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MONSANTO
La Monsanto, specialista in erbicidi
e defolianti, nel 1960 ha prodotto il famigerato
"agente arancione", uno dei più temibili
defolianti usati durante la guerra in Vietnam.
Attualmente la Monsanto produce l'erbicida
Roundup.
E' stata al centro di vari processi per
violazioni che vanno dalla contaminazione
ambientale, alla pubblicità ingannevole, alla
violazione delle norme sulla sicurezza.
Nel 1995 la Monsanto ha danneggiato l'ambiente
scaricando 1.800 tonnellate di sostanze
inquinanti nell'aria, nei fiumi, nei suoli.
Monsanto produce anche l'ormone BCH per la
crescita forzata dei bovini da macello, ormone
ritenuto da molti scienziati cancerogeno.
Monsanto, inoltre, da qualche anno si dedica
alla manipolazione genetica, brevettando,
insieme all'Astra-Zeneca, sementi che si possono
usare per un solo raccolto, innestando la
cosiddetta "tecnologia della morte" che priva le
comunità agricole della loro secolare conoscenza
di salvare i semi.
Risultato di questa operazione è favorire un
regime di monopolio sulle sementi che nutrono il
mondo, e di renderne uniche beneficiarie le
multinazionali del settore.
(Fonti: The Ecologist, febbraio 1999 e Homepage
di Boycott!, Homepage di Manitese)
Tratto da
http://digilander.libero.it/ginanni/documenti/consumo.htm
Storia della
Monsanto
Tratto dal libro: "Transgenico NO", Malatempora
La chiamano la Microsoft del
transgenico, del biotec, ma lei non dovrebbe
essere divisa in due o tre, dovrebbe essere
spazzata via, messa in condizione di non fare
danni spaventosi, come ha fatto, sta facendo e
farà, se non sarà fermata.
La storia. Nasce nel 1901 a East St. Louis,
nell’Illinois, come produttrice di saccarina.
Nella grande crisi del ’29 mentre milioni di
americani senza lavoro non riescono a mangiare,
lei si mangia una ditta che ha giusto messo a
punto un nuovo composto, i policlorobifenili,
detti PBC. Sono inerti, resistenti al calore,
utili all’industria elettrica allora in grande
espansione e come liquidi di refrigeranti nei
trasformatori.
La Monsanto fa i soldi, ma già negli anni Trenta
viene fuori che il PCB è un composto chimico
tossico, ma l’elettrico è troppo importante, e
la Monsanto va avanti pressoché indisturbata.
Negli anni Quaranta si occupa di diossine e
comincia a fabbricare l’erbicida noto come 245T,
il nome gli deriva dal numero di atomi di cloro
del famigerato composto. Così efficace che già
negli anni Sessanta le grandi praterie
americane, così infestate, diventano «silenti»
ed uscirà un libro famosissimo a denunciare "the silent spring", la primavera silenziosa, senza
uccelli, che darà il via alle prime campagne
ecologiche americane.
L’erbicida è così potente che l’esercito
americano lo usa come defoliante nella sua
guerra in Vietnam, dove concepisce l’idea
demenziale che distruggendo tutte le foglie
degli alberi del Nord e Centro Vietnam riuscirà
a scovare i Vietcong. Che invece arriveranno
fino a Saigon, e faranno scappare l’ambasciatore
americano dal tetto dell’ambasciata, con la
bandiera a stelle e strisce arrotolata, sotto il
braccio, mentre si alza su un elicottero che lo
riporterà via, per sempre. Ma questa è un’altra
storia.
La Monsanto, durante tutta quella sciagurata
guerra, la prima che gli Americani perdono nella
loro storia, ha venduto all’esercito il
tristemente famoso "agente
orange", un misto di 245T della Monsanto e
del 24D della sua rivale Dow Chemical, sua
alleata per la patriottica distruzione delle
foreste del Vietnam.
Scienziati ed opinione pubblica, oltre alle
diserzioni in massa dei giovani americani fanno
sospendere, nel 1971, lo spargimento dell’agente
orange, di cui si conoscono gli
effetti delle diossine sull’ambiente.
Ed è cancerogeno, ha provocato danni immunitari
e alla riproduzione che non hanno finito di fare
male ai vietnamiti. Come si vede, la Monsanto
viene da lontano davvero. Ma questo è ancora
poco.
Negli anni Ottanta scopre il glifosato, sostanza
base per molti erbicidi, e soprattutto del
tristemente famoso Roundup.
Il Roundup è un
pesticida potente, e conveniente, che dà alla
Monsanto profitti del 20% annui, proiettandola
ai vertici. Però ha un difetto: fa male agli
umani.
I disordini provocati dal glifosato sono
noti e documentati, ma le lobbies pro-pesticidi
sono ormai potentissime, inarrestabili.
Il solo piccolo neo di questi tempi, mentre
leggete, gli scade la patente del Roundup,
insomma, la fine della pacchia. Ma ormai la
Monsanto, da grande multinazionale qual è, sa
guardare lontano.
Nel 1997 scorpora chimica e
fibre sintetiche e le mette in una società di
nome Solutia e spende miliardi (di dollari) che
le vengono dai profitti del Roundup nel campo
biotech, che, insieme a quello del software, sta
diventando il darling di Wall Street. Capisce
alla svelta che quello sono le due grandi strade
del futuro: informatica e biotecnologie. La
Monsanto viene fuori con la grande pensata.
La grande pensata è questa: fabbrichiamo una
specie di semente resistente al glifosato, così
possiamo vendere le sementi super-resistenti,
che si chiameranno Roundup ready, insieme al
Roundup stesso. Così possiamo continuare a
prendere due piccioni con una fava: vendere le
sementi, e ancor più pesticida Roundup, un
pacchetto doppio che abbiamo solo noi.
Splendido, no?
Così, dal 1997 la Monsanto comincia a vendere
soia, mais e colza transgenici, cioè con un gene
che, dice lei, li fa resistenti al Roundup. Ci
prova anche con il cotone, ma gli va male. Però
soia, mais e colza vanno bene, e arriveranno,
per vie traverse e spesso complicate, sulle
tavole di tutto il mondo, ormai abituate a
prodotti con dentro di tutto.
Basta che siano colorati, pubblicizzati e
venduti nei supermercati come prodotti nuovi,
con i nomi degli ingredienti così piccoli che
non li legge neanche un notaio di Catania.
E non è finita. Nel 1998 una delle nuove aziende
Biotech, la Delta e Pine Land, si è inventata e
brevettata una tecnica di nome «sistema di
protezione della tecnologia» che è una modifica
genetica alla pianta, a molte piante, che le fa
sterili. Come ogni persona di buon senso può
capire, è peggio della bomba atomica.
Possono sterilizzare una pianta, e quindi, se ti
costringono a usare i loro semi, te li possono
rivendere anno dopo anno: sei nelle loro mani
peggio di quanto il contadino servo della gleba
del medioevo era nelle mani del suo signore
feudale.
Il brevetto prende il nome di Terminator. La
Monsanto, dopo due mesi dal brevetto, si compra
la Delta & Pine Land, con l’evidente scopo di
vendere le sementi transgeniche, che vengono
chiamate «suicide» ai mercati dell’Asia,
dell’Africa e dell’America Latina.
… Ma la verità, si sa, alla fine viene fuori, e
le bugie hanno le gambe corte.
Un giornale tra i pochissimi, The Ecologist,
inglese, fa un numero speciale sul transgenico,
e fa i nomi della gente delle
lobbies che
hanno fatto passare le leggi sui brevetti. Sono
spesso quelli che poco prima erano nel biotech:
era così e lo è ancora nel
farmaceutico
come negli armamenti, la chiamano la «revolving
door». Entrano nelle multinazionali e escono
dalle lobbies o dalle burocrazie ministeriali
che decidono, e viceversa, da sempre.
La Monsanto e quelli del biotech premono sulla
distribuzione del giornale, e lo fanno saltare.
Ma alla fine esce, in inglese, in francese e in
spagnolo e com’è come non è, in pochi mesi
l’Europa si allerta ai transgenici, e al
Terminator, suo aspetto più orrificante, e non
vuole ne soia ne altro di quel genere. (…)
La Monsanto si fonde con Pharmacia Upjohn, che
fa un marchio separato per il transgenico
agricolo, Che vogliono spacciare, spacciare è il
termine giusto, anche in Italia, nel nome della
fame del mondo, e dei prodotti che contengono la
vitamina qui, e l’antibiotico là.
Con la connivenza, ovviamente, dei
giornali e
TV, insomma del mediatico tutto, che bisogna
vi abituate a considerare per quello che è: la
longa manus dei peggiori profittatori. Se poi ci
siete chiesti cosa c’era di così terribile nel
numero di The Economist, la risposta è: tutto.
Dalla storia che ormai ha fatto il giro del
mondo, denunciata in prima battuta da «Pure food»
gruppo di ONG che hanno tirato fuori la
sempreverde combine della revolving door, della
porta girevole che funziona da sempre per le
industrie belliche, i ricercatori e gli uomini
chiave passano dall’industria alle
organizzazioni statali che queste controllano.
Cioè controllori e controllati sono sempre le
stesse persone, che da quella porta girevole
passano, ogni due o tre anni.
Nel nostro caso, è una ricercatrice della
Monsanto, chiamata dalla FDA a controllare le
sue stesse ricerche. Lo stesso per una certa Ann
Foster, passata da direttrice dello Scottish
Consumer Council alla Monsanto, ed ancora membro
di diverse commissioni di consulenza
britanniche, tra cui quella degli aspetti medici
degli alimenti. Evviva!
Le guardie fanno i ladri, e poi ancora le
guardie! Ma non crediate che la Monsanto si
fermi davanti a queste quisquilie.
Nel gennaio 1997 la procura di New York ha
costretto la Monsanto a ritirare annunci
pubblicitari che sostenevano che il suo
diserbante, l’ormai famigerato Roundup, è
biodegradabile e non nuoce all’ambiente, perché
menzogneri.
Secondo la facoltà di Igiene della Università di
California, il glifosato occupa il terzo posto
nelle cause di malattie legate ai pesticidi
contratte dai lavoratori. Ma la Monsanto, come
le grandi multinazionali, può tranquillamente
perdere una battaglia, dieci battaglie, perché
alla fine vince, grazie ai suoi avvocati, e alle
lobbies, le guerre. Anzi è così forte che
riesce ad imporre quel che vuole agli organismi
mondiali come il WTO.
Progresso che passerebbe per la vittoria totale
dei commerci senza barriere.
Ma i ricchi non comprano il cibo dei poveri, per
cominciare, così, noi europei tutti, dobbiamo
accettare le importazioni di carne e latte che
provengono dagli USA, da bestiame trattato con
Prosilac, l’ormone
prodotto dalla Monsanto, che fa crescere gli
animali, ed i profitti, con i risultati che
sappiamo.
E sulle carni ormonate,
della Monsanto, la guerra tra USA, che li ormoni
ce li mettono, e l’Europa, che non ci sta, è
diventata una guerra commerciale a tutti gli
effetti.
Dal 1997 la Monsanto si è scissa in due. La
cosiddetta MS si dedica esclusivamente alle
biotecnologie e alla produzione di cibo, per gli
animali e per gli uomini, entrambi geneticamente
modificati, oltre alla fabbricazione di
diserbanti e
fertilizzanti.
Tratto da: disinformazione.it
Altri particolari storici, li trovate QUI:
http://www.realfarmacy.com/the-complete-history-of-monsanto-the-worlds-most-evil-corporation/
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Seralini
vince un'altra causa per diffamazione contro la
Monsanto e la contraffazione
Marc Fellous, l'ex presidente della Commissione
biomolecolare (CGB) è stato condannato per
falsificazione e uso di falsita' per aver
diffamato il professor Gilles-Eric Séralini.
Il 22 settembre
2016, un giudice presso la Corte Penale di
Parigi ha trovato colpevole M. Fellous di
falsificazione e uso di dati falsi al fine di
diffamare il professor Gilles-Eric Séralini e
CRIIGEN, un partenariato di ricerca che si
concentra sui rischi dei pesticidi e
l'ingegneria genetica e lo sviluppo di
alternative.
Marc Fellous è un sostenitore di OGM, è stato in
precedenza Presidente della Commissione
biomolecolare (CGB), che ha valutato la
sicurezza degli OGM in Francia per conto dei
Ministeri dell'Agricoltura e dell'Ambiente dal
1998 al 2007. Nel 2016 è diventato presidente
della l'Associazione francese per la
biotecnologia vegetale, un gruppo di pressione
che è stato creato per promuovere le colture
geneticamente modificate (OGM).
