Aids: L'affare Aids e la falsa scienza
vedi:
FALSIFICAZIONE dati anche dai
premi Nobel ?
+
L'altra storia dell'Aids
La
controversia che riguarda questo argomento e'
infinita, esistono
ricercatori, virologi, biologi, medici e premi nobel
che asseriscono che l'Aids sia una truffa. Voi li avete
mai sentiti parlare in televisione in un confronto
scientifico aperto? no, a parlare di Aids in TV c'e'
solo che ha interessi in ballo, mascherati da
"salvatori" e da buonisti per qualche raccolta fondi. In
molti ci credono anche, non sapendo di essere vittima di
una colossale truffa ai danni della salute e vita di
milioni di persone perpetrata grazie ad una propaganda
pseudoscientifica controllata dalle lobby farmaceutiche.
In questo articolo vengono citati
Kery Mullis (premio Nobel per la scoperta della PCR
- Polymerase chain reaction, una tecnica utilizzata nei
test Aids) e
Peter Duesberg e in fine il "nostro" caro
Silvio Garattini.
Estrapolate dal testo dell'articolo due frasi
significative:
By
Milena Gabanelli (nello studio di Report):
Il buonsenso suggerirebbe che gli apporti di tutti i
ricercatori dovrebbero essere considerati con attenzione
poiché si tratta di un argomento sul quale non c’è
certezza. Ma non sempre le cose vanno così.
Elinor Burkett (Scrittrice ed editorialista del New York
Times):
Alla fine rimango sempre con un sentimento
di tristezza e di preoccupazione per il fatto che spesso
la gente che guarda programmi come questo o che legge il
mio libro pensa "per fortuna a me non tocca, io non ho
l’AIDS". Ma non c’è nulla di più miope, di più
sbagliato, perché se questo è ciò che sta capitando con
la ricerca sull’AIDS, se i profitti multimiliardari
della Glaxo Wellcome
impediscono al mondo di trattare l’AIDS come una
malattia invece che come un gigantesco business, allora
state pur certi che la stessa cosa sta succedendo con il
cancro, con l’infarto e con ogni altra malattia che
minaccia la nostra vita.
Considerazioni. Buon senso.
Vorrei rivolgere una domanda al nostro farmacologo
Silvio Garattini (Direttore del Ist. M. Negri di Mi) che
in questa intervista ammette, disarmato, il potere che
l'industria farmaceutica esercita in certi settori.
Una volta presa coscienza del "caso" Aids, azt,
industria farmaceutica e tutto il resto, non crede che
si potrebbe denunciare la cosa anche per metter mano ai
problemi economici dei nostri sistemi sanitari e
governi tutti?
Non crede che sia il caso di metter fine agli interessi
e agli imbrogli dell'industria del cancro e dell'aids,
prima di spendere risorse ed energie per criminalizzare
e perseguitare
fumatori di sigarette, le
persone grasse, i "cani
malvagi" o la
cannabis?
I farmaci sono tra i primi motivi di morte al mondo,
parliamo di milioni di vite. Invece di perseguitare le
medicine alternative e non brevettabili e di
difendere il
mito delle vaccinazioni e della vivisezione, non
credete che il vostro Cicap abbia perso di vista
qualcosa? E' bello essere "esperti" scienziati quando
non c'e' nessuno a replicare alle cose che si dicono e
quando si e' dei bravi "comunicatori", non crede? Facile
perfino.
Estrapolando altro testo dall'articolo redatto da Paolo
Barnard, il nostro Professore sembra rispondere:
PROF. SILVIO GARATTINI – Direttore Istituto Mario Negri
– Milano
Noi dobbiamo avere delle prove inconfutabili sul
fatto che questi trattamenti aumentano la sopravvivenza.
Se abbiamo questi dati possiamo poi anche giustificare
il tipo di effetti collaterali e di tossicità che,
eventualmente, accompagnano l’azione di questi farmaci.
...giustificare gli effetti collaterali e la tossicita'
dei farmaci... aumentare la sopravvivenza... Quanti anni
di ricerca e finanziamenti sono passati? Aumentare la
sopravvivenza di un malato di Aids, la quale malattia
per la medicina ufficiale e' una sentenza di morte,
significa solo manterere in vita una persona in pessime
condizioni a suon di farmaci e trattamenti.
Ecco il
Business farmaceutico della malattia i
problemi dei ns sistemi sanitari.
"Il paziente malato di
Aids NON muore a causa del virus
dell'HIV ma
per alterazioni dell'assorbimento intestinale
e
quindi per ipoalimentazione (malNutrizione),
dovuta a una grave
micosi." (By Dott.
Gerhard Orth, Leuthkirch)
vedi:
Aids
its the Bacteria stupid - PDF +
Aids its
really caused by a virus ?
Gli sconvolgenti documenti ufficiali, alcuni
dei quali totalmente inediti in Italia, che provano la
truffa dell'Hiv-Aids.
Fatti a me ben noti, da giornalista investigativo e
dati per scontati gia' nel 1983....
Frutto di 3 anni di ricerca intesa e ostacolata di un
dottore italiano che, minacciato di morte, è emigrato all'estero.
Facciamo girare e diffondiamo il più possibile per
favore. Grazie a tutte/i.
http://www.scribd.com/doc/135713547/Hiv-La-Frode-Scientifica-Del-Secolo-documenti-Ufficiali
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
QUI di seguito l'articolo di Paolo Barnard: L'affare
Aids.
L'AFFARE AIDS
di Paolo Barnard Tratto dalla puntata di: mercoledì 22
ottobre 1997 ore 23:00 - Rai 3
AZT, DDI, 3TC, inibitori della proteasi: questi sono
i nomi dei farmaci più noti per la lotta all’AIDS. Sono
tutti nati qui, negli Stati Uniti d’America, e ad essi è
aggrappata la speranza di centinaia di migliaia di
ammalati.
