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Il
LATTE vaccino
o latte di mucca pastorizzato (pastorizzazione
ultrarapida, sterilizzazione assoluta, l'unica attualmente
utilizzata, mentre la semplice "pastorizzazione" è una
sterilizzazione relativa non più utilizzata: le sostanze perdute
sono: B1, B6, B12, folico e vit. C (fino al 30% con l'UHT), malgrado
la pubblicità “bevete più Latte”, NON è assolutamente
adatto all'alimentazione umana, esso acidifica le digestioni
intestinali; il Latte umano vale, in una donna sana che ha
un’alimentazione quasi vegetariana, pH 7.1 – 7.3, mentre il
latte vaccino vale pH
6.5-6.8 e ciò dipende dal tipo di alimentazione e di salute delle
vacche che lo hanno preparato.
Nella
digestione gastrica occorre, per poter digerire il latte vaccino,
una secrezione di circa 2,5 volte quella necessaria per digerire il
latte umano, con conseguenze non salutari per la lo stomaco stesso
ed in particolare per mucosa interna ed il duodeno; ciò significa
che lo stomaco deve compiere un maggior lavoro secretorio con il
latte vaccino.
Il
latte vaccino cotto (bollito) passa lo stomaco più in fretta del
latte crudo, ed il siero del latte passa più in fretta del coagulo
di caseina, che può rimanere (in tracce) nello stomaco anche per
8-10 ore, creando non pochi problemi digestivi e di alterazione
della mucosa stomacale.
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Quando il Latte può fare male
Fa bene, dicono alcuni, è un
alimento completo e previene l'osteoporosi. Fa
malissimo, dicono altri... 22-05-2007
Fa bene, dicono alcuni, è un
alimento completo e previene l'osteoporosi.
Fa malissimo, dicono altri, spiana la strada a diversi
tipi di tumori, dal seno alla prostata, è responsabile
di molte allergie alimentari e toglie forza alle ossa...
Ecco le ultime ricerche:
Un bicchiere di latte (NdR:
una volta alla settimana), può
bastare. Almeno finché non ne sapremo di più...
Il latte è il primo, vitale
alimento dei cuccioli di ogni specie di mammifero.
Finito lo svezzamento, però, solo i cuccioli d'uomo
continuano a consumarlo, in quantità variabili a seconda
dei Paesi, delle mode e persino dell'eredità genetica
che si ritrovano. Su Focus 176 Amelia Beltramini e Paola
Grimaldi raccontano lo straordinario rapporto tra l'uomo
e il latte: materno, vaccino, "alternativo"... Un
rapporto complicato da studi che sembrano confermare
l'opinione di molti nutrizionisti e mettono in dubbio i
benefici generalmente attribuiti al latte di origine
animale, fino a considerarlo addirittura un pericolo per
la salute. Qui cerchiamo di fare chiarezza in questo
dibattito, che si è riacceso con la pubblicazione, negli
ultimi mesi, dei risultati allarmanti di alcuni studi
condotti su vasti campioni di popolazione negli Stati
Uniti e in Europa. Decine di migliaia i soggetti sotto
osservazione, selezionati tra "categorie" significative
perché composte da individui motivati sui temi
dell'alimentazione: per lo più medici, ma anche persone
che si riconoscono in particolari filosofie alimentari,
dai vegani ai vegetariani fino ai difensori della carne
a ogni costo.
Il
tumore al seno potrebbe
essere indotto (come concausa) da un consumo eccessivo di latticini,
carne rossa ecc., (proteine animali).
Fa male. Anzi, peggio
!
Il fantasma che anima la discussione sul latte è il
cancro, in particolare quello alla prostata e al seno,
che le "evidenze statistiche" delle ultime ricerche
hanno appunto messo in relazione col consumo di
latticini.
Negli Usa, col programma decennale Physicians Health
Study sono stati tenuti sotto osservazione 20.855 medici
(maschi), divisi in due gruppi: i "consumatori di
latticini", con oltre 2 porzioni e mezzo di latte e
derivati al giorno, e coloro che invece di questi
prodotti fanno un uso molto ridotto (mezza porzione) o
addirittura nullo.
Tra gli individui del primo gruppo la probabilità di
sviluppo di cancro alla prostata è stata superiore del
30%.
Un secondo programma di ricerca, Health Professionals
Follow-Up Study, avviato nel 1999, ha monitorato circa
50.000 soggetti.
Tra questi, i grandi consumatori di latticini hanno
sviluppato una percentuale di rischio di insorgenza di
cancro alla prostata del 70% superiore rispetto
all'altro gruppo.
Ma c'è di più:
dai dati raccolti i ricercatori hanno dedotto che la
percentuale di rischio cresceva in modo rapidissimo tra
quanti avevano un consumo medio giornaliero di calcio di
2.000 mg (2 grammi) o più.
E così hanno messo in
relazione diretta il cancro alla prostata con il calcio,
uno degli elementi dei latticini a cui si attribuisce
più importanza, presente nel latte in quantità variabile
attorno ai 120 mg per 100 grammi di parte commestibile
(il riferimento è al latte di vacca Uht intero). Un più
recente programma di ricerca finlandese su un campione
di 29.133 uomini specifica con maggiore chiarezza il
rapporto tra tumore e calcio: «Nel gruppo con
un'alimentazione ricca di calcio (più di 2 grammi al
giorno) la percentuale di rischio è stata del 63%
superiore rispetto a chi ne ha consumato meno di 1
grammo al giorno», affermano i nutrizionisti finlandesi
sull'International Journal of Cancer, e ritengono di
avere identificato il meccanismo che innalza il rischio.
«L'eccesso di calcio alimentare inibisce l'attivazione
della vitamina D, essenziale alla salute della
prostata.» E nella popolazione femminile, le ricerche
evidenziano risultati simili per i rischi relativi al
tumore al seno.
Le
proteine animali favoriscono l'osteoporosi.
Il rapporto con la massa
ossea
Il calcio contenuto nel latte e nei suoi derivati
contribuisce alla solidità della massa ossea? È
un'assicurazione contro l'osteoporosi? I risultati del
National Health and Nutrition Examination Survey (Stati
Uniti) non sembrano lasciare spazio a dubbi:
l'assunzione di calcio non dimostra effetti protettivi.
Il motivo andrebbe cercato nelle proteine animali di cui
è ricco il latte stesso (e le carni, è naturale). Le
proteine "mobilizzano" il calcio dalle ossa, proprio
come se lo grattassero via, provocandone poi
l'escrezione per via urinaria. La ricerca, per la
verità, evidenza che lo stesso effetto ce l'hanno anche
il sale, la caffeina, il tabacco... ma ciò non impedisce
alle "linee guida dietetiche" degli americani di
suggerire una dose massima giornaliera di un bicchiere
di latte.
