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Uno
strazio che sembra non finire mai quello dell'emergenza alimentare
continua.
Dopo la BSE l'afta epizootica; sembra che ci sia, da qualche
parte, un regista occulto e malefico che vuole mandare in tilt le nostre
più consolidate abitudini alimentari.
Purtroppo, le cose non stanno così; non dobbiamo andare a caccia di
nessun nemico invisibile se non della nostra stessa follia che, proprio
perché direttamente interessati, non riusciamo a vedere.
I problemi di sicurezza alimentare delle società contemporanee hanno la
loro radice, non tanto nella salute delle bestie, quanto piuttosto nello
stile di vita e nei modelli di consumo degli uomini. Quella popolazione occidentale di un miliardo e duecentomila abitanti sovralimentati, di cui
tutti facciamo parte, ha bisogno, per continuare a difendere il proprio
stile di vita, fatto di calorie ingurgitate per essere poi smaltite nelle palestre, di allevamenti intensivi, di bestie costrette a vivere e a
morire in condizioni barbare e incivili.
E poi ci lamentiamo se le bestie
si ammalano, se si diffondono le peggiori epidemie, se la carne non ha più
il gusto e le capacità nutrizionali che aveva una volta.
Coi nostri comportamenti da apprendisti stregoni produciamo i disastri di
cui poi, noi stessi, siamo vittime.
Ci stiamo ogni giorno di più
avvitando in una spirale che abbassa progressivamente la nostra qualità
della vita e reintroduce quelle disuguaglianze di classe e quelle
differenze di stato che ci eravamo illusi di avere cominciato a superare.
E ciò non accade a causa della logica perversa di un dittatore malefico
che ci vuole ridurre in cattività, quanto piuttosto della somma delle
scelte individuali che ciascuno di noi compie andando al mercato ad
acquistare beni di uso quotidiano.
Qual è l'unico vero effetto della BSE, visto che non siamo riusciti a
sconfiggere l'uso delle farine animali nell'allevamento di bestiame ? Che
le carni alternative, prodotte da animali che vivono in condizioni di vita
accettabili, diventano particolarmente care e, per questa ragione,
finiscono per escludere quelle fasce di popolazione che, per ultime, erano
riuscite ad accedere al consumo di carne.
I ricchi mangiano la carne sicura, mentre i poveri devono accontentarsi
della carne rischiosa; o per meglio dire, quelli che smaltiscono le loro
calorie di troppo nelle saune e nelle palestre, possono continuare a
difendere la loro sovralimentazione in condizioni di sicurezza, mentre i
ceti sociali più poveri, ugualmente sovralimentati, devono in più
sopportare il rischio di mangiare in condizioni di insicurezza.
Se non si
chiama "barbarie" come si chiama questo stato di cose ?
Questi livelli di consumo assurdi, che non sono richiesti da alcuna
necessità nutrizionale, creano l'artificiosa necessità di
allevamenti intensivi, la richiesta eccessiva di certi tagli di carne e
non di altri, di certi tipi di carne e non di altri.
Se non cambiano le
scelte alimentari e di consumo dei cittadini dobbiamo rassegnarci
all'emergenza continua e allo stress costante da insicurezza alimentare.
E, per giunta, non abbiamo più un capro espiatorio cui imputare le nostre colpe !
Tratto da:
www.buonconsumo.com
IRSEA
- Istituto di Ricerche Sociali Economiche e Ambientali
Sede: Via Appia
Nuova 206, 00183 Roma
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ALLARME FAO:
L'AUMENTO DI ANIMALI ALLEVATI AUMENTA IL RISCHIO DI TRASMISSIONE
DI INFEZIONI ALL'UOMO. IL NEIC: NECESSARI MENO CONSUMI - 22
settembre 2007
Un report della FAO del 17 settembre ci avverte che i grandi
cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nella produzione globale
di carne - specie quella di pollo e di maiale - portano con s un
grave rischio di trasmissione di malattie dagli animali
d'allevamento all'uomo.
Dichiara testualmente la FAO nel suo report "Produzione
industriale di bestiame e rischi per la salute globale":
"Il rischio di trasmissione di malattie dagli animali all'uomo
aumentera’ nel futuro, a causa dell'aumento della popolazione
umana e animale, cambiamenti nella produzione di carne,
l'emergenza delle reti mondiale agro-alimentari e un
significativo aumento della mobilita’ delle persone e delle
merci".
