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GLUTINE
Questo tipo di intolleranza, può mettere a
rischio anche le
ossa
- ASCA - Ott. 2009
E’ quanto emerge dallo studio pubblicato sul
New England Journal of Medicine dai
ricercatori dell'Università di Edimburgo, in
Scozia, secondo cui chi è affetto da celiachia
corre un pericolo maggiore di sviluppare anche
l’osteoporosi.
Se in passato l’associazione tra le due
patologie era ricondotta soltanto alla
difficoltà di assorbire correttamente il calcio
e la vitamina D, la ricerca ha fatto emergere
un’altra potenziale causa: gli studiosi hanno
infatti dimostrato che il sistema immunitario
dei celiaci produce degli anticorpi che
rivolgono i loro attacchi contro una proteina
chiave per la salute delle ossa. Il 20% dei
pazienti esaminati, mostrava infatti la presenza
di anticorpi che impedivano all’osteoprotegerina
– una proteina responsabile della resistenza del
tessuto osseo - di lavorare in modo efficace.
“Studiare questi anticorpi - spiega Stuart
Ralston ricercatore dell’Institute of Genetics
and Molecular Medicine dell’Università di
Edimburgo - potrebbe aiutarci a scoprire in
tempo i segni dell’insorgenza dell’osteoporosi e
a trovare i trattamenti adeguati per curarla, al
fine di migliorare la vita delle persone affette
da celiachia”.
Commento
NdR: e’ logico in quanto le ossa cosi come tutti
gli altri organi, tessuti e
cellule sono nutrite
dalle sostanze prelevate dai cibi che si mangia
e quindi quanto vi sono processi di
malnutrizione (cellulare) come anche in
questo caso, non solo le ossa deperiscono, ma
altresi’ soffre ogni altro tessuto di qualsiasi
organo, ghiandola, muscoli, ossa, ecc.
vedi:
Intestino motore del corpo
vedi:
Intolleranza al glutine (Celiachia)
+
Mutazione
genetiche del Grano
+ OGM + Celiachia
+
Crudismo
+ DIGESTIONE
+
Intolleranze Alimentari
+
Malattie gastrointestinali dai Vaccini
+
Storia del Grano
+
Pane +
Tracciabilita' dei Cibi
In
natura il Glutine si trova solo in alcuni cereali quali:
Nel grano Creso la quantita' di Glutine e' superiore agli altri cereali,
perché esso e' proveniente da una mutazione genetica (di fatto e' come se
fosse un OGM) ottenuta vicino ad una centrale atomica italiana negli anni
70'
Frumento
Farro
Kamut
Orzo
Segale
Sorgo
Spelta
Triticale
e quindi in...
Farina, amido, semolino, fiocchi dei cereali suddetti
Pasta, pasta ripiena (es. ravioli, tortellini ecc.)
Pane comune e speciale, pangrattato
Grissini, crackers, fette biscottate, pan carré, focacce, pizza
Gnocchi di patate, gnocchi alla romana
Crusca
Malto d'orzo
Müsli, miscele di cereali
Corn Flakes al malto
Dolci, biscotti, torte
Ma
non lo troviamo in altri cereali e vegetali altrettanto buoni quali:
Castagne
Ceci
Legumi
Mais
Miglio
Patate
Riso (e' il Re dei cereali)
Soia
Tapioca
e quindi in..
Farina di riso, crema e amido di riso
Farina di mais, polenta, maizena (amido di mais), pop-corn
Farina di miglio
Farina di soia
Farina di tapioca
Fecola di patate
Fiocchi di riso, mais, soia, tapioca senza aggiunta di malto
Farina di castagne
Farina di ceci e altri legumi
Avena e Grano Saraceno
Avena e grano saraceno, cereali, sono privi di glutine in origine.
In passato l'avena veniva inclusa tra i cereali tossici per il celiaco,
studi recenti hanno invece dimostrato che l'assunzione prolungata (fino ad
un anno) di quantità notevoli di avena ogni giorno (50-100 g/die) non
comporta alcuna lesione della mucosa intestinale del celiaco né la
comparsa di sintomi.
Nonostante ciò, questo gustoso cereale, non può ancora essere riammesso
liberamente alla mensa del celiaco, poiché la gran parte dei prodotti a
base di avena, attualmente in commercio, sono pesantemente contaminati da
glutine durante la lavorazione, rischio che sembra essere alquanto
consistente anche per il grano saraceno.