La difesa
Una prima reazione forte a questi risultati viene da
Gregory Miller, vice presidente del National Dairy
Council, la potente lobby americana dei produttori di
latte e derivati: «Altre ricerche indicano invece una
stretta relazione tra il consumo di latticini e l'ottima
salute delle ossa, buoni valori di pressione arteriosa e
una sostanziale riduzione del rischio di cancro al
colon», afferma. Potrebbe sembrare una difesa d'ufficio,
ma non è così, perché le ricerche a cui fa riferimento
sono altrettanto ampie e autorevoli, condivise da una
parte della comunità dei nutrizionisti. «Il vero
problema», continua Miller, «sta nell'identificare ciò
che davvero scatena il cancro e in quale momento, perché
ogni cellula che potrebbe sviluppare un tumore
attraversa una lunga serie di "stati pre-tumorali" la
cui natura è tutt'altro che nota. Un fattore esterno
qualunque potrebbe essere potenzialmente scatenante in
una fase e innocuo in un'altra.» E questo spiegherebbe
perché ricerche sostanzialmente simili possano arrivare
a risultati opposti: «Il consumo regolare di latticini
riduce il rischio di tumore al seno dopo la menopausa»,
dichiarava Marjorie L. McCullough al congresso
dell'American Cancer Society (Atlanta, dicembre 2005),
forte dei risultati di una ricerca su 68.876 donne.
Fa bene o fa male
?
Tutto ciò davvero non aiuta a fare chiarezza, e lo ha
ben sottolineato il dottor Francesco Cipriani,
dell'Agenzia Regionale di Sanità (Toscana) nel corso di
un convegno sul rapporto tra alimentazione e salute:
«L'insieme delle "evidenze" riassunte dalle commissioni
internazionali sui rapporti tra latte e derivati e le
patologie tumorali non è conclusivo. Né per un effetto
protettivo, né per uno di rischio». Allora come dobbiamo
comportarci nelle nostre abitudini alimentari ?
La conclusione di questo dibattito è ancora lontana,
ma, nel dubbio, probabilmente moderare i consumi di
latticini fin dai primi anni di vita sembra essere la
scelta migliore.
By Raymond Zreick - Fonte:www.focus.it
Commento NdR: Troppi
interessi sono in gioco.....per cui la Verita' verra'
ostacolata in tutto i modi.....; una cosa e' assodata e
certificata, se si vuole guarire in modo naturale dalle
malattie, senza soffocare i sintomi con i
farmaci e/o
utilizzare i
vaccini che sono ancora piu' pericolosi, occorre
ELIMINARE Latte e
Formaggi dall'alimentazione
del malato ! - vedi
Protocollo della
Salute
Ricordiamo che le alterazioni
degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e della mucosa intestinale
influenzano la salute, non soltanto a livello
intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte
dell'organismo.
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MEDICINA: CNR - BIMBI
ALLERGICI ? LATTE d'ASINA E' un TOCCASANA
(ANSA) – ROMA
Bambini allergici ? il Consiglio nazionale delle ricerche
(Cnr) raccomanda il latte d'asina:
Per composizione e' piu' simile a quello materno, ha un sapore piu'
gradevole di quello industriale ed e' ideale per allattare i bambini
allergici al latte di mucca. A dimostrarlo una ricerca condotta
dall'Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr di
Torino.
Il latte bovino, sottolineano i ricercatori, e' infatti l'alimento che
piu' di ogni altro determina allergie nei bambini. Per eliminare
il problema e' sufficiente ricorrere (sempre sotto il controllo del
pediatra o dell'allergologo) al latte di asina, suggeriscono i
ricercatori della sezione di Torino che ne stanno studiando le
caratteristiche.
Questo prodotto "risulta decisamente piu' gustoso di quello
ottenuto attraverso il processo industriale di idrolisi delle
proteine, a cui di solito devono ricorrere le mamme di bambini
affetti da questo disturbo - sostiene Amedeo Conti dell'Istituto di
scienze delle produzioni alimentari (Ispa)-Cnr - e nel corso dei
nostri studi, condotti con tecniche miranti a determinare gli
allergeni del latte vaccino e a confrontarlo con altri tipi di
latte, abbiamo notato una notevole differenza nella composizione tra
quello di mucca e quello di asina".
Una differenza, prosegue l'esperto, basata soprattutto sul contenuto
di caseina e non di beta-lattoglobulina, proteina ritenuta
erroneamente il principale responsabile dell'elevata allergenicita'
di questo alimento.
Cio' che probabilmente rende cosi' ben tollerato questo latte,
rileva Conti, e' la sua grande somiglianza con quello umano.
Il latte d'asina ha, inoltre, un contenuto di acidi grassi
polinsaturi del tutto simile a quello materno ed e' molto ricco di
lisozima, una proteina caratterizzata da elevata proprieta'
antibatterica, in grado di proteggere il neonato da possibili
patologie.
Anche il rapporto calcio-fosforo e il contenuto proteico totale,
concludono gli esperti, sono simili a quello umano.
Commento: (NdR) Anche
il
Latte di CAPRA e' molto piu' digeribile che non quello derivante dai
Bovini (mucca).
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USA
- GRASSI e LATTICINI CANCEROGENI ?
Un
rapporto dell'Agenzia Usa di protezione ambientale (Epa), filtrato
dal “The Washington Post” prima della sua revisione da parte di
esperti indipendenti, sostiene che le persone che assumono grandi
quantità di grassi e di latticini hanno un rischio dell'1 per cento
di sviluppare un cancro; per colpa della diossina contenuta in
questi alimenti.
Prima d'ora si pensava che il rischio fosse dell'1
per mille.
Questa
è uno dei gravi pericoli che si corrono utilizzando proteine
animali; quindi il consiglio è di divenire quasi vegetariani e di
consumare solo cibi biodinamici.
Se
possibile,
dopo l'uso di latticini, assumere un cucchiaino di
miele. Con questo espediente saranno un poco piu'
digeribili.
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La ricerca ha messo in relazione
alcuni tumori con il consumo di latte e suoi derivati.
Come spiega la dr. Luciana Baroni in questo articolo:"Lo
zucchero contenuto nel latte, il lattosio, viene scisso
nell'organismo ottenendo un altro zucchero, il
galattosio. A sua volta il galattosio viene
ulteriormente catabolizzato da enzimi (...) quando il
consumo di latticini eccede quantitativamente la
possibilità enzimatica di catabolizzare il galattosio,
questo può accumularsi nel sangue, e può danneggiare le
ovaie femminili. Alcune donne possiederebbero inoltre
livelli di questi enzimi particolarmente bassi, ed il
consumo regolare di derivati del latte può
triplicare in loro il rischio di sviluppare cancro
ovarico."
