CIBI
OGM ai
FARMACI
e VACCINI
…pericolosissimi...per uomini ed animali !
Francesco
Sala (ordinario di botanica generale e biotecnologia delle piante presso
l’università di Milano e professore onorario all’università di
Nanchino), non riuscendo ad addormentarsi, avrà fatto zapping col
telecomando. Tra una vendita di tappeti e una maga che tutto vede e
prevede, sarà finito con l’imbattersi nell’incommensurabile Gigi
Marzullo (Avellino, 1953, giornalista) che, sottovoce sotto voce,
sollecitava il suo ospite notturno “Si faccia una domanda, sia dia
una risposta”.
“Buona idea”, avrà pensato Sala, prendendo subito nota sulla
sua Moleskine.
Qualche
tempo dopo, lo spunto è venuto buono, suggerendogli il titolo per il
suo ultimo libro “Gli
Ogm sono davvero pericolosi ?”
(Laterza, Bari, 2005, pp.158, euro 10,00), domanda a cui, dopo lunga e
sofferta meditazione, si è dato la risposta.
Dalla
recensione di Luca Passacielo (ammettiamo: ci basiamo su affermazioni di
terzi, non abbiamo ancora fatto in tempo a fiondarci in libreria),
apprendiamo che nel testo si sostiene più d’una volta che "sono
in fase avanzata di sperimentazione piante che producano vaccini contro
malattie infettive e tumori", tra cui l'Aids.
Non e' certo con la manipolazione genetica applicata alle
piante che si risolve il problema della malnutrizione
delle popolazioni del mondo, ma e' ripristinando un'agricoltura
naturale e biologica e NON inquinando l'ambiente che
si potranno risolvere questi problemi
VACCINI nel
RISO OGM
L'attenzione è posta su questo
nuovo modo di utilizzo del riso e di ogni possibile genere
alimentare come veicolo per
vaccini e
medicinali in genere. Alcuni ricercatori hanno impiantato
alcune proteine del colera in riso modificato geneticamente,
per osservare la reazione che tale modifica ha sviluppato
nelle cavie. Questo tipo di impianto funzionerebbe come una
vera e propria vaccinazione, inducendo i ratti a sviluppare
gli anticorpi contro il colera.
Questa "rivoluzionaria" tecnica apre la strada ad
innumerevoli applicazioni future. Molti farmaci
potrebbero essere inseriti in alimenti comuni
all'alimentazione dell'uomo, per
vaccinare
preventivamente oppure curare malattie già presenti. Questo
approccio sembra violare ogni forma di diritto alla vita di
ogni essere vivente.
Una inadeguata politica di diffusione di tali alimenti,
porterebbe a vaccinazioni di massa, raggiungendo la
totalità degli uomini sul pianeta.
Ovviamente molti di voi penseranno che questo sia poco
realistico, tuttavia la possibilità che ciò possa avvenire
nei prossimi anni, non è poi una soluzione così remota.
La scienza medica sembra essersi votata al controllo e alla
diffusione capillare di principi attivi,
piuttosto che adoperarsi a
migliorare
la vita dell'uomo nella sua natura perfetta.
La farmacologia moderna sembra purtroppo l'unica forma di
contrasto delle patologie, l'unico modo per curare questo
tipo di disturbi. Il rischio che corriamo è di vedere questi
strumenti mal utilizzati da governi e
lobby
farmaceutiche per controllare (se ce ne
fosse ancora bisogno) le persone e la loro salute.
Un individuo sano non è un buon consumatore agli occhi
delle corporazioni alimentari e farmaceutiche.
L'obiettivo finale per queste
multinazionali è
mantenerci in perenne stato di malattia, in modo da essere
continuamente soggetti a cure e vaccinazioni, contribuendo
ad aumentare i profitti e i giochi di poteri che li
regolano.
Il controllo delle nascite (basti ricordare la
soia OGM
in India), la diffusione di malattie, l'indebolimento del
sistema immunitario, potrebbero essere veicolate tramite
questo tipo di rimedio.
Il futuro prevede molta tecnologia e tanti farmaci, il tutto
immerso in aria irrespirabile e onde elettromagnetiche
ovunque.
Vi sembra uno scenario biologicamente adatto ?
In apparenza un bizzarro esperimento di ingegneria genetica
nelle piante, ha suscitato l'idea di utilizzare un ceppo di
riso, che renderebbe le iniezioni per le vaccinazioni una
cosa del passato.
