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Medicina Alternativa"  
per il CORPO  e per lo  SPIRITO
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Alternative Medicine"
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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ALIMENTI CONTAMINATI  da  microbi,  NanoParticelle ed altro... -  Additivi
(Tossinfezioni alimentari)    
Cibo degli angeli o cibo dei polli ?  +  Vaccini nei Cibi   +  Allergie alimentari
Latti artificiali per bambini, contaminati  +  Acidosi=riordino del pH
Aspartame  +  Additivi e Conservati  +  Glutammato
  +  Contaminazioni da OGM 
METANOLO  +  Soia  +  Malassorbimento   +  Pesticidi, frutta e verdura
 10 Comandamenti del Pasto  Scienza della Nutrizione
ALIMENTAZIONE e NUTRIZIONE ENERGETICO SPIRITUALE

Frutta secca  +  Germogli  +  SUCCHI di FRUTTA e VERDURA  +  DIGESTIONE
Micro diete 1 +  Micro diete 2 +  Frutta e Verdura
  Alimentazione  NUTRICOLOGY  +  Consigli alimentari
BUONE REGOLE per una SANA ALIMENTAZIONE  +  Dieta del Gruppo Sanguigno
Importante Ruolo delle Vitamine anche nel Cancro +
 Riso
Semi Antichi salvezza della salubrita' dei cibi vegetali  
La dieta allunga la vita, ecco il segreto
http://www.sicurezzadeglialimenti.it/archivio.htm
Questa potrebbe essere l'Azienda che vi controllera' nel molto prossimo futuro

Per noi e' ormai il tempo di reclamare la nostra salute ed una alimentazione salubre non industrializzata !
Se vogliamo avere sempre una buona salute e vivere bene fino alla tarda eta', dobbiamo alimentarci come si deve, con cibi biodinamici e NON toccati, ne' trasformati  dall'industria alimentare !


"AROMI
SINTETICI" nei Cibi trasformati
dall'industria alimentare:
Leggete attentamente
le etichette sulle confezioni dei cibi lavorati e trasformati dall'industria (biscotti, dolci, carne, formaggi, salumi, latti, pani, ecc.) e controllate se e quali sono gli AROMI indicati,
in genere li trovate scritti in fondo alla scritta "Ingredienti".
Se trovate scritto:
AROMI, senza la parola "naturale",  si tratta di sostanze chimiche pericolose per la Salute !
NON acquistateli !
I PESTICIDI danneggiano il Dna di chi ne rimane a lungo a contatto, aumentando notevolmente i rischi di contrarre un tumore.
È il risultato di uno studio dell'università Patiala, nello stato del Punjab, in India, che si è svolto monitorando un gruppo di agricoltori della regione per diversi mesi. Scoprendo che il Dna dei contadini è risultato danneggiato. Satbir Kaur, coordinatore dell'indagine, spiega che sono stati presi in considerazione tutti fattori che influiscono sull'integrità del Dna come l'età, il consumo di alcol, il fumo, ecc. Ma l'entità delle mutazioni riscontrate si può spiegare solo con l'esposizione agli antiparassitari che i contadini somministrano direttamente in forma di spray sui loro campi agricoli.

Documenti provanti l'indispensabilita' delle Vitamine della Frutta e verdura, oltre ai sali minerali:
Doc.1 
+  Doc.2  Doc.3  +  Doc.4  +  Doc.5  +  Doc.6  +  Doc.7  +  Doc.8  +  Doc.9  +  Doc.10  +  Doc.11  +  Doc.12  +  Doc.13  +  Doc.14  +  Doc.15  +  Doc.16  +  Doc.17  +  Doc.18  +  Doc.19  +  Doc.20  +  Doc.21  +  Doc.22 +  Doc.23  +  Doc.24  +  Doc.61
 

TOSSINFEZIONI alimentari

Esistono oggi al mondo più di 250 tossinfezioni alimentari, che si manifestano con differenti sintomi e sono causate da diversi agenti patogeni, perlopiù batteri, virus e parassiti. Con il passare degli anni, vengono identificati continuamente nuovi patogeni (i cosiddetti patogeni emergenti, come Campilobacter jejuni, Escherichia coli 157:H7, Listeria monocytogenes, Yersinia enterocolitica, etc), alcuni dei quali si diffondono anche per effetto dell’incremento di scambi commerciali, di ricorso alla ristorazione collettiva, di grandi allevamenti intensivi e di viaggi.