Lo scorso novembre
Fellous perso una causa per diffamazione a
Séralini. La corte ha stabilito che Fellous
aveva diffamato Séralini.
Durante il processo legale, Fellous ha
utilizzato o copiato la firma di uno scienziato
senza il suo consenso ("contraffazione" e "l'uso
di falso") per sostenere che Séralini e il suo
co-ricercatori si erano sbagliati nella loro
valutazione di nuovi studi sulla Monsanto.
La squadra di Ri-valutazione, ha riferito
Séralini, ha trovato i segnali di tossicità nei
dati grezzi-originali, degli stessi studi
sull'alimentazione dei topi del mais Monsanto
geneticamente modificato.
La nuova sentenza del tribunale significa che
Fellous sarà condannato nel giro di pochi mesi,
probabilmente nei primi mesi del 2017, in una
pubblica udienza correzionale. L'uso di falso in
un caso giudiziario è un reato e può portare a
una condanna penale.
La sentenza segna la seconda vittoria in
tribunale quest'anno ottenuta dal Professor
Séralini, e il suo team di ricerca, CRIIGEN.
Il 7 settembre hanno vinto una causa per
diffamazione presso la Corte d'Appello contro la
rivista e il suo giornalista Marianne
Jean-Claude Jaillette, che ripete le parole
diffamatorie, attuate dal monopolio del tabacco
americano e lobbisti OGM, con Henry I. Miller.
By
http://zero-biocidas.blogspot.it/
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Monsanto ha un reparto che si
occupa di screditare le ricerche e gli studi
anti OGM
Di recente l’Agenzia internazionale dell’OMS per
la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il
Glifosato come “probabilmente
cancerogeni per l’uomo“.
“Mettiamo in discussione la qualità della
valutazione“, ha detto il vice presidente degli
affari regolatori globali, Philip Miller, di
Monsanto.
Reuters riporta che Miller ha sostenuto che la
società aveva offerto allo IARC alcuni dati
scientifici che mostrano che il glifosato è
sicuro, ma che è stato “in gran parte ignorato“.
Un’indagine separata sulla tossicità del
glifosato, è attualmente in corso da parte del
Environmental Protection Agency (EPA), che
potrebbe vietare il prodotto chimico tossico una
volta per tutte. Miller ha espresso la sua
preoccupazione in quanto la relazione dello IARC
potrebbe influenzare il risultato delle
risultanze dell’EPA, e ha invitato l’OMS a
ritirare la loro dichiarazione.
Tutto questo suona come un passo nella giusta
direzione, ma la Monsanto ha la reputazione di
screditare scienziati, esperti e anche i
giornalisti che osano parlare contro di loro.
E’ stato a lungo pensato che la peggiore
corporation del mondo, avesse un intero
dipartimento dedicato a far tacere i suoi
critici, ma fino ad ora nessuno aveva alcuna
prova di questo.
Tuttavia, in un recente articolo si è affermato
che il dottor William Moar, un dipendente della
Monsanto il cui lavoro comporta la sua presenza
in seminari che hanno come scopo quello di
convincere la gente che i prodotti della
Monsanto sono sicuri, ha ammesso per la prima
volta, che la società utilizza un’incredibile
quantità di tempo e denaro, per screditare gli
esperti che parlano male della società.
In un recente convegno frequentato per lo più da
studenti che speravano di ottenere qualche stage
a pagamento, uno studente ha chiesto cosa stesse
facendo l’azienda per negare la “cattiva
scienza” riguardo il suo lavoro.
A quel punto il dottor William Moar, ha detto
che Monsanto ha: “un intero reparto (agitando il
braccio per enfasi) dedicato a ‘sfatare’ la
scienza che non è d’accordo con loro”.
Il glifosato è un erbicida ad ampio spettro,
attualmente con i più alti volumi di produzione
di tutti gli erbicidi. E ‘utilizzato in oltre
750 diversi prodotti per applicazioni in
agricoltura, silvicoltura, e per la casa. Il suo
uso è aumentato notevolmente con lo sviluppo di
varietà di colture resistenti al glifosato
geneticamente modificati. Glyphosate è stato
rilevato in aria durante la spruzzatura,
nell’acqua e negli alimenti.
Il glifosato è stato rilevato nel sangue e nelle
urine dei lavoratori agricoli, ciò indica il suo
assorbimento.
Fonte
Video "il Mondo
secondo Monsanto"
Amaranto sfida
Monsanto - 15 settembre 2010
Una pianta sacra degli
Inca attacca la coltivazione
transgenica (OGM) e
sfida la
Monsanto. Negli Stati Uniti gli agricoltori
hanno dovuto
abbandonare cinquemila ettari di soia
transgenica e altre cinquantamila
sono gravemente minacciate.
Questa situazione è
dovuta ad un'erba
infestante, l'amaranto (conosciuta
in Perù
come
kiwicha) che ha deciso di opporsi alla
multinazionale Monsanto,
tristemente famosa per
la sua produzione commerciale di semi
transgenici.
Nel 2004 un
agricoltore di Atlanta dimostrò che alcuni
germogli di amaranto resistevano al potente
erbicida Roundup. I
campi vittime di questa infestazione di amaranto
erano stati seminati con semi
Roundup Ready, che
contengono un gene resistente all'erbicida.
Da allora la
situazione è peggiorata e il fenomeno si è
esteso verso la Carolina del Sud e del Nord,
Arkansas, Tennessee e Missouri. Secondo un
gruppo di scienziati britannici del Centro per
l'Ecologia e
l'Idrologia, si è
prodotto un trasferimento di geni tra la pianta
modificata geneticamente e alcune erbe
infestanti come
l'amaranto.
Questa
constatazione
contraddice le affermazioni dei
difensori degli organismi
geneticamente modificati:
un'ibridazione tra una pianta modificata
geneticamente e una pianta non modificata è
"semplicemente impossibile".
Secondo il genetista
britannico Brian Johnson, "basta un solo
incrocio riuscito tra vari milioni di
possibilità. Una volta creata, la nuova pianta
possiede un'enorme vantaggio selettivo e si
moltiplica
rapidamente.
Il potente erbicida che si utilizza qui, Roundup,
a base di
glifosato e di
ammonio, ha
esercitato una
pressione enorme sulle piante, le quali
hanno aumentato ancor
di più la velocità di
adattamento".
L'unica soluzione è
strappare a mano le erbe infestanti, come si
faceva un tempo, però questo non è
fattibile date le
enormi dimensioni delle coltivazioni. Inoltre,
essendo l'amaranto una pianta che si radica
profondamente, queste
erbe non sono molto facili da strappare, non
resta dunque che abbandonare
quelle terre.
Il quotidiano inglese
The Guardian ha pubblicato un articolo di
Paul Brown che rivelava che i geni modificati
di cereali hanno ibridato alcune piante
selvatiche e creato un supergrano resistente
agli erbicidi, qualcosa
di inconcepibile per i difensori dei semi
transgenici..
Fa sorridere
constatare che l'amaranto o kiwicha, considerata
adesso una pianta diabolica per l'agricoltura
genetica, è una pianta sacra per gli inca.
Appartiene agli alimenti più antichi del mondo.
Ogni pianta produce
una media di 12.000 chicchi e le foglie, più
ricche di proteine della soia, contengono
vitamine A e C, e sali minerali.
Così questo boomerang,
rimandato
indietro
dalla Natura
alla
multinazionale Monsanto, non solo
neutralizza questo
predatore, ma occupa i suoi domini con una
pianta che potrebbe alimentare
all'umanità in caso di
fame.
Sopporta la maggior parte dei climi, sia in
regioni secche che in zone di
monsoni o nelle terre
tropicali, e non ha problemi né con gli insetti
né con le malattie per cui non avrà
mai bisogno di
prodotti chimici.
Tratto
da: web.resmarche.it - Fonte: fiorigialli.it
vedi:
Vittoria: In Messico un Giudice ha sentenziato
contro
Monsanto a favore delle
api
...19/08/2014
Argentina: da
un anno protestano contro l’azienda USA,
Monsanto - 02/11/2014
La protesta, contro la multinazionale Monsanto,
dura da oltre un anno; la gente di
Malvinas sta bloccando le strade di accesso
al sito di Monsanto nella cittadina dove le
manifestazioni di protesta, ignorate dai media
italiani ed euriopei, durano dal mese di
settembre 2013.
A protestare sono madri e padri che hanno perso
figli a causa delle malattie indotte dagli
alimenti contaminati, in quanto da dieci anni il
noto e tossico pesticida Roundup, viene
utilizzato in quest'area e nei campi della zona.
I medici hanno segnalato un forte aumento dei
casi di cancro e di difetti alla nascita dei
bambini, infatti in ogni famiglia si riscontra
almeno un caso di problemi respiratori ed altre
patologie gravi.
La multinazionale del biotech Monsanto, sta ora
costruendo un impianto per il trattamento dei
semi OGM e
la rabbia della gente è esplosa, dato che il
governo inglese, che controlla l'isola, e’
chiaramente colluso con l’azienda ….
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MONSANTO
18 mesi fa nel 2014, il controllo di Monsanto
sull’agricoltura mondiale sembrava
inattaccabile.
Oggi, dopo più di 20 campagne, 2 milioni di
firme, centinaia di migliaia di telefonate,
messaggi e incontri con i Ministeri,
manifestazioni e articoli di giornale… l’intero
“modello Monsanto” è stato messo in dubbio.
L’Unione Europea ha appena bocciato il rinnovo
della licenza del pesticida glifosato, il
prodotto più redditizio della multinazionale,
che da solo rappresenta un terzo dei suoi
profitti. Una decisione gigantesca.
“Se penso a dove eravamo all’inizio di
quest’anno e dove siamo ora, AVAAZ è stata
indiscutibilmente una forza cruciale in questa
battaglia per sospendere il Glifosato”
La battaglia è ancora lunga. Ma se Paesi come
Germania, Francia e Italia hanno sfidato per la
prima volta le basi stesse dell’intero modello
Monsanto, da questo momento niente sarà come
prima.
Non siamo stati anti-pesticidi a
prescindere: la nostra campagna ha chiesto una
sospensione finché studi indipendenti non
determineranno la sicurezza del Glifosato.
Ed ora, anche se la Commissione decidesse di
andare avanti senza il sostegno dei governi
nazionali, lo potrà fare solo per 18 mesi e solo
in attesa di un nuovo parere scientifico. Se
riusciremo ad assicurare che questo sarà davvero
indipendente, avremo vinto!
Ma non solo, in questi 18 mesi potremo anche
favorire una valutazione internazionale
dell’impatto ambientale di tutto il modello
produttivo che si basa su Monsanto, che sta
trasformando i nostri campi in deserti tossici
in cui non cresce più niente tranne i suoi semi
geneticamente modificati.
Come con il cambiamento climatico e con
l’accordo di Parigi, Avaaz ha spinto i cittadini
a mobilitarsi come non era mai successo prima.
Abbiamo portato la lotta contro Monsanto ad un
nuovo livello e ora dipenderà da noi vincerla
nei prossimi 18 mesi.
Prima le
multinazionali del petrolio, ora Monsanto.
Stiamo sfidando i veri potenti del nostro tempo.
Ma assieme, se ci crediamo e agiamo di
conseguenza, possiamo davvero riuscire in
qualsiasi cosa.
Con speranza e determinazione,
By Ricken, Alice, Bert, Pascal e tutto il team
di
Avaaz
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L'ITALIA i suoi Ulivi....e la Xylella
propinata agli ulivi....
Sabina Guzzanti scopre la trattativa
Stato-Monsanto sugli "ulivi OGM" – 20/03/2015
Non si sa bene quando il terribile piano sia
stato elaborato, quel che è certo è che ci siamo
dentro fino al collo, e ormai potrebbe essere
troppo tardi. Tutto è cominciato in Brasile, nei
laboratori di una società che fa capo alla
famigerata Monsanto. Ed è laggiù che scienziati
senza scrupoli hanno dato vita a un terribile
batterio fitopatogeno, la xylella fastidiosa.
Per quale ragione ?
Lo scopriremo presto, intanto abbiamo le prove:
la società si chiama Alellyx, anagramma di
xylella. Le tessere del mosaico cominciano a
combaciare.
Spostiamoci in Salento, Puglia (I), terra di
sole, mare, jentu e vacanze un sacco fighette.
