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Le meraviglie
delle
Api
vedi:
API, Cellulari ed ELETTROSMOG +
La piaga dei
Coleotteri +
Monsanto e danni dei suoi prodotti
Il
miele
è un alimento che le api producono partendo dal
nettare delle piante da fiori (le “angiosperme”)
o dalla linfa degli alberi che alcuni afidi -
trattenendo l’azoto ed espellendo il liquido in
eccesso molto zuccherino - trasformano in
melata.
Le api raccolgono la melata, elaborandola con
sostanze proprie e deponendola nei favi sotto
forma di miele.
La produzione di questa dolcissima sostanza
comincia già durante il volo di ritorno
all’alveare nel gozzo dell’operaia, ove
l’invertasi, un
enzima
avente la capacità di scindere il saccarosio in
glucosio e fruttosio, si aggiunge al nettare.
All’interno degli alveari il miele viene
disidratato per evaporazione dell’acqua e,
quando è maturo, esso è immagazzinato in altre
cellette, che una volta piene, vengono sigillate
(o, come si suol dire, opercolate). Frequenti
sono gli scambi fra le api che consentono
durante la maturazione un arricchimento di
enzimi derivati da secrezioni ghiandolari.
Il cibo degli Dei
L’uso del miele (dall’antico
Ittita melit) affonda le sue radici
nei tempi più remoti: i reperti delle prime
arnie risalgono a ben 6.000 anni a.C. e per
millenni il miele è stato l’unico alimento
zuccherino concentrato disponibile per l’uomo.
Intorno al 4.000 a.C., nell’antico
Egitto gli apicoltori si spostavano lungo il
Nilo seguendo con le proprie arnie la fioritura
delle piante. Nelle tombe egizie sono stati
rinvenuti vasetti ermeticamente chiusi, colmi di
miele perfettamente conservato, con cui la
medicina dell’epoca curava disturbi digestivi ed
inoltre creava unguenti per curare piaghe e
ferite.
Dei popoli mesopotamici, i Sumeri se ne
servivano in cosmetica per creare creme con
argilla, acqua e olio di cedro, mentre i
Babilonesi lo usavano in cucina impastandolo con
farina, sesamo, datteri preparando gustose
quanto energetiche focaccine, basilari nella
loro alimentazione.
Quanto l’apicoltura fosse importante
nell’economia agricola di questo popolo è
attestato dagli articoli presenti nel Codice di
Hammurabi (1728 – 1686 a.C.) con i quali si
tutelavano gli apicoltori dal furto di miele
dalle arnie.
Nella medicina
ayurvedica già tremila anni fa erano
indicati i vari tipi di miele e i loro usi
curativi (purificante, afrodisiaco, dissetante,
vermifugo, antitossico, stomachico e
cicatrizzante).
Presso i Greci era considerato “il cibo degli
Dei” e dunque rivestiva grande importanza nelle
offerte votive. Omero descrive la raccolta del
miele selvatico. Pitagora lo raccomanda come
alimento per una lunga vita.
Né minore importanza ebbe il miele preso i
Romani che ne facevano largo uso per
produrre idromele, birra e per preparare salse
agrodolci. Inoltre, i Romani già ne conoscevano
le qualità di conservante alimentare e lo
importavano massivamente da Cipro, da Creta,
dalla Spagna e da
Malta (l’antica Meilat, la terra del miele).
Anche
Virgilio ne attesta l’indiscutibile
importanza nel IV libro delle Georgiche,
erigendo un monumento di poesia alla coltura
delle api.
Valori nutritivi
I componenti principali del miele sono l’acqua,
zuccheri come il
fruttosio (C6H12O6), il
glucosio (C6H12O6),
maltosio,
proteine, sali minerali, sostanze come acidi
organici,
pigmenti come il
carotene, la
clorofilla e i derivati dalla stessa, aromi
dei fiori come esteri, aldeidi, alcool, tannino,
enzimi come invertasi e diastasi, fosfati e
vitamine. Il
polline può essere presente solo come
componente accidentale.
Il miele, di per sé facilmente assimilabile, è
caratterizzato da elevato valore nutritivo a
doppia azione. Il glucosio infatti, entrando
direttamente in circolo, permette di disporre di
energia di utilizzo immediato; il fruttosio,
metabolizzato a livello epatico, è smaltito più
lentamente costituendo una ricca riserva
energetica con un apporto diluito nel tempo: per
essere utilizzato si trasforma infatti prima in
glucosio e quindi in
glicogeno, il carburante dei nostri muscoli:
cento grammi di miele forniscono ben 320
calorie. Altrettanto elevato è il potere
dolcificante, più alto di quello del saccarosio,
con un piccolo risparmio calorico a livello
dietetico.
