Rai 3
- Report:
Tratto dalla puntata di: giovedì 12 novembre
1998
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Assessore:
i milanesi che acqua devono ?
DOMENICO
ZAMPAGLIONE - Ass. all'Ambiente – Milano I milanesi bevono un'acqua
ottima, secondo la legge.
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Soc. Energia Ambiente – Bologna
Secondo
noi i bolognesi bevono un'acqua che è senz'altro
all'interno delle norme stabilite dalla legge.
OSVALDO
GRIFFINI - Acquedotto di Firenze
L'acqua
di Firenze rispetta tutte le normative di legge
MARIO
FELICORI - biologo Arpa – Bologna
E'
un'acqua conforme alla legge, un'acqua "come deve
essere".
VITO
TOTIRE - medico del lavoro
Deve
pensare che ogni anno in Italia muoiono almeno 1000 cittadini italiani per
mesotelioma della pleura, tutti morti a norma di legge perché
sono stati esposti ad una sostanza che, fino al '92, questo paese
non ha voluto mettere al
bando. Non è una bella soddisfazione morire o acquisire un tumore a norma
di legge.
MILENA
GABANELLI in studio
Buonasera.
Questa sera parleremo di acque potabili e acque minerali. Per
cominciare partiremo con l'acqua potabile e vedremo qual è tutto
il suo ciclo: da dove viene
presa l'acqua, come viene potabilizzata e che cosa
viene giù dai nostri rubinetti. Non solo: vedremo anche che cosa
succede con i depuratori. Per
esempio: c'è una legge, del '76, che impone a tutte
le città di depurare le acque. Invece vedremo che alcune città
nobili, come Milano per
esempio, non hanno il depuratore. Eppure i cittadini
pagano nella bolletta dell'acqua un depuratore che non c'è. E
quest'acqua, inoltre, a Ferrara la bevono. L'inchiesta è di Bernardo
Novene
TITOLI
di TESTA (su immagini di articoli di giornali sull'argomento)
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE (su immagini di mare)
Dall'evaporazione
dell'acqua del mare, e quindi dalla pioggia, si formano
le falde e i fiumi da dove preleviamo l'acqua che bisogna portare a
norma di legge perché è
inquinata da scarichi industriali, agricoli e civili. Un'acqua che
rispetti la legge ha bisogno di un trattamento chimico che
varia in relazione all'inquinamento della falda o del fiume da cui
viene presa.
OSCAR
BARALDI - Acosea – Ferrara
Ferrara,
storicamente, ha sempre preso acqua dal fiume Po negli anni '40,
'50, non avendo valide alternative. Il Po, come si sa, attraversa
tutta la valle padana, raccoglie gli scarichi industriali, civili e
agricoli di tutta la valle,
in gran parte non depurati, da Milano e da altre fonti, e quindi arriva a
questa sezione del fiume con un notevole carico inquinante.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Anche
Firenze prende l'acqua dal fiume, dall'Arno, che è inquinato dagli
scarichi civili e da quelli agricoli: cioè batteri, nitrati e
pesticidi. Milano, invece, prende l'acqua direttamente dalla falda che
proviene dalla fascia nord.
Quindi dovrebbe essere buona ma l'inquinamento industriale
degli anni '50 e '60 è penetrato nella falda lasciando residui di
solventi e clorurati.
In
sostanza ogni fonte ha una sua particolare forma di inquinamento. Di
conseguenza anche il trattamento per potabilizzare l'acqua è, di
caso in caso, specifico. Ma
prima di vedere questi casi vi mostriamo come funziona
il trattamento base di un'acqua non particolarmente inquinata.
Dal
fiume l'acqua passa attraverso una griglia che trattiene il materiale
più grosso e i fanghi. Poi viene pompata dentro l'impianto e
quindi subisce una prima
disinfezione di solito con ipoclorito di sodio,
varechina per intenderci, oppure biossido di sodio composto da
acido cloridrico e clorito di
sodio ma si potrebbe anche usare l'ozono, che è
più pulito e non inquinante. Quindi l'acqua viene ripartita in
impianti di decantazione per
l'abbattimento di sostanze di sospensione. Una volta
chiarificata passa in ulteriori filtri a sabbia che trattengono le
ultime sostanze indesiderate.
A
questo punto c'è un'ultima disinfezione con l'ozono, un'altra con
biossido di cloro e poi viene immessa in rete e distribuita alla
città che si chiede:
"ma questi trattamenti non lasciano niente dentro l'acqua?"
GIANCARLO
DONATI - Istituto Superiore di Sanità
Qualsiasi
trattamento applicato ad un'acqua ha di per sé una
controindicazione. Recentemente si cerca di ridurre l'uso
dell'ipoclorito sodico in quanto formava una quantità di sottoprodotti
con rischio cancerogeno abbastanza elevati.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
L'ipoclorito
di sodio si può sostituire con il biossido di cloro, che è
meno cancerogeno. Ma perché, allora, generalmente gli acquedotti
non lo usano ?
EMILIA
GUBERTI - Asl Bologna
L'intervento
con biossido di cloro è sicuramente economicamente più
oneroso e questa potrebbe essere una delle possibili spiegazioni
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Però
ci tutelerebbe di più dal punto di vista sanitario
EMILIA
GUBERTI - Asl Bologna
Certamente.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
A
sua volta il biossido di cloro si potrebbe sostituire con l'ozono. Che
vantaggio potremmo trarne ?
DANIELA BORRINI - Acquedotto di Firenze
L'ozono,
rispetto al biossido, ha il vantaggio di non produrre composti
organo-allogenati che vengono formati dall'impiego di fotolito e di
fotogas. Rompe i doppi legami e favorisce un trattamento anche più
naturale delle sostanze organiche nel prosieguo del trattamento
dell'impianto.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Gli
inquinanti organo-allogenati sono prodotti dall'ipoclorito di sodio,
che è il trattamento di disinfezione più economico e, purtroppo,
più diffuso e
dall'inquinamento industriale e agricolo.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE (sulle immagini di un'ampolla contenente
dell'acqua)
Questa
è un'acqua del Po.
MASSIMO
MARI - Acosea – Ferrara
Esatto.
La quale presenta delle caratteristiche e delle tipologie di
inquinanti abbastanza particolari che vanno dall'alaclor, al
metolaclor, all'atrazina,
alla simazina, alla propazina, alla triettazina e via dicendo oltre a
sostanze derivanti da scarichi industriali che sono comunque comuni
solventi clorurati e non.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
La
legge italiana ammette una presenza di organoallogenati in misura di 30
microgrammi per litro anche se l'Organizzazione Mondiale della Sanità
indica come valore guida 1 microgrammo per litro. Ad ogni modo per
abbattere questi organoallogenati ci vogliono dei filtri a carbone attivo
che possono essere in silos oppure in vasche. In pratica l'acqua entra
dall'alto, attraversa tre metri di strato filtrante, i composti
organoallogenati vengono assorbiti dai granelli di carbone e l'acqua,
purificata, riprende il trattamento normale.