Tutto questo perche’ il numero di animali allevati sta crescendo
in modo spaventoso: aumenta la popolazione totale umana, ma
aumenta soprattutto la richiesta di carne e altri alimenti di
origine animale da parte dei paesi in via di sviluppo che stanno
diventando pi "ricchi". Afferma Joseph Domenech, veterinario
capo della FAO: "Questi sviluppi possono portare a seri rischi
di diffusione di malattie a livello locale e globale, che finora
non sono stati presi nella considerazione dovuta dalle
istituzioni".
Secondo la FAO, la produzione in pi rapida espansione quella
della carne di maiale e di pollo. Si tratta di una produzione
intensiva altamente industrializzata, che ha avuto una crescita
annua compresa tra il 2.6% e il 3.7% nell'ultimo decennio. Di
conseguenza, nei paesi industrializzati, la stragrande
maggioranza di polli e tacchini sono "prodotti" in stabilimenti
di 15-50.000 animali l'uno. Nei paesi in via di sviluppo si sta
seguendo lo stesso pericoloso cammino, e i sistemi di
allevamento tradizionale vengono sostituiti da quelli
industriali, soprattutto in Asia, Sud America e alcune regioni
dell'Africa.
Aggiunge la FAO che il movimento di animali nel mercato
internazionale e la concentrazione di migliaia di animali
confinati in piccoli spazi aumenta la probabilita’ del
trasferimento di patogeni. Inoltre, gli allevamenti
industrializzati producono una grande quantita’ di escrementi,
che possono contenere un'alta quantita’ di patogeni. La maggior
parte di queste deiezioni sono smaltite con lo spargimento sul
terreno, senza nessun trattamento preventivo, ponendo a rischio
di infezione gli animali selvatici.
La FAO avverte che mentre il virus altamente patogeno H5N1
sotto attento esame internazionale, la circolazione "silenziosa"
dei virus dell'"influenza A" (IAV) nel pollame e nei suini
dovrebbe essere presa in attenta considerazione. Molti virus IAV
sono oggi piuttosto diffusi nel pollame in commercio, e in
misura minore nella carne suina, e potrebbero portare
all'emergenza di una pandemia di influenza umana.
La FAO chiede ai produttori di carne di applicare le misure di
biosicurezza di base, di non costruire allevamenti vicino a
luoghi di residenza delle persone o a luoghi di nidifcazione o
passaggio di uccelli selvatici e di pulire e disinfettare
regolarmente gli allevamenti.
"In realta’" affermano gli esperti del NEIC, il Centro
Internazionale di Ecologia della Nutrizione - "l'unico modo per
scongiurare questo pericolo quello di diminuire il consumo di
alimenti animali, sia le carni di polli e di maiale, le pi
pericolose da un punto di vista sanitario, che di altri animali,
che pongono comunque gravi problemi di impatto ambientale e
inquinamento. Il nostro 'appetito' per la carne e altri alimenti
animali sta avendo conseguenze devastanti. Il gioco non vale la
candela...".
Non pensabile, infatti, che sia possibile risolvere questo
problema se la domanda di carne continua ad aumentare, sia nei
paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. L'unico
modo per arginare il fenomeno una presa di coscienza dei
consumatori, perche’ non spetta solo alle istituzioni risolvere
il problema, ma sta alle singole persone diminuire la domanda di
alimenti animali, altrimenti nessuna legge o misura
precauzionale al mondo potra’ funzionare.
Fonte: FAO, Dramatic changes in global meat production could
increase risk of diseases, 17 settembre 2007
NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione:
www.nutritionecology.org -info@nutritionecology.org
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Mucche da latte ... a terra -
La
LAV denuncia maltrattamenti
Costrette a partorire un vitello l'anno, a dolorosissime inseminazioni
artificiali, a produrre latte fino allo stremo
delle forze, ridotte in "fame metabolica" per
raggiungere i 30-50 litri al giorno, con lesioni
e malattie, le mucche da latte italiane vengono
abbattute solo quando non si reggono più in
piedi ("mucche a terra"). Con un vide-choc su
allevamenti e macelli, la LAV Onlus 2007
denuncia i maltrattamenti dei bovini.
Il
video-denuncia documenta in 16 minuti, scrive la
LAV Onlus 2007, "le
gravi illegalità
compiute ai danni di mucche
da latte cosiddette "da riforma", cioè giunte
alla fine di un intensivo ciclo di produzione e
sfruttamento, nel Mercato Ingrosso Alimentare (M.I.A.C.)
di Fraz. Ronchi a Cuneo, e nei macelli Calzi a
Bertonico (Lodi), Melca a Ponticelli Pavese
(Pavia), Unipeg a Pegognaga (Mantova), Caretto
Attilio a Sartena (Torino) e Old Bear di Fraz.
