Un'intervista con Eleni Papadopulos Eleopulos
Di Christine Johnson* Continuum Autunno 1997
La dottoressa Eleni Papadopulos è una biofisica e leader di
un gruppo di ricercatori nel campo dello HIV/AIDS che si trovano a Perth in Australia
Occidentale. Per più di dieci anni, lei ed i suoi colleghi hanno pubblicato molti lavori
scientifici che mettono in dubbio l'ipotesi HIV/AIDS.
Questa intervista di Christine Johnson esamina questo lavoro
e specialmente il punto di vista del suo gruppo sul virus dell'AIDS stesso:
CJ: L'AIDS è causato dall'HIV ?
EPE: Non c'è la prova che l'HIV causi l'AIDS.
CJ: Perché no ?
EPE: Per molte ragioni, ma principalmente perché non c'è
nessuna prova che l'HIV esista.
CJ: Questa sembra un'asserzione piuttosto azzardata ed
incredibile.
EPE: Suppongo che sia così, ma ciononostante è là che la
mia ricerca mi porta.
CJ: Non furono Montagnier e Gallo ad isolare l'HIV ? Nei
primi anni '80 ?
EPE: No. Nei lavori pubblicati sulla rivista Science da quei
due gruppi di ricerca non vi è nessuna prova dell'isolamento di un retrovirus da pazienti
con AIDS. (1,2)
CJ: Loro sostengono di aver isolato un virus.
EPE: La nostra interpretazione dei dati differisce. (3-5)
CJ: Forse Lei dovrebbe spiegare cosa La porta a questo punto
di vista piuttosto radicale.
EPE: Io penso che il modo più semplice sia quello di
cominciare ponendo la domanda,
"Cos'è un virus"?.
La risposta è piuttosto semplice. Un virus è una particella
microscopica (non un microorganismo) che riproduce sé stessa in una cellula...
CJ: Non è quello che fanno i batteri ?
EPE: Loro possono farlo, ma c'è una differenza molto
importante. I batteri non sono obbligati a replicarsi in una cellula. I virus devono.
Vede, quanto i batteri prendono cibo ed energia da una cellula o da una fonte inanimata
tutto è utilizzato nella successiva generazione di batteri nell'interno della cellula
batterica stessa. E' così che anche le nostre stessee cellule si replicano.
Ma i virus
non possono farlo.
La particella del virus in realtà non è niente di più che
alcune proteine legate intorno ad un pezzo di RNA o DNA, ma senza l'apparato necessario
per replicarsi.
CJ: Così mentre una cellula è una fabbrica, un virus è un
progetto che, per essere realizzato, deve derubare una fabbrica ?
EPE: Non potrei trovare migliore analogia.
CJ: Come si replica un virus ?
EPE: Deve entrare nella cellula. Per fare questo l'involucro
protettivo della particella virale si fonde con la membrana della cellula e poi la
particella passa all'interno.
Una volta dentro, usando l'apparato metabolico cellulare, la
particella del virus si disassembla.
Poi, usando lo stesso apparato, vengono sintetizzati
pezzi separati di nuovo virus . Alla fine si mettono assieme tutti i componenti virali ed
vengono fuori le nuove particelle di virus.
CJ: Fuori da dove ?
EPE: Il virus o distrugge la cellula o nel caso di retrovirus
le particelle del virus hanno un'uscita più ordinata sporgendo fuori dalla membrana della
cellula. Ma questo non è quello che accade con l'HIV. A differenza dei
retrovirus, si
dice che l'HIV distrugga le cellule.
CJ: Bene, e per quanto riguarda le particelle dell'HIV? Sta
forse suggerendo che non sono virus ?
EPE: Per verificare l'esistenza di un virus bisogna fare tre
cose. Primo, coltivare delle cellule e trovare una particella che si pensa possa essere un
virus. Evidentemente, come minimo, quella particella dovrebbe assomigliare ad un virus.
Secondo, si deve concepire un metodo per ottenere quella esatta particella così si può
separarla nei suoi componenti ed analizzare precisamente quello che la costituisce. E'
necessario poi verificare che la particella possa fare copie fedeli di sé stessa. In
altre parole che possa replicarsi.
CJ: Non si può guardare semplicemente in un microscopio e dire che c'è un virus nelle
colture ?
EPE: No, non si può. Questo è il punto centrale di porre la
questione del virus.
Non tutte le particelle che sembrano virus sono virus. Si deve
verificare che quella particella di cui si sta parando può fare davvero copie di sé
stessa. Nessuna riproduzione, nessun virus.
Spiacente ma questo è un punto estremamente
importante. Nessuno, specialmente i virologi possono permettersi di ignorarlo.
CJ: Quello che dice sembra molto sensato. Ritengo che sarebbe
difficile ammalarsi infettandosi con una particella che non può fare delle copie di sé
stessa.
