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Per una serie di
fattori su cui non mi dilungo, non è facile
capire e fare da soli l'alimentazione istintuale
semplicemente leggendo un libro. Pertanto
consiglio vivamente chi volesse intraprendere
questa pratica a recarsi per alcuni giorni
presso il centro di cui diamo l’indirizzo più
avanti, per imparare.
Nel caso in cui questo soggiorno non fosse
possibile, posso ancora consigliare
un’alimentazione più semplice, che prende spunto
da quella istintuale. Ovviamente i risultati
saranno sensibilmente meno buoni, ma saranno
ancora molto utili per chi è malato di cancro o
di qualsiasi altra malattia.
Non mangiate nulla di cotto o trasformato
artificialmente in qualsiasi maniera; mangiate
solo cose il più possibile allo stato naturale.
Rigorosamente escludete latte, formaggi e altri
derivati del latte.
Bevete acqua solo prima dei pasti o 3-4 ore dopo
il pasto.
Annusate il cibo prima di mangiarlo. Se l’odore
vi piace, se vi fa venire “l’acquolina in bocca”
allora mangiatelo. Mangiatelo fino a che il
gusto cambia, anche solo leggermente; finché non
è più “come prima”.
A questo punto smettete. Se avete ancora fame,
annusate di nuovo per trovare qualcos’altro che
vi vada bene, mangiatelo, e così via, finché non
avrete più fame.
Se un cibo non vi piace oggi, non vuol dire che
domani, fra un mese o fra un anno non possa
piacervi. Pertanto non escludete nessun cibo
solo perché una volta o per un certo periodo non
vi ha attirato.
Annusando un cibo potrete avere tre tipi di
reazioni:
1- Vi piace: mangiatelo.
2- Non vi piace oppure vi è indifferente: non
mangiatelo.
3- Vi disgusta: ingoiatene una briciola con un
sorso d’acqua. Annusatelo in seguito ogni giorno
e, se vi disgusta ancora, ripetete l’operazione
con la briciola.
Colazione: preferibilmente nulla oppure acqua;
se non ce la fate, frutta dolce o acida
(agrumi).
Pranzo (ore 12,30): (carboidrati) a scelta,
frutta dolce o acida (agrumi), miele.
Non dimenticate la frutta tropicale: è
importante. Banane di varie qualità, datteri,
mango, papaia, ecc...
Le banane platano non vanno cotte, ma lasciate
al sole o in ambiente caldo finché diventano
nere e morbide.
Dopo la frutta potete mangiare della verdura.
Cena (ore 18,30): (proteine e grassi) a scelta,
carne di tutti i tipi, pesce e frutti di mare,
tuorlo d’uovo, arachidi, anacardi, mandorle,
pistacchi, nocciole, noci di tutti i tipi
(attenzione che questi prodotti non siano
tostati !), avocado, cocco, olive, durian,
tamarindo dolce, carrube, polline.
Dopo questi prodotti potete mangiare della
verdura.
Tra le proteine, con moderazione, è concesso il
prosciutto crudo (di Parma, preferibilmente), la
bresaola e tutti gli altri salumi a pezzo intero
(quindi evitate il salame).
Per evitare pericolose parassitosi, congelate
per 12 ore il pesce prima di mangiarlo.
Alberto R. Mondini.
Autore: Guy-Claude Burger
Titolo originale: DIE ROHKOSTTHERAPIE – Natur,
Genuβ, Gesundheit
Die Geheimnisse der InstinctoTherapie - (Wilhelm
Heyne Verlag – München)
Traduzione: Fausto Levatesi -
e.mail:
faustolevantesi@virgilio.it -
(Versione aggiornata dall’autore)
vedi anche:
Alimentazione Istintuale e Campanelli di allarme
+
Combinazioni alimentari
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il CRUDISMO OROGENETICO +
Germogli
Natura, Piacere e Salute: le Virtù dell’Istintoterapia
- (estratti)
SINOSSI
Gli artifici che hanno permesso all’uomo di
trasformare il proprio cibo possono essere
suddivisi in cinque classi:
1. La denaturazione meccanica: mescolamento,
condimento, sovrapposizione, estrazione,
triturazione, spremitura, frullatura, ecc.