Ormai siamo passati dalla storia alla cronaca:
la xylella ha sferrato il suo attacco. Le
vittime? Gli ulivi millenari della terra della
pizzica. Non c’è rimedio, si seccano e muoiono.
Ma era tutto previsto da tempo.
In Israele, che in una storia del genere non è
mai un paese che si trova lì per caso, in altri
laboratori, hanno messo a punto gli ulivi Ogm,
resistenti alla xylella, ma devastanti per le
nostre difese immunitarie. A legare i laboratori
brasiliani con quelli israeliani, lo stesso
nome, lo stesso marchio di fabbrica, quello che
non si può pronunciare senza avvertire un
brivido di terrore lungo la schiena: Monsanto.
E’ tutto chiaro, no ?
La xylella, l’arma di distruzione di massa
brasiliana, non è altro che il grimaldello
attraverso il quale Monsanto (brivido) vuole
mettere le mani sul nostro patrimonio di ulivi
millenari. Per che farsene? Per ucciderli tutti,
diamine! E sostituirli con gli ulivi Ogm di
Monsanto (brivido) che fanno male ai nostri
bambini.
Ma non sarebbe possibile senza la complicità
della casta, ed è qui che la trattativa
Stato-Monsanto (brivido) gioca il ruolo chiave:
saranno proprio le autorità pubbliche a
sterminare gli ulivi malati, e anche quelli
sani, per soprannumero. Non domandateci chi
fornirà il terribile pesticida, l’arma del
delitto. Lo avete già capito (brivido).
Tutto torna. Ci avevano raccontato solo bugie, e
chissà che ne sarebbe oggi di noi se non fosse
per un eroico drappello di artisti e musicisti,
che tra una canna e l’altra hanno sgamato la
magagna e sono disposti a tutto per fermare la
distruzione degli ulivi del Salento, sconfiggere
il male e far risorgere il Sole.
C’è Nando, il cantante dei Sud Sound System, c’è
anche Al Bano, assicura Nando, e i Negroamaro, e
ora c’è anche Sabina Guzzanti, proprio lei, in
Puglia per presentare il suo masterpiece sulla
trattativa Stato-Mafia e che, sulla
sua pagina Facebook, ha tirato giù al volo
la sceneggiatura per questo entusiasmante
sequel.
Una sceneggiatura demenziale della quale
si è già fatto portavoce il Fatto Quotidiano,
che ha messo in allarme Giancarlo Caselli, oggi
presidente del comitato scientifico
dell’Osservatorio sulla criminalità
nell’agricoltura e che coinvolge immancabilmente
dei Pm, quelli di Lecce, che su questa storia
avrebbero aperto un’inchiesta. Ma siamo nella
terra della Procura di Trani, non è che ci si
possa meravigliare più di tanto.
Tra parentesi: gli ulivi Ogm NON esistono,
forse un giorno qualcuno li avviserà. Intanto
avanti con la prossima trattativa.
By Giordano Masini - Tratto da: ilfoglio.it
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EU Allows Monsanto GM Maize - Move
Called 'A Disaster'
- September 08, 2004
(Monsanto e' riuscita a spingere la commissione
europea ad accettare che 17 tipi di Mais OGM
siano coltivati in Europa, cio' e' avvenuto con
le pressioni
dell'amministrazione Bush (USA).
Nel 2010
US biotechnology industry giant
Monsanto, has successfully
pressured the
European Commission into
officially accepting 17 of its genetically engineered varieties of Maize
to be cultivated in Europe. Monsanto enlisted the help of the Bush
administration, which
complained
to the WTO over European "intrasigence" on the question of GM in
agriculture.
One would think that the
disastrous
GM experience in
Argentina
and more recently in
Mexico
should have taught us something, but it appears that "free trade"
mechanisms are powerful enough to ride roughshod over both public
preference and government - in this case even European regional -
resistance.
It would appear that the EU is giving
up the fight, pushing that responsibility further down to the member
countries - and even to the public - to sustain. In this connection the
words of Health Commissioner David Byrne, who also oversaw the passing
of a controversial ban on high dose and advanced formulation
food
supplements, are revealing. Byrne, in a leaked
memo available to Friends of the Earth, stated that "any Member
State may object to the marketing on their territory of any such GM
variety if they consider there is a risk for human health, the
environment or agronomic reasons." One might be tempted to ask
whether Byrne is keeping his options open for lucrative employment with
big business after his stint at the EU Commission, which is drawing to a
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"EU Allows Monsanto GM Maize - Move Called 'A Disaster'"
Posted on September 08, 2004
at 06:00 PM
Tratto da:http://www.newmediaexplorer.org/sepp/
CAPITOLAZIONE
della UE davanti alla Multinazionale Monsanto
! - Luglio 2009
L’UE sembra stia cedendo alla
pressione delle lobby degli OGM e spinge per
l’approvazione di due mais transgenici della
Monsanto, ovvero il MON88-0-17 – conosciuto
anche come MON810 - e il MIR604 che avrebbero
già ottenuto il parere scientifico positivo
della EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza
alimentare.
Il mese di luglio è stato particolarmente
importante per il mais geneticamente modificato,
in particolare per il MON88017 x MON810(1) (per
semplicità, tranne che nelle parti citate, mi
riferirò a questo mais come MON810) della
Monsanto. Agli inizi del mese la
European Food Safety Authority, presenta una
relazione su questa varietà OGM su richiesta
diretta dell'azienda statunitense:
Sulla base dei risultati dell'analisi
comparativa il gruppo GMO conclude che il mais
MON 88017 x MON 810 è equivalente, sotto il
profilo composizionale, fenotipico e agronomico,
alle varietà di mais non OGM e tradizionali,
fatta eccezione per la presenza nel mais MON
88017 x MON 810 delle proteine Cry3Bb1, CP4
EPSPS e Cry1Ab.
Per quanto riguarda la sicurezza, questa la
conclusione del gruppo:
In definitiva, il gruppo GMO ha concluso che il
mais MON 88017 x MON 810 è sicuro e nutriente
quanto la versione non geneticamente modificata
e che l'allergenicità complessiva dell'intera
pianta è invariata.
Poiché la domanda della Monsanto riguardava un
uso nei prodotti alimentari e nei mangimi,
l'importazione e il trattamento, il gruppo
non ha ritenuto
necessario
effettuare una valutazione
scientifica dei possibili effetti ambientali
connessi con la coltivazione del mais MON 88017
x MON 810.
Marzo 2010 - Capitolazione !
E' pienamente riuscita l'azione di sfondamento
attuata dalla Commissione europea che in poche
settimane dalla sua investitura è riuscita a
mettere fine alla moratoria su nuove colture Ogm
che resisteva in Europa dal 1998.
Tutto è avvenuto a tempo di record facendo
ricorso alla vecchia tecnica del bastone e della
carota. La conseguenza è stata però una vera e
propria alzata di scudi da parte di chi si
oppone con forza alla loro introduzione, in
primo luogo il ministro per le Politiche
agricole Luca Zaia.
La decisione, annunciata dal commissario alla
salute John Dalli riguarda il via libera
definitivo alla coltivazione nell'Ue della
patata transgenica 'Amflora' della
multinazionale Basf, per produrre carta e
mangimi e ad altri tre mais transgenici non per
la coltivazione. Subito dopo Dalli ha annunciato
che 'entro l'estate sarà pronta la proposta
della Commissione europea per lasciare agli
stati membri la scelta di coltivare o no degli
Ogm'.
In attesa però di un'iniziativa che sembra
ancora tutta da costruire, il commissario
intende completare il lavoro avviato dai
colleghi che lo hanno preceduto. Rimangono
infatti da decidere le autorizzazioni a
coltivare altri quattro Ogm: si tratta -
spiegano fonti comunitarie - del mais BT11 della
Syngenta, del mais 1507 della Pioneer, del mais
Nk603 della Monsanto, e del rinnovo
dell'autorizzazione per il mais Mon810.
Insomma, se da un lato Bruxelles prospetta una
maggiore libertà da accordare ai singoli Stati
membri sulla decisione di coltivare o meno degli
Ogm, da un altro lato fa intravedere nuove
proposte di autorizzazione su cui decidere.
Senza contare che non c'è ancora certezza sul
contenuto e soprattutto sulla forma giuridica
che assumerà quella futura proposta. L'unica
certezza: Dalli intende 'procedere nella
direzione indicata dal presidente della
Commissione Josè Manuel Barroso per lasciare più
libertà agli stati di deciderè.
Dietro la strategia sul futuro degli Ogm appare
l'impronta del presidente della commissione
Barroso che, dopo anni di empasse, ora sembra
deciso ad accelerare i tempi su un dossier tra i
più sensibili in Europa. Barroso può contare sul
commissario alla sanità Dalli che,
contrariamente alla precedente Commissione, è
ormai l'unico a gestire tutti i dossier sul
transgenico. Dalli ha tenuto anche a sgombrare
il campo da ogni malinteso: sulla superpatata -
ha detto - tutto è stato esaminato con la più
grande attenzione, in modo che le preoccupazioni
espresse al riguardo della presenza di un gene
resistente agli antibiotici siano pienamente
tenute in considerazione. Nessun nuovo argomento
scientifico aveva bisogno di essere esaminato
ulteriormente'.
L'iniziativa di Bruxelles ha comunque già
ottenuto un primo risultato: la produzione della
superpatata partirà già nel 2010 nella
Repubblica Ceca e in Germania dove i contratti
tra industria e produttori sono in via di
definizione. Dal 2011 dovrebbero iniziare le
coltivazioni anche in Olanda e Svezia.
Gli Stati membri dell'Ue che non vogliono
autorizzarne la coltivazione possono presentare
domanda alla Commissione europea per adottare
un'apposita clausola di salvaguardia.
Bruxelles ha così scoperchiato il vaso di
Pandora: lo scontro tra chi è favorevole e chi è
contrario è già avviato ma è il presidente
Barroso che, almeno per il momento, ha ancora in
mano il gioco.
Fonte:
Cordis
vedi:
PERICOLO FARMACI
+ OGM
+
DANNI dei VACCINI
+
Multinazionali
vedi anche:
Finanza
+
BIG PHARMA
+
TECNOLOGIE per "CONTROLLARE" il
MONDO
+
MINISTERO "SALUTE" informato sui
Danni dei Vaccini + Multinazionali Agroalimentari + Multinazionali
2
+
Le Corporazioni
+ Messaggi Subliminali
+ Lobbies
+
Gruppo
Bilderberg
+
I nuovi Tiranni
+
MAFIA
dei FARMACI e VACCINI
+
Gravi
colpe delle Multinazionali
+
SEMI - SEMENTI
AGRICOLE controllate dalle MULTINAZIONALI
+
MEDICI IMPREPARATI
+
Ingegneria Genetica
+ Danni
della Coca Cola +
Questa potrebbe
essere l'Azienda che vi controllera' nel molto
prossimo futuro
+
PRODUTTORI dei VACCINI, TUTELATI +
Comparaggio
farmaceutico
vedi anche:
http://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2009/03/07/Monsantos-Many-Attempts-to-Destroy-All-Seeds-but-Their-Own.aspx
Ex
Amministratore delegato della
Monsanto India, racconta
le malefatte di
Monsanto ! - Aprile 2010
Tiruvadi Jagadisan, ex amministratore delegato
di Monsanto India, e' l'ultimo dirigente entrato
a far parte dei critici del
Bt Brinjal e forse e' il primo
insider (questa parola indica un personaggio
iniziato di un gruppo segreto, banda criminale)
dell'industria a farlo.
il Bt Brinjal e' una
melanzana OGM,
transgenica, modificata tramite l'introduzione
del gene del batterio del suolo:
Bacillus Thuringienisis (genera malattie
dell'apparato intestinale e crea paralisi negli
organismi nei quali si introduce).
Jagadisan ha
lavorato con al Monsanto quasi due decenni di
sui 8 anni come amministratore delegato proposto
alle operazioni in India; Egli ha espresso
commenti molto sfavorevoli alla nuova varieta'
di mais ed ha precisato che la societa' "era
solita presentare al governo per l'approvazione
alla commercializzazione dei propri prodotti,
dei dati scientifici alterati ....cioe' falsi !
Egli ha confermato che gli
enti governativi,
nel dare le autorizzazioni, facevano riferimento
solo ed esclusivamente
agli "studi
scientifici" presentati dalla
Monsanto...senza
effettuare nessun controllo come enti
governativi... !