Quindi via libera per gli alimenti J vanno sempre bene, non hanno glutine,
attenzione ai prodotti ?
sono a rischio, cioè possono contenere glutine, quindi consulta l'elenco
dei prodotti senza glutine in commercio di seguito riportato e alla larga
dagli alimenti D, per noi sono tossici, perché hanno glutine !
J Permesso - ? Rischio - D Vietato - Carne Pesce e Uova
J Tutti i tipi di carne, pollame e pesce
J Uova
J Prosciutto crudo
? Tutti gli altri insaccati (würstel, salsiccia, cotechino, zampone,
prosciutto cotto, speck, bresaola, coppa, pancetta, mortadella, salame
ecc.)
? Ragù di carne del commercio
D Carne o pesce impanati (es. cotoletta, bastoncini, hamburger
preconfezionati) o infarinati o cucinati in sughi e salse
addensate con farina (arrosti, brasati, ossi buchi, ecc.)
D Pesce surgelato precotto (es. paella, surimi, ecc.) o pronto da cuocere
o da friggere (es. frittura di pesce)
Latte e derivati
J Latte
J Yogurt naturale
? Yogurt alla frutta
J Panna fresca
J Mascarpone
? Panna a lunga conservazione
J Formaggi freschi e stagionati
? Formaggi a fette
? Formaggi fusi (da spalmare)
? Creme e budini
? Panna montata
D Gorgonzola e formaggi erborinati
D Yogurt al malto o ai cereali
Verdura e legumi
J Tutti i tipi di verdura fresca, cruda o cotta
J Tutti i legumi, freschi e secchi
? Patatine surgelate
? Piatti pronti a base di verdura surgelata precotta (es. verdure e
formaggio)
? Purè istantaneo
D Misti di verdure (es. minestroni, zuppe ecc.) con farro o orzo
D Verdura impanata o infarinata o in pastella
Frutta
J Tutti i tipi di frutta fresca
J Frutta sciroppata
J Frutta oleosa con guscio: noci, nocciole, pistacchi, mandorle, arachidi
o frutta tostata e caramellata
D Frutta disidratata infarinata (es. fichi secchi)
J Permesso - ? Rischio - D Vietato
Bevande
J Tè, tè deteinato, camomilla, caffè, caffè decaffeinato, tisane
J Nettare e succhi di frutta
J Bevande gassate e frizzanti (es. cola, aranciata ecc.)
J Vino bianco e rosso, spumante, analcolici, bevande alcoliche in genere
(tranne le eccezioni vietate)
? Frappè (miscele già pronte)
? Cioccolata fatta con preparati del commercio
D Caffè solubile o surrogati del caffè contenenti orzo o malto
D Bevande contenenti malto, orzo, segale (es. orzo solubile e prodotti
analoghi)
D Birra
D Whisky, vodka, gin, cocktail preparati con queste bevande
Dolciumi
J Torte, biscotti, dolci fatti in casa con farina di riso o di mais,
farina di tapioca o di soia, fecola di patate o altre farine senza glutine
J Miele, zucchero
J Gelati e sorbetti fatti in casa
J Cacao purissimo
J Budini preparati in casa
J Creme, cioccolata, dessert a base di farine prive di glutine
J Frittelle preparate con farine prive di glutine
? Marmellate
? Zucchero a velo
? Cioccolata in tavolette, cioccolato con ripieno, crema da spalmare al
cioccolato o alla nocciola.
? Dolci a base di pasta di cacao
? Gelati confezionati o di gelateria
? Creme, budini, dessert del commercio
? Caramelle, canditi e gelatine del commercio, confetti, gomme da
masticare
? Dolciumi di cui non si conosca perfettamente la composizione
D Torte, biscotti, pasticcini o dolciumi del commercio
D Marzapane
J Permesso - ? Rischio - D Vietato
Grassi condimenti e Varie
J Burro, lardo, strutto, olio di oliva, di mais, di girasole, di
vinaccioli, d'arachide, di soia
J Maionese, sughi e salse preparati in casa
J Pepe, zafferano
J Passata di pomodoro, pomodori pelati o tritati
J Spezie ed erbe aromatiche
J Prodotti sott'aceto o sott'olio di oli ben specificati (es. arachide,
girasole, oliva ecc.)
? Prodotti sott'olio di semi vari
? Dadi o estratti di carne del commercio
? Lievito chimico
? Lievito naturale
? Burro light e margarina
? Sughi, salse (anche di soia), maionese, senape del commercio
? Condimenti a composizione non definita
? Olio di semi vari
D Olio di germe di grano
D Besciamella
(a cura della Commissione Problemi connessi con la dieta - Coordinatore Francesca
Bavutti)
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L'avena
contiene
glutine ?
