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LATTE e
OSTEOPOROSI
(Massimo Principi, da Latte & Formaggio, rischi e
alterative, Il Giornale per la prevenzione della salute,
numero 3, settembre 1996)
Possiamo distinguere due
tipi di osteoporosi: il primo tipo è causato da una
scarsa assimilazione di calcio, il secondo da squilibri
ormonali che tendono a depositare il calcio assunto col
cibo nei tessuti molli anziché in quelli ossei. Questo
secondo tipo di osteoporosi si definisce anche senile ed
è la più diffusa. Insorge prevalentemente dopo i 50 anni
ed è associata con la comparsa dell'artrosi. Nelle donne
tende a comparire in concomitanza con la menopausa, con
conseguente indebolimento delle ossa della colonna
vertebrale e del bacino. Si è calcolato che
l'osteoporosi colpisce circa 6 milioni di persone nei
soli Stati Uniti ed è presente nel 65% delle donne che
hanno più di 65 anni. Da quanto detto risulta evidente
che questa malattia è in stretta relazione con il
metabolismo dell'elemento calcio; è stata tuttavia
evidenziata recentemente l'assoluta inutilità della
somministrazione di sali di calcio in pillole e
tavolette. Pertanto una prima considerazione da fare è:
evitiamo di spendere inutilmente soldi per farmaci che
non producono nessun risultato. I meccanismi che
intervengono quando ci si ammala di osteoporosi sono
molti e complessi. Questa malattia è caratterizzata da
uno sconvolgimento delle funzioni metaboliche del
tessuto che origina processi di demolizione dello
scheletro: la struttura è colpita a livello sistemico da
una perdita di massa rispetto al volume. Vale a dire che
l'osso rimane invariato nella forma ma pesa di meno
perché c'è una perdita di materia che per il 99% è
costituita di calcio. Ci sono delle forze disgregatrici
che interrompono e si oppongono alle forze
consolidatrici che formano e tengono insieme la materia
con cui è fatto il nostro scheletro. La perdita di
calcio è dovuta a una sua cattiva assimilazione o meglio
a una sua sottrazione a causa del perturbato equilibrio
del pH del sangue e dei liquidi interni. Il calcio viene
`sciolto' dall'eccesso di sostanze acide, dall'eccesso
di fosforo, da carenza di vitamina D, da alti livelli di
ormoni paratiroidei, da condizioni prolungate di stress,
dall'ipertiroidismo. Diversi sono i fattori nutrizionali
che intervengono nel processo di mineralizzazione e
formazione del tessuto osseo. Carenze o errate
combinazioni di questi fattori possono contribuire
all'osteoporosi: è vero, quindi, che una correzione
della nutrizione può essere di beneficio nel trattamento
e nella prevenzione. Assieme al calcio occorre prendere
in considerazione il ruolo delle proteine, vista
l'importanza che hanno nella costituzione della matrice
organica dell'osso. Sfatiamo innanzitutto un mito:
quello che recita che per evitare l'osteoporosi occorra
consumare molto latte e formaggio. Il punto di vista
convenzionale, ispirato e sostenuto dai medici al soldo
dell'industria casearia, è che le ossa perdono calcio
perché non se ne consuma abbastanza con il cibo. Questo
cibo, naturalmente, è costituito da latte e formaggi che
contengono calcio. Questi alimenti hanno però un alto
contenuto proteico e una delle cause dell'osteoporosi è
proprio un eccesso di proteine animali nella dieta. Di
solito, invece, ci viene detto che le ossa perdono
calcio perché non ne consumiamo abbastanza, e cioè che
non mangiamo abbastanza latte e formaggio: niente di più
sbagliato. Per prevenire o curare questa malattia non
occorre affatto prendere più calcio né tanto meno
mangiare più latticini. Bisogna invece diminuire la
quantità di proteine ingerite. A riprova di ciò vi sono
i risultati di numerosi studi scientifici ed indagini
epidemiologiche: le donne che consumano proteine animali
presentano una perdita ossea del 35% rispetto al 7%
delle donne vegetariane. Non solo. Da essi emerge che
proprio i Paesi nei quali più alto è il consumo di
latticini e grassi (Stati Uniti, Finlandia, Svezia e
Inghilterra) sono anche quelli in cui l'osteoporosi è
più diffusa.
LATTICINI e DANNI del
SISTEMA CIRCOLATORIO
(Roberto Marrocchesi, da Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
In un esempio a tutt'oggi
unico e purtroppo poco seguito, la American Hearth
Association (Lega americana contro le malattie del
cuore) ha invitato sin dal 1977 il pubblico a ridurre i
grassi animali dalla dieta e cioè formaggio, burro,
latte, uova e carne. L'arteriosclerosi, la più nota
delle malattie del gruppo dell'arteriosclerosi, è
caratterizzata da indurimenti del lume interno delle
arterie. Queste placche (o ateromi) limitano il fluire
del sangue e quindi l'arrivo di ossigeno ed altri
nutrimenti alle cellule, da cui i noti sintomi di
mancanza di lucidità mentale dell'arteriosclerotico.
Questi tessuti risultano cicatrizzati e quindi fragili e
possono gonfiarsi e rompersi (aneurismi) o formare grumi
(emboli) che al limite inibiscono del tutto la
circolazione. Ciò può avvenire dovunque: nel cervello
abbiamo il colpo apoplettico o paresi (ictus), al
livello di cuore abbiamo l'attacco cardiaco (morte o
necrosi del muscolo non irrorato, detto infarto). Non è
più vero che l'infarto e la malattia coronarica, come
pure le arteriosclerosi in genere, siano causati
dall'invecchiamento: autopsie eseguite su giovani
ventenni e su bimbi deceduti in guerra o per traumi
accidentali dimostrano che questa malattia inizia fin
dalla giovane età, addirittura a due-tre anni! Il
processo è lento e impiega anche una trentina d'anni a
manifestare le sue conseguenze. Le placche sono ricche
di colesterolo, una sostanza simile agli ormoni e
presente solo nei cibi di origine animale come carne,
uova e latticini. La causa della lesione iniziale
all'arteria alla quale si va a depositare - come se
fosse una cicatrice - l'aretoma è tuttora sconosciuta ai
medici. Sembra assai probabile, anche in base alla
storia alimentare dei soggetti affetti dalla malattia,
che la causa sia da ricercarsi nella mancanza
nell'alimentazione di cibi vegetali fibrosi ed elastici
come i vegetali (in particolare le foglie e i gambi
delle verdure). Per verdure ormai il pubblico intende
quasi solo pomodori (molli, acidi e privi di fibra),
patate (prive di azione plastica od elastica) ed
insalata (composta d'acqua all'80-95%). Chi mangia più i
broccoli, le carote, il cavolo, le rape? Sono alimenti
del passato, quando appunto la malattia cardiaca era
assai meno comune. L'aspetto di indurimento,
ispessimento è invece - essendo più visibile - ben
documentato anche dalla medicina moderna: l'aretoma è
causato dal troppo colesterolo ingerito ed è favorito
dalla vita sedentaria (che genera ristagno
circolatorio), dal fumo, ecc... E' interessante notare
che invece i grassi ad alta densità lipoproteica (detti
HDL) abbassano questi rischi mentre quelli a bassa
densità lipoproteica (detti LDL li aumentano). I primi
sono grassi vegetali (oli di ogni specie) e la parte
oleosa di ogni cereale, legume o vegetale. I secondi
sono i grassi saturi o solidi delle carni o del latte e
dei suoi derivati. I grassi saturi (trigliceridi)
aumentano il tasso di colesterolo nel sangue, per cui
mangiare burro, formaggio, latte, panna, manzo, vitello,
maiale, salumi, uova ma anche gelati, cioccolata e
frutta tropicale (unici cibi vegetali che li contengono)
aumenta il rischio di una malattia circolatoria. A
temperatura ambiente i grassi saturi sono solidi. Dopo
l'ingestione essi tendono ad aggregarsi di nuovo in
forma solida (la nostra temperatura interna è di 36 °C,
simile all'ambiente esterno) formando indurimenti mobili
e crescenti, tipo aretomi e calcoli. Oggi il medico
raccomanda praticamente a tutti i pazienti di abolire i
grassi o almeno di limitarli ma questo viene recepito
dal pubblico come “fare meno fritture”. In un litro di
latte intero ci sono 35 gr di grasso e 10 in uno di
latte scremato o magro. Di questi, rispettivamente 20 e
5 sono di grassi saturi. La proporzione cresce molto
quando si usa il latte in polvere o condensato e più
ancora con i latticini: i formaggi sono per il loro
20-60% costituiti da grassi saturi. Il burro e il gelato
o la panna sono dei veri campioni del genere: fino al
90%. Se la malattia circolatoria fosse l'obiettivo di
una gara a premi, burro, panna, formaggi sarebbero
senz'altro sul podio ex-equo con salumi, insaccati,
frittate e carni grasse. In Occidente le malattie
cardiache sono comunque in regressione leggera ma già
significativa: il merito va tutto ad una maggiore
coscienza popolare e alla scoperta individuale che si
può vivere, e meglio, senza o con meno cibi animali. Gli
esperimenti lo confermano: un gruppo di bambini ha una
situazione arteriosa normale mentre un altro gruppo di
coetanei presenta casi di incipiente malattia
ateromatosa: la maggioranza dei bambini del secondo
gruppo era stata allattata artificialmente. Il consumo
prolungato di latte e latticini riguarda solo la specie
umana e solo certi Paesi. Non si riscontra
l'arteriosclerosi tra gli animali nutriti solo dal latte
della propria madre e tra gli esseri umani che fanno
altrettanto. Quando poi questi ultimi passassero ad una
dieta di tipo occidentale la malattia comincerebbe a
comparire. Nel 1977 la Commissione senatoriale
statunitense proclamava nei suoi Obiettivi dietetici per
gli Stati Uniti la necessità di ridurre il consumo di
grassi animali e cioè di carne, uova latte e derivati.
Nel 1982 il Consiglio statunitense delle ricerche
dichiarava per la prima volta che il fattore più
importante per la prevenzione del cancro era una
migliore alimentazione con meno grassi e meno proteine
rispetto a quella americana media. Se siamo obesi,
stanchi, malati forse il primo passo da fare è eliminare
o ridurre i cibi di provenienza animale.
LATTE e MALATTIE del
CUORE
(Nand Kishore Sharma, da Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
Gli attacchi di cuore
improvvisi sono il dono dei prodotti animali e dei
latticini. Il latte è un 'omicida silenzioso' perché
provoca malattie che si sviluppano silenziosamente,
senza che la vittima ne abbia la minima consapevolezza.
Abbiamo spesso sentito commenti di questo genere: “Oh!
Aveva un così bel aspetto, era robusto forte e molto
attivo, aveva solo 40 o 50 anni, come può essere morto
d'infarto?...” Una volta non c'erano laboratori medici,
macchine per l'elettrocardiogramma o apparecchi per
misurare la pressione e nessuno sospettava che il latte
e i suoi derivati fossero degli omicidi silenziosi; oggi
il progresso della ricerca scientifica non solo ha
rilevato gli effetti dannosi dei latticini ma riesce
anche a prevenire un gran numero di infarti con la
diagnosi precoce e consigliando di eliminare dalla dieta
i grassi e i prodotti animali. Questi ultimi, compresi i
latticini, sono ben noti per la stretta relazione che
hanno con le malattie del cuore.
Meno infarti dove non si
mangiano latticini
Esiste un rapporto diretto tra consumo di latte e
decessi per infarto. In Cina, in Giappone e in Corea,
dove non esiste consumo di latte, le morti da infarto
sono praticamente quasi sconosciute. Al contrario nei
Paesi scandinavi, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti -
dove l'industria latteocasearia ha un'importanza
rilevante - l'incidenza delle malattie di cuore è la più
alta del mondo.
