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GUIDA
alla SALUTE NATURALE
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Manuale di MEDICINE
ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI - Manual of
ALTERNATIVE
MEDICINES
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ALIMENTI CONTAMINATI da microbi,
NanoParticelle
ed altro... -
Additivi
(Tossinfezioni
alimentari)
Cibo degli angeli o
cibo dei polli ?
+
Vaccini nei Cibi
+
Allergie alimentari
Latti artificiali
per bambini, contaminati
+
Acidosi=riordino del pH
Aspartame
+
Additivi e
Conservati +
Glutammato
+
Contaminazioni da OGM
METANOLO
+
Soia +
Malassorbimento
+
Pesticidi, frutta e verdura
10
Comandamenti del Pasto +
Scienza della
Nutrizione
ALIMENTAZIONE e NUTRIZIONE ENERGETICO SPIRITUALE
Frutta secca
+
Germogli
+
SUCCHI di FRUTTA e VERDURA
+ DIGESTIONE
Micro diete 1
+
Micro diete 2
+
Frutta
e Verdura
Alimentazione
+
NUTRICOLOGY
+
Consigli
alimentari
BUONE
REGOLE per una SANA ALIMENTAZIONE +
Dieta del Gruppo Sanguigno
Importante
Ruolo delle Vitamine anche nel Cancro +
Riso
Semi Antichi salvezza della
salubrita' dei cibi vegetali
La
dieta allunga la vita, ecco il segreto
http://www.sicurezzadeglialimenti.it/archivio.htm
Questa potrebbe
essere l'Azienda che vi controllera' nel molto
prossimo futuro
Per noi e' ormai il tempo di reclamare la nostra
salute
ed una alimentazione salubre non industrializzata !
Se vogliamo avere sempre una buona salute e vivere bene
fino alla tarda eta', dobbiamo alimentarci come si deve,
con cibi biodinamici e NON toccati, ne'
trasformati dall'industria
alimentare !
"AROMI
SINTETICI"
nei
Cibi trasformati
dall'industria
alimentare:
Leggete
attentamente
le
etichette
sulle
confezioni
dei
cibi
lavorati
e
trasformati
dall'industria
(biscotti, dolci, carne, formaggi, salumi, latti, pani,
ecc.) e
controllate se e quali sono
gli AROMI
indicati,
in
genere
li
trovate scritti
in
fondo
alla
scritta "Ingredienti".
Se trovate scritto:
AROMI,
senza
la
parola
"naturale",
si
tratta
di
sostanze
chimiche
pericolose
per la
Salute !
NON acquistateli !
I
PESTICIDI danneggiano il
Dna di chi ne rimane
a lungo a contatto, aumentando notevolmente i rischi di
contrarre un tumore.
È il risultato di uno studio dell'università Patiala,
nello stato del Punjab, in India, che si è svolto
monitorando un gruppo di agricoltori della regione per
diversi mesi. Scoprendo che il Dna dei contadini è
risultato danneggiato. Satbir Kaur, coordinatore
dell'indagine, spiega che sono stati presi in
considerazione tutti fattori che influiscono
sull'integrità del Dna come l'età, il consumo di alcol,
il fumo, ecc. Ma l'entità delle mutazioni riscontrate si
può spiegare solo con l'esposizione agli antiparassitari
che i contadini somministrano
direttamente in
forma di spray sui loro campi agricoli.
Documenti provanti l'indispensabilita'
delle Vitamine della Frutta
e verdura, oltre ai sali
minerali:
Doc.1 +
Doc.2 +
Doc.3
+ Doc.4
+ Doc.5
+ Doc.6
+ Doc.7
+
Doc.8 +
Doc.9
+ Doc.10
+ Doc.11
+ Doc.12
+ Doc.13
+ Doc.14
+ Doc.15
+ Doc.16
+ Doc.17
+ Doc.18
+ Doc.19
+ Doc.20
+ Doc.21
+
Doc.22 +
Doc.23 +
Doc.24 +
Doc.61
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TOSSINFEZIONI
alimentari
Esistono oggi al
mondo più di 250 tossinfezioni alimentari, che
si manifestano con differenti sintomi e sono
causate da diversi agenti patogeni, perlopiù
batteri, virus e parassiti. Con il passare degli
anni, vengono identificati continuamente nuovi
patogeni (i cosiddetti patogeni emergenti, come
Campilobacter jejuni, Escherichia coli
157:H7, Listeria monocytogenes,
Yersinia enterocolitica, etc), alcuni dei
quali si diffondono anche per effetto
dell’incremento di scambi commerciali, di
ricorso alla ristorazione collettiva, di grandi
allevamenti intensivi e di viaggi.
INFEZIONE
Le tossinfezioni alimentari possono derivare
dall’infezione con micro organismi patogeni che
colonizzano le mucose intestinali oppure
dall’ingestione di alimenti contaminati da
questi micro organismi o anche dalla presenza
nei cibi di tossine di origine microbica, che
causano malattia anche quando il microrganismo
produttore non c’è più.