Ricercatori che lavorano presso la University of Tokyo's
Institute of Medical Science stanno lavorando con gli
esperti in materia di farmaci, agrobiologi e genetisti, per
modificare la composizione del riso e includere le
proteine del colera.
Quando il riso è usato come cibo per topi di laboratorio,
induce a sviluppare anticorpi de colera nello stesso modo in
cui si manifesta in una normale vaccinazione.
Le implicazioni - se i ricercatori possono aumentare il
carico ad un livello adatto per l'uomo - sono che importanti
farmaci potrebbero essere impiantati facilmente nel riso,
che può essere cotto e mangiato, invece di dover essere
trasportati con cura e distribuiti come medicine
tradizionali.
Fonte: Bio tech promises disease vaccines via food
Ecco cosa
invece sta succedendo:
LA NUOVA
INGEGNERIA GENETICA (NUTRICEUTICA) APPLICATA ALL'AGRICOLTURA PUNTA
A OTTENERE PIANTE CON VALORI NUTRIZIONALI AGGIUNTI
Verdure più
ricche dai campi transgenici - Alcune piastre di coltura
in cui vengono fatte sviluppare le giovani piantine
modificate (GENETICAMENTE =
OGM).
Tre
anni fa, nel 1996, sparsi per il mondo vi erano 2,8 milioni
di ettari di terra coltivati con piante transgeniche, ovvero
con piante modificate geneticamente non mediante l'antica
biotecnologia della ibridazione, ma attraverso la moderna
biotecnologia del DNA ricombinante o di altre tecniche di
manipolazione molecolare e genetica.
Un anno dopo, nel 1997, gli ettari a coltivazione
transgenica erano saliti a 11 milioni. E lo scorso anno, nel
1998, le piante modificate geneticamente coprivano ormai
un'area di 27,8 milioni di ettari.
L'incremento è stato spettacolare: in soli due anni le
colture transgeniche sono aumentate di dieci volte.
E così qualcuno già saluta (e qualche altro già paventa) la
nuova rivoluzione verde che modificherà il paesaggio agrario
del mondo intero, l'alimentazione stessa dell'uomo.
In realtà la rivoluzione delle moderne biotecnologie in
agricoltura è molto meno diffusa e pervasiva di quanto si
creda. Perché le piante transgeniche effettivamente
coltivate a grande scala sono davvero poche: soia, mais,
cotone, canola. Perché nascono e crescono soprattutto negli
Stati Uniti, dove si trova il 74 per cento dell'area globale
coltivata con organismi transgenici. Perché sono controllate
da appena quattro o cinque grandi industrie. E, soprattutto,
perché quasi tutte sono state manipolate geneticamente per
un solo motivo: resistere alle pesti (parassiti, insetti) o
ai pesticidi (erbicidi, insetticidi).
Insomma, la sensazione è che la rivoluzione delle moderne
biotecnologie verdi sia largamente inesplosa.
Che i rivoluzionari scesi nei campi siano ancora pochi e
tendenzialmente monopolisti. E, soprattutto, che consumino
tutta la loro ansia rivoluzionaria ostinandosi a utilizzare
i loro potenti cannoni per sparare ai passeri, piuttosto che
per aprire brecce verso una sostanziale modifica del modo di
alimentarsi dell'uomo. Il risultato è che il dibattito
riguardo ai rischi e alle opportunità si sta radicalizzando
intorno alle questioni generali dell'economia agroalimentare
globalizzata, anziché sulla miriade di specifiche
potenzialità offerte dalle moderne biotecnologie verdi.
E, invece, questa miriade di potenzialità specifiche esiste.
Un saggio significativo lo ha offerto di recente la rivista
statunitense Science, che ha dedicato un numero speciale
alla biotecnologia delle piante. Ovvero a quello che
l'ingegneria genetica sta facendo, o sta per fare, non tanto
per incrementare la produttività economica di vecchie piante
e di vecchi prodotti, ma per creare nuove piante e nuovi
prodotti con un valore aggiunto originale: chimico,
farmaceutico e, soprattutto, nutrizionale.
Il
vaccino verde
vale oro
Piante transgeniche
con un valore chimico aggiunto sono quelle, per esempio, che
producono nuovi tipi di plastiche biodegradabili, come il
poli-idrossibutirrato (PHB) o additivi dell'industria delle
plastiche, come l'acido vernolico e l'acido ricinoleico.
Ancora, una pianta di mais modificata geneticamente produce
l'avidina, una proteina che si trova di norma nelle uova di
gallina e che è un reagente molto utile nei laboratori di
analisi.
