La Catena Alimentare - Il Terreno
-
vedi
anche:
OGM
alimenti NOCIVI
!
La vita, su questo pianeta, è stata paragonata a una piramide:
una piramide con una base incredibilmente ampia
e una punta piccolissima.
Tutti i tipi di vita hanno bisogno di azoto,
perché è uno dei componenti più essenziali della
materia vivente, ma la maggior parte delle
creature non può utilizzare l’azoto libero, non
combinato, che costituisce una grossa parte
della nostra atmosfera. Di conseguenza la base
della nostra piramide bioetica composta dai
batteri che vivono nel suolo, talvolta in
simbiosi con piante superiori e che hanno la
capacità di fissare l’azoto esistente nell’aria.
Il numero di questi organismi presenti nel
terreno è grande in misura inimmaginabile:
basterà dire che ve ne sono milioni in un
granellino di terra grosso come la capocchia di
uno spillo.
Su di essi, che sono il fondamento di base e
quello essenziale a tutte le forme di vita,
prospera una vasta serie di esseri microscopici.
A mano a mano che risaliamo la piramide, o la
catena alimentare, come preferiamo chiamarla,
scopriamo che ogni livello è inferiore come
numero, a quello che gli sta sotto.
Ai “ piani alti ” pascolano gli erbivori. Ogni
antilope, per esempio, necessita di milioni di
pianticelle d’erba per sopravvivere. Sopra gli
erbivori “ pascolano ” i carnivori: ogni leone
ha bisogno di centinaia di antilopi per
sopravvivere. I veri carnivori sono proprio in
vetta alla piramide bioetica.
L’uomo è vicino alla vetta, ma non proprio alla
cima, perché è onnivoro. Mangia di tutto ed è
uno di quegli animali fortunati che possono
nutrirsi di una vasta gamma di cibi, vegetali e
animali.
Su e giù per la catena alimentare, su e giù per
gli strati della piramide, corre una vasta e
complessa serie di interrelazioni. Vi sono, per
esempio, microrganismi puramente carnivori. Vi
sono organismi parassitici e saprofiti di ogni
genere: i primi vivono a spese di chi li ospita,
e ne succhiano la forza, gli altri vivono in
simbiosi, o in cooperazione amichevole, con
altri organismi, animali o vegetali.
Noi abbiamo detto che i carnivori sono in vetta
alla catena alimentare. E in che posizione si
troverà una pulce che sta in groppa a un leone ?
O un parassita nell’intestino di un leone ?
E che dire del batterio specializzato (ci potete
contare che ve ne sarà uno) che vive dentro al
corpo della pulce del leone ? Un sistema di una
complessità tanto enorme può forse essere meglio
compreso dalla ulteriore semplificazione del
distico famoso:
Le piccole pulci hanno delle pulci pia piccole
che le mordono e queste a loro volta ne hanno
anche loro, e cori via, all’infinito!
Naturalmente qui ci riferiamo soltanto al
parassitismo, ma vale la pena di tenere presente
che lungo tutta la catena, lungo tutta la
piramide, tutto viene, alla fin fine, consumato
da qualcosa d’altro.
E questo comprende anche noi, a meno che non
interrompiamo deliberatamente la catena
alimentare con il procedimento puramente
distruttivo della cremazione.
Cosi l’Uomo, la scimmia pensante, vuole
interferire con questo sistema (del quale non
dovrebbe mai dimenticare di essere parte) ma lo
fa a suo rischio e pericolo.
Se noi eliminiamo molti carnivori fra i
mammiferi più grossi, gli erbivori di cui questi
si nutrono aumentano di numero, brucano troppo,
e i pascoli si trasformano in deserti. Se,
d’altro canto, eliminiamo troppi erbivori, i
pascoli diventano troppo folti, incontrollabili,
e una buona pastura si trasforma in savana e non
può più, a meno che non venga bonificata,
nutrire molti erbivori.
Se noi eliminiamo ogni specie di erbivori tranne
una, il pascolo non viene brucato
efficacemente.
Cosi le pecore pascolano brucando molto
rasoterra (tagliano l’erba con i denti
incisivi), mentre le mucche, che strappano
l’erba afferrandone gli steli con la lingua,
amano l’erba alta.