Il termine "glutine" indica il complesso di
proteine di
cereali contenenti
prolamine tossiche nella
celiachia.
Le prolamine sono la parte proteica dei cereali
solubile in alcool.
Come si può vedere dalla tab.1, la prolamina del
grano è la
gliadina, dell'orzo l'ordeina, della segale
la secalina, dell'avena l'avenina.
Quanto più un
certo tipo di prolamina ha un elevato contenuto
di prolina e glutamina tanto più tossico nella
celiachia risulta essere il suo effetto. I
massimi livelli di contenuto di prolina e
glutamina sono raggiunti da GRANO, ORZO e
SEGALE.
|
Cereale |
tipo di prolamina |
Composizione (in
aminoacidi) |
Tossicità
nella celiachia |
|
|
|
Alanina |
Leucina |
Prolina |
Glutamina |
|
|
GRANO
|
a -Gliadina |
|
|
17 - 23% |
36% |
++++ |
|
ORZO
|
Ordeina |
|
|
17 - 23% |
36% |
++ |
|
SEGALE
|
Secalina |
|
|
17 - 23% |
36% |
++ |
|
AVENA
|
Avenina |
|
|
< 5% |
<30% |
+ |
|
MAIS
|
zeina |
alto |
alto |
-- |
basso |
-- |
|
MIGLIO
|
-- |
alto |
alto |
-- |
basso |
-- |
|
RISO
|
-- |
alto |
alto |
-- |
basso |
-- |
Il glutine del grano ha 4 frazioni di proteine,
le albumine, le globuline, la glutenina,
insolubile in alcool, le gliadine, solubili in
alcool. Nella celiachia, la glutenina è
debolmente tossica mentre le gliadine sono
altamente tossiche.
Quando parliamo di una dieta senza glutine,
quello a cui ci riferiamo in verità sono le
proteine solubili in alcool che sono contenute
nei seguenti cereali: le gliadine nel GRANO, le
ordeine nell'ORZO, le secaline nella SEGALE, le
avenine nell'AVENA. Non solo dunque scopriamo
che, "tecnicamente", la definizione di "dieta
senza glutine" non si riferisce ad una singola
proteina, ma possiamo aggiungere che fino a 40
gliadine diverse (proteine) possono essere
presenti nello stesso grano.
Il termine "glutine" deriva dal latino "gluten",
colla. A quel tempo il glutine era la sostanza
che si ricavava quando l'amido veniva liberato
dalla farina" [Oxford Dictionary, 1999].
La parola glutine ormai, più che con il grano, è
generalmente associata con la porzione di
cereale tossica nella celiachia. Sappiamo dalla
letteratura medica che "gliadine, secaline,
ordeine e avenine dei cereali sono risultate
deleterie nella celiachia" [Murray 1999] e che
"almeno una delle sequenze delle prolamine
tossiche per i celiaci è contenuta in orzo,
segale e avena" [De Ritis & Auricchio 1988].
Dalla tabella vediamo tra l'altro la scala di
tossicità, la gliadina risulta essere la più
tossica delle prolamine nella celiachia.
E dunque alla domanda: "L'avena contiene
glutine? ", dovremmo con questa premessa
rispondere "tecnicamente" di si, l'avena
contiene prolamine su cui è stata identificata
almeno una frazione tossica nella celiachia.
Però questa porzione tossica, se per la secalina
e l'ordeina è identica e della stessa lunghezza
di quella presente nel grano, nell'avenina essa
si differenzia perché contiene un aminoacido in
meno.
Potrebbe questa differenza essere sufficiente a
rendere l'avena non tossica per il celiaco ?
O forse la risposta è che questa differenza
semplicemente rende l'avena "meno tossica per il
celiaco".
Affianchiamo qui una considerazione di ordine
generale: considerando "l'albero genealogico"
dei cereali, troviamo che GRANO, SEGALE e ORZO
provengono tutti e tre da una comune madre o
specie progenitrice. Se si sale un gradino verso
l'alto troviamo il punto in cui anche l'avena
condivide un comune antenato con esse. Insomma,
genealogicamente, se grano, segale e orzo sono
fratelli, per loro l'avena è un cugino di
secondo o terzo grado. Se saliamo qualche altro
gradino troviamo anche mais e riso, ma ormai
ogni segno di parentela è svanito e lo vediamo
anche dalla tabella 1 prima mostrata. Il riso,
tra l'altro, contiene solo tracce di frazione
proteica solubile in alcool.
