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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


CARNE, vari danni e
... CANCRO

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 50-60 per cento di tutti i tumori potrebbero essere evitati
con una “buona dieta” che
limiti fortemente il consumo di proteine animali
"Che il Cibo sia la Tua medicina, e che la Medicina sia il Tuo cibo..."  (Ippocrate di Kos)
Il pasto della giovinezza per tutti
 

L'F.D.A. (USA) ha TENUTO NASCOSTE le PROVE della PERICOLOSITÀ dei CIBI TRANSGENICI

 

Relazione tra adenoma colon rettale ed assunzione alimentare di carne
Nessuno studio precedente ha valutato contemporaneamente le associazioni tra assunzione di carne, metodi di cottura della carne e livelli di cottura, mutageni nella carne ( amine eterocicliche e idrocarburi aromatici policiclici ), ferro eme e nitriti derivati dalla carne, e carcinoma colonrettale nelle donne asintomatiche che si devono sottoporre a colonscopia.

Delle 807 donne idonee all’arruolamento in uno studio di screening multicentrico con colonscopia, 158 casi di adenoma colonrettale e 649 controlli hanno completato il questionario sulla frequenza alimentare e sulla carne.
Utilizzando un database sui mutageni della carne e nuovi database sul ferro eme e sui nitriti, un gruppo di Ricercatori del National Cancer Institute negli Stati Uniti, ha valutato i componenti della carne che potrebbero essere coinvolti nella carcinogenesi.
La carne rossa è risultata positivamente associata ad adenoma colonrettale (odds ratio, OR quarto versus primo quartile: 2.02; P per tendenza=0.38 ).
Anche l’assunzione di carne saltata in padella ( OR=1.72; P per tendenza=0.01 ) e l’amina eterociclica, 2-amino-3,8-dimetil-imidazo[4,5-f]chinoxalina ( MeIQx ) ( OR=1.90; P per tendenza=0.07 ), sono risultate associate a un aumento del rischio di adenoma colonrettale.

I nuovi database hanno portato a stime più basse di ferro eme e nitriti rispetto ai precedenti metodi di valutazione, nonostante i due metodi siano risultati fortemente correlati per entrambe le esposizioni. Anche se non statisticamente significative, sono state osservate associazioni positive tra ferro e ferro eme della carne e l’adenoma colonrettale.
In conclusione, in donne asintomatiche che si sottopongono a colonscopia, gli adenoma colonrettali sono risultati associati a una elevata assunzione di carne rossa, carne saltata in padella e all’amina eterociclica MelQx.
Altre esposizioni associate alla carne richiedono ulteriori approfondimenti.
Tratto da. centrobenesserekundalini.blogfree.net

Ecco le risultanze di uno studio del WCRF - 2018
Si basano su uno studio svolto su oltre 50 milioni di persone. Si tratta della più grande ricerca sul cancro mai condotta. In totale, è stato diagnosticato il cancro a 3,5 milioni di esse. L'analisi ha rilevato che esistono prove evidenti del fatto che il consumo di carne rossa e quello di carni lavorate siano entrambe cause del cancro del colon-retto.
Per questo motivo, la WCRF esorta tutti a limitare l'assunzione di carne rossa (manzo, vitello, maiale, agnello, cervo e capra) e a consumare poco o per nulla la carne lavorata (prosciutto, pancetta, salame e salsiccia).
Se si mangia carne rossa, la WCRF invita a limitare il consumo a non più di tre porzioni alla settimana, circa 350-500g di peso cotto.
“Non è necessario consumare carne rossa per mantenere uno stato nutrizionale adeguato ... mangiare carne non è una parte essenziale di una dieta sana”, si legge nello studio.
La ricerca è ancora più severa sul consumo di carne lavorata. In questo caso, le prove a suo sfavore sono ancora più nette. I dati mostrano che nessun livello di assunzione può essere associato all'assenza di rischio. Anzi. Il rischio di cancro aumenta mangiando anche le più piccole quantità di carne lavorata.
Anche l'alcol è nella lista nera: è collegato ai tumori della bocca, della faringe, della laringe, dell'esofago, del fegato, del colon-retto e del seno.
“Anche piccole quantità di bevande alcoliche possono aumentare il rischio di contrarre vari tumori”, si legge nello studio.
Come per la carne lavorata, la WCRF dice che non c'è quantità di alcol, anche la più piccola, che non aumenti il rischio di avere un tumore.

Cancro carne alcol
Le linee guida, inoltre, in dieci punti hanno sottolineato il legame tra obesità e alcuni tipi di cancro.
Tuttavia, la carne rossa, lavorata e l'alcol erano direttamente collegati al cancro stesso, non solo al peso in eccesso.
World cancer carne

Ecco i dieci punti per ridurre il rischio di cancro:
1 - Mantenere un peso sano
2 - Fare attività fisica
3 - Avere una dieta ricca di cereali integrali, verdure, frutta e legumi
4 - Limitare il consumo di cibo da "fast food" e di altri alimenti trasformati ricchi di grassi, amidi o zuccheri
5 - Limitare il consumo di carne rossa e lavorata
6 - Limitare il consumo di bevande zuccherate
7 - Limitare il consumo di alcol
8 - Non usare integratori per la prevenzione del cancro
9 - Per le madri: allattare il proprio bimbo perché ciò aiuta le mamme a proteggersi dal cancro al seno e previene il sovrappeso dei bambini
10 - Dopo una diagnosi di cancro, continuare a seguire i consigli sopra riportati perché c'è una crescente evidenza che i fattori legati allo stile di vita (come l'aumento della massa grassa e bassi livelli di attività fisica) influenzano le possibilità di sopravvivenza delle donne dopo una diagnosi di cancro al seno e anche di altri tumori.

Cosi si allevano gli animali da carne in certi allevamenti

QUAL' E' il PREZZO della SOFFERENZA ?
Questo maiale è ancora cosciente mentre viene immerso nell’acqua bollente.
Secondo un lavorante all’interno di un mattatoio: “Non c’è modo che questi animali sanguinino a morte nei pochi minuti che percorrono la rampa. Nel momento in cui finiscono nella vasca di ebollizione, sono ancora pienamente coscienti e si lamentano. Succede sempre”.
Possiamo scegliere di essere diversi e di spezzare il ciclo, individualmente.
Nessuno vi obbliga, ma PENSATECI.

Prosciutto, salame e braciole valgono così tanta atroce sofferenza?
Esseri molto intelligenti, in natura pulitissimi, con un forte senso della solidarietà e dell'amicizia. Esseri bellissimi...

Pensa che un italiano, nella sua vita, mangia mediamente 1400 animali quindi per ogni persona che spingerai a diventare vegan 1400 animali verranno salvati !
L'alternativa esiste, divieni vegetariano !

