Una petizione da firmare per la salvaguardia della
biodiversità rurale
e per il
libero scambio di semi e piante
fra contadini
Perché
non ci può essere diritto di scambio di semi e piante
fra contadini ?
Perché
i contadini a causa della legislazione che lo proibisce
devono scambiarsi tra di loro illegalmente le varietà
del loro territorio o della loro tradizione, quelle che
loro stessi si tramandano e sanno autoriprodursi, quelle
che a volte fanno a meno dei pesticidi e resistono
meglio alle avverse condizioni ambientali ?
BIODIVERSITA' - La
battaglia delle sementi
Condividere equamente le risorse alimentari e agricole
fra agricoltori e ricercatori di diversi paesi. Lo
stabilisce un Trattato discusso a Roma. Non senza
polemiche
http://www.galileonet.it/primo-piano/9139/la-battaglia-delle-sementi
La regolamentazione del movimento dei semi che si
applica in Italia, la stessa per tutte le nazioni
europee, mette praticamente fuorilegge ogni seme non
iscritto ai registri delle varietà ammesse alla vendita
istituiti fin dal 1970.
Ma con il passare degli anni dalla istituzione di questi
registri, le leggi sono gradualmente diventate più
restrittive al punto da non permettere nemmeno lo
scambio gratuito di semi fra produttori.
Il
Decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 9
maggio 2001 rende in effetti impossibile ogni
cessione o movimento di semi non registrati; mentre il
trattato UPOV91 intacca il diritto di risemina
dell'agricoltore, ovvero il privilegio che l'azienda
agricola ha di riseminare traendo seme da una parte dei
propri raccolti.
D’altra parte,
con
l'introduzione in coltivazione delle varietà
OGM
si apre il rischio della impollinazione spontanea da
parte di queste sulle varietà contadine che a quel
punto, ibridandosi con le varietà OGM che sono
brevettate, diventerebbero automaticamente di proprietà
della ditta sementiera che detiene il brevetto e quindi
i loro semi non potrebbero essere più riseminati.
Intanto, le varietà di pubblico dominio, ovvero quelle
che sono frutto di selezioni fatte più di trentacinque
anni fa e che non pagano royalties a nessuno perché sono
patrimonio collettivo in quanto antiche varietà, vanno
gradualmente a perdersi, cancellate dai registri europei
e sono destinate alla probabile estinzione e a essere
completamente sostituite da ibridi F1, i cui semi non si
possono riseminare se non penalizzando fortemente la
possibilità di raccolto. Oggi, oltre il 90% delle
sementi delle varietà commerciali di cetrioli, cocomeri,
pomodori, melanzane, zucchine, meloni e peperoni sono
ibridi e meno del 3% sono le varietà più vecchie di
trentacinque anni.
In alcune nazioni europee si è riconosciuta l'esistenza
e la possibilità di vendita di alcune varietà storiche,
recependo una parte della direttiva CEE su cui si fonda
il già citato DPR 322/2001, tuttavia è stata proibita la
vendita dei prodotti di quelle varietà e sono state
destinate al solo uso personale. Inoltre si è chiesto
una tassa annuale di registrazione che penalizza i
piccoli produttori e distributori di sementi. In Italia
non è stata fatta neppure questa applicazione, esponendo
il nostro ricco patrimonio storico varietale di semi
alla biopirateria e alla copiatura.
Inoltre le varietà moderne, sia ortive sia agrarie, sono
commercializzate con l'unico scopo di favorire una
agricoltura industriale e la grande distribuzione
organizzata. Gli ortaggi devono essere capaci di
superare raccolte meccaniche, imballaggi meccanizzati,
lunghi viaggi refrigerati. Devono avere una maturazione
uniforme per favorire la raccolta simultanea, dipendono
dalla chimica sia per le concimazioni sia per i
trattamenti fitosantari.
Devono avere un bell'aspetto ma spesso mancano di un
buon sapore. Non sono certo adatti per gli orti
familiari e per la vendita diretta di prodotti in
fattoria.
Purtroppo questo avanzare di varietà sempre più
tecnologiche sembra inarrestabile, ma ciò non ha nulla a
che vedere con la possibilità di far circolare ancora, e
con una certa libertà, le varietà locali e tradizionali.
