargiti.
In attesa di trovare dati analoghi per l'
Europa, ecco qualche interessante dato sui
destinatari dei sussidi
ai farmers americani. Innanzitutto non tutte le
diverse coltivazioni sono sostenute, anzi, il
90% dei contributi va ai produttori di mais,
frumento, cotone, semi di soia e riso.
Fatta questa premessa, il 60% degli
agricoltori non riceve sussidi mentre il 10%
dei beneficiari ne assorbe il 61%.
Questo 10% ha ricevuto mediamente 32 mila
dollari ogni anno, 27 volte la cifra mediamente
ricevuta.
L' 1% al top della lista dei destinatari dei
sussidi, ne ha percepiti 83 mila dollari. Sono
destinatari di sovvenzioni investitori e
proprietari terrieri, non coinvolti direttamente
nella produzione agricola. Fra i beneficiari dei
contributi 10 troviamo addirittura società che
fanno parte della lista "Fortune 500", la
classifica delle 500 maggiori società USA,
stilata dalla omonima rivista.
Nel 2000, ad esempio figuravano: Archer
Daniels Midland ($36,305) - Boise Cascade
Corporation ($11,024 ) - Caterpillar ($17
698) - Chevron ($260,223 ) - Deere & Company
($12,875 ) - DuPont ($188,732 ) - Georgia
Pacific ($37,156 ) - International Paper
($375,393 ) - John Hancock Mutual Life Insurance
($125,975 )
Hanno ricevuto contributi persino aziende
come la Pfizer (meglio nota come produttrice del
Viagra) e la RJ Reynolds Tobacco Co.
Conclusione
Gli accordi sul commercio agricolo in questi
ultimi anni hanno fallito l' obiettivo di
portare prosperità al mondo contadino. Questo è
accaduto sia nel Nord del Mondo, sia nei Paesi
del Sud, dove la situazione è drammaticamente
più grave perché l' agricoltura è l'attività
praticata dalla maggior parte della popolazione
e perché vi sono situazioni di carenza
alimentare.
Per gli agricoltori questi accordi hanno avuto
due conseguenze importanti.
Rimuovendo sistemi tariffari e non, hanno
condotto gli agricoltori ad un unico mercato
iper competitivo. Spingendo per un minore
intervento statale e la fine di ogni intervento
diretto attraverso imprese che in alcuni Paesi
provvedevano a controllare e stabilizzare i
prezzi di alcune derrate, hanno favorito la
crescita di gruppi imprenditoriali.
In condizioni di alta competitività, i prezzi e
i profitti dovrebbero scendere, non per nulla
gli economisti sostengono che il libero mercato
conviene ai consumatori (dimenticando che sono
anche lavoratori), ma se la competizione è
aumentata per i contadini, è diminuita per le
multinazionali agroalimentari, sempre meno ma
sempre più grandi.
La situazione che si è venuta a creare è che il
potere sul mercato fra i due è enormemente
sproporzionato. In queste condizioni, una
ulteriore riduzione dell' intervento governativo
sul mercato agricolo, sarà a favore dell'
Agribusiness, così come il regime di sussidi
vigente non modifica le storture del mercato, ma
semplicemente lo mantiene in vita. Perciò i
negoziati sull' AoA, che si stanno svolgendo
secondo i tre consueti pilastri: sussidi all'
esportazione, sostegni interni e accesso al
mercato vanno verso un ulteriore rafforzamento
del potere delle compagnie agroalimentari e
mancano l' obiettivo di migliorare il reddito
degli agricoltori, indispensabile ad ogni
tentativo di soddisfacimento dei bisogni
alimentari del pianeta.
Da 25 anni, politici e manager hanno avuto la
meglio nel sabotare
i tentativi degli agricoltori di comprendere il
problema.
E' fondamentale che il tema della concentrazione
di potere e del fallimento del mercato entri
nell'agenda dei negoziati.
Tratto da
www.transnationale.org +
http://it.transnationale.org/
Ecco la forza di
queste
multinazionali....gli
enti preposti alla ns
salvaguardia....vengono
corrotti.....o sono
indottrinati...
