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Medicina Alternativa"  
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Alternative Medicine"
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Il Latte materno
Il latte materno è il solo alimento che si adatta perfettamente (per digeribilità, apporto nutritivo, garanzie igieniche) alla fisiologia del neonato dell'uomo. Il latte materno non solo un alimento ma un vero e proprio sistema biologico che si adatta al lattante. 
Il latte, che si forma nel seno materno, modifica la sua costituzione con il passare del tempo, in perfetta armonia con le esigenze nutrizionali del bambino che cresce fino allo svezzamento che deve avvenire NON prima dei 7 mesi, meglio protrarre l'allattamento anche verso l'anno, aiutandosi con cibi preparati e cucinati e/o freschi, dalla mamma.
Vedi Alimentazione del bambino

Il latte materno è il migliore nutrimento per il tuo bambino: contiene infatti tutti i nutrienti di cui ha bisogno nei vari mesi della crescita, tra cui ormoni e anticorpi che non si trovano invece nel latte artificiale. Inoltre l’allattamento al seno, crea un legame molto intimo tra la mamma e il piccolo.

Alla nascita:
Colostro: è il primo latte prodotto dal seno dopo il parto. Ha un livello molto alto di anticorpi.  
In cosa differisce dal latte che viene prodotto in seguito ? Principalmente, il colostro contiene più proteine, minerali, sale, vitamina A, azoto, globuli bianchi e anticorpi. Ha anche meno contenuto calorico, perché contiene meno grassi e carboidrati del latte “maturo”.

Latte maturo: viene prodotto circa tre giorni dopo la nascita del bambino, in quantità molto maggiore rispetto al colostro. Contiene acqua, grassi, carboidrati, proteine, vitamine, minerali, aminoacidi ed enzimi. Nel corso di uno stesso allattamento, questo latte cambia le sue caratteristiche: all'inizio è acquoso e ricco di lattosio, mentre verso la fine delle poppate diventata cremoso, ricco di grassi e calorie. Questo cambiamento delle caratteristiche del latte è un modo naturale per assicurare al bambino il fabbisogno di acqua e calorie nello stesso tempo. Inoltre, il latte più cremoso alla fine delle poppate induce al bambino un gradevole senso di sazietà e lo predispone ad un tranquillo riposo.
Attualmente si conoscono più di 200 componenti contenuti nel latte materno, e altri ne  vengono scoperti continuamente. 
Per esempio, i ricercatori ritengono che la recente scoperta di acidi grassi nel latte materno favorisca la crescita del cervello e della retina del bambino, e possa persino aumentare il suo sviluppo cognitivo.  
tratto da:http://www.salutedonna.it/latte materno alimento completo.htm

Latte materno, antiasmatico naturale: Una ricerca francese pubblicata su Nature Medicine dimostra che gli allergeni passano alla prole attraverso l'allattamento, inducendo così tolleranza permanente
http://www.galileonet.it/news/9377/latte-materno-antiasmatico-naturale

 

Ai tanti pregi conosciuti del latte materno se ne aggiunge un altro. Il sistema immunitario della madre reagisce “migliorando” la capacità protettiva del latte se esposta, con il bambino, a virus e batteri durante il periodo dell'allattamento. Non solo dunque il latte materno protegge contro le infezioni stimolando l'immaturo sistema immunitario del bebe', ma è il latte stesso che si rafforza nelle sue qualità se la madre e' esposta a virus o batteri durante l'allattamento.
Si tratta di conclusioni tratte dopo lo studio dell'immunologa Dani-Louise Brian dell'universita' Flinders di Adelaide, presentato alla conferenza della Societa' australiana per la ricerca medica in corso a Adelaide, durante il quale sono state prese in esame 99 madri che allattavano. L'immunologa ha osservato che il latte prodotto quando il bebe' e' infettato con un virus respiratorio contiene una maggiore quantita' di fattori protettivi di quando il piccolo e' sano. Nella ricerca, sono stati analizzati campioni di latte di 36 madri i cui piccoli erano stati ricoverati in ospedale con bronchiolite causata da virus respiratorio, e di altre 63 madri con bambini in buona salute.
Secondo la Bryan, la probabile spiegazione e' che l'esposizione del bebe' all'infezione faccia scattare una risposta immunitaria nella madre, il che a sua volta altera la composizione del latte. 
''Abbiamo trovato che anche nell'assenza di sintomi clinici di malattia nella madre, il latte del seno cambia ugualmente le sue caratteristiche con l'esposizione alla malattia del piccolo. Il cambiamento principale consiste in una crescita massiccia del numero di leucociti nel latte che viene succhiato'', ha spiegato. Lo studio suggerisce che l'esposizione a patogeni da parte della madre puo' migliorare le qualita' terapeutiche del suo latte. I risultati non sono solo un'ulteriore conferma dei benefici dell'allattamento al seno, ma costituiscono un importante passo avanti verso l'ottenimento di latti artificiali per il biberon con formule di migliore qualità che non deprimano la capacità immunitaria del bambino, nei casi in cui le madri non sono in grado di allattare o scelgono di non farlo.

