Il
rapporto tra alimentazione e malattie degenerative è ormai evidente.
La
grave alterazione del rapporto uomo-natura non può non ripercuotersi
sull'alterazione dell'alimentazione dell'uomo moderno.
Le moderne tecniche
alimentari con l'indiscriminata manipolazione degli alimenti stanno
conducendo ad una degenerazione della specie.
Dalla
prima metà di questo secolo l'interesse della medicina nei confronti
dell'alimentazione è diminuito moltissimo poiché si credeva che tutti
sapessero già il necessario, per cui non era opportuno un insegnamento
approfondito nella scuola e nelle università.
Non
ci si rese conto che l'industria esercitava un controllo sempre maggiore
sulle scelte dei consumatori riuscendo a modificare non solo le abitudini
alimentari ma anche la stessa struttura chimica di alcuni alimenti. Ed
oggi, nella nostra epoca, assistiamo ad un aumento imponente delle
malattie croniche e degenerative.
Ma
cosa significa degenerativa ?
Il verbo degenerare significa "perdere alcune
qualità peculiari della propria specie" e malattie croniche
degenerative sono quelle affezioni a livello di organi o tessuti che
determinano lesioni biochimiche tali da pregiudicarne il normale
funzionamento. Dopo la seconda Guerra Mondiale tali malattie hanno subito
un'impressionante accelerazione. Queste malattie esistevano già nel
passato ed esistono anche in altre culture ma erano e sono assai più rare
anche in individui molto vecchi.
Ci
sono voluti più di trent'anni, prima che il rapporto tra salute e modo di
vivere fosse così evidente da essere notato e per constatare che il
nostro corpo non poteva adattarsi agevolmente alle alterazioni
nutrizionali che si sono man mano sviluppate. Il cibo stesso rappresenta un'importante modalità di
conoscenza e di equilibrio con la natura; è attraverso di esso che
l'essere umano si mette in relazione con l'ambiente che lo circonda e di
cui fa parte.
È
indubbio che la grave alterazione del rapporto uomo-natura non può non
ripercuotersi sull'alterazione dell'alimentazione dell'uomo moderno. Basta
dare un'occhiata al passato per constatare gli enormi cambiamenti
verificatisi in campo alimentare.
Mentre
nel 1800 in Europa si consumavano annualmente circa 300 chili di pane a
testa, nel 1965 il consumo era sceso a 95 chili mentre nello stesso lasso
di tempo il consumo di carne era salito da 13 chili pro capite a ben 75
chili.
Il consumo di prodotti preparati con farine raffinate e zuccheri è
notevolmente aumentato, nel tempo, rispetto a quello di carboidrati non
raffinati e integrali che ha subito un continuo calo.
L'alimentazione
a base amidacea si è, nel tempo, orientata verso un maggior consumo di
grassi e di proteine animali. Verso la fine dell'800 ed i primi del '900
sono praticamente spariti da buona parte dell'Europa i mulini ad acqua e
di lì a poco è cominciata l'azione inesorabile dei vari procedimenti di
raffinazione: mentre in passato si consumava il 90% del cereale integrale
e circa il 10% di farina raffinata, col tempo, la situazione si è del
tutto capovolta.
La
marcata riduzione del contenuto di fibre nella dieta ha generato
progressivamente alcuni problemi intestinali quali i diverticoli e le più
varie forme di colonpatia. Ma non solo! Ha determinato anche molte carenze
nutrizionali.
È importante ricordare che ogni chicco di cereale è formato da un
guscio, da un germe e da un corpo centrale; i primi due sono ricchi di
sostanze minerali e di oligoelementi importantissimi per la vita oltre che
di vitamine ed enzimi.
Nella
produzione della farina bianca il germe e gli strati esterni del seme
vengono separati dal corpo centrale perdendosi così la gran maggioranza
degli elementi vitali. Inoltre, meno di due secoli fa, non esisteva, sul
mercato, altro zucchero che quello di canna, di colore marrone, importato
dai tropici.
Con le guerre napoleoniche e a causa del blocco continentale,
l'Europa non poté più importare lo zucchero di canna e si incoraggiò la
produzione di zucchero estratto dalla barbabietola.
C'era, però, un
inconveniente; usando la medesima tecnica estrattiva, il prodotto ottenuto
risultava alquanto sgradevole. Fu necessario raffinarlo per ottenere il
prodotto che noi conosciamo, ma con questo processo vennero distrutte
tutte le sostanze minerali e le vitamine rendendolo, infine, un prodotto
morto anche se di sapore gradevole, composto da calorie cosiddette vuote.
Un
discorso simile può essere fatto anche per la raffinazione del sale
marino, per la spremitura industriale "a caldo" degli oli e per
altri alimenti che sono stati ampiamente distrutti o impoveriti delle loro
qualità organolettiche e nutrizionali.