Oltre alle tossine di origine biologica, possono
causare contaminazioni del cibo anche sostanze
chimiche ad azione velenosa, come ad esempio i
pesticidi utilizzati in agricoltura. Per evitare
questo genere di problemi, la distribuzione di
queste sostanze è strettamente regolamentata.
Esistono poi categorie di alimenti naturalmente
tossici, come ad esempio i funghi velenosi o
alcune specie di frutti di mare.
La contaminazione dei cibi può avvenire in molti
modi. Alcuni microrganismi sono presenti negli
intestini di animali sani e vengono in contatto
con le loro carni (trasmettendosi poi a chi le
mangia) durante la macellazione.
Frutta e verdura possono contaminarsi se lavate
o irrigate con acqua contaminata da feci animali
o umane.
Fra gli altri, la Salmonella può
contaminare le uova dopo aver infettato il
sistema ovarico delle galline.
I batteri del genere Vibrio, normalmente
presenti nelle acque, vengono filtrati e
concentrati dai frutti di mare, come ostriche e
mitili, e quindi possono causare infezioni se
gli alimenti vengono ingeriti crudi.
Le infezioni possono essere trasmesse al cibo,
da parte degli operatori, anche durante la fase
di manipolazione e preparazione degli alimenti
(è il caso del batterio Shigella e di
molti altri patogeni) sia per contatto con le
mani che con gli strumenti della cucina,
utilizzati ad esempio nella preparazione di
diversi alimenti e non disinfettati a dovere. Un
cibo cotto e quindi sicuro (la maggior parte dei
microrganismi non resiste a temperature
superiori ai 60-70 gradi) può contaminarsi per
contatto con cibi crudi. Inoltre, grande
importanza rivestono le condizioni in cui i cibi
sono mantenuti durante le varie fasi di
conservazione: la catena del freddo, ad esempio,
previene lo sviluppo e la moltiplicazione di
alcuni microrganismi, che per essere tossici
necessitano di una popolazione molto numerosa.
Tratto da:
http://www.epicentro.iss.it/problemi/tossinfezioni/tossinfezioni.asp
SALMONELLA
Scoperta più
di un secolo fa da un medico di nome Salmon, la
Salmonella, nelle sue varie forme, è
l'agente batterico più comunemente isolato in
caso di infezioni alimentari sia sporadiche che
epidemiche. Nei Paesi industrializzati le
tossinfezioni alimentari rappresentano un
importante problema di sanità pubblica, con
milioni di persone affette ogni anno. Il
problema è aggravato dal fatto che la diffusione
di alimenti contaminati può assumere anche
carattere transnazionale dato l'attuale sistema
di distribuzione globale degli alimenti stessi.
Oltre agli effetti sanitari, sia in termini di
prevalenza delle infezioni che di mortalità, si
registrano quindi anche gravi danni economici e
sociali, soprattutto in termini di fiducia da
parte dei consumatori. Nonostante le numerose
campagne e iniziative volte a garantire una
migliore sicurezza alimentare, le infezioni da
Salmonella e di altri contaminanti
alimentari rimangono un enorme problema la cui
incidenza non è affatto in riduzione.
Esistono numerosi tipi di salmonelle, ma le più
frequenti sono la S. enteritidis e la
S. typhimurium, anche se la presenza di
qualunque ceppo di Salmonella deve essere
valutata come segnale importante di rischio per
la sicurezza degli alimenti. Nella maggior parte
dei casi, la Salmonella causa diarrea,
febbre, e crampi addominali nel giro di 12-72
ore dopo l'infezione. Trattandosi di sintomi
molto generici, spesso la persona che contrae
l'infezione non si rivolge al servizio di sanità
pubblica e conseguentemente non vengono eseguiti
i test di isolamento e identificazione
dell'agente patogeno. La persona infetta
solitamente guarisce nel giro di 4-7 giorni,
senza bisogno di particolari trattamenti.
In qualche caso però la diarrea può essere così
grave da richiedere ricovero, trattamento di
reidratazione e con antibiotici per prevenire la
diffusione dell'infezione ad altri organi
attraverso il flusso sanguigno. Purtroppo, molte
salmonelle sono diventate resistenti agli
antibiotici, in parte anche grazie all'uso
frequente degli stessi negli allevamenti di
animali.
In rari casi, le persone affette da
Salmonella possono avere conseguenze più a
lungo termine, come dolori alle giunture e
irritazione agli occhi. Questi sintomi possono
permanere anche per mesi o anni e perfino
portare a una forma cronica di artrite, definita
sindrome di Reiter, difficile da trattare.
