L'HIV
E’ LA CAUSA DELL'AIDS ? - Un'intervista
con Eleni Papadopulos. Eleopulos
By Christine Johnson*
Continuum
Autunno 1997 - vedi:
Bugie sull'aids +
L'altra storia dell'Aids +
Hiv
virus inventato
La
dottoressa Eleni Papadopulos è una biofisica e leader di un gruppo di
ricercatori nel campo dello HIV/AIDS che si trovano a Perth in Australia
Occidentale. Per più di dieci anni, lei ed i suoi colleghi hanno
pubblicato molti lavori scientifici che mettono in dubbio l'ipotesi
HIV/AIDS.
Questa
intervista di Christine Johnson esamina questo lavoro e specialmente il
punto di vista del suo gruppo sul virus dell'AIDS stesso:
CJ:
L'AIDS è causato dall'HIV ?
EPE:
Non c'è la prova che l'HIV causi l'AIDS.
CJ:
Perché no ?
EPE:
Per molte ragioni, ma principalmente perché non c'è nessuna prova che
l'HIV esista.
CJ:
Questa sembra un'asserzione piuttosto azzardata ed incredibile.
EPE:
Suppongo che sia così, ma ciononostante è là che la mia ricerca mi
porta.
CJ:
Non furono Montagnier e Gallo ad isolare l'HIV ? Nei primi anni '80 ?
EPE:
No. Nei lavori pubblicati sulla rivista Science da quei due gruppi di
ricerca non vi è nessuna prova dell'isolamento di un retrovirus da
pazienti con AIDS. (1,2)
CJ:
Loro sostengono di aver isolato un virus.
EPE:
La nostra interpretazione dei dati differisce. (3-5)
CJ:
Forse Lei dovrebbe spiegare cosa La porta a questo punto di vista
piuttosto radicale.
EPE:
Io penso che il modo più semplice sia quello di cominciare
ponendo la domanda,
"Cos'è un virus" ?.
La risposta è piuttosto semplice. Un virus è una
particella microscopica (non un microorganismo) che riproduce
sé stesso in una cellula...
CJ:
Non è quello che fanno i batteri ?
EPE:
Loro possono farlo, ma c'è una differenza molto importante. I batteri
non sono obbligati a replicarsi in una cellula. I virus devono. Vede,
quanto i batteri prendono cibo ed energia da una cellula o da una fonte
inanimata tutto è utilizzato nella successiva generazione di batteri
nell'interno della cellula batterica stessa. E' così che anche le
nostre stessee cellule si replicano. Ma i virus non possono farlo.
La
particella del virus in realtà non è niente di più che alcune
proteine legate intorno ad un pezzo di RNA o DNA, ma senza l'apparato
necessario per replicarsi.
CJ:
Così mentre una cellula è una fabbrica, un virus è un progetto che,
per essere realizzato, deve derubare una fabbrica ?
EPE:
Non potrei trovare migliore analogia.
CJ:
Come si replica un virus ?
EPE:
Deve entrare nella cellula. Per fare questo l'involucro protettivo della
particella virale si fonde con la membrana della cellula e poi la
particella passa all'interno. Una volta dentro, usando l'apparato
metabolico cellulare, la particella del virus si disassembla. Poi,
usando lo stesso apparato, vengono sintetizzati pezzi separati di nuovo
virus . Alla fine si mettono assieme tutti i componenti virali ed
vengono fuori le nuove particelle di virus.
CJ:
Fuori da dove ?
EPE:
Il virus o distrugge la cellula o nel caso di retrovirus le particelle
del virus hanno un'uscita più ordinata sporgendo fuori dalla membrana
della cellula. Ma questo non è quello che accade con l'HIV. A
differenza dei retrovirus, si dice che l'HIV distrugga le cellule.
CJ:
Bene, e per quanto riguarda le particelle dell'HIV? Sta forse suggerendo
che non sono virus ?
EPE:
Per verificare l'esistenza di un virus bisogna fare tre cose. Primo,
coltivare delle cellule e trovare una particella che si pensa possa
essere un virus. Evidentemente, come minimo, quella particella dovrebbe
assomigliare ad un virus. Secondo, si deve concepire un metodo per
ottenere quella esatta particella così si può separarla nei suoi
componenti ed analizzare precisamente quello che la costituisce. E'
necessario poi verificare che la particella possa fare copie fedeli di sé
stessa. In altre parole che possa replicarsi.
CJ: Non si può guardare semplicemente in un microscopio e dire che
c'è un virus nelle colture ?
EPE:
No, non si può. Questo è il punto centrale di porre la questione del
virus. Non tutte le particelle che sembrano virus sono virus. Si deve
verificare che quella particella di cui si sta parlando può fare
davvero copie di sé stessa. Nessuna riproduzione, nessun virus.
Spiacente ma questo è un punto estremamente importante. Nessuno,
specialmente i virologi possono permettersi di ignorarlo.
CJ:
Quello che dice sembra molto sensato. Ritengo che sarebbe difficile
ammalarsi infettandosi con una particella che non può fare delle copie
di sé stessa.
EPE:
Precisamente.
CJ:
Perciò in che cosa ha sbagliato la ricerca sull'AIDS ?
EPE:
Sapere dove la ricerca ha sbagliato non è la questione più importante
. Quella principale è che cosa si è tralasciato. Per alcuni motivi
sconosciuti, non è stato seguito il metodo di isolamento retrovirale,
vecchio di decenni (6,7) e sviluppato per studiare retrovirus animali .
CJ:
E' meglio che spieghi meglio cosa sono i retrovirus prima di continuare.
EPE:
Lo faccio. Come Lei probabilmente sa, l'HIV è considerato un retrovirus. I retrovirus sono particelle incredibilmente piccole, quasi
sferiche che...
CJ:
Quanto piccole ?
EPE:
Cento nanometri di diametro.
CJ:
A quanto corrisponde ?
EPE:
A un decimillesimo di millimetro. Milioni starebbero comodamente bene
sulla capocchia di uno spillo.
CJ:
Come si può vedere realmente qualcosa di così piccolo ?
EPE:
E' necessario un microscopio elettronico. E' così che noi conosciamo la
grandezza e la forma delle particelle retrovirali. Che sono quasi
rotonde ed hanno un involucro esterno coperto da estroflessioni ed un
core interno consistente in alcune proteine ed RNA.
CJ:
Così, se esiste, l'HIV è un virus a RNA ?
EPE:
Sì. Un altro punto importante è che i retrovirus non usano
direttamente il loro programma di RNA per fare più virus. Quello che li
distingue da quasi tutti gli altri virus è che, secondo i retrovirologi, i retrovirus fanno prima una copia di DNA dal loro
RNA.
Questo DNA passa poi al nucleo della cellula dove diviene parte
integrante del DNA cellulare. Questo filamento di DNA viene chiamato
provirus e là resta, ibernato, forse per anni, fino a che qualche cosa
attiva la cella.
CJ:
Cosa accade poi ?
EPE:
Il DNA provirale viene copiato all'indietro in RNA ed è questo RNA, non
l'RNA originale, che istruisce la produzione delle proteine necessarie a
fare delle nuove particelle del virus.
CJ:
Perché vengono chiamate retrovirus ?
EPE:
Perché i biologi hanno creduto a lungo che la direzione del flusso
delle informazioni nelle cellule di tutti gli organismi viventi fosse da
DNA a RNA, e pertanto alle proteine la cui sintesi è guidata dall'RNA.
Se noi diciamo che questa direzione è "in avanti" allora
quello che i retrovirus fanno per prima cosa è copiare le loro
informazioni all' "indietro."
CJ:
Capito.
EPE:
C'è un'altra cosa. Una delle proteine all'interno di una particella
retrovirale è un enzima che catalizza questo processo. Non
sorprendentemente, è chiamata transcriptasi inversa.
CJ:
E cioè ?
EPE:
Be' , è per questo motivo che vengono chiamati retrovirus.
CJ:
Lei ha menzionato il metodo di isolamento dei retrovirus - vecchio di
decenni.
Di
quanti decenni stiamo parlando ?
EPE:
Dagli anni '40 fino alla fine degli anni '70. Vede, i retrovirus erano
fra i primi virus scoperti.
Il
Dott. Peyton Rous al Rockefeller Center di New York li incontrò
originalmente quando stava facendo esperimenti su tumori maligni del
muscolo dei polli.(8) Non che lui potesse vederli davvero.
Questo
avveniva nel 1911. Fu necessario arrivare all'invenzione del microscopio
elettronico ed alla centrifuga ad alta velocità perché le cose
cominciassero a venire fuo
CJ:
Cosa venne fuori in realtà ?
EPE:
Furono questi che portarono al metodo di identificazione e di
purificazione delle particelle retrovirali.
CJ: È lo stesso come isolarli?
EPE:
Sì. Per purificare delle particelle di qualsiasi genere uno scienziato
deve sviluppare un metodo per separare le particelle che lui desidera
studiare da tutto il resto.
CJ:
In che modo i microscopi elettronici e le centrifughe ad alta velocità
hanno reso possibile la purificazione dei retrovirus ?
EPE:
Il microscopio elettronico ha fatto sì che particelle di queste piccole
dimensioni fossero visibili. L'altra parte l'ha fatta la centrifuga ad
alta velocità e fu una cosa estremamente importante.
Si
scoprì che le particelle retrovirali hanno una proprietà fisica che le
rende capaci di separarsi da altro materiale in culture cellulari. Detta
proprietà è la loro "galleggiabilità" e ciò venne
utilizzato per purificare le particelle con un processo chiamato
centrifugazione in gradiente di densità.
CJ:
Sembra complicato.
EPE:
La tecnologia è complicata, ma il concetto è estremamente semplice. Si
prepara una provetta che contiene una soluzione di saccarosio, ordinario
zucchero da tavola. Ma si fa in modo che la soluzione sia più leggera
sopra, ma gradualmente diventi più pesante, o più densa, verso il
fondo.