Tratto da:http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=4789

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Il latte materno fa bene all'intelletto

Uno studio danese ha dimostrato che il latte materno influisce positivamente sulle capacità intellettive. L'allattamento al seno, soprattutto se prolungato, influisce considerevolmente, infatti, sull'essere più o meno intelligenti nell'età adulta. 
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Jama, dopo che precedenti studi avevano già dimostrato l'effetto positivo dell'allattamento "naturale" sullo sviluppo cognitivo nella prima e media infanzia.

 

Specialisti del Danish Epidemiology Science Center, dell'Università di Copenhagen hanno valutato l'effetto del latte della mamma in 3.253 giovani adulti, tutti nati in Danimarca tra il 1959 e il 1961. I partecipanti sono stati suddivisi in 5 gruppi rispetto alla durata dell'allattamento. 

 

L'intelligenza dei partecipanti è stata misurata con il test Wechsler Adult Intelligence Scale (Wais) in un gruppo costituito da 973 uomini e donne (età media pari a 27,6 anni) e con il test Borge Priens Prove (Bpp) in un gruppo di 2280 uomini (età media pari a 18.7 anni). 

 

Tra i dati raccolti anche lo stato sociale della famiglia e il livello di educazione, lo stato della madre (single o meno), oltre che peso, età e aumento di peso durante la gravidanza, tabagismo durante il terzo trimestre di gestazione, peso alla nascita e altri parametri del parto e della gravidanza.

Il dr. Erik Mortensen del Copenhagen University Hospital afferma che lo studio "dimostra una vigorosa relazione tra la durata dell'allattamento materno e l'intelligenza in età adulta". "Gli elementi nutritivi nel latte materno, i fattori di comportamento, i fattori associati con la scelta del metodo di allattamento sono tutti fattori che contribuiscono a questa associazione positiva", afferma lo studio. Il latte materno fornisce, infatti, ai neonati importanti elementi nutritivi e preziosi anticorpi che non si trovano nel latte di mucca o nel latte in polvere. 

 

Secondo gli specialisti la durata dell'allattamento materno è associato ad un alto punteggio sulla Verbal Performance e Full Scale Wais IQs. La media rispettiva, sulla Full Scale Wais IQs, per 1 mese, 2-3 mesi, 4-6 mesi, 7-9 mesi e più di 9 mesi di allattamento è stata rispettivamente pari a 99.4, 101.7, 102.3, 106.0, e 104.0. Le corrispondenti medie sulla Bpp sono state pari a 38.0, 39.2, 39.9, 40.1, e 40.1.
tratto da: http://www.gravidanzaonline.it/news/1053.html


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Il latte materno e'  pronto in ogni  circostanza e luogo e perfetto come alimento
Ormai è una certezza assodata: per i neonati, nessun latte artificiale vale quanto il latte materno. Che è la migliore soluzione, non solo per il bambino, ma anche per la mamma. Sfatiamo alcuni pregiudizi che rischiano di ostacolare senza motivo un atto naturale e perfino piacevole. 
Da Salutest, ottobre 1999 - n° 22

