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AIDS......affare multi Miliardario (di
Luigi De Marchi)
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AIDS
e HIV:
" ..Sappiamo
che errare è umano, ma l'ipotesi
Hiv=Aids
è un errore macroscopico. Lo
dico forte e chiaro per mettere in guardia la gente.." By
Kary
B. Mullis
Premio Nobel per la Chimica nel 1993 per aver scoperto la PCR
(Polymerase Chain Reaction) reazione a catena della polimerase.
vedi anche quanto afferma il virologo Duesberg:
in questo PDF
Oggi
(anno 2000) il movimento
del dissenso raccoglie oltre 700 firme tra virologi, infettivologi,
epidemiologi ed altri specialisti di 23 nazioni tra cui 3 premi Nobel,
tutti indignati dalla
colossale mistificazione e speculazione imbastita
intorno all'AIDS.
Sono passati vari decenni da quando le autorità sanitarie hanno
cominciato ad annunciare al mondo intero che l'umanità era minacciata da
una nuova terribile peste, la cosiddetta "peste del 2000" che
nell'arco di pochi anni avrebbe colpito decine e decine di milioni di
persone continuando ad espandersi a macchia d'olio fino a diventare
veramente il flagello del secolo che sta per finire e di quello che sta
per cominciare.
Nonostante questi allarmi spaventosi, però, l'AIDS
continua a restare una strana "epidemia" molto più piccola di
quel che si vuol far credere, confinata in Occidente ad
alcuni gruppi a rischio ben precisi; ed in Africa
gonfiata da una definizione artificiosa, capace di
riunire sotto il suo largo ombrello malattie, cambiandone il nome.
La teoria ufficiale
non è tuttora in grado di spiegare
in quale modo il
virus
HIV possa provocare le malattie che gli vengono
imputate.
Tale
teoria descrive l'AIDS come una malattia "infettiva" che sarebbe provocata dal
virus HIV
che distruggerebbe pian piano le cellule del
sistema immunitario, lasciando
l'organismo indifeso di fronte a malattie "opportunistiche".
Il
virus penetrerebbe nell'organismo di un dato soggetto attraverso un contatto
con sangue o sperma infetto. Questa infezione virale provocherebbe una reazione anticorpale inefficace, utile solo ad essere registrata con i cosiddetti
test dell'AIDS (o anti-HIV); la sieropositività costituirebbe il segnale
di una malattia subdola, progressiva, inesorabile nella gran parte dei
casi.
Dunque AIDS è un termine calderone che raccoglie condizioni eterogenee e
disparati sintomi e/o malattie. Si tratta di condizioni che vengono tra loro associate solo
quando il risultato del test dell'AIDS
sarebbe positivo, dai
medici impreparati
della medicina
ufficiale. Se il risultato
è negativo, le stesse malattie vengono chiamate con il loro vecchio nome.....che
fesseria !
1) Assenza di correlazione tra risultati del test e malattia:
Una peculiarità delle malattie infettive virali è che hanno una causa
unica (il virus), e ovviamente non possono verificarsi in sua assenza. Così
non c'è varicella senza il virus della varicella, non c'è morbillo senza
il virus del morbillo e così via.
La letteratura medica ha registrato
migliaia di casi di AIDS sieronegativi (cioè presentavano i sintomi ma il
test era negativo), e sieropositività (test positivo) in assenza di AIDS.
La reazione al test, evidentemente capricciosa, può legarsi alla salute
come alla malattia, è spesso associata ad un aumento aspecifico delle
immunoglobuline, il che si verifica in molte situazioni, come nel corso di
malattie autoimmuni, di infezioni croniche, di malaria, di parassitosi,
talvolta anche per motivi banali come una vaccinazione
antinfluenzale.
2) L'AIDS non si comporta come una malattia infettiva contagiosa:
Nonostante l'allarmismo, l'AIDS è rimasto confinato a gruppi in cui sono
presenti fattori di rischio ben precisi:
a) tossicodipendenti: (circa il 32% dei malati in USA e il 60% in Italia)
si tratta di individui che oltre a subire gli effetti negativi
dell'eroina, della cocaina, dell'alcool, delle anfetamine e di altre
sostanze psicotrope, si alimentano in maniera scorretta ed insufficiente e
sono colpiti in modo più o meno continuo da infezioni multiple. In queste
condizioni di immunodepressione (molte droghe hanno effetto depressivo sul
sistema immunitario).
Anche i figli di madri tossicodipendenti ricevendo
per via uterina tossine dalla madre possono presentare una sieropositività
alla nascita.
b) omosessuali: (circa il 62% in USA e il 48% in Europa) il problema
riguarda gli utilizzatori sistematici di droghe multiple, cocaina, extasy,
alcool, nitriti assunti per via inalatoria a forti dosi (i nitriti sono
sostanze molto reattive, causano immunodepressione, e vengono utilizzati
per il loro effetto afrodisiaco e rilassante per la muscolatura sfinterica).
c) emofiliaci (circa l'1% in USA e il 3% in Europa). I carichi di proteine
estranee sono essi stessi immunodepressivi sia in emofiliaci sieropositivi
che sieronegativi.
3) Non esistono studi che
dimostrino che
l'AIDS
è causato dall'HIV:
Kary Mullis Premio Nobel per la chimica nel 1993 per aver inventato la
PCR (Reazione Polimerasica a Catena) interpellò svariati virologi ed
epidemiologi su dove trovare il riferimento bibliografico che spiegasse
come l'HIV provochi l'AIDS. Ma nessuno dei colleghi fu in grado di
precisarlo.
4) La definizione della
malattia:
L'aids, secondo la definizione
della medicina ufficiale,
comprende un alto numero di malattie già conosciute,
attualmente esse sono ben 29 !
Queste malattie non sono affatto associate sempre ad
immunodeficienza, sono definite AIDS se associate ad un test positivo.
Se
una persona ha la tubercolosi e risulta sieropositiva allora "ha
l'AIDS". Se invece ha la tubercolosi ed il test è negativo, allora
ha "soltanto la tubercolosi"...?!?!
La malattia
che venne definita con una UNICA parola “AIDS” deve
avere la presenza di HIV (rilevabile con test che NON
sono sicuri) e l'esistenza di circa
29 VECCHIE
e NOTE
"malattie",
in realta' sintomi.
Per dare maggiore giustizia, e sussidi, alle
donne americane, poiche' esse erano risparmiate
dall'AIDS, fu introdotto ad esempio anche il “cancro
alla cervice”, tra le malattie chiamate AIDS.
Le morti per AIDS delle donne subirono un incremento
statistico senza che ci fosse stato un caso in piu',
ma la stranezza di un virus che e' cosi' intelligente da
fare distinzioni di sesso in USA ed Europa, non in
Africa, comincio' a sparire.
Cioe':
Tubercolosi con HIV = AIDS
Tubercolosi senza HIV = tubercolosi.
E cosi' via per circa 29 malattie.
Tratto dal libro: "Deadly Deception, The Proof That Sex and HIV
Absolutely DO NOT CAUSE AIDS", R. Willner M.D.,
Ph.D., Peltec Publishing Co., Inc. 1994.
(Inganno
Mortale, la Prova che il Sesso e lo HIV Assolutamente
NON CAUSANO l'AIDS)
5) Incubazione misteriosa:
Tutte le malattie infettive virali, salvo rare eccezioni, hanno una
incubazione breve, di pochi giorni o settimane.
L'incubazione del virus
dell'AIDS è stata calcolata inizialmente attorno ai 18 mesi, per
aumentare poi di anno in anno, fino a raggiungere nel 1992, i 10/14 anni.
A questo super-virus viene attribuito di tutto. Di volta in volta può
essere furbissimo, tanto da sfuggire ad ogni tentativo di controllo da
parte dei ricercatori, o viceversa, completamente "scemo".
6) L'allarme prostitute:
Le prostitute non potevano non diventare le vittime designate delle
campagne propagandistiche dei tutori della nostra salute fisica e morale.
Sennonché, via via che passavano i mesi, si è visto che il tasso di
sieropositività era estremamente basso tra le prostitute. Al 31 Marzo
1995, su 27.043 casi solo 22 riguardavano prostitute non tossicodipendenti
(non dipende dalla maggior protezione, perché quelle stesse prostitute
presentavano un alto tasso di infezioni sessuali).
7) La terapia con AZT:
Sintetizzato nel 1964 come farmaco antitumorale. Rimase inutilizzato
per 20 anni, poiché si constatò sperimentalmente che i topi leucemici
trattati morivano in numero maggiore di quelli non trattati.
Ma perché
questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici
continua ad essere somministrato ?
La Wellcome
(casa farmaceutica produttrice) ha venduto 0.9 tonnellate nel 1987, ed è
passata a 44.7 tonnellate nel 1992.
Il costo dell'AZT per malato è di
circa 230 Euros al mese. Il profitto lordo per la Wellcome nel 1993 è
stato di 300 milioni di Euros l'anno....
Da tempo i settori
più reazionari del mondo politico e religioso occidentale erano alla
ricerca di pretesti scientifici cui ancorare le loro offensive puritane e
restauratrici. Un primo tentativo fu compiuto alla fine degli anni '70,
con una raffica di informazioni più o meno terroristiche sulle malattie
veneree. Ma l'AIDS sembrò l'occasione d'oro.
Qui si delineava una
malattia non solo sessuale ma mortale e invulnerabile agli arsenali medici
esistenti. Insomma una malattia inventata su misura per i sessuofobi di
ogni stampo e di ogni paese.
"Il mistero che circonda quel
dannato
virus è il frutto inevitabile di quei due miliardi di dollari che
ci spendono sopra ogni anno. Se prendessimo un qualsiasi altro virus e
spendessimo due miliardi di dollari ogni anno per studiarlo, state certi
che anche quel virus produrrebbe misteri a bizzeffe".
By
Kary
B. Mullis (Premio Nobel per la Chimica)
Tratto
da: "AIDS la grande truffa" di Luigi De Marchi e Franco Franchi
- NEXUS NEW TIME edizione italiana n° 5.
Gli sconvolgenti
documenti ufficiali, alcuni dei quali totalmente inediti
in Italia, che provano la truffa dell'Hiv-Aids.
Fatti a me ben noti, da giornalista investigativo e
dati per scontati gia' nel 1983....
Frutto di 3 anni di ricerca intesa e ostacolata di un
dottore italiano che, minacciato di morte, è emigrato all'estero.
Facciamo girare e diffondiamo il più possibile per
favore. Grazie a tutte/i.
http://www.scribd.com/doc/135713547/Hiv-La-Frode-Scientifica-Del-Secolo-documenti-Ufficiali
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Le prove della
colossale e
ripugnante montatura
chiamata AIDS
Le prove che l’AIDS è una
colossale montatura, una ripugnante e venale menzogna
messa assieme in modo tanto minuzioso quanto
canzonatorio, esistono tutte, chiare come l’acqua di
sorgente:
1 - Nessuna correlazione tra
test e malattia, per cui c’è gente coi sintomi di
estremo indebolimento ma dal test HIV negativo, e gente
senza sintomi indebolitori, ma dal test positivo
(definiti portatori sani, quando tutta l’umanità è
portatrice sana di ogni possibile virus e di ogni
possibile batterio).
2 - Reazione non probante ai
test ELISA e simili,
associata ad aumento specifico immunoglobuline, dal
momento che l’aumento delle Ig si verifica in molte
malattie autoimmuni, in infezioni croniche, nella
malaria, nella lebbra, nelle parassitosi, persino nelle
vaccinazioni anti-influenzali, nei trattamenti terminali
a base di Valium e simili, tutte casistiche che nulla
hanno a che vedere con la condizione AIDS.