Ferrara,
con le acque che si ritrova, ha l'impianto più complesso d'Italia.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE (su immagini di acquedotto)
Hanno
delle cessioni di sostanze inquinanti questi filtri ?
OSCAR
BARALDI - Acosea – Ferrara
Se
malgestiti si perché sono come una spugna che si arricchisce di sostanze
inquinanti. E quindi vanno tenuti costantemente sotto controllo analitico.
AUTORE
E
dalle acque superficiali del fiume passiamo alle acque di falda che
dovrebbe essere più pura. Dovrebbe
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE (su immagini di apertura di tombino)
Questo
cos'è ?
GIOVANNI
FERRANTE - Acquedotto di Milano (su immagini di impianti di trattamento
delle acque).
Qui siamo all'imboccatura di uno dei 540 pozzi di Milano. Andiamo
all'interno della falda, a 130, 150 metri, dipende dalla profondità, e
l'acqua arriva fino alla quota della cameretta. Poi c'è la tubazione che
manda direttamente nella vasca di accumulo, nella centrale qui accanto.
Questo
è uno degli impianti di trattamento delle acque che abbiamo a Milano.
Queste sono delle torri d'aerazione che servono per eliminare solventi
volatili, sostanze volatili nell'acqua.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE (su immagini di impianto di trattamento delle
acque)
Questi invece, sono filtri a carbone attivo e ogni vasca ne contiene 550
metri cubi. Questo impianto è stato costruito nel '94 perché 4 anni fa
l'Italia ha dovuto adeguarsi ai parametri imposti dalla Comunità Europea
che prevedeva dei livelli di potabilizzazione più bassi dei nostri.
Quindi,
secondo la Comunità Europea, l'acqua di Milano, per esempio, fino al '94,
non era potabile.
Lei prima mi ha detto che a nord di Milano ci sono dei problemi di
solventi nella falda che voi risolvete con i filtri a carbone attivo che
mi ha mostrato.
Questo
vuol dire che, fino al '94, i milanesi hanno bevuto questi solventi.
GIOVANNI
FERRANTE - Acquedotto di Milano
Bisogna
precisare che la concentrazione di questi solventi nella falda è appena
al di sopra dei limiti attualmente utilizzati. Ossia, prima di questi
trattamenti, eravamo comunque a livelli accettabili di potabilità.
E'
chiaro che, essendo abbastanza rigidi, superare questi termini, anche solo
di un'unità, fa si che l'acqua non sia più potabile.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Questi
solventi quali problemi possono creare alla salute ?
GIOVANNI
FERRANTE - Acquedotto di Milano
Sono
sostanze chimiche tra le più varie. Anche se in concentrazioni piuttosto
basse. Studi americani e internazionali in genere attestano che, su
lunghissima scala, potrebbero dare dei problemi. Però di quale natura non
saprei dire.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ho
girato la stessa domanda ad un medico specialista.
ALESSANDRO
ZANASI - Ospedale S. Orsola di Firenze
I
solventi clorurati nelle acque solitamente non danno fenomeni di
intossicazione acuta bensì sono associati a un forte rischio per il
cancro del retto e della vescica. Questo da studi fatti anche negli Stati
Uniti che durano da un certo periodo.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Lei
la beve l'acqua ?
UOMO
BEVE DA FONTANELLA
Io
si. Sono 50 anni che bevo l'acqua di Milano.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Tutti
gli impianti di potabilizzazione, comunque, hanno propri laboratori di
analisi e l'acqua, prima di uscire dall'acquedotto viene sottoposta ad
analisi sia chimica che microbiologica.
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Soc. Energia Ambiente - Bologna (su immagini di laboratorio)
Le
acque che alimentano questa centrale vengono controllate in laboratorio
tutti i giorni.
Qui
il nostro tecnico sta facendo un prelievo dell'acqua in uscita verso
Bologna, cioè dell'acqua già potabilizzata.
Questo
è il laboratorio di analisi dove faremo i controlli di alcuni parametri
del campione di acqua prelevato.
TECNICO
DI LABORATORIO
Ho
determinato che cromo, cadmio, piombo, arsenico, selenio, ferro,
manganese, rame, zinco e fosforo sono esenti nella nostra corsia, sono
inferiori al limite di rivelabilità strumentale.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Sono
assenti oppure inferiori ?
TECNICO
DI LABORATORIO
Sono
inferiori a questo limite di rivelabilità che lo strumento possiede.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Riusciamo
ad avere delle analisi che possiamo confrontare con i valori di guida ?
DANIELA
BORRINI - Acquedotto di Firenze
I
valori di guida sono ben noti mi dia tempo per organizzarmi aggiornati no,
perché non abbiamo le cose in tempo reale. Mi manca anche la gente: due
maternità, una in ferie e una in malattia Vediamo cosa si può prendere
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Non
capisco: voi l'analisi non la fate ogni giorno ?
DANIELA
BORRINI - Acquedotto di Firenze
Si,
la facciamo ogni giorno.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E
non ci sono i dati di queste analisi ?
DANIELA
BORRINI - Acquedotto di Firenze
Si
ma sono tutti sparpagliati ! Ad esserci c'è tutto, non mi guardi come se
non glieli volessi dare
AUTORE
E dentro il laboratorio inizia la tarantella tra il valore guida e il
valore limite che è tutto italiano.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Se
il valore limite è 30, ed è cancerogeno, per ipotesi, 29 è cancerogeno
?
EMILIA
GUBERTI - ASL di Bologna
Questa
è una domanda cattivissima. Non registri. No, in realtà, non cancerogeno
sarebbe zero.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
I
laboratori di analisi producono, a loro volta, rifiuti tossici pericolosi
che vanno smaltiti. Come alcuni dei trattamenti che abbiamo visto,
concentrano le sostanze eliminate in fanghi o in liquidi che, se trattati
e smaltiti, aumentano i costi altrimenti continuano il ciclo inquinante.
Ma
ritorniamo all'acqua che ci arriva a casa: dopo la disinfezione, dalle
centrali di ogni acquedotto, l'acqua viene ricaricata di biossido di cloro
e parte per la città percorrendo centinaia di chilometri nelle
condutture.
Il
cloro serve da disinfettante perché, nel corso di questo viaggio, l'acqua
potrebbe avere delle contaminazioni batteriche dovute sia a infiltrazioni
esterne sia a cessioni di materiali di cui sono composte le tubature.