Ma da tempo un gruppo di autorevoli ricercatori sostiene
che l’approvazione di questi farmaci è passata
attraverso test incompleti e pressioni di ogni tipo. Il
tutto per nascondere al pubblico che gli effetti a lungo
termine degli inibitori della proteasi sono sconosciuti
e che l’AZT
sarebbe inefficace o, addirittura, che avrebbe
accelerato la morte di migliaia di ammalati.
Quest’ultima
accusa è particolarmente scioccante e viene estesa anche
alla classe medica ma, soprattutto, alla casa
farmaceutica produttrice dell’AZT
che, secondo alcuni ricercatori, sarebbe sempre stata a
conoscenza della presunta pericolosità di questo
medicinale.
MILENA GABANELLI in studio
Questo è l’argomento della puntata di stasera. Paolo
Barnard ha realizzato per noi un’inchiesta non facile,
perché quando si parla di farmaci, e si assume un
atteggiamento critico, si rischia spesso di innescare
dei meccanismi che sfuggono al controllo. Noi vorremmo
che non accadesse perché non è questo il nostro scopo.
Però da anni, attorno alle cure contro l’AIDS, gravano
sospetti da parte di ricercatori di calibro mondiale che
ci pare doveroso non ignorare. Come non abbiamo ignorato
i sostenitori di questi farmaci.
Procederemo per tappe, partendo dalla prima cura, dall’AZT.
Poi arriveremo ai nuovi farmaci che sembrano aver
portato un po’ di speranza, che sembrano meno tossici, e
infine parleremo di come i grandi affari possano
influenzare una ricerca che, in assoluto, dovrebbe
essere libera da condizionamenti.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Inizi anni ’80. Qui a Castro, quartiere gay di San
Francisco, si diffonde una malattia incurabile,
terribile. Colpisce soprattutto gli omosessuali, verrà
chiamata AIDS, ma sarà subito chiaro che il pericolo di
contagio riguarda tutti e non solo le cosiddette
categorie a rischio.
1984. Da questo Palazzo, qui a Washington, il dott.
Robert Gallo e l’allora ministro della sanità americano
Margareth Eckler, annunciano al mondo la scoperta della
causa dell’AIDS: è un retrovirus, si chiama HIV, ed è
stato isolato per la prima volta in Francia dal dott.
Luc Montagnier. Parte la gara per la ricerca di una
cura.
Tre anni dopo, nel 1987, la multinazionale Wellcome,
divenuta poi Glaxo Wellcome, lancia il primo farmaco
speranza contro l’AIDS, l’
AZT.
Ed è da qui che comincia la nostra inchiesta.
TITOLI DI TESTA
Elinor Burkett è oggi scrittrice ed editorialista del
New York Times, in passato fu candidata al Pulitzer per
le sue inchieste su AIDS, scienza e grandi affari.
ELINOR BURKETT – Scrittrice ed editorialista del
New York Times
Dobbiamo considerare il clima socio-politico negli Stati
Uniti alla metà degli anni ’80. L’AIDS stava
terrorizzando la nazione, non c’erano farmaci né cure e
l’amministrazione Reagan sembrava incapace di reagire.
Improvvisamente venne annunciata la scoperta di un
farmaco promettente e il governo ci si buttò a capofitto
senza andare tanto per il sottile.
AUTORE
Siamo dunque alla fine degli anni ’80 e l’AIDS sta
mietendo vittime in tutto il mondo. L’unica speranza
farmacologica è ancora l’AZT
ma proprio da questa università, qui a Berkely, in
California, una voce colpisce il mondo scientifico con
un’affermazione che ha dell’incredibile: l’AZT
non solo non sta aiutando nessuno ma addirittura sta
accelerando la morte di migliaia di pazienti.
Chi parla è il Prof. Peter Duesberg, un grande virologo,
membro dell’Accademia Americana delle Scienze.
PETER DUESBERG – Biologia Molecolare Università
di Berkely
Alla scoperta dell’AZT
fu detto che nel suo studio sperimentale la mortalità
dei pazienti che l’avevano preso era calata
drammaticamente. Ciò ne aveva permesso l’approvazione da
parte della Food and Drug Administration.
Bene: ad una lettura attenta di quello studio scoprimmo
che non era mai stato completato e i pazienti studiati
sapevano benissimo chi prendeva
AZT e chi invece le pillole placebo e che quelli in
AZT erano sopravvissuti di più solo grazie a
massicce trasfusioni di sangue. Infine la Wellcome ci
aveva messo abbondantemente lo zampino.
ELINOR BURKETT – Scrittrice ed editorialista del
New York Times
Quello studio rimane per me un mistero. Margaret Fischi,
l’autrice principale, era una scienziata sconosciuta,
senza alcuna esperienza in virologia. La domanda che
allora mi posi fu: "perché per uno studio di quel
calibro non furono scelti ricercatori di comprovata
esperienza?" Non ebbi risposta.
AUTORE
A questo punto il Prof. Duesberg è in serie difficoltà.
Infatti molte riviste lo definiscono come un brillante
scienziato che ha perso la ragione. Ma a soccorrere le
tesi di Duesberg, inaspettatamente, arriva il Dott. Kary
Mullis, premio nobel per la chimica del 1993. Esplode il
caso.
DOTT. KARY MULLIS – Premio Nobel per la chimica
L’AZT
è un chemioterapico che già nel 1967 era stato cestinato
per la sua eccessiva tossicità. Sappiamo che con il
cancro si danno chemioterapici per un tempo limitato
nella speranza di uccidere il tumore prima del paziente.
Ma quale oncologo prescriverebbe un chemioterapico ogni
giorno per due anni?. Con l’AZT
fu fatto.
PROF. PETER DUESBERG – Biologia Molecolare
Università di Berkely (su immagini di DNA)
Cercherò di spiegarvi come agisce l’AZT.
Il DNA umano è formato sostanzialmente da 4 elementi di
base che io ho qui rappresentato immaginandoli come 4
ragazzini. Un nero, una bianca, una nera e un bianco.