3 - Inesistenza assoluta di
uno straccio di documento coerente e logico che dimostri
che la sindrome chiamata AIDS sia causata da un virus
chiamato HIV.
4 - Inconsistenza e
genericità assoluta di una definizione di malattia,
visto che esistono ben 29 patologie incluse nel
calderone AIDS.
5 - Inoculazione virale
(concetto già errato di per sé) misteriosamente lunga,
visto che tutti i disturbi definiti impropriamente
infezioni virali, che sono poi in realtà disfunzioni non
contagiose da sovraccumulo ed intasamento virale, hanno
tempi di sviluppo di pochi giorni, mentre nel caso AIDS
i tempi previsti di sviluppo furono inizialmente 18
mesi, spostati poi a 10-14 anni (perché non allora a
100-140 anni, e così avremmo coperto la vita intera ed
anche la reincarnazione successiva?)
6 - Tossicodipendenza e non
contagio sessuale alla base dei problemi.
La caccia alle streghe,
ovvero alle povere disgraziate che si vendono ai margini
delle strade, vittime preferenziali designate di ogni
nuova peste, ha portato a risultati sorprendenti.
Al 31 marzo 1995, su 27043
casi di AIDS tra le prostitute, solo 22 di esse
riguardavano soggetti non-tossicodipendenti.
7 - Ripetuti esperimenti tra
mariti AIDS e mogli non-AIDS, e viceversa, hanno
dimostrato la non-contagiosità della patologia. Diversi
casi di AIDS spontaneo in persone prive di contatti
sessuali con chicchessia, hanno provato che il
contagio non c’entra e che il fattore sessuale non
c’entra.
8 - Le basilari leggi di
Koch e relativi postulati, contraddicono in
continuazione tutte le affermazioni di carattere opposto
sostenute dagli Aidsisti tipo Gallo e Montagnier (Duesberg:
"L’invenzione del virus" HIV)
Peter Dueberg sapeva
troppe cose per stare zitto
Il maggior virologo
scienziato vivente Peter Duesberg, esperto mondiale di
retrovirus (primo al mondo ad individuare ed isolare un
retrovirus, e primo al mondo ad isolare un gene del
cancro), professore di biologia cellulare e molecolare
alla University of California di Berkeley, smascherò
all’istante l’indegna ed infame macchinazione chiamata
AIDS.
Sapeva troppe cose in
diretta persona per stare zitto e peccare di omertà
verso gli studenti e verso la gente. Conosceva troppo
bene la mediocrità e la coda di paglia di Gallo e
Montagnier.
Il sequestro e la
distruzione di un libro, non nell’Inquisizione
Medievale, ma nell’America della tecnologia e delle
scienze, nell’anno del Signore 1995
Duesberg mise a repentaglio
la propria carriera e la propria reputazione, il proprio
lavoro ed anche la sua integrità fisica.
Pubblicò, con Brian Ellison,
suo collega di insegnamento, il testo Why we’ll never
win on AIDS (Perché non vinceremo mai la nostra
battaglia contro l’AIDS), ma la Federal Court di New
York, in data 29 dicembre 95, ordinò che tutte le copie
del libro venissero sequestrate e distrutte.
Nel paese della Statua della
Libertà, non nell’anno 995 d.C., non in pieno Medioevo,
ma 1000 anni dopo, non nell’Iran di Khomeini ma
nell’America del liberismo e della democrazia, nel paese
di Cape Canaveral, nella patria della ricerca
scientifica, scattò come una belva infuriata la molla
dell’Inquisizione.
Quella stessa molla che
aveva fatto bruciare nei tempi dei roghi e delle streghe
tutti i libri di Pitagora e tutti i testi che non
comodavano ai papi ultra-corrotti di allora, ai Borgia
ed agli amici dei Borgia.
CIA e Casa Bianca
rinchiuse nel fortino della
Grande Vergogna
Americana
Portò argomenti precisi ed
inequivocabili, e delineò con assoluta competenza i
contorni della banda AIDS, i precedenti storici, i
dettagli economici e truffaldini dell’intera operazione.
Ma si rese anche subito
conto che era tutto inutile, in quanto sbatteva contro
un insuperabile muro di gomma.
La CIA e la Casa Bianca
avevano issato una barriera impenetrabile ed
invalicabile intorno al presidio
medico-farmaceutico-politico chiamato AIDS, intorno al
fortino della Grande Vergogna Americana.
Duesberg aveva capito di
essere solo a lottare contro la potenza Americana.
Perdere sul fronte AIDS
significava ormai per l’America perdere la faccia, una
sconfitta ancora più cocente ed umiliante di quella
subìta in Vietnam.
L’inganno mortale di
prescrivere il farmaco più dannoso e
micidiale
mai creato dall’uomo
Harry Rubin, retro virologo,
membro della National Academy of Sciences:
Per una sindrome complessa
come quella dell’AIDS vi sono verosimilmente cause
multiple.
Chiamarlo dunque malattia
unitaria, col nome di AIDS, è una facilona
esemplificazione.
Robert Willner, medico,
autore di Inganno Mortale:
La maggior parte delle morti
AIDS controllate dai medici sono state del tutto o in
parte provocate dal letale farmaco AZT. In molti casi,
tale insulto chimico, è stato dato a individui
perfettamente sani e normali che erano solo terrorizzati
dopo il test sulla sieropositività.
La truffa nella truffa,
ovvero il falso boom di
sieropositività in Africa
La dr Rachel Baggaley,
British Health advisor:
Nessuno in Zambia o in
Africa muore mai di AIDS.
Tutti muoiono per malaria,
febbre tifoide, tubercolosi, e sulle loro salme viene
poi appiccicata l’etichetta statistica di caso AIDS.
Neville Hodgkinson,
redattore del London Sunday Times:
Il test sull’AIDS non ha
alcun valore scientifico.
Confonde milioni di persone
che risultano positive, quando non sono state colpite
dal virus chiamato in causa.
L’esplosione di AIDS in
Africa è stata selvaggiamente e platealmente manomessa.
Kary B. Mullis, Nobel 1983
per la Chimica:
In Africa hanno etichettato
come caso AIDS una gran massa di gente, prima di
accorgersi che gli anticorpi della comunissima ed
endemica malaria (che tutti hanno) si mostrano come
positivi all’HIV.
Lo stesso Journal of
Infection Disease riconosce che i
test HIV condotti in
Africa sono un bluff
Harles Geshekter, professore
di storia alla California University di Chico:
Un rapporto 1994 del Journal
of Infection Disease (rivista ufficiale delle malattie
definite infettive), ha riconosciuto che i test HIV
condotti in Africa sono inutili e inaffidabili, in
quanto i microrganismi responsabili di tubercolosi,
malaria e lebbra, sono così diffusi che hanno
contribuito a dare oltre il 70% di falsi-sieropositivi
in persone il cui sistema immunitario è compromesso per
ragioni che nulla hanno a che vedere con l’AIDS.
Secondo un articolo apparso
con rilievo sul quotidiano Times di Londra, l’epidemia
AIDS in Africa ed in America Latina segue in modo più
che sospetto la vaccinazione di massa contro il vaiolo
effettuata nei primi anni 80.
L’industria AIDS,
gente avida, venale e cinica, che fa
sciacallaggio sulle disgrazie
altrui
Elinor Burkett, autrice di
The Greatest Show on Earth (La più grande commedia sulla
Terra):
L’industria del’AIDS
comprende un insieme di medici, politici, ricercatori
governativi, assicuratori, leader di comunità gay,
funzionari CDC, burocrati degli enti sanitari, burocrati
delle assicurazioni funerarie, direttori e condirettori
dei media. Tutta gente avida ed egoista, cinica e
venale, che ha intascato senza batter ciglio e senza mai
essere punita, sciacallando sulle disgrazie e le
tragedie altrui.
L’AIDS non è affatto una
malattia esistente, ma è solo uno stomachevole
programma di governo.
Uno sbalorditivo documento
di Henry Kissinger sullo
spopolamento
Il Memorandum 200 per la
sicurezza nazionale USA, redatto nell’aprile 1974
dall’allora consigliere americano Henry Kissinger, è un
documento sbalorditivo ed esplicito, tenuto segreto per
diversi anni, ma reso di dominio pubblico nel 1990.
Tale Memorandum afferma che
Lo spopolamento dovrebbe essere la principale priorità
della politica estera americana verso i Paesi del Terzo
Mondo.
Riaffiorano dunque gli
antichi legami nazi-americani.
Un’operazione segreta
ma non troppo nei laboratori di Ford Detrick
La rivista New York Native
pubblicò nell’83 la lettera di un dipendente del
laboratorio di guerra biologica di Fort Detrick, il
quale assicurava di aver partecipato all’operazione che
era iniziata nel 1978.
La lettera era anonima, ma
venne pubblicata in URSS dalla Literaturnaya Gazeta (il
30/10/85).
In Brasile, la notizia che
il virus HIV era un prodotto dell’ingegneria genetica a
fini di sterminio fu pubblicata dal giornale Estado de
San Paolo, e rimbalzò sul Sunday Express londinese del
26/10/86 e sulla Pravda moscovita del 31/10/86. La
rivista francese Eléments (N.63, 1988) rilanciò l’accusa
con un aticolo titolato AIDS, il Pentagono sotto
accusa.
Le spiegazioni di
Jacob Segal sul cocktail chiamato HIV
Jacob Segal, docente di
biologia alla Humboldt Universitat in Germania, ha
dichiarato che il piano AIDS fu avviato nel laboratorio
di Ford Detrick nel Maryland, centro di ricerche su armi
chimiche e batteriologiche.
Nel suo opuscolo del 1986
intitolato AIDS, una malattia costruita in America,
parla della quasi identità dell’ipotizzato virus HIV con
altri due virus chiamati VISNA, o bovine leukemia virus
(BLV), malattia mortale di pecore e bovini, e HTLV-1,
che colpisce le cellule T nell’uomo, senza essere
mortale.
Segal conclude che il
laboratorio di alta sicurezza di Ford Detrick realizzò
l’unione di questi due virus VISNA e HTLV-1, dando luogo
a un cocktail chiamato HIV, tra il 1977 e il 1978.
Tratto da un articolo di Valdo Vaccaro
- Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana
Animalista)
- Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione
Bergamasca Igiene Naturale)
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La
storia di L. Pasteur
si ripete con la assurda e ignobile deificazione-Nobel
di Luc Montagnier
AIDS.
E’ passato oltre un secolo dai tempi di Pasteur, eppure
la storia si è in pratica ripetuta tale e quale.
Luc Montagnier ha ricevuto nel 2008 il Nobel per la
Medicina, per aver scoperto una malattia che non esiste
se non nella sua vivida fantasia. Il tempo dunque passa
invano e insegna assai poco alla gente e alle autorità
scientifiche in primo luogo.
Quanto all’AIDS, sentiamo dire che il virus
addirittura non sia mai
esistito. E il contagio allora come avviene ?
Ma allora, cosa diavolo è questo AIDS ?
Semplici malattie tossiche da grave
esautoramento fisico, non trasmissibili per bacio o per
sesso, ma ereditabili (genitori esauriti che si
replicano in figli esauriti) e replicabili in fotocopia
(gente che assume gli stessi sballati o miseri stili di
vita).
Si sente addirittura dire che esiste l’AIDS,
mentre esso non esiste il nesso fra HIV ed Aids e quindi
non può esistere alcun contagio.
Quello che ti dicono essere l’AIDS, non è altro che
una accozzaglia di diverse patologie che colpisce:
-
Soggetti che, per colpa sua (stravizi, carenza di
sonno, carenza di alimentazione crudista, eccessi
sessuali quando non si è all’altezza, uso di stimolanti,
di caffè, di alcol, di fumo e di droghe), si esautora e
si autodistrugge con
le proprie mani, con le proprie attitudini
insostenibili, specie se
vaccinati.