INFEZIONE
Le tossinfezioni alimentari possono derivare dall’infezione con micro organismi patogeni che colonizzano le mucose intestinali oppure dall’ingestione di alimenti contaminati da questi micro organismi o anche dalla presenza nei cibi di tossine di origine microbica, che causano malattia anche quando il microrganismo produttore non c’è più.
Oltre alle tossine di origine biologica, possono causare contaminazioni del cibo anche sostanze chimiche ad azione velenosa, come ad esempio i pesticidi utilizzati in agricoltura. Per evitare questo genere di problemi, la distribuzione di queste sostanze è strettamente regolamentata.
Esistono poi categorie di alimenti naturalmente tossici, come ad esempio i funghi velenosi o alcune specie di frutti di mare.

La contaminazione dei cibi può avvenire in molti modi. Alcuni microrganismi sono presenti negli intestini di animali sani e vengono in contatto con le loro carni (trasmettendosi poi a chi le mangia) durante la macellazione.
Frutta e verdura possono contaminarsi se lavate o irrigate con acqua contaminata da feci animali o umane.
Fra gli altri, la Salmonella può contaminare le uova dopo aver infettato il sistema ovarico delle galline.
I batteri del genere Vibrio, normalmente presenti nelle acque, vengono filtrati e concentrati dai frutti di mare, come ostriche e mitili, e quindi possono causare infezioni se gli alimenti vengono ingeriti crudi.
Le infezioni possono essere trasmesse al cibo, da parte degli operatori, anche durante la fase di manipolazione e preparazione degli alimenti (è il caso del batterio Shigella e di molti altri patogeni) sia per contatto con le mani che con gli strumenti della cucina, utilizzati ad esempio nella preparazione di diversi alimenti e non disinfettati a dovere. Un cibo cotto e quindi sicuro (la maggior parte dei microrganismi non resiste a temperature superiori ai 60-70 gradi) può contaminarsi per contatto con cibi crudi. Inoltre, grande importanza rivestono le condizioni in cui i cibi sono mantenuti durante le varie fasi di conservazione: la catena del freddo, ad esempio, previene lo sviluppo e la moltiplicazione di alcuni microrganismi, che per essere tossici necessitano di una popolazione molto numerosa.

Tratto da: http://www.epicentro.iss.it/problemi/tossinfezioni/tossinfezioni.asp

SALMONELLA
Scoperta più di un secolo fa da un medico di nome Salmon, la Salmonella, nelle sue varie forme, è l'agente batterico più comunemente isolato in caso di infezioni alimentari sia sporadiche che epidemiche. Nei Paesi industrializzati le tossinfezioni alimentari rappresentano un importante problema di sanità pubblica, con milioni di persone affette ogni anno. Il problema è aggravato dal fatto che la diffusione di alimenti contaminati può assumere anche carattere transnazionale dato l'attuale sistema di distribuzione globale degli alimenti stessi. Oltre agli effetti sanitari, sia in termini di prevalenza delle infezioni che di mortalità, si registrano quindi anche gravi danni economici e sociali, soprattutto in termini di fiducia da parte dei consumatori. Nonostante le numerose campagne e iniziative volte a garantire una migliore sicurezza alimentare, le infezioni da Salmonella e di altri contaminanti alimentari rimangono un enorme problema la cui incidenza non è affatto in riduzione.
Esistono numerosi tipi di salmonelle, ma le più frequenti sono la S. enteritidis e la S. typhimurium, anche se la presenza di qualunque ceppo di Salmonella deve essere valutata come segnale importante di rischio per la sicurezza degli alimenti. Nella maggior parte dei casi, la Salmonella causa diarrea, febbre, e crampi addominali nel giro di 12-72 ore dopo l'infezione. Trattandosi di sintomi molto generici, spesso la persona che contrae l'infezione non si rivolge al servizio di sanità pubblica e conseguentemente non vengono eseguiti i test di isolamento e identificazione dell'agente patogeno. La persona infetta solitamente guarisce nel giro di 4-7 giorni, senza bisogno di particolari trattamenti.
In qualche caso però la diarrea può essere così grave da richiedere ricovero, trattamento di reidratazione e con antibiotici per prevenire la diffusione dell'infezione ad altri organi attraverso il flusso sanguigno. Purtroppo, molte salmonelle sono diventate resistenti agli antibiotici, in parte anche grazie all'uso frequente degli stessi negli allevamenti di animali.
In rari casi, le persone affette da Salmonella possono avere conseguenze più a lungo termine, come dolori alle giunture e irritazione agli occhi. Questi sintomi possono permanere anche per mesi o anni e perfino portare a una forma cronica di artrite, definita sindrome di Reiter, difficile da trattare.