Nel
frattempo si coltiva qualsiasi tipo di cellula che si pensa possa
contenere retrovirus e se si è fatto in modo giusto, le particelle
retrovirali si libereranno dalle cellule e passeranno nel liquido di
coltura. Quando si ritiene che tutto sia pronto, si travasa un campione
di fluido di coltura e con delicatezza se ne preleva una goccia e la si
pone nella provetta sopra la soluzione di zucchero. Poi si fa ruotare la
provetta ad altissima velocità. Ciò genera delle forze tremende e le
particelle presenti in quella goccia di fluido vengono forzate
attraverso la soluzione di zucchero finché raggiungono un punto dove la
loro galleggiabilità impedisce loro di penetrare più in giù.
In
altre parole, scivolano giù lungo il gradiente di densità fino a che
raggiungono un punto in cui la loro densità è uguale a quella della
soluzione di zucchero in quello stesso punto. Quando arrivano là si
fermano, tutte insieme, o per usare il gergo virologico, è là che si
separano in una banda.
In
seguito si può estrarre quella banda selettivamente e fotografarla con
un microscopio elettronico.
CJ:
E le particelle retrovirali si separano ad un livello caratteristico ?
EPE:
Sì. Nelle soluzioni di saccarosio si separano in un punto dove la
densità è di 1.16gm/ml.
CJ:
Così, l'esame col microscopio elettronico Le dice che pesce ha preso ?
EPE:
Non solo quello. È l'unico modo per sapere se si è preso un pesce. O
non si è preso niente.
CJ:
Vero. Montagnier e Gallo non l'hanno fatto ?
EPE:
Questo è uno dei molti problemi. Montagnier e Gallo hanno usato il
gradiente di densità, ma per ragioni ignote non hanno pubblicato
nessuna fotografia al microscopio elettronico del materiale sedimentato
a 1,16 gm/ml che loro - e tutti da quel momento in poi - chiamano
"HIV puro."
Questo
è proprio strano perché nel 1973 l'Istituto Pasteur ospitò una
riunione frequentata da scienziati, alcuni dei quali sono attualmente
tra i più importanti esperti nel campo dell'HIV.
Durante
quella riunione venne discusso in modo approfondito il metodo di
isolamento retrovirale e venne considerato assolutamente essenziale il
fotografare del materiale separato alla banda 1,16 del gradiente di
densità.
CJ:
Ma Montagnier e Gallo hanno pubblicato delle fotografie di particelle
del virus.
EPE:
No. Montagnier e Gallo hanno pubblicato delle micrografie elettroniche
di alcune particelle che loro dichiararono appartenere ad un retrovirus,
anzi all'HIV.
Ma
le fotografie non provano che delle particelle sono un virus e non si è
verificata l'esistenza dell'HIV usando il metodo presentato alla
Conferenza del 1973.
CJ:
E qual era questo metodo ?
EPE:
Tutti i passaggi che Le ho appena menzionato. L'unico metodo scientifico
che esiste. Si coltivano delle cellule, si trova una particella, si
isola la particella, la si divide nei suoi componenti, si scopre quello
che c'è dentro, si prova che quelle particelle sono capaci di farne
delle altre uguali con gli stessi costituenti quando vengono aggiunte a
colture cellulari non infette.
CJ:
Così prima che l'AIDS facesse la sua comparsa c'era un metodo ben
sperimentato per provare l'esistenza di un retrovirus, ma Montagnier e
Gallo non hanno seguito questo metodo ?
EPE:
Loro hanno usato alcune delle tecniche, ma non hanno eseguito ciascun
passaggio compresa la prova di quali particelle sono presenti nella
banda a 1,16 gm/ml del gradiente di densità, la densità che definisce
le particelle retrovirali.
CJ:
Ma cosa dire delle loro fotografie ?
EPE:
Le micrografie di Montagnier e Gallo ed ogni altra fotografia al
microscopio elettronico pubblicate fino al marzo di quest'anno (1997)
sono di colture cellulari non purificate. Non del gradiente.
Prima
del marzo di quest'anno nessuno aveva mai pubblicato una fotografia di
un gradiente di densità.
CJ:
E' questo quello che si deve fare per provare l'isolamento di particelle
retrovirali ?
EPE:
Sì.
CJ:
La banda a 1,16 può contenere materiale diverso da particelle
retrovirali ?
EPE:
Sì. Quella è un' altra ragione per cui si ha bisogno di una
fotografia. Per vedere tutto quello che sta succedendo. Già molto tempo
prima dell'era dell'AIDS era noto che le particelle simil-retrovirali
non sono il solo materiale che può trovare la propria strada in questa
parte del gradiente di densità.
Piccoli
frammenti cellulari, alcuni riconoscibili come strutture interne delle
cellule, o solamente frammenti cellulari, possono sedimentare a 1,16 gm/ml. Ed una parte di questo materiale può includere acidi nucleici e
può assumere l'aspetto di particelle retrovirali.
CJ:
Cosa sono gli acidi nucleici ?
EPE:
il DNA e l'RNA.
CJ:
Allora sicuramente, se le particelle retrovirali si liberano dalle
cellule senza distruggere le cellule, deve essere possibile evitare la
contaminazione cellulare ?
EPE:
Be', è così e non è così. I retrovirologi animali erano certamente
consapevoli di questo problema e raccomandarono vivamente di maneggiare
le colture con delicatezza e di riempirle fino all'orlo con sostanze
nutrienti per mantenere le cellule vive. Così non si disintegrano. Ma
nel caso dell'HIV ci sono dei problemi aggiuntivi. Abbiamo detto che
l'HIV è citopatico il che significa che distrugge le cellule.
Così
si potrebbe difficilmente affermare che le particelle putative del virus
siano le sole cose verosimilmente a galleggiare attorno nei fluidi di
coltura oppure a 1,16 gm/ml. L'altro fatto che confonde è che in molti
esperimenti di HIV le cellule vengono deliberatamente fatte a pezzi
dallo sperimentatore come parte dell'esperimento. Sapendo tutto ciò, è
un mistero sul perché qualsiasi ricercatore dell'HIV potrebbe aver
tralasciato il passo cruciale di prendere una microscopia elettronica di
un gradiente di densità.
CJ:
E' forse perché la microscopia elettronica è altamente specializzata e
costosa ?
EPE:
Avrebbe potuto esserlo i primi giorni, ma non oltre. Negli ultimi
vent'anni la microscopia elettronica è stata usata almeno giornalmente
in molti ospedali per diagnosticare qualsiasi tipo di malattia. Vi è
inoltre una grande quantità di microscopie elettroniche delle colture
di HIV. E' solo che fino a quest'anno, per delle ragioni sconosciute ,
non ce ne è stata nessuna del gradiente di densità.
CJ:
Va bene. Parliamo delle fotografie del gradiente di densità pubblicate
quest'anno. Che cosa ci vediamo ?
EPE:
Due gruppi, uno franco/tedesco (9) ed uno dell'Istituto Nazionale dei
Tumori statunitense(10), hanno pubblicato delle fotografie dei gradienti
di densità. Nello studio franco/tedesco le fotografie provengono dalla
banda da 1,16 gm/ml. E' impossibile dire da quale densità siano prese
le fotografie nello studio americano, ma supponiamo che sia le giusta
densità per le particelle retrovirali da 1,16.
La
prima cosa da dire è che gli autori di questi studi ammettono che le
loro fotografie rivelano che la maggior parte del materiale nel
gradiente di densità è cellulare. Gli autori descrivono tutto questo
materiale come "non virale", oppure come "finto"
virus o "microvescicole".
CJ:
Che cosa sono le microvescicole ?
EPE:
Frammenti cellulari incapsulati.
CJ:
Ci sono delle particelle virali in queste fotografie ?
EPE:
Ci sono poche particelle che i ricercatori affermano essere particelle
retrovirali, Infatti sostengono che queste sono particelle dell'HIV, ma
non forniscono la prova del perché.
CJ:
Queste particelle dell'HIV sono in grande quantità ?
EPE:
No. La banda dovrebbe contenerne bilioni e quando si prende una
micrografia elettronica dovrebbero riempire l'intera fotografia.
CJ:
Così il materiale in bande contiene solo poche particelle di HIV e dal
punto di vista delle particelle dell'HIV è piuttosto impuro ?
EPE:
Si
CJ
Come commentano gli esperti questo fatto ?
EPE:
Dicono che il materiale cellulare si "co-purifica" con le
particelle dell'HIV.
CJ:
Mi dica, le poche particelle che loro dicono appartenere all'HIV, hanno
l'aspetto di un retrovirus ?
EPE:
Assomigliano solo molto vagamente a delle particelle retrovirali: Per
certo assomigliano di più a delle particelle retrovirali che a tutte le
altre particelle ed al materiale, ma anche se sembrassero identiche a
delle particelle
retrovirali non si potrebbe dire che sono un retrovirus.
Anche
Gallo ammette l'esistenza di particelle che si separano in bande a 1,16
gm/ml e che hanno l'aspetto e le proprietà biochimiche dei
retrovirus,
ma che non sono retrovirus poiché sono incapaci di riprodursi.(11)
CJ:
Va bene, ma a parte questo, qual è la differenza fra queste particelle
ed una vera particella retrovirale ?
EPE:
Gallo e tutti gli altri retrovirologi, come pure Hans Gelderblom che ha
effettuato molti studi dell'HIV con micrografie elettroniche, concordano
che le particelle retrovirali sono quasi sferiche nella forma, hanno un
diametro di 100-120 nanometri e sono coperte da estroflessioni.(12,13)
Le
particelle che i due gruppi affermano essere dell'HIV non sono sferiche,
nessun diametro è inferiore a 120 nM, infatti molte di esse hanno
diametri significativi che sono due volte più grandi di quanto sia
permesso per un retrovirus.
E
nessuna di esse sembra avere delle estroflessioni.
CJ:
Ma la dimensione può essere un punto critico ? Molte cose in Biologia
hanno una scala di misurazione.
Che
cosa dire degli esseri umani ? Vi 'è una grande quantità di esseri
umani due volte la taglia di altri esseri umani. Sono sempre degli
esseri umani.