- Soggetti che, per perversa costrizione sociale (vedi
popolazioni africane costrette a vivere nelle bidonville
senza acqua e cibo sufficienti), si mantiene in
condizioni vitali precarie che portano alla rovina
fisiologica.
- Soggetti che, per colpa dei genitori dediti a stravizi
e a ritmi di vita insostenibili, si ritrova a nascere in
condizioni precarie.
Mediante stili di vita assurdi,
sballati,
insostenibili, si finisce per esautorare il proprio
ex-fertile terreno personale, rendendolo soggetto a
qualsiasi morbo opportunistico (sia esso polmonite,
meningite, cancro), e ci si rovina, causando probabile
rovina anche ai propri discendenti diretti.
L’impossibilità assoluta di
trasmettere un virus HIV mediante contagio
In effetti nessun virus Hiv
viene trovato nei malati del cosiddetto AIDS. Inoltre,
il virus sospettato di essere l’HIV non si riesce a
trasmetterlo nemmeno a volerlo.
Hanno preso 1000 coppie dove lui era sieropositivo e lei
no, o viceversa, e le hanno fatte vivere a contatto
sessuale continuato, ovviamente senza alcuna protezione
e senza nessuna precauzione.
Nessuno di essi è riuscito ad essere contagiato.
Consigliamo di leggere AIDS, il virus inventato,
di Peter Duesberg, della collana I Nani della
Baldini & Castoldi.
Così vi renderete conto delle
truffe e delle
invenzioni che precedono il lancio di
certe malattie
ufficiali, di certe malattie politiche più
che reali.
E capirete anche perché tutti i grandi cervelli mondiali
della virologia e della microbiologia sono schierati,
non a caso, col prof Duesberg, docente di biologia
molecolare alla University of California di Berkeley,
che vale assai di più della Sapienza di Roma, con tutto
il rispetto per il fervido credente nell'ads come
malattia infettiva, il prof Aiuti.
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Le Bugie sull'Aids per i finanziamenti -
Il seguente
articolo apparso su Metro di Roma il 17/7/2000 deve
essere in qualche modo sfuggito alla censura imperante
in materia di Aids.
Il
fenomeno Aids è uno dei più grandi scandali della
medicina. Gli scienziati si negano a un aperto dibattito
per paura di perdere finanziamenti. Nessuno ha dimostrato
che il virus provoca l'Aids.
Di Aids si muore, per l'Aids si chiedono finanziamenti.
Ma cosa sia e cosa provochi è
tutt'altro che chiaro. Anche per colpa di medici e
scienziati che per interesse si adattano alla teoria più
comoda. E le organizzazioni mondiali sparano cifre solo
presunte allo scopo di sfruttare il fenomeno per ottenere
soldi per i Paesi poveri.
Con
i tradizionali discorsi augurali si è conclusa a Durban
(Sud Africa), la XIII Conferenza mondiale sull'Aids,
senza risposte definitive ai più assillanti
interrogativi posti sin dal 1982, cioè dalla scoperta
dei primi casi di questa complessa sindrome che si può
manifestare con 25 differenti patologie.
Soltanto conoscendo l'origine di una malattia è
possibile comprenderla, combatterla, curarla, prevenirla
e alleviarla.
Ma ad oggi restano insoluti numerosi
quesiti: che cosa causa il collasso del sistema
immunitario ? Può essere ricostituito il sistema
immunitario dopo l'infezione ? Quali sono i meccanismi
patogeni del virus Hiv e come si può controllare la sua
replicazione ?
Come si trasmette l'Hiv, dal punto di vista sessuale,
materno, intravenoso ?
I vaccini potranno prevenire
l'infezione ?
E infine l'interrogativo più importante: l'Aids
è veramente causato dall'Hiv e solo da questo
stranissimo virus ?
Finora, in verità,
tutti i ricercatori e gli scienziati che si sono
occupati della materia hanno messo a punto soltanto
ipotesi di lavoro, cioè hanno accettato in modo
dogmatico un'origine ipotetica, poichè era l'unica
disponibile, senza indagare a fondo sugli inizi
dell'Aids. E l'opinione pubblica mondiale è rimasta
prigioniera di frettolose decisioni scientifiche
stabilite, senza possibilità di discussione o revoca.
Cosè
l'inaugurazione è avvenuta fra polemiche che si
ripetono da 17 anni. Da una parte è stato presentato
un documento, chiamato Durban Declaration, firmato da
circa 5.000 ricercatori che ribadiscono il legame di
causa-effetto fra Hiv e Aids; dall'altra il presidente
sudafricano Thabo Mbeki, sostenitore della tesi
opposta, difesa da poche decine di scienziati (fra cui
alcuni premi Nobel della medicina e della chimica)
guidati dall' "eretico" Peter Duesberg (un
virologo californiano di alto livello) che si oppone
al pensiero dominante.
Nel suo volume "Inventing the Aids
virus"
sostiene che essendo l'Aids una sindrome e non
un'affezione, deve avere necessariamente più cause
e l'Hiv non può essere l'origine comune di tutte le
manifestazioni cliniche; le attuali teorie
sull'eziologia non sono fondate su prove scientifiche
dirette, ma sono basate su prove indiziarie, cioè
quelle epidemiologiche, a loro volta poggiate su stime
e non su rilevazioni dirette.
Il fenomeno Aids, secondo Duesberg, è uno dei più
grandi scandali della medicina e gli scienziati
coinvolti in questi studi si negano a un aperto
dibattito nel timore di perdere finanziamenti e di
sconvolgere l'attuale ipotesi consolidata,
determinando gravi conseguenze commerciali e sociali.
Duesberg ritiene che il virus
dell'Hiv, sfuggente e mutevolissimo, è in realtà
innocuo e l'azione attribuitagli contrasta con
le sperimentazioni finora condotte, con i principi
fondamentali della virologia e con il fatto di non
essere presente nel cento per cento delle persone
infette. Nessun documento
scientifico ha dimostrato che il virus provoca l'Aids.
Controversie scientifiche a parte, siamo di fronte
alla terribile tragedia di milioni di persone che per
malnutrizione, gravi carenze delle difese immunitarie
e tremende condizioni ambientali continuano a
morire.
Ed è comprensibile che, per raccogliere risorse
finanziarie a loro favore, le organizzazioni
mondiali (Oms,
Unicef, Fao, Unesco) debbano sostenere che
responsabile di tutto sia l'Aids.
By Ugo Apollonio - Presidente
onorario Ass. stampa medica italiana
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LIBRO BIANCO
sull’AIDS - Pag 1
Questa è la storia vera
ed incredibile di una epidemia inventata. Questa è
la storia di un colossale affare in cui
multinazionali, ricercatori, associazioni e istituti
sanitari senza scrupoli hanno utilizzato il
terrorismo sanitario al servizio del loro enorme
business.
E la storia di come, purtroppo, molti
esseri umani inconsapevoli siano finiti nella
macina, uccisi dalle stesse "terapie" che dovevano
curarli. "Tutti sono pronti a credere che la CIA
menta, che il governo
menta, che l'FBI
menta, che la
Casa Bianca menta.
Ma che
menta l'Istituto di Sanità
no, non è possibile, la Sanità è sacra, tutto ciò
che esce dagli Istituti Nazionali di Sanità è parola
di Dio. Niente fa differenza, nemmeno la storia di
come Gallo scoprì il virus, nemmeno il fatto che sia
uno scienziato screditato e condannato per truffa.
La strategia dell'establishment è sempre la stessa:
ignorare. Meglio non rispondere, vuoi vedere che ci
si accorge che c'è qualcosa di strano?" Harvey Bialy,
microbiologo.
Edited by Davide
Bortoletto on May 26, 2008 3:49 PM
Le malattie infettive
costituiscono oggi soltanto l'1% di tutte le cause
di morte nel mondo occidentale e ormai le grandi
epidemie sono per lo più scomparse. Il merito di
questa situazione, che spesso viene attribuito alla
medicina, è in realtà dovuto al miglioramento delle
condizioni igieniche e alimentari. Ci sono numerosi
studi a livello statistico ed epidemiologico che
dimostrano come molte malattie (tubercolosi,
difterite, polmonite, ecc.) cominciarono a declinare
ben prima dell'introduzione di cure efficaci. 2
È cosa ben nota, anche ai non addetti ai lavori, che
gli esseri umani e gli animali, sani o malati che
siano, convivono da sempre con migliaia di microbi,
virus e batteri, in gran parte assolutamente
innocui.
Alcuni sono addirittura utili, come l'escherichia
coli, che colonizza l'intestino e aiuta la
digestione. Perfino microbi patogeni provocano
malattie gravi solo in individui con il sistema
immunitario indebolito. Eppure gli scienziati sono
sempre ossessivamente alla ricerca di nuovi virus e
batteri, nella speranza di attribuire loro la causa
di malattie che ritengono altrimenti inspiegabili.
Le conseguenze di questa unica direzione di ricerca
spesso sono rovinose perchè ritardano la
comprensione della vera causa e determinano la morte
di molte persone. In passato lo scorbuto, la
pellagra e il beriberi (solo per citare esempi
eclatanti) sono state per lungo tempo attribuite a
batteri, benché già allora alcuni ricercatori
avessero dimostrato che erano dovute a carenze
alimentari.
Robert William, scienziato a cui si deve
la scoperta della vitamina B1, così ha commentato
questo atteggiamento dei cacciatori di microbi: "...la
batteriologia era arrivata ad essere la pietra
angolare dell'istruzione medica. A tutti i giovani
medici era stata talmente istillata l'idea che le
malattie erano causate da un'infezione, che ben
presto venne accettato come assiomatico il concetto
che non poteva esserci altra causa".3
Ma nonostante tutto questo, la memoria di passate
epidemie continua a suscitare angoscia e terrore.
Poiché il virus è sempre un ottimo mezzo per creare
panico, ci sono motivi molto poco nobili per cui ad
ogni ipotetica nuova patologia si attribuisce sempre
più spesso una genesi virale. Attraverso la paura
infatti si possono convogliare immense somme di
denaro e indottrinare la popolazione verso le
terapie e i comportamenti voluti. Così, allo stesso
modo, comincia l'incredibile storia dell'Aids.
Non esiste un documento
scientifico ufficiale che provi che il cosiddetto
HIV, ammesso che esista, provochi l'Aids. A dispetto
di ciò che viene costantemente propagandato, il
virus della immunodeficienza umana HIV non è stato
mai isolato e fotografato. Le recenti scoperte
derivate dal Progetto Genoma Umano hanno peraltro
messo in grave crisi il concetto stesso di
retrovirus.
Nell'aprile del 1984 il
dottor Robert Gallo annunciò in una conferenza alla
stampa internazionale di aver scoperto un nuovo
retrovirus che aveva chiamato HTLV-III (oggi
conosciuto come HIV), e questo era "la probabile
causa dell'AIDS".
Lo stesso giorno Gallo presentò il
brevetto per un test di anticorpi, ora generalmente
riportato come "il test dell'AIDS".
L'annuncio prese
di sorpresa persino gli scienziati presenti tra il
pubblico. Gallo aveva scavalcato una parte
essenziale del processo scientifico: non aveva
pubblicato i risultati delle sue ricerche in nessuna
pubblicazione medica o scientifica, né li aveva
sottoposti al normale processo di revisione tra
colleghi prima di essere annunciati al pubblico.