A
Firenze la rete cittadina è di 900 chilometri e le condutture sono tutte
di ghisa sferoidale.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE (su immagini di tubature)
L'acqua
che analizzate qui alla fonte è uguale a quella che beviamo in casa ?
OSVALDO
GRIFFINI - Acquedotto di Firenze
Non
è esattamente così perché fra la rete dell'acquedotto e il rubinetto di
casa c'è la rete degli appartamenti che non è di nostra competenza,
poiché è privata e, purtroppo, non più di tanto normata nell'impiego
dei materiali.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Di
che materiale sono fatte le condutture bolognesi ?
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Società Energia Ambiente – Bologna
Noi
abbiamo vari materiali. Sono materiali di polietilene, acciaio, ghisa, in
taluni casi amianto e cemento
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Quanti
chilometri, più o meno, avete di amianto?
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Società Energia Ambiente – Bologna
La
quantità di amianto sulle reti di adduzione è inferiore al 30%.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Inferiore
al 30%? Secondo la USL la percentuale è ben altra.
EMILIA
GUBERTI - ASL Bologna
Nella
nostra città la maggior parte delle condotte principali sono in cemento e
amianto.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
In
che percentuale ?
EMILIA
GUBERTI - ASL Bologna
90%
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E
come è possibile che voi avete il 90% di tubature in amianto e non vi
siete preoccupati di fare uno studio sulla cessione che può verificarsi
nell'acqua?
EMILIA
GUBERTI - ASL Bologna
Come
dicevo lo studio lo abbiamo in programma. Sono diversi anni che cerchiamo
di farlo ma ci sono delle difficoltà tecniche per questo tipo di analisi
sull'acqua
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma
che tipo di difficoltà ?
EMILIA
GUBERTI - ASL Bologna
Delle
difficoltà di tipo analitico che io sinceramente non sono in grado di
dire
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma
chi sono i responsabili, a chi bisogna chiedere ?
EMILIA
GUBERTI - ASL Bologna
Sono
i laboratori dell'Agenzia Regionale per l'Ambiente (ARPA)
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Bene:
allora andiamo all'ARPA a sentire se sono stati commissionati e quali sono
i problemi.
GIANCARLO PAVONI - ARPA – Bologna
Noi
abbiamo avuto una richiesta recente, sotto le ferie, alla quale non è che
abbiamo detto di no. Abbiamo detto: vediamo il piano di lavoro, la
quantità che ci chiedete
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Non
sono analisi difficilissime da fare
GIANCARLO
PAVONI - ARPA – Bologna
Sono
complicate ma non impossibili.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Infatti
non sono impossibili e lo sa bene l'Azienda che gestisce l'acqua di
Ferrara che ha il 60% delle tubature in amianto e che le analisi le ha
fatte da tempo.
VOCE
FUORI CAMPO DI UOMO
I
risultati ci hanno dato valori da zero a qualche migliaio di fibre per
litro. Vorrei fare rilevare che in Italia non esistono ancora limiti di
legge.
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Società Energia Ambiente – Bologna
Vorrei
precisare, tuttavia, che l'amianto non presenta nocività per ingestione
ma sappiamo che è nocivo per inalazione.
VITO
TOTIRE - Medico del Lavoro
E
però altre fonti istituzionali, come la Iarc di Lione, hanno classificato
fin dagli anni '70 l'amianto come cancerogeno anche per l'apparato
gastroenterico. Quanto meno potremmo dire che non c'è unanimità di
vedute.
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Società Energia Ambiente – Bologna
L'utilizzo
dell'amianto per la costituzione di tubazioni per acqua potabile non è
proibito dalla legge. E' consentito purché le acque non siano aggressive
nei confronti dell'amianto cemento.
VITO
TOTIRE - Medico del Lavoro
Ovunque
le analisi siano state fatte, in Emilia Romagna ma anche in altre regioni
e a livello mondiale, è risultato che purtroppo l'amianto si trova
nell'acqua potabile.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE (su immagini di tubature in amianto)
Per
cui voi queste non le utilizzate più.
OSCAR
BARALDI - Acosea – Ferrara
Assolutamente.
Per l'acqua potabile è vietato, non possiamo più utilizzarli. Dove
abbiamo tubazioni in fibrocemento che si rompono dobbiamo sostituirle con
pezzi in ghisa o in altri materiali…
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Quando
si rompono i tubi in amianto li sostituite con altro amianto ?
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Società Energia Ambiente – Bologna
Dipende
dalle situazioni.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
I
controlli della rete, per la garanzia che l'acqua sia a norma, spettano
all'USL.Se trovate dei valori alterati che cosa succede
EMILIA
GUBERTI - ASL Bologna
Succede
che, mediante fax o telefono, invitiamo SeaBo (Società Energia Ambiente
di Bologna) ad adottare provvedimenti utili al ripristino dei valori
normali.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Non
viene sospesa l'acqua ?
EMILIA
GUBERTI - ASL Bologna
Non
viene sospesa a meno che non ci siano dei valori talmente alterati, dei
valori di microrganismi talmente alti, da costituire grave pericolo.
AUTORE
Ma le USL controllano solo i rubinetti pubblici e non quelli di casa che
possono essere fatti di materiale vecchio: si va dalla plastica al piombo,
dal rame allo zinco che possono rilasciare nell'acqua delle sostanze
nocive.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Allora
se noi troviamo delle cessioni di questo genere sono dovute non ai
vostri impianti ma a quelli dei palazzi dei condomini.
OSVALDO
GRIFFINI - Acquedotto di Firenze
Sono
dovute alle reti singole degli appartamenti del condominio che non sono
fatte secondo una normativa che, peraltro, non esiste. Quindi il problema
è quello di avere una normativa precisa che metta al riparo da cessioni.
EMILIA
GUBERTI - ASL Bologna
Ora
l'acqua viene trasferita alla sezione provinciale dell'Agenzia Regionale
per l'Ambiente per l'esecuzione dell'analisi.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E
dalle analisi risulta una presenza distribuita, in vari punti della
città, di organoallogenati, le sostanze indesiderate di cui una parte è
dovuta ai trattamenti dell'acqua ma l'altra
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Società Energia Ambiente Bologna
I
composti organoallogenati, che sono ad esempio la trielina, il
percloroetilene, il metilcloroformio, sono dovuti all'utilizzo, in
generale, industriale. E se lo smaltimento di queste sostanze non avviene
in modo corretto è molto facile che si infiltrino nel sottosuolo e che
quindi raggiungano la falda.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Queste
presenze superano il limite guida?
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Società Energia Ambiente Bologna
No.