Piante transgeniche con un valore farmaceutico aggiunto sono
quelle capaci di produrre gli antigeni contro l'epatite B,
la rabbia, il colera e diversi virus. Da qualche anno sono
state modificate geneticamente piante di tabacco e di patata
contenenti una proteina capace di scatenare la produzione di
anticorpi contro le infezioni intestinali provocate dal
batterio Escherichia coli. Una diffusione di queste piante
nei paesi in via di sviluppo potrebbe essere un valido
sistema per combattere la diarrea, che nel Sud del mondo è
una delle cause principali di mortalità.
Ma, forse, il valore specifico aggiunto più interessante di
molte piante transgeniche è quello nutrizionale.
Le moderne biotecnologie, infatti, consentono di individuare
e trasferire geni in grado di conferire a una pianta la
capacità di aumentare la produzione di alcune sostanze
biochimiche interessanti, quali per esempio i nutrienti, e
di abbattere la produzione di molecole indesiderate, come
gli acidi grassi saturi e tutte le altre sostanze con
proprietà antinutrizionali.
L'ingegneria fitogenetica, l'ingegneria genetica applicata
alle piante, offre, pertanto, opportunità inedite alla
nutriceutica, ovvero alla scienza delle sostanze nutrienti e
della loro azione fisiologica e terapeutica. In altri
termini le moderne biotecnologie propongono svariate
possibilità di far arrivare sulla tavola cibi più sani e
nutrienti, non solo cibi prodotti in maniera più economica.
I due filoni di ricerca più promettenti nel campo delle
biotecnologie applicate alla nutriceutica sono quelli
passati in rassegna, su Science, dagli statunitensi Barbara
Mazur, Enno Krebbers e Scott Tingey, della Stazione
sperimentale di prodotti agricoli della DuPont a Wilmington,
nel Delaware, e da Dean Della Penna, dell'Università del
Nevada.
I tre ricercatori della DuPont, una grande azienda
multinazionale, descrivono i miglioramenti nei caratteri di
qualità delle sostanze di base della dieta, i cereali e le
leguminose, ottenuti o ottenibili non solo attraverso la
tecnica del DNA ricombinante, ma mediante un'intera
costellazione di moderne tecniche biotecnologiche.
In poche mosse si
modifica il seme
Per esempio, lo
screening del germoplasma accoppiato ai nuovi sistemi di
individuazione dei caratteri funzionali e, poi, all'uso di
marcatori molecolari basati sul DNA hanno consentito, un
anno fa, di individuare e selezionare una pianta di soia con
concentrazioni ridotte di sostanze antinutrizionali.
Attraverso una serie di cicli di selezione di ceppi
genetici, alcuni ricercatori dell'Università dell'Illinois
sono riusciti a ottenere una pianta di mais in grado di
produrre una elevata varietà di oli. La pianta, ricca di
sostanze energetiche, era povera di caratteristiche
agronomiche: in altri termini, attecchiva male ed era troppo
suscettibile alle malattie per poter essere usata. Hanno
pensato, così, di ibridarla con un mais più resistente.
Ma l'analisi quantitativa dei caratteri ha dimostrato che la
normale ibridazione era difficile da realizzare: l'alto
contenuto di oli nei semi della pianta era infatti regolato
da una costellazione di 12 geni. I ricercatori
dell'Università dell'Illinois hanno allora messo a punto un
sistema, chiamato Topcross, che consente di trasferire sul
campo i caratteri genetici da un genotipo inferiore a un
ibrido di élite.
Mettendo poche piante della varietà maschile fertile del
mais ad alta varietà di olio in un campo coltivato con
piante maschili sterili del ceppo resistente del mais, è
stato possibile trasferire il pool di geni per la produzione
degli oli alla pianta resistente, ottenendo un nuovo ceppo
resistente ma capace anche di produrre un'elevata varietà di
oli. Con altre tecniche sono state ottenute dalla DuPont
piante di soia, di canola e di tabacco con alto contenuto
dell'aminoacido lisina; di soia con alto contenuto di acido
oleico monoinsaturo; di soia con basso contenuto di
tripsina. L'azienda ha sviluppato la linea della soia. Ma
altre aziende e svariate università stanno lavorando a una
più vasta gamma di piante, molte delle quali modificate
geneticamente, con caratteristiche nutrizionali migliori di
quelle attuali. Alcune producono i nutrienti di base della
dieta. Altre producono nutrienti altrettanto importanti, ma
presenti solo in piccole quantità nella dieta: i
micronutrienti.
