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Il
Latte materno
Il latte materno è il solo alimento che si adatta perfettamente (per
digeribilità, apporto nutritivo, garanzie igieniche) alla fisiologia
del neonato dell'uomo. Il latte materno non solo un alimento ma un vero
e proprio sistema biologico che si adatta al lattante.
Il latte materno non e' solo cibo ma anche
relazione di
amore...ed
è in continuo mutamento e si adatta alle necessità del
neonato durante la crescita. Il suo contenuto varia
durante il giorno e nei primi mesi. Fin dall'inizio, è
perfetto per il tuo bambino.
Il latte materno passa attraverso tre fasi principali:
colostro, latte di transizione e latte maturo.
Il latte, che si forma nel seno materno, modifica la sua costituzione
con il passare del tempo, in perfetta armonia con le esigenze
nutrizionali del bambino che cresce fino allo svezzamento che deve
avvenire NON prima dei 7 mesi, meglio protrarre l'allattamento anche
verso i due anni, aiutandosi se necessario e con i primi dentini, con cibi preparati e cucinati e/o freschi,
dalla mamma.
Finalmente anche l'Organizzazione
mondiale della sanità (meglio tardi che mai)
suggerisce inoltre l'allattamento materno esclusivo per
i primi sei mesi, che possono arrivare a 12 insieme ai
primi cibi, o addirittura ai due anni “se il bambino si
dimostra interessato e la mamma lo desidera”.
L'alfa-lattoalbumina è una
sieroproteina del latte, particolarmente presente nel
nostro latte materno.
Nel nostro
colostro rappresenta il 40% delle proteine, nel
latte maturo scende a 2 g/l.
Il suo compito è quello di attivare i processi
protettivi e assorbitivi intestinali, mediante queste
azioni modula lo sviluppo cerebrale. Per questo solo il
nostro latte materno ne è così ricco.
Nel latte
vaccino sono presenti sieroproteine NON presenti nel
nostro, come la beta-lattoglobulina, che è responsabile
delle possibili reazioni avverse quali
allergie o
intolleranze.
vedi
Alimentazione
del bambino
+ Prodotti Naturali (Galega)
+
Colostro
+
Latte vegetale +
Consigli Alimentari
+
Crudismo
+
Vegetarianesimo
+
Vegetariani 1
+
Vegetariani
2
+
Germogli
Il latte materno è il
migliore
nutrimento per il tuo bambino:
contiene
infatti tutti i nutrienti di cui ha bisogno nei vari mesi della
crescita, tra cui ormoni e anticorpi che non si trovano invece nel latte artificiale. Inoltre l’allattamento al seno, crea un legame molto
intimo tra la mamma e il piccolo.
Una delle caratteristiche
del Latte materno e' anche quella di essere il miglior
analgesico naturale per il lattante.
Alla nascita:
Colostro: è il primo latte prodotto dal seno dopo il parto. Ha
un livello molto alto di anticorpi.
In cosa differisce dal latte
che viene prodotto in seguito ? Principalmente, il colostro contiene più
proteine, minerali, sale, vitamina A, azoto, batteri della specie umana, globuli bianchi e
anticorpi. Ha anche meno contenuto calorico, perché contiene meno
grassi e carboidrati del latte “maturo”.
Il latte materno contiene oltre 700 specie
di batteri diversi, tutti
batteri
autoctoni ed indispensabili che caratterizzano la
specie umana e che determinano la funzionalta’ ottimale
del sistema
immnunitario che principalmente risiede nell’intestino.
La scoperta e' frutto del lavoro dei ricercatori
spagnoli della "Spanish
foundation for science and technology". Gli esperti
per la prima volta hanno sequenziato il
DNA di tutti i
microbi presenti nel colostro, ovvero il primo latte, e
successivamente nel latte materno fino al sesto mese di
allattamento.
L'indagine e' pubblicata sull' "American
journal of clinical nutrition".
I vaccini
iniettando
sostanze
tossico-nocive pericolose ed estranee=eterologhe,
alterano immediatamente la
flora
autoctona, per l’alterazione del
pH
digestivo e quindi di
conseguenza si alterano sia il
sistema enzimatico,
sia le
funzioni immunitarie rendendole deboli (immunodeficienza
acquisita con il vaccino =
mini aids)
Latte maturo:
viene prodotto circa tre giorni dopo la nascita del bambino, in quantità
molto maggiore rispetto al colostro.
Contenuto del latte materno:
Contiene acqua, grassi,
carboidrati, proteine, vitamine, minerali, aminoacidi ed enzimi. Nel
corso di uno stesso
allattamento, questo latte cambia le sue
caratteristiche: all'inizio è acquoso e ricco di lattosio, mentre verso
la fine delle poppate diventata cremoso, ricco di grassi e calorie.
Questo cambiamento delle caratteristiche del latte è un modo naturale
per assicurare al bambino il fabbisogno di acqua e calorie nello stesso
tempo. Inoltre, il latte più cremoso alla fine delle poppate induce al
bambino un gradevole senso di sazietà e lo predispone ad un tranquillo
riposo.
Attualmente si conoscono più di 200 componenti contenuti nel latte
materno, e altri ne vengono
scoperti continuamente.
Per esempio, i ricercatori ritengono che la recente scoperta di acidi
grassi nel latte materno favorisca la crescita del cervello e della
retina del bambino, e possa persino aumentare il suo sviluppo cognitivo.
Tratto da:salutedonna.it
Latte materno, antiasmatico naturale: Una
ricerca francese pubblicata su
Nature Medicine dimostra
che gli allergeni passano alla prole attraverso
l'allattamento, inducendo così tolleranza permanente.
Tratto da: galileonet.it
Ai
tanti pregi conosciuti del latte materno se ne aggiunge un altro. Il
sistema immunitario della madre reagisce “migliorando” la capacità
protettiva del latte se esposta, con il bambino, a
virus e
batteri
durante il periodo dell'allattamento.
Non solo dunque il latte materno
protegge contro le infezioni stimolando l'immaturo sistema immunitario
del bebe', ma è il latte stesso che si rafforza nelle sue qualità, se
la madre e' esposta a problemi si salute durante l'allattamento.
Si tratta di conclusioni tratte dopo lo studio dell'immunologa
Dani-Louise Brian dell'Universita' Flinders di Adelaide, presentato alla
conferenza della Societa' australiana per la ricerca medica in corso a
Adelaide, durante il quale sono state prese in esame 99 madri che
allattavano. L'immunologa ha osservato che il latte prodotto quando il
bebe' e' infettato con un virus respiratorio contiene una maggiore
quantita' di fattori protettivi di quando il piccolo e' sano.
