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L’ALIMENTAZIONE nell’ANTICHITA’
I
popoli della Mesopotamia usavano tanto orzo per preparare il
pane e la
birra.
Il
pane era AZIMO, cioè non lievitato e veniva cotto in forni
d’argilla.
Anche il
miglio e il
frumento erano presenti nella cucina
Mesopotamica per preparare focacce dolci, insieme alle cipolle si usavano tanto i
legumi (fave, lenticchie,
piselli).
La
carne era più cara del pesce, quindi veniva consumata più raramente, solo in
occasione di feste.
I pranzi erano arricchiti dall’uso del latte e delle uova, l’olio
veniva ricavato dalla pianta del sesamo.
Gli antichi egizi si
nutrivano con cereali, fichi, datteri, ortaggi, birra d’orzo, pane,
vino; mangiavano la carne dei bovini, ovini e suini.
Il cibo è per sua natura interculturale, e basta riflettere
sull’alimentazione Italiana "tradizionale" per capirlo.
Antica
Grecia: alimentazione degli atleti
Gli
atleti avevano uno stile di vita e un'alimentazione completamente diversi,
austeri, che permettevano loro di rimanere sani e forti. Cosa
mangiavano i lottatori e i corridori degli antichi Giochi Olimpici ?:
dapprima mangiavano pane, miele, frutta secca, verdure e pesce; solo più
tardi si aggiunsero le proteine della carne, che fornivano loro uno stato
di eccitazione ed energia superiore, per il poco tempo necessario a fare
gli esercizi ginnici.
Il
rettore greco Filostrato affermava che essi dormivano sulla nuda terra o su
pagliericci, si lavavano in fiumi e torrenti e si nutrivano di gallette
d'orzo, frutta varia e miele e formaggio caprino con cui preparavano una
sorta di fonduta.
Eppure
erano rampolli delle famiglie dell'élite, dell'alta società: a loro era
infatti riservata la partecipazione alle Olimpiadi e agli altri Giochi, a
causa dei costi esorbitanti della preparazione e degli allenatori privati.
L'austerità
mirava quindi alla fortificazione del corpo e dello spirito. La dieta,
come detto, in seguito si arricchì di carne di bue, di maiale o di cervo
arrostita o allo spiedo con erbe aromatiche, e poi anche di minestre di
legumi, frumento, pane di farro, orzo e riso, olio di semi, strutto.
Il
pesce, soprattutto trote, veniva servito in foglie di vite o di fico, e i
dolci, utili agli atleti per l'apporto energetico, erano costituiti da
focacce di ricotta, miele o mandorle. E se avevano problemi intestinali,
ecco pronti i decotti di alloro o altre piante dalle virtù terapeutiche.
Ecco
la dieta tipo prescritta dai medici: a colazione pane e miele, latte di
capra e un po' di farina impastata con olio; a mezzogiorno frutta secca,
fichi, noci, crostoni di pane di farro con vegetali, olive nere, uova,
formaggio caprino e vino mielato; a cena carne allo spiedo o alla griglia
con erbe aromatiche, zuppa nera con carne, formaggio, verdure cotte o
crude, pesce marinato e frutta. E c'era anche l'antidoping: gli atleti che
esageravano col vino venivano esclusi dalle gare. Gli atleti dell'antica
Grecia, secondo il Prof. Pezzella, miravano alla bellezza, alla forza,
alla determinazione e al coraggio; avevano l'ambizione di conseguire la
gloria eterna, in una perfetta sintesi di virtù fisiche e spirituali.
http://web.unicam.it/archivio/eventi/incontri_convegni/nutrienti/grecia.htm
Attraverso
alcuni scavi risalenti al 1700-1600 a.C. sono
stati rinvenuti dei reperti quali pentole
contenenti ancora residui di sostanze organiche,
ovvero carne di maiale in brodo vegetale o
insieme a zuppe di legumi.
Con la nuova tecnica della gas-cromatografia, si
è arrivato ad individuare che la dieta dei
micenei era molto proteica e prevedeva
soprattutto carni rosse e cacciagione, ma se la
dentatura non aiutava allora si ricorreva al
pesce; grazie alla spettroscopia atomica
applicata alla dentatura del corpo di
un’anziana, infatti, si è capito che in casi di
gravi problemi dentari era proprio il pesce la
maggiore fonte di sostentamento. Ma di certo non
si accontentavano di un po’ di carne ! Il tutto
era accompagnato da ottimi vini aromatizzati al
pino o al pistacchio, o ancora ai frutti di
bosco e ribes, ma anche birra e idromele, una
bevanda alcolica ottenuta dal miele.
Avevano, dunque, un’alimentazione più ricca e
sostanziosa rispetto ai colleghi della restante
Grecia, e ciò li aveva portati a possedere una
corporatura più solida e massiccia, ed erano
anche più alti di dieci centimetri, fattore che
li rendeva più avvantaggiati in battaglia e che
probabilmente contribuì alla nascita delle
leggende sui grandi combattenti micenei, quali
Achille, Menelao e Agamennone.
La
cucina e l’interculturalismo.
Il
pomodoro con cui condiamo la pasta è di origine americana, gli Aztechi lo
chiamavano tomatl; fu introdotto nel Mediterraneo dagli Spagnoli, dopo la
scoperta dell’America.
L’uso
di condire la pasta col pomodoro risale solo all’800 ma è diventato il
piatto italiano per eccellenza.
La
polenta che d’inverno arriva fumante sulle nostre tavole è fatta col
mais, pianta americana, che gli Aztechi chiamavano Centli; portata
anch’essa dal Nuovo Mondo ha faticato di più per essere accettata dai
contadini italiani,
ma già nel’700 era coltivata nell’Italia centro-settentrionale su
larga scala.
La
cioccolata, che ci dà la carica e colma le carenze d’affetto, è
anch’essa originaria dell’America e presso gli antichi popoli
mesoamericani i semi di cacao erano considerati l’equivalente del nostro
denaro.
Le
patate, che noi usiamo cucinare in mille modi, sono di origine andina, la
melanzana è indiana portata in alcune parti dell’occidente dagli Arabi
nel Medioevo, nel XVI secolo dai portoghesi.
Peperoni
e peperoncino sono americani, la maggior parte delle spezie sono di
origine asiatica, il caffè proviene probabilmente dall’Etiopia, portato
in occidente dagli Arabi.
Il
tè, che gli Inglesi sorseggiano amabilmente e che hanno eletto come
bevanda nazionale, è originario dell’Asia orientale.
