L'HIV NON E' la CAUSA dell'AIDS ! - Lo
confessa Roberto GALLO, uno dei scopritori
dello...."HIV"....
Una causa giudiziaria nella città di Adelaide
(Australia) è diventata oggetto di attenzione a livello
internazionale dal momento che gli assunti fondamentali
sull'AIDS degli scienziati ortodossi (fra i quali il
famoso Robert Gallo, quello che "rubo" a L. Montagnier
delle provette con proteine virali contenenti HTLV 1
......
poi diventato HIV) vengono sottoposti ad un severo
esame da un avvocato che li interroga sull'evidenza che
il virus esista.
I più famosi portavoce dell'industria dell' AIDS di
tutto il mondo sono apparsi di persona o attraverso un
collegamento via satellite per difendere l'ipotesi
dell'HIV come agente infettivo dell'AIDS contro le prove
portate da un team locale di esperti medico-scientifici
noto come "The
Perth Group", ossia il gruppo di Perth i quali
asseriscono che, due decenni di ricerche sull'AIDS,
non sono riuscite a produrre né la
purificazione ed
isolamento del presunto HIV, né la validità e
l'accuratezza dei cosiddetti test per l'HIV, né le prove
che l'HIV sia trasmesso da fluidi corporei.
Qui sotto sono riportati due nuovi articoli su tale
procedimento legale.
Altre informazioni sul processo e trascrizioni delle
testimonianze si possono trovare presso l'indirizzo:
http://aras.ab.ca/index.php
Per la testimonianza del supposto scopritore delll'HIV,
Dr Robert Gallo, andate direttamente a:
http://aras.ab.ca/articles/legal/Gallo-Transcript.pdf
Michael Geiger, un diretto osservatore degli eventi di
Adelaide, dichiara di essere stato colpito e
meravigliato da quanto Gallo ha dichiarato alla corte.
Geiger dice: "è difficile dire se Gallo stesse
difendendo l'ipotesi dell'HIV come causa dell'AIDS o se
se la sua testimonianza fosse una pubblica ammissione di
colpa"
Geiger nota che fra le trascrizioni delle dichiarazioni
di Gallo ci sono delle incredibili ammissioni, in
particolare a pag 1294, dove Gallo ammette che nel suo
studio originale ha trovato
evidenza dell'HIV solo nel 40% dei pazienti malati di
AIDS, e che 40% non é abbastanza per
provare che l'HIV sia la causa dell'AIDS.
Domanda dell'avvocato a Gallo: "Avete avuto 48 casi [con
l'HIV] su 119 (malati di AIDS), ossia il 40% ?"
Gallo: "Esatto."
Avvocato: "Lei ammette che l'isolamento dell'HIV da una
percentuale di appena il 40% dei pazienti non è la prova
che l'HIV causi l' AIDS?" Gallo: "Ammetto ovviamente che
il semplice isolamento di un nuovo virus in una
percentuale del 40% non permette di asserire che [tale
virus] sia la causa." !!
Tratto da:
http://scienzamarcia.blogspot.com/2008/01/r-gallo-lo-scopritore-dellhiv-confessa.html
"Il paziente malato di
Aids NON muore a causa del virus
dell'HIV ma
per alterazioni dell'assorbimento intestinale
e
quindi per ipoalimentazione (malNutrizione),
dovuta a una grave
micosi." (By Dott.
Gerhard Orth, Leuthkirch)
vedi: Aids
its the Bacteria stupid - PDF +
Aids its
really caused by a virus ? +
Nutriterapia
+
L'altra storia dell'Aids +
Hiv
virus inventato +
La Grande Farsa
dell'HIV
Gli sconvolgenti
documenti ufficiali, alcuni dei quali totalmente inediti
in Italia, che provano la truffa dell'Hiv-Aids.
Fatti a me ben noti, da giornalista investigativo e
dati per scontati gia' nel 1983....
Frutto di 3 anni di ricerca intesa e ostacolata di un
dottore italiano che, minacciato di morte, è emigrato all'estero.