Nella
ricerca, sono stati analizzati campioni di latte di 36 madri i cui
piccoli erano stati ricoverati in ospedale con bronchiolite causata da
virus respiratorio, e di altre 63 madri con bambini in buona salute.
Secondo la Bryan, la probabile spiegazione e' che l'esposizione del
bebe' all'infezione faccia scattare una risposta immunitaria nella
madre, il che a sua volta altera la composizione del latte.
''Abbiamo
trovato che anche nell'assenza di sintomi clinici di malattia nella
madre, il latte del seno cambia ugualmente le sue caratteristiche con
l'esposizione alla malattia del piccolo. Il cambiamento principale
consiste in una crescita massiccia del numero di leucociti nel latte che
viene succhiato'', ha spiegato. Lo studio suggerisce che l'esposizione a
patogeni da parte della madre puo' migliorare le qualita' terapeutiche
del suo latte. I risultati non sono solo un'ulteriore conferma dei
benefici dell'allattamento al seno, ma costituiscono un importante passo
avanti verso l'ottenimento di latti artificiali per il biberon con
formule di migliore qualità che non deprimano la capacità immunitaria
del bambino, nei casi in cui le madri non sono in grado di allattare o
scelgono di non farlo.
Tratto
da: italiasalute.it
Parto e
allattamento definiscono flora intestinale neonati -
Feb. 2013
Il parto, vaginale o cesareo, e l’allattamento, al seno
o artificiale, modificano lo sviluppo dei batteri
nell’intestino dei neonati, influenzandone lo stato di
salute per il resto della vita. Ecco, in sintesi, quanto
afferma uno studio pubblicato sul
Cmaj,
il giornale dell’Associazione medica canadese. «I
batteri intestinali aiutano a
digerire i cibi, stimolano
il sistema
immunitario, regolano la peristalsi e proteggono
dalle infezioni.
Per questo il sovvertimento della
microflora può provocare
allergie,
tumori o
infiammazioni
intestinali croniche» spiega Anita Kozyrskyj, professore
associato di pediatria alla Facoltà di medicina dell’Università
dell’Alberta a Edmonton, in Canada, nonché coautrice
dello studio. I dati canadesi dimostrano che la
microflora
intestinale costituisce un vero e proprio “super
organo” che svolge ruoli diversi in salute e in
malattia. «E
che questi germi così importanti dipendano da parto e
allattamento è piuttosto preoccupante almeno qui in
Canada, dato l’aumento dei cesarei e il calo di mamme
che allattano al seno» aggiunge Kozyrskyj.
Per saperne di più sullo sviluppo della
flora
batterica intestinale nel neonato, la pediatra
canadese e i suoi colleghi hanno analizzato i dati di 24
neonati sani che avevano partecipato allo studio Child,
acronimo per
Canadian healthy infant longitudinal development study,
svolto in quattro province canadesi su oltre diecimila
persone, compresi 3.500 neonati venuti al mondo dopo il
2010. «Il campione da noi studiato rappresenta i nuovi
nati in Canada, con il 25% di cesarei e il 42% di
allattati al seno» puntualizza la pediatra di Edmonton
che ha identificato tutte le specie di batteri
intestinali con l’aiuto del sequenziamento genico. E –
sorpresa - nei nati da cesareo, anche se allattati al
seno, mancava uno specifico gruppo di microrganismi. Non
solo: anche negli allattati con latte artificiale
mancavano batteri presenti invece nei nutriti al
seno.
«È opportuno che i genitori sappiano quanto la loro
decisione di avere un cesareo o di usare il latte
artificiale possa modificare il
microbioma,
ovvero i milioni di miliardi di batteri che
formano flora intestinale, con effetti potenziali sulla
salute dei loro figli anche per tutta la vita» dice Rob
Knight, professore associato di biochimica presso
l’Università del Colorado a Boulder, Stati Uniti, in un
editoriale di commento.
CMAJ February 11, 2013 First published February 11, 2013
Il latte materno e' pronto in
ogni circostanza e luogo e perfetto come alimento
Ormai è una certezza assodata: per i neonati, nessun
latte artificiale vale quanto il latte materno. Che è la
migliore soluzione, non solo per il bambino, ma anche
per la mamma. Sfatiamo alcuni pregiudizi che rischiano
di ostacolare senza motivo un atto naturale e perfino
piacevole - By Salutest, ottobre 1999 - n° 22
La nascita, inoltre, rappresenta anche per il
neonato, un evento traumatico e come tale porta ad un
aumento del dispendio energetico. Il bambino ha quindi
bisogno di recuperare energia velocemente, tramite un
latte, il colostro,
ricco di proteine, sali minerali, ma anche e soprattutto
di
anticorpi, come immunoglobuline,
lattoferrina,
globuli bianchi e
lisozima.
Dal momento che il suo
sistema immunitario
non è ancora abbastanza efficace per fronteggiarli da
solo, gli
anticorpi aiutano il giovane organismo a combattere
i patogeni ambientali ed i contaminanti ( quelli dei
cibi che la madre assume o per i
vaccini subiti e/o
le amalgami dentali
che ha in bocca), e che purtroppo passano nel latte
materno con i danni che ne possono conseguire, con
i quali viene a contatto. Il latte materno rappresenta
dunque un alimento importantissimo ed insostituibile
che, oltre alla già citata azione immunitaria, stimola
positivamente la funzionalità degli organi digestivi del
bambino.
Cosi come l'alimentazione nutriente ed adatta (salubre
o meno, specie quella industriale...) o meno della
madre, influisce sulla preparazione non tanto della
quantita', ma soprattutto della qualita' del latte
materno e quindi della capacita' nutrizionale del latte
materno per il neonato.
Il latte materno è contaminato dagli alimenti tossici
di cui si nutrono le madri !
Questo magnifico e insostituibile elisir di crescita è
anche fra i cibi più contaminati che un umano può
assumere.
È la storia di una emergenza senza fine: «Stiamo
cominciando a osservare una pericolosa contaminazione
del latte materno», afferma Gaetano Rivezzi,
vicepresidente nazionale dell’Isde, l’associazione dei
medici per l’ambiente. Il pediatra dell’ospedale di
Caserta è tra gli autori del primo studio scientifico
che prova a documentare il caso.
Le sostanze contaminanti
presenti nel corpo della mamma vengono concentrate nel
latte: roba pesante, come diossina e PCB,
e poi piombo, DDT, solventi. Con
percentuali che variano a seconda di dove ha vissuto la
madre (più alta la concentrazione di diossine nelle zone
industriali, più alta quella di pesticidi nelle
zone rurali), ma comunque e' ancora il miglior alimento
per il lattante al mondo. L’annuncio è stato fatto pochi
giorni fa; alcuni ricercatori della facoltà di Agraria
dell’Università
Cattolica di Piacenza, hanno analizzato il latte
materno di alcune donne.
