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HIV: UNO STRANO TIPO DI
VIRUS
Un grosso problema della teoria dell'AIDS è che i
ricercatori non sono stati mai in grado di scoprire
nelle persone sieropositive una quantità di virus
tale da compromettere la salute. Ed un altro fatto
clamoroso è che l'HIV non è citotossico; questo
significa che quando il virus si moltiplica non
distrugge le cellule presenti, come fanno invece
altri virus che distruggono le cellule che
infettano. L'eminente virologo Peter Duesberg così
commenta questo fatto: "il virus infiltra o infetta
un numero molto basso di cellule, appena una su
100mila. Per essere nocivo, per uccidere (...) un
microbo deve pur fare qualcosa.
Altrimenti è come
tentare di conquistare la Cina uccidendo tre soldati
al giorno"9 Secondo Duesberg l'HIV si comporta come
uno dei numerosissimi innocui microbi di transito
sempre presenti nel corpo umano. Ed è esso stesso
innocuo. I
l fatto che milioni di persone abbiano
contratto l'Hiv alla nascita eppure siano adulti
sani è l'argomento più significativo, secondo
Duesberg, contro l'ipotesi Hiv-Aids, perché dimostra
che l'Hiv non può essere un agente patogeno letale.
Edited by Davide Bortoletto on May 26, 2008 4:25 PM
HIV, IL VIRUS CHE NON
C'È
La letteratura medica ha registrato finora più di
5000 casi di AIDS sieronegativi (cioè presentano i
sintomi ma non vi è presenza di HIV). Ma una
peculiarità delle malattie infettive virali (NdR:
secondo la
medicina ufficiale, ed i suoi
medici
impreparati, ma
non e' cosi....) è che
hanno una causa (il
virus), e ovviamente non
possono verificarsi in sua assenza. Così non c'è
varicella senza il virus della
varicella, non c'è
morbillo senza il virus del
morbillo e così via.
Di
conseguenza in teoria non può esistere Aids senza la
presenza del cosiddetto retrovirus HIV. Eppure...
COSA È DAVVERO L'AIDS
L'Aids, più che una malattia specifica, è una
definizione che comprende un alto numero di malattie
già conosciute. Queste malattie non sono affatto
associate sempre ad immunodeficienza, sono definite
AIDS solo se associate ad un test positivo.
L'AIDS È UNA CATEGORIA,
NON UNA MALATTIA
Nessuna delle diverse malattie che attualmente
definiscono l'AIDS è recente e nessuna si manifesta
esclusivamente in persone sieropositive. Di fatto
AIDS è il nuovo nome che i CDC (Centers for Disease
Control)10 americani hanno dato ad un insieme di
affezioni comuni più o meno gravi, tra cui micosi,
herpes, diarrea, alcune polmoniti, salmonella,
tubercolosi.
Se una persona ha la tubercolosi e
risulta positiva al test allora "ha l'AIDS". Se
invece ha la tubercolosi ed il test è negativo,
allora ha "soltanto la tubercolosi". È addirittura
possibile che venga definito malato di Aids, (sindrome da immunodeficienza acquisita), chi non ha
nemmeno presenza di immunodepressione !
LA MALATTIA SI ADATTA
ALLA DEFINIZIONE
La definizione di AIDS ha subito varie
modificazioni, nel 1986, nel 1987 e nel 1993 e ad
ogni revisione il numero delle condizioni
patologiche ritenuto correlato all'AIDS viene
aumentato: attualmente esse sono ben 29, e tutte già
conosciute prima dell'AIDS. Esemplare è il caso
dell'ultima revisione: Il 1° gennaio 1993 i CDC
decisero di includere nella definizione di AIDS non
una malattia, ma una condizione. Chi aveva un numero
di linfociti T inferiore a 200 (anche se
perfettamente sano) veniva incluso tra i malati di
AIDS. Questo ha fatto sì che il numero di casi di
AIDS negli Stati Uniti raddoppiasse artificiosamente
nel giro di una notte. Questa ricorrente variazione
ha portato ad una continua dilatazione del numero
dei soggetti definiti "malati di AIDS": se, ad
esempio, negli Stati Uniti con la definizione del
1986 potevano essere definiti malati di AIDS mille
pazienti, con quella del 1987 sarebbero diventati
1.300 e con quella del 1993 avrebbero raggiunto il
numero di 2.275.11
Di recente è stata inclusa nell'elenco una nuova
patologia tipicamente femminile, il cancro della
cervice. Come ha svelato P. Duesberg: "...la ragione
di questa aggiunta è solo politica: è stata
dichiaratamente inserita per aumentare il numero
delle femmine malate di AIDS, creando così
l'illusione che la sindrome si stia diffondendo tra
gli eterosessuali".
L'AIDS NON È UGUALE IN
TUTTO IL MONDO
Anche qui, come per i test di sieropositività, non
esiste un criterio universalmente riconosciuto per
la definizione della sindrome. La regola per
stabilire cosa sia l'AIDS varia da nazione a
nazione: la definizione di AIDS negli Stati Uniti è
diversa da quella europea che a sua volta è diversa
dalla definizione africana. La WHO, ( World Health
Organization)13 in Africa utilizza per definire
l'AIDS due definizioni nettamente diverse, nessuna
delle quali corrisponde ai criteri utilizzati negli
USA o nella UE.
