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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


Le meraviglie delle API
Le API boicottano i campi coltivati con OGM e MUOIONO con i pesticidi
 

Le meraviglie delle Api   
vedi: API, Cellulari ed ELETTROSMOG  +  La piaga dei Coleotteri

Il miele è un alimento che le api producono partendo dal nettare delle piante da fiori (le “angiosperme”) o dalla linfa degli alberi che alcuni afidi - trattenendo l’azoto ed espellendo il liquido in eccesso molto zuccherino - trasformano in melata.
Le api raccolgono la melata, elaborandola con sostanze proprie e deponendola nei favi sotto forma di miele.
La produzione di questa dolcissima sostanza comincia già durante il volo di ritorno all’alveare nel gozzo dell’operaia, ove l’invertasi, un enzima avente la capacità di scindere il saccarosio in glucosio e fruttosio, si aggiunge al nettare.
All’interno degli alveari il miele viene disidratato per evaporazione dell’acqua e, quando è maturo, esso è immagazzinato in altre cellette, che una volta piene, vengono sigillate (o, come si suol dire, opercolate). Frequenti sono gli scambi fra le api che consentono durante la maturazione un arricchimento di enzimi derivati da secrezioni ghiandolari.

Il cibo degli Dei
L’uso del miele (dall’antico Ittita melit) affonda le sue radici nei tempi più remoti: i reperti delle prime arnie risalgono a ben 6.000 anni a.C. e per millenni il miele è stato l’unico alimento zuccherino concentrato disponibile per l’uomo.

Intorno al 4.000 a.C., nell’antico Egitto gli apicoltori si spostavano lungo il Nilo seguendo con le proprie arnie la fioritura delle piante. Nelle tombe egizie sono stati rinvenuti vasetti ermeticamente chiusi, colmi di miele perfettamente conservato, con cui la medicina dell’epoca curava disturbi digestivi ed inoltre creava unguenti per curare piaghe e ferite.

Dei popoli mesopotamici, i Sumeri se ne servivano in cosmetica per creare creme con argilla, acqua e olio di cedro, mentre i Babilonesi lo usavano in cucina impastandolo con farina, sesamo, datteri preparando gustose quanto energetiche focaccine, basilari nella loro alimentazione.
Quanto l’apicoltura fosse importante nell’economia agricola di questo popolo è attestato dagli articoli presenti nel Codice di Hammurabi (1728 – 1686 a.C.) con i quali si tutelavano gli apicoltori dal furto di miele dalle arnie.

Nella medicina ayurvedica già tremila anni fa erano indicati i vari tipi di miele e i loro usi curativi (purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, stomachico e cicatrizzante).

Presso i Greci era considerato “il cibo degli Dei” e dunque rivestiva grande importanza nelle offerte votive. Omero descrive la raccolta del miele selvatico. Pitagora lo raccomanda come alimento per una lunga vita.
Né minore importanza ebbe il miele preso i Romani che ne facevano largo uso per produrre idromele, birra e per preparare salse agrodolci. Inoltre, i Romani già ne conoscevano le qualità di conservante alimentare e lo importavano massivamente da Cipro, da Creta, dalla Spagna e da Malta (l’antica Meilat, la terra del miele). Anche Virgilio ne attesta l’indiscutibile importanza nel IV libro delle Georgiche, erigendo un monumento di poesia alla coltura delle api.

Valori nutritivi
I componenti principali del miele sono l’acqua, zuccheri come il fruttosio (C6H12O6), il glucosio (C6H12O6), maltosio, proteine, sali minerali, sostanze come acidi organici, pigmenti come il carotene, la clorofilla e i derivati dalla stessa, aromi dei fiori come esteri, aldeidi, alcool, tannino, enzimi come invertasi e diastasi, fosfati e vitamine. Il polline può essere presente solo come componente accidentale.