Tratto da:
http://www.epicentro.iss.it
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
E' STATO
FATTO UN RECENTE STUDIO DA DUE SCIENZIATI
MODENESI IN COLLABORAZIONE CON BEPPE GRILLO, IN
CUI SI DIMOSTRA CHE VI SONO
PRODOTTI ALIMENTARI
REGOLARMENTE VENDUTI IN ITALIA E NEL MONDO, CHE
CONTENGONO PARTICELLE DI METALLI PESANTI
ALTAMENTE CANCEROGENE, PROVENIENTI
DAL FUMO DI "TERMOVALORIZZATORI", CHE ALTRO NON
SONO SE NON INCENERITORI DI RIFIUTI.
COME TESTIMONIA GRILLO NEL SUO ULTIMO
SPETTACOLO, QUESTE MICROPARTICELLE SONO MOLTO
PIÙ PERICOLOSE DELLE MACROPARTICELLE DEI GAS DI
SCARICO DELLE AUTO, (LE QUALI SI DEPOSITANO NEI
POLMONI E COMPORTANO TOSSE E ASMA) PERCHÈ
ENTRANO NEL NOSTRO SANGUE E SI ANNIDANO NEGLI
ORGANI RIMANENDOVI PER SEMPRE E PROVOCANDO
PURTROPPO GRAVI FORME DI CANCRO.
E' NECESSARIO QUINDI CHE CHIUNQUE LEGGA QUESTO
TESTO, COMUNICHI A TUTTI I SUOI AMICI,
PARENTI, CONOSCENTI CHE CI SONO DELLE
AZIENDE CHE CI STANNO AVVELENANDO
CONSAPEVOLMENTE.
ECCO LE MARCHE E I PRODOTTI RISULTATI
POSITIVI ALLE ANALISI SULLA PRESENZA DI
METALLI PESANTI:
- PANE PANEM
- CORNETTO SANSON
- BISCOTTO MARACHELLA SANSON
- OMOGENEIZZATI PLASMON AL MANZO
- OMOGENEIZZATI PLASMON AL PROSCIUTTO E VITELLO
- CACAO IN POLVERE LINDT
- TORTELLINI FINI
- HAMBURGER MC DONALDS
- MOZZARELLA GRANAROLO
- CHEWING GUM DAYGUM PROTEX PERFETTI
- INTEGRATORI FORMULA 1 E 2 HERBALIFE
- PANDORO MOTTA
- SALATINI TINY ROLD (USA)
- BISCOTTI OFFELLE BISTEFANI
- BISCOTTI GALLETTI MULINO BIANCO BARILLA
- BISCOTTI MACINE MULINO BIANCO BARILLA
- BISCOTTI GRANETTI MULINO BIANCO BARILLA
- NASTRINE MULINO BIANCO BARILLA
- BAULETTO COOP
- PLUMCAKE GIORLETTO BISCOTTI
- BISCOTTI RINGO PAVESI
- PANE CARASAU I GRANAI DI QUI SARDEGNA
- PANE CIABATTA ESSELUNGA
- PANE MORBIDO MULINO BIANCO BARILLA
- PANEANGELI CAMEO
NESSUNA DI QUESTE AZIENDE HA AVUTO LA DIGNITA'
DI RISPONDERE ALLE LETTERE CHE GLI HANNO INVIATO
I DUE RICERCATORI, AI QUALI TRA L'ALTRO STANNO
CERCANDO DI SEQUESTRARE I MICROSCOPI DI
PROPRIETÀ DELL'UNIVERSITA'.
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ALIMENTI CONTAMINATI
nel NOSTRO PIATTO, il DOSSIER del WWF
(23/09/06)
Roma - 23 settembre 2006 - Nei nostri piatti
inquinanti vecchi e nuovi.
Gli
ftalati, utilizzati per rendere
flessibili le materie plastiche, sono stati
trovati nell’olio d’oliva, nei formaggi e
nella carne. I
pesticidi
organoclorurati,
utilizzati in agricoltura contro gli insetti
nocivi (compreso il
DDT bandito da decenni),
nel pesce, nel burro, persino nella carne di
renna. I muschi artificiali (fragranze
utilizzate per l'igiene personale o per la
casa) e
organostannici (gli
antivegetativi
- infatti, le antivegetative a base di
silicone e rame continuano a contenere
elevati livelli di biocidi e di metalli
pesanti - ,
i conservanti del legno) nel pesce. I ritardanti di fiamma, utilizzati per
prevenire la combustione nei tessuti e nel
mobilio ma anche nelle apparecchiature
elettroniche, erano nella carne e nel pesce.
In totale 119 sostanze tossiche appartenenti
a 8 diversi gruppi di composti chimici sono
state rinvenute nei 27 campioni di alimenti
di largo consumo presi in esame in 7 paesi
europei.
Il nuovo dossier del WWF - " La catena
della contaminazione globale" - il
ruolo dell'alimentazione rivela che la
principale via di esposizione alla maggior
parte delle sostanze chimiche, in
particolare quelle persistenti e
bioaccumulabili (come il DDT e i PCB banditi
da decenni) è l’alimentazione.