Per quello che riguarda Bologna non superano il limite guida
AUTORE
Ma il limite guida, che è quello stabilito dalla Comunità Europea, è di
un solo microgrammo per litro e dai dati che ci ha fornito l'USL possiamo
vedere che tutte le centrali di Bologna lo superano abbondantemente mentre
il valore limite, che è quello stabilito dalla legge italiana, è di 30
microgrammi per litro. Per questo motivo l'acqua diventa a norma di legge.
EMILIA
GUBERTI - ASL Bologna
Allo
stato attuale delle conoscenze possiamo dire che gli organoallogenati
attualmente presenti non dovrebbero costituire un problema di salute
pubblica.
Va
comunque detto che si dovrà perseguire lo scopo di arrivare a quello che
è il valore guida della normativa internazionale che prevede il valore di
un microgrammo.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Quindi
siamo molto al di sopra del valore guida.
VITO
TOTIRE - Medico del lavoro
Stiamo
parlando di sostanze classificate dall'Agenzia Internazionale di Ricerca
sul Cancro come possibilmente o probabilmente cancerogene. La letteratura
scientifica internazionale da decenni afferma, senza timore di smentita,
che quando si parla di situazioni cancerogene non si può ipotizzare
l'esistenza di una soglia di sicurezza. Questo è il motivo per il quale
con queste sostanze occorre puntare a livello zero.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Dottoressa,
una presenza di sostanze cancerogene che va al di sotto dei limiti della
legge può non far male ?
EMILIA
GUBERTI - ASL Bologna
Non
siamo in grado di stabilire l'esatto rischio. Allo stato attuale delle
conoscenze il rischio sembra molto basso o trascurabile.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE (intervistando un gruppo di cittadini)
Ma
il giudizio finale sulla qualità dell'acqua sono andato a chiederlo
direttamente a casa dei cittadini. Anche lei beve acqua minerale, signora
?
SIGNORA
Si,
si. A volte, quando ho fretta e non ho la bottiglia a portata di mano,
apro il rubinetto e bevo. Spero che Dio me la mandi buona !
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Perché,
secondo lei è pericolosa ?
SIGNORA
Dicono, non lo so. Ogni volta che aprivo mi dava fastidio. Addirittura le
tagliatelle cotte nell'acqua del rubinetto sapevano di cloro.
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Società Energia Ambiente Bologna
Eliminare
il cloro non si può, si possono dare dei suggerimenti come quello di
mettere due gocce di limone nel bicchiere di acqua che si beve….
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E
adesso vediamo invece cosa succede all'acqua che esce da casa nostra: va
nelle fognature e da lì, nuovamente, nei fiumi.
VOCE
FUORI CAMPO DI GIUSEPPE RAFFAELLI (su immagini di impianti di depurazione
delle acque)
La
presenza di schiuma, ovviamente, è dovuta alla presenza di detersivi
nelle acque di scarico. Dopodiché le acque depurate, vengono disinfettate
e scaricate nel canale navile. Ecco, in questo punto si vede lo scarico
delle acque depurate dal depuratore che confluiscono nel canale navile,
nel recettore finale delle acque.
C'è
una legge che obbliga a depurare tutti gli scarichi, prima che siano
immessi nell'ambiente: si tratta della legge Merli del 1976.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Voi
da quanti anni avete questo impianto ?
GIUSEPPE
RAFFAELLI - Società Energia Ambiente Bologna
Dal
1978.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
La
legge è del 1976 e ci sono città, come Firenze e Milano, che scaricano
senza depuratore nei propri fiumi, in città. Come mai Firenze è così in
ritardo per quanto riguarda la depurazione delle acque ?
ROBERTO
GNASSI - Responsabile Depurazione Acquedotto di Firenze
Queste
cose io non le so. Sono cose politiche.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Lei
non è il responsabile della depurazione delle acque ?
ROBERTO
GNASSI - Responsabile Depurazione Acquedotto di Firenze
Si,
ho capito. Ma lei mi chiede "perché non ci sono", qual è
l'iter, perché non è stato fatto nulla. Io sono qui al Comune solo da
tre anni.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Per
cui tutte le acque dove vengono scaricate ?
ROBERTO
GNASSI - Responsabile Depurazione Acquedotto di Firenze
Vengono
scaricate, attraverso le fogne, nel fiume Arno.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
In
città, praticamente.
ROBERTO
GNASSI - Responsabile Depurazione Acquedotto di Firenze
In
città e a valle della città.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
A
valle c'è qualche acquedotto ?
ROBERTO
GNASSI - Responsabile Depurazione Acquedotto di Firenze
C'è
l'acquedotto di Martignano, però le prese sono nel centro della città:
c'è un tubo che collega con l'impianto di potabilizzazione.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Questo,
invece, è il punto in cui la fogna di Milano, senza depuratore, finisce
nel Lambro, il fiume più inquinato d'Italia che, a sua volta, finisce nel
Po. Assessore: Milano, città europea, senza depuratore.
DOMENICO
ZAMPAGLIONE - Assessore all'Ambiente – Milano
Fino
ad ora senza depuratore. D'adesso in poi dobbiamo avere delle speranze.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma
si può individuare una responsabilità per un ritardo così
irresponsabile ?
DOMENICO
ZAMPAGLIONE - Assessore all'Ambiente – Milano
Impianti
di depurazione come quelli di Milano sono i più grandi d'Italia.
Il
che significa che ciascuno di essi vale anche un tesoro e vale un tesoro
per una persona o per un gruppo, ovviamente.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
In
altre parole: in 22 anni non sono riusciti a mettersi d'accordo su chi
dovesse prendersi l'appalto. Senza curarsi del fatto che a Ferrara non
sono certo contenti.
Che
cosa cambierebbe se Milano avesse un depuratore ?
OSCAR
BARALDI - Acosea – Ferrara
Certamente
un certo giovamento lo avremmo. In particolare se si riuscisse anche a
trattare gli scarichi del Lambro, che è uno dei più grossi inquinatori
di quella zona.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Assessore,
ieri sono stato a Ferrara. Ferrara prende l'acqua dal Po, nel Po sfocia la
fogna di Milano non depurata: vi sentite un po' responsabili ?
DOMENICO
ZAMPAGLIONE - Assessore all'Ambiente – Milano
Ho
detto: è vergognoso che Milano si sia ridotta così ed è proprio in
questa direzione che noi ci stiamo movendo per superare questa
difficoltà.
La
responsabilità non me la voglio sentire per gli altri che sono passati.
Risponderò
soltanto di quello che noi riusciremo a fare.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
In
22 anni nessuno degli assessori che si sono alternati ha risposto per
quello precedente e da 22 anni, paradossalmente, i milanesi pagano una
depurazione che non c'è.