Il miele, di per sé facilmente assimilabile, è caratterizzato da elevato valore nutritivo a doppia azione. Il glucosio infatti, entrando direttamente in circolo, permette di disporre di energia di utilizzo immediato; il fruttosio, metabolizzato a livello epatico, è smaltito più lentamente costituendo una ricca riserva energetica con un apporto diluito nel tempo: per essere utilizzato si trasforma infatti prima in glucosio e quindi in glicogeno, il carburante dei nostri muscoli: cento grammi di miele forniscono ben 320 calorie. Altrettanto elevato è il potere dolcificante, più alto di quello del saccarosio, con un piccolo risparmio calorico a livello dietetico.
Si tenga ben presente tuttavia che esso non è un alimento completo per carenza di vitamine e di protidi.

Gli zuccheri sono presenti in quantità variabili, dal 70% circa nei mieli di melata, per avvicinarsi quasi al 100% in qualche miele di nettare. Quasi sempre il fruttosio è lo zucchero presente in quantità più notevole. Dal rapporto fra glucosio e fruttosio, cioè dalla composizione nonché dalla temperatura, massima intorno ai 14°, dipende il processo di cristallizzazione: più alto è il contenuto di glucosio più essa sarà rapida; le basse temperature la inibiscono. Il miele è infatti una soluzione sovrassatura e quindi il tempo di cristallizzazione varia in ragione inversamente proporzionale alla concentrazione degli zuccheri: sono necessarie poche settimane o avviene nei favi dell’alveare per il miele di colza, di tarassaco e di edera, molto ricchi di glucosio, occorre anche più di un anno per il miele di acacia, di melata, di castagno, ricchi di fruttosio. I trattamenti termici utilizzati dall’uomo per mantenere il miele allo stato liquido lo privano di molti principi nutritivi; è quindi preferibile l’utilizzo di miele cristallino o cremoso al di fuori del periodo di produzione.

Oggi come ieri l’uso del miele è particolarmente indicato nella dieta dell’infanzia poiché favorisce la mineralizzazione delle ossa, è utile ai costipati, combatte le fermentazioni, è ricostituente ed antianemico, attenua le irritazioni della gola, favorisce la cicatrizzazione delle ferite.

vedi anche :
TIPI di MIELE

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Le Api boicottano le piante OGM

Se lo saranno detto con le sequenze di simboli nascosti nelle danze a mezz'aria ?
Oppure con le emanazioni dei recettori odorosi, che - rivelano studiosi  americani come James Nieh - sono state elaborate con milioni di anni di  sforzi e oggi ricordano in tutto e per tutto i codici cifrati degli agenti
segreti ?
Di certo l'evoluzione non le aveva preparate all'imprevisto fabbricato dai  loro partner da almeno 8 mila anni, gli esseri umani: le api si stanno  scambiando informazioni via via più preoccupate e da un po' di tempo si  consigliano reciprocamente di stare alla larga dai campi geneticamente  modificati che ricoprono superfici in rapida espansione, dalle praterie  della "corn belt" statunitense alle pampas argentine, fino alle pianure  infinite di India, Cina e Australia.
Gli studiosi se ne sono accorti quando  hanno deciso di osservare che cosa succede attorno a una pianta che non  esiste in natura, ma è una fortunata manipolazione che genera fiumi di dollari.
vedi:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=25&ID_sezione=243&sezione=News

In un'altro studio al contrario si e' dimostrato che e' POSSIBILE che polline Transgenico (OGM) sia prelevato dalle api le quali potrebbero impollinare le piante selvatiche o di coltivazione NON OGM distanti anche chilometri.
Lo afferma una ricerca pubblicata su Pnas, condotta dal Cnetro Internazionale di fisiologia ed ecologia deglki Insetti di nairobi, assieme all'Istituto francese di ricerca per lo sviluppo. lo studio e' stato realizzato in vista della pianificata introduzione di fagiolini OGM, resistenti agli insetti, in zone dell'Africa dov'e' diffusa la varieta' selvatica.
I ricercatori hanno seguito gli spostamenti dell'Xylocopa flavorufa, una specie di grossa ape di colore nero-violaceo con il radiotracking, tecnica impiegata per la prima volta sugli insetti impollinatori. Grazie alla precisa mappatura dei voli, i ricercatori hanno scoperto che l'insetto visita fiori di piante sia coltivate che spontanee in un raggio di 6 Km dall'alveare. Cio' significa che il polline transgenico, a bordo delle api, viaggerebbe su lunghe distanze, vanificando i tentativi di isolare le colture OGM !