“E’ ora di guardare ai maiali non come ad animali da mettere in tavola, ma come a una famiglia lontana cui siamo legati da un’affinità profonda e speciale: stanno solo aspettando il segnale che siamo finalmente pronti a vivere con loro considerandoli esseri pari a noi per svelarci con esuberanza suina l’intera gamma della loro complessa personalità emotiva.”
(Jeffrey Moussaieff Masson, Il maiale che cantava alla luna)

Come vengono ammazzati (macellati) i Bovini

Come si ammazzano  (macellano) i Maiali

Come di uccidono (macellano) le Galline vive

Mangiate la Carne ? Mucche trasformate in MOSTRI ! Ecco fin dove si è spinto l’uomo

Ormai sentiamo quotidianamente parlare di cibo geneticamente modificato (OGM), è sulla bocca di tutti e nel nostro blog molto spesso abbiamo approfondito l’argomento mediante diversi articoli (vedi: *), ma forse la stragrande maggioranza di noi si “immagina” solo quello che le grandi Multinazionali combinano in laboratorio, sulla vegetazione e sugli animali… forse non tutti hanno visto un video e delle immagini simili…
Con i moderni esperimenti di laboratorio, la scienza ha architettato e prodotto un altra terrificante invenzione in ambito di allevamento di massa, trasformando le mucche in una enorme massa di muscoli.
Producono specifici mangimi OGM che vengono poi selezionati e somministrati a questi animali per produrre così carni bovine di “alta qualità”, atte a soddisfare i bisogni del consumatore.
Ma sappiamo cosa stiamo realmente mangiando ?

Guarda il video:
 

 
La crescita muscolare di questi tori presenta degli enormi rischi per la loro salute, hanno gambe rigide che gli limitano i movimenti e la nutrizione, sviluppano lingua allargate e sono destinati ad una morte precoce e dolorosa.
 

 


La popolazione ha sì bisogno di cibo, ma per nutrirsi è necessario tutto ciò ?

Fino a che punto si spingerà l’uomo nell’abuso degli animali per i nostri sporchi interessi ?

Dov’è finita la dignità e l’umanità ?

Ci sono moltissimi altri modi per produrre il cibo di cui abbiamo bisogno, siamo già andati troppo oltre… dobbiamo trovare un equilibrio prima di rovinare irrimediabilmente tutto !

Tratto da: blog.saltoquantico.org

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Steatosi epatica non alcolica, malattia del fegato legata alle proteine animali - 28/04/2017
Nell’ultimo stadio della sua evoluzione può portare al carcinoma dell’organo. Una terapia farmacologica specifica non esiste, gli unici correttivi apportabili riguardano la dieta

Pericolosa la dieta ricca di proteine animali
Una dieta ricca di proteine animali eleva il rischio di sviluppare il sovrappeso, l’obesità e le malattie a essa correlate. Tra cui la steatosi epatica non alcolica, una condizione di diffusione crescente che determina l’accumulo di grasso nel fegato, che nel tempo determina la morte progressiva del tessuto. Da qui la cirrosi epatica, fino in taluni casi all’insufficienza dell’organo. Una terapia farmacologica specifica non esiste, gli unici correttivi apportabili riguardano la dieta: con la riduzione dei consumi di alimenti di grassi e la perdita di peso (se in sovrappeso), per l’appunto. 
Steatosi epatica non alcolica: sotto accusa le proteine animali
  
A confermare l’ipotesi che una dieta ricca di proteine animali aumenta il rischio di sviluppare la steatosi epatica non alcolica, su cui diversi gruppi di ricerca ragionano da tempo, è stato uno studio olandese (il «Rotterdam Study»), presentato nel corso dell’ultimo congresso europeo sulle malattie del fegato, tenutosi ad Amsterdam.
Gli autori della ricerca hanno valutato le condizioni epatiche di 3440 adulti, un terzo dei quali erano magri. La dieta è stata valutata attraverso la compilazione di un questionario alimentare, mentre lo stato di salute del fegato attraverso un’ecografia addominale.  
La ricerca
  
I ricercatori hanno stratificato l’analisi anche considerando l’indice di massa corporea, per tenere conto anche del peso nell’incidenza della steatosi epatica non alcolica. L’associazione significativa è emersa principalmente nelle persone in sovrappeso.

Ma andando a indagare il quantitativo di nutrienti assunti, è emerso il legame più forte. I ricercatori hanno ritrovato un rischio più alto nei forti assuntori di proteine. E valutando l’origine delle proteine, è emerso che i consumatori più esposti erano coloro i quali prediligevano quelle di origine animale. Un rischio più basso è stato invece trovato tra chi preferiva il consumo di alimenti ricchi in carboidrati, anche se il tentativo di correggere la dieta delle persone più a rischio non ha sortito gli effetti. Segno che la migliore prevenzione passa dall’adozione di una dieta varia ed equilibrata, in assenza di linee guida ad hoc per il trattamento delle persone che soffrono di steatosi epatica non alcolica. 
La prevenzione e la cura passano dalla dieta
  
Questa condizione, definita come la presenza di più del cinque per cento di adipociti all’interno della massa dell’organo, è considerata un fattore di rischio crescente per la salute, visto che nell’ultimo stadio della sua evoluzione può portare al carcinoma del fegato.  
A ciò occorre aggiungere che diversi studi epidemiologici hanno evidenziato come le persone che soffrono di steatosi epatica hanno un rischio più alto di sviluppare il diabete di tipo 2 e l’aterosclerosi: e di conseguenza l’intero panel di malattie cardiovascolari.  
Ecco spiegato perché l’attenzione della comunità scientifica si sta spostando sempre più sulla dieta e sull’attività fisica, piuttosto che sull’individuazione di una terapia farmacologica. «Uno stile di vita sano è la pietra angolare dei pazienti che hanno la steatosi epatica non alcolica - afferma Louise Alferink, ricercatore dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam, autore principale dello studio -. Una dieta di tipo occidentale, ricca di prodotti di origine animale e di zuccheri raffinati, può alterare il metabolismo degli zuccheri. Aumentare il consumo di prodotti alimentari sani e ricchi di antiossidanti, come la frutta e la verdura ricca di antiossidanti, è ciò che al momento possiamo fare per far regredire la condizione».  
By Twitter @fabioditodaro  - Tratto da: lastampa.it

vedi: Crudismo + Emodieta


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Carni insaccate o lavorate: alti consumi, abbreviano la vita - 07/05/2013
La carne ? Attenzione a quella lavorata. «Salsicce, pancetta, prosciutto o wurstel aumentano il rischio di morte prematura e devono essere consumate con parsimonia» afferma Sabine Rohrmann, epidemiologa dell'Università di Zurigo, in Svizzera, e primo autore di Epic, European prospective investigation into cancer and nutrition, un maxi-studio multicentrico pubblicato su Bmc medicine. «I partecipanti sono stati arruolati tra il 1992 e il 2000 da 23 centri sparsi in 10 diversi paesi europei» spiega Rohrmann.
In particolare in Italia i 5 centri partecipanti Varese, Napoli, Fire nze, Ragusa e Torino, hanno contribuito con i dati derivanti da circa 50.000 soggetti. Globalmente, dei 511.781 volontari, di età compresa tra i 35 e i 69 anni, sono stati esclusi quelli con rapporto tra introito calorico e spesa energetica troppo alto o troppo basso, e coloro che erano affetti da cancro, infarto o ictus all'inizio dello studio».
Alla fine ne sono rimasti 448.568, seguiti per una media di circa12 anni. Dallo studio è emerso che la mortalità per tutte le cause aumenta mangiando più di 160 grammi di carne al giorno rispetto ai 10-20 grammi consigliati. «Le probabilità di morire salgono soprattutto consumando carni lavorate» sottolinea Rohrmann. Inoltre, dopo correzione per fattori confondenti, il picco di mortalità legato ad elevato consumo di carne rossa sfuma per le non lavorate e resta evidente per quelle lavorate.
Queste ultime contengono più grassi saturi rispetto alle non trasformate, dove il grasso è spesso eliminato. «Inoltre, colesterolo e additivi - alcuni ritenuti cancerogeni o precursori di composti cancerogeni - aumentano in alcune lavorazioni come l'affumicatura o la stagionatura» puntualizza l'epidemiologa, aggiungendo che un alto consumo di carni lavorate va spesso a braccetto con comportamenti poco salutari come il fumo, scarsa attività fisica, e un mancato introito di frutta e verdura.
«Ogni anno si potrebbe prevenire il 3% dei decessi prematuri se si mangiassero in media meno di 20 grammi di carne lavorata al giorno» precisa Rohrmann. Numeri abbastanza in linea con quelli del sottogruppo Epic-Italia, che quantificano tra 12,5 e 38 i grammi di carne lavorata consumati al giorno.
L'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione rileva una media di 30,7 grammi per l'Italia, che, dopo la Grecia, è lo stato europeo che consuma meno carni lavorate: meno della metà rispetto alla German ia e oltre un terzo in meno rispetto a Danimarca, Svezia o Spagna.
By BMC Med. 2013 Mar 7