I danni del latte sono ormai
evidenti
Molti anni fa i medici cominciarono a evidenziare
l'importanza del latte come causa di malattie di cuore
ma tale evidenza era basata principalmente su limitati
esperimenti sugli animali. Il dott. William Dock, un
insigne specialista nel campo delle malattie delle
coronarie, ha notato che anche se i giovani giapponesi
sono sottoposti a lunghe ore di lavoro fisico, risultano
relativamente immuni da arteriosclerosi e malattie delle
coronarie che invece stanno diventando sempre più
diffuse e preoccupanti nei Paesi occidentali. I
giapponesi non bevono latte e il dott. Dock crede che
questa sia una delle ragioni della loro immunità a
queste due malattie degenerative del sistema
circolatorio. Recenti ricerche hanno provato che il
dott. Dock sta nel giusto nel sospettare il latte come
una delle cause delle malattie di cuore e della
circolazione. I ricercatori medici della Scuola di
Medicina dell'Università di Washington hanno infatti
eseguito dal 1940 al 1959 uno studio su centinaia di
autopsie e cartelle cliniche in 10 ospedali degli Stati
Uniti e in 5 dell'Inghilterra. Questa significativa
ricerca medica ha mostrato che negli Stati Uniti la
diffusione dell'infarto è più alta di due volte tra le
persone che bevono molto latte rispetto a chi non ne
beve; per la Gran Bretagna il risultato era praticamente
lo stesso.Un resoconto completo sulle conclusioni di
questa ricerca molto importante è stato pubblicato
dall'American Heart Association nell'aprile del 1960. A
Derby, in Gran Bretagna, il possibile effetto dei
latticini è stato studiato da Osborn, un patologo
locale, e da Royd House. Essi hanno studiato più di 2000
morti avvenute in giovani e dovute a trombosi coronarica
e hanno notato, ad esempio, che su 16 casi il solo che
aveva coronarie normali era quello che era stato
allattato al seno.
Grassi del latte e coronarie
L'epidemiologia mostra che i Paesi che consumano più
latte sono quelli che maggiormente soffrono di
coronarie. I giapponesi, che hanno ammazzato la prima
mucca per cibo nel 1931, hanno ancora livelli molto
bassi di malattie coronariche nonostante abbiano più
ipertensione e tanta obesità, stress e fumo quanto il
resto del mondo sviluppato; mangiano ancora pochissimi
latticini e usano il pesce, molti cibi vegetali e oli
vegetali polinsaturi come principali risorse di
proteine. I giapponesi emigrati negli Stati Uniti hanno
invece iniziato ad adottare sia le abitudini alimentari
che la mortalità coronarica del Paese ospitante. I
vegetariani che evitano tutti i cibi animali, compreso
il latte e le uova, sono più sani degli onnivori
(mangiatori di carne) e hanno meno attacchi di cuore,
colpi apoplettici e cancri del seno e del colon; inoltre
i loro bambini crescono bene senza altro latte che
quello della madre. Il burro è, tra i grassi, di gran
lunga il più idrogenato. A causa dell'azione dei
microrganismi durante la ruminazione delle mucche, esso
è ricco di acidi grassi saturi (che fanno aumentare il
colesterolo nel sangue) e di acido stearico (che
favorisce le aderenze delle piastrine e di conseguenza
le trombosi). Se si dà il burro alle scimmie esse
sviluppano lesioni alle arterie.
Studi epidemiologici sul
latte e le cardiopatie ischemiche
J.C. Anand ha trovato una relazione, basata sui dati
realtivi a 32 Paesi, tra il consumo medio nazionale di
proteine del latte e il tasso nazionale di mortalità da
cardiopatie ischemiche . Paul e Southgate ipotizzano che
le proteine del latte e il lattosio possano essere più
dannose del grasso del latte per le coronarie. Mentre
lavorava come praticante in Sud Africa, il dott. Crouch
rimase impressionato (come anche altri) dalla diversità
delle malattie che colpivano i suoi pazienti Bantù e
quelli bianchi e arrivò alla conclusione che il consumo
di latte di mucca fosse la causa più probabile della
frequenza delle cardiopatie ischemiche tra i bianchi.
Benefici accertati di una
dieta senza latticini
In seguito, dopo essere andato in Australia, il dott.
Crouch tentò l'esperimento di raccomandare una dieta
senza latte ai suoi pazienti affetti da cardiopatia
ischemica, ottenendo risultati rapidi e gratificanti.
Nel Newquary (Gran Bretagna) registrò con cura il
progresso clinico di 44 casi di cardiopatia ischemica o
ipertesi con una dieta di sei mesi che escludeva
totalmente (eccetto deviazioni occasionali) il latte di
mucca e prodotti bovini, le uova e il pollo: 33 dei 44
pazienti trassero sollievo totale o parziale dei
sintomi, raggiungendo una migliore tolleranza
all'esercizio fisico e/o la riduzione o eliminazione dei
medicinali; 11 pazienti su 14, che inizialmente erano
ipertesi, ebbero un persistente calo di pressione mentre
per 2 aumentò; 41 su 44 dimagrirono nonostante la libera
assunzione di zucchero, grassi non animali e cibi
fritti.
LATTE e
ARTERIOSCLEROSI e GIOVANI ADULTI
(Nand Kishore Sharma, da Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
La relazione tra il consumo
di latte e l'arteriosclerosi è stata dimostrata da una
ricerca che ha incluso uno studio su vari tipi di latte
consumati da differenti gruppi etnici, paragoni sui
componenti chimici del latte umano e del latte di mucca,
studi sui princìpi farmacologici e uno studio sulla
disponibilità biologica di certi elementi chimici. I
fondamenti epidemiologici della relazione tra dieta e
arteriosclerosi sono basati su studi sulle popolazioni
migratorie. Keys, Kagental e altri hanno osservato
quando una popolazione geneticamente omogenea ha
lasciato il Giappone ed è emigrata in California:
l'incidenza di arteriosclerosi osservata in questo
gruppo è cresciuta portandosi ai livelli prevalenti in
California. Un'altra fonte importante è lo studio
monumentale di Enos, Holmes e Beyer, in cui furono
esaminati 300 giovani soldati americani di età media di
22 anni morti nel 1952 durante la guerra in Corea. I
risultati delle autopsie, che sbalordirono il mondo
medico, mostrarono la formazione di placche nelle
coronarie nel 77,3% dei casi esaminati. Il 5,3% di
questi giovani, inoltre, mostrava già il 90% di
occlusione delle coronarie: un'osservazione
sorprendente, considerando che questi uomini erano
attivi fisicamente, capaci di eseguire il loro dovere di
soldati e che non soffrivano di alcuna malattia delle
arterie. Senza dubbio l'arteriosclerosi era presente, ma
senza sintomatologia. Questi studi epidemiologici
dovrebbero dar credito al fatto che l'arteriosclerosi è
una malattia che inizia a comparire in gioventù, non
durante la media o la terza età. Il non prendere in
considerazione la sua origine ambientale e la comparsa
in giovane età come premesse nello studio
dell'arteriosclerosi, preluderà un'analisi valida delle
cause di questo processo insidioso. L'arteriosclerosi è
una malattia con un decorso lungo riguardante i tessuti
del sistema cardiovascolare, che però si manifesta in
modo diverso in diverse parti del corpo. Nella dieta si
può trovare la causa delle lesioni ai vasi sanguigni che
può culminare in arteriosclerosi. Si deve ricercare un
cibo consumato comunemente dai giovani che non è
consumato universalmente durante la vita adulta a causa
di restrizioni culturali ed economiche. Questo elimina
uova, carne, cereali e grassi, che sono consumati
universalmente anche se in proporzioni diverse. Il latte
è un candidato plausibile: in molti Paesi dell'Oriente
il latte non è per niente consumato perché i pascoli
sono scarsi. In contrasto con l'Oriente, in molti Paesi
occidentali il latte è uno dei cibi fondamentali.
Parallelamente si può osservare la diffusione e
distribuzione delle malattie arteriosclerotiche che sono
molto più rare in Oriente che nei Paesi occidentali.
FORMAGGI e CANCRO
(Ferro Ledvinka, da Latte & Formaggio, rischi e
alternative, Il Giornale per la protezione della salute,
numero 3, settembre 1996)
I depositi di grasso e di
muco (a volte molto denso o quasi solido) causati da
un'alimentazione in cui si fa grande uso di formaggi si
localizzano nel corpo in questo modo:
I formaggi molli, più
liquidi e meno salati 'galleggiano' dal diaframma in su;
I formaggi più densi,
salati, fermentati o speziati si concentrano dal
diaframma in giù.
In altre parole, possiamo
affermare che i grassi più leggeri si depositano negli
organi più alti: ciò causa muco bronchiale, depositi di
grasso alla gola, cisti alla tiroide, otiti,
congiuntiviti, orzaioli; tutti questi disturbi derivano
dalla stessa semplice causa. Il seno è posto sopra il
diaframma: nei Paesi dove si fa un più alto consumo di
formaggio si riscontra la maggiore incidenza di cancro
al seno. I Paesi al secondo posto per consumo di
formaggio sono anche al secondo posto nella statistica
di incidenza di cancro al seno, e così via. E' questa,
insomma, la statistica più chiara sul rapporto esistente
tra il cancro e gli alimenti. Se per tutte le altre
malattie c'è sempre un margine di dubbio, un qualche
altro fattore che può incidere - come l'età o il tipo
costituzionale - e che porta degli elementi nuovi (e
fuorvianti) nella statistica, nel caso del rapporto tra
consumo di latte e formaggio e l'incidenza di cancro al
seno i dati sono molto chiari e inequivocabili. Come
abbiamo detto, i formaggi più duri e secchi si
depositano in basso: nel fegato, nella cistifellea, nei
reni ma soprattutto nella zona genitale (utero,
prostata, ovaie). Una forma tumorale alimentata dai
grassi derivati dal formaggio (che sono putridi,
irranciditi e che hanno assorbito anidride carbonica,
poiché le cellule interessate non possono più ricevere
sangue fresco e ossigenato) è costituita da un catrame
nero e denso, oleoso, che richiede un tempo imprecisato
per essere sciolto. Se questo deposito deriva dalla
carne o dal pesce è molto meglio perché la qualità di
questi grassi è più facilmente solubile.