Perchè autorizzare
OGM
e ibridi e allo stesso tempo ostacolare in tutti i modi
la libera circolazione di semi non registrati ? Dobbiamo
intuire che la volontà del legislatore sia quella di
eliminare ogni possibile alternativa all’industria della
genetica alimentare e alle sue sementi ?
Un ritorno alla biodiversità rurale nei campi invece è
auspicabile, non solo per un recupero di sapori e aromi
di cui le modernità sono povere, ma anche di colori e
forme che rendono piacevole mangiare e per favorire il
movimento del cibo locale, ovvero della vendita diretta
di prodotti di fattoria.
L'assurdo è invece che anche un semplice seme di
pomodoro tradizionale e contadino, solo perché non
registrato, diventa un seme proibito.
La iscrizione nei registri di una varietà è una pratica
amministrativa lunga e costosa, inaccessibile agli
agricoltori, una via impraticabile per le varietà
contadine. È quindi urgente togliere queste
regolamentazioni e lasciare piena libertà di scambio e
diffusione gratuita delle varietà storiche italiane:
-
per
preservare la biodiversità rurale
-
per
una agricoltura ricca e variegata
-
per
il diritto alla alimentazione libera e sana
-
per
riconoscere il valore della nostra civiltà contadina
Noi chiediamo:
-
l'applicazione della direttiva CEE (98/95) finora
disattesa dai governi e la creazione di una lista
nazionale che raccolga le varietà locali o dei
territori o contadine;
-
l'iscrizione libera e gratuita su questa lista per
le varietà di coloro che conservano, selezionano e
diffondono questa biodiversità;
-
che
i criteri di iscrizione siano adattati alle
particolarità di queste varietà locali, spesso non
uniformi o stabili come quelle selezionate;
-
uno
spazio di libertà totale per scambi liberi di piante
e sementi contadine (in quantità corrispondenti ai
bisogni di una piccola fattoria), nel rispetto delle
precauzioni fitosanitarie essenziali.
Partecipa alla petizione lasciando la tua firma ! :
VAI ALLA PETIZIONE ON LINE
Questa petizione è organizzata da: Civiltà Contadina
(Cesena) - Consorzio della Quarantina (Genova) -
Damanhur (Vidracco TO) - GRTA onlus (Cesena)
e sostenuta da :
www.lifegate.it
-
www.informationguerrilla.org
Articolo tratto da: biodiversita.info
http://www.eticamente.net/40442/guida-per-lorto-sinergico-come-realizzare-lorto-piu-naturale-assoluto.html
India, echi di una strage
(suicidi degli agricoltori, le cause) - 23/09/2016
http://temi.repubblica.it/micromega-online/india-echi-di-una-strage/
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SALVIAMO I NOSTRI SEMI !!
Drammatico appello del Dr. Pietro Perrino del CNR -
Banca di oltre 84.000 specie di Semi di Bari a
Rischio/Bari seed collection at Risk of extinction
TROVATE UN PO' DI TEMPO PER
GUARDARVI UN BREVE FILMATO SULLA BANCA DEL GERMOPLASMA
DI BARI, DOVE SONO CONSERVATI OLTRE 89.999 SEMI DELLA
TRADIZIONE AGRICOLA MEDITERRANEA, PATRIMONIO
FONDAMENTALE PER IL FUTURO DELLA NOSTRA AGRICOLTURA ED
ALIMENTAZIONE, OGGI A RISCHIO DI ESTINZIONE PER
TRASCURATEZZA.
IL VIDEO E'' PRODOTTO DA NICOLETTA FAGIOLO CHE E' VENUTA
A INTERVISTARCI
By Pietro Perrino
Non capisco perche non si sta prendendo una posizione
sulla questione della banca del germoplasma di Bari ?
