Il progetto DIALREL -
http://www.dialrel.eu - segue gli aspetti
etici e igienico-sanitari della macellazione
rituale.
La macellazione religiosa
rappresenta da sempre una questione controversa
intorno alla quale si dibattono problemi legati al
benessere animale, alle diverse tradizioni culturali
e ai diritti umani. In Europa (EU) esistono notevoli
differenze per quanto riguarda il tipo di pratiche
permesse e in uso. La legislazione in merito alla
macellazione religiosa è, a questo proposito,
piuttosto confusa. Da sottolineare, inoltre, il
crescente interesse su questo tema da parte dei
consumatori.
vedi: Diritti
+
Campagna
"Investigazione nei macelli" +
Dossier in italiano dell'indagine
nei macelli europei
+
Foto dei macelli
+
Video della
macellazione dei conigli +
Alimentazione Crudista
Per chi comunque, vuole mangiare carne e/o salumi piu' salubri di
quelli industriali:
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LA PULCE NELL'ORECCHIO
Articoli e riflessioni con il preciso scopo
di mettere il dubbio -con l'informazione- sulla solidita' di diffuse certezze o distrazioni sui
nostri consumi o sui servizi di cui usufruiamo.
MORS TUA, VITA MEA ?
Per completare la rassegna della normativa
italiana piu' recente sul trattamento degli
animali, cominciata il 15 febbraio scorso con il
Decreto legislativo 388/98 (trasporto degli
animali), e proseguita il 1 marzo con i Decreti
legislativi 331/98 e 534/92 (sulle condizioni di
allevamento rispettivamente dei vitelli e dei
suini), e' oggi la volta del D.Lgs.333/1998 -
http://www.aduc.it/pulce/archivio/20010315allegato1.html
-
che si occupa della "protezione degli animali
durante la MACELLAZIONE o l'ABBATTIMENTO", in
ottemperanza a una direttiva europea.
Poiche' il
decreto parla da se', come chiunque puo'
verificare, mi limito a un'avvertenza e a poche
osservazioni. L'avvertenza: Come ho gia' detto
altre volte -ma ricordarlo mi pare
indispensabile-, quando una legge stabilisce un
determinato comportamento, cio' significa che
esso, per quanto ritenuto necessario per il buon
andamento di quella certa societa', non verrebbe
seguito spontaneamente. La legge, dunque, puo'
essere considerata la spia attendibile di un
diffuso comportamento contrario a quello che
adesso viene solennemente stabilito dal
legislatore. Ma il fatto che esista una legge non
garantisce del tutto che sia davvero scomparso
quel comportamento che essa ha proibito, ne' che
siano completamente rispettate le norme adesso
imposte, specialmente in ambienti in cui si e' di
solito al riparo da occhi "indiscreti",
come sono senz'altro i macelli. In questo caso
specifico, poi, se e' vero che nell'87% dei
macelli italiani non si trova il tempo per fare
una pulizia adeguata (denuncia del CONAZO ripresa
dal "Sole 24 ore" del 24.11.2000), sara'
un'illazione pensare che non ci sara' neppure la
cura e l'attenzione necessarie per rispettare gli
animali nei loro ultimi momenti di vita?
Le osservazioni:
1. Questo decreto ci mette a confronto con
la morte. E morte violenta. Provocata a esseri
senzienti molto simili a noi, per soddisfare cio'
che chiamiamo nostri "bisogni".
2. Al di la' delle suggestioni
colpevolizzanti a cui, a volte, tende -non so con
quale risultato- la pubblicita' di alcune
associazioni "animaliste", c'e' una
possibilita', dentro di noi, di far posto a questa
semplice domanda:
DI CHE COSA - CHE PROVIENE DAL
MONDO ANIMALE- noi, qui, in questa precisa parte
del mondo e con le informazioni di cui disponiamo
per uscire da eventuali abitudini anche nocive o
comunque superflue, ABBIAMO DAVVERO NECESSITA' per
vivere bene ?
3. Una volta anche solo immaginata la
sofferenza che c'e' dietro a prodotti di origine
animale che esigono la soppressione violenta della
bestia, ci possiamo assumere la responsabilita' di
continuare a consumarli con la disinvoltura di
prima?
4. E infine: possiamo dire di sapere davvero
che cosa accade nel momento della morte - e della
morte violenta - in un essere senziente ? E che
cosa puo' passare al nostro corpo - al nostro
essere - nel caso in cui ci cibiamo di esso? E
sarebbe proprio assurdo chiederci anche se la
sofferenza e la morte violenta imposta con
superficialita' a esseri certamente innocenti
possa diffondere nell'atmosfera materiale e
psicologica della terra un qualche effetto
negativo ?
E ora veniamo al Decreto 333/98. Che, ricordo,
intende essere a tutela della "protezione
degli animali durante la macellazione o
l'abbattimento", ma che comincia subito con
una serie di deroghe alla sua applicazione, fra le
quali spicca quella nei confronti degli
"animali abbattuti in occasione di
manifestazioni culturali o sportive"
(art.1,
comma b).