Tratto da: http://www.epicentro.iss.it

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E' STATO FATTO UN RECENTE STUDIO DA DUE SCIENZIATI MODENESI IN COLLABORAZIONE CON BEPPE GRILLO, IN CUI SI DIMOSTRA CHE VI SONO PRODOTTI ALIMENTARI REGOLARMENTE VENDUTI IN ITALIA E NEL MONDO, CHE CONTENGONO PARTICELLE DI METALLI PESANTI ALTAMENTE CANCEROGENE, PROVENIENTI DAL FUMO DI "TERMOVALORIZZATORI", CHE ALTRO NON SONO SE NON INCENERITORI DI RIFIUTI.

COME TESTIMONIA GRILLO NEL SUO ULTIMO SPETTACOLO, QUESTE MICROPARTICELLE SONO MOLTO PIÙ PERICOLOSE DELLE MACROPARTICELLE DEI GAS DI SCARICO DELLE AUTO, (LE QUALI SI DEPOSITANO NEI POLMONI E COMPORTANO TOSSE E ASMA) PERCHÈ ENTRANO NEL NOSTRO SANGUE E SI ANNIDANO NEGLI ORGANI RIMANENDOVI PER SEMPRE E PROVOCANDO PURTROPPO GRAVI FORME DI CANCRO.
E' NECESSARIO QUINDI CHE CHIUNQUE LEGGA QUESTO TESTO, COMUNICHI A TUTTI I SUOI AMICI, PARENTI, CONOSCENTI CHE CI SONO DELLE AZIENDE CHE CI STANNO AVVELENANDO CONSAPEVOLMENTE.

ECCO LE MARCHE E I PRODOTTI RISULTATI POSITIVI ALLE ANALISI SULLA PRESENZA DI METALLI PESANTI:

- PANE PANEM
- CORNETTO SANSON
- BISCOTTO MARACHELLA SANSON
- OMOGENEIZZATI PLASMON AL MANZO
- OMOGENEIZZATI PLASMON AL PROSCIUTTO E VITELLO
- CACAO IN POLVERE LINDT
- TORTELLINI FINI
- HAMBURGER MC DONALDS
- MOZZARELLA GRANAROLO
- CHEWING GUM DAYGUM PROTEX PERFETTI
- INTEGRATORI FORMULA 1 E 2 HERBALIFE
- PANDORO MOTTA
- SALATINI TINY ROLD (USA)
- BISCOTTI OFFELLE BISTEFANI
- BISCOTTI GALLETTI MULINO BIANCO BARILLA
- BISCOTTI MACINE MULINO BIANCO BARILLA
- BISCOTTI GRANETTI MULINO BIANCO BARILLA
- NASTRINE MULINO BIANCO BARILLA
- BAULETTO COOP
- PLUMCAKE GIORLETTO BISCOTTI
- BISCOTTI RINGO PAVESI
- PANE CARASAU I GRANAI DI QUI SARDEGNA
- PANE CIABATTA ESSELUNGA
- PANE MORBIDO MULINO BIANCO BARILLA
- PANEANGELI CAMEO

NESSUNA DI QUESTE AZIENDE HA AVUTO LA DIGNITA' DI RISPONDERE ALLE LETTERE CHE GLI HANNO INVIATO I DUE RICERCATORI, AI QUALI TRA L'ALTRO STANNO CERCANDO DI SEQUESTRARE I MICROSCOPI DI PROPRIETÀ  DELL'UNIVERSITA'.

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ALIMENTI CONTAMINATI nel NOSTRO PIATTO, il DOSSIER del WWF  (23/09/06)

Roma - 23 settembre 2006 - Nei nostri piatti inquinanti vecchi e nuovi.
Gli ftalati, utilizzati per rendere flessibili le materie plastiche, sono stati trovati nell’olio d’oliva, nei formaggi e nella carne. I pesticidi organoclorurati, utilizzati in agricoltura contro gli insetti nocivi (compreso il DDT bandito da decenni), nel pesce, nel burro, persino nella carne di renna. I muschi artificiali (fragranze utilizzate per l'igiene personale o per la casa) e organostannici (gli antivegetativi - infatti, le antivegetative a base di silicone e rame continuano a contenere elevati livelli di biocidi e di metalli pesanti - , i conservanti del legno) nel pesce. I ritardanti di fiamma, utilizzati per prevenire la combustione nei tessuti e nel mobilio ma anche nelle apparecchiature elettroniche, erano nella carne e nel pesce.

In totale 119 sostanze tossiche appartenenti a 8 diversi gruppi di composti chimici sono state rinvenute nei 27 campioni di alimenti di largo consumo presi in esame in 7 paesi europei.

Il nuovo dossier del WWF - "La catena della contaminazione globale" - il ruolo dell'alimentazione rivela che la principale via di esposizione alla maggior parte delle sostanze chimiche, in particolare quelle persistenti e bioaccumulabili (come il DDT e i PCB banditi da decenni) è l’alimentazione.