Commento NdR:
in che mani siamo....?? - La stessa cosa
succede per i
Vaccini,
gli Enti governativi dei vari paesi del mondo,
Italia
compresa, utilizzano
ESCLUSIVAMENTE gli "studi
scientifici" presentati dalle
case
farmaceutiche , senza fare
NESSUN
controllo, ne' studi indipendenti, sui
Vaccini
!
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Mais
OGM della
Monsanto già approvato
anche per il consumo umano è
tossico
!
La revisione dei dati della sperimentazione
voluta da Greenpeace ha dimostrato effetti
tossici su reni e fegato.
Uno studio ha rivelato la tossicità di un mais
OGM prodotto dalla Monsanto e autorizzato per il
consumo animale e umano.
Le cavie nutrite con il mais geneticamente
modificato in questione (MON863) hanno mostrato
segni di tossicità per reni e fegato. Ed è la
prima volta che un prodotto OGM approvato per il
consumo causi degli effetti tossici ad organi
interni.
Lo studio ha preso in esame i risultato dei test
sulla sicurezza che la Monsanto ha presentato
alla Commissione europea per la richiesta di
autorizzazione alla commercializzazione del mais
OGM MON863 nell'Unione europea. Questo mais
quindi non può essere considerato sicuro e
adatto al consumo. Nonostante questo e
nonostante la maggioranza degli stati membri
fossero contrari, la Commissione europea ne ha
approvato la commercializzazione sia per consumo
umano che per i mangimi animali.
Prima dell'Unione europea, il mais OGM della
Monsanto era già stato autorizzato in altri
Paesi: Australia, Canada, Messico, Usa, Giappone
e Filippine.
I dati della sperimentazione del mais OGM sono
oggetto di un feroce dibattito in quanto furono
identificate notevoli differenze nel sangue
degli animali nutriti con il mais MON863.
Greenpeace ha ottenuto i dati dei test in
questione in seguito ad una vicenda giudiziaria
e li ha consegnati ad un gruppo di scienziati
indipendenti .
SOTTOLINEO INDIPENDENTI, NON PAGATI
dalle
MULTINAZIONALI
COME gli altri per CORREGGERE i RISULATI diretti
dal professor Gilles Eric Séralini, un esperto
governativo in ingegneria genetica dell'Università
di Caen (Francia) affinche' venisse fatta
una valutazione oggettiva dei dati.
Greenpeace e Séralini hanno tenuto una
conferenza stampa durante la quale il
professore, che ha diretto lo studio, ha
dichiarato che le analisi presentate dalla
Monsanto non hanno superato un severo controllo.
I protocolli statistici utilizzati dall'azienda
sono molto discutibili e cosa ancor più grave
non sono state effettuate sufficienti analisi
delle differenze di peso degli animali studiati.
Inoltre dal dossier presentato sono stati
cancellati alcuni dati fondamentali che
riguardavano i test delle urine.
Come conseguenza
Greenpeace ha chiesto che il mais OGM MON863
venga immediatamente ritirato dal mercato e ha
chiesto anche che i vari governi nazionali
avviino una nuova valutazione di tutte le altre
autorizzazioni concesse ai prodotti
geneticamente modificati e la revisione dei
metodi analitici utilizzati finora.
Federica Ferrario, responsabile campagna OGM di
Greenpeace Italia ha dichiarato che: "L'attuale
sistema autorizzativo per gli OGM non ha più
alcuna credibilità, dopo che è stato approvato
un prodotto ad alto rischio nonostante chiare
evidenze dei possibili pericoli".
Lo studio è stato pubblicato dalla rivista "Archives
of Environmental Contamination and Toxicology".
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Danni ai topi nutriti con gli
OGM -
Test su un nuovo tipo di mais. La società: le
anomalie sono normali in un simile campione
statistico
LONDRA - Ott. 2007 - Reni più piccoli del
normale, anomalie nel sangue che fanno pensare a
un serio attacco al sistema immunitario,
possibilmente a un tumore. È la prova che alcuni
alimenti geneticamente modificati (Ogm) possono
a lungo termine essere nocivi all'organismo ? Se
lo chiede il giornale britannico «Independent on
Sunday» pubblicando stralci di un rapporto
segreto preparato per il gruppo Monsanto su un
tipo di mais ogm che potrebbe presto essere
introdotto sul mercato europeo. I topi di
laboratorio alimentati con Mon 863, un mais cui
è stata aggiunta una
Mais transgenico tossina per renderlo più
resistente, hanno mostrato di avere problemi
fisici che secondo diversi esperti sono
«estremamente preoccupanti». «Sono risultati che
sembrano indicare un grosso problema al sistema
immunitario - ha detto all' Independent Malcolm
Hooper, docente di chimica all'università di
Sunderland -. Se avessi dati come questi davanti
a me concluderei che assolutamente non si può
dare il nullaosta affinché questo prodotto
arrivi ai consumatori».
Ugualmente allarmato Michael Antoniu, professore
di genetica molecolare alla scuola di medicina
del Guy's Hospital di Londra: «Da un punto di
vista medico - ha detto - questi risultati sono
estremamente preoccupanti. Sono rimasto molto
sorpreso dalla quantità di anomalie rilevate».
Per la Monsanto, che non vuole rendere pubblico
il rapporto perché «contiene informazioni
commerciali riservate che potrebbero essere
utilizzate dalla concorrenza», nei risultati
dello studio, lungo 1.139 pagine, non c'è nulla
di sorprendente. Le anomalie nei topi, ha detto
un portavoce all'Independent on Sunday, non
hanno significato e rispecchiano le normali
variazioni all'interno di un gruppo di tale
entità. «Se veramente sono tanti gli esperti che
hanno dubbi sulla credibilità dei nostri studi
avrebbero dovuto esprimerli alle autorità
competenti. Dopotutto il Mon 863 non è nuovo.
Nove
organizzazioni mondiali, dal 2003 ad oggi,
lo hanno definito sicuro quanto il mais
convenzionale».
Venerdì scorso Gran Bretagna e nove altri Paesi
europei hanno votato a favore dell'introduzione
del mais transgenico, senza però che sia stato
raggiunto il quorum necessario per assicurare
luce verde. Secondo l'Independent on Sunday,
diversi esponenti del governo sono «talmente
preoccupati dai ritrovamenti che hanno chiesto
ulteriori informazioni».
Il giornale cita anche Beatrix Tappeser,
consulente del governo tedesco sugli ogm,
secondo la quale «andrebbero svolte altre
verifiche per avere la coscienza a posto».
L'Europa rimane uno dei principali ostacoli alla
diffusione degli ogm, un mercato che globalmente
vale secondo gli esperti circa 4,2 miliardi di
euro l'anno.
Nei Paesi Ue
l'opposizione non accenna a diminuire. Stando a
una conferenza organizzata la settimana scorsa
al Parlamento di Bruxelles dall'Assemblea delle
Regioni d'Europa, sono una su tre le Regioni che
chiedono di restare «ogm free».
Negli Usa la situazione non potrebbe essere più
diversa. Secondo alcune stime il 75% dei cibi
pronti sul mercato statunitense contiene
ingredienti transgenici.
Il primo grosso allarme in Europa sulla
sicurezza degli ogm era giunto nell'agosto del
1998, quando Arpad Pusztai, del prestigioso
Rowett Research Institute di Aberdeen, in
Scozia, aveva annunciato che topi nutriti con
patate geneticamente modificate avevano
riportato problemi al sistema immunitario e
accusato un rallentamento della crescita. Era un
momento molto delicato per il governo di Tony
Blair, che stava cercando di dare al Regno Unito
un ruolo portante nella rivoluzione delle
biotecnologie. Sembra che due telefonate da
Downing Street siano bastate a costringere al
silenzio Pusztai, nonché a rovinare la sua
carriera.
Tratto da:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2005/05_Maggio/23/ogm.shtml
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MONSANTO CONTRO ITALIA alla CORTE di GIUSTIZIA EUROPEA -
4
varieta' di MAIS OGM
-
COMUNICATO STAMPA
Oggi a Strasburgo, (F) alla Corte di Giustizia UE, avrà luogo la prima
udienza del procedimento intentato da
Monsanto e dalle principali
multinazionali del biotech in opposizione al Decreto Amato del 4 agosto
2000, che ha vietato la commercializzazione in Italia di 4 varietà di
mais OGM autorizzate alla commercializzazione in Europa con procedura
illegittima.
Sono ormai trascorsi tre anni da quel
12 ottobre 1999 in cui i tecnici di VAS denunciarono lo scandalo delle
illegittime autorizzazioni dei quattro mais
OGM – dichiara Ivan Verga,
Vicepresidente di VAS – nel corso dei quali la stessa normativa
europea ha cancellato, con il Regolamento sulla tracciabilità degli
alimenti (giugno 2002), ogni scandalosa possibilità di autorizzare
senza “valutazione di sicurezza d’uso” i prodotti alimentari
OGM
e, tuttavia, per le multinazionali del biotech le norme precauzionali
sembrano a questo punto solo una grande fastidio sulla strada di far
soldi a dispetto di tutto e di tutti.
Il procedimento che si apre oggi alla Corte di Giustizia UE per decidere
la legittimità del Decreto italiano di sospensione dal commercio dei
quattro mais OGM –prosegue Ivan Verga – ha quindi il sapore di un
tentativo di far ripiombare l’Europa negli anni bui in cui ben poco si
sapeva sugli OGM e nei quali le norme erano pressoché dettate dagli
incontrastati lobbisti delle multinazionali produttrici di biotecnologie
alimentari.
Un fatto è comunque certo – conclude Ivan Verga - : il buon senso non
guida le azioni dei capitani di industria del biotech, poiché il livore
che ha indotto le multinazionali del biotech in questo ricorso legale ha
tutto il sapore di una rivincita non solo contro il Decreto di un
governo, ma contro i cittadini tutti di un’Europa che (sondaggi
d’opinione alla mano) di OGM non hanno alcuna intenzione di nutrirsi,
qualsivoglia sarà la decisione dell’Alta Corte UE.
24.09.2002 -
VAS - Verdi Ambiente e Societa' -
Associazione Nazionale Onlus - Email:
http://www.vasonline.it
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Davide contro
Golia: la giustizia francese ha
confermato la condanna di Monsanto, il
colosso mondiale dell'agricoltura, nell'annosa
battaglia giudiziaria che lo opponeva a Paul
Francois, un agricoltore. La corte d'appello di
Lione ha definitivamente dato ragione a
quest'ultimo riconoscendo la multinazionale Usa
come responsabile della sua intossicazione.
La giustizia francese ha confermato la condanna
di Monsanto, il colosso mondiale
dell'agricoltura, nell'annosa battaglia
giudiziaria che lo opponeva a Paul Francois, un
agricoltore di Bernac, nel dipartimento francese
della Charente.
La corte d'appello di Lione
ha definitivamente dato ragione a
quest'ultimo riconoscendo la multinazionale Usa
come responsabile della sua intossicazione.
Motivo? Il Lasso, un erbicida, ormai vietato,
usato per anni nelle coltivazioni di mais. In
primo grado, il gigante dell'industria agricola
era già stato condannato a «indennizzare
interamente» l'agricoltore transalpino
parzialmente disabile da quando ha inalato quel
prodotto altamente tossico. In conferenza
stampa, Francois ha salutato una «decisione
storica».
Il suo legale, François Lafforgue, chiede invece
la creazione di un fondo per indennizzare le
vittime dei pesticidi. «Il riconoscimento della
responsabilità di Monsanto in questa vicenda è
essenziale: i marchi che introducono nel mercato
questi prodotti devono capire che da oggi in poi
non possono più sottrarsi alle loro
responsabilità. Prima o poi dovranno renderne
conto», avverte in una nota Maria Pelletier,
presidente della Ong Générations futures,
secondo cui la decisione del tribunale di Lione
è una «tappa importante per tutte le altre
vittime dei pesticidi».
Pur rifiutando di
passare per un'icona ecologista o no global,
Paul Francois è il primo in Francia ad aver
ottenuto la definitiva condanna del colosso Usa.
Il primo ad aver rotto il silenzio sui rischi
legati a erbicidi, insetticidi e affini. La vita
di questo agricoltore di 47 anni, titolare di
una proprietà di 240 ettari, è improvvisamente
cambiata il 27 aprile del 2004.
