La
Concimazione - Appezzamento Ecologicamente Corretto: il
Compost - -
vedi anche:
OGM alimenti NOCIVI !
Le
piante hanno bisogno di tracce di quasi tutti gli elementi, ma gli
elementi naturali di cui abbisognano in forte quantità sono azoto,
fosforo, potassio e calcio.
L’azoto
può essere fissato dall’atmosfera tramite batteri fissatori
dell’azoto e un coltivatore che non usa concimi può contare su questa
fonte. Tuttavia, per fornire un quantitativo veramente sufficiente,
bisogna aggiungere concime animale al terreno, perché durante la
decomposizione esso cederà azoto al terreno.
Il
fosforo è
probabilmente presente nel terreno, ma forse non viene assorbito in
quantità sufficiente; se all’analisi si riscontra una grave
deficienza di fosforo, bisognerà aggiungerne.
Le deficienze di fosforo
si notano a volte nella decolorazione rossiccia dei germogli, seguita da
un ingiallimento mentre la pianta matura, da una crescita rachitica e da
un ritardo nella maturazione.
Le “ scorie basiche ” sono un
fertilizzante a base di fosforo abbastanza comune: sono le incrostazioni
degli altiforni, raschiate e macinate, e sono quindi un sottoprodotto
dell’industria siderurgica. L’espressione “ basiche ”significa
alcaline, cioè contribuiscono a correggere l’acidità come fa la
calce. Sfortunatamente i nuovi metodi di produzione dell’acciaio
stanno riducendo le forniture.
Il fosfato minerale macinato ha
un’azione più lenta di quella delle scorie, ma più durevole, e molti
coltivatori organici lo ritengono migliore. I superfosfati sono fosfati
minerali (od ossa) sciolti in acido solforico; hanno azione rapida, ma
sono costosi e possono danneggiare gli organismi presenti nel suolo.
Potassio:
la deficienza di questo elemento può apparire evidente per
l’ingiallimento delle estremità delle foglie e per la debolezza negli
steli dei cereali, che cedono sotto il vento o sotto la pioggia.
Esistono immensi giacimenti di potassio minerale in molte parti del
mondo, e finché non saranno esauriti potremo rimediare alle deficienze
di questo elemento con aggiunte sul terreno.
Un suolo argilloso è
raramente scarso di potassio.
Il
calcio, quando
manca, provoca acidità nel terreno e può portare a malformazioni nelle
piante. In ogni caso, un agricoltore può aggiungere calce sotto questa
o quella forma a un suolo acido, e le carenze di calcio non si
manifesteranno. La calce si può aggiungere a pezzi, o a pezzi di gesso
(con una azione molto lenta) oppure come polvere, dopo la macinatura
(abbastanza lenta) o come calce viva o gesso (a rapida azione) oppure
come calce spenta o gesso, anche questi a rapida azione. Tuttavia, la
calce viva finirà col bruciare le piante e gli organismi del terreno,
mentre la calce spenta è innocua.
Vi sono altri elementi che
possono scarseggiare nel vostro terreno. Se, nonostante le aggiunte
degli elementi sopra indicati, scoprite che le piante o gli animali sono
ancora deboli e stentati, potete pensare a una carenza di boro, oppure
di altri elementi che appaiono come “ tracce ”, e allora è bene
sentire il parere di un esperto.
Tuttavia, se la vostra terra ha
avuto l’opportuna aggiunta di composta, o di letame di fattoria o di
animali direttamente in loco, oppure di alghe marine (che sono ricche di
tutti gli elementi), vi sono poche probabilità che si manifestino
carenze di sorta. Fate analizzare il terreno quando lo acquistate, e
aggiungendovi una volta per tutte gli elementi che secondo l’analisi
scarseggiano, e in seguito coltivandolo con un sistema organico
corretto, la “ fertilità ” della vostra terra dovrà continuare a
crescere fino a diventare elevatissima. Non occorrerà affatto spendere
altro denaro in “ fertilizzanti ”. E molto spesso, se la terra è
vergine o se è stata accuratamente coltivata in passato, non sarà
nemmeno necessario analizzarla.