Se
a ciò aggiungiamo i numerosissimi prodotti chimici impiegati
nell'agricoltura moderna come concimi, pesticidi, erbicidi che distruggono
l'humus e penetrano nel sottosuolo raggiungendo le falde freatiche
ed il grosso problema dell'inquinamento atmosferico e delle piogge acide
ci rendiamo conto che il nostro organismo è sempre più sottoposto ad un
impegno enzimatico ed immunologico gravoso per tentare di difendersi
dall'attacco di molte sostanze nocive che si annidano nella frutta,
nell'acqua, nelle bevande, nel latte, nella carne e nell'aria stessa che
respiriamo.
Si
ha, contemporaneamente, una diminuzione di quelli che sono fattori
protettivi come le vitamine e gli oligoelementi, conseguenze di
un'alimentazione profondamente alterata e largamente mediata
dall'industria.
Indubbiamente
il primo e più importante impatto che il cibo ha con noi è attraverso
l'apparato digerente.
L'ecosistema gastrointestinale può essere
considerato un microcosmo che riproduce all'interno degli esseri viventi i
fenomeni che avvengono in natura, all'esterno, ad opera di microrganismi
indispensabili alla catena alimentare che assicura il mantenimento della
vita sulla terra. L'intervento dei batteri è il fondamentale anello di
congiunzione che rende possibile la trasformazione dell'azoto inorganico
in azoto organico.
Gli
antichi medici ayurvedici dell'India vedevano nella digestione l'opera del
fuoco "Agni".
Se
l'Agni interiore è debole si determina l'Ama, l'immaturità, con
fermentazione e putrefazione, malattie endogene e squilibri nel corpo e
nell'anima. Agni viene indebolito dagli errori dietetici e dagli stati
psichici negativi come rabbia e tristezza:
"Quello
che non viene digerito, anche le impressioni psichiche, diventa
veleno",
diceva il grande medico ayurvedico Charaka (I sec.). I batteri, essendo
così vicini alla fonte della vita, sono così pieni di energia
riproduttiva da destare il nostro stupore. Essi rappresentano una forma di
vita altamente specializzata ad un livello di organizzazione non molto
complesso; per questo possiedono non soltanto questa enorme capacità
riproduttiva, ma anche la capacità di mutare, cioè di adattare forma ed
habitus a nuove condizioni di vita.
Il
processo digestivo può essere visto come una progressiva
smaterializzazione che, dalla materia solida porta ad un livello
essenzialmente energetico
trasformandosi gradatamente in ciascuno dei quattro elementi primordiali:
terra, acqua, aria e fuoco. Infatti, il cibo solido (terra) diventa chimo
(acqua), produce gas (aria) e calore (fuoco) muovendosi dal polo freddo a
quello caldo, dai processi coscienti dell'olfatto e del gusto a quelli
subconsci che si svolgono nello stomaco, nel fegato, nell'intestino.
Oggi
le conoscenze scientifiche ci portano a formulare il concetto di "Biocomplesso"che
consiste nella trasformazione e nel riutilizzo dei rifiuti organici ad
opera di batteri opportunamente selezionati e coltivati in speciali
fermentatori o biotrasformatori.
L'intestino degli esseri viventi può essere considerato una nicchia
speciale, un biocomplesso altamente specializzato per i batteri che lo
colonizzano. L'intestino umano, con i suoi 300mq di superficie è il
fronte immunitario più importante, sottoposto ad un costante stimolo
antigenico, quello degli alimenti ingeriti, contenendo circa l'80% delle
cellule immunitarie dell'organismo. Il sistema immunitario intestinale ha
la funzione di permettere l'assorbimento delle sostanze nutritizie senza
che queste scatenino reazioni immunitarie dannose, discriminando tra ciò
che è proprio al nostro organismo e ciò che gli è estraneo.
Per questo
motivo esso rappresenta uno speciale filtro che seleziona le sostanze
compatibili e quelle incompatibili.
L'efficacia
di questa funzione è garantita da una complessa e bilanciata flora
batterica
che funge da attivatore aspecifico del sistema immunitario intestinale.
L'eubiosi,
che è correlata all'età ed alla dieta del soggetto, consiste nella
presenza di una flora composta di microrganismi non patogeni per l'ospite
occupanti delle precise e consuete nicchie intestinali, in numero e
proporzioni reciproche stabili secondo parametri di normalità.
Sovvertimenti in numero, proporzioni, tipo di specie batteriche presenti
portano ad una disbiosi, selezionando ceppi potenzialmente patogeni. Il
reperto ripetuto di tali ceppi ha un valore predittivo per l'insorgenza di
infezioni endogene.