Per la precisione: 23 piacentine, 20 milanesi e 20
abitanti a Giugliano, in provincia di Napoli.
Il test è stato condotto tra il 2008 ed il 2009, ovvero
in un periodo di grande inquinamento nel napoletano,
causato dal “caos immondizia”. Ne sono emerse tante cose
importanti.
La prima e forse la più curiosa è che il latte delle
madri milanesi è risultato essere più contaminato di
quello delle neomamme napoletane. Perché l’inquinamento
della metropoli è peggiore di quello dei rifiuti
abbandonati alle porte di Napoli ? No, assolutamente.
La diossina e gli altri agenti patogeni
inquinanti trovati nel
latte si assumono
nel 95% dei casi con il cibo e solo in parte attraverso
la respirazione. Il fatto è che tendono ad accumularsi
nell’organismo umano, a “naturalizzarsi” e quindi ad
essere trasmessi attraverso l’allattamento al seno.
Questa situazione fa si che le donne milanesi che fanno
il primo figlio tra i 30 ed i 40 anni, hanno accumulato
quantità maggiori di elementi tossici, rispetto alle
“colleghe” di Giugliano che hanno partorito ed allattato
il primo figlio molto prima dei 30 anni.
USA - Una donna di 36 anni della Carolina del Sud è
finita in manette con l’accusa di aver provocato la
morte del figlio di appena 6 settimane. Il latte materno
era infatti contaminato dalla morfina e il
bambino, secondo gli esami medici, è morto per overdose.
Giappone – 2011 - Fukushima, 21 lavoratori contaminati e
latte materno radioattivo
...il latte di sette donne è risultato contaminato con
valori tra 2 e 36 Bq/kg. Secondo le autorità, non ci
sono pericoli per i neonati, ma quale madre sana di
mente darebbe latte radioattivo al suo bambino,? La
contaminazione del latte materno è la più grave offesa
dell'industria nucleare a tutte le donne.
E' evidente che cosi' come
passano gli ingredienti tossici nel latte
materno, passano anche gli ingredienti nobili dei
cibi assunti dalla madre, ed in questo processo
influisce piu' o meno a seconda dell'eta' della madre:
piu' e' giovane, meno il latte e' contaminato, piu' e'
anziana, piu' e' contaminato per l'accumulo degli
prodotti tossici che la madre ha accumulato nel corso
della propria esistenza, con cibi contaminati, aria ed
acqua inquinata.
Occorre ricordare
alle mamme di offrire ambedue le mammelle ad ogni
poppata perche' il latte materno cambia
durante la poppata.
Uno dei modi in cui cambia è il seguente: all'inizio
della poppata il latte è più leggero di sostanze, man
mano che va avanti diventa più ricco di grassi.
Se il bambino viene cambiato da una mammella all'altra
prima che abbia potuto prendere il latte più denso,
prende meno grassi.
Di conseguenza il bambino prende meno calorie e mangerà
più frequentemente. Se il bambino prende una grande
quantità di latte meno denso (per far fronte al ridotto
numero di sostanze vitali) sarà più propenso a
rigurgitarlo.
Lo stomaco, a sua volta, si svuota più rapidamente e una
grande quantità di lattosio si riversa nell'intestino.
La proteina che digerisce il lattosio, cioè la
lattasi, non potrà far fronte ad una tale quantità
di lattosio tutto di un colpo e il bambino potrà avere
dei sintomi d'intolleranza al lattosio cioè pianto,
flatulenza e scariche esplosive di consistenza
semiliquida e colore verdognolo.
Questo può accadere anche durante una poppata. Questi
bambini non sono intolleranti al lattosio. Hanno un
problema con il lattosio perchè le informazioni riguardo
l'allattamento al seno che le loro mamme hanno ricevuto
sono sbagliate.
Questa non è una ragione per abbandonare l'allattamento
al seno per un latte artificiale a basso contenuto di
lattosio.
Il latte materno della specie umana è caratterizzato da
un contenuto proteico particolarmente basso
(0,9%).
Tale percentuale è assai simile a quella che si trova
nella frutta e nella verdura allo stato naturale, che
sono per l’appunto il vero e unico cibo di competenza
dell’umanità, ma quelle poche proteine sono comunque in
grado di sostenere la crescita del neonato senza
affaticarne i reni immaturi, ricordiamo che l’eccesso di
proteine viene eliminato attraverso i reni.
Geni
e latte materno:
Per la prima volta è
emerso che i geni materni possono influenzare la
composizione nutrizionale del latte e, quindi, avere
effetti notevoli sullo sviluppo del neonato in fase di
svezzamento.
La notizia arriva da uno studio di Richard Weinberg del
Wake Forest University Baptist Medical Center a
Winston-Salem che ha coinvolto 111 neomamme. I
risultati della sua ricerca sono stati presentati a
Chicago alla "Digestive
Disease Week 2005".
È ormai nozione comune che la
composizione del latte materno inevitabilmente
riflette quello che è il
regime alimentare della mamma che allatta.
D'altro canto numerosi studi hanno dimostrato che il
valore nutrizionale del latte
bovino dipende dall'assetto genetico dei capi di
bestiame. Così gli esperti hanno voluto
testare l'ipotesi che la stessa influenza genetica
avesse un peso anche sulla composizione del latte
materno.
I ricercatori hanno cominciato col cercare una
correlazione tra il livello di acido docosoesanoico (DHA)
nel latte materno e la presenza di una delle tante
varianti del gene ApoA4, un gene che produce una
proteina implicata nell'assorbimento dei grassi dalla
dieta. L'acido docosoesanoico è un grasso omega-3 che la
mamma assume con la dieta per poi passarlo al bambino
tramite il latte.
Il DHA si assume mangiando pesce come il tonno, il
salmone e gli sgombri.
Questo acido grasso è essenziale per il corretto
sviluppo dell'occhio e del cervello nel neonato, infatti
numerosi gruppi che producono il latte artificiale per
neonati lo aggiungono nella sua composizione dopo che
varie indagini hanno dimostrato come in sua presenza il
bimbo cresca meglio e acquisisca una vista migliore.
D'altra parte una quantità insufficiente di DHA è stata
implicata in disordini dello sviluppo come l'autismo,
deficit di attenzione e iperattività, problemi di
apprendimento.