UN
APPEZZAMENTO ECOLOGICAMENTE CORRETTO
Una delle principali
caratteristiche dell’Alta Agricoltura, nell’Inghilterra del XVIII
secolo, era la famosa “ rotazione delle quattro coltivazioni di
Norfolk ”. Era un sistema di sfruttamento ecologicamente corretto, e
rimane ancor oggi un modello per la crescita produttiva di una serie di
derrate sia su scala ridotta sia su vasta scala.
La rotazione delle quattro coltivazioni avveniva secondo questo schema:
1
Pascolo annuale
Il pascolo annuale è quello seminato a
erba e trifoglio per un periodo temporaneo. Il foraggio veniva brucato
dal bestiame e aveva lo scopo di accrescere la fertilità del terreno
grazie all’azoto fissato dai noduli delle radici del trifoglio, al
letame degli animali al pascolo e infine alla massa di vegetazione
sovesciata dall’aratro che rivoltava la terra e seppelliva le radici e
gli steli brucati del foraggio, durante il dirompimento.
2
Il periodo delle bietole
Le derrate potevano essere rape o rape svedesi per
l’alimentazione dei bovini, degli ovini e dei suini, patate per
l’alimentazione umana, bietole da foraggio, e vari tipi di cavolacee,
che non sono vere e proprie bietole, ma che hanno lo stesso posto nella
coltura. L’effetto di questo periodo era quello di accrescere la
fertilità del terreno, perché quasi tutto il concime di fattoria
prodotto nell’azienda veniva versato nel terreno, e perché durante la
coltivazione si provvedeva anche alla ripulitura dell’appezzamento
dalle erbe infestanti.
Le coltivazioni a bietole sono coltivazioni di pulizia, perché, essendo
piantate a filari, richiedono un lavoro ripetuto di sarchiatura. Il
terzo effetto era quello di produrre derrate che consentivano di
immagazzinare i raccolti estivi per l’alimentazione invernale.
3
La fase a cereali
Questa cominciava in autunno, con la semina di frumento, leguminose,
orzo, avena e segale. Provvedeva a “ riscuotere ” la fertilità del
terreno ottenuta con la fase a foraggio e la fase a bietole, traeva
giovamento dalla pulizia del terreno dopo la fase precedente e
costituiva il raccolto premio per il coltivatore, quello che gli
consentiva di far denaro. Le leguminose, per lo più fave cavalline,
venivano utilizzate per l’alimentazione dei cavalli e del bestiame.
4
La fase dei cereali di primavera
Poteva trattarsi di grano a semina primaverile, ma era più
probabilmente orzo.
Dopo la semina dell’orzo, si sotto seminavano erba
e trifoglio, cioè la semina avveniva contemporaneamente a quella
dell’orzo. Man mano che l’orzo cresceva, crescevano anche erba e
trifoglio, e quando l’orzo veniva raccolto, restava un bel tappeto
d’erba e di trifoglio da pascolare in primavera e in estate, o da
falciare per farne fieno, o anche per il pascolo invernale.
L’orzo
serviva soprattutto per l’alimentazione del bestiame, ma la parte
migliore veniva trasformata in malto per fare la birra. La paglia
dell’avena e dell’orzo era somministrata al bestiame, la paglia del
grano veniva messa nelle lettiere per ottenere tonnellate di concime
da fattoria (la migliore composta che sia mai stata inventata), la
paglia della segale era utilizzata per le stuoie, mentre i tuberi
venivano dati per lo più in pasto al bestiame bovino od ovino; grano,
orzo e malto, carne bovina e lana erano venduti in città. Verso la fine
del XVIII e nel XIX secolo un appezzamento correttamente coltivato a
questa maniera forniva spesso anche più di quattro tonnellate di
frumento per ettaro, senza il minimo impiego di sostanze chimiche
derivate dal petrolio. Anche perché non ve n’erano.
Oggi
noi possiamo emulare questo sistema ecologicamente corretto,
modificandolo secondo le nostre diverse necessità. Per esempio non,
dobbiamo necessariamente nutrirci soprattutto di pane, carne di manzo e
birra come nel XVIII secolo.
Ci possono servire più prodotti di
latteria, burro, formaggio e latte, più verdure, e una maggiore varietà
di cibo in generale. Per di più, abbiamo tecniche nuove: nuove derrate,
come i topinambur, rape e bietole per alimentazione animale,
granturco, e nuovi attrezzi, come le siepi elettriche, che ampliano le
nostre possibilità di azione.
Continua:
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Autosufficienza in Agricoltura
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