Il
sempre più frequente uso di antibiotici, sia per la terapia che per la
profilassi delle infezioni batteriche (diverticolosi, h. pylori ecc.)
induce importanti sovvertimenti dell'equilibrio delle popolazioni dei
microrganismi e della loro sensibilità agli antibiotici stessi. La
presenza delle abituali popolazioni batteriche nelle varie regioni del
corpo, contribuiscono a mantenere, quindi, l'equilibrio immunitario; le
superfici mucose intestinali, assieme a quelle di altri apparati,
costituiscono un sistema chiamato MALT (mucosal associated.lymphoid
tissue) che ha il compito di orchestrare, in stretta correlazione,
l'immunità dell'intero organismo.
Una
proliferazione incontrollata della flora potenzialmente patogena
o uno squilibrio di quella simbionte può portare all'insorgenza di
patologie anche a livello extraintestinale. Quando ciò accade, il
sovraccarico tossinico che ne consegue, può causare un'iperattivazione
della reazione immunitaria di tipo umorale o l'ipoattivazione della
funzione di filtro con conseguente passaggio di un'eccessiva quantità di
sostanze estranee.
Questo
comporta, in un primo momento, la comparsa di uno stato infiammatorio
localizzato a livello intestinale che, se perdura, l'infiammazione si può
diffondere in altre parti dell'organismo ponendo le basi di malattie
croniche a carico dei più vari organi e apparati. Inoltre, la riduzione della massa
fecale dovuta al ridotto consumo di fibre, rallentando il transito,
favorisce il ristagno con conseguente riassorbimento di sostanze tossiche.
Ad
esempio i bacteroidi convertono gli acidi biliari colico e desossicolico
in 3-metilcolantrene, noto cancerogeno.
In
una dieta, invece, ricca di fibre, prevalgono i lattobacilli che non
catabolizzano gli acidi biliari mentre una ricchezza di proteine animali
fa prevalere l'escherichia ed i clostridi. Inoltre, un abuso di grassi
insaturi idrogenati (margarine) e di grassi saturi (animali, latticini)
alterano la mucosa di rivestimento dell'intestino, rendendola estremamente
permeabile e facilitando il passaggio di microbi e tossine innescando la
reazione infiammatoria precedentemente descritta.
Con la brusca commutazione dell'ambiente chimico nel tessuto infiammato da
reazione acida ad alcalina (secondo la commutazione vegetativa di Hoff)
causata da numerosi farmaci anziché l'idrolisi, dominante in fase di
reazione acida, appare bruscamente la tendenza ad una rapida sintesi
proteica con la possibile formazione di cosiddetti "peptidi
selvaggi"di cui fanno parte endotossine batteriche, molecole chimiche
ecc.
Contro
queste sostanze l'organismo attiva anticorpi che però non attaccano solo
tali peptidi ma anche proteine omologhe dotate di notevole somiglianza
strutturale.
Tali
immuno-precipitati sono veicolati nel tessuto connettivo dal quale possono
rappresentare l'innesco di eventuali malattie da autoaggressione o
cronico-degenerative. Le malattie del benessere hanno man mano preso il
posto delle malattie da indigenza cronica, alle grandi epidemie
dell'antichità sono subentrate malattie sempre più difficili da curare
nonostante i mezzi sempre più sofisticati e costosi della medicina.
Le
moderne tecniche alimentari con l'indiscriminata manipolazione degli
alimenti (lasciamo da parte, per ora, le manipolazioni genetiche) come la
raffinazione,la pastorizzazione,la sterilizzazione coi raggi gamma
l'adulterazione e così via stanno creando una svalutazione della vita,
stanno imponendo una cultura della morte e stanno conducendo ad una
degenerazione della specie.
La
giusta strada da seguire la conosciamo tutti: un'alimentazione naturale,
integrale, biologica con adeguate quantità di frutta e verdura fresca e
di stagione, in definitiva un cibo vivo e vitale.
Siamo
arrivati, oggi, ad un aumento di vita media al quale non corrisponde,
purtroppo, un aumento di salute e di benessere. Spesso si afferma che il
progresso porta inevitabilmente con sé contraddizioni che, comunque,
possono essere superate nel cammino stesso della civiltà. Quello che
auspichiamo è un aumento di consapevolezza, una maggiore attenzione per
il proprio ambiente, per il cibo, per il prossimo, cercando di ricomporre
quella frattura che ci sta separando non solo dalla natura ma anche dalla
parte più profonda di noi stessi.
http://www.encanta.it/medicina_cibo.html
Commento
NdR: L’accumulo nell’organismo e quindi nel
sangue, di acido lattico velenoso
(ve ne sono di 2 tipi) è dovuto all’alimentazione che spesso manca di
nutrienti importanti quali: vitamine, minerali, enzimi.
Ricordiamo
che le alterazioni degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e della mucosa
intestinale influenzano la salute, non
soltanto a livello intestinale, ma anche a
distanza in qualsiasi parte dell'organismo.
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Quale scegliere? ; Bevilacqua Calzolari Silvana
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mucca pazza : un'inchiesta sul nostro futuro ; Perucca Fabien;
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