La “ catena di contaminazione” è un
percorso complesso che i composti chimici
compiono intorno al mondo: dai produttori ai
prodotti di consumo, alla fauna selvatica
fino agli esseri umani. Sono presenti nelle
case, nei luoghi di lavoro e anche a tavola.
“ Neanche la dieta
più salutare ci mette al riparo dagli
inquinanti chimici tossici –
commenta Michele Candotti, Segretario
Generale del WWF Italia –
Per questo crediamo
che le sostanze chimiche debbano essere
sottoposte ad una normativa più efficace.
Siamo alla vigilia del voto su REACH, lo
strumento dell’Ue per la regolamentazione
delle sostanze chimiche, e chiediamo ai
parlamentari europei che siano bandite le
sostanze più pericolose e applicato il
principio di sostituzione, siano fissati
requisiti severi per i produttori al fine di
garantire trasparenza di informazione su
tali sostanze. E’ necessario, inoltre, che
il consumatore sappia quali sostanze sono
presenti nei prodotti di uso quotidiano”.
I 27 campioni di alimenti, provenienti da
Gran Bretagna, Polonia, Svezia, Italia,
Spagna, Grecia e Finlandia, sono tutti di
largo consumo come prodotti caseari (latte,
burro e formaggio), carne (salsicce, petti
di pollo, salame, bacon), pesce (salmone,
tonno, aringhe) e ancora pane, olio d’oliva,
miele, succo d’arancia. Nessuno dei prodotti
– tutti acquistati in supermercati e di
marche comuni - è risultato esente da tracce
di sostanze chimiche, al contrario in tutti
sono stati rinvenuti, in varia misura e
secondo miscele differenti, i 119 composti
tossici appartenenti agli 8 gruppi di
sostanze presi in esame.
In parallelo grazie alla collaborazione del
prof. Silvano Focardi dell’Università di
Siena sono state effettuati test su campioni
di lasagna, acquistate nei supermercati di 4
città italiane e sono stati rintracciati più
di 42 Pcb e 13 residui di pesticidi, tra cui
il DDT.
I livelli di contaminanti rilevati negli
alimenti analizzati non sono in grado di
causare conseguenze dirette o immediate
sulla salute (i consumatori non devono
allarmarsi o evitare questi cibi), ma deve
essere seriamente valutato l’effetto di
un’esposizione cronica – anche a basse dosi
- di un cocktail di contaminanti attraverso
la dieta, soprattutto nel feto in via di
sviluppo, nei neonati e nei bambini.
Per sensibilizzare i politici di Bruxelles
sulle sostanze chimiche pericolose alla
vigilia del voto di REACH il WWF ha prodotto
uno spot che sarà trasmesso su Euronews ed è
visibile anche on line nel sito internet del
Wwf.
Dove gli attori sono gli stessi membri del
Parlamento Europeo:
Guido Sacconi (Italia, PSE) relatore del
provvedimento, Péter Olajos (Ungheria, PPE),
Chris Davies (UK, ADLE) et Riita Myller
(Finlandia, PSE), riuniti in una seduta di
outing in cui dichiarano di essere stati
contaminati da quei veleni che REACH
dovrebbe bandire.
Tratto da: Sesto Potere.com
vedi anche
Consigi
Alimentari
+
http://www.sicurezzadeglialimenti.it/archivio.htm
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Diossina nel cibo - 4 ottobre
2007 -
Dagli yogurt ai gelati, dalla maionese
ai surgelati, dagli integratori
dietetici ai prodotti senza glutine.
L'agente cancerogeno è finito nei nostri
piatti per un periodo lunghissimo: da
quanto ha ricostruito Il Salvagente,
circola per l'Europa da almeno due anni.
Sono potenzialmente a rischio i prodotti
che contengono l'additivo addensante
Guar Gum (indicato anche come farina
di Guar, o con la sigla E412)
importato dall'India, e in particolare
dall'industria chimica India Glycols.
L'allarme
Il 25 luglio 2007,
la Commissione europea ha
scoperto la diossina in 117 lotti di
Guar Gum, importati in Europa
dall'azienda svizzera Unipektin. A oggi,
ispettori della Commissione sono in
missione India, per comprendere a fondo
la natura e le dimensioni della crisi.
Nel frattempo, però, si accavallano
notizie sempre più allarmanti. Che
smentiscono, e superano, il primo
allerta europeo. Il Salvagente ha
scoperto che il guar gum con la diossina
non è limitato a 117 partite. Non è
stato importato solo in Svizzera. E
circola anche per l'Italia. Lo
confermano i dati di Unipektin:
l'importatore elvetico, che si è trovato
nell'occhio del ciclone, ha condotto
analisi su campioni delle importazioni
degli ultimi due anni. Con risultati
sconcertanti.
