Because of the high cost and many serious side effects of anti virus and associated
drugs used to treat aids - HIV infection, many patients and a growing part of the medical
personnel turn to use herbs as a priority aids control mean.
In fact of matter some herbs and traditional concoctions are very helpful to treat
aids.
Our experience in using herbs for aids suffering patients in the Northern part of
Thailand for more than two years reveals many ultimate benefits of these
herbs, especially 'Plue Cow' or Hyuttuynia cordata, the best herb for aids we have ever
known.
Although nobody can recover from aids in these
days, these herbs can significantly
improve quality of life.
The opportunistic infections from bacteria and fungus on the skin can be treated
very efficiently - leading to a great improvement.
Some laboratory tests on plasma HIV also show that the improvement observed in the
health condition of patients taking our herbs can be associated with a rapid decrease in
plasma viral load.
In contrast to chemical medication, the side effects of herbal medicines are minimal: a
few patients experience fever, diarhea, oral cadidiasis or herpes zoster.
Although the rapid decrease in plasma viral load does not mean these herbs can cure
aids, we at FAH SAI CLUB (one of the largest aids clubs in Chiangmai -
Thailand) are
starting to see a silver line. For more information, please contact FAH SAI CLUB
By e-mail at
info@pc-herbs.com or visit our
web-site at: http://www.pc-herbs.com
vedi:
AIDS e cure Naturali
+
Nutriterapia
"Il paziente malato di
Aids NON muore a causa del virus
dell'HIV ma
per alterazioni dell'assorbimento intestinale
e
quindi per ipoalimentazione (malNutrizione),
dovuta a una grave
micosi." (By Dott.
Gerhard Orth, Leuthkirch)
vedi: Aids
its the Bacteria stupid - PDF +
Aids its
really caused by a virus ? +
L'altra storia dell'Aids +
Hiv
virus inventato
Gli sconvolgenti
documenti ufficiali, alcuni dei quali totalmente inediti
in Italia, che provano la truffa dell'Hiv-Aids.
Fatti a me ben noti, da giornalista investigativo e
dati per scontati gia' nel 1983....
Frutto di 3 anni di ricerca intesa e ostacolata di un
dottore italiano che, minacciato di morte, è emigrato all'estero.
Facciamo girare e diffondiamo il più possibile per
favore. Grazie a tutte/i.
http://www.scribd.com/doc/135713547/Hiv-La-Frode-Scientifica-Del-Secolo-documenti-Ufficiali
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Uno studio preliminare registra benefici del Ginseng
associato ad HAART
By Sung H, Jung YS, Cho YK.
Beneficial effects of a combination of Korean red
ginseng and highly active antiretroviral therapy in
human immunodeficiency virus type 1-infected patients.
Clin Vaccine Immunol. 2009;16:1127-1131.
Sono
stati valutati i benefici del ginseng rosso coreano (KRG)
in pazienti con HIV-1 in trattamento con terapia
antiretrovirale altamente attiva (HAART). Nel corso
della sperimentazione sono stati valutati i seguenti
parametri: conta dei CD4, carica virale, mutazioni della
resistenza ad HAART. Lo studio ha coinvolto 46 persone;
13 con mutazioni farmacoresistenti già alla baseline. I
partecipanti allo studio sono stati suddivisi in due
gruppi, uno trattato con HAART più KRG (23 pazienti) e
un'altro con sola terapia HAART (23 pazienti). Lo studio
della durata di 3 anni, ha registrato (annualmente) una
conta dei CD4 significativamente superiore nel gruppo
con HAART-KRG, rispetto al gruppo con sola HAART (p
<0,05). Dopo 3 anni i pazienti con mutazioni
farmacoresistenti erano complessivamente 21. Fra i
pazienti che non presentavano farmacoresistenze alla
baseline, il 7,1% dei pazienti (1/14) nel gruppo con
HAART-KRG e il 42,1% (8/19) nel gruppo con sola HAART
presentavano mutazioni farmacoresistenti dopo 3 anni di
studio. Un paziente con mutazioni farmacoresistenti
basali nel gruppo di combinazione non presentava
mutazioni 3 anni dopo la terapia HAART. Le mutazioni
farmacoresistenti sono risultate significativamente
minori nel gruppo di combinazione HAART-KRG, rispetto al
gruppo trattato con sola HAART. Relativamente alla
carica virale, 5 pazienti (26,3% [5/19]) nel gruppo di
combinazione HAART-KRG e 9 (45,0% [9 / 20]) nel gruppo
con sola HAART non hanno registrato miglioramenti. Gli
autori della sperimentazione ritengono che questi
risultati supportino l'utilità clinica del ginseng rosso
coreano come terapia complementare in corso di
trattamento HAART in persone con HIV. Ricerca realizzata
da associati a: Department of Microbiology, University
of Ulsan College of Medicine, Songpa-Gu, Seoul, Corea.
La curcumina risolve la diarrea HIV-associata
By Conteas CN, Panossian AM, Tran TT, Singh HM.
Treatment of HIV-associated diarrhea with curcumin. Dig
Dis Sci. 2009;54:2188-2191.
La
curcumina esercita note proprietà anti-infiammatorie.
Ricercatori USA hanno valutato il potenziale terapeutico
della curcumina in pazienti con diarrea HIV-correlata.
Otto pazienti con diarrea HIV-associata hanno assunto un
dosaggio medio quotidiano di 1.862 mg di curcumina per
41 settimane. Tutti hanno registrato la risoluzione
della diarrea e la normalizzazione della qualità delle
feci in un tempo medio di 13 +/- 9.3 giorni. Il numero
medio delle evacuazioni giornaliere è sceso dal 7 +/-
3,6 a 1,7 +/- 0.5. Sette degli otto pazienti hanno
registrato un aumento considerevole del peso corporeo
(4,9 +/- 4,0 kg). Cinque di sei pazienti con gonfiori e
dolori addominali hanno risolto i loro problemi. Durante
il peridodo di trattamento con curcumina i pazienti in
terapia anti-retrovirale non hanno registrato
interazioni o mutamenti negativi nella conta dei CD4 o
nella carica virale. In conclusione, in questo studio
pilota preliminare, la curcumina è risultata associata
ad una rapida e completa risoluzione della diarrea, ad
un considerevole aumento di peso corporeo e ad un
miglioramente del gonfiore e del dolore addominale.
Ricerca realizzata da associati a: Department of
Gastroenterology, Kaiser Permanente Los Angeles Medical
Centre, Los Angeles, CA, USA.
Limone e citronella nella candidosi orale in persone con
HIV
By Wright SC, Maree JE,
Sibanyoni M. Treatment of oral thrush in HIV/AIDS
patients with lemon juice and lemon grass (Cymbopogon
citratus) and gentian violet. 2009 Mar;16(2-3):118-24.
La
stomatite (o stomatomucosite) da candida (candidosi
orale) è una complicazioni frequente fra coloro che
hanno problemi di immunocompetenza come le persone che
vivono con HIV e AIDS. Si tratta di un disturbo trattato
in tutto il mondo con una serie di farmaci e con una
miriade di trattamenti tradizionali o, comunque,
derivati e ottimizzati da trattamenti tradizionali. In
Sudafrica il trattamento di prima scelta per le forme
meno aggressive è il violetto di genziana (metilrosanilio
cloruro). Com'è noto il violetto lascia una evidente
colorazione e in tempi di HIV è diventato in quel paese
sinonimo di sieropositività. Per questa ragione è
diventato un trattamento poco accettato dai pazienti (la
presenza delle macchie color porpora li porta ad essere
stigmatizzati come persone HIV positive). Inoltre, in
quel paese per ragioni economiche si è particolarmente
diffuso l'utilizzo di preparazioni a base di citronella
(Cymbopogon citratus) e di limone (Citrus limon): due
semplici rimedi che i pazienti hanno però trovato
particolarmente utili. In questo studio è stata quindi
valutata, in via preliminare, la sicurezza e l'efficacia
del trattamento della candidosi orale con succo di
limone e citronella in pazienti con HIV e AIDS. Quale
controllo attivo è stata utilizzata la soluzione al 5%
di violetto genziana. Si è trattato di uno studio della
durata di 11 giorni con assegnazione random ad uno dei
due trattamenti sperimentale (succo di limone o di
citronella) o di controllo (violetto genziana). Sono
stati reclutati 90 pazienti HIV-positivi con diagnosi di
candidosi orale e lo studio è stato disegnato e condotto
rispettando i criteri internazionali di bioetica. Dei 90
pazienti reclutati nello studio 83 lo hanno completato.
L'analisi Intion-to-treatment non ha rivelato differenze
staticamente significative fra i tre trattamenti.
Comunque, il succo di limone si è rivelato (in questo
studio) persino migliore del violetto genziana 0,5% (p
<0,02). Gli autori della sperimentazione evidenziano
nelle loro conclusione che, sebbene lo studio abbia
coinvolto un numero limitato di pazienti, l'impiego del
succo di limone e la citronella per il trattamento della
candidosi orale in una popolazione di persone con HIV è
stato convalidato da un primo studio controllato e
randomizzato. Si tratta di semplici risorse che possono
essere tentate nelle forme lievi di candidosi che non
richiedono fin da subito trattamenti farmacologici.
Ricerca realizzata da associati a: Adelaide Tambo School
of Nursing Science, Tshwane University of Technology,
Pretoria, Gauteng, Sudafrica.
HIV: il ginseng americano non interagisce con IDV e
migliora la sensibilità insulinica
By Andrade AS, Hendrix C, Parsons TL, Caballero B, Yuan
CS, Flexner CW, Dobs AS, Brown TT. Pharmacokinetic and
metabolic effects of American ginseng (Panax
quinquefolius) in healthy volunteers receiving the HIV
protease inhibitor indinavir. BMC Complement Altern Med.