Per non parlare
dell’esotismo della frutta: ananas e fichi d’India sono americani, i
meloni asiatici.
La
canna da zucchero è di origine indiana, ancora nel Medioevo era
considerata ancora una "medicina", il riso proviene dall’Asia
meridionale.
La
maggior parte delle specie di fagioli e zucche sono d’origine centro
americana. Infine quando a fine pasto accendiamo una sigaretta o la pipa
consumiamo il tabacco, che è l’ennesima pianta di origine americana.
Gli
esempi potrebbero continuare…
Se
poi pensiamo anche alle abitudini alimentari e sociali odierne
dell’italiano medio scopriamo che sta praticando l’interculturalismo
alimentare da anni: una volta alla settimana va al ristorante cinese, un
"classico" della convivialità da tempo, ogni tanto frequenta i
vari ristoranti etnici che propongono cucina indiana, pakistana, africana,
messicana, ecc.
In
ogni supermercato c’è il reparto "etnico" dove si compra
dalla salsa di soia al tofu, dalle alghe commestibili giapponesi alle
tortillas. Esistono poi numerose botteghe dove arrivano prodotti di
importazione molto graditi agli italiani: frutta esotica cinese, datteri
freschi nordafricani, le spezie maghrebine e così via.
La
cucina occidentale è interculturale da secoli, da secoli si mescolano
ingredienti provenienti dalle più svariate parti del mondo, si creano
nuove sorprendenti ricette, si accostano alimenti disparati.
L’accostamento di pasta e pomodoro ha dato luogo alla pizza, il prodotto
italiano più famoso nel mondo; alcune piante hanno prodotto cambiamenti
sociali, come l’introduzione del caffé ha dato origine a quel rito
della tazzina di caffé mattiniera e post prandiale così tipico della
cultura italiana.
Il
cibo è interculturale, e ammettiamolo, i piatti migliori e più creativi
derivano proprio dal mescolamento di alimenti di origine diversa…ciò
dovrebbe farci riflettere sugli aspetti positivi del mescolamento anche
delle culture e delle etnie: le differenze sono una ricchezza perché ci
permettono di mescolare, inventare, creare, producendo cose nuove e nuovi
sapori, dando forma a nuove idee.
Che
noia se in Europa non fossero mai arrivate queste piante, e questi
prodotti dal resto del mondo e la cucina fosse rimasta (se lo è mai
stata) monoculturale: a tavola in pratica ci sarebbero in pratica pochi
tipi di frutta, pere, mele e uva, in primis, i dolci sarebbero addolciti
solo col miele, la pasta, fresca o secca, si condirebbe solo col
formaggio, le verdure più comuni sarebbero cipolle, carote, insalate…
Vedi anche:
http://www.comune.vallarsa.tn.it/notizie/200112/09.html
+
Tracciabilita' dei Cibi
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Il cibo
ha costituito nel corso dei secoli una tendenza, ma anche lo specchio
delle condizioni di vita della società
Parliamo spesso di cibo
naturale, alimentazione tradizionale, ma esattamente in che consisteva
l’alimentazione di coloro che sono vissuti in epoche precedenti alle
nostre? Nel passato l’alimentazione costituiva un grande problema,
produzione di cibo e conservazione rappresentavano qualcosa di molto
impegnativo rispetto ai
giorni nostri.
Le rese dei campi erano molto inferiori, da un quintale di
semente di cereali si ottenevano circa quattro quintali di cereali (ai
tempi nostri se ne ottengono trenta), mentre gli animali da allevamento
erano di peso inferiore, e le parti dell’animale più pregiate in
particolare, erano in proporzione ancora più ridotte.
Si calcola che una
famiglia contadina era in grado di produrre mediamente cibi per una
famiglia e mezzo, pertanto nella società di allora circa il settanta per
cento della popolazione doveva essere costituita da addetti
all’agricoltura
Le popolazioni che vivevano nelle grandi
foreste come i Celti e i Germani al tempo delle invasioni barbariche,
disponevano di spazi enormi e quindi di una notevole abbondanza di
risorse, pertanto vivevano di caccia e di allevamento. In particolare
l’allevamento di suini praticato allo stato brado nelle foreste di
querce che producevano ghiande, costituiva la fonte principale di cibo per
quelle popolazioni. L’Italia e gli altri paesi del Mediterraneo più
evoluti, erano al contrario già terre popolose, e tali popolazioni erano
orientate quindi verso una attività agricola molto diversa.
L’allevamento che richiedeva grandi pascoli non poteva essere praticato,
e pertanto quelle genti si orientarono verso la coltivazione dei cereali.
Una medesima area di terreno infatti produce una quantità di cibo come
cereali notevolmente superiore alla quantità di carne che si poteva
ottenere dalla caccia o dall’allevamento.
Quando nel VI secolo si ebbe una forte
contrazione della popolazione, a seguito delle epidemie e della grave
situazione politica ed economica creatasi, anche nelle nostre terre la
caccia e l’allevamento vennero maggiormente utilizzati, ma tale
situazione non durò a lungo, e quando intorno all’XI secolo la
popolazione tornò a crescere, si ebbe un deciso ritorno alla tradizionale
coltivazione di cereali.
L’alimento base era il pane, non ancora la
pasta, accompagnato da altre verdure e formaggi. Solo nell’Ottocento con
i nuovi sistemi agricoli e l’uso della refrigerazione per la
conservazione del cibo, la quantità di cibo a disposizione aumentò
notevolmente (l’ultima carestia nel nostro continente è del 1846-7) e
lentamente aumentò la quota di carne nell’alimentazione umana. Anche il
sistema di trasporti conobbe un miglioramento, e ciò contribuì ad una
migliore distribuzione dei prodotti agro alimentari.
Progressivamente si arrivò ad una alimentazione più varia, anche se non
sempre più ricca.
Tratto
da: http://digilander.libero.it/atticciati/storia/alimentazione.htm
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Sui cibi transgenici
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L. Carra -F. Terragni, Il futuro del cibo, Milano, Garzanti, 1999.
LINK sull'Antropologia
dell'alimentazione
http://www.culturagastronomica.it/
Intorno alle tradizioni della cultura materiale, al cibo e ai
prodotti alimentari, è cresciuta in questi anni una nuova sensibilità.