EPE:
Ciò che è valido per gli esseri umani non lo è per i retrovirus, Per
cominciare, i retrovirus non devono crescere. Sono nati adulti. Perciò
il giusto paragone è fra esseri umani adulti.
Non
ci sono molti esseri umani di oltre tre metri. Infatti l'uomo più alto
mai registrato 2,71 metri.
Ma
qui non si tratta solo di altezza.
CJ:
Che altro c'è ?
EPE:
Se supponiamo che sia il gruppo franco/tedesco che quello statunitense
abbiano visto delle particelle
alla giusta densità retrovirale, allora le
particelle trovate da ambedue i gruppi hanno la stessa densità, 1,16 gm/ml. Se si misurano i diametri maggiore e minore delle particelle
nelle EM, loro sostengono che sono dell'HIV e prendono i diametri medi e
per il gusto di discutere, presumono che siano tutte sferiche, allora le
particelle franco/tedesche sono più larghe di 1,14 volte delle vere
particelle retrovirali e quelle statunitensi lo sono di 1,96 volte. Ora
per tradurre ciò in volumi, dobbiamo elevare al cubo i rapporti dei
diametri.
Perciò
se prendiamo i 120 nM come il limite più alto per il diametro di una
particella retrovirale e facciamo le somme, le particelle
franco/tedesche hanno un volume superiore del 50% rispetto alle
particelle retrovirali e le particelle statunitensi hanno un volume
superiore del 750%.
E
le particelle statunitensi sono cinque volte più voluminose di quelle
franco/tedesche.
CJ:
E questo cosa ci dice ?
EPE:
Ci dice che le particelle franco/tedesche e quelle statunitensi
contengono una massa superiore del 50% oppure del 750% rispetto alle
particelle retrovirali.
CJ:
Perché questo ?
EPE:
Perché la densità è il rapporto fra massa ed il volume. Se il volume
sale di una data quantità, per mantenere la stessa densità, la massa
deve salire della stessa quantità.
CJ:
OK, ma qual è la Sua opinione ?
EPE:
Il punto è che qualsiasi vera particella retrovirale contiene una
quantità stabilita di RNA e proteina. Non di più, né di meno. In
questo caso allora dette particelle si compongono di molto più
materiale rispetto al vero retrovirus. il che significa che se queste
particelle di dimensioni diverse sono veramente dell'HIV, allora l'HIV
non può essere un retrovirus. La sola altra spiegazione possibile è
che le micrografie elettroniche non siano prese dalla banda da 1,16 gm/ml. In questo caso allora non abbiamo altra scelta se non quella di
ridefinire i retrovirus e, cosa più importante, di non considerare la
banda da 1,16 come HIV. Ma se lo facciamo, allora non si può usare
tutta la ricerca fatta sull'HIV impiegando questa banda poiché questo
è quello che tutti usano come HIV purificato.
Ciò
significherebbe per esempio che non si può usare detta banda per
ottenere proteine e RNA da usare come agenti diagnostici per provare
l'infezione da HIV.
CJ:
Lei ha accennato al fatto che le particelle hanno perso le
estroflessioni. Quanto può essere seria questa carenza ?
EPE:
Tutti gli esperti in AIDS concordano sul fatto che le estroflessioni
sono assolutamente necessarie perché la particella dell'HIV si agganci
ad una cellula. Come primo passo nell'infettare quella cellula. Perciò,
nessun aggancio, nessuna infezione. Tutti gli esperti sostengono che le
estroflessioni contengono una proteina chiamata gp120 che è il gancio
nelle estroflessioni, che tenta di far presa sulla superficie della
cellula che sta per infettare(14). Se le particelle dell' HIV non hanno
delle estroflessioni, l'HIV come può replicarsi ?
CJ:
Lei vuol dire che non può impadronirsi della cellula per penetrarvi ?
EPE:
Precisamente. E se non può replicarsi, l'HIV non è una particella
infettiva.
CJ:
Ho l'impressione che questo sia un problema serio. Come replicano gli
esperti ?
EPE:
Lo evitano. Ed il problema delle estroflessioni non è cosa nuova. Il
gruppo tedesco vi pose attenzione nei lontani anni '80 ed ancora nel
1992 (15,16). Appena una particella dell'HIV si libera da una cellula
tutte le estroflessioni scompaiono. Questo singolo fatto ha numerose
ramificazioni.
Per
esempio, tre quarti di tutti gli emofiliaci testati risultano positivi
agli anticorpi dell'HIV. E si afferma che gli emofiliaci hanno acquisito
detti anticorpi come risultato dell'essersi infettati con l'HIV da
infusioni di fattore VIII contaminato di cui hanno bisogno per curare la
loro mancanza di coagulazione. Il problema è che il fattore VIII è
prodotto da plasma. Cioè il sangue con tutte le cellule viene rimosso
il che vuol dire che se vi sono delle particelle di HIV presenti nel
fattore VIII le stesse devono galleggiare libere nella soluzione. Ma se
l'HIV libero da cellule non ha delle estroflessioni detti HIV non hanno
alcun modo di penetrare nelle cellule fresche per infettarle.
CJ:
E allora come spiegano gli anticorpi dell'HIV e l'AIDS negli emofiliaci
?
EPE:
I miei colleghi ed io abbiamo pubblicato diverse relazioni che dibattono
spiegazioni alternative compresa un'analisi dettagliata dell'emofilia in
uno studio indotto nella speciale edizione di Genetica nel 1995(17)
dedicato alla controversia HIV/AIDS.
CJ:
Devo confessare che trovo molto difficile accettare il fatto che gli
emofiliaci non siano stati infettati tramite concentrati coagulanti
contaminati e scommetto che è così anche per gli emofiliaci.
EPE:
Sfortunatamente è vero, ma forse posso persuaderLa con una spiegazione
semplice e veloce.
Se
qualche positivo all'HIV si taglia e sanguina per quanto tempo il sangue
rimane infetto ? Fuori dal corpo ?
CJ:
Secondo quanto ho letto, solo per poche ore al massimo.
EPE:
E perché succede questo ?
CJ:
Perché l'HIV si secca completamente e muore. Questo è certamente
quello che dice il CDC.(18)
EPE:
OK. Le faccio una domanda. Come si produce il fattore VIII ?
CJ:
Da sangue donato.
EPE:
Giusto. Ha mai visto una fiala di fattore VIII ?
CJ:
No
EPE:
Bene. Glielo dico io. Diventa una polvere secca, squamata, giallastra e
nel tempo viene usata dopo almeno un paio di mesi. Riesce a vedere il
problema ?
CJ:
Lo vedo. Se è vecchia e secca qualsiasi HIV in essa dovrebbe essere
morto da molto tempo.
EPE:
Esattamente. Perciò come fa il fattore VIII a causare l'infezione da
HIV e l'AIDS negli emofiliaci ?
CJ:
Non lo so ma penso di cominciare a capire come mai il Suo gruppo non è
il più festeggiato della città.
Forse
faremmo meglio a non lasciarci sviare in una discussione sull'emofilia.
Perché ritiene che fino ad ora la maggior parte degli esperti in HIV si
siano accontentati di considerare il materiale alla densità di 1,16
come HIV puro ?
EPE:
Penso che sia prematuro affermare che queste fotografie abbiano cambiato
le idee di qualcuno riguardo alla porzione da 1,16gm/ml del gradiente di
densità nell'essere qualsiasi cosa tranne HIV puro.
CJ:
Bene, come risponde il Suo gruppo a queste fotografie ?
EPE:
Sulla prova fornita da queste fotografie non vi è alcuna ragione di
affermare che questo materiale è puro o che contiene particelle
simil-retrovirali tantomeno un retrovirus o, cosa più importante, un
retrovirus specifico, l'HIV. E questo rivendica la posizione che abbiamo
sempre mantenuto sin dall'inizio.
Ed
una posizione che tempo fa abbiamo pubblicato, cioè che non esiste
alcuna prova che dimostri l'isolamento di un retrovirus da pazienti AIDS
o da quelli a rischio di AIDS.
CJ:
OK. Lasciamo da parte le fotografie di Marzo e parliamo di che cosa
potremmo dedurre da ciò che era conosciuto in precedenza. Quanto è
solida la prova precedente a Marzo che l'HIV esiste ?
EPE:
Riferendoci alle particelle tutte le prove provengono dalle micrografie
elettroniche di colture cellulari complete. Non dei gradienti di densità.
Da tale prova di può dire che le colture cellulari contengono una
grande varietà di particelle alcune delle quali si afferma che
assomiglino a delle particelle retrovirali.
Questo
è tutto. Non sono stati presi ulteriori dati delle particelle. Nessuna
purificazione, nessuna analisi e nessuna prova di riproduzione. In tali
colture molti gruppi di ricerca, compreso Hans Gelderblom e soci
dell'Istituto Koch di Berlino, che è specializzato in questo campo,
hanno riportato non solo un tipo di particella, ma un assortimento
sbalorditivo di particelle.(13,19,20) La qual cosa solleva molti
interrogativi.
Se
una di queste particelle è veramente un retrovirus che gli esperti
chiamano HIV, che cosa sono tutte le altre ? Quale di queste particelle
si separa in bande a 1,16 gm/ml ? Se le particelle dell'HIV causano
l'AIDS perché una o molte delle altre particelle non causano anche
l'AIDS ? Perché non tutte le particelle causano l'AIDS ?
Oppure
perché l'AIDS o le colture non provocano la comparsa delle particelle ?
E
per quanto riguarda l'HIV, gli esperti di HIV non possono nemmeno essere
d'accordo su che cos'è la particella dell'HIV.
Vi
sono tre sottofamiglie di retrovirus e l'HIV è stato classificato da
gruppi di ricerca differenti sotto due di queste sottofamiglie come pure
tre specie diverse.
CJ:
Dove ci porta questo ?
EPE:
Noi non sappiamo ancora che cosa siano alcune particelle. Non abbiamo
una particella definita che si sia dimostrato essere un retrovirus dal
quale estrarre le proteine e l'RNA da usare nei test per l'infezione
nella popolazione, oppure fare esperimenti per cercare di capire che
cosa succede se vi è veramente un virus che causa l'AIDS.