Quel giorno, nel tentativo di verificare la
pulizia del contenitore in cui veniva inserito
l'erbicida, ha inalato una forte dose di vapori
tossici. Colpito da un malore, ha giusto il
tempo di spiegare alla moglie ciò che gli è
appena successo prima di finire al Pronto
soccorso. L'uomo sputa sangue. «Poi non ricordo
più niente», racconta oggi.
Dopo cinque settimane di stop, Paul Francois
riprende a lavorare ma soffre, tra l'altro, di
gravi problemi di elocuzione, accompagnati da
violente cefalee. A fine novembre dello stesso
anno, crolla sul pavimento di casa, dove le
figlie lo ritrovano incosciente. Segue un lungo
periodo di ricovero, i medici temono seriamente
per la sua vita.
Dopo attenti esami, viene scoperta una grave
carenza al livello celebrale. Aiutato dai
famigliari, Paul Francois inizia ad indagare sul
Lasso, a sue spese.
Bisognerà attendere il 2005 per identificare il
colpevole, vale a dire il monoclorobenzene, un
solvente altamente tossico contenuto
nell'erbicida della Monsanto.
Alla lotta contro la malattia, segue dunque la
battaglia giuridica. L'agricoltore è infatti
convinto che la multinazionale fosse a
conoscenza dei rischi legati al Lasso, anche
perché quel prodotto venne già bandito nel 1985
in Canada e nel 1992 in Belgio e Regno Unito.
Oggi l'agricoltore guarda al passato e riconosce
di essere appartenuto a una «generazione 100%
pesticidi». «L'agricoltura intensiva, era
meraviglioso, utilizzavamo prodotti chimici ma
in realtà quella non era più una vera
produzione. Come tutti, ne andavo fiero».
Oggi ha cambiato idea: «Nella terra c'è bisogno
di vita». E forse non è un caso se ha
riconvertito un centinaio di ettari in culture
bio.
Appena poche
settimane fa, sempre in Francia, la ministra
dell'Ecologia, Segolène Royal, ha annunciato
l'intenzione di vietare la libera vendita al
dettaglio del Roundup, un altro diserbante
simbolo della Monsanto, dal primo gennaio 2016.
Fonte:
http://www.terranuova.it/Alimentazione-naturale/Condannata-Monsanto-agricoltore-avvelenato-dai-pesticidi
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INCHIESTA SU UNA
STRATEGIA DI COMUNICAZIONE - Come Monsanto vende gli
OGM
Abituate
a dettare legge ai governi, le società transnazionali devono oggi fare
i conti con un risveglio civico che rischia di ostacolare i loro
progetti. Il che spiega il proliferare di «codici comportamentali» e
«carte etiche» di cui si dotano per nascondere il loro unico, vero
obiettivo: conservare una totale libertà d'azione a livello planetario
per continuare a creare «valore» per gli azionisti. È nel settore
agrochimico che incontrano le maggiori difficoltà: gli Organismi
geneticamente modificati (OGM) non «passano» a livello di opinione
pubblica, soprattutto in Europa, dato che nessuno studio scientifico ha
potuto dimostrare che sono innocui, o che la biodiversità sia esente
dai rischi connessi alla disseminazione accidentale, così come nessuno
ha potuto pronunciarsi sui loro presunti effetti benefici.
Le grandi industrie del settore, prima fra tutte la Monsanto, hanno
dunque studiato una strategia di aggiramento.
Non cercano di provare che i loro prodotti non presentano pericoli, ma
li pubblicizzano come soluzione ai problemi di malnutrizione e di salute
pubblica del terzo mondo e, soprattutto, come soluzione di ricambio per
un pericolo sicuramente reale, e cioè i pesticidi. Sperano così di «conquistare»
i diffidenti, grazie a campagne pubblicitarie elaborate minuziosamente e
finanziate in modo massiccio.
By Agnes Sinai - Ricercatrice.
Stato
di allerta alla Monsanto:
dopo l'allarme per una bomba nel suo insediamento francese di
Peyrehorade, nel dipartimento delle Landes, il secondo colosso mondiale
di semi agricoli lancia sulla sua rete Intranet un protocollo di
sicurezza in caso di attacco cibernetico o fisico diretto ai suoi
dipendenti. Questi ultimi sono tenuti a segnalare comportamenti
sospetti, chiamate telefoniche non identificate e persone sconosciute,
come pure a chiudere a chiave tutte le porte, a usare password per
bloccare l'accesso al monitor dei computer e a non utilizzare modem
connessi con l'esterno.
Quanto ai colloqui con i giornalisti, sono proibiti a tutti, tranne che
alle persone appositamente incaricate.
La cultura del segreto, del resto, non è poi così estranea all'attuale
direttrice delle comunicazioni di Monsanto-Francia, Armelle de Kerros,
la quale ha lavorato per la Compagnie générale des matières atomiques
(Cogema).
Il che non impedisce alla Monsanto di ostentare la sua volontà
di «trasparenza»...
Dopo lo scandalo Terminator, prima pianta assassina nella storia
dell'agricoltura (1), l'azienda si dibatte tra paranoia difensiva e
aggressività strategica. I problemi erano iniziati con l'acquisto, per
la somma di 1,8 miliardi di dollari, dell'impresa Delta & Pine Land.
La Monsanto entrava così in possesso di un brevetto che, grazie ad una
tecnica di ingegneria genetica, permetteva di «bloccare» i semi
inibendone la ricrescita da un anno all'altro, il che valse a questa
tecnica di sterilizzazione il soprannome di «Terminator» da parte
della Rafi
(The Rural Advancement Foundation International).
Di
fronte alla levata di scudi provocata a livello internazionale, il
presidente della Monsanto, Bob Shapiro, annunciò il ritiro del
prodotto, prima di dare le dimissioni.
Da allora, la multinazionale ha abbandonato lo slogan di un tempo - «Cibo,
salute, futuro» - e cerca di rifarsi un nome. Produrre OGM (si parla
pudicamente di biotecnologie) è, infatti, un'impresa ad alto rischio,
sia in termini di immagine che di investimenti. Senza parlare di
possibili incidenti biologici: minacce alla biodiversità e comparsa di
insetti mutanti, resistenti agli insetticidi incorporati nelle piante
transgeniche
(2).
Negli Stati uniti, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Epa) ha già
incoraggiato gli agricoltori a destinare almeno il 20% delle loro terre
a coltivazioni convenzionali per permettere lo sviluppo di insetti non
resistenti al transgene Bacillus thuringiensis.
Organismi geneticamente «migliorati» Sono rischi sufficienti a
spiegare come mai, nel valzer delle fusioni-acquisti e delle
ristrutturazioni, l'agrochimica, che comprende le biotecnologie vegetali
(cioè gli OGM), sia sistematicamente isolata dagli altri settori, in
modo da compartimentare il rischio transgenico. È in questa logica che
Aventis cerca di svincolarsi da CropScience, la sua branca agrochimica.
L'azienda aveva infatti commercializzato il mais transgenico Starlink,
capace di provocare allergie nell'uomo.
Benché destinato esclusivamente all'alimentazione animale, il mais è
stato ritrovato in notevoli quantità nelle patatine e nei corn-flakes
dei consumatori americani, come pure nei dolci della ditta Homemade
Baking venduti in Giappone.
È sempre in questo contesto che nasce, nell'ottobre 2000, il primo
gruppo mondiale di agrochimica, Syngenta, - risultato della fusione
della svizzera Novartis con l'anglo-svedese Astra-Zeneca – che
realizzerà un giro d'affari di circa otto miliardi di euro. Monsanto,
dopo la fusione con Pharmacia & Upjohn, una grande ditta
farmaceutica, si occupa ormai solo di agricoltura, con un giro d'affari
che nel 2000 ha raggiunto i 5,49 miliardi di dollari.
Ha ceduto a Pharmacia il suo medicinale di punta antiartrite, il
Celebrex, per specializzarsi nella produzione di prodotti fitosanitari,
di semi agricoli e, in particolare, di semi geneticamente modificati.
Monsanto è ora, a livello mondiale, la seconda casa produttrice di semi
(dopo Pionneer) e di fitosemi dopo Syngenta ed è il numero uno degli
erbicidi grazie al Roundup, l'erbicida più venduto al mondo (il suo
giro d'affari nel 2000 è stato di 2,6 miliardi di dollari, quasi la metà
di quello del gruppo).
Il suo obiettivo è quello di fare accettare i prodotti transgenici
convincendo l'opinione pubblica che è meglio nutrirsi con una pianta
transgenica piuttosto che con una irrorata di pesticidi (3). Strategia
che si agghinda di fronzoli filantropici ed ecologici per superare gli
ultimi ostacoli.
Senza lesinare in fatto di «etica», Monsanto ha così adottato, nel
gennaio 2001, un nuovo codice comportamentale che contiene cinque
impegni: «dialogo», «trasparenza», «rispetto», «condivisione» e
«benefici».
Secondo il direttore generale di Monsanto-Francia, Jean-Pierre Princen,
i consumatori europei - i più restii agli OGM - devono capire che un
organismo geneticamente modificato non è altro che un organismo
geneticamente migliorato.
Da qui la nascita di una nuova Monsanto, indicata all'interno
dell'azienda come «progetto M2»: i suoi semi sono ecologici e ottimi
per la salute. Coloro che ne dubitano sono semplicemente male informati.
Del resto è bene fare tabula rasa del passato: chi ricorda che Monsanto
produceva il defoliante, detto «agente arancio», utilizzato dai
bombardieri americani durante la guerra del Vietnam?
Oggi,
le équipe della multinazionale si riuniscono a Ho-Chi-Minh-City per
vendervi i loro erbicidi e per stringere relazioni privilegiate con i
media, gli scienziati e i membri del governo vietnamita. Dalle Filippine
all'Argentina, si vuole disporre di una totale libertà d'azione: «Free
to operate» («carta bianca») nel gergo della casa.
All'esterno, dunque, sarà opportuno mettere in risalto le qualità
ecologiche degli OGM, di cui il gruppo commercializza due varietà.
Il primo, il gene Bt, nato dal batterio Bacillus thuringiensis, diffonde
le proprie tossine insetticide, il che permette di diminuire la
vaporizzazione di pesticidi supplementari: un raccolto di cotone detto
«Bt» ne subirà due invece di sei o otto. Seconda varietà: il Roundup
Ready, concepito per resistere all'erbicida Roundup. Così,
l'agricoltore compra in kit sia il seme che l'erbicida! Il Roundup è
presentato dalla ditta come un prodotto biodegradabile, e questo le è
valso un processo per pubblicità menzognera, intentato dalla Direction
générale de la concurrence, de la consommation et de la répression
des fraudes (Dgccrf) di Lione (Direzione generale per la concorrenza, il
consumo e la repressione delle frodi).
Rischi di sterilità Negli Stati uniti, l'Epa calcola tra i 20 e i 24
milioni di chilogrammi il volume annuo di glifosato utilizzato (4). Il
prodotto è presente in modo massiccio soprattutto nella produzione di
soia, grano, fieno, nei pascoli e nelle maggesi. Dal 1998, la sua
utilizzazione è aumentata di quasi il 20% all'anno. Contenuto nel
Roundup, è l'erbicida più venduto al mondo e rende ogni anno alla
Monsanto circa 1,5 miliardi di dollari. Il brevetto è scaduto nel 2000,
ma la ditta conserverà una parte del monopolio grazie alle piante
geneticamente modificate, concepite per essere tolleranti al glifosato.
In Bretagna, questo pesticida figura tra gli inquinanti pericolosi e
regolari: nell'ottobre 1999 superava di 172 volte la norma nell'Elorn,
che fornisce acqua potabile ad un terzo del Finistère, «il che prova
che la dichiarata biodegradabilità del Roundup è una impostura»
spiega la dottoressa Lylian Le Goff, membro della missione Biotecnologie
dell'associazione France Nature Environnement (Francia Natura Ambiente).
L'inquinamento
da pesticidi del suolo, dell'acqua e dell'acqua piovana, dell'insieme
della catena alimentare e dell'aria è diventato un serio problema di
salute pubblica che l'amministrazione francese ha tardato a prendere in
considerazione. Ne consegue, per la dottoressa Le Goff, «l'assoluta
necessità di applicare il principio di precauzione riconsiderando la
sollecitazione ad utilizzare pesticidi, soprattutto se incoraggiata da
una pubblicità falsa, che vanta l'innocuità e la biodegradabilità dei
prodotti a base di glifosato».
L'ingestione
di pesticidi da parte del consumatore sarebbe nettamente più alta se le
piante geneticamente modificate dovessero diffondersi, visto che queste
ne sono impregnate.