Si è formato un pubblico molto ampio che segue con attenzione e piacere i
temi legati al cibo e alla tavola. A questo pubblico si rivolgono il BAICR
Sistema Cultura, l'Istituto per i Beni Culturali della Regione
Emilia-Romagna e l'Università di Bologna, realizzando una guida on-line
alle fonti della cultura gastronomica.
http://food.orst.edu/ Food resources
a cura del OSU Department of Nutrition and Food Management (NFM)
http://www.distam.unimi.it/
Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche (DISTAM)
links centrati sui diversi aspetti dell'alimentazione, anche di carattere
etno antropologico.
http://www.eatethnic.com/
EatEthnicHome.htm Eatethnic: antropologia culturale e cibo etnico.
http://www.foodmuseum.com/
Food Museum. Risorse sulle usanze culinarie di mezzo mondo, con
storia.
http://arts.adelaide.edu.au/CentreFoodDrink/index.html
Research Centre for the History of Food and Drink Risorse in termini di
articoli, links, bibliografie.
http://www.ilstu.edu/class/anth273-foodways/foodbib.html
World Food Habits Bibliography.
aspetti sociali, culturali, religiosi, psicologici
dell'alimentazione. A cura del Prof. R. T. Dirks.
(inglese)
http://www.slowfood.com
Movimento contro fast a junk food;
http://www.potatodays.com/info/history.html
Storia della patata
http://collections.ic.gc.ca/potato/history/index.asp
"The potato then and now"; Storia della patata.
http://www.baychef.com/index.html
California Culinary Academy
http://www.cliffordawright.com/links.html
Clifford Wright, esperto di storia dell'alimentazione; i segreti della
cucina mediterranea.
http://www.gamberorosso.it/
http://www.regione.umbria.it/agriforeste/ua/8_13.htm
Articolo dell'antropologo T. Seppilli:
Le molteplici valenze del cibo.
http://csbs.utsa.edu/organization/culture&agriculture/index.htm
Culture e Agriculture, specialistica, prodotta da A.A.A.
http://unimondo.org/partners/elenco/c.htm/
(sito per lo sviluppo umano sostenibile)
http://www.bibliotecainterculturale.it/index.htm
(ampia bibliografia su tema interculturale)
http://www.cestim.org/16intecultura.htm
(informazioni sulle culture e sui paesi degli immigrati)
http://www.vivoscuola.it/tematiche/intercultura.asp
Con le parole chiave: Storia degli Alimenti, Alimentazione.
http://www.pianetascuola.it/seminari/webalimenti/storia.htm
(Storia degli Alimenti, Abitudini
alimentari, aree geografiche e TRADIZIONI alimentari)
http://www.mangiabene.it/approfondirea.htm
Promosso dal Ministero delle politiche agricole e forestali: contiene una
breve storia del cibo italiano, tendenze alimentari del nostro secolo e la
sezione Links utili.http://webscuola.tin.it/
http://www.educational.rai.it/corsiformazione/intercultura/default.htm
esperienze didattiche intorno
al tema intercultura
http://www.mediamente.rai.it/articoli20020228b.asp
nel sito, utilizzando il motore di ricerca interno (digitando la parola
"biodiversità), si trova
http://www.mediamente.rai.it/articoli20020520a.asp
- con l’ intervista a Vandana Shiva (teorica dell'ecologia sociale) che
introduce al concetto della biodiversità e a tutte le sue implicazioni.
http://www.comunedimodena.it/biblioteche/bookmark.htlm
raccolta di numerosi siti di interesse educativo e didattico
http://www.didaweb.net/risorse/
Al suo interno numerosi
siti/fonti dedicati al tema interculturale (tra cui alcuni monografici:
Albania, associazione italo-magrebina).
http://www.irre.toscana.it/9810/inter/irs_ei02.htm
Particolari risorse internet sui temi legati all'educazione interculturale
e multi culturale
(progetti, esperienze, speranze..)
Fonti non WEB:
"Storia naturale & morale dell'alimentazione" - Toussaint -
S. Maguelonne - Editori: Sansoni Firenze
(una storia universale dell'alimentazione).
Software didattici:
"Enciclopedia del corpo umano"
"La verdura fa
cultura" (gioco
a quiz on line)
"Milly metro
nella pancia del gigante"
"Mens sana in
corpore sano" (ipertesto
realizzato da una scuola)
"Alimentazione,
ambiente e salute"(ipertesto realizzato da una scuola)
"Edo"
(raccolta di schede interattive)
Fonti in relazione alle specifiche aree/attività (in aggiunta alle
generali):
La cucina e gli alimenti nell'antichità
http://www.educazionealimentare.net
Il sito delle scuole fatto anche con le scuole
http://www.archeonews.it/
Notizie interessanti sul mondo e le civiltà antiche (non solo europee).
La cultura dell'antica Roma "Le abitudini alimentari dei Romani"
di A. Dosi e F. Schnell -
Serie "Vita e costumi degli antichi romani" Ed. Quasar
"De Re Coquinaria" - di Marco Gavio Apicio - Antologia di
ricette a cura di Attilio del Re - ViennePierre Edizioni (alcuni estratti
sono reperibili anche sul WEB)
Metodi di coltivazione e sviluppo sostenibile
http://www.agricolturanaturale.com
http://www.agricolturabiologica.com/
http://www.agricolturabiodinamica.it/
http://www.spazioeuropa.it/spazioeuropa/agricoltura/
http://digilander.libero.it/sibonise/agricoltura_tradizionale.htm
http://www.parcodiveio.it/_ita/galleria_fotografica_01.htm
http://www.coap.it/obiettivo/articoli/ogm-no.htm
http://www.fis.unipr.it/sustain/
http://www.regione.emilia-romagna.it/agricoltura/rivista/
http://www.wwf.it/summit/
http://www.are.admin.ch/are/it/nachhaltig/are/
Cibi transgenici
http://www.dooyoo.it/review/436710.html
http://alimentazione.medialighieri.it/trans.htm
http://www.vasonline.it/letture
Conservazione dei cibi
http://www.ristortec.it/riviste/index.asp
http://www.ristortec.it/riviste/industriealimentari.asp
http://www.coopfirenze.it/info/art_1129.htm
http://www.surgital.it/ita/surgel.php3
Cibi base nelle diverse culture
http://www.maccaja.genova.it/genova/cucina/indexcu.htm
http://www.maccaja.genova.it/genova/cucina/indexcu.htm
http://www.mediterraneoenonsolo.it/
http://it.dir.yahoo.com/societa_e_culture/a_tavola/
http://www.bibliomondo.it/laboratorio/scheda_laboratorio
Cibi e religione
http://www.slowfood.it/img_sito/riviste/
http://www.slowfood.it/img_sito/riviste/slow/IT/09/vegetab.html
http://www.francobampi.it/ditutto/religione_cattolica.htm
http://www.ramadan.com/
http://space.tin.it/lettura/rbuscet/counters/eger.htm
Tratto
da: art.supereva.it
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Il 90 per cento
dei prodotti presenti sugli scaffali dei supermercati
che promettono di migliorare la salute dei consumatori
non ha alcun supporto scientifico.