Bebè malato ? Latte materno si "potenzia" - 17/07/2003 - Repubblica Salute

ADELAIDE (Australia) - Il latte materno, oltre a fornire anticorpi al neonato e ad assolvere una funzione di stimolo per il suo sistema immunitario, reagisce ai microrganismi che in quel momento hanno infettato il piccolo. 
Lo ha scoperto l’immunologa Dani Louise Brian dell’università Flinders di Adelaide, Australia, prendendo in esame 99 madri che allattavano.
L’immunologa ha osservato che il latte prodotto quando il neonato ha un virus respiratorio contiene una maggiore quantità di fattori protettivi di quando è sano. Nella ricerca, sono stati analizzati campioni di latte di 36 madri i cui piccoli erano stati ricoverati in ospedale con bronchiolite causata da virus respiratorio, e di altre 63 madri con bambini in buona salute.
Secondo la Bryan, la spiegazione è che l’esposizione del bimbo all’infezione fa scattare la reazione immunitaria nella madre, il che a sua volta altera la composizione del latte. «Abbiamo trovato che anche nell’assenza di sintomi clinici di malattia nella madre, il latte del seno cambia ugualmente le sue caratteristiche con l’esposizione alla malattia del piccolo. Il cambiamento principale consiste in una crescita massiccia del numero di leucociti nel latte che viene succhiato», ha spiegato. Lo studio suggerisce che l’esposizione a patogeni da parte della madre può migliorare le qualità terapeutiche del suo latte.
I risultati non sono solo un’ulteriore conferma dei benefici dell’allattamento al seno, ma costituiscono un importante passo avanti verso l’ottenimento di latti artificiali più vicini a quello materno.

ll latte materno ha effetti molto positivi nella riduzione del rischio-infarto nel lungo periodo: una ricerca britannica

La nutrizione mediante latte materno ha effetti molto positivi nella riduzione significativa della pressione e assicura una rilevante riduzione del rischio-infarto nel lungo periodo.
A spiegarlo è una ricerca condotta dai ricercatori britannici della Bristol University sulle pagine della rivista scientifica Circulation: i risultati della ricerca, i cui dati sono emersi confrontando i comportamenti del sistema cardiocircolatorio di bambini allattati al seno materno con un gruppo di coetanei nutriti con latte artificiale, è stata poi commentata sul British Medical Journal dagli studiosi del St. George's Hospital di Londra.
Lo studio dell’ateneo di Bristol ha preso in esame, infatti, ben 4.763 bambini dal giorno della nascita sino ai sette anni di età: i neonati allattati al seno della mamma (gruppo 1) presentavano una pressione sistolica media di 0.8 mm Hg inferiore rispetto a quella dei loro coetanei nutriti con latte artificiale (gruppo 2); anche la pressione diastolica risultava sensibilmente più bassa nel gruppo 1 (- 0.6mm Hg in media).
Secondo quanto dichiarato dal dottor Richard Martin, coordinatore dello studio inglese, “si registra una riduzione media pari all’1% della pressione sanguigna nei bambini nutriti con latte materno: ciò potrebbe prevenire il rischio di morte prematura (causata da patologie di natura cardiaca in ben 2.000 casi nel solo Regno Unito)”.
04/03/2004 - MFL Comunicazione
tratto da: http://www.paginemediche.it/areapubblica/aree/news/articolo.asp?numero=2192&news=no&canale=1


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Al seno è un'altra cosa

Secondo l'Accademia Americana di Pediatria (AAP), il solo allattamento al seno è la migliore fonte di nutrizione del neonato per i primi sei mesi di vita. L'AAP raccomanda inoltre l'allattamento al seno per almeno dodici mesi.
Se a ciò si aggiungono una serie di recenti studi che attestano l'efficacia del latte materno per patologie che vanno dall'obesità alla morte in culla, ce n'è abbastanza per spiegare perché l'80% delle italiane preferiscono il latte materno, il migliore per apporto vitaminico, anticorpi e digeribilità.

Allattare al seno
Secondo una recente indagine Istat, condotta su un campione di 2 milioni e 440 mila donne, l'81% delle mamme che hanno avuto figli nei 5 anni precedenti l'intervista hanno allattato al seno in media per un periodo di 6 mesi. Si tratta, in prevalenza, di donne tra i 24 e i 40 anni e la scelta è direttamente proporzionale al livello culturale, più sono informate più ne apprezzano i vantaggi. Ecco perché una certa resistenza al metodo naturale si concentra in Calabria e Sicilia, dove la scolarità delle mamme è in media più bassa, mentre al nord hanno voltato le spalle ai barattoli di latte in polvere. Si è comunque ancora lontani dai sei mesi di solo latte materno raccomandati dall'OMS. 