CJ:
Va bene. Supponiamo di avere davvero una fotografia di un gradiente di
densità e che non contenga nient'altro se non migliaia di particelle
della giusta forma e dimensione, e con estroflessioni, in modo che si
possano chiamare particelle retrovirali. Procediamo su che cosa si
dovrebbe fare in seguito.
EPE:
I passi successivi sono quelli di frammentare le particelle, trovare
quali proteine e RNA sono contenuti in esse, provare che una delle
proteine è un enzima che trasforma l'RNA in DNA ed alla fine, prendere
la maggior
parte del grandiente di densità e dimostrare che quando delle
particelle PURE vengono immesse in una coltura cellulare vergine
appaiono esattamente le stesse particelle composte dei medesimi
costituenti.
CJ:
Ed è stato fatto questo ?
EPE:
No, ma forse parlare di quello che è stato fatto può spiegare le cose
più chiaramente, alcuni degli esperimenti di Gallo dal 1984.
CJ:
Il 1984 non è un po' lontano ?
EPE:
No perché è la data in cui si è fatta la migliore ricerca sull'HIV.
Questi esperimenti sono di vitale importanza poiché tutto quello che si
è creduto e si è detto sull'HIV è fondato su quanto è accaduto prima
di allora.
CJ:
Tutto ?
EPE:
Sì, ogni singola cosa. Se è stata isolata una particella dell'HIV e
pertanto se alcuni affermano che essa esiste. Le proteine dell'HIV
impiegate nei test sugli anticorpi. L'RNA usato specialmente per
diagnosticare bambini infettati con l'HIV ed ora usati per misurare la
cosiddetta carica virale. E di più. Ma la domanda è se sono abbastanza
buoni.
CJ:
Abbastanza buoni ?
EPE:
Abbastanza buoni per affermare l'esistenza di un unico retrovirus
chiamato HIV e che questo causa l'AIDS.
CJ:
Ci parli degli esperimenti di Gallo. Perché era in qualche modo
interessato all'AIDS ?
EPE:
Nel 1984 Gallo aveva già passato più di una decina d'anni nella
ricerca dei retrovirus e del cancro.
Era
uno dei molti virologi coinvolti nel decennio della guerra contro il
cancro del Presidente Nixon.
Verso
la metà degli anni '70 Gallo affermò di aver scoperto il primo
retrovirus umano in pazienti affetti da leucemia. Affermava che i suoi
dati provavano l'esistenza di un retrovirus che egli chiamò HL23V
(11,21).
Ora,
proprio come avrebbe fatto più tardi per l'HIV, Gallo usò le reazioni
agli anticorpi per "provare" quali proteine nelle colture
erano proteine virali. E non molto tempo dopo altri proclamarono di aver
trovato gli stessi anticorpi in molte persone che non avevano la
leucemia.
Comunque,
pochi anni dopo si dimostrò che questi anticorpi capitavano in modo
naturale ed erano diretti contro molte sostanze che non avevano niente a
che fare con i retrovirus.(22,30) Allora ci si rese conto che l'HL23V
era un grosso errore. Non vi era alcun retrovirus dell'HL23V.
Così
i dati di Gallo diventarono motivo di imbarazzo ed ora l'HL23V è
scomparso.
Quello
che ci sembra interessante è sapere che la dimostrazione usata per
affermare l'esistenza dell'HL23V è lo stesso tipo di dimostrazione data
per provare l'esistenza dell'HIV.
In
effetti la prova dell'HL23V era migliore di quella dell'HIV.
CJ:
Migliore in che modo ?
EPE:
Bene, a differenza dell'HIV, Gallo trovò transcriptasi inversa in
tessuto fresco. Senza dover fare delle colture. Ed ha pubblicato una
micrografia elettronica del materiale del gradiente di densità presente
a 1,16 gm/ml.
CJ:
Ma si è dimostrato ancora un falso allarme ?
EPE:
Gallo non parla più dell'HL23V. Ma nel 1980 disse di aver scoperto un
altro retrovirus.
Erano
ancora dati dello stesso tipo, derivati da pazienti affetti da leucemia
e questa volta lo chiamò HTLV-1 ed affermò che causava una particolare
forma rara che Gallo ora chiama leucemia adulta di cellule T4, ATL.
Infatti
vi sono alcuni paralleli e paradossi molto interessanti tra l'HIV e
l'HTLV-1.
CJ:
Quali sono ?
EPE:
Si dice che infettino le stesse cellule e si propaghino nello stesso
modo. Invece a differenza dell'HIV, l'HTLV-1 non è andato al di là del
luogo in cui è stato scoperto.
La
prevalenza di HTLV-1 si è riportata in Africa e nel Giappone del Sud ed
è là che è rimasta.
E'
più a lungo di quanto lo sia stato per l'AIDS e non dimenticate che
sebbene si dica che questo virus causi la leucemia, meno dell'1% delle
persone risultate positive al test hanno mai sviluppato la leucemia;
anche dopo quarant'anni. Ma sto andando fuori tema. Quello che stavo
dicendo era che molti dei primi pazienti AIDS avevano un cancro
conosciuto come sarcoma di Kaposi, come pure un basso numero delle
stesse cellule T4 che sono presenti in quantità eccessiva nell'ATL.
Si
venne a conoscenza di questo fatto in quanto la nuova tecnologia per
contare le diverse classi di linfociti sopraggiunse circa nello stesso
periodo in cui apparve l'AIDS.
CJ:
Si ipotizzò che l'HIV potesse uccidere le cellule T4 ?
EPE:
Be', era troppo presto per l'HIV, ma si ipotizzò che qualcosa stesse
distruggendole. Più tardi ci fu effettivamente uno stadio in cui Gallo
pensò che l'HTLV-1 potesse essere il colpevole, ma quella teoria fu un
problema poiché l'HTLV-1 presumibilmente causa la leucemia che consiste
nella produzione eccessiva di cellule T4. Inoltre, malgrado l'alta
prevalenza di anticorpi all'HTLV-1 nel Giappone del Sud, non vi erano
casi di AIDS.
Comunque,
poiché gli omosessuali avevano una così alta incidenza del tumore
chiamato sarcoma di Kaposi e dal momento che sembrava che qualcosa
colpisse i loro linfociti T4, Gallo andò avanti nel cercare di trovare
un retrovirus per spiegare il tutto.
CJ:
Che cosa accadde in seguito ?
EPE:
Gallo ed i suoi colleghi fecero una grande quantità di esperimenti che
culminarono in quattro relazioni consecutive pubblicate in Science nel
Maggio del 1984. Il che avvenne un anno dopo che anche i francesi
avevano pubblicato il loro saggio in Science. Il gruppo di Gallo cominciò
a mettere a coltura linfociti da pazienti AIDS, ma apparentemente
nessuna delle colture produceva abbastanza transcriptasi inversa da
convincere Gallo che un retrovirus era presente.
In
quel periodo Gallo aveva un ricercatore cecoslovacco chiamato Mikulas
Popovic che lavorava per lui e così Popovic e Gallo furono d'accordo
nel mescolare fluidi di coltura provenienti da 10 pazienti AIDS e di
aggiungere questo ad una coltura di cellule leucemiche.
Le
cellule leucemiche che usarono in questa coltura erano state ottenute
anni addietro da un paziente con ATL. Fatto questo, si produsse
abbastanza transcriptasi inversa da convincere Gallo e Popovic che ora
avevano proprio un retrovirus.
CJ:
Lei vuol dire che un retrovirus non si svilupperebbe in colture
individuali provenienti da pazienti AIDS, ma lo farebbe nel caso in cui
i campioni fossero mescolati e messi a coltura ?
EPE:
Sì. (By Eleni Papadopulos)
NON
è solo la Papadopulos a fare queste dichiarazioni; fin dal
1987 in tutti gli ambienti scientifici, si sono accumulati
dati che contraddicono la singola eziologia virale (Hiv) dell’aids,
con il risultato di formare dei gruppi comprendenti scienziati
di tutto il mondo (vedi: The Group for the Scientific Reapprasail of the HIV-AIDS
Hipothesis), totalmente dissenzienti rispetto alle dichiarazioni di
quella parte di “scienza imperante ed ufficializzata” con
a capofila R. Gallo e L. Montagnier, con lo scopo di
portare avanti una indagine imparziale del dubbio considerato
nel 1984: è realmente il virus HIV la causa dell’aids ?
Ecco i
punti salienti che questi scienziati e ricercatori hanno
indicato:
1)
I retrovirus tipicamente non uccidono le loro cellule ospiti,
al contrario essi dipendono dalla continua replicazione dell’ospitante
per la loro sopravvivenza (Weiss et al., Mol. Biol.
of RNA tumor viruses, 1985, Cold Spring Harbor Press NY).
E’ quindi assai improbabile che sia apparso un
retrovirus che uccide il suo unico ospitante naturale con una
efficienza vicina al 100% e che inoltre sia trasmesso
orizzontalmente in maniera così inefficiente come l’HIV ed
ancora più improbabile che si siano evoluti simultaneamente
due di questi virus, HIV 1 e 2 (trovati da ricercatori anche
nei midolli spinali dei malati di Stanchezza Cronica, non
ammalati di aids) che differiscono per quasi il 50% nella loro
sequenza di nucleotidi.
2)
I virus detti patogeni (ci dicono i medici allopati, noi non
siamo d’accordo) generalmente causano la malattia come
conseguenza dell’infettare, del riprodursi dentro le cellule
ospiti e dell’uccidere queste stesse cellule in un numero
maggiore di quante l’ospitante ne possa rigenerare!
Il provirus completo HIV è stato dimostrato e riscontrato
soltanto in una cellula su diverse migliaia nei linfociti del
sangue periferico (sia nei casi asintomatici che nei casi
conclamati) e l’RNA virale è rintracciabile SOLO in 1 su
10.000; 1/ 100.000 di queste cellule (Simmonds
et al. J. Virol. 64:864, 1990).