EPE: Precisamente.
CJ: Perciò in che cosa ha sbagliato la ricerca sull'AIDS ?
EPE: Sapere dove la ricerca ha sbagliato non è la questione
più importante .
Quella principale è che cosa si è tralasciato. Per alcuni motivi
sconosciuti, non è stato seguito il metodo di isolamento retrovirale, vecchio di decenni
(6,7) e sviluppato per studiare retrovirus animali .
CJ: E' meglio che spieghi meglio cosa sono i retrovirus prima
di continuare.
EPE: Lo faccio. Come Lei probabilmente sa, l'HIV è
considerato un retrovirus. I retrovirus sono particelle incredibilmente piccole, quasi
sferiche che...
CJ: Quanto piccole ?
EPE: Cento nanometri di diametro.
CJ: A quanto corrisponde ?
EPE: A un decimillesimo di millimetro. Milioni starebbero
comodamente bene sulla capocchia di uno spillo.
CJ: Come si può vedere realmente qualcosa di così piccolo ?
EPE: E' necessario un microscopio elettronico. E' così che
noi conosciamo la grandezza e la forma delle particelle retrovirali. Che sono quasi
rotonde ed hanno un involucro esterno coperto da estroflessioni ed un core interno
consistente in alcune proteine ed RNA.
CJ: Così, se esiste, l'HIV è un virus a RNA ?
EPE: Sì. Un altro punto importante è che i retrovirus non
usano direttamente il loro programma di RNA per fare più virus. Quello che li distingue
da quasi tutti gli altri virus è che, secondo i retrovirologi, i retrovirus fanno prima
una copia di DNA dal loro RNA. Questo DNA passa poi al nucleo della cellula dove diviene
parte integrante del DNA cellulare. Questo filamento di DNA viene chiamato provirus e là
resta, ibernato, forse per anni, fino a che qualche cosa attiva la cella.
CJ: Cosa accade poi ?
EPE: Il DNA provirale viene copiato all'indietro in RNA ed è
questo RNA, non l'RNA originale, che istruisce la produzione delle proteine necessarie a
fare delle nuove particelle del virus.
CJ: Perché vengono chiamate retrovirus ?
EPE: Perché i biologi hanno creduto a lungo che la direzione
del flusso delle informazioni nelle cellule di tutti gli organismi viventi fosse da DNA a
RNA, e pertanto alle proteine la cui sintesi è guidata dall'RNA. Se noi diciamo che
questa direzione è "in avanti" allora quello che i retrovirus fanno per prima
cosa è copiare le loro informazioni all' "indietro."
CJ: Capito.
EPE: C'è un'altra cosa. Una delle proteine all'interno di
una particella retrovirale è un enzima che catalizza questo processo. Non
sorprendentemente, è chiamata transcriptasi inversa.
CJ: E cioè ?
EPE: Be' , è per questo motivo che vengono chiamati
retrovirus.
CJ: Lei ha menzionato il metodo di isolamento dei retrovirus
- vecchio di decenni.
Di quanti decenni stiamo parlando ?
EPE: Dagli anni '40 fino alla fine degli anni '70. Vede, i
retrovirus erano fra i primi virus scoperti.
Il Dott. Peyton Rous al Rockefeller Center di New York li
incontrò originalmente quando stava facendo esperimenti su tumori maligni del muscolo dei
polli.(8) Non che lui potesse vederli davvero. Questo avveniva nel 1911. Fu necessario
arrivare all'invenzione del microscopio elettronico ed alla centrifuga ad alta velocità
perché le cose cominciassero a venire fuo
CJ: Cosa venne fuori in realtà ?
EPE: Furono questi che portarono al metodo di identificazione
e di purificazione delle particelle retrovirali.
CJ: È lo stesso come isolarli?
EPE: Sì. Per purificare delle particelle di qualsiasi genere
uno scienziato deve sviluppare un metodo per separare le particelle che lui desidera
studiare da tutto il resto.
CJ: In che modo i microscopi elettronici e le centrifughe ad
alta velocità hanno reso possibile la purificazione dei retrovirus ?
EPE: Il microscopio elettronico ha fatto sì che particelle
di queste piccole dimensioni fossero visibili. L'altra parte l'ha fatta la centrifuga ad
alta velocità e fu una cosa estremamente importante.
Si scoprì che le particelle
retrovirali hanno una proprietà fisica che le rende capaci di separarsi da altro
materiale in culture cellulari. Detta proprietà è la loro "galleggiabilità" e
ciò venne utilizzato per purificare le particelle con un processo chiamato
centrifugazione in gradiente di densità.
CJ: Sembra complicato.