2008 Aug 19;8:50.
Le
medicine complementari e alternative sono diffusamente
utilizzate dalle persone con HIV nell'intenzione di
ridurre la tossicità della terapia antiretrovirale.
Negli USA il ginseng americano viene utilizzato anche
per il trattamento dell'iperglicemia e dell'insulino-resistenza
che possono insorgere, tra l'altro, come effetto
collaterale del trattamento con alcuni inibitori della
proteasi. Tuttavia, non è noto se il ginseng americano
può effettivamente invertire la situazione di
insulino-resistenza indotta dall'inibitore delle
proteasi Indinavir e, se questi due agenti,
interferiscono fra loro farmacologicamente. Ricercatori
USA hanno quindi valutato le interazioni
farmacocinetiche tra Indinavir e Ginseng americano e se
quest'ultimo era, o meno, in grado di migliore l'
insulino-resistenza indotta da Indinavir. Dopo
valutazione basale della sensibilità insulina dei
volontari sani hanno assunto 800 mg di Indinavir ogni 8
ore per 3 giorni e, in seguito, hanno assunto Indinavir
e ginseng americano (1 grammo ogni 8 ore) per altri 14
giorni. La farmacocinetica dell'Indinavir e la
sensibilità insulinica sono state valutate prima e dopo
la co-somministrazione del ginseng. Dopo la
co-somministrazione non sono state osservate differenze
relativamente all'area sotto la curva delle
concentrazioni plasmatiche di Indinavir (n = 13). Il
trattamento con solo Indinavir ha ridotto la sensibilità
insulinica (da 0.113 +/- 0.012 a 0.096 +/- 0,014 mg /
kgFFM /min per muU/ml di insulina, p = 0.03, n = 11),
mentre la co-somministrazione ha mantenuti inalterati i
valori. In conclusione, l'Indinavir diminuisce la
sensibilità all'insulina, che risulta invece inalterata
con la co-somministrazione di ginseng. Il ginseng
americano non sembra incidere in misura significativa
sulla farmacocinetica dell'Indinavir. Ricerca realizzata
da associati a: Division of Infectious Diseases, The
Johns Hopkins University, Baltimore, MD, USA.
Candida (in HIV+ e HIV-): Dodonaea sudafricana meglio di
clorexidina e triclosan
By Patel M, Coogan MM.
Antifungal activity of the plant Dodonaea viscosa var.
angustifolia on Candida albicans from HIV-infected
patients. J Ethnopharmacol. 2008 Jun 19;118(1):173-6.
Ricercatori sudafricani hanno valutato la minima
concentrazione inibente (MIC) e il tempo di soppressione
verso Candida albicans degli estratti di Dodonaea
viscosa var. angustifolia (PLE) (una pianta medicinale
sudafricana), di clorexidina gluconato (CHX) e di
triclosan (TRN). In particolare, sono stati valutati 41
ceppi di Candida albicans ottenuti da 20 persone HIV
positive e da 20 persone HIV negative. I valori MIC
dell'estratto in acetone di PLE, CHX e TRN sono stati
misurati utilizzando microtitolazione (con doppia
diluizione) e considerando il tempo impiegato per
sopprimere il 99,5% dei ceppi di Candida. I valori MIC
di PLE, CHX e TRN sono risultati essere rispettivamente
6.25-25, 0.008-0.16 e 0.0022-0.009 mg/ml. PLE ha
soppresso tutti i ceppi di Candida (da HIV positivi e
negativi) entro 30 secondi, mentre CHX ha soppresso il
40% dei ceppi isolati da pazienti HIV-positivi e il 20%
di quelli isolati da HIV-negativi soggetti in 1 minuto.
Durante lo stesso arco di tempo TRN ha soppresso il 55%
e il 35% degli isolati, rispettivamente delle persone
HIV-positive e HIV-negative. Da questa ricerca emerge
che gli estratti della pianta medicinale sudafricana
Dodonaea viscosa var. angustifolia hanno proprietà
antifungine e sono più efficaci della clorexidina
gluconata (CHX) e del triclosan. Ricerca realizzata da
associati a: Division of Oral Microbiology, Department
of Clinical Microbiology and Infectious Diseases,
Faculty of Health Sciences, University of the
Witwatersrand, Johannesburg, Sudafrica.
Il neem potenzia i CD4 in persone con HIV
Mbah AU, Udeinya IJ, Shu EN, Chijioke CP, Nubila T,
Udeinya F, Muobuike A, Mmuobieri A, Obioma MS.
Fractionated neem leaf extract is safe and increases
CD4+ cell levels in HIV/AIDS patients. Am J Ther. 2007
Jul-Aug;14(4):369-74.
In
alcuni paesi del mondo il neem (Azadirachta indica
A.Juss., 1830) è considerato una sorta di “farmacia del
villaggio”. Ora, un gruppo di ricercatori africani ha
studiato gli effetti degli estratti in acetone-acqua di
foglie di neem sull'andamento delle cellule CD4 e, più
in generale, l'impatto di questo fitoterapico
sull'andamento dell'immunità e della carica virale in
persone con HIV e AIDS. Lo studio ha coinvolto 60
pazienti con diagnosi di infezione da HIV I o II, con
CD4 inferiori a 300 cellule/microL e naïve per
trattamento antiretrovirale. I pazienti hanno assunto il
fitoterapico al dosaggio di 1,0 grammo al giorno per 12
settimane. I test clinici e di laboratorio sono stati
eseguiti all'inizio dello studio e ogni 4 settimane. Lo
studio è stato completato da 60 pazienti; 50 (83,33%)
dei quali si erano presentati regolarmente ai controlli
clinici e di laboratorio e, per questa ragione,
presentavano dati valutabili. Per questi 50 pazienti
l'aumento delle cellule CD4 fra la baseline e la
dodicesima settimana è risultato significativo [266
cellule/microL (159%); p <0,001). La velocità di
sedimentazione eritrocitaria è scesa da 64 mm/h (alla
baseline) a 16 mm/h (alla dodicesima settimana); mentre
il numero totale delle patologie correlate a HIV/AIDS,
affermano gli autori, sarebbe diminuito da 120 alla
baseline a 5. Il peso corporeo, le concentrazioni di
emoglobina e il conteggio dei linfociti sarebbero
aumentati rispettivamente del 12% (P <0.05), del 24% (P
<0,0001) e del 20% (P <0,0001). Non sono stati osservati
effetti negativi e non sono state registrate anomalie
relativamente ai parametri renali ed epatici. Secondo
gli autori della sperimentazione, i risultati ottenuti
confermano la sicurezza della somministrazione di neem e
la sua notevole capacità di influenzare lo stato delle
cellule CD4. La somministrazione di neem potrebbe quindi
entrare a far parte di un regime di trattamento
combinato dell'infezione da HIV. E' attualmente in corso
le valutazione di neem relativamente all'attività
antiretrovirale. Ricerca realizzata da associati a:
Department of Pharmacology and Therapeutics, College of
Medicine, University of Nigeria, Enugu Campus, Enugu,
Nigeria.
Cannabis efficace sulla neuropatia HIV-correlata
By Abrams DI, Jay CA, Shade SB,
Vizoso H, Reda H, Press S, Kelly ME, Rowbotham MC,
Petersen KL. Cannabis in painful HIV-associated sensory
neuropathy: a randomized placebo-controlled trial.
Neurology. 2007 Feb 13;68(7):515-21.
L'equipe di Donald Abrams del “San Francisco General
Hospital“ ha realizzato uno studio finalizzato a
valutare gli effetti del fumo di cannabis sul dolore
neuropatico in corso di neuropatia HIV-associata e in un
modello sperimentale di dolore. Si è trattato di uno
studio prospettico, randomizzato e controllato verso
placebo, realizzato presso il centro di ricerca clinica
dell'Ospedale in questione fra il maggio 2003 e 2005. I
pazienti sono stati assegnati random al fumo di cannabis
(3.56% tetraidrocannabinolo) o di sigarette-placebo
identiche prive di cannabinoidi tre volte al giorno per
5 giorni. Quali principali misure di risultato sono
state adottate la classificazione del dolore cronico e
la riduzione superiore al 30% dell'intensità del dolore.
L'azione analgesica acuta e gli effetti
anti-iperalgesici della cannabis fumata sono stati
valutati attraverso una procedura di stimolazione
cutanea (calore) e un modello di sensibilizzazione
calore/capsaicina. Cinquanta pazienti hanno completato
l'intero studio. La cannabis fumata ha ridotto il dolore
quotidiano del 34% (riduzione mediana; IQR= -71, -16)
verso 17% (IQR = -29, 8) del placebo (p = 0.03). Una
riduzione superiore al 30% del dolore è stato segnalato
dal 52% delle persone con cannabis e dal 24% di quelle
con placebo (p = 0.04). La prima sigaretta di cannabis
ha ridotto il dolore cronico (mediana) del 72% verso il
15% del placebo (p < 0.001). La cannabis ha ridotto l'iperalgia
indotta sperimentalmente sia da spazzola che da test Von
Frey (p < o = 0.05), ma è sembrata avere scarso effetto
sullo stimolo nocivo da calore. Nessun evento avverso
serio è stato segnalato. I ricercatori ritengono che il
fumo di cannabis sia ben tollerato ed efficace
nell'alleviare il dolore neuropatico cronico in corso di
neuropatia HIV-correlata. I risultati sono paragonabili
ai farmaci per uso orale che vengono impiegati nel
trattamento del dolore neuropatico. Ricerca realizzata
da associati a: Community Consortium, Positive Health
Program, San Francisco General Hospital, San Francisco,
CA, USA.