FORMAGGI e
COLESTEROLO
(Ferro Ledvinka, da Latte & Formaggio, Rischi e
alternative, Il Giornale per la protezione della salute,
numero 3, settembre 1996)
Parlando del formaggio,
possiamo distinguerne due tipi: a) un formaggio più
molle, più liquido, con meno sale; b) un formaggio più
secco, asciutto, con più sale. I grassi contenuti sono i
medesimi, quindi non illudiamoci che il formaggio più
asciutto contenga meno grassi. La quantità di grasso non
è in relazione con l'apparenza del formaggio: ci possono
essere formaggi molli molto grassi o molto magri e
formaggi secchi più o meno grassi. Il danno del
formaggio è dato dai grassi e dalle lipoproteine, cioè
dal colesterolo, che si divide in due tipi: quello
chiamato HDL, che il corpo utilizza e che può eliminare
se in eccesso (esso è prodotto direttamente dal nostro
corpo e una sua parte viene impiegata nella produzione
di steroidi e ormoni vari); quello chiamato LDL, che si
deposita se assunto in eccesso poiché il nostro corpo ha
scarse capacita di eliminarlo. Anche se mangiamo molto
pane o pasta trasformiamo i carboidrati in eccesso in
zuccheri e grassi che vengono accumulati nel corpo; ma
in questo caso il fegato è capace di scioglierli,
riprocessarli e utilizzarli, in parte come grassi e in
parte come carboidrati. Il nostro corpo non sa invece
utilizzare il colesterolo LDL: una volta depositato,
esso resta per sempre nelle arterie e negli organi e
questo elemento tossico è il dramma di 300.000 persone
che ogni anno muoiono di infarto. Gli squilibri e le
intossicazioni che accumuliamo nelle nostre cellule non
sono causate solo dal formaggio. C'è anche il
colesterolo derivato dalla carne di maiale, ci sono
acidi grassi, grassi pesanti derivati da vari oli
(fritti, cotti), eccessi di proteine, sale, cibi secchi,
eccessi di cibi raffinati, ecc... Anche i carboidrati,
gli zuccheri o il miele assunti in eccesso vengono
trasformati a loro volta in grassi. Abbiamo quindi dei
composti di vario tipo di grasso combinati con
differenti sali minerali e con diverse proteine: un
amalgama di vari costituenti. Ciò significa che non è
possibile trovare un solo elemento, un acido o un alcale
che sciolga tale composto: è necessario aggredirlo da
vari punti. Per riportare il corpo a una funzionalità
normale non basta un rimedio solo, ci devono essere
molti fattori che concorrono per ripristinarla. Questi
comprendono i lavaggi quotidiani, l'alimentazione, la
ginnastica, la respirazione, il volersi bene e tutte le
attività che stimolino il corpo a vivere in maniera più
completa , che lo indirizzino alle emozioni più
positive, alla creatività, alla gioia, alla vitalità. La
prima e più semplice risposta per eliminare i depositi
dei formaggi è comunque quella di non consumarne più.
Secondo, appena noi decidiamo di interromperne
l'assunzione dobbiamo sostituirlo con qualcosa: abbiate
quindi a disposizione tutta una varietà di grassi
vegetali che non contengono colesterolo. Dopo qualche
mese, mangiando un piatto di cime di rapa o una minestra
di fagioli, vi sembrerà di sentire il gusto del
formaggio. Questo significa che stiamo iniziando a
scaricare il formaggio dal nostro organismo. Il corpo,
cioè, eliminando il formaggio ne chiede dell'altro in
sostituzione; il suo equilibrio tra proteine, fluidi,
grassi e minerali sta subendo un cambiamento. Se il
corpo richiede grassi più proteine noi possiamo
sicuramente dargli grassi più proteine vegetali, come ad
esempio mandorle, arachidi, sesamo, semi di girasole e
altri semi oleaginosi che contengono grassi e proteine
animali non combinati con il colesterolo. Ci sono degli
acidi grassi, come l'acido linoleico e l'acido
linolenico, che sono ritenuti efficaci per sciogliere il
colesterolo. Un altro elemento che ci aiuta a sciogliere
il colesterolo sono le lecitine di soia che si trovano
in tutti i tipi di fagioli e che legandosi ai depositi
di colesterolo accelerano il processo di eliminazione.
La bile è uno di quegli agenti che depurano il fegato
dal colesterolo; sempre che il fegato sia ancora attivo
e la bile sana, fluida, ricca di sali minerali. Nel caso
che assieme al colesterolo arrivino nel fegato cibi come
patate, spinaci, melanzane o bietole, il colesterolo che
è stato disciolto dalla bile precipita in parte nel
sacchetto biliare, sotto forma di granuli che si
depositano e che possono causare intasamento biliare. La
bile sana è in grado di procedere all'eliminazione del
colesterolo; quindi anche nel caso di assunzione di
proteine animali - e sempre che il nostro fegato non sia
intasato da eccessi di pane, biscotti e formaggi - il
fegato lega il colesterolo alla bile e lo elimina
attraverso l'intestino. E' quindi l'errata combinazione
alimentare a determinare una situazione di rallentamento
delle funzioni depurative e contemporaneamente ad
accrescere la concentrazione di deposito negli organi.
LATTE e
CARIE DENTALI
(Nand Kishore Sharma, da Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
Il dott. Sim Wallace, un
esperto dentista, nel suo libro La fisiologia
dell'igiene orale afferma che nei Paesi dove si consuma
latte e zucchero si ha un forte tasso di carie dentale
nelle classi che consumano di più questo cibo,
nonostante il loro contenuto in vitamine. Sembrerebbe
che ormai i dietologi debbano riconoscere che l'igiene
della bocca non è assicurata dal latte. Questo, insieme
a molti altri cibi che ricadono nella stessa categoria,
sono esempi delle cose che non dovrebbero essere
raccomandate a nessuno che desidera denti sani e una
buona igiene orale. Studi antropologici sulle
popolazioni primitive e altre civiltà provano
chiaramente che il latte dopo lo svezzamento non è
necessario né desiderabile. La maggior parte di queste
popolazioni che non hanno mai bevuto latte (polinesiani,
indios maya, esquimesi) sono in salute con la loro dieta
nativa e tra loro la carie dentale è una rarità.
Certamente questo indica che il latte non può bloccare
(e di fatto non blocca) la carie dentale. Il dott. Brunn
- un dentista che ha speso anni in ricerca esaminando le
condizioni della bocca dei bambini in Danimarca,
Inghilterra, Svezia, Svizzera e Sud America - ha trovato
che nelle bocche dei bambini che bevono latte il residuo
lasciato dal latte forma una caglio intorno ai denti e
alle gengive che probabilmente è una delle cause della
carie dentale.
GUIDA al LATTE NASCOSTO
(Latte & Formaggio, rischi e alternative, Il Giornale
per la protezione della salute, numero 3, settembre
1996)
Tutti noi abbiamo poca
coscienza di quello che realmente passa dai nostri
piatti per finire nei nostri stomaci. Per esempio, i
consumatori abituali di prosciutto sono convinti di non
mangiare carne perché non vedono mai una bistecca e vi è
chi pensa di seguire una dieta senza sale anche quando
cosparge di parmigiano i suoi spaghetti insipidi. A
beneficio di noi tutti distratti, abbiamo preparato un
elenco dei cibi che in varia misura e in modo più o meno
celato contengono latte. Nel caso di prodotti
dell'industria si tratta di latte in polvere. Siccome il
latte inacidisce, tutti i prodotti industriali
(pasticceria, merendine, prodotti da forno, gelati,
ecc...) che lo contengono hanno bisogno di conservanti e
additivi vari. Lo stesso vale per i cosmetici: quelli
senza latte sono i più naturali. Probabilmente questo
elenco è tutt'altro che completo. Cibi che contengono
latte: tutti i tipi di formaggio, yogurt, gelato,
cappuccino, Nutella, budini, frappé, frullati, burro,
alcune interpretazioni del pesto alla genovese, ravioli
e tortelli 'di magro', lasagne e cannelloni al forno,
sformati e soufflé, salsa besciamella, gnocchi, purè di
patate, pizza e calzoni, panini toast e tramezzini,
alcuni prodotti precotti da infornare per fare focacce e
simili, panna, mascarpone, quasi totalità della
pasticceria (anche quella secca), merendine, biscotti,
cioccolata al latte, certo scatolame, salse e
manicaretti particolari o esotici che si trovano nei
supermercati, mortadella, würstel, prosciutto cotto.
INTOLLERANZA al LATTE
(Roberto Marocchesi, da Latte & Formaggio, rischi e
alternative, Il Giornale per la protezione della salute,
numero 3, settembre 1996)
I popoli del Terzo mondo, i
neri d'America, gli estremo-orientali e da noi anche la
popolazione delle aree agricole non padane né alpine
nonché di tutto il Mezzogiorno, non digeriscono il
latte. Questa intolleranza venne individuata e descritta
con enorme ritardo nei circoli scientifici a partire dal
1958. Vi sono quattro tipi di intolleranza al latte:
L'intolleranza al lattosio.Questa
insofferenza biologica al latte veniva motivata non col
rifiuto dell'organismo per il latte `in toto' ma per una
sua intolleranza allo zucchero disaccaride in esso
contenuto, il lattosio. La scissione per idrolisi del
lattosio avviene a livello delle cellule epiteliali
dell'intestino ad opera dell'enzima lattasi: ne derivano
due zuccheri semplici (glucosio e galattosio) che
attraversano la parete intestinale ed entrano in
circolo. Coloro che non tollerano il latte presentano
diarrea, gonfiore, gas, vomito e altri sintomi: il
glucosio non digerito, infatti, causa questi effetti per
mancanza di lattasi. Questo deficit di lattasi è
presente al 70-90% nei gruppi asiatici, negri e
pellerossa americani, arabi, messicani e pakistani. Tra
questi popoli - come tra tutti i lattosio intolleranti -
il fenomeno si verifica soprattutto in età adulta. Il
che dimostra come l'uso di latticini per tutta la vita,
praticato in Occidente, sia una vera e propria forzatura
biologica;
L'intolleranza alle proteine
del latte vaccino. Essa riguarda soprattutto le
betalattoglobuline, la lattoalbumina e la caseina. In
passato, una delle cause più frequenti dell'insorgere di
questa allergia è stata l'abitudine di somministrare
latte animale in attesa della montata lattea materna
oppure l'uso di latte vaccino durante una infiammazione
intestinale. I sintomi sono immediati e spesso gravi:
gonfiore, diarrea, pallore, coliche, persino anemia
causata da emorragie interne. Non mancano episodi
polmonari e sono comunissime le malattie della pelle, un
tentativo del corpo di scaricare le sostanze
indesiderate: nella medicina tradizionale cinese la
pelle è l'organo superficiale in sintonia complementare
ai polmoni. Le spiegazioni scientifiche di questa
sensibilità sono:
- eccesso dall'infanzia di
proteine nella dieta;
- incompleto sviluppo della
barriera intestinale;
- deficit di immunoglobulina
A (carente se non si è stati allattati al seno);
- malattie enteriche che
hanno danneggiato i microvilli e ridotto l'azione
enzimatica sulle proteine ingerite;
L- 'intolleranza psicogena,
cioè la pura e semplice avversione da disgusto;
- L'intolleranza causata da
inquinamento batterico o chimico in un latte
industrialmente trattato e non ben pastorizzato.
ALLERGIA al LATTOSIO del
LATTE VACCINO
(Hernan Aihara, da Latte e formaggio, rischi e allergie
per adulti e bambini, Macroedizioni)
Il numero di ottobre 1996
della rivista Time riferisce: "Innumerevoli pazienti che
soffrono di ulcera gastrica vengono messi ad una dieta
ricca di latte e panna. Se poi accusano dolori e crampi
addominali, nausea e diarrea, disturbi assai peggiori di
quelli di cui soffrivano in partenza, vengono messi ad
una dieta più leggera, il che significa con più latte.