2. La denaturazione termica: cotture varie,
essiccazione a caldo, congelamento, surgelazione,
irradiazione, sterilizzazione dei terreni,
riscaldamento dei fertilizzanti, ecc.
3. La selezione artificiale, ed alcune tecniche
di coltivazione o di allevamento.
4. L’uso del latte animale e dei suoi derivati.
5. La chimica: concimi, pesticidi, additivi,
prodotti di sintesi, medicinali, ecc.
Diremo che un alimento è “originario” per una
data specie se esso è compreso nella sua gamma
alimentare naturale, e se non rientra in nessuna
delle classi di artifici sopra indicate.
Per effetto della selezione naturale, ciascuna
specie animale si adatta alle caratteristiche
del proprio biotopo e, di conseguenza, agli
alimenti che vi può consumare allo stato
originario.
Un cambiamento nella natura, nella presentazione
o nelle strutture chimiche degli alimenti
disponibili può rendere necessario un nuovo
processo di adattamento.
Il patrimonio genetico varia molto lentamente
nel corso del tempo (è stato osservato un tasso
di mutazione dell’1% su periodi di durata
compresa tra un milione e un miliardo di anni).
Per quanto riguarda l’alimentazione umana, i
primi rudimenti dell’arte culinaria risalgono al
massimo a due milioni di anni fa (data della
comparsa dei primi utensili), la padronanza del
fuoco e quindi la cottura regolare risalgono
forse a quattrocentomila anni fa, e la cucina
propriamente detta, con l’uso dei cereali e del
latte animale, a meno di diecimila anni fa. E’
il caso di chiedersi, quindi, per ciascun tipo
di artificio culinario:
- se un adattamento genetico era necessario,
- se un tale adattamento era possibile,
- se esso ha avuto il tempo di realizzarsi.
Nell’ambito di un regime costituito
esclusivamente di alimenti originari, si osserva
la rimessa in funzione di un istinto alimentare
estremamente preciso, che si esprime
principalmente tramite delle modifiche delle
percezioni olfattive e gustative.
L’esperienza permette, quindi, di enunciare la
legge dell’istinto alimentare: tutti gli
alimenti originari utili all’organismo sono
attraenti per l’odorato e per il gusto.
Questa legge può essere dedotta direttamente
dalle leggi dell’Evoluzione: un animale che, in
natura, fosse spinto dai propri sensi a
consumare delle piante tossiche o ad equilibrare
male la propria alimentazione, si porrebbe in
uno stato di inferiorità e si farebbe eliminare
dalla selezione naturale. Devono, quindi,
esistere nell’animale dei meccanismi che
modificano la percezione olfattiva e gustativa
in funzione dei deficit metabolici.
Questi meccanismi detti “alliestesici” si sono
perfezionati nel corso dei tempi biologici, al
pari di qualsiasi altra funzione vitale. Essi si
ritrovano anche nell’uomo: le sensazioni di
fame, di soddisfazione, di replezione e di
disgusto costituiscono l’essenziale dell’istinto
alimentare e sono programmati geneticamente come
qualsiasi altro istinto.
Bisogna però considerare che l’evoluzione ha
avuto luogo principalmente a contatto con gli
alimenti originari: non bisogna meravigliarsi,
quindi, che i meccanismi istintivi vengano
dirottati da alimenti trasformati (non
originari), ai quali la nostra genetica non ha
avuto il tempo di adattarsi.
L’esistenza di una programmazione innata
dell’istinto alimentare può essere verificata,
per esempio, con i neonati, che sono in grado
fin dai primi istanti di vita di selezionare e
dosare correttamente il proprio cibo, prima di
qualsiasi apprendimento.