Giorgio Celli: "La natura si ribella alle follie della scienza"
Professor Giorgio Celli, sembra che la natura cominci a ribellarsi agli OGM.
E' così ?
"Il fenomeno segnalato in Canada è ancora tutto da approfondire, ma sono  molto preoccupato: sono sempre stato contro gli OGM e credo siano solo un  danno alla natura. La strategia con cui si ottengono organismi con  caratteristiche che prima non possedevano dovrebbe essere messa sotto  stretto controllo. Abbiamo sequenziato il Dna dell'uomo e dell'ape, ma non  abbiamo capito le interazioni tra i nucleotidi. Non sappiamo ancora come  interagiscono. Al momento, se inseriamo un pezzo di Dna tra due vegetali o  animali, i risultati sono imprevedibili".

vedi:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=112&ID_sezione=76&sezione=Ambiente

Api e OGM
Della moria di
api che sta investendo gli USA, la Germania e il Brasile non  si parla piu' molto, come se l'emergenza fosse rientrata, anche se non e'  affatto cosi'.
Anche in Italia, di recente, si e' osservato uno strano comportamento di api  e vespe, che sono state viste nel milanese muoversi in grossi sciami come  "impazziti".
Sulle possibili cause del CCD (Colony Collapse Disorder), che ha fatto  sparire fino al 90% delle api operaie sulla costa ovest degli Stati Uniti,  ci sono varie teorie: c'e' chi da' la colpa alle emissioni dovute ai  ripetitori per telefonia mobile, chi ad alcuni pestidici che si sarebbero  rivelati particolarmente pericolosi per le api, chi agli OGM.
E' anche quest'ultima possibilita' e' stata presa recentemente in seria considerazione, fatto che finora si era dato meno credito che ad altri fattori,  non capendo quale relazione potesse esserci tra una simile scomparsa di massa e l'impollinazione da piante geneticamente modificate.
vedi:  http://isoladeilotofagi.wordpress.com/2007/05/04/api-e-ogm/  +  OGM dott. Nacci

I
n un anno in Italia il numero delle api si è dimezzato ! E se sono giusti i dati, che parlano di un apporto economico delle attività delle api di circa 1.600 milioni di Euro all’anno (pari a 1.240 Euro per alveare), non c’è da stare allegri.
Milione più, milione meno, in Italia ci sono 50 miliardi di api in oltre 1 milione di alveari; la produzione è stata attorno alle 10.000 tonnellate grazie al lavoro di 7.500 apicoltori professionisti e molti hobbisti. Come ci allerta la Coldiretti, a rischio sono diverse varietà di frutta e verdura e perfino la carne.
In Europa si valuta una perdita tra il 30 ed il 50%, mentre negli Stati Uniti si arriva fino ad un 60-70%. Questo disastro è stato definito Ccd (Colony collapse disorder) e viene attribuito in varia misura all’inquinamento da fitofarmaci, a infezioni e della varroa fino agli effetti elettromagnetici ed alle variazioni di clima. Il che significa che non sappiamo come intervenire !
vedi: Metodo Angel Ariel (API 45 SOLUTION) come ricostituente e come cura per le api.

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Troppi fitofarmaci nel piatto degli italiani:
Le mele e l'uva sono le regine dei frutti più contaminati. C'è una maggiore attenzione nei controlli (13% in più rispetto al 2005) e sui principi attivi ricercati, ma c'è chi, come il Molise, conquista la maglia nera registrando una assenza totale di analisi nella Regione. E se l'84% delle verdure analizzate risulta regolare e privo di residui chimici, desta forti preoccupazioni il fenomeno della moria delle api a causa della diffusione in agricoltura di alcuni fitofarmaci sistemici. Sono questi, in sintesi, i numeri e le storie contenuti nel dossier Pesticidi nel piatto 2007, l'annuale rapporto di Legambiente, presentato a Roma, sulla presenza di residui chimici sull'ortofrutta, realizzato sulla base dei dati forniti dai laboratori pubblici provinciali e regionali relativi alle analisi condotte nel corso del 2006.