Le ultimissime notizie sono che ora stanno BRUCIANDO i
SEMI a Bari per evitare un controllo che proverebbe la
loro precaria situazione! Inoltre la collezione di
carciofi sta morendo.
http://www.usirdbricerca.info/index.php?option=com_content&view=article&id=1618:il-cnr-corre-ai-ripari-per-salvare-il-carciofo&catid=115:fogliettino&Itemid=531
http://www.usirdbricerca.info/index.php?option=com_content&view=article&id=1510:e-allarme-al-cnr-troppa-acqua-al-carciofo&catid=115:fogliettino&Itemid=531
Un video al riguardo :
Nasce in
India il movimento dei semi
originari
-
Chamarajanagar 17 aprile 2006
Un migliaio di contadini provenienti da
tutta l’India, hanno percorso centinaia di chilometri,
con mezzi di fortuna, per partecipare alla FESTA
INTERNAZIONALE dei SEMI che si è svolta il 17 aprile,
Giornata Mondiale dei Contadini, al Centro
Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile
AMRITA BHOOMI
-
PIANETA IMMORTALE nel Distretto di Chamarajnagar - Stato
del
Karnataka.
Mysore 18 - 19 aprile 2006
In una sala dell’Università di Mysore, città del
Karnataka che si trova a circa 60 chilometri dal Centro
AMRITA BHOOMI, si è tenuto, il 18 e 19 aprile, il
Simposio Internazionale “Semi e Biotecnologie in
Agricoltura”, anch’esso organizzato dal Centro AMRITA
BHOOMI. Erano presenti circa 300 persone provenienti da
tutto il mondo, con una significativa rappresentanza di
organizzazioni di contadini indiani.
Ha aperto la serie degli interventi
Devinder Sharma, fondatore del Forum per la
Bio-tecnologia e la Sicurezza Alimentare che, dopo aver
descritto la crisi dell’agricoltura in India causata
dalla rivoluzione verde e aggravata dall’introduzione
dei semi OGM che hanno fatto aumentare il numero dei
suicidi, ha invitato i contadini a dare inizio al
Satyagraha dei semi attraverso l’AMRITA BHOOMI
(“Satyagraha” è il nome dato da Gandhi alla
disobbedienza civile non-violenta. Esso significa “Lotta
per la Verità”).
Così come
il Mahatma Gandhi ha organizzato il Satyagraha del sale
contro gli inglesi, l’AMRITA BHOOMI organizzerà il
Satyagraha dei semi originari affinché i contadini
non acquistino più i
semi ibridi
e OGM
dalle
multinazionali e
possano conquistare la
libertà di scambiare e vendere i semi originari.
Hanno partecipato al Simposio anche gli
scienziati indipendenti, ex ricercatori al Rowett
Institute di Aberdeen (Inghilterra), Dr. Arpad Pusztai,
che ha esposto i risultati dei suoi studi sugli effetti
dei cibi OGM sulla salute e Dr. Susan Bardocz che ha
parlato dei danni causati dall’agricoltura chimica e
dagli OGM indicando l’agricoltura biologica come unica
strada percorribile per il futuro.
Un rappresentante del Movimento per la
Protezione dei Semi Originari Locali dello Sri Lanka,
dopo aver parlato del loro lavoro per salvare,
conservare, produrre e distribuire i semi di 100 varietà
originarie di riso, ha donato al Centro Amrita Bhoomi
alcuni semi originari con un gesto pubblico molto
importante e significativo, perché la legge vieta lo
scambio dei semi.
Ha chiuso la serie degli interventi
Subhash Palekar, leader del Movimento dell’Agricoltura
naturale in India, che sta coinvolgendo un numero
crescente di contadini. L’agricoltura naturale, oltre a
non utilizzare le sostanze chimiche, esclude anche la
lavorazione del terreno.
Non richiede alcun investimento e fa
aumentare la quantità dei raccolti, permettendo così ai
contadini di essere autosufficienti facendo rinascere la
Madre Terra. Subash Palekar ha indicato nel Centro
AMRITA BHOOMI il sistema parallelo, l’alternativa
attraverso la quale i contadini indiani possono
combattere le multinazionali.