Ronchi (Cuneo)".
"Il filmato - denuncia ancora l'associazione -
mostra animali non più in grado di camminare, in
condizioni di salute così gravi da non essere
più in grado di alzarsi e di spostarsi
autonomamente, caricati a forza sui camion con
la pala di un trattore, alzati con un
verricello, trascinati con catene e corde,
maltrattati con pungoli elettrici per farli
alzare, picchiati".
La denuncia alla magistratura
"Tali illegalità - scrive l'associazione - sono
state formalmente denunciate e la LAV si
costituirà parte civile. Il filmato è stato
realizzato nel corso di una lunga
investigazione, conclusa nel giugno 2006, e
condotta in allevamenti di mucche da latte e
macelli, la maggior parte dei quali situati in
Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna". Tutti
gli animali, accusa la LAV, sono stati
trasportati in violazione alle norme sulla
protezione degli animali durante la macellazione
o l’abbattimento, secondo le quali "gli animali
feriti o malati devono essere abbattuti sul
posto", e in violazione del decreto relativo
alla protezione degli animali durante il
trasporto, secondo cui devono essere
"trasportati soltanto animali idonei a
sopportare il viaggio previsto" e gli animali
gravemente malati o feriti non sono considerati
idonei al trasporto.
"La pratica di trasportare le 'mucche a terra'
(sono definiti così gli animali da latte a fine
carriera che non riescono più a sostenersi per
le fatiche e lo sfruttamento sopportato, il peso
e/o l'età) - scrive la LAV - ancorché vietata, è
molto frequente. Questo perché il trasporto
dell’animale già morto ne ridurrebbe
notevolmente il prezzo. Negli allevamenti
visitati sono state raccolte testimonianze per
cui le “mucche a terra” non vengono macellate o
sottoposte a eutanasia in azienda, bensì
caricate su un camion e trasportate al macello,
descrivendo i metodi per caricarle sui camion
come segue: con l’ausilio della pala di un
trattore o di un elevatore a forca; facendole
rotolare su una piattaforma, che viene poi
portata con un elevatore a forca dentro il
camion, lasciando poi rotolare giù dalla
piattaforma la mucca; sollevandole con due
cinture fatte passare sotto l’animale, per
spostarlo poi all’interno del camion. Tutte
pratiche fuorilegge".
Chiesto
l'intervento dei Nas
"La LAV chiede al ministero della Salute di
disporre un'indagine nazionale dei Carabinieri
del Nas per accertare tutte le violazioni e le
responsabilità negli allevamenti e nei macelli –
dichiara Roberto Bennati, vicepresidente LAV –
Ci auguriamo inoltre che per porre fine a questo
vergognoso e ingiustificato commercio di
animali, che certamente solleverà nei
consumatori ulteriori certezze sulle sofferenze
di cui sono vittime gli animali d'allevamento,
il ministero della Salute attivi le Regioni e i
servizi veterinari a effettuare maggiori
controlli in modo da scoraggiare e perseguire
gli operatori che violano le norme. Ci
domandiamo come sia possibile che centinaia di
mucche dopo una vita di particolare sfruttamento
per la produzione di latte, vengano sottoposte a
violenze e maltrattamenti per farle salire su un
camion e come questo debba essere considerato
allevare bene gli animali".
Il ministero della Salute, dapprima, con una
nota del direttore del dipartimento della Sanità
pubblica veterinaria Romano Marabelli, ha
invitato, su sollecitazione della LAV, gli
assessorati alla Sanità di Regioni e Province
autonome, veterinari, allevatori, trasportatori
e operatori di macelli e mercati, alla corretta
applicazione delle norme, ricordando che questi
comportamenti assumono anche carattere di
crudeltà verso l'animale per i quali l'articolo
544 ter del Codice penale prevede la reclusione
da tre mesi a un anno o la multa da 3.000 a
15.000 euro. Successivamente, un'altra nota
ministeriale, invece, ha sollevato il dubbio che
tali pratiche non siano espressamente vietate
dalla legge.
Dal 5 gennaio 2007 è inoltre in vigore in tutti
i Paesi UE il nuovo regolamento (CE) n.1/2005
sulla protezione degli animali, destinati alla
macellazione o all’ingrasso, durante il
trasporto. In Italia manca il decreto
legislativo che ne definisca le sanzioni,
indispensabile per punire i trasgressori.
Per colmare questo vuoto, la LAV chiede che la
sua approvazione avvenga al più presto.
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