EPE: La tecnologia è complicata, ma il concetto è
estremamente semplice. Si prepara una provetta che contiene una soluzione di saccarosio,
ordinario zucchero da tavola. Ma si fa in modo che la soluzione sia più leggera sopra, ma
gradualmente diventi più pesante, o più densa, verso il fondo. Nel frattempo si coltiva
qualsiasi tipo di cellula che si pensa possa contenere retrovirus e se si è fatto in modo
giusto, le particelle retrovirali si libereranno dalle cellule e passeranno nel liquido di
coltura. Quando si ritiene che tutto sia pronto, si travasa un campione di fluido di
coltura e con delicatezza se ne preleva una goccia e la si pone nella provetta sopra la
soluzione di zucchero.
Poi si fa ruotare la provetta ad altissima velocità . Ciò genera
delle forze tremende e le particelle presenti in quella goccia di fluido vengono forzate
attraverso la soluzione di zucchero finché raggiungono un punto dove la loro
galleggiabilità impedisce loro di penetrare più in giù.
In altre parole, scivolano giù lungo il gradiente di
densità fino a che raggiungono un punto in cui la loro densità è uguale a quella della
soluzione di zucchero in quello stesso punto.
Quando arrivano là si fermano, tutte
insieme, o per usare il gergo virologico, è là che si separano in una banda.
In seguito
si può estrarre quella banda selettivamente e fotografarla con un microscopio
elettronico.
CJ: E le particelle retrovirali si separano ad un livello
caratteristico ?
EPE: Sì. Nelle soluzioni di saccarosio si separano in un
punto dove la densità è di 1.16gm/ml.
CJ: Così, l'esame col microscopio elettronico Le dice che
pesce ha preso ?
EPE: Non solo quello. È l'unico modo per sapere se si è
preso un pesce. O non si è preso niente.
CJ: Vero. Montagnier e Gallo non l'hanno fatto ?
EPE: Questo è uno dei molti problemi. Montagnier e Gallo
hanno usato il gradiente di densità, ma per ragioni ignote non hanno pubblicato nessuna
fotografia al microscopio elettronico del materiale sedimentato a 1,16 gm/ml che loro - e
tutti da quel momento in poi - chiamano "HIV puro.
" Questo è proprio strano
perché nel 1973 l'Istituto Pasteur ospitò una riunione frequentata da scienziati, alcuni
dei quali sono attualmente tra i più importanti esperti nel campo dell'HIV.
Durante
quella riunione venne discusso in modo approfondito il metodo di isolamento retrovirale e
venne considerato assolutamente essenziale il fotografare del materiale separato alla
banda 1,16 del gradiente di densità .
CJ: Ma Montagnier e Gallo hanno pubblicato delle fotografie
di particelle del virus.
EPE: No. Montagnier e Gallo hanno pubblicato delle
micrografie elettroniche di alcune particelle che loro dichiararono appartenere ad un
retrovirus, anzi all'HIV. Ma le fotografie non provano che delle particelle sono un virus
e non si è verificata l'esistenza dell'HIV usando il metodo presentato alla Conferenza
del 1973.
CJ: E qual era questo metodo ?
EPE: Tutti i passaggi che Le ho appena menzionato. L'unico
metodo scientifico che esiste.
Si coltivano delle cellule, si trova una particella, si
isola la particella, la si divide nei suoi componenti, si scopre quello che c'è dentro,
si prova che quelle particelle sono capaci di farne delle altre uguali con gli stessi
costituenti quando vengono aggiunte a colture cellulari non infette.
CJ: Così prima che l'AIDS facesse la sua comparsa c'era un
metodo ben sperimentato per provare l'esistenza di un retrovirus, ma Montagnier e Gallo
non hanno seguito questo metodo ?
EPE: Loro hanno usato alcune delle tecniche, ma non hanno
eseguito ciascun passaggio compresa la prova di quali particelle sono presenti nella banda
a 1,16 gm/ml del gradiente di densità, la densità che definisce le particelle
retrovirali.
CJ: Ma cosa dire delle loro fotografie ?
EPE: Le micrografie di Montagnier e Gallo ed ogni altra
fotografia al microscopio elettronico pubblicate fino al marzo di quest'anno (1997) sono
di colture cellulari non purificate. Non del gradiente. Prima del marzo di quest'anno
nessuno aveva mai pubblicato una fotografia di un gradiente di densità.
CJ: E' questo quello che si deve fare per provare
l'isolamento di particelle retrovirali ?
EPE: Sì.
CJ: La banda a 1,16 può contenere materiale diverso da
particelle retrovirali ?
EPE: Sì. Quella è un' altra ragione per cui si ha bisogno
di una fotografia. Per vedere tutto quello che sta succedendo. Già molto tempo prima
dell'era dell'AIDS era noto che le particelle simil-retrovirali non sono il solo materiale
che può trovare la propria strada in questa parte del gradiente di densità. Piccoli
frammenti cellulari, alcuni riconoscibili come strutture interne delle cellule, o
solamente frammenti cellulari, possono sedimentare a 1,16 gm/ml. Ed una parte di questo
materiale può includere acidi nucleici e può assumere l'aspetto di particelle
retrovirali.