Un alimento utile può diventare inutile o nocivo
durante il suo consumo, non appena il bisogno
dell’organismo risulta coperto: si osserva,
infatti, che il suo sapore cambia bruscamente e
che compaiono varie sensazioni sgradevoli che
tendono a farlo respingere (sapore acido, acre,
pungente, bruciante, amaro; consistenza aspra,
secca, appiccicosa, ecc.), che costituiscono
quello che noi chiamiamo l’arresto istintivo.
L’odorato e il gusto non sono dei sensi come gli
altri: sono l’espressione dell’istinto
alimentare, come mostrano le strutture
neurofisiologiche del bulbo olfattivo e
dell’ipotalamo, che permettono di controllare
l’influsso nervoso trasmesso alla corteccia in
funzione dello stato del metabolismo.
Via via che l’organismo si sbarazza dei
sovraccarichi e delle perturbazioni metaboliche
generate dall’alimentazione preparata, i vari
richiami istintivi diventano sempre più chiari e
intensi.
Si scoprono così i sapori originari degli
alimenti della natura, nettamente più ricchi e
gratificanti di quelli della gastronomia
culinaria.
Dal punto di vista antropologico, l’arte
culinaria può essere considerata come il
risultato di una specie di corto circuito tra
l’intelligenza e l’istinto: l’intelligenza,
infatti, permette di trasformare gli alimenti
naturali per ottenere piacere a volontà, ma
questo non significa altro che trarre in inganno
l’istinto. Il piacere acquisito con l’artificio,
prendendo alla sprovvista la programmazione
genetica del sistema nervoso, costituisce un
illusione dei sensi.
Esso apporta un progressivo sovraccarico
nell’organismo, che fa diminuire poco a poco il
livello di godimento, e ciò è in contraddizione
con lo scopo che si vuole raggiungere. Questo
sovraccarico rende sgradevoli soprattutto gli
alimenti originari (coi quali i meccanismi
gustativi funzionano correttamente), tanto che
ormai il piacere può essere ottenuto solo con
gli alimenti cucinati: la cucina può, quindi,
essere considerata come una specie di trappola
nella quale l’umanità sarebbe caduta in seguito
allo sviluppo dell’intelligenza concettuale.
Nella natura originaria, tutto ciò che è buono
per il palato, lo è anche per il corpo, e tutto
ciò che non è buono per il corpo, non lo è
neanche per il palato. Basta lasciarsi andare
alle attrazioni naturali, poiché il piacere
porta a ciò che è giusto: è la legge del
piacere, conseguenza immediata del funzionamento
dell’istinto, il quale deriva esso stesso dalle
leggi dell’evoluzione.
Con l’artificio culinario, si può rendere buono
per il palato ciò che è cattivo per il corpo: il
piacere, in questo caso, porta all’errore. Si
avrà il bisogno, in questo modo, di stabilire
delle regole e di intervenire tramite la volontà
per limitare gli squilibri. E’ proprio quello
che si osserva con tutti i disordini dovuti
all’alimentazione ordinaria (obesità, malattie
cardiovascolari, ecc.) e l’importanza che ormai
rivestono la dietetica, i regimi alimentari, il
digiuno, ecc.
E’ da notare che con l’alimento originario la
golosità non esiste più: non possono esserci
contemporaneamente piacere e nocività (se
l’alimento è buono, è anche utile; se esso è
nocivo, è anche sgradevole).
Prendendo in considerazione l’istinto alimentare
si apporta una soluzione fondamentale al
problema della dietetica. Invece di stimare i
bisogni dell’ organismo dall’esterno (il che
implica una diagnosi che rischierà di intoppare
nella complessità del fenomeno nutrizionale e
nella variabilità dei bisogni), è sufficiente
obbedire al piacere olfattivo e gustativo e alla
sensazione di benessere, espressioni dei
meccanismi istintivi che manifestano
direttamente i bisogni reali del corpo e le loro
imprevedibili variazioni, talvolta in numero e
in proporzioni sorprendenti.
E’ da notare che l’istintoterapia non è una
dieta: non comporta alcuna costrizione né alcuna
proibizione; essa consiste semplicemente nel
sopprimere gli artifici capaci di eludere i
meccanismi istintivi o di dare problemi di
ordine metabolico.