Dalla lettura del titolo sorge un'immediata
domanda: che differenza c'e' fra macellazione e
abbattimento ?
Lo spiega l'art. 2 comma 1.
L'ABBATTIMENTO e
"qualsiasi procedimento che produca la morte
dell'animale", mentre la MACELLAZIONE e'
"l'uccisione dell'animale mediante
dissanguamento".
Nello stesso articolo si precisa anche che lo
STORDIMENTO e' "qualsiasi procedimento che,
praticato sugli animali, determina rapidamente
uno stato di incoscienza che si protrae fino a
quando non intervenga la morte".
Lo
stordimento e' obbligatorio per gli animali da
carne, salvo il caso della macellazione rituale,
di cui si fara' cenno alla fine.
Bisogna tenere presente che questo decreto
si occupa dell'uccisione di tutti gli animali sia
per alimentazione (allegati A, B, C e D) sia da
pelliccia (allegato F), cosi' come
dell'abbattimento degli animali affetti da
malattie (allegato E) e dell'eliminazione dei
pulcini ed embrioni in eccedenza (allegato G). La
normativa, comunque, sembra occuparsi piu' di
tutto del rispetto degli animali da macello,
perche' ai macelli e alle operazioni sugli animali
dentro di essi si riferiscono gli articoli 3 e 4
dove si ripete di "risparmiare agli animali
eccitazioni, dolori e sofferenze evitabili".
Si occupa ancora "delle operazioni di
trasferimento, stabulazione, immobilizzazione,
stordimento, macellazione o abbattimento"
l'art. 7, che parla del personale addetto per dire
che esso deve "essere in possesso della
preparazione teorica e pratica necessaria a
svolgere tali attivita' in modo UMANITARIO ED
EFFICACE". All'abbattimento degli animali da
pelliccia e' dedicato espressamente solo il comma
2 dell'art.10, che rimanda all'allegato F, dove il
linguaggio e' esclusivamente tecnico. Comunque, di
questo argomento ci si occupera' in un prossimo
futuro.
L'art.14, infine, esige che le carni
provenienti da un paese terzo (rispetto alla UE)
siano accompagnate da un'attestazione che
garantisca che gli animali sono stati
"macellati nel rispetto di condizioni almeno
equivalenti a quelle previste dal presente
decreto". Ben quattro dei sette allegati si
riferiscono agli animali da macello.
Le modalita'
da seguire durante lo scarico degli animali dai
camion e la loro eventuale sosta nelle stalle dei
macelli sono stabilite dall'allegato A, in cui si
dispone anche la macellazione immediata (e
comunque non oltre le due ore dall'arrivo) degli
animali non svezzati e di quelli che hanno
accusato sofferenze o dolori durante il trasporto.
L'abbattimento sul posto e' richiesto anche per
gli animali che non sono in grado di camminare,
proibendo il punto I/6 di trascinare questi
animali fino al luogo della macellazione. In
alternativa all'abbattimento immediato e se
l'operazione "non comporta alcuna inutile
sofferenza" questi animali possono essere
trasportati su un carrello fino al locale per la
macellazione d'emergenza.
L'all. A raccomanda anche di non spaventare,
eccitare o maltrattare gli animali nella fase di
scarico, e aggiunge che "gli animali non
devono essere sollevati per la testa, le corna, le
orecchie, le zampe, la coda o il vello in maniera
che causi loro dolori o sofferenze inutili".
Scariche elettriche, di non piu' di due secondi e
applicate soltanto ai muscoli posteriori, sono
consentite solo per i bovini adulti e i suini che
rifiutano di muoversi.
Per gli animali trasportati
nei contenitori, lo stesso allegato (punto III/1)
stabilisce che tali contenitori siano maneggiati
con cura e che NON DEBBANO ESSERE GETTATI O
LASCIATI CADERE A TERRA O ROVESCIATI.
IMMOBILIZZAZIONE Se ne occupa l'allegato B,
stabilendo che essa deve avvenire in modo da
"risparmiare dolori, sofferenze, agitazioni,
ferite o contusioni evitabili" (punto 1), e
che "gli animali non devono essere legati per
le zampe ne' devono essere sospesi prima di essere
storditi o abbattuti".
Per i volatili da cortile e i conigli, che possono
essere sospesi prima di essere storditi, il punto
2) stabilisce che "siano in uno stato di
rilassamento tale che l'operazione (di
stordimento) possa effettuarsi efficacemente e
senza inutili indugi".
STORDIMENTO E ABBATTIMENTO PER GLI ANIMALI
DIVERSI DA QUELLI DA PELLICCIA
Se ne occupa l'all.C,
nel quale si indicano i metodi consentiti per le
due operazioni. Per lo stordimento, che "non
deve essere praticato se non e' possibile
l'immediato dissanguamento degli animali"
(punto II), sono ammessi 4 metodi:
1. pistola a proiettile captivo
2. commozione cerebrale
3. elettronarcosi
4. esposizione al biossido di carbonio
Il primo metodo, lo SPARO DI UN PROIETTILE
che deve penetrare nella corteccia cerebrale e che
poi ritorna al suo posto, e' riservato a bovini,
ovini e caprini; il secondo, chiamato PERCUSSIONE,
che "e' ammesso soltanto se si utilizza uno
strumento a funzionamento meccanico che procuri
una scossa al cervello" (cioe' una botta in
capo), "senza la frattura del cranio"
pare piu' usata per animali piccoli, come i
conigli.