Il ginseng ritarda la progressione dell'AIDS,
indipendentemente da HLA
By Sung H, Kang SM, Lee MS, Kim TG, Cho YK. Korean red
ginseng slows depletion of CD4 T cells in human
immunodeficiency virus type 1-infected patients. Clin
Diagn Lab Immunol. 2005 Apr;12(4):497-501.
I
risultati di uno studio precedentemente realizzato
dall'equipe del Dipartimento di Microbiologia
dell'Università di Seoul hanno segnalato che la
somministrazione, nel lungo periodo, di ginseng rosso
coreano può ritardare la progressione della malattia in
persone con HIV-1.La stessa equipe ha ora studiato se
questo rallentamento della progressione della malattia è
stata o meno influenzata dalla sola assunzione di
ginseng o congiuntamente al fattore HLA. Ci sono infatti
persone con HIV che, senza assumere farmaci, mantengono
inalterati i loro livelli di CD4 anche per più di 10
anni. Uno dei fattori fortemente associato alla
progressione della malattia riguarda gli alleli HLA.
Infatti, i geni che codificano per le molecole HLA di
classe I sono notevolmente polimorfici e, specifici
sottotipi di HLA (allele B35 del gene HLA...), agendo
sulle cellule T possono influenzare la velocità della
progressione della malattia. I ricercatori hanno quindi
voluto verificare se l'azione registrata in corso di
trattamento con ginseng non fosse in realtà dovuta ad un
fattore soggettivo (HLA). Allo scopo di chiarire questo
aspetto i ricercatori hanno analizzato i dati clinici di
68 pazienti con HIV-1 che hanno vissuto per 5 anni senza
terapia antiretrovirale.Per un periodo di oltre 111,9
+/- 31,3 mesi l'assunzione media di ginseng è stata
di4.082 +/- 3.928 grammi e, la diminuzione annuale di
cellule T CD4, è stata di 35,0 +/- 28.7/microl.L'analisi
dei dati ha rilevato una correlazioni inverse
significative fra il punteggio prognostico HLA (0,29 +/-
1,19) e la diminuzione annuale delle cellule T CD4 (r =
-0,347;P < 0,01), così come fra la quantità di ginseng
assunta e la diminuzione annuale in cellule T CD4 (r =
-0,379;P < 0,01).Inoltre, l'assunzione di ginseng ha
ritardato significativamente la diminuzione di cellule
di T CD4 anche quando l'influenza delle HLA di classe I
era statisticamente eliminata (analisi della varianza a
misure ripetute;P < 0,05).Inoltre, i ricercatori hanno
osservato una correlazione significativa fra
l'assunzione di ginseng e la diminuzione deilivelli
serici sCD8 (r = 0,62;P < 0,001). Secondo gli autori
della ricerca, i risultati indicano che l'assunzione di
ginseng agisce significamente, e indipendentemente dalle
HLA di classe I, sulla riduzione delle cellule T CD4.
Ricerca realizzata da associati a: Department of
Microbiology, University of Ulsan College of Medicine,
Pungnap-dong, Songpa-gu, Seoul 138-040, Corea.
Hypoxis e Sutherlandia nell'infezione da HIV: una
revisione
By Mills EJ, Cooper C, Seely D, Kanfer I. African herbal
medicines in the treatment of HIV: Hypoxis and
Sutherlandia. An overview of evidence and pharmacology.
Nutr J. 2005 May 31;4(1):19
In
Africa, le piante medicinali sono spesso impiegate nel
trattamento primario dell'infezione da HIV e dell'AIDS,
oltre che per le malattie opportunistiche e problemi in
generale HIV-correlati. Ricercatori canadesi e
sudafricani hanno realizzato una revisione della
letteratura finalizzata a riassumere quanto finora è
scientificamente noto relativamente a due specifiche
piante medicinali: la patata africana (Hypoxis
hemerocallidea) e la Sutherlandia frutescens. La
revisione ha riguardato quanto indicizzato fino al
dicembre 2004 nei database AMED, MedLine, EMBASE,
CancerList, Cochrane Controlled Trials Register e
AltHealthWatc. Nella revisione sono riportate in
dettaglio le diverse conoscenze farmacologiche,
tossicologiche e farmacocinetiche relative ai principi
attivi identificati in questa pianta. Hypoxis ha una
lunga storia di utilizzo tradizionale nel continente
africano (infezioni urinarie, tumori, disordini nervosi
ecc.), e viene correntemente utilizzata come
immunostimolante dalle persone con HIV al dosaggio di
2,4 mg/die. Ci sono evidenze indirette che steroli (beta-sitosterolo,
stigmasterolo), steroline (beta-sitosterolo glicoside) e
stanoli (sitostanolo) presenti nella radice di Hypoxis
abbiano azione immunostimolante. Fra i principi attivi a
cui viene riconosciuta una importante attività c'è l'ipossoside
che, convertito nel suo aglicone (rooperol) è un potente
antiossidante. L'ipossoside è coinvolto in diverse
interazioni farmacologiche. La Sutherlandia, il cui
utilizzo viene raccomandato al dosaggio di 9 mg/kg/die
viene tradizionalmente utilizzata contro una grande
varietà di malattie (tumori, tubercolosi, diabete ecc).
La ricerca scientifica sulla Sutherlandia è piuttosto
recente: sono state documentate azioni antiossidanti e
sul sistema immunitario, ancora non esattamente
documentate. La pianta contiene importanti principi
attivi come L-canavanina (30-40 mg per grammo di
estratto), GABA (14 mg per gr), D-pinitolo ecc. La
L-canavanina ha proprietà antivirali verso il virus
dell'influenza e i retrovirus (incluso HIV). La
L-canavanina, dopo lunghi periodi di utilizzo, può però
avere effetti tossici. Il d-pinitolo può essere utile
nel trattamento della wasting syndome in corso di tumore
e AIDS. Anche la Sutherlandia può interagire con diversi
farmaci. Sul piano clinico, malgrado la grande
popolarità di questi rimedi e il supporto del Ministero
della Sanità e di diverse Organizzazioni Non
Governative, non sono disponibili i dati di
sperimentazioni clinichecontrollate. Si tratta quindi di
piante medicinali che contengono importanti principi
attivi la cui reale efficacia deve ancora essere
stabilità nel corso di studi clinici rigorosi. La
revisione è integralmente e gratuitamente visionabile
nel sito di BioMed Central. Revisione realizzata da
associati a:Department of Clinical Epidemiology and
Biostatistic, McMaster University, Canada; Division of
Infectious Diseases, University of Ottawa, Canada;
Department of Clinical Epidemiology, Canadian College of
Naturopathic Medicine, Canada; Faculty of Pharmacy,
Rhodes University, Grahamstown, Sudafrica.
Azione degli estratti di corteccia di mango sulle
cellule T
By Garrido G, Blanco-Molina M, Sancho R, Macho A,
Delgado R, Munoz E. An aqueous stem bark extract of
Mangifera indica (Vimang) inhibits T cell proliferation
and TNF-induced activation of nuclear transcription
factor NF-kappaB. Phytother Res. 2005 Mar;19(3):211-5.
Sembra che le origini dell’albero di mango (Mangifera
indica L.) siano da ricercarsi nelle regioni Himalayane
dell’India o del Burma; successivamente è stato
naturalizzato in Sudafrica, Filippine e America Latina.
Dal mango si ottiene un frutto particolarmente nutriente
e, recentemente, sono state segnalate una serie di
attività terapeutiche attribuite agli estratti in acqua
della corteccia del fusto di questa pianta. Un piccolo
studio pilota, i cui risultati sono stati pubblicati nel
2003, ha segnalato benefici in 82 persone con HIV che
hanno partecipato volontariamente ad uno studio
incentrato sull'attività di un particolare estratto di
corteccia di mango (Vimang). In generale, sono state
segnalate attività antinfiammatorie, immunomodulanti e
antiossidanti.La base molecolare di queste proprietà
rimane però sconosciuta. Ora, ricercatori cubani hanno
documentato che gli estratti di corteccia di mango
(sempre Vimang) inibiscono eventi iniziali e di processo
dell'attivazione delle cellule T, compresi l'espressione
del marcatore di superficie CD25, la progressione alla
fase S del ciclo cellulare e la proliferazione in
risposta a stimolazione dei recettori T cellulari (TCR).Inoltre,
l'estratto ha impedito la degradazione lkappa-Balfa
indotta da TNFalfa e il legame di NF-kB al DNA.I
risultati di questa ricerca possono contribuire a
spiegare alcune delle attività che questo estratto
determina a livello molecolare. Ricerca realizzata da
associati a: Laboratorio de Farmacologia, Centro de
Quimica Farmaceutica, Ciudad de La Habana, Cuba.
Il punto sulla Sutherlandia
By Harnett SM e al. J Ethnopharmacol. 2005
Jan;96(1-2):113-9. Fernandes AC eal. J Ethnopharmacol.
2004 Nov;95(1):1-5. Ojewole JA.Methods Find Exp Clin
Pharmacol. 2004 Jul-Aug;26(6):409-16. Tai J e al. J
Ethnopharmacol. 2004 Jul;93(1):9-19.