Non solo il tumore all'ovaio, ma anche quello alla
mammella e alla prostata potrebbero avere tra le loro
concause l'uso regolare di latte e latticini.
Sempre Luciana Baroni spiega che la correlazione è
presumibilmente riferibile, almeno in parte, ad
aumentati livelli plasmatici di un composto denominato
Insulin-like Growth Factor (IGF-I):
"Questo fattore, isolato nel latte vaccino, è stato
ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che
consumino regolarmente latticini. Altri principi
nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono
pure presenti nel latte vaccino. Uno Studio recente
mostra come soggetti maschili che presentino elevati
livelli di IGF-I avrebbero un rischio quattro volte
maggiore di sviluppare cancro prostatico, quando
confrontati con i soggetti nei quali i livelli di questo
fattore siano bassi."
Certo non si tratta di un'equazione matematica
latte=cancro, ma i rischi ci sono e andrebbero minimo
presi in considerazione.
Ma che c'importa ? Intanto la fanfara della grande
campagna mediatica si è messa in marcia e strombazza: "Bevete
latte, il latte fa bene !"
Tratto da:
http://protonutrizione.blogosfere.it
BIBLIOGRAFIA:
- Cramer DW, Harlow BL, Willett WC, Welch WR, Bell DA,
Scully RE, Ng WG, Knapp RC Galactose consumption and
metabolism in relation to the risk of ovarian cancer,
Lancet 1989 Jul 8;2(8654):66-71.
- Outwater JL, Nicholson A, Barnard N Dairy products and
breast cancer: the IGF-I, estrogen, and bGH hypothesis,
Med Hypotheses 1997 Jun;48(6):453-61.
- Chan JM, Stampfer MJ, Giovannucci E, Gann PH, Ma J,
Wilkinson P, Hennekens CH, Pollak M Plasma insulin-like
growth factor-I and prostate cancer risk: a prospective
study, Science 1998 Jan 23;279(5350):563-6.
e-mail:
jmlchan@hsph.harvard.edu.
- World Cancer Research Fund Food, nutrition and the
prevention of cancer: a global perspective, American
Institute of Cancer Research 1997;Washington DC
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Stipsi
ostinata per colpa del latte vaccino
Nei
bambini che soffrono di stipsi resistente ai lassativi, spesso la
causa è l'allergia al latte di mucca pastorizzato.
Questo è quanto
sostiene una ricerca italiana, pubblicata sulla rivista New England
Journal of Medicine.
I
ricercatori italiani hanno raccolto un gruppo di 65 bambini di età
inferiore a 6 anni, che oltre a non evacuare con i lassativi,
presentavano screpolature perianali. Ad una parte di questo campione
è stata somministrata una dieta che comprendeva latte di mucca,
agli altri, invece, una dieta che impiegava un surrogato del latte a
base di soia.
Al termine, dopo una settimana di sosta, si cambiava
dieta: chi aveva ricevuto latte passava al surrogato e viceversa. Si
è visto che il 68% dei bambini stitici riprendeva le funzioni
normali quando veniva eliminato il latte di mucca e che, inoltre, già
nel giro di pochi giorni di dieta con il surrogato di soia, le
lesioni perianali tendevano a guarire.
Il
laboratorio, peraltro, ha confermato, con il test delle IgE, che i
tre quarti dei piccoli che avevano tratto beneficio dalla dieta
mostravano una ipersensibilità al latte. In altre parole, vale la
pena di provare una dieta senza latte in tutti i casi in cui la
stipsi infantile è resistente ai normali trattamenti.
Nessun
animale si ciba di latte (di altre specie) una volta raggiunta
l’età adulta, l’uomo si perché ?
Il
latte vaccino è adattissimo al vitello che alla nascita pesa 60 kg.
ed è già in grado di stare in piedi e muoversi da solo; dopo un
mese pesa già 110 Kg e la sua struttura è molto più grossa;
questa rapida crescita richiede un rapido sviluppo e la formazione
veloce delle ossa per equilibrare i bisogni all’attività
e quelli del peso.
Tanto
più l'animale ha bisogno di crescere per essere assai rapidamente
attivo e reattivo all'ambiente, tanto più ricco di proteine dovrà
essere il latte della nutrice.
L'opposto
avviene per i mammiferi dipendenti a lungo dalla propria madre: vedi
uomo, scimmie antropomorfe ecc.
Per questa ragione il latte di mucca contiene più calcio di quello
materno umano ed è acido mentre quello umano è alcalino.
Ecco
perché i bambini nutriti con latte vaccino, tendono ad avere una
struttura ossea più pesante ed a crescere più rapidamente a
discapito della massa cerebrale e dei tendini, ecco perché in
questi bambini facilmente si riscontra la scoliosi.
Dall’altro
canto anche il latte umano contiene anche fosforo; questo elemento
è molto importante per la crescita e lo sviluppo del cervello; il
neonato sviluppa in primo luogo il cervello, mentre il vitello
sviluppa per prima cosa la struttura ossea. Ciò che varia nei vari
tipi di latte, sono le concentrazioni assolute e i rapporti Ca:P.
A
causa del maggior tenore in calcio e del diverso rapporto Ca:P, il
Ca del latte vaccino risulta meno utilizzabile, oltre a far
precipitare più facilmente i saponi intestinali, frutto della
digestione lipidica.
Quindi
il latte per l’uomo e quello per l’animale DEVONO essere
DIVERSI; non riflettere su queste cose è una grossa ingenuità
perché non è giusto fare del male al proprio figlio per ignoranza
su questi fatti, continuando a dargli del latte vaccino.
Questo
latte contiene molte più proteine di quello umano, ma si tratta di
caseina, insolubile e di difficile digestione, per l’uomo ma e
sopra tutto per i neonati, per la concentrazione assoluta che è
diversa fra il latte umano e quello vaccino; la concentrazione
relativa rispetto alle sieroproteine è diversa; la composizione
amminoacidica, la conformazione sterica ed il tipo di coagulo
formato, sono diverse: per il latte umano è fine; per quello
vaccino è grossolano.
La
pastorizzazione (inventata da L. Pasteur)
invece di proteggere dagli organismi patogeni, distrugge il
potere nutrizionale degli alimenti , creando condizioni favorevoli
alle malattie degenerative nelle persone, animali ed ambiente;
infatti e per esempio, bevendo latte pastorizzato si distruggono i
batteri utili alla digestione intestinale, acidophilus-bifidus
contenuti nell’intestino tenue; mentre il latte umano li
favorisce, soprattutto grazie ad alcuni degli oltre 100
oligosaccaridi recentemente scoperti nel latte umano.
I
fermenti lattici della flora simbiotica tengono sotto controllo
quelli specializzati alle putrefazioni, quindi essi sono
indispensabili per avere buone digestioni e feci adatte.