Facciamo girare e diffondiamo il più possibile per
favore. Grazie a tutte/i.
http://www.scribd.com/doc/135713547/Hiv-La-Frode-Scientifica-Del-Secolo-documenti-Ufficiali
“Hiv”
e la farsa mondiale del 1 dicembre di ogni anno:
Giornata mondiale del virus inesistente
Gallo US, uno dei 2 “scopritori del virus HIV, l'altro
e' il francese Luc Montagier, smentisce se stesso in
tribunale in Australia…confermando tutte le affermazioni
di altri eminenti ricercatori che affermano che il virus
non crea-produce l’aids, anche perche’ non e’ stato mai
fotografato purificato….vedi qui i documenti:
http://www.vacciniinforma.it/?p=3686
FINE della BUGIA sull'AIDS
LA GRANDE TRUFFA dell'AIDS
Nel 1970, il Dipartimento per la Difesa
degli Stati Uniti d'America chiese alla Commissione
Senatoriale cospicui fondi per la ricerca e lo sviluppo
di armi biologiche per attaccare il sistema immunitario
umano.
La richiesta fu avanzata per lo sviluppo di "agenti
biologici sintetici". Testimoniando davanti alla
Commissione, Donald McArthur, esperto militare di guerra
biologica, dichiarò: "..tra 5 o 10 anni, probabilmente
sarà possibile creare un nuovo microrganismo infettivo
che potrebbe essere diverso per alcuni importanti
aspetti da ogni altro agente conosciuto..".
McArthur concludeva che un programma di ricerca del
genere "..poteva essere completato in circa 10 anni al
costo di 10 milioni di dollari..". La somma richiesta fu
accordata.
Jacob Segal, di origine russa, docente di biologia
all'università di Humboldt, Germania è convinto che
l'AIDS sia stato creato nel laboratorio di Fort Detrick,
nel Maryland, centro di ricerca su armi chimiche e
biologiche. Insieme alla moglie, Segal pubblicò le sue
scoperte nel 1986 in un opuscolo polemico intitolato
AIDS: una malattia prodotta in America. Poi cercò di
dimostrare che il virus della immunodeficienza (HIV),
che molti scienziati ritengono evolva in AIDS, è quasi
identico al altri due virus: il VISNA, una malattia
mortale che colpisce le pecore ma non l'uomo, e il virus
della leucemia delle cellule T (HTLV-1) il quale,
sebbene non mortale è altamente infettivo per l'uomo.
Segal afferma che il laboratorio di alta sicurezza di
Fort Detrick realizzò l'unione dei virus VISNA e HTLV-1,
originando così un'arma biologica artificiale altamente
contagiosa e mortale per gli uomini. Il risultato fu
l'HIV messo a punto tra la fine del 1977 e la primavera
del 1978.
Segal respinge la tesi che l'AIDS abbia avuto origine
dal contatto fra uomini e scimpanzé in Africa, e
sottolinea che il cocktail di Fort Detrick venne testato
su carcerati che decidevano volontariamente di
partecipare all'esperimento in cambio della libertà
anticipata. Siccome i sintomi non si manifestarono prima
di sei mesi, i test furono giudicati fallimentari e i
carcerati vennero rilasciati.
Alcuni di loro erano omosessuali, fa notare Segal, e una
volta arrivati a New York, ignari delle loro condizioni,
cominciarono a trasmettere il contagio a persone del
giro dei gay newyorchesi. E qui, nel 1979, si manifestò
il primo caso conclamato di AIDS, e la malattia cominciò
a diffondersi rapidamente.
Tratto da: Newsgroup it.discussioni.insabbiamenti
Lo HIV NON CAUSA lo AIDS (medico Francese
spiega perche'..)
FINE della BUGIA sull'AIDS
Dal
cap. XIV del libro "Aids la Grande Truffa"
-
di Luigi De Marchi e
dr. Fabio Franchi
(medico)
Il
padre di tutti i pasticci:
il
cosiddetto virus dell'AIDS
Insomma,
nessuno dei test praticati attualmente risulta né
specifico, né standardizzato, né riproducibile.