L'ELETTRONARCOSI, a sua volta, puo'
essere usata in modi diversi: o con l'applicazione
di "elettrodi intorno al cervello in modo da
consentire alla corrente di attraversarlo", o
con i bagni d'acqua , metodo impiegato per i
volatili da cortile, che, appesi per le zampe a
dei ganci, abbiano la testa a diretto contatto con
l'acqua attraverso cui passera' la scarica di
corrente, a una intensita' tale "da garantire
che l'animale passi immediatamente a uno stato di
incoscienza persistente fino alla morte".
Vi e' infine L'ESPOSIZIONE AL BIOSSIDO DI
CARBONIO, trattamento che pare riservato ai suini,
i quali vengono fatti entrare in una cella in cui
e' stato immesso il biossido di carbonio.
"Essi devono essere convogliati il piu'
rapidamente possibile dalla soglia al punto di
massima concentrazione di gas ed essere esposti al
gas per un tempo sufficiente per rimanere in stato
di incoscienza fino a che la morte
sopraggiunga".:
DISSANGUAMENTO L'allegato D precisa che "per
gli animali storditi, l'operazione di
dissanguamento deve iniziare il piu' presto
possibile dopo lo stordimento, in modo da
provocare un dissanguamento rapido, profuso e
completo. Il dissanguamento deve essere effettuato
prima che l'animale riprenda coscienza"
(punto 1). Il dissanguamento avviene per
"recisione di almeno una delle due carotidi o
dei vasi sanguigni che da esse si dipartono",
dopo la quale "non vanno effettuate altre
operazioni sugli animali ne' alcuna stimolazion
elettrica prima della fine del
dissanguamento" (punto 2). Il punto 3 prevede
che "il responsabile dello stordimento,
impastoiamento, carico e dissanguamento degli
animali, deve eseguirle consecutivamente su un
solo animale prima di passare a un altro
animale". Per i volatili da cortile, infine,
si precisa che il dissanguamento puo' avvenire
"mediante decapitazione eseguita
automaticamente" e in tal caso "dev'essere
possibile l'intervento manuale diretto in modo
che, in caso di mancato funzionamento del
dispositivo, l'animale possa essere macellato
immediatamente" (punto 4).
La normativa si
premura, dunque, di assicurare che gli animali
storditi passino immediatamente alla morte
(dissanguamento), ma non puo' sfuggire che, almeno
nel caso dei volatili e dei suini, che vengono
storditi tutti insieme in grandi quantita', cio'
non e' materialmente possibile per i singoli
animali, tranne che per il primo.
Tutti gli altri
dovranno comunque aspettare un certo lasso di
tempo, che puo' non essere poco, il tempo che
occorre alla macchina decapitatrice o al singolo
macellaio di fare, animale dopo animale, il loro
lavoro.
E dunque, anche ammesso che gli operatori
dei macelli si attengano scrupolosamente alla
legge, non e' impossibile che alcuni di questi
animali si ridestino dallo stordimento e quindi
debbano soffrire due volte, invece di una.
Nell'allegato C, il capitolo III da'
disposizioni per l'ABBATTIMENTO riservato alla
grossa selvaggina d'allevamento e i cervidi, per i
quali va usata la pistola o il fucile a proiettili
liberi, e i volatili da cortile che, in alcuni
casi, possono essere uccisi per
"decapitazione e dislocazione del
collo". Vi e' inoltre previsto un altro
mezzo, il "cassone a vuoto", metodo
riservato all'abbattimento senza dissanguamento
(in particolare per selvaggina d'allevamento come
quaglie, pernici e fagiani).
Prima di trattare la
macellazione rituale, mi sembra giusto spendere
qualche parola sull'ELIMINAZIONE di PULCINI IN
ECCEDENZA, di cui si occupa l'art. 10 (comma 3),
che parla di "pulcini di un giorno" e
l'allegato G. Questi pulcini possono essere
abbattuti con due sistemi. Il primo e' "un
dispositivo meccanico che produca una morte
rapida", che consiste di uno strumento
"munito di lame a rapida rotazione o
protuberanze di spugna". Il secondo metodo
consiste nell'esposizione al gia' citato biossido
di carbonio, con la disposizione che restino
nell'atmosfera satura del gas finche' non siano
morti.
La MACELLAZIONE
RITUALE Di essa si occupa l'art. 2
(comma 1/h), la' dove il decreto parla dell'autorita'
competente per il controllo sulla macellazione
(Ministero della sanita', servizio veterinario
della regione o provincia autonoma, veterinario
ufficiale ...), per dire subito che "tuttavia
per le macellazioni secondo determinati riti
religiosi, l'autorita' competente in materia di
applicazione e controllo delle disposizioni
particolari relative alla macellazione secondo i
rispettivi riti religiosi e' l'autorita' religiosa
per conto della quale sono effettuate le
macellazioni; questa opera sotto la
responsabilita' del veterinario ufficiale per le
altre disposizioni contenute nel presente
decreto".