Inoltre nelle 36 ore max, che il virus HIV impiega per
replicarsi, il 5 % dei Linfociti T del nostro organismo viene
rigenerato (pertanto vengono rigenerate da 500 a 5000 volte
più cellule di quante l’HIV né potrebbe comunque
distruggere, sempre ammesso che sia in grado di farlo; come è
quindi possibile che esso possa annientare i Linfociti T ? lo
HIV è uno dei tanti retrovirus innocui presenti in natura,
assolutamente incapaci di provocare una patologia tanto grave.
I virus detti patogeni (ci dicono sempre quei soliti medici)
generalmente causano la malattia poco dopo l’infezione,
prima che il Sistema Immunitario dell’ospitante (la cellula)
possa rispondere.
NON esistono altri esempi di un qualche virus patogeno che
causi la malattia primaria solo dopo un lungo ed imprevedibile
periodo di latenza, solo in presenza di anticorpi
neutralizzanti ed in una virtuale assenza dell’espressione
genica come farebbe invece l’HIV.
3)
La teoria dello HIV è in disaccordo con un numero sempre più
alto di osservazioni:
A)
L’immunità antivirale all’HIV è sufficiente per far sì
che i virioni non siano reperibili nel siero fino agli stadi
finali dell’aids, quando viene persa l’immunità dei
linfociti B e l’HIV insieme ad altri virus cronicamente
latenti viene qualche volta riattivato (Ho et al. Nejm 321:1621, 1989).
Noi cultori delle Medicine Biologiche sosteniamo che tutti
questi studi, non tengono conto anche delle trasformazioni,
che i sistemi vivi hanno all’interno di loro stessi, per via
delle mutazioni microbiche e delle trasmutazioni atomiche a
bassa temperatura, che possono moltiplicare, trasformare e/o
creare qualsiasi sostanza, anche virus,
prioni, parassiti, ecc., per cui le sinergie che i liquidi del
corpo “il terreno”, sono in grado di offrire, sono esse
stesse fonte delle molteplici variabili che NON si possono
riscontrare nelle colture “statiche” di laboratorio.
B)
Studi accurati sulla struttura genetica e sulle funzioni dell’HIV
non hanno MAI identificato qualsiasi determinante specifico di
patogenicità, né hanno dimostrato che esso sia
significativamente differente dai molti altri retrovirus, che
non sono in grado di causare malattie degenerative (Duesberg PNAS 86:755, 1989).
Molti scimpanzé sono stati infettati con l’HIV con
successo, cioè hanno sviluppato anticorpi specifici ed a tutt’oggi
sono rimasti perfettamente sani (cioè dopo 7 anni dall’infezione)
(Weiss and
Jaffe, Nature 345: 659, 1990).
C)
Il virus HIV viene definito come un virus trasmissibile
sessualmente, benché esso sia assai raramente rintracciabile
nello sperma di malati di aids (Van Voorthiss et al. Fertil.
and Steril. 55:588, 1991).
Questo NON si deve far sapere alle popolazioni, altrimenti
come si possono imporre con la paura del contagio, i
preservativi? che servono comunque ad evitare le malattie
veneree od al controllo delle nascite, oppure per poter
imporre o consigliare i test sull’aids ?
Questa tecnica di imposizione fraudolenta propagandata nel
mondo intero, è stata utile anche per cercare di imporre
anche alla Chiesa Cattolica che ne è contraria, l’uso di
preservativi ai suoi fedeli.
Il numero di sieropositivi negli USA è rimasto costante ad
1.000.000 all’anno fin dal 1985 anno in cui i test sugli
anticorpi all’HIV furono introdotti su larga scala, (vedi Institute of Medicine
Confronting Aids 1986 Nat. Acad. Press Wash DC e Vermundn J.NIH Re.
3:77, 1991); mentre un virus “nuovo” si diffonde
esponenzialmente in una popolazione suscettibile (Freeman Burrows
Texbook of Microbiology 1979, WB Saunders Phil.); se ne può dedurre
quindi che il virus HIV non sia affatto “nuovo”; infatti
in campioni di sangue del 1940, analizzati con il test sull’aids,
sono stati trovati HIV positivi.
L’aids è rimasto “confinato” agli stessi gruppi a
rischio da quando è stato identificato come una “nuova
sindrome” e si sono verificati molto meno casi di quelli
previsti.
Le previsioni sulla diffusione dell’aids continuano ad
essere smentite con una sola eccezione cioè il modello
pubblicato da: Bregman e
Langmuir “Farr’s Law applied to Aids projections” Jama 263:1522,
1990.
Questo modello prediceva un picco nell’epidemia di Aids nel
1988-1989 con successivo declino a livelli endemici; la
conferma ci viene dal Center of Didease Control (USA).
Circa il 75 % degli emofiliaci americani ci dicono, sono stati
infettati dalle trasfusioni, da oltre 10 anni (Confronting
Aids op.cit).
Secondo l’ipotesi HIV = aids almeno il 50% dovrebbe essere
già morto di aids, mentre in realtà la mortalità fra gli
emofiliaci non è affatto aumentata (Koerper, in Aids
Pathogenesis and Treatment, Levy 1989, NY) e solo il 2 % degli
stessi HIV positivi, sviluppa malattie indicatrici di aids
ogni anno (CDC HIVAIDS Surveillance 1986-1991 USA Department of
Health and Human Service Atlanta, GA).
Un inciso: quello che non si vuole dire da parte delle sanità
imperante, è che nel caso degli emofiliaci malati di aids,
quasi sicuramente non è il virus HIV (che come abbiamo detto
è normalmente innocuo) che scatena in loro la malattia, ma è
il sangue stesso ricevuto con le informazioni patologiche del
DNA dei donatori (malati delle più disparate patologie) e le
reazioni di rigetto che intervengono sempre dopo una
trasfusione, magari curate con farmaci inibitori del Sistema
Immunitario che scatenano l’aids, oppure l’uso di potenti
antibiotici per tentare di “debellare” certe infezioni
generate dal sangue trasfuso o da reazioni di rigetto al
sangue iniettato; oppure l’utilizzo dell’interferone,
questo però non deve essere né detto né provato, perché
altrimenti cade il mito che…. “le
trasfusioni di sangue salvano la vita e la salute delle persone ”.
Le stesse malattie si riscontrano con frequenze simili nei
tossicodipendenti sieropositivi e sieronegativi e la
mortalità globale nei due gruppi è la stessa. (Stonebumer
et al. Science 242:916, 1988).
Recenti affermazioni di Luc Montagnier (Istituto Pasteur,
Francia, produttore anche di vaccini) confermano che il virus
HIV non è il responsabile della morte cellulare perché le
cellule muoiono senza la presenza del virus ! (Berlino, Conferenza Internazionale sull’Aids 1993),
egli afferma: “Secondo le nostre
esperienze nei pazienti affetti da HIV, si mette in moto un processo di
auto distruzione di alcuni linfociti per effetto indiretto senza una
penetrazione del virus nella cellula”.
Per poter aggirare le incongruenze riscontrate, si suppone ora
da parte dei fautori dell’ipotesi HIV =AIDS, che vi sia un
particolare ceppo del virus molto più virulento (lo hanno
chiamato “SI” da Sincizio Inducente), ...poveretti questi
medici ignoranti, sono sempre alla caccia del “capro
espiatorio”.
A dispetto di queste e molte altre incongruenze, da qualche
anno si parla molto di aids anche se è noto che questo
sintomo esiste da sempre, prima lo si chiamava immuno
deficienza; oggi si tenta di capire, da parte della classe
medica imperante le sue possibili cause, ma malgrado gli
sforzi compiuti fino ad ora e le enormi somme di denaro spese
per questo motivo, non si è approdati a nulla e non si è
avuta nessuna riduzione dell’indice di mortalità, anzi ogni
anno assisteremo ad una crescita di morti per aids.
E’ ovvio che sia così in quanto anche questa
malattia risponde
alle Leggi di tutte le altre patologie che come abbiamo visto,
iniziano con gli errori Etici e Comportamentali (vedi
Conflitti Spirituali) i quali
finiscono per modificare il “terreno” corporeo (i
liquidi
del corpo) alterando
immediatamente i giusti valori di pH del terreno e quelli
Termico/Nutrizionali, quello dell’ambiente circostante e ciò in
ogni essere con tali comportamenti, intossicando (parassiti e
tossine), moltiplicando, creando, mutando i funghi, microbi e
virus simbiotici in patogeni, prioni, ecc.
Strano caso: in Europa, l’Italia e la Francia detengono il primato dei
casi di Aids e quello dei sieropositivi, questo perché solo questi
paesi hanno l’obbligo di pluri vaccinare la popolazione.
I nuovi casi di aids stanno calando nella fascia dei
tossicodipendenti e stanno invece aumentando
nella fascia dei “normali”, sopra tutto fra i pluri
vaccinati (16 vaccinazioni (4 vaccini x 4 richiami) in Italia e 14
(3x4) in Francia).
La rilevazione dei dati sull’Aids (per ammissione dell’Istituto
Sup. di Sanità Italiano), segue un ritardo di 10 anni la
rilevazione dei malati nel paese e questo è ovvio perché
molti non sanno di esserlo.
In recenti ricerche di immunologia effettuate all’University
of Southern California USA, si sono trovati per esempio dei
virus, della famiglia degli HIV (HIV 2 parente stretto, di quello trovato nel 60 % dei malati di aids) nel
midollo spinale di malati di stanchezza cronica.
Neurologi, psichiatri, reumatologi non riuscivano a capire i
disturbi psiconeurologici di cui soffrivano i loro pazienti
(vertigini, depressioni, senso di vuoto alla testa,
incapacità alla concentrazione, difficoltà di movimento,
mali di testa, dolori articolari, muscolari, febbriciattola,
linfonodi dolenti od ingrossati, mal di gola ricorrenti,
stanchezza, nevralgie, nevrastenie, ecc.); questi “specialisti”
una volta scoperto il virus, hanno iniziato ad avere il serio
dubbio che sia la stanchezza, l’infiammazione neuronica e
quella della mucosa intestinale, di conseguenza il calo delle
difese immunitarie, la causa della nascita del virus, che poi
nel midollo spinale viene trovato e non l’immissione dall’esterno
del virus nel corpo che scatena la stanchezza cronica;
finalmente qualcuno inizia a riflettere seriamente.