Generalmente in Africa non si
richiede il test HIV, ma è sufficiente che un
paziente presenti tre dei principali sintomi clinici
(perdita di peso, febbre e tosse) più un sintomo
minore (è sufficiente un prurito generalizzato) per
poterlo dichiarare affetto da AIDS. E questo, come
si vedrà più avanti, spiega la reale consistenza
della presunta "catastrofe africana" .
L'INFETTIVITA' E LA
TRASMISSIONE SESSUALE
Il virologo Peter Duesberg è assolutamente convinto
che l'Hiv non sia infettivo. Nel suo libro "
Inventing the Aids virus" (1996), tra l'altro
afferma: " Negli ultimi 14 anni oltre 500.000
pazienti di Aids sono stati curati da un sistema
sanitario che comprende cinque milioni di medici,
infermieri e ricercatori nessuno dei quali è stato
vaccinato contro l'HIV. (...) quattordici anni dopo
non c'è neanche un caso nella letteratura
scientifica di un operatore sanitario che abbia
presumibilmente contratto l'AIDS da un malato.
Proviamo ad immaginare come sarebbe la situazione se
500.000 malati di colera, epatite, sifilide,
influenza o rabbia fossero stati curati per 14 anni
da personale medico e paramedico privo di vaccini e
farmaci adeguati... migliaia avrebbero contratto
quelle malattie." A distanza di quasi dieci anni
dall'uscita del libro le cose non sono affatto
cambiate.
Questo, secondo Duesberg, significa una
sola cosa: "l'AIDS non è infettivo".
LA TRASMISSIONE SESSUALE
"Basta un solo rapporto !".
Per anni questo è stato il terribile ammonimento che
tutti i mezzi di comunicazione hanno continuamente
diffuso. Ed invece la trasmissione sessuale, che
secondo gli "esperti" sarebbe il veicolo principale
della diffusione del virus, si è dimostrata essere
estremamente inefficace, dipendendo anche da più
mille rapporti sessuali a soggetto per una reale
possibilità di contagio.
Nel 1997 un gruppo di
studiosi statunitensi14 ha pubblicato i risultati di
dieci anni di studi sulla trasmissibilità dell'Hiv
tra eterosessuali nel nord della California. Lo
studio ha stabilito che la trasmissione da maschio a
femmina è estremamente bassa, approssimativamente lo
0.0009 per contatto sessuale, e approssimativamente
otto volte minore è la trasmissione da femmina a
maschio. Questo significa che una femmina dovrebbe
avere almeno 3330 rapporti sessuali per raggiungere
il 95% di probabilità di infezione.
Quindi, con la frequenza ipotetica di un rapporto
sessuale al giorno, ci vorrebbero 2 anni e due mesi
per avere il 50% di possibilità di infezione, e 9
anni per raggiungere il 95%. Nel caso inverso, da
femmina sieropositiva a maschio, la trasmissione
dell'Hiv richiederebbe almeno 27.000 rapporti
sessuali per arrivare al 95% di probabilità di
trasmissione (cioè 74 anni di rapporti sessuali
giornalieri!). Se davvero la diffusione del virus
fosse dovuta al sesso, l'Hiv sarebbe scomparso da
tempo.
Ed infatti, nonostante l'allarmismo, l'AIDS è
rimasto confinato a gruppi in cui sono presenti
fattori di rischio ben precisi: a)
tossicodipendenti: (circa il 32% dei malati in USA e
il 60% in Italia) si tratta di individui che oltre a
subire gli effetti negativi dell'eroina, della
cocaina, dell'alcool, delle anfetamine e di altre
sostanze psicotrope (molte droghe hanno effetto
depressivo sul sistema immunitario), si alimentano
in maniera scorretta ed insufficiente e sono colpiti
in modo più o meno continuo da infezioni multiple.
In queste condizioni di vita l'immunodepressione è
garantita. b) omosessuali maschi: (circa il 62% in
USA e il 48% in Europa) il problema riguarda
sopratutto gli utilizzatori sistematici di droghe
multiple, cocaina, extasy, alcool, poppers e nitriti
assunti per via inalatoria a forti dosi (i nitriti
sono sostanze molto reattive, causano
immunodepressione, e vengono utilizzati per il loro
effetto afrodisiaco e rilassante per la muscolatura
sfinterica). c) emofiliaci e politrasfusi (circa
l'1% in USA e il 3% in Europa). I carichi di
proteine estranee sono essi stessi immunodepressivi
sia in emofiliaci sieropositivi che sieronegativi.
PREVISIONI CATASTROFICHE
E STATISTICHE FASULLE
"Entro il 1996, dai 3 ai 5 milioni di statunitensi
risulteranno positivi all'HIV e un milione morirà di
AIDS" (Antony Fauci, direttore del NIAID - New York
Times 14.1.86) "Entro il 1990 un eterosessuale su
cinque sarà morto di AIDS" (Oprah Winfrey, The myth
of hetherosexual AIDS, 1987) Da anni ormai l'Aids è
in costante decremento ed è rimasta una malattia
marginale, a dispetto di tutte le previsioni
catastrofiche diffuse negli anni scorsi. Come mai
allora tutti i mezzi di informazione continuano a
diffondere statistiche sempre più allarmanti? È
possibile solo a costo di barare sui dati reali, con
alcuni piccoli ma efficaci trucchi.
Il primo è
quello di presentare i dati cumulativi invece che
suddividerli correttamente anno per anno. È evidente
che se si sommano i dati di venti anni di
rilevazioni il numero dei malati conclamati e dei
sieropositivi sembra essere sempre in costante
aumento. Il secondo è quello di ampliare
(arbitrariamente) di quando in quando il numero
delle patologie che vengono correlate alla sindrome.