Nel linguaggio chimico il primo ragazzino di colore si
chiama timina (e infatti scrivo qui sotto la lettera
"T"). Il farmaco
AZT è stato disegnato come una sua copia esatta ma
invece di avere due braccia, come la vera timina, è
stato costruito con un braccio solo. E quello è il
trucco che gli permette di uccidere il DNA, perché
quando l’AZT
si attacca agli altri elementi del DNA in formazione, la
catena non può continuare perché nessun altro elemento
si può attaccare a questo ragazzino senza un braccio.
In tale modo, però, l’AZT
uccide anche il DNA di molte altre cellule sane e non
solo il DNA della trascrittasi del virus HIV. Anzi l’AZT
colpisce molte più cellule sane di quanto possa fare col
virus. E perciò, usando un esempio comprensibile, l’AZT
funziona come un cacciatore che, per uccidere 10
conigli, brucia tutto il bosco bombardandolo con il
napalm.
23/9/97: Report contatta la Glaxo. Chiediamo
un’intervista.
AUTORE
Fra l’ortodossia scientifica e i grandi eretici ci sono
voci che vanno ascoltate. Una è proprio qui al Greenwich
Village di New York ed è quella del Prof. Sonnabend, uno
scienziato preparatissimo che ha lavorato per la
Columbia University e per il celeberrimo Mount Sinai. La
sua esperienza clinica con gli ammalati di AIDS è una
delle più vaste in America.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Dott. Sonnabend, si può dire che l’AZT
abbia accelerato la morte di certi pazienti invece che
ritardarla ?
PROF. JOSEPH SONNABEND – Royal College of
Physicians - Edimburgh
Penso che l’AZT
abbia fatto un po’ entrambe le cose. Magari ha ritardato
la morte in alcuni ammalati per un tempo limitato ma non
c’è dubbio che, alla fine, possa aver compromesso in
maniera fatale la condizione di altri. Ciò accadeva
soprattutto alla dose di 1200 mg di
AZT al giorno ed è stato provato da studi pubblicati
sulle riviste scientifiche come il New England Journal
Medicine.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Tu hai avuto un’esperienza piuttosto traumatizzante con
una persona che conoscevi. Ne vuoi parlare ?
VOCE FUORI CAMPO DI DONNA
Si è morto il mio compagno. Anche lui ha assunto l’AZT
per un anno e dopo un anno è entrato nella malattia. L’AZT
forse lo ha distrutto. Era una persona più fragile di
me, sicuramente….
AUTORE
Qui al National Institute of Health di Washington lavora
Anthony Fauci, un membro dell’elite della ricerca
sull’AIDS in America. A lui la parola.
DOTT. ANTHONY FAUCI – National Institute of
Health Washington
Non ci sono prove schiaccianti a favore della tesi che
l’AZT
abbia ucciso dei pazienti. E’ vero che la dose
prescritta inizialmente era troppo alta, troppo tossica.
Oggi lo sappiamo. Ma il rapporto beneficio/danno è stato
certamente a favore di questo farmaco. Su questo c’è
ampio consenso fra gli studiosi.
PROF. FERDINANDO AIUTI
Quando degli studi internazionali dimostrano che in una
parte dei soggetti un farmaco allunga la vita, rispetto
al soggetto di controllo che non lo prende, ci potrà
essere pure qualche soggetto nel quale la vita è
accorciata, per imperizia o perché viene dato
nonostante, per esempio, l’anemia. Ma per la massa
quello è un farmaco che allora doveva essere usato.
PROF. PETER DUESBERG – Biologia Molecolare
Università di Berkely
Gli effetti collaterali dell’AZT
sono pesantissimi. Causa atrofia muscolare e una grave
anemia e in più uccide alcune cellule del sistema
immunitario, generando un crollo delle difese perché
colpisce il midollo osseo. Ma danneggia anche
l’intestino e il cervello, causando demenza. Infatti l’AZT
uccide i mitocondri che nelle cellule cerebrali sono
fonti di energia.
Ma, a chi non mi crede, suggerisco di
leggere quello che la stessa Wellcome scriveva sui
foglietti illustrativi dell’AZT. E sapete cosa scriveva ?
Che spesso non riuscivano a distinguere i sintomi
causati dall’AIDS da quelli causati dalla
somministrazione del loro farmaco
AZT.
AUTORE (su immagini di foglietto illustrativo
del farmaco)
Questo è il foglietto illustrativo del farmaco
AZT così come verrebbe consegnato ad un qualunque
paziente qui in America e questo è l’ingrandimento della
frase contenuta in questo foglietto che il Prof.
Duesberg mette sotto accusa. Era "spesso difficile
distinguere gli effetti collaterali, derivanti dalla
somministrazione dell’AZT, dalle manifestazioni
patologiche tipiche dell’AIDS". Miopatie e miositi con
mutamenti patologici simili a quelli causati dall’AIDS
sono stati associati alla lunga somministrazione dell’AZT.
PROF. FERDINANDO AIUTI
Se lei vede i foglietti illustrativi dei farmaci
anticancerosi trova scritto che abbassano le difese
immunitarie, che fanno venire l’anemia, che fanno venire
addirittura il rischio di altri tumori. Ogni farmaco ha
effetti collaterali e tossici. Bisogna saperlo usare e
modulare.
24/9/96: Secondo contatto con la
Glaxo: ci chiedono
chiarimenti
PROF. PETER DUESBERG – Biologia Molecolare
Università di Berkely
Alla Glaxo Wellcome non sono molto popolare e allora ho
ordinato dell’AZT
presso la ditta americana Sigma. Quando l’ho ricevuto ho
trovato questo avvertimento: "tossico per inalazione, al
tatto e se ingerito. Vestire tute protettive". Questa
roba viene prescritta ogni giorno a migliaia di persone
nel mondo, inclusi i bambini, e tutto per sconfiggere un
virus, l’HIV, che ancora nessuno sa con certezza se è o
non è la causa dell’AIDS.