Il successivo comma 2 stabilisce
che "i titolari degli stabilimenti di
macellazione presso i quali si intende macellare
secondo determinati riti religiosi comunicano all'autorita'
sanitaria territorialmente competente, per il
successivo inoltro al Ministero della sanita', di
essere in possesso dei requisiti prescritti".
Essa non prevede lo stordimento preventivo e
quindi l'animale si trova vis-a'-vis con la morte.
Rimandando, per una trattazione piu' ampia,
all'ALLEGATO MACELLAZIONE
RITUALE -
http://www.aduc.it/pulce/archivio/20010315allegato2.html
-
concludo con due domande che mi sembrano
legittime: perche' lo Stato acconsente a una
deroga, sia pure in nome della liberta' religiosa,
la' dove la sensibilita' generale ha ritenuto
necessario, piu' rispettoso per gli animali,
alleviare loro la paura e l'esperienza diretta
della morte, ed eliminare il dolore fisico
facendoceli arrivare storditi ?
Dato che lo "sgozzamento
rituale" fu certamente, al momento della sua
introduzione, una forma di eutanasia, per quale
motivo le religioni ebraica ed islamica non
accettano di rimettere in discussione questo
metodo che oggi, invece, sembra essere soltanto
crudele ? Prima, pero', di scagliarsi su ebrei e
islamici, come se fossero gli unici responsabili
di ogni crudelta' sugli animali, come capita di
sentire e di vedere dove si parla dell'argomento,
e' bene che chi e' ebreo e islamico non osservi
bene tutto il suo comportamento - diretto o
indiretto - che provoca sofferenze agli animali.
(Annapaola Laldi)
Commento
sulla Macellazione
Rituale (NdR):
si e' mai verificata la piu' o meno nocivita' (salubrita'
o meno) NON dissanguando l'animale a mezzo
sgozzamento, sui fisici di coloro che se ne cibano
???
NO ! assolutamente ! nessuno
studio scientifico e' stato effettuato IN TAL
SENSO, si e' seguita l'onda emozionale del non far
soffrire l'animale....come se fosse un'essere che
non capisce che lo stanno uccidendo....si prega di
andare a vedere cio' che succede nei
macelli....... ESSI SANNO che vanno a morire, ma
non potendo opporsi.....accettano non sempre
supinamente il loro sacrifizio !
se volete NON far soffrire gli animali DIVENITE
vegetariani ! e NON fate gli IPOCRITI, chiedendo
di stordire l'animale, prima di ucciderlo !
VERGOGNA !
vedi:
Diritti degli
Animali
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METODO di MACELLAZIONE HALAL
- vedi:
Cucina araba
Il
taglio
Prima però di passare alla descrizione di queste due tipologie di carni, è
opportuno illustrare le caratteristiche di entrambe.
La forma e la
particolare consistenza della carne bàladi è dovuta al fatto di
essere stata ritagliata nel corpo di un animale abbattuto da poco tempo.
Quando si procede al taglio, la carne dell’animale è ancora pulsante, non
è passata allo stadio di rigor mortis. Subito dopo l’uccisione
quindi, pur essendo molto tenera, la carne ha una consistenza gelatinosa che
la rende difficile da lavorare con il coltello. Il macellatore – che
spesso è anche l’abbattitore – non taglia secondo regole fisionomiche,
ma si limita a ritagliare nel corpo dei pezzi di grandezza variabile,
cercando di mantenere un’accettabile proporzione osso-grasso-carne.
Pur
non seguendo, come farebbe un vero tagliatore, le forme di un modello
preciso, non si può dire che il taglio venga eseguito «come viene viene».
In questo caso, il macellaio non ha in mente l’immagine di una forma
precisa, ma tenta di dare ai pezzi un aspetto che renda evidente una
struttura equilibrata: un osso circondato da uno spesso strato di carne
rosea, lucida e leggermente gelatinosa, una carne morbida che cola sotto il
peso di un sottile strato di grasso schiumoso.
L’abbattitore-tagliatore-venditore
di carne lavora nel caldo, nella polvere, nell’animazione sonora del suk,
così distante dall’universo freddo e buio nel quale opera il macellaio
urbano. Il suo obiettivo non è quello di tagliare staccando dalla carcassa
forme ben definite che possano testimoniare della sua perfetta perizia
nell’uso dei coltelli.
Ambulante più che bottegaio, richiama i passanti
con il suono dei coltelli che arrota di continuo; ciò che vuole è mostrare
agli occhi curiosi e affascinati dei clienti che si accalcano davanti al suo
banco i colori della carne, della polpa dell’animale, la sua straordinaria
freschezza.
La carne rùmi viene invece tagliata da un macellaio che sceglie, per
ognuno dei pezzi che intende ottenere, lo strumento adatto per il taglio.