La
pastorizzazione interrompe temporaneamente la riproduzione dei
batteri, che in seguito si riproducono molto di più che nel latte
crudo. Un esempio, la “brucellosi” si trova facilmente e molto
di più nelle popolazioni che utilizzano il latte pastorizzato, si
cura molto bene con Cloruro di Magnesio e Manganese.
L’avvelenamento
da salmonella è ritenuto negli USA proveniente e formatasi in
individui che utilizzano molto il latte pastorizzato.
L'avvelenamento
da salmonella (l'attività batteriostatica antisalmonella propria
dei batteri dello yogurt - cariche fino a 10**3-6 di salmonelle sono
inattivate nello yogurt) è ritenuto negli USA molto facilmente
prodotta in individui che utilizzano molto il latte pastorizzato.
I
vantaggi della pastorizzazione sono SOLO commerciali: Il produttore
può permettersi più sporcizia; è conveniente per il commerciante
e per il contadino, perché si conserva più a lungo del latte
fresco.
Il
50% del latte vaccino ingerito viene sprecato in cattiva digestione.
La proteina del latte materno è lattalbumina, (le % relative
cambiano molto fari i due tipi di latte ) che è solubile e
facilmente digeribile, pertanto le sostanze del latte umano vengono
utilizzate al 100 %.
Il
latte vaccino contenendo proteine estranee al latte umano, causa
facilmente allergie nel lattante
La
quantità di grassi nel latte vaccino ed in quello umano è uguale
ma nel primo, si tratta in maggioranza di grassi saturi e di acidi
grassi, mentre nel secondo è presente un grasso maggiormente
emulsionabile.
Il
bambino allevato con latte materno, sarà dotato di maggiore
adattabilità e flessibilità corporea.
Il
latte umano ha una quantità maggiore di lattosio di quello vaccino
e questo zucchero è più facilmente digeribile degli altri tipi di
zucchero e favorisce inoltre l’utilizzazione delle proteine e
l’assorbimento del calcio.
Lo
zucchero del latte vaccino è composto da lattosio (galattosio +
glucosio), più altri componenti.
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Ogni
tipo di latte produce una reazione diversa di pH
nell'intestino dell'uomo, che a sua volta influisce sulla
digeribilità e sulla qualità del sangue, prodotta dal metabolismo
dei cibi ; il latte vaccino crea reazione acida nell'intestino,
mentre il latte materno la crea basica.
Le
reazioni acide producono facilmente l'alterazione della flora
batterica autoctona e quindi il facile instaurarsi
di microbi, funghi, parassiti patogeni.
Il
latte materno rende il lattante immune a molte malattie infantili e
favorisce lo sviluppo di una sufficiente flora batterica intestinale
(lactobacilli) con gli enzimi, che costituiranno la riserva per tutta
la vita, necessaria per la difesa dalle malattie infettive.
E’
perciò assolutamente indispensabile che appena partorito la mamma
dia il suo seno al piccolo mentre è ancora attaccato al cordone
ombelicale; la madre secernerà un liquido speciale che fornirà
tutti i fattori vitali necessari al lattante, in più si attiverà
al massimo la produzione del latte nelle ghiandole del seno.
Oggi
il 30% del cibo consumato è derivato dal latte, non è forse anche
questo oltre alle vaccinazioni che indeboliscono il sistema
immunitario, assieme all’uso spropositato di zucchero, una delle
conseguenze della comparsa di nuove malattie allergiche sopra tutto
nei giovani.
Il
latte di vacca è un alimento deplorevole per il lattante e per
l’uomo (infatti l’uso prolungato genera più facilmente ulcera e
cancri) anche in ragione del suo alto tenore di sali, da 8 a 9
grammi/litro, sopra tutto se la mucca produttrice è nutrita con
prodotti chimici (fieni salati, foraggi artificiali, bestie forzate
per l’ingrasso).
In
più ci si sta accorgendo con terrore, che le bestie pascolanti in
pasture ove si sono usati erbicidi, insetticidi, danno un latte
contenente fino a 2 o 3 grammi/litro di questi ultimi (di cui il più
noto è il DDT); il formaggio ne contiene 5 o 6 grammi/chilo.
Si
sapeva già che il latte della donna, che non dà mai rachitismo,
contiene solo 2,5 gr/litro di sali, mentre il latte di mucca
normalmente saturo di sali è fattore di: rachitismo infantile,
delle croste lattee, coliti, pruriti, indigestioni, ecc.
Gli
eccessi di sale, inibitori di vitamine di tipo B o piuttosto di
acidi amminati riduttori a Resistività molto elevata, conducono al
rachitismo per neutralizzazione degli acidi, sovra caricamento in
sali alcalini e ipertrofia minerale catodica.
Ugualmente
le acque calcaree e le acque mineralizzate, sono fattori di
rachitismo, mentre l’ignoranza popolare abusa di queste acque
credendo di fortificarsi, di star meglio, abusando di questi sali;
essi sono invece fattori di demineralizzazione: malattia di Piaget,
di vecchiaia, trombosi e cancri, in quanto nessuno di questi sali è
direttamente assimilabile per il fatto che essi non sono colloidali
od idrosolubili.
Solamente
i sali già metabolizzati dai vegetali o meglio dalla frutta, dagli
animali o ancora meglio dal latte di questi ultimi, (con riserva e
parsimonia, si può utilizzare in certi casi latte di asina, capra,
pecora), che possieda ancora un potere riduttore, quello del B/galactosio.
Il
latte materno contiene il massimo di B/galactosio ed è
esclusivamente in terreno acido e riduttore che si può effettuare
l’utilizzo normale del Calcio del latte per mezzo del B/galactosio
che esso contiene.
Ora
quest’ultimo è molto acido e riduttore, ma questo potere scompare
con le pastorizzazioni, sterilizzazioni o ebollizioni del latte
vaccino il quale ne contiene molto meno del latte umano.
Solo
l’assunzione, con molta parsimonia, del latte di mucca CRUDO e
naturale (cioè non pastorizzato, che comunque crea reazione acida
nell’intestino dell’uomo) permette di beneficiare del calcio
come materiale costruttivo del sistema osseo e dentario, ma solo per
i giovani e da dopo l’età puberale.
Oltre
ai gravi danni dei vaccini, è sopra tutto l’alimentarsi con latte
vaccino (di mucca) pastorizzato, che porta i bambini delle ultime
generazioni ad avere delle brutte dentature ed i denti cariati,
oppure il continuo e crescente riscontro negli scolari delle
scoliosi, senza parlare dei nefasti effetti che si sommano con
l’assorbimento di acque clorate, le quali sono alcaline, ossidate
e antiBeta/galactosio.