Quando alla fine la "prova di Gallo" fu pubblicata
settimane più tardi, vennero fuori numerosi
problemi. Le procedure di laboratorio che Gallo e i
suoi collaboratori utilizzavano per provare
l'isolamento vennero osservate soltanto nel 36% dei
suoi pazienti di Aids, e soltanto 88% era positivo
al test "degli anticorpi HIV". Inoltre, per
assicurare che soltanto i pazienti in AIDS e non
l'intero gruppo di controllo risultasse positivo al
test degli anticorpi, egli aveva diluito il sangue
500 volte. A diluizioni minori troppi soggetti sani
del gruppo di controllo risultavano positivi al
test. Questi fatti dovrebbero essere sufficienti a
gettare seri dubbi sulle affermazioni di Gallo che
egli avrebbe scoperto un nuovo retrovirus come
"probabile causa dell'AIDS". Grazie a questa
"scoperta", Gallo oggi percepisce l'1% dei proventi
mondiali derivati dai test HIV. Tutta la carriera di
Gallo è costellata di episodi che di scientifico
hanno molto poco.
Un eccellente elenco di quanto
corrotta, ingannevole (e probabilmente perfino
criminale) è stata la sua ricerca, può essere
trovato nel libro "Science Fiction", di John Crewdson, un giornalista scientifico del Chicago
Tribune. In realtà, tutto quello che aveva scoperto
Gallo era una attività enzimatica che lui attribuiva
al presunto retrovirus, e le fotografie che mostrò
erano di particelle simil-virali senza nessuna prova
che fossero virus.4
A tutt'oggi il vero virus non ancora stato isolato,
e le foto che vengono spesso mostrate sulle
copertine dei giornali sono sempre e soltanto
realizzazioni grafiche di fantasia. Eppure, grazie a
quella famosa conferenza stampa, da quel momento
tutto il mondo ha cominciato a credere che l'Aids
fosse dovuto ad un virus. Così è nato il problema
HIV e così dal 1984 ad oggi sono stati pubblicati
più di 10.000 studi sull'HIV, ma nessuno di questi
ha potuto dimostrare in maniera plausibile o provare
in modo concreto che l'HIV causi l'AIDS. A tutt'oggi
non esiste un documento scientifico ufficiale che
fornisca una prova definitiva.
Il premio Nobel Kary
Mullis, inventore della PCR (Polymerase Chain
Reaction), ha cercato invano per anni questo
fondamentale documento. Di conseguenza ad ogni
occasione, congresso scientifico, conferenza,
seminario o incontro ha interpellato svariati
virologi ed epidemiologi su dove trovare il
riferimento bibliografico che spiegasse come l'HIV
provochi l'AIDS.
Ma nessuno dei colleghi è mai stato
in grado di precisarlo. E neanche Montagnier e Gallo
(considerati i massimi esperti mondiali di Aids)
sono stati in grado di fornirglielo. Perché non
esiste.
Per mettere una toppa a
questa grave carenza, nel 1994 l'Ufficio di
Comunicazione del NIAID/NIH, National Institute of
Allergy and Infectious Diseases /National Institute
of Health, realizzò un documento intitolato : " La
Prova che l'HIV è causa dell'Aids".
È il documento
più completo che si conosca che tenta di rispondere
all'affermazione che l'HIV non è la causa dell'Aids.
Ma questo elaborato, che viene spesso citato come
prova definitiva, di fatto non è documento
scientifico, come hanno dimostrato in una puntuale
confutazione alcuni ricercatori internazionali.6
Oltre ad essere un documento anonimo, è infatti
seriamente screditato dal mancato rispetto degli
standard scientifici e fallisce nel fornire una
prova credibile a sostegno del suo assunto
fondamentale.
Si tratta quindi soltanto
dell'ennesimo strumento di propaganda.
Peter Duesberg, membro
della prestigiosa National Academy of Science, è
docente di biologia molecolare e cellulare presso la
University of California a Berkeley, oltre ad essere
un pioniere nella ricerca dei retrovirus e il primo
scienziato ad aver isolato un gene del cancro. È uno
dei pionieri più prestigiosi tra i dissidenti della
ricerca. Gli ingenti finanziamenti di cui disponeva
come ricercatore di fama mondiale gli sono stati
drasticamente ridotti quando ha cominciato a mettere
in dubbio il dogma Hiv-Aids e la teoria della
trasmissione sessuale del morbo. Il primo marzo 1987
sulla prestigiosa rivista Cancer Research comparve
un suo articolo in cui affermava che non vi erano
prove convincenti del fatto che un retrovirus come
l'HIV sia in grado di causare l'AIDS.
Da allora
Peter Duesberg è uno degli uomini più discussi
d'America.
Le sue ipotesi e le sue affermazioni sono
state di volta in volta definite 'irresponsabili', 'pericolose',
'immorali', 'dannose' e perfino 'criminali'. Per
alcuni Duesberg è una 'minaccia pubblica', per altri
invece un 'novello Galileo' in lotta contro
l'ottusità dominante. Secondo il direttore
dell'autorevole periodico medico The Lancet,
Duesberg è "probabilmente lo scienziato vivente più
diffamato in assoluto", per altri addirittura "il
Nelson Mandela dell'AIDS, colui che guida la lotta
contro l'Apartheid dell'HIV". Nonostante le sue
previsioni trovino sempre più conferme a livello
epidemiologico, oggi è stato emarginato da una
comunità scientifica che ha tutto l'interesse a
perseguire una strada ricchissima di finanziamenti.
Le sue tesi non sono ancora state confutate, mentre
alle sue domande ed obiezioni si è risposto che: "...dovrebbe
essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una
linea auspicabile sarebbe quella di impedire i
confronti televisivi con Duesberg" (Nature, 1993)
Dal 1970, anno in cui si
ipotizzò l'esistenza dei retrovirus, ne sono stati
individuati ed isolati circa 200, tutti
assolutamente innocui. Tutti meno quello HIV, che
oltre ad essere assolutamente terribile è anche
l'unico mai realmente isolato.
Ma sin dal 2001, anno in
cui sono arrivati i risultati del Progetto per la
mappatura del Genoma Umano è stato chiaro che stava
per essere irrimediabilmente buttato a mare il
concetto stesso di "retrovirus". Per comprendere a
fondo la questione è necessaria una breve
digressione di storia della biologia. La visone
accettata sin dagli anni '50 era che il DNA
trascrive le informazioni al RNA, (e mai il processo
inverso) attraverso una relazione gerarchica
rappresentata dal flusso unidirezionale DNA -> RNA
-> proteine. Il RNA (acido ribonucleico), era quindi
considerato l'umile messaggero del DNA (acido
desossiribonucleico), che governava invece la
cellula. Questo era il dato fondante del cosiddetto
"Dogma Centrale della Genetica Molecolare", su cui
si è basata tutta la biologia dagli anni cinquanta
in poi. Il concetto di "retrovirus" prese forma
quando nel 1970 fu scoperto, in estratti di certe
cellule, un enzima (denominato poi "transcriptasi
inversa") capace di convertire la molecola di RNA in
DNA.
I ricercatori, insomma, verificarono che alcuni
RNA trascrivevano se stessi "all'inverso" al DNA. Ma
(in ossequio al Dogma Centrale) si dissero che
qualsiasi cosa causa la trascrizione dal RNA al DNA
è da considerarsi eccezionale e deve essere una
sorta di contaminazione virale (da cui il termine "retrovirus").
Dunque, negli anni '70, in qualsiasi momento e in
qualsiasi luogo la attività transcriptasica inversa
venisse rivelata si riteneva che i retrovirus
fossero presenti.
Questo si dimostrò un grave
errore, poiché era già noto agli inizi degli anni
'80 che la medesima attività enzimatica era presente
in tutta la materia vivente provando così che la transcriptasi inversa non aveva niente a che fare
con i retrovirus per sé. 7
La questione è stata ben sintetizzata nel 1998 dal
virologo Stephen Lanka: "...studiando la biologia
evolutiva trovai che ognuno dei nostri genomi, e
quelli delle maggiori piante e animali, è il
prodotto della cosiddetta trascrizione inversa: RNA
che si trascrive nel DNA. [...] L'intero gruppo di
virus cui l'HIV apparterrebbe, i retrovirus [...]
nei fatti non esiste per nulla". 8
Ciò nonostante molti scienziati non tennero conto di
questa evidenza e continuarono a lavorare
alacremente sull'ipotesi oramai falsificata. Ma gli
ultimi sviluppi del Progetto Genoma Umano dimostrano
ormai inequivocabilmente che il passaggio da RNA a
DNA non è affatto una aberrazione, piuttosto è ciò
che potrebbe spiegare la complessità umana.
Il DNA
sarebbe allora come una sorta di libreria dove il
RNA va a prendere le informazioni che gli servono
per governare la cellula. Il Dogma Centrale è
soltanto una costruzione teorica che non ha retto
alla prova dei fatti. Queste recenti scoperte
segnano la fine del paradigma HIV/AIDS, e spiegano
perché la scienza ha fallito la cura della malattia
a dispetto di almeno venti anni di sforzi.
Perché se
l' HIV è un retrovirus, la teoria virale dell'Aids è
priva di fondamento.
I
test dell'Aids (Elisa
e Westernblot) non sono attendibili perché, oltre a
non essere precisi, esistono più di sessanta fattori
diversi che possono dare dei falsi positivi. I test
non sono standardizzati, i risultati variano da
laboratorio a laboratorio, le linee guida per la
loro interpretazione variano da paese a paese.
Inoltre si può risultare positivi al Westernblot e
negativi all'Elisa, o viceversa.
Due sono le analisi
fondamentali per stabilire la sieropositività in una
persona: l'Elisa e il Western Blot.
Nell'Elisa una
miscela di proteine dell'Hiv reagisce con anticorpi
nel siero prelevato dal paziente, provocando una
variazione di colore nel preparato. Il test Elisa
produce fino al 90% di errore in una sola direzione
(i negativi li fa diventare positivi, i positivi
rimangono tali e quali). Nel WB, le proteine dell'Hiv
vengono separate su una striscia di nitrocellulosa.
Questo consente una reazione individuale delle
singole proteine, che vengono visualizzate con una
serie di bande di colore più scuro. L'esame WB viene
utilizzato di solito a conferma di un test Elisa
positivo, ma risulta altamente impreciso anch'esso.
Prima del 1987 una sola
banda Hiv specifica era considerata come prova di un
avvenuto contagio, in seguito si venne a scoprire
che il 25% degli individui sani - e non a rischio -
presentano bande Hiv specifiche e quindi fu urgente
ridefinire un WB positivo aggiungendo bande extra e
selezionandone di particolari. Ma anche in tal modo
i problemi sono sempre presenti: su 89.547 campioni
di sangue analizzati, prelevati da degenti non a
rischio ed in maniera anonima in 26 ospedali
americani, una percentuale del 21,7% dei maschi e il
7,8% delle femmine risultò positiva al test WB.
Quindi la correlazione tra anticorpi Hiv e Aids,
comunemente accettata dagli esperti, sembra
un'invenzione dell'uomo. L'artificiosità di tale
relazione è evidente nel dato di fatto che istituti
e nazioni differenti stabiliscono come test di
sieropositività serie di bande WB diverse.
Questo
comporta che in Australia un test richiede quattro
bande per essere positivo, mentre negli USA ne sono
sufficienti due o tre, che siano o meno le stesse
bande richieste in Australia. In Africa,
addirittura, basta una sola banda. A conti fatti,
una persona esaminata ipoteticamente lo stesso
giorno nei tre differenti luoghi, può risultare
sieropositiva in un paese e sieronegativa in altri.
Il sistema di valutazione varia addirittura da
laboratorio a laboratorio di uno stesso stato e,
nella medesima sede di analisi, anche da un giorno
all'altro si possono riscontrare risultati
differenti! Uno documentario che la Meditel
Produzioni ha realizzato a Londra per la BBC
nell'ottobre 1996 mostrò che un campione di sangue
fornito da un volontario fu valutato tre volte
positivo e due volte negativo nello spazio di un
mese.