Gli alimenti non originari introducono
nell’organismo delle molecole che non esistono
negli alimenti originari e alle quali gli enzimi
programmati dal codice genetico non hanno motivo
di essere adattati. Queste “molecole non
originarie” possono risultare da reazioni
chimiche inerenti alla preparazione culinaria, o
essere apportate da alimenti che non facevano
parte della gamma alimentare primitiva (come il
latte animale). Alcune di esse non potranno
essere metabolizzate normalmente e si
accumuleranno nell’organismo, provocando una
lenta intossicazione culinaria.
Le troveremo nelle masse circolanti (sangue,
linfa), immagazzinate nei vacuoli cellulari o
nelle zone interstiziali (amilosio), nell’adipe,
o addirittura integrate alle strutture cellulari
e tissulari (membrane, collagene, dentina,
ecc.).
Gli studi attuali sul metabolismo non hanno
ancora preso in considerazione queste molecole
anormali, le cui trasformazioni costituiscono
una specie di metabolismo paradossale, non
previsto dal codice genetico, o “parabolismo”.
Abbiamo però motivo di temere che una tale
“intossicazione” culinaria possa provocare
disturbi di funzionamento che costituiscono la
causa parziale o totale di numerose malattie.
Si definirebbe, in questo modo, una “patologia
molecolare” di origine alimentare.
Per provocare gravi disturbi possono bastare
quantità piccolissime di sostanze parassite; per
questo motivo non sarà necessariamente facile
individuare queste molecole non originarie,
implicate in tutti i meccanismi vitali.
Di fronte all’oscurità che regna in questo
campo, è stato possibile rimediare alla mancanza
di mezzi analitici ricorrendo all’ osservazione
empirica e, in particolar modo, al senso
dell’odorato. L’esperienza dimostra, infatti,
che qualsiasi sostanza che abbandona l’
organismo emanando un odore anormale rivela
l'esistenza di un processo patologico.
Tutta la medicina si è edificata senza tenere
conto della presenza di sostanze parassite di
origine culinaria nell’organismo. E’ opportuno,
quindi, riconsiderare il significato delle
malattie nel loro complesso in funzione di
questo postulato, il quale dà una causa precisa
all’ alterazione del
Terreno.
In virtù del principio dell’omeostasi (la
tendenza dell’organismo a ristabilire
spontaneamente il proprio equilibrio e la
propria integrità), ci si può aspettare che
esistano dei processi destinati ad eliminare
almeno una parte delle molecole non originarie.
Tali processi si accompagnano a vari sintomi che
la medicina, ignorando la presenza di molecole
estranee di origine culinaria, scambia per
sintomi morbosi. Bisogna, perciò, aspettarsi di
trovare nel complesso delle malattie, un certo
numero di “malattie utili” o processi di
“detossinazione” (o ancora “ortopatie”),
destinati in realtà a ristabilire la salute.
L’esperienza sembra mostrare che la maggior
parte delle malattie dette infettive sono di per
sé delle “ortopatie”.
E’ necessario, quindi, rimettere in discussione
la concezione di virus e di batterio, che non
potranno più essere considerati a priori come
degli agenti patogeni. Il
virus apporta alla
cellula un frammento di
DNA o di RNA, che sembra
intervenire come una specie di complemento del
programma genetico che le permette di eliminare
varie classi di molecole non originarie.
Il batterio, invece, sembra essere utilizzato
dall’organismo (che ne controlla perfettamente
la moltiplicazione in condizioni alimentari
adeguate) allo scopo di disporre, per
“interposta persona”, di enzimi in grado di
degradare certe molecole non originarie o i loro
metaboliti, ai quali gli enzimi dell’organismo
non sono adattati.
Abbiamo motivo di riconsiderare
l’interpretazione medica di diversi fenomeni, il
cui significato emerge in modo più chiaro
partendo dal postulato della presenza di materie
estranee nell’organismo. In particolar modo:
- Il catarro delle mucose, che permette di
evacuare materie anormali con l’ espediente del
muco.