Ma, ciononostante, questi test continuano ad essere
utilizzati in batteria, così che possono confortarsi e
sorreggersi reciprocamente, come un branco di ubriachi
che non sanno bene che cosa fare e dove andare, o come i
"pentiti" dei nostri processi per mafia che confermano a
vicenda le loro testimonianze fantasiose e prive di
"riscontri oggettivi".
A questo punto, però, è perfettamente lecito domandarsi:
quale significato hanno in realtà questi test ?
Esiste o no, questo fantomatico virus
HIV ?
Per
rispondere a queste domande capitali e capire l'origine
della confusione, proviamo ad immaginare di aver
inventato un nostro test, un sistema rivelatore a raggi
invisibili: puntandolo contro una persona, essa attiverà
un segnale d'un allarme solo se questa avrà con sé
dell'esplosivo. Per valutare se funziona, effettueremo
delle prove su vari soggetti, alcuni dei quali terranno
nascosto l'esplosivo, altri no (controlli positivi e
negativi).
La bontà del test verrà stabilita con una verifica
diretta: in questo caso con la perquisizione di ogni
persona e l'eventuale ritrovamento dell'esplosivo
stesso. Insomma, il test sarà ritenuto affidabile se
l'allarme avrà segnalato solo i soggetti in cui
l'esplosivo viene effettivamente rinvenuto.
Anche nel campo dell'AIDS, dovremmo effettuare
un'operazione analoga: il controllo e la eventuale
convalida dei test con il riscontro diretto del virus.
Se non lo facessimo, il fatto equivarrebbe, nel
precedente esempio, a basare la convalida del test non
sul ritrovamento dell'esplosivo ma sul confronto del
nuovo sistema rivelatore con altri analoghi
marchingegni, dai risultati spesso contrastanti, senza
poter effettivamente sapere mai se e dove l'esplosivo è
presente.
La convalida del test
Nell'attuale prassi diagnostica, la presenza dell'HIV
viene "dimostrata" con la ricerca degli anticorpi contro
alcune sue proteine, con "esami colturali", con la
ricerca dell' "antigene", ecc.). Questi esami avrebbero
dovuto essere inizialmente convalidati, cioè confrontati
con un test indipendente, chiamato "standard aureo". Nel
caso in esame, questo standard aureo avrebbe dovuto
essere il virus HIV stesso. Il punto di partenza doveva
dunque essere l'isolamento virale correttamente
eseguito. Tanto più che il procedimento per isolare,
cioè separare da ogni altra cosa un virus, è
tecnicamente e concettualmente semplice e viene attuato
senza difficoltà con i virus autentici, come quelli del
morbillo, della rosolia, dell'epatite A, ecc.
Per valutare l'inaffidabilità delle procedure adottate,
è opportuno ricordare alcuni principi di virologia, che
oggigiorno sembrano dimenticati, e rivisitare la storia
della scoperta del "virus dell'AIDS".
Qualche appunto di virologia
Com'è
noto, i virus sono essenzialmente delle piccole unità di
informazione genetica rinchiuse in un involucro che
consiste di proteine. Essi possono riprodurre sé stessi
solamente infettando una cellula ospite suscettibile e
appropriandosi di un macchinario chimico che essi
trovano già pronto e funzionante. Le proteine di cui è
fatto il virus sono caratteristiche per ciascun tipo.
Oltre a proteggere e trasportare l'informazione
genetica, esse conferiscono anche una forma specifica al
virus maturo (particella virale o virione).
Meno noto è che esistono altre particelle che
assomigliano molto ai virus ma tali non sono e che
vengono chiamate, con termine poco impegnativo,
"particelle simil-virali". Queste particelle sono tutt'altro
che rare e sono ritrovate, per esempio, nei preparati
microscopici di placenta (quasi nel 100% dei casi) (1),
molto frequentemente nell'ambiente artificiale delle
colture cellulari di laboratorio (2). Esse sono servite
a intorbidare considerevolmente le acque per quanto
riguarda la ricerca dell'AIDS poiché particelle come
queste sono state chiamate HIV (3).