Il Centro si propone infatti di diventare
un punto di riferimento, di informazione e di aiuto ai
contadini che - dopo aver fatto l’esperienza
dell’agricoltura chimica utilizzando semi ibridi e
transgenici, con gravi conseguenze per la loro economia,
per la loro salute e per l’ambiente - vogliono tornare a
praticare l’agricoltura biologica e/o naturale
utilizzando i semi originari locali. Per questo
l’obiettivo principale del Centro AMRITA BHOOMI è la
salvaguardia, la produzione e la distribuzione di semi
locali puri, non ibridi e non manipolati geneticamente,
che i contadini possono conservare ogni anno per la
semina successiva, un patrimonio preziosissimo non solo
per i contadini indiani, ma per tutta l’umanità.
Nei tre giorni della Festa dei Semi e del
Simposio il Centro ha confermato la sua capacità di
essere un vero punto di riferimento per tutti coloro che
vogliono agire nel modo giusto contro gli OGM,
l’inquinamento e la speculazione sulla vita e sulla
salute dell’Umanità, anche attraverso azioni di
disobbedienza civile non violenta che l’India ha
imparato dal Mahatma Gandhi e dal Prof.
M.D.Nanjundaswamy, fondatore dell’Organizzazione dei
contadini del Karnataka, scomparso due anni fa, insieme
al quale l’Associazione SUM ha ideato e fondato il
Centro Amrita Bhoomi.
L’attiva partecipazione dell’Associazione
SUM al Progetto Amrita Bhoomi nasce dalla consapevolezza
che tutto è collegato, tutto è interdipendente, tutto è
UNO. Nel suo discorso di apertura della Festa dei Semi,
Daniela Comendulli, presidente dell’Associazione SUM, ha
detto: “Oggi è un giorno importante per tutti gli
abitanti della Terra, tutti quanti, senza divisione di
colore, ideologie, caste, religioni, siamo uniti in un
unico Progetto, l'AMRITA BHOOMI, faro di luce nel mondo,
quale modello, esempio alternativo ad un sistema che non
ci sta portando alla vita, alla gioia di esistere, come
dovrebbe essere, bensì alla morte, infatti ci sono nel
mondo troppe guerre, ingiustizie e miserie. L’uomo deve
riappropriarsi della sua vita, dei suoi diritti di
vivere in pace e autosufficiente. Porteremo in Italia e
in Europa quanto oggi testimoniamo, perché si sappia
che, se si vuole, oggi l'alternativa c'è, un modello di
vita a cui tutti possiamo riferirci c'è.
Il Centro AMRITA BHOOMI è il seme di un
Mondo Nuovo fondato sulla collaborazione e sul rispetto
per la natura e per tutti gli esseri viventi. È unico al
mondo nel suo genere perché ha fatto sua la
DICHIARAZIONE DEL SUM la quale indica le soluzioni per
risolvere alle cause i vari problemi che affliggono
l’Umanità.”
L’associazione SUM invita tutti a
collaborare affinchè il Centro AMRITA BHOOMI che si sta
realizzando nel Karnataka possa crescere e svilupparsi
rapidamente e il modello Amrita Bhoomi-Pianeta Immortale
possa moltiplicarsi ovunque per proteggere la salute e
la vita di noi tutti.
Per maggiori informazioni sul Progetto
“AMRITA BHOOMI - PIANETA IMMORTALE” e per collaborare
alla sua realizzazione contattare l’Associazione S.U.M.
- Stati Uniti del Mondo - Casella Postale n° 4 -
73024 MAGLIE (LE) - e.mail:
statiunitidelmondo@tin.it
Fonte:
www.associazionesum.it
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L’arca
di NOE’ per i SEMI delle piante -
Un deposito sepolto nei
ghiacci del Polo Nord custodirà i semi vegetali del
pianeta. Al riparo da apocalissi climatiche sempre più
probabili.
Noi come Noè, costretti a costruire un bunker sotto i
ghiacci delle isole Svalbard dove conservare le copie
dei semi di tutte le piante commestibili.
Che cosa ci spinge a una simile decisione ? Quale
pericoli corre l'agricoltura di fronte all'aumento della
popolazione, delle malattie e del riscaldamento globale
? Come salvare la biodiversità agricola ?
«Panorama» ha immaginato il futuro, sulla base di tutto
quello che sta già succedendo.