- La diarrea o catarro intestinale, che mette a
profitto l’importante superficie della mucosa
intestinale.
- Le eruzioni, che fanno evacuare diverse
materie sotto forma liquida o solida.
- L’infiammazione, uno degli effetti della quale
è quello di permettere ai globuli bianchi di
attraversare le pareti dilatate dei capillari
per andare ad effettuare il lavoro di pulitura
dei tessuti (diapedèsi).
- La febbre, che si può dire non si verifichi
mai in organismi non inquinati da molecole
estranee, delle quali può facilitare
l’eliminazione.
- Gli ascessi, che si rivelano ugualmente in
stretto rapporto con la presenza di disordine
molecolare, come anche altre fuoriuscite di
materie quali il sudore, gli essudati, il
vomito, il cerume, ecc.… che possono espellere
delle molecole indesiderate.
L’organismo dispone di un
sistema di difesa
destinato a riconoscere e a distruggere le
cellule e le molecole estranee, chiamato sistema
immunitario, i cui agenti principali sono i
globuli bianchi. Questo sistema, indispensabile
al mantenimento dell’integrità dell’organismo, è
esso stesso adattato geneticamente, in primo
luogo, agli elementi estranei che poteva fornire
l’ambiente originario.
Non è, quindi, necessariamente in grado di
reagire correttamente di fronte a delle molecole
non originarie.
Se il
sistema immunitario è
sollecitato troppo regolarmente da un qualsiasi
tipo di molecole estranee (es.
vaccini) , o antigeni
alimentari, può entrare in uno stato di
tolleranza immunitaria.
Pertanto, l’organismo si lascerà invadere da
tali molecole estranee e dai loro derivati, che
andranno a minare il terreno in profondità,
introducendosi nelle cellule, fissandosi sulle
membrane, ecc..
Se compare, allora, accidentalmente, una cellula
cancerosa, può accadere che le molecole della
sua membrana che dovrebbero essere riconosciute
dal sistema immunitario, entrino per caso nella
classe delle molecole tollerate, dimodoche la
cellula non sarà né riconosciuta né distrutta e
darà
origine ad un cancro.
Questa teoria permette, allo stesso tempo, di
spiegare le allergie: quando i tessuti avranno
lasciato accumulare molecole estranee di origine
alimentare, basterà un fattore apparentemente
insignificante (un granello di polline, di
polvere, un farmaco, ecc.) per provocare una
uscita dalla tolleranza più o meno estesa, che
si manifesterà con un’infiammazione
sproporzionata.
La presenza di molecole estranee di origine
alimentare, accumulatesi col favore di uno stato
di tolleranza, apporta uno schema esplicativo
fondamentale per le malattie dette autoimmuni:
non appena il sistema immunitario riuscirà ad
uscire dalla tolleranza, distruggerà le cellule
contrassegnate da tali antigeni alimentari, come
se si trattasse di cellule estranee.
Si spiegano così non solo l’arteriosclerosi,
causa principale di mortalità, e le malattie
autoimmuni come la poliartrite reumatoide, il
lupus eritematoso disseminato…, ma anche
l’invecchiamento prematuro degli organi e la
diminuzione della longevità.
In linea di massima, la salute non sarà più
caratterizzata dall’assenza di malattie, ma, al
contrario, dalla capacità dell’organismo di
reagire contro le materie estranee, cioè,
quindi, dalla presenza di “malattie utili”
fintantoché durerà la "detossinazione".
Grazie
alla regolazione istintiva delle razioni
alimentari, i sintomi resteranno insignificanti
(organi "silenziosi") o perlomeno senza gravità
(reversibilità).
L’esperienza mostra che la "detossificazione" si
effettua ad una velocità che è dello stesso
ordine di quella dell’intossicazione.