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Uno
studio scientifico sull'argomento Nutricology, dell'Università di
Helsinki: Virtanen e Aro, "Dietary Factors in the Aetiology of
Diabetes", Ann. Med. 26(6):469-478 Dicembre 1994, ha rivelato
che la precoce introduzione di latte di mucca nei neonati di tre
mesi o più piccoli, ha spesso procurato una totale deficienza di
insulina. Questa patologia insorgeva come conseguenza naturale della
distruzione delle cellule beta, dovuta alla reazione allergica del
neonato in risposta alla presenza delle proteine del latte di mucca.
Il
dato viene riportato da innumerevoli pubblicazioni su praticamente
TUTTE le riviste scientifiche più accreditate nel campo della
nutrizione infantile e della pediatria.
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Un
medico Pediatra, a queste affermazioni, ha risposto in questo
modo:
“Nella
popolazione che ho modo di osservare (i "miei" bambini) la
percentuale di donne che non allattano è bassissima (circa il 3%)
entro i primi 3 mesi di vita (in tutti i casi per fattori dipendenti
da patologia materna tipo gravi anomalie del capezzolo, agalattia,
parti cesarei con complicanze e quindi con terapie complesse
protratte, ecc.)
Il rischio maggiore è ASSOLUTAMENTE limitato
ai primi 3-4 mesi di vita.
(nota dell’autore: non siamo d’accordo i
danni possono avvenire anche in età maggiore per i noti, fatti
sopra esposti).
Caro Amico: Lei ha ragione.
Vorrei segnalarle, a margine, che, se ben
condotto e seguito, l'allattamento al seno può proseguire ben oltre
il sesto mese di vita (ho qualche caso di protrazione oltre l'anno)
anche in parallelo allo svezzamento (che io inizio piuttosto
precocemente, con ottimi risultati sia dal punto di vista dello
sviluppo somatico che neuropsichico).
Ritengo
sia necessario ricordare a chiunque legge questo post che I LATTI in
POLVERE sono comunque di derivazione vaccina MA NON SONO TUTTI
UGUALI !
Per
i primi 3 mesi di vita, infatti, le formulazioni sono trattate in
modo specifico (idrolisi della caseina, abbattimento vistoso della
concentrazione salina, diminuzione significativa dell'osmolarità,ecc),
mentre le "formule di proseguimento" (sempre di
derivazione vaccina), pur rispettando le direttive ESPGAN, non sono
dissimili dal latte vaccino (della "centrale") adattato
"artigianalmente" in casa (chi vuole capire capisca....)
Non
neghiamo (a chi non dispone di latte materno) un bel "baffo di
latte", a patto che, nella composizione circadiana
dell'alimentazione del divezzo, vi sia introduzione di elementi
nutritivi ad integrazione (se no si rischia l'anemia...). Chi ha il
latte della mamma non ha bisogno d'altro se non di una integrazione
alimentare a supporto, per l'introito di tutti i princìpi che, nel
solo latte, sono carenti (rispetto ai fabbisogni che la crescita
impone e che sono notevolmente diversi tra una fascia d'età e
l'altra)”.
By Docpocket
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LATTE
ARTIFICIALE ?
Secondo
l'OMS (organizzazione mondiale della
Sanità) e l'Unicef, ogni anno nel mondo muoiono 1,5 milioni di
bambini sotto i 5 anni per mancanza di allattamento al seno.
Tra le
cause prevalenti c'è la politica commerciale di molte case
farmaceutiche che cercano di disincentivare l'allattamento al seno
per vendere i loro prodotti. Oltre tutto violando anche un codice di
comportamento promulgato nel 1981 dall'OMS !
vedi
anche:
http://digilander.libero.it/naturalmenteit/latte_vaccino.htm
http://www.progettodiabete.org/clinica/d10_3.html
http://www.mammaepapa.it/salute/pag.asp?nfile=pr_lattevac
http://www.greenpeace.it/inquinamento/latte1.pdf+%22latte+vaccino%22&hl=it&ie=UTF-8
http://www.scienzavegetariana.it/conoscere/latte/latte_composizione.html
http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=3983
L' American Academy of Pediatrics ora
raccomanda di non somministrare latte di mucca intero ai bambini al di
sotto dell’anno di età. La preoccupazione principale
dell’organizzazione non è il diabete, ma l’anemia da mancanza di
ferro, che è molto più probabile con una dieta ricca di latticini.
In primo luogo, i prodotti caseari a base di latte vaccino sono molto
poveri di ferro, contengono infatti solo circa un decimo di
milligrammo per porzione (circa 0,2 litri).
Per ottenere la dose giornaliera raccomandata (RDA, Recommended Daily
Allowance) di ferro, pari a 15 mg al giorno per i bambini al di sotto
dell’anno d’età, un bambino dovrebbe consumare più di 31
porzioni da un quarto di litro di latte al giorno.
La carenza di ferro
non è dovuta semplicemente al fatto che il latte è povero di ferro e
che il suo consumo tende a limitare il consumo di altri cibi che ne
sono ricchi. Il latte causa la perdita di sangue dal tratto
intestinale riducendo a lungo andare i depositi di ferro
dell’organismo.
Non è ancora chiaro in che modo esattamente il
latte vaccino causi la perdita di sangue, ma si ipotizza che il
colpevole sia l’albumina bovina, la quale provoca una reazione del
sistema immunitario che porta alla perdita di sangue.
La pastorizzazione non elimina il problema.
Alcuni ricercatori della University of Iowa hanno recentemente scritto
al Journal of Pediatrics, "..in una larga percentuale di bambini
il consumo di latte vaccino accentua in modo sostanziale la perdita di
emoglobina.
Alcuni bambini sono particolarmente sensibili al latte
vaccino e possono perdere grandi quantità di sangue."
Il latte contiene calcio, ma non è unico sotto
questo aspetto. Cavoli, broccoli e altri vegetali a foglie verdi
contengono calcio facilmente assimilabile dall’organismo. Un recente
studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition ha
rilevato che l’assorbimento di calcio era in realtà superiore per
il cavolo che per il latte e ha concluso che "verdure come il
cavolo possono essere considerate almeno equivalenti al latte in
termini di assorbimento di calcio."
I broccoli contengono
addirittura più calcio per caloria del latte, i fagioli ne contengono
in grande quantità e anche il succo d’arancia arricchito fornisce
un buon apporto.
Dal punto di vista nutritivo non c’è alcuna necessità che i
bambini consumino latte di mucca.
Il nuovo studio conferma
ulteriormente la necessità di capovolgere la raccomandazione del
governo statunitense che tutti i bambini bevano latte vaccino: non
c’è ragione quindi di raccomandarlo.
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Da SCIENCE NEWS,
3/12/93.
Le donne che vorrebbero avere un figlio
ma non riescono a concepire farebbero bene a riconsiderare il ruolo
che i latticini occupano nella loro alimentazione, suggerisce un nuovo
studio. Un gruppo di ricercatori negli Stati Uniti e in Finlandia ora
riferisce che, laddove il consumo pro-capite di latte è più elevato,
le donne tendono a incontrare la maggiore riduzione di fertilità
legata all’età.