RAGAZZA
Io so di essere sieropositiva dal 1989 ma non ho
cominciato subito a prendere farmaci. Anzi, per
l’esattezza, ho rifiutato l’AZT
dal 1989 fino a settembre del 1993. I medici mi hanno
sempre fatto pressione, io sono sempre riuscita a dire
di no fino al 1993 anche perché non c’era molto motivo
di assumere farmaci, dal momento che la mia situazione
immunitaria era stabile. Poi alla fine ho ceduto e ho
cominciato a prendere l’AZT nel 1993 e da allora sono
iniziati i guai.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Conosci, a onor del vero, persone che hanno preso per
anni l’AZT
e che non hanno avuto risultati disastrosi?
RAGAZZA
Si, ne conosco tanti, ma conosco anche tanti altri che
hanno avuto dei risultati negativi come me.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Quando hai preso l’AZT
hai avuto effetti collaterali spiacevoli?
RAGAZZO
Assolutamente no.
PROF. PETER DUESBERG – Biologia Molecolare
Università di Berkely
Ci sono persone il cui organismo tollera meglio l’AZT
eliminandolo con l’urina, senza permettergli di
espletare in pieno la sua azione nociva. Questo è il
motivo per cui, grazie al cielo, non tutti i pazienti
che assumono l’AZT vengono colpiti da sintomi avversi.
MILENA GABANELLI in studio
E adesso apriamo un altro capitolo: quello che riguarda
l’informazione. I giornalisti non sono medici e capita
che riportino quello che dicono gli esperti. Tutto
questo, in genere, avviene in buona fede. Ma come
vedremo, a volte le cose vanno diversamente. E poi c’è
il rapporto medico/paziente. Da un lato il malato, che
in questo caso specifico è disposto ad aggrapparsi a
tutto, dall’altra i medici che seguono i protocolli e le
direttive. Ma non sempre, magari anche per ragioni
comprensibili, informano in modo completo.
DOTT. VITTORIO AGNOLETTO – Presidente LILA
Nazionale – Milano
Non dimenticherò mai un episodio, proprio dopo la
Conferenza Mondiale sull’AIDS di Berlino del 1993.
Diventava pubblico lo studio Concorde che parlava dei
limiti delle terapie con
AZT in monoterapia. Su un’importante rivista
medico-sanitaria italiana uscì articolo, firmato da due
componenti della commissione nazionale AIDS, che
esaltava il ruolo della monoterapia in AZT.
Noi
telefonammo per informarci e scoprimmo che quell’articolo,
che sembrava un redazionale, era un articolo pubblicato
a pagamento.
AUTORE
Ed è proprio qui, al Medical Research Council di Londra,
che gli scienziati anglo-francesi del gruppo Concorde
pubblicarono i risultati del più grande studio mai
effettuato sull’AZT:
1700 pazienti, 4 anni di lavoro. Uno studio che fece
perdere il sonno a molta gente.
DOTT.SSA JANET DARBYSHIRE – Medical Research
Council – Londra
Si per noi, autori di quello studio, fu un momento
abbastanza difficile perché qualcuno non gradì la nostra
scoperta, una scoperta che dimostrava i seri limiti
dell’AZT.
Si mosse un gran polverone e non sempre riuscimmo a
spiegare ciò che avevamo da dire.
ELINOR BURKETT – Scrittrice e editorialista del
New York Times
A quei tempi la Wellcome aveva già investito migliaia di
miliardi sulle terapie anti AIDS. Ricordo bene la
conferenza stampa che i dirigenti di questa casa
farmaceutica indissero all’indomani dell’uscita dello
studio Concorde. La loro reazione non fu di informare i
pazienti e di tranquillizzarli. Si premurarono, invece,
di riempire la sala di giornalisti finanziari e di
operatori di Wall Street per assicurare i loro azionisti
nel mondo.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Dottor Agnoletto, il diritto alla salute passa anche e
soprattutto attraverso una corretta informazione data al
paziente. Nel caso delle terapie anti HIV questa
informazione c’è stata?
DOTT. VITTORIO AGNOLETTO – Presidente LILA
Nazionale – Milano
No, non possiamo ammettere che ci sia sempre stata
questa informazione. Molti non sono stati informati
sugli effetti collaterali che questi farmaci potevano
produrre oppure sul fatto che esisteva un’ampia
letteratura medico-clinica critica rispetto al loro
utilizzo.
DOTT. DAVID RASNICK – Università della
California – San Francisco.
Una delle cose che non viene detta ai pazienti riguarda
l’esame della carica virale. Gli ammalati credono che
questo esame misuri la quantità di virus HIV nel sangue.
Se la carica virale è alta al paziente viene detto che è
un brutto segno ma proprio il famoso David Oh ha
dimostrato che nel sangue di un paziente, per ogni
100.000 copie di RNA virale, in realtà c’è in media un
solo virus infettivo, uno solo. Tutte quelle copie che
si trovano, sono pezzi di virus morto o difettoso.
PROF. FERDINANDO AIUTI
Oggi si sa che l’obiettivo è ridurre a zero la
replicazione virale perché anche una sola particella
virale è in grado di danneggiare il sistema immunitario.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Dott. Sonnabend, da medico, ci chiarisca una cosa:
migliaia di medici in tutto il mondo hanno prescritto l’AZT.
E’ credibile che fossero proprio tutti degli
incoscienti, o peggio, degli imbroglioni?
DOTT. DAVID RASNICK – Università della
California – San Francisco.
La maggior parte dei medici è abituata a seguire le
indicazioni dei leader scientifici e non conduce
ricerche indipendenti. In sostanza prende le nozioni per
buone e non fa troppe domande. Chi invece ha grandi
responsabilità sono proprio i leader accademici di cui
parlavo, e questi sono spesso nelle mani delle grandi
case farmaceutiche. Ma non ci scordiamo che furono anche
gli ammalati a spingere affinché questi farmaci fossero
provati senza studi più approfonditi.