Il miglioramento dello stato generale, o la
scomparsa dei sintomi in caso di malattia,
cominciano non appena il tasso d’intossicazione
passa al disotto di certe soglie critiche. Ne
consegue che le “malattie utili” guariscono
spesso in qualche giorno, mentre i processi di "detossificazione"
si protraggono (sotto forma frusta se il
bilanciamento alimentare è corretto) fino alla
completa evacuazione delle materie estranee.
Le malattie vere necessitano di più tempo, ma
guariscono il più sovente relativamente in
fretta, man mano che l’organismo ripara i danni,
sempre che questi siano reversibili.
Si verificano anche significativi miglioramenti
con le malattie genetiche, dato che, se non ci
sono disordini molecolari, l’organismo può
controllare più facilmente le proprie funzioni
vitali.
Una perdita di peso rivelerà l’eliminazione
delle materie estranee o, se si commettono
errori, una perdita di materie utili (riserve,
citolisi, disidratazione). Il passaggio all’istintoterapia
si accompagna generalmente a un calo di peso
dovuto alla diminuzione della ritenzione idrica
causata dal sale da cucina (circa un
chilogrammo) e all’evacuazione di sostanze
indesiderabili accumulatesi sotto l’effetto
dell’alimentazione anteriore.
Successivamente si assiste alla costituzione di
una muscolatura migliore, con netti segni di
ringiovanimento.
Le molecole anormali presenti nel sangue
possono, allo stesso modo, perturbare il
funzionamento dei neuroni e delle sinapsi, sia
inibendole che aumentandone l’eccitabilità. Gli
influssi nervosi, anormalmente amplificati,
potranno generare stati di inibizione o di
auto-eccitazione, che modificano l’equilibrio
psichico in tutte le sue componenti e a tutti i
livelli, dalla semplice tendenza ossessiva fino
alla schizofrenia.
Con l’istintoterapia, in effetti, si constata
una progressiva diminuzione dello stato di
angoscia, di stress, di aggressività, come pure
la scomparsa delle insonnie, dei sogni agitati,
dei tic, ecc..
In particolare, l’istinto
sessuale non è più parassitato da alcuna eccitazione endogena e
tende a riprendere spontaneamente la sua
funzione originaria, cioè quella di favorire lo
scambio e l’accrescimento delle sottili energie
coinvolte nello sviluppo della dimensione
metapsichica dell’essere.
Queste osservazioni inducono a riconsiderare il
complesso della psicanalisi e della questione
dell’amore in rapporto con l’extrasensoriale e
lo spirituale, allo scopo di ristabilire l’unità
primordiale tra corpo e
Spirito.
Criteri di funzionamento naturale dell’organismo
- vedi:
CRUDISMO
I seguenti criteri permettono di riconoscere nel
lungo periodo la pratica corretta dell’istintoterapia:
- Benessere generale, buonumore, distensione
nervosa.
- Assenza di qualsiasi disturbo digestivo,
scomparsa del vuoto allo stomaco, di nausea,
pesantezza, eruttazioni, acidità, lingua
patinata, ecc..
- Assenza di sudore, di essudati, di seborrea,
di capelli grassi, ecc.
- Odori corporei al minimo (alito, ascelle,
piedi, genitali, urina, feci, ecc.).
- Evacuazioni agevoli (da una a due deiezioni al
giorno, molli, non appiccicose).
- Addormentamento facile, sonno profondo,
risveglio leggero.
- Piacere intenso durante i pasti, assenza di
qualsiasi sentimento di frustrazione.
- Sete moderata, sapore gradevole dell’acqua,
niente bocca secca né retrogusti che tendono a
rimanere tra un pasto e l’altro.
- Scomparsa dell’umidità delle mani e dei piedi.
- Scomparsa dell’eccessiva sensibilità al
freddo, mani o piedi freddi.
- Miglioramento della pelle, riduzione delle
formazioni cornee in eccesso, screpolature,
calli, peli antiestetici, cheratosi, rughe,
acne, ecc..
- Eliminazione del grasso superfluo e
costituzione di una muscolatura ben modellata.
- Diminuzione delle emorragie, delle ecchimosi.