Così dal 1° gennaio 1993 chi ha un numero di
linfociti T inferiore a 200 (anche se perfettamente
sano) viene incluso tra i malati di AIDS. Questo ha
fatto sì che il numero di casi di AIDS negli Stati
Uniti raddoppiasse artificiosamente nel giro di una
notte. Il terzo trucco, il più puerile ma il più
utilizzato, è quello di presentare le "stime degli
esperti" al posto dei dati effettivamente
riscontrati. Le stime, oltre ad essere assolutamente
opinabili, sono sempre al servizio del terrorismo
mediatico: secondo le stime che venivano presentate
dieci anni fa (con previsioni di aumento
esponenziale anno per anno) oggi la metà della
popolazione italiana avrebbe dovuto essere
sieropositiva! La realtà è molto diversa: nel 2004 i
sieropositivi in totale sono circa 130.000, che
rappresentano meno dello 0,003% della popolazione
italiana, mentre i casi di Aids conclamato totali
dal 1982 ad oggi sono stati complessivamente 53.686.
LE STATISTICHE AFRICANE
Ma la situazione più inverosimile riguarda l'Africa
ed il Terzo Mondo: da molti anni vengono diffuse
cifre catastrofiche da parte dell'UNAIDS,
l'organizzazione del WHO che si occupa di Aids, che
dimostrerebbero una crescita impressionante
dell'epidemia. Alla fine del 2004, nel documento
denominato "AIDS Epidemic Update 2004" si è arrivati
alla ragguardevole cifra di "39,4 milioni di persone
che vivono con l'Hiv - ( ma che potrebbero variare
da 35,9 milioni a 44,3 milioni - sic) con un numero
di morti di pari 3,1 milioni (ma che potrebbe
variare da 2,8 a 3,5 milioni - sic ).
Quando si
analizza con attenzione questo documento dell'UNAIDS
ci si accorge che si tratta soltanto di "...stime
basate sulle migliori informazioni ottenibili"
(sic). Molte pagine del documento si diffondono su
temi come la difesa delle donne dall'Aids (e perché
non degli uomini?) o sulla presunta diffusione del
morbo in Asia, ma nulla di più su come si arrivi a
queste cifre.
Null'altro viene detto sul metodo di
indagine utilizzato per stabilire i dati (peraltro
così incerti). Eppure si tratta del documento
ufficiale della massima organizzazione mondiale
sull'Aids e su di esso si basa tutta l'informazione
che viene diffusa dai media. Nel 1998 la
pluripremiata giornalista inglese Joan Shenton,
realizzando vari programmi tv sul tema, aveva
esaminato criticamente questo sistema di calcolo:
"Nei primi anni '90, il Programma Globale sull'AIDS
del WHO (che più tardi venne sostituito dall'UNAIDS)
dava impiego fino a 3.000 persone. Essi fornivano
continuamente dati molto gonfiati alla stampa, e i
rappresentanti ufficiali cominciarono a riportare
questi casi stimati di Aids negli incontri pubblici
per battere cassa coi finanziamenti, facendo sparire
silenziosamente i dati realmente riportati. Mettemmo
alla prova questi dati in un meeting alla London
School of Hygiene and Tropical Medicine nel 1993, e
ci fu una imbarazzata ammissione che quello che loro
presentavano come dato di fatto, altro non era che
un lavoro di supposizione" (...)
"In altre parole,
gli africani possono tranquillamente andare a
dormire con la consapevolezza che i presunti milioni
di conterranei, donne e bambini ammalati di Hiv-Aids
sono semplici "calcoli" fatti da un "programma al
microcomputer" che usa un "modello di database"
preparato dallo screditato e ormai defunto Programma
Globale sull'AIDS del WHO.
Per fortuna la realtà sul
territorio non conferma nemmeno lontanamente
l'immagine dell'epidemia"17. Infatti il WHO,
attraverso il W.E.R. Weekly Epidemilogical Report,
un bollettino settimanale poco pubblicizzato, fino
al 2002 diffondeva anche il numero dei casi
effettivamente registrati. Così si può verificare
che nel 1995, a fronte dei 4,5 milioni di
sieropositivi stimati, quelli realmente accertati
erano invece 422.735, meno del 10%! Mentre, ad
esempio, i casi di AIDS effettivamente registrati in
Africa nei dodici mesi dal 1999 al 2000 sono
81.565.18 Davvero poca cosa se si pensa che in
Africa vivono 800 milioni di persone e ne muoiono
più di 10 milioni all'anno, di cui un milione per
malaria. Che abbia ragione il prof. Lugi De Marchi,
psicologo clinico e sociale, quando afferma che
queste stime vengano ottenute "con quel particolare
metodo di calcolo chiamato dati in libertà"?19
Dal 2003 però il WHO
diffonde solo le stime, senza fare più menzione dei
casi realmente accertati. Viene il sospetto che la
discrepanza tra casi veri e stimati sia talmente
alta anche oggi che non sia più conveniente
pubblicizzare i dati reali per chi ha fatto della
lotta all'Aids il proprio business.
CATASTROFE AFRICANA ?