Lei
è l'amministratore di questo stabile. Ci può spiegare come funzionano le
bollette dell'acqua di Milano ?
ALBERTO
DANELLA - Amministratore condominiale
Arrivano
al condominio tre bollette in un anno, una ogni 4 mesi. Abbiamo 30 giorni
per pagare e l'importo viene ripartito sulla base del numero di persone
per famiglia.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ci
fa vedere una bolletta, per favore ?
ALBERTO
DANELLA - Amministratore condominiale
Questa
è la bolletta dell'ultimo quadrimestre del '97.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE
A
fronte di una spesa di 253.000 lire per l'uso dell'acqua c'è una spesa di
depurazione di 697.500 lire. Lei lo sa che il depuratore non esiste ?
ALBERTO
DANELLA - Amministratore condominiale
Questo
lo so perché io seguo quello che avviene nel Comune di Milano. So che
avvengono tutte queste porcherie. Pagare per nulla è il colmo di tutto.
Penso che più di così non ci sia nulla. Si rimane senza parole.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTORE (su immagini del Lambro)
Da
22 anni, e anche di più, esiste un problema a monte della città di
Milano: la depurazione del fiume Lambro che arriva in questo punto già
carico dei rifiuti del nord e, vorrei ricordarlo, attraverso il Po, arriva
alla città di Ferrara che, per depurare questa acqua, paga la bolletta più
cara d'Italia, vale a dire circa 3000 lire al metro cubo.
OSCAR
BARALDI - Acosea – Ferrara
Per
darvi un'idea: noi risentiamo addirittura dei trattamenti fatti in
Piemonte. Per cui quando c'è il trattamento di diserbo delle risaie, a
breve noi vediamo scorrere, qui a Pontelagoscuro, i residui degli erbicidi
di questi trattamenti.
Quindi, di fatto, noi dobbiamo essere attrezzati
per superare anche queste emergenze, sopportandone, naturalmente, i costi
di cui non siamo direttamente responsabili.
VITO
TOTIRE - Medico del Lavoro
Noi
poniamo una questione di tipo etico e sociale. Vale a dire: perché questi
costi non vengono addebitati a chi si è reso responsabile
dell'inquinamento ma vengono, invece, scaricati sulla collettività ?
ALESSANDRO
ZANASI - Ospedale S. Orsola – Bologna
L'inquinamento,
chiaramente, se continua come oggi, renderà sempre minori le riserve
disponibili. Riserve non intese come ciclo dell'acqua, che è infinito, ma
come acqua di qualità disponibile per i consumi umani.
MILENA
GABANELLI in studio
Massimo
Ottaviani: massimo responsabile di questioni di acque potabili per
l'Istituto Superiore di Sanità. Se la sentirebbe di dire agli italiani:
"bevete molta acqua", come ci dicono i medici, e bevetela
tranquillamente perché non fa male ?
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
E'
un suggerimento che mi sentirei di dare.
MILENA
GABANELLI in studio
Secondo
lei tutti i problemi che sono sorti durante questa inchiesta non esistono
?
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
Oggi
in Sanità pubblica non esiste il rischio zero: esiste una valutazione di
rischi/benefici. Il rischio associato con le acque destinate al consumo
umano, fattore acque potabili, è un rischio molto basso.
MILENA
GABANELLI in studio
I
tumori sono in aumento. Da qualche parte ci sarà una concomitanza di
fatti per cui ogni settore è un po' responsabile di qualcosa. O no ?
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
Si,
che i tumori oggi in Italia abbiano una derivazione ambientale è certo.
Ma addebitarli esclusivamente all'uno o all'altro comparto mi sembra non
corretto.
MILENA
GABANELLI in studio
Ma
sicuramente !
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
Il
rischio basso significa anche questo: che c'è un'incidenza molto bassa
anche in questo settore.
MILENA GABANELLI in studio
Abbiamo
sentito che l'Italia si è adeguata alle normative europee nel '94.
Allora
io mi chiedo, da cittadina, ma fino al '94 che cosa ho bevuto ?
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
La
normativa di riferimento è comunque 30 microgrammi/litro e non 1. Entro i
30 microgrammi/litro, comunque sia, la norma è valida.
MILENA
GABANELLI in studio
E
allora la signora della USL che diceva: "bisogna arrivare a 1",
sbagliava ?
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
Il
valore guida, al quale bisognerebbe tendere. L'ottimale sarebbe che in
acqua non fosse presente nulla ma attualmente non è possibile: quindi
bisogna tendere ad avere un prodotto che abbia il minor rischio possibile
per l'utenza. E questo è ciò che sta avvenendo.
MILENA
GABANELLI in studio
Quello
che noi stiamo pagando sono anche i frutti del progresso. L'abbiamo voluto
e quindi ci trasciniamo dietro tutte le conseguenze. Quello che mi chiedo
è: il processo industriale ha scaricato nei fiumi e nelle falde, col
tempo, solventi, pesticidi, nitrati ecc. Voi, ente preposto, non potevate
pensarci prima ad introdurre la depurazione obbligatoria o, perlomeno,
cercare di prevedere quello che sarebbe successo?
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
Il
nostro è un ente tecnico quindi non entra in valutazioni di tipo
amministrativo e legislativo. Comunque, quello che le posso dire è che in
Italia il corpus legislativo senza ombra di dubbio è tra i più avanzati.
Risente però di un difetto prettamente italiano che è quello
dell'applicazione della legge.
MILENA
GABANELLI in studio
Mi
spieghi meglio. Cosa vuol dire ?
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
Che
è quello che si vede dal filmato: una legge del 1976 che, evidentemente,
non è
completamente
applicata.
MILENA
GABANELLI in studio
Ci
possiamo permettere di non applicare le leggi per 22 anni ? Per esempio
nel caso di Milano, Firenze e Torino.
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
Se
noi facciamo un discorso a livello nazionale diciamo che è più o meno il
30% la popolazione non servita da questo tipo di depurazione.
MILENA
GABANELLI in studio
E
in questo caso l'istituzione non interviene ?
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
L'istituzione
preposta dovrebbe intervenire poiché sono previsti dei controlli e delle
sanzioni.
MILENA
GABANELLI in studio
Ma
mi sembra che non ci siano né controlli né sanzioni.
MASSIMO
OTTAVIANI - Istituto Superiore di Sanità
In
alcuni casi potrebbe essere così.
MILENA
GABANELLI in studio
Io
la ringrazio. Adesso cambiamo argomento passando alle acque minerali per
le quali chissà se esistono problemi oppure no e cambiamo anche ospite.