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Carne rossa e salumi dannosi per l’esofago - 13/05/2013
Chi mangia carne rossa in quantità ha più probabilità di sviluppare un cancro esofageo a cellule squamose, mentre nei consumatori di carni lavorate, salumi per esempio, aumentano le possibilità di sviluppare un adenocarcinoma.
Viceversa, chi consuma pesce corre meno rischi, almeno secondo i risultati di una metanalisi pubblicata su Nutrition reviews da un gruppo di ricercatori iraniani. Dice Maryam Salehi, della Scuola di medicina dell’Università di Mashhad, Iran: «Il cancro dell’esofago è l’ottavo tumore maligno più comune al mondo e il sesto per mortalità. Ma nonostante i miglioramenti del trattamento, la diagnosi precoce è difficile e il tasso di sopravvivenza a un anno rimane bassa, poco sopra il 10 per cento».
Pertanto, l'identificazione dei fattori di rischio modificabili che contribuiscono allo sviluppo del tumore esofageo potrebbe abbassarne la frequenza. Alcuni di questi, come l’indice di massa corporea, l'età, il fumo e il consumo di alcol, sono comuni ai due principali tipi istologici di cancro esofageo, cioè l’adenocarcinoma (Eac) e il carcinoma a cellule squamose (Escc).
«La carne rossa contiene molto più ferro emoglobinico della carne bianca, e questo può irritare il rivestimento epiteliale del tratto digestivo causando alla lunga un danno cellulare» Riprende la ricercatrice iraniana. «Inoltre, la cottura ad alte temperature contribuisce alla formazione di cancerogeni, come le ammine eterocicliche mutagene e gli idrocarburi policiclici aromatici».
Nel passato recente diversi studi sono stati pubblicati sull’argomento, e il gruppo iraniano li ha riesaminati con una meta-analisi alla ricerca di un’associazione tra il consumo di carne totale, carni lavorate, carne rossa, bianca, pollame, e pesce e il rischio di sviluppo dei due istotipi di cancro esofageo. «Sono stati selezionati quattro trial di coorte e 31 studi caso-controllo» spiega Salehi.
E dall’analisi dei dati emerge che l'elevata assunzione di carne rossa è legata a un aumento del rischio per Escc, mentre un alto consumo di salumi si associa a un aumentato rischio di Eac. Chi invece mangia pesce ha meno probabilità di rimanere vittima di cancro dell’esofago. «Questa metanalisi apre la strada a ulteriori studi prospettici, necessari per approfondire l'associazione tra consumo di vari tipi di carne e pesce e rischio di neoplasia esofagea» conclude Salehi.
Fonte: Nutrition Reviews Vol. 71(5):257–267 - Tratto da: doctor33.it

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I ricercatori belgi Gilbert e Dominicé hanno provato che la continua assunzione di carne provoca nel tubo intestinale un aumento di germi putrefattivi da 2000 a 70000 per mmc.
Il dott. Giuseppe Nacci, nel suo “Diventa medico di te stesso”, parla di 1-10 milioni di germi per 1 grammo di feci nella parte iniziale dell’intestino, che diventano però nella parte bassa 1-100 miliardi per grammo di massa fecale, e parliamo di batteroidi, peptostreptococchi e altri, capaci di sopravvivere in assenza di ossigeno. Cosa che non succede assolutamente con l’alimentazione vegetariana e vegana che producono batteri simbiotici o saprofiti. Con la carne c’è il sovvertimento dell’ordine naturale e lo sviluppo di sostanze velenose incompatibili e di miasmi interni che risalgono portando disastri e malattie in zona gastrica e soprattutto in zona cranica, dal cervello agli organi sensori.

L’identikit dell’uomo non è assolutamente quello di un essere onnivoro a vocazione predatoria. Gli occhi laterali sono stati citati in riferimento specifico a serpi e condor, ed in effetti non rappresentano un grande argomento.

Ma mille sono i segni che Sylvester Graham aveva ragione a dire che l’uomo è l’archetipo dei primati, il primo dei frugivori. Scienze indipendenti come l’anatomia comparata e l’antropologia citano elementi anatomici e funzionali che nessuno può contestare:

 

- Placenta discoidale, che Huxley (erede di Darwin) cita come segno inequivocabile del frugivorismo umano.

- Stomaco non muscoloso e non carico di acido cloridrico (almeno 10 volte meno acido rispetto alla media degli animali carnivori).

- Intestino non corto e adatto alla rapida digestione della carne

- Ghiandole salivari non piccole e prive di enzima ptialina per trasformare amidi (che ai carnivori-onnivori poco interessano).

- Colon non tozzo e liscio ma poroso e complesso.

- Dentatura non adatta a strappare carni.

- Portamento e segni esteriori non aggressivi (niente becchi adunchi, artigli acuminati, ecc).

- Mani umane prensili, fatte non certo per manovrare coltelli, o per ghermire prede in corsa, ma piuttosto per raccogliere la frutta.

- La bocca umana è piccola e debole. Non ha alcunché di predatorio.

- Il nostro procedere eretti non è adatto all’inseguimento di altri esseri.

- L’apparato masticatorio ha canini piccoli, inadatti a strappare muscoli, e ha molari adatti a macinare semi e grani duri.

- Le mandibole mobili e non fisse, tipiche dei felini e dei carnivori.


Le assurde teorie dell’onnivorismo umano ricevono un colpo di grazia dalla lunghezza del tubo intestinale (10-12 volte il tronco, e non 3 volte il tronco come negli onnivori). Un intestino adatto ai semi ed alle erbe, dove la trasgressione carnea porta a putrefazioni e a produzione di ptomaine e leucomaine tossiche.

Il fegato umano riesce a deaminare gli aminoacidi fino all’urea, ma non ce la fa a neutralizzare l’ammoniaca prodotta dalla digestione delle carni, e si ingrossa, sviluppando epatiti A-B-C-D-E, dove sguazzano batteri utili ed innocenti, richiamati a consumare i residui velenosi.

