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GUIDA
alla SALUTE NATURALE
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L'ultima
Truffa del secolo passato....
"Tutti sono pronti a credere che la CIA menta,
che il governo menta, che l'FBI menta, che la
Casa Bianca menta. - dice il microbiologo
americano Harvey Bialy - Ma che menta l'Istituto
di Sanità no, non è possibile, la Sanità è
sacra, tutto ciò che esce dagli Istituti
Nazionali di Sanità è parola di Dio. Niente fa
differenza, nemmeno la storia di come Gallo
scoprì il virus, nemmeno il fatto che sia uno
scienziato screditato e condannato per truffa.
La strategia dell'establishment è sempre la
stessa: ignorare.
Meglio non rispondere, vuoi vedere che ci si
accorge che c'è qualcosa di strano ?"
Una musica che non suona del tutto nuova, e che
in questo caso arriva da un fronte ancora più
controverso di quello dell'undici settembre: la
medicina moderna - o meglio, l'industria
farmaceutica che la condiziona ormai alla radice
- stretta nella morsa letale del conflitto fra
altruismo e egoismo, fra missione umana e
interesse privato, in una spirale ormai
inarrestabile che la porta a inventarsi malattie
inesistenti pur di vendere più farmaci, mentre
non riesce stranamente a trovare nessuna cura
valida per le malattie che esistono davvero.
Quello che presentiamo è un lavoro di ricerca
particolarmente illuminante .http://tinyurl.com/ygn7vq
visionare su arcoiris.tv il filmato:
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Unique&id=5508
È possibile che la pandemia di AIDS sia stata
causata da vaccini antipolio accidentalmente
contaminati con un virus delle scimmie e
utilizzati in Africa alla fine degli anni '50 ?
Ebbene purtroppo SI
!!
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AIDS
e HIV:
" ..Sappiamo
che errare è umano, ma l'ipotesi Hiv=Aids è un errore macroscopico. Lo
dico forte e chiaro per mettere in guardia la gente.." By
Kary
B. Mullis
Premio Nobel per la Chimica nel 1993 per aver scoperto la PCR
(Polymerase Chain Reaction) reazione a catena della polimerase.
Oggi
(anno 2000) il movimento
del dissenso raccoglie oltre 700 firme tra virologi, infettivologi,
epidemiologi ed altri specialisti di 23 nazioni tra cui 3 premi Nobel,
tutti indignati dalla colossale mistificazione e speculazione imbastita
intorno all'AIDS.
Sono passati vari decenni da quando le autorità sanitarie hanno
cominciato ad annunciare al mondo intero che l'umanità era minacciata da
una nuova terribile peste, la cosiddetta "peste del 2000" che
nell'arco di pochi anni avrebbe colpito decine e decine di milioni di
persone continuando ad espandersi a macchia d'olio fino a diventare
veramente il flagello del secolo che sta per finire e di quello che sta
per cominciare.
Nonostante questi allarmi spaventosi, però, l'AIDS continua a restare una
epidemia molto più piccola di quel che si vuol far credere, confinata in
Occidente ad alcuni gruppi a rischio ben precisi; ed in Africa gonfiata da
una definizione artificiosa, capace di riunire sotto il suo largo ombrello
malattie antiche cambiandone il nome.
La teoria ufficiale
non è tuttora in grado di spiegare in quale modo il
virus HIV possa provocare le malattie che gli vengono
imputate.
Tale
teoria descrive l'AIDS come una malattia infettiva provocata dal virus HIV
che distrugge pian piano le cellule del sistema immunitario, lasciando
l'organismo indifeso di fronte a malattie "opportunistiche".
Il
virus penetra nell'organismo di un dato soggetto attraverso un contatto
con sangue o sperma infetto. Questa infezione virale provoca una reazione
anticorpale inefficace, utile solo ad essere registrata con i cosiddetti
test dell'AIDS (o anti-HIV).
La sieropositività costituirebbe il segnale
di una malattia subdola, progressiva, inesorabile nella gran parte dei
casi.
Dunque AIDS è un termine calderone che raccoglie condizioni eterogenee e
disparate. Si tratta di condizioni che vengono tra loro associate solo
quando il risultato del test dell'AIDS è positivo.
Se il risultato
è negativo, le stesse malattie vengono chiamate con il loro vecchio nome.
1) Assenza di correlazione tra risultati del test e malattia:
Una peculiarità delle malattie infettive virali è che hanno una causa
unica (il virus), e ovviamente non possono verificarsi in sua assenza. Così
non c'è varicella senza il virus della varicella, non c'è morbillo senza
il virus del morbillo e così via.