Bistecche, girelli, costine, coscia e altri arrosti sono tagli di carne
lucida come cera, rosso vivo, asportati da carcasse passate ormai allo stato
di rigor mortis nelle celle frigorifere dei mattatoi, come impone la
normativa marocchina. Grazie a una lama bene affilata e a una buona
conoscenza delle fibre e delle articolazioni delle parti, la carne
“maturata” per 48 ore si taglia come burro.
La particolare lucentezza dei pezzi bàladi, la loro estrema
freschezza, attraggono spontaneamente l’occhio verso una materia nella
quale non sembra ancora del tutto esaurita la forza vitale. Proprio per
questo, allo scopo di mantenere nella carne le prerogative che il rigor
mortis ha cancellato del tutto dagli animali abbattuti che vengono
acquistati, i macellai urbani hanno messo a punto dei tagli che mimano il
pezzo bàladi e che possono essere descritti come segue: messa a
nudo, con taglio trasversale, di un osso centrale (preferibilmente roseo,
per testimoniare della giovane età e della freschezza dell’animale) sotto
uno strato di carne ricoperta da una sottile pellicola di grasso, di cui si
riproduce l’aspetto fondente tagliando una sorta di frangia a punta che
viene lasciata ricadere fuori dal banco di esposizione.
Pur utilizzando le
tecniche di taglio rùmi, e rispettando la normativa che impone la vendita
di carne “frollata”, il macellaio urbano che riserva metà del suo banco
di esposizione ai tagli in stile bàladi soddisfa il bisogno visivo
di una opulenza che promette a chi mangerà la sensazione di sazietà e
appagamento.
La carne halal, proposta nelle macellerie marocchine nel sud-ovest
della Francia, è spesso tagliata e venduta da ex-agricoltori riconvertiti
nel settore del commercio. La loro conoscenza intuitiva del mestiere di
macellaio è ispirata a un sincretismo originale che in Marocco non si
spinge mai fino al punto della fusione.
La carne halal, dunque, non
è soltanto il prodotto di un particolare rituale di uccisione
dell’animale, ma anche il risultato di un saper fare originale che le
conferisce l’odore, la consistenza tipici. La questione assume una portata
sociale ed economica importante, dal momento che non è possibile
considerare l’evoluzione del mercato della carne halal soltanto in
rapporto al rispetto, o meno, delle pratiche religiose da parte delle
popolazioni musulmane.
Tratto
da: slowfood.it
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METODO di MACELLAZIONE EBRAICA
La macellazione ebraica: un
metodo rispettoso verso la sofferenza degli
animali che ha più di tremila anni di storia.
La tradizione religiosa ebraica è crudele con
gli animali ?
E' veramente paradossale che
l'ebraismo si trovi sul banco degli imputati sotto
le accuse degli animalisti.
L'antichità dei documenti ebraici emerge con tutta
evidenza rispetto alla giovane età dei movimenti
animalisti, ma questo non impedisce a questi ultimi
l'esercizio dello zelo, del dogmatismo e spesso del
disprezzo nei confronti dei primi. Per rinfrescare
la memoria, è bene ricordare alcune delle cose che
la Torà insegna sul rispetto dovuto agli animali:
nei Dieci comandamenti gli animali domestici hanno
il diritto al riposo sabbatico come ogni essere
umano (Shemot 23:12); l'integrità del corpo animale
va protetta ed è proibito tagliare un membro da un
corpo animale vivo, per potersene cibare (Bereshit
9:4, secondo l'interpretazione rabbinica); bisogna
aiutare l'animale che stramazza sotto un carico
pesante (Shemot 23:5); un animale che sta arando non
deve avere la museruola che gli impedisca di
mangiare (Devarim 25:4); non si aggiogano specie
diverse insieme per lavori agricoli (Devarim 22:10);
l'asina di Bil'àm riceve il dono della parola per
protestare contro il padrone che la sta frustando (Bemidbar
22:28); la tradizione rabbinica sancisce la
proibizione del tza'ar ba'alè chaiim, la sofferenza
degli animali, ad esempio permettendo persino con
certe avvertenze la mungitura di shabbàt se
l'animale sta soffrendo perché ha le mammelle gonfie
e non può allattare; non ci si siede a tavola se
prima non si è dato da mangiare ai propri animali
domestici; la caccia, come forma di divertimento, è
quasi del tutto estranea alla cultura ebraica; e la
lista potrebbe continuare.
La shechità rientra in questo quadro
generale di rispetto. Noi riteniamo che sia il modo
migliore e finora insuperabile per infliggere la
minore sofferenza possibile all'animale che viene
macellato per l'uso alimentare delle sue carni. Ma
bisogna essere onesti fino in fondo quando si
afferma questo principio. Alcuni animalisti non
dogmatici ci obiettano: "d'accordo, noi riconosciamo
che il vostro metodo è un buon metodo, ma non è il
migliore; se, come voi dite, la shechità serve a
ridurre le sofferenze dell'animale e noi riusciamo a
dimostrare che ce n'è un altro migliore, per
coerenza dovreste preferire quest'ultimo alla
shechità".