Entro il 2060 un terzo delle specie vegetali della Terra
potrebbe estinguersi per colpa dei cambiamenti del
clima.
RISORSE PREZIOSE - Alcune delle specie nella banca dei
semi.
Perché conservare:
RISO: è una delle cinque fonti alimentari fondamentali
per l'uomo.
MAIS: insieme al riso e alla patata. Costituisce oltre
metà dell'apporto calorico per l'umanità.
FRUMENTO: è la più importante fonte di cibo nelle zone
temperate.
PATATA: mantenerne la variabilità genetica la
protegge contro le malattie.
PISELLO: è vulnerabile alla siccità. In molti paesi se
ne sono perse numerose varietà.
BANANA: ha un alto valore nutritivo, ma è minacciata da
molte malattie.
MELA: molte varietà sono sparite. In agguato funghi o
parassiti.
I posteri diranno che la
storia ebbe inizio lontano lontano nel tempo, quando
nella Mezzaluna fertile i loro antenati iniziarono a
coltivare la terra. Continueranno il racconto finché
giungeranno a una data fatidica: l'anno 2007.
Fu allora, diranno, che gli umani diedero inizio alla
costruzione dell'arca, contenente tutti i semi delle
varietà di piante commestibili: per ogni vegetale un
esemplare del seme, rutti insieme conservati in un luogo
segreto, sepolti nella roccia e al sicuro dai pericoli.
Aggiungeranno che alcuni decenni erano ormai passati da
quando, terminata la costruzione del deposito, gli umani
tornarono in quel luogo. Devastata la natura, ridotto ai
minimi termini il numero di specie vegetali, ritrovarono
proprio lì, nelle viscere della Terra oltraggiata, il
modo di ricominciare.
Presero i semi delle piante estinte e li ripiantarono,
finché tutte le cose riacquistarono il loro stato
anteriore.
Forse, in futuro, questa
sarà una storia vera, anche se somiglierà a un mito e il
tempo ne avrà cancellato i dettagli. Siamo noi, ora, che
possiamo svelarli, noi che la storia la stiamo vivendo,
ignari di quale sarà la conclusione.
Di recente il ministro norvegese dell'Agricoltura, con
l'appoggio dei capi di stato di altre quattro nazioni
nordiche, e il Global Crop Diversity Trust, programma
sostenuto dalla FAO il cui scopo è la conservazione
della diversità agricola e la sicurezza del cibo, hanno
firmato un accordo per creare una banca dei semi
vegetali, senza precedenti nella storia umana.
La banca è un lungo
tunnel scavato sotto i ghiacci che ricoprono
perennemente l'isola di Spitzebergen, nell'arcipelago
delle Svalbard, nel Mar Glaciale Artico. In fondo al
deposito, profondo centinaia di metri e rivestito di
cemento armato, saranno custoditi 3 milioni di sementi:
gli esemplari di tutte le colture conosciute utili
all'uomo, di tutti i semi presenti nelle 1.400 banche di
semi della Terra e di tutte le varietà di cereali e
legumi coltivate nelle zone più remote, destinate a
scomparire, spazzate via dalla globalizzazione.
Intorno al deposito, regnerà il silenzio delle distese
di permafrost. Nessun uomo a custodire quel tesoro, solo
i temibili orsi polari che vivono nell'isola.
Né una guerra nucleare, né il riscaldamento climatico,
né i cattivi sistemi di gestione agricola, né un
disastro ambientale potranno distruggerlo. Sarà una
specie di ultima difesa in caso di disastro su scala
globale, il rimedio ultimo per non perdere le varietà di
piante oggi in pericolo. Anche nella peggiore delle
previsioni climatiche la temperatura nel deposito non
salirà entro 100 anni sopra i -3,5 gradi, impedendo ai
semi di germinare.
Così le sementi della maggior pane delle colture
alimentari potranno rimanere inutilizzate per centinaia
di anni, quelle di molti cereali per 1.000 anni.
Noi come Noè: costretti a
costruire un'arca di tutte le varietà vegetali. Troppe
cose hanno reso necessaria una tale decisione. Un
susseguirsi di fatti accaduti negli ultimi anni ci ha
fatto pensare quanto la ricchezza biologica, per-sino
quella che ci serve per nutrirci, sia a rischio.