La “catena di contaminazione” è un percorso complesso che i composti chimici compiono intorno al mondo: dai produttori ai prodotti di consumo, alla fauna selvatica fino agli esseri umani. Sono presenti nelle case, nei luoghi di lavoro e anche a tavola.

Neanche la dieta più salutare ci mette al riparo dagli inquinanti chimici tossici – commenta Michele Candotti, Segretario Generale del WWF Italia – Per questo crediamo che le sostanze chimiche debbano essere sottoposte ad una normativa più efficace. Siamo alla vigilia del voto su REACH, lo strumento dell’Ue per la regolamentazione delle sostanze chimiche, e chiediamo ai parlamentari europei che siano bandite le sostanze più pericolose e applicato il principio di sostituzione, siano fissati requisiti severi per i produttori al fine di garantire trasparenza di informazione su tali sostanze. E’ necessario, inoltre, che il consumatore sappia quali sostanze sono presenti nei prodotti di uso quotidiano”.

I 27 campioni di alimenti, provenienti da Gran Bretagna, Polonia, Svezia, Italia, Spagna, Grecia e Finlandia, sono tutti di largo consumo come prodotti caseari (latte, burro e formaggio), carne (salsicce, petti di pollo, salame, bacon), pesce (salmone, tonno, aringhe) e ancora pane, olio d’oliva, miele, succo d’arancia. Nessuno dei prodotti – tutti acquistati in supermercati e di marche comuni - è risultato esente da tracce di sostanze chimiche, al contrario in tutti sono stati rinvenuti, in varia misura e secondo miscele differenti, i 119 composti tossici appartenenti agli 8 gruppi di sostanze presi in esame.

In parallelo grazie alla collaborazione del prof. Silvano Focardi dell’Università di Siena sono state effettuati test su campioni di lasagna, acquistate nei supermercati di 4 città italiane e sono stati rintracciati più di 42 Pcb e 13 residui di pesticidi, tra cui il DDT.

I livelli di contaminanti rilevati negli alimenti analizzati non sono in grado di causare conseguenze dirette o immediate sulla salute (i consumatori non devono allarmarsi o evitare questi cibi), ma deve essere seriamente valutato l’effetto di un’esposizione cronica – anche a basse dosi - di un cocktail di contaminanti attraverso la dieta, soprattutto nel feto in via di sviluppo, nei neonati e nei bambini.

Per sensibilizzare i politici di Bruxelles sulle sostanze chimiche pericolose alla vigilia del voto di REACH il WWF ha prodotto uno spot che sarà trasmesso su Euronews ed è visibile anche on line nel sito internet del Wwf.
Dove gli attori sono gli stessi membri del Parlamento Europeo:
Guido Sacconi (Italia, PSE) relatore del provvedimento, Péter Olajos (Ungheria, PPE), Chris Davies (UK, ADLE) et Riita Myller (Finlandia, PSE), riuniti in una seduta di outing in cui dichiarano di essere stati contaminati da quei veleni che REACH dovrebbe bandire.
Tratto da: Sesto Potere.com

vedi anche Consig
i Alimentari  + 
http://www.sicurezzadeglialimenti.it/archivio.htm

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Diossina nel cibo - 4 ottobre 2007 -
Dagli yogurt ai gelati, dalla maionese ai surgelati, dagli integratori dietetici ai prodotti senza glutine. L'agente cancerogeno è finito nei nostri piatti per un periodo lunghissimo: da quanto ha ricostruito Il Salvagente, circola per l'Europa da almeno due anni.
Sono potenzialmente a rischio i prodotti che contengono l'additivo addensante Guar Gum (indicato anche come farina di Guar, o con la sigla E412) importato dall'India, e in particolare dall'industria chimica India Glycols.

L'allarme
Il 25 luglio 2007, la Commissione europea ha scoperto la diossina in 117 lotti di Guar Gum, importati in Europa dall'azienda svizzera Unipektin. A oggi, ispettori della Commissione sono in missione India, per comprendere a fondo la natura e le dimensioni della crisi. Nel frattempo, però, si accavallano notizie sempre più allarmanti. Che smentiscono, e superano, il primo allerta europeo. Il Salvagente ha scoperto che il guar gum con la diossina non è limitato a 117 partite. Non è stato importato solo in Svizzera. E circola anche per l'Italia. Lo confermano i dati di Unipektin: l'importatore elvetico, che si è trovato nell'occhio del ciclone, ha condotto analisi su campioni delle importazioni degli ultimi due anni. Con risultati sconcertanti.
Il direttore di Unipektin, Bruno Jud - intervistato dal Salvagente - rivela che tutte le analisi hanno mostrato la presenza di diossina, anche in quantità superiori a quelle scoperte dalla Commissione europea.