La
Sutherlandia frutescens è una pianta medicinale dai
numerosi utilizzi aneddotici (tumori, malattie virali e
numerosi stati infiammatori) e ricca di importanti
principi attivi (L-canavanina, GABA, pinitolo, SU1,
arginina) ma rispetto la quale non esistono risultati di
studi clinici controllati. Con lo scopo di esplorare
scientificamente il suo potenziale terapeutico da alcuni
anni l'Università di Port Elizabeth, in Sudafrica, sta
sottoponendo gli estratti di questa pianta ad una serie
di test preclinici. Nel corso del 2004 sono stati
pubblicati tre lavori, ai quali dobbiamo aggiungere una
quarta ricerca pubblicata nel gennaio del 2005. Da
questa serie di sperimentazioni pre-cliniche è emerso
che la Sutherlandia esercita attività antiretrovirale
verso HIV-1 (Harnett SM e al 2004), antiproliferativa,
antiossidante, analgesica, antinfiammatoria e
ipoglicemica. Relativamente all'azione antiproliferativa
è stata dimostrata in termini concentrazione-dipendente
su diverse linee di cellule tumorali, con inibizione 50%
(IC50) della proliferazione cellulare di MCF7,
MDA-MB-468, Jurkat e HL60 rispettivamente alle
diluizioni di 1/250, 1/200, 1/150 e 1/200 (Tai J e al
2004). L'attività antiossidante e scavenger sul
perossido di idrogeno è stata dimostrata a
concentrazioni inferiori a 10 microg/ml di estratto (Fernandes
AC e al 2004). L'azioneanalgesica, antinfiammatoria e
ipoglicemica è stata invece valutata e dimostrata in via
preliminare sugli animali (p<0.005-0.001 per tutti
test). Questi risultati sono, per altro, coerenti con la
presenza di principi attivi conosciuti per esercitare
questi tipi di attività (Ojevole JA e al 2004).
L'insieme di questi dati integra e supporta le attuali
conoscenze aneddotiche che si hanno sull'azione
terapeutica della Sutherlandia frutescens.
Phyllanthus amarus e infezione da HIV
By Notka F, Meier G, Wagner R. Concerted inhibitory
activities of Phyllanthus amarus on HIV replication in
vitro and ex vivo. Antiviral Res. 2004 Nov;64(2):93-102.
Diverse sperimentazioni precliniche hanno segnalato che
preparazioni a base di Phyllanthus amarus inibiscono
efficientemente (in vitro) variabili di HIV
farmacoresistenti agli inibitori della trascrittasi
inversa e ceppi di HIV “wild-type” (virus con genotipo
originario, antecedente al cambiamento genetico
intervenuto dopo la terapia antivirale ). Dal momento
che i target per il trattamento antivirale sono
molteplici, i trattamenti ideali dovrebbero agire su
molteplici target. Ricercatori tedeschi hanno
riscontrato che gli estratti in acqua/alcool di questa
pianta bloccano l'aggancio di HIV-1 e gli enzimi
integrasi, trascrittasi inversa e proteasi in diversi
stadi della replicazione virale. Un gallotannino e due
ellagitannine (geraniina e corilagina) si sono rivelate
essere i mediatori più potenti delle attività antivirali
appena segnalate. Le preparazioni a base di P. amarus
hanno bloccato l'interazione di HIV-1 gp120 con il
relativo recettore cellulare principale CD4, con
concentrazioni inibitorie 50% a dosaggi molto bassi.
L'inibizione è risultata inoltre evidente anche per
l'integrasi di HIV-1, la trascrittasi inversa e la
proteasi. Con lo scopo di evidenziare la rilevanza di
queste attività gli estratti sono stati somministrati
oralmente a dei volontari ed è stata registrata una
potente azione inibitoria anche in vivo. Si tratta di
risultati importanti in quanto documentazione un'azione
oltre che in vitro anche in vivo. Si tratta di dati
preliminari esposti a molteplici errori, ma che
suggeriscono l'urgenza di una più impegnativa ricerca
nel campo della fitoterapia con potenziali affetti
antiretrovirali. Ricerca realizzata da associati a:
Institute of Medical Microbiology and Hygiene,
University of Regensburg, Regensburg, Germania.
Combinazione di piante cinesi e infezione da HIV
By Kusum M, Klinbuayaem V, Bunjob M, Sangkitporn S.
Preliminary efficacy and safety of oral suspension SH,
combination of five chinese medicinal herbs, in people
living with HIV/AIDS ; the phase I/II study. J Med Assoc
Thai. 2004 Sep;87(9):1065-70.
Le
industrie e le autorità sanitarie dei paesi in via di
sviluppo sono alla ricerca di presidi sanitari che
possano adeguatamente, ma anche più economicamente,
contribuire a far fronte alla grave epidemia da virus
HIV (Human Immunodeficiency Virus). Ricercatori del
Dipartimento di Scienza Medica del Ministero della
Salute Pubblica della Thailandia hanno realizzato uno
studio clinico preliminare sulla sicurezza e
sull'efficacia di una composizione fitoterapica composta
di 5 piante medicinali cinesi nel trattamento
dell'infezione da HIV. Si è trattato di uno studio
aperto realizzato presso l'ospedale Sanpatong di Chiang
Mai (Thailandia) che ha coinvolto persone adulte che
vivono con HIV e AIDS. I partecipanti allo studio
presentavano un conteggio delle cellule CD4 superiore a
200 cell/mm3 e HIV1-RNA maggiore di 20.000 copie/ml. I
pazienti hanno ricevuto oralmente SH, una combinazione
di 5 piante medicinali (Glycyrrhiza glaba L., Artemisia
capillaris Thumb., Morus alba L., Astragalus
membranaceus(Fisch.) Bge., Carthamus tinctorius L.) al
dosaggio di 5 gr o 30 ml divisi in tre somministrazioni
quotidiane dopo i pasti, unitamente a trattamento
antibatterico con tavolette di sulfamethoxazolo/trimetoprim
nella classica combinazione di 5/1 al dosaggio di 400/80
mg una volta al giorno dopo la colazione e per 12
settimane. Durante il periodo di trattamento, e in
quello seguente, sono stati monitorati i CD4, la carica
virale e gli eventi avversi. Dei 28 pazienti arruolati,
il numero di pazienti che hanno risposto positivamente
al trattamento (riduzione di HIV1-RNA plasmatica
superiore a 0.5 log) durante il trattamento e il
follow-up era 4-10 (14,2-35,7%), mentre il numero di
pazienti che hanno risposto negativamente (aumento di
HIV1-RNA plasmatica superiore a 0.5 log) era di 2-4
(0-14,2%). I valori medi della carica virale alle
settimane 0 (baseline), 12 e 20 era rispettivamente
4,94, 4,83 e 4,76 log copie/ml; mentre il conteggio dei
CD4 ha fornito questi valori medi alle settimane 0 (baseline),
4, 8, 12 e 20: 382,1, 404,2, 359,4, 404,1, 360,2 cell/mm3.
Tutti i partecipanti allo studio hanno manifestato una
buona compliance e non sono stati registrati effetti
avversi seri. Dalla ricerca è emerso che il trattamento
con HS è sicuro, con una risposta sulla carica virale
compresa fra il 14-35%, ma una mancata risposta a
livello di CD4. Sono quindi necessarie altre ricerche,
prima di sostenere che questa combinazione di piante
cinesi possa agire nell'infezione da HIV.
Una revisione su NF-kB come target anti-HIV
By Pande V, Ramos MJ. Nuclear factor kappa B: a
potential target for anti-HIV chemotherapy. Curr Med
Chem. 2003 Aug;10(16):1603-15.
Il
fattore nucleare kappa B (NF-kB) è un fattore di
trascrizione linfoide-specifico che è sequestrato nel
citoplasma dalla proteina IkappaB (l-kB). NF-kB svolge
un ruolo importante nella regolazione dell'espressione
genetica di Hiv-1. Durante l'attivazione NF-kB viene
liberato da I-kB, si muove verso il nucleo e si lega
alle "sequenze ripetitive terminali" (LTR) per iniziare
la trascrizione del genoma integrato di HIV. Questa
importante revisione si focalizza su NF-kB come un
target potenziale per lo sviluppo di nuovi trattamenti
contro HIV-1. E' utile ricordare che sono stati
individuati diversi target per il trattamento anti-HIV
(trascrizione inversa, integrazione del genoma virale,
espressione genica) e che sono stati messi a punto
farmaci di diverse classi che interferiscono con varie
fasi del ciclo virale. Fra le più importanti classi di
farmaci ricordiamo gli inibitori della trascrittasi
inversa e della proteasi. Ma, oltre ad altri problemi,
queste terapie sviluppano resistenze dovute alle
mutazioni nel virus. Mentre, assumere NF-kB come target
per la soppressione del virus non presenta il problema
delle resistenze in quanto NF-kB è normalmente presente
nelle cellule T-4 umane e non è soggetto a mutazioni. In
questa revisione viene illustrato dettagliatamente il
sistema NF-kB e il suo ruolo nell'infezione da HIV-1; il
tutto correlato da una revisione critica sugli attuali e
potenziali inibitori di sintesi. Le sostanze che sono
state studiate su NF-kB sono riconducibili a tre
categorie: (1) antiossidanti, contro lo stress
ossidativo implicato nell'attivazione di NF-kB, (2)
inibitori della fosforilazione e della degradazione di
I-kB inibitore (la fosforilazione e la degradazione di
l-kB sono necessarie per liberare e far muovere NF-kB
verso il nucleo), (3) inibitori di legame NF-kB DNA. Gli
antiossidanti includono la N-Acetil-L-Cisteina (NAC),
l'acido alfa lipoico, il glutatione monoestere, la
pirrolidina ditiocarbammato e la tepoxalina; fra questi
antiossidanti la NAC è quella che è stata meglio
studiata. Gli inibitori della fosforilazione e della
degradazione di I-kB studiati nel contesto di HIV-1 sono
i salicilati (salicilato di sodio e acido
acetilsalicilico (aspirina)). Infine, nella revisione
vengono presi in considerazione anche gli inibitori del
legame DNA NF-kB che finora hanno ricevuto una certa
attenzione da parte dei ricercatori. Fra questi il più
potente sembra essere l'acido aurina-tricarbossilico
(ATA), un agente chelante che inibisce il legame DNA
NF-kB alla bassa concentrazione di 30 microM. Nella
revisione sono discussi i possibili meccanismi d'azione
e altre importanti suggestioni per la ricerca e per il
trattamento di HIV. Revisione realizzata da associati a:
CEQUP/Departamento de Quimica, Faculdade de Ciencias,
Universidade do Porto, Rua do Campo Alegre Porto,
Portogallo.