Articolo fornito da Mark Graffis,
ao966@lafn.org
L'allergia
alle proteine del latte è la causa più frequente di allergia
alimentare nel primo anno di vita.
In
natura, nessun animale beve il latte di un'altra specie, né, una
volta svezzato, continua a bere quello materno.
Non stupisce, quindi,
che molte persone siano intolleranti al latte vaccino. L'industria
alimentare, per vendere, commercia tipi di latte modificati "per
ogni esigenza", compreso un latte per chi è intollerante.
La
verità è che una dieta equilibrata, a base vegetale, fornisce tutto
ciò di cui ha bisogno il nostro organismo.
La ricerca biomedica, inoltre, mostra come l'assunzione di latte e
latticini sia collegata a diverse patologie: diabete, artrite, tumori,
otiti, infiammazioni delle mucose e delle vie respiratorie
Riferimenti scientifici:
www.scienzavegetariana.it
e
www.pcrm.org.
Recenti ricerche hanno dimostrato che le
donne che consumano proteine animali presentano una perdita ossea del
35%, rispetto al 7% delle donne vegetariane. Inoltre l’osteoporosi
ha un’incidenza maggiore in quei paesi dove si consuma maggiori
quantità di latte e formaggio. Infatti Stati Uniti, Finlandia, Svezia
e Inghilterra sono i paese del mondo in cui è più alto il consumo di
latticini e sono anche quelli in cui l’osteoporosi è maggiormente
diffusa fino a diventare una piaga sociale.
NON ESISTONO ASSOLUTAMENTE studi
effettuati in doppio cieco della durata minima di 10 anni, in
cui venga dimostrato che il latte fornisca calcio al nostro organismo!
Ci si basa solo sul presupposto che essendo il calcio presente nel
latte, si riversi automaticamente nel nostro corpo, dimenticando che
per avvenire tale assorbimento necessitiamo anche di magnesio (che il
latte non dispone) e di fosforo.
Infatti, sia l’eccesso di fosforo che la
sua totale assenza, blocca l’assunzione di calcio da parte del
nostro intestino (e il latte contiene fosforo in gran quantità),
mentre una giusta quantità di tale prezioso elemento, ne agevola
l’assorbimento.
Inoltre, fatto non meno importante, il latte
tende ad “acidificare” il nostro organismo, mentre è risaputo che
per funzionare perfettamente ha bisogno di un Ph neutro, se non
leggermente alcalino. La causa di questa “acidificazione” porta a
innumerevoli malattie come indebolimento del sistema immunitario,
colon irritabile, gastriti, emicranie, indebolimento del fegato e del
sistema linfatico (con conseguente aumento ponderale), ambiente
favorevole alla proliferazione di infiammazioni urinarie e
dell’orecchio. Ad un bambino nostro conoscente con un’otite
recidivante è stato consigliato di abolire il latte per almeno 6
mesi: dopo alcuni giorni l’otite era scomparsa.
Inoltre la medicina cinese afferma che il
cancro prolifera in ambiente acido, mentre viene bloccato in un
organismo alcalino; questo concetto trova riscontro negli ultimi
ritrovati naturali per far regredire il cancro, che lavorano proprio
sul nostro Ph.
Per i bambini allattati con latte vaccino
(senza per questo colpevolizzare le mamme che hanno dovuto farlo), il
discorso si complica: dato che il latte di mucca contiene molecole più
grandi rispetto al latte materno, esso tende a supernutrire il corpo e
a SOTTONUTRIRE il cervello ed il sistema nervoso. In generale i
bambini allattati al seno sono più brillanti, più sensibili e più
svegli di quelli nutriti con latte materno: inoltre il latte materno
aiuta lo sviluppo corretto del sistema immunitario, che poi verrà
distrutto in parte dalla bomba a orologeria dei vaccini obbligatori,
ma questo è un altro triste discorso.
Il
latte materno prepara il corpo ad albergare
l’anima
e lo spirito.
Porta l’essere umano
sulla terra e gli fa
percepire
l’unità con il genere
umano
(Haushka)
Per complicare ulteriormente la situazione,
vengono assunti vari tipi di proteine assieme: spesso veniamo
consigliati di far bere ai bambini durante il pasto, un bicchiere di
latte assieme alla bistecca o al pesce, oppure di preparare pietanze
con carne e formaggio formulati assieme. Certamente il gusto ne
guadagna, oppure lo si può proporre per un pasto occasionale. Ma dare
più tipi di proteine ai bambini piccoli equivale a disorientare,
sconquassare il loro povero fegato, che non sa più che enzima
secernere: alla fine il nostro intestino si troverà con un amalgama
di proteine digerite (l’enzima che il fegato ha prodotto: ne può
fornire uno solo per un solo tipo di proteina) e un altro amalgama di
proteine indigerito (che tende ad andare in putrefazione).
Quindi si
avrà inizialmente un’irritazione sul tratto digerente e
conseguentemente, se la dieta persiste, un’irritazione cronica sulle
pareti dell’intestino: poi, come ulteriore conseguenza, avremo un
malassorbimento delle sostanze nutritive, delle vitamine, degli enzimi
e dei minerali.
Le patologie più comuni derivanti da
tale errata alimentazione sono: iperattività, irritabilità,
stanchezza, sotto-occhi (che evidenziano un fegato stanco e che sono
così frequenti al giorno d’oggi), cattiva digestione, ed altro
ancora.
Altro punto importante: l’aggressione
di virus e batteri dall’esterno non è la causa determinante per lo
sviluppo delle malattie infettive. Occorre che ci sia soprattutto un
terreno su cui possono impiantarsi e svilupparsi.
Studi recenti hanno
dimostrato che togliendo latte e latticini (che sono immuno-influenti,
cioè influenzano l’apparato immunitario) dalla dieta di 100 persone
(senza spiegar loro il perché per evitare un effetto placebo) e
lasciando altre 100 con la loro dieta normale, si è notato che delle
prime 100 solo 15 si sono ammalate durante il periodo freddo, mentre
fra le altre 100 le malattie da raffreddamento hanno colpito più
dell’85%.
Nand Kishore
Sharma, uno studioso
contemporaneo, avvisa che nel latte di mucca ci sono troppi ormoni,
residuo della loro alimentazione industriale contenente l’ormone
della crescita per produrre vacche grasse.
Basta poca, pochissima
immaginazione per immaginare quali effetti hanno sull’organismo dei
bambini allattati in codesto modo: crescita ponderale esagerata o
gonfiore del corpo. Analogo discorso avviene per gli adulti, ma in
maniera più sottile, in quanto chi cresce non è il corpo, ma ciò
che si presta alla crescita all’interno del nostro organismo; un
esempio a caso, i tumori.