Su 253 campioni di uva analizzati, infatti, ben 117 (pari al 46,2%) risultano contaminati da più di un residuo chimico, 53 rilevano la presenza di un solo residuo (21%) e 3 (1,2) risultano pienamente irregolari, cioè fuori legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi non autorizzati. Solo il 31, 6% sono campioni di uva regolari, senza cioè la presenza di alcun fitofarmaco. Eclatante è poi il caso delle mele, frutto tradizionalmente associato alla salute della persona, di cui solo il 39% risulta essere esente da pesticidi: il 30% dei campioni analizzati presenta più di un principio attivo e addirittura il 3,6% risulta irregolare. Anche il 20% dei prodotti derivati risulta contaminato da uno o più principi attivi: dato significativo se si considera come tra questi compaiano l'olio e il vino, prodotti tipici del made in Italy.

Scorrendo le pagine del rapporto, emerge che la percentuale dei campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli rimane pressoché invariata rispetto allo scorso anno (1,3%), mentre i campioni con più di un residuo diminuiscono leggermente, con un calo stimato dell'1,7 per cento. Salta agli occhi il dato sulle analisi della provincia di Bolzano, località a tradizionale vocazione produttiva di mele, che evidenziano 5 mele di provenienza locale con 5 residui. Anche il Dipartimento provinciale di Roma ha rilevato 5 residui in un campione di mele proveniente da Napoli, mentre l'uva è il genere alimentare che più preoccupa, secondo le analisi condotte in Puglia, con 5 e 6 residui chimici rilevati contemporaneamente. Stesso trend per le analisi condotte in Lombardia.

Il rapporto registra comunque un lento, ma graduale miglioramento, a testimonianza, sottolineano da Legambiente, della maggior attenzione da parte degli operatori agricoli alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più orientati, nelle scelte, ai prodotti provenienti da un'agricoltura di qualità. «Il costante anche se lento miglioramento dei dati - evidenzia Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente - conferma la validità delle nostre battaglie a favore di un'agricoltura di qualità, il più possibile sana, stagionale e legata al territorio».

Sul versante dei controlli (10.493 in tutto), inoltre, il rapporto rileva come a fronte di un aumento del 13% delle analisi sui campioni di prodotti ortofrutticoli e derivati, siano ancora molto esigue le analisi condotte sui prodotti derivati da agricoltura biologica. Nel Belpaese, infatti, si rilevano solo 394 campioni bio analizzati, un dato poco significativo se paragonato agli oltre 10.500 campioni di agricoltura tradizionale.
Il captano è il principio attivo più spesso riscontrato nelle analisi. Seguono, il carbofuran, il chlorpirifos e il cyprodinil. Nella frutta presenti anche il procimidone e la propargite.

I pesticidi sono killer per l'organismo umano: alcuni principi attivi, infatti, presenti nei pesticidi, sono fra le possibili cause dell'endometriosi e dell'infertilità. Non solo. Il rapporto di Legambiente ricorda che la diffusione di alcuni fitofarmaci sistemici in agricoltura sta determinando una significativa moria delle api. Legambiente e l'Unione nazionale associazioni apicoltori italiani hanno scritto ai ministri della Salute Livia Turco e delle Politiche agricole Paolo De Castro perché si attivino per contrastare efficacemente il preoccupante fenomeno. Ricordando che secondo Albert Einstein, «se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita».
Tratto da: Legambiente.it

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PESTE delle API - Dove comincia l'infezione
I ricercatori tedeschi hanno compreso uno dei processi iniziali dell'attacco: i batteri colonizzano l'intestino delle larve e si nutrono del cibo ingerito dall'insetto 
Un gruppo di scienziati tedeschi ha scoperto un nuovo meccanismo di diffusione dell’infezione della più fatale delle malattie delle api, la peste americana (Abf, American foulbrood).
L’Abf è l’unica malattia infettiva che può uccidere intere colonie di api: ogni anno questa terribile infezione è la causa di ingenti perdite economiche tra gli allevatori di api di tutto il mondo e l’unica misura di controllo è distruggere l’alveare infetto.