Anche in Italia
Il Guar Gum incriminato è arrivato anche in Italia:
lo rivela il dirigente di un grande laboratorio di analisi, e lo conferma il ministero della Salute. Un carico contaminato, inoltre, è approdato a giugno nel porto di Genova. E' già stato distribuito alle aziende alimentari, tranne una parte, sottoposta ad analisi. Nei giorni scorsi, il ministero ha divulgato i risultati, che evidenziano tracce di sostanze contaminanti. Non è stato reso noto, però, quanti e quali prodotti contengono l'additivo alla diossina. In ogni caso, dal ministero assicurano che le Regioni che "stanno procedendo al rintraccio sul territorio nazionale di tale partita". I consumatori, come al solito, vengono lasciati all'oscuro.

Ritiri in mezza Europa
Nel resto d'Europa, invece, il meccanismo di salvaguardia è scattato subito, e l'opinione pubblica ha percepito immediatamente l'emergenza. Fin dai primi giorni di agosto, le principali multinazionali si sono attivate per rintracciare l'additivo a rischio, ritirando i prodotti dai supermercati.
Dalla Spagna all'Ungheria, dalla Svizzera alla Finlandia, la sirena d'allarme ha suonato con forza, anche sui giornali. Il ministero della Salute ungherese, ad esempio, per precauzione ha ordinato il sequestro di una quarantina di marchi, coinvolgendo alcuni nomi celebri: Danone, Coca Cola, Ceres. In Romania, una filiale del gruppo Danone ha interrotto la produzione di yogurt alla frutta (che in seguito, però, è stato giudicato esente da rischi). In Finlandia, il maggiore produttore di dolciumi, Valio, ha ritirato dal mercato 30mila cartoni di crema da cucina, avviando analisi accurate, e scoprendo la diossina nei prodotti confezionati già a partire da aprile.

Notizie col contagocce
In Italia, invece, le informazioni arrivano col contagocce: tutto succede al riparo dai riflettori.
Il ministero ha diramato due circolari: la prima, diffusa il 14 agosto e destinata a Fedechimica e Federalimentare, era un generico invito a effettuare controlli. La seconda, datata 30 agosto e rivolta anche ai farmacisti, agli erboristi, e in genere ai commercianti e agli artigiani, ribadisce e sottolinea l'allarme, ha un tono più perentorio, e introduce un nuovo elemento di inquietudine: alcuni prodotti - cibi dietetici e integratori alimentari - sono più a rischio di altri. Infatti, negli yogurt e nei gelati, la percentuale di Guar è relativamente bassa.
Il pericolo per la salute, quindi, è legato soprattutto all'assunzione per un tempo prolungato, attraverso un'ampia varietà di prodotti. Ma in commercio, fra gli scaffali dedicati al "benessere", si trovano pasticche, bevande, integratori dietetici, che sono addirittura a base di guar. Il carico di diossina potrebbe essere impressionante.

Tratto da: http://www.ilsalvagente.it/modules.php?name=News&file=article&sid=113

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ADITIVI:

Sono molti i prodotti che le possono contenere, pertanto si suggerisce  un’accurata lettura dell’etichetta, dove possono essere indicate per esteso  o con le sigle E410 ed E412, ma potrebbero anche essere presenti senza  alcuna indicazione. Tra i prodotti da tenere sotto controllo si segnalano:

    * BEVANDE AL CACAO
    * BEVANDE AL COCCO
    * BUDINI INDUSTRIALI
    * CARNE IN SCATOLA
    * CHEWING-GUM
    * CONFETTERIA
    * CARAMELLE
    * CREME PER PASTICCERIA
    * FARINA DI PATATE
    * FRUTTA CANDITA
    * ALCUNI PRODOTTI DA FORNO
    * PRODOTTI DOLCIARI IN GENERE
    * ALCUNI GELATI
    * ALCUNE SALSE INDUSTRIALI
    * TORRONE E MARZAPANE

  Tratto da: da http://eurosalus.lycos.it/1060861749_33.html

 

Commento NdR: Nel dubbio, non acquistare le cose che si trova sugli scaffali dei supermercati che riportano la dicitura  *GUAR* oppure E412.

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COLORANTI
La FSA (Agenzia di sicurezza alimentare britannica), dopo la pubblicazione dello studio di Southampton riguardante l'effetto di certi coloranti artificiali e del conservante benzoato di sodio sul comportamento dei bambini con iperattività o con sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), ha recentemente incontrato l'industria e i rappresentanti dei consumatori. La discussione si è sviluppata principalmente sulle possibili azioni da parte dell'industria in merito all'uso di queste sostanze negli alimenti, per fornire un aiuto pratico ai genitori che vogliono evitare gli additivi oggetto dello studio.