L'ultimo dato sui casi realmente accertati di AIDS
in Africa è stato diffuso dal WHO nel 2002:
corrisponde a 1.111.663 casi totali cumulativi
(dall'inizio dell'epidemia ad oggi). 20
Ben lontana dalle stime fornite, questa cifra
rappresenta comunque un numero consistente di esseri
umani. Ci sarebbe da preoccuparsi, se non sapessimo
come si arriva in realtà ad ottenere la cifra
suddetta.
COME SI DIVENTA CASI DI
AIDS IN AFRICA
Come già riferito, l'Aids in Africa non è quasi mai
diagnosticata con il test dell'HIV (troppo costosi e
non sempre disponibili) ma in base a sintomi
clinici. È sufficiente che un paziente presenti tre
principali sintomi clinici (perdita di peso, febbre
e tosse) più un sintomo minore (anche un prurito
generalizzato) per poterlo dichiarare affetto da
AIDS. Questo in pratica significa che gli africani
che soffrono di malattie da sempre presenti in
quelle zone ora sono classificati come vittime
dell'AIDS.
Così in Africa le statistiche sull'Aids
possono essere gonfiate artificiosamente da una
definizione capace di raggruppare sotto il suo largo
ombrello malattie antiche (come febbre, diarrea,
tubercolosi o malaria) cambiandone il nome. Ma le
cause di malattia in Africa continuano ad essere la
crescente povertà, la malnutrizione, l'inquinamento
dell'acqua, la mancanza di igiene.
Nei paesi del
Terzo mondo si continua, purtroppo, a morire per gli
stessi tragici motivi per cui si muore da sempre.
Soltanto che ora la maggior parte di questi decessi
sono rubricati come AIDS. Per questi problemi
storici non viene invocato nessun massiccio aiuto
internazionale, preferendo spingere quei programmi
"umanitari" che mirano ad assoggettare quante più
persone possibile ai farmaci e ai test delle
multinazionali occidentali.
IL RAPPORTO KRYNEN
Due leader d'un gigantesco programma francese di
volontariato sull'AIDS, i coniugi Krynen, dopo
cinque anni di permanenza nel presunto epicentro
dell'epidemia africana con un'equipe di 150 medici e
paramedici europei, hanno smontato totalmente i dati
della finta epidemia: "In Africa, politici,
operatori sanitari e utenti dei servizi hanno tutto
l'interesse a gonfiare i dati della malattia per il
semplice fatto che, per chi si occupa di Aids, sono
disponibili enormi fondi internazionali".
E
continuavano, con un pizzico di humor nero: "Se in
Africa sei un semplice affamato, nessuno si occupa
di te, ma se sei un malato di Aids 750
organizzazioni assistenziali occidentali e le
Nazioni Unite sono pronte a coprirti di cibo e
pacchi-dono (...) Il giorno in cui non ci sarà più
l'Aids se ne andrà il benessere"
HARVEY BIALY
Il microbiologo Harvey Bialy ha trascorso otto anni
nel continente africano per compiere ricerche
scientifiche. In una intervista intitolata
significativamente "L'epidemia di AIDS in Africa: un
mito tragico" sostiene che non vi è assolutamente
nessuna prova convincente che L'Africa si trova nel
mezzo di una nuova epidemia di immunodeficienza
infettiva, e che sono stai gli ingenti fondi
internazionali disponibili per la ricerca AIDS/Hiv
ad incentivare medici e politici a riclassificare
come Aids malattie tradizionalmente presenti nel
continente.
ENORMI RISORSE A
DISPOSIZIONE
Per lo studio e la prevenzione dell'AIDS in Africa
sono già stanziate risorse enormi rispetto a quelle
destinate ad altre malattie veramente pericolose,
come la malaria, che nell'Africa sub-sahariana
uccide più di un milione di persone all'anno.
Il
Governo dell'Uganda, che ha potuto investire nel
1993 solo 57.000 dollari nella prevenzione e nel
trattamento della malaria, ha ricevuto invece ben 6
milioni di dollari per la lotta contro l'AIDS. Così
la presunta "catastrofe" diventa il grande business
del secolo ed oggi esistono migliaia di
organizzazioni non governative che operano in Africa
nel campo dell'Aids: soltanto in Uganda se ne
contano più di 700.
MADRI AFRICANE
SIEROPOSITIVE
I progetti più recenti delle numerose associazioni
che prosperano con la lotta all'AIDS in Africa si
stanno ponendo l'obiettivo di sottoporre al test Hiv
quante più persone possibile. Ma, come già abbiamo
avuto modo di chiarire, particolari malattie da
sempre presenti nel continente africano possono
causare frequentemente una falsa reazione di
positività al test Hiv.
E perfino la condizione di
gravidanza è tra le prime cause (anche in occidente)
di falsa positività. A cosa serva allora questo
screening di massa, oltre che ad incrementare a
dismisura gli introiti delle multinazionali
farmaceutiche produttrici del kit, è difficile
comprenderlo. Questo non ha scoraggiato le
cosiddette "associazioni umanitarie" dall'utilizzare
il terrorismo mediatico per reclamare fondi. Una
recente, massiccia (e costosa) campagna
pubblicitaria della italiana CESVI invitava a donare
soldi affermando che "...in Africa una madre su tre
è sieropositiva".