Buona parte della popolazione dei paesi
industrializzati è esposta a concentrazione di diossina tali da avere
effetti sull’efficienza riproduttiva di uomini e donne (da notare
come siano in aumento le tecniche di inseminazione artificiale!!) e da
provocare casi di cancro in una persona su 1.000. L’assunzione di
diossina avviene per ingestione con il cibo, soprattutto latte,
latticini e carne.
In uno studio, condotto presso la
Harvard University su 145 donne di Boston si è riscontrato che le
donne che consumano yogurt e formaggi freschi hanno una probabilità
tre volte maggiore di contrarre cancro alle ovaie.
A tal proposito è
utile ricordare che la Danimarca (paese in cui si fa un elevato
consumo di grassi e latticini) ha un’incidenza di cancro alle ovaie
di ben sei volte maggiore rispetto al Giappone, dove si consumano
pochissimi latticini.
Un libro molto interessante, “La
cucina del diavolo” di Gunter Schwab, porta alcuni passi
interessanti:
“il latte delle mucche che ricevono
prodotti coltivati con concime artificiale (composto da protidi
sintetici ed altri preparati chimici) non può essere considerato
alimento protettivo, e cagiona nell’organismo eczemi e disturbi
intestinali che possono avere conseguenze mortali”
“nel latte di mucche nutrite con farina di
soia, fu riscontrata la presenza di tricloroetilene, usato
nell’estrazione dell’olio dai suoi semi” molto tossico !
“mi è nota una disposizione, secondo la
quale il latte di mucche trattate con penicillina, può essere venduto
solo 3 giorni dopo la cura”
“DDT e composti esavalenti, i nostri più
energici veleni, impiegati nelle campagne, si ritrovano nel grasso del
latte”
Il dott. Roberto
Marrocchesi, esperto
in nutrizione, avvisa che tra il 70% e il 90% dell’umanità non
digerisce il latte. Questa intolleranza venne individuata e descritta
con enorme ritardo nei circoli scientifici a partire dal 1958. Finora
sono stati individuati quattro tipi di intolleranza al latte: 1) la più
importante ed è quella di intolleranza al lattosio 2) quella di
sensibilizzazione alle proteine 3) l’intolleranza psicogena, cioè
pura e semplice avversione da disgusto e 4) quella causata da micro
inquinamento batterico o chimico in un latte industrialmente trattato
(residui di antibiotici, ormoni, antiparassitari, antimuffe,
coloranti, ecc..)
La sensibilità del pubblico al
problema delle allergie causate dai latticini è ancora scarsa: è
stata così potente e capillare la pubblicità da parte delle fonti più
autorevoli e “al di sopra delle parti” che il parere dominante è
che non solo il latte è un cibo valido, ma che è un cibo perfetto
per grandi e piccini. Ne consegue che la causa degli innumerevoli
problemi di salute diventa “sconosciuta”.
Concludendo, non disdegnate una fetta di
latteria o una fetta di torta alla panna: l’importante è non
strafare per aiutare il nostro meraviglioso corpo a svolgere le sue
funzioni al meglio.
Tratto
da:
http://digilander.libero.it/naturalmenteit/latte_vaccino.htm
Il
Latte vaccino ed il Latte umano contengono all'incirca la stessa
quantità di Grassi. Comunque il Latte vaccino contiene più Grassi
Saturi del Latte umano. Questa è una delle ragioni per cui
l’uso del Latte vaccino andrebbe limitato od evitato anche dopo lo
svezzamento.
|
COMPOSIZIONE
DI DIFFERENTI TIPI DI LATTE (espresse in %)
|
|
|
Umano
|
Asina
|
Vacca
|
Bufala
|
Renna
|
|
Estratto Secco Totale
|
11.7
|
10
|
12.5
|
17.8
|
31.9
|
|
Materia Grassa
|
3.5
|
1.5
|
3.5
|
7.5
|
17.5
|
|
Lattosio
|
7
|
6.2
|
4.7
|
4.7
|
2.5
|
|
Sali
|
0.2
|
0.5
|
0.8
|
0.8
|
1.5
|
|
Proteine Totali
|
0.9
|
1.8
|
3.5
|
4.8
|
10.4
|
|
Caseina
|
28
|
45
|
78
|
80
|
80
|
|
Sieroproteine
|
55
|
55
|
17
|
20
|
20
|
|
Azoto non-Proteico
|
17
|
-
|
5
|
-
|
-
|
Tratto
da: http://www.scienzavegetariana.it
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
COSA c'e' di SBAGLIATO
nell'ASSUMERE DERIVATI del LATTE ?
Molti Americani, alcuni vegetariani inclusi, continuano
ad assumere grandi quantità di derivati del latte.
Di seguito elenchiamo otto importanti motivi per
eliminare i latticini dalla propria dieta.
1 - Osteoporosi
L'assunzione del latte è reclamizzata per la prevenzione
dell'osteoporosi, sebbene la ricerca clinica pervenga a
conclusioni differenti. L'Harvard Nurses' Health Study [1],
che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per
dodici anni, ha mostrato che l'aumentato consumo di
latte non avrebbe alcun effetto protettivo sul rischio
di fratture.
Infatti, l'aumentata introduzione di Calcio attraverso
latticini era associato con un rischio di fratture più
elevato.
Uno Studio Australiano [2]
è pervenuto al medesimo risultato. Inoltre altri Studi [3,
4] non hanno evidenziato alcun effetto protettivo
sull'osso da parte del Calcio proveniente dai derivati
del latte. Per ridurre il rischio di osteoporosi, va
ridotta l'assunzione con la dieta di Sodio e di Proteine
animali [5,
6], aumentato il consumo di frutta e verdura [8],
l'attività fisica [9],
e va assicurato un adeguato introito di Calcio da fonti
vegetali, come ad esempio la verdura a foglia verde ed i
fagioli, come pure prodotti addizionati di Calcio tipo i
cereali per la colazione ed i succhi.
2 - Malattie
Cardiovascolari
I latticini -ivi inclusi formaggio, gelati, latte, burro
e yogurt- contribuiscono significativamente ad elevare
il contenuto di colesterolo e grassi nella dieta [10].
Le diete ad elevato contenuto di grassi, soprattutto
grassi saturi, possono aumentare il rischio di parecchie
malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari.
Una dieta a base di prodotti vegetali, povera di grassi
e che elimini i derivati del latte, in combinazione con
attività fisica, abolizione del fumo e controllo dello
stress, può non solamente prevenire le malattie
cardiache, ma addirittura renderne reversibile il
decorso [11].
I derivati dalla frazione non grassa del latte possono
essere utilizzati, seppure siano responsabili di altri
rischi per la salute, come descritto oltre.
