Complimenti.....Sei entrato nel piu' completo Portale sulle Medicine Alternative, Biologico  Naturali e Spirituali - Leggi, Studia, Pratica e starai in Perfetta  Salute, senza Farmaci ne' Vaccini


"
Medicina Alternativa"  
per il CORPO  e per lo  SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for the BODY  and for the  SPIRIT



GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVES MEDICINES

HOME

STORIA dell'ALIMENTAZIONE (con Bibliografia)

Medicina Antica  +  Sciamani 
Scienza della Nutrizione  +  DIGESTIONE +  Alimentazione Biologica - 1
Aspartame  +  Additivi e Conservati  +  Glutammato
  +  Contaminazioni da OGM
METANOLO  +  Soia  +  Malassorbimento  +  Acidosi=riordino del pH
Scienza della Nutrizione 
+  DIGESTIONE  +  Mangiare crudo = Crudismo
Frutta secca
 +  Germogli  +  SUCCHI di FRUTTA e VERDURA  +  Germogli 
Micro diete 1 +  Micro diete 2 +  Frutta e Verdura

L’ALIMENTAZIONE nell'ANTICHITA’  10 Comandamenti del Pasto  +  Consigli alimentari
BUONE REGOLE per una SANA ALIMENTAZIONE  +  Dieta del Gruppo Sanguigno

Questa potrebbe essere l'Azienda che vi controllera' nel molto prossimo futuro
 

I popoli della Mesopotamia usavano tanto orzo per preparare il pane e la birra.
Il pane era AZIMO, cioè  non lievitato e veniva cotto in forni d’argilla. Anche il miglio e il frumento erano presenti nella cucina Mesopotamica per preparare focacce dolci, insieme alle cipolle si usavano tanto i legumi (fave, lenticchie, piselli).
La carne era più cara del pesce, quindi veniva consumata più raramente, in occasione di festa.
I pranzi erano arricchiti dall’uso del latte e delle uova, l’olio veniva ricavato dalla pianta del sesamo.
Gli antichi egizi si nutrivano con cereali, fichi, datteri, ortaggi, birra d’orzo, pane, vino; mangiavano la carne dei bovini, ovini e suini.
Il cibo è per sua natura interculturale, e basta riflettere sull’alimentazione Italiana "tradizionale" per capirlo.

Antica Grecia: alimentazione degli atleti

Gli atleti avevano uno stile di vita e un'alimentazione completamente diversi, austeri, che permettevano loro di rimanere sani e forti.  Cosa mangiavano i lottatori e i corridori degli antichi Giochi Olimpici ?: dapprima mangiavano pane, miele, frutta secca, verdure e pesce; solo più tardi si aggiunsero le proteine della carne, che fornivano loro uno stato di eccitazione ed energia superiore, per il poco tempo necessario a fare gli esercizi ginnici.

Il retore greco Filostrato affermava che essi dormivano sulla nuda terra o su pagliericci, si lavavano in fiumi e torrenti e si nutrivano di gallette d'orzo, frutta varia e miele e formaggio caprino con cui preparavano una sorta di fonduta.

Eppure erano rampolli delle famiglie dell'élite, dell'alta società: a loro era infatti riservata la partecipazione alle Olimpiadi e agli altri Giochi, a causa dei costi esorbitanti della preparazione e degli allenatori privati.

L'austerità mirava quindi alla fortificazione del corpo e dello spirito. La dieta, come detto, in seguito si arricchì di carne di bue, di maiale o di cervo arrostita o allo spiedo con erbe aromatiche, e poi anche di minestre di legumi, frumento, pane di farro, orzo e riso, olio di semi, strutto.

Il pesce, soprattutto trote, veniva servito in foglie di vite o di fico, e i dolci, utili agli atleti per l'apporto energetico, erano costituiti da focacce di ricotta, miele o mandorle. E se avevano problemi intestinali, ecco pronti i decotti di alloro o altre piante dalle virtù terapeutiche.