La letteratura medica ha registrato
migliaia di casi di AIDS sieronegativi (cioè presentavano i sintomi ma il
test era negativo), e sieropositività (test positivo) in assenza di AIDS.
La reazione al test, evidentemente capricciosa, può legarsi alla salute
come alla malattia, è spesso associata ad un aumento aspecifico delle
immunoglobuline, il che si verifica in molte situazioni, come nel corso di
malattie autoimmuni, di infezioni croniche, di malaria, di parassitosi,
talvolta anche per motivi banali come una vaccinazione
antinfluenzale.
2) L'AIDS non si comporta come una malattia infettiva contagiosa:
Nonostante l'allarmismo, l'AIDS è rimasto confinato a gruppi in cui sono
presenti fattori di rischio ben precisi:
a) tossicodipendenti: (circa il 32% dei malati in USA e il 60% in Italia)
si tratta di individui che oltre a subire gli effetti negativi
dell'eroina, della cocaina, dell'alcool, delle anfetamine e di altre
sostanze psicotrope, si alimentano in maniera scorretta ed insufficiente e
sono colpiti in modo più o meno continuo da infezioni multiple. In queste
condizioni di immunodepressione (molte droghe hanno effetto depressivo sul
sistema immunitario).
Anche i figli di madri tossicodipendenti ricevendo
per via uterina tossine dalla madre possono presentare una sieropositività
alla nascita.
b) omosessuali: (circa il 62% in USA e il 48% in Europa) il problema
riguarda gli utilizzatori sistematici di droghe multiple, cocaina, extasy,
alcool, nitriti assunti per via inalatoria a forti dosi (i nitriti sono
sostanze molto reattive, causano immunodepressione, e vengono utilizzati
per il loro effetto afrodisiaco e rilassante per la muscolatura sfinterica).
c) emofiliaci (circa l'1% in USA e il 3% in Europa). I carichi di proteine
estranee sono essi stessi immunodepressivi sia in emofiliaci sieropositivi
che sieronegativi.
3) Non esistono studi che dimostrino che l'AIDS è causato
dall'HIV:
Kary Mullis Premio Nobel per la chimica nel 1993 per aver inventato la
PCR (Reazione Polimerasica a Catena) interpellò svariati virologi ed
epidemiologi su dove trovare il riferimento bibliografico che spiegasse
come l'HIV provochi l'AIDS. Ma nessuno dei colleghi fu in grado di
precisarlo.
4) La definizione della malattia:
Essa comprende un alto numero di malattie già conosciute, attualmente
esse sono ben 29 ! Queste malattie non sono affatto associate sempre ad
immunodeficienza, sono definite AIDS se associate ad un test positivo.
Se
una persona ha la tubercolosi e risulta sieropositiva allora "ha
l'AIDS". Se invece ha la tubercolosi ed il test è negativo, allora
ha "soltanto la tubercolosi"
La malattia
che venne definita con una UNICA parola “AIDS” deve
avere la presenza di HIV (rilevabile con test che NON
sono sicuri) e l'esistenza di circa 29 VECCHIE
e NOTE malattie.
Per dare maggiore giustizia, e sussidi, alle
donne americane, poiche' esse erano risparmiate
dall'AIDS, fu introdotto ad esempio anche il “cancro
alla cervice”, tra le malattie chiamate AIDS.
Le morti per AIDS delle donne subirono un incremento
statistico senza che ci fosse stato un caso in piu',
ma la stranezza di un virus che e' cosi' intelligente da
fare distinzioni di sesso in USA ed Europa, non in
Africa, comincio' a sparire.
Cioe':
Tubercolosi con HIV = AIDS
Tubercolosi senza HIV = tubercolosi.
E cosi' via per circa 29 malattie.
Tratto dal libro: "Deadly Deception, The Proof That Sex and HIV
Absolutely DO NOT CAUSE AIDS", R. Willner M.D.,
Ph.D., Peltec Publishing Co., Inc. 1994.
(Inganno
Mortale, la Prova che il Sesso e lo HIV Assolutamente
NON CAUSANO l'AIDS")
5) Incubazione misteriosa:
Tutte le malattie infettive virali, salvo rare eccezioni, hanno una
incubazione breve, di pochi giorni o settimane. L'incubazione del virus
dell'AIDS è stata calcolata inizialmente attorno ai 18 mesi, per
aumentare poi di anno in anno, fino a raggiungere nel 1992, i 10/14 anni.
A questo super-virus viene attribuito di tutto. Di volta in volta può
essere furbissimo, tanto da sfuggire ad ogni tentativo di controllo da
parte dei ricercatori, o viceversa, completamente "scemo".