Come le diossine, anche i pesticidi - tra cui il glifosato - non sono
biodegradabili nel corpo umano e costituiscono un vero e proprio
inquinamento invisibile (5). Le loro molecole cumulano effetti
allergizzanti, neurotossici, cancerogeni, mutageni e ormonali alterando
la fertilità maschile.
Hanno
proprietà simili a quelle degli ormoni femminili, gli estrogeni:
globalmente, queste azioni ormonali sarebbero responsabili di una
diminuzione del 50% del tasso di produzione spermatica registrato negli
ultimi cinquant'anni.
Se il declino spermatico dovesse proseguire, la clonazione si imporrebbe
alla specie umana intorno al 2060 !
Oltre che biodegradabili, i semi transgenici compatibili con il Roundup
sono presentati dalla Monsanto come «amici del clima» (climate
friendly), dato che il loro impiego permetterebbe agli agricoltori di
ridurre, o addirittura eliminare l'aratura, permettendo lo stoccaggio
nella terra di dosi massicce di gas carbonico e di metano, con la
conseguenza di ridurre del 30% le emissioni di gas carbonico degli Stati
uniti.
Resta da spiegare in cosa una coltivazione non transgenica sarebbe meno
efficace...
Una sola certezza: i profitti sarebbero minori, in particolare perché
una coltura ordinaria farebbe a meno dell'erbicida Roundup.
L'improvvisa
vocazione ecologica della Monsanto e lo zelo del suo «presidente per lo
sviluppo sostenibile», Robert B. Horsch, convergono con gli interessi
di chi vende i diritti ad inquinare, come quei proprietari terrieri del
Montana, già riuniti in una Coalizione per la vendita di diritti di
emissione di gas carbonico (6).
Se
la fraseologia ad uso esterno della Nuova Monsanto è centrata su «tolleranza»,
«rispetto» e «dialogo», il vocabolario strategico si fa nettamente
più crudo all'interno. La «filosofia» dell'azienda, come è stata
esposta da Ted Crosbie, direttore del programma di sviluppo vegetale, ad
un'assemblea di dirigenti della Monsanto-America latina nel gennaio
2001, non usa sfumature: «consegniamo insieme il pipeline e il futuro».
Detto più chiaramente, si tratta di inondare di OGM le superfici
agricole disponibili per occupare terreno - e in modo irreversibile.
L'America latina è, da questo punto di vista, «un ambiente vincente»:
Monsanto valuta che nel solo Brasile restano ancora 100 milioni di
ettari di superfici da «sviluppare».
Purtroppo,
questo paese continua ad essere restio agli OGM, lamentano Nha Hoang e i
suoi colleghi del gruppo Monsanto incaricati della strategia «free to
operate» in America latina: «È già il secondo produttore mondiale di
soia transgenica dopo gli Stati uniti, e probabilmente sarà presto il
primo. È la più grande potenza economica dell'America latina, ma è la
sola in cui le coltivazioni transgeniche non hanno ancora ricevuto il
permesso.
I giudici hanno ritenuto viziato il processo di autorizzazione della
soia transgenica Roundup Ready, perché non erano stati condotti
appropriati studi d'impatto ambientale; sono arrivati a sostenere che
l'attuale agenzia di regolazione delle biotecnologie sia stata
costituita in modo illegale».
La regolarizzazione dello statuto dell'agenzia in questione, CtnBio,
attende la ratifica da parte del Congresso brasiliano... Obiettivo:
ottenere il «pipeline» per la soia transgenica per aprire la strada ad
altre autorizzazioni che consentano di immettere sul mercato: mais
Yieldgard, cotone Bollgard e cotone Roundup Ready nel 2002; mais Roundup
Ready nel 2003; soia insetticida Bt nel 2005. Intanto, Monsanto investe
550 milioni di dollari nella costruzione di una fabbrica che produrrà
il suo erbicida Roundup nel nord-est dello Stato di Bahia.
La strategia della multinazionale è centrata sulla biotech acceptance:
fare accettare gli OGM dalla società, poi - o in concomitanza -
inondare i mercati. Allo scopo vengono lanciate massicce campagne di
aggressione pubblicitaria.
Negli Stati uniti, gli spot televisivi sono comprati direttamente
dall'organo di propaganda delle imprese del settore, il Council for
Biotechnology Information. La Monsanto è cofondatrice di questo
organismo, che centralizza le informazioni relative ai «benefici dei
biotech»: «La televisione è uno strumento importante per fare
accettare i biotech.
Perciò fate attenzione agli spot pubblicitari e fateli vedere alla
vostra famiglia e agli amici», è l'invito di Tom Helscher, direttore
dei programmi di biotechnology acceptance nella sede di Monsanto, a Crève-Coeur
(Missouri).
Soprattutto, si devono rassicurare gli agricoltori americani
che, spaventati in particolare per i loro mercati esteri, esitano a
comprare semi geneticamente modificati.
Anche se Aventis Crop Science, Basf, Dow Chemical, DuPont, Monsanto,
Novartis, Zeneca Ag Products hanno lanciato massicce campagne di
propaganda negli Stati uniti, esitano ancora a fare altrettanto in
Europa...
In Gran Bretagna, l'équipe commerciale della Monsanto si dichiara
soddisfatta dei risultati del proprio programma di «perorazione in
favore delle biotecnologie» che permette ai dipendenti del settore
commerciale, dopo una formazione garantita dall'impresa, di
autoproclamarsi «esperti» nella materia ed andare quindi a vantare i
meriti dei prodotti transgenici tra i contadini e nelle scuole. «Non c'è
niente di meglio che un eccesso di comunicazione», sostiene Stephen
Wilridge, direttore della Monsanto-Europa del Nord.
Il
sistema scolastico costituisce evidentemente un elemento strategico
nella conquista dell'opinione pubblica.
Il programma Biotechnology Challenge 2000, parzialmente finanziato dalla
Monsanto, ha visto il 33% degli studenti liceali irlandesi produrre
ricerche sul ruolo delle biotecnologie nella produzione alimentare.
Mobilitato per distribuire premi e trofei, il commissario europeo
incaricato della protezione della salute dei consumatori, David Byrne in
persona, non ha «alcun dubbio sul fatto che esiste un legame tra la
riluttanza dei consumatori nei confronti delle biotecnologie e la
mancanza di una seria informazione sull'argomento».
Per il 2001, il direttore della Monsanto-Irlanda, Patrick O'Reilly spera
in una più ampia partecipazione, perché «questi studenti sono
consumatori consapevoli e decideranno del futuro».
La multinazionale impara a decodificare, ma anche a riciclare i messaggi
e le attese della società.
Da alcuni mesi, Monsanto oscilla tra velleità di dialogo e rifiuto
viscerale nei confronti delle più importanti organizzazioni non
governative che contestano le presunte qualità degli OGM.
A cominciare da Greenpeace, definita un «criminale contro l'umanità»
dall'inventore svizzero del riso dorato, Ingo Potrykus, che lavora alla
Syngenta. Il riso dorato è un riso transgenico arricchito di
beta-carotene (vitamina A), dunque un OGM di seconda generazione, detto
«alicament» per le sue pretese curative, oltre che alimentari.
Primo
riso terapeutico nella storia dell'agricoltura, è molto atteso dalle
grandi industrie biotecnologiche: con lui gli ultimi scettici non
avranno più dubbi sul carattere fondamentalmente virtuoso del progetto
OGM.
La vitamina A, integrata per transgenesi, sarà, alla fine, il promotore
morale dell'alimentazione transgenica mondiale: chi si azzarderà ancora
a criticarne i meriti, quando tanti bambini del terzo mondo sono colpiti
da cecità per carenza di beta-carotene ? Chi oserà più dubitare che
la vocazione di fondo del commercio di semi transgenici sia nutritiva,
ecologica ed umanitaria ?
Una
contestazione demoniaca Rimane il fatto che l'efficacia del riso dorato
per le popolazioni interessate è poco credibile: Greenpeace e altri lo
dimostrano per assurdo, chiarendo in particolare, con l'aiuto dei
microgrammi, che per ingerire ogni giorno una dose sufficiente di
vitamina A, un bambino del terzo mondo dovrebbe compiere un'impresa
eroica: ingerire 3,7 chilogrammi di riso dorato bollito al giorno,
invece di due carote, un mango e una ciotola di riso.
Ed ecco la reazione pubblica di Potrykus, durante una conferenza stampa
a Biodivision, il «Davos» delle biotecnologie, tenuta a Lione nel
febbraio 2001: «Se avete intenzione di distruggere le coltivazioni
sperimentali a scopo umanitario di riso dorato, sarete accusati di
contribuire ad un crimine contro l'umanità.
Le vostre azioni saranno scrupolosamente registrate in tribunale e
avrete, spero, modo di rispondere dei vostri atti illegali e immorali
davanti ad una corte internazionale». Criminali contro l'umanità,
dunque, tutti coloro che dubitano e contestano, sono addirittura
definiti «demoni della terra» (Fiends of the Earth), gioco di parole
che richiama sia il nome inglese degli Amici della terra (Friends of the
Earth) che un sito web molto apprezzato dal personale della Monsanto.
Se
la contestazione politica è per sua natura «demoniaca», il «dialogo»
non può proseguire. Eppure, la nuova Monsanto s'impegna, nella sua
carta deontologica, «a instaurare un dialogo permanente con tutti i
soggetti interessati, per comprendere meglio problematiche e
preoccupazioni suscitate dalle biotecnologie».
Dietro
questa apparente sollecitudine si mette in moto una vera e propria
strategia commerciale, quella della doppia conformità: conformità a
posteriori, dell'immagine dei prodotti OGM con le attese dei
consumatori; conformità delle menti, attraverso propaganda
pubblicitaria e comunicazione intensiva. Perché, se il solo e unico
scopo della Monsanto è far passare il suo progetto biopolitico
mondiale, la nuova Monsanto ha bisogno di mostrare un'etica,
necessariamente a geometria variabile, visto che è la multinazionale
stessa a dettarne le regole.
A
tal fine, la società ha affidato ad una specialista mondiale delle
comunicazioni d'impresa, Wirthlin Worldwide, il compito di «trovare
meccanismi e strumenti che aiutino la Monsanto a persuadere i
consumatori con la ragione e a motivarli con l'emozione».
Questo
sondaggio degli atteggiamenti mentali - battezzato «progetto Vista» -
è basato sulla «rilevazione dei sistemi di valori dei consumatori».
Si
tratta, a partire dalla raccolta di dati, di elaborare «una cartografia
a quattro livelli dei modi di pensare (...): i preconcetti, i fatti, i
sentimenti e i valori. Negli Stati uniti, i risultati dello studio hanno
permesso di elaborare messaggi che colpiscono il grande pubblico, di
individuare cioè l'importanza dell'argomento a sostegno dei biotech:
meno pesticidi nei vostri piatti».
In
Francia, i dipendenti della Monsanto sono stati sottoposti a questa
indagine durante un colloquio confidenziale ove si presumeva potessero
esprimere liberamente il loro pensiero sulle biotecnologie, «nel bene o
nel male», dato che l'obiettivo era formare dei «portavoce che
utilizzeranno i messaggi studiati per il grande pubblico».
Inquinamento
genetico L'accesso al materiale genetico, e ai mercati, col beneficio di
una totale libertà di manovra, è la duplice priorità definita dal
concetto «free to operate». La messa a punto di un OGM costa tra i 200
e i 400 milioni di dollari e richiede dai sette ai dieci anni. Come
contropartita per un tale investimento, la multinazionale deve
necessariamente ottenere una rendita, garantita dalla dipendenza
rispetto al brevetto depositato sulla pianta.
Per potere riseminare da un anno all'altro, bisognerà ogni volta pagare
royalties all'impresa.
Ogni varietà che comporti un organismo geneticamente modificato sarà
protetta dal brevetto, il che implica, per l'agricoltore, l'acquisto di
una licenza.
Il
rischio, a (breve) termine, è quello di dare ai grandi produttori di
semi la possibilità di bloccare tutto il sistema, monopolizzando il
patrimonio genetico mondiale e creando una situazione irreversibile:
l'agricoltore non potrebbe più recuperare questo patrimonio per tornare
a selezionare lui stesso.
Questo
poteva porre un problema alla Monsanto anche in base al suo stesso
codice comportamentale che l'impegna a «far sì che gli agricoltori
senza risorse del terzo mondo possano beneficiare della conoscenza e dei
vantaggi di tutte le forme di agricoltura, per contribuire a migliorare
la sicurezza alimentare e la protezione dell'ambiente».