Ecco la dieta tipo prescritta dai medici: a colazione pane e miele, latte di capra e un po' di farina impastata con olio; a mezzogiorno frutta secca, fichi, noci, crostoni di pane di farro con vegetali, olive nere, uova, formaggio caprino e vino mielato; a cena carne allo spiedo o alla griglia con erbe aromatiche, zuppa nera con carne, formaggio, verdure cotte o crude, pesce marinato e frutta. E c'era anche l'antidoping: gli atleti che esageravano col vino venivano esclusi dalle gare. Gli atleti dell'antica Grecia, secondo il Prof. Pezzella, miravano alla bellezza, alla forza, alla determinazione e al coraggio; avevano l'ambizione di conseguire la gloria eterna, in una perfetta sintesi di virtù fisiche e spirituali.
http://web.unicam.it/archivio/eventi/incontri_convegni/nutrienti/grecia.htm

Attraverso alcuni scavi risalenti al 1700-1600 a.C. sono stati rinvenuti dei reperti quali pentole contenenti ancora residui di sostanze organiche, ovvero carne di maiale in brodo vegetale o insieme a zuppe di legumi.
Con la nuova tecnica della gas-cromatografia, si è arrivato ad individuare che la dieta dei micenei era molto proteica e prevedeva soprattutto carni rosse e cacciagione, ma se la dentatura non aiutava allora si ricorreva al pesce; grazie alla spettroscopia atomica applicata alla dentatura del corpo di un’anziana, infatti, si è capito che in casi di gravi problemi dentari era proprio il pesce la maggiore fonte di sostentamento. Ma di certo non si accontentavano di un po’ di carne ! Il tutto era accompagnato da ottimi vini aromatizzati al pino o al pistacchio, o ancora ai frutti di bosco e ribes, ma anche birra e idromele, una bevanda alcolica ottenuta dal miele.
Avevano, dunque, un’alimentazione più ricca e sostanziosa rispetto ai colleghi della restante Grecia, e ciò li aveva portati a possedere una corporatura più solida e massiccia, ed erano anche più alti di dieci centimetri, fattore che li rendeva più avvantaggiati in battaglia e che probabilmente contribuì alla nascita delle leggende sui grandi combattenti micenei, quali Achille, Menelao e Agamennone.

 

La cucina e l’interculturalismo.

Il pomodoro con cui condiamo la pasta è di origine americana, gli Aztechi lo chiamavano tomatl; fu introdotto nel Mediterraneo dagli Spagnoli, dopo la scoperta dell’America.

 L’uso di condire la pasta col pomodoro risale solo all’800 ma è diventato il piatto italiano per eccellenza.

La polenta che d’inverno arriva fumante sulle nostre tavole è fatta col mais, pianta americana, che gli Aztechi chiamavano Centli; portata anch’essa dal Nuovo Mondo ha faticato di più per essere accettata dai contadini italiani,
ma già nel’700 era coltivata nell’Italia centro-settentrionale su larga scala.

La cioccolata, che ci dà la carica e colma le carenze d’affetto, è anch’essa originaria dell’America e presso gli antichi popoli mesoamericani i semi di cacao erano considerati l’equivalente del nostro denaro.

Le patate, che noi usiamo cucinare in mille modi, sono di origine andina, la melanzana è indiana portata in alcune parti dell’occidente dagli Arabi nel Medioevo, nel XVI secolo dai portoghesi.

Peperoni e peperoncino sono americani, la maggior parte delle spezie sono di origine asiatica, il caffè proviene probabilmente dall’Etiopia, portato in occidente dagli Arabi.

Il tè, che gli Inglesi sorseggiano amabilmente e che hanno eletto come bevanda nazionale, è originario dell’Asia orientale. 
Per non parlare dell’esotismo della frutta: ananas e fichi d’India sono americani, i meloni asiatici.

La canna da zucchero è di origine indiana, ancora nel Medioevo era considerata ancora una "medicina", il riso proviene dall’Asia meridionale.

La maggior parte delle specie di fagioli e zucche sono d’origine centro americana. Infine quando a fine pasto accendiamo una sigaretta o la pipa consumiamo il tabacco, che è l’ennesima pianta di origine americana.