Le colline permettono di avere più pecore, e di
migliore qualità, se sullo stesso pascolo
brucano anche bovini. Spetta all’Uomo
Agricoltore studiare attentamente e agire con
molta saggezza, prima di valersi dei propri
poteri per interferire col resto della piramide
della vita. Anche i vegetali esistono in grande
varietà nell’ambiente naturale, e per ragioni
molto valide.
Le varie piante prelevano sostanze diverse dal
terreno, e ne restituiscono molte altre. I
vegetali della famiglia dei piselli, dei fagioli
e del trifoglio, per esempio, nelle radici hanno
noduli che contengono batteri capaci di fissare
l’azoto, cosi riescono a fissare l’azoto che
loro occorre. Ma noi possiamo eliminare il
trifoglio dai pascoli se concimiamo con concimi
azotati. Non è che al trifoglio non
piaccia l’azoto artificiale, ma accade che noi
eliminiamo lo
“ svantaggio sleale ” che esso ha rispetto alle
erbe comuni (che non riescono a fissare l’azoto)
rifornendole di azoto libero in abbondanza: cosi
le erbe normali, essendo per natura più vigorose
del trifoglio, lo soffocano.
Osservando la natura si nota ovviamente che la
monocoltura non rientra nell’ordine naturale
delle cose.
Noi possiamo mantenere un sistema a raccolto
unico soltanto aggiungendo gli elementi che
quella pianta richiede dal sacco del
fertilizzante, distruggendo tutti gli altri suoi
rivali e avversari con prodotti chimici.
Se noi vogliamo coltivare in maggiore armonia
con le leggi e le usanze della natura dobbiamo
variare al massimo sia le colture sia gli
allevamenti.
IL TERRENO
La base della vita su tutto il nostro pianeta è
naturalmente il terreno. Ma la terra dalla quale
noi animali terrestri dobbiamo trarre il nostro
sostentamento, non è che roccia in polvere, che
copre, fortunatamente per noi, buona parte della
superficie delle terre emerse. Una parte di
questa polvere, o terra, deriva direttamente
dalle rocce che le stanno sotto, una parte è
stata dilavata dalle acque da rocce che stanno
più a monte, altra, come il famoso loess
dell’America settentrionale e della Cina, è
stata trasportata dal vento, e una parte ancora
è stata trascinata nella posizione attuale dai
ghiacciai, nei loro spostamenti in questa o
quella era glaciale.
Tuttavia, comunque sia arrivato dove si trova
ora, il terreno proviene dalla polverizzazione
delle rocce da parte degli agenti atmosferici.
Il gelo spacca le rocce, e altrettanto fanno il
caldo e il freddo intensi che si alternano, le
acque le consumano, il vento le corrode, e si sa
ormai che alcuni batteri e alcune alghe se le
mangiano; anche la roccia più dura del mondo,
appena arriverà in superficie, finirà col tempo
per corrodersi e polverizzarsi. Il terreno di
formazione recente conterrà tutti gli alimenti
per le piante che .esistevano nella roccia
originaria, ma gli mancherà completamente un
solo elemento essenziale, l’humus.
Non potrà contenere humus finché la vita stessa,
cioè le cose che vivevano e che sono morte e
sono in decomposizione, non ve lo deporranno.
Soltanto allora il terreno diverrà completo, e
in grado di far crescere quella vegetazione che
sostiene e alimenta tutta la vita animale sulla
terra.
Dato che il terreno deriva da molti tipi di
rocce, esistono parecchie varietà di terreno. E
poiché non possiamo sempre avere il tipo esatto
di terreno che ci occorre, da buoni agricoltori
dobbiamo imparare a trarre il massimo vantaggio
dal tipo di terreno a disposizione. Il terreno,
a seconda della mole delle particelle che lo
compongono, può essere leggero o pesante, con
un’infinità di gradazioni intermedie. Leggero
vuoi dire composto di grosse particelle;
pesante, composto di particelle infinitesimali.
La ghiaia non può essere definita terreno, ma la
sabbia si, e la sabbia pura è il terreno più
leggero che si possa trovare. Un tipo di
argilla, fatto di una grana finissima, è il più
pesante. I termini “ leggero ” e “ pesante ” in
questo contesto non hanno niente a che vedere
con il peso, ma riguardano la facilità di
lavorazione.