6) L'allarme prostitute:
Le prostitute non potevano non diventare le vittime designate delle
campagne propagandistiche dei tutori della nostra salute fisica e morale.
Sennonché, via via che passavano i mesi, si è visto che il tasso di
sieropositività era estremamente basso tra le prostitute. Al 31 Marzo
1995, su 27.043 casi solo 22 riguardavano prostitute non tossicodipendenti
(non dipende dalla maggior protezione, perché quelle stesse prostitute
presentavano un alto tasso di infezioni sessuali).
7) La terapia con AZT:
Sintetizzato nel 1964 come farmaco antitumorale. Rimase inutilizzato
per 20 anni, poiché si constatò sperimentalmente che i topi leucemici
trattati morivano in numero maggiore di quelli non trattati.
Ma perché
questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici
continua ad essere somministrato ?
La Wellcome
(casa farmaceutica produttrice) ha venduto 0.9 tonnellate nel 1987, ed è
passata a 44.7 tonnellate nel 1992. Il costo dell'AZT per malato è di
circa 450.000 lire al mese. Il profitto lordo per la Wellcome nel 1993 è
stato di 586 miliardi di lire l'anno.
Da tempo i settori
più reazionari del mondo politico e religioso occidentale erano alla
ricerca di pretesti scientifici cui ancorare le loro offensive puritane e
restauratrici. Un primo tentativo fu compiuto alla fine degli anni '70,
con una raffica di informazioni più o meno terroristiche sulle malattie
veneree. Ma l'AIDS sembrò l'occasione d'oro.
Qui si delineava una
malattia non solo sessuale ma mortale e invulnerabile agli arsenali medici
esistenti. Insomma una malattia inventata su misura per i sessuofobi di
ogni stampo e di ogni paese.
Kary
B. Mullis (Premio Nobel per la Chimica): "Il mistero che circonda quel
dannato virus è il frutto inevitabile di quei due miliardi di dollari che
ci spendono sopra ogni anno. Se prendessimo un qualsiasi altro virus e
spendessimo due miliardi di dollari ogni anno per studiarlo, state certi
che anche quel virus produrrebbe misteri a bizzeffe".
Tratto
da: "AIDS la grande truffa" di Luigi De Marchi e Franco Franchi
- NEXUS NEW TIME edizione italiana n° 5.
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Il seguente
articolo apparso su Metro di Roma il 17/7/2000 deve
essere in qualche modo sfuggito alla censura imperante
in materia di Aids.
Le Bugie sull'Aids per i finanziamenti
Il
fenomeno Aids è uno dei più grandi scandali della
medicina. Gli scienziati si negano a un aperto dibattito
per paura di perdere finanziamenti. Nessuno ha dimostrato
che il virus provoca l'Aids.
Di Aids si muore, per l'Aids si chiedono finanziamenti.
Ma cosa sia e cosa provochi è
tutt'altro che chiaro. Anche per colpa di medici e
scienziati che per interesse si adattano alla teoria più
comoda. E le organizzazioni mondiali sparano cifre solo
presunte allo scopo di sfruttare il fenomeno per ottenere
soldi per i Paesi poveri.
Con
i tradizionali discorsi augurali si è conclusa a Durban
(Sud Africa), la XIII Conferenza mondiale sull'Aids,
senza risposte definitive ai più assillanti
interrogativi posti sin dal 1982, cioè dalla scoperta
dei primi casi di questa complessa sindrome che si può
manifestare con 25 differenti patologie.
Soltanto conoscendo l'origine di una malattia è
possibile comprenderla, combatterla, curarla, prevenirla
e alleviarla. Ma ad oggi restano insoluti numerosi
quesiti: che cosa causa il collasso del sistema
immunitario ? Può essere ricostituito il sistema
immunitario dopo l'infezione ? Quali sono i meccanismi
patogeni del virus Hiv e come si può controllare la sua
replicazione ?
Come si trasmette l'Hiv, dal punto di vista sessuale,
materno, intravenoso ?
I vaccini potranno prevenire
l'infezione ?
E infine l'interrogativo più importante: l'Aids
è veramente causato dall'Hiv e solo da questo
stranissimo virus ? Finora, in verità,
tutti i ricercatori e gli scienziati che si sono
occupati della materia hanno messo a punto soltanto
ipotesi di lavoro, cioè hanno accettato in modo
dogmatico un'origine ipotetica, poichè era l'unica
disponibile, senza indagare a fondo sugli inizi
dell'Aids. E l'opinione pubblica mondiale è rimasta
prigioniera di frettolose decisioni scientifiche
stabilite, senza possibilità di discussione o revoca.