Se tali pazienti evitano di bere tutto quel latte ed i
loro sintomi si attenuano, di solito la cosa viene
spiegata con la conclusione che costoro sono allergici
al latte. Due medici dell'Università del Colorado hanno
affermato nel Journal of the AMA che questa non è la
spiegazione giusta e che il disturbo deve essere più
probabilmente dovuto a una carenza dell'enzima
necessario per digerire il latte (lattasi) e che per
simili pazienti più latte significa solo un disagio
maggiore. Per potere usare il lattosio come fonte di
energia il corpo deve prima scinderlo in due zuccheri
più semplici: il glucosio e il galattosio. L'enzima che
provoca questa scissione è la lattasi. E' nei piani
della natura che i bambini vivano di latte e la mancanza
di lattasi è fortunatamente molto rara nei neonati,
benché aumenti man mano che crescono". Un articolo del
New York Times, intitolato Un avvertimento dei medici
sull'intolleranza del latte, riferisce: "Scienziati
americani ed australiani sono arrivati con i loro studi
alla conclusione che la gran massa della popolazione
adulta non bianca del mondo probabilmente non tollera il
latte. Gli scienziati hanno dichiarato che le loro
ricerche avevano fatto sorgere seri dubbi
sull'opportunità di inviare latte in polvere in Africa e
in Asia per nutrire popolazioni sottonutrite. Hanno
inoltre detto che - anche se i bambini non bianchi
sembrano in grado di digerire il latte - spesso iniziava
a svilupparsi una scarsa tolleranza a questo prodotto
durante l'adolescenza, per diventare definitiva nell'età
adulta". In un rapporto pubblicato sul Journal of
Science i dottori Shi-Shong Hung e Theodore M. Bayless
della Johns Hopkins University Medical School hanno
detto che l'intolleranza al latte è apparentemente
dovuta alla mancanza di un enzima, la lattasi. L'enzima
è necessario per digerire lo zucchero del latte, il
lattosio. La lattasi è prodotta dal rivestimento interno
dell'intestino tenue. Le conseguenze dell'intolleranza
al latte variano alquanto da persona a persona ma
abitualmente si manifestano gonfiori addominali, crampi
e diarrea dopo l'assunzione di più di un bicchiere di
latte. In base agli studi fatti all'Università di
Baltimora, su 20 adulti orientali sani che vivono negli
Stati Uniti ben 19 non possono tollerare né latte né
lattosio. Uno studio precedente degli scienziati della
Johns Hopkins dimostra che circa il 70% dei negri
americani adulti era incapace di digerire il latte. Una
percentuale simile di intolleranza al latte è stata
riscontrata tra i neri in Uganda. Chi non tollera il
latte è dunque probabilmente più sano di chi non ha
nessun problema a berlo. L'adulto non è nelle giuste
condizioni per bere latte, soprattutto se quello di
un'altra specie animale. Gli studiosi, in conseguenza
dei loro studi analitici, hanno dimenticato il più
fondamentale principio di vita.
Il CALCIO del LATTE e'
DANNOSO
(Nand Kishore Sharma, Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
Il calcio è una pericolosa
mania nata tra i medici e tra la gente, responsabile
della prosperità delle industrie latteo-casearie.
Osserviamo in che modo siamo presi in giro.
Nessuna specie al mondo si è
mai preoccupata del calcio né della mancanza di calcio.
Durante l'infanzia il calcio viene fornito dal latte
materno, dopo lo svezzamento i carnivori ricavano calcio
dagli animali predati e gli erbivori dal regno vegetale.
Nessun animale lo riceve dai derivati del latte.
L'assimilazione di calcio
nel corpo umano avviene solo quando è in rapporto 2:1
con il fosforo. Nessun latte animale ha questo rapporto,
perciò nell'uomo non avviene nessuna assimilazione di
calcio (dott. Frank Oski, pediatra, New York).
Da dove prende il calcio il
vitello, i cui bisogni di tale minerale sono molto più
alti di quello dell'uomo?
Come può essere adatto
all'uomo il calcio del latte di mucca che è stato creato
per il vitello? Vuol dire che qualsiasi cosa contenga
calcio può essere consumata dall'uomo anche se è una
pianta velenosa, carne o latte?
Se il calcio serve allo
sviluppo delle ossa e alla crescita fisica, perché
abbiamo bisogno di calcio anche quando la crescita è
completa? Il bisogno di calcio non si riduce dopo la
maturità? Nessun dubbio, sarà depositato nei vari organi
(arterie, articolazioni) o espulso, sovraccaricando così
gli organi escretori in modo da esaurirli o
squilibrarli.
Il calcio è necessario per
la propagazione degli impulsi nervosi, costituisce un
elemento utile per tenere insieme le cellule dei tessuti
del corpo, contribuisce a mantenere regolare il battito
cardiaco, è fondamentale per la salute di ossa e denti.
E' naturale chiedersi come si fa ad avere calcio a
sufficienza se non si beve latte e non si mangiano
latticini. Prima di tutto, serve solo una piccola
quantità di calcio per far fronte a tutte queste
funzioni vitali. L'assimilazione del calcio nel corpo è
controllata dalle ghiandole endocrine e il corpo può
ricavare tutto il calcio di cui ha bisogno da una dieta
sana e naturale. La questione, in definitiva, non è sul
modo di aumentare la quantità di calcio assunta ma
piuttosto su cosa trattiene o espelle il calcio dal
nostro organismo. Il calcio si trova in tutti i cibi che
crescono sulla terra. Essi forniscono facilmente
sufficienti quantità di calcio per far fronte alle
necessità sia dei bambini in fase di crescita che degli
adulti. Le piante assorbono il calcio dal terreno e lo
incorporano nella loro struttura. E' stato stabilito
chiaramente che i vegetali a foglia verde sono una fonte
primaria di calcio utilizzabile nella nutrizione umana.
Ma hanno calcio a sufficienza anche le noci e i semi
crudi, i cereali, la frutta fresca, la frutta secca e le
verdure.
ALLEVAMENTI
INTENSIVI: La POMPA da LATTE a QUATTRO ZAMPE
(Paolo Antognetti, da Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
La mucca è considerata
dall'industria casearia solo una pompa da latte a
quattro zampe, una macchina per produrre latte a scopo
di lucro: ovvero, massima produzione al minimo costo. La
grande industria lattiero-casearia si vanta di essere
riuscita, con i moderni mezzi messi a disposizione dalla
tecnologia e dalla genetica, a far produrre alle mucche
di oggi tre volte più latte rispetto alle loro antenate.
Non vengono però menzionate le sofferenze inflitte alle
povere, mansuete mucche: le poppe sono larghe e tese dal
troppo latte succhiato via inesorabilmente da ogni
pompa, esse sono sempre incinte, prigioniere in cubicoli
di cemento, spesso col pavimento metallico, incatenate e
senza possibilità di muoversi. Questa vita così
innaturale rende le mucche nervose, per cui vengono
riempite di antibiotici (per non menzionare gli ormoni
per la produzione di latte). Nonostante questi sforzi la
povera mucca crudelmente spremuta sopravvive solo pochi
anni, mentre le mucche ruminanti di un tempo vivevano
fino a 20-25 anni. Prima di morire, però, la mucca è
stata ancora in grado di procreare un certo numero di
figli e figlie, che però non può nemmeno vedere. Le
vengono infatti tolti subito dopo la nascita e, se si
tratta di figlie, seguiranno il suo destino di pompe da
latte a quattro zampe; se invece sono vitellini, vengono
subito venduti per essere trasformati nel giro di
qualche mese nelle "fettine di vitello" dalla polpa
tenera e rosata.
L'ALLATTAMENTO
al SENO CONVIENE
(Robert S. Mendelsohn, da Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
Il contributo più importante
per la salute futura del vostro bambino sta
nell'attenzione che prestate alla vostra dieta durante
la gravidanza e alla corretta alimentazione del vostro
bambino dopo la nascita. Siccome i pediatri ne sanno
poco e tanto meno sono interessati alla nutrizione, ogni
donna deve diventare un'esperta su quello che riguarda
il proprio bambino. La vostra prima e più importante
decisione in fatto di nutrizione - se allattare o meno
il bambino al seno - deciderà della sua salute e del suo
sviluppo nell'infanzia e per il resto della sua vita.
L'allattamento al seno pone le basi per una sana
crescita fisica ed emotiva e produce anche molti
benefici effetti sia su di voi che sul vostro bambino.
Il latte materno si è dimostrato per milioni di anni il
migliore nutrimento per i neonati perché è il cibo
perfetto della natura. Fornisce al bambino tutte le
sostanze nutritive di cui ha bisogno per una crescita
sana almeno per i primi sei mesi di vita e tutte le
autorità in campo nutritivo e pediatrico confermano la
sua superiorità sia sul latte in polvere che sul latte
vaccino. Il latte di mucca, infatti, non contiene
abbastanza ferro e non lo si dovrebbe dare ai bambini,
per lo meno nei primi sei mesi di vita. Anche dopo
dovrebbe essere introdotto nella dieta con estrema
cautela poiché molti bambini sono allergici al latte di
mucca. Si presume che questa sia la causa potenziale di
molte malattie. Anche l'alimentazione con latte in
polvere è meno soddisfacente dal punto di vista
nutritivo.
Se allattate il vostro bambino non c'è alcun pericolo
che alcuni elementi nutritivi essenziali manchino al
vostro latte, lo stesso non si può dire per i latti
istantanei. Nutrire i bambini con il latte nel biberon
li predispone inoltre ad obesità a causa della carenza
di giuste proporzioni tra gli ingredienti. Il latte
umano ha un contenuto di proteine dell'1,36%: il latte
vaccino e i latti in polvere ne contengono il 3,3% o
più. Per questo motivo uno studio su 250 lattanti di sei
settimane ha rilevato che il 60% dei bambini nutriti col
biberon era sovrappeso, contro il 19% di quelli
allattati al seno. L'eccesso di proteine sovraccarica
indebitamente i reni ed alcuni bambini prendono peso più
in fretta perché trattengono più liquidi. Inoltre, i
bambini allattati col biberon sono nutriti in dosi
prestabilite e ad ogni pasto viene data loro una certa
quantità di latte. Troppo spesso le madri sentono di
dover incoraggiare il bimbo a bere tutto il latte del
biberon, dandogliene magari 200 grammi quando 150 gli
basterebbero. Un bambino allattato al seno riceve
inoltre dal latte della madre una naturale immunità ad
allergie ed infezioni, negate invece ai bambini nutriti
col biberon.
Il latte della madre contiene sostanze uniche che
inibiscono lo sviluppo di batteri e virus, proteggendo
il vostro bambino dalle malattie proprio durante i mesi
più rischiosi della sua vita. Il legame madre-bambino è
essenziale per lo sviluppo emotivo del vostro bambino e
dà anche a voi ricompense emotive. Nutrire il bambino
allattandolo è il modo ideale per stabilire questo
legame praticamente quasi dal momento della nascita. A
meno che non vi siano stati somministrati troppi farmaci
durante il parto (cosa di cui risente anche il bambino),
il suo desiderio di essere allattato giunge al suo apice
20-30 minuti dopo la nascita.
Da quel momento in poi dovrebbe essere nutrito ogni
volta che ne manifesti il desiderio, il che potrebbe
anche accadere una ventina di volte al giorno. Le
ricompense emotive e psicologiche dell'allattamento non
possono essere sottovalutate.
Il dottor Grantly Dick-Read, considerato il padre del
movimento della nascita naturale, dice: “Il bambino
appena nato ha solo bisogno di tre cose: il calore tra
le braccia della madre, il nutrimento dal suo seno e la
sicurezza nella consapevolezza della sua presenza.
L'allattamento al seno soddisfa tutte e tre queste sue
necessità”. I neonati dovrebbero essere nutriti quando
hanno fame e non in base a qualche tabella arbitraria.
L'appetito del vostro bambino è regolato dal suo bisogno
di cibo e non dall'orologio della nursery. Se il vostro
bambino è nato in ospedale cercate di ottenere il
permesso di tenervelo in camera, in modo da poterlo
allattare ogni volta che lo desidera. Se ciò non è
permesso chiedete che ve lo portino quando ha fame e non
ogni quattro ore. Pregate anche il vostro dottore perché
insista che non venga dato al bambino alcun nutrimento
supplementare. Alcune infermiere non possono resistere
alla tentazione di mettergli in bocca un biberon quando
piange, anche se il bambino è già stato allattato.
