Appezzamento Ecologicamente Corretto -
Vegetariano o No
- vedi anche:
OGM
alimenti NOCIVI !
Ora,
sia che si abbia come appezzamento a disposizione un orto dietro la
casa, o un pezzetto di terra in città, o una fattoria da cinquanta
ettari, oppure che si sia soci di una comunità proprietaria di
cinquecento ettari, i principi da seguire sono sempre gli stessi.
Bisogna cercare di lavorare con la Natura, non contro di essa, e
bisogna, entro i limiti delle proprie necessità, emulare la Natura nei
suoi metodi. Cosi, se si vuole migliorare o conservare la feracità
della terra, bisogna ricordare:
1
Una monocoltura, cioè la coltivazione di un unico tipo di derrata sul
fondo, un anno dietro l’altro, dovrebbe essere evitata.
Gli organismi
dannosi che attaccano ogni tipo di vegetale si moltiplicano a macchia
d’olio su un terreno che viene coltivato sempre con lo stesso
raccolto. Inoltre, ogni tipo di prodotto ha necessità diverse e
restituisce sostanze diverse alla terra.
2
Tenere un’unica specie di animali sul fondo dovrebbe essere evitato,
per le stesse ragioni che sconsigliano la monocoltura. I vecchi esperti
dell’a alta agricoltura ” dicevano: “ Un recinto pieno di buoi
tiene pieno il granaio ”.
In altre parole, il concime degli animali è buono per la terra. Un
allevamento misto è sempre meglio di uno a specie unica, e il pascolo a
rotazione è il migliore di tutti: fare pascolare gli animali alla
cavezza o in recinto sul terreno una specie alla volta, in modo che
lascino direttamente sul campo il loro letame (e le inevitabili uova
dei parassiti) interrompendo cori il ciclo vitale dei parassiti stessi.
Far seguire una specie all’altra nel corso di questa rotazione
dovrebbe essere pratica da osservare appena possibile.
3
Preparare pascoli, farli brucare e alla fine ararli, seppellendo le
radici e gli steli troncati.
4
Praticare la “ concimazione verde ” (sovescio), cioè se non volete
coltivare un determinato prodotto per il pascolo o per la fienagione,
lasciatelo crescere egualmente, e poi rivoltatelo sotto terra con
l’aratro, o meglio ancora con un frangizolle a dischi o altri
strumenti.
5
Evitate di arare troppo o troppo profondamente. Seppellire lo strato
superficiale e portare all’aria lo strato sottostante non è buona
pratica. D’altra parte, l’aratura a rastro, cioè il taglio di
solchi con un aratro a coltri non rovescia il terreno, contribuisce a un
buon drenaggio, spacca le zolle dure, che si formano sotto la superficie
e non fa che bene.
6
Non lasciate nuda ed esposta alle intemperie la terra più di quanto non
sia assolutamente necessario.
Coperta di vegetazione, anche se fossero solo erbacce, non subirà
erosioni e non si danneggerà, come avverrebbe, invece, se fosse
lasciata nuda. Un raccolto in crescita assorbirà e immagazzinerà azoto
e altri elementi dal terreno, e li restituirà quando andrà in
decomposizione. In un terreno nudo, invece, molti elementi nutritivi
delle piante vengono “ dilavati ” e comunque si disperdono.
7
Badate al drenaggio. Un terreno fradicio d’acqua non è utile, e
peggiorerà sempre, a meno che, naturalmente non possiate coltivarvi
riso, o tenervi dei bufali, che amano l’acqua e il fango.
8
Rispettate, sempre, la Legge della Restituzione. Tutti i residui delle
colture e degli animali dovrebbero essere restituiti alla terra.
Se
vendete qualche sottoprodotto, finirete per doverne acquistare
dell’altro, di eguale valore concimante. La Legge della Restituzione
dovrebbe applicarsi anche agli escrementi umani.