"Finora abbiamo pensato che le donne che assumono con la
dieta pari quantità di DHA hanno la stessa identica
concentrazione di questo grasso nel loro latte ma in
questo studio ci siamo resi conto che donne con una
determinata variante genetica hanno latte con alti
livelli di DHA", ha dichiarato il gastroenterologo.
Nello studio tutto il campione di donne è stato
sottoposto a un regime dietetico controllato con
aggiunta di supplementi di DHA in uguali quantità per
tutte.
I ricercatori hanno analizzato la concentrazione ematica
del DHA e anche i suoi livelli nel latte delle donne,
mostrando che le mamme con la variante 347S del gene
ApoA4, variante presente in circa un terzo della
popolazione americana, hanno il 40 per cento in più di
DHA nel loro latte rispetto a donne con l'altra versione
di ApoA4, la più comune 347T.
"La carta vincente di queste donne sta nel fatto che la
variante del gene ApoA4 le rende più abili a trasportare
il DHA preso dai cibi nel sangue e nel latte materno",
ha dichiarato Weinberg. Ma i ricercatori hanno esteso il
loro studio anche all'influenza di un secondo gene, ApoE,
trovando che la variante E4 ha un significativo impatto
sulla qualità del latte materno. ApoE è un gene che
regola il metabolismo dei grassi nel sangue. E4,
presente in circa il 20 per cento della popolazione Usa,
è associato a maggior rischio cardiovascolare e a
rischio di Alzheimer.
I ricercatori hanno scoperto che mamme con una o due
copie di E4 hanno un latte con un contenuto totale di
grassi dal 40 al 75 per cento inferiore rispetto alle
mamme che non portano questa variante nel loro Dna.
Questa inattesa scoperta suggerisce che E4 ha un effetto
sull'ammontare totale delle calorie che una madre può
fornire al proprio piccolo allattandolo, ha rilevato
Weinberg.
Anche se è prematuro pensare di poter traslare questi
risultati in raccomandazioni alle neomamme, ha
dichiarato Weinberg, di certo è pensabile che in futuro
test genetici materni potrebbero essere usati per
consigliare alla mamma che allatta la giusta dieta e, se
necessario, la supplementazione di alcune sostanze che
per sua natura (genetica) la mamma non è in grado di
garantire al piccolo con il latte.
Tratto da: piusalute.it
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Ricercatori di
multinazionale,
hanno creato mucche geneticamente modificate che
producono latte "umano", un latte vaccino, di vacca,
diverso da quello naturale - Londra, 03 Apr. 2011
Quei ricercatori sono riusciti a introdurre i geni umani
in 300 vacche da latte per produrre latte con proprieta'
simili a quello materno.
Il latte umano (non quello bovino anche se
OGM) contiene elevate quantita' di
preziosi nutrienti che possono contribuire a rafforzare
il sistema
immunitario dei
bambini
e ridurre il rischio di infezioni.
Fonte: AGI.it
Le critiche
L’unico “neo” di questo “nettere degli dei artificiale”
per poppanti, è la sua composizione base: si tratta
comunque dei componenti del latte di vacca in piu' OGM.
La scoperta potrebbe essere commercializzata nei
supermercati tra dieci anni ma le leggi cinesi in merito
ai cibi modificati sono differenti rispetto a quelle
europee.
Il nuovo latte vaccino ha prodotto non poche critiche
soprattutto per la scelta di nutrire un piccolo appena
nato con organismi geneticamente modificati e con
il contenuto di calio esagerato per un neonato di uomo,
che non abbisogna di tanto calcio come il vitello.
I salutisti, quindi, minacciano un’accesa battaglia per
evitare che questo alimento possa essere introdotto nei
bambini europei innanzi tutto a partire dalle dimensioni
stesse della ricerca. Helen Wallace, esponente di
GeneWatch, un’associazione inglese che combatte gli OGM,
accusa innanzitutto ed anche le dimensioni stesse della
ricerca: un campione di 300 mucche non può ritenersi
esaustivo per la effettiva qualità del prodotto, ma vi
sono altre problematiche legate a questa "scoperta":
Le conseguenze accertate
Un danno che potrebbe riversarsi non soltanto sui
bambini ma anche sugli animali: alcuni studi hanno
dimostrato che la prole degli animali che subiscono
alterazioni geniche hanno problemi di salute.
Questo porterebbe, quindi, i bovini dedicati alla
produzione del latte simil – materno alla morte senza
riproduzione… come si fa per i vecchi macchinari di
fabbrica. Questo porterebbe non soltanto a una barbarie
nei confronti dell’animale ma anche a un ingente – e
forse eccessivo – costo per il produttore che dovrebbe
comprare costantemente bovini da trattare e utilizzare
senza poter poi avviare – come accade ora – un
allevamento che si autorigenera.
Il sapore - Una domanda, però sorge spontanea: se nel
latte artificiale sono inseriti correttori di acidità
per far abituare il piccolo all’amaro e all’acidulo
oltre che al dolce e se il latte materno cambia ad ogni
pasto della madre, influenzando i gusti futuri del
proprio piccolo, quale sarà il sapore del latte di mucca
OGM ?
Di paglia e fieno ? Ancora una volta risponde il
responsabile dell’esperimento sottolineando che ha
detto: “E' un latte che ha un sapore dieci volte più
forte del latte normale”, quindi non adatto
all'alimentazione umana, qualunque cosa dicano i
ricercatori.....
Commento NdR: la follia dei ricercatori al
servizio delle multinazionali, oggi anche cinesi,
al servizio di
Big Pharma, NON si insegna a
NON
utilizzare il latte di vacca,
lo si vuole modificare rendendolo OGM pur di venderlo !
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Pediatri: solo latte materno nei primi
sei mesi
Almeno per i primi sei mesi di vita del bambino, il
latte materno basta e avanza per la sua corretta
alimentazione, mentre e'
sconsigliabile una introduzione precoce del
latte vaccino.
Lo sottolineano gli esperti riuniti a convegno in
occasione del mese della nutrizione infantile 2009,
iniziativa che per tutto ottobre promuovera'
l'informazione sulla corretta alimentazione dei bambini
da 0 a 3 anni. "La nutrizione nei primi tre anni di vita
- ha spiegato Giuseppe Mele, presidente della Fimp
(Federazione italiana medici pediatri) - ha un impatto
cruciale sulla salute nelle eta' successive e, in
particolare, sul rischio di malattie cardiovascolari,
obesita' e sullo sviluppo della funzione cognitiva".