Questo gli toglierà l'appetito per quando lo
allatterete, perciò insistete con le infermiere di
portarvelo subito quando piange. Cominciate ad allattare
il vostro bambino pochi minuti dopo il parto: questo vi
aiuterà a prevenire eventuali emorragie poiché la
suzione provocherà la contrazione dell'utero,
affrettandone il ritorno alle normali condizioni e
riducendo così il flusso di sangue. Le madri che
allattano riescono a ritornare al loro peso normale più
facilmente di quelle che abbandonano questa fase del
ciclo riproduttivo ricorrendo all'allattamento
artificiale. Normalmente circa quattro chili del peso
che la madre prende durante la gravidanza sono di grasso
che si pensa venga accumulato per darle la possibilità
di produrre latte per il suo bambino dopo la sua
nascita. Se allattate, questo grasso in eccesso viene
consumato durante questa fase. Se non succede, devono
essere prese misure 'eroiche' per ritornare al vostro
peso normale.
Le madri mi domandano spesso quante volte devono
allattare i bimbi, per quanto tempo e quanto debbano
mangiare.
La risposta: sia che il vostro bambino sia alimentato al
seno o col biberon - è che sia il bambino a deciderlo.
Allattatelo quando sembra nervoso, lasciatelo succhiare
e non vi preoccupate se mangia troppo o troppo poco. Il
bambino succhia l'80-90% del latte a disposizione in
circa quattro minuti di suzione a ciascun seno. Comunque
è consigliabile tenercelo più a lungo per ragioni
emotive e per stimolare la produzione del latte.
L'atto di allattare, anche quando c'è poco latte, ne
stimola la produzione. Se limitate il periodo di
allattamento o se non allattate il bambino abbastanza
spesso, la produzione di latte si potrà ridurre a tal
punto che non potrete più soddisfare le esigenze del
bambino. Le ragioni emotive che vi possono spingere a
prolungare il periodo dell'allattamento sono molto
importanti.
Alcune madri vengono anche intimidite dall'idea che
l'allattamento al seno sia una seccatura, scomodo e poco
pratico.
Senza dubbio molte madri la pensano così ma, in base
alla mia esperienza, una volta che hanno provato i
piaceri dell'allattamento cambiano rapidamente idea.
Allattare è dunque una necessità per la madre e il
bambino, legati entrambi nel periodo post-natale da un
meraviglioso e crescente rapporto di amore e da una
interdipendenza reciproca estremamente ripagante.
EFFETTI DANNOSI del LATTE di
MUCCA su NEONATI e BAMBINI
(Nand Kishore Sharma, da Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
Proteine in eccesso
Il bambino alimentato con latte di mucca o di bufala,
con un consumo da 1 a 1,5 litri al giorno, assume quasi
40-60 gr di proteine. Il neonato che pesa sui 6-7 kg
prende ogni giorno 7-8 gr di proteine per kg di peso
corporeo, invece del normale fabbisogno di 1,8 gr.
Questa condizione particolare porta ad una sindrome da
eccesso di proteine. Il bambino che ha un appetito
eccessivo, che piange molto, che ha coliche intestinali,
che vuole sempre latte e che ha dilatazioni intestinali
è costipato e ha feci voluminose, dure e nauseanti e
produce una gran quantità di urina maleodorante. Questi
bambini sottonutriti talvolta possono pesare - all'età
di 10-12 mesi - circa 6 kg contro i previsti 9-10 kg.
Danni per il fegato
Il bambino ha un ingrossamento marcato del fegato a
causa dell'eccessivo carico di grasso e di proteine.
Danni al cuore
Troppe proteine portano a effetti avversi nel
metabolismo del corpo, con il risultato che il bambino
ha un'evidente tachicardia, vale a dire un battito
cardiaco molto veloce e una respirazione molto rapida e
faticosa. Talvolta c'è un ingrossamento del cuore che
probabilmente è causato dalla ritenzione di sodio nel
sangue, perché il latte di mucca o di bufala contiene
3-4 volte più cloruro di sodio del latte umano.
Perdita di peso
I più grandi svantaggi derivanti da un eccesso di
proteine sono la perdita di peso e la mancata crescita,
nonostante il bambino assuma molte calorie da molto cibo
non equilibrato. Questa situazione può essere peggiorata
dall'aggiunta di alimenti come uova, pollo, pesce e
altri poiché essi aggiungono alla dieta un ulteriore
carico di proteine. La dieta è così molto sbilanciata
perché contiene troppe proteine, troppi grassi e, di
solito, pochi carboidrati.
Alto tasso di urea nel
sangue
Una grande quantità di proteine nella dieta comporta un
livello troppo alto di urea nel sangue, un aumento nel
sangue del livello di ammoniaca, acidosi e disturbi
nell'equilibrio elettrolitico. Livelli alti di ammoniaca
nel sangue sono pericolosi perché possono produrre danni
al cervello, soprattutto in quello dei neonati. Nei
bambini che alla nascita pesavano poco questa condizione
è descritta come “iperammoniemia nutrizionale”. Alcuni
scienziati americani hanno osservato la crescita dei
bambini che erano sottopeso alla nascita e a cui era
stata data una dieta con molte proteine nel periodo
neonatale e nell'infanzia: essi hanno potuto riscontrare
che i progressi di questi bambini a scuola, anche
all'età di 7 anni, erano più lenti. Un tale effetto
contrario allo sviluppo intellettuale dei bambini è
stato riportato anche dal gruppo medico del Bombay
Medical Hospital (dott. P.M. Udani, pediatra).
Anemia
Il latte di mucca provoca anche l'anemia, da moderata a
grave, a causa della mancanza di ferro. I bambini
alimentati con latte di mucca hanno i valori dell'emoglobulina
da 3 a 8 g/dl, cioè dal 25% al 60% in meno rispetto ai
valori normali. Il latte è inoltre povero di iodio e di
ferro ma i bambini nascono con una grande riserva di
ferro nel fegato. Il dott. Rosamond elenca i seguenti
sintomi tipici di un eccessivo consumo di latte vaccino
nei bambini: pallore anemico, stitichezza, irritabilità,
rifiuto del cibo (e la madre insiste con più latte),
sonno agitato, incubi, enuresi e in qualche caso un
certo appetito per sostanze anomale come la sporcizia.
Il dott. Albert S. Schwarts, professore assistente di
Clinica medica all'Università di Washington, ha
evidenziato che tra i bambini che fanno un gran consumo
di latte le anemie nutrizionali sono più comuni.
Tetania
La tetania è una sindrome per cui un bambino ha delle
convulsioni dovute a un basso tasso di calcio nel
sangue. Il bambino che fa un gran consumo di latte di
mucca assume una gran quantità di fosforo e soffre di
quella che è stata descritta come “convulsioni
iperfosfatemiche ipocalcemiche”. Poiché il latte di
mucca è povero di vitamina D, questa condizione è
ulteriormente aggravata se il bambino soffre di
rachitismo.
Scarsa assimilazione dei
minerali
Il latte umano forma invece una piccola massa soffice e
flocculosa che è di facile digeribilità. Il latte
vaccino forma invece un grande caglio duro che è
difficile da digerire per il bambino. I minerali del
latte di mucca non sono quindi prontamente assimilati
dal bambino cosicché un terzo di questi va a finire
nell'intestino per essere poi eliminato.
Carenza di carboidrati
Con il latte di mucca il bambino ha un apporto di
carboidrati non sufficiente, troppe proteine e troppo
grasso. Esistono varie sindromi che possono presentarsi
nei bambini alimentati con il latte di mucca ma non in
bambini allattati al seno.
Problemi gastrointestinali
L'intestino è l'organo più frequentemente coinvolto nel
vomito infantile. Entro un'ora dall'ingestione di latte
di mucca il bambino può presentare il vomito, anche come
in un'ostruzione acuta o stenosi pilorica. Negli studi
pubblicati è riportata un'incidenza del vomito dal 25%
al 30% dei casi.
Diarrea
La diarrea è comunemente presente nel 25-75% dei casi e
può essere di intensità variabile. Quando ne deriva un
danno grave alla mucosa intestinale può presentarsi una
deficienza secondaria di lattasi, una cattiva
assimilazione, deficienze di crescita, steatorrea
(perdita di grassi dall'intestino) ed emorragie occulte.
Dolori e coliche
Questi sono sintomi comuni. Possono variare di intensità
e sono associati a pianto eccessivo, movimento delle
gambe dopo il pasto e mancanza di sonno. Più il bambino
riceve e più urla. Vaghi dolori addominali nei bambini
più grandi possono essere dovuti ad allergie al latte e,
qualche volta, a problemi emotivi.
LATTICINI e MALATTIE
(Nand Kishore Sharma, da Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
Calcoli renali e latticini
I calcoli renali dipendono principalmente dall'eccesso
di calcio nel latte. I calcoli renali sono così comuni
nel mondo occidentale che si stima che 12 persone su 100
avranno almeno un calcolo nella loro vita. Un africano
che vive invece in condizioni tribali raramente ne è
affetto: la malattia, ad esempio, è quasi sconosciuta
nella tribù Bantù. Se l'urina è sovrassatura di sali di
calcio provoca precipitazioni e cristallizzazioni.
Questi cristalli possono rimanere intrappolati negli
stretti tubuli renali e, di conseguenza, crescono fino a
formare calcoli (Robertson e Peacock). Robertson e altri
hanno dimostrato la correlazione tra l'incidenza annuale
di calcoli, il reddito nazionale pro-capite e il consumo
pro-capite di proteine animali in Gran Bretagna e negli
altri Paesi sviluppati. Lo stesso gruppo di ricercatori
ha anche mostrato un aumento di fattori di rischio per
la formazione di calcoli nelle urine in seguito a una
dieta con molte proteine e calcio (di cui, ad esempio, è
molto ricco il formaggio).
Il dott. Philip H. Henneman ha notato che i calcoli ai
reni si presentano spesso in persone che bevono un
quarto di litro di latte al giorno e ha inoltre trovato
che queste stesse persone non hanno più avuto calcoli
renali dopo avere smesso il consumo di latte.
Il dott. Prein, professore di urologia alla famosa
Università di Medicina di Boston, ha fatto un esame
completo di 1.000 calcoli renali, scoprendo che il 90%
di questi conteneva calcio. Egli ritiene che
l'assunzione di troppo calcio, cioè di cibi come il
latte e il formaggio, possa essere una delle cause dei
calcoli renali. Ci sono diversi fattori dietetici che
contribuiscono alla formazione di calcoli: le proteine
animali, i carboidrati raffinati, i legumi (se mangiati
in eccesso), diete con poche fibre, l'acqua, le
vitamine, l'alcool. Il latte rimane però il principale
tra essi.
Calcoli alla cistifellea
I calcoli alla cistifellea sono fondamentalmente causati
da un alto consumo di grassi, soprattutto di quelli
riscaldati come il burro, i grassi idrogenati
(margarina) e gli oli fritti. Un'alta percentuale di
persone con i calcoli alla cistifellea non ha dolori e
di solito questi si scoprono durante l'autopsia o le
analisi. Per le donne è maggiore la probabilità di
averli: nella maggior parte dei Paesi occidentali circa
una donna su 8 soffre di questi calcoli che si formano
silenziosamente e vengono scoperti accidentalmente.
Spesso vengono così diagnosticati molto tardi perché
sopraggiungono un ittero, un cancro alla cistifellea o
al fegato oppure delle coliche molto dolorose. Il tipo
più comune di calcoli è costituito per la maggior parte
di colesterolo.
Pertanto, più colesterolo c'è nella bile e più alta è la
tendenza al formarsi dei calcoli alla cistifellea.