A rendere la
tragicommedia una vera tragedia è la possibilità che
ad una o più bande si possa verificare una falsa
reattività.
La reazione al test, evidentemente
instabile, è spesso associata ad un aumento
aspecifico delle immunoglobuline, il che si verifica
in molte situazioni, come nel corso di malattie
autoimmuni, di infezioni croniche, di malaria, di
parassitosi, talvolta anche per motivi banali come
una vaccinazione antinfluenzale. Sono stati contati
circa 60 fattori estranei all'HIV che possono
determinare un test positivo. Secondo gli esperti
queste reattività vengono innescate da anticorpi non Hiv (che tutti noi possediamo) reagenti alle
proteine Hiv. In parole povere, un anticorpo che
reagisce ad una determinata proteina non è
necessariamente un anticorpo prodotto dal sistema
immunitario come risposta specifica a quella certa
proteina. E quindi le popolazioni povere
dell'Africa, il continente con il maggior numero di
casi di sieropositività, esposte ad una miriade di
infezioni e che producono moltitudini di anticorpi,
avranno una falsa reattività ai test molto più alta
che in altri paesi.
La positività ai test ha
un valore sostanzialmente nullo perchè: o essa è
correlata in modo comunque incompleto a molte
malattie, sia immunodepressive che non, anche
estranee all'AIDS; o essa è però correlata anche ad
un ottimo stato di salute, come dimostrano i milioni
di sieropositivi, sanissimi da molto tempo; o essa,
sicuramente, non dimostra la presenza dell'HIV o di
qualsiasi altro virus; o essa, contrariamente a
quanto si è voluto dare a credere, non equivale
affatto ad una sentenza di morte: anche le disparate
sindromi patologiche definite AIDS possono regredire
quando l'organismo del paziente non è molto
compromesso.
Mentre l'utilità dei test è nulla, il
loro danno può essere immenso perchè: o la
comunicazione al paziente del risultato positivo al
suo test dell'AIDS provoca quasi sempre un grave
trauma psichico e può sconvolgere l'intera vita
familiare, lavorativa, affettiva e sociale; qualcuno
in passati si è anche suicidato. o non di rado la
diagnosi di AIDS basata su questi test spinge i
medici e il paziente ad intraprendere una terapia
con AZT o altri "anti-retrovirali", che sono
pesantemente tossici e producono effetti molto
pericolosi.
ASSENZA DI CORRELAZIONE
TRA SIEROPOSITIVITÀ E MALATTIA
La grandissima parte dei sieropositivi può vivere
una vita assolutamente normale per decine di anni
senza riscontrare alcun sintomo di malattia. Alla
fine degli anni '80 venne creato un clima di terrore
sostenendo che i sieropositivi fossero dei
condannati a morte, destinati a morire nel giro di
18 mesi. Si dava per scontata la corrispondenza tra
sieropositività e malattia conclamata, e che lo
sviluppo dell'AIDS per i sieropositivi fosse
inevitabile e solo una questione di tempo. In
seguito si è riscontrato che soltanto una
percentuale molto ridotta di sieropositivi sviluppa
la malattia, mentre la gran parte dei cosiddetti
"infetti" vive bene e a lungo senza mai riscontrare
problemi. Eppure si continuarono a definire "malati
asintomatici" le persone sieropositive.
Da molti
anni ricercatori indipendenti (tra cui il
prestigioso Gruppo di Perth, in Australia)
sostengono che, poiché non è mai stata
scientificamente provata la correlazione tra HIV e
AIDS e la reale validità dei test, la cosiddetta
sieropositività non significhi assolutamente nulla.
Edited by Davide Bortoletto on May 26, 2008 4:24 PM
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HIV: UNO STRANO TIPO DI
VIRUS
Un grosso problema della teoria dell'AIDS è che i
ricercatori non sono stati mai in grado di scoprire
nelle persone sieropositive una quantità di virus
tale da compromettere la salute. Ed un altro fatto
clamoroso è che l'HIV non è citotossico; questo
significa che quando il virus si moltiplica non
distrugge le cellule presenti, come fanno invece
altri virus che distruggono le cellule che
infettano. L'eminente virologo Peter Duesberg così
commenta questo fatto: "il virus infiltra o infetta
un numero molto basso di cellule, appena una su
100mila. Per essere nocivo, per uccidere (...) un
microbo deve pur fare qualcosa.
Altrimenti è come
tentare di conquistare la Cina uccidendo tre soldati
al giorno"9 Secondo Duesberg l'HIV si comporta come
uno dei numerosissimi innocui microbi di transito
sempre presenti nel corpo umano. Ed è esso stesso
innocuo.
Il fatto che milioni di persone abbiano
contratto l'Hiv alla nascita eppure siano adulti
sani è l'argomento più significativo, secondo
Duesberg, contro l'ipotesi Hiv-Aids, perché dimostra
che l'Hiv non può essere un agente patogeno letale.
Edited by Davide Bortoletto on May 26, 2008 4:25 PM
HIV, IL VIRUS CHE NON
C'È
La letteratura medica ha registrato finora più di
5000 casi di AIDS sieronegativi (cioè presentano i
sintomi ma non vi è presenza di HIV). Ma una
peculiarità delle malattie infettive virali (NdR:
secondo la
medicina ufficiale, ed i suoi
medici
impreparati, ma
non e' cosi....) è che
hanno una causa (il
virus), e ovviamente non
possono verificarsi in sua assenza. Così non c'è
varicella senza il virus della
varicella, non c'è
morbillo senza il virus del
morbillo e così via.
Di
conseguenza in teoria non può esistere Aids senza la
presenza del cosiddetto retrovirus HIV. Eppure...
COSA È DAVVERO L'AIDS
L'Aids, più che una malattia specifica, è una
definizione che comprende un alto numero di malattie
già conosciute.
Queste malattie non sono affatto
associate sempre ad immunodeficienza, sono definite
AIDS solo se associate ad un test positivo.
L'AIDS È UNA CATEGORIA,
NON UNA MALATTIA
Nessuna delle diverse malattie che attualmente
definiscono l'AIDS è recente e nessuna si manifesta
esclusivamente in persone sieropositive. Di fatto
AIDS è il nuovo nome che i
CDC (Centers for Disease
Control) 10 americani hanno dato ad un insieme di
affezioni comuni più o meno gravi, tra cui micosi,
herpes, diarrea, alcune polmoniti, salmonella,
tubercolosi.
Se una persona ha la tubercolosi e
risulta positiva al test allora "ha l'AIDS". Se
invece ha la tubercolosi ed il test è negativo,
allora ha "soltanto la tubercolosi". È addirittura
possibile che venga definito malato di Aids, (sindrome da immunodeficienza acquisita), chi non ha
nemmeno presenza di immunodepressione !
LA MALATTIA SI ADATTA
ALLA DEFINIZIONE
La definizione di AIDS ha subito varie
modificazioni, nel 1986, nel 1987 e nel 1993 e ad
ogni revisione il numero delle condizioni
patologiche ritenuto correlato all'AIDS viene
aumentato: attualmente esse sono ben 29, e tutte già
conosciute prima dell'AIDS. Esemplare è il caso
dell'ultima revisione: Il 1° gennaio 1993 i CDC
decisero di includere nella definizione di AIDS non
una malattia, ma una condizione. Chi aveva un numero
di linfociti T inferiore a 200 (anche se
perfettamente sano) veniva incluso tra i malati di
AIDS. Questo ha fatto sì che il numero di casi di
AIDS negli Stati Uniti raddoppiasse artificiosamente
nel giro di una notte.
Questa ricorrente variazione
ha portato ad una continua dilatazione del numero
dei soggetti definiti "malati di AIDS": se, ad
esempio, negli Stati Uniti con la definizione del
1986 potevano essere definiti malati di AIDS mille
pazienti, con quella del 1987 sarebbero diventati
1.300 e con quella del 1993 avrebbero raggiunto il
numero di 2.275.11
Di recente è stata inclusa nell'elenco una nuova
patologia tipicamente femminile, il cancro della
cervice.
Come ha svelato P. Duesberg: "...la ragione
di questa aggiunta è solo politica: è stata
dichiaratamente inserita per aumentare il numero
delle femmine malate di AIDS, creando così
l'illusione che la sindrome si stia diffondendo tra
gli eterosessuali".
L'AIDS NON È UGUALE IN
TUTTO IL MONDO
Anche qui, come per i test di sieropositività, non
esiste un criterio universalmente riconosciuto per
la definizione della sindrome.
La regola per
stabilire cosa sia l'AIDS varia da nazione a
nazione: la definizione di AIDS negli Stati Uniti è
diversa da quella europea che a sua volta è diversa
dalla definizione africana. La WHO, ( World Health
Organization)13 in Africa utilizza per definire
l'AIDS due definizioni nettamente diverse, nessuna
delle quali corrisponde ai criteri utilizzati negli
USA o nella UE.
Generalmente in Africa non si
richiede il test HIV, ma è sufficiente che un
paziente presenti tre dei principali sintomi clinici
(perdita di peso, febbre e tosse) più un sintomo
minore (è sufficiente un prurito generalizzato) per
poterlo dichiarare affetto da AIDS.
E questo, come
si vedrà più avanti, spiega la reale consistenza
della presunta "catastrofe africana" .
L'INFETTIVITA' E LA
TRASMISSIONE SESSUALE
Il virologo Peter Duesberg è assolutamente convinto
che l'Hiv non sia infettivo. Nel suo libro "
Inventing the Aids virus" (1996), tra l'altro
afferma: " Negli ultimi 14 anni oltre 500.000
pazienti di Aids sono stati curati da un sistema
sanitario che comprende cinque milioni di medici,
infermieri e ricercatori nessuno dei quali è stato
vaccinato contro l'HIV. (...) quattordici anni dopo
non c'è neanche un caso nella letteratura
scientifica di un operatore sanitario che abbia
presumibilmente contratto l'AIDS da un malato.
Proviamo ad immaginare come sarebbe la situazione se
500.000 malati di colera, epatite, sifilide,
influenza o rabbia fossero stati curati per 14 anni
da personale medico e paramedico privo di vaccini e
farmaci adeguati... migliaia avrebbero contratto
quelle malattie." A distanza di quasi dieci anni
dall'uscita del libro le cose non sono affatto
cambiate.
Questo, secondo Duesberg, significa una
sola cosa: "l'AIDS non è infettivo".
LA TRASMISSIONE SESSUALE
"Basta un solo rapporto !".
Per anni questo è stato il terribile ammonimento che
tutti i mezzi di comunicazione hanno continuamente
diffuso.
Ed invece la trasmissione sessuale, che
secondo gli "esperti" sarebbe il veicolo principale
della diffusione del virus, si è dimostrata essere
estremamente inefficace, dipendendo anche da più
mille rapporti sessuali a soggetto per una reale
possibilità di contagio.
Nel 1997 un gruppo di
studiosi statunitensi14 ha pubblicato i risultati di
dieci anni di studi sulla trasmissibilità dell'Hiv
tra eterosessuali nel nord della California. Lo
studio ha stabilito che la trasmissione da maschio a
femmina è estremamente bassa, approssimativamente lo
0.0009 per contatto sessuale, e approssimativamente
otto volte minore è la trasmissione da femmina a
maschio. Questo significa che una femmina dovrebbe
avere almeno 3330 rapporti sessuali per raggiungere
il 95% di probabilità di infezione.