Meccanismi di…produzione
Ma quali sono i meccanismi fisiologici che entrano in gioco dalla gravidanza al parto? Durante la gravidanza gli estrogeni, il progesterone, l'ormone somatotropo e un ormone lattogeno placentare, sviluppano considerevolmente la ghiandola mammaria. Dal momento del parto e dell'espulsione della placenta, la concentrazione sanguigna di questi ormoni decresce, ciò libera un ormone ipofisario, la prolattina, che avvia la secrezione lattea, o lattazione. Il bambino comincia a essere allattato dal secondo giorno; in questo momento non assume del latte, ma il colostro, un liquido giallastro contenente anticorpi e sostanze nutritive. Dopo circa 3-4 giorni inizia la produzione di latte (montata lattea). Questo è un fenomeno imponente e può qualche volta risultare doloroso. È caratterizzato dal pronunciato turgore delle mammelle accompagnato da congestione, aumento della temperatura locale, senso di fastidiosa tensione. Superata la fase iniziale, che in genere dura circa 24-48 ore, se il neonato esercita regolarmente la suzione, i sintomi sgradevoli della montata lattea regrediscono e la secrezione mammaria si mantiene senza causare particolari disturbi. 
 http://www.dica33.it/argomenti/ginecologia/gravi3.asp


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L'Università del Minnesota ha fatto pubblicare nel 1989 un avvertimento alle famiglie riguardo al riscaldamento del latte per i neonati. Il riscaldamento nei forni a microonde provoca la perdita di vitamine e nel caso del latte materno vengono distrutte alcune sue proprietà protettive.

In Lancet del 9 dic. 1989 il dr. Lubec, dell'Università di Vienna, ha informato la rivista, che ha trovato che nel riscaldamento a microonde di latte idrolizzato si verifica una conversione di piccole quantità di  L-prolina in D-prolina, e ipotizza una possibile pericolosità di quest'ultima. Ecco il commento della dott. Lita Lee,:  
"Le microonde nel latte per bambini convertono alcuni trans-aminoacidi nei loro cis-isomeri sintetici, questi non sono biologicamente attivi. Inoltre, uno degli aminoacidi, L-prolina, è stato trasformato nel suo d-isomero, di cui si conoscono le sue caratteristiche neurotossiche (nocive al sistema nervoso) e nefrotossiche (nocive ai reni)."
Altre lettere sull'argomento sono contenute in Lancet nei numeri del 9/12/89 - (pag. 1393), 24/2/90 (pag. 470), 31/3/90 (pag. 792), vol. 336 p. 49.
I vantaggi della pastorizzazione sono SOLO commerciali: Il produttore può permettersi più sporcizia; è conveniente per il commerciante e per il contadino, perché si conserva più a lungo del latte fresco.
Il 50% del latte vaccino ingerito viene sprecato in cattiva digestione. La proteina del latte materno è lattalbumina, (le % relative cambiano molto fari i due tipi di latte ) che è solubile e facilmente digeribile, pertanto le sostanze del latte umano vengono utilizzate al 100 %.
Il latte vaccino contenendo proteine estranee al latte umano, causa facilmente allergie nel lattante
La quantità di grassi nel latte vaccino ed in quello umano è uguale ma nel primo, si tratta in maggioranza di grassi saturi e di acidi grassi, mentre nel secondo è presente un grasso maggiormente emulsionabile.
Il bambino allevato con latte materno, sarà dotato di maggiore adattabilità e flessibilità corporea.
Il latte umano ha una quantità maggiore di lattosio di quello vaccino e questo zucchero è più facilmente digeribile degli altri tipi di zucchero e favorisce inoltre l’utilizzazione delle proteine e l’assorbimento del calcio.
Lo zucchero del latte vaccino è composto da lattosio (galattosio + glucosio), più altri componenti.  