Cosè
l'inaugurazione è avvenuta fra polemiche che si
ripetono da 17 anni. Da una parte è stato presentato
un documento, chiamato Durban Declaration, firmato da
circa 5.000 ricercatori che ribadiscono il legame di
causa-effetto fra Hiv e Aids; dall'altra il presidente
sudafricano Thabo Mbeki, sostenitore della tesi
opposta, difesa da poche decine di scienziati (fra cui
alcuni premi Nobel della medicina e della chimica)
guidati dall' "eretico" Peter Duesberg (un
virologo californiano di alto livello) che si oppone
al pensiero dominante.
Nel suo volume "Inventing the Aids virus"
sostiene che essendo l'Aids una sindrome e non
un'affezione, deve avere necessariamente più cause
e l'Hiv non può essere l'origine comune di tutte le
manifestazioni cliniche; le attuali teorie
sull'eziologia non sono fondate su prove scientifiche
dirette, ma sono basate su prove indiziarie, cioè
quelle epidemiologiche, a loro volta poggiate su stime
e non su rilevazioni dirette.
Il fenomeno Aids, secondo Duesberg, è uno dei più
grandi scandali della medicina e gli scienziati
coinvolti in questi studi si negano a un aperto
dibattito nel timore di perdere finanziamenti e di
sconvolgere l'attuale ipotesi consolidata,
determinando gravi conseguenze commerciali e sociali.
Duesberg ritiene che il virus
dell'Hiv, sfuggente e mutevolissimo, è in realtà
innocuo e l'azione attribuitagli contrasta con
le sperimentazioni finora condotte, con i principi
fondamentali della virologia e con il fatto di non
essere presente nel cento per cento delle persone
infette. Nessun documento
scientifico ha dimostrato che il virus provoca l'Aids.
Controversie scientifiche a parte, siamo di fronte
alla terribile tragedia di milioni di persone che per
malnutrizione, gravi carenze delle difese immunitarie
e tremende condizioni ambientali continuano a
morire.
Ed è comprensibile che, per raccogliere risorse
finanziarie a loro favore, le organizzazioni
mondiali (Oms,
Unicef, Fao, Unesco) debbano sostenere che
responsabile di tutto sia l'Aids.
By Ugo Apollonio - Presidente
onorario Ass. stampa medica italiana
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LIBRO BIANCO
sull’AIDS - Pag 1
Questa è la storia vera
ed incredibile di una epidemia inventata. Questa è
la storia di un colossale affare in cui
multinazionali, ricercatori, associazioni e istituti
sanitari senza scrupoli hanno utilizzato il
terrorismo sanitario al servizio del loro enorme
business. E la storia di come, purtroppo, molti
esseri umani inconsapevoli siano finiti nella
macina, uccisi dalle stesse "terapie" che dovevano
curarli. "Tutti sono pronti a credere che la CIA
menta, che il governo menta, che l'FBI menta, che la
Casa Bianca menta. Ma che menta l'Istituto di Sanità
no, non è possibile, la Sanità è sacra, tutto ciò
che esce dagli Istituti Nazionali di Sanità è parola
di Dio. Niente fa differenza, nemmeno la storia di
come Gallo scoprì il virus, nemmeno il fatto che sia
uno scienziato screditato e condannato per truffa.
La strategia dell'establishment è sempre la stessa:
ignorare. Meglio non rispondere, vuoi vedere che ci
si accorge che c'è qualcosa di strano?" Harvey Bialy,
microbiologo.
Edited by Davide
Bortoletto on May 26, 2008 3:49 PM
Le malattie infettive
costituiscono oggi soltanto l'1% di tutte le cause
di morte nel mondo occidentale e ormai le grandi
epidemie sono per lo più scomparse. Il merito di
questa situazione, che spesso viene attribuito alla
medicina, è in realtà dovuto al miglioramento delle
condizioni igieniche e alimentari. Ci sono numerosi
studi a livello statistico ed epidemiologico che
dimostrano come molte malattie (tubercolosi,
difterite, polmonite, ecc.) cominciarono a declinare
ben prima dell'introduzione di cure efficaci. 2
È cosa ben nota, anche ai non addetti ai lavori, che
gli esseri umani e gli animali, sani o malati che
siano, convivono da sempre con migliaia di microbi,
virus e batteri, in gran parte assolutamente
innocui. Alcuni sono addirittura utili, come l'escherichia
coli, che colonizza l'intestino e aiuta la
digestione. Perfino microbi patogeni provocano
malattie gravi solo in individui con il sistema
immunitario indebolito. Eppure gli scienziati sono
sempre ossessivamente alla ricerca di nuovi virus e
batteri, nella speranza di attribuire loro la causa
di malattie che ritengono altrimenti inspiegabili.