Quindi, con la frequenza ipotetica di un rapporto
sessuale al giorno, ci vorrebbero 2 anni e due mesi
per avere il 50% di possibilità di infezione, e 9
anni per raggiungere il 95%. Nel caso inverso, da
femmina sieropositiva a maschio, la trasmissione
dell'Hiv richiederebbe almeno 27.000 rapporti
sessuali per arrivare al 95% di probabilità di
trasmissione (cioè 74 anni di rapporti sessuali
giornalieri!). Se davvero la diffusione del virus
fosse dovuta al sesso, l'Hiv sarebbe scomparso da
tempo.
Ed infatti, nonostante l'allarmismo, l'AIDS è
rimasto confinato a gruppi in cui sono presenti
fattori di rischio ben precisi:
a)
tossicodipendenti: (circa il 32% dei malati in USA e
il 60% in Italia) si tratta di individui che oltre a
subire gli effetti negativi dell'eroina, della
cocaina, dell'alcool, delle anfetamine e di altre
sostanze psicotrope (molte droghe hanno effetto
depressivo sul sistema immunitario), si alimentano
in maniera scorretta ed insufficiente e sono colpiti
in modo più o meno continuo da infezioni multiple.
In queste condizioni di vita l'immunodepressione è
garantita. b) omosessuali maschi: (circa il 62% in
USA e il 48% in Europa) il problema riguarda
sopratutto gli utilizzatori sistematici di droghe
multiple, cocaina, extasy, alcool, poppers e nitriti
assunti per via inalatoria a forti dosi (i nitriti
sono sostanze molto reattive, causano
immunodepressione, e vengono utilizzati per il loro
effetto afrodisiaco e rilassante per la muscolatura
sfinterica). c) emofiliaci e politrasfusi (circa
l'1% in USA e il 3% in Europa). I carichi di
proteine estranee sono essi stessi immunodepressivi
sia in emofiliaci sieropositivi che sieronegativi.
PREVISIONI CATASTROFICHE
E STATISTICHE FASULLE
"Entro il 1996, dai 3 ai 5 milioni di statunitensi
risulteranno positivi all'HIV e un milione morirà di
AIDS" (Antony Fauci, direttore del NIAID - New York
Times 14.1.86) "Entro il 1990 un eterosessuale su
cinque sarà morto di AIDS" (Oprah Winfrey,
The myth
of hetherosexual AIDS, 1987) Da anni ormai l'Aids è
in costante decremento ed è rimasta una malattia
marginale, a dispetto di tutte le previsioni
catastrofiche diffuse negli anni scorsi. Come mai
allora tutti i mezzi di informazione continuano a
diffondere statistiche sempre più allarmanti? È
possibile solo a costo di barare sui dati reali, con
alcuni piccoli ma efficaci trucchi.
Il primo è
quello di presentare i dati cumulativi invece che
suddividerli correttamente anno per anno. È evidente
che se si sommano i dati di venti anni di
rilevazioni il numero dei malati conclamati e dei
sieropositivi sembra essere sempre in costante
aumento.
Il secondo è quello di ampliare
(arbitrariamente) di quando in quando il numero
delle patologie che vengono correlate alla sindrome.
Così dal 1° gennaio 1993 chi ha un numero di
linfociti T inferiore a 200 (anche se perfettamente
sano) viene incluso tra i malati di AIDS. Questo ha
fatto sì che il numero di casi di AIDS negli Stati
Uniti raddoppiasse artificiosamente nel giro di una
notte.
Il terzo trucco, il più puerile ma il più
utilizzato, è quello di presentare le "stime degli
esperti" al posto dei dati effettivamente
riscontrati.
Le stime, oltre ad essere assolutamente
opinabili, sono sempre al servizio del terrorismo
mediatico: secondo le stime che venivano presentate
dieci anni fa (con previsioni di aumento
esponenziale anno per anno) oggi la metà della
popolazione italiana avrebbe dovuto essere
sieropositiva! La realtà è molto diversa: nel 2004 i
sieropositivi in totale sono circa 130.000, che
rappresentano meno dello 0,003% della popolazione
italiana, mentre i casi di Aids conclamato totali
dal 1982 ad oggi sono stati complessivamente 53.686.
LE STATISTICHE AFRICANE
Ma la situazione più inverosimile riguarda l'Africa
ed il Terzo Mondo: da molti anni vengono diffuse
cifre catastrofiche da parte dell'UNAIDS,
l'organizzazione del WHO che si occupa di Aids, che
dimostrerebbero una crescita impressionante
dell'epidemia.
Alla fine del 2004, nel documento
denominato "AIDS Epidemic Update 2004" si è arrivati
alla ragguardevole cifra di "39,4 milioni di persone
che vivono con l'Hiv - ( ma che potrebbero variare
da 35,9 milioni a 44,3 milioni - sic) con un numero
di morti di pari 3,1 milioni (ma che potrebbe
variare da 2,8 a 3,5 milioni - sic ).
Quando si
analizza con attenzione questo documento dell'UNAIDS
ci si accorge che si tratta soltanto di "...stime
basate sulle migliori informazioni ottenibili"
(sic). Molte pagine del documento si diffondono su
temi come la difesa delle donne dall'Aids (e perché
non degli uomini?) o sulla presunta diffusione del
morbo in Asia, ma nulla di più su come si arrivi a
queste cifre.
Null'altro viene detto sul metodo di
indagine utilizzato per stabilire i dati (peraltro
così incerti). Eppure si tratta del documento
ufficiale della massima organizzazione mondiale
sull'Aids e su di esso si basa tutta l'informazione
che viene diffusa dai media.
Nel 1998 la
pluripremiata giornalista inglese Joan Shenton,
realizzando vari programmi tv sul tema, aveva
esaminato criticamente questo sistema di calcolo:
"Nei primi anni '90, il Programma Globale sull'AIDS
del WHO (che più tardi venne sostituito dall'UNAIDS)
dava impiego fino a 3.000 persone. Essi fornivano
continuamente dati molto gonfiati alla stampa, e i
rappresentanti ufficiali cominciarono a riportare
questi casi stimati di Aids negli incontri pubblici
per battere cassa coi finanziamenti, facendo sparire
silenziosamente i dati realmente riportati. Mettemmo
alla prova questi dati in un meeting alla London
School of Hygiene and Tropical Medicine nel 1993, e
ci fu una imbarazzata ammissione che quello che loro
presentavano come dato di fatto, altro non era che
un lavoro di supposizione" (...)
"In altre parole,
gli africani possono tranquillamente andare a
dormire con la consapevolezza che i presunti milioni
di conterranei, donne e bambini ammalati di Hiv-Aids
sono semplici "calcoli" fatti da un "programma al
microcomputer" che usa un "modello di database"
preparato dallo screditato e ormai defunto Programma
Globale sull'AIDS del WHO.
Per fortuna la realtà sul
territorio non conferma nemmeno lontanamente
l'immagine dell'epidemia"17. Infatti il WHO,
attraverso il W.E.R. Weekly Epidemilogical Report,
un bollettino settimanale poco pubblicizzato, fino
al 2002 diffondeva anche il numero dei casi
effettivamente registrati. Così si può verificare
che nel 1995, a fronte dei 4,5 milioni di
sieropositivi stimati, quelli realmente accertati
erano invece 422.735, meno del 10%! Mentre, ad
esempio, i casi di AIDS effettivamente registrati in
Africa nei dodici mesi dal 1999 al 2000 sono
81.565.18 Davvero poca cosa se si pensa che in
Africa vivono 800 milioni di persone e ne muoiono
più di 10 milioni all'anno, di cui un milione per
malaria. Che abbia ragione il prof. Lugi De Marchi,
psicologo clinico e sociale, quando afferma che
queste stime vengano ottenute "con quel particolare
metodo di calcolo chiamato dati in libertà"?19
Dal 2003 però il WHO
diffonde solo le stime, senza fare più menzione dei
casi realmente accertati. Viene il sospetto che la
discrepanza tra casi veri e stimati sia talmente
alta anche oggi che non sia più conveniente
pubblicizzare i dati reali per chi ha fatto della
lotta all'Aids il proprio business.
CATASTROFE AFRICANA ?
L'ultimo dato sui casi realmente accertati di AIDS
in Africa è stato diffuso dal WHO nel 2002:
corrisponde a 1.111.663 casi totali cumulativi
(dall'inizio dell'epidemia ad oggi). 20
Ben lontana dalle stime fornite, questa cifra
rappresenta comunque un numero consistente di esseri
umani.
Ci sarebbe da preoccuparsi, se non sapessimo
come si arriva in realtà ad ottenere la cifra
suddetta.
COME SI DIVENTA CASI DI
AIDS IN AFRICA
Come già riferito, l'Aids in Africa non è quasi mai
diagnosticata con il test dell'HIV (troppo costosi e
non sempre disponibili) ma in base a sintomi
clinici. È sufficiente che un paziente presenti tre
principali sintomi clinici (perdita di peso, febbre
e tosse) più un sintomo minore (anche un prurito
generalizzato) per poterlo dichiarare affetto da
AIDS. Questo in pratica significa che gli africani
che soffrono di malattie da sempre presenti in
quelle zone ora sono classificati come vittime
dell'AIDS.
Così in Africa le statistiche sull'Aids
possono essere gonfiate artificiosamente da una
definizione capace di raggruppare sotto il suo largo
ombrello malattie antiche (come febbre, diarrea,
tubercolosi o malaria) cambiandone il nome. Ma le
cause di malattia in Africa continuano ad essere la
crescente povertà, la malnutrizione, l'inquinamento
dell'acqua, la mancanza di igiene.
Nei paesi del
Terzo mondo si continua, purtroppo, a morire per gli
stessi tragici motivi per cui si muore da sempre.
Soltanto che ora la maggior parte di questi decessi
sono rubricati come AIDS. Per questi problemi
storici non viene invocato nessun massiccio aiuto
internazionale, preferendo spingere quei programmi
"umanitari" che mirano ad assoggettare quante più
persone possibile ai farmaci e ai test delle
multinazionali occidentali.
IL RAPPORTO KRYNEN
Due leader d'un gigantesco programma francese di
volontariato sull'AIDS, i coniugi Krynen, dopo
cinque anni di permanenza nel presunto epicentro
dell'epidemia africana con un'equipe di 150 medici e
paramedici europei, hanno smontato totalmente i dati
della finta epidemia: "In Africa, politici,
operatori sanitari e utenti dei servizi hanno tutto
l'interesse a gonfiare i dati della malattia per il
semplice fatto che, per chi si occupa di Aids, sono
disponibili enormi fondi internazionali".
E
continuavano, con un pizzico di humor nero: "Se in
Africa sei un semplice affamato, nessuno si occupa
di te, ma se sei un malato di Aids 750
organizzazioni assistenziali occidentali e le
Nazioni Unite sono pronte a coprirti di cibo e
pacchi-dono (...) Il giorno in cui non ci sarà più
l'Aids se ne andrà il benessere"
HARVEY BIALY
Il microbiologo Harvey Bialy ha trascorso otto anni
nel continente africano per compiere ricerche
scientifiche. In una intervista intitolata
significativamente "L'epidemia di AIDS in Africa: un
mito tragico" sostiene che non vi è assolutamente
nessuna prova convincente che L'Africa si trova nel
mezzo di una nuova epidemia di immunodeficienza
infettiva, e che sono stai gli ingenti fondi
internazionali disponibili per la ricerca AIDS/Hiv
ad incentivare medici e politici a riclassificare
come Aids malattie tradizionalmente presenti nel
continente.
ENORMI RISORSE A
DISPOSIZIONE
Per lo studio e la prevenzione dell'AIDS in Africa
sono già stanziate risorse enormi rispetto a quelle
destinate ad altre malattie veramente pericolose,
come la malaria, che nell'Africa sub-sahariana
uccide più di un milione di persone all'anno.