Ogni tipo di latte produce una reazione diversa di pH  nell'intestino dell'uomo, che a sua volta influisce sulla digeribilità e sulla qualità del sangue, prodotta dal metabolismo dei cibi ; il latte vaccino crea reazione acida nell'intestino, mentre il latte materno la crea basica.
Le reazioni acide producono facilmente l'alterazione della flora batterica autoctona e quindi il facile instaurarsi  di microbi, funghi, parassiti patogeni.
Il latte materno rende il lattante immune a molte malattie infantili e favorisce lo sviluppo di una sufficiente flora batterica intestinale (lattobacilli) con gli enzimi, che costituiranno la riserva per tutta la vita, necessaria per la difesa dalle malattie infettive.
E’ perciò assolutamente indispensabile che appena partorito la mamma dia il suo seno al piccolo mentre è ancora attaccato al cordone ombelicale; la madre secernerà un liquido speciale che fornirà tutti i fattori vitali necessari al lattante, in più si attiverà al massimo la produzione del latte nelle ghiandole del seno.
Oggi il 30% del cibo consumato è derivato dal latte, non è forse anche questo oltre alle vaccinazioni che indeboliscono il sistema immunitario, assieme all’uso spropositato di zucchero, una delle conseguenze della comparsa di nuove malattie allergiche sopra tutto nei giovani.

Il latte di vacca è un alimento deplorevole per il lattante e per l’uomo (infatti l’uso prolungato genera più facilmente ulcera e cancri) anche in ragione del suo alto tenore di sali, da 8 a 9 grammi/litro, sopra tutto se la mucca produttrice è nutrita con prodotti chimici (fieni salati, foraggi artificiali, bestie forzate per l’ingrasso).
In più ci si sta accorgendo con terrore, che le bestie pascolanti in pasture ove si sono usati erbicidi, insetticidi, danno un latte contenente fino a 2 o 3 grammi/litro di questi ultimi (di cui il più noto è il DDT); il formaggio ne contiene 5 o 6 grammi/chilo.
Si sapeva già che il latte della donna, che non dà mai rachitismo, contiene solo 2,5 gr/litro di sali, mentre il latte di mucca normalmente saturo di sali è fattore di: rachitismo infantile, delle croste lattee, coliti, pruriti, indigestioni, ecc.
Gli eccessi di sale, inibitori di vitamine di tipo B o piuttosto di acidi amminati riduttori a Resistività molto elevata, conducono al rachitismo per neutralizzazione degli acidi, sovra caricamento in sali alcalini e ipertrofia minerale catodica.
Ugualmente le acque calcaree e le acque mineralizzate, sono fattori di rachitismo, mentre l’ignoranza popolare abusa di queste acque credendo di fortificarsi, di star meglio, abusando di questi sali; essi sono invece fattori di demineralizzazione: malattia di Piaget, di vecchiaia, trombosi e cancri, in quanto nessuno di questi sali è direttamente assimilabile per il fatto che essi non sono colloidali od idrosolubili.
Solamente i sali già metabolizzati dai vegetali o meglio dalla frutta, dagli animali o ancora meglio dal latte di questi ultimi, (con riserva e parsimonia, si può utilizzare in certi casi latte di asina, capra, pecora), che possieda ancora un potere riduttore, quello del B/galactosio.

Il latte materno contiene il massimo di B/galactosio ed è esclusivamente in terreno acido e riduttore che si può effettuare l’utilizzo normale del Calcio del latte per mezzo del B/galactosio che esso contiene.
Ora quest’ultimo è molto acido e riduttore, ma questo potere scompare con le pastorizzazioni, sterilizzazioni o ebollizioni del latte vaccino il quale ne contiene molto meno del latte umano.
Solo l’assunzione, con molta parsimonia, del latte di mucca CRUDO e naturale (cioè non pastorizzato, che comunque crea reazione acida nell’intestino dell’uomo) permette di beneficiare del calcio come materiale costruttivo del sistema osseo e dentario, ma solo per i giovani e da dopo l’età puberale.
Oltre ai gravi danni dei vaccini, è sopra tutto l’alimentarsi con latte vaccino (di mucca) pastorizzato, che porta i bambini delle ultime generazioni ad avere delle brutte dentature ed i denti cariati, oppure il continuo e crescente riscontro negli scolari delle scoliosi, senza parlare dei nefasti effetti che si sommano con l’assorbimento di acque clorate, le quali sono alcaline, ossidate e antiBeta/galactosio.  