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
CONDANNATE le 6 Big alimentari - SESSIONE
TRIBUNALE PERMANENTE dei POPOLI sulle società
AGROCHEMICAL TRANSNAZIONALE -
Bangalore, 3-6 dicembre 2011
Il Tribunale ha raccomandato ai governi
nazionali, che dovrebbero "processare come
imputati”, le aziende agrochimiche in termini di
responsabilità penale, piuttosto che la
responsabilità civile. "
http://www.agricorporateaccountability.net:80/en/page/ppt/167
Comunicato Stampa - 07 Dic. 2011
Verdetto tribunale verso le 6 multinazionali
agrochimiche, e’ stato salutato come
un’intervento urgente sulle raccomandazioni
esortate dal
Pesticide Action Network (PAN)
Internazionale, che ha valutato il verdetto del
Tribunale Permanente popolare (PPT) contro
il mondo delle sei più grandi società
agrochimica
Monsanto,
Syngenta, Bayer,
Dow Chemical,
DuPont e
BASF, dopo la storica sessione di quattro
giorni che è culminata a Bangalore, in India
ieri.
Vittime e sopravvissuti dell'industria dei
pesticidi da tutto il mondo, rappresentata dal
PAN International, hanno testimoniato davanti ad
una giuria di fama internazionale per
incriminare i "Big 6" per violazioni dei diritti
umani. Sulla base delle prove presentate prima,
il Tribunale ha ritenuto l'imputato
multinazionali agrochimiche "responsabile per le
gravi, diffuse e sistematiche violazioni del
diritto alla salute e alla vita, i diritti
economici, sociali e culturali, oltre che dei
diritti civili e politici, e le donne e dei
bambini".
Il Tribunale ha anche trovato le multinazionali
agrochimiche responsabili di violazione dei
diritti umani dei popoli indigeni ', ed inoltre
ha scoperto che "Le loro azioni sistematiche di
corporate dominanti, hanno causato evitabili
rischi catastrofici, aumentando le prospettive
di estinzione della biodiversità, comprese le
specie la cui sopravvivenza è necessaria per la
riproduzione della vita umana".
Sarojeni Rengam, Pan Asia Pacifico direttore
esecutivo, ha detto che il verdetto del
Tribunale è una vittoria per i popoli che sono
stati più colpiti dalle Big 6 che hanno il
controllo sul cibo e l'agricoltura. "Siamo
euforici con il verdetto. Essa afferma che la
gente in tutto il mondo già conosce e stanno
vivendo: che l'industria dei pesticidi è
colpevole e deve essere ritenuta responsabile
per l'avvelenamento sistematico della salute
umana e l'ambiente, la perdita di sovranità
alimentare e di auto-determinazione, ed un
aumento della fame nel mondo e la povertà ", ha
detto.
Il PPT, fondato nel 1979 in Italia, è un
tribunale dell'opinione pubblica internazionale
che guarda in denunce di violazioni dei diritti
umani.
Confermato dai tribunali sulla guerra del
Vietnam e le dittature latino-americane, il PPT
ha tenuto 37 sessioni fino ad ora utilizzando il
formato rigoroso tribunale convenzionale. Mentre
i suoi verdetti non sono giuridicamente
vincolanti, questi possono impostare precedente
per future azioni legali nei confronti degli
imputati, e può esercitare la pressione dei
governi e delle istituzioni.
I giurati per la sessione PPT sulle
multinazionali agrochimici sono indiani giurista
Upendra Baxi, scienziato inglese Dr. Ricarda
Steinbrecher, africani ambientale Ly avvocato
Ibrahima, economista tedesco Elmar Altvater,
italiano professor Paolo Ramazzotti, PPT e il
Segretario Generale Dr. Gianni Tognoni.
Il Tribunale ha dichiarato che gli Stati, case
del Grande 6 (Stati Uniti, Svizzera e Germania),
"non hanno rispettato la loro responsabilità
accertate a livello internazionale, per
promuovere e proteggere i diritti umani", e di
non aver adeguatamente regolato, controllato e
disciplinato queste aziende.
Il Tribunale inoltre ha detto che questi Stati
hanno "ingiustificatamente promosso un approccio
“doppio standard” che vietano la produzione di
sostanze chimiche pericolose in casa propria,
permettendo loro di licenza sfrenata, per queste
imprese multinazionali in altri Stati esteri,
soprattutto del Sud del mondo."