Gli esempi potrebbero continuare…

Se poi pensiamo anche alle abitudini alimentari e sociali odierne dell’italiano medio scopriamo che sta praticando l’interculturalismo alimentare da anni: una volta alla settimana va al ristorante cinese, un "classico" della convivialità da tempo, ogni tanto frequenta i vari ristoranti etnici che propongono cucina indiana, pakistana, africana, messicana, ecc.

In ogni supermercato c’è il reparto "etnico" dove si compra dalla salsa di soia al tofu, dalle alghe commestibili giapponesi alle tortillas. Esistono poi numerose botteghe dove arrivano prodotti di importazione molto graditi agli italiani: frutta esotica cinese, datteri freschi nordafricani, le spezie maghrebine e così via.

La cucina occidentale è interculturale da secoli, da secoli si mescolano ingredienti provenienti dalle più svariate parti del mondo, si creano nuove sorprendenti ricette, si accostano alimenti disparati. L’accostamento di pasta e pomodoro ha dato luogo alla pizza, il prodotto italiano più famoso nel mondo; alcune piante hanno prodotto cambiamenti sociali, come l’introduzione del caffé ha dato origine a quel rito della tazzina di caffé mattiniera e post prandiale così tipico della cultura italiana.

Il cibo è interculturale, e ammettiamolo, i piatti migliori e più creativi derivano proprio dal mescolamento di alimenti di origine diversa…ciò dovrebbe farci riflettere sugli aspetti positivi del mescolamento anche delle culture e delle etnie: le differenze sono una ricchezza perché ci permettono di mescolare, inventare, creare, producendo cose nuove e nuovi sapori, dando forma a nuove idee.

Che noia se in Europa non fossero mai arrivate queste piante, e questi prodotti dal resto del mondo e la cucina fosse rimasta (se lo è mai stata) monoculturale: a tavola in pratica ci sarebbero in pratica pochi tipi di frutta, pere, mele e uva, in primis, i dolci sarebbero addolciti solo col miele, la pasta, fresca o secca, si condirebbe solo col formaggio, le verdure più comuni sarebbero cipolle, carote, insalate…
Vedi anche: http://www.comune.vallarsa.tn.it/notizie/200112/09.html

Il
cibo ha costituito nel corso dei secoli una tendenza, ma anche lo specchio 
delle condizioni di vita della società

Parliamo spesso di cibo naturale, alimentazione tradizionale, ma esattamente in che consisteva l’alimentazione di coloro che sono vissuti in epoche precedenti alle nostre? Nel passato l’alimentazione costituiva un grande problema, produzione di cibo e conservazione rappresentavano qualcosa di molto impegnativo  rispetto ai giorni nostri. 
Le rese dei campi erano molto inferiori, da un quintale di semente di cereali si ottenevano circa quattro quintali di cereali (ai tempi nostri se ne ottengono trenta), mentre gli animali da allevamento erano di peso inferiore, e le parti dell’animale più pregiate in particolare, erano in proporzione ancora più ridotte.

Si calcola che una famiglia contadina era in grado di produrre mediamente cibi per una famiglia e mezzo, pertanto nella società di allora circa il settanta per cento della popolazione doveva essere costituita da addetti all’agricoltura

Le popolazioni che vivevano nelle grandi foreste come i Celti e i Germani al tempo delle invasioni barbariche, disponevano di spazi enormi e quindi di una notevole abbondanza di risorse, pertanto vivevano di caccia e di allevamento. In particolare l’allevamento di suini praticato allo stato brado nelle foreste di querce che producevano ghiande, costituiva la fonte principale di cibo per quelle popolazioni. L’Italia e gli altri paesi del Mediterraneo più evoluti, erano al contrario già terre popolose, e tali popolazioni erano orientate quindi verso una attività agricola molto diversa. L’allevamento che richiedeva grandi pascoli non poteva essere praticato, e pertanto quelle genti si orientarono verso la coltivazione dei cereali. Una medesima area di terreno infatti produce una quantità di cibo come cereali notevolmente superiore alla quantità di carne che si poteva ottenere dalla caccia o dall’allevamento.