Il direttore di Unipektin, Bruno Jud -
intervistato dal Salvagente - rivela che
tutte le analisi hanno mostrato la
presenza di diossina, anche in quantità
superiori a quelle scoperte dalla
Commissione europea.
Anche in Italia
Il Guar Gum incriminato è arrivato anche
in Italia:
lo rivela il dirigente di un grande
laboratorio di analisi, e lo conferma il
ministero della Salute. Un carico
contaminato, inoltre, è approdato a
giugno nel porto di Genova. E' già stato
distribuito alle aziende alimentari,
tranne una parte, sottoposta ad analisi.
Nei giorni scorsi, il ministero ha
divulgato i risultati, che evidenziano
tracce di sostanze contaminanti. Non è
stato reso noto, però, quanti e quali
prodotti contengono l'additivo alla
diossina. In ogni caso, dal ministero
assicurano che le Regioni che "stanno
procedendo al rintraccio sul territorio
nazionale di tale partita". I
consumatori, come al solito, vengono
lasciati all'oscuro.
Ritiri in mezza Europa
Nel resto d'Europa, invece, il
meccanismo di salvaguardia è scattato
subito, e l'opinione pubblica ha
percepito immediatamente l'emergenza.
Fin dai primi giorni di agosto, le
principali multinazionali si sono
attivate per rintracciare l'additivo a
rischio, ritirando i prodotti dai
supermercati.
Dalla Spagna all'Ungheria, dalla
Svizzera alla Finlandia, la sirena
d'allarme ha suonato con forza, anche
sui giornali. Il ministero della Salute
ungherese, ad esempio, per precauzione
ha ordinato il sequestro di una
quarantina di marchi, coinvolgendo
alcuni nomi celebri: Danone, Coca Cola,
Ceres. In Romania, una filiale del
gruppo Danone ha interrotto la
produzione di yogurt alla frutta (che in
seguito, però, è stato giudicato esente
da rischi). In Finlandia, il maggiore
produttore di dolciumi, Valio, ha
ritirato dal mercato 30mila cartoni di
crema da cucina, avviando analisi
accurate, e scoprendo la diossina nei
prodotti confezionati già a partire da
aprile.
Notizie col contagocce
In Italia, invece, le informazioni
arrivano col contagocce: tutto
succede al riparo dai riflettori.
Il ministero ha diramato due circolari:
la prima, diffusa il 14 agosto e
destinata a Fedechimica e
Federalimentare, era un generico invito
a effettuare controlli. La seconda,
datata 30 agosto e rivolta anche ai
farmacisti, agli erboristi, e in genere
ai commercianti e agli artigiani,
ribadisce e sottolinea l'allarme, ha un
tono più perentorio, e introduce un
nuovo elemento di inquietudine: alcuni
prodotti - cibi dietetici e integratori
alimentari - sono più a rischio di
altri. Infatti, negli yogurt e nei
gelati, la percentuale di Guar è
relativamente bassa.
Il pericolo per la salute, quindi, è
legato soprattutto all'assunzione per un
tempo prolungato, attraverso un'ampia
varietà di prodotti. Ma in commercio,
fra gli scaffali dedicati al
"benessere", si trovano pasticche,
bevande, integratori dietetici, che sono
addirittura a base di guar. Il carico di
diossina potrebbe essere impressionante.
Tratto da:
http://www.ilsalvagente.it/modules.php?name=News&file=article&sid=113
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
ADITIVI:
Sono molti i prodotti che le possono
contenere, pertanto si suggerisce
un’accurata lettura dell’etichetta, dove
possono essere indicate per esteso
o con le sigle E410 ed E412, ma
potrebbero anche essere presenti senza
alcuna indicazione. Tra i prodotti da
tenere sotto controllo si segnalano:
* BEVANDE AL CACAO
* BEVANDE AL COCCO
* BUDINI INDUSTRIALI
* CARNE IN SCATOLA
* CHEWING-GUM
* CONFETTERIA
* CARAMELLE
* CREME PER PASTICCERIA
* FARINA DI PATATE
* FRUTTA CANDITA
* ALCUNI PRODOTTI DA FORNO
* PRODOTTI DOLCIARI IN GENERE
* ALCUNI GELATI
* ALCUNE SALSE INDUSTRIALI
* TORRONE E MARZAPANE
Tratto da:
da
http://eurosalus.lycos.it/1060861749_33.html
Commento NdR:
Nel dubbio, non acquistare le cose
che si trova sugli scaffali dei
supermercati che riportano la dicitura
*GUAR* oppure E412.
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COLORANTI
La FSA (Agenzia di sicurezza alimentare
britannica), dopo la pubblicazione dello studio
di Southampton riguardante l'effetto di certi
coloranti artificiali e del conservante benzoato
di sodio sul comportamento dei bambini con
iperattività o con sindrome da deficit di
attenzione e iperattività (ADHD), ha
recentemente incontrato l'industria e i
rappresentanti dei consumatori. La discussione
si è sviluppata principalmente sulle possibili
azioni da parte dell'industria in merito all'uso
di queste sostanze negli alimenti, per fornire
un aiuto pratico ai genitori che vogliono
evitare gli additivi oggetto dello studio.