Il latte
materno ha infatti tre tipi di vantaggi: dal punto di
vista nutrizionale contiene nutrienti quantitativamente
e qualitativamente ottimali per soddisfare, come unico
alimento, i fabbisogni del bambino nei primi 6 mesi di
vita, favorendone la crescita secondo una curva di
crescita ideale; ha effetti protettivi, in quanto
mediante il latte materno il bambino presenta migliori
difese nei confronti delle infezioni da virus e batteri,
delle allergie e di alcune malattie da alterata risposta
immune come diabete giovanile, morbo di Chron, retto
colite ulcerosa. Infine, dal punto di vista psicologico,
mediante l'allattamento si realizza piu' facilmente il
rapporto madre neonato".
I pediatri concordano invece nello sconsigliare
l'utilizzo del latte vaccino nei primi 12 mesi di vita:
"Il latte vaccino non e' adatto ai fabbisogni
nutrizionali di un bambino di pochi mesi - ha proseguito
la Scaglioni -. E' nutrizionalmente squilibrato per
quelli che sono i bisogni di un lattante fino all'anno
di eta': troppe proteine, non adeguata qualita' dei
lipidi, mancanza di acidi grassi essenziali, poco ferro
biodisponibile e poche vitamine, specie la E, la D, la A
e la C.
La sua introduzione precoce favorisce alcune importanti
anomalie: per esempio l'anemia da carenza di ferro,
responsabile di danni gravi e potenzialmente
irreversibili a carico dello sviluppo psico-intellettivo
del bambino; inoltre, l'elevata presenza di calcio e
fosforo inibisce ulteriormente l'assorbimento di ferro"
Commento NdR:
dopo aver sponsorizzato per anni il latte in polvere (con
dietro le
case farmaceutiche),
al posto del latte materno, ecco che finalmente
rinsaviti...i pediatri ritornano sulle posizioni di 50
anni fa' quando insegnavano che il
latte materno era il miglior latte per
il cucciolo dell'uomo.
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Il latte materno fa bene all'intelletto
Uno
studio danese ha dimostrato che il latte materno
influisce positivamente sulle capacità
intellettive. L'allattamento al seno, soprattutto se
prolungato, influisce considerevolmente, infatti,
sull'essere più o meno intelligenti nell'età
adulta.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Jama,
dopo che precedenti studi avevano già dimostrato
l'effetto positivo dell'allattamento
"naturale" sullo sviluppo cognitivo nella
prima e media infanzia.
Specialisti
del Danish Epidemiology Science Center, dell'Università
di Copenhagen hanno valutato l'effetto del latte della mamma
in 3.253 giovani adulti, tutti nati in Danimarca tra il 1959 e
il 1961. I partecipanti sono stati suddivisi in 5 gruppi
rispetto alla durata dell'allattamento.
L'intelligenza
dei partecipanti è stata misurata con il test Wechsler
Adult Intelligence Scale (Wais) in un gruppo costituito da
973 uomini e donne (età media pari a 27,6 anni) e con il test
Borge Priens Prove (Bpp) in un gruppo di 2280 uomini
(età media pari a 18.7 anni).
Tra
i dati raccolti anche lo stato sociale della famiglia e il
livello di educazione, lo stato della madre (single o meno),
oltre che peso, età e aumento di peso durante la gravidanza,
tabagismo durante il terzo trimestre di gestazione, peso alla
nascita e altri parametri del parto e della gravidanza.
Il dr. Erik Mortensen del
Copenhagen University Hospital
afferma che lo studio "dimostra una vigorosa relazione
tra la durata dell'allattamento materno e l'intelligenza in età
adulta". "Gli elementi nutritivi nel latte materno,
i fattori di comportamento, i fattori associati con la scelta
del metodo di allattamento sono tutti fattori che
contribuiscono a questa associazione positiva", afferma
lo studio. Il latte materno fornisce, infatti, ai neonati
importanti elementi nutritivi e preziosi anticorpi che non si
trovano nel latte di mucca o nel
latte in polvere.
Secondo
gli specialisti la durata dell'allattamento materno è
associato ad un alto punteggio sulla Verbal Performance
e Full Scale Wais IQs. La media rispettiva, sulla Full
Scale Wais IQs, per 1 mese, 2-3 mesi, 4-6 mesi, 7-9 mesi e
più di 9 mesi di allattamento è stata rispettivamente pari a
99.4, 101.7, 102.3, 106.0, e 104.0. Le corrispondenti medie
sulla Bpp sono state pari a 38.0, 39.2, 39.9, 40.1, e
40.1.
tratto da:
gravidanzaonline.it
Il latte materno fa anche bene al cervello.
I bambini allattati al seno sono più svegli: hanno
movimenti più fluidi, una minor probabilità di soffrire
di disturbi dello sviluppo e dell’apprendimento, e un QI
più alto. Anche questo confermato tenendo conto di
fattori socioeconomici, come mostrato da un recente
studio dell’Università McGill, Canada, su più di 17 mila
bambini, seguiti dalla nascita fino a i 6 anni e mezzo
(Kramer et al., Breastfeeding and child cognitive
development: new evidence from a large randomized
trial.Arch Gen Psych 2008 May;65(5):578-84.). Se
esistesse un farmaco altrettanto potente verrebbe
considerato opera di magia.
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Bebè
malato ? Latte materno si "potenzia"
- 17/07/2003 - Repubblica Salute
ADELAIDE (Australia) - Il latte materno, oltre a fornire
anticorpi al neonato e ad assolvere una funzione di
stimolo per il suo sistema immunitario, reagisce ai
microrganismi che in quel momento hanno infettato il
piccolo.
Lo ha scoperto l’immunologa Dani Louise Brian dell’università
Flinders di Adelaide, Australia, prendendo in esame 99
madri che allattavano.
L’immunologa ha osservato che il latte prodotto quando
il neonato ha un virus respiratorio contiene una
maggiore quantità di fattori protettivi di quando è
sano. Nella ricerca, sono stati analizzati campioni di
latte di 36 madri i cui piccoli erano stati ricoverati
in ospedale con bronchiolite causata da virus
respiratorio, e di altre 63 madri con bambini in buona
salute.
Secondo la Bryan, la spiegazione è che l’esposizione
del bimbo all’infezione fa scattare la reazione
immunitaria nella madre, il che a sua volta altera la
composizione del latte. «Abbiamo trovato che anche nell’assenza
di sintomi clinici di malattia nella madre, il latte del
seno cambia ugualmente le sue caratteristiche con l’esposizione
alla malattia del piccolo. Il cambiamento principale
consiste in una crescita massiccia del numero di
leucociti nel latte che viene succhiato», ha spiegato.