Le conseguenze di questa unica direzione di ricerca
spesso sono rovinose perchè ritardano la
comprensione della vera causa e determinano la morte
di molte persone. In passato lo scorbuto, la
pellagra e il beriberi (solo per citare esempi
eclatanti) sono state per lungo tempo attribuite a
batteri, benché già allora alcuni ricercatori
avessero dimostrato che erano dovute a carenze
alimentari. Robert William, scienziato a cui si deve
la scoperta della vitamina B1, così ha commentato
questo atteggiamento dei cacciatori di microbi: "...la
batteriologia era arrivata ad essere la pietra
angolare dell'istruzione medica. A tutti i giovani
medici era stata talmente istillata l'idea che le
malattie erano causate da un'infezione, che ben
presto venne accettato come assiomatico il concetto
che non poteva esserci altra causa".3
Ma nonostante tutto questo, la memoria di passate
epidemie continua a suscitare angoscia e terrore.
Poiché il virus è sempre un ottimo mezzo per creare
panico, ci sono motivi molto poco nobili per cui ad
ogni ipotetica nuova patologia si attribuisce sempre
più spesso una genesi virale. Attraverso la paura
infatti si possono convogliare immense somme di
denaro e indottrinare la popolazione verso le
terapie e i comportamenti voluti. Così, allo stesso
modo, comincia l'incredibile storia dell'Aids.
Non esiste un documento
scientifico ufficiale che provi che il cosiddetto
HIV, ammesso che esista, provochi l'Aids. A dispetto
di ciò che viene costantemente propagandato, il
virus della immunodeficienza umana HIV non è stato
mai isolato e fotografato. Le recenti scoperte
derivate dal Progetto Genoma Umano hanno peraltro
messo in grave crisi il concetto stesso di
retrovirus.
Nell'aprile del 1984 il
dottor Robert Gallo annunciò in una conferenza alla
stampa internazionale di aver scoperto un nuovo
retrovirus che aveva chiamato HTLV-III (oggi
conosciuto come HIV), e questo era "la probabile
causa dell'AIDS". Lo stesso giorno Gallo presentò il
brevetto per un test di anticorpi, ora generalmente
riportato come "il test dell'AIDS". L'annuncio prese
di sorpresa persino gli scienziati presenti tra il
pubblico. Gallo aveva scavalcato una parte
essenziale del processo scientifico: non aveva
pubblicato i risultati delle sue ricerche in nessuna
pubblicazione medica o scientifica, né li aveva
sottoposti al normale processo di revisione tra
colleghi prima di essere annunciati al pubblico.
Quando alla fine la "prova di Gallo" fu pubblicata
settimane più tardi, vennero fuori numerosi
problemi. Le procedure di laboratorio che Gallo e i
suoi collaboratori utilizzavano per provare
l'isolamento vennero osservate soltanto nel 36% dei
suoi pazienti di Aids, e soltanto 88% era positivo
al test "degli anticorpi HIV". Inoltre, per
assicurare che soltanto i pazienti in AIDS e non
l'intero gruppo di controllo risultasse positivo al
test degli anticorpi, egli aveva diluito il sangue
500 volte. A diluizioni minori troppi soggetti sani
del gruppo di controllo risultavano positivi al
test. Questi fatti dovrebbero essere sufficienti a
gettare seri dubbi sulle affermazioni di Gallo che
egli avrebbe scoperto un nuovo retrovirus come
"probabile causa dell'AIDS". Grazie a questa
"scoperta", Gallo oggi percepisce l'1% dei proventi
mondiali derivati dai test HIV. Tutta la carriera di
Gallo è costellata di episodi che di scientifico
hanno molto poco. Un eccellente elenco di quanto
corrotta, ingannevole (e probabilmente perfino
criminale) è stata la sua ricerca, può essere
trovato nel libro "Science Fiction", di John
Crewdson, un giornalista scientifico del Chicago
Tribune. In realtà, tutto quello che aveva scoperto
Gallo era una attività enzimatica che lui attribuiva
al presunto retrovirus, e le fotografie che mostrò
erano di particelle simil-virali senza nessuna prova
che fossero virus.4
A tutt'oggi il vero virus non ancora stato isolato,
e le foto che vengono spesso mostrate sulle
copertine dei giornali sono sempre e soltanto
realizzazioni grafiche di fantasia. Eppure, grazie a
quella famosa conferenza stampa, da quel momento
tutto il mondo ha cominciato a credere che l'Aids
fosse dovuto ad un virus. Così è nato il problema
HIV e così dal 1984 ad oggi sono stati pubblicati
più di 10.000 studi sull'HIV, ma nessuno di questi
ha potuto dimostrare in maniera plausibile o provare
in modo concreto che l'HIV causi l'AIDS. A tutt'oggi
non esiste un documento scientifico ufficiale che
fornisca una prova definitiva.