- Rallentamento del battito cardiaco,
normalizzazione della pressione arteriosa e del
tasso di colesterolo.
- Sopportazione dello sforzo, diminuzione
dell’affanno e migliore resistenza all’apnea.
- Normalizzazione delle funzioni sessuali e
delle mestruazioni.
- Normalizzazione dei processi infiammatori,
scomparsa di emicranie, angine, dolori dentari,
sinusiti, colpi di sole, ecc..
- Resistenza alle infezioni. In caso di ferita,
taglio, frattura, ecc. cicatrizzazione rapida e
senza infiammazione né dolore.
- Scomparsa delle emorroidi e delle varici.
- Resistenza ai parassiti o loro rapida
eliminazione (ascaridi, ossiuri, tenie, amebe,
toxoplasmosi, malaria, ecc.).
- In caso di influenza o altre malattie virali,
assenza quasi totale dei sintomi ordinari (forma
frusta o silenziosa).
- Scomparsa delle allergie, febbre da fieno,
orticaria, eczema, asma, ecc.
- Miglioramento o guarigione spontanea di
numerose malattie, comprese quelle neoplastiche,
allergiche e autoimmuni.
- Scomparsa del nervosismo, dello stress, delle
angosce, dell’irritabilità, della timidezza,
della tremarella, delle palpitazioni, delle
vertigini, dei sogni disordinati, dei crampi,
ecc..
- Aumento della capacità di concentrazione,
rapidità, memoria, riflessi, intuizione,
creatività, ecc..
N.B. Il controllo da parte del medico resta
comunque opportuno, se non addirittura
indispensabile in caso di processo patologico.
La pratica dell’istintoterapia è compatibile con
la maggior parte dei trattamenti medici.
Non c’è alcun motivo di abbandonare un
trattamento in corso prima di correggere
l’alimentazione; per prima cosa bisogna
correggere l’alimentazione, poi, in seguito,
volendo si potrà cessare i trattamenti che
saranno diventati inutili, con l’accordo del
medico curante.
Con “CRUDO” NON SI SCHERZA !
La lettura di questo libro può avervi dato
l’impressione che la pratica dell’istinto-terapia
sia una cosa facile. Mangiare in modo naturale e
seguire il proprio piacere, cosa c’è di più
semplice e spontaneo !
L’esperienza ci mostra, invece, che la rimessa
in funzione dell’istinto alimentare necessita di
un certo numero di precauzioni e di regole che
non si possono improvvisare dall’oggi al domani.
I pionieri dell’istinto-nutrizione hanno essi
stessi brancolato per anni prima di capire e
padroneggiare i principali meccanismi che
intervengono nella regolazione nutrizionale.
Non bisogna dimenticare che tutti noi abbiamo
abituato fin dalla più tenera infanzia il nostro
corpo e il nostro tubo digerente, ad alimenti
denaturati, con i quali i fenomeni all’estesici
non si verificano: il sapore di un biberon di
latte zuccherato o di una pappa ai cereali non
cambia in modo significativo nel corso della
consumazione.
Questo significa che noi abbiamo fissato negli
strati più profondi della nostra psiche
l’immagine di un corpo senza istinto alimentare!
Rimane il senso del disgusto; tuttavia, i
prodotti che sembrano più ripugnanti possono
essere sia quelli più attivi per la "detossificazione"
dell’organismo, che quelli che arrecherebbero un
danno.
La distinzione non è facile da fare, è
impossibile sapere a priori se un disturbo che
si osserva derivi da un errore di pratica o da
una reazione di "detossificazione" voluta dal
corpo.
Quasi quarant’anni di esperienza ci hanno
mostrato che è pericoloso lanciarsi in una
pratica alimentare così radicalmente diversa
senza una sufficiente preparazione e un adeguato
inquadramento.
Non si scherza con il crudo!: i primi passi
nell’istinto-terapia non devono essere fatti da
soli. Fidarsi dell’istinto è una cosa
meravigliosa, sempre che però l’istinto non sia
messo fuori uso da una causa qualsiasi, anche
una sola, altrimenti è la rovina totale.