Nell'AIDS Melaleuca anti-candidosi: una conferma
By Vazquez JA, Zawawi AA. Efficacy of alcohol-based and
alcohol-free melaleuca oral solution for the treatment
of fluconazole-refractory oropharyngeal candidiasis in
patients with AIDS. HIV Clin Trials 2002 Sep-Oct;3(5):379-85
L'attività antifungina della Melaleuca alternifolia è
stata dimostrata da tempo; l'olio essenziale di questa
pianta in passato è stato sperimentato con successo
anche nelle persone con HIV/AIDS affette da candida. E'
stato quindi realizzato uno studio clinico con lo scopo
di valutare l'efficacia di soluzioni alcoliche e non
alcoliche di Melaleuca alternifolia in pazienti con AIDS
affetti da candidosi orale refrattaria ai trattamenti
con fluconazolo. Si è trattato di uno studio prospettico
e aperto realizzato presso una clinica universitaria
specializzata nel trattamento di persone con HIV/AIDS.
Nello studio sono stati inclusi 27 pazienti con AIDS e
candidosi orale farmacoresistente al fluconazolo. I
pazienti sono stati assegnati random (1:1) al
trattamento con soluzioni alcoliche e non alcoliche di
Melaleuca, somministrate 4 volte al giorno per 2-4
settimane; 13 pazienti sono stati arruolati nel primo
gruppo e 14 nel secondo. La principale misura del
risultato consisteva nella risoluzione clinica delle
lesioni da candidosi orale. Dopo due e quattro settimane
sono stati valutatati i segni clinici e i sintomi della
candidosi e sono state realizzate colture per
misurazioni quantitative. Risultati. Tutti gli isolati
di Candida albicans hanno evidenziato in vitro un certo
grado di resistenza al fluconazolo. Sulla base
dell'analisi intent-to-treat alla quarta settimana il
60% dei pazienti ha mostrato una risposta clinica al
trattamento orale con Melaleuca: 7 pazienti sono
risultati guariti e 8 migliorati clinicamente. Gli
autori concludono affermando che entrambe le
formulazioni di Melaleuca sembrano essere dei regimi
alternativi e efficaci per il trattamento della
candidosi orofaringea refrattaria al fluconazolo in
pazienti con AIDS. Studio realizzato da associati a:
Division of Infectious Diseases, Wayne State University
School of Medicine, Detroit, Michigan, USA.
Andrographis paniculata: primo studio clinico in persone
HIV-positive
By Calabrese C, Berman SH, Babish JG, Ma X, Shinto L,
Dorr M, Wells K, Wenner CA, Standish LJ. A phase I trial
of andrographolide in HIV positive patients and normal
volunteers. Phytother Res 2000 Aug;14(5):333-8
Su
13 pazienti HIV-positivi e cinque volontari sani è stato
realizzato uno studio clinico di fase I
(dose-escalation) utilizzando l'andrografolide estratto
dall'Andrographis paniculata. L'obiettivo primario dello
studio era di valutare la sicurezza e la tollerabilità
del prodotto e, in seconda istanza, di stabilire gli
effetti sui livelli plasmatici di HIV1-RNA e sui livelli
di linfociti CD4. Nessun partecipante allo studio faceva
uso di farmaci antiretrovirali nel corso dello studio.
Le persone con alterazioni epatiche o renali erano
escluse dallo studio. Gli schemi terapeutici prevedevano
5 mg/kg di peso corporeo per 3 settimane, aumentati a 10
mg/kg per 3 settimane e infine a 20 mg/kg nelle tre
settimane finali. Lo studio è stato interrotto dopo 6
settimane a causa degli effetti avversi, compresa una
reazione anafilattica in un paziente. Tutti gli effetti
avversi si sono comunque risolti entro la fine del
periodo di osservazione. Nelle persone HIV+ dopo la
somministrazione di 10 mg/kg di andrografolide è stato
osservato un significativo aumento dei livelli medi di
CD4+ ( da un valore base di 405 cellule/mm3 a 501
cellule/mm3; p =0,002). Durante lo studio non sono stati
registrati cambiamenti statisticamente significativi nei
livelli plasmatici medi di HIV1-RNA. Gli autori dello
studio concludono sottolineando che l'andrografolide
presente in Andrographis paniculata può inibire la
sregolazione del ciclo cellulare indotta da HIV,
portando ad un innalzamento dei livelli di linfociti CD4
nelle persone sieropositive. Studio realizzato da
ricercatori della "Bastyr University Research Institute,
Bastyr University", Washington, USA.
Il Ginseng ritarda la comparsa di farmacoresistenze all'AZT
By Cho YK, Sung H, Lee HJ, Joo CH, Cho GJ. Long-term
intake of Korean red ginseng in HIV-1-infected patients:
development of resistance mutation to zidovudine is
delayed. Int Immunopharmacol 2001 Jul;1(7):1295-1305
E'
stato notato che il numero di cellule CD4+ rimane
stabile, o anche aumenta, nei pazienti sieropositivi
trattati per un periodo prolungato con Ginseng coreano
rosso (GCR). In questo studio è stato valutato se lo
sviluppo di mutazioni della trascrittasi inversa (TI)
resistenti alla zidovudina (AZT) è ritardata dalla
terapia combinata GCR+AZT. E' stata utilizzata la PCR (Polymerase
Chain Reaction) Nested e i metodi diretti di
sequenziazione al fine di definire i codoni di TI 41,
67, 70, 210, 215 e 219 del gene di HIV-1 pol nel DNA di
campioni di cellule mononucleate del sangue periferico (CMSP)
di 18 pazienti. Nove di questi 18 pazienti (gruppo GCR)
erano stati trattati con GCR per 60 +/- 15 mesi (range:
38-82) e AZT (75 +/- 24 mesi); mentre gli altri 9
facevano parte del gruppo di controllo ed erano stati
trattati con solo AZT. Nel gruppo GCR+AZT la conta dei
CD4+ si è mantenuta simile (da 239 +/- 85 a 234 +/- 187
microlitri-1 con P > 0.05) durante l'intero periodo di
studio; mentre fra i pazienti del gruppo di controllo
trattati con AZT (51 +/- 31 mesi) le cellule CD4+ sono
diminuite da 272 +/- 97 a 146 +/- 154 microlitri-1 (P <
0.01). Nei campioni raccolti entro i 24 mesi di terapia
con AZT, l'incidenza complessiva delle 6 mutazioni
resistenti all'AZT è risultata essere del 4.2% e del
47%, rispettivamente nel gruppo GCR+AZT e solo AZT (P <
0.01). Nei campioni raccolti dopo 24 mesi di terapia,
l'incidenza è risultata essere rispettivamente del 21.7%
e 56.3% (GCR+AZT verso solo AZT; p<0.01). Questi dati
suggeriscono che il mantenimento dei CD4+ per mezzo
dell'assunzione di AZT e GCR per un periodo prolungato
può essere indirettamente associato con lo sviluppo
ritardato di resistenze alla AZT per mezzo
dell'assunzione di GCR. Studio realizzato da: Department
of Microbiology, University of Ulsan College of
Medicine, Pungnap-dong, Songpa-ku, Seoul, South Korea.
Studio pilota su QKN (piante medicinali cinesi) in
persone con HIV
By Zhan L; Yue ST; Xue YX; Attele AS; Yuan CS. Effects
of Qian-Kun-Nin, a Chinese Herbal Medicine Formulation,
on HIV Positive Subjects: A Pilot Study. Am J Chin Med
2000;28(3-4):305-12
Qian-Kun-Nin (QKN) viene utilizzata in Cina contro i
tumori, le malattie infettive e per migliorare l’energia
vitale. Si tratta una combinazione di 14 piante
medicinali, ovvero di Astragalus membranaceus (Fisch.),Polygonatum
sibiricum Redoute, Scrophularia ningpoensis Hemsl, Poria
cocos (Schw.) Wolf, Artemisia capillaris Tunb, Coptis
chinensis Franch, Gardenia jasminoides Ellis, Forsythia
suspensa (Thunb.) Vahl, Corydalis yanhusuo W. T. Wang,
Sparganium stoloniferum Buch.-Ham, Curcuma zedoaria (Berg.)
Roscoe, Cnidium monnieri (L.) Cusson, Arisaema
consanguineum Schott, Melaphis chinensis (Bell). Dati
preliminari hanno evidenziato che QKN determina una
inibizione della crescita di HIV ed effetti di
modulazioni delle funzioni immunologiche alterate. E’
stato quindi condotto un piccolo studio pilota
sull’attività antiretrovirale e immunologica di QKN in
persone con HIV. Si è trattato di uno studio in singolo
cieco della durata di 24 settimane che ha inizialmente
reclutato 11 persone con HIV. Tre persone sono uscite
dallo studio dopo una settimana per trasferimento e i
dati si riferiscono alle 8 persone che lo hanno
completato. Se confrontato con i valori di baseline la
carica virale (CV) plasmatica (bDNA, Chiron) è diminuita
significativamente alla fine della 12 settimana (p<0.01)
e alla fine della 24^ (p<0.01). La media (± DS) dell’HIV-RNA
è passata (valori X 1000 copie/ml) da 33.63±28.6 (baseline)
a 4.21±4 (12 sett.), 12.17±19.5 (24 sett.). Quattro
settimane dopo la sospensione del trattamento, la carica
virale era ancora significativamente più bassa (p<0.01;
HIV-RNA X 1000 copie/ml = 7.26±9.83) dei valori alla
baseline. I CD4 sono aumentati significativamente alla
fine della 12^ settimana (p<0.01), sempre se comparati
alla baseline. I CD4 sono passati da (media ± DS)
430±207 (baseline) a 663±670 (12 sett.), 418±407 (24
sett.) e 530±559 (28 settimana, 4 dopo la sospensione).