Ultimo, ma non certo per importanza, il sangue alcalino al punto pH 7.35-7.40, ciliegina sulla torta dimostrativa della fruttarianeità dell’uomo. Carnivori e onnivori hanno sangue acido a vari livelli di pH dei propri liquidi, il Terreno, la matrice, sotto il punto critico del pH 7,35.
By Valdo Vaccaro - Igienista

 

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SCOPERTO RELAZIONE TRA LA CARNE ROSSA E I BATTERI INTESTINALI – 10/04/2013
Non è sempre colpa del colesterolo e dei grassi. Gli effetti sulle arterie di un abuso di grigliate a base di carne rossa potrebbero dipendere in realtà dalla composizione di batteri che popolano l'intestino.
Lo ha scoperto uno studio della Cleveland Clinic in Ohio che per la prima volta identifica un inedito cortocircuito tra un consumo prolungato di bistecche e filetti e la predilezione che i batteri hanno per un aminoacido "chiave" che compone la carne, la L-carnitina. La L-carnitina è un mattone fondamentale per muscoli sani, presente anche in integratori e bibite energetiche.
Su Nature Medicine i ricercatori americani guidati da Stanley Hazen hanno studiato il fenomeno sui topi, scoprendo che dopo averli nutriti per 15 settimane consecutive con integratori che simulavano una dieta "carnivora", nell'intestino dei roditori i batteri intestinali cominciavano a convertire la L-carnitina in N-ossido di trimetilamina (Tmao), un composto che si trova nel sangue e che pare correlato con un futuro rischio di malattie cardiache. I topi avevano così un rischio doppio di aterosclerosi, l'indurimento delle arterie che anticipa infarti e ictus.
Ricerche precedenti hanno dimostrato che una dieta con frequente consumo di carne rossa è associata a un aumento del rischio cardiovascolare, ma che il colesterolo e i grassi saturi della carne rossa non sembrano da soli una spiegazione sufficiente per i maggiori rischi cardiovascolari. Così ricercatori americani hanno valutato le cartelle cliniche di circa 2.500 pazienti distinti tra onnivori, vegani e vegetariani alla ricerca dei livelli di carnitina e Tmao.
Risultato: i soggetti che hanno contemporaneamente un livello più alto di entrambi corrono un rischio maggiore per il cuore, ma a sorpresa i vegetariani e i vegani anche assumendo carnitina non subiscono un innalzamento del composto anti-arterie.
Tutto dipenderebbe dalla composizione della flora batterica. "I batteri che vivono nel nostro apparato digerente sono modificati dalle nostre abitudini alimentari a lungo termine - spiega Hazen - e una dieta a base di carnitina di lungo periodo sposta effettivamente la composizione microbica intestinale  Fonte: salute24.ilsole24ore.com

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Il pollo non è più il pollo di una volta. - Si chiama COBB 500 ed è stato brevettato dalla The Cobb Breeding Company LTD.
I link sull'argomento non mancano: basta digitare la famigerata parolina: BROILER = http://snipurl.com/1xz2r
Carne e Vegetali OGM  +  Mangiare crudo = Crudismo

Mangiare meno carne, preferendo un'alimentazione a base di ortaggi, e’ uno dei metodi piu’ salubri e semplici per ottimizzare le scarse risorse di fosforo disponibili anche nell’organismo in quanto esso e’ un elemento importante, per il metabolismo di grassi, carboidrati e proteine, è presente in denti e ossa, favorisce la trasmissione degli impulsi nervosi ed è reperibile in fonti alimentari come cereali, legumi, latte, verdure, pesce, pollame e carni bovine.

Italy, Milano, 2000 - Da trenta anni l’oncologia mondiale studia il rapporto tra cibo e cancro.
I dati confermano che il 30-40 % dei tumori si potrebbero evitare se uomini e donne nei paesi ricchi si nutrissero in modo diverso. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità i casi di cancro potrebbero aumentare del 50 %  con 15 milioni di nuovi casi entro il 2020.
Sul banco degl’imputati il consumo esagerato di carne e proteine animali e una dieta troppo ricca di calorie, di zuccheri semplici, insieme al fumo e alle infezioni.

Nei paesi occidentali ricchi, nel corso dell’ultimo secolo ci si è progressivamente discostati dalla dieta tradizionale: cibi che un tempo erano mangiati soltanto occasionalmente, come molti alimenti di origine animale, a cominciare della carne ma anche dal latte, oppure non erano conosciuti, come lo zucchero e le farine molto raffinate, sono diventate un nutrimento quotidiano” afferma Franco Berrino, direttore del dipartimento di medicina preventiva e predittiva nonché responsabile del Servizio di Epidemiologia dell’Istituto dei Tumori di Milano. “Questo modo di mangiare ha contribuito grandemente allo sviluppo di malattie quali l’obesità, il diabete, l’ipertensione, l’aterosclerosi, l’infarto, l’osteoporosi, e molti tipi di tumori tra cui quello dell’intestino, della mammella e della prostata”.

La strategia della prevenzione dei tumori passa quindi anche da una “buona dieta”.
Già nel 1997 il
World Cancer Research Fund e l’American Institute for Cancer Research avevano dettato le proprie raccomandazioni per uno stile nutrizionale ‘anticancro’.

Al primo posto, con rammarico per i carnivori più ostinati, si raccomandava si scegliere alimenti prevalentemente di origine vegetale, con un’ampia varietà di verdure e frutta, di legumi e di cereali in chicchi o sotto forma di pane, pasta o polenta integrale.

L’uso abituale della carne rossa è invece fortemente sconsigliato. Da evitare anche il consumo di carni o pesci cotti a elevate temperature, alla griglia o affumicati.

 “Il problema” spiega Berrino “non è tanto convincere la popolazione a cambiare modo di mangiare, il problema è il cambiamento di tutto quello che ruota attorno al pianeta cibo, a cominciare dagli interessi economici della produzione e della distribuzione”. Certo è che secondo i diversi studi è altissima la percentuale di tumori che potrebbe essere evitata attraverso una buona alimentazione.

Si parla di una percentuale superiore del 50 % per i casi di tumore al colon e retto, stomaco e esofago, mentre nei casi di mammella e cavo orale le indagini più ottimistiche ipotizzano una riduzione del 50 % con una alimentazione più “naturale”.

Cancro al Colon con carne e carni lavorate
Mangiare una salsiccia al giorno o una porzione di prosciutto, pancetta, salame o hot dog, fa salire del 20% il rischio del cancro al colon. E' quanto affermano gli scienziati del World Cancer Research Fund (Wcrf) secondo i quali i britannici, grandi consumatori di salsicce e bacon (pancetta), sarebbero tra i piu' esposti, con 16.000 decessi all'anno per questo tumore.'
Mangiare carni lavorate aumenta sensibilmente il rischio di contrarre un cancro all'intestino:per questo il Wcrf consiglia di limitarne l'uso, al minimo.
Fonte : Scienze - 31 mar 2008