Sembra che la gente beva più acqua minerale di quella potabile e vedremo
di capire che cosa c'è in una bottiglia e soprattutto come leggere una
etichetta, perché le acque minerali non sono tutte uguali.
Vedremo
anche come funziona la storia delle concessioni.
Stefania
Rimini.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE (intervistando alcune persone). Siamo di fronte
allo stabilimento di una nota marca di acqua minerale. Ci
sono due rubinetti: da uno esce acqua potabile, dall'altro esce
acqua minerale. Come vedete l'acqua potabile non la vuole nessuno.
Ma
l'acqua potabile non la prende nessuno ? Preferite la minerale ? E' meglio
?
UOMO
INTERVISTATO
Si
spera !
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Ma
qual è più buona secondo te ?
BAMBINA
INTERVISTATA
L'acqua
minerale.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Perché
?
BAMBINA
INTERVISTATA
Perché
è più buona.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
La
minerale è più buona. Perché ? Perché si. La pensano così, senza
sapere bene il motivo, quasi 7 italiani su 10 e il 13% usa la minerale
anche per cucinare. Sarà la voglia di cose sane, sarà per sfiducia
nell'acqua del rubinetto, fatto sta che siamo tra i più forti consumatori
di acqua minerale in Europa. I primi, in assoluto, come consumo medio: 133
litri a testa all'anno.
Andiamo
a vedere una sorgente di acqua minerale: ce ne sono circa 260, per la
maggior parte concentrate nelle regioni del centro nord.
Questa
sorgente, come tutte le acque minerali, è un bene del demanio regionale,
cioè un bene pubblico ovvero di tutti noi.
Chi
trova una sorgente sulla sua proprietà la può bere ma nel momento in cui
decide di imbottigliarla, deve chiedere tutta una serie di autorizzazioni.
Con
l'acqua minerale si fanno i miliardi. Data la scarsa propensione degli
italiani verso il rubinetto, imbottigliare e vendere minerale diventa un
ottimo affare. Solo nei supermercati e nei negozi, senza contare i
ristoranti, il business annuale è di 4500 miliardi.
Il
vero boom c'è stato dopo Chernobyl quando i produttori di acqua minerale
hanno goduto di incrementi del mercato a due cifre, nell'ordine del
10-13%. Oggi la crescita non è più così strepitosa e si è consolidata
intorno al 3-4% ma va sempre molto bene.
La fiducia del consumatore fa si
che per un litro di minerale di quelle più famose si possano chiedere
anche 1100 lire. Ma ci sono bottiglie di marche sconosciute che costano
solo 300 lire.
Da
1100 a 300 è un ventaglio di prezzi molto ampio per un prodotto, l'acqua,
che sempre acqua è.
ETTORE
FORTUNA - Presidente Mineracqua
I
prezzi italiani sono assolutamente i prezzi più bassi a livello di
Comunità Europea. In Italia, effettivamente, il ventaglio è piuttosto
ampio tra prezzo minimo e prezzi più elevati. Abbiamo più di 150 aziende
che imbottigliano acqua minerale per circa 230 marche di acque.
Evidentemente, quindi, il prezzo diviene un fattore concorrenziale.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Dunque
l'acqua è sempre acqua ma i prezzi variano molto perché c'è molta
concorrenza tra produttori di minerale che sono tanti.
Tanti ma in realtà
tutto è nelle mani di 4, 5 grandi gruppi, perlopiù multinazionali, che
controllano il 65% del mercato.
Per
esempio la Levissima, la Recoaro, la Pejo, la Vera, la S. Bernardo, la San
Pellegrino e la Panna sono tutte di proprietà della multinazionale
Nestlé mentre Ferrarelle, Boario e Nepi appartengono al gruppo Danone. Il
gruppo San Benedetto possiede anche la Guizza e Alpe Guizza mentre Uliveto
e Rocchetta fanno parte del gruppo omonimo.
A
questi giganti, che fatturano miliardi, l'acqua minerale costa alla
sorgente meno di quanto costa al comune cittadino la tanto disprezzata
acqua del rubinetto e questo grazie al sistema delle concessioni con il
quale gli italiani regalano alle aziende quell'acqua minerale che poi
ricomprano in negozio a 1100 lire a litro.
ETTORE
FORTUNA - Presidente Mineracqua
La
proprietà delle sorgenti, dei giacimenti di acqua, è delle regioni.
Prima
era dello stato poi fu trasferita, dal 1970, alle regioni. Quindi noi
siamo legati alla possibilità di imbottigliare da un rapporto di
concessione. A fronte di questa concessione paghiamo dei canoni.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Abbiamo
scoperto, telefonando ai vari assessorati regionali, che le concessioni
per lo sfruttamento dell'acqua minerale sono praticamente regalate.
Qualche esempio: 16.224.000 all'anno. E' più o meno il costo di
un'utilitaria ed è quanto paga la Rocchetta alla regione Umbria per poter
sfruttare la sorgente omonima. 9.720.000 lire all'anno, meno delle rate di
un mutuo per la casa, è quanto incassa la regione Lazio dalla Fiuggi; la
Vera paga 7.000.000 alla regione Veneto e la San Bernardo paga un paio di
milioni alla regione Piemonte. Ma come è possibile che sia così poco ?
E' possibile perché manca una legge quadro nazionale: ogni regione ha
norme diverse e la legge mineraria che regola la materia, è un regio
decreto che risale addirittura al 1927. Il re decretava che il canone di
concessione fosse proporzionale alla superficie del giacimento, che è
minima, e non alla quantità di litri di acqua prodotti, che sarebbe
grande.
ETTORE
FORTUNA - Presidente Mineracqua
Per
quanto questi canoni siano stati aggiornati sono dei canoni assolutamente
non onerosi. Sotto questo profilo noi siamo apertissimi.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
I
produttori si dichiarano apertissimi a pagare di più le concessioni per
l'acqua minerale ma intanto fanno subito ricorso al TAR contro quelle
regioni, come la Lombardia e la Basilicata, che hanno tentato di
introdurre un criterio di pagamento basato sulla quantità di litri
prodotta. In Lombardia si sono così spaventati che il funzionario
competente non ha neanche voluto dirmi quanto pagano di concessione le
singole aziende.
Con
una controparte istituzionale così debole e con dei canoni di
sfruttamento così bassi i grandi gruppi possono fare quello che vogliono:
spostare la produzione, aprire e chiudere stabilimenti secondo la
convenienza e, in molte regioni, è possibile anche trasferire la
concessione ad altri senza nemmeno chiedere un nulla osta. E il quadro
diventerà ancor più frammentato se la competenza sulle acque minerali
sarà trasferita, come già sta accadendo, dalle regioni alle province.Ma
c'è una regione nella quale si oppongono a tutto ciò: il Piemonte.