Ma fino ad oggi nessuna è stata caratterizzata come
un'entità che possa essere correttamente definita virus
o della quale possa essere dimostrata inconfutabilmente
l'esistenza.
Come viene isolato un virus ?
L'isolamento è procedimento semplice e lineare perché i
virus di un certo tipo, a differenza delle cellule, sono
sempre di una stessa dimensione e forma e possono essere
facilmente separati da altri componenti cellulari e per
mezzo di tecniche standard. La procedura di controllo
consiste nel cercare di isolare il virus in materiale
probabilmente non infetto nella stessa esatta maniera in
cui si è proceduto con il materiale apparentemente
infetto. In quest'ultimo caso niente dovrebbe essere
ritrovato . Per isolare un virus in modo definitivo il
primo e semplice passo è fotografare le particelle
isolate con un microscopio elettronico: esse devono
anche avere lo stesso aspetto delle particelle virali
osservate in coltura in modo da distinguerle da altre
particelle simili, ma non virali.
I passi successivi consistono nel separare tra loro e
fotografare le proteine che formano l'involucro virale.
Questo produce un modello che è caratteristico del tipo
di virus. Una simile separazione deve essere completata
per il codice genetico dei virus (nei virus può essere
costituito da DNA o da RNA).
Solamente dopo che le proteine virali e il codice
genetico sono stati identificati in maniera appropriata
è legittimo parlare di isolamento di un nuovo virus.
Uno dei dogmi della genetica.
Secondo
la teoria classica, considerata valida fino alla soglia
degli anni '70, il flusso di informazioni che serve a
formare una proteina poteva andare in una sola
direzione: dal codice genetico (DNA) alla proteina in
formazione, tramite una molecola intermedia (RNA
messaggero). DNA -> RNA -> PROTEINA.
Nel 1970 fu scoperto, in estratti di certe cellule, un
enzima (un catalizzatore biologico) capace di convertire
la molecola di RNA in DNA. Questa era una scoperta
rivoluzionaria poiché modificava radicalmente un
principio fondamentale della genetica molecolare e cioè
che il flusso di informazioni andava strettamente in una
direzione. Secondo quella teoria, infatti, il DNA veniva
trascritto in RNA messaggero e il processo inverso RNA->DNA
non avrebbe potuto verificarsi.
L'enzima appena scoperto venne conosciuto con il nome di
"transcriptasi inversa" (in verità era stata scoperta
solo l'attività enzimatica) ed immediatamente si pensò
che doveva essere l'indice della presenza di un nuovo
tipo di virus.
L'origine dei retrovirus, ovvero un errore del passato.
L'aver
ritrovato un'attività transcriptasica in cellule
cancerogene fece estesamente accettare l'ipotesi che
fossero presenti dei virus a RNA, che questi potessero
inserirsi nel DNA cellulare grazie all'enzima creduto
loro esclusivo ed eventualmente causare la
trasformazione cancerogena della cellula ospite (4).
Queste ipotetiche entità vennero chiamate retrovirus.
L'idea che questi virus ed altri causassero il cancro
aprì grandi aspettative e grandi speranze in tutto il
mondo e presto portò ad accusare della diffusione degli
agenti infettivi del cancro omosessuali prostitute e
negri (5), come è avvenuto in anni più recenti per
l'AIDS. Si pensò anche che un vaccino avrebbe potuto
conferire una protezione verso di essi (6).
Ma la teoria non era in grado di spiegare
l'epidemiologia delle neoplasie e la loro evidente
mancanza di trasmissibilità. Nessun vaccino poté essere
realizzato (7).
Dunque, negli anni '70, in qualsiasi momento e in
qualsiasi luogo la attività transcriptasica inversa
venisse rivelata induceva a credere che i retrovirus
fossero presenti. Questo pure si dimostrò come un grave
errore, poiché la medesima attività enzimatica era
presente in tutta la materia vivente provando così che
la transcriptasi inversa non aveva niente a che fare con
i retrovirus per sé (8). Questo era già noto agli inizi
degli anni '80.