Si tenga ben presente tuttavia che esso non è un
alimento completo per carenza di vitamine e di
protidi.
Gli zuccheri sono presenti in quantità
variabili, dal 70% circa nei mieli di melata,
per avvicinarsi quasi al 100% in qualche miele
di nettare. Quasi sempre il fruttosio è lo
zucchero presente in quantità più notevole. Dal
rapporto fra glucosio e fruttosio, cioè dalla
composizione nonché dalla temperatura, massima
intorno ai 14°, dipende il processo di
cristallizzazione: più alto è il contenuto di
glucosio più essa sarà rapida; le basse
temperature la inibiscono. Il miele è infatti
una soluzione sovrassatura e quindi il tempo di
cristallizzazione varia in ragione inversamente
proporzionale alla concentrazione degli
zuccheri: sono necessarie poche settimane o
avviene nei favi dell’alveare per il miele di
colza, di tarassaco e di edera, molto ricchi di
glucosio, occorre anche più di un anno per il
miele di acacia, di melata, di castagno, ricchi
di fruttosio. I trattamenti termici utilizzati
dall’uomo per mantenere il miele allo stato
liquido lo privano di molti principi nutritivi;
è quindi preferibile l’utilizzo di miele
cristallino o cremoso al di fuori del periodo di
produzione.
Oggi come ieri l’uso del miele è particolarmente
indicato nella dieta dell’infanzia poiché
favorisce la mineralizzazione delle ossa, è
utile ai costipati, combatte le fermentazioni, è
ricostituente ed antianemico, attenua le
irritazioni della gola, favorisce la
cicatrizzazione delle ferite.
vedi anche :
TIPI di MIELE
Meno api, meno cibo (RaiNews)
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Meno-api-meno-cibo-1d5e4e70-0a68-4158-86a8-b44ccadd0470.html
I pesticidi che uccidono le api sono un rischio
per i bambini (Wired)
http://www.wired.it/lifestyle/food/2013/12/18/pesticidi-che-uccidono-le-api-sono-un-rischio-per-bambini/
Sos api: Ue conferma stop pesticidi-killer
(Ansa)
http://ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/istituzioni/2013/08/27/Sos-api-Bruxelles-conferma-stop-pesticidi-killer_9205997.html
Scomparsa delle api. Bayer e Syngenta fanno
causa all’Ue che ha limitato l’uso di tre
insetticidi (Ultimora Notizie)
http://ambiente.ultimoranotizie.it/scomparsa-delle-api-bayer-e-syngenta-fanno-causa-allue-che-ha-limitato-luso-di-tre-insetticidi/
La Bayer indagata per gli insetticidi che fanno
strage di api (La Stampa)
http://www.lastampa.it/2011/07/25/cronaca/la-bayer-indagata-per-gli-insetticidiche-fanno-strage-di-api-tUnwe6fIypVRdppLHrUJYN/pagina.html
Strage di api, mandorle alle stelle. Le cause:
stress e pesticidi (Repubblica)
http://www.repubblica.it/economia/2013/11/05/news/strage_di_api_in_california_vola_il_prezzo_delle_mandorle-70259855/
La
Monsanto e le sue Api-ROBOT:
http://www.dionidream.com/api-robotizzate-usate-per-impollinare-le-coltivazioni-di-monsanto/
Vittoria: In Messico un Giudice ha
sentenziato contro
Monsanto a favore delle api
...19/08/2014
Ha onorato le lamentele di un piccolo gruppo di
apicoltori, nello stato dello Yucatán, che si
lamentavano che la prevista messa a dimora da
parte di Monsanto di migliaia di ettari a soia
GM, fatte per resistere al suo micidiale
prodotto chimico “Roundup” sarebbe stata la
definitiva azione per demolire la loro industria
del miele decimando le api -
Un giudice federale in Messico ha tolto il
permesso di impianto a Monsanto .
Monsanto ha provato che Clarence Thomas che ha
lavorato per la Monsanto sul circuito US00, e’
in un evidente conflitto di interessi.
Anche se Monsanto sicuramente fara’ appello alla
sentenza, sarà almeno in stallo la stagione di
crescita, per dare le apicoltori tempo per
raccogliere ulteriore sostegno per la loro
causa.
Un distretto ha
invalidato un permesso rilasciato a Monsanto dal
Ministero dell' Agricoltura del Messico, SAGARPA,
e dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente,
Semarnat, già nel giugno 2012, che aveva
permesso la semina commerciale di soia
Roundup-ready.