Ci tu un momento preciso
della storia quando, come ricorda il bio-geografo Jared
Diamond, il primo uomo, senza sapere cosa stava facendo,
trasformò le prime mandorle velenose selvatiche (o
qualche altro frutto non commestibile) in commestibili.
Ebbe inizio l'agricoltura. Grano e orzo si cominciarono
a coltivare 10 mila anni fa, i piselli attorno all'8.000
a.C, olive, fichi, datteri, melograni e uva nel 4.000
a.C. Le fragole furono per la prima volta coltivate dai
monaci medioevali; mirtilli, more, kiwi e noci pecan
sono arrivare in tempi recenti.
Così i coltivatori, in
previsione del raccolto dell'anno successivo, impararono
nel tempo a scegliere per la riproduzione le piante con
le migliori caratteristiche. Nel far questo, però,
badarono a conservare diverse varietà della stessa
specie in modo da non avete nei campi semi quasi
identici geneticamente. Non sfuggiva loro che alcune
varietà erano più produttive in certe annate e non in
altre.
L'agricoltura si arricchì
di colori, forme, sapori, odori e infinite altre
caratteristiche. E questa abbondanza, che gli scienziati
chiamano biodiversità, viene ancora tramandata dai
contadini delle zone più povere del monde, secondo la
FAO, 30 varietà di riso vengono coltivate da alcune
famiglie indiane in un'area di una cinquantina di
ettari, e 60 varietà di sorgo in una zona in cui ci sono
poche centinaia di contadini etiopi.
A un certo punto accadde
però che gli uomini, forti dell'aiuto di pesticidi,
fertilizzanti, trattori, irrigazione, pensarono di poter
fare a meno della biodiversità; e si spesero per creare
varietà ottimali, adatte a rutti i luoghi e i climi, ma
incapaci di sopravvivere senza agenti chimici.
Il resto è storia
recente. La biodiversità agricola è calata
costantemente, con una brusca accelerazione negli ultimi
50 anni. E i dati FAO, citati nel libro appena uscito
Biodiversità del genetista Marcello Buiatti, sono
impressionanti: su 7 mila specie vegetali per la
produzione di cibo, oggi se ne coltivano 30.
«In Cina nel 1949 c'erano 10 mila varietà di grano, nel
1970 erano 1.000; in Usa si è perso l'86 per cento delle
varietà di mele, il 95 dei cavoli, il 94 dei piselli,
l'81 % dei pomodori» scrive Buiatti. «In Messico dal
1930 a oggi è stato eliminato l'8O per cento delle
varietà di mais, in Corea il 75 per cento
dell'agrobio-diversità".
Anche la banana, sostiene
Cary Fowler, executive director del Global Crop
Diversity Trust, è una pianta che corre rischi. Milioni
di persone, specie in Africa, se ne nutrono e il consumo
prò capite in certi luoghi supera 1 chilo al giorno;
questo frutto esiste però solo in una mezza dozzina di
varietà, minacciate da molte malattie.
Sarà difficile che le poche varietà che sostengono
l'intera industria possano sopravvivere. Servono
disperatamente altre varietà ora in disuso, e questa è
la ragione per la quale le collezioni esistenti sono
così importanti.
"Fin qui parliamo di
varietà, piante che hanno particolari caratteristiche
entro una stessa specie. Ma esiste un altro problema:
alcune specie di piante sono sotto utilizzate dalla
popolazione mondiale.
Stefano Padulosi, senior scientist del programma
Diversity for livelyhood dell'agenzia Biodiversity
internarional, spiega che si trarrà di migliaia di
specie che potrebbero dare all'umanità un vantaggio in
termini nutrizionali e di sicurezza alimentare.
Molti gli esempi: la
quinoa in Perù, la bambara groundnut nell'Africa
subsahariana (con alto valore nutrizionale e capace di
crescere in ambienti difficili), l'acerola (Malpighia
glabra), che cresce in America centrale e meridionale,
ha un contenuto di vitamina C decuplo del kiwi; la
Citrullus colocynthis, una zucca indigena dell'India
estremamente resistente alla siccità (per questo sarebbe
importante conservarla).