Se questa legge è rispettata,
è teoricamente possibile
mantenere, se non proprio accrescere, la fertilità di un appezzamento
di terra, anche senza animali. E’ necessaria una accurata preparazione
della composta dei residui vegetali, ma vale la pena di notare che su un
appezzamento sul quale non c’è bestiame, e che mantiene un alto
grado di feracità, quasi sempre è necessario importare materiale
vegetale, e molto spesso, anche sostanze ad alta energia, come
attivatori della concimaia.
Alghe
marine ove possibile, fogliame marcio dai boschi, foglie morte dai
servizi di nettezza urbana cittadini, verdura andata a male dagli
erbivendoli e dai mercati, paglia o fieno guasto, ortiche o felci,
tagliate da un terreno comune o da un terreno incolto o dal campo del
vicino: tutto questo materiale verde residuo è utile e accrescerà la
feracità del terreno che non ha bestiame.
E’ difficile capire perché
dare roba verde agli animali affinché la depongano nuovamente sul
terreno sotto forma di letame dovrebbe essere meglio che deporla
direttamente sul terreno, ma si può cercare di dimostrarlo. Non vi sono
dubbi, come sa ogni agricoltore con un po’ di esperienza, che esiste
una potente magia la quale trasforma i residui vegetali in un concime di
straordinario valore, facendolo passare attraverso l’apparato
digerente di un animale. Quando ci si rende conto che animali e vegetali
si sono evoluti contemporaneamente sulla nostra terra, forse la cosa non
sorprende più.
La natura non fornisce, apparentemente, alcun esempio di ambiente
vegetale privo di animali.
Perfino i gas, inspirati ed espirati da questi due diversi ordini di
esseri viventi, sembrano essere complementari: le piante assorbono
anidride carbonica ed emettono ossigeno, gli animali fanno esattamente
il contrario.
VEGETARIANO
O NO
Essere o non essere
vegetariano: questo è il problema che potrebbe (ma che non deve)
disunire noi coltivatori del metodo organico. Ora non v’è la minima
ragione perché vegetariani e no non possano vivere felici fianco a
fianco.
I vegetariani, dal canto loro, dicono che occorrono tot unità di
proteine vegetali per alimentare un animale e fargli cori produrre una
unità di proteina sotto forma di carne. Di conseguenza sarebbe meglio
che l’uomo eliminasse gli animali e si nutrisse direttamente di
proteine vegetali. I non vegetariani fanno notare che le unità di
proteina che non vengono trasformate direttamente in carne non sono
sciupate: sono restituite al terreno sotto forma modificata, per
migliorarne la fertilità e far crescere più derrate.
I vegetariani
sostengono che è crudele uccidere gli animali. I non vegetariani fanno
notare che è necessario qualche elemento per controllare la crescita
della popolazione di ogni specie: o predatori (come i non vegetariani!),
o malattie, o carestia, e fra questi, i predatori sono probabilmente i
più umani.
Essere vegetariani è un fenomeno quasi completamente urbano, o di
grande città, ed è possibile che sia dovuto al fatto che i cittadini
sono stati per tanto tempo lontani dagli animali da tendere
all’antropomorfismo. I non vegetariani umani (e io sono fra questi)
sostengono che gli animali dovrebbero essere tenuti nelle condizioni il
più possibile vicine a quelle nelle quali essi si sono naturalmente
evoluti, trattati umanamente e senza alcuna crudeltà o atto indegno, e,
al momento opportuno, abbattuti rapidamente e, soprattutto, senza lunghi
viaggi di trasferimento verso mercati o macelli lontani. Questo è
perfettamente possibile su un appezzamento autosufficiente, e gli
animali non debbono avere alcuna premonizione che possa loro accadere
qualcosa.
Detto tutto questo, dirò ancora che è perfettamente possibile
vivere una esistenza autosufficiente in un appezzamento privo di
bestiame, e che è perfettamente possibile vivere sani con una dieta
senza carne.
E’ anche possibile fare il contrario.
Continua:
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Autosufficienza in Agricoltura
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