Quando nel VI secolo si ebbe una forte contrazione della popolazione, a seguito delle epidemie e della grave situazione politica ed economica creatasi, anche nelle nostre terre la caccia e l’allevamento vennero maggiormente utilizzati, ma tale situazione non durò a lungo, e quando intorno all’XI secolo la popolazione tornò a crescere, si ebbe un deciso ritorno alla tradizionale coltivazione di cereali.

L’alimento base era il pane, non ancora la pasta, accompagnato da altre verdure e formaggi. Solo nell’Ottocento con i nuovi sistemi agricoli e l’uso della refrigerazione per la conservazione del cibo, la quantità di cibo a disposizione aumentò notevolmente (l’ultima carestia nel nostro continente è del 1846-7) e lentamente aumentò la quota di carne nell’alimentazione umana. Anche il sistema di trasporti conobbe un miglioramento, e ciò contribuì ad una migliore distribuzione dei prodotti agro alimentari.
Progressivamente si arrivò ad una alimentazione più varia, anche se non sempre più ricca.
Tratto da: http://digilander.libero.it/atticciati/storia/alimentazione.htm

BIBLIOGRAFIA :
AA.VV., Al sangue o ben cotto. Miti e riti intorno al cibo, Roma, Meltemi, 2000.
M.Angelini, La quarantina bianca genovese, Genova, 2002. (si veda www.quarantina.it)
G. Angioni, Sa laurera. Il lavoro contadino in Sardegna, Cagliari, 1976
G.Angioni, Pane e formaggio, Cagliari, 2002.
G. Biadene, Storia della patata in Italia, Ed.Avenue Media, Bologna, 1996.
P. Bourdieu, La distinzione. Critica sociale del gusto, Bologna, Il Mulino, 1983 (ed. orig. 1969).
A. Capatti -M. Montanari, La cucina italiana. Storia di una cultura, Laterza, Bari, 1999.
A. M. Cirese, Per lo studio dell'arte plastica effimera in Sardegna, in Pani tradizionali. Arte effimera in Sardegna, Cagliari, 1977.
A.W. Crosby, Lo scambio colombiano. Conseguenze biologiche e culturali del 1492, Einaudi, Torino, 1992.
F. Braudel, Civiltà e imperi del mediterraneo nell’età di Filippo II, Einaudi, Torino, 1976. [ed.orig.1949]
F. Braudel, Civiltà materiale, economia e capitalismo. Le strutture del quotidiano (secoli XV-XVIII) Einaudi, Torino, 1982 [ed. orig. 1979]
F. Braudel, Il mediterraneo, Bompiani, Milano, 1998 ( ed.orig. 1987).
P. Camporesi, La terra e la luna, Alimentazione folklore società, Milano, Il Saggiatore, 1989.
C.M. Counihan, The Anthropology of Food and Body. Gender, Meaning and Power, Routledge, London-NewYork, 1999.
M.G. Da Re, Pani e dolci in Marmilla, Cagliari, 1987.
L. Diodato, Il linguaggio del cibo. Simboli e significati del nostro comportamento alimentare. Catanzaro, Rubbettino, 2000.
M. Douglas, Antropologia e simbolismo, Bologna, Il Mulino, 1985 (ed orig. 1975-82).
N. Elias, La civiltà delle buone maniere, Bologna, Il Mulino, 1982 ( ed. orig. 1969).
J. Flandrin-M.Montanari, Storia dell'alimentazione, Roma-Bari, Laterza, 1997.
J. Goody, Food and Love. A Cultural History of East and West, Verso, NewYork-London, 1998.
A.Guigoni, Food, Drink and Identity, in "Europaea", VII, 1-2, 2001, pp. 209-211.
A.Guigoni, Piante americane in Sardegna. Risultati preliminari di una ricerca tra le fonti sette-ottocentesche, in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Cagliari, nuova serie XIX (vol. LVI), 2001, Cagliari, 2002, pp. 45-75.
A.Guigoni, La spezia della diversità, in "EV", 2002.
E. Hobsbawn- T.Ranger ( a cura di), The Invention of Tradition, Cambridge University Press, 1992.
E. Landowski, J.L. Fiorin (a cura di), Gusti e disgusti. Sociosemiotica del quotidiano, Torino, testo e immagine, 2000.
C. Lévi-Strauss, Il crudo e il cotto, Il Saggiatore, Milano, 1966 ( ed.orig 1964).
C. Lévi-Strauss, Dal miele alle ceneri, Il Saggiatore, Milano, 1970 ( ed. orig. 1966)
C. Lévi-Strauss, L'origine delle buone maniere a tavola, Il Saggiatore, Milano, 1971 ( ed. orig. 1968)
M. Harris, Buono da mangiare. Enigmi del gusto e consuetudini alimentari, Einaudi, Torino, 1990 ( ed. orig. 1985).
M. Montanari, La fame e l’abbondanza. Storia dell’alimentazione in Europa, Laterza, Bari, 1993.
G. Murru, "Orzo e pane d'orzo nell'economia pastorale della Barbagia", in BRADS, N. 14, 1990, pp. 70-77.
G. Rebora, La civiltà della forchetta. Storie e cibi di cucina, Laterza, Bari, 1998.
P. Ricci, S. Ceccarelli, Frammenti di un discorso culinario, Bologna, Guerini e associati, 2000.
M. Sentieri, Cibo e ambrosia. Storia dell’alimentazione mediterranea tra caso, necessità e cultura, Dedalo, Bari, 1993.
A. Saltini, I semi della civiltà. Frumento riso e mais nella storia delle società umane, Ed. Avenue Media, Bologna, 1996.
P. Scholliers (a cura di) Food, Drink and Identity, Oxford, Berg, 2001.
M. Sentieri- G. N. Zazzu, I semi dell’Eldorado, L’alimentazione in Europa dopo la scoperta dell’America, Bari, Dedalo,1992.
P. Sorcinelli, Gli Italiani e il cibo, Bologna, Clueb, 1995 ( 1° ed. 1992).
B. H.Slicher Van Bath, Storia agraria dell’Europa occidentale (500-1850), Torino, Einaudi, 1972.
V. Teti, Il peperoncino, un americano nel mediterraneo, Vibo Valentia, 1995.
V. Teti, Il colore del cibo, Roma, Meltemi, 1999.
 