La risposta ebraica si basa su questi argomenti: a
tutt'oggi non c'è nessuna dimostrazione scientifica
inoppugnabile della superiorità di altri sistemi
rispetto alla shechità.
La macellazione ebraica - e qui deve
esserci chiarezza e onestà da parte nostra - viene
eseguita così e non può né potrà essere eseguita
diversamente, perché se è vero che serve a ridurre
le sofferenze animali è anche e soprattutto vero che
la tecnica è quella che viene adottata in virtù di
un comando divino trasmesso dalla tradizione: "...e
sacrificherai come ti ho comandato" (Devarim 12:21).
Quindi la shechità è prima di tutto un rito
religioso e per questo motivo se ne chiede il
rispetto; e siccome - come noi riteniamo - non
comporta speciali sofferenze all'animale, anzi, a
nostro giudizio le risparmia notevolmente, non c'è
alcun motivo di proibirla, al contrario il suo
impiego va tutelato e incoraggiato.
Cos'è lo "stordimento" e perché non è
accettabile.
La differenza tra i metodi previsti
dalla legge e la shechità è nell'uso di quelli che
vengono chiamati metodi di stordimento.
Prima si applicano questi metodi e poi l'animale
viene ucciso. Teoricamente i metodi sono di quattro
tipi: uso di un proiettile sparato nel cervello;
elettroshock; anestesia con farmaci; gassazione con
Argon o anidride carbonica.
Chiamare stordimento il primo metodo
è un eufemismo; l'animale viene semplicemente
abbattuto con un colpo in fronte di una pistola
speciale. L'halakhà (la regola) proibisce certamente
l'uso del proiettile prima della shechità, perché
l'animale sparato, con una parte di cervello
distrutto, è tarèf, non corrisponde cioè ai criteri
minimi di integrità anatomica richiesti per un
animale prima della macellazione (genericamente
rendono tarèf l'animale i difetti che lo
porterebbero alla morte in breve tempo).
Contro chi difende questo metodo (di gran lunga il
più comune) si obietta che molto spesso lo sparo è
impreciso, che l'animale rimane più paralizzato che
inconscio, che comunque l'eventuale incoscienza ha
durata temporanea e potrebbe finire prima che si dia
la morte all'animale con altri metodi; che lo sparo
scatena una scarica di adrenalina con conseguente
vasocostrizione e riduzione di sanguinamento dopo la
recisione dei vasi (e quindi un danno per le carni);
in epoca di "mucca pazza" c'è poi il rischio che
l'agente infettante, che di solito colonizza il
cervello, possa diffondersi con lo sparo a tutto il
corpo.
Anche l'elettroshock non rappresenta
una pratica ideale. L'halakhà non lo accetta perché
può provocare danni di vario tipo all'integrità
dell'animale, che lo rendono tarèf. Ma a parte
questo è molto discutibile il risultato di
incoscienza che si vorrebbe produrre. Intanto perché
l'elettroshock è una crudeltà di per sé, come ha
dimostrato per decenni l'esperienza psichiatrica
sull'uomo; poi perché molto spesso l'apparecchiatura
non funziona bene e le variabili che ne dovrebbero
garantire il successo sono troppe; infine perché non
è dimostrato che l'animale perda veramente la
sensibilità o non la riacquisti prima che sia ucciso
in altro modo.
L'anestesia con farmaci non viene
praticata comunemente soprattutto perché si rischia
di mettere in commercio carni con residui del
farmaco.
La gassazione consiste nel far
passare l'animale in una camera chiusa dove respira
un gas che gli dovrebbe far perdere coscienza; il
risultato (incoscienza) però non è sicuro e potrebbe
essere di breve durata; talora l'animale potrebbe
anche morire per effetto dell'esposizione al gas. Se
si potesse garantire l'incoscienza da una parte e
l'integrità fisica dall'altra ci potrebbe essere una
maggiore disponibilità della halakhà per questo
metodo; ma si è ancora lontani da un'esperienza di
valore attendibile.
Quali sono i vantaggi reali della
shechità e come si risponde alle obiezioni dei
detrattori?
Molto sinteticamente: la shechità non
può essere una pratica "selvaggia". Richiede anni di
esperienza, studio, esercizio e la sua pratica è
esclusivamente affidata a figure professionali che
vengono continuamente ricontrollate.
Parte essenziale della tecnica è
l'affilatura del coltello, che non deve avere la
minima intaccatura percettibile sul polpastrello e
sull'unghia, in corrispondenza della soglia di
percezione del dolore dei tessuti molli e della
trachea che vengono tagliati con la shechità.
Il modo di tagliare, tangente, senza
pressioni, senza soste, è funzionale al risultato di
assenza di dolore.
Il taglio, con la fuoriuscita
abbondante del sangue, provoca un'improvviso calo di
liquidi circolanti, nel sistema venoso e arterioso,
con conseguente crollo della pressione e del
funzionamento del sistema cerebrale.