Per chi comunque, vuole mangiare carne e/o salumi piu' salubri di quelli industriali:
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CARNE alla GRIGLIA
Alterazioni chimiche degli amminoacidi
Temperature superiori a 100 gradi possono provocare alterazioni chimiche degli amminoacidi, fino alla loro distruzione. Gli amminoacidi più soggetti a queste alterazioni sono quelli solforati, il triptofano, la tirosina e l'istidina.
Durante i processi industriali, come la sterilizzazione, possono avvenire simili trasformazioni, ma sempre in modo limitato e quindi senza importanti ripercussioni sul valore nutritivo degli alimenti.
Diversamente durante la cottura della carne, soprattutto alla griglia, quando l'alimento raggiunge e supera i 200 gradi, si formano derivati ciclici del triptofano che possiedono potere mutageno (ovvero sono cancerogeni).
Occorre quindi consumare carne alla griglia solo occasionalmente, e fare attenzione a non bruciare troppo la superficie della carne.
Reazione di Maillard
Questa trasformazione delle proteine prende il nome da colui che l'ha studiato per primo nel 1912. Avviene negli alimenti che contengono zucchero (soprattutto glucosio) e proteine, ed è favorita da calore, luce, metalli, ambiente leggermente basico.
La reazione di Maillard dà origine a composti di varia natura, che a seconda della situazione possono dare caratteristiche positive o negative all'alimento.
Nel latte sterilizzato, per esempio, contribuiscono a dare lo sgradevole sapore di cotto e il colore grigio.
In altri casi, come nel pane tostato, nel caffè e nell'orzo tostato sono responsabili dell'aroma piacevole di questi alimenti.
Dal punto di vista nutrizionale, le caratteristiche sono tutte negative, sebbene il fenomeno, generalmente, interessa solo una piccola parte dell'alimento e di fatto, quantitativamente, può essere trascurabile. Si ha infatti:
- la perdita dell'amminoacidi lisina;
- l'effetto (presunto da alcuni autori) di alcuni prodotti intermedi della reazione che inibirebbero l'assorbimento intestinale di amminoacidi;
- l'indurimento del prodotto e la diminuzione della digeribilità delle proteine coinvolte dalla reazione.
La reazione di Maillard avviene anche nelle cellule vive ed è un fattore che determina l'invecchiamento delle cellule. Infatti i prodotti terminali della reazione si accumulano nei tessuti e ne alterano l'elasticità, a causa dei legami che formano con le molecole di collageno.
Tratto da: http://www.cibo360.it/alimentazione/chimica/trasf_nutrienti/fermentazioni.htm


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AMAZZONIA va....ARROSTO
Con un rapporto scandalo, un video blog e un reportage fotografico, Greenpeace denuncia la diretta relazione tra l'espansione dell'allevamento bovino e il dilagare della distruzione della foresta amazzonica. Il polmone del mondo nello stato del Mato Grosso è la regione con il più alto tasso di deforestazione. Il 79,5% delle aree recentemente deforestate in Amazzonia è stato destinato al pascolo.
http://www.greenpeace.org/italy/news/amazzonia-bovini

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L'FDA (Food and Drug Administration) ha annunciato che la carne e il latte clonati potrebbero essere venduti ai consumatori senza che ve ne sia indicazione sull'etichetta, è questa, in breve, la più importante notizia della settimana in fatto di salute.
Ora, gli allevamenti industriali, che operano già con una inquietante mancanza di atteggiamento etico o di compassione verso gli animali, diventeranno presto fabbriche di cloni pronte a sfornare bestiame dall'identico patrimonio genetico, da spremere nelle macchine dell'AMR (Advanced Meat Recovery) per ottenere prodotti conservati a base di carne dall'identico patrimonio genetico e destinati a consumatori creduloni geneticamente compromessi, che non hanno alcuna idea di cosa implichi (o cosa ci sia sotto) la definizione data dal Dipartimento dell'Agricoltura americano del termine "carne".

Tutti i proprietari di allevamenti dovrebbero sperare che nessuno si avvicini furtivamente alle fabbriche di cloni e non inietti un gene ribelle nel patrimonio genetico originale, oppure un giorno tutte le mucche si potrebbero ribellare e sferrare l'Attacco dei Cloni.
Non esiste nulla di più spaventoso di un toro inferocito di 400 kg con una spada laser !

Studi sui farmaci antidepressivi selettivamente censurati da Big Pharma
Sul fronte della "medicina basata sulle prove" questa settimana (e qui partono le risate di sottofondo), uno studio condotto dalla Health & Science University dell'Oregon ha svelato che le industrie farmaceutiche censurano abitualmente gli studi che dimostrano la non efficacia degli antidepressivi, mentre incentivano la rapida pubblicazione di studi che mostrano risultati positivi. La conseguenza ?
Una selezione scientifica che è chiaramente pianificata per far sembrare efficaci inutili medicine, nascondendo le prove della loro inefficacia..
Ciò che questo studio rivela è che, ancora una volta, l'intero sistema della "medicina basata sulle prove" è un'enorme truffa organizzata e che la FDA continua a cospirare assieme alle aziende farmaceutiche per fuorviare i consumatori americani e promuovere, sulla base di una scienza fraudolenta, medicinali non solo inutili, ma anche dannosi. Quello che queste aziende stanno facendo con i test clinici è paragonabile ad andare a Las Vegas e poter scommettere a poker DOPO che le carte siano state distribuite e scoperte !
È possibile fare soldi barando a questo modo ? Certo che sì. È proprio quello che fa la Big Pharma.

Questo sistema assolutamente fraudolento di selezione degli studi da pubblicare (o da occultare) a seconda del loro esito sembra rendere del tutto inutili i test clinici, non vi pare ?
Perché mai le industrie farmaceutiche non saltano direttamente l'intero processo di conduzione di questi falsi test scientifici, dando per buona qualunque fantasia abbiano comunque deciso di rifilare al pubblico ? Alla fine, non ci sarebbe molta differenza rispetto a quanto sta già succedendo, a parte un notevole risparmio di tempo e denaro.
In questo modo, le aziende farmaceutiche potrebbero ridurre notevolmente il tempo necessario a introdurre sul mercato nuovi medicinali pericolosi e i consumatori, abbastanza stupidi da prendere queste medicine, avrebbero un accesso più veloce a tali prodotti che li ucciderebbero prima, rendendo inoltre le nostre vie e autostrade più sicure, grazie alla riduzione del numero dei "conducenti debilitati dai farmaci".....

Credo che tutte le persone che chiedono insistentemente all'FDA di ottenere dalla Big Pharma i farmaci "sperimentali" per la cura del cancro dovrebbero vincere collettivamente il Darwin Award dell'anno. Il pool genetico umano può certamente fare a meno di gente che sceglie di commettere un suicidio chimico. In un certo qual modo la questione funziona in maniera automatica, dal momento che coloro che prendono farmaci ottengono danni al DNA che vengono trasmessi alla loro prole, la quale sarà contrassegnata sempre più dalla sterilità. (Desiderio di fertilità? Iniziate a mangiar crudo.
L'indice della motilità spermatica di un partner avvezzo alla degustazione di crudità è tale da far sentire in imbarazzo un cavallo selvatico.)