'Riduce il rischio di osteoporosi', 'migliora il
colesterolo', 'la salute dei vostri denti ve ne sarà
grata'. Questi sono solo alcuni dei
messaggi pubblicitari ambigui
che hanno spinto l'Autorità europea per la sicurezza
alimentare (Efsa)
a indagare sulla loro veridicità con veri e propri
studi.
Secondo quanto riportato in un articolo pubblicato sul
quotidiano spagnolo "El Pais", dai risultati
delle ricerche dell'Efsa è emerso che sette reclame su
otto sono delle bufale. In particolare, l'autorità ha
analizzato un gruppo di otto reclame pubblicitarie su
prodotti che promettevano di esser in grado di ridurre
malattie e aiutare la crescita e lo sviluppo dei
bambini. Sette di questi prodotti non hanno superato la
prova.
Ma la cosa che preoccupa maggiormente gli esperti è che,
secondo il nuovo regolamento europeo in materia entrato
in vigore circa un anno fa, anche se non è permesso
proclamare nelle pubblicità le presunte virtù salutari
di un prodotto senza una base scientifica che lo
testimoni, le imprese hanno a disposizione una finestra
temporale relativamente lunga per adeguarsi alla norma.
Alcune aziende, a seconda del prodotto che
pubblicizzano, possono
ritardare la correzione dei loro messaggi fuorvianti
fino al 2010 o addirittura fino al 2015.
Inoltre, El Pais ha sottolineato come molto
spesso queste pubblicità 'ambigue' sono anche la causa
dell'elevato costo di alcuni prodotti.
Infatti, molte aziende sono 'costrette' ad aumentare il
prezzo dei loro prodotti per via delle spese
pubblicitarie subite per venderli. Le organizzazioni dei
consumatori hanno finora scovato in alcuni prodotti fino
a 22 messaggi pubblicitari distinti. Secondo uno studio
della Confederazione spagnola delle associazioni dei
consumatori e degli utenti (Ceaccu), si tratta di
prodotti che per questo aumentano del 130 per cento
il loro prezzo.
E la media delle pubblicità è di 6,3 reclame per
prodotto. A volte lo stesso messaggio, anche se falso, è
parte del marchio e, in tali casi, le aziende non hanno
alcun obbligo di modifica fino al 2015. L'Efsa ha finora
ricevuto 220 sollecitazioni per valutare le frasi
promozionali che promettono al consumatore adulto e non
di migliorare la propria salute.
Inoltre, l'Efsa ha ricevuto altre 2.500 sollecitazioni
di tutti i tipi da parte della Commissione europea.
Fonte: salute.agi.it
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L'alimentazione nella
civiltà contadina - I personaggi del
podere
Voglio parlarvi dei tre personaggi chiave del podere sui
quali verteva il buon funzionamento di questo, maggiori
o minori risultati economici e buoni rapporti, sia con
la proprietà sia con la direzione dell'azienda.
La massaia era la "regina"
del podere.
Per me non è tanto agevole parlare di lei, in quanto i
miei contatti con le signore di questa categoria erano
esigui.
La mia controparte era il capoccia con il quale
discutevo tutto quanto riguardava la gestione del
podere. Comunque ci proverò.
Quando due giovani contadini si innamoravano, nessuno
dei due poteva sapere come sarebbero andate le cose e se
a loro sarebbe toccato o meno la carica di capoccia e
massaia. Il pragmatismo non era solo marxista ma anche
contadino: la loro sorte si sarebbe decisa negli anni,
salute, capacità, situazione della famiglia, guerre ecc.
avrebbero deciso per loro.
Come ho già spiegato, nella famiglia contadina, oltre ai
vecchi genitori, erano presenti due o più figli maschi
con le nuore ed i nipoti. Le femmine si sarebbero
accasate extra azienda. Però poteva anche succedere che
uno dei figli con la nuora ed i nipoti si scindesse
dalla famiglia e prendesse un altro podere, in questo
caso piu' piccolo. Poteva anche succedere che tutti
traslocassero in un podere più grande e più ricco. Solo
dopo gli anni Cinquanta la famiglia tradizionale andò in
frantumi.
I figli passarono a lavorare all'industria, pur vivendo
sempre nella colonica. Fatti un po' di soldi, si
emanciparono completamente e si trasferirono in città.
Rimasero nel podere i vecchi, fino alla morte. Alcuni di
questi figli negli anni successivi da semplici operai
diventarono imprenditori ed anche molto bravi.
Nel microcosmo contadino la massaia, oltre a lavorare
nei campi, deteneva il ferreo comando della casa.
Preparava i pranzi e di conseguenza erano di suo dominio
il pollaio, la conigliera e l'orto.
La massaia si faceva aiutare dalle giovani figlie, poi
dalle nuore. Per i lavori pesanti dell'orto, la
aiutavano i figli, in quanto vangare era troppo faticoso
per una donna.
Incominciamo dal pollaio che
come minimo conteneva una trentina di galline ed uno o
più galli, poi diversi capponi che servivano anche per i
"patti colonici". I galli al mattino davano la sveglia,
iniziando a cantare anche alle ore 4 .
Nel pollaio erano poi presenti anatre a iosa, gallinelle
varie che avevano la funzione di meteorologhe perchè
sentivano l'avvicinarsi della pioggia ... Poi tacchini,
infine i famosi paperi (Donald Duck di Walt Disney) che
servivano per i grandi pranzi della trebbiatura e
vendemmia, dove le persone da rifocillare erano
veramente tante.
Se la casa aveva la colombaia, la massaia disponeva di
regola di 6-8 coppie di piccioni.
Una folta conigliera era sempre presente con 7- 8
coniglie fattrici ed un maschio. In tutto 6O-7O conigli.
I maiali sicuramente uno ed a volte due. Nei patti
colonici la fattoria pretendeva un prosciutto per ogni
suino.
Una o più capre o pecore completavano l'Arca di Noé ....
Non c'erano problemi per il loro sostentamento perchè
nel podere si trovava erba e granaglie per tutti.