CJ: Cosa sono gli acidi nucleici ?
EPE: il DNA e l'RNA.
CJ: Allora sicuramente, se le particelle retrovirali si
liberano dalle cellule senza distruggere le cellule, deve essere possibile evitare la
contaminazione cellulare ?
EPE: Be', è così e non è così. I retrovirologi animali
erano certamente consapevoli di questo problema e raccomandarono vivamente di maneggiare
le colture con delicatezza e di riempirle fino all'orlo con sostanze nutrienti per
mantenere le cellule vive. Così non si disintegrano.
Ma nel caso dell'HIV ci sono dei
problemi aggiuntivi. Abbiamo detto che l'HIV è citopatico il che significa che distrugge
le cellule. Così si potrebbe difficilmente affermare che le particelle putative del virus
siano le sole cose verosimilmente a galleggiare attorno nei fluidi di coltura oppure a
1,16 gm/ml. L'altro fatto che confonde è che in molti esperimenti di HIV le cellule
vengono deliberatamente fatte a pezzi dallo sperimentatore come parte dell'esperimento.
Sapendo tutto ciò, è un mistero sul perché qualsiasi ricercatore dell'HIV potrebbe aver
tralasciato il passo cruciale di prendere una microscopia elettronica di un gradiente di
densità.
CJ: E' forse perché la microscopia elettronica è altamente
specializzata e costosa ?
EPE: Avrebbe potuto esserlo i primi giorni, ma non oltre.
Negli ultimi vent'anni la microscopia elettronica è stata usata almeno giornalmente in
molti ospedali per diagnosticare qualsiasi tipo di malattia. Vi è inoltre una grande
quantità di microscopie elettroniche delle colture di HIV.
E' solo che fino a quest'anno,
per delle ragioni sconosciute , non ce ne è stata nessuna del gradiente di densità.
CJ: Va bene. Parliamo delle fotografie del gradiente di
densità pubblicate quest'anno.
Che cosa ci vediamo ?
EPE: Due gruppi, uno franco/tedesco (9) ed uno dell'Istituto
Nazionale dei Tumori statunitense(10), hanno pubblicato delle fotografie dei gradienti di
densità. Nello studio franco/tedesco le fotografie provengono dalla banda da 1,16
gm/ml.
E' impossibile dire da quale densità siano prese le fotografie nello studio americano, ma
supponiamo che sia le giusta densità per le particelle retrovirali da 1,16. La prima cosa
da dire è che gli autori di questi studi ammettono che le loro fotografie rivelano che la
maggior parte del materiale nel gradiente di densità è cellulare. Gli autori descrivono
tutto questo materiale come "non virale", oppure come "finto" virus o
"microvescicole".
CJ: Che cosa sono le microvescicole ?
EPE: Frammenti cellulari incapsulati.
CJ: Ci sono delle particelle virali in queste fotografie ?
EPE: Ci sono poche particelle che i ricercatori affermano
essere particelle retrovirali,
Infatti sostengono che queste sono particelle dell'HIV, ma
non forniscono la prova del perché.
CJ: Queste particelle dell'HIV sono in grande quantità ?
EPE: No. La banda dovrebbe contenerne bilioni e quando si
prende una micrografia elettronica dovrebbero riempire l'intera fotografia.
CJ: Così il materiale in bande contiene solo poche
particelle di HIV e dal punto di vista delle particelle dell'HIV è piuttosto impuro ?
EPE: Si
CJ Come commentano gli esperti questo fatto ?
EPE: Dicono che il materiale cellulare si
"co-purifica" con le particelle dell'HIV.
CJ: Mi dica, le poche particelle che loro dicono appartenere
all'HIV, hanno l'aspetto di un retrovirus ?
EPE: Assomigliano solo molto vagamente a delle particelle
retrovirali: Per certo assomigliano di più a delle particelle retrovirali che a tutte le
altre particelle ed al materiale, ma anche se sembrassero identiche a delle particelle
retrovirali non si potrebbe dire che sono un retrovirus.
Anche Gallo ammette l'esistenza
di particelle che si separano in bande a 1,16 gm/ml e che hanno l'aspetto e le proprietà
biochimiche dei retrovirus, ma che non sono retrovirus poiché sono incapaci di
riprodursi.(11)
CJ: Va bene, ma a parte questo, qual è la differenza fra
queste particelle ed una vera particella retrovirale ?