C'è grande discussione sulla
possibilità che dopo il taglio la sensibilità si
mantenga a lungo. Ma i metodi per dimostrare questo
dato sono solo indiretti e mai determinanti. Si
parla molto dell'elettroencefalogramma, che dimostra
una attività elettrica cerebrale prolungata anche
dopo il taglio; ma il fatto che ci sia l'attività
elettrica non significa che ci sia percezione del
dolore o che ci sia o meno la vita; un paziente
anestetizzato sottoposto a un intervento chirurgico
continua ad avere attività elettrica nel cervello,
ma non sente dolore.
Un altro tema di grande discussione
riguarda la possibilità che il cervello possa
continuare a ricevere sangue dopo il taglio. Questo
perché la shechità taglia le arterie carotidi, ma
risparmia le altre due arterie che portano sangue al
cervello, le arterie vertebrali. Anche negli esseri
umani ci sono le carotidi e le vertebrali, che alla
base del cervello comunicano tra di loro (formando
una struttura chiamata poligono di Willis) che ha lo
scopo di garantire sempre l'arrivo di sangue al
cervello anche se una via si interrompe. Il paragone
con l'anatomia umana ha però un senso molto
parziale. Questo perché l'anatomia umana e quella di
bovini, ovini e caprini (i tre grandi gruppi che
vengono sottoposti a shechità) è un pò differente:
al posto del poligono di Willis c'è una struttura
con scopo analogo, la rete mirabile; carotidi e
vertebrali concorrono a portare sangue al cervello e
formare la rete mirabile, ma il loro incontro è
prima del cervello (Fig.1 A).
Per questo se si lega la carotide e si impedisce che
porti sangue al cervello, il suo lavoro sarà fatto
dall'arteria vertebrale.
E' quello che dicono gli animalisti: se si taglia la
carotide il sangue arriverà comunque attraverso la
vertebrale (Fig. 1 B). Ma qui c'è l'errore, perché
un conto è legare, e un conto è tagliare.
Se si taglia la carotide, tutto il sangue che
dovrebbe arrivare attraverso di essa al cervello si
perde, mentre il sangue che prende la strada della
vertebrale non arriva lo stesso al cervello, perché
dopo che è sboccato nella carotide a valle del
taglio, per motivi di pressione, torna indietro e
esce anch'esso dal taglio (Fig. 1 C). Così si è
potuto dimostrare con metodi sperimentali.
In conclusione, con una polemica
faticosa e difficili studi sperimentali è possibile
dimostrare che per il momento non ci sono prove
certe che la shechità faccia soffrire di più gli
animali. Qualcuno usa questo argomento per vantare
la superiorità scientifica della nostra tradizione.
Forse è meglio evitare questo tipo di argomenti e
lasciare al piano della fede le nostre certezze.
Ma almeno possiamo stare tranquilli, nelle nostre
coscienze, di possedere un metodo rispettoso e
sempre all'avanguardia, malgrado la sua età più che
trimillenaria. E ovviamente diffidare delle passioni
e degli estremismi contro la macellazione rituale, e
di tutto ciò che possono nascondere. Non
dimentichiamo che in più di duemila anni di presenza
ebraica in Italia, è stata proibita solo al tempo
delle leggi razziali. E che, come insegnava rav Kook,
un eccessivo rispetto per gli animali deve essere
considerato con diffidenza perché può rivelare un
minore rispetto per gli esseri umani.
* Rav Riccardo Di Segni, oltre ad
essere Rabbino Capo di Roma, è anche un eminente
medico
Per saperne di più: I. M. Levinger,
Shechità in the Light of the Year 2000, Maskil
L'David, Jerusalem 1995
R. Di Segni, Guida alle regole
alimentari ebraiche, Lamed, Roma 1996 nel capitolo
sulla Shechità.
Tratto
dal
sito
www.shechitauk.org curato da
un'organizzazione ebraica inglese, con continui
aggiornamenti scientifici.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
La
vergognosa macellazione rituale;
Non devono esistere
tradizioni, culture, religioni, riti o quant'altro che non prevedano il
rispetto degli animali
- 15-01-2005
- Fonte: Marcello Paolocci
Tratto da:
www.promiseland.it
Per macellazione rituale si intende quel particolare
tipo di macellazione secondo i riti islamico ed ebraico, che richiedono, tra
l'altro, l'uccisione dell'animale tramite iugulazione senza preventivo
stordimento. In Italia, oggi, questa possibilità viene recepita tramite il
Decreto 333/98 che detta le norme relative al trattamento degli animali
prima e durante la macellazione: ci sono alcuni casi, come ad esempio
appunto la macellazione rituale, in cui è concessa la possibilità di non
stordire l'animale prima di ucciderlo, come invece dovrebbe avvenire a norma
di legge in tutti i casi di macellazione industriale.
Se
da una parte la commistione di etnie e culture diverse che si sta
verificando in questi anni in Italia è certamente una cosa che arricchisce
sotto diversi punti di vista, non si può accettare che in nome di una
diversità culturale si introducano in Italia delle pratiche tradizionali
che provocano la sofferenza degli animali destinati alla macellazione.