Titolo originale: "Week in Review: Cloned Meat, Scientific Fraud and Mandatory Organ Harvesting from (Nearly) Dead Patients"
Fonte: http://www.naturalnews.com - 18.01.2008
Traduzione per comedonchisciotte.org a cura di Aglaia Kochelokhov

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Mangiare troppa carne da bambine anticipa l'arrivo della pubertà - 13 luglio 2010
Un certo tipo di alimentazione durante l'infanzia provocherebbe un'anticipazione della pubertà nelle ragazze. A sostenerlo uno studio inglese pubblicato sulla rivista Public Health Nutrition, secondo il quale le bambine che mangiano troppa carne rischiano una pubertà anticipata. Gli studiosi sono partiti dalla constatazione che negli ultimi decenni del ventesimo secolo l'età media del primo ciclo mestruale si è abbassata drammaticamente per raggiungere solo negli ultimi anni una relativa stabilità. Negli ultimi cinquant'anni l'età media è passata dai 14 agli 11 anni.
I ricercatori stanno ipotizzando, ora, un possibile ruolo dell'alimentazione. Analizzando le abitudini alimentari di oltre 3mila dodicenni, gli studiosi hanno confrontato la dieta seguita a 3, 7 e 10 anni dalle singole bambine, e hanno rilevato che il consumo di carne all'età di 3 anni e a 7 anni è risultato fortemente collegato a cicli anticipati.
A quanto pare, le bambine che a 7 anni hanno mangiato più spesso carne, ossia 12 porzioni a settimana, hanno il 75 per cento di possibilità in più di avere già il menarca a 12 anni rispetto alle coetanee che hanno consumato meno carne durante l'infanzia. Le ragazzine con qualche chilo di troppo, inoltre, tendono a svilupparsi prima delle altre.
Negli ultimi anni sono stati condotti molti studi e sono state fatte molte ipotesi volte a dare una spiegazione alla pubertà anticipata. Sembra che a determinarla concorrano diversi fattori, tanto ambientali, quanto alimentari. Gli esperti, tuttavia, rassicurano affermando che se l'anticipo puberale è lieve non c'è motivo di preoccuparsi. Altra cosa se questo avviene, ad esempio, sotto i 7 e gli 8 anni.
Tratto da: magazine.exite.it


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Europa: carne clonata = un novel food - (19/01/2007)
I funzionari dei 27 stati membri dell'Unione Europea (UE) hanno recentemente deciso che il latte e la carne provenienti da animali clonati, o dalla loro progenie, se qualcuno presentasse una richiesta di commercializzarli, dovrebbero essere considerati alla stregua dei "novel food" (Regolamento 258/97). Non ci saranno dunque delle misure speciali per coprire, a livello legislativo, i prodotti alimentari provenienti da animali clonati, nella UE.

Questi sono i termini dell'accordo sancito dagli Stati Membri a seguito delle recenti novità sulla prole della mucca clonata che era stata allevata nel Regno Unito. Infatti, alcuni colloqui urgenti erano stati tenuti dal gruppo di lavoro sui "novel food" della FSA britannica (Advisory Committee on Novel Foods and Processes, ACNFP) a causa della scoperta della nascita di discendenti di una mucca clonata in una fattoria britannica. Le notizie sulla mucca britannica, di nome Dundee Paradise, erano giunte meno di due settimane dopo che le autorità statunitensi segnalassero di voler approvare il latte e la carne da animali clonati per il consumo umano.  

Le associazione europee agricole e delle industrie lattiero-casearie hanno reagito prudentemente alla prospettiva di alimenti clonati. A questo proposito l'Unione Nazionale degli Agricoltori (NFU) del Regno Unito ha sottolineato che, nonostante non ci siano ragioni per sospettare rischi associati a questi prodotti alimentari, bisogna comunque tenere conto dell'opinione del pubblico sulla questione. D'altra parte, ci sono le pressioni di chi è a favore, sostenendo che la clonazione animale possa un giorno essere usata per allevare una nuova generazione di mucche resistenti alle malattie, in grado di rendere la produzione alimentare più efficiente e magari di produrre maggiori quantità di latte. Tuttavia, non è ancora stato provato che i consumatori siano già pronti per accettare questi prodotti.

** I prodotti alimentari da animali clonati rappresentano una novità in campo alimentare, e come tutte le novità devono essere valutati attentamente per garantirne la sicurezza nel consumo. Da una parte, l'utilizzo della normativa "novel food" permette alle autorità di muoversi rapidamente; dall'altra, lo schema valutativo potrebbe non essere del tutto adeguato. Non sono noti rischi specificamente associati alla carne o al latte da animali clonati, anche se gli animali clonati differiscono, in parte, dai loro progenitori.
Data la probabile reazione avversa del pubblico, le aziende dovrebbero usare molta attenzione nell'investire in questa tecnologia nelle produzioni zootecniche. In generale, è probabile che una valutazione abbia esito positivo, anche se una forma di etichettatura dovrebbe essere richiesta.
Tratto da: http://www.sicurezzadeglialimenti.it/notizia01807.htm


L'F.D.A. (USA) ha TENUTO NASCOSTE le PROVE della PERICOLOSITÀ dei CIBI TRANSGENICI
L'FDA (Food and Drug Administration) ha annunciato che la carne e il latte clonati potrebbero essere venduti ai consumatori senza che ve ne sia indicazione sull'etichetta, è questa, in breve, la più importante notizia della settimana in fatto di salute.

Ora, gli allevamenti industriali, che operano già con una inquietante mancanza di atteggiamento etico o di compassione verso gli animali, diventeranno presto fabbriche di cloni pronte a sfornare bestiame dall'identico patrimonio genetico, da spremere nelle macchine dell'AMR (Advanced Meat Recovery) per ottenere prodotti conservati a base di carne dall'identico patrimonio genetico e destinati a consumatori creduloni geneticamente compromessi, che non hanno alcuna idea di cosa implichi (o cosa ci sia sotto) la definizione data dal Dipartimento dell'Agricoltura americano del termine "carne".
Tutti i proprietari di allevamenti dovrebbero sperare che nessuno si avvicini furtivamente alle fabbriche di cloni e non inietti un gene ribelle nel patrimonio genetico originale, oppure un giorno tutte le mucche si potrebbero ribellare e sferrare l'Attacco dei Cloni.
Non esiste nulla di più spaventoso di un toro inferocito di 400 kg con una spada laser !

Commento NdR: per il "dio denaro" NON sanno piu' come fare; sconvolgere gli alimenti naturali per crearne di nuovi, senza sapere le conseguenze che possono produrre e' solamente un atteggiamento criminale !

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Da LANCET: PER L'AMBIENTE e la SALUTE, OCCORRE PIU’ che DIMEZZARE il CONSUMO di CARNE
24 settembre 2007
Nel numero del 13 settembre della rivista scientifica internazionale "The  Lancet", l'articolo "Cibo, allevamenti, energia, cambiamenti climatici e salute" mostra quanto questi aspetti siano correlati tra loro e quanto sia urgente una diminuzione drastica del consumo di carne per evitare il disastro ambientale. E la responsabilit, sottolineano,  di tutti.

Nell'abstract, gli autori - scienziati di varie universita’ in Australia, Gran Bretagna e Cile - spiegano che il cibo fornisce energia e nutrimento, ma anche per produrlo occorre spendere energia e la quantita’ di energia spesa per unita’ di energia ottenuta dal cibo  in continuo aumento. In alcuni paesi l'energia totale spesa per la produzione di cibo  molto superiore a quella ottenuta dal cibo stesso, il che non  ormai piu’ sostenibile.

Nel mondo, le attivita’ agricole, in special modo l'allevamento del bestiame, sono responsabili per circa un quinto del totale delle emissioni di gas serra, che contribuiscono al cambiamento climatico. Questo equivale al carico dell'industria, ed  maggiore di quello causato globalmente dai trasporti.