Ciò nonostante molti scienziati non tennero conto di
questa evidenza e continuarono a lavorare alacremente
sull'ipotesi oramai falsificata.
Una ricerca successiva dimostrò che almeno il 10% del
DNA dei mammiferi era composto da sequenze ripetitive
cui si faceva riferimento come a "geni nonsenso"(cioè
senza funzione apparente), parte dei quali tuttavia
avevano sequenze del tutto simili a quelle attribuite ai
retrovirus. Essi esistono a centinaia se non migliaia di
copie in ogni cellula. Essi possono moltiplicarsi
indipendentemente e saltare entro e tra i cromosomi,
essi vennero definiti retrotransposoni. In laboratorio è
possibile farli migrare e quando questo succede
l'attività transcriptasica inversa viene invariabilmente
rilevata. Si dimostrò anche che enzimi cellulari normali
potevano avere una efficiente attività transcriptasica
inversa (9). Per tutte queste ragioni l'equazione "transcriptasi
inversa = retrovirus" venne completamente a cadere.
Come scoprire un virus-che-non-c'è
Tutto
questo era già ben conosciuto nel 1983. Ciò nonostante
Gallo e Montagnier dichiararono nel 1984 di aver
scoperto un nuovo virus, sebbene tutto quello che fecero
fosse riassumibile nei punti seguenti (10):
1)
trovarono segni di attività transcriptasica in colture
cellulari,
2) mostrarono fotografie di particelle simil-virali
senza prova che fossero virus,
3) ritrovarono alterazioni cellulari nelle stesse
colture, alterazioni che si potevano ritrovare anche in
colture cellulari "non infette".
Quanto
sopra lo attribuirono in via ipotetica al virus
ipotetico che proposero come responsabile ipotetico
dell'AIDS.
Il gruppo di Gallo, infatti, non portò nessuna prova che
l'attività transcriptasica né le alterazioni cellulari
rilevate fossero causate dal virus che non aveva
isolato. Inoltre i suoi lavori furono completati con
frodi e macroscopiche alterazioni dei dati.
Nei lavori iniziali, il gruppo di Montagnier mantiene la
prudente conclusione che: "Il ruolo del virus
nell'eziologia dell'AIDS deve essere determinato" (11).
Ciò tuttavia non li trattenne di annunciare al mondo
intero (il famoso 23 aprile 1984) ed i giorni seguenti
di aver trovato la probabile causa dell'AIDS. Come è
noto, comunque, anche quell'ultima cautela, l'aggettivo
"probabile" si dissolse rapidamente nel nulla, lasciando
il posto all'incrollabile, rocciosa certezza che a tutti
è stata inculcata.
Da
allora di anni ne son passati molti, eppure nessuna
fotografia di una particella virale isolata né delle sue
proteine e dei suoi acidi nucleici è stata pubblicata.
Fin dai primi studi Gallo affermava di aver trovato
l'HIV a concentrazioni altissime (108/ml) (12). Quindi
non c'è nessuna giustificazione tecnica per tale
mancanza. Nessun tipo di controllo (come quelli
menzionati sopra) è stato effettuato. Quello che tutto
il mondo ha visto sono due cose: a) le fotografie di
particelle simil-virali da colture cellulari stimolate
con ormoni ed agenti ossidanti, condizioni che
sicuramente non si verificano in vivo, b) raffigurazioni
più o meno stilizzate di quello che si vorrebbe che
fosse. Nell'unico studio controllato di microscopia
elettronica (13), i risultati, sconcertanti per i
proponenti della teoria virale, consistevano nel
ritrovamento di particelle indistinguibili dall'HIV, in
una varietà di patologie del sistema linfatico, non
associate all'HIV, tanto che gli Autori furono portati a
concludere: "La presenza di tali particelle, di per sé,
non indica infezione con HIV".