Ovviamente noi sosteniamo la tesi dell’auto produzione dei
virus -proteine tossiche- (essi vengono creati od introdotti,
e le cellule li replicano) e dei batteri (difficilmente
avviene l’immissione di batteri o virus dannosi non
conosciuti, dall’esterno nell’organismo, salvo con l’immissione
attraverso vaccinazioni, trasfusioni di sangue, trapianto di
organi, alimenti degradati, acque infette); auto producendo
quasi tutti i tipi di microbi, virus, prioni, parassiti, ecc.,
l’organismo è in grado di riconoscere ogni corpo estraneo
introdotto, ma ha difficoltà quando si introducono spore,
parassiti, microbi e virus di altre specie viventi dell’ambiente
esterno, come nel caso delle vaccinazioni.
E’ la variazione bio elettronico chimica del terreno, i
liquidi del corpo che una volta intossicato, permette la
manifestazione, trasformazione, duplicazione, moltiplicazione, clonazione,
mutazione ecc., in parassiti, funghi, microbi, batteri, virus,
prioni, tossine, ecc.
L'Aids, che corrisponde ad una caduta delle difese
immunitarie, è una malattia digestiva.
Vedi l’Unione Biologica Internazionale
(U.B.I.) che rappresenta un'associazione informale
composta da universitari, professori in mecina, epistemiologi,
medici, ricercatori.
L'U. B. I. è anche una banca dati nel campo della biologia,
della medicina, dell'etnologia, dell'epidemiologia e delle
scienze umane, etnomedicina, antropologia medicale, ecc.
Internet:
http://www.mapn.org/italien.htm
Ci
confermano, i medici che credono al virus HIV: “La vagina non può
essere colpita dal virus se presenta un terreno acido. I virus non
possono essere presenti in un terreno acido”, (i funghi si !).
La malattia non può svilupparsi durante il mestruo o in un
momento di erosione della mucosa vaginale.
Al contrario, l'ano e il retto, che presentano un terreno
alcalino, sono delle zone privilegiate per la presenza dei
virus sempre legati in proteine.
Nel 1952, riunione a porte chiuse ad Ottawa, sui retrovirus, a
cui partecipano ricercatori USA, Canada, Inglesi.
Nel 1959 l’ONU denuncia i pericoli presentati dall’utilizzo
di vaccini prodotti a partire da materiale biologico derivante
dalle scimmie.
Le origini dell’Aids, sintesi in italiano del testo
in
inglese qui sotto:
Errori di laboratorio diffusero il virus dell'hiv! Nel libro
"the river" di Edward Hooper tutta la verità, mai
raccontata, sui primissimi casi di AIDS.
Il libro dell'inglese Edward Hooper, ex corrispondente della
BBC in Africa equatoriale, prova ha sollevare una teoria, già
seguita in passato, sui presunti errori di laboratorio che
diffusero il virus dell'hiv.
"The river", questo il nome del libro di oltre mille
pagine di Hooper, sta dividendo su fronti opposti i maggiori
esperti della biologia contemporanea.
Il 24 aprile del 1958, in quello che era il Congo Belga 215
mila persone, soprattutto bambini, furono vaccinati con un
prodotto sperimentale per debellare la poliomielite, il
flagello di quel momento.
Il vaccino non superò la fase di sperimentazione, ma quei
bambini potrebbero essere stati il principale incubatore
dell'epidemia.
Questo sostiene Hooper, ma Tom Curtis con un'inchiesta
pubblicata su Rolling Stone nel 1992 già sosteneva l'ipotesi
del vaccino contaminato nel centro Africa.
David Ho, massimo esperto di AIDS, con un comunicato alla
stampa mondiale, definisce le supposizioni di Curtis
improbabili. Il vaccino era stato somministrato per via orale,
e in questo modo difficilmente avviene la trasmissione del
virus dell'hiv. Poi c'era un precedente: un marinaio di
Manchester morto di AIDS nel 1959 avrebbe contratto la
malattia ben prima che iniziasse la campagna di vaccinazione
nel Congo.
Ma secondo Hooper non sono solo supposizioni. Dopo l'inchiesta
pubblicata da Rolling Stone comincia ad indagare. Viaggia da
un continente all'altro raccogliendo informazioni.
L'Africa è la culla di questo terribile virus, concordano gli
studiosi di mezzo mondo, ma Hooper ha scoperto anche che i
primi casi di AIDS avvennero in quei luoghi dove si era
sperimentato il vaccino. Inoltre, ciliegina sulla torta, ha
scoperto che il marinaio colpito di AIDS aveva contratto la
malattia per una contaminazione di laboratorio.
Gli sconvolgenti documenti ufficiali, alcuni dei
quali totalmente inediti in Italia, che provano la
truffa dell'Hiv-Aids.
Fatti a me ben noti, da giornalista investigativo e
dati per scontati gia' nel 1983....
Frutto di 3 anni di ricerca intesa e ostacolata di un
dottore italiano che, minacciato di morte, è emigrato all'estero.
Facciamo girare e diffondiamo il più possibile per
favore. Grazie a tutte/i.
http://www.scribd.com/doc/135713547/Hiv-La-Frode-Scientifica-Del-Secolo-documenti-Ufficiali
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Lessons
Sought in the Origin of AIDS:
Writer
says the disease may have jumped from chimps to humans via an
experimental polio vaccine and he warns that cross-species transplants
could likewise backfire. But the man who led the African inoculation
research calls the theory outrageous, and the scientific community has
expressed little interest.
Marlene Cimons, Times Staff Writer Los Angeles Times, Thursday, December 23,
1999
http://www.aegis.com/news/lt/1999/LT991210.html
WASHINGTON - In the mid-19th century, Londoners were dying by the
hundreds from cholera, then a mysterious disease whose origins were
unknown. British physician John Snow correctly deduced that the source
was the water supply. In one simple action removing the handle from the
Broad Street water pump so residents could not obtain the tainted water
he contained the deadly epidemic.
This lesson, one of the earliest examples of medical detective work, haunts
British writer Edward Hooper.
The
author of a new book on AIDS, Hooper is on a campaign to persuade the
medical world that the deadly HIV virus may have been unleashed more
than 30 years ago by well-meaning Western doctors giving experimental
polio vaccines to African children.
In
"The River," a 1,100-page examination of the history of AIDS
that took him nine years to research and write, Hooper says an oral
vaccine given to about a million people in central Africa from 1957 to
1960 was cultured from the cells of primates.
Scientists
have concluded in recent years that AIDS originated in a primate: the
chimpanzee.
Most
scientists believe that the transfer from chimps to people came from
slaughtering and eating butchered chimps. Hooper argues instead that
cells from infected chimpanzees could have been part of the polio
vaccine.
He
reasons that although Africans have been killing and eating the meat of
primates for centuries, the earliest known sample of the human AIDS
virus is from 1959--after the polio vaccine had been administered.
He
writes that areas in which the polio vaccine was administered later
became the epicenter of the African AIDS epidemic. And he says the
researchers giving out the polio vaccine were also engaged in medical
experiments on several hundred chimps in an African camp.
"It is, in short, not unreasonable to propose that some of the [vaccine]
batches fed in Central Africa between 1957 and 1960 could have been
prepared in chimp tissue, and that some of this tissue may have been
infected with the . . . precursor of HIV," he writes.
If
that is true, Hooper's case history on AIDS could serve as a cautionary
tale for researchers today, a warning that the crossing from animals to
humans is fraught with peril.
Within
the next few years, scientists are expected to accelerate research using
cells and organs transplanted from animals into human beings. Pigs are
being bred for their genetic parts.
Companies
in Britain and the United States are competing to perfect the procedures
that will prevent humans from rejecting the organs. Given long waiting
lists for human organs, many recipients might well have no choice but to
risk getting a baboon's heart or a pig's liver if it would prolong life.
Hooper
is trying to raise a red flag, concerned that using animal cells,
tissues and organs in humans could spread the same kind of deadly
infectious agent that led to the AIDS epidemic. He thinks the medical
community should take note.
"If
the genesis of AIDS involved avoidable events, or human error, then
perhaps we can . . . avoid similar disasters in the future," he
said in an interview in Washington, where he stopped to do some book
interviews before returning to his home in Somerset, a rural area in the
west of England. "When the stakes are as high as this, scientists
need to exercise extreme caution before introducing procedures we may
regret for generations to come."
The
Cold Shoulder
Despite
the book's favorable reviews in prominent scientific journals, few in
the scientific world have shown much interest. Disdain would be more
like it.
"He
does the field a service by raising the question," said David Ho, a
leading AIDS researcher who directs the Aaron Diamond AIDS Research
Center in New York. "But we all have more pressing things to attend
to."
"It
is enough trying to keep the research effort going and providing patient
care [without spending] any time on this," agreed Dr. Robert T.
Schooley, head of infectious diseases at the University of Colorado
Health Sciences Center. "Life is short. This is not the way I want
to spend mine."
Hooper
is baffled by the collective cold shoulder, but he persists.
"People don't want to know about this, that it could be a
physician-caused catastrophe," said Hooper, a former BBC
correspondent in Africa and one of the first to cover the AIDS epidemic
there. "But I don't think this thing is going to go
away."
Not
everyone is dismissive.
Texas
author Tom Curtis first aired the polio vaccine theory in a Rolling
Stone article in 1992. Now an editor at the University of Texas Medical
Branch in Galveston, he applauds Hooper's efforts and echoes his warning
that the unleashing of AIDS could be a harbinger of even worse
occurrences.
"Wherever
AIDS came from, we know we had a species jump," Curtis said.
"There is no reason to think this could not happen again with
another virus we know nothing about. We put these cells into people,
suppress their immune systems to prevent rejection, and turn them into
human petri dishes" for other unknown viruses.