Nuove soluzioni per
carenze alimentari
Una dieta ben
bilanciata, infatti, non deve contenere solo il giusto
ammontare di zuccheri, proteine e grassi.
Ma deve essere farcita di un numero, piuttosto grande, di
altre sostanze che l'organismo non può produrre. Queste
sostanze possono essere presenti in piccole quantità,
talvolta solo in tracce.
C'è un numero grande, anche se indeterminato, di
micronutrienti non essenziali, che sono utili al benessere
fisico. Ma i nutrizionisti conoscono almeno 30
micronutrienti che sono essenziali per la salute: 17
minerali e 13 vitamine.
Si calcola che circa 800 milioni di persone nel mondo
abbiano una dieta carente di macronutrienti.
Ma si calcola che alcuni miliardi di persone seguano una
dieta carente di almeno uno dei 30 micronutrienti
essenziali. E sono, pertanto, esposti a gravi malattie.
Circa 250 milioni di bambini non assumono quantità
sufficienti di vitamina A (e 500.000 di loro, ogni anno,
pagano questa carenza con una forma irreversibile di
cecità). Circa 1,5 miliardi di persone non assumono
abbastanza iodio. E circa due miliardi di persone hanno una
dieta troppo povera di ferro. Persino in occidente, tra le
classi più povere, una dieta carente di micronutrienti è
piuttosto diffusa.
Mettere a punto, con le moderne tecniche biologiche, patate
ricche in ferro, broccoli ricchi di iodio o mais ricco di
vitamina A, ovvero piante che fanno parte della dieta
quotidiana di tutti, ma soprattutto dei poveri, con un
elevato contenuto di micronutrienti, potrebbe facilitare la
lotta a malattie molto diffuse.
Nel suo dettagliato resoconto su Science, il biochimico Dean
Della Penna, dell'Università del Nevada, illustra i recenti
progressi, ma soprattutto le difficoltà tecniche che
incontrano le biotecnologie dei micronutrienti.
Ottenere piante ricche di micronutrienti è possibile, ma non
è semplice: occorre infatti individuare i geni che
controllano l'assunzione dei minerali o la biosintesi delle
vitamine, ovvero di sostanze presenti solo in tracce in una
cellula. E occorre, poi, il lavoro coordinato di
fitogenetisti, nutrizionisti umani, agronomi, scienziati
dell'alimentazione perché, una volta individuati i geni o i
gruppi di geni, sia possibile trasferirli sulla pianta
giusta. Ma, al di là delle difficoltà tecniche, superabili,
quello che occorre in questo tipo di ricerca sono
organizzazione e investimenti. Probabilmente fuori da una
prospettiva, ristretta, di mercato.
Perché i poveri con la dieta carente di micronutrienti
saranno anche tanti, ma non hanno capacità di spesa.
Il più grande rischio associato alle biotecnologie
nutriceutiche è, infatti, quello delle piante transgeniche
orfane: le piante che, come i farmaci orfani, nessuno
metterà mai a punto perché i potenziali consumatori non
hanno i soldi per comprarle e ripagare gli investimenti
della ricerca.
By Pietro Greco
|
I
principali prodotti biotecnologici nel settore
agroalimentare |
|
tabacco |
la prima pianta
transgenica prodotta in laboratorio |
1983 |
|
melone |
conservabilità
migliore e prolungata |
1993 |
|
soia |
pianta
resistente agli erbicidi |
1994 |
|
pomodoro |
conservabilità
migliore e prolungata |
1994 |
|
mais |
resistente alla
piralide, principale parassita del mais |
1995 |
|
patata |
resistenza a
malattie infettive e migliore contenuto
nutrizionale |
1995 |
|
Fonte: Giorgio
Poli, Biotecnologie,
UTET periodici scientifici, Milano. |
|
|
|
Tratto da: © 1999 Tempo
Medico (n. 649 del 24 novembre 1999) -
http://www.tempomedico.it
Commento NdR: Prima le
multinazionali
sfruttano le risorse di quei paesi e di quelle popolazioni,
poi invece di ripristinare l'agricoltura naturale evitando
pesticidi e concimi chimici che depauperano terreni e quindi
prodotti, coltivati su quei terreni, vengono a proporre cibi
ai farmaci, per renderle ancora piu' dipendenti da loro....