Latte e asma
Un bevitore di latte non potrà mai riuscire a guarire
dall'asma. Gli asmatici di solito sono dei grandi
bevitori di latte. Ne' i pazienti ne' i medici hanno
saputo riconoscere i dannosi effetti del latte sull'asma
e i primi muoiono di asma pensando che non c'è una cura
e senza capire quale è il vero responsabile della
malattia. Escludendo dalla dieta il latte e i latticini
i casi di asma possono migliorare immediatamente. Lo
sviluppo dell'asma è infatti causato dalla capacità di
questo alimento di produrre allergie e
muco.
I medici allopatici
e ayurvedici inducono i loro pazienti malati di asma a
drogarsi con alte dosi di latte e in questo modo li
spingono nella tomba invece di curarli. Molti pazienti,
escludendo i latticini dalla loro dieta, sono invece
guariti completamente o hanno comunque tratto un certo
sollievo dopo tanti anni di problemi respiratori.
Pratiche salutistiche come respirare aria fresca, fare
esercizio fisico, praticare tecniche di rilassamento e
seguire un semplice regime dietetico naturale hanno
infatti eliminato per alcuni giorni spessi e collosi
depositi di muco. Tale eliminazione libera il petto e
l'affanno sparisce, ma l'asma può subito ritornare se si
riprende il consumo di latticini e uno stile errato di
vita.
Latte e malattie
gastrointestinali
I danni arrecati dal latte all'apparato digerente vanno
al di là del riparabile. Alcune delle più comuni
malattie digestive provocate dal latte sono:
Flatulenza: la presenza di
gas è molto comune tra i consumatori di latticini.
Questi gas hanno un odore ripugnante ed errate
combinazioni di cibo accentuano il problema. Essi sono
fondamentalmente dovuti all'eccesso di proteine e
all'intolleranza al lattosio. Spesso i gas si formano
silenziosamente e possono essere notati dall'addome
gonfio e tirato. La loro pressione può essere così forte
da provocare addirittura degli infarti;
Stitichezza grave ed
emorroidi (che ne sono quasi sempre il prodotto): il
latte è un cibo estremamente costipante a causa del suo
basso contenuto di fibre. E' impossibile curare la
stitichezza senza togliere i latticini dalla dieta. Un
grande consumo di frutta e verdura può aiutare in
qualche caso ma se si continuano a consumare cereali e
prodotti animali si peggioreranno comunque le condizioni
generali dell'intestino;
Dissenteria: i latticini non
digeriti e la putrefazione delle proteine irritano
costantemente l'intestino creando catarro intestinale.
Tale infiammazione fornisce un buon terreno per lo
sviluppo di infezioni e di parassiti che danneggiano la
mucosa intestinale.
Il ritardo nella diagnosi porta a una cattiva
assimilazione degli elementi nutritivi e dei minerali, a
una perdita del peso, a deficienze nella crescita, a
steatorrea (perdita di proteine a livello intestinale) e
ad emorragie evidenti o più nascoste: tutti fattori che
portano all'anemia. Sono state notate anche enterocoliti
e coliti ulcerative.
Latte e ulcere
Vari studi hanno recentemente dimostrato che il latte -
una volta considerato il rimedio per le ulcere - è
invece un ulteriore e pericoloso agente deteriorante.
Infatti, nonostante un forte consumo di latte, i
pazienti di ulcera peggiorano costantemente giorno dopo
giorno, anno dopo anno. Il latte è usato nella cura
dell'ulcera principalmente a causa della sua capacità di
neutralizzare l'acido, il basso contenuto di fibre e la
sua grassa morbidezza. Sebbene sia usato per trarre
sollievo, il suo uso porta invece a terribili
conseguenze.
Latte e cataratte
L'epidemiologo Paul F. Jacques del Centro di ricerca
sulla nutrizione umana nell'invecchiamento (USDA) di
Boston, ha mostrato nei suoi studi che il galattosio
(uno zucchero contenuto nel latte), normalmente
metabolizzato velocemente da un
enzima, distrugge
il cristallino dell'occhio nelle persone che hanno
deficienza di questo enzima e così facendo porta alla
cataratta.
LATTE e
CANCRO
(Nand Kishore Sharma, da Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
E' stato notato per oltre un
decennio che l'incidenza di determinati tipi di cancro è
particolarmente alta in quelle regioni o Paesi in cui il
consumo di latte di mucca costituisce la componente
principale della dieta. L'uso di latte è quindi
fortemente responsabile dell'impazzimento delle cellule
del corpo umano. Si può dedurre che tale condizione è
favorita dalla costante assunzione di ormoni della
crescita che, in natura, sono previsti per la crescita
dei vitelli e non degli esseri umani.
Gli ormoni della crescita contenuti nelle proteine del
latte, secondo il dott. Maynard Murray, non sono
influenzati dalla bollitura, dalla pastorizzazione o
dalla cottura e si trovano in tutti i derivati del
latte, eccetto la panna e il burro. I miei studi su più
di 7000 casi di cancro mi hanno permesso di giungere a
una conclusione definitiva: approssimativamente, il 30%
dei casi di cancro si presenta tra le persone che hanno
consumato latticini in modo eccessivo. La maggior parte
di queste persone non aveva abitudini nocive come l'uso
di tabacco, spezie o troppo sale raffinato: erano dei
vegetariani puri. Alcuni di loro non facevano esercizio
fisico.
La legge di causa ed effetto è precisa e immutabile: con
l'uso indiscriminato di cibo molto grasso e proteico
sovraccarichiamo e affatichiamo inutilmente il sistema
escretore, portandolo al cedimento e all'atrofia,
preparando così la strada per le malattie degenerative
come il cancro e le malattie del cuore. Uno studio
epidemiologico del 1975 ha trovato un'associazione
diretta tra le morti di cancro alla vescica e le
quantità di grasso e olio assunte, specialmente nelle
donne.
Gli scienziati hanno inoltre collegato il cancro al rene
con grossi consumi di carne, latte (proteine animali) e
caffe' (B. Amstrong e R. Doll, Fattori ambientali e
incidenza del cancro e mortalità in diversi paesi, con
particolare riferimento alle abitudini alimentari,
International Journal of Cancer 15:617-31).
I DIECI MOTIVI per cui i
LATTICINI PROVOCANO il CANCRO
(Nand Kishore Sharma, da Latte e formaggio, rischi e
allergie per adulti e bambini, Macroedizioni)
Ormoni della crescita Poiché
il latte è un prodotto delle ghiandole riproduttive esso
contiene anche una grande quantità di ormoni, tra cui la
gonadotropina, ormoni secreti della tiroide, steroidi e
un fattore di crescita dell'epidermide. Quando la
crescita umana è completata questi ormoni continuano a
stimolare le ghiandole e le cellule a una crescita
abnorme, portando a uno squilibrio ormonale e a un
cattivo funzionamento dell'attività ghiandolare, che
sono tra le principali cause nello sviluppo del cancro.
Esaurimento del fegato e
degli enzimi del pancreas L'uso eccessivo di latticini
produce in varie forme un affaticamento del fegato e del
pancreas che in definitiva provoca l'esaurimento e il
cedimento dell'intero sistema. A causa della mancanza di
enzimi
pancreatici e di un adeguato funzionamento del fegato,
il corpo non può digerire le proteine estranee, come le
cellule del cancro, e perciò ne permette la crescita.
Immunità ridotta Dalla
natura ci siamo sempre più diretti verso la moderna
civilizzazione: cibi trattati, stile di vita sedentario,
utilizzo di fertilizzanti chimici e altre sostanze nel
cibo. L'uso di farmaci e di droghe così come una vita
competitiva e stressante hanno abbattuto il livello di
immunità degli esseri umani di generazione in
generazione; i nostri antenati, invece, conducevano una
vita naturale e laboriosa , avevano una buona
tolleranza, buona immunità e capacità digestive, un
corpo che poteva affrontare tutti gli abusi (incluso
l'uso eccessivo di latticini, proteine e grassi). Ma la
generazione moderna ha gradualmente abbassato il livello
di immunità, capacità digerenti e tolleranza con uno
stile di vita artificiale, in modo tale che tutte le
malattie degenerative tipiche della vecchiaia stanno
apparendo nell'infanzia e nell'adolescenza. Una simile
dieta ci porta definitivamente verso malattie
degenerative come disturbi di cuore, malattie
dell'apparato respiratorio e cancro; l'eccesso di
proteine animali è tra le cause del cancro
nell'infanzia.
Formazione di cisti, calcoli
e fibromi Tutte le cisti, i calcoli e i fibromi sono
direttamente collegati ai grassi e al calcio dei
latticini. I calcoli biliari e le cisti derivano dal
grasso fritto mentre i calcoli renali dipendono dal
latte e dai suoi derivati (yogurt e formaggi).
L'irritazione costante provocate dalle cisti e dai
calcoli può portare allo sviluppo del cancro sebbene il
processo proceda silenziosamente e con sintomi
occasionali che, di solito, vengono ignorati fino a
quando non ci si trova all'improvviso davanti a un
cancro all'ultimo stadio.
Anemia prolungata e inedia
delle cellule I latticini, tra tutti gli elementi, sono
quelli che producono più muco. Questo viene parzialmente
eliminato durante gli attacchi stagionali di
raffreddore, tosse, diarrea e foruncoli ma la maggior
parte del muco si accumula come una colla densa e,
aderendo all'intestino, ostacola l'assimilazione. Se vi
è un deposito continuo di muco questo forma uno strato
spesso che ostruisce i vasi sanguigni privando le
cellule del loro nutrimento, impedendone l'ossigenazione
e l'eliminazione. In questo modo, le cellule anemiche e
malnutrite a causa della mancanza di ossigenazione
iniziano a crescere in modo anomalo (cancro) o si
atrofizzano.
I rifiuti metabolici dei
latticini stressano continuamente il corpo Muco, urea,
ammoniaca, fosfati, eccesso di calcio e di sodio sono i
sottoprodotti della digestione dei latticini. Più si
consumano latticini e più questi rifiuti metabolici
vengono prodotti: l
a stimolazione continua che questi rifiuti tossici
provocano porta a infiammazioni, ulcerazioni e
indurimenti o a crescite maligne. Questa degenerazione
viene accelerata se con i latticini si consumano altri
cibi altamente tossici come carne, uova, sale raffinato,
legumi in eccesso, caffè e alcool. I cancri del rene,
della vescica e dell'intestino hanno questa origine.
Estrema povertà di fibre dei
latticini Il latte è un cibo estremamente povero di
fibre. Il regolare ed eccessivo consumo di latticini
unito allo scarso consumo di cibi con fibra come frutta,
verdure e cereali integrali porta inevitabilmente a
grave stitichezza, a un graduale accumulo di sostanze
tossiche e ad acidosi (alta saturazione di elementi
tossici nel sangue).
Si crea così una buona base per lo sviluppo del cancro.
La maggior parte delle persone che hanno un cancro sono
affette anche da stitichezza cronica. E' più difficile
ripristinare il normale funzionamento con la stitichezza
derivante dal latte piuttosto che con quella causata da
altri cibi: la stitichezza causata dal latte è una
specie di lesione permanente.
In altri casi l'uso eccessivo di latticini produce
fermentazione nell'intestino e questo avvelenamento
porta a diarrea cronica, coliti e coliti ulcerose,
dissenteria e se queste cause non vengono individuate in
tempo la situazione può evolvere verso il cancro.
Molti casi di cancro rivelano come il latte riscaldato e
pastorizzato faccia progredire le malattie più
rapidamente.