In nessuna delle persone che hanno partecipato allo
studio sono stati osservati effetti avversi o effetti
collaterali. La popolazione considerata era certamente
eterogenea (range CV alla baseline da 11.000 a 96.000;
range CD4 da 144 a 847) e l’andamento dei risultati
presenta una certa originalità ma, trattandosi di uno
studio pilota, quanto è emerso consiglia ulteriori studi
disegnati in modo da ottenere risultati più solidi.
Studio realizzato da ricercatori del “Enwei Institute of
Traditional Chinese Medicine, Chengdu New-Higth Tech
Zone”, Chengdu, Sichuan.
Utilizzo terapeutico della Cannabis
By Williamson EM; Evans FJ. Cannabinoids in clinical
practice. Drugs 2000 Dec;60(6):1303-14.
La
Cannabis ha un proprio potenziale utilizzo clinico
spesso oscurato da reports inaffidabili e puramente
aneddotici. Il più importante cannabinoide naturale è il
tetraidrocannabinolo psicoattivo (delta9-THC); mentre
altri cannabinoidi sono il cannabidiolo (CBD) e il
cannabigerolo (CBG). Non tutti gli effetti osservati
possono essere attribuirsi al THC e alcuni altri
costituenti possono modularne, come nel caso del CBD che
riduce l'ansia indotta da THC. Un estratto
standardizzato della pianta può quindi essere più
benefico del singolo costituente. Proprio per valutare
questa possibilità sono stati disegnati e attivati
appositi studi clinici. Il meccanismo d’azione non è
stato ancora completamente compreso, anche se i
recettori dei cannabinoidi sono stati clonati e i
leganti naturali identificati. La canapa viene
frequentemente utilizzata dai pazienti con sclerosi
multipla (SM) per il trattamento degli spasmi muscolari
e del dolore e, in un modello sperimentale di SM, basse
dosi di cannabinoidi hanno alleviato il tremito. La
maggior parte degli studi controllati sono stati
realizzati con THC, piuttosto che con la pianta. Piccoli
studi clinici hanno confermato l'utilità del THC come
analgesico; CBD e CBG hanno egualmente evidenziato
effetti analgesici ed antiinflammatori, indicando che
c’è uno spazio per lo sviluppo di sostanze che non
presentano le proprietà psicoattive del THC. Pazienti
che assumono il cannabinoide sintetico nabilone per il
trattamento del dolore neurogeno hanno preferito la
Cannabis, segnalando che questa allevia non soltanto il
dolore ma anche la depressione e l'ansia collegate. I
cannabinoidi sono efficaci nel trattamento dell'emetismo
indotto da chemioterapia e il nabilone è stato
autorizzato per questo utilizzo da parecchi anni.
Attualmente, il cannabinoide sintetico HU211 viene
sottoposto a studi clinici come agente protettivo dopo
trauma cerebrale. Rapporti aneddotici riferiscono
l’utilità della Cannabis nel trattamento dell'
emicrania, della sindrome di Tourette, dell’asma e del
glaucoma. A parte i danni derivati dal fumo in generale,
il profilo di sicurezza della canapa è da considerasi
ragionevolmente buono. Non mancano comunque le reazioni
avverse che includono possibili attacchi d’ansia o di
panico. Anche se la psicosi è stata segnalata come
conseguenza dell’utilizzo di Cannabis, un esame dei
ricoveri ospedalieri psichiatrici non ha riscontrato
evidenze di questo tipo, anche se è possibile che la
Cannabis possa esacerbare sintomi già esistenti.
L'eliminazione relativamente lenta dal corpo dei
cannabinoidi può avere delle implicazioni sulla
sicurezza relativamente ai compiti cognitivi,
particolarmente per gli operatori di macchina e per la
guida, anche se in questo caso il danno possibile da
Cannabis è solo moderato, ma sono possibili interazioni
significative con l’alcool. Gli estratti naturali hanno
una composizione altamente variabile e i loro
componenti devono essere standardizzati per ottenere
effetti riproducibili. I componenti purificati e quelli
sintetici non presentano questi svantaggi, ma non
possono avere l'effetto terapeutico complessivo
dell’intera pianta. Nell’articolo vengono prese in
considerazione l’insieme di queste questioni.
ALTRE NOTIZIE sulla CANNABIS
Fitoterapia tradizionale contro l’herpes nelle persone
con HIV
By Homsy J; Katabira E; Kabatesi D; Mubiru F; KwamYA L;
Tusaba C; Kasolo S; Mwebe D; Ssentamu L; Okello M and
King R. Evaluating Herbal Medicine for the Management of
Herpes zoster in Human Immunodeficiency Virus-Infected
patients in Kampala, Uganda. J Altern Complement Med
1999;5(6):553-565
Nel
corso di questo studio è stata valutata l’efficacia di
trattamenti a base di piante medicinali contro l’Herpes
zoster in persone con HIV. Lo studio è stato condotto a
Kampala in Uganda, presso la Clinica dei guaritori
tradizionali indigeni del Dipartimento di Medicina
dell’Ospedale di Mulago dell’Università Makerere e la
Clinica della TASO, un’organizzazione di supporto delle
persone con HIV e AIDS. Si tratta di uno studio
osservazionale suddiviso in due fasi. I criteri di
inclusione prevedevano la sieropositività all’HIV e la
diagnosi di recenti episodi di herpes zoster. Nella
prima fase dello studio (durata 3 mesi) sono state
arruolate 52 persone che sono stata trattate con piante
medicinali presso la clinica di guarigione tradizionale;
mentre altre 52 sono state arruolate, come gruppo di
controllo, presso la clinica della TASO e trattate con
cure ambulatoriali convenzionali. Nella seconda fase
dello studio (follow-up più lungo: 6 mesi), sono stati
arruolati 154 pazienti non ospedalizzati trattati con
piante medicinali e altri 55 come gruppo di controllo.
In ambedue le fasi i pazienti che sono stati seguiti dai
guaritori tradizionali hanno ricevuto trattamenti con
piante medicinali, mentre i pazienti dei gruppi di
controllo trattamenti sintomatici o acyclovir.
Risultati. Rispetto il gruppo di controllo, i pazienti
trattati dai guaritori presentavano lo stesso tasso di
risoluzione dell’herpes zoster. Un numero minore di
pazienti trattati dai guaritori, rispetto il gruppo di
controllo, ha manifestato una superinfezione durante la
fase 1 (18% versus 42%; p<0.02) e, sempre in questo
gruppo, s’è vista una minore formazione di cheloidi,
anche se la differenza non era statisticamente
significativa. Nel gruppo trattato dai guaritori
tradizionali in ambedue le fasi il dolore associato
all’herpes zoster è migliorato con una particolare
evidenza nella fase 2 dove il dolore è progressivamente
e significativamente diminuito nel corso del
trattamento. Nelle loro conclusioni gli autori dello
studio affermano che nella situazione ugandese, e in
contesti simili, le piante medicinali rappresentano un
importante trattamento primario, sostenibile e
disponibile localmente, per la gestione delle infezioni
da herpes zoster nelle persone con HIV.
Ipericina di sintesi e HIV
By Gulick RM.;
McAuliffe V.;Holden-Wiltse J.; Crumpacker C.; Liebes L.;
Stein DS.; Meehan P.; Hussey S.; Forcht J.; Valentine FT.
Phase I studies of Hypericin, the active compound in St.
John’s Wort, as an antiretroviral agent in HIV infected
adults. Ann Intern Med 1999 March; 130(6): 510-514
L’Ipericina,
principio attivo dell’Hypericum perforatum, ha
un’attività antiretrovirale in vitro e molte persone
infette da HIV utilizzano questa pianta medicinale.
L’Obiettivo di questo studio è stato quello di valutare
la sicurezza e l’attività antiretrovirale dell’Ipericina
in pazienti infetti da HIV. In questo studio di fase I,
realizzato presso quattro unità di ricerca clinica, è
stata utilizzata ipericina di sintesi. Lo studio ha
coinvolto 30 pazienti infetti da HIV con conte di CD4
inferiori a 350 cellule/mm3. L’ipericina veniva
somministrata per via endovenosa, 0.25 o 0.5 mg/kg del
peso corporeo due volte a settimana o 0.25 mg/kg tre
volte a settimana o ancora per via orale 0.5 mg/kg al
giorno. La sicurezza è stata valutata attraverso visite
settimanali; mentre l’attività antiretrovirale è stata
valutata sulla base delle variazioni dei livelli
dell’antigene p24, dalle copie di HIV-RNA e dalle conte
dei CD4. Risultati. Dei 30 pazienti che sono stati
arruolati, 16 hanno interrotto precocemente il
trattamento a causa di effetti tossici. Grave
fototossicità cutanea è stata osservata in 11 pazienti
su 23 valutabili (48% [95% CI, da 27% al 69%]) e non è
stato possibile eseguire l’intensificazione progressiva
del dosaggio. I markers virologici e le cellule CD4 non
hanno subito variazioni significative. Concludendo lo
studio i ricercatori evidenziano che l’ipericina ha
causato una fototossicità significativa e non ha avuto
attività antiretrovirale nel limitato numero di pazienti
studiati. E’ opportuno osservare che questo studio è
stato realizzato con sola ipericina di sintesi e che
quindi i risultati, pur essendo di una certa rilevanza e
significatività, non possono essere automaticamente
ricondotti ai possibili effetti del fitocomplesso
titolato.