Se il permesso fosse stato onorato, Monsanto
avrebbe potuto piantare i semi in sette stati,
che coprono più di 253.000 ettari di terreno.
(Ciò equivale a quasi un milione di acri.)
I Contadini maya, apicoltori e gruppi di
attivisti come Greenpeace, e la Commissione
nazionale messicana per la conoscenza e l'uso
della Biodiversità, la Commissione Nazionale di
Aree Naturali Protette, e l'Istituto Nazionale
di Ecologia hanno protestato contro questa
azione.
Il giudice era apparentemente convinto che i
dati scientifici che mostrano un legame tra
Roundup, gli OGM, e l’abbattimento della
produzione di miele è molto reale.
La penisola dello Yucatan produce una vastità
quantità e varieta’ di miele, e infatti è il
terzo più grande esportatore di miele al mondo.
L'area comprende Campeche, Quintana Roo, Yucatán
e gli stati.
Più di 25.000 famiglie costruiscono la loro
sussistenza sulla produzione di miele. Quasi
tutto il miele che viene prodotto, viene
esportato verso l'UE e ammonta a più di $ 54
milioni annui, nel denaro messicano.
Il giudice ha stabilito che la produzione di
miele e la soia OGM non potevano coesistere.
Oltre ai rischi per
la salute conosciuti ed esposti da colture OGM e
quella dei diserbanti utilizzati per farle
crescere, c'è anche il danno ambientale alle
colonie del suolo, l'acqua, e di api che stanno
diminuendo rapidamente. Ci sono anche i
cambiamenti a lungo termine per gli ecosistemi
dove si coltivano OGM.
Dal momento che una decisione storica nel 2011
dalla Corte di giustizia europea ha vietato le
importazioni di colture geneticamente
modificate, OGM, il miele probabilmente non
sarà accettato - simile a come i ceppi OGM di
mais di Syngenta attuale è di rifiutare da parte
della Cina quando esportato dagli Stati Uniti La
sentenza ha stabilito che il miele derivato da
una coltura GM sarebbe non sarebbe stato
approvato per il consumo umano.
Questo segue uno studio inaugurale condotto in
Campeche, dove sono stati piantati circa 10.000
ettari di soia GM dopo il permesso della
Monsanto che è stato approvato nel 2012 GM il
loro polline è stato trovato in alcuni campioni
di miele destinati al mercato europeo.
Dal momento che le api impollinano vaste
estensioni di terreni e potrebbero contaminare
altre colture, oltre alle colture OGM coltivate,
le Piantagioni di soia OGM di hanno anche molta
più probabilità in modo esponenziale di causare
danni.
La sentenza contro la Monsanto è stata elogiata
dal quotidiano nazionale ben rispettato La
Jornada, che ha accusato il governo messicano di
ignorare le preoccupazioni diffuse dagli OGM,
costringendo gli apicoltori a combattere in
tribunale con le potenti multinazionali che
hanno tasche profonde per fare battaglie legali
per poter continuare a lungo le cause.
Argomento centrale
per la sentenza, è stata la Costituzione
messicana, in particolare l'obbligo del governo
di consultare pienamente le comunità indigene
prima di prendere qualsiasi decisione importante
su ciò che accade alla loro terra e il cibo.
Peccato che i nostri
governi (US) hanno a lungo trascurato i desideri
del popolo in materia di colture
OGM negli Stati
Uniti
By Christina Sarich/Natural
Society
Fonte: http://yournewswire.com/victory-mexico-judge-votes-against-monsanto-in-favor-of-bees/#sthash.HgksFHvM.dpuf
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Le
Api boicottano le piante
OGM
Se lo saranno detto con le sequenze di simboli
nascosti nelle danze a mezz'aria ?
Oppure con le emanazioni dei recettori odorosi,
che - rivelano studiosi americani come
James Nieh - sono state elaborate con milioni di
anni di sforzi e oggi ricordano in tutto e
per tutto i codici cifrati degli agenti
segreti ?
Di certo l'evoluzione non le aveva preparate
all'imprevisto fabbricato dai loro partner
da almeno 8 mila anni, gli esseri umani: le api
si stanno scambiando informazioni via via
più preoccupate e da un po' di tempo si
consigliano reciprocamente di stare alla larga
dai campi geneticamente modificati che
ricoprono superfici in rapida espansione, dalle
praterie della "corn belt" statunitense
alle pampas argentine, fino alle pianure
infinite di India, Cina e Australia.