Ed
ecco allora la generosa concessione al Sudafrica del brevetto sulla
patata dolce transgenica, nella speranza di un più ampio insediamento
sul continente nero. «In Africa, potremmo con pazienza ampliare le
nostre posizioni con lo Yield Gard, e anche con il mais Roundup Ready.
Parallelamente,
dovremmo pensare a diminuire o a eliminare i diritti sulle nostre
tecnologie adattate alle culture locali, come la patata dolce o la
manioca».
Strategia
a due facce, dove si mostrano intenzioni generose per prendere piede in
mercati poco disponibili, o meno solvibili, ma potenzialmente
dipendenti. Un procedimento simile a quello che ha portato a impiantare
il riso dorato della Syngenta in Thailandia (per metterlo a disposizione
gratuitamente è stato necessario togliere 70 brevetti) o ad usare la
vacca da latte indiana dopata al Polisac della Monsanto (ormone proibito
nell'Unione europea), per arrivare a conquistare mercati locali poco
attratti dalle biotecnologie.
D'altro
canto poi, la Monsanto ha recentemente fatto condannare Percy Schmeiser,
agricoltore canadese, ad una multa di circa 22 milioni di lire per «pirateria»
di colza transgenica. L'interessato ha contrattaccato accusando la
Monsanto di avere accidentalmente inquinato i suoi campi di colza
tradizionale con colza transgenica tollerante al Roundup.
Ma
la giustizia è in grado di stabilire l'origine di un inquinamento
genetico? Questo caso, che rischia di ripresentarsi, mostra la difficoltà
di contenere le disseminazioni accidentali di OGM.
In
Francia, queste sono sottoposte alla legge del silenzio. Nel marzo del
2000, diversi lotti di semi convenzionali di colza primaverile della
società Advanta, contaminati da semi OGM di un'altra società, sono
stati seminati in Europa.
Le piante sono state distrutte. Nell'agosto 2000, alcune varietà di
colza invernale, controllate dalla Dgccrf, hanno rivelato contaminazioni
da semi OGM.
Ma
nessun OGM di colza è ancora autorizzato per la coltivazione o il
consumo in Francia.
Già da ora, la tracciabilità mostra le sue crepe. Le contaminazioni
fortuite sono sempre più frequenti.
Un
responsabile sanitario della Lombardia ha recentemente denunciato la
presenza di OGM in lotti di semi di soia e di mais della Monsanto. OGM
sono stati rilevati in stock di semi di mais depositati a Lodi, vicino a
Milano.
La pressione in Europa salirà, visto che la soia importata - ormai
massicciamente transgenica - sostituirà le farine animali oggi
proibite.
Ma l'obiettivo delle
industrie che producono semi transgenici non è forse quello di vedere
sparire la filiera senza OGM, contando sugli alti costi di controllo che
essa comporta? È probabile che nei prossimi anni gli agricoltori
trovino sempre maggiori difficoltà a procurarsi semi provenienti da
questa filiera. La ricerca mondiale si orienta verso i semi transgenici,
e dunque non è impensabile che le varietà non-OGM finiscano con
l'essere inadatte all'evoluzione delle tecniche agricole, se non
completamente obsolete.
Si
può dunque dubitare della «trasparenza» mostrata dalla Monsanto.
Il consumatore dipende delle informazioni fornite dall'impresa. Ogni
costruzione genetica è considerata un brevetto e non esiste alcun
obbligo legale, per una società, di fornire il test a laboratori
privati per eseguire analisi di controllo.
In Francia, la descrizione di una costruzione genetica è depositata
presso la Dgccrf che è la sola a poter effettuare analisi. Non essendo
però abilitata a farlo a titolo commerciale, non può essere utilizzata
a questo scopo da consumatori o industriali.
Il consumatore dovrà dunque accontentarsi di sapere che l'industria
commercializza i semi solo dopo che questi hanno ricevuto
l'autorizzazione a essere utilizzati per l'alimentazione umana e dopo
essersi impegnata a «rispettare le preoccupazioni d'ordine religioso,
culturale ed etico nel mondo non utilizzando geni provenienti dall'uomo
o da animali nei [suoi] prodotti agricoli destinati all'alimentazione
umana o animale». La recente nomina alla direzione dell'Epa americana
di una ex dirigente della Monsanto, Linda Fischer, fa pensare che non
solo la nuova Monsanto non è fuori legge, ma mira a fare la legge.
Note:
(1) Leggere Jean-Pierre Berlan e Richard C. Lewontin, «Un racket
confisca la materia vivente»,
Le Monde diplomatique/il manifesto, dicembre 1998.
(2) Il rischio di disseminazione incontrollata è stato uno dei motivi
invocati da Josè Bové e da altri due contadini per giustificare la
distruzione di piante di riso transgenico nelle serre del Centro di
cooperazione internazionale e ricerca agronomica per lo sviluppo (Cirad),
avvenuta a Montpellier nel 1999.
I tre militanti, condannati il 15 marzo scorso a pene detentive con la
condizionale, hanno presentato ricorso.
(3) I tipi delle Editions de l'Institut national de la recherche
agronomique (Inra) hanno pubblicato un fumetto
(La Reine rouge, testi e illustrazioni di Violette Le Quéré Cady,
Parigi, 1999) la cui lettura e utilizzazione sarebbe, diciamo,
raccomandata al personale della Monsanto. Si tratta di un panegirico a
favore degli OGM, in nome della pericolosità degli insetticidi.
(4) Cifre citate da Caroline Cox, «Glyphosate», Journal of Pesticide
Reform, autunno 1998, vol. 18, n° 3, pubblicato dalla Northwest
Coalition for Alternatives to Pesticides.
(5) Leggere a questo proposito il lavoro di Mohammed Larbi Bouguerra, La
Pollution invisible, Puf, Parigi, 1997.
(6) http://www.carbonoffset.org.
(Traduzione di G. P.)
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Scandalo:
uno studio rivela che il
mais OGM della
Monsanto danneggia
gli organi
(OGM1)".
In uno studio pubblicato dalla rivista
International Journal of Biological Sciences,
analizzando gli effetti di alimenti
geneticamente modificati in materia di
salute dei mammiferi, i ricercatori hanno
scoperto che il mais geneticamente modificato
dal gigante Monsanto GM è legata a danni agli
organi nei ratti. Secondo lo studio, che è
stato riassunto da Rady Ananda nel blog Food
Freedom: tre varietà di mais geneticamente
modificato dalla Monsanto GM – il Mon 863, il Mon
810, e il NK 603 - sono state approvate per
il consumo da parte di autorità per la sicurezza
alimentare degli Stati Uniti, della Comunità
Europea e di altri Paesi.
La Monsanto GM aveva raccolto i suoi
dati grezzi statistici dopo aver
condotto uno studio di soli 90 giorni,
anche se problemi cronici raramente
possono essere riscontrati dopo soli 90 giorni.
La Monsanto aveva frettolosamente
concluso che il mais era sicuro per il consumo.
Concludendo lo studio, lo International Journal
of Biological Sciences scriveva:
Gli effetti sono stati concentrati soprattutto
in funzione dei reni e del
fegato, i due principali organi di
disintossicazione della dieta, ma nel dettaglio
i tre OGM differivano tra
loro. Inoltre, sono stati anche più volte
rilevati alcuni effetti sulle cellule
del cuore, del surrene, della milza e del
sangue. Così come esistono normalmente delle
differenze di genere sessuale nel metabolismo
del fegato e reni, i disturbi altamente
significativi nella funzione di
questi organi, verificati tra ratti maschi e
femmine, non possono essere liquidati
come insignificanti sul piano biologico, come
pure è stato proposto da altri
ricercatori. Dobbiamo quindi concludere che i
nostri dati suggeriscono fortemente che queste
varietà di mais OGM sono in grado di indurre
uno stato di tossicità epatorenale...
Queste sostanze non sono mai state
parte integrante della dieta umana o animale
e quindi la loro conseguenze sulla
salute di coloro che li
consumano, specialmente in periodi di
tempo lunghi sono attualmente sconosciute.
La Monsanto ha immediatamente replicato a questo
studio, affermando che la ricerca è basata su
metodi analitici e ragionamenti errati e e non
mettono in discussione la valutazione di
sicurezza per questi prodotti.
Gilles-Eric Séralini, autore dello studio del
International Journal of Biological Sciences, ha
così risposto alla comunicazione della
Monsanto sul blog Food Freedom: Three Approved
GMOs Linked to Organ Damage
Il nostro studio contraddice le
conclusioni Monsanto. perché Monsanto
trascura sistematicamente gli effetti
significativi sulla salute nei mammiferi che
sono diversi nei maschi e nelle femmine che si
alimentano con
OGM, o non proporzionale alla dose.
Questo è un
errore molto grave, drammatico per
la salute pubblica.
Questa è la conclusione principale emersa dal
nostro lavoro, l’unica analisi accurata
dei dati grezzi statistici della Monsanto.
Fonte:
http://www.truth-out.org/article/three-approved-gmos-linked-organ-damage
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
La Monsanto,
multinazionale
della chimica da qualche anno anche leader nelle
biotecnologie e nella produzione di sementi
transgeniche, è accusata di aver scaricato in
Inghilterra numerosi rifiuti tossici risultato
degli scarti della lavorazione industriale . La
multinazionale avrebbe pagato 100 milioni di
sterline per seppellire nel Galles del sud
rifiuti speciali che hanno contaminato non solo
il terreno ma anche tutta la catena alimentare.
In una discarica di Groesfaen, nei pressi di
Cardiff, sono stati ritrovati materiali la cui
tossicità è acclarata da anni: diossina,
policlorobifenili,
derivati dell'agente orange, un misto di due erbicidi il 245T
e il 24D, che furono usati dai militari
statunitensi nella guerra in Vietnam per la
distruzione delle foreste.
Tutti questi materiali sono stati sepolti in
un terreno senza seguire le norme previste per i
rifiuti speciali, nonostante il prezzo
elevato pagato dall'industria per "infossare"
questo materiale.
La notizia ha fatto molto scalpore in Gran
Bretagna soprattutto quando si è scoperto, da
indiscrezioni in merito ad alcuni rapporti
segreti, che la Monsanto già dai primi anni 60
era cosciente del forte potere inquinante dei
propri scarti industriali e che analisi del
terreno condotte in Galles nel 1977 avevano
rilevano una forte concentrazione di inquinanti
nel suolo, nelle acque e di conseguenza nella
catena alimentare.
La notizia è riportata con dovizia di
particolari sul quotidiano inglese The Guardian.
La Monsanto, fondata nel 1901 a East Saint Louis,
nell'Illinois, ha cominciato al sua attività
producendo saccarina. Durante la grande
depressione del 29 mentre l'economia americana
colava a picco, la Monsanto rileva una piccola
industria che produceva una nuova serie di
composti i policlorobifenili, detti PBC. Inerti,
resistenti al calore, utili all'industria
elettrica e usati come liquidi refrigeranti nei
trasformatori, i PBC fanno la fortuna
dell'industria chimica. Negli anni quaranta la
Monsanto passa alla produzione di diossine e
comincia a fabbricare l'erbicida 245T che
diventerà tristemente noto per due motivi: verrà
usato nelle sterminate praterie americane
bruciando non solo i parassiti ma anche ogni
forma di vita tanto da rende re il terreno in
fertile; per queste sue immense capacità
distruttive verrà usato durante la guerra in
Vietnam per distruggere le foreste e stanare i
vietcong,
Agli inizi degli anni novanta la Monsanto ha
cominciato ad interessarsi di biotecnologie con
una particolare attenzione nei confronti della
produzione di sementi transgeniche.
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OGM,
quel mais Monsanto è tossico
Il mais Mon863, già approvato dalle UE (unione
europea) per il consumo umano, è nocivo per i
topi da laboratorio. Greenpeace ne chiede il
ritiro dal mercato
Il professor Veronesi, che è in tournée per
sponsorizzare il suo libro - spot sugli
organismi geneticamente modificati, ha detto che
«gli OGM dovrebbero cambiare nome: non più
modificati, ma organismi geneticamente
migliorati». Si vede che non tutte le
ciambelle riescono con il buco, se è vero che
per la seconda volta il mais MON863 di Monsanto,
messo sul mercato nel 2005 sia per il consumo
umano che per uso mangimistico, grazie al solito
lasciapassare della Commissione europea, ha
mostrato segni di tossicità per gli organi
interni (fegato e reni).