In particolare, è stato preso in considerazione l'uso di un'etichettatura più chiara per questi additivi, invece della consueta indicazione con il codice "E" seguito dal numero (ad es. E211 al posto di benzoato di sodio), presente sulle etichette degli alimenti. È stata valutata anche l'ipotesi della riformulazione dei prodotti alimentari, per escludere coloranti artificiali e conservanti, e sostituirli, invece, con delle alternative non artificiali e più salutari.

Mentre alcune industrie alimentari hanno già dichiarato la loro intenzione di eliminare gli additivi dai loro prodotti, più difficile risulta l'ipotesi di un'etichettatura più chiara per i consumatori, che in certi casi potrebbe risultare anche commercialmente svantaggiosa.

L'EFSA (Autorità di Sicurezza Alimentare Europea) ha già ribadito che includerà anche lo studio di Southampton nei documenti scientifici da vagliare per valutare la sicurezza di tutti i coloranti alimentari. In particolare, si sta attendendo, proprio recentemente, l'adozione di opinioni provvisorie dell'EFSA sui sei coloranti alimentari oggetto dello studio di Southampton, che verrà revisionato dalla stessa Autorità. Nel frattempo la FSA ha manifestato la sua intenzione di sollecitare anche la
Commissione europea, affinché si muova, a livello normativo, nell'interesse dei consumatori in merito all'uso di coloranti e conservanti negli alimenti sul mercato europeo.

** A livello europeo si attende l'esito della valutazione di sicurezza per questi additivi alimentari da parte dell'EFSA, che ha già annunciato una revisione dello studio di Southampton, e una regolamentazione da parte della Commissione. Per i consumatori il consiglio è sempre quello di leggere attentamente l'etichetta dei prodotti che consumano.
Fonte : http://www.food.gov.uk/news/newsarchive/2007/nov/coloursmeeting


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Per 15 anni a decine di migliaia di prosciutti in scadenza sono stati "rigenerati" e cambiate le etichette. E’ da far la notizia uscita sul settimanale "la Voce di Parma" il 20 Febbraio 2008, che pubblica le dichiarazioni di un ex-dipendente della Parmacotto.
I media tacciono la procura indaga, Parmacotto minaccia.

""In principio siamo rimasti increduli, esterrefatti. Quando è arrivata alla "Voce" la disperata lettera di Giovanni Cattani, un invalido cacciato dalla Parmacotto dopo 25 anni di onesto e fedele servizio, non abbiamo creduto che potesse essere vero quello che veniva denunciato al termine dello sfogo epistolare di quell'uomo che in età ormai avanzata aveva perduto il lavoro.....
Il racconto del Cattani ha infatti poi trovato conferma nelle testimonianze di altri ex dipendenti di questa azienda, cosa che ci induce a renderlo pubblico con l'auspicio che le competenti autorità intervengano per fare piena luce su questa sconcertante vicenda.