The
main target of Hooper's suspicions, Dr. Hilary Koprowski, who led the
experiment, is now in his 80s and living in Philadelphia, where he still
conducts medical research.
A
Polish emigre who came to America in 1940, Koprowski dismissed the book
in an interview as "outrageous," saying Hooper "got a
preconceived notion that is simply not based on facts. I lived through
it--and Hooper only imagines what happened."
Koprowski
admitted that scientists at the Wistar Institute, a Philadelphia
facility, used cultures from primates, but he denied that any of those
animals were chimpanzees. Mostly he remembered the pressure to do
something about the scourge known as polio.
During
the late 1950s, Koprowski and other researchers were desperately trying
to put an end to that disease, which crippled or killed many of its
victims and terrified the world.
They
administered an experimental live-virus polio vaccine known as CHAT
throughout a region that is now Rwanda, Burundi and Congo areas that
ultimately became a hotbed of AIDS.
Hooper
suggests that kidneys from chimpanzees may have been used as a medium in
which to grow some batches of the live-virus vaccine. Cells from animal
organs are now and were in the 1950s often used in this way.
To
be sure, Koprowski was involved in the establishment of a large
chimpanzee colony near Stanleyville called Camp Lindi, where the animals
were used for various medical experiments. Stanleyville, now named
Kisangani, was in what was then the Belgian Congo. Hooper believes that
among the experiments that may have used chimpanzee cells was that
involving the polio vaccine.
But
even Hooper admits that there are no available records, and much secrecy
surrounded the camp when it was operating.
As
for Koprowski, while acknowledging the existence of the chimpanzee
colony, he insists that only Asian monkeys were the basis for his
experimental polio vaccine. Chimpanzees "were never used," he
said.
"I
used only Asian monkeys. Not even monkeys from Africa."
Hooper
says that last summer too late to be included in the book--he met with
an African who worked at Camp Lindi between 1956 and 1959. The man
described to him how Koprowski's Belgian medical colleagues would come
to the camp, anesthetize the chimps and extract their organs, taking
them away.
"It
was a routine procedure, which supports my contention that the major
reason for the camp was to provide chimpanzee kidneys," Hooper said.
"Starter"
samples of the vaccine are still stored in a locked freezer at the
Wistar Institute, where they have been for more than 40 years. Hooper
and others including a scientific panel that investigated after the
Rolling Stone article appeared say the samples should be tested for the
presence of simian immunodeficiency virus, which in chimps is similar to
HIV in humans although no one knows whether this material was used to
develop the same stocks administered in Africa.
"Wistar
looked for competent and objective labs to do the work," said Ho,
who served on the panel that investigated. "There was little
enthusiasm. Since no one was pressuring the situation, they simply
dropped the issue after some time."
Dr.
Clayton Buck, Wistar's chief administrative officer, said the institute
is willing to make the samples available for testing, although he said
there is little impetus from outside scientific bodies to do so.
"We aren't going to learn anything that will shed any light on the disease
itself, but serious questions have been raised, and we have a
credibility problem," Buck said. "We owe something to the
public and to science."
'The
Case Is Not Proven'
Most
of those involved in the African experiments have died. Koprowski is
still doing research, now with Thomas Jefferson University in
Philadelphia. He fears that resurrecting this controversy "will
make people afraid of polio vaccines and hurt the global eradication
effort."
He
sued Curtis and Rolling Stone after the 1992 article appeared a suit
that was settled for $1 with a published "clarification"
saying the scientific panel that investigated concluded that the polio
scenario was unlikely.
Koprowski
does not appear as quick to sue Hooper as he was Rolling Stone. "I
have left it in the hands of my lawyers to decide what, if anything, to
do," he said.
Even
Hooper acknowledges that "the case is not proven." Yet he
hopes to attract the best scientific minds to convene a meeting--perhaps
in London to discuss some of the issues he raises.
"There
is no concrete physical evidence, as yet, to prove the theory, even if
the anecdotal and circumstantial evidence is highly persuasive,"
Hooper said. "What I hope is that the scientific establishment, and
in particular its AIDS researchers many of whom have, until now, shown
an unseemly desire to brush the theory under the carpet will now be
encouraged to initiate an independent investigation."
Hooper
says it is not enough to pursue new advances in AIDS therapy--that now
is the moment to pause and take a long look back. "It's the
appropriate time to return once more to that vital question about origin, and see where the answers lead
us," he said. 991223 -
LT991210
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watch for outdated information. This article first appeared in 1999.
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Tratto da:
http://www.latimes.com
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Nel
1960 l’OMS denuncia la presenza nei vaccini di virus inattesi ed
indesiderabili.
Negli anni 1960 i ricercatori della Litton Bionetics
diretti dal dott. Robert Gallo (USA, quello dell’aids) come
pure quelli del National Cancer Institute, erano molto esperti
nel prendere virus di scimmie e ricombinarli con cose come il
virus della leucemia felina che provocava una lunga lista si
sintomi virtualmente identici a quelli di cui soffrono oggi i
malati di aids.
Nel
1960 si identifica la presenza del virus SV40 nei vaccini antipolio
Sabin, ma nel
frattempo si sono vaccinati 400 milioni di persone ! lo SV40
è un virus responsabile, ci dicono, nello scatenare tumori
polmonari.
Anni
1970, nelle nazioni del Centro Africa (5) si vaccina la
popolazione di antiVaiolosa; nel 1981 “scoppia” l’aids
in quelle stesse nazioni mentre nelle nazioni attigue non
vaccinate, non esiste l’aids; la notizia fa il giro del
mondo, la chiamano: “la peste del 2000”, grande paura, ma
nessuno parla seriamente del chiaro nesso fra vaccinazione di
quelle popolazioni e comparsa entro 10 anni dell’aids in
forma endemica.
E la storia continua.................
Nel 1992 il biochimico ed immunologo, docente in fisiologia
delll’Università del Michigan, USA, afferma: “Nonostante
dieci anni di ricerca intensa e costosa, ci rendiamo conto di
quanto poco sappiamo ancora sull’aids; l’aspetto più
inquietante di questa constatazione è la possibilità che la
nostra ignoranza dipenda in gran parte dall’eccessiva fede
accordata alla teoria dello HIV e dall’insufficiente
attenzione prestata alla sua critica.
Inoltre ogni anno aumentano coloro che
proclamano che questo virus da solo NON può provocare l’aids,
e che di conseguenza, il controllo della sindrome non deve
contare sul vaccino, i farmaci e le politiche pubbliche
concentrate sullo HIV”.
Qui di seguito forniamo
il testo di uno scambio di lettere abbastanza recente, fra i
ricercatori dott. Turner e dott. Weiss.
Ecco la replica di
Turner a Weiss, questo è un “pezzo” che dovrebbe essere
valutato attentamente da chi è esperto in virologia e
biologia molecolare e nutre una sana curiosità sul tema aids:
“Caro Professor Weiss,
Grazie per il tempo dedicato per rispondere
alla mia lettera concernente l’intervista di Montagnier, l’ho
letta al nostro meeting clinico settimanale. I miei colleghi,
che sono tutti medici d’emergenza e che lavorano in un
grande ospedale tecnologicamente avanzato, erano stupefatti.
Ci domandiamo se non si tratti per caso di una specie di
barzelletta ??.
Un collega tra questi è stato punto accidentalmente, ha preso
AZT per 6 settimane e 18 mesi
dopo ha sviluppato un cancro.
Io non sto chiedendo di “parlare per Montagnier”. Sto
chiedendo di sostanziare la Sua pretesa, pubblicata sulla
rivista Nature che Montagnier (e Barré –Sinoussi) ed i suoi
colleghi scoprirono il virus dell’AIDS, l’HIV.
Lei affermò: “…….egli ha ragione a dire che non si trattava di
virus purificato”.
Egli continua dicendo: “Se è così, allora:
1. Perché, in 1986, Lei ed i Suoi colleghi
scriveste: "Un isolato di un così chiamato virus dell’AIDS
fu prima riportato nel 1983 da Montagnier ed i suoi colleghi
che chiamarono il materiale LAV-1”. Insomma, Montagnier ha
isolato e purificato un retrovirus, o no ?
2. Se non lo ha fatto, perché Lei ha scritto che l’ha fatto
? Se Lei era ben cosciente che non l’aveva fatto, e questa
era la ragione per cui Lei ha usato l’espressione “materiale”
per descrivere quanto Montagnier aveva ritrovato, perché Lei,
ben conosciuto e rispettato retrovirologo, non attirò l’attenzione
del resto della comunità scientifica sul fatto, specialmente
se uno considera le conseguenze estremamente importanti ?
3. Nel 1983, quando B-S et al pubblicarono il loro lavoro
intitolato, "Isolamento di retrovirus T linfotropo da un
paziente con AIDS” e chiamò la banda 1.16g/ml “virus puro
garantito", secondo Lei non imbrogliarono la comunità
scientifica ?
4. Poiché è generalmente accettato, ed è di comune buon
senso che l’esistenza di un nuovo retrovirus può essere
provato solo isolandolo (entrambi B-S e Gallo vantarono di
aver provato l’esistenza dell’HIV isolandolo) qual'e la
Sua base scientifica per la Sua (di Weiss) conferma che B-S et
al scoprirono un nuovo retrovirus ?
5. Voi affermate: "Quando voi avete l’evidenza dell’infezione
in coltura, la purificazione non è particolarmente importante”.
Questi ricercatori non sapevano a priori che le loro colture
erano infette. Questo era quello che essi stavano cercando di
dimostrare.
E’ sicuro che Lei non sostiene che sono prova d’infezione
le microfotografie elettroniche di alcune forme sporgenti
sulla superficie delle cellule (e che non hanno nemmeno tutte
le caratteristiche morfologiche dei retrovirus) ?? Vorrebbe Lei
forse sostenere che, senza isolamento, ovvero purificazione,
uno scienziato può
ottenere proteine e RNA dello “HIV”?