Il premio Nobel Kary
Mullis, inventore della PCR (Polymerase Chain
Reaction), ha cercato invano per anni questo
fondamentale documento. Di conseguenza ad ogni
occasione, congresso scientifico, conferenza,
seminario o incontro ha interpellato svariati
virologi ed epidemiologi su dove trovare il
riferimento bibliografico che spiegasse come l'HIV
provochi l'AIDS. Ma nessuno dei colleghi è mai stato
in grado di precisarlo. E neanche Montagnier e Gallo
(considerati i massimi esperti mondiali di Aids)
sono stati in grado di fornirglielo. Perché non
esiste.
Per mettere una toppa a
questa grave carenza, nel 1994 l'Ufficio di
Comunicazione del NIAID/NIH, National Institute of
Allergy and Infectious Diseases /National Institute
of Health, realizzò un documento intitolato : " La
Prova che l'HIV è causa dell'Aids". È il documento
più completo che si conosca che tenta di rispondere
all'affermazione che l'HIV non è la causa dell'Aids.
Ma questo elaborato, che viene spesso citato come
prova definitiva, di fatto non è documento
scientifico, come hanno dimostrato in una puntuale
confutazione alcuni ricercatori internazionali.6
Oltre ad essere un documento anonimo, è infatti
seriamente screditato dal mancato rispetto degli
standard scientifici e fallisce nel fornire una
prova credibile a sostegno del suo assunto
fondamentale. Si tratta quindi soltanto
dell'ennesimo strumento di propaganda.
Peter Duesberg, membro
della prestigiosa National Academy of Science, è
docente di biologia molecolare e cellulare presso la
University of California a Berkeley, oltre ad essere
un pioniere nella ricerca dei retrovirus e il primo
scienziato ad aver isolato un gene del cancro. È uno
dei pionieri più prestigiosi tra i dissidenti della
ricerca. Gli ingenti finanziamenti di cui disponeva
come ricercatore di fama mondiale gli sono stati
drasticamente ridotti quando ha cominciato a mettere
in dubbio il dogma Hiv- Aids e la teoria della
trasmissione sessuale del morbo. Il primo marzo 1987
sulla prestigiosa rivista Cancer Research comparve
un suo articolo in cui affermava che non vi erano
prove convincenti del fatto che un retrovirus come
l'HIV sia in grado di causare l'AIDS. Da allora
Peter Duesberg è uno degli uomini più discussi
d'America. Le sue ipotesi e le sue affermazioni sono
state di volta in volta definite 'irresponsabili', 'pericolose',
'immorali', 'dannose' e perfino 'criminali'. Per
alcuni Duesberg è una 'minaccia pubblica', per altri
invece un 'novello Galileo' in lotta contro
l'ottusità dominante. Secondo il direttore
dell'autorevole periodico medico The Lancet,
Duesberg è "probabilmente lo scienziato vivente più
diffamato in assoluto", per altri addirittura "il
Nelson Mandela dell'AIDS, colui che guida la lotta
contro l'Apartheid dell'HIV". Nonostante le sue
previsioni trovino sempre più conferme a livello
epidemiologico, oggi è stato emarginato da una
comunità scientifica che ha tutto l'interesse a
perseguire una strada ricchissima di finanziamenti.
Le sue tesi non sono ancora state confutate, mentre
alle sue domande ed obiezioni si è risposto che: "...dovrebbe
essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una
linea auspicabile sarebbe quella di impedire i
confronti televisivi con Duesberg" (Nature, 1993)
Dal 1970, anno in cui si
ipotizzò l'esistenza dei retrovirus, ne sono stati
individuati ed isolati circa 200, tutti
assolutamente innocui. Tutti meno quello HIV, che
oltre ad essere assolutamente terribile è anche
l'unico mai realmente isolato.