Lo studio suggerisce che l’esposizione a patogeni da
parte della madre può migliorare le qualità
terapeutiche del suo latte.
I risultati non sono solo un’ulteriore conferma dei
benefici dell’allattamento al seno, ma costituiscono
un importante passo avanti verso l’ottenimento di
latti artificiali più vicini a quello materno.
ll latte materno ha effetti molto positivi nella
riduzione del rischio-infarto nel lungo periodo: una
ricerca britannica
La nutrizione mediante latte materno ha effetti molto
positivi nella riduzione significativa della pressione e
assicura una rilevante riduzione del rischio-infarto nel
lungo periodo. A spiegarlo è una ricerca condotta dai ricercatori
britannici della Bristol University sulle pagine della
rivista scientifica Circulation: i risultati
della ricerca, i cui dati sono emersi confrontando i
comportamenti del sistema cardiocircolatorio di bambini
allattati al seno materno con un gruppo di coetanei
nutriti con latte artificiale,
è stata poi commentata sul British Medical Journal dagli
studiosi del St. George's Hospital di Londra. Lo studio dell’ateneo di Bristol ha preso in esame, infatti, ben
4.763 bambini dal giorno della nascita sino ai sette anni di età: i
neonati allattati al seno della mamma (gruppo 1) presentavano una
pressione sistolica media di 0.8 mm Hg inferiore rispetto a quella dei
loro coetanei nutriti con latte artificiale (gruppo 2); anche la
pressione diastolica risultava sensibilmente più bassa nel gruppo 1
(- 0.6mm Hg in media). Secondo quanto dichiarato dal dottor Richard Martin, coordinatore
dello studio inglese, “si registra una riduzione media pari
all’1% della pressione sanguigna nei bambini nutriti con latte
materno: ciò potrebbe prevenire il rischio di morte prematura
(causata da patologie di natura cardiaca in ben 2.000 casi nel solo
Regno Unito)”. 04/03/2004 - MFL Comunicazione Tratto da: paginemediche.it
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Al
seno è un'altra cosa
Secondo l'Accademia Americana di Pediatria (AAP), il solo allattamento
al seno è la migliore fonte di nutrizione del neonato per i primi sei
mesi di vita. L'AAP raccomanda inoltre l'allattamento al seno per almeno
dodici mesi.
Se a ciò si aggiungono una serie di recenti studi che
attestano l'efficacia del latte materno per patologie che vanno
dall'obesità alla morte in culla, ce n'è abbastanza per spiegare perché
l'80% delle italiane preferiscono il latte materno, il migliore per
apporto vitaminico, anticorpi e digeribilità.
Allattare al seno
Secondo una recente indagine Istat, condotta su un campione
di 2 milioni e 440 mila donne, l'81% delle mamme che hanno avuto figli
nei 5 anni precedenti l'intervista hanno allattato al seno in media per
un periodo di 6 mesi. Si tratta, in prevalenza, di donne tra i 24 e i 40
anni e la scelta è direttamente proporzionale al livello culturale, più
sono informate più ne apprezzano i vantaggi. Ecco perché una certa
resistenza al metodo naturale si concentra in Calabria e Sicilia, dove
la scolarità delle mamme è in media più bassa, mentre al nord hanno
voltato le spalle ai barattoli di latte in polvere. Si è comunque
ancora lontani dai sei mesi di solo latte materno raccomandati dall'OMS.
Meccanismi di…produzione
Ma quali sono i meccanismi fisiologici che entrano in gioco
dalla gravidanza al parto? Durante la gravidanza gli estrogeni, il
progesterone, l'ormone somatotropo e un ormone lattogeno placentare,
sviluppano considerevolmente la ghiandola mammaria. Dal momento del
parto e dell'espulsione della placenta, la concentrazione sanguigna di
questi ormoni decresce, ciò libera un ormone ipofisario, la prolattina,
che avvia la secrezione lattea, o lattazione. Il bambino comincia a
essere allattato dal secondo giorno; in questo momento non assume del
latte, ma il colostro, un liquido giallastro contenente anticorpi e
sostanze nutritive. Dopo circa 3-4 giorni inizia la produzione di latte
(montata lattea). Questo è un fenomeno imponente e può qualche volta
risultare doloroso. È caratterizzato dal pronunciato turgore delle
mammelle accompagnato da congestione, aumento della temperatura locale,
senso di fastidiosa tensione. Superata la fase iniziale, che in genere
dura circa 24-48 ore, se il neonato esercita regolarmente la suzione, i
sintomi sgradevoli della montata lattea regrediscono e la secrezione
mammaria si mantiene senza causare particolari disturbi.
Tratto da: dica33.it
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L'Università
del Minnesota ha fatto pubblicare nel 1989 un avvertimento alle famiglie
riguardo al riscaldamento del latte per i neonati.
Il riscaldamento nei
forni a microonde provoca la perdita di vitamine e nel caso del latte
materno vengono distrutte alcune sue proprietà protettive.
In
Lancet del 9 dic. 1989 il dr. Lubec, dell'Università di Vienna, ha
informato la rivista, che ha trovato che nel riscaldamento a microonde
di latte idrolizzato si verifica una conversione di piccole quantità di
L-prolina in D-prolina, e ipotizza una possibile pericolosità di
quest'ultima. Ecco il commento della dott. Lita Lee,:
"Le microonde nel latte per
bambini convertono alcuni trans-aminoacidi nei loro cis-isomeri
sintetici, questi non sono biologicamente attivi. Inoltre, uno degli
aminoacidi, L-prolina, è stato trasformato nel suo d-isomero, di cui si
conoscono le sue caratteristiche neurotossiche (nocive al sistema
nervoso) e nefrotossiche (nocive ai reni)."
Altre lettere sull'argomento sono contenute in Lancet nei numeri del
9/12/89 - (pag. 1393), 24/2/90 (pag. 470), 31/3/90 (pag. 792), vol. 336
p. 49.
I
vantaggi della pastorizzazione sono SOLO commerciali: Il produttore può
permettersi più sporcizia; è conveniente per il commerciante e per il
contadino, perché si conserva più a lungo del latte fresco.
Il
50% del latte vaccino ingerito viene sprecato in cattiva digestione. La
proteina del latte materno è lattalbumina, (le % relative cambiano
molto fari i due tipi di latte ) che è solubile e facilmente
digeribile, pertanto le sostanze del latte umano vengono utilizzate al
100 %.
Il
latte vaccino contenendo proteine estranee al latte umano, causa
facilmente allergie nel lattante
La quantità di grassi nel latte vaccino ed in quello umano è uguale ma
nel primo, si tratta in maggioranza di grassi saturi e di acidi grassi,
mentre nel secondo è presente un grasso maggiormente emulsionabile.