In particolare, è stato preso in considerazione
l'uso di un'etichettatura più chiara per questi
additivi, invece della consueta indicazione con
il codice "E" seguito dal numero (ad es. E211 al
posto di benzoato di sodio), presente sulle
etichette degli alimenti. È stata valutata anche
l'ipotesi della riformulazione dei prodotti
alimentari, per escludere coloranti artificiali
e conservanti, e sostituirli, invece, con delle
alternative non artificiali e più salutari.
Mentre alcune industrie alimentari hanno già
dichiarato la loro intenzione di eliminare gli
additivi dai loro prodotti, più difficile
risulta l'ipotesi di un'etichettatura più chiara
per i consumatori, che in certi casi potrebbe
risultare anche commercialmente svantaggiosa.
L'EFSA (Autorità di Sicurezza Alimentare
Europea) ha già ribadito che includerà anche lo
studio di Southampton nei documenti scientifici
da vagliare per valutare la sicurezza di tutti i
coloranti alimentari. In particolare, si sta
attendendo, proprio recentemente, l'adozione di
opinioni provvisorie dell'EFSA sui sei coloranti
alimentari oggetto dello studio di Southampton,
che verrà revisionato dalla stessa Autorità. Nel
frattempo la FSA ha manifestato la sua
intenzione di sollecitare anche la
Commissione europea, affinché si muova, a
livello normativo, nell'interesse dei
consumatori in merito all'uso di coloranti e
conservanti negli alimenti sul mercato europeo.
** A livello europeo si attende l'esito della
valutazione di sicurezza per questi additivi
alimentari da parte dell'EFSA, che ha già
annunciato una revisione dello studio di
Southampton, e una regolamentazione da parte
della Commissione. Per i consumatori il
consiglio è sempre quello di leggere
attentamente l'etichetta dei prodotti che
consumano.
Fonte :
http://www.food.gov.uk/news/newsarchive/2007/nov/coloursmeeting
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Per 15 anni a decine di migliaia di
prosciutti in scadenza sono stati "rigenerati" e
cambiate le etichette. E’ da far la notizia
uscita sul settimanale "la Voce di Parma" il 20
Febbraio 2008, che pubblica le dichiarazioni di
un ex-dipendente della Parmacotto.
I media tacciono la procura indaga,
Parmacotto minaccia.
""In principio siamo rimasti increduli,
esterrefatti. Quando è arrivata alla "Voce" la
disperata lettera di Giovanni Cattani, un
invalido cacciato dalla Parmacotto dopo 25 anni
di onesto e fedele servizio, non abbiamo creduto
che potesse essere vero quello che veniva
denunciato al termine dello sfogo epistolare di
quell'uomo che in età ormai avanzata aveva
perduto il lavoro.....
Il racconto del Cattani ha infatti poi trovato
conferma nelle testimonianze di altri ex
dipendenti di questa azienda, cosa che ci induce
a renderlo pubblico con l'auspicio che le
competenti autorità intervengano per fare piena
luce su questa sconcertante vicenda.
L'INTERVISTA
Signor Cattani, lei ha mandato una lettera al
nostro settimanale, dopo essere stato
licenziato, nella quale ha accennato a procedure
di rifacimento dei prosciutti scaduti
all'interno dello stabilimento
Parmacotto di San Vitale di Baganza, cosa
intendeva dire ?
”Intendevo dire che in quello stabilimento oltre
ai prosciutti cotti di nuova produzione si
rifacevano quelli che erano prossimi alla
scadenza essendo rimasti invenduti nel nostro
magazzino.
Con questo procedimento gli davamo altri mesi di
vita. Preciso che si trattava non dei prosciutti
preaffettati e messi nelle vaschette, ma dei
prosciutti che vanno a finire nei negozi e
venduti affettati davanti al cliente!.
E' sicuro di quello che dice ?
”Certo che sono sicuro. Pochi giorni prima della
scadenza si aprivano le buste col marchio
Parmacotto e si procedeva al trattamento dei
prosciutti. Questa operazione veniva fatta pochi
giorni prima della scadenza perché, ovviamente,
nessun prodotto alimentare può essere immesso in
commercio quando sta per scadere il periodo per
la consumazione".
Si trattava di pochi prosciutti o di grandi
quantità ?
”Se ne facevano dei bancali, si arrivava anche a
mille o due mila per volta".
Quanta gente lavorava a questa operazione ?
"Tutto un reparto di confezionamento, gli uomini
che nella produzione normale erano fuori a
togliere i prosciutti dagli stampi venivano
messi ad aprire gli scatoloni dal ban-cale, e le
donne aprivano le buste e buttavano i prosciutti
nell'acqua e sale".