Viscum e infezione da HIV
By Gorter RW; van Wely M; Reif M; Stoss M. Tolerability
of an extract of european misttletoe among
immunocompromised and healthy individuals. Altern Ther
Health Med 1999;5(6):37-48
Il
Viscum album viene utilizzato per via parenterale da
oltre 80 anni come terapia antitumorale con attività
immunomodulante. Inoltre, dal 1984 esperienze cliniche
hanno suggerito che possa essere utile nel contrastare
l’evoluzione dell’infezione da HIV. Con questo studio i
ricercatori hanno voluto determinare il profilo
tossicologico e gli effetti biochimici dell’estratto di
Viscum album Qu FrF. Si è trattato di uno studio di fase
I/II ad incremento progressivo del dosaggio a cui hanno
partecipato 32 persone con HIV e 9 sane. L’estratto,
standardizzato in lectina e viscotossina, è stato
somministrato sottocute due volte alla settimana con
incremento graduale della dose dalla seconda alla 17sima
settimana (da 0.01 mg a 10 mg). Sono stati registrati e
controllati gli eventi avversi, i dati ematologici e
biochimici. Risultati. Non sono stati registrati gravi
effetti avversi. Durante l’incremento della dose sono
stati registrati maggiori effetti avversi, rispetto i
dosaggi più bassi. Il tasso di rischio relativo agli
eventi avversi è stato maggiore fra le persone con HIV.
Gli eventi avversi attribuiti al trattamento sono stati
malesseri simil-influenzali ed inasprimento transitorio
di gengiviti, eosinofilia e febbri. E’ stato registrato
un incremento dell’azotemia urica e dei livelli di
creatinina e una leggera diminuzione delle proteine
totali. E’ stata rilevata una relazione dose-dipendente
con infiammazione e febbre che, secondo i ricercatori,
può essere o non essere dovuta agli effetti della
preparazione. Secondo gli autori dello studio, il Viscum
album Qu FrF può essere somministrato con sicurezza alle
persone con HIV; può inoltre indurre immunomodulazione
nelle persone sane e in quelle con HIV, potendo anche
inibire la progressione dell’infezione.
Melaleuca, candida e AIDS
By Jandourek A; Vaishampayan JK; Vazquez JA. “Efficacy
of melaleuca oral solution for the treatment of
fluconazole refractory oral candidiasis in AIDS patients”
AIDS 1998 Jun; 12 (9): 1033-7
Questo studio aveva come obiettivo valutare l’efficacia
di una soluzione orale di Melaleuca a. in pazienti con
AIDS e infezioni da candida orofaringea resistente al
fluconazolo. Si tratta di una studio prospettico aperto,
condotto presso un singolo centro, una clinica
universitaria per il trattamento di HIV/AIDS. Tredici
pazienti con AIDS e candidiasi orale clinicamente
refrattaria al fluconazolo (fallimento nella risposta ad
un minimo di 14 giorni di 400 mg e più di fluconazolo al
giorno). Inoltre, i pazienti evidenziavano una
resistenza al fluconazolo in vitro, determinata da
concentrazioni inibitorie minime di 20 mcg/ml o più. Ai
pazienti sono stati somministrati 15 ml di soluzione
orale di Melaleuca per 2-4 settimane. La posologia
giornaliera prevedeva quattro sciacqui con Melaleuca e
successiva espulsione del medicamento. Il principale
parametro di valutazione adottato è stato la risoluzione
delle lesioni cliniche da candidiasi orale
pseudomembranosa. Le valutazioni dei segni clinici
della candidiasi orale sono state effettuate
settimanalmente e alla fine della terapia. In occasione
di ciascuna valutazione sono state effettuate colture
quantitative dei lieviti. Un totale di 13 pazienti sono
stati arruolati nello studio, 12 erano infine
valutabili. Alla valutazione della settimana 2, su 12
pazienti, 7 erano migliorati, nessuno è risultato
guarito e sei sono rimasti in condizioni invariate. Alla
valutazione della settimana 4, su 12 pazienti, 8 hanno
mostrato una risposta (2 guariti e 6 migliorati),
quattro erano non-responders ed uno era peggiorato. Una
risposta micologica è stata osservata in sette pazienti
su dodici. Una valutazione di follow-up 2-4 settimane
dopo la terapia ha rivelato che non vi erano state
ricadute cliniche nei pazienti che erano guariti. In
conclusione, la soluzione orale di Melaleuca appare
efficace come regime alternativo per pazienti con AIDS e
candidiasi orofaringea refrattaria al fluconazolo.
Echinacea e immunità
By Berman S, See DM, See JR, Justis JC, Tilles JG, Ma
CB: "Dramatic increase in immune mediated HIV killing
activity induced by Echinacea angustifolia". XII Int
Conf AIDS 1998; Abstracts Books, Abs 32309
L'eliminazione potenziale dell'infezione da HIV richiede
con ogni probabilità sia la terapia antiretrovirale, sia
la ricostruzione di una efficace risposta immunitaria.
In uno studio in vitro E.a. ha indotto un marcato
incremento nell'attività delle cellule natural killer (NK)
contro le cellule HIV-transfette (cellule infettate con
il DNA di HIV) sia in individui sieropositivi che
sieronegativi. E’ stato condotto uno studio in vivo
sugli effetti della E.a sulla funzione del sistema
immunitario in individui sieropositivi. Progetto: studio
in doppio cieco controllato con placebo e crossover.
Tutti i pazienti erano o in regime di trattamento
stabile o di nessun trattamento con farmaci
antiretrovirali per almeno le precedenti 12 settimane;
un cambiamento nella terapia durante lo studio era
elemento di esclusione. I pazienti hanno ricevuto un
placebo o E.a. 1 g. tre volte al dì per 16 settimane,
seguiti da 4 settimane di depurazione e da altre 16 in
cui avveniva il cambio del regime di trattamento. Sono
stati fatti esami ogni 4 settimane per: carica virale
HIV-1, conta dei CD4, campioni della lisi NK-mediata
delle CEM transfette da gp-120 o cellule H9 dell’Herpes
Virus umano 6 (HHV-6). I dati sono stati analizzati
attraverso ANOVA (analisi della varianza) per misure
ripetute. Risultati: Ad oggi 12 pazienti su un totale di
61 hanno completato lo studio. All'inizio ognuno
presentava una attività di eliminazione delle cellule
transfette con HIV fortemente ridotta; questo
indipendentemente dalla carica virale iniziale (range<400-9122
copie/ml) o conta dei CD4 (range 45-45417mm3 ,
media=250) (p<0.001). Durante l'assunzione di E.a.,
l'attività media di distruzione NK-mediata specifica
dell'HIV è aumentata da 3.7 ± 3.5 unita liriche (LU) a
23.1 ±11.7 LU (p<0.001). Dopo 16 settimane di placebo
l'attività di distruzione non era significativamente
differente dalla situazione iniziale (4.1 ± 3.2 LU;
p=NS). Inoltre, attraverso l’E. a. è stato indotto in
sei pazienti (sino ad oggi) un aumento marcato di
distruzione delle cellule infette da HHV-6. Durante lo
studio non sono stati riportati effetti collaterali o
ritrovamenti di laboratorio anomali. Conclusioni: L'Echinacea
angustifolia, ai dosaggi utilizzati in questo studio ha
indotto un rilevante miglioramento nel funzionamento del
sistema immunitario, come misurato attraverso un
significativo aumento della lisi NK-mediata delle
cellule transfette con HIV. Questi effetti sono stati
riscontrati in 11/12 pazienti, anche in quelli che erano
maggiormente immunosoppressi. Questo risultato può
essere una indicazione che in pazienti con infezione da
HIV, sia possibile una immunoricostruzione e che questa
possa essere raggiunta utilizzando questo agente non
tossico ed economico.
Buxus nell’infezione da HIV
By Durant J; Chantre P; Gonzalez G; Vandermander J;
Halfon P; Rousse B; Guédon D; Rahelinirina V; Chamaret
S; Montagnier L; Dellamonica P. “Efficacy and safety of
Buxus sempervirens L. preparations (SPV30) in
HIV-infected asymptomatic patients: a multicentre,
randomized, double-blind, placebo-controlled trial.”
Phytomedicine 1998; 5(1):1-8
Questo articolo riporta i dettagli dei risultati di uno
studio sul Bosso i cui risultati sono già stati
presentati nel 1996 all’undicesima Conferenza
Internazionale AIDS di Vancouver. L’obiettivo di questo
studio era di comparare l’efficacia e la sicurezza di
due dosi di SPV-30 in pazienti HIV asintomatici. Lo
studio è stato disegnato come trial multicentrico, in
doppio-cieco, randomizzato a due dosi di SPV-30 (990
mg/d e 1980 mg/d) contro il placebo. Sono stati
reclutati 145 pazienti mai trattati farmacologicamente
in precedenza e con infezione da HIV asintomatica
(gruppo IV CDC) e conte CD4 tra 250 e 500. E’ stata
registrata una differenza statisticamente significativa
nei fallimenti terapeutici tra i 3 gruppi (due dosaggi
SPV-30 e placebo) a favore dei 990 mg di SPV-30, inclusa
una diminuzione della conta delle cellule CD4 <200 e/o
il numero di aggravamenti clinici (progressione in AIDS
o ARC). Anche per quanto attiene al tasso di
progressione della malattia si è assistito ad una
migliore prestazione del dosaggio con 990 mg/d SPV-30.