IL CASO DEL PRESIDENTE
SUDAFRICANO MBEKI
Nel 2000 cinque multinazionali farmaceutiche, sotto
l'apparente veste di un progetto umanitario,
proposero di abbassare i prezzi dell'AZT e di
farmaci analoghi per utilizzarli massicciamente su
donne incinte e neonati nei paesi del terzo mondo,
per la cura e la profilassi della "infezione da
HIV". Nello stesso anno, alla vigilia del Congresso
mondiale sull'AIDS, il presidente sudafricano Mbeki,
preoccupato della manovra delle multinazionali,
convocò una conferenza di specialisti internazionali
per un dibattito aperto sugli effetti tossici dell'AZT
e sulle alternative terapeutiche di trattamento
dell'AIDS.
Tanto bastò a scatenare nei giorni
successivi il linciaggio da parte della stampa
internazionale. Mbeki venne definito un "pazzo" e un
"criminale". Venne accusato di oscurantismo e
superstizione e perfino di attentare alla vita delle
popolazioni africane.
The Observer, tra gli altri,
arrivò a scrivere: "Mbeki lascia morire nel dolore i
bambini malati di AIDS". Eppure tra gli scienziati
che aveva invitato alla conferenza c'erano premi
Nobel, membri di Accademie delle Scienze, professori
emeriti delle diverse discipline scientifiche.
Quello che il presidente Mbeki proponeva era
soltanto un libero dibattito, un confronto su dati
reali, la verifica dell'efficacia di tali farmaci e
sulla ben nota gravità degli effetti collaterali.
Non accettando supinamente che la popolazione
sudafricana venisse sottoposta a dei trattamenti di
scarsissima efficacia e di altissima tossicità23, la
sua colpa, in sostanza, era quella di aver sfidato
il potere dell'uomo bianco e di non essersi piegato
agli interessi delle multinazionali farmaceutiche.
Per pagare queste cosiddette "cure e profilassi" si
prospettava tra l'altro un indebitamento del
Sudafrica di un miliardo di dollari verso la Banca
Mondiale. La conferenza fu, come temuto dagli
"ortodossi", un momento di reale informazione, che
permise a tutti gli scienziati dissidenti di esporre
le loro tesi e mettere in grave crisi il dogma Hiv-Aids. E di fermare l'utilizzo dell'AZT nei paesi
africani. Ma ancora oggi, nonostante le sue
resistenze si siano rivelate oltremodo sagge e
ragionevoli, il linciaggio mediatico nei confronti
di Mbeki continua.
TERAPIE CHE UCCIDONO
Grazie al terrore creato intorno alla malattia sin
dal suo apparire, è stato possibile far accettare la
somministrazione di farmaci altamente tossici, che
hanno portato benefici solo alle multinazionali che
li producono. Nessuno dei sieropositivi rimasti sani
per molti anni ha assunto questi farmaci (se non per
sospenderli presto), mentre chi li ha presi per
lunghi periodi sta male o è morto. Il famoso
cestista Magic Johnson, e molti altri come lui che
hanno rifiutato di curarsi con l'AZT e i farmaci
retrovirali, sta benone, nonostante sia stato dato
per spacciato vari anni fa.
L'AZT
Sintetizzato sin dal 1964 come farmaco antitumorale,
l'AZT rimase accantonato per 20 anni poiché si
constatò sperimentalmente che le cavie leucemiche
trattate morivano in numero maggiore di quelle non
trattate. Data la sua elevatissima tossicità è
impiegato come base per il veleno per topi! Ma nel
1984 la Wellcome, società che lo produce, lo tirò
fuori di nuovo e, grazie al terrore ormai dilagante,
riuscì a farlo approvare in gran fretta come farmaco
anti-HIV. Molti scienziati del gruppo dei
"dissidenti" sin dall'inizio della "epidemia" hanno
lanciato l'allarme contro il suo uso, che è molto
più pericoloso della sindrome stessa.
Ben sei studi
indipendenti hanno provato una tossicità del farmaco
1000 volte superiore a quella dichiarata dalla
Wellcome.
Il più grande studio mai effettuato sul
farmaco, per numero di pazienti e durata, fu il
"Concorde Trial", i cui risultati nel 1994
dimostrarono inequivocabilmente che tra i pazienti
trattati non si verificava nessun beneficio, ed anzi
si constatava un numero maggiore di decessi rispetto
ai pazienti non trattati.24 Tra le conseguenza della
somministrazione di AZT ci sono: distruzione del
sistema immunitario, distruzione del midollo osseo,
distruzione dei tessuti e della flora batterica
intestinale, linfoma, atrofia dei muscoli, danni al
fegato, al pancreas, alla pelle e al sistema
nervoso. Se una persona sana venisse sottoposta ad
un trattamento continuativo con AZT in pochi mesi
subirebbe effetti devastanti, simili a quelli
dell'AIDS conclamato, fino ad arrivare ad un tasso
di mortalità prossimo al 100%. Eppure, grazie alla
strategia del terrore, questo farmaco così tossico,
cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad
essere somministrato. Così la Wellcome (casa
farmaceutica produttrice) ne ha venduto 0.9
tonnellate nel 1987, è passata a 44.7 tonnellate nel
1992, ed il suo profitto lordo cresce in maniera
esponenziale di anno in anno.
GLI INIBITORI DELLA
PROTEASI
Definiti miracolosi dai media, in realtà i benefici
clinici di questi farmaci non sono a tutt'oggi
ancora stati provati. Mentre la lista degli effetti
collaterali aumenta progressivamente, insieme al
numero di insuccessi - che vanno dalle deformità
fisiche alle morti improvvise - testimoniando una
realtà completamente diversa. E lo stesso scienziato
che li ha ideati, il dott. David Rasnik, sostiene
che ci sono forti dubbi sull'efficacia clinica di
tali farmaci.