Non tutto questo ben di Dio
veniva mangiato. Ogni settimana passavano i trecconi e
l'eccedenza veniva venduta. Con il ricavato la massaia
acquistava scarpe ed indumenti per la famiglia,
raramente qualche giocattolo per i nipotini e
immancabilmente incominciava a fare il corredo per le
figlie nubili.
Nel podere c'erano sempre
diversi alberi di fichi.
Nel mese di settembre la massaia preparava almeno un
paio di vecchie bigonce piene di biccie e bolzoni. Erano
utilissimi come secondo durante l'inverno, tignole a
parte che potevano mangiare tutto.
Ad ottobre la massaia seccava i funghi del bosco
raccolti dai figli o dai nipoti. Erano utilissimi per i
sughi nei mesi seguenti.
A novembre la massaia raccoglieva le olive più grosse e
le poneva in un ranno di soda caustica che le cuoceva,
sarebbero servite in cucina per tante ricette.
A dicembre la massaia prendeva le olive mature e le
seccava nel canto del fuoco; non erano buone come quelle
di Kalamata, ma venivano apprezzate.
Più o meno durante l'anno
sul desco del colono venivano servite verdure cotte,
alcune dell'orto (bietola e spinaci), altre selvatiche
(strigoli e cicerbite) che la massaia sapeva dove
trovare.
A gennaio, quando i suoi figli lavoravano la carciofaia,
la massaia aveva gobbi (talli o polloni dei carciofi) in
abbondanza con i quali ci faceva sformati vari oppure li
friggeva.
Alla fine dell'estate essa rimetteva una bella scorta di
mele e pere delle qualità invernali generalmente sul
bordo degli armadi od altri mobili. Le mele venivano
mangiate durante l'inverno e per S. Biagio portate in
chiesa per la benedizione, era frutta risecchita e
polverosa, a volte mezza marcia.
Però nella famiglia vigeva il motto che " L'economia era
il miglior raccolto" e non acquistavano niente.
La nostra massaia nell'orto
aveva tutto lo scibile degli ortaggi, finocchi, sedani,
porri, fragole, pomodori, melanzane, peperoni, zucche di
tutti i generi (comprese quelle da inverno), un piccolo
reparto era destinato agli '' odori'' (prezzemolo,
sedanina, persia, pepolino, salvia ecc.)
Patate , poponi e cocomeri venivano invece coltivati in
pieno campo.
Il podere aveva sempre un piccolo o grande frutteto.
Le "primizie", usando uno dei piccoli della famiglia,
venivano sempre inviate alla fattoria.
Quando a febbraio-marzo arrivava l'acqua santa, la
massaia puliva accuratamente ogni locale della casa con
la collaborazione delle nuore e figlie.
All'arrivo del sacerdote veniva regalata una "serqua"
d'uova (dozzina). Essa si intratteneva con il prete,
parlando genericamente del tempo meteorologico, che non
era più quello di una volta e dei tempi moderni di
scarso gradimento per entrambi.
Il sacerdote benediva tutti i locali anche quelli più
reconditi e poi brindavano ai tempi migliori con un
bicchierino di vin santo.
Parliamo ora dei pasti che
preparava la massaia nella famiglia contadina di due
generazioni fà.
La prima colazione era generalmente un po' sparpagliata.
D'inverno ribollita con l'ottimo olio per i grandi,
caffelatte a base di orzo tostato per i piccoli.
D'estate panzanella per i grandi e pappa con il pomodoro
per i piccoli.
Il pranzo del mezzogiorno era sacro: si riuniva tutta la
famiglia intorno al desco e durava anche un'ora. In
molte famiglie due parole di ringraziamento al Signore,
oppure il segno della croce e poi via a lavorare di
ganasce i giovani, mentre i vecchi, biascicavano con la
bocca completamente sdentata.
Il cibo era costato tempo e fatica... si doveva
apprezzare.
Ho già detto che il capoccia veniva servito per primo,
poi i figli maschi, le nuore, i ragazzi ed ultima la
nostra massaia. La cena si svolgeva con le medesime
caratteristiche.
Appena si faceva buio, tutti a letto.
In qualche famiglia ci poteva essere la galena (si
trattava di un primitivo sistema di radio a cuffie che
funzionava su un impulso del cristallo di questo
minerale argentifero). Di solito il letto funzionava da
"massa" e si poteva sentire solo la stazione radio piu'
vicina. I programmi erano, a parte radio giornali,
commedie, canzoni e anche notiziari agricoli. La Guardia
di Finanza era sempre in cacciata di questi apparecchi
per fare pagare il canone Rai.
Se la massaia era assai giovane l'educazione sessuale
delle figlie era di sua competenza: le avvertiva
dell'arrivo del menarca e quando si fidanzavano faceva
un controllo esclusivo ,per tutto il periodo nel quale
il fidanzato veniva a fare "l'amore".
Lei stava nello stesso locale a lavorare sferruzzare od
altro. La ragazza era avvertita di non concedere niente
prima del matrimonio, ci aveva solo da rimettere e
niente da guadagnare. Casi di sposalizi in fretta e
furia per il bebè in arrivo si cominciarono a verificare
solo dopo gli anni Quaranta.
Il Fascismo, il quale aveva regolato la vita di tutti
gli italiani, figuriamoci se non pensava ai milioni di
massaie... nacquero così le "Massaie Rurali". Mai pensò
di farle una divisa, in quanto nelle ristrettezze della
categoria vi erano problemi per le divise dei balilla
efigli della lupa. Allora il regime creò un grande
foulard di cotone 90 x 90 cm, ornato di fasci, testoni
del duce e spighe di grano. Le massaie se lo mettevano
al collo od in testa, sopra al costume regionale (chi lo
aveva) e partecipavano alle sfilate fasciste.
La massaia era abbastanza religiosa: partecipava alle
funzioni ed insegnava la dottrina e le preghiere allora
in latino ai figli.
Se fossero ritornati gli antichi romani, si sarebbero
fatte delle belle risate su questo latino... non
avrebbero capito niente, ma alla massaia bastava anche
così.
Alla domenica essa andava alla prima messa, il capoccia
a quella della 9,30 ed i giovani a quella delle 11 in
quanto dormire era era un "must" anche allora. A quel
tempo chi non andava a messa per sua scelta non credo
fosse più del 5%.
Il pranzo domenicale era sempre più ricco rispetto a
quelli della settimana.
La massaia o una nuora ,avevano fatto il pane un paio di
giorni prima, in modo da averlo fresco.