Sui cibi transgenici
M. Bussolati - S. Morandi Il gene nel piatto, Milano, Tecniche Nuove, 2000.
L. Carra -F. Terragni, Il futuro del cibo, Milano, Garzanti, 1999.
 

LINK sull'Antropologia dell'alimentazione 
http://www.culturagastronomica.it/
Intorno alle tradizioni della cultura materiale, al cibo e ai prodotti alimentari, è cresciuta in questi anni una nuova sensibilità. Si è formato un pubblico molto ampio che segue con attenzione e piacere i temi legati al cibo e alla tavola. A questo pubblico si rivolgono il BAICR Sistema Cultura, l'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna e l'Università di Bologna, realizzando una guida on-line alle fonti della cultura gastronomica.
http://food.orst.edu/
Food resources a cura del OSU Department of Nutrition and Food Management (NFM) http://www.distam.unimi.it/ Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche (DISTAM) links centrati sui diversi aspetti dell'alimentazione, anche di carattere etno antropologico.
http://www.eatethnic.com/ EatEthnicHome.htm Eatethnic: antropologia culturale e cibo etnico.
http://www.foodmuseum.com/ Food Museum. Risorse sulle usanze culinarie di mezzo mondo, con storia.
http://arts.adelaide.edu.au/CentreFoodDrink/index.html Research Centre for the History of Food and Drink Risorse in termini di articoli, links, bibliografie.
http://www.ilstu.edu/class/anth273-foodways/foodbib.html World Food Habits Bibliography.
aspetti sociali, culturali, religiosi, psicologici dell'alimentazione. A cura del Prof. R. T. Dirks.  (inglese)
http://www.slowfood.com Movimento contro fast a junk food;
http://www.potatodays.com/info/history.html Storia della patata
http://collections.ic.gc.ca/potato/history/index.asp    "The potato then and now"; Storia della patata.
http://www.baychef.com/index.html California Culinary Academy
http://www.cliffordawright.com/links.html  
Clifford Wright, esperto di storia dell'alimentazione; i segreti della cucina mediterranea.
http://www.gamberorosso.it/
http://www.regione.umbria.it/agriforeste/ua/8_13.htm Articolo dell'antropologo T. Seppilli: 
Le molteplici valenze del cibo.
http://csbs.utsa.edu/organization/culture&agriculture/index.htm  
Culture e Agriculture
, specialistica, prodotta da A.A.A.
http://unimondo.org/partners/elenco/c.htm/
(sito per lo sviluppo umano sostenibile)
http://www.bibliotecainterculturale.it/index.htm
(ampia bibliografia su tema interculturale)
http://www.cestim.org/16intecultura.htm
(informazioni sulle culture e sui paesi degli immigrati)
http://www.vivoscuola.it/tematiche/intercultura.asp
Con le parole chiave: Storia degli Alimenti, Alimentazione.
http://www.pianetascuola.it/seminari/webalimenti/storia.htm
(Storia degli Alimenti,  Abitudini alimentari, aree geografiche e TRADIZIONI alimentari)
http://www.mangiabene.it/approfondirea.htm
Promosso dal Ministero delle politiche agricole e forestali: contiene una breve storia del cibo italiano, tendenze alimentari del nostro secolo e la sezione Links utili.http://webscuola.tin.it/
http://www.educational.rai.it/corsiformazione/intercultura/default.htm
 esperienze didattiche intorno al tema intercultura
http://www.mediamente.rai.it/articoli20020228b.asp
nel sito, utilizzando il motore di ricerca interno (digitando la parola "biodiversità), si trova