E’ quindi indispensabile saper riconoscere ed
evitare tutte le cause che possono falsare il
funzionamento dell’istinto. Questo presuppone
una sufficiente formazione teorica e pratica.
Nei primi tempi bisogna essere guidati,
sostenuti e consigliati da una persona che abbia
un'adeguata esperienza, e bisogna creare intorno
a sé l’ambiente adeguato.
Scoprite il vostro istinto !
Invece di imbarcarvi subito in una pratica
rischiosa, vi propongo un piccolo esercizio per
niente difficile che vi convincerà, per
cominciare, dell’ esistenza più che reale dell’alliestesia
gustativa nel vostro palato (alliestesia =
cambiamento di gusto).
1) Comprate un chilo di frutta a vostra scelta
tra ananas, kiwi, fragole e fichi, scegliendo il
frutto con l’odore che vi sembrerà più gradevole
e che vi stimolerà maggiormente la salivazione
(attenzione: non fatevi ingannare dalla forza o
dalla debolezza dell’odore: è la qualità dell’
odore che conta).
Scegliete frutta matura e, se possibile, di
coltivazione biologica.
2) Pasto precedente (a cena): non cambiate
niente del vostro menu abituale, ma non forzate
le razioni: alzatevi da tavola con ancora un po’
di fame (e non ingerite più niente fino al “test
all’estesico” del giorno successivo).
3) A colazione, o ancora meglio a pranzo
(saltando la colazione): mettete in tavola il
chilo di frutta che avete comprato, senza
nessuna preparazione.
4) Mangiate alcuni bocconi di questo frutto,
masticando sufficientemente, con calma, senza
interrompere l’operazione per distrarsi o
mangiare qualcos’altro.
5) Osservate cosa succede a livello del vostro
palato e del vostro stomaco.
Ad un certo punto si presenteranno due
possibilità:
- o sentirete nascere un’impressione di pienezza
nel vostro stomaco (replezione), e non potrete
andare fino in fondo col vostro esperimento;
- oppure constaterete che il gusto del frutto
cambia bruscamente, dopo un certo numero di
bocconi; il sapore dolce e fruttato diventa
sgradevole: scipito, acido, amaro, acre, aspro,
ecc.
In teoria, in tutti e due i casi dovreste
sputare immediatamente il boccone che state
masticando e terminare il pasto.
6) Continuate, invece, con qualche altro
boccone: sentirete questa componente sgradevole
intensificarsi, al punto tale da infiammarvi la
bocca.
Non sarà molto gradevole, ma almeno vi sarete
convinti che l’alliestesia gustativa è una
realtà concreta !
Non andate però oltre, altrimenti rischiate di
conservare la sensazione di bruciore e di non
poter mandar giù più niente per tutto il giorno
!
Può accadere che il frutto che avete scelto vi
sembri sgradevole o addirittura insopportabile
fin dal primo boccone. Questo può significare
che i bisogni del vostro organismo sono cambiati
dal momento in cui avete scelto il frutto
durante l’acquisto, o che non siete più in grado
di digerirlo, o che, ancora più probabile,
l’avete scelto con gli occhi, con le mani, con
la testa, col cuore o col portafogli, insomma,
con tutto tranne che con l’odorato.
Precisiamo che la pratica dell’istinto-terapia
non ha niente a che fare con questo primo
esperimento, che consiste nel far comparire la
massima avversione al fine di esplorare i
meccanismi dell’istinto.
La pratica dell’istinto-terapia, al contrario,
consiste nel far comparire il massimo piacere,
poiché il piacere segnala il richiamo istintivo
e il massimo richiamo corrisponde all’alimento
più adatto al bisogno, quindi anche alla massima
salute e al massimo benessere !
Tratto da:
http://www.aerrepici.org/terapie.htm
Ovviamente
occorre mettersi con decisione a mangiare ciò che necessita per ottenere lo scopo.
vedi anche
Consigi
Alimentari
+ CRUDISMO
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