Alimentazione, studio danese: molecola
cancerogena nei fritti
- vedi:
Il CIBO che UCCIDE
Secondo una nuova ricerca finanziata dall'Unione
europea e pubblicata sulla rivista
International Journal of Cancer, l'acrilamide
contenuta negli alimenti potrebbe aumentare il
rischio di sviluppare il cancro al seno.
L'acrilamide
è una piccola molecola presente in alcuni
alimenti trasformati e viene utilizzata da tempo
nella produzione di plastica, colle, carta e
cosmetici nonché nella costruzione di dighe e
gallerie.
Tuttavia, soltanto nel 2002 alcuni
ricercatori svedesi hanno individuato livelli
elevati della sostanza in alimenti trasformati
come le patatine fritte. In seguito anche altri
paesi hanno riscontrato la presenza di
acrilamide in cibi cotti e trasformati, una
scoperta che ha suscitato la preoccupazione
degli esperti in materia di sicurezza
alimentare. “Da esperimenti condotti sugli
animali è emerso che l'acrilamide è
cancerogena,
ma fino a poco tempo fa nessuno studio aveva
dimostrato l'esistenza di un legame tra l'acrilamide
contenuta negli alimenti e il tumore umano”,
ha dichiarato Henrik Frandsen, dell'Istituto
nazionale di alimentazione dell'Università
tecnica della Danimarca.
“Il nostro - spiega Frandsen - è il primo studio
epidemiologico a utilizzare marcatori biologici
per misurare l'esposizione all'acrilamide nonché
il primo a evidenziare un'associazione positiva
tra l'acrilamide e il cancro al seno”.
Per valutare i
livelli di assunzione di acrilamide, studi
precedenti avevano utilizzato questionari di
frequenza alimentare. Al fine di ottenere un
quadro più preciso sull'acrilamide assunta dai
partecipanti allo studio, i ricercatori danesi
hanno misurato la quantità di acrilamide legata
all'emoglobina nei globuli rossi.
Complessivamente, si legge su Cordis, l’ufficio
delle pubblicazioni Ue, gli studiosi hanno
analizzato i livelli di acrilamide di 374 donne
in post-menopausa che avevano sviluppato un
cancro al seno e di 374 donne sane. Dopo aver
adeguato i risultati tenendo conto delle
abitudini legate al fumo, gli studiosi hanno
rilevato un'associazione positiva tra un livello
acrilamide-emoglobina più elevato e lo sviluppo
del cancro al seno.
L'associazione era più forte per i tumori al
seno positivi al recettore dell'estrogeno.
I ricercatori sottolineano il fatto che il loro
studio non dimostra l'esistenza di un legame
diretto tra la presenza di acrilamide negli
alimenti e il cancro. “Per esempio - ha spiegato
l'autore principale dello studio, Pelle Thonning
Olesen, dell'Istituto nazionale di alimentazione
dell'università tecnica della Danimarca - non si
sa con esattezza se l'effetto osservato sul
cancro al seno sia invece correlato ad altri
composti chimici che si formano insieme all'acrilamide
durante il riscaldamento dei cibi. Un altro
punto da chiarire – ha concluso Olesen - è se l'acrilamide
abbia in parte un'origine non alimentare”.
“Prima di trarre
conclusioni precise sul ruolo svolto dall'acrilamide
nell'insorgenza tumorale in generale - ha
osservato a sua volta Anne Tjonneland, primario
presso la Società danese per il cancro - è
imperativo svolgere ulteriori studi sui
potenziali effetti nocivi di questa sostanza. Al
tempo stesso – ha concluso Tjonneland - è
importante proseguire la ricerca e le iniziative
volte a ridurre i livelli di acrilamide nella
dieta umana”. Sin dal 2002 gli studi hanno
dimostrato che l'acrilamide si forma quando si
riscaldano alimenti ricchi di carboidrati, ad
esempio durante la tostatura del pane e del
caffè o la frittura delle patate.
L'acrilamide si produce quando, ad alte
temperature, l'aminoacido asparagina reagisce
con alcuni zuccheri come il glucosio o il
fruttosio dando luogo alla cosiddetta reazione
di Maillard. Tuttavia, è proprio questa reazione
a conferire agli alimenti fritti il gusto, la
consistenza e la colorazione scura che li
contraddistinguono. La sfida per i ricercatori è
quindi trovare il modo di trasformare e
riscaldare gli alimenti mantenendone il gusto e
il colore forniti loro dalla reazione di
Maillard e al contempo ridurne i livelli di
acrilamide.
I finanziamenti Ue a favore dello studio danese
sono stati stanziati a titolo del progetto
Heatox, che è stato istituito per rispondere a
interrogativi fondamentali sull'acrilamide, tra
i quali il modo in cui si forma e gli effetti
che produce sull'organismo. Oltre a condurre
studi epidemiologici, i partner del progetto
hanno studiato la reazione di Maillard nel
dettaglio e formulato raccomandazioni sul modo
di ridurne la formazione durante la cottura.
Inoltre hanno studiato altre molecole simili.
“L'acrilamide
è la punta dell'iceberg”, ha ricordato la
coordinatrice del progetto Heatox, Kerstin Skog
dell'Università di Lund, che non ha preso parte
allo studio danese. “Esistono altri 40-50
composti che potrebbero formarsi in questo
modo”. I partner del progetto hanno creato una
banca dati di queste sostanze quale punto di
partenza per future attività di ricerca.
La professoressa Skog ha inoltre fornito alcune
indicazioni sul modo di ridurre i livelli della
molecola cancerogena nella cucina casalinga.
“Importante è non eccedere nella frittura degli
alimenti perché la maggior parte dell'acrilamide
si forma durante gli ultimi minuti di cottura”,
ha dichiarato a Cordis.
In altre parole, chi cucina deve evitare di
tostare il pane fino a bruciarlo e annerirlo,
bensì puntare su un colore giallo dorato.
Roma, 14 Gen. 2008 (Velino)
Tratto da:
ilvelino.it
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