Il Tribunale ha anche trovato gli Stati
ospitanti, responsabili per la mancata tutela
dei diritti umani dei suoi cittadini, offrendo
"magica ospitalità a tappeto" alle
multinazionali agrochimiche e quindi non
protegge adeguatamente gli attivisti dei
movimenti sociali o di scienziati indipendenti
dalle molestie, non limitando la "proprietà
aziendale globale di produzione di conoscenza
nelle università e centri di ricerca correlati
"," non riconoscendo il valore della conoscenza
indigena e dei rapporti sociali che creano e
sostengono, "e" di non pienamente perseguire
forme alternative e meno rischiose di produzione
agricola, senza avere imparato la lezione
completa dalla prima rivoluzione verde".
Il Tribunale ha anche scoperto che le politiche
dell'Organizzazione
Mondiale del Commercio (WTO), in relazione a
diritti di proprietà intellettuale "non sono
equilibrate con qualsiasi sincera stima per i
gravi rischi a lungo termine, per l'uomo e la
natura, già poste in atto dalle attività dell'agrobusiness
e delle industrie agrochimiche".
Le istituzioni finanziarie internazionali, dal
nome nell'atto di accusa come il
Fondo
Monetario Internazionale,
Banca Mondiale, non
seguono "Un rigido regime di
condizionalità dei diritti umani" e "devono
ancora sviluppare politiche riguardanti il
loro sostegno
per la non produzione di pericolose applicazioni
o processi", ha detto il Tribunale.
Il Tribunale ha raccomandato ai governi
nazionali dovrebbero "processare
le aziende agrochimiche convenute, in termini di
responsabilità penale, piuttosto che per la
responsabilità civile." E 'anche sollecitato i
governi ad agire per "ristrutturare il diritto
internazionale" per garantire la responsabilità
delle imprese multinazionali, ad accettare un
"meno onere della prova sulle vittime e ad
impegnarsi pienamente e legiferare per il
principio di precauzione ", e" per evitare (TNC)
direttamente o indirettamente, attaccando e
minacciando gli scienziati, agricoltori e
difensori dei diritti umani e ambientali ".
Ha anche esortato le organizzazioni
internazionali e istituzioni intergovernative
per difendere i diritti umani e il benessere
delle popolazioni, e per proteggere la
biodiversità e gli ecosistemi subordinando gli
interessi delle corporazioni ed a perseguire i
loro brevetti.
"Le raccomandazioni del Tribunale deve essere
immediatamente messa in pratica, perché l'eco
ciò che la società civile e le organizzazioni
delle persone hanno richiesto e’ ancora per un
tempo molto lungo.
L'accusa del Big 6 deve essere avviata per
portare a compimento la giustizia per le
migliaia di vittime e sopravvissuti
dell'industria dei pesticidi.
Il principio di precauzione devono essere messe
in atto e il regime dei brevetti abolito, come
raccomandato dal Tribunale. Questo è l'unico
modo per fermare queste violazioni dei diritti
umani, che continuano ogni giorno con impunità
", ha detto Rengam.
Rengam inoltre aggiunto che il Tribunale segna
solo l'inizio di una escalation internazionale
movimento popolare contro le multinazionali
agrochimiche, che ora è armato con un verdetto
potente che può essere utilizzato in ogni parte
del mondo.
"Il prossimo passo verso la giustizia e la
liberazione dal Big 6 di controllo sarà
determinato dalla unità del popolo, la forza e
la determinazione a resistere contro l'avidità
aziendale e l'aggressività, così come è stato
dimostrato in questa sessione vittoriosa del PPT"
ha concluso.
La Sessione Tribunale Permanente dei Popoli sul
TNC agrochimici è organizzata dalla Pesticide
Action Network International, una rete globale
di oltre 600 organizzazioni in oltre 90 paesi,
che ha lavorato per eliminare l'uso di pesticidi
e altre tecnologie pericolose.
By Pesticide Action Network Asia e il Pacifico -
E-mail:
panap@panap.net - Sito web:
www.panap.net
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