Il bambino allevato con latte materno, sarà dotato di maggiore
adattabilità e flessibilità corporea.
Il latte umano ha una quantità maggiore di lattosio di quello vaccino e
questo zucchero è più facilmente digeribile degli altri tipi di
zucchero e favorisce inoltre l’utilizzazione delle proteine e
l’assorbimento del calcio.
Lo
zucchero del latte vaccino è composto da lattosio (galattosio +
glucosio), più altri componenti.
Ogni
tipo di latte produce una reazione diversa di
pH
nell'intestino dell'uomo, che a sua volta influisce sulla
digeribilità e sulla qualità del sangue, prodotta dal
metabolismo dei
cibi ; il latte vaccino crea
reazione acida nell'intestino, mentre il
latte materno la crea basica.
Le
reazioni acide producono facilmente l'alterazione della
flora batterica
autoctona e quindi il facile instaurarsi
di microbi,
funghi,
parassiti patogeni.
Il latte materno rende il lattante immune a molte malattie infantili e
favorisce lo sviluppo di una sufficiente flora batterica intestinale (lattobacilli)
con
gli enzimi, che costituiranno la riserva per tutta la vita, necessaria
per la difesa dalle malattie infettive.
E’ perciò assolutamente indispensabile che appena partorito la mamma
dia il suo seno al piccolo mentre è ancora attaccato al cordone
ombelicale; la madre secernerà un liquido speciale che fornirà tutti i
fattori vitali necessari al lattante, in più si attiverà al massimo la
produzione del latte nelle ghiandole del seno.
Oggi il 30% del cibo consumato è derivato dal latte, non è forse anche
questo oltre alle vaccinazioni che indeboliscono il sistema immunitario,
assieme all’uso spropositato di zucchero, una delle conseguenze della
comparsa di nuove malattie allergiche sopra tutto nei giovani.
Il
latte di vacca è un alimento deplorevole per il lattante e per l’uomo
(infatti l’uso prolungato genera più facilmente ulcera e cancri)
anche in ragione del suo alto tenore di sali, da 8 a 9 grammi/litro,
sopra tutto se la mucca produttrice è nutrita con prodotti chimici
(fieni salati, foraggi artificiali, bestie forzate per l’ingrasso).
In più ci si sta accorgendo con terrore, che le bestie pascolanti in
pasture ove si sono usati erbicidi, insetticidi, danno un latte
contenente fino a 2 o 3 grammi/litro di questi ultimi (di cui il più
noto è il DDT); il formaggio ne contiene 5 o 6 grammi/chilo.
Si sapeva già che il latte della donna, che non dà mai rachitismo,
contiene solo 2,5 gr/litro di sali, mentre il latte di mucca normalmente
saturo di sali è fattore di: rachitismo infantile, delle croste lattee,
coliti, pruriti, indigestioni, ecc.
Gli eccessi di sale, inibitori di vitamine di tipo B o piuttosto di
acidi amminati riduttori a Resistività molto elevata, conducono al
rachitismo per neutralizzazione degli acidi, sovra caricamento in sali
alcalini e ipertrofia minerale catodica.
Ugualmente le acque calcaree e le acque mineralizzate, sono fattori di
rachitismo, mentre l’ignoranza popolare abusa di queste acque credendo
di fortificarsi, di star meglio, abusando di questi sali; essi sono
invece fattori di demineralizzazione: malattia di Piaget, di vecchiaia,
trombosi e cancri, in quanto nessuno di questi sali è direttamente
assimilabile per il fatto che essi non sono colloidali od idrosolubili.
Solamente i sali già metabolizzati dai vegetali o meglio dalla frutta,
dagli animali o ancora meglio dal latte di questi ultimi, (con riserva e
parsimonia, si può utilizzare in certi casi latte di asina, capra,
pecora), che possieda ancora un potere riduttore, quello del B/galactosio.
Il
latte materno contiene il massimo di B/galactosio ed è esclusivamente
in terreno acido e riduttore che si può effettuare l’utilizzo normale
del Calcio del latte per mezzo del B/galactosio che esso contiene.
Ora quest’ultimo è molto acido e riduttore, ma questo potere scompare
con le pastorizzazioni, sterilizzazioni o ebollizioni del latte vaccino
il quale ne contiene molto meno del latte umano.
Solo l’assunzione, con molta parsimonia, del latte di mucca CRUDO e
naturale (cioè non pastorizzato, che comunque crea reazione acida
nell’intestino dell’uomo) permette di beneficiare del calcio come
materiale costruttivo del sistema osseo e dentario, ma solo per i
giovani e da dopo l’età puberale.
Oltre ai gravi danni dei vaccini, è sopra tutto l’alimentarsi con
latte vaccino (di mucca) pastorizzato, che porta i bambini delle ultime
generazioni ad avere delle brutte dentature ed i denti cariati, oppure
il continuo e crescente riscontro negli scolari delle scoliosi, senza
parlare dei nefasti effetti che si sommano con l’assorbimento di acque
clorate, le quali sono alcaline, ossidate e antiBeta/galactosio.
Ecco i vantaggi dell'utilizzo del latte materno:
Per la madre, favorisce il secondamento,
migliora il rapporto con il bambino ed è molto pratico ma sopra tutto
economico.....è sempre pronto in ogni luogo in modo fresco ed alla
giusta temperatura corporea.
Per il bambino è l'alimento unico, completo e bilanciato che si adatta
alle richieste metaboliche del neonato; e' un alimento che serve anche
da bevanda, quindi disseta e contiene modulatori di crescita preparati
in sintonia con la crescita del bimbo; se la madre si alimenta come si
deve, provoca minori problemi intestinali perche' contiene gli enzimi
digestivi necessari al piccolo; vi si ritrovano Immunoglobuline (IgA)
che svolgono un'importante funzione di difesa immunitaria; aiuta a
prevenire le allergie alimentari, a cui il neonato è molto
esposto, sopra tutto con le
vaccinazioni che distruggono la flora
batterica autoctona e non solo......
vedi Danni
dei Vaccini
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Uno
studio scientifico sull'argomento Nutricology, dell'Università di
Helsinki:
Virtanen e Aro, "Dietary Factors in the Aetiology of
Diabetes", Ann. Med. 26(6):469-478 Dicembre 1994, ha rivelato che
la precoce introduzione di latte di mucca nei neonati di tre mesi o più
piccoli, ha spesso procurato una totale deficienza di insulina.
Questa
patologia insorgeva come conseguenza naturale della distruzione delle
cellule beta, dovuta alla reazione allergica del neonato in risposta
alla presenza delle proteine del latte di mucca.