Si può scavare la sabbia, e lavorarla come
volete, per bagnata che sia, senza
danneggiarla.
L’argilla pesante è molto difficile da lavorare
e da arare, forma blocchi compatti e appiccicosi
e viene facilmente danneggiata se la si lavora
quando è bagnata.
Quello che noi chiamiamo terreno, in generale,
ha uno spessore che si misura in centimetri,
piuttosto che in palmi. Si fonde, nella parte
inferiore, con lo strato sottostante che è
generalmente privo di humus, ma che può essere
ricco di alimenti minerali necessari alle
piante.
I vegetali a radici profonde, come alcuni
alberi, l’erba medica, la consolida e molte
piante aromatiche, spingono le radici fino allo
strato sottostante ed estraggono da questo il
loro nutrimento.
La natura di questo secondo strato è molto
importante, per la sua influenza sullo scolo
delle acque.
Se è prevalentemente argillosa, per esempio, le
acque si di,sperderanno con difficoltà e il
campo sarà sempre umido. Se è invece ghiaiosa,
sabbiosa, di gesso marcio e di calcare, il
terreno sovrastante sarà probabilmente asciutto.
Sotto il secondo strato c’è la roccia e le rocce
arrivano fino al centro della terra.
Anche le rocce possono influire sul drenaggio
dell’acqua: gesso, calcare, arenaria e altre
rocce porose sono eccellenti per il drenaggio:
gli strati argillosi (i geologi li considerano
roccia), quelli di ardesia, di creta, alcuni
schisti, granito e altre rocce ignee, sono
generalmente impermeabili e consentono un
drenaggio difficile.
E’ sempre possibile drenare terreni fradici, a
patto di impiegare molta fatica e danaro.
Prendiamo ora in esame vari tipi di terreno:
Argilla pesante: questo terreno, se è possibile drenarlo e se viene lavorato con
cura e competenza, può essere molto fertile,
almeno per alcuni tipi di colture. Grano,
querce, fagioli, patate e molti altri vegetali
prosperano magnificamente su un terreno
argilloso ben lavorato.
I contadini lo definiscono in genere terra
torte.
Ma occorre molta esperienza per una coltivazione
efficiente. E ciò perché l’argilla tende alla
flocculazione, vale a dire che le particelle
microscopiche che la compongono tendono ad
agglomerarsi in gnocchi.
Quando questo avviene, l’argilla si lavora più
facilmente, scarica meglio l’acqua, consente
all’aria di penetrare in profondità (condizione
essenziale per la crescita delle piante) e si
lascia penetrare in profondità anche dalle
radici.
In altre parole, diventa un buon terreno. Quando
avviene il fenomeno opposto, si impasta,
trasformandosi in una massa appiccicosa, come
quella che usa il vasaio per fabbricare i suoi
vasi, diventa quasi impossibile a coltivarsi, e
quando si asciuga diventa dura come mattone.
Quando è in queste condizioni, la terra forma
delle spaccature e diventa inutile.
I fattori che provocano la flocculazione sono
l’alcalinità piuttosto che l’acidità,
l’esposizione all’aria e al gelo,
l’incorporazione di humus e un buon drenaggio.
L’acidità provoca invece l’impastatura, e lo
stesso accade quando si lavora un terreno
argilloso bagnato. Le macchine pesanti tendono
appunto a impastarlo.
Un terreno argilloso va arato o lavorato quando
è nelle condizioni ideali di umidità, quando
invece è bagnato va lasciato stare.
Si può
sempre migliorare uno strato argilloso
aggiungendovi humus (composta di concime, letame
di fattoria, concime di foglie, scarti di
vegetazione, qualsiasi residuo animale o
vegetale), effettuando un drenaggio, arandolo al
momento opportuno e lasciandolo esposto
all’aria e al gelo (il gelo separa le particelle
allargandole), aggiungendovi calce se è acido e
anche, in casi estremi, incorporandovi della
sabbia.
Il terreno argilloso è “ tardivo ”, cioè non
darà raccolti precoci. E’ un terreno difficile.