Ecco i vantaggi dell'utilizzo del latte materno:
Per la madre, favorisce il secondamento, migliora il rapporto con il bambino ed è molto pratico ma sopra tutto economico.....è sempre pronto in ogni luogo in modo fresco ed alla giusta temperatura corporea.
Per il bambino è l'alimento unico, completo e bilanciato che si adatta alle richieste metaboliche del neonato; e' un alimento che serve anche da bevanda, quindi disseta e contiene modulatori di crescita preparati in sintonia con la crescita del bimbo; se la madre si alimenta come si deve, provoca minori problemi intestinali perche' contiene gli enzimi digestivi necessari al piccolo; vi si ritrovano Immunoglobuline (IgA) che svolgono un'importante funzione di difesa immunitaria; aiuta a prevenire  le allergie alimentari, a cui il neonato è molto esposto, sopra tutto con le vaccinazioni che distruggono la flora batterica autoctona e non solo......
vedi Danni dei Vaccini

 

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Uno studio scientifico sull'argomento Nutricology, dell'Università di Helsinki: Virtanen e Aro, "Dietary Factors in the Aetiology of Diabetes", Ann. Med. 26(6):469-478 Dicembre 1994, ha rivelato che la precoce introduzione di latte di mucca nei neonati di tre mesi o più piccoli, ha spesso procurato una totale deficienza di insulina. Questa patologia insorgeva come conseguenza naturale della distruzione delle cellule beta, dovuta alla reazione allergica del neonato in risposta alla presenza delle proteine del latte di mucca. Il dato viene riportato da innumerevoli pubblicazioni su praticamente TUTTE le riviste scientifiche più accreditate nel campo della nutrizione infantile e della pediatria.

  Un medico Pediatra, a queste nostre affermazioni, ha risposto in questo modo: Nella popolazione che ho modo di osservare (i "miei" bambini) la percentuale di donne che non allattano è bassissima (circa il 3%) entro i primi 3 mesi di vita (in tutti i casi per fattori dipendenti da patologia materna tipo gravi anomalie del capezzolo, agalattia, parti cesarei con complicanze e quindi con terapie complesse protratte, ecc.) Il rischio maggiore è ASSOLUTAMENTE limitato ai primi 3-4 mesi di vita.
(nota dell’autore: non siamo d’accordo i danni possono avvenire anche in età maggiore per i noti, fatti sopra esposti).

Caro Amico: Lei ha ragione.
Vorrei segnalarle, a margine, che, se ben condotto e seguito, l'allattamento al seno può proseguire ben oltre il sesto mese di vita (ho qualche caso di protrazione oltre l'anno) anche in parallelo allo svezzamento (che io inizio piuttosto precocemente, con ottimi risultati sia dal punto di vista dello sviluppo somatico che neuropsichico).
Ritengo sia necessario ricordare a chiunque legge questo post che I LATTI in POLVERE sono comunque di derivazione vaccina MA NON SONO TUTTI UGUALI !
Per i primi 3 mesi di vita, infatti, le formulazioni sono trattate in modo specifico (idrolisi della caseina, abbattimento vistoso della concentrazione salina, diminuzione significativa dell'osmolarità,ecc), mentre le "formule di proseguimento" (sempre di derivazione vaccina), pur rispettando le direttive ESPGAN, non sono dissimili dal latte vaccino (della "centrale") adattato "artigianalmente" in casa (chi vuole capire capisca....)
Non neghiamo (a chi non dispone di latte materno) un bel "baffo di latte", a patto che, nella composizione circadiana dell'alimentazione del divezzo, vi sia introduzione di elementi nutritivi ad integrazione (se no si rischia l'anemia...).
Chi ha il latte della mamma non ha bisogno d'altro se non di una integrazione alimentare a supporto, per l'introito di tutti i princìpi che, nel solo latte, sono carenti (rispetto ai fabbisogni che la crescita impone e che sono notevolmente diversi tra una fascia d'età e l'altra)
”. 
By Docpocket, medico

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