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Un vaccino biotecnologico per l'HIV - 19 giugno 2007
ROMA –
Tabacco e
mais (OGM)
sono alla base della sperimentazione sull'uomo del
vaccino anti-Hiv.
Il protocollo medico partirà il prossimo autunno in Gran Bretagna, a Londra,
e le piante utilizzate sono state geneticamente modificate per la produzione
del farmaco. La notizia arriva dal II congresso mondiale su "Vaccini e
antibiotici prodotti in pianta",cui sono riuniti esperti del settore
immunologico e biologico provenienti da tutto il mondo
"Nell'innovativo campo del Molecolar-Farming, ovvero della coltivazione in
piante di molecole di interesse farmaceutico - ha affermato Mario Pezzotti,
docente di Genetica agraria all'università di Verona e organizzatore del
Congresso - si stanno facendo grandissimi passi avanti, anche se ancora
scarso è l'interesse delle aziende farmaceutiche ad investire nel settore".
Esiste infatti solo un prodotto di questo tipo autorizzato alla
commercializzazione dalla
Food and Drug Administration, l'ente di controllo americano ed è un
vaccino contro una particolare malattia virale dei polli, ottenuto da piante
di tabacco geneticamente modificate.
Quello che sarà somministrato nella capitale inglese è il risultato del
lavoro di un consorzio europeo, il Pharmaplant di cui fanno parte 39 gruppi
internazionali, tra i quali tre italiani impegnati nello studio di "vaccini
verdi" contro l'influenza umana, la varicella e l'influenza aviaria, così
come anticorpi contro il cancro al collo dell'utero.
(Cac/Dire) - TAGS
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VACCINO nel RISO
Un
innovativo vaccino anti-colera è stato sviluppato nei laboratori
dell'università di Tokyo: nel Dna del riso sono stati inseriti
alcuni geni derivanti dal batterio del colera, ottenendo così un
riso GM capace di indurre una risposta immune contro l'infezione.
La sperimentazione ha confermato quanto si attendevano i
ricercatori: nei topi alimentati con il nuovo riso si è evidenziata
la presenza di anticorpi non solo nel sangue, ma anche nelle mucose,
prima via di accesso al nostro organismo per molti microbi.
Soprattutto quest'ultimo è considerato un risultato molto importante
perché impossibile da ottenere con i sistemi di vaccinazione
tradizionali.
Pratico
ed efficace, sì... Secondo i suoi "inventori", però, il riso-vaccino
ha diversi altri vantaggi, tra i quali quello di essere stabile:
mantiene infatti inalterata la sua efficacia per oltre un anno e
mezzo a temperatura ambiente, mentre il vaccino tradizionale deve
essere sempre conservato a bassa temperatura.
Non servono più aghi e siringhe, e una eventuale campagna di
vaccinazione avrebbe tutti i numeri per essere la più efficace mai
sostenuta, visto che il riso è la principale fonte di sostentamento
per le popolazioni di molti paesi poveri e in via di sviluppo (nei
quali il colera è ancora assai diffuso).
... ma non è tutto riso e fiori !
I benefici legati a questa nuova invenzione dell'ingegneria genetica
sono dunque importanti, ma sopravvalutarli e, soprattutto, abbassare
la guardia sui potenziali rischi della coltivazione di piante
transgeniche per uso alimentare sarebbe un errore.
I tempi di sperimentazione sembrano insufficienti per permettere una
valutazione davvero completa degli eventuali pericoli, eppure... la
diffusione di piante geneticamente modificate appare fin troppo
rapida e, spesso, fuori controllo. È infatti già accaduto che
coltivazioni di riso "normale" venissero contaminate da quello GM, o
che ingenti importazioni di prodotto lavorato fossero bloccate
(settembre 2006, riso LL601, resistente agli erbicidi) o addirittura
sequestrate nei punti vendita (maggio 2007, riso Bt63, varietà
illegale resistente agli insetti) a dimostrazione della loro
opinabile sicurezza.
Nonostante il riso sia in prevalenza autoimpollinante, e quindi i
rischi di diffusione incontrollata di una variante "artificiale"
siano, almeno in teoria, bassi, le problematiche su come proteggere
da contaminazioni le coltivazioni del prodotto "originale" non
devono essere lasciate in secondo piano.
Tratto da Nexus - 25 settembre 2007)
Commento NdR: ... e poi soprattutto si vaccinano popolazione senza
il loro consenso e senza chiederglielo !
vedi
Gravi Danni dai Vaccini
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