http://www.mediamente.rai.it/articoli20020520a.asp - con l’ intervista a Vandana Shiva (teorica dell'ecologia sociale) che introduce al concetto della biodiversità e a tutte le sue implicazioni.
http://www.comunedimodena.it/biblioteche/bookmark.htlm
raccolta di numerosi siti di interesse educativo e didattico
http://www.didaweb.net/risorse/
Al  suo interno numerosi siti/fonti dedicati al tema interculturale (tra cui alcuni monografici: Albania, associazione italo-magrebina).
http://www.irre.toscana.it/9810/inter/irs_ei02.htm
Particolari risorse internet sui temi legati all'educazione interculturale e multi culturale
(progetti, esperienze, speranze..)

Fonti non WEB:
"Storia naturale & morale dell'alimentazione" - Toussaint - S. Maguelonne - Editori: Sansoni Firenze
(una storia universale dell'alimentazione).

Software didattici:
"Enciclopedia del corpo umano
"
"La verdura fa cultura" (gioco a quiz on line)
"Milly metro nella pancia del gigante"
"Mens sana in corpore sano" (ipertesto realizzato da una scuola)
"Alimentazione, ambiente e salute"(ipertesto realizzato da una scuola)
"Edo" (raccolta di schede interattive)

Fonti in relazione alle specifiche aree/attività (in aggiunta alle generali):

La cucina e gli alimenti nell'antichità
http://www.educazionealimentare.net

Il sito delle scuole fatto anche con le scuole
http://www.archeonews.it/
Notizie interessanti sul mondo e le civiltà antiche (non solo europee).
La cultura dell'antica Roma "Le abitudini alimentari dei Romani" di A. Dosi e F. Schnell -
Serie "Vita e costumi degli antichi romani" Ed. Quasar
"De Re Coquinaria" - di Marco Gavio Apicio - Antologia di ricette a cura di Attilio del Re - ViennePierre Edizioni (alcuni estratti sono reperibili anche sul WEB)
Metodi di coltivazione e sviluppo sostenibile
http://www.agricolturanaturale.com
http://www.agricolturabiologica.com/
http://www.agricolturabiodinamica.it/
http://www.spazioeuropa.it/spazioeuropa/agricoltura/
http://digilander.libero.it/sibonise/agricoltura_tradizionale.htm
http://www.parcodiveio.it/_ita/galleria_fotografica_01.htm
http://www.coap.it/obiettivo/articoli/ogm-no.htm
http://www.fis.unipr.it/sustain/
http://www.regione.emilia-romagna.it/agricoltura/rivista/
http://www.wwf.it/summit/
http://www.are.admin.ch/are/it/nachhaltig/are/
Cibi transgenici
http://www.dooyoo.it/review/436710.html