L'esistenza dell'HIV è dedotta da un test anticorpale,
ma come questo possa funzionare quando dell'HIV non è
stata dimostrata l'esistenza è un mistero. Si può però
immaginare che cosa esso indichi ripensando
semplicemente a come Gallo ottenne il suo test.
Come è stato realizzato il test ?
Da
colture cellulari in cui era rilevata l'attività
transcriptasica inversa veniva ottenuto, con un
particolare tipo di centrifugazione, materiale che
avrebbe dovuto essere virale. Poiché il virus non c'era,
quel materiale doveva necessariamente comprendere
detriti e prodotti cellulari (proteine diverse). Le
proteine così ottenute (e credute virali) venivano
iniettate in conigli. I conigli reagivano con la
produzione di anticorpi. Questi anticorpi neoformati,
ovviamente avevano la capacità di legarsi alle medesime
proteine ottenute come sopra o direttamente alle cellule
della coltura. Poiché le cellule in coltura erano
globuli bianchi (originati da un paziente leucemico e
poi divenute "immortali"), ne consegue che le proteine
isolate hanno quell'origine, come dettagliatamente
dimostra la Eleopulos nei suoi studi.
Questo spiega facilmente come i tossicodipendenti, che
si iniettano droga con siringhe utilizzate da altri,
come gli emofilici, che sono legati all'infusione di
preparati proteici impuri ricavati da plasma umano,
possano essere "vaccinati" in modo analogo e poi
risultare positivi al test.
Quanto detto fin qui potrebbe essere sufficiente per
arrivare ad un giudizio conclusivo. Tuttavia può essere
interessante per qualcuno procedere con l'analisi degli
altri test perché anche questi vengono spesso citati
come "prove di esistenza del virus".
La prova diretta dell'HIV
Alcuni
ricercatori hanno tentato di aggirare il problema del
mancato isolamento virale puntando a qualcosa chiamata
"evidenza diretta del virus". Ma non hanno fatto altro
che selezionare una proteina di una certa misura che
possa coincidere con quella dimostrata nei modelli
dell'HIV. Alla fine si dovette ammettere che la proteina
era di origine cellulare.
Nonostante questo deplorabile stato di cose, la
maggioranza dei ricercatori continuano a credere
nell'autenticità dell'HIV perché una "sequenza genica"
di esso è stata pubblicata. Le procedure genetiche
esistenti avrebbero il vantaggio di identificare la
presenza dell'HIV più o meno direttamente anche in
assenza di anticorpi. Il fatto che "i test genetici
siano talvolta negativi quando gli anticorpi sono
presenti o la coltura è positiva", è semplicemente
ignorato. Inoltre l'obiezione centrale non viene
superata neanche così: poiché nessun virus è stato
isolato, ne consegue che nessun genoma virale è stato
isolato da esso. Nella letteratura sono tuttavia
descritte procedure complicate alla fine delle quali
viene prodotto "qualcosa" che viene poi chiamato genoma
dell'HIV.
Esso può essere ottenuto da quanto viene prodotto dalle
condizioni molto particolari create in laboratorio che
tra l'altro comprendono l'uso di linee cellulari "immortalizzate",
cellule estratte dal paziente e "arricchite" di
stimolanti e agenti ossidanti inesistenti in vivo. Tali
condizioni (chiamate co-colture) di per sé stesse sono
sufficienti a rendere conto dell'attività
transcriptasica inversa e della formazione di nuovo DNA
(presunto virale).
La reale spiegazione di ciò che accade è quella che
segue. L'RNA è trascritto in segmenti di DNA di varia
misura. Alcuni tra quelli possono sembrare di origine
estranea alla cellula poiché sono molto più lunghi dell'RNA
messaggero (presente solo in segmenti corti). Essi sono
il risultato del processo di trascrizione inversa che
salda tra loro pezzi non correlati di DNA appena formato
(template switching) (14). Questo ha portato i normali
ricercatori a credere che fosse stato prodotto del DNA
virale.