Così come per alcune pratiche tradizionali straniere, come l'infibulazione
o la poligamia, che la morale e l'etica corrente ne impediscono la
diffusione nel nostro paese, così deve essere per la macellazione rituale.
E'
bene ricordare che i diritti degli animali devono essere validi in tutti i
paesi del mondo e in particolar modo il loro diritto alla non sofferenza va
difeso dappertutto. Non devono esistere tradizioni, culture, religioni, riti
o quant'altro che non prevedano il rispetto degli animali.
Commento
(NdR):
E'
evidente che questo articolo e' stato preparato da una persona poco
competente !
1. Nella nostra legislazione esiste una deroga all'obbligo di
stordimento dell'animale (decreto n. 333/98) che stabilisce che "lo
stordimento dell'animale prima della macellazione o l'abbattimento
istantaneo non si applicano alle macellazioni che avvengono secondo i riti
religiosi".
In particolare il decreto n. 168 del 1980 già autorizzava la macellazione
senza preventivo stordimento a condizione che venissero "adottate tutte
le precauzioni atte ad evitare il più possibile sofferenze ed ogni stato di
eccitazione non necessario".
2.
Per il completo e totale rispetto dell'animale, NON bisogna
ucciderlo per mangiarlo !
ma se ci si vuole cibare anche di carne e pesce occorre assolutamente
seguire delle precise Leggi Naturali e di Salubrita', che gli antichi ns.
progenitori conoscevano e che il "moderno homus stupidus", ha
dimenticato a favore di un falso pietismo e farisaismo; per chiarezza
dialettica e' come dire che l'emotivita' nelle ideologie provoca il
fanatismo religioso, come anche nel caso di colui che ha scritto questo
testo evidentemente dettato dall'emotivita' nel quale la ragione viene ad essere
completamente estromessa !!!
3.
Chi parla come questo individuo, non conosce la realta', non ha mai visto
gli animali che vengono portati al macello....andateci per favore prima di
parlare in quel modo; l'animale sa' che lo stanno per uccidere, in un
qualsiasi modo !! infatti lo "dice
nella sua Lingua" con i suoi suoni.....e con la riottosita' a farsi
legare !
Il
macello, dovrebbe in qualsiasi luogo esso sia, essere adibito con appositi
luoghi adibiti a tale scopo e con norme igieniche appropriate a norma di
legge.
4.
La sgozzatura con lama affilatissima senza alcuna intaccatura, che taglia
senza lacerare, e' un tocca sana, per colui che mangia carne animale, per il
fatto che l'animale elimina molto piu' sangue che nella
macellazione "ufficialmente protetta dalla legge" perche' il cuore
pompando anche nel momento della sgozzatura aiuta questa eliminazione, nel
sangue dell'animale (come in quello umano) vi sono "registrate"
come nei grassi, tutte le malattie dell'animale stesso e di quelle dei suoi
antenati + l'alto tenore di adrenalina nel sangue dell'animale per la
sua certa consapevolezza di essere ammazzato !; quindi eliminare dai tessuti
e dagli organi piu' sangue possibile DEVE essere prima funzione nella
macellazione, per salvaguardare la salute di coloro che se ne cibano.
Se
la sgozzatura dell'animale (sospeso a testa in giu' oppure in piedi e poi la
carcassa si posiziona in orizzontale), DEVE essere effettuata da un
tecnico competente (in
genere trattasi di un rabbino, per la shechità, che e' proprio specializzato a compiere questo
rito e/o di un medico veterinario per il rito halal), il cervello
dell'animale NON recepisce il dolore per il fatto che e' un'azione
istantanea che recide non solo l'arteria principale, ma anche molti nervi che immettono nel cervello le informazioni
dalle varie parti del corpo.
5.
L'animale
una volta deceduto, dopo qualche minuto (da 1 a 3 minuti a seconda
della dimensione) viene rizzato a testa in giu' per far defluire ancora
meglio il sangue e successivamente viene aperto, le interiora vengono
rimosse, e nel caso di una seria ed esperta macelleria, queste NON vengono
utilizzate per l'alimentazione umana. Poi si procede alla sezionatura delle
varie parti.
La
macellazione (shechità) e la preparazione delle carni secondo il rito ebraico,
che si chiama kasher,
aggiunge anche la salatura della carne in una tinozza di acqua, lasciando
tutta la notte in ammollo, questo per eliminare il residuo di sangue che e'
rimasto nel muscolo.
Gli antichi inoltre
effettuavano (dialetticamente) un ringraziamento all'animale che dava la sua
vita per l'uomo.
Non
credo che nei macelli cristiani e non, cio' venga effettuato.....
6.
SOLO cosi' si dovrebbe agire anche per salvaguardare la salute di coloro che si
cibano delle carni animali e non sono vegetariani.
Il resto sono solo chiacchiere senza senso e senza logica ne' ragione, ma con
tanta emotività !
Commento NdR: Ma per stare sempre bene e
guarire dalla
malattia molto
meglio la Dieta Crudista
!
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