In un contributo pubblicato su Enviromental Microbiology, Elke Genersch dell'Institute for Bee Research (Berlino, Germania) e colleghi spiegano di aver scoperto come l’Abf si diffonde.
Il batterio Panebacillus larvae, responsabile della malattia, colonizza l’intestino delle larve di ape, moltiplicandosi all’interno e sopravvivendo grazie al cibo ingerito dagli insetti. Quando non arriva più il nutrimento, i batteri invadono gli organi vitali delle larve, uccidendole.
Questa scoperta rappresenta una svolta radicale nel campo delle patologie delle api. Prima, infatti, si riteneva che la sede di proliferazione dei batteri fossero gli organi vitali della larva e non che la moltiplicazione dei batteri avvenisse all’interno dell’apparato digerente.

“Adesso che abbiamo scoperto come si diffonde la malattia, possiamo cominciare a cercare il modo di impedire la propagazione dell’infezione”, sostiene il Professor Genersch. La comprensione delle interazioni degli agenti patogeni è infatti alla base dello sviluppo di effettive misure di cura e controllo delle malattie. (e.r.)
Tratto da: galileonet.it

Commento NdR: Con tutti i fitofarmaci che vengono immessi sulle piante nei campi agricoli trattati con la chimica, questi sono i risultati, il loro sistema immunitario non  e' piu' in grado di resistere ai batteri che tentano di colonizzarle, cosi' come avviene nei bambini vaccinati che sono anch'essi immunodepressi !

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Allarme per le api: insetticidi sotto accusa
Nel nostro Paese la moria è spaventosa. Le api si sono ridotte del 40-50%. E a rischio c'è anche l'alimentazione che dipende, per oltre un terzo, da coltivazioni impollinate proprio di questi insetti

Povere api: è in atto una vera mattanza
E' un allarme mondiale, ma non risparmia l'Italia. Anzi, la Lombardia è una delle regioni, con il Piemonte, più colpite: a fare paura è la moria delle api, dimezzate del 40-50 per cento. Muoiono come mosche anche se la realtà suona come una battuta.
Ma perchè questi preziosi insetti sono falcidiati ? Sotto accusa sono alcuni potenti insetticidi, responsabili della moria. 
A rischio c'è anche l'alimentazione che dipende, per oltre un terzo, da coltivazioni impollinate proprio di questi insetti. "Se le api dovessero davvero estinguersi l'umanità rischierebbe una carestia a livello mondiale", sottolinea, senza mezzi termini, l'etologo Giorgio Celli, docente all'Istituto di Entomologia all'Università di Bologna. 
I danni, comunque, si contano già. L'Unione degli apicoltori italiani (Unaapi) stima una perdita economica per la mancata impollinazione di 250 milioni di euro.
Tratto da: laprovinciadivarese.it

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Moria delle api: uno studio svela le cause, ma di mezzo c'è la Bayer - 20 ottobre 2010
Negli ultimi giorni i media hanno passato la notizia che il grande mistero relativo alla moria di milioni di api, che dalla metà degli anni ’80 si abbatte sugli alveari del mondo occidentale, è stato risolto. Ma la cosa non ci convince, soprattutto quando dietro lo studio in questione si nasconde uno dei più grandi colossi farmaceutici. E infatti, vi sveliamo il retroscena.
Negli ultimi giorni i media hanno passato la notizia che il grande mistero relativo alla moria di milioni di api, che dalla metà degli anni ’80 si abbatte sugli alveari del mondo occidentale, è stato risolto. Ma la cosa non ci convince, soprattutto quando dietro lo studio in questione si nasconde uno dei più grandi colossi farmaceutici. E infatti, vi sveliamo il retroscena.
Il CCD (Colony Collapse Disorder) è un fenomeno che riguarda la sparizione di massa di intere colonie di api, che a quanto pare abbandonano l’alveare senza lasciare traccia.
L’alveare non viene ricolonizzato da altre api, ma lasciato inutilizzato come fosse contagioso. Il termine CCD è stato coniato nel 2006 negli Stati Uniti, che per primi hanno assistito alle morie, ma già intorno agli anni ’90 tutta l’Europa si era trovata a fronteggiare lo stesso problema.
La supposta novità degli ultimi giorni è che un team di entomologi guidati dal dottor Jerry Bromenshenk, della Bee Alert Technology (Università del Montana), e di scienziati militari dell’Army's Edgewood Chemical Biological Center, avrebbero identificato nell’azione sinergica di un virus (il cui vettore sarebbe l’acaro Varroa sp) e di un fungo (Nosema sp) la vera causa del problema. I dettagli si leggono nello studio Iridovirus and Microsporidian Linked to Honey Bee Colony Decline, pubblicato sulla prestigiosa rivista on line PloS One. Il fungo potrebbe provenire dal Sud-Est asiatico, a seguito di immissioni di colonie di api non controllate.