http://alimentazione.medialighieri.it/trans.htm
http://www.vasonline.it/letture
Conservazione dei cibi
http://www.ristortec.it/riviste/index.asp
http://www.ristortec.it/riviste/industriealimentari.asp
http://www.coopfirenze.it/info/art_1129.htm
http://www.surgital.it/ita/surgel.php3
Cibi base nelle diverse culture
http://www.maccaja.genova.it/genova/cucina/indexcu.htm
http://www.maccaja.genova.it/genova/cucina/indexcu.htm
http://www.mediterraneoenonsolo.it/
http://it.dir.yahoo.com/societa_e_culture/a_tavola/

http://www.bibliomondo.it/laboratorio/scheda_laboratorio
Cibi e religione
http://www.slowfood.it/img_sito/riviste/
http://www.slowfood.it/img_sito/riviste/slow/IT/09/vegetab.html
http://www.francobampi.it/ditutto/religione_cattolica.htm
http://www.ramadan.com/
http://space.tin.it/lettura/rbuscet/counters/eger.htm
Tratto da: art.supereva.it


>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Il 90 per cento dei prodotti presenti sugli scaffali dei supermercati che promettono di migliorare la salute dei consumatori non ha alcun supporto scientifico.
'Riduce il rischio di osteoporosi', 'migliora il colesterolo', 'la salute dei vostri denti ve ne sarà grata'. Questi sono solo alcuni dei messaggi pubblicitari ambigui che hanno spinto l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) a indagare sulla loro veridicità con veri e propri studi.

Secondo quanto riportato in un articolo pubblicato sul quotidiano spagnolo "El Pais", dai risultati delle ricerche dell'Efsa è emerso che sette reclame su otto sono delle bufale. In particolare, l'autorità ha analizzato un gruppo di otto reclame pubblicitarie su prodotti che promettevano di esser in grado di ridurre malattie e aiutare la crescita e lo sviluppo dei bambini. Sette di questi prodotti non hanno superato la prova.

Ma la cosa che preoccupa maggiormente gli esperti è che, secondo il nuovo regolamento europeo in materia entrato in vigore circa un anno fa, anche se non è permesso proclamare nelle pubblicità le presunte virtù salutari di un prodotto senza una base scientifica che lo testimoni, le imprese hanno a disposizione una finestra temporale relativamente lunga per adeguarsi alla norma. Alcune aziende, a seconda del prodotto che pubblicizzano, possono ritardare la correzione dei loro messaggi fuorvianti fino al 2010 o addirittura fino al 2015.

Inoltre, El Pais ha sottolineato come molto spesso queste pubblicità 'ambigue' sono anche la causa dell'elevato costo di alcuni prodotti.
Infatti, molte aziende sono 'costrette' ad aumentare il prezzo dei loro prodotti per via delle spese pubblicitarie subite per venderli. Le organizzazioni dei consumatori hanno finora scovato in alcuni prodotti fino a 22 messaggi pubblicitari distinti. Secondo uno studio della Confederazione spagnola delle associazioni dei consumatori e degli utenti (Ceaccu), si tratta di prodotti che per questo aumentano del 130 per cento il loro prezzo.

E la media delle pubblicità è di 6,3 reclame per prodotto. A volte lo stesso messaggio, anche se falso, è parte del marchio e, in tali casi, le aziende non hanno alcun obbligo di modifica fino al 2015. L'Efsa ha finora ricevuto 220 sollecitazioni per valutare le frasi promozionali che promettono al consumatore adulto e non di migliorare la propria salute.
Inoltre, l'Efsa ha ricevuto altre 2.500 sollecitazioni di tutti i tipi da parte della Commissione europea.
Fonte: salute.agi.it

Ricordiamo che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell'organismo.

 

HOME

BACK

   

"Questo sito WEB vi informa"
Non siamo responsabili della correttezza e/o della solvibilità degli inserzionisti del ns. Network
Webmaster  - Copyright © 1998,  Publisher Bamico ltd - All rights reserved 
Tutti i diritti riservati - Vietata la copia anche parziale dei contenuti, se non viene citata la fonte