Gli studiosi se ne sono accorti quando
hanno deciso di osservare che cosa succede
attorno a una pianta che non esiste in
natura, ma è una fortunata manipolazione che
genera fiumi di dollari.
vedi:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=25&ID_sezione=243&sezione=News
In un'altro studio al contrario si e' dimostrato
che e' POSSIBILE che polline Transgenico (OGM)
sia prelevato dalle api le quali potrebbero
impollinare le piante selvatiche o di
coltivazione NON
OGM distanti anche
chilometri.
Lo afferma una ricerca pubblicata su
Pnas, condotta dal Cnetro Internazionale
di fisiologia ed ecologia deglki Insetti di
nairobi, assieme all'Istituto francese di
ricerca per lo sviluppo. lo studio e' stato
realizzato in vista della pianificata
introduzione di fagiolini OGM, resistenti agli
insetti, in zone dell'Africa dov'e' diffusa la
varieta' selvatica.
I
ricercatori hanno seguito gli spostamenti dell'Xylocopa
flavorufa, una specie di grossa ape di
colore nero-violaceo con il
radiotracking, tecnica impiegata per la
prima volta sugli insetti impollinatori. Grazie
alla precisa mappatura dei voli, i ricercatori
hanno scoperto che l'insetto visita fiori di
piante sia coltivate che spontanee in un raggio
di 6 Km dall'alveare. Cio' significa che il
polline transgenico, a bordo delle api,
viaggerebbe su lunghe distanze, vanificando i
tentativi di isolare le colture OGM !
Giorgio Celli: "La natura si ribella alle
follie della scienza"
Professor Giorgio Celli, sembra che la natura
cominci a ribellarsi agli OGM.
E' così ?
"Il fenomeno segnalato in Canada è ancora
tutto da approfondire, ma sono molto
preoccupato: sono sempre stato contro gli
OGM e credo siano
solo un danno alla natura. La strategia
con cui si ottengono organismi con
caratteristiche che prima non possedevano
dovrebbe essere messa sotto stretto
controllo. Abbiamo sequenziato il
Dna
dell'uomo e dell'ape, ma non abbiamo
capito le interazioni tra i nucleotidi.
Non sappiamo ancora come
interagiscono. Al momento, se
inseriamo un pezzo di Dna tra due vegetali o
animali, i risultati sono imprevedibili".
vedi:
www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=112&ID_sezione=76&sezione=Ambiente
Api e OGM
Della moria di
api che sta
investendo gli USA, la Germania e il Brasile
non si parla piu' molto, come se
l'emergenza fosse rientrata, anche se non e'
affatto cosi'.
Anche in Italia, di recente, si e' osservato uno
strano comportamento di api e
vespe, che sono state viste nel milanese
muoversi in grossi sciami come "impazziti".
Sulle possibili cause del CCD (Colony Collapse
Disorder), che ha fatto sparire fino al
90% delle api operaie sulla costa ovest degli
Stati Uniti, ci sono varie teorie:
c'e' chi da' la colpa alle emissioni dovute ai
ripetitori per telefonia mobile, chi ad alcuni
pestidici che si sarebbero rivelati
particolarmente pericolosi per le api, chi agli
OGM.
E' anche quest'ultima possibilita' e' stata
presa recentemente in seria considerazione,
fatto che finora si era dato meno credito che ad
altri fattori, non capendo quale relazione
potesse esserci tra una simile scomparsa di
massa e l'impollinazione da piante geneticamente
modificate.
vedi:
http://isoladeilotofagi.wordpress.com/2007/05/04/api-e-ogm/
+ OGM dott.
Nacci
In un
anno in Italia il numero delle api si è
dimezzato ! E se sono giusti i dati, che parlano
di un apporto economico delle attività delle api
di circa 1.600 milioni di Euro all’anno (pari a
1.240 Euro per alveare), non c’è da stare
allegri.
Milione più, milione meno, in Italia ci sono 50
miliardi di api in oltre 1 milione di alveari;
la produzione è stata attorno alle 10.000
tonnellate grazie al lavoro di 7.500
apicoltori professionisti e molti hobbisti.
Come ci allerta la
Coldiretti, a rischio sono diverse varietà
di
frutta e
verdura e perfino la
carne.
In Europa si valuta una perdita tra il 30 ed il
50%, mentre negli Stati Uniti si arriva fino ad
un 60-70%.
Questo
disastro è stato definito Ccd (Colony
collapse disorder) e viene attribuito in
varia misura all’inquinamento da
fitofarmaci, a infezioni e della
varroa fino agli
effetti elettromagnetici ed alle variazioni
di
clima. Il che significa che non sappiamo
come intervenire !