Un appunto sul pane, era molto migliore dell'attuale,
macinato su pietra e cotto a legna nel forno della
colonica, usando sarmenti e legna del podere.
Dunque a mezzodì pastasciutta (generalmente rigatoni, in
Toscana chiamati cannelloni); il capo od i capi del
coniglio fornivano il sugo; poi coniglio in umido con
patate o verdure cotte. Per finire cantuccini con il
vinsanto.
Alla cena della sera partecipavano il fidanzato o i
fidanzati delle ragazze, in special modo se il rapporto
era ormai consolidato da anni e ci si avvicinava al
matrimonio.
La sera minestra in brodo, pollo lesso, o papero o
arrosti vari.
La massaia pianificava gli eventuali matrimoni delle
figlie o nipoti, scaglionandoli nel tempo, in modo che
malgrado le magre finanze fossero ben fatti e con buoni
corredi.
In un altro punto ho parlato di questi corredi. Solo
alla fine del periodo della mezzadria, cioé anni
Quaranta, i sacconi erano previsti in lana, in
precedenza venivano fatti con gli scartocci delle spighe
del granturco i quali scricchiolavano ad ogni movimento
dei coniugi nel letto. Chi sa quali concerti , quando
avvenivano i "doveri coniugali "...
Ho già raccontato che a volte un paio di figli ,venivano
messi "da piedi" e potevano ben odorare le estremità dei
genitori che si avvicinavano alle loro facce. Altri
figli potevano essere in altri letti nella stessa
camera.
Generalmente le coloniche avevano 3 camere, quattro era
una eccezione. Ho conosciuto famiglie composte da 15-16
persone.
Mentre gli uomini di casa erano generalmente cacciatori
ed avevano il cane, la massaia, aveva uno o più gatti
che passavano l'inverno nel canto del fuoco a dormire.
Essi erano sempre pronti a fare furtarelli alla loro
titolare, la quale armatasi di granata li bastonava ben
bene.
Nelle case coloniche topi e
talpe erano presenti in abbondanza in quanto si trattava
sempre di vecchie abitazioni in mezzo ai campi, dunque i
topi ci ballavano ed i gatti si riempivano la pancia.
Uno degli slogan del capoccia era questo: " L'economia è
il miglior racconto ". Non pensate che con questo
termine volesse dire la borsa, voleva dire spendere
sempre meno degli incassi. Era vero e la massaia ne
aveva fatta la sua massima per la vita.
In primavera nelle macchie crescevano i nuovi germogli
delle vitalbe, i bimbi, anche di 5 o 6 anni, andavano a
raccoglierli muniti di un panierino.
Germogli e di vitalbe e un paio di uova bastavano per
cucinare un secondo per tutta la famiglia, ottimo e
rinfrescante.
Ai tronchi degli olivi , nascevano gli strigoli e anche
questi erano usati per le frittate.
A settembre tutti i ragazzi venivano mobilitati per la
raccolta delle chiocciole, fatte in umido imitando le
francesi "escargot": veniva fuori un secondo sopraffino.
Dei funghi ne abbiamo già parlato. I ragazzi
raccoglievano i melograni, tante pine e pinoli. Durante
l'inverno con un po' di farina di castagne venivano
fatti tanti migliacci.
La massaia conosceva tutti i
tipi di piante del podere con le quali fare delle belle
insalate, incominciando dai lattughini, per finire alle
cicerbite, terrarepoli, cime di fave ecc.
Nella madia rimanevano sempre dei pezzetti di pane
risecchito. Da sempre in Toscana questo pane viene usato
per fare due primi e cioé in estate la panzanella (il
pane veniva messo a mollo, poi olio aceto cipolla,
pomodoro, basilico ecc.), d'inverno invece ,minestra di
pane (questi pezzetti risecchiti venivano messi in un
tegame sopra al quale veniva versato un brodo di cavolo
nero , fagioli verdure varie, ecc.) Di questa versione
dato che le famiglie erano numerose, ho visto fare fino
a 4 tegami, uno dei quali da usare al mattino per la
ribollita. Questi due prodotti erano apprezzatissimi dai
vecchi, quasi sempre sdentati, dato che non presentavano
problemi di masticazione.
Nel podere veniva coltivato
il mais, che serviva per l'alimentazione degli animali.
Bellissime polente venivano fatte durante i mesi
invernali, il sugo proveniva dall'orto: era il porro.
La regola dei due manager del podere era spendere il
meno possibile usando tutte le sinergie aziendali per
vendere più prodotti. Con questo sistema, soldino dopo
soldino, furono fatti piccoli patrimoni che consentirono
in diversi casi l'acquisto del podere.
Sul finire della civiltà contadina questi piccoli
capitali consentirono ai maschi di casa di intraprendere
con successo nuove attività nei settori del commercio e
dell'industria.
Vi domanderete come poteva
essere la coabitazione di 3-4 o più donne nella stessa
famiglia ?
La stessa domanda me lo ponevo io, quando andavo nei
paesi arabi, dove l'uomo benestante ha di regola 4 mogli
ed alcune concubine. Meno tempestosa di quanto pensate,
vi erano regole ben precise: c'era chi comandava e chi
doveva ubbidire, pensando al domani, quando sarebbe
venuto (non sempre) il suo turno.
La massaia adorava i nipotini. Faceva loro qualche
regalino, però erano le nuore che li accudivano in
tutto. Quasi sempre avevano una propria conigliera od un
proprio pollaio, in modo da avere una certa
disponibilità economica. Insomma la massaia "decentrava
i poteri" e la nuora si poteva fare le sue spese
personali.
La massaia, come il capoccia ed il Papa, moriva massaia
aumentando sempre il decentramento alle nuore man mano
che la sua salute deperiva.
La massaia lavava piu' bianco e non inquinava, poteva
essere uno slogan ma era la verità. Più volte ho
spiegato, che nel microcosmo contadino in un millennio
tutto era pianificato nei minimi particolari, compresi i
detersivi. I prodotti attuali derivati dal petrolio
erano al di là da essere inventati.
Ecco come si regolava la
massaia.
Ella faceva il bucato con le figlie e nuore al giovedì,
tutti i panni sporchi personali più lenzuola, federe,
asciugamani venivano messi in una grossa conca. Riempita
generalmente al 7O% di panni sporchi. Sopra ai panni
veniva messo un grosso telo, chiamato cenerone. Sopra a
questo veniva messo uno strato di cenere di solito
intorno ai 25-30 cm.