RAGAZZA
Conosco persone, e so per certo che è così perché le
conosco bene, che sono state trattate malissimo perché
si sono rifiutate di prendere l’AZT
perché stavano ancora bene. Queste persone si sono
trovate davanti medici che le hanno quasi sbattute fuori
dall’ambulatorio dicendo "ma lei, se non vuole fare la
terapia cosa viene a fare qui? Non venga più neanche a
fare gli esami!".
PROF. PETER DUESBERG – Biologia Molecolare
Università di Berkely
Proprio ieri ho ricevuto questa lettera scritta da una
donna sieropositiva che ha appena partorito un bimbo. Mi
scrive che i suoi medici la terrorizzarono a tal punto,
da assumere l’AZT
durante la gravidanza. Soffrì di febbri violente,
tremori, perdita dell’appetito e di peso finché si
ribellò e gettò il farmaco nella spazzatura. Oggi si
preoccupa per gli effetti nocivi che l’AZT potrebbe aver
avuto sul feto e si dice indignata per il trattamento
ricevuto.
RAGAZZA
Dato positivo è che io, dopo 6 anni di frequentazione di
questa divisione di malattie infettive in cui mi sono
trovata così male, 2 anni fa, grazie al consiglio degli
amici della LILO, ho deciso di cambiare ospedale e mi
sono imbattuta in una persona squisita. Un medico bravo
e soprattutto molto umano al quale mi sono sempre
rivolta e che mi ha sempre trattato con rispetto, anche
nei momenti in cui ho rifiutato quello che mi veniva
proposto.
MILENA GABANELLI in studio
L’AZT
era l’unica cura ufficialmente praticata fino a due anni
fa. Poi sono usciti nuovi tipi di inibitori della
trascrittasi inversa, cugini dell’AZT, e dal novembre
del 1995 negli Stati Uniti, e da circa 1 anno in Italia,
viene somministrata una cura che dovrebbe essere più
efficace e meno tossica: i famosi cocktail anti AIDS. Ma
anche su questo c’è polemica. E poi c’è la questione che
riguarda le donne incinte che continuano ad essere
trattate in monoterapia con
AZT. E su questo punto, da più parti e da molto
tempo, c’è polemica.
PROF. FERDINANDO AIUTI
Ma lo sa lei che l’AZT in gravidanza ha ridotto in studi
controllati la trasmissione dalla madre al bambino dal
20% al 7%?
PROF. PETER DUESBERG – Biologia Molecolare
Università di Berkely
Uno studio anglo-indiano pubblicato sull’autorevole
rivista scientifica "The Journal of AIDS" ha mostrato
quali danni l’AZT
possa procurare al feto. Su 104 donne studiate, 16
persero il bambino e 8 ebbero figli malformati.
Attenzione: ricordate sempre che non è ancora dimostrato
che l’HIV sia la causa dell’AIDS. Lo stesso Anthony
Fauci firmò uno studio che denunciò gravissimi danni ai
bambini sieropositivi in monoterapia con l’AZT. Vorrei
far notare che qui a Berkely abbiamo documentato il caso
di un piccolo sieropositivo che a due anni, sotto AZT,
stava morendo. I genitori interruppero la cura e oggi il
bambino ha sei anni, è sempre sieropositivo, ma è sano
come un pesce.
DOTT. ANTHONY FAUCI – National Institute of
Health – Washington
L’unica terapia oggi conosciuta per ridurre la
trasmissione dell’HIV dalla madre incinta al feto è
quella con l’AZT.
Tuttavia, se i medici, in seguito al test della viremia,
scoprono che la donna sieropositiva in stato di
gravidanza ha un livello di carica virale molto alta,
allora le va somministrata una terapia formata dalla
giusta combinazione di farmaci.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Su questo punto critico, come su altri, abbiamo sentito
l’opinione del Prof. Silvio Garattini, direttore
dell’Istituto Mario Negri di Milano, un’autorità di
calibro mondiale in campo farmacologico.
PROF. SILVIO GARATTINI – Direttore Istituto
Mario Negri – Milano
Ritengo che dietro questi tipi di terapia ci sia anche
una grande carica emotiva, il desiderio di fare qualcosa
di utile, però dobbiamo essere molto attenti e
distinguere tra le speranze che abbiamo e i dati di
fatto. Quindi, prima di fare in modo che una terapia
divenga generalizzata, bisogna essere sicuri che i
vantaggi siano superiori ai rischi e mi sembra che
questo ancora non esista nel campo di cui stiamo
parlando.
A Londra l’autore contatta personalmente la Glaxo. Non
viene ricevuto.
DOTT. VITTORIO AGNOLETTO – Presidente LILA
Nazionale – Milano
Abbiamo appena concluso una ricerca finanziata
dall’Istituto Superiore di Sanità. Dobbiamo ancora
rendere pubblici tutti i risultati però posso anticipare
una cosa che veramente ci ha preoccupati moltissimo:
ancora nella primavera del ’97, tra le persone
sieropositive alle quali abbiamo rivolto un questionario
e sulle quali abbiamo svolto un’indagine, emerge che
l’8% è ancora trattato in monoterapia con
AZT.
PROF. FERDINANDO AIUTI
Secondo me questa cifra dell’8% è pure sottostimata.
Fino a poche settimane fa stavamo almeno al 25%.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Ma è gravissimo !
PROF. FERDINANDO AIUTI
E’ grave perché significa un ritardo da parte dei medici
nel recepire le nuove linee guida.
I cocktail di farmaci
AUTORE
Oggi la speranza di sconfiggere il virus HIV è riposta
negli inibitori della proteasi, quei farmaci che formano
i cosiddetti cocktail anti AIDS. Ma anche questi sono al
centro di un dibattito serrato.
In questo laboratorio dell’università della California,
a San Francisco, lavora il dott. David Rasnick che ha
passato 15 anni della sua vita proprio ad inventare gli
inibitori della proteasi. A lui la parola.
DOTT. DAVID RASNICK – Università della
California – San Francisco.