ETTORE
RACCHELLI - Assessore al turismo – Piemonte
Il
rischio insito è quello di privilegiare delle grandi aziende
multinazionali che acquisiscono delle piccole fonti o piccole sorgenti e
che, attraverso una continua ma inesorabile acquisizione di queste fonti,
ne determinano la chiusura per rendere il prodotto difficile da reperire e
quindi proporlo a prezzi maggiori.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
La
filosofia dei piemontesi è che l'acqua minerale è un bene pubblico e il
suo sfruttamento può pure rendere poco alla regione ma deve assolutamente
creare occupazione, soprattutto in montagna. Per questo è stata inserita
una clausola per le aziende secondo la quale chi vuole sfruttare una
sorgente di acqua minerale deve presentare un programma dei lavori e
indicare di quanto personale avrà bisogno. Il mantenimento del livello
occupazionale fa parte della concessione stessa. Se le concessioni costano
così poco c'è di positivo che non è necessario essere un colosso
finanziario per creare un'acqua minerale. A Castelpizzuto, un paesino del
Molise, gli abitanti hanno appena inaugurato uno stabilimento di minerale
"Fai
da te" mettendoci chi due milioni, chi dieci, chi venti.
ANTONIO
SUCCI - Sindaco Castelpizzuto (IS)
Così
facendo si è creato un buono stabilimento, diversi posti di lavoro,
attualmente lavorano già 15 persone
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Posti
di lavoro che prima non c'erano?
ANTONIO
SUCCI - Sindaco Castelpizzuto (IS)
Non
c'erano, motivo per il quale si è spopolato il paese.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
A
Castelpizzuto sono rimasti solo 150 abitanti. Quasi tutti nella zona sono
emigrati in Canada negli anni '50. Ora il sindaco spera che la tendenza si
inverta.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE (intervistando alcuni abitanti)
Anche
lei ha investito nell'acqua minerale del paese?
SIGNORA
INTERVISTATA
Un
pochettino
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Le
interessa trovar lavoro nella fabbrica dell'acqua minerale ?
RAGAZZO
INTERVISTATO
Mi
auguro di si.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Nel
frattempo, però, è un piccolo azionista ?
RAGAZZO
INTERVISTATO
Si.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
L'esperienza
del paese molisano potrebbe trovare applicazione anche altrove ma
sfruttare le proprie risorse di acqua minerale non è sempre così
semplice, come dimostra il caso di Porretta, sull'appennino
tosco-emiliano.
GIAN
FELICE CORSINI – Avvocato
Anche
a Porretta potremmo avere acqua minerale. Ne potremmo avere tanta perché
le nostre sorgenti producono 1.152.000 metri cubi. Non solo non facciamo
l'acqua minerale ma dobbiamo ricomprare la stessa acqua delle nostre
sorgenti, regalata dal comune a Seabo, dopo essere stata clorata.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
La
cittadina di Porretta si trova in un'area ricca di acque termali pregiate.
I suoi abitanti si sono espressi nel '94 con un referendum nel quale
chiedevano di continuare a ricevere l'acqua dall'acquedotto cittadino
senza che le preziose fonti venissero cedute alla municipalizzata di
Bologna, che le avrebbe mescolate con acqua di qualità inferiore.
GIAN
FELICE CORSINI – Avvocato
Siccome
i conti non appaiono certamente chiari, abbiamo fatto un esposto alla
Procura della Repubblica che indaghi sulle connessioni, sui rapporti tra
Seabo e Comune di Porretta, per capire perché il comune ha comperato
480.000 metri cubi da Seabo.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Ma
a questo punto non si può fare a meno di chiedersi: è proprio vero che
l'acqua minerale è migliore di quella del rubinetto ?
La legge dice che
le acque minerali devono essere microbiologicamente pure e che devono
avere proprietà salutari legate alla presenza di particolari sali
minerali. La principale differenza con l'acqua di rubinetto è che mentre
questa, come abbiamo visto, subisce ogni genere di trattamento prima di
essere distribuita, l'acqua minerale va imbottigliata così come sgorga
alla fonte. Diventano quindi cruciali i controlli di qualità.
Questi
sono i serbatoi di stoccaggio dell'acqua e sono in acciaio speciale. Negli
stabilimenti c'è un'area in cui si producono le bottiglie che sono in pet,
un tipo di plastica ritenuta molto sicura. Questa specie di provette e
questo granulato diventeranno bottiglie. Ogni due ore vengono prelevati i
campioni da far analizzare.
VOCE
FUORI CAMPO DI TECNICA DI LABORATORIO
Durante
il giorno svolgiamo per la microbiologia, mediamente, una sessantina di
controlli, per la chimica circa dieci controlli.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Vengono
effettuati anche i controlli esterni, mensilmente da parte delle USL e
stagionalmente alle sorgenti. Poi, ogni cinque anni, si fa la revisione
dell'etichetta e inoltre, a sorpresa, un mese l'anno, avvengono i
controlli dei Nas. Nel '98 i Nas hanno effettuato circa 500 ispezioni e
rilevato alcune irregolarita.
TEN.
COL. GIANFRANCO DAINESE - Nas Roma
Molto
spesso abbiamo trovato acque abbandonate nei piazzali esposti al sole e
questo non è un ottimo modo di conservare le acque, anzi è molto
pericoloso. Qualche volta abbiamo trovato anche una contaminazione delle
acque minerali dovuta alla presenza di alcuni batteri. Madonna, questo è
pericoloso, signora. Non me lo faccia dire !
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Lo
pseudomonas eruginoso è un batterio patogeno che può dare problemi
polmonari e gastrointestinali.
Il
Nas di Catanzaro ha sequestrato 32.000 bottiglie nel '97 per un sospetto
inquinamento da psudomonas eruginosa.
Molte
infrazioni riguardano poi la cattiva conservazione, le classiche bottiglie
tenute al sole. Se per puro caso in una di queste si trovasse un microbo,
nel giro di poco tempo si riprodurrebbe e diventerebbero migliaia.
Nel
'98 ancora il Nas di Catanzaro, sempre per questo motivo, ha sequestrato
8600 bottiglie in un deposito. In gennaio il Nas di Perugia ha trovato
un'acqua minerale invasa da muffa e riportante in etichetta:
"proprietà curative ingannevoli". In luglio il Nas di Udine ha
trovato un'acqua minerale che vantava proprietà terapeutiche non
veritiere. In agosto il Nas di Aosta ha perquisito uno stabilimento dove
l'acqua la facevano diventare minerale con un piccolo trucco.
TEN.