Il
dato viene riportato da innumerevoli pubblicazioni su praticamente TUTTE
le riviste scientifiche più accreditate nel campo della nutrizione
infantile e della pediatria.
Un medico Pediatra, a queste nostre affermazioni,
ha risposto in questo modo:
“Nella
popolazione che ho modo di osservare (i "miei" bambini) la
percentuale di donne che non allattano è bassissima (circa il 3%) entro
i primi 3 mesi di vita (in tutti i casi per fattori dipendenti da
patologia materna tipo gravi anomalie del capezzolo, agalattia, parti
cesarei con complicanze e quindi con terapie complesse protratte, ecc.)
Il rischio maggiore è ASSOLUTAMENTE limitato ai primi
3-4 mesi di vita.
(nota
dell’autore: non siamo d’accordo i danni possono avvenire anche in
età maggiore per i noti, fatti sopra esposti).
Caro Amico: Lei ha ragione.
Vorrei segnalarle, a margine, che, se ben condotto e seguito,
l'allattamento al seno può proseguire ben oltre il sesto mese di vita
(ho qualche caso di protrazione oltre l'anno) anche in parallelo allo
svezzamento (che io inizio piuttosto precocemente, con ottimi risultati
sia dal punto di vista dello sviluppo somatico che neuropsichico).
Ritengo sia
necessario ricordare a chiunque legge questo post che I LATTI in POLVERE
sono comunque di derivazione vaccina MA NON SONO TUTTI UGUALI !
Per i primi 3 mesi di vita, infatti, le formulazioni sono trattate in
modo specifico (idrolisi della caseina, abbattimento vistoso della
concentrazione salina, diminuzione significativa dell'osmolarità,ecc),
mentre le "formule di proseguimento" (sempre di derivazione
vaccina), pur rispettando le direttive ESPGAN, non sono dissimili dal
latte vaccino (della "centrale") adattato
"artigianalmente" in casa (chi vuole capire capisca....)
Non neghiamo (a chi non dispone
di latte materno) un bel "baffo di latte", a patto che, nella
composizione circadiana dell'alimentazione del divezzo, vi sia
introduzione di elementi nutritivi ad integrazione (se no si rischia
l'anemia...).
Chi ha il latte della mamma non ha bisogno d'altro se non di una
integrazione alimentare a supporto, per l'introito di tutti i princìpi
che, nel solo latte, sono carenti (rispetto ai fabbisogni che la
crescita impone e che sono notevolmente diversi tra una fascia d'età e
l'altra)”.
By Docpocket, medico
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L’allattamento protegge le donne dalle
malattie cardiache
Allattare al seno potrebbe garantire una
protezione dalle malattie cardiache.
Ad esaminare i potenziali benefici dell’allattamento
materno è stata un’equipe di studio dell’Università
di Pittsburgh che ha focalizzato i loro studi su
circa 140.000 donne in
menopausa.
In media per queste donne erano passati 35 anni
dall’ultima volta che avevano allattato eppure i
risultati della ricerca avrebbero dimostrato un
effetto protettivo che durerebbe per decine di anni.
Secondo quanto riferito sulla rivista specializzata
Obstetrics and Gynaecology, aver allattato anche
solo per pochi mesi garantirebbe una protezione da
ipertensione,
diabete e ipercolesterolemia.
“Abbiamo concluso che le
donne che hanno allattato al seno per almeno un anno
sarebbero meno esposte del 10% al rischio di ammalarsi
di patologie
cardiovascolari anche dopo molti anni”, ha spiegato
Eleanor Bimla Schwarz, autrice dello studio.
Non solo,
l’allattamento avrebbe anche favorito una riduzione del
20% del rischio di
colesterolo alto e diabete e del 12% di
ipertensione. In che modo l’allattamento proteggerebbe
il sistema cardiovascolare?
L’ipotesi più plausibile è
che aiuterebbe l’organismo a bruciare grassi in eccesso
a tutto vantaggio della salute di
cuore e vasi sanguigni. Ma è anche probabile che
l’effetto dell’allattamento sia molto più complesso e
che il rilascio di alcuni ormoni giochi un ruolo
fondamentale.
Tratto da: news.paginemediche.it
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Qui invece la FOLLIA
degli enti a
tutela della salute...si ma quella dei
fatturati delle
case farmaceutiche...
Leggete quali FOLLIE si cerca di far passare per
verita'...!
Ormai siamo alla pura follia: una "ricerca
scientifica" del
CDC
(Center
for Disease Control) ha stabilito che il latte
materno impedisce ad un certo
vaccino di
funzionare al meglio nel corpo del neonato, e
quindi. suggeriscono di evitare l'allattamento al
seno.
La "ricerca" si intitola "Inhibitory effect of
breast milk on infectivity of live oral rotavirus
vaccines" (Effetto inibitorio del latte materno
sulla infettività del
vaccino orale
rotavirus).
Una ricerca simile si domanda se il latte materno
possa interferire con il
vaccino
rotavirus, mentre una terza conferma che la madre
passi al bambino gli anticorpi per combattere il
rotavirus tramite l'allattamento.
In altre parole, ci si lamenta che il latte materno
impedisca di immunizzare il bambino, infettandolo
intenzionalmente con il rotavirus, quando il bambino
è già perfettamente in grado di distruggere il virus
per conto suo.
La differenza, naturalmente, è che il latte materno
non costa nulla, mentre il
vaccino
te lo vende la
casa farmaceutica.
(NdR: Inoltre occorre dire che il ritavirus
NON e' la causa della diarrea, ma bensì il
risultato, la conseguenza, quindi il
vaccino NON
serve ad eliminare la causa,
anzi
serve a produrre altri problemi !)
Non vi ricorda niente, questo strano meccanismo
perverso ? Pensateci bene.
Si crea il Problema, si attende la reazione e si
propone la soluzione.
Solo che in questo caso hanno esagerato, perche' nel
mettere sotto accusa una cosa così universalmente
valida, apprezzata e insostituibile come il latte
materno, persino la più distratta della persone si
accorge che c'è qualcosa che non quadra.
Ma loro se ne fottono e ci provano lo stesso. Ed
hanno ragione a farlo: finche' la gente non si
ribella e li manda tutti a quel paese,
loro hanno solo da guadagnarci.
Al massimo non ci casca nessuno, ma si può sempre
riprovare.
Ricordiamo che le
alterazioni degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e della
mucosa
intestinale influenzano la salute, non
soltanto a livello intestinale, ma anche a
distanza in qualsiasi parte dell'organismo.
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