IL COCKTAIL HAART
Per evitare questi effetti devastanti, in tempi più
recenti si è suggerito di utilizzare l'azione
combinata di più farmaci a dosaggi più bassi (il
cocktail HAART). Questo ha portato ad ampliare in
maniera considerevole il numero dei pazienti, o dei
cosiddetti "malati asintomatici" che possono essere
a lungo sottoposti a tali "terapie". Con vantaggi
evidenti per le case farmaceutiche che invece di
farsi concorrenza possono spartirsi una torta ancora
più grande, coinvolgendo nella cura anche persone
che stanno benissimo.
IL BAVAGLIO
ALL'INFORMAZIONE
Tutte queste cose, benché sconosciute al grande
pubblico, sono ben note nell'ambito degli addetti ai
lavori. Ma una cortina di ferro è stata messa a
protezione del castello per non farle conoscere alle
masse, che devono continuare ad essere indottrinate
verso il dogma ufficiale. Così, quei pochi e
valorosi giornalisti che hanno provato a dare voce
agli scienziati del dissenso ben presto hanno dovuto
fare i conti con una censura feroce, che ha pochi
eguali nel mondo contemporaneo.
Celia Faber,
giornalista statunitense, è stata tra le prime ad
affrontare l'AIDS dal punto di vista "eretico". In
un'intervista a Massimiano Bucchi ha dichiarato di
avere incontrato "...difficoltà pazzesche. (...)
hanno cercato di farmi fuori in tutti i modi.
La mia
carriera giornalistica è stata duramente segnata da
questa storia. Ho avuto minacce da Act Up 26 , ci
sono stati articoli terribilmente offensivi nei miei
confronti da parte del "Native" 27 . Fin dall'inizio
i boss dei NIH28 mi hanno detto chiaramente che mi
avrebbero impedito di intervistare i loro
ricercatori per via di quello che avevo scritto"29.
Neville Hodgkinson è giornalista del Times ed
esperto scientifico del Sunday Times. Dopo i primi
articoli in cui fu sostenitore della teoria
dominante, enfatizzando i rischi della diffusione
del virus, si rese conto che le statistiche reali
mostravano "...che non c'era traccia dell'esplosione
dell'Aids che era stata annunciata". Così cominciò a
considerare il punto di vista di Duesberg e dei vari
dissidenti.
Scrisse un lungo articolo che riportava
le ipotesi di questo gruppo di scienziati: "
riuscimmo ad inserire un richiamo in prima pagina e
di nuovo le reazioni furono isteriche (...) nessun
argomento scientifico, solo cose del tipo «perché
infastidite i vostri lettori con teorie non
dimostrate quando c'è una grande emergenza in corso
per la salute pubblica» - ma nulla che rispondesse
alle osservazioni dettagliate che Duesberg e gli
altri facevano". Sulla base delle successive
esperienze di censura e attacchi personali oggi
Hodgkinson dichiara: " Non credevo che si potesse
essere così odiati solo per aver scritto delle cose
o aver riportato le opinioni di scienziati che fino
al giorno prima tutti ritenevano dei luminari. (...)
Ad un convegno dove la mia casa editrice aveva
chiesto l'autorizzazione per presentare il libro,
uno scienziato si è fermato al nostro tavolo e ha
detto ad un collega che lo accompagnava « se vedi in
giro copie di questo libro in libreria o altrove,
prendilo in mano e sputaci dentro in modo che nessun
altro possa acquistarlo o leggerlo ». Non pensavo
che degli scienziati, delle persone che dovrebbero
essere aperte al confronto e alla libera
espressione, potessero arrivare a tanto".30
John Maddox, direttore di "Nature", rivista
scientifica custode dell'ortodossia, nel 1991 fece
intravedere piccoli spiragli di apertura verso il
gruppo dei dissidenti riunito sotto l'etichetta "Rethinking
Aids", pubblicando un articolo intitolato "La
ricerca sull'aids messa sottosopra"31, in cui si
facevano piccole concessioni alle ragioni degli
"eretici".
Le reazioni degli scienziati ortodossi
furono durissime, e benché nessuno portasse
argomenti scientifici ma solo i consueti anatemi
terroristici e invettive personali, Maddox si trovò
costretto, nei mesi successivi, a rimangiarsi tutto,
fino ad affermare che non bisognava più dare spazio
alle opinioni di Duesberg (principale esponente del
gruppo "Rethinking Aids").
Sulla questione due
sedicenti scienziati italiani scrissero un articolo
sulla stessa rivista sostenendo che: "...dovrebbe
essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una
linea auspicabile sarebbe quella di impedire i
confronti televisivi con Duesberg" .32
Da quel momento è scattata la censura sulle riviste
scientifiche per ogni punto di vista alternativo
(pur se documentatissimo e difficilmente
confutabile). Semplicemente ogni ipotesi alternativa
non doveva esistere. Oggi, anche se le previsioni
dei dissidenti sono sempre più confermate, quasi
tutta la stampa sembra essere allineata al dogma
dominante.
Ai pochi giornali e giornalisti che
accettano le teorie alternative sull'Aids, l'unica
possibilità rimasta è quella del silenzio, e non
fungere da cassa di risonanza per le ormai
screditate tesi dell'establishment medico dominante.