La proposta degli autori  quella di una strategia di contrazione dei consumi e convergenza verso un livello di consumo sostenibile. L'attuale media globale dei consumi di carne  di 100 grammi al giorno per persona, ma con molte differenze (anche di 10 volte) tra le varie regioni del mondo

L'unica soluzione  dunque quella di ridurre il consumo di prodotti animali da parte dei paesi pi ricchi, e fissare una soglia da non superare per i paesi in via di sviluppo, in modo che tutti i paesi convergano verso lo stesso livello di consumo, molto pi basso di quello attuale dei paesi ricchi: non piu’ di 90 grammi di carne al giorno pro-capite.

Consumi giornalieri di carne pro-capite in grammi
Africa - 31
Asia meridionale e orientale - 112
Asia occidendale (compreso il medio oriente) - 54
America Latina - 147
Paesi in via di sviluppo (media) - 47
Paesi sviluppati (media) - 224
Totale - 101

Per arrivare a 90 grammi, nei paesi industrializzati come l'Italia, occorre dunque pi che dimezzare il consumo di carne, per la precisione arrivare a un consumo che sia del 40% rispetto all'attuale.

La conclusione degli scienziati, con la quale il NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione - non puo’ che essere d'accordo, e che far il possibile per diffondere e sostenere,  che il problema del cambiamento climatico richiede risposte forte e radicali. Come sostengono gli autori dell'articolo, all'obiezione secondo cui la diminuzione dei consumi e la convergenza verso un livello comune non potra’ funzionare perche’ la gente ama mangiare carne, si deve rispondere con l'urgenza e la necessita’ estrema di un cambiamento per fermare un problema ben piu’ serio delle preferenze alimentari delle persone.
Le persone piu’ informate, nei paesi ricchi, specie in Gran Bretagna, stanno gia’ dimostrando di voler ridurre il consumo di cibi animali, a quanto sembra soprattutto per prevenire il rischio di malattie cardiovascolari.
Naturalmente, aggiungono gli esperti del NEIC, maggiore sara’ la contrazione dei consumi di alimenti animali, maggiore sara’ il benessere che si puo’ raggiungere da ogni punto di vista: impatto sull'ambiente, consumo di risorse ed energia, salute, benessere degli animali.
Tratto da: NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
 www.nutritionecology.org - info@nutritionecology.org


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Dati Istat: si muore di malattie cardiache e tumori - 14/12/2007
Principali cause di morte in Italia prevenibili con alimentazione a base vegetale. Secondo l'Annuario statistico italiano 2007 dell'Istat, le maggiori cause di morte in Italia sono le malattie cardiache e i tumori.
I dati sono riferiti al 2002, ultimo anno disponibile per i dati definitivi sull'argomento.

Si muore soprattutto per le malattie cardiovascolari: il 42% dei decessi in Italia nell'anno 2002 ha avuto questa causa. Si tratta mediamente di 415 decessi su 100 mila abitanti (382 su 100.000 per i maschi e 446 su 100.000 per le femmine).

Al secondo posto ci sono i tumori, con il 29,2% per cento del totale dei decessi, con valori per 100 mila abitanti pari a 337,5 per i maschi e 236,3 per le femmine.

Solo questi due fattori, dunque, sono la causa di quasi tre quarti delle morti che avvengono in Italia ogni anno (il 71,2%, per le precisione).

Eppure, sono anche i fattori piu' facilmente prevenibili con uno stile di vita corretto, la cui componente principale e' una corretta alimentazione. Per quanto riguarda le malattie cardiache, esse sono spesso addirittura curabili, non solo prevenibili.

L'alimentazione ottimale per prevenire queste malattie (ma anche molte altre) e' quella a base vegetale. Le linee guida del World Cancer Institute (l'Istituo Mondiale per gli studi sul Cancro) raccomandano testualmente di "prediligere diete basate su alimenti vegetali e comprendenti un'ampia varietà di verdura, frutta, legumi e carboidrati poco raffinati e, se si consuma carne rossa, di non consumarne più di 80 g al giorno".

Da notare il "se": il cibo su cui basare la nostra alimentazione e' quello vegetale, il consumo di carne e' "facoltativo", ma se c'e' non deve superare un certo limite. Questo limite MASSIMO e' fissato a 80 g al giorno, il che significa 30 kg l'anno. In realta' in Italia si consumano pro capite 92 kg di carne l'anno (62 di carne rossa, 30 di altre carni), quindi oltre il triplo del limite massimo consigliato!

E' chiaro dunque che una modifica delle abitudini alimentari verso una drastica diminuzione del consumo di alimenti animali e un drastico aumento di cereali, legumi, verdura e frutta e' l'unica strada che puo' salvarci dalle "malattie del benessere".

Lo stesso si verifica, in misura ancora maggiore, per le malattie cardiovascolari, che possono anche essere curate attraverso l'alimentazione.
Negli USA vi e' piu' di un esempio di progetti di successo basati su questo, che salvano la vita a moltissime persone.

Il dr. Dean Ornish, un giovane cardiologo specializzatosi a Harvard, ha condotto uno studio clinico su pazienti affetti da cardiopatia coronarica. Somministrando ai pazienti una dieta vegetariana molto semplice, a base di cibi non raffinati, con un apporto di grassi ridottissimo, abbinata ad esercizio fisico, a tecniche di gestione dello stress ed alla partecipazione a gruppi di supporto, e' riuscito a dimostrare che "la maggioranza delle lesioni arteriosclerotiche potevano realisticamente regredire, a prescindere dall'età del paziente". Ora il suo programma alimentare e' molto seguito.


Più recentemente, il dr. Hans Diehl, un epidemiologo attivo nel campo delle malattie legate allo stile di vita, ha dimostrato che, se adeguatamente istruite, le persone sono in grado di modificare il proprio stile di vita. Il suo programma Coronary Health Improvement Project (CHIP-Progetto per il Miglioramento della Salute delle Coronarie), prevede l'arruolamento di 100-500 soggetti ad elevato rischio cardiovascolare (più rispettivi consorti) ed il loro inserimento in un ciclo di seminari formativi, per un totale di 40 ore, incentrato soprattutto sull'importanza dei fattori dietetici nello sviluppo e nella regressione di arteriosclerosi, diabete, ipertensione, nonché di tutta una serie di malattie gastrointestinali . Questo programma, viene oggi condotto presso molte comunità ed enti di Stati Uniti e Canada, a dimostrazione del fatto che istruire i pazienti a migliorare la propria salute puntando alla correzione delle cause della malattia e non al trattamento dei sintomi, è un obiettivo valido oltre che il modo più corretto di agire.

La prevenzione di queste malattie, anziche' la loro cura, consente enormi risparmi in tutti i campi: nel campo sanitario, perche' curare i pazienti (con scarse possibilita' di guarigione reale) ha costi enormi per tutta la collettivita', ed inoltre va aggiunta la spesa per la ricerca medica. Consente inoltre il risparmio di tante vite animali, negli allevamenti intensivi e macelli prima, e nei laboratori di vivisezione dopo. Quanti animali vengono fatti soffrire e morire inutilmente nei laboratori, usati come "modello" mai funzionante per mimare le malattie cardiache umane e i tumori? Oltre 330.000 ogni anno, solo in Italia!