Secondo Kieffer [1982], pazienti celiaci con
elevate concentrazioni di anticorpi
anti-gliadina mostrano livelli di anticorpi IgG
ugualmente elevati contro le prolamine di
segale, orzo e avena. Anticorpi contro le
prolamine del mais erano quasi inesistenti,
mentre erano completamente assenti anticorpi
contro le proteine del riso, tutto ciò in linea
con la tolleranza di questi due cereali da parte
di individui celiaci.
Alcune persone nel gruppo di controllo (con
basse concentrazioni di anticopri antigliadina)
davano la stessa scala di reattività contro le
prolamine sopracitate, anche se le
concentrazioni degli anticorpi IgG presenti
erano decisamente ridotte rispetto a quelle
presenti in individui celiaci.
Diversi ricercatori hanno identificato e testato
una frazione di avenina (peptide)
particolarmente reattiva/ tossica nella
celiachia, il peptide dell'avenina "gamma3,
beta-turn rich". In pazienti con celiachia
attiva l'analisi ELISA delle IgA a tale frazione
era così specifico (90.3%) e di elevata
sensibilità (98.5%) che Ribes-Konickx [2000] lo
propone come test diagnostico per la celiachia
in alternativa o in sinergia con gli altri test
ematici.
Alfonso [1998] riporta una immunoreattività di
questo stesso peptide dell'avenina paragonabile
a quella della a-gliadina.
Prima di continuare con le valutazioni
ricordiamo che mentre la gliadina costituisce il
40-50% delle proteine totali del grano,
nell'avena l'avenina è solo il 5- 15% delle
proteine totali.
La letteratura medica ha dato responsi misti
alle prove di tossicità dell'avena nei celiaci.
Alcune volte i ricercatori non osservano effetti
tossici dell'avena nei celiaci [Dissanayake
1974, Hallert 1999, Hardman 1997, Parnell 1998,
Hoffenberg 2000, Picarelli 2001].
Altre volte invece vengono registrati in una
parte dei celiaci effetti tossici dell'avena [Dicke
1953, Van der Kamer 1953] o risultati variabili
[Baker 1976, Moulton 1959].
Sembra delinearsi un quadro in cui l'avena
risulta tossica solo nei casi gravi di
celiachia.
Due studi presentati al "Settimo Simposio
Internazionale sulla celiachia" tenuto a Tampere
nel 1996 confermano questo quadro:
* uno studio finlandese monitorò 12 adulti con
dermatite erpetiforme che iniziarono a consumare
avena. Dopo 3 mesi 5 di essi svilupparono lievi
rash cutanei su ginocchia, gomito e cuoio
capelluto [Reunala 1996].
* uno studio italiano prese campioni bioptici
da celiaci che seguivano una dieta senza glutine
e li tenne in coltura per 24 ore o da soli o in
presenza di gliadina del grano o in presenza di
prolamine dell'avena. I linfociti CD25+ furono
monitorati. Si trovò che in presenza di
prolamine del grano o dell'avena c'erano molti
più di tali linfociti [Leone & Mazzarella 1996].
Troncone conferma questi stessi risultati in un
lavoro pubblicato sulla rivista The Journal of
Pediatric Gastroenterology and Nutrition [1996;
22:414] e presentati al congresso di Monaco
ESPGAN Meeting [4-8 giugno 1996, Monaco,
Germania]: "Le prolamine dell'avena sono in
grado di attivare in vitro la risposta T-cell
mediata del sistema immune nella mucosa di
celiaci".
Recentemente un gruppo di ricercatori finlandesi
ha prodotto 3 studi (uno di monitoraggio a 6
mesi [Janatuinen 1995], il secondo a 12 mesi,
l'altro di monitoraggio a 5 anni [Janatuinen
2002]) sull'introduzione di avena nella dieta di
soggetti celiaci. Le loro conclusioni sono,
invece, che "l'avena potrebbe essere non tossica
per i celiaci". E i risultati di questi studi
hanno ricevuto enorme attenzione e pubblicità.
Ciò che non ha ottenuto però attenzione sono
stati alcuni importanti aspetti
dell'impostazione dello studio.
Per come è stato condotto, lo studio non ci
aiuta a fare luce sulla questione e sicuramente
non ci dà elementi nuovi. Infatti la ricerca è
stata condotta solo su celiaci che non erano
sintomatici a piccole contaminazioni di glutine
da grano. I celiaci più gravi sono stati esclusi
dallo studio; i celiaci che avevano ricadute
sintomatiche dal consumo di piccole quantità di
grano sono stati esclusi dallo studio.