IL GRANDE AFFARE DELLA
CATTIVA SCIENZA
La vicenda dell'AIDS è davvero speciale perchè mai
nella storia della medicina così tanto denaro è
stato riversato su una singola malattia. Di anno in
anno le somme raccolte per la lotta all'AIDS si
moltiplicano, fino ad arrivare alla cifra di 6,1
miliardi di dollari solo nel 2004. 33 Con 100
miliardi di dollari già spesi nei soli Stati Uniti,
è la più grossa impresa industriale, vicina a quella
del dipartimento della Difesa. La vendita dei test
HIV è diventata una fonte di immensi guadagni. Molti
scienziati coinvolti nella
ricerca sull'AIDS
possiedono società che vendono test e hanno milioni
di dollari in partecipazioni
societarie.
L'AIDS per
questi individui è un affare estremamente
remunerativo. I ricercatori e i medici che hanno
carriere e stipendi legati al virus sono circa
100.000, in buona parte americani. I bilanci delle
multinazionali del farmaco si accrescono di alcuni
miliardi di dollari all'anno con la vendita dei
farmaci antiretrovirali e dei test HIV.
Organismi
come USAID (U.S. Agency International Development),
UNAIDS (United Nations AIDS program), WHO, ricevono
stanziamenti annuali di centinaia e centinaia di
milioni di dollari per combattere l'AIDS. Più di
1000 organizzazioni umanitarie raccolgono in totale
centinaia di milioni di dollari all'anno per aiutare
i malati di AIDS.
Il problema non è quindi la
crescita dell'AIDS, ma, per quanto paradossale e
grottesco possa apparire, l'esatto contrario, la sua
eventuale scomparsa. Sono ormai così imponenti gli
interessi economici politici e burocratici legati al
virus HIV che la sua morte prematura potrebbe
sconvolgere parecchi equilibri. Così è una tragica
ironia che proprio David Rasnik, scienziato che ha
ideato gli inibitori della proteasi usati per la
cura dell'AIDS, abbia dichiarato nel 1997: "Come
scienziato che ha studiato l'AIDS per 16 anni, ho
stabilito che l'AIDS ha poco a che fare con la
scienza e che, fondamentalmente, non è nemmeno una
questione medica. L'AIDS è un fenomeno sociologico
tenuto in vita dalla paura, creato da una sorta di
"maccartismo medico" che ha violato e mandato in
rovina tutte le regole della scienza e che ha
imposto a quella fascia di pubblico più vulnerabile
una miscela di credenze e pseudoscienza" E la
giornalista Joan Shenton ne ha spiegato i motivi : "
Quello che ho imparato in questi anni è che la
comunità scientifica non è più libera. Oggi la
scienza può essere comprata e le voci individuali di
dissenso facilmente ridotte al silenzio a causa
delle enormi somme di denaro convogliate nel
proteggere l'ipotesi prevalente, per quanto
sbagliata possa essere. La politica, il potere e il
denaro dominano il campo della ricerca scientifica
cosi estesamente che non è più possibile sottoporre
a verifica una ipotesi divenuta dogma." Su questo
aspetto della cattiva scienza dell'AIDS malata di
denaro, ci piace chiudere col sarcastico commento
del premio Nobel Kary Mullis : "Un altro segmento
della nostra società così pluralista - chiamiamoli
medici/scienziati reduci dalla guerra perduta contro
il cancro, o semplicemente sciacalli professionisti
- ha scoperto che funzionava. Funzionava per loro.
Stanno ancora pagandosi le loro BMW nuove con i
nostri soldi"
RIFERIMENTI e
BIBLIOGRAFIA
***L'Autore desidera ringraziare tutti i ricercatori
che hanno messo a disposizione il frutto del loro
lavoro, (in particolar modo il virologo triestino
Fabio Franchi) e che spesso hanno visto le loro
carriere troncate dalle loro affermazioni.)
COPYRIGHT - Il presente scritto è riproducibile in
rete, in tutto o in parte, purche' non venga
modificato e ne vengano sempre citati la fonte e
l'Autore.
By Gian Paolo Vallati - Tratto da:
luogocomune.net
RIFERIMENTI
1 Intervista a Luca Rossi in "Sex Virus" -
Feltrinelli
2 cfr. tra gli altri : T. McKeown - The Role of
Medicine. Dream, mirage or nemesis? 1976,
T. P. Magill -The immunologist and the evil spirits
? 1955 Journal of Immunology,
3 riportato in "Inventing the Aids Virus" Peter
Dueberg - 1996
4 E. Papadopulos- Eleopulos et al. "Has Gallo proven
the role of HIV in AIDS?" 1993
5 Cfr. "Ballando nudi nel campo della mente" di K.B.
Mullis ? Baldini e Castoldi, 2000.
6 "Rebuttal to the NIAID/NIH document" - Robert
Johnston ? co-fondatore di HEAL ? Toronto; Mattew
Irvin - co-fondatore di HEAL ? Washington DC; David
Crowe ? presidente di Alberta Reappraising Aids
Society
7 F. Franchi, "Alla ricerca del virus HIV", in
Leadership Medica - 1997
8 Intervista a Stephen Lanka, di M. G. Conlan in
Zengers Magazine - San Diego - October 1998
9 "Does HIV cause Aids? The Duesberg critique" ?