EPE: Gallo e tutti gli altri
retrovirologi, come pure Hans
Gelderblom che ha effettuato molti studi dell'HIV con micrografie elettroniche, concordano
che le particelle retrovirali sono quasi sferiche nella forma, hanno un diametro di
100-120 nanometri e sono coperte da estroflessioni.(12,13)
Le particelle che i due gruppi
affermano essere dell'HIV non sono sferiche, nessun diametro è inferiore a 120
nM,
infatti molte di esse hanno diametri significativi che sono due volte più grandi di
quanto sia permesso per un retrovirus.
E nessuna di esse sembra avere delle
estroflessioni.
CJ: Ma la dimensione può essere un punto critico ? Molte
cose in Biologia hanno una scala di misurazione.
Che cosa dire degli esseri umani ? Vi 'è una grande
quantità di esseri umani due volte la taglia di altri esseri umani. Sono sempre degli
esseri umani.
EPE: Ciò che è valido per gli esseri umani non lo è per i
retrovirus, Per cominciare, i retrovirus non devono crescere. Sono nati adulti. Perciò il
giusto paragone è fra esseri umani adulti.
Non ci sono molti esseri umani di oltre tre
metri. Infatti l'uomo più alto mai registrato 2,71 metri.
Ma qui non si tratta solo di
altezza.
CJ: Che altro c'è ?
EPE: Se supponiamo che sia il gruppo franco/tedesco che
quello statunitense abbiano visto delle particelle alla giusta densità
retrovirale,
allora le particelle trovate da ambedue i gruppi hanno la stessa densità, 1,16
gm/ml. Se
si misurano i diametri maggiore e minore delle particelle nelle EM, loro sostengono che
sono dell'HIV e prendono i diametri medi e per il gusto di discutere, presumono che siano
tutte sferiche, allora le particelle franco/tedesche sono più larghe di 1,14 volte delle
vere particelle retrovirali e quelle statunitensi lo sono di 1,96 volte. Ora per tradurre
ciò in volumi, dobbiamo elevare al cubo i rapporti dei diametri. Perciò se prendiamo i
120 nM come il limite più alto per il diametro di una particella retrovirale e facciamo
le somme, le particelle franco/tedesche hanno un volume superiore del 50% rispetto alle
particelle retrovirali e le particelle statunitensi hanno un volume superiore del 750%.
E le particelle statunitensi sono cinque volte più
voluminose di quelle franco/tedesche.
CJ: E questo cosa ci dice ?
EPE: Ci dice che le particelle franco/tedesche e quelle
statunitensi contengono una massa superiore del 50% oppure del 750% rispetto alle
particelle retrovirali.
CJ: Perché questo ?
EPE: Perché la densità è il rapporto fra massa ed il
volume. Se il volume sale di una data quantità, per mantenere la stessa densità, la
massa deve salire della stessa quantità.
CJ: OK, ma qual è la Sua opinione ?
EPE: Il punto è che qualsiasi vera particella retrovirale
contiene una quantità stabilita di RNA e proteina. Non di più, né di meno. In questo
caso allora dette particelle si compongono di molto più materiale rispetto al vero
retrovirus. il che significa che se queste particelle di dimensioni diverse sono veramente
dell'HIV, allora l'HIV non può essere un retrovirus. La sola altra spiegazione possibile
è che le micrografie elettroniche non siano prese dalla banda da 1,16 gm/ml. In questo
caso allora non abbiamo altra scelta se non quella di ridefinire i retrovirus e, cosa più
importante, di non considerare la banda da 1,16 come HIV. Ma se lo facciamo, allora non si
può usare tutta la ricerca fatta sull'HIV impiegando questa banda poiché questo è
quello che tutti usano come HIV purificato. Ciò significherebbe per esempio che non si
può usare detta banda per ottenere proteine e RNA da usare come agenti diagnostici per
provare l'infezione da HIV.
CJ: Lei ha accennato al fatto che le particelle hanno perso
le estroflessioni. Quanto può essere seria questa carenza ?
EPE: Tutti gli esperti in AIDS concordano sul fatto che le
estroflessioni sono assolutamente necessarie perché la particella dell'HIV si agganci ad
una cellula. Come primo passo nell'infettare quella cellula. Perciò, nessun aggancio,
nessuna infezione. Tutti gli esperti sostengono che le estroflessioni contengono una
proteina chiamata gp120 che è il gancio nelle estroflessioni, che tenta di far presa
sulla superficie della cellula che sta per infettare(14).
Se le particelle dell' HIV non
hanno delle estroflessioni, l'HIV come può replicarsi ?
CJ: Lei vuol dire che non può impadronirsi della cellula per penetrarvi ?
EPE: Precisamente. E se non può replicarsi, l'HIV non è una
particella infettiva.
CJ: Ho l'impressione che questo sia un problema serio. Come
replicano gli esperti ?