Lo Stato deve fare la sua parte: il mantenimento dello stato di salute deve avvenire attraverso seri e responsabili interventi di medicina preventiva, informando le persone, e non attraverso un sistema che "aggiusti quel che si rompe", a carico della collettivita' e delle vite di animali innocenti. Ma e' anche necessario che le persone si assumano la responsabilità della propria salute, cambiando il proprio stile di vita, in primis la propria alimentazione.

Ci sono cosi' tanti motivi per farlo, egoistici ed altruistici: egoisticamente, per la nostra salute. Altruisticamente, per gli animali (negli allevamenti e nei laboratori di vivisezione) e per responsabilita' sociale (evitare alla collettivita' le enormi spese per la cura e la ricerca di malattie che si possono prevenire).

Che aspetti ? Sii responsabile, diminuisci il piu' possibile il tuo consumo di alimenti animali (carne di tutti i tipi, pesce, latte e latticini, uova) o, ancora meglio, diventa vegetariano o vegano !

Tratto da: http://www.agireora.org:80/info/news_dett.php?id=384

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Le PROTEINE ANIMALI FANNO INGRASSARE  - ALlCONTRARIO di QUELLE VEGETALI  - 27 agosto 2011
Sulla rivista scientifica internazionale Journal of the American Dietetic Association è appena stato pubblicato (agosto 2011) un articolo che indaga la relazione tra l'assunzione di proteine vegetali e animali e l'obesità ("Longitudinal Association between Animal and Vegetable Protein Intake and Obesity among Men in the United States: The Chicago Western Electric Study.").

Lo studio è stato effettuato perché, come affermano i ricercatori, "i dati finora disponibili sulla correlazione tra peso corporeo e assunzione di proteine non sono consistenti, e ben poco si sa della relazione nel lungo termine tra obesità e assunzione di proteine". La ricerca pubblicata si focalizza dunque proprio su questo: assunzione di proteine e obesità, facendo però la distinzione tra proteine animali e vegetali e comparandone l'effetto.
I ricercatori hanno concluso che le proteine animali e quelle vegetali esercitano effetti opposti sullo sviluppo dell'obesità nel lungo termine: elevati consumi di proteine animali favoriscono l'obesità ed al contrario, elevati consumi di proteine vegetali risultano protettivi nei confronti dello sviluppo di obesità.
I dati utilizzati a questo fine sono stati quelli del "Chicago Western Electric Study", che ha investigato un gruppo di 1730 persone (uomini di età compresa tra i 40 e 55 anni) tra il 1958 e il 1966. Queste persone sono dunque state seguite per 7 anni: sono stati annualmente registrati la loro alimentazione, la loro altezza e peso e altre informazioni.

Sulla base di tali informazioni, sono state utilizzate delle equazioni per stimare la relazione tra la quantità di proteine totali assunte e la probabilità di risultate sovrappeso o obesi al successivo esame annuale.
Lo stesso calcolo è stato fatto considerando separatamente le proteine animali e quelle vegetali, per verificare se vi fosse una maggior correlazione tra proteine animali-sovrappeso, oppure proteine vegetali-sovrappeso.
I calcoli effettuati sono stati, come sempre avviene in questi casi, adattati per tener conto dei potenziali "fattori confondenti", come età, fumo di sigaretta, consumo di alcool, di calorie, di carboidrati e di grassi saturi, ed è anche stata presa in considerazione l'eventuale presenza di diabete o di altre malattie croniche.
Il risultato ottenuto ha mostrato chiaramente, in termini numerici, che esiste una correlazione statisticamente significativa tra consumo di proteine animali e obesità: chi consumava una quantità maggiore di proteine animali aveva una probabilità di diventare obeso maggiore di 4,6 volte rispetto a chi ne consumava le quantità più basse.
L'altro dato importante emerso è che, al contrario, chi consumava maggiori quantità di proteine vegetali aveva un rischio minore di risultare obeso, rispetto a chi ne consumava le quantità più basse, e precisamente il rischio viene dimezzato.
Dichiara la dottoressa Luciana Baroni, presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana:
"Questi risultati confermano l'inutilità delle diete dimagranti iperproteiche basate sul consumo di carne e pesce, la cui pericolosità per la salute è già stata oggetto di studio".
Inoltre, la ricerca in oggetto completa i dati emersi dallo studio di popolazione Epic-Oxford, che nel 2003 già avevano correlato l'indice di massa corporea (BMI, che misura appunto il grado di sovrappeso) con elevate assunzioni di proteine e ridotte assunzioni di fibre. Lo studio aveva dimostrato che l'indice di massa corporea negli onnivori era significativamente più alto rispetto a quello dei vegan (la cui alimentazione è composta da ingredienti 100% vegetali) e che questa differenza era in piccolissima parte (5%) dovuta alle differenze nello stile di vita e nell'attività fisica, mentre per la gran parte (circa il 50%) era dovuta al differente introito di proteine e di fibra: maggiori quantità di proteine e minori quantità di fibra portano a un BMI maggiore, quindi a maggior rischio di sovrappeso-obesità.

Vengono inoltre confermati i risultati favorevoli ottenuti sul peso corporeo in chi adotta una dieta vegana, ben documentati in letteratura scientifica (Barnard ND et al, Am J Med 2005; 118:991-7; Turner-McGrievy GM et al, Obesity 2007 Sep;15(9):2276- 81); con un'alimentazione di questo genere, non è necessario limitare le quantità di cibo assunto, per ottenere una diminuzione del peso.

Conclude la dottoressa Baroni: "E' importante sottolineare che il sovrappeso-obesità non è un mero fattore estetico. Chi è in sovrappeso, rischia dai 10 ai 20 anni di vita, una vita che comunque sarà costellata da gravi malattie, come le malattie vascolari, i tumori, il diabete, l'ipertensione e le invalidanti malattie da sovraccarico dell'apparato locomotore. L'obesità è stata definita la seconda causa di morte evitabile, dopo il fumo."

Il consiglio per tutti, dunque, è quello di diminuire drasticamente il consumo di alimenti animali (carne, pesce, uova, latte e latticini) a favore di alimenti vegetali, con i quali si possono preparare i più gustosi piatti della nostra tradizione, per avvicinarsi quanto più possibile a un'alimentazione 100% vegetale.
I consigli su come impostare la nostra alimentazione in modo da ottenere i migliori effetti per la salute e la forma fisica, si trovano sul sito della VegPyramid, la piramide alimentare a base vegetale - www.VegPyramid.info

Fonti:
Bujnowski D, Xun P, Daviglus ML, Van Horn L, He K, Stamler J., Longitudinal Association between Animal and Vegetable Protein Intake and Obesity among Men in the United States: The Chicago Western Electric Study, J Am Diet Assoc. 2011 Aug;111(8):1150-1155.e1.
Spencer EA, Appleby PN, Davey GK, Key TJ., Diet and body mass index in 38000 EPIC-Oxford meat-eaters, fish-eaters, vegetarians and vegans, Int J Obes Relat Metab Disord. 2003 Jun;27(6):728-34.
Comunicazione a cura di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV

Commento
NdR: quindi meglio divenire od essere vegetariani con cognizione di causa !
vedi: Consigli Alimentari  +  Crudismo  + Vegetarianesimo  +  Vegetariani 1  +  Vegetariani 2 +  Germogli + Carne ai farmaci + Carne vegetale + Carne e Cancro + Allevamenti intensivi