K.L. Billingsley, in Heterodoxy, febb. 1993
10 " Centers for Disease Control" Centri per il
controllo delle malattie
11 F. Franchi, L. De Marchi "AIDS, la grande truffa"
? ed. Seam 1996
12 "Inventing the AIDS virus", P. Duesberg - 1996
13 World Health Organization ? Organizzazione
Mondiale della Sanità
14 Padian et al. - 1997
15 "AIDS, la grande truffa", cit.
16 Aggiornamento 2004; Commissione Nazionale per la
Lotta contro l?AIDS ? Ministero della Salute
17 "Are 26 million Africans dying of AIDS?" - Joan
Shenton 1998
18 W.E.R. n. 47 -26 november 1999, e W.E.R. n. 47 ?
24 november 2000
19 F. Franchi, L. De Marchi "AIDS, la grande truffa"
? ed. Seam 1996
20 - W.H.O. Weekly Epidemiological Report ? n. 49, 6
dicembre 2002
21 riportato in "AIDS, la grande truffa", cit.
22 "How Africa became the victim of a non-existent
epidemic of Hiv/Aids" - intervista di N. Hodgkinson
23 che proprio per questo motivo in Occidente stanno
per essere accantonati
24 Concorde Coordinating Comittee, in Lancet, n.
343, 1994
25 Physician Desk Reference, 1994
26 Organizzazione gay negli U.S.A.
27 Giornale gay di New York
28 National Instutute of Healt
29 M. Bucchi ? La scienza imbavagliata ? ed. Limina
1998
30 riportato in "La scienza imbavagliata", cit.
31 in "Nature", 353, 1991
32 L. Checo Bianchi e G.B. Rossi in Nature, 362,
1993
33 dato fornito dal WHO, in " AIDS Epidemic Update
2004"
34 Kary Mullis, "Il caso non è chiuso" ? in
"Ballando nudi nel campo della mente", cit.
Teorie alternative sull'AIDS - bibiliografia
ragionata
INVENTING THE AIDS VIRUS
(AIDS il virus inventato) Peter H. Duesberg - Ed.
Baldini & Castaldi
Peter Duesberg è docente di biologia molecolare e
cellulare presso la University of California a
Berkeley, oltre ad essere un pioniere nella ricerca
dei retrovirus e il primo scienziato ad aver isolato
un gene del cancro. Gli ingenti finanziamenti di cui
disponeva come ricercatore di fama mondiale gli sono
stati drasticamente ridotti quando ha cominciato a
mettere in dubbio il dogma Hiv-Aids e la teoria
della trasmissione sessuale del morbo. Nonostante le
sue previsioni trovino sempre più conferme a livello
epidemiologico, è stato emarginato da una comunità
scientifica che ha tutto l'interesse a perseguire
una strada ricchissima di finanziamenti. Le sue tesi
non sono ancora state confutate, mentre alle sue
domande ed obiezioni si è risposto che: "...dovrebbe
essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una
linea auspicabile sarebbe quella di impedire i
confronti televisivi con Duesberg" (Nature, 1993)
AIDS: e se fosse tutto
sbagliato ?
Christine Maggiore - MACRO edizioni
Christine Maggiore ha pensato che la sua vita fosse
finita quando risultò sieropositiva al test
dell'HIV. Ha scritto questo libro per ridare
speranza ad altri sieropositivi e spiegare tutte le
mistificazioni connesse all'Aids, prima tra tutte
quella che definisce la sieropositività come primo
stadio di una malattia mortale. Indagando in maniera
sistematica ha inoltre scoperto la grande
inaffidabilità dei test hiv. Si è rifiutata di
curarsi con i metodi ufficiali, preferendo una
visione alternativa ed olistica. Oggi, a distanza di
molti anni, è perfettamente sana e ha un figlio
altrettanto sano.
La rivoluzione
silenziosa della medicina del cancro e dell'AIDS
Heinrich Kremer - Macro Edizioni
Con questo libro il dott. Kremer, medico di fama
internazionale, propone la sua tesi sull'HIV, e lo
fa in modo scientificamente verificabile. Egli
ritiene sbagliata l'opinione "scientifica" secondo
la quale un virus misterioso, fino ad ora non
isolato da nessuno, causa la malattia denominata
AIDS, e in questo suo lavoro dimostra la
inaffidabilità di queste tesi.
BALLANDO NUDI NEL CAMPO
DELLA MENTE
Kary Mullis, - 2000, Baldini & Castoldi
Uno scienziato geniale quanto atipico: il Nobel,
conquistato in età relativamente giovane, gli ha
consentito di dedicarsi con maggiore assiduità al
suo hobby preferito, il surf tra le onde
dell'oceano. Tra i vari capitoli del suo libro c'è
l'appassionata difesa di Peter Duesberg nella lotta
contro l'establishment dell'Aids.
LA SCIENZA IMBAVAGLIATA
Eresia e censura nel caso AIDS
Massimiano Bucchi - Edizioni Limina
Cosa è successo a tutti quegli scienziati (tra cui
alcuni premi Nobel, grandi virologi internazionali,
ricercatori di fama mondiale) che hanno provato a
dissentire sull'ipotesi dominante nel campo
dell'aids? In questo scorrevole pamphlet Bucchi ci
racconta come chiunque abbia dissentito,
sottolineato contraddizioni e palesi falsità, sia
stato messo all'indice, privato della parola,
licenziato, emarginato, ricorrendo spesso
all'insulto personale, alle minacce, all'isteria. E
come i media abbiano ampiamente avallato questo
sistema di censura della verità.
Edited by Davide Bortoletto on May 26, 2008 4:38 PM
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