Ma sin dal 2001, anno in
cui sono arrivati i risultati del Progetto per la
mappatura del Genoma Umano è stato chiaro che stava
per essere irrimediabilmente buttato a mare il
concetto stesso di "retrovirus". Per comprendere a
fondo la questione è necessaria una breve
digressione di storia della biologia. La visone
accettata sin dagli anni '50 era che il DNA
trascrive le informazioni al RNA, (e mai il processo
inverso) attraverso una relazione gerarchica
rappresentata dal flusso unidirezionale DNA -> RNA
-> proteine. Il RNA (acido ribonucleico), era quindi
considerato l'umile messaggero del DNA (acido
desossiribonucleico), che governava invece la
cellula. Questo era il dato fondante del cosiddetto
"Dogma Centrale della Genetica Molecolare", su cui
si è basata tutta la biologia dagli anni cinquanta
in poi. Il concetto di "retrovirus" prese forma
quando nel 1970 fu scoperto, in estratti di certe
cellule, un enzima (denominato poi "transcriptasi
inversa") capace di convertire la molecola di RNA in
DNA. I ricercatori, insomma, verificarono che alcuni
RNA trascrivevano se stessi "all'inverso" al DNA. Ma
(in ossequio al Dogma Centrale) si dissero che
qualsiasi cosa causa la trascrizione dal RNA al DNA
è da considerarsi eccezionale e deve essere una
sorta di contaminazione virale (da cui il termine "retrovirus").
Dunque, negli anni '70, in qualsiasi momento e in
qualsiasi luogo la attività transcriptasica inversa
venisse rivelata si riteneva che i retrovirus
fossero presenti. Questo si dimostrò un grave
errore, poiché era già noto agli inizi degli anni
'80 che la medesima attività enzimatica era presente
in tutta la materia vivente provando così che la
transcriptasi inversa non aveva niente a che fare
con i retrovirus per sé. 7
La questione è stata ben sintetizzata nel 1998 dal
virologo Stephen Lanka: "...studiando la biologia
evolutiva trovai che ognuno dei nostri genomi, e
quelli delle maggiori piante e animali, è il
prodotto della cosiddetta trascrizione inversa: RNA
che si trascrive nel DNA. [...] L'intero gruppo di
virus cui l'HIV apparterrebbe, i retrovirus [...]
nei fatti non esiste per nulla". 8
Ciò nonostante molti scienziati non tennero conto di
questa evidenza e continuarono a lavorare
alacremente sull'ipotesi oramai falsificata. Ma gli
ultimi sviluppi del Progetto Genoma Umano dimostrano
ormai inequivocabilmente che il passaggio da RNA a
DNA non è affatto una aberrazione, piuttosto è ciò
che potrebbe spiegare la complessità umana. Il DNA
sarebbe allora come una sorta di libreria dove il
RNA va a prendere le informazioni che gli servono
per governare la cellula. Il Dogma Centrale è
soltanto una costruzione teorica che non ha retto
alla prova dei fatti. Queste recenti scoperte
segnano la fine del paradigma HIV/AIDS, e spiegano
perché la scienza ha fallito la cura della malattia
a dispetto di almeno venti anni di sforzi. Perché se
l' HIV è un retrovirus, la teoria virale dell'Aids è
priva di fondamento.
I test dell'Aids (Elisa
e Westernblot) non sono attendibili perché, oltre a
non essere precisi, esistono più di sessanta fattori
diversi che possono dare dei falsi positivi. I test
non sono standardizzati, i risultati variano da
laboratorio a laboratorio, le linee guida per la
loro interpretazione variano da paese a paese.
Inoltre si può risultare positivi al Westernblot e
negativi all'Elisa, o viceversa. Due sono le analisi
fondamentali per stabilire la sieropositività in una
persona: l'Elisa e il Western Blot. Nell'Elisa una
miscela di proteine dell'Hiv reagisce con anticorpi
nel siero prelevato dal paziente, provocando una
variazione di colore nel preparato. Il test Elisa
produce fino al 90% di errore in una sola direzione
(i negativi li fa diventare positivi, i positivi
rimangono tali e quali). Nel WB, le proteine dell'Hiv
vengono separate su una striscia di nitrocellulosa.
Questo consente una reazione individuale delle
singole proteine, che vengono visualizzate con una
serie di bande di colore più scuro. L'esame WB viene
utilizzato di solito a conferma di un test Elisa
positivo, ma risulta altamente impreciso anch'esso.
Prima del 1987 una sola
banda Hiv specifica era considerata come prova di un
avvenuto contagio, in seguito si venne a scoprire
che il 25% degli individui sani - e non a rischio -
presentano bande Hiv specifiche e quindi fu urgente
ridefinire un WB positivo aggiungendo bande extra e
selezionandone di particolari. Ma anche in tal modo
i problemi sono sempre presenti: su 89.547 campioni
di sangue analizzati, prelevati da degenti non a
rischio ed in maniera anonima in 26 ospedali
americani, una percentuale del 21,7% dei maschi e il
7,8% delle femmine risultò positiva al test WB.