Oppure, in Italia, i
peperoni di Senise e della Basilicata, le lenticchie di
Castelluccio in Umbria, i fagioli di Polizzi Generosa,
le fave di Caltavturo...
Il compirò che si trovano
davanti i ricercatori del Biodiversity international (a
Maccarese, Roma) è impegnativo: promuovere un uso
migliore della biodiversità locale per meglio affrontare
sfide del millennio come povertà, malnutrizione e
degrado ambientale; rivalutare centinaia di specie e
varietà trascurate, ma di importanza spesso vitale per
il benessere delle popolazioni del mondo.
Da decine di anni si
costruiscono banche genetiche vegetali in singoli paesi.
Ma non sono al sicuro da guerre o disastri climatici.
Le ultime notizie lo confermano: i diastri ambientali
sono aumentati dal 1997 al 2003 di due terzi.
Nel settembre scorso,
sotto la spinta del tifone Xangsane, un muro di acqua e
fango ha spazzato via la banca nazionale delle Filippine
distruggendo le collezioni e danneggiando le
coltivazioni di banane che fungevano da banca genetica,
visto che queste piante non si riproducono con i semi.
In Afghanistan, nel 1992, i mujaheddin avevano
distrutto la collezione dei semi di Kabul. Così, le
nuove collezioni erano state nascoste in una casa di
Jalalabad, per finire nelle mani di saccheggiatori ai
quali servivano solo i contenitori di plastica che
custodivano i semi.
In Iraq, ad Abu Ghraib,
vi è un posto ora tristemente noto per gli incidenti
accaduti nella prigione locale. Ma era anche la sede
della banca genetica nazionale dell'Iraq. Durante i
combattimenti i saccheggiatori svuotarono l'edificio di
rutto: porte, finestre, mobili, contenitori dei semi.
L'Iraq, il posto più ricco di diversità per raccolti
come frumento, orzo, segale, lenticchie e uva, ha perso
tutte le sue collezioni.
Qualche anno fa, un'insurrezione etnica nelle isole
Salomone portò alla distruzione delle collezioni di
igname e manioca, prodotti base.
Secondo Julian Laird del
Global crop diversity trust, da queste lezioni si
ricava che le banche nazionali lavorano in isolamento,
invece occorre un sistema coordinato per conservare la
diversità agrobiologica.
Le collezioni devono essere duplicate e poste in un
luogo sicuro. Ecco l'idea dell'arca dei semi.
Il processo per arrivare alla sua costruzione è stato
lungo. Nel 2004 è entrato in vigore il trattato
internazionale delle risorse genetiche vegetali per cibo
e agricoltura, voluto dalla FAO e ratificato da una
quarantina di governi.
Una cornice legale che agevola lo scambio generico fra
le nazioni, la loro cooperazione, il potenziamento e il
coordinamento delle oltre 1.000 banche del mondo. Queste
ultime rimarranno, ma le copie delle loro collezioni
saranno conservate nella nuova megabanca sotterranea.
E ora le buone notizie.
Il 12 marzo il Global Crop Diversity Trust e l'International
Rice Research Institute (Irri) hanno stretto un accordo
per creare il più grande deposito di varietà di riso nel
mondo. Le prossime generazioni potranno beneficiare di
oltre 100 mila campioni di riso. Dopo lo tsunami, per
esempio, la banca dell'Irri fornì una varietà di semi di
riso capaci di crescere nei suoli resi salati dal mare.
Il 28 marzo la Lipu BirdLife Italia ha comunicato che
l'UE ha stanziato 785 milioni di euro per la
salvaguardia di specie animali e vegetali del continente
europeo.
Tanti piccoli motivi di ottimismo. Non tutto è perduto e
forse, come sempre, l'umanità saprà trovare una
soluzione ai suoi enormi problemi.
By Luca Sciortino –
Tratto da: Panorama n° 17 - 2007
www.croptrust.org +
www.terralingua.org
+ www.fao.org
+ www.biodiversityinternational.org
vedi:
Ortopertutti +
Le Piante Aromatiche