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Api a rischio:
polline contaminato
Un
rapporto di Greenpeace appena pubblicato
denuncia la presenza, in Europa, di un'ampia
varietà di pesticidi nel polline di cui si
nutrono le api: una possibile minaccia per la
loro (e la nostra) sopravvivenza.
La misteriosa sindrome che da anni colpisce gli
alveari di tutto il mondo, causando la morte di
milioni di api, potrebbe avere tra le sue cause
l'eccessivo uso di pesticidi: è la conclusione
di un rapporto di Greenpeace che rileva i dati
sulle concentrazioni di sostanze dannose
presenti nel polline.
Il declino delle api non è preoccupante solo per
la specie in sé, ma anche per la sicurezza
alimentare dell'uomo. Con il loro servizio di
impollinazione, infatti, questi insetti
contribuiscono alla riproduzione dei tre quarti
delle colture destinate all'alimentazione umana.
Basato sul lavoro di un gruppo di ricerca della
University of Exeter, in Inghilterra, il
documento di Greenpeace appena pubblicato
raccoglie dati sulle concentrazioni di pesticidi
rilevate nel polline proveniente da dodici paesi
europei, tra cui l'Italia. Il polline esaminato
è stato in parte prelevato all'ingresso degli
alveari dalle api bottinatrici (Apis mellifera),
in parte dal cosiddetto "pane d'api", il polline
stoccato nei favi. Le analisi hanno evidenziato
la presenza di numerosi tipi di pesticidi in
entrambi i casi.
Cocktail velenosi
La ricerca ha considerato 25 campioni di pane
d'api immagazzinato durante l'inverno in sette
paesi europei e 107 campioni di polline
prelevati in dodici paesi tra il 2012 e il 2013.
Dalle analisi è emersa la presenza di 17
pesticidi (9 insetticidi/acaricidi e 8
fungicidi) nei primi e di 53 pesticidi (22
insetticidi/acaricidi, 29 fungicidi e due
erbicidi) nei secondi. Su 25 campioni di pane
d'api, 17 contenevano almeno un pesticida,
mentre su 107 campioni di polline, erano 72 a
contenerne almeno uno. In un solo campione
raccolto in Italia, inoltre, sono stati trovati
residui di ben 17 pesticidi (3
insetticidi/acaricidi e 14 fungicidi); un dato
preoccupante se si considera che, secondo
diversi studi, l'azione tossica di alcuni
pesticidi può venire amplificata quando si
combinano con altri.
"La salute delle api è una questione delicata",
spiega Francesco Nazzi del Dipartimento di
Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di
Udine. "Ci sono diversi fattori di stress che
possono agire sinergicamente a danno di questi
insetti, che rendono il sistema fragile:
pesticidi, agenti patogeni come virus, malattie
funginee, batteri, parassiti. Alcuni sono
indipendenti dalla nostra volontà, ma su altri -
in particolare i pesticidi - possiamo agire",
continua lo studioso.
"La frammentazione degli habitat, la diffusione
delle monocolture e, in generale, la
trasformazione del paesaggio agrario, invece,
costituiscono un pericolo soprattutto per i
pronobi selvatici, parenti delle api, anch'essi
importanti per l'impollinazione e ancor meno
tutelati".
Api (e legislazioni)
confuse
In base agli attuali dati scientifici, sarebbero
almeno sette (imidacloprid, thiamethoxam,
clothianidin, fipronil, clorpirifos,
cipermetrina e deltametrina) gli insetticidi
utilizzati nelle comuni pratiche agricole il cui
uso dovrebbe essere limitato per salvaguardare
api e altri impollinatori selvatici.
Queste sostanze chimiche, diffuse in Europa,
possono essere nocive per la salute delle api
anche in dosi molto basse. Possono per esempio
comprometterne la capacità di apprendimento (la
memoria olfattiva, essenziale nel comportamento
delle api) e la capacità di raccolta del polline
(api che non sanno più tornare alle arnie e non
riescono a spostarsi in modo efficiente), e
possono causare lo sviluppo di disfunzioni,
anche in larve e regine.
I rischi legati ad alcuni di questi pesticidi -
i tre neonicotinoidi, in particolare - sono
stati confermati dall'Autorità Europea per la
Sicurezza Alimentare (EFSA) e il loro uso
nell'Unione Europea è soggetto a restrizioni.