Rispetto gli altri gruppi sperimentali un numero minore
di pazienti che avevano ricevuto 990 mg/d di SPV-30
hanno alla fine avuto un aumento della carica virale
superiore a 0.5 log (P=0.029). Nei tre gruppi non sono
stati riportati effetti collaterali gravi. Sulla base di
questi risultati gli autori concludono che il dosaggio
di 990 mg/d di SPV-30 ha effetti benefici in pazienti
con HIV asintomatici e sembra ritardare la progressione
della malattia da HIV.
Immunomodulazione e piante della MTC
By Borchers AT., Hackman RM., Keen CL., Stern JS,
Gershwin ME. “Complementary medicine: a review of
immunomodulatory effects of Chinese herbal medicines” Am
J Clin Nutr 1997; 66: 1303-12
Negli utlimi anni sono aumentati considerevolmente
domanda e interesse scientifico per la medicina
complementare o alternativa, in particolare per le
piante medicinali. Fra le piante medicinali con più
antica tradizione e per cui sono disponibili maggiori
dati vi sono quelle utilizzate dalla medicina
tradizionale cinese e dalla medicina Kampo. Questa
rassegna prende in esame gli effetti di alcune medicine
tradizionali cinesi sui diversi aspetti della risposta
immunitaria. Vengono considerate 29 piante medicinali
fra cui Astragali, Glycyrrhizae, Magnoliae, Panax
ginseng, Scizandrae, Scutellariae, Zingiberis etc.
presenti in diverse formulazioni tradizionali (Shosaiko-to,
Juzen-taiho-to, Saiboku-to etc). Vengono citati studi in
vitro e in vivo, fra cui alcuni trials clinici.
Nonostante la rassegna non sia esaustiva, evidenzia
comunque effetti benefici specifici della Medicina
Cinese a base di erbe. Sono meno frequenti gli studi che
esaminano il meccanismo attraverso cui queste piante
esercitano le loro azioni immunomodulanti. Il numero
limitato di sperimentazioni presentate sottolinea la
probabilità che molto altro ci sia da scoprire e che
vari meccanismi possano essere coinvolti nelle diverse
azioni, anche di una singola medicina. Secondo gli
autori sarà l'identificazione di questi meccanismi a
fornire la base scientifica per stabilire efficacia e
sicurezza, non solo delle medicine cinesi a base di
piante, ma anche di tutte le forme di fitoterapici
NON SU HIV, ma con qualche interesse
Contro l'herpes rabarbaro + salvia equivalenti allo
zovirax (aciclovir)
By Saller R, Buechi S, Meyrat R, Schmidhauser C.
Combined herbal preparation for topical treatment of
Herpes labialis. Forsch Komplementarmed Klass
Naturheilkd 2001 Dec;8(6):373-82
L'efficacia di molte preparazioni anti-herpes ad
utilizzo topico è ancora molto contenuta e talvolta
deludente. Lo sviluppo di nuovi trattamenti antivirali
rimane quindi una priorità. Nel corso di uno screening
su estratti vegetali le attività della radice di
rabarbaro e di un estratto di salvia hanno evidenziato
un'azione molto promettente. Con questo studio i
ricercatori hanno voluto testare l'efficacia di due
diversi trattamenti (un estratto di rabarbaro e salvia e
uno a base di sola salvia), confrontandoli con un
trattamento di riferimento nell'ambito di uno studio
comparativo in doppio-cieco e randomizzato. Nello studio
sono stati reclutati 149 pazienti e per 145 (111 donne,
34 maschi) è stata possibile la valutazione finale
attraverso analisi intention-to-treat. 64 persone hanno
ricevuto la crema a base di rabarbaro e salvia, 40
quella a base di sola salvia e 41 il trattamento attivo
di controllo (Zovirax). L'estratto secco di rabarbaro
(23 mg/g) impiegato nella sperimentazione derivava da un
estratto acquoso-etanolico standardizzato secondo la
farmacopea tedesca (DAB) con 4,0-6,0% di derivati
idrossiantracenici. L'estratto secco di salvia (23 mg/g)
era conseguente ad estrazione in acqua. Nello studio è
stato utilizzato come controllo attivo la crema Zovirax
con principio attivo aciclovir (50 mg/g). Risultati. Il
tempo medio di cura dell'herpes labiale è stato di 7,6
giorni con la crema a base di salvia, di 6,7 giorni con
la crema a base di rabarbaro e salvia e di 6,5 giorni
con Zovirax. Sono state osservate alcune differenze
statisticamente significative relativamente alla
sintomatologia. Relativamente al parametro
'tumefazione', nel corso della prima visita di followup
è stato registrato un vantaggio significativo per lo
Zovirax rispetto alla crema di sola salvia;
relativamente al parametro "dolore" nel corso della
seconda visita di followup è stata registrata una
differenza statisticamente significativa dell'azione
della crema rabarbaro-salvia rispetto la sola salvia.
Gli autori della ricerca concludono sottolineando che la
crema a base di rabarbaro e salvia è risultata essere
efficace quanto la crema a base di aciclovir e più
attiva di quella a base di sola salvia. Studio
realizzato da ricercatori del "Departement fur Innere
Medizin, Naturheilkunde", Universitatsspital Zurich.
Una review su Uncaria e Sangre de Grado
By Williams JE. Review of antiviral and immunomodulating
properties of plants of the Peruvian rainforest with a
particular emphasis on Una de Gato and Sangre de Grado.
Altern Med Rev 2001
Da
diversi anni vengono diffusamente utilizzate anche in
Italia estratti vegetali a base di Uncaria tomentosa e
Sagre de Grado (Croton lechileri). Si tratta di piante
medicinali native dell'Amazzonia e utilizzate
tradizionalmente per una serie di malattie. Numerose
sono le piante amazzoniche conosciute per avere attività
antimicrobica e antinfiammatoria ma, soltanto alcune di
queste sono sono state studiate per le loro proprietà
antivirali e immunomodulanti. Fra le piante studiate ci
sono il Sangre de Grado (famiglia delle Euphorbiaceae) e
l'Uncaria tomentosa, una pianta della famiglia delle
Rubiaceae. In questa review vengono passate in rassegna
le conoscenze e le ricerche condotte su piante
medicinali amazzoniche, con particolare attenzione e
approfondimento a quelle relative al Sangre de Grado e
all'Uncaria tomentosa. La review comprende dati relativi
alla composizione chimica, alle proprietà
farmacologiche, all'attuale stato della ricerca
preclinica e clinica relativamente alle attività
antivirali e immunomodulanti.
Il Sangue de Grado è stato
impiegato con successo nel corso di studi clinici contro
la diarrea correlata all'assunzione di farmaci, alla
chemioterapia e alla radioterapia; è stato inoltre
utilizzato contro infezioni microbiche intestinali,
diarrea del viaggiatore e diarrea in persone con AIDS.
Viene inoltre impiegato nelle ulcere e più in generale
coma agente naturale antibatterico e antivirale.
Nella review vengono riportati anche i dosaggi impiegati e
indicati.
L'azione farmacologica dell'Uncaria tomentosa
include l'attività antiossidante, anti-infiammatoria,
immunomodulante, citoprotettiva, antimutagena e
anti-ipertensiva con possibile azione preventiva
sull'ischemia cerebrale.
L'azione immunomodulante
comprende la soppressione di NF-kappaB, il miglioramento
della risposta dei linfociti T e B e dell'interleuchina
1 (IL-1) e IL-6 e, infine, la stimolazione della
fagocitosi. L'Uncaria viene utilizzata nelle malattie
infiammatorie, per il trattamento di infezioni virali
croniche, di co-infezioni virali e batteriche in persone
con AIDS e tumore e per la prevenzione dei danni
correlati alla radioterapia. Review realizzata da
associati a: California Acupuncture College, San Diego,
CA; Pacific College of Oriental Medicine; Encinitas, CA,
USA.
Antinfiammatori vegetali attivi su NF-kB
By Bremner P, Heinrich M. Natural products as targeted
modulators of the nuclear factor-kappaB pathway. J Pharm
Pharmacol 2002 Apr;54(4):453-72
L'
utilizzo di estratti vegetali allo scopo di alleviare le
malattie infiammatorie è antico di secoli. Questa review
passa in rassegna le attuali conoscenza sull'utilizzo di
queste piante e dei prodotti naturali da loro isolati in
base alla loro azione contro NF-kappaB.
Come attivatore
di molte citochine proinfiammatorie e come modulatore di
molti processi infiammatori NF-kB è un importante target
se si vogliono alleviare i sintomi di malattie come
l'artrite, la colite e l'asma.
Dalla rassegna emerge che
un ampio numero di composti sono normalmente conosciuti
come attivi su NF-kB e fra questi possiamo ricordare gli
isoprenoidi, più specificatamente il diterpene
tetraciclico kaurene e la classe dei lattoni
sesquiterpenici, numerosi fenolici come la curcumina e
flavonoidi come la silibina.
Nella revisione vengono
infine evidenziati i dati relativi alla tossicità
cellulare, allo scopo di segnalare i composti che devono
essere esclusi dall'utilizzo clinico. Infine vengono
formulate una serie di considerazioni sulla correlazione
tra struttura e attività, naturalmente dove esistono
dati sufficienti. Revisione della letteratura realizzata
da ricercatori di:
Centre for Pharmacognosy and Phytotherapy, School of
Pharmacy, London, UK.
Tratto da:
http://www.thinkfree.it/hiv/fitoterapia.htm