Il
Governo dell'Uganda, che ha potuto investire nel
1993 solo 57.000 dollari nella prevenzione e nel
trattamento della malaria, ha ricevuto invece ben 6
milioni di dollari per la lotta contro l'AIDS. Così
la presunta "catastrofe" diventa il grande business
del secolo ed oggi esistono migliaia di
organizzazioni non governative che operano in Africa
nel campo dell'Aids: soltanto in Uganda se ne
contano più di 700.
MADRI AFRICANE
SIEROPOSITIVE
I progetti più recenti delle numerose associazioni
che prosperano con la lotta all'AIDS in Africa si
stanno ponendo l'obiettivo di sottoporre al test Hiv
quante più persone possibile. Ma, come già abbiamo
avuto modo di chiarire, particolari malattie da
sempre presenti nel continente africano possono
causare frequentemente una falsa reazione di
positività al test Hiv.
E perfino la condizione di
gravidanza è tra le prime cause (anche in occidente)
di falsa positività. A cosa serva allora questo
screening di massa, oltre che ad incrementare a
dismisura gli introiti delle multinazionali
farmaceutiche produttrici del kit, è difficile
comprenderlo. Questo non ha scoraggiato le
cosiddette "associazioni umanitarie" dall'utilizzare
il terrorismo mediatico per reclamare fondi. Una
recente, massiccia (e costosa) campagna
pubblicitaria della italiana CESVI invitava a donare
soldi affermando che "...in Africa una madre su tre
è sieropositiva".
IL CASO DEL PRESIDENTE
SUDAFRICANO MBEKI
Nel 2000 cinque multinazionali farmaceutiche, sotto
l'apparente veste di un progetto umanitario,
proposero di abbassare i prezzi dell'AZT e di
farmaci analoghi per utilizzarli massicciamente su
donne incinte e neonati nei paesi del terzo mondo,
per la cura e la profilassi della "infezione da
HIV". Nello stesso anno, alla vigilia del Congresso
mondiale sull'AIDS, il presidente sudafricano Mbeki,
preoccupato della manovra delle multinazionali,
convocò una conferenza di specialisti internazionali
per un dibattito aperto sugli effetti tossici dell'AZT
e sulle alternative terapeutiche di trattamento
dell'AIDS.
Tanto bastò a scatenare nei giorni
successivi il linciaggio da parte della stampa
internazionale. Mbeki venne definito un "pazzo" e un
"criminale". Venne accusato di oscurantismo e
superstizione e perfino di attentare alla vita delle
popolazioni africane.
The Observer, tra gli altri,
arrivò a scrivere: "Mbeki lascia morire nel dolore i
bambini malati di AIDS". Eppure tra gli scienziati
che aveva invitato alla conferenza c'erano premi
Nobel, membri di Accademie delle Scienze, professori
emeriti delle diverse discipline scientifiche.
Quello che il presidente Mbeki proponeva era
soltanto un libero dibattito, un confronto su dati
reali, la verifica dell'efficacia di tali farmaci e
sulla ben nota gravità degli effetti collaterali.
Non accettando supinamente che la popolazione
sudafricana venisse sottoposta a dei trattamenti di
scarsissima efficacia e di altissima tossicità23, la
sua colpa, in sostanza, era quella di aver sfidato
il potere dell'uomo bianco e di non essersi piegato
agli interessi delle multinazionali farmaceutiche.
Per pagare queste cosiddette "cure e profilassi" si
prospettava tra l'altro un indebitamento del
Sudafrica di un miliardo di dollari verso la Banca
Mondiale. La conferenza fu, come temuto dagli
"ortodossi", un momento di reale informazione, che
permise a tutti gli scienziati dissidenti di esporre
le loro tesi e mettere in grave crisi il dogma Hiv-Aids. E di fermare l'utilizzo dell'AZT nei paesi
africani. Ma ancora oggi, nonostante le sue
resistenze si siano rivelate oltremodo sagge e
ragionevoli, il linciaggio mediatico nei confronti
di Mbeki continua.
TERAPIE CHE UCCIDONO
Grazie al terrore creato intorno alla malattia sin
dal suo apparire, è stato possibile far accettare la
somministrazione di farmaci altamente tossici, che
hanno portato benefici solo alle multinazionali che
li producono. Nessuno dei sieropositivi rimasti sani
per molti anni ha assunto questi farmaci (se non per
sospenderli presto), mentre chi li ha presi per
lunghi periodi sta male o è morto.
Il famoso
cestista Magic Johnson, e molti altri come lui che
hanno rifiutato di curarsi con l'AZT e i farmaci
retrovirali, sta benone, nonostante sia stato dato
per spacciato vari anni fa.
L'AZT
Sintetizzato sin dal 1964 come farmaco antitumorale,
l'AZT rimase accantonato per 20 anni poiché si
constatò sperimentalmente che le cavie leucemiche
trattate morivano in numero maggiore di quelle non
trattate. Data la sua elevatissima tossicità è
impiegato come base per il veleno per topi! Ma nel
1984 la Wellcome, società che lo produce, lo tirò
fuori di nuovo e, grazie al terrore ormai dilagante,
riuscì a farlo approvare in gran fretta come farmaco
anti-HIV. Molti scienziati del gruppo dei
"dissidenti" sin dall'inizio della "epidemia" hanno
lanciato l'allarme contro il suo uso, che è molto
più pericoloso della sindrome stessa.
Ben sei studi
indipendenti hanno provato una tossicità del farmaco
1000 volte superiore a quella dichiarata dalla
Wellcome.
Il più grande studio mai effettuato sul
farmaco, per numero di pazienti e durata, fu il
"Concorde Trial", i cui risultati nel 1994
dimostrarono inequivocabilmente che tra i pazienti
trattati non si verificava nessun beneficio, ed anzi
si constatava un numero maggiore di decessi rispetto
ai pazienti non trattati.24 Tra le conseguenza della
somministrazione di AZT ci sono: distruzione del
sistema immunitario, distruzione del midollo osseo,
distruzione dei tessuti e della flora batterica
intestinale, linfoma, atrofia dei muscoli, danni al
fegato, al pancreas, alla pelle e al sistema
nervoso. Se una persona sana venisse sottoposta ad
un trattamento continuativo con AZT in pochi mesi
subirebbe effetti devastanti, simili a quelli
dell'AIDS conclamato, fino ad arrivare ad un tasso
di mortalità prossimo al 100%. Eppure, grazie alla
strategia del terrore, questo farmaco così tossico,
cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad
essere somministrato. Così la Wellcome (casa
farmaceutica produttrice) ne ha venduto 0.9
tonnellate nel 1987, è passata a 44.7 tonnellate nel
1992, ed il suo profitto lordo cresce in maniera
esponenziale di anno in anno.
GLI INIBITORI DELLA
PROTEASI
Definiti miracolosi dai media, in realtà i benefici
clinici di questi farmaci non sono a tutt'oggi
ancora stati provati. Mentre la lista degli effetti
collaterali aumenta progressivamente, insieme al
numero di insuccessi - che vanno dalle deformità
fisiche alle morti improvvise - testimoniando una
realtà completamente diversa. E lo stesso scienziato
che li ha ideati, il dott. David Rasnik, sostiene
che ci sono forti dubbi sull'efficacia clinica di
tali farmaci.
IL COCKTAIL HAART
Per evitare questi effetti devastanti, in tempi più
recenti si è suggerito di utilizzare l'azione
combinata di più farmaci a dosaggi più bassi (il
cocktail HAART). Questo ha portato ad ampliare in
maniera considerevole il numero dei pazienti, o dei
cosiddetti "malati asintomatici" che possono essere
a lungo sottoposti a tali "terapie". Con vantaggi
evidenti per le case farmaceutiche che invece di
farsi concorrenza possono spartirsi una torta ancora
più grande, coinvolgendo nella cura anche persone
che stanno benissimo.
IL BAVAGLIO
ALL'INFORMAZIONE
Tutte queste cose, benché sconosciute al grande
pubblico, sono ben note nell'ambito degli addetti ai
lavori. Ma una cortina di ferro è stata messa a
protezione del castello per non farle conoscere alle
masse, che devono continuare ad essere indottrinate
verso il dogma ufficiale. Così, quei pochi e
valorosi giornalisti che hanno provato a dare voce
agli scienziati del dissenso ben presto hanno dovuto
fare i conti con una censura feroce, che ha pochi
eguali nel mondo contemporaneo.
Celia Faber,
giornalista statunitense, è stata tra le prime ad
affrontare l'AIDS dal punto di vista "eretico". In
un'intervista a Massimiano Bucchi ha dichiarato di
avere incontrato "...difficoltà pazzesche. (...)
hanno cercato di farmi fuori in tutti i modi.
La mia
carriera giornalistica è stata duramente segnata da
questa storia. Ho avuto minacce da Act Up 26 , ci
sono stati articoli terribilmente offensivi nei miei
confronti da parte del "Native" 27 . Fin dall'inizio
i boss dei NIH28 mi hanno detto chiaramente che mi
avrebbero impedito di intervistare i loro
ricercatori per via di quello che avevo scritto"29.
Neville Hodgkinson è giornalista del Times ed
esperto scientifico del Sunday Times. Dopo i primi
articoli in cui fu sostenitore della teoria
dominante, enfatizzando i rischi della diffusione
del virus, si rese conto che le statistiche reali
mostravano "...che non c'era traccia dell'esplosione
dell'Aids che era stata annunciata". Così cominciò a
considerare il punto di vista di Duesberg e dei vari
dissidenti.
Scrisse un lungo articolo che riportava
le ipotesi di questo gruppo di scienziati: "
riuscimmo ad inserire un richiamo in prima pagina e
di nuovo le reazioni furono isteriche (...) nessun
argomento scientifico, solo cose del tipo «perché
infastidite i vostri lettori con teorie non
dimostrate quando c'è una grande emergenza in corso
per la salute pubblica» - ma nulla che rispondesse
alle osservazioni dettagliate che Duesberg e gli
altri facevano". Sulla base delle successive
esperienze di censura e attacchi personali oggi
Hodgkinson dichiara: " Non credevo che si potesse
essere così odiati solo per aver scritto delle cose
o aver riportato le opinioni di scienziati che fino
al giorno prima tutti ritenevano dei luminari. (...)
Ad un convegno dove la mia casa editrice aveva
chiesto l'autorizzazione per presentare il libro,
uno scienziato si è fermato al nostro tavolo e ha
detto ad un collega che lo accompagnava « se vedi in
giro copie di questo libro in libreria o altrove,
prendilo in mano e sputaci dentro in modo che nessun
altro possa acquistarlo o leggerlo ». Non pensavo
che degli scienziati, delle persone che dovrebbero
essere aperte al confronto e alla libera
espressione, potessero arrivare a tanto".30
John Maddox, direttore di "Nature", rivista
scientifica custode dell'ortodossia, nel 1991 fece
intravedere piccoli spiragli di apertura verso il
gruppo dei dissidenti riunito sotto l'etichetta "Rethinking
Aids", pubblicando un articolo intitolato "La
ricerca sull'aids messa sottosopra"31, in cui si
facevano piccole concessioni alle ragioni degli
"eretici".
Le reazioni degli scienziati ortodossi
furono durissime, e benché nessuno portasse
argomenti scientifici ma solo i consueti anatemi
terroristici e invettive personali, Maddox si trovò
costretto, nei mesi successivi, a rimangiarsi tutto,
fino ad affermare che non bisognava più dare spazio
alle opinioni di Duesberg (principale esponente del
gruppo "Rethinking Aids").