"Per esempio non si possono usare i tre
neonicotinoidi per conciare le sementi, però è
consentito usarli sulle colture in
post-fioritura", spiega Nazzi.
"Di fatto, come emerge anche dal rapporto di
Greenpeace, l'ambiente è seriamente contaminato
e queste sostanze raggiungono l'alveare".
Apicoltori eroici
Il collasso delle colonie di api è stato di
recente certificato da uno studio della
Commissione Europea chiamato Epilobee, che ha
monitorato 32.000 colonie d'api in 17 paesi
europei tra il 2012 e il 2013.
Sebbene, in base ai dati di Epilobee, l'Italia
sia uno dei paesi meno a rischio insieme a
Grecia e Spagna, anche qui sono state osservate
morie anomale di api e spopolamenti di alveari,
in particolare in corrispondenza di coltivazioni
intensive soggette a trattamenti con pesticidi
(per esempio mais, vite, melo).
"In Italia la mortalità media delle colonie di
api, in base agli ultimi dati della rete
internazionale di ricercatori COLOSS (Prevention
of honey bee COlony LOSSes), è del 20-25 per
cento annuo", dice Francesco Nazzi, che poi
precisa "Questo non vuol dire che ogni anno c'è
il 25 per cento in meno di api: anche se
d'inverno muoiono, poi gli alveari vengono
ricostituiti dagli apicoltori, per cui il
patrimonio rimane costante. Tuttavia, questo è
possibile soltanto grazie a un lavoro enorme per
compensare le perdite, che ha scoraggiato i
piccoli apicoltori".
"C'è anche da dire", continua il ricercatore,
"che la richiesta di cibo, e quindi di
impollinazione, è in crescita: riuscire a
mantenere stabili le popolazioni di api non è
ancora abbastanza".
Ricerche
scientifiche e politica
Nell'ambito della terza edizione della settimana
europea delle api e dell'impollinazione svoltasi
presso il Parlamento Europeo a Bruxelles, l'EFSA
ha lanciato un appello per un maggiore
coordinamento della ricerca scientifica, che
produca dati su cui basare interventi politici a
favore di questi insetti.
Secondo Nazzi "In Europa c'è una grande
tradizione di ricerca sulle api, e l'Unione
Europea sta finanziando progetti in questo
ambito. Tuttavia sono ricerche costose. In
Italia, per esempio, del progetto 'Apenet:
monitoraggio e ricerca in apicoltura', avviato
nel 2009 e coordinato dal Consiglio per la
ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra),
oggi è rimasto solo l'aspetto del monitoraggio,
mentre si è rinunciato all'individuazione delle
cause e dei rimedi".
C'è chi, sulla base di un recente studio
pubblicato su Plos One da un gruppo
dell'Università di Pisa, invita a piantare
vedovine maggiori (Cephalaria transsylvanica),
piante che fioriscono in autunno, quando polline
e nettare scarseggiano, per dare ristoro alle
api. Greenpeace invita a firmare una petizione
per vietare l'uso di pesticidi dannosi per api e
altri impollinatori e per adottare piani di
monitoraggio delle colonie e promuovere modalità
agricole più sostenibili.
Il caso Kenya
Una conferma indiretta dei risultati dello
studio viene da un'altra ricerca pubblicata su
Plos One. Elliud Muli, esperto di apicoltura
dell'International Center for Insect Physiology
and Ecology (ICIPE), assieme a un gruppo di
ricercatori della Penn State University ha
monitorato le popolazioni di api del Kenya: pur
soggette agli stessi parassiti e alle stesse
malattie che stanno sterminando le api
"occidentali", quelle africane non mostrano
segni di declino. I ricercatori ipotizzano che
questa straordinaria resistenza possa essere
dovuta sia a motivi genetici sia alle diverse
pratiche in uso in Africa orientale, dove
l'apicoltura "industriale" praticamente non
esiste e l'uso di pesticidi è molto limitato.
By
Valentina Tudisca
Fonte:
http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2014/04/21/news/api_a_rischio_polline_contaminato-2107565/
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PESTE delle API -
Dove
comincia l'infezione
I ricercatori
tedeschi hanno compreso uno dei processi
iniziali dell'attacco: i batteri colonizzano
l'intestino delle larve e si nutrono del cibo
ingerito dall'insetto
Un gruppo di
scienziati tedeschi ha scoperto un nuovo
meccanismo di diffusione dell’infezione della
più fatale delle malattie delle api, la peste
americana (Abf, American foulbrood).