Le proprietà chimiche del
sangue sono sconvolte L'eccesso di alcune sostanze come
calcio e fosforo e l'alto contenuto di sodio del latte
squilibrano le proprietà chimiche del sangue a causa
della loro mancata assimilazione. Il latte riscaldato e
pastorizzato rende l'assimilazione più difficile e i
composti chimici che si formano dopo il processo di
riscaldamento aumentano l'acidità e diminuiscono
l'alcalinità del sangue. Il rapporto sodio-potassio e il
rapporto sodio-calcio sono notevolmente squilibrati.
Senza cambiamenti della composizione chimica del sangue
il cancro non può mai svilupparsi. Un sangue molto acido
e con una composizione chimica molto sbilanciata è il
requisito principale per una crescita anormale delle
cellule, come quella del cancro. Il modo migliore per
curare e controllare il cancro è ristabilire il normale
stato chimico del sangue con un cibo naturale e una vita
corretta.
Deficienze causate dal latte
Più si consumano latte, cereali raffinati, legumi, carne
e uova e meno si usano frutta e verdura.
La mancanza di frutta e verdure significa mancanza di
alcalinità (elementi basici). L'alta acidità di questi
cibi rende necessaria la sottrazione di minerali
alcalini per neutralizzare gli acidi. Da una parte si
forniscono cibi poco alcalini e dall'altra si produce
un'alcalinità estremamente bassa del sangue. Il rischio
è una grave deficienza e il cancro è certamente una
malattia dovuta a gravi deficienze.
Le proteine e i grassi
riscaldati diventano cancerogeni Ricercatori come T.
Sugimura e altri hanno scoperto che le proteine animali
riscaldate sono altamente cancerogene e mutagene
(provocano cambiamenti nei geni) e alcune sostanze
chimiche isolate da proteine riscaldate si sono
dimostrate cancerogene se somministrate ad animali. Si è
dimostrato che lo zucchero del latte e il grasso con il
riscaldamento possono anche produrre composti mutageni e
cancerogeni.
Gli studi sul cancro del ricercatore australiano Joseph
de Vardas hanno dimostrato in modo conclusivo gli
effetti negativi di questo alimento. Le parti non
digerite della proteina del latte (la caseina) vanno in
putrefazione e generano ammoniaca e altre tossine che si
depositano nel sangue; quando il fegato è sovraccaricato
creano il terreno per la crescita cancerosa.
Oltre al processo di putrefazione della proteina del
latte, il grasso non digerito raggiunge il colon ed è
convertito in idrocarburi aromatici policlinici insaturi
che reagiscono facilmente con radicali per formare
epossidi, il fattore più potente cancerogeno.
ALTRI TIPI di ALLERGIE ai
LATTICINI
(Michio Kushi, Allergies, Japan Publications)
Allergie alimentari
Le allergie alimentari sono causate principalmente da un
ristagno nella funzione intestinale causato soprattutto
del consumo prolungato di latticini. Altri cibi che
contribuiscono tale ristagno dell'intestino sono i
farinacei - in particolare modo quelli lievitati e cotti
al forno -, lo zucchero e i dolci, i cibi grassi e
oleosi, la frutta tropicale e i succhi da questa
ricavati, gli additivi chimici o le medicine nonché il
consumo abituale di insalate e altri cibi crudi.
Allergie cutanee
In genere, le allergie cutanee sono causate dall'aver
consumato per lungo tempo quantità eccessive di
latticini, di cibi grassi e oleosi, di zucchero, di
dolci, di farina e altri derivati di cereali raffinati,
di spezie, di medicine e di additivi chimici: inoltre
svolgono un ruolo importante anche i cibi di origine
animale come uova, pollame, pesce azzurro o carni rosse.
Asma
Tra le sue cause troviamo un consumo eccessivo di
latticini, di cibi contenenti grassi e olio, di
zucchero, dolci e frutta tropicale. Il consumo eccessivo
di liquidi e bibite analcoliche, bevande fredde, latte e
bevande a base di latte e succhi di frutta sono spesso
una causa determinante nell'asma.
Raffreddore da fieno
Il raffreddore da fieno è il risultato di un consumo
prolungato di latticini , di cibi contenenti grassi e
olio, di farinacei e di cereali raffinati insieme a
frutta e succhi di frutta, zucchero, dolci e frutta
tropicale.
LATTICINI ed INFERTILITA'
MASCHILE
(da Infertility and reproductive disorders, Japan
Publications)
Nell'uomo problemi come
l'impotenza, la scarsità degli spermatozoi e un basso
tasso di ormoni spesso implicano l'uso di cibi altamente
raffinati come zucchero e cioccolato, frutta e succhi di
frutta, alcool, cibi crudi e latticini come latte,
yogurt, panna e burro. Al contrario, una dieta composta
principalmente di cibi grassi animali e di sale come
uova, carne, pollame, frutti di mare e formaggio
stagionato e salato può far contrarre eccessivamente
l'apparato riproduttivo maschile e causare in ultimo
l'ostruzione dei dotti spermatici e l'infiammazione
della prostata.
Una dieta in cui siano predominanti questi due gruppi di
cibi (da soli o combinati assieme) può anche provocare
malformazioni degli spermatozoi, che - se avviene il
concepimento - sono una possibile causa di malformazioni
alla nascita.
ALTERAZIONI e SOFISTICAZIONI
(A.Bischi, Merceologia oggi, Trevisini editore)
Proprio per la grandissima
varietà di componenti, il latte costituisce anche un
ottimo ricettacolo per la vita e la moltiplicazione dei
microrganismi che provocano sempre delle alterazioni. La
carica microbica può essere rappresentata da agenti
patogeni (tubercolosi, carbonchio, tifo, ecc...) e da
non patogeni che possono modificare l'aspetto del latte.
La trasformazione più comune, dovuta a normale flora
batterica, è l'inacidimento provocato dal "bacterium
acidi lactici" che trasforma il lattosio in acido
lattico.
E' per questa trasformazione chimica che la reazione
quasi neutra del latte appena munto passa ad acida col
passare del tempo; col progredire del fenomeno la
quantità di acido lattico può portare alla coagulazione
della caseina.
Le sofisticazioni del latte vanno dall'annacquamento e
scrematura all'aggiunta di farine e albume d'uovo (per
mascherare l'annacquamento), all'uso di bicarbonato di
sodio (per neutralizzare l'incipiente acidità), acido
borico, salicilico e formalina (per far credere fresco
un latte di non recente mungitura). L'operazione di
sofisticazione più semplice e frequente è quella di
scrematura e annacquamento. Con la prima la densità del
latte aumenta, con la seconda diminuisce: operando
quindi in maniera opportuna (togliendo grasso e
aggiungendo acqua) la densità del latte non viene ad
essere variata dai suoi valori nominali.
Le sofisticazioni più comuni del burro consistono
nell'aggiunta di grassi estranei e nella cattiva
zangolatura (il burro ben lavorato, tagliato di fresco
deve risultare omogeneo e non deve lasciare essudare
gocciole di liquido).
Le più comuni alterazioni del formaggio sono invece: la
screpolatura, che permette un facile inquinamento della
pasta per opera di muffe o insetti (è dovuta all'acidità
troppo alta del latte o a una cottura troppo spinta
della cagliata o a non opportune condizioni di
conservazione in casiera); il gonfiore, che procura
cattivo odore e formazione di vacui (bolle d'aria) al
formaggio (è dovuto a fermentazioni anormali favorite
dal cattivo spurgo della cagliata, da mancanza di
pulizia nella mungitura, dai foraggi insilati,
dall'acqua inquinata). Le sofisticazioni più comuni del
formaggio consistono infine nell'aggiunta di sostanze
estranee quali margarine, fecole, conservanti e
coloranti.
A CIASCUNO il SUO LATTE
(ANne Marie Colbin, da Cibo e guarigione, Macroedizioni)
Il latte materno è un
alimento molto nutriente che lenisce l'anima, che porta
il calore della vita, che aiuterà il bambino a
sviluppare le proprie capacita di offrire calore e amore
al prossimo. A causa di ciò il latte in generale è stato
associato alla buona nutrizione e alla naturalezza, alla
gioia e all'innocenza dell'infanzia. Ma cosa succede se
gli uomini bevono il latte di un altro animale, per di
più sottoposto a diversi processi che ne alterano lo
stato naturale? Il latte fresco non trattato di mucca,
capra, pecora, cammello, yak e di altri animali simili
possiede numerose qualità e sostanze nutritive ma ha una
composizione chimica diversa da quella del latte umano e
non possiede il campo energetico umano, la qualità
umana.
Quando poi questo latte viene pastorizzato e
omogeneizzato possiamo essere certi che è una sostanza
completamente diversa da quella che arriva direttamente
dal capezzolo della madre alla bocca del neonato (senza
neanche entrare in contatto con l'aria). In quanto tale
non può che avere effetti totalmente diversi. La moderna
scienza nutrizionista considera il latte (vaccino,
pastorizzato e omogeneizzato) un alimento eccellente
perché ricco di proteine e di calcio.
Negli ultimi tempi il contenuto di grassi di questo
alimento è stato messo sotto accusa, tanto che si
preferisce consumare il latte scremato o magro. Il latte
umano ha lo stesso contenuto di grasso di quello
vaccino. Forse allora non dovremmo preoccuparci dei
grassi ma della concentrazione (considerata tanto
salutare) nel latte vaccino di proteine, calcio e sodio.
Confrontate le composizioni nutritive del latte vaccino
e di quello materno e potrete notare diverse differenze.
Il latte vaccino ha quattro volte più proteine e quasi
quattro volte più calcio del latte umano. Esso quindi si
adatta perfettamente alle esigenza di crescita di un
vitello, che a sviluppo compiuto pesa tre o quattro
volte più di una persona adulta. Il rapporto
calcio/fosforo nel latte umano è di 2,35:l, ma è solo di
1,27:l in quello vaccino. Secondo il dottor Oski,
primario del reparto di pediatria all'Upstate Medical
Center, State University of New York, “sarebbe
auspicabile usare come fonte primaria di calcio solo gli
alimenti con un rapporto calcio/fosforo di due a uno o
superiore”. Questo perché il fosforo può combinarsi con
il calcio nel tratto digerente e impedirne di fatto
l'assorbimento.
Perciò gli esseri umani assorbono meno calcio dal latte
vaccino (che ne è ricco) che da quello materno (che ne
ha invece un contenuto inferiore). In altri termini, ciò
che conta per la quantità ottimale di nutrienti di cui
abbiamo bisogno non è la quantità ma il contesto. I
grassi dei due latti sono di qualità diversa ma, a mio
avviso, mettere sul banco degli imputati i grassi del
latte vaccino equivale a prendersela con la persona
sbagliata. I grassi, infatti, sono l'unico nutriente con
valori simili nei due tipi di latte. Il latte umano ha
invece una quantità quasi doppia di carboidrati rispetto
a quello vaccino: 7 gr contro 4,9 gr.
Il latte vaccino è quindi relativamente carente di
questo nutriente e ciò può forse spiegare l'abitudine di
dolcificare il latte vaccino o di inserire zucchero
nelle diete a base di latticini. Il consumo di latte
vaccino (o dei suoi prodotti) provoca perciò un forte
desiderio di dolci. Il latte umano contiene solo 16 mg
di sodio contro i 50 mg presenti nel latte vaccino.
Il sale, inoltre, viene aggiunto a quasi tutti i
formaggi per renderli più saporiti. Sembra perciò che il
latte vaccino sia, insieme ai formaggi salati, una delle
fonti più comuni dell'eccesso di sodio tipico della
dieta contemporanea. Il modello sintetico ritiene che di
più non sempre è meglio e che un eccesso di una sostanza
possa determinare problemi tanto quanto una sua carenza,
sconvolgendo l'equilibrio del sistema.