La cenere era quella del canto del fuoco, che veniva
raccolta via via in un recipiente posto sotto il
focolare. La cenere è composta da sali minerali
contenuti nel legname arso, in genere sono potassici.
Questo la massaia, non lo sapeva faceva così perche la
nonna e la bisnonna le avevano detto che per avere un
bucato bianco si doveva fare così . Nel restante 10%
della conca veniva versata, quasi in continuazione ,
acqua bollente, che veniva dalla caldaia sul canto del
fuoco.
L'acqua passava attraverso la cenere, acquisendo i Sali
liscivali, poi attraverso i panni, asportando lo sporco.
L'acqua usciva tiepida dallo scarico della conca, veniva
immessa nella caldaina, scaldata a 90-100° e poi di
nuovo nella conca. Il procedimento durava, non meno di
4-5 ore, il risultato era il bucato bianco più bianco
del bianco, come dice la pubblicità.
A questo punto le donne di casa andavano ad appendere i
loro panni a dei fili metallici intorno alla colonica.
Il giorno dopo o quello di poi con dei ferri da stiro
messi sulle braci ardenti e poi puliti, i panni venivano
stirati. Alla domenica, tutto era a posto.
Il termine di 4 settimane era generico. Se era
necessario fare il bucato a 2 o 3 settimane perché i
lavori nel podere li avevano sporcati molto, veniva
fatto prima.
E la cenere, direte voi ? Veniva sparsa nel podere, come
un magro concime, inquinamento zero.
Per la pulizia delle posate
la massaia inviava i ragazzi con tascapani o ballini a
delle cave di tufo vulcanico molto fine (si trova da
tutte le parti della Toscana) che le rendeva splendenti.
Per la pulizia di fiaschi, bottiglie e bicchieri, la
massaia usava un'erba chiamata vetriolo: finemente
sminuzzata, veniva inserita con acqua attraverso i colli
dentro ai recipienti, poi agitando puliva in modo
migliore degli attuali detersivi, sempre ad inquinamento
zero.
Con la uccisione del suino,
che avveniva in dicembre-gennaio, la massaia aveva un
eccezionale rifornimento per la dispensa, che durava
almeno 7-8 mesi. Incominciamo dalla carne , che veniva
usata subito per i secondi. Poi con i grassi in eccesso
faceva il lardo, usato anche come medicinale, con i
residui di questo, chiamati ciccioli, faceva delle
favolose schiacciate. Veniva poi il burischio, sangue e
carne di maiale, con il sangue in eccesso ottimi
migliacci poi la soppressata, la guancia , le salcicce,
il rigatino, la spalla, i salami, il prosciutto... la
massaia per molti mesi aveva la dispensa piana.
Con tutti i residui delle
parti grasse del suino, la massaia, diventava una
"saponificatrice": metteva questi grassi in una caldaia,
con acqua soda caustica e polvere di micio (non di
gatto) ed altre sostanze, dopo diverso tempo di cottura,
versava il tutto nell'acquaio, turando lo scarico ed al
mattino si affettava una trentina di pezzi di ottimo
sapone che metteva ad asciugare. Non era LUX, quello
delle stelle, però lavava bene lo stesso.
Durante la guerra qualcuna
ci prese gusto e avute le giuste formule riuscì anche a
produrre il sapone da barba per i mariti (un prodotto
diventato introvabile) sostituendo la soda con la
potassa caustica come materia di base. La pasta costava,
ed era "razionata" negli anni tragici della guerra.
A parte le tagliatelle (che tutte sapevano fare) la
massaia si munì di pratiche macchinette per fare la
pasta in casa.
Di solito avevano 3-4 dischi per i vari formati, i
ragazzotti di casa fornivano la forza motrice per
azionarle... unico inconveniente: usando il grano tenero
era una pasta che non teneva la cottura per niente.
Nella vita tutto non si può avere.
Negli anni tragici della
guerra la massaia inseriva le patate piccolissime nel
pane, dopo averle lessate e sbucciate.
Capitava a volte di mangiare nel pane una piccola patata
se non le aveva amalgamate bene con la farina.
La massaia usava come dolcificante il miele dei suoi
alveari, lo zucchero "costava".
Vorrei ora parlare dei
ragazzi della famiglia contadina.
Il parto avveniva sempre in casa, la massaia era in
grado di poter legare l'ombelico ai nipotini e dare il
primo sculaccione, se non era a portata di mano la
levatrice, che a volte abitava a 7-8 km e doveva venire
a piedi.
Alle prime doglie della nuora, partiva l'ordine della
massaia: Scaldate molta acqua, arrivo io."
La mortalità sfiorava all'inizio del 1900 il 20% , fu
ridotta al 9% alla fine del nostro periodo della civiltà
contadina. Si aveva così la selezione naturale: i più
deboli perivano.
I bimbi non appena erano in
grado di camminare venivano lasciati liberi sull'aia
dove rincorrevano gli animali del cortile e giocavano
con i gatti ed il cane. D'estate e d'inverno avevano un
grembiulino e .... sotto niente.
Mi sono trovato più volte che la signora contessa
visitasse i suoi coloni e prendesse un bimbo in braccio,
bello, ma tanto sporco e poi si accorgesse di avere
sulla manica ... tanta cacca.
A questi bimbi non si poteva dire che si nasceva sotto
il cavolo o portati dalla cicogna: tutti i giorni
vedevano cosa facevano gli animali dell'aia, gli
accoppiamenti erano una cosa comunissima, non ci
facevano neppure caso.
L'asilo serviva solo per i
bimbi vicino al paese i genitori non avevano il tempo
per portarli a piedi e poi a riprenderli, i figli dei
coloni entro un chilometro ci andavano da sé ( le
macchine non erano un problema, nel paese non arrivavano
alle dita di una mano), gli altri non sapevano neppure
che esistesse. Intorno ai 5 anni piccoli lavori, non
faticosi, toccavano ai piccoli futuri coloni, i quali
incominciavano a seguire i genitori nel podere. A sei
incominciava la scuola dell'obbligo: la prima e seconda
classe generalmente veniva fatta. Gli scuolabus erano da
inventare, capitava che questi bimbi si facessero a
piedi i 3-4 km per l'andata ed altrettanti per il
ritorno e di solito erano sempre i primi ad arrivare a
scuola.
