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Alle volte se
si utilizza un'acqua con troppi pochi sali si
hanno reazioni di mancanza di sostanze e da
queste reazioni si possono indurre debolezze,
difficoltà alla difesa dalle malattie, senso di
stanchezza continuo.
Altre volte se si utilizzano acque con troppi
minerali si possono avere altre reazioni anomale
che possono generare altre malattie.
Per cui saper quale,
quanta, come utilizzare l'acqua e' evidentemente
una cosa importante !
La cosa piu' importante oltre
al bere acqua e' che: “La morte risiede
nell’intestino” cosi' insegnavano gli antichi medici, quelli
moderni, legati ai farmaci....se lo sono dimenticato......vedi
Idrocolonterapia
Il
Ministro Italiano della "Salute" Sirchia introduce limiti di tolleranza per le sostanze tossiche
nelle acque minerali.
E' un affronto ai consumatori che potranno acquistare acque minerali in
cui la presenza di: oli minerali, idrocarburi
policiclici aromatici, pesticidi, tensioattivi, policlorobifenili, composti organoalogenati è consentita
dalle
nuove disposizioni del Decreto Ministeriale 29 dicembre 2003 che ha modificato il precedente DM 31 maggio 2001 che invece
prevedeva la totale assenza di queste sostanze
nocive.
Dopo che il Ministro Marzano, ha consentito nei giorni scorsi, con un decreto, la vendita di bevande che in etichetta riportano
nomi ed immagini che richiamano la frutta anche se
in realtà non ne contengono neanche una percentuale
minima, ora il Ministro Sirchia, ha emanato alla chetichella un decreto
ministeriale che introduce dei limiti di tolleranza per sei categorie
di pericolose sostanze inquinanti che sono degli indicatori di inquinamento
delle falde e delle sorgenti.
Il Decreto del 29 dicembre 2003 firmato dal Ministro della salute
Girolamo Sirchia era
finalizzato al recepimento della direttiva europea 2003/40/CE del 16 maggio
2003, la quale non contempla in alcun modo la introduzione di limiti
meno restrittivi per questi contaminanti talmente tossici che fino a ieri erano rigorosamente vietati anche in quantità
infinitesimali.
Tale provvedimento è un attacco alla salute dei consumatori che ogni
anno spendono miliardi in acque imbottigliate
nella convinzione di consumare un prodotto puro
sotto tutti i punti di vista, in realtà ancora una volta il governo
premia i furbi e fa un altro regalo alle lobby e alle multinazionali del settore alimentare. Molte marche di acqua minerale
nel luglio scorso erano finite sotto accusa per la
presenza di inquinanti nelle loro bottiglie a
seguito di analisi effettuate dall'Istituto Superiore di Sanità.
Ancona, 29 gennaio 2004
- Marco Moruzzi
- Consigliere Regionale Verdi- Regione Marche
- Responsabile
Agricoltura Federazione Nazionale dei Verdi
Bevete acque minerali con il piu' basso
tenore di minerali -
se possibile
NON in bottiglie di plastica; leggete le etichette e
controllate il residuo fisso dei minerali entro
contenuti.
Ma attenzione ai
Costi.......$$$$$, vi sono delle acque minerali
con basso tenore di minerali a costi inferiori
delle principali marche... che si fanno
pagare da voi la loro pubblicita'....
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Nei 40 centesimi
di una bottiglia al supermercato, l'acqua
pesa solo per un quarto di centesimo
I due terzi dei costi se ne vanno per le
bottiglie, un altro dodici per cento serve a
coprire marketing e pubblicità
Gratis alla fonte, cara al bar -
Minerale, ecco l'oro azzurro
- I
produttori: "I profitti lordi sono
bassi, in media intorno al quattro per cento
del fatturato"
ROMA -
Sicura al 100 per cento, giurano i
produttori: mai un'infezione da una nostra
bottiglia. Saporita, fa capire il 98 per
cento di italiani che la preferisce sempre
di più all'acqua potabile. Salutare: per chi
ha problemi di pressione e ha bisogno di
un'acqua leggera o, al contrario, per gli
sportivi alla ricerca di un'acqua ricca di
sali minerali.
Ma cara. L'acqua al rubinetto la paghiamo
60-80 centesimi a metro cubo, che equivale a
mille litri.
L'acqua minerale 40 centesimi per una
bottiglia di 1,5 litri (al supermercato, si
intende, perché al bar l'unico limite è la
faccia tosta del gestore). Cioè 25 centesimi
al litro: 250 euro a metro cubo.
Il problema è che non è l'acqua che paghiamo
tanto. Quella costa pochissimo, quasi
niente. A volte, visto che le fonti d'acqua
minerale sono di proprietà pubblica, noi -
la collettività - gliela diamo in
concessione anche praticamente gratis.
Quando va male (all'azienda), Nestlè e
concorrenti pagano a noi, oggi, come
collettività, l'acqua che finirà sugli
scaffali del supermercato o dei bar gli
stessi 60-70 centesimi a metro cubo che noi,
singolarmente, paghiamo per l'acqua del
rubinetto.
A fare i conti, si finisce sommersi da
virgole e zeri: nei 40 centesimi della
bottiglia del supermercato, la materia
prima, l'acqua, vale oggi, al massimo, 25
centesimi di centesimo. Praticamente
invisibile. Compriamo acqua, ma in realtà
paghiamo la plastica della bottiglia, il
gasolio per trasportarla, gli spot per
pubblicizzarla.