Il consumo di latte umano garantisce nel sistema-uomo
una crescita regolare, il giusto livello energetico e
l'assenza di eccessi perché tutti questi alimenti
vengono completamente utilizzati. Questo alimento, così
profondamente umano, è in armonia con il metabolismo
degli uomini. Se invece si consumano, per esempio, 100
gr di latte vaccino vi sarà un'eccedenza - rispetto alle
esigenze dell'uomo - di 2,4 gr di proteine e di 85 mg di
calcio.
PASTORIZZAZIONE ed
OMOGENEIZZAZIONE
(ANne Marie Colbin, Cibo e guarigione, Macroedizioni)
La pastorizzazione viene
applicata dalle centrali del latte con lo scopo di
risanare il latte mediante azione batteriostatica (cioè
con l'impiego di una sostanza che impedisce lo sviluppo
di batteri) e battericida (impiegando una sostanza che
uccida i batteri già presenti). L'intento è quello di
fornire al consumatore un alimento con carica batterica
molto ridotta, esente cioè da microbi patogeni, e con la
minima modificazione organolettica nei confronti del
latte crudo. In altre parole, di ottenere un alimento
sterile anche se consumato a distanza di tempo e non
prodotto nella più assoluta igiene.
La Enciclopedia Funk & Wagnell's definisce la
pastorizzazione come il processo di riscaldamento di un
liquido, il latte in particolare, a una temperatura tra
i 75 e gli 85 gradi per distruggere i microrganismi
nocivi senza cambiarne materialmente la composizione, il
sapore o il valore nutritivo. Se questa definizione
fosse valida non esisterebbe sul mercato nessun tipo di
latte pastorizzato poiché il latte subisce con questo
processo una trasformazione del gusto, del valore
nutritivo e della composizione. Il procedimento venne
così chiamato dal nome del chimico francese Louis
Pasteur, che creò il processo unicamente per salvare
dalla bancarotta i produttori di vino francesi. A causa
della mancanza di pulizia e di altri fattori il vino
diventava acido prima ancora di essere venduto e
occorreva fare qualcosa. Così Pasteur trovò il modo di
uccidere i germi o i batteri che erano la causa di
questo inconveniente; in questo modo salvò l'industria
del vino. La pastorizzazione del latte è un trucco
creato dal commercio teso a far soldi con la scusa della
prevenzione e della preservazione della vita. Il
commercio dei latticini è un grossissimo affare e
probabilmente non avrebbe mai raggiunto le attuali
proporzioni se non fosse stata realizzata la
pastorizzazione.
Pastorizzare significa, in definitiva, rendere il latte
più duraturo e di uso più pratico. E ancora: proprio
grazie a questo trattamento è possibile utilizzare il
latte per una grande varietà di prodotti. Contrariamente
all'intento originario, la pastorizzazione uccide
importanti microrganismi e contemporaneamente molte - se
non la maggior parte - delle sostanze contenute nel
latte.
Come afferma il dottor Morishita, la pastorizzazione
uccide importanti microrganismi insieme alla maggior
parte delle vitamine.
E in Milk di John Tobe si legge: "E' stato scoperto che
la pastorizzazione e il normale trattamento del latte
alterano le vitamine C, E, K e quelle del gruppo B.
Alterano pure gli enzimi, fattori di crescita e fattori
ANTI-rigidità. V
engono altresì modificate le molecole del calcio e delle
proteine. Uno dei più forti argomenti a favore della
pastorizzazione è che essa dovrebbe prevenire la
possibilità di contrarre malattie diffuse attraverso
sporcizia e sudiciume.
A mio avviso queste non sono altre che chiacchiere.
Questo ci suggerisce che non possiamo dar credito ai
contadini e agli addetti del settore caseario. Ci
suggerisce che il Ministero dell'Agricoltura non è in
grado di garantirci latte pulito e integro".
L'omogenizzazione è invece
l'operazione con la quale i globuli di grasso vengono
frantumati sino a un diametro tale da non aversi più nel
latte l'affioramento spontaneo. Il latte omogeneizzato
resta uniformemente cremoso, ha un gusto più ricco, un
colore leggermente più bianco ed è di più facile
digestione. Questo procedimento ha funzioni
principalmente estetiche e inoltre cerca di limitare i
danni sul sistema digerente del latte in alcuni
individui. Kurt Oyster, un medico di Bridgeport nel
Connecticut, ha avanzato l'ipotesi che
l'omogeneizzazione - scomponendo le molecole del latte
in parti più piccole - consente ad alcune sostanze non
digerite di superare le pareti intestinali. Una di
queste sostanze è un enzima chiamato Xantina ossidasi (XO),
che si trova normalmente nei grassi del latte e che
favorisce la scomposizione delle proteine. Dopo aver
superato la parete intestinale ed essere stato
'catturato' dal sistema linfatico - afferma il dottor
Oyster - l'XO va a finire nella circolazione del sangue.
Percorrendo le arterie, questo enzima ne sfrega e
corrode le pareti causando piccole lesioni primarie. Il
corpo, per difendersi da questo effetto, deposita
fibrina e colesterolo sulle lesioni onde evitare
ulteriori danni (il che porta ad una occlusione delle
arterie). L'abitudine di omogeneizzare il latte può
quindi essere una delle ragioni per le quali bambini
molto piccoli presentano già un indurimento delle
arterie.
LATTE INQUINATO da NITRATI
(Stephanie Lashford, The residue report, Thorson
Publishing Group, Wellingborough)
Una mucca mangia del cibo
vegetale che è cresciuto su una vasta superficie di
terreno, sia che bruchi l'erba liberamente sia che si
trovi in un allevamento. Possiamo dire che la mucca
concentra nel suo latte uno spazio molto vasto. Se poi
il latte viene usato per fare il formaggio, in un etto
di formaggio si concentra circa un litro di latte. Il
formaggio concentra lo spazio in cui è cresciuto il cibo
della mucca di dieci volte più del latte. E' un discorso
all'apparenza strano ma che acquista un suo senso quando
spieghiamo che stiamo parlando di agenti di inquinamento
ambientale e dei loro residui nel cibo.
Ricordate i suggerimenti, strettamente macrobiotici, che
ci venivano dati dalle autorità dopo l'incidente di
Chernobyl ?
Quella fu un'emergenza, ma il discorso vale anche per
gli inquinanti che continuano ad essere usati in tempi
normali, come per esempio i nitrati. I nitrati sono
sostanze chimiche presenti naturalmente nell'acqua e nel
suolo ma vengono anche aggiunti al terreno come
fertilizzanti e usati come conservanti nei cibi.
Come ogni altra cosa che viene messa sul terreno, essi
si infiltrano nel sottosuolo e raggiungono le vene
acquifere e i fiumi.
I produttori di latte fanno spesso uso di fertilizzanti
per favorire la crescita di campi lussureggianti di
foraggio per i loro animali. Crescendo, l'erba assorbe i
nitrati, il bestiame mangia l'erba, l'erba prende ancora
più nitrati dal terreno e le mucche finiscono per avere
una dieta ricca di nitrati, ulteriormente aggravata dal
fatto che anche l'acqua che bevono contiene nitrati. Il
risultato finale è che il bestiame produce del latte
contenente nitrati e poiché la maggior parte delle
persone ne consuma circa mezzo litro al giorno, esse
assumeranno regolarmente anche una quantità notevole di
nitrati. Vi è una certa evidenza medica che suggerisce
come le nitrosamine possano provocare il cancro
dell'esofago, ma fino ad oggi sono stati fatti
pochissimi studi in merito.
LATTICINI e DIOSSINA
(da Notizie Verdi, numero16, settembre 1994)
Buona parte della
popolazione dei Paesi industrializzati è esposta a
concentrazioni di diossina (divenuta tristemente nota in
Italia dopo l'incidente di Seveso) tali da produrre
effetti sull'efficienza riproduttiva di uomini e donne e
da provocare casi di cancro in una persona su
1.000-10.000. L'assunzione di diossina avviene per
esposizione diretta o per ingestione con il cibo,
soprattutto derivati del latte, carne e pesce. Secondo
una recente ricerca dell'EPA (l'Agenzia ambientale
americana), le diossine hanno un effetto sulla
produzione di ormoni che può portare a effetti
irreversibili sull'organismo: gravi forme di cancro,
riduzione della produzione spermatica, femminilizzazione
nei maschi, endometriosi, riduzione della fertilità
nelle femmine, alterazioni del sistema immunitario e
difficoltà di sviluppo e di apprendimento nei bambini.
Tutto questo a partire da dosi molto più basse di quelle
attualmente ammesse. La normativa italiana stabilisce
limiti massimi di emissione dagli inceneritori che sono
fino a 400 volte superiori a quelli stabiliti dalla
normativa tedesca, olandese e norvegese. Altre fonti
principali di diossina sono il PVC e lo sbiancamento
della carta. Secondo Greenpeace le regioni italiane più
a rischio sono il Veneto, l'Emilia-Romagna, la Puglia e
la Sardegna.
LATTICINI e CANCRO al SENO
(Aveline Kushi, Dieta, salute, bellezza, Edizioni
Mediterranee)
Il cancro alla mammella è
legato anche all'accumulo di grasso proveniente da cibi
di origine animale. In uno studio condotto sulle donne
della provincia di Vercelli è emerso che i grassi saturi
e le proteine di origine animale costituivano i più
potenti fattori di rischio nella dieta per quanto
riguardava questa forma di cancro. Il ricercatore Paolo
Toniolo ha messo a confronto le diete di 250 pazienti
affette da cancro alla mammella con quelle di 499 donne
sane all'incirca della stessa età e ha scoperto che la
maggiore differenza tra i due gruppi era che le donne
con il cancro al seno tendevano a consumare una maggiore
quantità di latte, burro e formaggi molto grassi.
Secondo un rapporto su questo studio, pubblicato nel
Journal of the National Cancer Institute del 15
febbraio 1989, il rischio di cancro alla mammella era
tre volte più alto del valore normale di questa
popolazione tra le donne il cui consumo di calorie era
costituito per metà da grassi (di cui al 13-23% grassi
saturi e all'8-20% di proteine di origine animale).
Si notò che diminuendo il consumo di grassi, dei grassi
saturi e delle proteine di origine animale, si riduceva
il rischio di cancro alla mammella. Oggi la dieta media
è costituita per circa il 42% da grassi, soprattutto
sotto forma di grassi saturi che si trovano nella carne,
nelle uova, nei latticini, nel pollame e in altri cibi
di origine animale. Alimenti come gli hamburger, la
pizza (a causa della mozzarella), il pollo fritto, lo
yogurt, le patatine fritte in grassi animali e gli snack
industriali sono tra le principali fonti di grassi
saturi nella dieta moderna. I grassi saturi, che sono
solidi a temperatura ambiente, sono più densi e compatti
degli oli vegetali insaturi, che sono liquidi a
temperatura ambiente.
Un consumo eccessivo dei cibi che abbiamo menzionato
precedentemente fa sì che alla fine i grassi si
accumulino nei vasi sanguigni, nei tessuti e nelle
cellule, rendendo il corpo rigido e poco flessibile.
Quando i grassi si accumulano all'interno degli organi e
intorno a essi, il flusso di energia attraverso i chakra
è bloccato; e dal momento che si accumulano nei vasi
sanguigni, nei muscoli e sotto la pelle essi bloccano il
regolare flusso di energia lungo i meridiani.
LATTE e MALATTIE della PELLE
(Aveline Kushi, da Dieta, salute, bellezza, Edizioni
Mediterranee)
Vitiligine
Questa condizione è causata specialmente |