6. A parer Suo, è scientificamente valido dire da una parte
– come fece Montagnier - che il “materiale“ della banda
1.16g/ml non aveva nemmeno particelle con “la morfologia
tipica dei retrovirus”, mentre, dall’altra parte,
affermare che le proteine e l’RNA erano quelle di un
retrovirus, l’ HIV ?
Quale possibile giustificazione può esserci per:
a) usare queste proteine come antigene e test anticorpali per
provare l’infezione di milioni di persone da parte di un
virus mortale ?
b) per usare questo RNA non solamente l’infezione ma anche
per quantificare il “carico virale”?
In qualità di clinico che lavora in un Dipartimento d’Emergenza,
vedere pazienti con punture accidentali d’ago è un’evenienza
quasi quotidiana. L’intera vita di questi pazienti si
focalizza attorno al test anticorpale, che Lei ed isuoi numerosi colleghi sostengono provare l’infezione con un
virus mortale.
Senza una risposta scientifica soddisfacente alle domande che
sorgono dall’intervista di Montagnier io mi trovo
profondamente in difficoltà nell’ordinare tali test, oppure
solo spiegare ai pazienti il loro significato.
In qualità di uno scienziato le cui affermazioni direttamente
interessano le vite di tante persone, Lei è obbligato
moralmente ed eticamente a risolvere questo problema. Con
speciale considerazione per chi fa ricerca di laboratorio nel
mondo dei pazienti ed i loro famigliari.
Yours sincerely,
VF Turner MD”.
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Questo
scambio di corrispondenza dimostra come agiscono certi
personaggi “famosi e potenti” della “comunità
scientifica” !
Nel 1998, l’ultima campagna “medico sanitaria mondiale”
sull’Aids, alla quale hanno partecipato le “massime
autorità mondiali” in campo medicale, (in materia di “malattie”
succede da sempre così), ha confermato (e cioè ha anche dimostrato
il pressappochismo delle teorie della classe medica imperante,
la loro indicazione è stata, lo ricordiamo tutti: usate i
preservativi !), che la teoria che il virus HIV sia la causa
dell’aids (fra parentesi, virus che non è MAI stato
fotografato) inizia ad essere sempre più discussa e sempre
meno condivisa, ma per decenni è stata propagandata come
verità assoluta e milioni di individui uccisi con terapie
invalidanti seguendo quel modello teorico falso.
Un ricercatore italiano (Dott. Elio Rossi, Patologo Clinico)
interrogato sul tema della “causa HIV=Aids”, ha affermato:
“Se prendiamo
una goccia d'acqua stagnante: la mettiamo su un vetrino, vi
poniamo sopra un altro vetrino più piccolo e sottile e
l'osserviamo al microscopio, vedremo uno spettacolo
meraviglioso: i protozoi che si muovono spontaneamente, i
miceti, i batteri. Di virus nemmeno l'ombra, non è che non ci
sono, ma per evidenziarli occorrono tecniche particolari. Già
per distinguere i germi Gram positivi da quelli Gram negativi
o per dimostrare la presenza di un bacillo c'è bisogno di
metodiche relativamente complesse. Immaginiamo poi per l'HIV.
La
famosa "banda" è cosa diversa, riguarda tecniche di ultra
centrifugazione. Nel caso particolare dell'HIV, al gradiente di densità
di 1,16 g/ml di saccarosio sono stati osservati dei corpuscoli,
riferibili a particelle virali.
Che siano proprio quelle responsabili
dell'AIDS, è cosa estremamente controversa.
C'è anche il fatto che spesso vengono
pubblicati articoli fuorvianti, come quello di A. Farkas (Corriere della
Sera del 19 giugno 1998): "Fotografato
il virus dell'AIDS".
Non era vero nulla,
era stata sintetizzata in forma cristallina la gp120, una glicoproteina
di discussa pertinenza virale, e fotografata mentre si aggancia ai
recettori di un linfocito. Tutto qui.
Sono state fatte numerose fotografie della proteina (non
del DNA del
virus) al microscopio elettronico
di strutture di vario genere, ma manca anche l'aggancio
causa-effetto.
E' stato isolato l'HTLV-III da Gallo (USA)
ed il LAV da Montagnier (Istituto Pasteur – Parigi).
Per metterli d'accordo, il nome è stato cambiato in HIV.
Ma nessuno è
riuscito finora a stabilire un rapporto di causa ed effetto tra HIV ed
AIDS (siamo ormai nel 2010). Vorrei che qualcuno citasse un solo lavoro sperimentale in cui
tale nesso di causalità venga dimostrato in
maniera esaustiva; lo stesso
quesito se l'era già posto Mullis anni addietro, ma non ha avuto finora
alcuna risposta”.
Boston
Globe Online
(22/11/99) P. C5, di Stephen Reucroft, John Swain
Lo scienziato
Bryan Cullen dell'Howard Hughes Medical Institute, presso la
Duke University e colleghi, hanno trovato nel DNA umano
frammenti che
appaiono simili all'HIV.
Questa sorprendente scoperta indica che il virus, battezzato
retrovirus endogeno umano K, potrebbe essere stato trasmesso
agli uomini nel corso dell'evoluzione. Sepolto nel programma
genetico di ogni uomo, c'è un piccolo frammento di DNA che
ricorda una sequenza di geni del virus dell'immunodeficienza
umana (HIV).
Secondo i ricercatori dell'Howard Hughes Medical Institute (HHMI),
presso la Duke University, gli uomini hanno trasportato questo
indesiderato bagaglio genetico per più di 30 milioni di anni.
Il gruppo di Cullen ha riportato queste scoperte nel numero
del 9 novembre 1999 dei “Proceedings of the National Academy
of Sciences”.
Cullen e il suo gruppo, hanno stabilito che la
proteina
virale (altra
dimostrazione che il virus non è stato MAI isolato
dalla proteina e quindi mai fotografato) del retrovirus endogeno umano K (HERVK)
denominata K-Rev funziona in modo simile alla proteina Rev
dell'HIV.
La Rev, una proteina prodotta, oltre che dall'HIV, dei virus
umani della leucemia delle cellule T, fa passare l'RNA
messaggero virale dal nucleo di una cellula ospite al suo
citoplasma, dove questo ordina alla cellula di produrre i
blocchi costitutivi di nuovi virus. La Rev realizza questo
trasporto controllando una proteina umana nota come Crm1.
Senza questo binomio Rev-Crm1, l'RNA messaggero virale
rimarrebbe intrappolato all'interno del nucleo dell'ospite e
il virus non sarebbe in grado di riprodursi.
Finora, gli scienziati avevano ritenuto che questa attività
fosse specifica dell'HIV e dei virus umani della leucemia
delle cellule T, ma Cullen e colleghi non sono d'accordo.
Benché la K-Rev appaia strutturalmente piuttosto diversa
dalla Rev dell'HIV, Cullen e colleghi hanno dimostrato che
anche la K-Rev dirotta la Crm1 per farle trasportare l'mRNA
dal nucleo di una cellula al suo citoplasma.
L'HIV sarebbe dunque un discendente di un virus che gli uomini
hanno portato con sé per milioni di anni ?
"Probabilmente no", ha detto Cullen. "E' molto
più probabile che HERV-K e HIV discendano da uno stesso virus
ancestrale che utilizzava la Rev o che i due virus abbiano
scambiato materiale genetico in qualche punto della loro
storia evolutiva creando l'attività della Rev.
Fonte Internet:
http://www.aegis.com/news/hhmi/1999/hh991101.html
Commento NdR: quindi
non è detto, ne' dimostrato, che il “virus” HIV, sia il vero
responsabile della serie di
30 malattie, cancellate e
rinominate, sull'annuario
delle malattie
dell'OMS.... dagli anni ‘80 ……...con
la parola Aids !
Per
chi volesse aggiornarsi e documentarsi, si consiglia anche di leggere:
“La Mafia della Sanità” - ediz. AMRITA.
Tutta
la campagna mondiale sull’aids è improntata su di una enorme
BUGIA !
Durante il convegno mondiale sull'Aids i
giornali e le tv hanno dato pochissimo spazio al discorso inaugurale del
presidente del Sud Africa, Thabo Mbeki, tenuto in uno stadio davanti a
5000 persone.
Mbeki ha negato che ci sia un nesso tra Aids
e virus HIV, accusando le case farmaceutiche e i governi
"occidentali" di aver organizzato una gigantesca
truffa.
Il convegno è stato concluso da Nelson
Mandela e, dalle cronache dei giornali, sembrava che Mandela avesse
sbugiardato Mbeki dandogli del cretino. Insospettiti siamo andati a
cercare il discorso dell'eroe della lotta all'apartheid e lo abbiamo
tradotto.
Comincia così: "Il presidente del
nostro stato è un uomo di grande intelletto che prende le cose
scientifiche molto seriamente, guida un governo che conosco combinando i
principi di scienza e ragione”.
E
va avanti così. Mandela chiede al suo popolo di appoggiare il suo
presidente Thabo Mbeki nella sua ricerca scientifica. E poi inizia a
coprire di merda con la pala i paesi del primo mondo; denuncia lo stato
di miseria del Popolo Nero dell'Africa e afferma che questa è la causa
dell'epidemia. Non una volta nomina l'HIV.
Se questo è un discorso di critica a Mbeki.……. Chi abbia ancora dubbi può andarsi a vedere il discorso
di Mandela l'11 maggio a New York, davanti a un gruppo di giovani. Ha
ripetuto esattamente la sua convinzione che la storia della connessione
tra HIV e Aids sia una truffa e la sua adesione al programma di lotta
all'Aids proposto da Mbeki.
Continua in: Pag.
1 -
Pag.
3 -
Pag. 4 -
Pag. 5
"Il paziente malato di
Aids NON muore a causa del virus
dell'HIV ma
per alterazioni dell'assorbimento intestinale
e
quindi per ipoalimentazione (malNutrizione),
dovuta a una grave
micosi." (By Dott.
Gerhard Orth, Leuthkirch)
vedi: Aids
its the Bacteria stupid - PDF +
Aids its
really caused by a virus ?