Molti mezzi di informazione affermano che questa scoperta rappresenta un passo importante verso la soluzione di una così grave situazione, eppure qualcosa non ci convince.
Circa due anni fa, in un articolo pubblicato su Terranauta.it abbiamo analizzato la questione della CCD. Già allora si riteneva che sia l’acaro Varroa che le infestazioni fungine fossero le cause ultime del problema. Sebbene non si pensasse ad un’azione combinata dei due fattori, comunque si sapeva che un’alimentazione sbagliata delle api (anche con piante OGM), arnie sovrasfruttate e soprattutto gli antiparassitari poco controllati, provocassero squilibri all’apparato immunitario ed intestinale delle api, rendendole più soggette ad infestazioni di virus e funghi.

Allora perché tutto questo clamore ? Perché molti giornali titolano con frasi che sembrano risolutive, imputando tutta la colpa non tanto ai prodotti usati per 'pompare' le api, quanto agli agenti patogeni che arrivano di conseguenza? Un retroscena, in realtà, esiste.
I pesticidi della Bayer sono stati accusati di aver provocato il disorientamento di milioni di api.
Il dottor Bromenshenk ha ricevuto una cospicua borsa di studio per effettuare questa ricerca dalla Bayer Crop Science.
Proprio lui che fino al 2003 aveva lottato contro la ditta farmaceutica.
I pesticidi della Bayer sono stati accusati di aver provocato il disorientamento di milioni di api a causa dei neonicotinoidi di cui sono composte, delle neurotossine che attaccano il sistema nervoso degli insetti.
La Bayer ha sempre smentito, ma i danni economici che ha subito in seguito alla denuncia sono stati enormi. La Francia ad esempio già nel 1999 aveva bandito i suoi pesticidi, seguita solo negli ultimi anni da Germania, Slovenia e Italia, e questo febbraio da alcuni degli Stati Uniti.
A giugno Greenpeace ha pubblicato un resoconto che additava i pesticidi Bayer come i più pericolosi per l’uomo e l’ambiente (nel resoconto figurano anche compagnie come Monsanto, Syngenta e BASF, ma la Bayer detiene la maggior fetta di mercato). Quindi, quale migliore soluzione per frenare questa ondata di dissensi che non sponsorizzare uno studio che sottolinei l’azione dannosa di virus e funghi più che quella dei pesticidi ?
Pur essendo l’acaro Varroa e il fungo Nosema le cause ultime della moria delle api, resta sempre vero che il loro sistema immunitario è stato compromesso dalle cause prime, ovvero pesticidi e sovrasfruttamento delle arnie.
Proprio Bromenshenk aveva ammesso due anni fa sul Conde Nast Portfolio magazine che i pesticidi erano una delle cause scatenanti il problema. Tra l’altro, i guadagni derivanti da questo studio non avvantaggeranno solo la Bayer.
In un comunicato della Bee Alert Technology si legge che il sistema di rilevamento virus IVDS utilizzato per identificare i due agenti patogeni potrà essere utilizzato gratuitamente dagli apicoltori, ma a breve diventerà uno strumento obbligatorio per arginare l’epidemia, ed il suo utilizzo sarà a pagamento.
Quindi al di là della prova di un legame fra funghi, acari e moria, questo studio appare solo come un tentativo di sviare l’attenzione del grande pubblico. Si potrebbe anche riflettere sul particolare interesse dell’esercito nei confronti degli studi entomologici.
L’EW (Enthomological Warfare, Guerra Entomologica) non è mai stata ufficialmente ammessa, ma ci sono sospetti che diversi paesi ne abbiano fatto uso.
Fonte: ilcambiamento.it – By Rachele Malavasi

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