In che condizioni erano quando le buste venivano
aperte ?
"A volte erano buoni, altre volte facevano
schifo. C'era addirittura qualcuno di noi che,
quando venivano aperte le buste, vomitava. A
volte c'era una puzza di marcio incredibile.
Colava giù la gelatina diventata colla.
Puzzavano, facevano schifo. Quelli che non erano
più commestibili, diventati verdi, li buttavamo
via. Quelli che verdi ancora non erano li
buttavamo nella bacinella con l'acqua e il sale,
per lavarli. La gelatina colava via e
diventavano come nuovi".
E poi cosa succedeva ?
"A questo punto occorreva dare una nuova
numerazione al prosciutto rigenerato. Con la
cannella della bombola del gas si scaldava
l'etichetta che era di gelatina e che si poteva
mangiare senza problemi, che si arricciava.
Sull'etichetta c'era una cifra con una lettera
che diceva che quel prosciutto era stato
prodotto in un certo periodo. Se non fosse stata
tolta l'etichetta si sarebbe ca-pito che quel
prosciutto era stato prodotto mesi prima, nella
data indicata e quindi che era scaduto. Poi si
metteva un'etichetta nuova, con la cifra nuova
in corso quella settimana".
Quindi l'etichetta di gelatina era l'unica cosa
nuova di quel prosciutto ?
"Certamente".
Chi vi dava ordine di fare queste cose ?
"Quando arrivavamo a lavorare vedevamo il nostro
nome su un foglio che ci indicava se eravamo
adibiti al confezionamento, allo stampaggio o al
disosso. Dove dovevi andare, andavi. Poi il capo
fabbrica, il capo turno o il capo reparto ci
dicevano oggi c'è da fare questo e tu questo
dovevi fare".
Come veniva indicato il lavoro del rifacimento
dei prosciutti scaduti ?
”A ghè da fer i ros' ci dicevano in dialetto.
Perché sulle confezioni da aprire c'era il
bollino rosso. Questo bollino significava che
dovevano essere rifatti. Magari su duemila di
questi ne rifacevamo
1500, 1800 e gli altri venivano buttati via
perché irrecuperabili. Il bello è che si curava
molto l'igiene perché dopo questo trattamento ci
facevano pulire a fondo e poi veniva giù la
"chimica" a controllare la carica batterica e
tutto era in perfetto ordine. L'igiene era molto
sentita alla Parmacotto anche durante la normale
lavorazione. Ogni volta che si faceva la pausa
ogni metà giornata, bisognava staccare 20 minuti
prima e pulire e disinfettare tutto, anche i
coltelli, tavoli,
nastri, poi mentre facevamo la pausa veniva la
Chimica da sopra a fare il controllo".
L'ordine di rifarei prosciutti, quindi, veniva
dall'alto ?
"Nessun operaio, ovviamente, potava prendere
delle iniziative. Là dentro vigeva l'ordine: 'tu
non sei pagato per pensare".
Vi erano periodi particolari nei quali
avvenivano queste procedure di rifacimento ?
"Venivamo adibiti a questo lavoro quando c'era
un calo nei consumi e quindi nelle vendite. A
volte ci facevano andare anche di sabato. Se
durante la settimana c'era una produzione piena,
facevamo gli straordinari".
Controlli esterni non avvenivano ?
"Quello che mi ha sempre dato da pensare è che
qualche giorno prima che arrivassero i Nas, una
settimana prima circa, ci dicevano: "ragazzi
facciamo pulizia". E poi quando arrivavano, di
solito alle 11 o a mezzogiorno, verso le 9,30
passavano sempre uno o due scatoloni di
nostrani, cioè i migliori prosciutti in
assoluto, che prendevano la direzione del piano
di sopra dove avevamo gli uffici. .....Forse gli
facevano assaggiare la produzione...".
Da quanto tempo andava avanti questo sistema ?
"Da non meno di quindici anni. All'inizio,
quando sono stato assunto e quando c'era ancora
Tonino, il fratello di Marco Rosi, che guardava
alla qualità più che alla quantità, queste cose
non succedevano. Dopo l'uscita del signor Tonino
dalla Parmacotto, il signor Marco ha puntato di
più sulla quantità. Cambiarono anche il
direttore proprio per ottenere questo risultato
di incentivare la produzione. E allora
cominciarono a rimanere gli scarti. Per un po'
venivano immagazzinati e poi abbiamo cominciato
a rigenerarli".
Quindi in questi quindici anni sono stati
rigenerati e contraffatti migliaia e migliaia
di prosciutti ? In un anno quanti ne venivano
rifatti ?