EPE: Lo evitano. Ed il problema delle estroflessioni non è
cosa nuova. Il gruppo tedesco vi pose attenzione nei lontani anni '80 ed ancora nel 1992
(15,16). Appena una particella dell'HIV si libera da una cellula tutte le estroflessioni
scompaiono. Questo singolo fatto ha numerose ramificazioni.
Per esempio, tre quarti di
tutti gli emofiliaci testati risultano positivi agli anticorpi dell'HIV.
E si afferma che
gli emofiliaci hanno acquisito detti anticorpi come risultato dell'essersi infettati con
l'HIV da infusioni di fattore VIII contaminato di cui hanno bisogno per curare la loro
mancanza di coagulazione. Il problema è che il fattore VIII è prodotto da plasma. Cioè
il sangue con tutte le cellule viene rimosso il che vuol dire che se vi sono delle
particelle di HIV presenti nel fattore VIII le stesse devono galleggiare libere nella
soluzione. Ma se l'HIV libero da cellule non ha delle estroflessioni detti HIV non hanno
alcun modo di penetrare nelle cellule fresche per infettarle.
CJ: E allora come spiegano gli anticorpi dell'HIV e l'AIDS
negli emofiliaci ?
EPE: I miei colleghi ed io abbiamo pubblicato diverse
relazioni che dibattono spiegazioni alternative compresa un'analisi dettagliata
dell'emofilia in uno studio indotto nella speciale edizione di Genetica nel 1995(17)
dedicato alla controversia HIV/AIDS.
CJ: Devo confessare che trovo molto difficile accettare il
fatto che gli emofiliaci non siano stati infettati tramite concentrati coagulanti
contaminati e scommetto che è così anche per gli emofiliaci.
EPE: Sfortunatamente è vero, ma forse posso persuaderLa con
una spiegazione semplice e veloce. Se qualche positivo all'HIV si taglia e sanguina per
quanto tempo il sangue rimane infetto ?
Fuori dal corpo ?
CJ: Secondo quanto ho letto, solo per poche ore al massimo.
EPE: E perché succede questo ?
CJ: Perché l'HIV si secca completamente e muore. Questo è
certamente quello che dice il CDC.(18)
EPE: OK. Le faccio una domanda. Come si produce il fattore
VIII ?
CJ: Da sangue donato.
EPE: Giusto. Ha mai visto una fiala di fattore VIII ?
CJ: No
EPE: Bene. Glielo dico io. Diventa una polvere secca,
squamata, giallastra e nel tempo viene usata dopo almeno un paio di mesi. Riesce a vedere
il problema ?
CJ: Lo vedo. Se è vecchia e secca qualsiasi HIV in essa
dovrebbe essere morto da molto tempo.
EPE: Esattamente. Perciò come fa il fattore VIII a causare
l'infezione da HIV e l'AIDS negli emofiliaci ?
CJ: Non lo so ma penso di cominciare a capire come mai il Suo gruppo non è il più
festeggiato della città. Forse faremmo meglio a non lasciarci sviare in una discussione
sull'emofilia. Perché ritiene che fino ad ora la maggior parte degli esperti in HIV si
siano accontentati di considerare il materiale alla densità di 1,16 come HIV puro ?
EPE: Penso che sia prematuro affermare che queste fotografie abbiano cambiato le idee di
qualcuno riguardo alla porzione da 1,16gm/ml del gradiente di densità nell'essere
qualsiasi cosa tranne HIV puro.
CJ: Bene, come risponde il Suo gruppo a queste fotografie ?
EPE: Sulla prova fornita da queste fotografie non vi è
alcuna ragione di affermare che questo materiale è puro o che contiene particelle
simil-retrovirali tantomeno un retrovirus o, cosa più importante, un retrovirus
specifico, l'HIV. E questo rivendica la posizione che abbiamo sempre mantenuto sin
dall'inizio.
Ed una posizione che tempo fa abbiamo pubblicato, cioè che
non esiste alcuna prova che dimostri l'isolamento di un retrovirus da pazienti AIDS o da
quelli a rischio di AIDS.
CJ: OK. Lasciamo da parte le fotografie di Marzo e parliamo
di che cosa potremmo dedurre da ciò che era conosciuto in precedenza. Quanto è solida la
prova precedente a Marzo che l'HIV esiste ?
EPE: Riferendoci alle particelle tutte le prove provengono
dalle micrografie elettroniche di colture cellulari complete. Non dei gradienti di
densità. Da tale prova di può dire che le colture cellulari contengono una grande
varietà di particelle alcune delle quali si afferma che assomiglino a delle particelle
retrovirali.
Questo è tutto. Non sono stati presi ulteriori dati delle
particelle. Nessuna purificazione, nessuna analisi e nessuna prova di riproduzione. In
tali colture molti gruppi di ricerca, compreso Hans Gelderblom e soci dell'Istituto Koch
di Berlino, che è specializzato in questo campo, hanno riportato non solo un tipo di
particella, ma un assortimento sbalorditivo di particelle.(13,19,20)
La qual cosa solleva
molti interrogativi.