I pezzi di DNA che risultano sono inevitabilmente più
corti e più lunghi della "corretta" lunghezza dell'HIV.
Pezzi corrispondenti alla lunghezza desiderata devono
essere selezionati in modo da non violare la regola
cardinale della virologia secondo la quale tutti gli
acidi nucleici in un particolare virus devono essere
identici.
Un processo di identificazione con l'uso di una sonda
"su misura".
Avendo
preparato pezzi di DNA di lunghezza uniforme, essi non
sono ancora pronti per la presentazione poiché
consistono di una mistura troppo eterogenea per poter
rappresentare un tipo di DNA unico. E' necessario perciò
procedere ad una selezione ed una autenticazione. Tale
procedimento è chiamato ibridizzazione.
L'utilizzazione di sonde geniche (piccole catene di
acidi nucleici, ottenute in laboratorio) per l'ibridizzazione
permette di rivelare la presenza di segmenti di DNA del
tipo ricercato. Poiché all'inizio della storia
ovviamente non esisteva nessuna sonda genetica dell'HIV,
Gallo e Montagnier operarono nel modo seguente:
1)
coltivarono e stimolarono cellule provenienti da
pazienti che ipoteticamente albergavano un'infezione con
il virus da identificare;
2) interpretarono la comparsa di una certa attività
enzimatica (transcriptasica inversa) nelle colture come
prova della presenza di tale virus;
3) singole particelle simil-virali in sezioni di coltura
apparvero ai ricercatori come ulteriore conferma della
loro ipotesi.
A questo
punto il sopranatante delle colture venne centrifugato,
venne prelevato il materiale che -sempre in via
ipotetica - aveva le caratteristiche di sedimentazione
del virus. Vennero ritrovate proteine e segmenti di RNA:
alcuni di questi vennero arbitrariamente scelti, clonati
e presentati come genomi virali e proteine virali. Senza
nessuna dimostrazione che ciò fosse vero.
Per
riassumere, l'intento era di coltivare l'HIV ed ottenere
mediante separazione le sue proteine e i suoi acidi
nucleici. Invece, è stata ottenuta una mistura di
differenti pezzi di DNA, che, se virali, avrebbero
dovuto essere identici. Arbitrariamente alcuni dei
segmenti venivano poi selezionati con una sonda genica
costruita in base ad un'ipotesi. Comunque, catene che
non ibridizzano non dovrebbero essere presenti ed il
fatto che ci siano, prova che è stato scelto un DNA
cellulare dall'insieme degli "elementi ripetitivi". Ne
consegue che il cosiddetto DNA dell'HIV può essere solo
un artefatto di laboratorio costruito in funzione di una
idea preconcetta di cosa il DNA retrovirale dovrebbe
essere e su un'ipotesi (attività transcriptasica inversa
= retrovirus) già falsificata durante gli '70 (15).
Ricordiamo che a tutt'oggi una coltura è considerata
positiva quando viene rivelata tale attività enzimatica.
Il DNA clonato da Gallo e Montagnier
Non ci
si può trattenere dal chiedere perché nessuno abbia
subito rilevato i vizi nelle procedure impiegate da
Gallo e Montagnier. Dopo che era stato definito per
convenzione quali fossero i segmenti di DNA che
corrispondevano all'HIV, ciascun ricercatore nel campo
ha lavorato esclusivamente con corte sequenze già
pronte, mai con la completa catena, nella ragionevole
assunzione che la caratterizzazione originale fosse
stata correttamente eseguita.
Date le procedure d'identificazione descritte sopra, le
sequenze risultanti variano ampiamente da una
preparazione alla successiva, il che viene interpretato
dagli analisti delle sequenze come una "straordinaria
capacità di mutazione del virus HIV. Si è arrivati
persino a costruire al computer un albero filogenetico
simulato che stabiliva precisamente che cosa il suo
ideatore desiderava provare (16).
NB Le
pubblicazioni, da cui è in gran parte tratto questo
capitolo, non sono state confutate seriamente da alcuno.