L'INTERVISTA
Signor Cattani, lei ha mandato una lettera al nostro settimanale, dopo essere stato licenziato, nella quale ha accennato a procedure di rifacimento dei prosciutti scaduti all'interno dello stabilimento
Parmacotto di San Vitale di Baganza, cosa intendeva dire ?
”Intendevo dire che in quello stabilimento oltre ai prosciutti cotti di nuova produzione si rifacevano quelli che erano prossimi alla scadenza essendo rimasti invenduti nel nostro magazzino.
Con questo procedimento gli davamo altri mesi di vita. Preciso che si trattava non dei prosciutti preaffettati e messi nelle vaschette, ma dei prosciutti che vanno a finire nei negozi e venduti affettati davanti al cliente!.
E' sicuro di quello che dice ?
”Certo che sono sicuro. Pochi giorni prima della scadenza si aprivano le buste col marchio Parmacotto e si procedeva al trattamento dei prosciutti. Questa operazione veniva fatta pochi giorni prima della scadenza perché, ovviamente, nessun prodotto alimentare può essere immesso in commercio quando sta per scadere il periodo per la consumazione".
Si trattava di pochi prosciutti o di grandi quantità ?
”Se ne facevano dei bancali, si arrivava anche a mille o due mila per volta".
Quanta gente lavorava a questa operazione ?
"Tutto un reparto di confezionamento, gli uomini che nella produzione normale erano fuori a togliere i prosciutti dagli stampi venivano messi ad aprire gli scatoloni dal ban-cale, e le donne aprivano le buste e buttavano i prosciutti nell'acqua e sale".
In che condizioni erano quando le buste venivano aperte ?
"A volte erano buoni, altre volte facevano schifo. C'era addirittura qualcuno di noi che, quando venivano aperte le buste, vomitava. A volte c'era una puzza di marcio incredibile. Colava giù la gelatina diventata colla. Puzzavano, facevano schifo. Quelli che non erano più commestibili, diventati verdi, li buttavamo via. Quelli che verdi ancora non erano li buttavamo nella bacinella con l'acqua e il sale, per lavarli. La gelatina colava via e diventavano come nuovi".
E poi cosa succedeva ?
"A questo punto occorreva dare una nuova numerazione al prosciutto rigenerato. Con la cannella della bombola del gas si scaldava l'etichetta che era di gelatina e che si poteva mangiare senza problemi, che si arricciava. Sull'etichetta c'era una cifra con una lettera che diceva che quel prosciutto era stato prodotto in un certo periodo. Se non fosse stata tolta l'etichetta si sarebbe ca-pito che quel prosciutto era stato prodotto mesi prima, nella data indicata e quindi che era scaduto. Poi si metteva un'etichetta nuova, con la cifra nuova in corso quella settimana".
Quindi l'etichetta di gelatina era l'unica cosa nuova di quel prosciutto ?
"Certamente".
Chi vi dava ordine di fare queste cose ?
"Quando arrivavamo a lavorare vedevamo il nostro nome su un foglio che ci indicava se eravamo adibiti al confezionamento, allo stampaggio o al disosso. Dove dovevi andare, andavi. Poi il capo fabbrica, il capo turno o il capo reparto ci dicevano oggi c'è da fare questo e tu questo dovevi fare".
Come veniva indicato il lavoro del rifacimento dei prosciutti scaduti ?
”A ghè da fer i ros' ci dicevano in dialetto. Perché sulle confezioni da aprire c'era il bollino rosso. Questo bollino significava che dovevano essere rifatti. Magari su duemila di questi ne rifacevamo
1500, 1800 e gli altri venivano buttati via perché irrecuperabili. Il bello è che si curava molto l'igiene perché dopo questo trattamento ci facevano pulire a fondo e poi veniva giù la "chimica" a controllare la carica batterica e tutto era in perfetto ordine. L'igiene era molto sentita alla Parmacotto anche durante la normale lavorazione. Ogni volta che si faceva la pausa ogni metà giornata, bisognava staccare 20 minuti prima e pulire e disinfettare tutto, anche i coltelli, tavoli,
nastri, poi mentre facevamo la pausa veniva la Chimica da sopra a fare il controllo".
L'ordine di rifarei prosciutti, quindi, veniva dall'alto ?
"Nessun operaio, ovviamente, potava prendere delle iniziative. Là dentro vigeva l'ordine: 'tu non sei pagato per pensare".
Vi erano periodi particolari nei quali avvenivano queste procedure di rifacimento ?
"Venivamo adibiti a questo lavoro quando c'era un calo nei consumi e quindi nelle vendite. A volte ci facevano andare anche di sabato. Se durante la settimana c'era una produzione piena, facevamo gli straordinari".
Controlli esterni non avvenivano ?
"Quello che mi ha sempre dato da pensare è che qualche giorno prima che arrivassero i Nas, una settimana prima circa, ci dicevano: "ragazzi facciamo pulizia". E poi quando arrivavano, di solito alle 11 o a mezzogiorno, verso le 9,30 passavano sempre uno o due scatoloni di nostrani, cioè i migliori prosciutti in assoluto, che prendevano la direzione del piano di sopra dove avevamo gli uffici. .....Forse gli facevano assaggiare la produzione...".
Da quanto tempo andava avanti questo sistema ?
"Da non meno di quindici anni. All'inizio, quando sono stato assunto e quando c'era ancora Tonino, il fratello di Marco Rosi, che guardava alla qualità più che alla quantità, queste cose non succedevano. Dopo l'uscita del signor Tonino dalla Parmacotto, il signor Marco ha puntato di più sulla quantità. Cambiarono anche il direttore proprio per ottenere questo risultato di incentivare la produzione. E allora cominciarono a rimanere gli scarti. Per un po' venivano immagazzinati e poi abbiamo cominciato a rigenerarli".
Quindi in questi quindici anni sono stati rigenerati e contraffatti migliaia e migliaia di prosciutti ? In un anno quanti ne venivano rifatti ?
"Io non lo so perché facevamo i turni. Consideri che in un pomeriggio, perché prevalentemente questo lavoro lo facevamo al pomeriggio, se tutto andava bene ne facevamo circa 2000. Un numero
inferiore a quelli freschi perché c'era più lavorazione, e poi ce la prendevamo più comoda perché dovevamo lavorare con gli stivali per tutto quello schifo, tipo candela del naso, che colava giù dopo l'apertura delle buste e rendeva scivoloso il pavimento tanto che qualcuno cadeva per terra".
Chi stampava sul prosciutto rifatto l'etichetta contraffatta ?
"Sempre noi. Se ad esempio in quella settimana la produzione era contrassegnata dalla lettera "G", anche i rifatti dovevano portare quella lettera, perché altrimenti non potevano avere la scadenza dei mesi consentiti per la produzione nuova".
Come venivano distinti i prosciutti rifatti da quelli nuovi ?
"Il capo reparto dava le istruzioni e indicava il numero col quale contraddistinguere i rifatti. Per i rifatti che venivano dal magazzino, cioè rimasti lì in giacenza e mai spe-diti, bisognava togliere una lettera e aggiungerne un'altra. Era una lettera fissa non ricordo se la P o la Q, e poi si aggiungeva un numero alla partita originale. L'etichetta doveva avere la stessa lettera settimanale. I prosciutti tornati perché ad esempio rifiutati dal negoziante e quindi difettosi, avevano un'altra lettera. Questi venivano fatti a pezzi e venduti sotto prezzo a pizzerie o per farei toast".
Quindi tutti gli operai dello stabilimento di San Vitale erano a conoscenza di questa procedura ?
"Certo, anche se difficilmente lo ammettono. Perché se lo dici perdi il posto di lavoro. Io l'ho già perso e quindi non ho più paura".