Quindi la correlazione tra anticorpi Hiv e Aids,
comunemente accettata dagli esperti, sembra
un'invenzione dell'uomo. L'artificiosità di tale
relazione è evidente nel dato di fatto che istituti
e nazioni differenti stabiliscono come test di
sieropositività serie di bande WB diverse. Questo
comporta che in Australia un test richiede quattro
bande per essere positivo, mentre negli USA ne sono
sufficienti due o tre, che siano o meno le stesse
bande richieste in Australia. In Africa,
addirittura, basta una sola banda. A conti fatti,
una persona esaminata ipoteticamente lo stesso
giorno nei tre differenti luoghi, può risultare
sieropositiva in un paese e sieronegativa in altri.
Il sistema di valutazione varia addirittura da
laboratorio a laboratorio di uno stesso stato e,
nella medesima sede di analisi, anche da un giorno
all'altro si possono riscontrare risultati
differenti! Uno documentario che la Meditel
Produzioni ha realizzato a Londra per la BBC
nell'ottobre 1996 mostrò che un campione di sangue
fornito da un volontario fu valutato tre volte
positivo e due volte negativo nello spazio di un
mese.
A rendere la
tragicommedia una vera tragedia è la possibilità che
ad una o più bande si possa verificare una falsa
reattività. La reazione al test, evidentemente
instabile, è spesso associata ad un aumento
aspecifico delle immunoglobuline, il che si verifica
in molte situazioni, come nel corso di malattie
autoimmuni, di infezioni croniche, di malaria, di
parassitosi, talvolta anche per motivi banali come
una vaccinazione antinfluenzale. Sono stati contati
circa 60 fattori estranei all'HIV che possono
determinare un test positivo. Secondo gli esperti
queste reattività vengono innescate da anticorpi non
Hiv (che tutti noi possediamo) reagenti alle
proteine Hiv. In parole povere, un anticorpo che
reagisce ad una determinata proteina non è
necessariamente un anticorpo prodotto dal sistema
immunitario come risposta specifica a quella certa
proteina. E quindi le popolazioni povere
dell'Africa, il continente con il maggior numero di
casi di sieropositività, esposte ad una miriade di
infezioni e che producono moltitudini di anticorpi,
avranno una falsa reattività ai test molto più alta
che in altri paesi.
La positività ai test ha
un valore sostanzialmente nullo perchè: o essa è
correlata in modo comunque incompleto a molte
malattie, sia immunodepressive che non, anche
estranee all'AIDS; o essa è però correlata anche ad
un ottimo stato di salute, come dimostrano i milioni
di sieropositivi, sanissimi da molto tempo; o essa,
sicuramente, non dimostra la presenza dell'HIV o di
qualsiasi altro virus; o essa, contrariamente a
quanto si è voluto dare a credere, non equivale
affatto ad una sentenza di morte: anche le disparate
sindromi patologiche definite AIDS possono regredire
quando l'organismo del paziente non è molto
compromesso. Mentre l'utilità dei test è nulla, il
loro danno può essere immenso perchè: o la
comunicazione al paziente del risultato positivo al
suo test dell'AIDS provoca quasi sempre un grave
trauma psichico e può sconvolgere l'intera vita
familiare, lavorativa, affettiva e sociale; qualcuno
in passati si è anche suicidato. o non di rado la
diagnosi di AIDS basata su questi test spinge i
medici e il paziente ad intraprendere una terapia
con AZT o altri "anti-retrovirali", che sono
pesantemente tossici e producono effetti molto
pericolosi.
ASSENZA DI CORRELAZIONE
TRA SIEROPOSITIVITÀ E MALATTIA
La grandissima parte dei sieropositivi può vivere
una vita assolutamente normale per decine di anni
senza riscontrare alcun sintomo di malattia. Alla
fine degli anni '80 venne creato un clima di terrore
sostenendo che i sieropositivi fossero dei
condannati a morte, destinati a morire nel giro di
18 mesi. Si dava per scontata la corrispondenza tra
sieropositività e malattia conclamata, e che lo
sviluppo dell'AIDS per i sieropositivi fosse
inevitabile e solo una questione di tempo. In
seguito si è riscontrato che soltanto una
percentuale molto ridotta di sieropositivi sviluppa
la malattia, mentre la gran parte dei cosiddetti
"infetti" vive bene e a lungo senza mai riscontrare
problemi. Eppure si continuarono a definire "malati
asintomatici" le persone sieropositive. Da molti
anni ricercatori indipendenti (tra cui il
prestigioso Gruppo di Perth, in Australia)
sostengono che, poiché non è mai stata
scientificamente provata la correlazione tra HIV e
AIDS e la reale validità dei test, la cosiddetta
sieropositività non significhi assolutamente nulla.
Edited by Davide Bortoletto on May 26, 2008 4:24 PM
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