Se una di queste particelle è veramente un retrovirus che
gli esperti chiamano HIV, che cosa sono tutte le altre? Quale di queste particelle si
separa in bande a 1,16 gm/ml? Se le particelle dell'HIV causano l'AIDS perché una o molte
delle altre particelle non causano anche l'AIDS? Perché non tutte le particelle causano
l'AIDS? Oppure perché l'AIDS o le colture non provocano la comparsa delle particelle? E
per quanto riguarda l'HIV, gli esperti di HIV non possono nemmeno essere d'accordo su che
cos'è la particella dell'HIV.
Vi sono tre sottofamiglie di retrovirus e l'HIV è stato
classificato da gruppi di ricerca differenti sotto due di queste sottofamiglie come pure
tre specie diverse.
CJ: Dove ci porta questo ?
EPE: Noi non sappiamo ancora che cosa siano alcune
particelle. Non abbiamo una particella definita che si sia dimostrato essere un retrovirus
dal quale estrarre le proteine e l'RNA da usare nei test per l'infezione nella
popolazione, oppure fare esperimenti per cercare di capire che cosa succede se vi è
veramente un virus che causa l'AIDS.
CJ: Va bene. Supponiamo di avere davvero una fotografia di un
gradiente di densità e che non contenga nient'altro se non migliaia di particelle della
giusta forma e dimensione, e con estroflessioni, in modo che si possano chiamare
particelle retrovirali. Procediamo su che cosa si dovrebbe fare in seguito.
EPE: I passi successivi sono quelli di frammentare le
particelle, trovare quali proteine e RNA sono contenuti in esse, provare che una delle
proteine è un enzima che trasforma l'RNA in DNA ed alla fine, prendere la maggior parte
del grandiente di densità e dimostrare che quando delle particelle PURE vengono immesse
in una coltura cellulare vergine appaiono esattamente le stesse particelle composte dei
medesimi costituenti.
CJ: Ed è stato fatto questo ?
EPE: No, ma forse parlare di quello che è stato fatto può
spiegare le cose più chiaramente.
Alcuni degli esperimenti di Gallo dal 1984.
CJ: Il 1984 non è un po' lontano ?
EPE: No perché è la data in cui si è fatta la migliore
ricerca sull'HIV. Questi esperimenti sono di vitale importanza poiché tutto quello che si
è creduto e si è detto sull'HIV è fondato su quanto è accaduto prima di allora.
CJ: Tutto ?
EPE: Sì, ogni singola cosa. Se è stata isolata una
particella dell'HIV e pertanto se alcuni affermano che essa esiste. Le proteine dell'HIV
impiegate nei test sugli anticorpi. L'RNA usato specialmente per diagnosticare bambini
infettati con l'HIV ed ora usati per misurare la cosiddetta carica virale.
E di più. Ma
la domanda è se sono abbastanza buoni.
CJ: Abbastanza buoni ?
EPE: Abbastanza buoni per affermare l'esistenza di un unico
retrovirus chiamato HIV e che questo causa l'AIDS.
CJ: Ci parli degli esperimenti di Gallo. Perché era in qualche modo interessato all'AIDS
?
EPE: Nel 1984 Gallo aveva già passato più di una decina
d'anni nella ricerca dei retrovirus e del cancro.
Era uno dei molti virologi coinvolti nel decennio della
guerra contro il cancro del Presidente Nixon.
Verso la metà degli anni '70 Gallo affermò di aver scoperto
il primo retrovirus umano in pazienti affetti da leucemia. Affermava che i suoi dati
provavano l'esistenza di un retrovirus che egli chiamò HL23V (11,21). Ora, proprio come
avrebbe fatto più tardi per l'HIV, Gallo usò le reazioni agli anticorpi per
"provare" quali proteine nelle colture erano proteine virali. E non molto tempo
dopo altri proclamarono di aver trovato gli stessi anticorpi in molte persone che non
avevano la leucemia.
Comunque, pochi anni dopo si dimostrò che questi anticorpi
capitavano in modo naturale ed erano diretti contro molte sostanze che non avevano niente
a che fare con i retrovirus.(22,30) Allora ci si rese conto che l'HL23V era un grosso
errore. Non vi era alcun retrovirus dell'HL23V. Così i dati di Gallo diventarono motivo
di imbarazzo ed ora l'HL23V è scomparso. Quello che ci sembra interessante è sapere che
la dimostrazione usata per affermare l'esistenza dell'HL23V è lo stesso tipo di
dimostrazione data per provare l'esistenza dell'HIV. In effetti la prova dell'HL23V era
migliore di quella dell'HIV.