L’Abf è l’unica malattia infettiva che può
uccidere intere colonie di api: ogni anno questa
terribile infezione è la causa di ingenti
perdite economiche tra gli allevatori di api di
tutto il mondo e l’unica misura di controllo è
distruggere l’alveare infetto.
In un contributo
pubblicato su Enviromental Microbiology,
Elke Genersch dell'Institute for Bee
Research (Berlino, Germania) e colleghi spiegano
di aver scoperto come l’Abf si diffonde.
Il batterio Panebacillus larvae, responsabile
della malattia, colonizza l’intestino delle
larve di ape, moltiplicandosi all’interno e
sopravvivendo grazie al cibo ingerito dagli
insetti. Quando non arriva più il nutrimento, i
batteri invadono gli organi vitali delle larve,
uccidendole.
Questa scoperta rappresenta una svolta radicale
nel campo delle patologie delle api. Prima,
infatti, si riteneva che la sede di
proliferazione dei batteri fossero gli organi
vitali della larva e non che la moltiplicazione
dei batteri avvenisse all’interno dell’apparato
digerente.
“Adesso che abbiamo
scoperto come si diffonde la malattia, possiamo
cominciare a cercare il modo di impedire la
propagazione dell’infezione”, sostiene il
Professor Genersch. La comprensione delle
interazioni degli agenti patogeni è infatti alla
base dello sviluppo di effettive misure di cura
e controllo delle malattie. (e.r.)
Tratto da: galileonet.it
Commento NdR: Con tutti i
fitofarmaci che vengono immessi sulle piante
nei campi agricoli trattati con la chimica,
questi sono i risultati, il loro sistema
immunitario non e' piu' in grado di
resistere ai batteri che tentano di
colonizzarle, cosi' come avviene nei bambini
vaccinati
che sono anch'essi
immunodepressi !
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Allarme per le api:
insetticidi sotto accusa
Nel
nostro Paese la moria è spaventosa. Le api si
sono ridotte del 40-50%. E a rischio c'è anche
l'alimentazione che dipende, per oltre un terzo,
da coltivazioni impollinate proprio di questi
insetti
Povere api: è in
atto una vera mattanza
E' un allarme mondiale, ma non risparmia
l'Italia. Anzi, la Lombardia è una delle
regioni, con il Piemonte, più colpite: a fare
paura è la moria delle api, dimezzate del 40-50
per cento. Muoiono come mosche anche se la
realtà suona come una battuta.
Ma perchè questi preziosi insetti sono
falcidiati ? Sotto accusa sono alcuni potenti
insetticidi,
responsabili della moria.
A rischio c'è anche l'alimentazione che dipende,
per oltre un terzo, da coltivazioni impollinate
proprio di questi insetti. "Se le api
dovessero davvero estinguersi l'umanità
rischierebbe una carestia a livello mondiale",
sottolinea, senza mezzi termini, l'etologo
Giorgio Celli, docente all'Istituto di
Entomologia all'Università di Bologna.
I danni, comunque, si contano già. L'Unione
degli apicoltori italiani (Unaapi) stima una
perdita economica per la mancata impollinazione
di 250 milioni di euro.
Tratto da: laprovinciadivarese.it
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Moria
delle api: uno studio svela le cause, ma di
mezzo c'è la Bayer
- 20 ottobre 2010
Negli ultimi giorni i media hanno passato la
notizia che il grande mistero relativo alla
moria di milioni di api, che dalla metà degli
anni ’80 si abbatte sugli alveari del mondo
occidentale, è stato risolto. Ma la cosa non ci
convince, soprattutto quando dietro lo studio in
questione si nasconde uno dei più grandi colossi
farmaceutici. E infatti, vi sveliamo il
retroscena.
Negli ultimi giorni i media hanno passato la
notizia che il grande mistero relativo alla
moria di milioni di api, che dalla metà degli
anni ’80 si abbatte sugli alveari del mondo
occidentale, è stato risolto. Ma la cosa non ci
convince, soprattutto quando dietro lo studio in
questione si nasconde uno dei più grandi colossi
farmaceutici. E infatti, vi sveliamo il
retroscena.
Il CCD (Colony Collapse Disorder) è un fenomeno
che riguarda la sparizione di massa di intere
colonie di api, che a quanto pare abbandonano
l’alveare senza lasciare traccia.
L’alveare non viene ricolonizzato da altre api,
ma lasciato inutilizzato come fosse contagioso.
Il termine CCD è stato coniato nel 2006 negli
Stati Uniti, che per primi hanno assistito alle
morie, ma già intorno agli anni ’90 tutta
l’Europa si era trovata a fronteggiare lo stesso
problema.