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DIOSSINE negli alimenti

Secondo un recente studio condotto nelle Fiandre in Belgio e pubblicato nel numero di Gennaio 2008 della rivista scientifica Chemosphere, l'assunzione di diossina tramite alimenti contaminati è superiore alle soglie di tollerabilità in buona parte della popolazione, specie negli adolescenti (quasi il 60 percento dei casi) e nelle madri. I risultati, si dice nell'articolo, sono in linea con quelli di analoghi studi europei.

"...respectively 59.8%, 53.7% and 36.2% of the adolescent, mother and adult population exceed the tolerable weekly intake (TWI) of 14 pg WHO-TEQ kg-1 bw w-1, as derived by the Scientific Committee on Food [Scientific Committee on Food, 2001. Opinion of the Scientific Committee on Food on the Risk Assessment of Dioxins and Dioxin-like PCBs in Food, CS/CNTM/DIOXIN/20 final Brussels, Belgium]."

"The main contributors of dioxin-like substances are fish and seafood (25-43% of the total intake), added fats (22-25% of the total intake) and dairy products (17-20% of the total intake)."

http://dx.doi.org/10.1016/j.chemosphere.2007.07.008

Chemosphere  - Volume 70, Issue 4, January 2008, Pages 584-592  - Copyright © 2007 Elsevier Ltd All rights reserved.

Dietary exposure to dioxin-like compounds in three age groups: Results from the Flemish environment and health study

Abstract
Lipophilic contaminants are present in the environment and bioaccumulate in the food chain. Therefore, their intake via animal fat of various sources was assessed for three age groups of the Flemish population, participating in a large biomonitoring program of the Flemish government. In total, 1636 adolescents (14-15 years), 1186 mothers (18-44 years), and 1586 adults (50-65 years) participated in the study and completed a semi quantitative food frequency questionnaire. Individual consumption data were combined, via a so-called simple distribution approach, with recent data on polychlorinated dibenzo-p-dioxins/furans and dioxin-like polychlorinated biphenyls, measured via the chemical-activated luciferase gene expression (CALUX) bio-assay in food items available on the Flemish market.

The median (95th percentile) estimated intakes of dioxin-like contaminants were 2.24 (4.61), 2.09 (4.26), and 1.74 (3.53) pg CALUX-TEQ kg-1 bw d-1 for, respectively adolescents, mothers and adults. These data are in the same range as those found in other European studies. The CALUX-TEQ results of respectively 59.8%, 53.7% and 36.2% of the adolescent, mother and adult population exceed the tolerable weekly intake (TWI) of 14 pg WHO-TEQ kg-1 bw w-1, as derived by the Scientific Committee on Food [Scientific Committee on Food, 2001. Opinion of the Scientific Committee on Food on the Risk Assessment of Dioxins and Dioxin-like PCBs in Food, CS/CNTM/DIOXIN/20 final Brussels, Belgium].

The main contributors of dioxin-like substances are fish and seafood (25-43% of the total intake), added fats (22-25% of the total intake) and dairy products (17-20% of the total intake).
 

   

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