"Io non lo so perché facevamo i turni. Consideri
che in un pomeriggio, perché prevalentemente
questo lavoro lo facevamo al pomeriggio, se
tutto andava bene ne facevamo circa 2000. Un
numero
inferiore a quelli freschi perché c'era più
lavorazione, e poi ce la prendevamo più comoda
perché dovevamo lavorare con gli stivali per
tutto quello schifo, tipo candela del naso, che
colava giù dopo l'apertura delle buste e rendeva
scivoloso il pavimento tanto che qualcuno cadeva
per terra".
Chi stampava sul prosciutto rifatto l'etichetta
contraffatta ?
"Sempre noi. Se ad esempio in quella settimana
la produzione era contrassegnata dalla lettera
"G", anche i rifatti dovevano portare quella
lettera, perché altrimenti non potevano avere la
scadenza dei mesi consentiti per la produzione
nuova".
Come venivano distinti i prosciutti rifatti da
quelli nuovi ?
"Il capo reparto dava le istruzioni e indicava
il numero col quale contraddistinguere i
rifatti. Per i rifatti che venivano dal
magazzino, cioè rimasti lì in giacenza e mai
spe-diti, bisognava togliere una lettera e
aggiungerne un'altra. Era una lettera fissa non
ricordo se la P o la Q, e poi si aggiungeva un
numero alla partita originale. L'etichetta
doveva avere la stessa lettera settimanale. I
prosciutti tornati perché ad esempio rifiutati
dal negoziante e quindi difettosi, avevano
un'altra lettera. Questi venivano fatti a pezzi
e venduti sotto prezzo a pizzerie o per farei
toast".
Quindi tutti gli operai dello stabilimento di
San Vitale erano a conoscenza di questa
procedura ?
"Certo, anche se difficilmente lo ammettono.
Perché se lo dici perdi il posto di lavoro. Io
l'ho già perso e quindi non ho più paura".
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DIOSSINE negli alimenti
Secondo un recente studio condotto nelle Fiandre
in Belgio e pubblicato nel numero di Gennaio
2008 della rivista scientifica Chemosphere,
l'assunzione di diossina tramite alimenti
contaminati è superiore alle soglie di
tollerabilità in buona parte della popolazione,
specie negli adolescenti (quasi il 60 percento
dei casi) e nelle madri. I risultati, si dice
nell'articolo, sono in linea con quelli di
analoghi studi europei.
"...respectively 59.8%, 53.7%
and 36.2% of the adolescent, mother and adult
population exceed the tolerable weekly intake (TWI)
of 14 pg WHO-TEQ kg-1 bw w-1, as derived by the
Scientific Committee on Food [Scientific
Committee on Food, 2001. Opinion of the
Scientific Committee on Food on the Risk
Assessment of Dioxins and Dioxin-like PCBs in
Food, CS/CNTM/DIOXIN/20 final Brussels,
Belgium]."
"The main contributors of dioxin-like substances
are fish and seafood (25-43% of the total
intake), added fats (22-25% of the total intake)
and dairy products (17-20% of the total
intake)."
http://dx.doi.org/10.1016/j.chemosphere.2007.07.008
Chemosphere - Volume 70, Issue 4, January
2008, Pages 584-592 - Copyright © 2007 Elsevier
Ltd All rights reserved.
Dietary exposure to dioxin-like compounds in
three age groups: Results from the Flemish
environment and health study
Abstract
Lipophilic contaminants are present in the
environment and bioaccumulate in the food chain.
Therefore, their intake via animal fat of
various sources was assessed for three age
groups of the Flemish population, participating
in a large biomonitoring program of the Flemish
government. In total, 1636 adolescents (14-15
years), 1186 mothers (18-44 years), and 1586
adults (50-65 years) participated in the study
and completed a semi quantitative food frequency
questionnaire. Individual consumption data were
combined, via a so-called simple distribution
approach, with recent data on polychlorinated
dibenzo-p-dioxins/furans and dioxin-like
polychlorinated biphenyls, measured via the
chemical-activated luciferase gene expression (CALUX)
bio-assay in food items available on the Flemish
market.
The median (95th percentile) estimated intakes
of dioxin-like contaminants were 2.24 (4.61),
2.09 (4.26), and 1.74 (3.53) pg CALUX-TEQ kg-1
bw d-1 for, respectively adolescents, mothers
and adults. These data are in the same range as
those found in other European studies. The
CALUX-TEQ results of respectively 59.8%, 53.7%
and 36.2% of the adolescent, mother and adult
population exceed the tolerable weekly intake (TWI)
of 14 pg WHO-TEQ kg-1 bw w-1, as derived by the
Scientific Committee on Food [Scientific
Committee on Food, 2001. Opinion of the
Scientific Committee on Food on the Risk
Assessment of Dioxins and Dioxin-like PCBs in
Food, CS/CNTM/DIOXIN/20 final Brussels,
Belgium].
The main contributors of dioxin-like substances
are fish and seafood (25-43% of the total
intake), added fats (22-25% of the total intake)
and dairy products (17-20% of the total intake).
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