Il grande pubblico ha sentito parlare di questi farmaci
solo di recente per via del loro uso nei cocktail anti
AIDS. Per molti anni le case farmaceutiche li produssero
per altre applicazioni come, per esempio, per il
controllo della pressione sanguigna. Quando lavoravo per
la casa farmaceutica Abbott ne preparai diversi. Accadde
però che non si trovò l’utilizzo per tutti questi
inibitori che così finirono negli scaffali a prendere
polvere, per così dire.
Poi arrivò l’impiego contro il virus HIV e
improvvisamente la Abbott si trovò in prima fila.
Purtroppo, come nel caso dell’AZT,
gli studi controllati sugli inibitori della proteasi
usati nell’AIDS non sono mai stati completati per cui
gli effetti che questi farmaci avranno a lungo termine
si scopriranno direttamente nei pazienti che li
prendono. Questo non è proprio il massimo della
sicurezza. Sulla loro efficacia posso dire che
sicuramente fermano la replicazione del virus dell’HIV
ma molti di noi si chiedono "è ancora credibile che
l’HIV sia la causa dell’AIDS"?
DOTT. ANTHONY FAUCI – National Institute of
Health – Washington
Gli inibitori della proteasi, dati assieme ad altri
farmaci nei cosiddetti cocktail anti HIV, hanno generato
risultati di tutto rispetto, specialmente se si
considera la difficoltà che si aveva prima nel
controllare la replicazione del virus. Negli Stati
Uniti, per esempio, fra il 1995 e il 1996 la mortalità
da AIDS è calata del 23% e anche il numero dei ricoveri
sì è ridotto in una certa misura.
Con gli inibitori della proteasi si sono visti effetti
collaterali meno severi di quelli associati ai farmaci
precedenti.
DOTT. DAVID RASNICK – Università della
California – San Francisco.
Credo che oggi la posizione più giusta sia quella di non
pronunciarsi sull’efficacia e la sicurezza degli
inibitori della proteasi. Infatti non ci sono ancora
studi controllati che lo dimostrino. Il New York Times
ha recentemente pubblicato in prima pagina un
articolo/avvertimento sulla crescente inefficacia delle
triplici terapie con questi inibitori.
DOTT. ANTHONY FAUCI – National Institute of
Health – Washington
Se analizziamo tutti i dati disponibili, bisogna
ammettere che rispetto alle previsioni di laboratorio la
realtà clinica è meno brillante. In effetti questi
inibitori in triplice terapia danno risultati positivi
che vanno dal 65% al 55% dei casi. Rispetto al passato è
comunque un salto in avanti.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Parte della sua rinascita passa anche attraverso
l’assunzione degli inibitori della proteasi in
combinazione con altri farmaci.
DONNA
Si, è vero. Circa sei mesi fa ho cominciato a rendermi
aperta anche a questa possibilità perché avevo visto
delle persone che da spacciate stavano notevolmente
meglio e mi sono detta "perché non provare?".
Quello che voglio dare oggi come oggi è un messaggio di
speranza, almeno nel mio caso. Anche se credo che ogni
caso sia a sé, gli effetti sono stati buoni, sto molto
meglio fisicamente, sento una forza fisica e una potenza
che negli anni, io da molti anni sono sieropositiva,
stava scemando.
PROF. JOSEPH SONNABEND – Royal College of
Physicians – Edimburgh
Ho visto persone che oggi sarebbero morte ritornare in
vita con gli inibitori della proteasi. Non c’è dubbio
che siano un gran balzo in avanti ma alcuni punti vanno
sottolineati con forza. Primo: il declino della
mortalità e dei ricoveri degli ammalati è iniziato prima
dell’arrivo degli inibitori. Secondo: ho visto pazienti
che assumono questi farmaci guarire dal sarcoma di
Kaposi ma ho visto lo stesso tumore apparire in altri
che prendevano i medesimi medicinali. Terzo: ritengo
assolutamente poco scientifica, e persino pericolosa, la
decisione di certi colleghi di somministrare gli
inibitori della proteasi a pazienti sieropositivi ma
senza sintomi particolari. Inoltre l’uso della carica
virale, come guida per la prescrizione di queste
terapie, non ha alcun valore scientifico.
PROF. SILVIO GARATTINI – Direttore Istituto
Mario Negri – Milano
Noi dobbiamo avere delle prove inconfutabili sul fatto
che questi trattamenti aumentano la sopravvivenza. Se
abbiamo questi dati possiamo poi anche giustificare il
tipo di effetti collaterali e di tossicità che,
eventualmente, accompagnano l’azione di questi farmaci.
DOTT. DAVID RASNICK – Università della
California – San Francisco.
Per ciò che riguarda gli effetti collaterali finora
conosciuti degli inibitori della proteasi, essi
colpiscono in genere l’apparato digestivo, i reni e il
fegato. Il crixivan è quello che maggiormente danneggia
i reni, talvolta con la formazione di calcoli, ma sembra
dare anche problemi, talvolta, all’apparato digerente.
Il ritonavir inibisce degli enzimi del fegato essenziali
per disintossicare questo organo. Il paziente potrebbe
così accumulare alti livelli di tossicità nel fegato
senza eliminarli e questo è un pericolo.
PROF. FERDINANDO AIUTI
Quando si dice che questi farmaci sono in grado di
bloccare la replicazione virale e che nel siero dei
pazienti non si trova più il virus, non significa che il
virus sia scomparso significa solo che oggi, con le
tecniche disponibili, nel sangue il virus è così poco
presente tanto da non riuscire a trovarlo.
DOTT. ANTHONY FAUCI – National Institute of
Health – Washington
Per il futuro e per coloro che nel futuro, per vari
motivi, già oggi non possono prendere gli inibitori
della proteasi, abbiamo in cantiere farmaci sempre più
mirati. In questo paese ci sono già molti medicinali in
via di sperimentazione che attendono di essere approvati
dalla Food and Drug Administration. Dovremmo partorire i
primi risultati entro breve e la strategia che stiamo
seguendo è sempre quella di individuare diversi bersagli
nel virus HIV e di colpirli contemporaneamente.