Non “ ha fame”, il che significa che se vi
mettete dell’humus questo durerà a lungo. Tende
a essere ricco di potassio e spesso è
naturalmente alcalino, nel qual caso non occorre
aggiungere calce.
Terra nera: è una via di mezzo fra l’argilla e
la sabbia e ha una vasta gamma di pesantezza. Ne
può esistere di molto pesante e di molto
leggera; una qualità media rappresenta forse il
terreno perfetto, ideale per la maggior parte
delle coltivazioni.
Per lo più la terra è una miscela di argilla e
di sabbia, anche se vi sono alcune qualità che
hanno particelle tutte della stessa grossezza.
Se questo tipo di terreno (o qualsiasi altro, in
effetti) si stende su uno strato calcareo o
gessoso, sarà probabilmente alcalino e non avrà
bisogno di somministrazione di calce, per quanto
non sia sempre cosi: esistono terreni calcarei
che, per sorprendente che sia, hanno bisogno di
calce.
E anche questa terra, come qualsiasi altro tipo
di terreno, trarrà sempre vantaggio da una
aggiunta di humus.
Sabbia: un terreno sabbioso, cioè la parte più leggera della gamma dei
terreni pesanti-leggeri, è generalmente ben
drenato, spesso acido (nel qual caso si deve
aggiungere calce) e spesso povero di potassio e
di fosfati.
E’ un terreno “ precoce ”, cioè si riscalda
molto rapidamente, dopo
l’inverno, e fornisce raccolti precoci.
E’ anche sempre “ affamato ”: se gli mettete
dell’humus, non durerà a lungo. In effetti, per
rendere produttivo un terreno sabbioso, bisogna
somministrargli grossi quantitativi di letame
organico, mentre i concimi inorganici vengono
rapidamente dilavati. I terreni sabbiosi sono
adatti per le coltivazioni a orto da primizie,
perché sono precoci, facili da lavorare e
rispondono bene a forti concimazioni. Sono
terreni buoni per farvi pascolare sopra pecore o
suini o altri animali, sono buoni per lo sverno
del bestiame vaccino, perché non si trasformano
in pantano quando sono umidi e le bestie non vi
affondano dentro. Si riprendono rapidamente se
il pascolo viene calpestato.
Ma non hanno una resa di foraggio o di altri
raccolti forte come quella di terreni più
pesanti.
Si asciugano molto rapidamente e risentono della
siccità assai più dei terreni argillosi.
Torbe: i terreni torbosi rientrano in una categoria a sé, ma
sfortunatamente sono piuttosto rari.
La torba si forma da materia vegetale che è
stata compressa in condizioni anaerobiche (cioè
sott’acqua), e che non è marcita.
Un terreno torboso acido e umido non è molto
adatto alla coltivazione, per quanto, se viene
ben drenato, farà crescere patate, avena, sedano
e altre verdure. I terreni torbosi a drenaggio
naturale, invece, sono, letteralmente parlando,
il migliore terreno da coltivazione del mondo.
Vi crescerà di tutto, e crescerà meglio che su
qualsiasi altro terreno. Non hanno bisogno di
concime, perché sono essi stessi concime.
Beato colui che riesce ad averne un
appezzamento, perché non vi sarà mai un raccolto
che lo tradirà.
Continua:
Indice
Autosufficienza in Agricoltura
Autosufficienza -
Pag. 7 -
Pag. 8 -
Pag. 9 - Pag.
10 - Pag.
12 - Pag. 14
- Pag. 18 -
Pag. 19 -
Pag 22
Commento NdR:
L'acquisto ed il
consumo di alimenti
Biologici e/o
Biodinamici, per
salvaguardare anche
la salute della
vostra famiglia, è
uno dei modi per
sostenere
gli agricoltori che
non
utilizzano queste
sostanze chimiche
(concimi,
fertilizzanti,
fitofarmaci,
insetticidi)
altamente tossiche e
quindi per
salvaguardare anche
l'ambiente,
in quanto
l'industria
Farmaceutica-Chimica
lo sta
distruggendo
a ritmo molto
veloce, anche grazie
al vostro
disinteresse; per
cui da DOMANI
SOLO
Alimenti
Biodinamici-Biologici
!.