COL. GIANFRANCO DAINESE - Nas Roma
Abbiamo
trovato nei locali 100 chilogrammi di solfato di sodio e 100 chilogrammi
di solfato di magnesio. Che significa che arricchivano di sali le acque
che ne erano povere.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Senza
arrivare a questi casi limite è importante saper leggere l'etichetta che
è la carta di identità dell'acqua minerale perché, contrariamente a
quanto si crede, anche l'acqua minerale presenta delle controindicazioni.
Per
esempio circa un 20% delle acque minerali italiane contiene nitrati.
Prendiamo
queste due bottiglie: nella verde nitrati 0, nella blu nitrati 26,6
milligrammi.
GIORGIO
AICARDI - fisiologo Università di Bologna
Questo
può essere indice, in genere, di un inquinamento della falda e quindi è
un dato che può un pochino mettere in allarme perché, evidentemente, ci
possono essere delle situazioni di inquinamento che possono deteriorare la
qualità dell'acqua.
ALESSANDRO
ZANASI - Ospedale S. Orsola – Bologna
La
concentrazione prevista dalla legge per i nitrati è di 45
milligrammi/litro. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, però, prevede
per bambini e donne gravide concentrazioni inferiori a 10
milligrammi/litro, perché potenzialmente cancerogeno. Buona parte delle
acque italiane hanno concentrazioni di nitrati superiori ai 10
milligrammi/litro.
GIORGIO AICARDI - fisiologo Università di Bologna
Io
quella con i nitrati sicuramente non la utilizzerei.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Un
terzo delle minerali italiane contiene una concentrazione di sodio
superiore a quanto consigliato per i pazienti ipertesi.
ALESSANDRO
ZANASI - Ospedale S. Orsola – Bologna
Un
altro esempio è dato dal contenuto di fluoro. Esistono in Italia 6/7
acque con un contenuto esagerato di questo ione e se da un lato il fluoro
fa bene nella prevenzione dentale, entro certi limiti, un uso continuativo
di acque con un contenuto esagerato di fluoro crea dei problemi con la
fluorosi, ad esempio, che è una malattia che si manifesta, inizialmente,
con delle chiazze gialle sui denti fino a portare alla distruzione del
dente stesso.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Troppo
fluoro significa più di 1,5 milligrammi al litro. Ma il valore più
significativo per capire qual è l'acqua minerale che fa per voi è il
cosiddetto residuo fisso ovvero il contenuto di sali minerali. Sotto i 500
milligrammi al litro l'acqua è oligominerale, tra i 500 e i 1500
milligrammi al litro l'acqua è mediamente mineralizzata. Oltre i 1500
milligrammi al litro l'acqua è altamente mineralizzata.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Chi
è che deve comprare un'acqua oligominerale ?
GIORGIO
AICARDI - fisiologo Università di Bologna
Sono
indicate per le persone che hanno una tendenza alla calcolosi, formazione
di calcoli nelle vie urinarie. Mediamente mineralizzata chi ha bisogno di
un'integrazione alimentare e quindi integrazione di calcio, in
particolare, di ferro, di magnesio.
VOCE
FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Le
acque con un residuo fisso tra i 500 e i 1500 milligrammi al litro sono
quindi indicate per le donne in gravidanza e in allattamento, per i
bambini, i vegetariani e gli sportivi. Restano poi le altamente
mineralizzate.
GIORGIO
AICARDI - fisiologo Università di Bologna
Le
altamente mineralizzate devono essere acquistate esclusivamente sotto
controllo medico, nell'ambito di un programma di nutrizione controllata.
MILENA
GABANELLI IN STUDIO
Abbiamo
cambiato ospite. Adesso a commentare le acque minerali sarà il Sig.
Sarti, esperto di acque minerali per il Ministero della Sanità.
Non
riusciamo a capire esattamente cosa ci fa bene e cosa ci fa male. Per
esempio: la questione dei nitrati. Abbiamo sentito che un terzo delle
acque minerali contiene nitrati che sono potenzialmente cancerogeni.
Ragione
per la quale sono stati introdotti dei limiti.
NICOLA
SARTI - Ministero della Sanità
L'Organizzazione
Mondiale della Sanità ammette che possano essere presenti certi
quantitativi di nitrati senza che questi creino un rischio non
accettabile. Sono concentrazioni ben tollerate che non danno
preoccupazione.
MILENA
GABANELLI IN STUDIO
L'indicazione
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per le donne incinte e i
bambini consiglia l'utilizzo di acque minerali che abbiano una
concentrazione di nitrati inferiore ai 10 milligrammi per litro. Noi non
sapendo leggere le etichette cosa facciamo? Ad esempio: una donna incinta
va in un supermercato e compra una bottiglia di acqua minerale e non sa
che può essere controindicata una quantità superiore a 10 milligrammi
per litro.
NICOLA
SARTI - Ministero della Sanità
In
linea generale sono sufficienti le indicazioni contenute nell'etichetta.
Naturalmente dobbiamo saperle leggere. Evidentemente pensiamo che la gente
sia in grado di comprenderne il contenuto.
MILENA
GABANELLI IN STUDIO
Allora
io sento un esperto, un nutrizionista fisiologo che dice
"l'importante è distinguere l'acqua oligominerale altamente
mineralizzata e questa cosa la deduco dal residuo fisso". Se io
prendo una bottiglia di acqua minerale, questa ad esempio (Milena
Gabanelli legge l'etichetta di una bottiglia di una nota marca), una marca
notissima, e leggo i componenti, scopro che questa acqua non è
oligominerale, di conseguenza potrebbe darmi dei problemi, se ho qualche
particolare caratteristica.
NICOLA
SARTI - Ministero della Sanità
Io
credo che non dia problemi particolari. Solo eccezionalmente le acque dure
possono dare dei problemi. Normalmente non succede.
MILENA
GABANELLI IN STUDIO
Quindi,
secondo lei, quello che oggi è scritto sulle etichette delle acque
minerali è comprensibile a tutti e chi non le legge o non ci fa caso non
avrà problemi.
NICOLA
SARTI - Ministero della Sanità
Ho
detto che tutto può essere migliorato. Però c'è da dire che noi siamo
vincolati dalle direttive comunitarie nel senso che possiamo mettere delle
indicazioni obbligatorie sulle etichette, che sono quelle previste nelle
direttive, per il resto noi non possiamo dare delle imposizioni: possiamo
solo consigliare.
MILENA
GABANELLI IN STUDIO - Grazie per essere intervenuto.
Commento NdR:
da quella data NULLA e' cambiato....
vedi:
Idrocolonterapia
+
Acqua del corpo
+
Proprieta' dell'acqua
+
INFORMAZIONE, CAMPO
UNIVERSALE e SOSTANZA-Campi MORFOGENETICI
+
Bioelettronica