Sulla questione due
sedicenti scienziati italiani scrissero un articolo
sulla stessa rivista sostenendo che: "...dovrebbe
essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una
linea auspicabile sarebbe quella di impedire i
confronti televisivi con Duesberg" .32
Da quel momento è scattata la censura sulle riviste
scientifiche per ogni punto di vista alternativo
(pur se documentatissimo e difficilmente
confutabile). Semplicemente ogni ipotesi alternativa
non doveva esistere. Oggi, anche se le previsioni
dei dissidenti sono sempre più confermate, quasi
tutta la stampa sembra essere allineata al dogma
dominante.
Ai pochi giornali e giornalisti che
accettano le teorie alternative sull'Aids, l'unica
possibilità rimasta è quella del silenzio, e non
fungere da cassa di risonanza per le ormai
screditate tesi dell'establishment medico dominante.
IL GRANDE AFFARE DELLA
CATTIVA SCIENZA
La vicenda dell'AIDS è davvero speciale perchè mai
nella storia della medicina così tanto denaro è
stato riversato su una singola malattia. Di anno in
anno le somme raccolte per la lotta all'AIDS si
moltiplicano, fino ad arrivare alla cifra di 6,1
miliardi di dollari solo nel 2004. 33 Con 100
miliardi di dollari già spesi nei soli Stati Uniti,
è la più grossa impresa industriale, vicina a quella
del dipartimento della Difesa. La vendita dei test
HIV è diventata una fonte di immensi guadagni. Molti
scienziati coinvolti nella
ricerca sull'AIDS
possiedono società che vendono test e hanno milioni
di dollari in partecipazioni
societarie.
L'AIDS per
questi individui è un affare estremamente
remunerativo. I ricercatori e i medici che hanno
carriere e stipendi legati al virus sono circa
100.000, in buona parte americani. I bilanci delle
multinazionali del farmaco si accrescono di alcuni
miliardi di dollari all'anno con la vendita dei
farmaci antiretrovirali e dei test HIV.
Organismi
come USAID (U.S. Agency International Development),
UNAIDS (United Nations AIDS program), WHO, ricevono
stanziamenti annuali di centinaia e centinaia di
milioni di dollari per combattere l'AIDS. Più di
1000 organizzazioni umanitarie raccolgono in totale
centinaia di milioni di dollari all'anno per aiutare
i malati di AIDS.
Il problema non è quindi la
crescita dell'AIDS, ma, per quanto paradossale e
grottesco possa apparire, l'esatto contrario, la sua
eventuale scomparsa. Sono ormai così imponenti gli
interessi economici politici e burocratici legati al
virus HIV che la sua morte prematura potrebbe
sconvolgere parecchi equilibri. Così è una tragica
ironia che proprio David Rasnik, scienziato che ha
ideato gli inibitori della proteasi usati per la
cura dell'AIDS, abbia dichiarato nel 1997: "Come
scienziato che ha studiato l'AIDS per 16 anni, ho
stabilito che l'AIDS ha poco a che fare con la
scienza e che, fondamentalmente, non è nemmeno una
questione medica.
L'AIDS è un fenomeno sociologico
tenuto in vita dalla paura, creato da una sorta di
"maccartismo medico" che ha violato e mandato in
rovina tutte le regole della scienza e che ha
imposto a quella fascia di pubblico più vulnerabile
una miscela di credenze e pseudoscienza" E la
giornalista Joan Shenton ne ha spiegato i motivi : "
Quello che ho imparato in questi anni è che la
comunità scientifica non è più libera. Oggi la
scienza può essere comprata e le voci individuali di
dissenso facilmente ridotte al silenzio a causa
delle enormi somme di denaro convogliate nel
proteggere l'ipotesi prevalente, per quanto
sbagliata possa essere. La politica, il potere e il
denaro dominano il campo della ricerca scientifica
cosi estesamente che non è più possibile sottoporre
a verifica una ipotesi divenuta dogma." Su questo
aspetto della cattiva scienza dell'AIDS malata di
denaro, ci piace chiudere col sarcastico commento
del premio Nobel Kary Mullis : "Un altro segmento
della nostra società così pluralista - chiamiamoli
medici/scienziati reduci dalla guerra perduta contro
il cancro, o semplicemente sciacalli professionisti
- ha scoperto che funzionava. Funzionava per loro.
Stanno ancora pagandosi le loro BMW nuove con i
nostri soldi"
RIFERIMENTI e
BIBLIOGRAFIA
***L'Autore desidera ringraziare tutti i ricercatori
che hanno messo a disposizione il frutto del loro
lavoro, (in particolar modo il virologo triestino
Fabio Franchi) e che spesso hanno visto le loro
carriere troncate dalle loro affermazioni.)
COPYRIGHT - Il presente scritto è riproducibile in
rete, in tutto o in parte, purche' non venga
modificato e ne vengano sempre citati la fonte e
l'Autore.
By Gian Paolo Vallati - Tratto da:
luogocomune.net
RIFERIMENTI
1 Intervista a Luca Rossi in "Sex Virus" -
Feltrinelli
2 cfr. tra gli altri : T. McKeown - The Role of
Medicine. Dream, mirage or nemesis? 1976,
T. P. Magill -The immunologist and the evil spirits
? 1955 Journal of Immunology,
3 riportato in "Inventing the Aids Virus" Peter
Dueberg - 1996
4 E. Papadopulos- Eleopulos et al. "Has Gallo proven
the role of HIV in AIDS?" 1993
5 Cfr. "Ballando nudi nel campo della mente" di K.B.
Mullis ? Baldini e Castoldi, 2000.
6 "Rebuttal to the NIAID/NIH document" - Robert
Johnston ? co-fondatore di HEAL ? Toronto; Mattew
Irvin - co-fondatore di HEAL ? Washington DC; David
Crowe ? presidente di Alberta Reappraising Aids
Society
7 F. Franchi, "Alla ricerca del virus HIV", in
Leadership Medica - 1997
8 Intervista a Stephen Lanka, di M. G. Conlan in
Zengers Magazine - San Diego - October 1998
9 "Does HIV cause Aids? The Duesberg critique" ?
K.L. Billingsley, in Heterodoxy, febb. 1993
10 " Centers for Disease Control" Centri per il
controllo delle malattie
11 F. Franchi, L. De Marchi "AIDS, la grande truffa"
? ed. Seam 1996
12 "Inventing the AIDS virus", P. Duesberg - 1996
13 World Health Organization ? Organizzazione
Mondiale della Sanità
14 Padian et al. - 1997
15 "AIDS, la grande truffa", cit.
16 Aggiornamento 2004; Commissione Nazionale per la
Lotta contro l?AIDS ? Ministero della Salute
17 "Are 26 million Africans dying of AIDS?" - Joan
Shenton 1998
18 W.E.R. n. 47 -26 november 1999, e W.E.R. n. 47 ?
24 november 2000
19 F. Franchi, L. De Marchi "AIDS, la grande truffa"
? ed. Seam 1996
20 - W.H.O. Weekly Epidemiological Report ? n. 49, 6
dicembre 2002
21 riportato in "AIDS, la grande truffa", cit.
22 "How Africa became the victim of a non-existent
epidemic of Hiv/Aids" - intervista di N. Hodgkinson
23 che proprio per questo motivo in Occidente stanno
per essere accantonati
24 Concorde Coordinating Comittee, in Lancet, n.
343, 1994
25 Physician Desk Reference, 1994
26 Organizzazione gay negli U.S.A.
27 Giornale gay di New York
28 National Instutute of Healt
29 M. Bucchi ? La scienza imbavagliata ? ed. Limina
1998
30 riportato in "La scienza imbavagliata", cit.
31 in "Nature", 353, 1991
32 L. Checo Bianchi e G.B. Rossi in Nature, 362,
1993
33 dato fornito dal WHO, in " AIDS Epidemic Update
2004"
34 Kary Mullis, "Il caso non è chiuso" ? in
"Ballando nudi nel campo della mente", cit.
Teorie alternative sull'AIDS - bibiliografia
ragionata
INVENTING THE AIDS VIRUS
(AIDS il virus inventato) Peter H. Duesberg - Ed.
Baldini & Castaldi
Peter Duesberg è docente di biologia molecolare e
cellulare presso la University of California a
Berkeley, oltre ad essere un pioniere nella ricerca
dei retrovirus e il primo scienziato ad aver isolato
un gene del cancro. Gli ingenti finanziamenti di cui
disponeva come ricercatore di fama mondiale gli sono
stati drasticamente ridotti quando ha cominciato a
mettere in dubbio il dogma Hiv-Aids e la teoria
della trasmissione sessuale del morbo. Nonostante le
sue previsioni trovino sempre più conferme a livello
epidemiologico, è stato emarginato da una comunità
scientifica che ha tutto l'interesse a perseguire
una strada ricchissima di finanziamenti.
Le sue tesi
non sono ancora state confutate, mentre alle sue
domande ed obiezioni si è risposto che: "...dovrebbe
essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una
linea auspicabile sarebbe quella di impedire i
confronti televisivi con Duesberg" (Nature, 1993)
AIDS: e se fosse tutto
sbagliato ?
Christine Maggiore - MACRO edizioni
Christine Maggiore ha pensato che la sua vita fosse
finita quando risultò sieropositiva al test
dell'HIV. Ha scritto questo libro per ridare
speranza ad altri sieropositivi e spiegare tutte le
mistificazioni connesse all'Aids, prima tra tutte
quella che definisce la sieropositività come primo
stadio di una malattia mortale. Indagando in maniera
sistematica ha inoltre scoperto la grande
inaffidabilità dei test hiv. Si è rifiutata di
curarsi con i metodi ufficiali, preferendo una
visione alternativa ed olistica. Oggi, a distanza di
molti anni, è perfettamente sana e ha un figlio
altrettanto sano.
La rivoluzione
silenziosa della medicina del cancro e dell'AIDS
Heinrich Kremer - Macro Edizioni
Con questo libro il dott. Kremer, medico di fama
internazionale, propone la sua tesi sull'HIV, e lo
fa in modo scientificamente verificabile. Egli
ritiene sbagliata l'opinione "scientifica" secondo
la quale un virus misterioso, fino ad ora non
isolato da nessuno, causa la malattia denominata
AIDS, e in questo suo lavoro dimostra la
inaffidabilità di queste tesi.
BALLANDO NUDI NEL CAMPO
DELLA MENTE
Kary Mullis, - 2000, Baldini & Castoldi
Uno scienziato geniale quanto atipico: il Nobel,
conquistato in età relativamente giovane, gli ha
consentito di dedicarsi con maggiore assiduità al
suo hobby preferito, il surf tra le onde
dell'oceano. Tra i vari capitoli del suo libro c'è
l'appassionata difesa di Peter Duesberg nella lotta
contro l'establishment dell'Aids.
LA SCIENZA IMBAVAGLIATA
Eresia e censura nel caso AIDS
Massimiano Bucchi - Edizioni Limina
Cosa è successo a tutti quegli scienziati (tra cui
alcuni premi Nobel, grandi virologi internazionali,
ricercatori di fama mondiale) che hanno provato a
dissentire sull'ipotesi dominante nel campo
dell'aids? In questo scorrevole pamphlet Bucchi ci
racconta come chiunque abbia dissentito,
sottolineato contraddizioni e palesi falsità, sia
stato messo all'indice, privato della parola,
licenziato, emarginato, ricorrendo spesso
all'insulto personale, alle minacce, all'isteria. E
come i media abbiano ampiamente avallato questo
sistema di censura della verità.
Edited by Davide Bortoletto on May 26, 2008 4:38 PM
vedi anche:
L'altra storia dell'Aids +
Hiv virus inventato
"Il paziente malato di
Aids NON muore a
causa del virus
dell'HIV ma
per alterazioni dell'assorbimento intestinale
e
quindi per ipoalimentazione (malNutrizione),
dovuta a una grave
micosi." (By Dott.
Gerhard Orth, Leuthkirch)
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