Arrivavano di inverno con un cappottaccio di un fratello
più grande fatto con un cappotto del nonno defunto, con
un paio di grossi zoccoli di legno, con una vecchia
cartella che risaliva al padre fatta con due tavolette
di legno e dei lacci di cuoio. Arrivavano con la faccia
bianca e rossa sempre allegri ed a volte anche bravi. Ho
conosciuto vari coloni analfabeti che poi hanno avuto
figli diventati professori e presidi di licei.
Sul finire degli anni
Quaranta almeno i due terzi dei giovani coloni
arrivavano a finire le elementari, gli altri andavano a
lavorare nel podere. Durante l'inverno ne ho visti sulle
aie, quando strusciava la tramontava, con due grosse
candele al naso, incuranti del freddo che giocavano con
i loro animali. Erano quelli già selezionati, a loro
niente poteva nuocere.
By Tigre 31 Copyright 1999-2004
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L'alimentazione nella "civilta'
occidentale"
ecco un' esempio di dittatura alimentare che
avviene nel 2011 in FRANCIA: Comunicato stampa per
diffusione immediata
Mangiare gli animali diventa obbligatorio in Francia
!
I
vegetariani difendono la loro libertà di opinione
In Francia è stato appena pubblicato un decreto che
rende obbligatorie alcune regole di composizione dei
pasti nell'insieme della ristorazione scolastica,
pubblica e privata. Queste regole impongono a sei
milioni di bambini in età scolare il consumo di carne,
pesci, latticini e uova.
Decreti analoghi sono in preparazione per la quasi
totalità della ristorazione collettiva francese, dalla
scuola materna fino alle case di riposo per anziani,
passando per i ristoranti universitari, gli ospedali e
le prigioni.
La legge francese, con il pretesto di proteggere la
salute pubblica, proibisce l'espressione concreta di una
convinzione.
I cittadini vegetariani
si mobilitano per difendere il loro diritto alla scelta
della propria alimentazione.
Buone notizie ? Non per i
vegetariani !
Un decreto e un'ordinanza pubblicati nel
Journal officiel del 02 ottobre 2011, impongono alle
mense scolastiche il rispetto di un insieme di norme
ritenute garantire l'equilibrio nutrizionale dei pasti.
Ogni pasto deve obbligatoriamente comprendere un «piatto
proteico» le cui proteine sono esclusivamente di origine
animale (carne, pesce, uova o formaggio), ignorando
l'esistenza di fonti abbondanti di proteine vegetali, e
anche un latticino, reputato costituire il solo mezzo di
coprire il fabbisogno di calcio, ignorando l'esistenza
di alternative vegetali e minerali. È specificata una
frequenza minima obbligatoria di alcuni tipi di carne
(manzo, vitello, agnello o frattaglie) e di pesce.
D'ora in poi, per i frequentatori regolari delle
mense sarà impossibile
essere vegetariani, o meglio esserlo tutti i giorni.
Quanto all'essere vegan, non sarà possibile neanche per
un solo pasto.
Il bambino vegetariano che riuscisse, malgrado tutto, a
lasciare la carne sul bordo del piatto, sarebbe
costretto a consumare un pasto carente, visto che non
sono proposte alternative equilibrate.
Un attacco contro la libertà di opinioni
Numerose persone nel mondo sono profondamente convinte
che il consumo di animali e dei prodotti del loro
sfruttamento non sia legittimo. Il vegetarismo e il
veganismo sono l'espressione inevitabile di questa
convinzione.
Il decreto governativo minaccia le libertà individuali
fondamentali limitando il libero esercizio delle
convinzioni personali quale è affermato dall'ONU :
Ognuno ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza
e di religione. Questo diritto implica la libertà di
avere una religione o una qualunque convinzione di
propria scelta, così come la libertà di manifestare la
propria religione o convinzione, individualmente o in
comune, in pubblico come in privato, attraverso il culto
e lo svolgimento di riti, le pratiche e l'insegnamento.
Il trattamento degli animali è al centro di un crescente
dibattito di opinione in Francia, come testimonia la
pubblicazione di diverse opere recenti che criticano, o
difendono, la legittimità del consumo di carne.
In questo contesto, la
volontà del governo di imporre le proprie scelte
ideologiche ed economiche è ammessa apertamente :
Il ministro dell'Agricoltura, Bruno Le Maire, ha
annunciato la messa in pratica di un programma nazionale
per l'alimentazione che mira anche a frenare l'impatto
di certi discorsi, come quello dell'ex-Beatle Paul
McCartney che, in occasione del vertice di Copenaghen,
ha invocato una giornata settimanale senza carne per
lottare contro il riscaldamento climatico. Questo
appello aveva suscitato una levata di scudi da parte
degli allevatori...
La persistenza di una menzogna
istituzionale in materia di nutrizione
Da molti anni, in
particolare attraverso le edizioni successive del Piano
Nazionale Nutrizione e Salute (PNNS) e della sua
interfaccia pubblica, il sito mangerbouger.fr, i poteri
pubblici diffamano il vegetarismo e il
vegetalismo.
Numerose autorità mediche e sanitarie nel mondo
riconoscono invece che si può vivere bene senza
consumare carne e altri prodotti animali.
Per esempio:
È posizione dell'American
Dietetic Association che le diete vegetariane
correttamente pianificate, comprese le diete totalmente
vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto
di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per
la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune
patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono
appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo
vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e
seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.
Il dibattito sulla legittimità dello sfruttamento degli
animali è di ordine filosofico, etico e politico e deve
poter proseguire.
È inaccettabile che lo Stato francese, con il pretesto
di una misura di salute pubblica fondata su menzogne
nutrizionali, voglia vietare questo dibattito, mettendo
nell'illegalità l'espressione concreta di una
convinzione.
I vegetariani si mobilitano
Collettivi e associazioni vegetariane si organizzano
ovunque in Francia per esprimere la loro indignazione di
fronte a questo decreto, allertare l'opinione pubblica e
contestare le affermazioni nutrizionali diffuse dai
poteri pubblici.
Essi incoraggiano tutte le persone e organizzazioni
interessate a difendere la libertà di convinzione,
qualunque siano le loro posizioni rispetto allo
sfruttamento degli animali, a unire le loro voci a
queste proteste.
L'Iniziativa Cittadina per i Diritti dei Vegetariani (ICDV)
ha già contattato l'ONU nel maggio scorso per segnalare
episodi concreti di discriminazione verso persone
vegetariane in Francia.
Se il decreto non è ritirato, l'ICDV annuncia una nuova
denuncia contro la Francia per violazione della libertà
di convinzione.
Contatto stampa : David OLIVIER - Mail :
contact@icdv.info
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