La celiachia grave è la punta dell'iceberg, ma
poi c'è la maggior parte dei pazienti che solo
quando consumano grosse quantità di grano
diventano sintomatici o mostrano una ricaduta
nelle alterazioni istologiche. Scrive Auricchio
[1991]: "Nella maggior parte dei pazienti con
celiachia piccole quantità di glutine nella
dieta spesso non causano sintomi clinici, né
causano aumentati livelli ematici di anticorpi
anti-gliadina, né alterazioni dell'istologia
della mucosa del digiuno".
Date le premesse che abbiamo descritto, cioè che
l'avena è molto meno tossica del grano e che a
parità di peso l'avena contiene fino a 10 volte
meno prolamine del grano, se uno sceglie
pazienti adulti con blande forme di celiachia,
non ci si può che aspettare che piccole quantità
di avena (come quelle usate nello studio)
facciano la differenza rispetto al gruppo di
controllo.
Se poi, ad inquinare maggiormente l'indagine, ci
mettiamo il fatto che entrambi i gruppi, i
celiaci sottoposti a piccole dosi di avena e i
celiaci del gruppo di controllo, consumavano una
dieta "senza glutine" che però includeva "amido
di grano strippato del glutine" (ma non del
tutto libero da glutine), allora trarre
conclusioni diventa sempre più azzardato.
I risultati equivalenti ottenuti tra i due
gruppi nell'arco dei 5 anni di studio potrebbero
essere dovuti non al fatto che l'avena sia non
tossica, ma al fatto che entrambi i gruppi
consumavano amido di grano con tracce di
glutine. Potrebbero infine essere dovuti anche
al fatto che tutti i celiaci che reagivano ad
amido di grano fossero stati preventivamente
esclusi dallo studio ?
Ecco spiegati dunque i motivi per cui lo studio
non è in grado di dare elementi al dibattito e
non è assolutamente in grado di rispondere alla
domanda che si erano posti i suoi ideatori.
Lo studio, iniziato su una campione selezionato
di 63 pazienti affetti da celiachia, si è
concluso riportando risultati su 35 pazienti, di
cui solo 23 alla fine dei 5 anni avevano potuto
mangiare prodotti a base di avena almeno due
volte alla settimana (dose giornaliera: 50
grammi di avena, cioè pochi grammi di avenina).
Secondo il ricercatore Bill Elkus 60 grammi di
avena contengono solo 1.2 grammi di avenina.
Naturalmente la comunità scientifica sta ancora
aspettando notizie e indagini soprattutto per
quanto riguarda il consumo di avena nei bambini
celiaci. Per il momento abbiamo pochi dati.
Troncone nel 1988 esaminò 6 bambini con morbo
celiaco attivo ed elevate concentrazioni di
anticorpi antigliadina. In questi pazienti con
grave celiachia attiva furono ritrovate elevate
concentrazioni di anticorpi IgG contro le
albumine, le globuline e le glutenine del grano,
nonché contro le prolamine di orzo, avena e
mais.
Fonti bibliografiche
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anti-gliadin antibodies in coeliac disease", EBS
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amounts of gluten in the diet of coeliac
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coeliac patients", Postgrad Med J,
1976;52:264-268
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in cases of coeliac disease", Acta Paediatr,
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mucosa in coeliac disease", Br Med J,
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An investigation into the injurious constituents
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patients with coeliac disease", Acta Paediatr,
1953;42:223-231
Tratto dai lavori della ricercatrice Teresa
Tranfaglia
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GRANO SARACENO (Fagopyrum
esculentum)
Il grano saraceno si distingue dai comuni
cereali per l'elevato valore biologico
delle sue proteine, che contengono gli otto
amminoacidi essenziali in proporzione ottimale,
mentre i cereali "veri" (il grano saraceno, a
dispetto del nome, non è un cereale) contengono
poca lisina.
Il grano saraceno è una buona fonte di fibre e
di minerali, soprattutto manganese e
magnesio.
Ha un indice di sazietà abbastanza elevato,
caratteristica comune a tutti i cereali in
chicchi.
È privo di
glutine, quindi è adatto per i
soggetti
celiaci; tenere presente che comunque in
certi casi, siccone e' noto che questo
prodotto "riscalda"
e' da sconsigliarsi, infatti va bene soprattutto
nelle zone a clima freddo o d'inverno.
Anche la
Quinoa e l'Amaranto
sono utili in questi casi.
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