CJ: Migliore in che modo ?
EPE: Bene, a differenza dell'HIV, Gallo trovò transcriptasi
inversa in tessuto fresco. Senza dover fare delle colture. Ed ha pubblicato una
micrografia elettronica del materiale del gradiente di densità presente a 1,16
gm/ml.
CJ: Ma si è dimostrato ancora un falso allarme ?
EPE: Gallo non parla più dell'HL23V. Ma nel 1980 disse di
aver scoperto un altro retrovirus. Erano ancoa dati dello stesso tipo, derivati da
pazienti affetti da leucemia e questa volta lo chiamò HTLV-1 ed affermò che causava una
particolare forma rara che Gallo ora chiama leucemia adulta di cellule T4,
ATL. Infatti vi
sono alcuni paralleli e paradossi molto interessanti tra l'HIV e l'HTLV-1.
CJ: Quali son ?
EPE: Si dice che infettino le stesse cellule e si propaghino
nello stesso modo. Invece a differenza dell'HIV, l'HTLV-1 non è andato al di là del
luogo in cui è stato scoperto. La prevalenza di HTLV-1 si è riportata in Africa e nel
Giappone del Sud ed è là che è rimasta. E' più a lungo di quanto lo sia stato per
l'AIDS e non dimenticate che sebbene si dica che questo virus causi la leucemia, meno
dell'1% delle persone risultate positive al test hanno mai sviluppato la leucemia. Anche
dopo quarant'anni. Ma sto andando fuori tema. Quello che stavo dicendo era che molti dei
primi pazienti AIDS avevano un cancro conosciuto come sarcoma di Kaposi, come pure un
basso numero delle stesse cellule T4 che sono presenti in quantità eccessiva
nell'ATL. Si
venne a conoscenza di questo fatto in quanto la nuova tecnologia per contare le diverse
classi di linfociti sopraggiunse circa nello stesso periodo in cui apparve l'AIDS.
CJ: Si ipotizzò che l'HIV potesse uccidere le cellule T4 ?
EPE: Be', era troppo presto per l'HIV, ma si ipotizzò che
qualcosa stesse distruggendole.
Più tardi ci fu effettivamente uno stadio in cui Gallo
pensò che l'HTLV-1 potesse essere il colpevole, ma quella teoria fu un problema poiché
l'HTLV-1 presumibilmente causa la leucemia che consiste nella produzione eccessiva di
cellule T4. Inoltre, malgrado l'alta prevalenza di anticorpi all'HTLV-1 nel Giappone del
Sud, non vi erano casi di AIDS. Comunque, poiché gli omosessuali avevano una così alta
incidenza del tumore chiamato sarcoma di Kaposi e dal momento che sembrava che qualcosa
colpisse i loro linfociti T4, Gallo andò avanti nel cercare di trovare un retrovirus per
spiegare il tutto.
CJ: Che cosa accadde in seguito ?
EPE: Gallo ed i suoi colleghi fecero una grande quantità di
esperimenti che culminarono in quattro relazioni consecutive pubblicate in Science nel
Maggio del 1984. Il che avvenne un anno dopo che anche i francesi avevano pubblicato il
loro saggio in Science. Il gruppo di Gallo cominciò a mettere a coltura linfociti da
pazienti AIDS, ma apparentemente nessuna delle colture produceva abbastanza transcriptasi
inversa da convincere Gallo che un retrovirus era presente.
In quel periodo Gallo aveva un
ricercatore cecoslovacco chiamato Mikulas Popovic che lavorava per lui e così Popovic e
Gallo furono d'accordo nel mescolare fluidi di coltura provenienti da 10 pazienti AIDS e
di aggiungere questo ad una coltura di cellule leucemiche.
Le cellule leucemiche che usarono in questa coltura erano
state ottenute anni addietro da un paziente con ATL. Fatto questo, si produsse abbastanza
transcriptasi inversa da convincere Gallo e Popovic che ora avevano proprio un
retrovirus.
CJ: Lei vuol dire che un retrovirus non si svilupperebbe in
colture individuali provenienti da pazienti AIDS, ma lo farebbe nel caso in cui i campioni
fossero mescolati e messi a coltura ?
EPE: Sì.
By Eleni Papadopulos - vedi:
False le foto del
virus HIV
+
L'altra storia dell'Aids +
Hiv virus inventato
HIV-AIDS 2014:
Ricercatore smaschera e rende pubblica la
truffa dell'HIV
L'ipotetico virus HIV (mai fotografato)
NON CAUSA AIDS - 2016:
"Il paziente malato di
Aids NON muore a
causa del virus
dell'HIV ma
per alterazioni dell'assorbimento intestinale
e
quindi per ipoalimentazione (malNutrizione),
dovuta a una grave
micosi." (By Dott.
Gerhard Orth, Leuthkirch)