La supposta novità degli ultimi giorni è che un
team di entomologi guidati dal dottor Jerry
Bromenshenk, della Bee Alert Technology
(Università del Montana), e di scienziati
militari dell’Army's Edgewood Chemical
Biological Center, avrebbero identificato
nell’azione sinergica di un virus (il cui
vettore sarebbe l’acaro Varroa sp) e di un fungo
(Nosema sp) la vera causa del problema. I
dettagli si leggono nello studio Iridovirus and
Microsporidian Linked to Honey Bee Colony
Decline, pubblicato sulla prestigiosa rivista on
line PloS One. Il fungo potrebbe provenire dal
Sud-Est asiatico, a seguito di immissioni di
colonie di api non controllate.
Molti mezzi di informazione
affermano che questa scoperta rappresenta un
passo importante verso la soluzione di una così
grave situazione, eppure qualcosa non ci
convince.
Circa due anni fa, in un
articolo pubblicato su Terranauta.it abbiamo
analizzato la questione della CCD. Già allora si
riteneva che sia l’acaro Varroa che le
infestazioni fungine fossero le cause ultime del
problema. Sebbene non si pensasse ad un’azione
combinata dei due fattori, comunque si sapeva
che un’alimentazione sbagliata delle api (anche
con piante OGM), arnie sovrasfruttate e
soprattutto gli antiparassitari poco
controllati, provocassero squilibri all’apparato
immunitario ed intestinale delle api, rendendole
più soggette ad infestazioni di virus e funghi.
Allora perché tutto questo
clamore ? Perché molti giornali titolano con
frasi che sembrano risolutive, imputando tutta
la colpa non tanto ai prodotti usati per
'pompare' le api, quanto agli agenti patogeni
che arrivano di conseguenza? Un retroscena, in
realtà, esiste.
I pesticidi della
Bayer sono stati accusati di aver
provocato il disorientamento di milioni di api.
Il dottor Bromenshenk ha ricevuto una cospicua
borsa di studio per effettuare questa ricerca
dalla Bayer Crop Science.
Proprio lui che fino al 2003
aveva lottato contro la
ditta farmaceutica.
I pesticidi della Bayer sono stati accusati di
aver provocato il disorientamento di milioni di
api a causa dei neonicotinoidi di cui sono
composte, delle neurotossine che attaccano il
sistema nervoso degli insetti.
La Bayer ha sempre smentito, ma i danni
economici che ha subito in seguito alla denuncia
sono stati enormi. La Francia ad esempio già nel
1999 aveva bandito i suoi pesticidi, seguita
solo negli ultimi anni da Germania, Slovenia e
Italia, e questo febbraio da alcuni degli Stati
Uniti.
A giugno Greenpeace ha pubblicato un resoconto
che additava i pesticidi Bayer come i più
pericolosi per l’uomo e l’ambiente (nel
resoconto figurano anche compagnie come
Monsanto,
Syngenta e
BASF, ma la Bayer detiene la maggior fetta
di mercato). Quindi, quale migliore soluzione
per frenare questa ondata di dissensi che non
sponsorizzare uno studio che sottolinei l’azione
dannosa di virus e funghi più che quella dei
pesticidi ?
Pur essendo l’acaro Varroa e il fungo Nosema le
cause ultime della moria delle api, resta sempre
vero che il loro sistema immunitario è stato
compromesso dalle cause prime, ovvero
pesticidi e
sovrasfruttamento delle arnie.
Proprio Bromenshenk aveva ammesso due anni fa
sul Conde Nast Portfolio magazine che i
pesticidi erano una delle cause scatenanti il
problema. Tra l’altro, i guadagni derivanti da
questo studio non avvantaggeranno solo la Bayer.
In un comunicato della Bee Alert Technology si
legge che il sistema di rilevamento virus IVDS
utilizzato per identificare i due agenti
patogeni potrà essere utilizzato gratuitamente
dagli apicoltori, ma a breve diventerà uno
strumento obbligatorio per arginare
l’epidemia, ed il suo
utilizzo sarà a pagamento.
Quindi al di là della prova di un legame fra
funghi, acari e moria, questo studio appare solo
come un tentativo di sviare l’attenzione del
grande pubblico. Si potrebbe anche riflettere
sul particolare interesse dell’esercito nei
confronti degli studi entomologici.
L’EW (Enthomological Warfare, Guerra
Entomologica) non è mai stata ufficialmente
ammessa, ma ci sono sospetti che diversi paesi
ne abbiano fatto uso.
Fonte: ilcambiamento.it – By Rachele Malavasi
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