3 - Cancro
Alcuni tumori, come ad esempio quello dell'ovaio, sono
stati messi in stretta relazione con il consumo di
latticini. Lo zucchero contenuto nel latte, il lattosio,
viene scisso nell'organismo ottenendo un altro zucchero,
il galattosio.
A sua volta il galattosio viene ulteriormente
catabolizzato da enzimi. Secondo uno Studio del dr.
Daniel Cramer e collaboratori a Harvard [12],
quando il consumo di latticini eccede quantitativamente
la possibilità enzimatica di catabolizzare il
galattosio, questo può accumularsi nel sangue, e può
danneggiare le ovaie femminili. Alcune donne
possiederebbero inoltre livelli di questi enzimi
particolarmente bassi, ed il consumo regolare di
derivati del latte può triplicare in loro il rischio di
sviluppare cancro ovarico.
I tumori della mammella e
della prostata sono pure stati messi in relazione con il
consumo di derivati del latte, correlazione
presumibilmente riferibile, almeno in parte, ad
aumentati livelli plasmatici di un composto denominato
Insulin-like Growth Factor (IGF-I) [13,
14,
15]. Questo fattore, isolato nel latte vaccino, è
stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei
soggetti che consumino regolarmente latticini [16].
Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di
IGF-I sono pure presenti nel latte vaccino. Uno Studio
recente mostra come soggetti maschili che presentino
elevati livelli di IGF-I avrebbero un rischio quattro
volte maggiore di sviluppare cancro prostatico, quando
confrontati con i soggetti nei quali i livelli di questo
fattore siano bassi [14].
4 - Diabete
Il Diabete Insulino-dipendente (tipo I o Diabete
Giovanile) è correlato al consumo di latticini. Studi
epidemiologici in diversi Paesi dimostrano la presenza
di una forte correlazione tra l'uso di latticini e
l'incidenza di Diabete Insulino-dipendente [17,
18]. Alcuni Ricercatori nel 1992 [18]
hanno individuato una proteina specifica del latte che
innescherebbe una reazione autoimmunitaria, che si pensa
sia in grado di distruggere le cellule pancreatiche
deputate alla produzione di Insulina.
5 - Intolleranza al
Lattosio
L'intolleranza al Lattosio è un fenomeno comune in molte
popolazioni, e negli USA colpisce circa il 95% dei
soggetti di origine Asiatica, il 74% dei Nativi, il 70%
dei soggetti di origine Africana, il 53% dei soggetti di
origine Messicana, mentre colpisce il 15% dei soggetti
di razza Caucasica [19].
La sintomatologia, che include problemi
gastrointestinali, diarrea e flatulenza, compare perchè
l'organismo di questi individui non possiede gli enzimi
deputati alla digestione dello zucchero presente nel
latte, il Lattosio, appunto. In più oltre ad essere
vittime di questi problemi, coloro che bevono latte
rischiano di diventare soggetti a rischio di sviluppare
altre malattie croniche ed altri disturbi.
6 - Tossicità da Vitamina
D
Il consumo di latte non fornisce una fonte valida ed
affidabile di Vitamina D nella dieta. Differenti
campioni di latte sono stati trovati contenere quantità
molto variabili di Vitamina D, in alcuni campioni era
presente una quantità di Vitamina D cinquecento volte
superiore a quella indicata, mentre altri campioni di
latte ne contenevano quantità insufficienti o questa
Vitamina era addirittura assente [20,
21]. Un eccesso di Vitamina D può essere tossico e
può essere responsabile di un eccessivo aumento dei
livelli di Calcio in sangue ed urine, di aumentato
assorbimento di Alluminio e di depositi di Calcio nei
tessuti molli (calcificazioni ectopiche, NdT).
7 - Contaminazione
Ormoni sintetici come ad esempio il ricombinante
dell'ormone della crescita bovino (rBGH), sono
comunemente usati nelle mucche da latte per aumentare la
produzione di latte [13].
Visto che le mucche producono quantità di latte in
eccesso rispetto a quanto previsto dalla Natura, sono
vittime di mastiti od infiammazioni delle mammelle. Il
trattamento di queste patologie richiede l'uso di
antibiotici, e tracce di questi farmaci e di ormoni sono
stati rilevati in campioni di latte e di latticini.
Altre sostanze che contaminano frequentemente il latte
sono i pesticidi ed altri farmaci.
8 - Problemi per la
salute dei bambini
Proteine del latte, Zuccheri del latte, grassi e grassi
saturi presenti nei latticini possono essere causa di
rischi per la salute nei bambini, portando allo sviluppo
di malattie croniche quali obesità, diabete e formazione
di placche arteriosclerotiche, causa in seguito di
patologia cardiaca.
L'American Academy of
Pediatrics raccomanda che ai
bambini al di sotto
dell'anno di vita non venga somministrato latte
vaccino intero, poichè la carenza di Ferro è più
probabile quando la dieta sia ricca di latticini. I
prodotti del latte sono molto poveri di Ferro. Se
dovessero costituire una grossa parte della dieta, è più
probabile si sviluppi una carenza di Ferro [10].
Le coliche addominali sono un ulteriore problema
correlato al consumo di latte.
Un bambino su cinque soffre di coliche. I pediatri ne
hanno individuato da tempo la causa nel latte vaccino.
Sappiamo ora che quando la madre che allatta al seno il
bimbo consumi latte vaccino, il bambino puo' andare
incontro a coliche addominali. Gli anticorpi della mucca
possono passare, attraverso il circolo ematico materno,
nel latte materno stesso e da qui al bimbo [22].
Inoltre le allergie alimentari appaiono essere
comunemente causate dal consumo di latte, soprattutto
nei bambini. Uno Studio recente [23]
mette anche in correlazione il consumo di latte vaccino
con la stipsi cronica del bambino. I ricercatori
suggeriscono che il consumo di latte provochi ragadi od
altre lesioni perianali e severo dolore alla
defecazione, provocando così stipsi.
Il latte ed i suoi derivati
non sono necessari nella dieta e possono, in effetti,
essere dannosi per la salute. Consumate una sana dieta a
base di granaglie, frutta, verdura, legumi, cibi
fortificati quali i cereali ed i succhi. Questi cibi,
carichi di principi nutritivi, possono aiutarvi a
soddisfare le esigenze individuali di Calcio, Potassio,
Riboflavina e Vitamina D con facilità e senza rischi per
la salute.
Tratto da: Scienzavegetariana.it
PCRM è
un'organizzazione senza scopo di lucro, sostenuta da
5.000 medici. - 5100 Wisconsin Ave.,
Suite 404 - Washington, D.C. 20016 - E.mail:
pcrm@pcrm.org.
NdR: Ricordiamo
che le alterazioni degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e della mucosa intestinale
influenzano la salute, non soltanto a livello
intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte
dell'organismo.
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