ELINOR BURKETT – Scrittrice ed editorialista del
New York Times
Mi preoccupa il fatto che oggi i giovani pensino che
l’AIDS è divenuta una malattia cronicizzabile, come il
diabete, per merito degli inibitori della proteasi
stupidamente esaltati dai media. Alcuni qui in America
hanno persino smesso di prendere precauzioni e di usare
i preservativi. Tanto, dicono, i medici hanno ormai in
mano la cura. Insomma il loro ragionamento è "chi se ne
frega se mi infetto". Ma non c’è niente di più
sbagliato.
MILENA GABANELLI in studio
La parte più dolente: il business. Sarebbe ipocrita
ignorarlo ma, come vedremo, è difficile pensare che
questa malattia non sia stata trattata da parte delle
case farmaceutiche come un qualunque altro prodotto
commerciale, con le stesse regole di mercato e
concorrenza.
DOTT. KARY MULLIS – Premio Nobel per la chimica
Negli Stati Uniti gli enti di tutela per la salute
pubblica non fanno i test per l’approvazione dei nuovi
farmaci ma aspettano che altri li conducano per loro.
Nel caso dell’AZT
la Wellcome, che oggi si chiama
Glaxo Wellcome, finanziò
centinaia di medici ricercatori in diversi ospedali
americani, persino dentro le università, al punto che
costoro si ritrovarono nell’impossibilità di esprimere
qualunque giudizio obiettivo sul farmaco. E come
potevano ? La Wellcome voleva che il farmaco funzionasse.
AUTORE
Questo è un lavoro scientifico del dott. David Ho, uno
dei nomi più altisonanti nella ricerca sull’AIDS. La
data è marzo 1996. In questo lavoro il dott. Ho, tra le
altre cose, doveva testare l’efficacia del ritonavir, un
inibitore della proteasi prodotto dalla casa
farmaceutica Abbott. Questo lavoro si scopre essere
sponsorizzato, in parte dalla casa farmaceutica Abbott,
ma soprattutto si scopre che un coautore del lavoro, il
dott. Leonard, è un dipendente di punta della Abbott.
Report ha chiesto un chiarimento all’ufficio del dott.
Ho, a New York, ma non c’è stata data risposta.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Che indipendenza e serenità possono avere questi
ricercatori con interferenze di questo tipo ?
PROF. SILVIO GARATTINI – Direttore Istituto
Mario Negri – Milano
Questo non è, purtroppo, il solo caso di invadenza
dell’industria farmaceutica negli studi clinici. In
questo campo la maggior parte degli studi clinici
controllati è più o meno di fonte industriale.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Dott. Agnoletto, da questa inchiesta emerge che
probabilmente esiste davvero una seria commistione tra
case farmaceutiche e ricercatori, anche ricercatori
governativi, come per esempio è successo negli Stati
Uniti. In Italia questa situazione esiste o è un
fantasma senza sostanza ?
DOTT. VITTORIO AGNOLETTO – Presidente LILA
Nazionale – Milano
No direi che purtroppo questa commistione è ancora
estremamente forte. Io mi sono impegnato e devo dire che
ho trovato da parte del ministro Bindi un’attenzione su
questo e affinché in commissione nazionale AIDS, la
commissione che decide i protocolli terapeutici da
utilizzare, non fossero presenti quei ricercatori che
hanno delle commesse private o comunque svolgono o hanno
svolto consulenze per le stesse case farmaceutiche che
producono i farmaci contro l’AIDS.
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Lei personalmente, che faceva parte della commissione
AIDS, ha mai avuto consulenze con grosse case
farmaceutiche come l’Abbott o la Glaxo, per esempio ?
PROF. FERDINANDO AIUTI
Il ministro Rosi Bindi ha cambiato la commissione, così
ha dichiarato, per un problema di rotazione e di fiducia
nei confronti in altri membri. Io ho già risposto
pubblicamente che, insieme ad altri colleghi, non avevo
nessun rapporto di consulenza con le industrie
farmaceutiche.
DOTT. VITTORIO AGNOLETTO – Presidente LILA
Nazionale – Milano
Anche nella ricerca italiana gestita dall’Istituto
Superiore della Sanità nel passato ci sono state
sovrapposizioni di ruolo che forse non erano proprio
trasparenti. Abbiamo avuto una commissione che giudicava
i progetti d ricerca attribuendo 28 miliardi che, in
gran parte, era composta dalle stesse persone che
presentavano quei progetti.
PROF. FERDINANDO AIUTI
In maniera provocatoria potrei dire: visto che il
ministro Rosi Bindi forse pensa questo, o qualcuno
glielo ha messo nell’orecchio, io finora non ho mai
fatto il consulente (purtroppo le case farmaceutiche non
me lo hanno mai offerto) ma se adesso me lo offrissero,
la Glaxo, la Abbott, la Wellcome, la Roche, essendo
libero da impegni di commissione, ovviamente con una
normale fatturazione, mi farebbe piacere guadagnare
centinaia di milioni dalle industrie farmaceutiche.
Purtroppo, fino ad adesso, non ho mai ricevuto queste
offerte. Spero di averle.
PROF. SILVIO GARATTINI – Direttore Istituto
Mario Negri – Milano
Purtroppo la maggior parte dei congressi che riguardano
l’AIDS, i corsi, le conferenze, i seminari, sono
sostenuti dall’industria farmaceutica che è direttamente
interessata nella vendita di questi prodotti. E’
scandaloso perché tutto questo meccanismo tende a
diminuire la libertà, l’indipendenza di giudizio.
MILENA GABANELLI in studio
Il buonsenso suggerirebbe che gli apporti di
tutti i ricercatori dovrebbero essere considerati con
attenzione poiché si tratta di un argomento sul quale
non c’è certezza. Ma non sempre le cose vanno così.
E se qualcuno si oppone ?