Il nuovo studio, pubblicato ieri dalla rivista
Archives of Environmental Contamination and
Toxicology, è stato condotto dal professor
Gilles Eric Séralini, presidente del Comitato di
ricerca e di informazione indipendente sulla
genetica (Criigen).
«Le analisi di Monsanto - spiega Séralini
- non superano un controllo minuzioso. I loro
protocolli statistici sono altamente
discutibili. Peggio, l'azienda non ha effettuato
una sufficiente analisi delle differenze nel
peso degli animali studiati. Dati cruciali dei
test delle urine sono stati cancellati dal
dossier dall'azienda stessa».
Secondo lo studio, il consumo di mais MON863
provoca l'alterazione di diversi parametri
biologici (peso di reni e fegato, tasso di
globuli rossi e trigliceridi) e la
modificazione dell'urina.
Effetti che variano a seconda del sesso. «Nelle
femmine - spiega - si osserva un aumento
dei grassi e del zucchero nel sangue e un
aumento del peso del corpo e del fegato, il
tutto associato a una grande sensibilità
epatica; nei maschi, è il contrario, con una
perdita di peso nel corpo e nelle reni».
Greenpeace, che insieme a Carrefour ha
finanziato lo studio (è complicato ottenere
finanziamenti pubblici per fare ricerca
indipendente sugli OGM), chiede il ritiro
immediato dal mercato del mais Monsanto. «L'attuale
sistema autorizzativo per gli OGM non ha più
alcuna credibilità dopo che è stato approvato un
prodotto ad alto rischio nonostante chiare
evidenze dei possibili pericoli», dice
Federica Ferrario di Greenpeace.
I dati in questione, infatti, sono stati oggetto
di un feroce dibattito fin dal 2003, quando sono
state riscontrare alterazioni nel sangue degli
animali.
E' la prima volta che un OGM autorizzato per il
consumo umano dà segni di tossicità nei topi
da laboratorio, eppure è impossibile sapere
se i cittadini se lo sono già mangiato (con una
concentrazione inferiore allo 0,9% non c'è
obbligo di etichetta).
Di sicuro, invece, gli
OGM vengono ingurgitati da tutti gli animali che
forniscono carne e latte. O quasi.
Il Consorzio produttori della Fontina, per
esempio, ha fatto sapere che darà solo mangime
«pulito» alle vacche da latte. Ma non tutta
l'industria casearia ha il coraggio di dire no
agli OGM per garantire prodotti sempre più
qualificati, compresi quei formaggi che sono il
nostro fiore all'occhiello del «made in Italy»
nel mondo.
Tratto da
www.informationguerrilla.org - 15
marzo 2007 - By Luca Fazio.
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Il mondo secondo
Monsanto: intervista all'autrice
Marie-Monique Robin
- By Marie-Monique Robin -
31/03/2009 - Fonte: il
consapevole
Marie-Monique Robin racconta come è nato il
progetto del libro e del film "Il mondo secondo
Monsanto" e traccia la storia della nascita
degli OGM resistenti al
pesticida Roundup.
Perché ha scelto di
parlare di Monsanto ?
Avevo già fatto tre film sui temi della
biodiversità e tutte le volte, nel corso delle
mie ricerche mi ero imbattuta nella Monsanto.
Chiaramente avevo già sentito parlare di
Monsanto, perché mi ero già interessata agli
OGM e alle
biotecnologie anche se in maniera superficiale.
Ad un certo punto mi sono detta che occorreva
indagare approfonditamente su Monsanto: la
multinazionale leader mondiale nel settore delle
biotecnologie e nella produzione di organismi
geneticamente modificati il cui scopo principale
è quello di impossessarsi di tutte le sementi
del mondo.
Come è cominciato il
progetto ?
Ho cominciato facendo ricerche in rete. La prima
cosa che ho fatto è stata digitare sul motore di
ricercala parola “Monsanto”: ho riscontrato 7
milioni di occorrenze. Successivamente ho
digitato “Monsanto inquinamento”,
“Monsanto corruzione”
e via dicendo: tutto era già su internet,
centinaia di articoli parlavano della
multinazionale, la storia era già praticamente
tutta lì.
È così che è cominciata: ho fatto ricerche in
rete per quattro mesi e più andavo avanti più
comprendevo quanto la storia di Monsanto –
un’azienda chimica fondata da oltre un secolo
che stava acquistando tutte le aziende
semenziere del pianeta – fosse assolutamente
controversa.
Da qui è nato il progetto di raccontare la
storia dell’azienda dalla sua nascita fino ad
oggi per cercare di capire se il suo passato
potesse portare luce sul presente. Come tutti
ormai sanno gli OGM
sono un argomento controverso, caldo: il mio
interesse era capire come Monsanto fosse
diventata leader incontrastato in questo settore
proponendosi al pubblico (si veda a questo
proposito il suo sito internet) come risolutrice
dei problemi della fame del mondo e come
produttrice di organismi geneticamente
modificati che non presentano alcun rischio per
la salute umana.
Alla luce della sua storia industriale, possiamo
credere alla Monsanto quando si presenta in
questo modo ?
Quali sono le caratteristiche degli
OGM prodotti e
utilizzati da Monsanto ?
Oggi al mondo esistono due categorie di OGM – e
ricordo che Monsanto possiede il 90% degli
organismi geneticamente modificati coltivati nel
mondo. La prima categoria, circa il 70% del
totale, è costituita da piante OGM capaci di
resistere all’erbicida Roundup(parimenti
prodotto da Monsanto). Monsanto ha sempre
dichiarato che il Roundup è innocuo per
l’ambiente e biodegradabile: menzogne. Per
questo tipo di pubblicità menzognera Monsanto è
stata condannata sia a New York che recentemente
in Francia. E, cosa ancora peggiore, se si
vedono tutti i documenti presenti in rete
relativi alle ricerche condotte sugli effetti
del Roundup appare evidente il fatto che la
commercializzazione dell’erbicida dovrebbe
essere assolutamente vietata. Questo 70% di OGM
è stato creato per resistere all’erbicida: gran
parte della soia e della colza che noi mangiamo
presenta tracce di Roundup, ma sulla
pericolosità di questi residui per la salute
umana e animali non sono stati fatti studi.
La seconda categoria di OGM è composta da quei
semi che sono loro stessi in grado di produrre
una tossina insetticida, il Bt (Bacillus
thuringiensis): anche sugli effetti del Bt sulla
salute umana non sono stati condotti studi.
Prima di iniziare a lavorare a questo progetto,
personalmente non avevo pregiudizi sugli OGM:
credevo alle informazioni che passano sui media
ed essendo figlia di agricoltori, quando tornavo
nella mia regione, non sentivo discorsi
preoccupati su questo tema. Ma bisogna ben
comprendere una questione fondamentale, la
grande manipolazione a cui tutti siamo stati
sottoposti.
La storia degli OGM comincia negli Stati Uniti:
Monsanto stava per perdere l’esclusività del
brevetto (che dura 20 anni) sul Roundup –
l’erbicida più venduto al mondo: la formula
stava per essere liberalizzata e altre industrie
avrebbero potuto produrlo.
A questo punto entrano in scena gli OGM
resistenti al Roundup: Monsanto comincia a
produrli per non perdere le vendite
dell’erbicida.
Da allora, nel momento in cui negli Stati Uniti
un coltivatore decide di piantare sementi OGM è
obbligato a firmare due contratti: il primo in
cui si impegna ad acquistare tutti gli anni i
semi brevettati, il secondo contratto obbliga
all’acquisto del Rondup prodotto esclusivamente
da Monsanto.
È all’inizio degli anni Ottanta che Monsanto
comincia a lavorare alla realizzazione di OGM
che resistano al Roundup: non si tratta di super
magnifiche piante in grado di risolvere il
problema della fame nel mondo, ma di
organismo messi punto
per non perdere la preminenza
mondiale sul mercato dei pesticidi.
Tratto da: arte.tv
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All'inizio di questa settimana di fine
febbraio 2016, un centro di ricerca di Monsanto
in Francia è stata rasa al suolo da un incendio.
Earlier this week, a Monsanto research facility
in France was burned to the ground. Monsanto and
investigators suspect an arsonist was
responsible for the blaze.
Monsanto
representative Jakob Witten told
Reuters that investigators “strongly suspect
it was a crime as no electrical or other sources
were found.”He added that “No Monsanto sites in
Europe have so far been the victim of fires of
criminal origin, this is unprecedented violence.”
The fire had
multiple points of origin, meaning it is
unlikely the fire was caused by an electrical
malfunction or other natural causes.
Investigators also noticed a strong smell of
gasoline in different areas of the site.
France
announced in June that it was
banning sales of Roundup, Monsanto’s
flagship herbicide, amid public pressure and the
World Health Organization’s announcement that
the product is probably carcinogenic.
Further, last
month the country
announced it was strengthening its ban on
genetically modified crops.
Monsanto is one
of the most hated corporations on the planet and
faces
particularly strong resistance in France. If
the fire is confirmed to have been arson, it is
possible this vociferous opposition might have
been a motivating factor.
Nevertheless,
the recent fire is merely the tip of the iceberg
with regard to Monsanto’s recent problems.
The company
recently moved to close three different research
facilities to save money in the face of
declining profits.
As Reuters reported last week, Monsanto
research centers in Middleton, Wisconsin, Mystic,
Connecticut, and Research Triangle Park, North
Carolina, will soon be closed to cut costs.
Last month, the
infamous company
announced it would be cutting 2,600 jobs —
12% of its workforce — in order to lower costs.
Monsanto also announced a loss of 19 cents per
share in the most recent quarter. Profits are
expected to remain low throughout the year.
The Associated Press
reported that Monsanto lost $156 million in the
final quarter of last year alone, and this year
is expected to be even worse.
Traduzione
All'inizio di questa settimana di fine febbraio
2016, un centro di ricerca di Monsanto in
Francia è stata rasa al suolo da un incendio.
Monsanto e gli investigatori sospettano che sia stato un incendio doloso quale
responsabile per il fuoco distruttore.
Il rappresentante della Monsanto, Jakob Witten,
ha detto a Reuters che gli investigatori "hanno
un forte sospetto che sia stato un crimine, e
non sono stati trovati problemi su fonti
elettriche od altro". Ha aggiunto che "Nessun
sito Monsanto in Europa è stato finora vittima
di incendi di origine criminale, questa è una
violenza senza precedenti
".
Il fuoco aveva molteplici luoghi di partenza,
significa che è improbabile che l'incendio sia
stato causato da un guasto elettrico o altre
cause naturali.
Gli investigatori hanno anche notato un forte odore di benzina in diverse aree
del sito.
La Francia ha annunciato nel mese di giugno 2016 che la vendita di Roundup è
stata messa al bando, l'erbicida e' il fiore
all'occhiello della Monsanto; oltre alla
pressione dell'opinione pubblica e dell'annuncio
dell'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità
che quel prodotto è probabilmente cancerogeno.
Inoltre, il mese scorso la Francia ha annunciato che stava rafforzando il
divieto di colture geneticamente modificate.
Monsanto è una delle aziende più odiati del
pianeta e si affaccia particolarmente una forte
resistenza in Francia.
Se il fuocoverra' confermato di essere un incendio doloso, è possibile queste
"opposizioni rumorose" potrebbero essere state
un fattore motivante.
Tuttavia, il recente incendio è solo la punta dell'iceberg per quanto riguarda
i recenti problemi della Monsanto.
La società ha recentemente iniziato a chiudere
tre diverse strutture di ricerca per risparmiare
denaro a fronte di profitti in declino.
Come Reuters ha riferito la scorsa settimana, i centri di ricerca US di
Monsanto a Middleton, Wisconsin, Mystic, nel
Connecticut, e Research Triangle Park, North
Carolina, saranno presto chiusi per tagliare i
costi.
Il mese scorso, l'azienda ha annunciato vi sara'
il taglio di 2.600 posti di lavoro - il 12%
della sua forza lavoro - al fine di ridurre i
costi.
Monsanto ha inoltre annunciato una perdita di 19
centesimi per azione nel trimestre più recente.
Gli utili dovrebbero rimanere bassi per tutto l'anno.
L'Associated
Press ha riferito che la Monsanto ha perso $ 156
milioni nell'ultimo trimestre per il solo anno
scorso, e quest'anno dovrebbe essere ancora
peggio.
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