Ed è già un bel salto rispetto alla
situazione di qualche anno fa. "Liscia,
gassata, gratis" titolava un vecchio
documento di denuncia del Wwf. La storia
delle acque minerali è, in linea di
principio, la stessa dei bagnini che
sfruttano le spiagge del demanio in
concessione. Solo che nella realtà è molto
peggio, perché nessun bagnino è un gigante
multinazionale come la Nestlè e i soldi in
questione sono molti di più. Fino a pochi
anni fa, la materia era regolata da una
legge del 1927, quando l'acqua minerale era
il bicchiere che si andava a riempire alle
terme.
La concessione, dunque, si pagava in base
agli ettari di terreno occupati per gli
impianti. Spiccioli, anzi meno: da 5 a 60
euro per ettaro. Questo spiega come la
Nestlè potesse pagare poco più
dell'equivalente di 2.500 euro per
imbottigliare la San Pellegrino (uno dei
marchi più famosi al mondo) o 15 mila euro
per la Levissima.
In totale, la Nestlè spendeva probabilmente
meno di 50 mila euro l'anno, in tutta
Italia, per avere l'acqua, su cui realizzava
un fatturato di 500 milioni di euro. Il
Veneto, dove si imbottiglia un quinto
dell'acqua minerale italiana, per un
fatturato di 600 milioni di euro, ne incassa
tuttora, dalla concessione per ettaro, solo
300 mila.
La situazione è cambiata nel 2001, quando la
riforma federalista ha dato alle Regioni la
competenza sulle acque minerali.
Le Regioni
hanno cominciato ad intervenire, spinte
anche da pronunce della magistratura, come
la Corte dei conti piemontese che, nel 2002,
mise sotto accusa l'allora giunta di
centrodestra proprio per le concessioni
sulle acque minerali. Se alcune regioni sono
ancora ferme alla vecchia normativa (nelle
Marche è di 5 euro per ettaro, in Abruzzo un
forfait di 2.500 euro l'anno, tutto
compreso) altre, soprattutto quelle dove
maggiore è la produzione di acqua minerale,
hanno introdotto il principio di commisurare
il canone di concessione ai metri cubi di
acqua utilizzata, invece che solo agli
ettari occupati. In Piemonte, ad esempio,
0,70 euro a metro cubo, in Lombardia 0,51.
Gli effetti sono sui bilanci. Il Piemonte
prevede un aumento del canone da
praticamente zero a un milione di euro
l'anno. Il Veneto da 300 mila a 2,7 milioni
di euro. Finora sono nove le regioni che
hanno introdotto questo parametro, per una
quota, stima Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua, l'organizzazione confindustriale
dei produttori, pari al 65-70 per cento
della produzione nazionale. Qualcuna l'ha
introdotta con entusiasmo.
La giunta veneta aveva recentemente deciso
di portare il canone a 3 euro a metro cubo.
Suscitando la protesta di Fortuna. "Qui -
dice - non è in discussione l'entità del
canone. E' un problema di concorrenza. Non è
possibile che io paghi in Veneto 3 euro a
metro cubo e, nella regione a fianco, il
Friuli, praticamente niente. La concorrenza
è falsata".
L'argomento ha fatto breccia nella giunta
veneta che ha deciso di adeguarsi alle linee
guida che le regioni stabiliranno a livello
nazionale. Per evitare una legislazione a
macchia di leopardo, la Conferenza delle
Regioni dovrebbe infatti varare una
forchetta minimo-massimo dei canoni, per
spingere le regioni che ancora non l'hanno
fatto ad intervenire ed evitare disparità di
concorrenza fra le diverse fonti.
La
forchetta suggerita alle giunte è fra 1 e
2,50 euro ogni mille litri (o metro cubo)
imbottigliati. Se la media fosse di 2 euro a
metro cubo, gli incassi dalle concessioni
passerebbero dal quasi zero attuale a circa
22 milioni di euro in totale.
Meglio di prima, naturalmente, nel capitolo
"pagare l'acqua per quello che vale", ma
quanto meglio ? "Non provi a commisurare i
canoni di concessione al fatturato di 3
miliardi di euro del settore" mette le mani
avanti Fortuna. "Quello è il fatturato al
consumo, che comprende anche la bottiglia a
5 euro al bar del Colosseo o al ristorante
di Capri. Per noi conta la grande
distribuzione".
Attraverso i supermercati
passano circa i due terzi delle bottiglie di
acqua minerale, per un giro d'affari di
circa 2 miliardi di euro.
Se tutte le
regioni applicassero un canone di 2 euro a
metro cubo e incassassero 22 milioni di
euro, le concessioni peserebbero sul giro
d'affari nella grande distribuzione al
massimo per l'1 per cento.
Vale poco l'acqua minerale, anche dopo aver
decuplicato il vecchio canone di
concessione.
E allora, cosa paghiamo alla cassa?
Soprattutto, la bottiglia: "I due terzi dei
costi sono per la plastica delle bottiglie"
dice Fortuna. "E un altro 12 per cento è
marketing e pubblicità". E i profitti ?
Bassi, assicura: "I profitti lordi sono, in
media, intorno al 4 per cento del
fatturato". In molti settori industriali si
guadagna di più.
Considerando che la materia prima non costa
quasi nulla, è un risultato sorprendente.
Oppure un paradigma della società dei
consumi, in cui la vera merce sono
l'involucro (la bottiglia) e l'immagine (la
pubblicità).
By
Maurizio Ricci
Tratto da: La
Republica - 19 luglio 2007
Ricordate - NdR - che se utilizzate
un depuratore ad osmosi inversa che elimina
qualsiasi sale minerale dall'acqua, e'
consigliabile assumere delle
micro diete -
vedi anche
alimentazione naturale
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