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Dott. Mullis lei ha pubblicamente dichiarato che non ci
sono prove certe che l’HIV causi l’AIDS ed è un critico
severo della condotta delle case farmaceutiche. Ha
sofferto di ripercussioni ?
DOTT. KARY MULLIS – Premio Nobel per la chimica
Se per ripercussioni si intende l’essere tenuto lontano
dai convegni internazionali sull’AIDS, si, mi è
successo. Ci sono personaggi che, nonostante il peso
della mia autorevolezza scientifica, sperano sempre che
io venga messo a tacere e sarete sorpresi
nell’apprendere che qualche anno fa arrivarono al punto
di spedirmi un assegno di 6000 dollari affinché non mi
presentassi ad un convegno al quale essi stessi mi
avevano invitato. Anzi, ricordo che tempo prima la
Wellcome mi aveva addirittura pregato di accettare
l’invito a quel convegno. Quasi mi supplicarono di
andarci. Poi la Glaxo si comprò la Wellcome ed ecco che
per me, di colpo, non c’era più posto.
PROF. PETER DUESBERG – Biologia Molecolare
Università di Berkely
Da quando mi sono opposto all’incompetenza con cui certi
miei colleghi hanno venduto al mondo la teoria
dell’origine virale dell’AIDS e da quando ho criticato
il farmaco
AZT, non vengo più pubblicato sulle riviste
scientifiche che prima mi accoglievano senza riserve. Ho
inoltrato 22 richieste di finanziamento per la ricerca e
non ne è stata approvata neppure una. Neanche quelle per
la ricerca sul cancro, dove io sono famoso per essere
stato il primo scienziato al mondo a scoprire un gene
oncogeno. Vedete, in questo paese sono gli scienziati
stessi che decidono se un ricercatore possa o no fare
carriera, perché la distribuzione dei fondi di ricerca
passa per le loro mani. Qualunque dissenso che metta in
pericolo le loro carriere miliardarie viene stroncato.
PROF. JOSEPH SONNABEND – Royal College of
Physicians – Edimburgh
La reazione al mio dissenso, anche se non mi sono mai
alleato a Duesberg e Mullis, è stata severa. Una volta
sedevo con Robert Gallo ai maggiori convegni sull’AIDS
oggi non mi invitano più. Il mondo della ricerca
sull’AIDS è più malato dei pazienti che dovrebbe
aiutare, perché è tutta una corsa al marketing sotto il
giogo dell’arroganza delle case farmaceutiche che nella
furia del profitto vendono farmaci a volte letali.
DONNA
Fiducia, che dire? Penso ci siano in gioco interessi
veramente grossi. Di potere, di denaro che hanno poco a
che vedere con la volontà da parte di queste persone di
salvarci la vita. Non penso gliene possa fregare niente
di me.
ELINOR BURKETT – Scrittrice ed editorialista del
New York Times
Alla fine rimango sempre con un sentimento di tristezza
e di preoccupazione per il fatto che spesso la gente che
guarda programmi come questo o che legge il mio libro
pensa "per fortuna a me non tocca, io non ho l’AIDS". Ma
non c’è nulla di più miope, di più sbagliato, perché se
questo è ciò che sta capitando con la ricerca sull’AIDS,
se i profitti multimiliardari della
Glaxo Wellcome
impediscono al mondo di trattare l’AIDS come una
malattia invece che come un gigantesco business, allora
state pur certi che la stessa cosa sta succedendo con il
cancro, con l’infarto e con ogni altra malattia che
minaccia la nostra vita.
MILENA GABANELLI in studio
Abbiamo fatto più tentativi, abbiamo sperato fino
all’ultimo di avere dalla casa farmaceutica in questione
una spiegazione che sconfessasse le accuse di
condizionamento della ricerca. Purtroppo non ci è stata
data nessuna risposta. E’ una triste conclusione ma va
ricordato che negli ultimi due anni sono stati fatti
progressi che hanno reso, e che stanno rendendo,
migliore l’aspettativa di vita delle persone colpite dal
virus. Questo è successo nonostante le porcherie.
Significa che ci sono medici, specialisti e ricercatori
che dedicano con onestà tutto il loro sapere a rendere
migliore la qualità della nostra vita. Sono tanti e lo
sappiamo tutti.
Grazie per chi è riuscito a seguirci fin qui.
Arrivederci.
Tratto da:
http://www.newmediaexplorer.org/ivaningrilli/2003/10/09/aids_laffare_aids_e_la_falsa_scienza.htm
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Sull'onda emotiva dell'AIDS seguiranno molti altri farmaci, che daranno vita a una gara di
"speranza colossale".
Le cose sull'Aids non sono trasparenti e da subito si intuisce che sulla pelle
dei malati si stanno sperimentando sostanze di dubbia efficacia, che però
fruttano miliardi all'industria farmaceutica.
Da questo sospetto parte l'inchiesta di Report di Rai3 che, supportata
dall'opinione di scienziati americani di calibro mondiale (fra cui un
premio Nobel) e da documenti esclusivi, racconta come il gigante
farmaceutico Glaxo Wellcome, produttore dell'AZT, avrebbe
"spinto" la approvazione di questo farmaco e
concorso a
nasconderne al pubblico i devastanti effetti collaterali.
Dall'inchiesta emerge inoltre come tutto il mondo della ricerca sull'Aids,
anche quello che studia i nuovi farmaci oggi più efficaci, sia
condizionato da interessi
di carriera e finanziari
che poco hanno a che fare con la cura
degli ammalati.
Un documento a tratti scioccante e al quale le
grandi
case
farmaceutiche non hanno saputo rispondere.
Tratto da
http://www.report.rai.it/2liv.asp?cat=2
"Il paziente malato di
Aids NON muore a
causa del virus
dell'HIV ma
per alterazioni dell'assorbimento intestinale
e
quindi per ipoalimentazione (malNutrizione),
dovuta a una grave
micosi." (By Dott.
Gerhard Orth, Leuthkirch)
vedi: Aids
its the Bacteria stupid - PDF +
Aids its
really caused by a virus ? +
Hiv virus inventato