Per chi volesse leggere gli originali, i riferimenti
sono i seguenti:
Papadopulos-Eleopulos E.,Turner V.F. and Papadimitriou
J.M.
Has Gallo proven the role of HIV in AIDS ? Emergency
Medicine 1993;5:113-123.
Papadopulos-Eleopulos E.P., . Is a positive Western Blot
Proof of HIV Infection? Bio/Technology 1993;11:696-707.
Papadopulos-Eleopulos E.,Turner V.F. and Papadimitriou
J.M., Causer D. Factor VIII, HIV and AIDS in
Heamophiliacs: an analysis of their relationship.
Genetica 1995;95:25-50.
Lanka S. HIV: reality or artifact? Continuum May 1995;
4-9.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Certo, se la "scienza" continuerà a
percorrere questa strada potranno essere realizzati,
grazie all'imponenza finanziaria e tecnologica dei mezzi
impiegati, notevoli progressi nella standardizzazione,
nella riproducibilità e forse anche nella concordanza
dei test, che oggi non possono che essere molto
insoddisfacenti. Ma né i finanziamenti favolosi, né le
acrobazie tecnologiche riusciranno mai a dimostrare
persuasivamente che il virus HIV esiste davvero né che
esso non è una creatura (per la verità molto focomelica)
dell'immaginario di alcuni "esperti".
Per quanto infine concerne l'affidabilità dei test va
ribadito che la loro positività ha un valore
sostanzialmente nullo perché:
- essa è
correlata in modo comunque incompleto a molte malattie,
sia immunodepressive che non, anche estranee all'AIDS;
- essa è però correlata anche con un ottimo stato di
salute, come dimostrano i milioni di sieropositivi,
sanissimi da molto tempo;
- essa, sicuramente, non dimostra la presenza del virus
HIV o di qualsiasi altro virus;
- essa, contrariamente a quanto si è voluto dare a
credere, non equivale affatto ad una sentenza di morte:
anche le disparate sindromi patologiche definite AIDS
possono regredire quando l'organismo del paziente non è
molto compromesso.
Mentre
l'utilità dei test è nulla, il loro danno può essere
immenso perché:
- la comunicazione al paziente del risultato positivo al
suo test dell'AIDS provoca quasi sempre un grave trauma
psichico e può sconvolgere l'intera vita familiare,
lavorativa, affettiva e sociale;
- non di rado la diagnosi di AIDS basata su questi test
spinge i medici e il paziente ad intraprendere una
terapia con AZT od altri "anti-retrovirali", che sono
pesantemente tossici e producono effetti molto
pericolosi.
La prova di quanto qui affermiamo sta nel fatto che
nessuno dei sieropositivi rimasti sani per molti anni
l'ha assunto (se non per sospenderlo presto), mentre chi
lo ha assunto per lunghi periodi sta male o è morto. Il
famoso cestista Magic Johnson, dato per spacciato vari
anni fa, e molti altri come lui hanno rifiutato di
curarsi con l'AZT e stanno benone.
Insomma, un controllo accurato delle procedure dei tanto
celebrati e redditizi test dell'AIDS dimostra non solo
la grave inaffidabilità delle diagnosi da essi ricavate
ma legittima anche i più fondati dubbi sulla esistenza
stessa del tanto vituperato virus HIV, che viene tutt'oggi
caparbiamente considerato la causa essenziale dell'AIDS.
Mentre infatti ogni tentativo di isolare il virus non è
mai riuscito, le proteine tuttora considerate come
proprie dell'HIV non sono altro che proteine cellulari,
mentre il cosiddetto DNA dell'HIV è stato selezionato,
con una sonda genica costruita su misura (inventata),
tra segmenti di DNA di varie lunghezze, segmenti che
sono solo il prodotto di colture cellulari
opportunamente stimolate.
Così inquadrato, il virus stesso appare davvero il padre
(o il figlio) di tutti i pasticci d'un establishment
medico-farmaceutico che di scientifico non ha più nulla.
Note Bibligrafiche:
-
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